April 2009 Archives
Futuro del social web
Exectweets e Twitturly
Google trends su newspapers
Nielsen su Twitter e gli infedeli utenti
Bill Grueskin, su Journalism online e Publish2
Apture, multimedia widgets.
Riotta's speech.
Playing For Change | Song Around The World "Stand By Me" from Concord Music Group on Vimeo.
Nomi e luoghi su GIzmodo.
Ma le persone che usano il web hanno più che dimezzato il numero di ricerche online contenenti la parola "newspapers".
Lo si può verificare, con tutte le cautele metodologiche del caso, consultando Google Trends.
Il che suggerisce che il problema dei giornali nell'epoca di internet cambia a seconda dei punti di vista. Per il pubblico, le difficoltà dei giornali non si traducono - apparentemente - in un problema (per esempio in una scarsità di informazione). Anzi. La sostenibilità del business dei giornali preoccupa invece chi vi si dedica professionalmente ma non chi ne fruisce in cambio di un po' di attenzione per le inserzioni pubblicitarie.
Il problema è che le questioni sono in parte sovrastimate e in parte sottostimate.
Sovrastimati:
1. problemi del business degli editori
2. problemi dell'attenzione del pubblico
3. problemi della pubblicità online e offline
Sottostimati:
1. problemi del filtro critico dell'opinione pubblica
2. problemi del filtro critico dei giornalisti
3. problemi di organizzazione strutturale della produzione dei contenuti
L'informazione c'è e ci sarà. Cambierà piattaforma e troverà il modo di sostenersi. Alcuni editori andranno in crisi, alcune carriere andranno a rotoli... Altri editori e altri giornalisti emergeranno. Il pubblico darà attenzione a quello che la merita. E la pubblicità troverà il modo di influenzare i consumi.
Il filtro è la questione culturale centrale. E l'organizzazione è la sua incarnazione strutturale. L'obiettivo di una riforma del mestiere di chi fa informazione è necessariamente concentrati intorno a queste questioni:
1. come attuare consapevolmente il programma di riformare i filtri culturali con i quali interpretiamo la realtà;
2. come organizzare le relazioni tra giornalisti, pubblico attivo, pubblico di esperti, in modo che emergano le informazioni e circolino nel modo più libero e intelligente...
Ma le decisioni vanno molto oltre questo aspetto. Storia da seguire.
Dai tempi di Ilona Staller molto è cambiato, si diceva (grazie ai commenti). Vedremo alla fine quali sono le famose liste del Pdl per le europee. Ma l'impressione è che le proteste non potessero che venire dall'ambiente che esse stesse criticano.
La sinistra sembra lontana. Parla di fatti locali mentre tutto il mondo tiene conto, in modo più o meno rispettoso, del corpo delle donne in politica. Le immagini delle due prime donne di Spagna e Francia non erano certo esteticamente sgradevoli, anzi. Evidentemente questa questione non è soltanto italiana. Ed è profonda. Come giustamente sottolinea Ventura.
Ma è solo in Italia che il problema diventa così labirintico. Perché questo dibattito politico sembra una discussione su valori sociali e culturali miscelata nella sceneggiatura di una telenovela.
Il casting, organizzato con i corsi per europarlamentare, è stato fatto con la sapienza dell'impresario di maggior successo della storia d'Italia. E le indiscrezioni sono state pensate con la massima capacità di manovra sui giornali. Non è detto che le liste siano effettivamente quelle che sono trapelate. Ma se n'è parlato. Si è guidata la campagna elettorale in modo che si parlasse di quello che era scritto nella sceneggiatura. Tutto divertente, interessante, relativamente basso come tutto ciò che conquista molta audience in tv.
Per adesso, da questa situazione non si riesce a uscire. Ci vuole un racconto diverso, una sceneggiatura vera e propria per un film che non sia una telenovela ma un capolavoro d'arte e immaginazione. Bisogna dare una svolta al contesto culturale nel quale siamo invischiati. E per farlo non bastano piccole intuizioni, ma un pensiero davvero grandioso. Sul futuro che vogliamo costruire. Non per il godimento di breve durata, per la ricerca della felicità.
Un settimanale vive nel dubbio quando si tratta di un'emergenza di grande impatto mediatico come la febbre suina. E Nòva non è da meno. Si vorrebbero trovare le esperienze più istruttive in materia, senza inseguire l'allarme. E senza dimenticare che le massime sofferenze, in questi casi, sono nei paesi la cui povertà abbassa le difese immunitarie sociali.
La polemica sull'uso strumentale del corpo femminile per aumentare l'appeal di certe liste elettorali è nota. Ed è interessante che a lanciarla sia stata una donna di destra critica delle scelte della destra.
Viene da chiedersi in che cosa si differenzi la pratica attuale da quella tenuta in passato per esempio dal Partito Radicale che aveva candidato Ilona Staller, in arte Cicciolina.
E una considerazione viene in mente: Ilona era un gesto scandaloso di sfida alle consuetudini di un sistema fondamentalmente democristiano e comunista, ma in un contesto non irrispettoso del parlamento; le candidature attuali avvengono in un contesto meno attento alle prerogative dei parlamentari, se è vero che per esempio si discute dell'idea di far votare le proposte di legge soltanto ai capigruppo.
(Nel frattempo il sito di ff è ripartito. Questo è l'articolo di Sofia Ventura. E questa la risposta di Fini).
Microsoft lancia Vine. A Seattle, la Microsoft lancia Vine, un nuovo servizio di comunicazione e informazione sociale iperlocale personalizzato. L'interfaccia è fondamentalmente una mappa, i messaggi appaiono nel punto dal quale sono inviati, possono essere letti con un widget sul pc o con un cellulare. Può essere usato da famiglie, associazioni, notiziari locali...
Firefox beta 3.5. Una prova della beta di Firefox 3.5 rilasciata lunedì su Silicon.com. Java più veloce, acceleratore degli scambi di dati tra server e browser, suppporto per tag per audio e video, browsing privato per non lasciare tracce sul proprio computer mentre si naviga, e altro. Qualche problema con Gmail.
dai, pecco un po' di immodestia :)
innovatori? RomaEuropaFAKEFactory!
http://www.romaeuropa.org
un concorso creato detournando un altro concorso, per criticarne l'approccio alla proprietà intellettuale.
