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Month February 2011

Bubble, bubble…

Eric Schmidt di Google vede i segni di una nuova bolla internet. (Reuters). Twitter, dopo Facebook, hanno capitalizzazioni virtuali da paura, a causa degli interventi di due megabanche che potrebbero portarle in borsa (ogni bolla deve avere qualcuno che la gonfia). Dopo Demand Media, sperano di arrivare a quotazione Glam Media, Pandora, Linkedin, Groupon, Zynga… (Gigaom). E non ci sono novità nella qualità delle valutazioni, perché internet cambia troppo in fretta (Seeking Alpha). Gli assennati sono preoccupati (Guardian). Qualcuno dice che “questa volta è diverso” (FernStrategy). Ma il gioco delle banche che fanno il ritmo della speculazione è sempre lo stesso (Fortune).

Se ne parlava in:
Bolla internet 2.0
Dopo Demand Media

Intanto, Dario ricordava le osservazioni di Schmidt e altri.

Kindle gratis? Conseguenze per i giornali…

Kevin Kelly fa un post sulla possibilità che prima o poi (magari entro quest’anno, tipo in novembre) il Kindle venga dato da Amazon gratuitamente. In cambio dell’acquisto di un certo numero di libri, o per l’abbonamento al sistema di delivery privilegiato chiamato Prime, o con un altro bundle. Poco importa l’estrapolazione statistica (che comunque è suggestiva), da tempo il costo del Kindle scende. Interessante è pensare che scenda del tutto. A quel punto sarà solo questione di produrne e distribuirne, per creare un parco installato sul quale sviluppare un nuovo business gigantesco per libri elettronici. E altro…

Per i giornali, questo scenario non è irrilevante. In fondo, non è difficile fare la versione Kindle di un quotidiano. E lo è ancora meno per un settimanale. Si trova un sistema di vendita già chiaro. E, quando il Kindle sarà diffusissimo, si trova un sistema di distribuzione molto vasto.
Può non piacere la grafica. Ma da questo punto di vista, basta lavorare meglio su come si organizza l’informazione e a come si scrivono i pezzi: è del tutto ovvio che sul Kindle vince la buona scrittura molto più della buona grafica. Vale la pena di pensarci.

Watson e Wolfram|Alpha

Stephen Wolfram scrive un post molto importante sulla differenza tra il suo Wolfram|Alpha e il computer Watson che ha partecipato e vinto al quiz Jeopardy. Watson è fondamentalmente un motore statistico. Wolfram|Alpha lavora sui dati grezzi e li elabora in modo almeno parzialmente curato e il più possibile controllato anche semanticamente. Una differenza ormai classica. Nel suo pezzo, Wolfram spiega dove possono portare i due approcci. 

Un passaggio molto interessante dell’intervento è quello che riguarda ciò che già oggi sanno fare i motori di ricerca esistenti. Wolfram ha provato a sottoporre le domande di Jeopardy a Google, Bing e altri motori. I risultati non sono per niente male. Leggendo i dati restituiti da Google, per esempio, si riesce ad azzeccare più di due terzi delle risposte. Ecco il diagramma dei risultati:
answer-diagram.gif

Da non perdere, su Watson, i post di Guido Vetere.

Il rivelatore di boiate

Howard Rheingold propone da tempo una riflessione e un metodo pratico sulla “crap detection“, l’attività di distinguere le boiate dalle informazioni credibili su internet.

Propone di alimentare la consapevolezza della necessità di operare costantemente questa attività critica. E offre alcune indicazioni operative. Sostenendo che l’autodifesa dei cittadini che usano internet è molto più efficace di qualunque ipotesi di controllo dall’alto. Per chi non l’abbia già visto, questo è il primo video di una serie dedicata all’argomento.

Di sicuro, ci vorrebbe una bella “crap detection” non solo per internet… L’Italia potrebbe essere un grande laboratorio di sviluppo per questa attività.

La mano, l’occhio e la memoria

Leggendo per qualche tempo sul Kindle ti accorgi che non tutto è come prima. Il testo si legge magnificamente, l’oggetto si tiene in mano molto comodamente, la ricerca delle sottolineature è fantastica.

L’esperienza però non è tutta qui. Mancano gli intoppi pratici della lettura sulla carta, manca la difficoltà di ritrovare un passo che avevi letto e ricordi vagamente, manca la differente consistenza dei libri, manca il colore della copertina. Manca il gesto di sfogliare, un po’ diverso per ogni libro. E questo ha conseguenze sulla memoria.

Sul Kindle, o su un ereader, ogni libro è fisicamente più o meno uguale a ogni altro, il gesto di passare da una pagina all’altra è sempre lo stesso, non hai davvero idea di quanto tu abbia letto e quanto ti manchi al prossimo capitolo…

L’omogeneità della lettura elettronica elimina piccoli eventi che la memoria è abituata inconsapevolmente ad associare ai passi di testo che hai letto.

