Libri – FILTER BUBBLE – Eli Pariser

La società è un insieme di minoranze. Gruppi divisi in isole – culturali, ideologiche, pratiche – che non si parlano o parlano poco tra loro. Forse l’accelerazione è avvenuta attorno all’inizio degli anni Ottanta. Poi il fenomeno si è dispiegato in tutta la sua potenza. Un lungo movimento sociale ha distrutto alcune abituali forme di coesione sociale, ha messo in discussione vecchie gerarchie e creato nuove solitudini. Per comprendere e cavalcare il fenomeno il marketing, la politica, i media hanno parlato di target e nicchie, o addirittura di etnie e tribù. È stato un movimento evidentemente connesso alla fine dell’industrializzazione di massa. Ma ci ha lasciato divisi e disattenti. Ma la convivenza civile ha bisogno di un terreno comune, nel quale persone di ogni ideologia e visione del mondo possano incontrarsi per decidere insieme.

More about The Filter BubbleInternet non è stata colta soltanto, finora, come strumento per ricucire il tessuto civile. Anzi per la verità è stata interpretata più spesso come uno strumento di ulteriore separazione in isole culturali e ideologiche, in parallelo al grande fenomeno storico profondo del quale si è detto. A differenza di quanto qualcuno diceva negli anni Novanta, internet non è parte di un continente invisibile nel quale le persone vivono virtualmente separate dal resto della società e, dunque, ovviamente non è un’isola antropologica (almeno secondo me, a differenza di quanto riportato qui e come invece correttamente riassunto qui). Ma non solo.

Eli Pariser, in un bellissimo libro dell’anno scorso, The filter bubble, mostra come, sulla base della logica della personalizzazione dei servizi, internet sia oggi interpretata tecnicamente e commercialmente iin modo pericolosamente coerente con la tendenza ad accelerare la separazione delle persone e delle isole culturali. La personalizzazione del servizio del motore di Google che decide che cosa sia rilevante per ciascuno, il tempo sempre più grande che le persone passano su Facebook circondate dai loro “simili” culturali e ideologici, sono i fatti che avvalorano il rischio denunciato da Pariser.

L’autore, uno dei fondatori di MoveOn, lo spiega con la consapevolezza che gli deriva dalla sua attenzione alle istanze civiche. E sa che la ricostruzione della convivenza civile ha bisogno di una nuova interpretazione di internet, orientata non alla divisione, ma alla costruzione di un terreno culturale e pratico comune, nel quale persone di differente atteggiamento ideologico e di diverse esperienze possano incontrarsi e rispettarsi e arricchirsi vicendevolmente. E quindi vale la pena di battersi perché internet possa essere reinterpretata in modo da accrescere questo terreno comune. E vale la pena di costruire servizi che servano questo terreno culturale comune (un contributo è su Timu) e salvaguardino i commons culturali dalla tentazione delle piattaforme proprietarie di sfruttarli eccessivamente (se ne parlava qui su questo blog) e dalla disattenzione per i beni comuni che si può diffondere in assenza di consapevolezza (tema suggerito qui su questo blog).

Ecco una recensione di Evgeny Morozov sul New York Times. Ecco una recensione di Cory Doctorow su BoingBoing. Ed ecco una recensione di Jacob Weinsberg su Slate. Pariser ne ha parlato a TED:


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