Il FAKEFactory, presentato in senato il 20 Marzo 2009, è diventato un evento ufficiale dell'anno della creatività e dell'innovazione della comunità europea e, adesso, si accinge a diventare lo stimolo che porterà alla creazione di un tavolo per le culture digitali presso la commissione cultura del senato.
In tutto questo, l'ecosistema che si è creato attorno al concorso si è autonomamente attivato a sperimentare diversi modelli economici basati sulla rete, per la gioia degli oramai 70+ partner a livello globale.
A maggio un grande evento a Roma, e a Ottobre un evento in contemporanea tra Roma, Londra e New York.
Nel frattempo il concorso "originario" ha cambiato la sua policy sul diritto d'autore :)
per chi fosse interessato: il concorso ha anche una sezione assai particolare, quella della "Law Art". In questa, avvocati, giuristi e appassionati di proprietà intellettuale sono invitati a realizzare opere creative remixando testi giuridici, col fine di creare la "legge perfetta" sul diritto d'autore. :)
innovate! ciaociao
Ciao Luca, mi permetto di segnalarti il nuovo sito che abbiamo ideato per l'agenzia di comunicazione di cui sono direttore creativo associato interactive, si tratta del primo esempio italiano dell'utilizzo di Facebook Connect per il sito di un agenzia di comunicazione relazionale. Sul nostro canale youtube, anch'esso accessibile dal sito, troverai inoltre alcune case history video di progetti di comunicazione innovativi ideati e realizzati per i nostri clienti negli ultimi 3 anni. Tra questi c'è il primo esempio di viral marketing italiano che abbiamo ideato per il brand Simmenthal, il blog più alto del mondo tenuto in tempo reale dall'alpinista estremo Simone Moro durante le sue missioni over 8000 ideato per Canon, le prime operazioni italiane social media su MySpace per Regione Trentino e Sony Ericsson, il primo facebook social game italiano per Wilkinson, la prima "asta creativa" su eBay e molti altri. Alcune di queste operazioni hanno anche ottenuto riconoscimenti a concorsi creativi internazionali come il New York Festivals ma purtoppo non hanno avuto visibilità oltre i canali mediatici di settore. Nel nostro ambito speriamo dunque di aver portato innovazione e ogni giorno cerchiamo di portare la comunicazione e la creatività italiana un passo oltre.
ecco i link:
www.rmgconnect.it
www.youtube.com/rmgconnectitalia
Vorrei commentare due cose veloci:
1. Suggerisco ai tanti che segnalano le loro iniziative "innovative" di non essere troppo "markettari". Da lettore interessato alla conversazione mi sto scocciando, e purtroppo ottenete l'effetto di scacciarmi dai vostri URL :)
2. Luca, la conversazione ha bisogno di essere organizzata in qualche modo. Immagino che per il momento tu ti stia limitando a riportare quanto detto finora (che è già utile, piuttosto che spulciarsi tre/quattro post), ma secondo me, per non "sprecare" questa energia che si è creata, dovrei darti subito da fare per canalizzare tutto in un modo più... organico.
3. Se fate il "solito" evento a Milano per parlarne, fate in modo che ci sia davvero modo di partecipare anche online... (oppure fatelo il 7 maggio sera, così ci sono anche io :-P).
c'è il 21 con l'ExperienceCamp e il 22 e il 23 Maggio come occasioni utile per fare il 'solito' evento...
Hai letto di Aermatica?http://www.milanin.com/members/andrey.golub/weblog/1887.html
E' bellissimo perchè sembriamo tutti alla ricerca del Santo Graal.
Alcuni di noi si sentono perfino una sorta di Templari, io per primo, ben inteso!
Ma se alla fine riflettiamo senza tentare di dimostrare che l'attività di business che stiamo svolgendo è "In-Nova Compliant" bensì crediamo semplicemente che il mondo non debba adeguarsi eternamente a certe regole, usi e costumi che non sempre hanno creato valore ma in certi casi hanno generato catastrofi (banalmente, il periodo di emme che stiamo vivendo ora), allora molte idee che fino ad oggi rimangono nella sfera dell'eresia, potrebbero finalmente concretizzarsi e migliorare certamente molti aspetti della nostra vita quotidiana. Chi ad esempio non crede che certe aree della nostra penisola siano tenute volutamente oscurate dalla banda larga con fini ben precisi? Provate ad uscire dai grandi centri urbani e dalle aree industriali e provate ad utilizzare i vostri strumenti per accedere alla Rete. Riscoprirete il fascino di navigare solo su siti web puramente testuali. Innovare significa in questo caso abbattare definitivamente il digital divide attingendo senza remore a tutte le risorse già ampiamente testate e pronte all'uso. Peccato che in virtù dei costi di struttura che nessuno vorrebbe assumersi, ci sia ancora tanta gente che viene tenuta lontana da questo blog e dai miliardi di informazioni in Rete.
Innovare significa non temere ripercussioni del mondo finanziario qualora una scoperta possa migliorare la qualità della vita: le auto elettriche o a idrogeno, progetti rigorosamente rallentati per non stravolgere delicatissimi equilibri di cui tutti siamo ben consci.
Innovare significa anche cambiare le proprie abitudini e lasciarsi aiutare senza grandi esitazioni dalla tecnologia: la video conference è un esempio su tutti. Vogliamo provare a mettere insieme il valore economico di un solo giorno di trasporto nel mondo per recarsi ad appuntamenti/riunioni fuori sede? Della video conferenza si parla da tanti anni ma assistiamo inermi ad uno scarso utilizzo.
Innovare vuol dire anche cambiare i paradigmi di comunicazione e avere il coraggio, ad esempio, di confrontarsi con il pubblico in maniera aperta; aprirsi ai suggerimenti dei consumatori, accettare le critiche come se fossero parte integrante al costante miglioramento del prodotto. Neanche l'interattività di Internet ad oggi è stata al centro di questo cambiamento epocale.
Insomma, per innovare in prima istanza occorre una predisposizione personale ad accettare grandi trasformazioni e grandi cambiamenti di abitudini consolidate... essere innovatore, innovabile o già innovato fa parte di uno stile di vita... chi vuole appartenervi?
H-Farm è una realtà innovatva ve sè stessa, che ha l'obiettivo di scovare idee innovative per aiutarle a svilupparsi e produrre nuovi business.