In breve, si ricorda meglio, elettronicamente, sfruttando il motore di ricerca. Ma si ricorda peggio, biologicamente, perché non si sfruttano le associazioni tra parole, gesti, segni aggiuntivi, come i colori e la posizione del testo nella pagina a destra o a sinistra… La memoria diventa più artificiale. Capita, alla fine, di sapere di avere letto qualcosa, ma di non ricordare l’autore o il titolo nel modo cui la lettura di un oggetto fisico ben identificato e diverso dagli altri ci aveva abituato.

E’ un fenomeno che ricorda il passaggio dalla cultura orale a quella scritta. Anche in quel caso la memoria era al centro del cambiamento. La cultura si è adattata.

Post precedenti su questo argomento:
Il gesto di conoscere
Imparare con le mani

Economist: le impari opportunità

Vale la pena di ridare un’occhiata a questo video dell’Economist Intelligence Unit sulla disparità del trattamento riservato nel mondo alle donne. L’Italia non è messa bene: lo si poteva supporre, lo si vede anche qui…

JESS3 x Economist: Women’s Economic Opportunity from JESS3 on Vimeo.

Se non si è visto bene, qui sotto, c’è una carta che fissa i colori. E la pagina dove si trova tutto è su Jess3.

jess3_economist_womenseconomicsurvey-8.jpg

Bolla: dopo Demand Media, Glam Media

Nonostante la notizia riportata al post precedente, le fabbriche dei contenuti avanzano.Glam Media starebbe preparando la sua IPO consultando una serie di banche. La decisione sembra essere stata presa dopo lo spettacolare successo della quotazione in borsa della Demand Media che oggi vale 1,8 miliardi di dollari (via Blodget). 

Meno fuffa su Google, dice

Google ha annunciato un cambiamento, per ora valido solo negli Stati Uniti, del suo algoritmo. Il cambiamento è inteso a eliminare dalle ricerche – soprattutto dal ranking – i siti che non danno contenuti originali ma si limitano a copiare altri siti allo scopo essenzialmente di pubblicare link che servono a fare crescere l’importanza di certe url nelle risposte che gli utenti ottengono dalle loro ricerche. Pratiche molto diffuse che portano certi siti a salire vertiginosamente nelle classifiche del vecchio algoritmo di Google (distorcendone il significato) e che ora potrebbero essere eliminate. Non sappiamo quali altri effetti avrà il cambiamento deciso, ma per ora sembra un buon segnale. (cfr Arrington).

Le tre leggi del display advertising

Il Daily continua gratis

Il Daily, il quotidiano di Murdoch per iPad, ha deciso di allungare il periodo di offerta gratuita. Qualche problema tecnico. E la volontà di convincere i potenziali sottoscrittori con un altro regalo. Forse è anche difficile misurare quanti saranno interessati a pagare. È un tema davvero complicato per tutti quelli che fanno apps di informazione. Dimostra come minimo che non è facilissimo far passare l’idea di pagare per le news digitali… (via PaidContent)

Annuario Scienza e Società

Tra poco, a Torino, si presenta l’Annuario Scienza e Società 2011, curato da Massimiano Bucchi e Giuseppe Pellegrini. L’Italia ha bisogno di sapere che cosa sa della scienza, come si informa in materia, quali opportunità ci vede. Il quadro è nettamente diviso: per opinioni, culture, età, alfabetizzazione, atteggiamenti politici e valoriali. Ci sarebbe bisogno di pragmatismo e visione. Il corpaccione italiano sembra troppo poco laico. Ma non lo stiamo perdendo: reagisce, soprattutto perché una metà degli italiani sembra attratta dalle possibilità di informarsi di più e meglio su internet. I mezzi che guadagnano di più in credibilità? I siti dei centri di ricerca…

Don Tapscott

Un video da rivedere, dal recente DLD di Monaco. Non è perfetto. E’ denso di speranze. E ancor più denso di domande. Di fronte alle quali, alla fine, Tapscott risponde con un umile “non lo so”.

Mappe, Baidu, Google e… Simcity

baidu2.jpg

VisualJournalism mostra un angolo della mappa di Shanghai proposta da Baidu. E la compara alla mappa di Google. Baidu sceglie uno stile Simcity che vale un’esplorazione.

Infografica in mostra

lego6.jpg

Cartogrammi in 3D? InfographicsNews segnala una mostra (foto di Samuel Granados).

Progetti di giovani giornalisti

Allo Iulm c’è un corso per giovani giornalisti. Ci si domanda come arrivare alla professione con una mentalità progettuale: disegnando nuovi servizi, cercando dati che suggeriscano innovazioni possibili, immaginando nuove relazioni tra iniziative editoriali e network sociali, proponendo nuovi modi per mostrare le notizie quantitative… Si spera che qui nei commenti gli studenti segnino le loro proposte e i link ai loro blog.