Oh! Apple compra Siri

Era una delle darling del nuovo spazio della ricerca di informazioni basata sulle segnalazioni tra persone. Siri (ne avevamo parlato). E’ stata comprata dalla Apple. Scelta notevolissima.

Forse è una risposta all’acquisizione da parte di Google della Aardvark.
Per competere nello spazio dei “social search engine”, dove si
ricercano informazioni in base a un’intelligenza collettiva composta di
un network di persone rilevante con l’aiuto delle macchine.

Ai motori tradizionali, questo approccio aggiunge:
1. valutazione della qualità dei risultati in base a criteri umani, vivi e immediati, non solo algoritmici
2. valutazione della rilevanza delle risposte personalizzata, in base alla rilevanza delle relazioni tra le persone
3. possibilità di avvicinarsi a un’interfaccia capace di rispondere a domande in linguaggio naturale
Aardvark e Siri operano nello spazio nel quale l’algoritmica, la semantica e la socialità dei nuovi
media entrano in gioco insieme per offrire risposte migliori agli
utenti.

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1 Commento su “Oh! Apple compra Siri

  1. Eh già, direi notevole.
    Semantica più altre cose in Siri: per dettagli tecnici quest’intervista è utile:
    -> http://novaspivack.typepad.com/nova_spivacks_weblog/2009/05/siri-sneak-peak.html
    Questo pezzo è uno degli aspetti più interessanti: in pratica Siri usa in maniera massiccia il dialogo con il Web of Data, che già oggi è ben presente:
    Nova Spivack: Will Siri be part of the Semantic Web, or at least the open linked data Web (by making open API’s, sharing of linked data, RDF, available, etc.)?
    Tom Gruber: Siri isn’t a source of data, so it doesn’t expose data using Semantic Web standards. In the Semantic Web ecosystem, it is doing something like the vision of a semantic desktop – an intelligent interface that knows about user needs and sources of information to meet those needs, and intermediates. The original Semantic Web article in Scientific American included use cases that an assistant would do (check calendars, look for things based on multiple structured criteria, route planning, etc.). The Semantic Web vision focused on exposing the structured data, but it assumes APIs that can do transactions on the data. For example, if a virtual assistant wants to schedule a dinner it needs more than the information about the free/busy schedules of participants, it needs API access to their calendars with appropriate credentials, ways of communicating with the participants via APIs to their email/sms/phone, and so forth. Siri is building on the ecosystem of APIs, which are better if they declare the meaning of the data in and out via ontologies. That is the original purpose of ontologies-as-specification that I promoted in the 1990s – to help specify how to interact with these agents via knowledge-level APIs.
    Siri does, however, benefit greatly from standards for talking about space and time, identity (of people, places, and things), and authentication. As I called for in my Semantic Web talk in 2007, there is no reason we should be string matching on city names, business names, user names, etc.
    All players near the user in the ecommerce value chain get better when the information that the users need can be unambiguously identified, compared, and combined. Legitimate service providers on the supply end of the value chain also benefit, because structured data is harder to scam than text. So if some service provider offers a multi-criteria decision making service, say, to help make a product purchase in some domain, it is much easier to do fraud detection when the product instances, features, prices, and transaction availability information are all structured data.

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