Luca,
secondo me potresti organizzare una cosa del genere: un "evento" online, della durata di due ore, su Friendfeed/twitter, dedicato ad una discussione sull'innovazione in Italia.
Primo, sarebbe un buon segno per dimostrare che si parla di innovazione... facendo innovazione :)
Secondo, potresti raccogliere molti contributi da gente diversa.
Terzo: sarebbe ottimo creare un evento parallelo, o successivo, in lingua inglese, coinvolgendo persone anche al di fuori della ristretta cerchia italiana.
Ultimo breve commento: sono stufo di sentire persone che si chiedono "dov'è l'innovazione in Italia"? L'innovazione c'è sicuramente, il problema è che semmai non ha gli strumenti per essere realizzata. Lo dimostra l'alta considerazione che all'estero hanno di noi, sia tecnicamente che in termini di inventiva e iniziativa.
Fammi sapere se l'idea dell'evento online ti sembra intelligente.
Ripeto questo commento sul mio blog, spero porti qualche visita e contributo in più :)
Bella l'idea di un incontro! Sarebbe interessante creare un evento "aperitivo innovativo" dove persone interessate ad esserlo ne incontrano altre e ne discutono. L'evento potrebbe essere trasmesso in streaming, con un sistema di chat o FriendFeed per le persone che lo vogliono seguire da casa.
(2gg fa si è verificato la stessa cosa ad un lancio di un portale tripwolf a cui ho partecipato, ma la cosa è stata involontaria)
che ne pensate?
Credo che quela di Simone sia un'idea bellissima e con molte potenzialita'.
Sono d'accordo con chi dice che l'innovazione, o meglio gli innovatori, in Italia ci sono ma (purtroppo) non riescono ad emergere. Io credo che il problema sia (ancor prima che nella mancanza di risorse) nella "dispersione" e nell'isolamento in cui molte iniziative di innovazione avvengono.
Quindi un evento del genere potrebbe diventare un catalizzatore di attenzione e relazioni tra gli innovatori, no?
L'innovazione e' una scintilla che provocano crescita tecnologica ed economica. Quando gli uomini si ritrovano a vivere, produrre e consumare in economie cittadine vibranti, spesso riescono a sviluppare nuove idee che, applicate in particolari situazioni, luoghi e tempi, diventano motori di sviluppo economico.
Questo e' accaduto nel caso di Taiwan negli anni '60 e nel caso del Nord Est Italiano negli anni '70. Questo accade ancora oggi nelle dinamiche economie delle citta' che si affacciano sull'Oceano Pacifico.
Raramente alcuna crescita economica e stata sviluppata da contributi pubblici rivolti a pioggia al mondo della ricerca. In Unione Sovietica, si sono sviluppate straordinarie competenze nel campo della ricerca nucleare, ma tale ricerca e' andata a rivolgersi per lo piu' alla produzione bellica e non si e' evoluta da essa.
Spesso le innovazioni sono piccole, quasi insignificanti, esse si ritrovano nel mondo della produzione e con essa continuamente interagiscono senza che vi sia il bisogno di un contributo dallo Stato o di un costoso centro di ricerca finanziato da una grande multinazionale.
Non sto dicendo che tali soldi siano sempre spesi male, ma che l'innovazione e l'improvvisazione colgono il loro apice quando sono in parte dettati da necesssita' produttive contingenti e portate avanti da persone che sanno applicare idee a pratica.
Come fare ad instillare qualche seme di genialita' applicata? Come spingere le persone ad interessarsi di tecnologia e a "sporcarsi" almeno un po' le mani attraverso il processo di innovazione e produzione?
San Francisco e la sua area metropolitana hanno generato scintille di innovazione grazie ai suoi improvvisatori e innovatori. Tali imporvvisatori erano in genere ragazzini che provavano nuovi macchinari nel loro garage o dietro i banchi di scuola. E' il caso di Steve Jobs e di Steve Wozniak che iniziarono la rivoluzione del PC dal loro garage, e di Sergey Brin e Larry Page che hanno ideato gli algoritmi di Google mentre erano ancora a scuola.
A San Francisco si e' trovata una risposta alla domanda di nuove inventzioni con una fiera chiamata Maker Faire, dove si pagano $25 per partecipare ad un evento di creativita' di gruppo dove si gioca con micro-chip e transistors per creare nuovi strumenti elettronici. Alcuni di questi strumenti sono poco piu' che giocattoli, ma altri potrebbero diventare i telefoni cellulari, i PC o i robot del futuro. Il festival è un raduno di "secchioni", ma in più ha il gusto del "fai da te", l'aggiunta di scienziati casalinghi, di pensatori, di artisti e di artigiani. Quest'anno i loro progetti elettronici includono robot sputa-fuoco, computers indossabili, stampanti tridimensionali e torte motorizzate (anche se non mi è ben chiaro cosa siano).
Tutti sono incoraggiati a sporcarsi le mani costruendo i propri circuiti elettrici, creare nuovi articoli tecnologici e lanciare i loro razzi. Questo è il terzo anno della Maker Faire. Lo scorso anno vi parteciparono più di 40,000 persone e più di 20,000 persone hanno partecipato ad un simile evento in Texas.
L'idea di giocare con la tecnologia in un modo così nuovo può sembrare quasi superflua. Ma questo è il sale dell'innovazione, almeno secondo il parere di Tim O'Reilly, fondatore di O'Reilly Media, una società editoriale che pubblica le riviste Make e Craft. O'Reilly è un guru della tecnologia ed e' stato l'inventore del termine Web 2.0 che cattura la tendenza di creare maggiore interattività, nello scambio di informazioni e nella collaborazione tra Internauti.
I computers, i chip, i sensori e gli altri componenti elettronici non sono mai stati così a buon mercato. Questo significa che i vari gadgets ad alta tecnologia stanno diventando beni usa e getta. Quindi possono essere smontati e riutilizzati per costruire cose nuove. Una vecchia macchina fotografica digitale, ad esempio, può essere collegata ad un aquilone per fare fotografie dall'alto, oppure, se l'aquilone si collega ad un navigatore satellitare ed ad altri dispositivi, si puo' creare un aquilone automatico, che voli senza il controllo dell'uomo.
Inoltre, Internet sta aiutando persone di tutto il mondo a scambiarsi informazioni sui loro progetti. Siti web come Instructables.com e wiki-How.com sono diventati popolari luoghi di incontro per i nuovi inventori. Essi si fanno portatori dell'ideologia dell' "open source", dove il flusso di idee innovative si scambia gratuitamente. Questo modello iniziò per gli sviluppatori di software, ma si sta rapidamente espandendo in altri campi.
