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La mutazione della città in un ambiente aumentato

Non ci sono molti argomenti più affascinanti della storia delle città. Le relazioni con il contado. I luoghi del mercato. I trasporti delle persone e la logistica del cibo o dell’acqua. Le imprese e il commercio. Le regole e le consuetudini. Il vicinato e la solitudine. Le istituzioni e i luoghi di culto. I bar e le fontane. I parchi. Le università. E quanto altro ancora… L’attrazione è, anche o forse soprattutto, nel flusso di informazioni: si è in un centro dove succedono cose importanti e di queste si viene a sapere. Ma oggi il flusso di informazioni e i media digitali che lo organizzano e distribuiscono sono diventati un arricchimento dell’ambiente cittadino in una maniera così capillare che si fatica a distinguere le piattaforme che gestiscono quell’informazione dall’ecosistema nel suo complesso.

Per questo va letta la ricerca di Anna Berardi, sull’urbanistica dell’informazione (Trovabile). Così come va letto il saggio di Jathan Sadowski e Frank Pasquale sulla sorveglianza nella smart city (FirstMonday).

Se ne esce con l’idea che la ridefinizione della vita in città sia appena cominciata. Il corpo e l’ambiente si sono arricchiti di informazione accelerando la maturazione di una nuova concezione dei diritti umani. Ma la convergenza di big data, internet delle cose, intelligenza artificiale connessa, robotica, manifattura additiva, biotecnologia e nanotecnologia – insomma: la nuova, nuova ondata di innovazioni che si affaccia all’attenzione – sia in procinto di rimettere in discussione quel poco che abbiamo compreso della città come piattaforma, per sfidarci ad accelerare la nostra dinamica culturale, in modo da adattarci alla mutazione dell’ecosistema che stiamo costruendo.

L’emergere di una cultura digitale-umanista plurale ecologicamente avvertita, capace di disegnare media civici in grado di deliberare e selezionare le narrative importanti, scartando la fuffa, diventa ogni giorno più urgente, in vista di un’evoluzione orientata al lungo periodo. Per non perdere altro tempo. E ritrovare umanità.

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Luca De Biase

Knowledge and happiness economy Media and information ecology

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