Per wifi e scuola “decreto disfare” (con valutazione di impatto digitale)

A quanto pare, saltati emendamenti e correzioni, resta la confusione sul wifi seguita al decreto Fare. Si supera la Pisanu ma si aggiungono nuove incertezze per gli esercenti, che così non sembrano incentivati ad assumersi il rischio – tutto cervellotico ma giuridiamente reale – di offrire il wifi libero per i clienti (ilSoftware).

Intanto Repubblica segnala una nuova battuta d’arresto per il libri di testo digitali.

Due semplici e ineludibili semplificazioni non passano. Perché si immergono in un contesto troppo normato nel quale le forze della conservazione si nascondono dietro un labirinto di muri di gomma. E i riformatori sono troppo isolati.. L’Italia si modernizza con più decisione e competenza di così. Con tutta la buona volontà, così si fa più confusione che passi avanti. Probabilmente occorre maggiore coordinamento. Spero nei suggerimenti dei commentatori.

Update 23 luglio: svolta positiva: Wifi libero! Non è semplice semplificare. Ma pare che stavolta finisca bene. Complimenti a @quinta e a chi ci ha lavorato con @F_Boccia

Comments

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  1. La questione dei libri di testo digitali è assai più complessa di quanto si fa apparire. Per certi aspetti il ministro ha ragione a bloccare/ritardare il passaggio ai libri digitali (anche se lo fa con argomentazioni ridicole): che ce ne facciamo di libri digitali se non abbiamo i supporti per usarli? Più onesto sarebbe stata la sue decisione se avesse detto questo: non abbiamo i soldi per digitalizzare tutte le scuole e tutti gli studenti italiani. Almeno avrebbe posto il vero problema

  2. Non sono daccordo sul fatto che sia un problema di soldi o quanto meno non solo un problema di soldi.
    Sono convinto che lo stop ai libri digitali sia dovuto più alle pressioni degli editori che non sono pronti e vedono problemi di pirateria che altro. Dopo di che ci sarebbe da scrivere molto di più che un commento sul modello da adottare per la distribuzione dei libri elettronici: DRM/no DRM, PDF/epub, lettore di libri/tablet e via discorrendo.
    Inoltre non c’è proprio cultura digitale nella maggioranza degli insegnanti. Se un professore di disegno quando fa consulenze come architetto usa tecnigrafo e rapidograph, se un insegnante messa davanti a un PC non sa neanche come muovere il mouse, se la scuola non ha una rete degna di questo nome, se le scuole non riescono a fare le prove INVALSI se non usando i PC personali degli insegnanti? dove andiamo?
    Manca un progetto, un progetto generale al centro e poi dei bei progetti locali. E quando parlo di progetti non intendo solo la parte informatica elettronica ma anche quella educativa, di cui non sono esperto.

    Per quanto riguarda il wifi invece penso che qui vincano le lobby della telefonia. Se in un locale non c’è la rete wireless cosa faccio? Uso la rete UMTS (per racchiudere tutte le tecnologie possibili).
    Possibili soluzioni? Scrivere a tutti i parlamentari diversi da Stefano Quintarelli e spiegare loro che stanno facendo un grosso errore e che in aula sarebbe bene mettessero nuovamente mano al testo con emendamenti sensati.

    PS: molto importante, tutto va inteso IMVHO

  3. Scrivi: «Due semplici e ineludibili semplificazioni non passano. Perché si immergono in un contesto troppo normato nel quale le forze della conservazione si nascondono dietro un labirinto di muri di gomma».
    Penso che il nesso causale sia in parte diverso: il troppo normato è l’effetto delle strategie e delle tattiche di difesa delle forze della conservazione. Che poi si annidano soprattutto nelle tecnostrutture dei ministeri e degli enti pubblici: non abbiamo lobby nel senso americano o europeo Ue perché basta passare dai direttori generali dei ministeri o dai vertici degli enti pubblici. Il libro-intervista di Bisignani docet. L’altra faccia della medaglia è che ministri e presidenti del consiglio si accontentano dell’effetto annuncio in conferenza stampa dopo il Consiglio dei ministri. A quello stadio non c’è neppure il testo del decreto. Nei mesi successivi, sui regolamenti attuativo, i grand commis hanno la loro rivincita.
    Dobbiamo chiedere ai riformatori, se ci sono: a) di presentare provvedimenti che abbiano già un testo giuridicamente sensato (un progetto esecutivo, per cosí dire, non uno studio di fattibilità; e b) la massima trasparenza dei processi decisionali (Open procedure initiative?)

    • La riflessione è in atto in ogni docente….la volontà esiste e va avanti per un cambiamento radicale del FARE SCUOLA E VIVERE LA SCUOLA, un povero insegnante che si districa tra mille difficoltà dovute al conflitto tra innovazione educativo-didattica ed impianto organizzativo non sempre conciliabili tra di loro dal tempo proclamato dell’autonomia scolastica.
      Cari docenti e tutti prendiamo in mano gli strumenti che ci vengono offerti e non releghiamo ad altri ciò che deve essere il nostro abito.

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