Come molte altre cose che stanno accadendo a questa Fiera dell'innovazione, incoraggiano a maggiore innovatività.
Anche se il Maker Faire e' un evento piu' diverente che utile, esso permette di instillare il seme dell'innovazione e dell'improvvisazion, che portano crescita e succeso economico; se l'improvvisazione funziona, il motivo del suo successo non e' teorico, ma pratico.
Credo che una Maker Faire che coinvolgesse giovani e inventori di ogni genere avrebbe un notevole successo anche nelle citta' Italiane.
mah...io avrei un po' di soggezione ad (ab)usare il termine di innovazione. Non mi sento un innovatore, però l'unica cosa che mi sembra di aver capito è che l'innovazione si catalizza quanto più è distribuita nel numero delle persone coinvolte.
Pertanto, vorrei essere della partita, magari ai margini, ma vorrei prima osservare e poi se ci riesco, un giorno partecipare a quest'iniziativa. Ma se potremo innovare lo scopriremo solo ex-post, così ho capito dall'economista Schumpeter quando parla di "Distruzione Creativa". Se ci fermiamo prima potremmo vedere solo la distruzione. IMHO
Se comprasti il primo personal ( Vic 20 della Commodore) negli Stati Uniti 2 mesi prima che venisse commercializzato in Italia.
Se ti sei presentato a chiedere, primo nella tua citta', il collegamento a internet quando i providers erano solo quelli dell'universita'.
Se hai messo sul tetto della tua casetta 15 pannelli fotovoltaici, e lo hai fatto 3 anni fa.
Hai diritto a considerarti una persona attenta al futuro e quindi all'innovazione.... o e' solo smisurata autostima?
Antonio Santangelo vede un buon segno nella partecipazione finora emersa. EUbuntista approva.
Intanto
se ti interessa l'innovazione nell'ambito dell'impresa sociale a settembre organizziamo un workshop sul tema.. materiali e info su www.irisnetwork.it, ciao
Le prime reazioni: 17 commenti sul blog, 27 commenti su Facebook, un Tweet, un solo link (grazie a Torino Valley) e 0 commenti su FriendFeed.
Ecco i commenti:
Potresti spulciare tra gli spin-off di tutta Italia, anche con la differenza tra chi innova e chi invece si parcheggia in attesa di meglio.
Segnalo il ning "Innovatori", potrebbe essere utile: http://innovatori.ning.com/
anch'io ti segnalo http://innovatori.ning.com
e ritengo di essere un innovatore, penso a quanto ho realizzato negli 8 anni di amministratore pubblico nella municipalità di marghera
Volevo segnalarti l'iniziativa "Premio FORUM PA Protagonisti dell'innovazione", alla sua seconda edizione
http://www.innovatori.forumpa.it/
Un carissimo saluto
Elvira
Ciao,
ti segnalo il premio all'Innovazione Amica dell'Ambiente, promosso da circa 8 anni da Legambiente e Regione Lombardia. Ci sono diversi casi interessanti, questo è il sito:
www.premioinnovazione.legambiente.org
Saluti,
Andrea
Luca, io vedo l'innovazione come un "semplice" processo di miglioramento radicale.
E' difficile "scovare" esempi in Italia perchè si parla poco di innovazione, e molte delle parole spese in giro sono forse troppo esagerate.
Un piccolo aiuto, però, mi sento di dartelo: se chiedi agli italiani all'estero che fanno innovazione, loro sapranno dirti perchè non l'hanno potuta attuare in Italia, e forse ti potranno segnalare altri innovatori, in Italia o all'estero, con cui sono entrati in contatto.
ciao Luca
il tuo post è intrigante e mi spinge a fare alcune riflessioni:
comincio dal titolo "Cercasi innovatori" chi dovrebbe cercare gli innovatori dovrebbe essere lo stato italiano dando il via finalmente ad una sera politica che premi il merito e la capacità di innovare.
Inoltre tu asserisci che il problema sia trovare gli innovatori dando per scontato che esistano, ne sei davvero certo?
Il vero punto è perchè innovano? secondo me chi lo fa, lo fa solo in virtù di un possibile busines, si è perso del tutto lo spirito che ha contraddistinto nel passato tante scoperte fatte quasi sempre per caso....
Infine ti segnalo due innovatori, uno è Fabrizio Capobianco di Funambol e credo che tu già lo conosca e rappresenta bene l'assioma innovazione =business l'altro è un mio collega Vincenzo che oggi a tavola mi raccontava che stava progettando un antifurto per la sua nuova casa basato su nuove tecnologie sw , questo rappresenta bene la mia idea di innovazione ovvero usare le competenze acquisite e reinventarle per creare qualcosa di nuovo.
Sono venuto a Perugia mosso dalla stessa problematica, ti accennai che sarebbe stato interessante, oltre che entusiasmante, poter organizzare una serie di incontri che elicitassero la consapevolezza del tema. Con un pò di sarcasmo ti dissi che tutti ne parlano ma nessuno sa cos'è, almeno è quello che si nota in molte imprese nel tessuto di Macerata.
Per quadrare il cerchio di valutare i fabbisogni competitivi con Confindustria, ho proposto di partire da un tracciato che facesse emergere quali fossero i driver informativi per innovare, i bisogni di conoscenza quindi e mi modi per sopperirli. Questo per togliere il preconcetto che omologa innovazione a tecnologia, mentre questa è un fattore strategico insieme a tanti altri: i modelli di business, organizzativi, le conoscenze dei trend, ma tutti in fondo ancillari alle idee e alla cultura che queste presuppongono per la soluzione di un problemi o il miglioramento di un beneficio se la soluzione già c'è. L'esempio portante di quanto il problema sia preminentemente di ordine culturale, lo dimostra una grossa azienda che per correttezza non cito. Le viene presentato un progetto che per costi/benefici sarebbe stata una manna dal ciele per qualsiasi investimento. Otteneva dal partner, una società di trasposti locali, una concessione a costo 0 dei propri spazi pubblicitari per un valore di circa 500.000 €. E' un progetto innovativo in Italia che rientra nella Corporate Social Responsability (solo Tesco anche se in maniera divrsa lo ha portato avanti), ma in questo caso il deterrente non è stata la novità. In consiglio di amministrazione si è eccepito che la mission del progetto toccava i punti cardine dell'impresa, che ironia della sorte sono identici, come dire non si può esternalizzare una mission perché toglie titolarità. Quindi anche se c'è innovazione, profitto e beneficio collettivo, una strategia del genere andava a ledere il modello culturale ma non per defferenza ma perché è analogo.
