Il senso di Kasparov per l’intelligenza artificiale

chess

Vivek Wadhwa scrive con piglio razionale del rapporto tra intelligenza artificiale e lavoro umano prendendo spunto da un libro del maestro di scacchi Garry Kasparov battuto da Deep Blue. E’ suggestiva la sua esperienza: dice mi sono sentito strano, un po’ come forse voi vi sentirete andando per la prima volta su una macchina che si guida da sola… L’effetto finale è che i campioni di scacchi imparano con maestri – come i computer – meno dogmatici e più pragmatici. Forse l’intelligenza artificiale può migliorare la creatività umana, non peggiorarla… (WashPost)

“In his book “Deep Thinking: Where Machine Intelligence Ends and Human Creativity Begins,” chess grandmaster Garry Kasparov tells of his shock and anger at being defeated by IBM’s Deep Blue supercomputer in 1997. He acknowledges that he is a sore loser but was clearly traumatized by having a machine outsmart him. He was aware of the evolution of the technology but never believed it would beat him at his own game. After coming to grips with his defeat, 20 years later, he says fail-safes are required … but so is courage.

Kasparov wrote: “When I sat across from Deep Blue twenty years ago I sensed something new, something unsettling. Perhaps you will experience a similar feeling the first time you ride in a driverless car, or the first time your new computer boss issues an order at work. We must face these fears in order to get the most out of our technology and to get the most out of ourselves. Intelligent machines will continue that process, taking over the more menial aspects of cognition and elevating our mental lives toward creativity, curiosity, beauty, and joy. These are what truly make us human, not any particular activity or skill like swinging a hammer — or even playing chess.””

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