Leggendo per qualche tempo sul Kindle ti accorgi che non tutto è come prima. Il testo si legge magnificamente, l’oggetto si tiene in mano molto comodamente, la ricerca delle sottolineature è fantastica.
L’esperienza però non è tutta qui. Mancano gli intoppi pratici della lettura sulla carta, manca la difficoltà di ritrovare un passo che avevi letto e ricordi vagamente, manca la differente consistenza dei libri, manca il colore della copertina. Manca il gesto di sfogliare, un po’ diverso per ogni libro. E questo ha conseguenze sulla memoria.
Sul Kindle, o su un ereader, ogni libro è fisicamente più o meno uguale a ogni altro, il gesto di passare da una pagina all’altra è sempre lo stesso, non hai davvero idea di quanto tu abbia letto e quanto ti manchi al prossimo capitolo…
L’omogeneità della lettura elettronica elimina piccoli eventi che la memoria è abituata inconsapevolmente ad associare ai passi di testo che hai letto.
In breve, si ricorda meglio, elettronicamente, sfruttando il motore di ricerca. Ma si ricorda peggio, biologicamente, perché non si sfruttano le associazioni tra parole, gesti, segni aggiuntivi, come i colori e la posizione del testo nella pagina a destra o a sinistra… La memoria diventa più artificiale. Capita, alla fine, di sapere di avere letto qualcosa, ma di non ricordare l’autore o il titolo nel modo cui la lettura di un oggetto fisico ben identificato e diverso dagli altri ci aveva abituato.
E’ un fenomeno che ricorda il passaggio dalla cultura orale a quella scritta. Anche in quel caso la memoria era al centro del cambiamento. La cultura si è adattata.
Post precedenti su questo argomento:
Il gesto di conoscere
Imparare con le mani