Per tornare al tuo quesito Luca, credo che la cultura del futuro degli innovatori sia così intrisa di complessità che è facile perdersi.
Personalmente credo sia un mix di conoscenza umanistica e scientifico. Una sociologia economica della conoscenza che osserva i progressi scientifici ma li tocca con le mani delle persone comuni.
Ovviamente quegli occhi dovrebbero sapere leggere le informazioni salienti e non il tumulto di nuovi prodotti che sono solo dadi comunicativi.
La distruzione creatrice a là Shumpeter credo non esista più da molti anni, è tutto interdipendete e intersettoriale non solo nell'ICT ma anche nei settori ad alta creatività come la moda per esempio.
Il progesso credo sia collegare cose e conoscenze esistenti per bisogni esistenti e non nuovi. I micropagamenti di cui si parla a parlare anche per l'editoria potrebbe esser un esempio. Ogni famiglia italiana ha un fidelity card e ogni insegna ha un operatore mobile virtuale ormai. Un euro di costo promozionale potrebbe oltre che esser sostenibile avvantaggiare tutti. Ogni famiglia si trova nella Sim, a sua volta fedelity card, le notizie al costo del quotidiano e se le scarica a casa in famiglia. Il giornale della sera, dove tutti felici e contenti commentano le notizie prima del tg. Ruggiero in Telecom hanni fa diceva che aveva 60 milioni di punti vendita. Forse tocca passare dal supermercato per averli veramente.
Linko un pensatoio dove mettono a disposizione strumenti software per fare analisi strategica di scenario. E'un progetto molto interessante perché i software permettono analisi multistakeholder che potrebbero esser utilizzati con panel di esperti, magari proprio sull'innovazione. E magari per ridurre un pò la complessità.
http://www.3ie.fr/lipsor/lipsor_uk/index_uk.htm
John Elkann, capo del capo del mio capo in una pregressa avventura editorial-pazzesca e persona squisita, da oggi pomeriggio è sicuramente un innovatore.
ciao luca,
noi qui in romagna ci stiamo provando, il progetto si chiama romagna business club: www.romagnabusinessclub.com
il 23 di aprile abbiamo un evento a cui ti invito e a cui partecipano alcuni dei tuoi colleghi:
Corporate and Business Web Forum - Il web per la PMI
http://www.romagnabusinessclub.com/featured-articles/23-aprile-2009-corporate-and-business-web-forum-il-web-per-la-pmi/
L'obiettivo è creare una vera e propria impresa quindi a fine di business. Come?
fondamentalmente creando eventi per ora e diffondere la conoscenza e l'utilizzo del web ma soprattutto la nuova cultura fondendola con quella ruspante romagnola.....
Quando consegnarono la medaglia presidenziale al professor Peter F. Drucker per i suoi studi di management e per le sue riconosciute capacità di predizione e innovazione rispose semplicemente "I just look out the window and see what's visible - but not yet seen."
L'innovatore per me è questo. E' un qualcuno che vede e realizza oggi ciò che per altri nemmeno è da considerare.
Intorno a noi, nella nostra vita di tutti i giorni, nel lavoro incontriamo spesso degli innovatori e a volte nemmeno ce ne accorgiamo.
Peter Drucker (http://www.druckerinstitute.com/) è un innovatore e in sua memoria è stato anche istituito un riconoscimento che premia quelle attività no-profit che si sono distinte per la capacità di anticipare e innovare il loro settore o ambiente.
Nel mio lavoro mi è capitato di incontrare persone che hanno questa dote. Uno di questi è Christian Carniato, fondatore di TSW, che più di 10 anni fa ha visto nel Search Engine Marketing il futuro del web. Scommessa vinta. Ma è interessante vedere cosa sta combinando nel frattempo. Una fonte inesauribile di stimoli.
Di primo acchitto, mi viene di rispondere con un link a un progetto che mi piace molto:http://www.librino.org/ (peccato per il sito in flash)... Cito dalla presentazione:
Antonio Presti, da dieci anni, coltiva a Librino un'utopia. In questa "città-satellite" di circa 70.000 abitanti, in un territorio lasciato ai margini, privo di infrastrutture e di servizi, l'ideatore di Fiumara d'arte, "il sognatore che realizza i propri sogni"- come lo ha definito lo scrittore israeliano Meir Shalev - coltiva l'utopia della bellezza e dell'arte come forza etica. In questo spazio della contemporaneità, un non luogo che nega cittadinanza ai suoi abitanti, ha scelto d'investire sull'arte ritenendola occasione di riscatto, d'incontro, di scoperta, di gioia e di bellezza.
Guardati la Porta della Bellezza che è l'opera che stanno mettendo in piedi in questi giorni...
Agli innovatori piace usare reti neutrali (World of ends) :-O
Luca,
Io penso di essere da sempre un'innovatrice, ma dipendente. Per noi è estremamente difficile farci notare. Si lavora nell'ombra e i risultati vengono visti come quelli delle organizzazioni da cui dipendiamo. Ma ci siamo, ci sono. Personalmente penso di aver fatto molto, nonostante si debbano sempre fare le nozze coi fichi secchi, e anche bene. Ma nessuno mi conosce. Altri, liberi e non dipendenti, possono farsi notare di più.
Ma anche noi, a libro paga di qualcuno, innoviamo.
Il commento di Laura ha tutta la mia approvazione (e solidarietà) per essere innovatori devi essere indipendente o qualcuno non innovatore che prende decisioni per te te lo impedirà... credo che in Italia ci siano innovatori ma, spesso, purtroppo chi decide non lo è.
Il tema è affascinante. Personalmente trovo che una cosa su cui siamo carenti in Italia è la capacità di associare innovazione e sostenibilità/modello di business, e più in generale percorsi di selezione delle reali innovazioni, per distinguerle da "invenzioni" fine a se stesse.
Credo che nòva stia facendo del suo per segnalare percorsi possibili.
Quanto alle persone, il problema è riuscire ad avere le competenze per valutarne le potenzialità, e non è sempre facile.
Ti girerò una mail in proposito che potrebbe esserti utile
Le radici delle innovazioni stanno generalmente nel gioco e nella decorazione.
La metallurgia inizio' con il martellare il rame all'interno di collane e altri ornamenti molto prima che fosse utilizzata per coltelli ed armi di rame e di bronzo.
La formazione di leghe metalliche inizio' nell'ambito della gioielleria e della scultura che della produzione economica e militare.
La ruota inizio' ad essere usata in modo "frivolo"; le ruote piu' antiche a noi conosciute erano parti di giocattoli.
L'idraulica, la meccanica ed altre manifestazioni del genio umano furono sviluppate all'inizio per costruire giocattoli o come forme di intrattenimento.
Il ferro battuto fu inizalmente utilizzato per scopi decorativi nella creazione dei cancelli dei palazzi.
L'industria chimica si sviluppo' dal bisogno di colorare o decolorare i tessuti ed il vetro.
La polvere da sparo venne utilizzata prima come forma di intrattenimento per i fuochi artificiali molto prima che fosse utilizzata per scopi militare o per conquistare lo spazio con i razzi.
La prima ferrovia al mondo fu creata come forma di intratenimento a Londra.
La plastica venne dapprima utilizzata per i giocattoli e per i tasti del pianoforte come rimpiazzo a basso costo dell'avorio.
Le racchette da tennis, le mazze da golf sperimentarono le fibre di vetro e di carbonio prima degli aeroeplani.
I videogiochi al computer hanno preceduto l'uso giornaliero dei computer nello spazio lavorativo.
Il riscaldamento con i pannelli solari e' iniziato come un hobby per appassionati di fai da te.
Tutte le cose grandi nascono da cose piccole, ma le nuove piccole cose vengono sono distrutte a meno che non siano valorizzate per ragioni piu' di apprezzamento estetico che di utilita' pratica.
da facebook:
bellissima domanda!
stavo appunto leggendo questo:
http://blog.debiase.com/2009/04/cercasi-innovatori.html
Per essere innovatori sono necessarie due condizioni: bisogna esserlo e bisogna che te lo facciano fare. In Italia la seconda manca.
@dario la seconda credo che sia molto sensata
a mio avviso Luca non ce ne sono. O se ci sono, non sono messi nella condizione di.
@titti benchè tutto sia possibile, si spera almeno che qualche neurone sia rimasto...forse manca altro
Io lavoro con i fisici delle particelle. Che vivono di progetti e innovazione, di utopie, di idee apparentementemegalomani e tecnologie che non esistono ancora. Ma non ha senso parlarne individualmente. E' una impresa giocoforza collettiva, di gruppo: sono gruppi di innovatori che trovano sponde in strutture più grandi (nazionali o europee o ... Visualizza altrocomunque internazionali) che a loro volta riescono a fare lobbing politica. Alla fine l'innovazione arriva, e come. Ma questa modalità risponde alla tua domanda?
imho: sono quelli che stanno zitti, e se parlano lo fanno in inglese, in italiano solo ripetono.
forse c'è bisogno proprio di recuperare il valore dei sogni e delle utopie e se possibile di trovare uno spazio per questo anche all'interno delle scuole. chiedo troppo?
In realtà molti ambiti, tipo il design e la rete, offrono tantetante opportunità. Che si possono cogliere, però, assumendo nuove modalità operative, che sono assai lontane dal "non ti consentono di innovare". Perchè in realtà nessuno ti deve consentire nulla.
Probabilmente ci sono molti "innovatori", ma pochi "imprenditori innovatori".
Chessò: io ... Visualizza altromi ci mantengo a far venire "strane idee" agli imprenditori. E così una fascia di "giovani" che "fanno cose". E che, magari, non si sentono (giustamente) vincolate ad una certa nazione per farle, o all'aspettare che "qualcuno te le faccia fare".
@romeo giusto appunto i grandi progetti seguono itinerari internazionali, a volte l'idea e il progetto nascono qui ma per strane dinamiche devono passare per...e dopo anni ritornare qui ..discorso lungo...quindi speriamo che si trovi presto un però , un forse per poter dire che qualcosa sta cambiando ma nella giusta direzione. A presto
vanno cercati nei vicoli del web, chi ha veramente stoffa fa poco rumore .. almeno io la vedo così, voi?
sai cosa sarebbe carino? far incontrare: imprenditore del web+ un creativo + un economista che pensa a nuovi modelli di business e vedere cosa ne esce ... tu che puoi, che hai mille contatti!
scusa ... 1903 contatti :)
@ patrizia, secondo me non cambia nulla per un semplice motivo: chi decide e chi ha soldi non ha cultura dell'innovazinoe tantomeno di internet!
@ persergio ... però se chi non ha cultura è costretto dagli eventi ... magari sono troppo ottimista eh?
è limitante pensare al modello "chi decide e chi ha i soldi non ha cultura dell'innovazione tantomeno di internet".
Non è vero. Ovvero: è vero parzialmente in Italia e in pochi altri posti. Manca la cultura di chi deve presentare la propria idea con un business plan, con un piano di marketing, con un piano di sviluppo e produzione. C'è troppo la ri... Visualizza altrocerca della "svolta" e di "qualcuno che te le faccia fare". Se si fanno le cose decenti, gli ascoltatori si trovano. (magari non in italia.. ma in italia non c'è nemmeno il venture capital...)
Mi trova perfettamente d'accordo.
limitando il mio contributo alla pubblicità, leggete questo link:http://adage.com/agencynews/article?article_id=135438
Advertising Age è la bibbia della pubblicità mondiale
alcuni del mio settore saranno a Bilbao questo venerdì per essere premiati!http://www.startup2.eu/
Luca, perché quando parli di innovazione, come esempi citi "Distruzione creatrice", "Progresso tecnico" e "Rottura radicale"? O la continuità del progresso, quindi, o la discontinuità, il salto in qualche modo violento e brusco. L'innovazione non può essere semplicemente intepretata come "differenza" (ovviamente qualificata, non superficiale)?
La ... Visualizza altrocultura dell'innovazione non è "semplicemente" - ma mai semplicità fu così complessa - la cultura della differenza (anche nel senso filosofico del termine)?
posso segnalarti questa iniziativa di FORUM PA, alla sua seconda edizione?
http://www.innovatori.forumpa.it/
@patrizia. I percorsi di sviluppo dei progetti hanno strade che spesso sono obbligate dalle dimensioni. Una macchina per studiare delle particelle chiamate mesoni costa qualche milione di euro. Ma poi si fa. E si porta dietro una enorme innovazione dei dispositivi più vari, da quelli elettronici a quelli ottici, dal software per il trattamento dati alla molatura di lenti e cristalli. I protaginisti di questi prcessi io li chiamo innovatori...
@romeo certo che si per fortuna! In ambito scientifico e in altri settori ...ma credo che la domanda di luca vada cercando altre risposte.a presto @lucia mi è piaciuta la tua risposta, sarebbe davvero interessante vedere come diverse professionalità riescano a wikicooperare e partecipare ;) innovativo potrebbe essere l'incontro: la nuova società del sapere.a presto
@Salvatore Puoi fare anche il business plan più robusto che vuoi, ma senza banche d'affari che ti trovano i finanziatori è tempo perso. Da noi questo meccanismo manca, mentre invece esiste negli USA.
@Elvira Ci vediamo al Forum PA... dove terrò una lecture sui mondi virtuali, allora.
Recentemente in un convegno a cui ero invitato come relatore, si è parlato di innovazione. A chi mi ha chiesto quando si verifica un'innovazione in una società, ho risposto che sono necessarie si realizzino tre condizioni:
1. qualcuno deve avre un'idea (davvero) innovativa, ovvero non semplicemente evolutiva
2. l'idea deve essere fattibile sia sul piano realizzativo che su quello economico
3. la società deve essere disposta ad accettare il cambiamento culturale che inevitabilmente comporta un'idea davvero innovativa... Visualizza altro
Ad esempio, le ali di Leonardo avrebbero potuto forse funzionare con i materiali leggeri giusti, come l'alluminio e il kevlar. Analogamente, molte idee sono rimaste nel cassetto perché, seppure realizzabili, imponevano un cambiamento concettuale non realizzabile al loro tempo.
@Lucia Tre anni fa sviluppai un'idea detta città accessibile che partiva da un concetto che molti hanno osteggiato, e cioè che in qualche modo «siamo tutti disabili... Visualizza altro». Da lì avevo sviluppato una visione di una città che si comportasse come un enorme computer vivente, ovvero con il quale si potesse interagire come un avatar fa con un mondo virtuale. Da qualche mese stiamo lavorando a una prima architettura per realizzarla ma non abbiamo trovato ancora il comune disposto a fare da pilota. Forse potremo riuscirci a Vicenza, ma ne dobbiamo parlare a Settembre. Come vedi ci si prova a fare innovazione ma devi mettere intorno a un tavolo troppe teste perché si decida qualcosa. Ci vuole tempo...
@Dario: sicuramente :)
io sostenevo proprio il contrario: via da qui, che è un postaccio! Anche le cose più innvative assumono un tono grottesco quando vengono implementate da 'ste parti.
Fuori, in più di un posto, son stato sempre assai meglio: tirato su imprese, trovato persone pronte ad sudiare opportunità... e, tra l'altro, ho sempre trovato anche un sacco di stupendi italiani felici di essere stati "innovativi" all'estero ;)
Aless_Zaccuri@lucadebiase innovazioni strettamente tecnologiche? o di qualsiasi altro tipo?
update da facebook
Simona Vogliano loro sono innovatori, italiani e stanno facendo cose pazzesche all'estero mentre in italia le amministarzioni decidono se è il caso di puntare su un'idea vincente e lasciano bruciare boschi, franare montagne, crollare dighe, esondare fiumi...
http://www.ireport.com/docs/DOC-247276
INDenverTimes.com ha annuncito che non ha raggiunto i 50mila abbonati. Non ha detto quanti ne abbia convinti. Ma fonti interne parlano di 3mila abbonati.
Intanto sono arrivati i primi dati sul traffico del sito del SeattlePI.com che ha chiuso l'edizione di carta ed è andato solo online. Il giornale, nato 146 anni fa, ha perso lettori online: è sceso a 1.4 milioni di visitatori unici in marzo, contro 1.84 milioni in febbraio e 1.80 milioni in gennaio (dati Nielsen Online). Il SeattlePI.com, ha 20 giornalisti, contro i 150 che aveva quando faceva anche l'edizione cartacea. E ha perso lettori anche contro l'edizione online del rivale The Seattle Times. Il SeattleTimes.com aveva 1.5 milioni di utenti unici in febbraio ed è arrivato a 2.2 milioni in marzo.
Insomma. Si direbbe che sia meglio un pensiero crossmediale che una strategia solo online.
Ho l'impressione che stiamo vivendo un cambiamento profondo che dà senso a idee che sembravano non averne e fa perdere senso a idee che sembravano averne... Questo è l'effetto più evidente di un cambio di paradigma.
(Un piccolo esempio: parlavo prima con Stefano Venturi... Lui diceva della telepresenza come una cosa che ora ha più senso che in passato... Non solo per risparmio, ma anche per qualità della vita... Guerci non aveva mai capito perché le teleconferenze non decollavano: ho l'impressione che non fossero abbastanza divertenti e gratificanti.. Oggi può essere diverso perché è diverso il contesto culturale... Ma è solo un esempio molto molto particolare)
Bbc:
"Microsoft has said sales in the first three months of 2009 fell 6% from the previous year - its first quarterly drop in 23 years as a public company. The world's largest software maker said profit dropped by 32% to $2.98bn (£2bn). Sales slipped to $13.65bn. Microsoft makes most of its profit selling the Windows operating system and business software such as Office. However demand has been hit by falling sales of personal computers as consumers and businesses trim spending. "We expect the weakness to continue through at least the next quarter," said the firm's chief financial officer, Chris Liddell."
E' un fenomeno significativo. Significa che la dinamica del ciclo ha contagiato la Microsoft, che prima sembrava immune. Il pc non è più una storia di crescita infinita nonostante tutto, è più simile a una commodity, e soprattutto ci sono ormai significative alternative (cloud computing, google docs, minicomputer portatili, iphone...).
Intanto
se ti interessa l'innovazione nell'ambito dell'impresa sociale a settembre organizziamo un workshop sul tema.. materiali e info su www.irisnetwork.it, ciao
Le persone che innovano, a ogni livello, sono la risposta a molti
problemi. Perché invece di scannarsi con gli altri per la spartizione
delle risorse, tendono a cercare di creare nuove risorse, nuove
opportunità per generarne.
Cerco storie di innovatori che rispondano a qualche domanda, volutamente generale:
1. Che cosa vedono davanti a sé. Qual è la cultura del futuro degli innovatori?
2. Che interpretazione dell'innovazione si danno. Distruzione creatrice? Progresso tecnico? Rottura radicale?
3. Chi sono. Quali storie esemplari si possono raccontare?
Sappiamo
delle difficoltà italiane a innovare. E sappiamo che nonostante tutto
ci sono molti innovatori che riescono nonostante tutto a realizzare la
loro idea. Dove si trovano? Con quale metodo vanno cercati e valutati?
La conversazione va avanti. Grazie!
Le prime reazioni: 17 commenti sul blog, 27 commenti su Facebook, un Tweet, un solo link (grazie a Torino Valley) e 0 commenti su FriendFeed.
Ecco i commenti:
Potresti spulciare tra gli spin-off di tutta Italia, anche con la differenza tra chi innova e chi invece si parcheggia in attesa di meglio.
Segnalo il ning "Innovatori", potrebbe essere utile: http://innovatori.ning.com/
anch'io ti segnalo http://innovatori.ning.com
e ritengo di essere un innovatore, penso a quanto ho realizzato negli 8 anni di
amministratore pubblico nella municipalità di marghera
Volevo segnalarti l'iniziativa "Premio FORUM PA Protagonisti
dell'innovazione", alla sua seconda edizione
http://www.innovatori.forumpa.it/
Un carissimo saluto
Elvira
Ciao,
ti segnalo il premio all'Innovazione Amica dell'Ambiente, promosso da circa 8
anni da Legambiente e Regione Lombardia. Ci sono diversi casi interessanti, questo
è il sito:
www.premioinnovazione.legambiente.org
Saluti,
Andrea
Luca, io vedo l'innovazione come un "semplice" processo di
miglioramento radicale.
E' difficile "scovare" esempi in Italia perchè si parla poco di
innovazione, e molte delle parole spese in giro sono forse troppo esagerate.
Un piccolo aiuto, però, mi sento di dartelo: se chiedi agli italiani all'estero che fanno innovazione, loro sapranno dirti perchè non l'hanno potuta attuare in Italia, e forse ti potranno segnalare altri innovatori, in Italia o all'estero, con cui sono entrati in contatto.
ciao Luca
il tuo post è intrigante e mi spinge a fare alcune riflessioni:
comincio dal titolo "Cercasi innovatori" chi dovrebbe cercare gli
innovatori dovrebbe essere lo stato italiano dando il via finalmente ad una
sera politica che premi il merito e la capacità di innovare.
Inoltre tu asserisci che il problema sia trovare gli innovatori dando per
scontato che esistano, ne sei davvero certo?
Il vero punto è perchè innovano? secondo me chi lo fa, lo fa solo in virtù di
un possibile busines, si è perso del tutto lo spirito che ha contraddistinto
nel passato tante scoperte fatte quasi sempre per caso....
Infine ti segnalo due innovatori, uno è Fabrizio Capobianco di Funambol e credo
che tu già lo conosca e rappresenta bene l'assioma innovazione =business
l'altro è un mio collega Vincenzo che oggi a tavola mi raccontava che stava
progettando un antifurto per la sua nuova casa basato su nuove tecnologie sw ,
questo rappresenta bene la mia idea di innovazione ovvero usare le competenze
acquisite e reinventarle per creare qualcosa di nuovo.
Sono venuto a Perugia mosso dalla stessa problematica, ti accennai che
sarebbe stato interessante, oltre che entusiasmante, poter organizzare una
serie di incontri che elicitassero la consapevolezza del tema. Con un pò di
sarcasmo ti dissi che tutti ne parlano ma nessuno sa cos'è, almeno è quello che
si nota in molte imprese nel tessuto di Macerata.
Per quadrare il cerchio di valutare i fabbisogni competitivi con Confindustria,
ho proposto di partire da un tracciato che facesse emergere quali fossero i
driver informativi per innovare, i bisogni di conoscenza quindi e mi modi per
sopperirli. Questo per togliere il preconcetto che omologa innovazione a
tecnologia, mentre questa è un fattore strategico insieme a tanti altri: i
modelli di business, organizzativi, le conoscenze dei trend, ma tutti in fondo
ancillari alle idee e alla cultura che queste presuppongono per la soluzione di
un problemi o il miglioramento di un beneficio se la soluzione già c'è.
L'esempio portante di quanto il problema sia preminentemente di ordine
culturale, lo dimostra una grossa azienda che per correttezza non cito. Le
viene presentato un progetto che per costi/benefici sarebbe stata una manna dal
ciele per qualsiasi investimento. Otteneva dal partner, una società di
trasposti locali, una concessione a costo 0 dei propri spazi pubblicitari per
un valore di circa 500.000 €. E' un progetto innovativo in Italia che rientra
nella Corporate Social Responsability (solo Tesco anche se in maniera divrsa lo
ha portato avanti), ma in questo caso il deterrente non è stata la novità. In
consiglio di amministrazione si è eccepito che la mission del progetto toccava
i punti cardine dell'impresa, che ironia della sorte sono identici, come dire
non si può esternalizzare una mission perché toglie titolarità. Quindi anche se
c'è innovazione, profitto e beneficio collettivo, una strategia del genere
andava a ledere il modello culturale ma non per defferenza ma perché è analogo.
Per tornare al tuo quesito Luca, credo che la cultura del futuro degli
innovatori sia così intrisa di complessità che è facile perdersi.
Personalmente credo sia un mix di conoscenza umanistica e scientifico. Una sociologia
economica della conoscenza che osserva i progressi scientifici ma li tocca con
le mani delle persone comuni.
Ovviamente quegli occhi dovrebbero sapere leggere le informazioni salienti e
non il tumulto di nuovi prodotti che sono solo dadi comunicativi.
La distruzione creatrice a là Shumpeter credo non esista più da molti anni, è
tutto interdipendete e intersettoriale non solo nell'ICT ma anche nei settori
ad alta creatività come la moda per esempio.
Il progesso credo sia collegare cose e conoscenze esistenti per bisogni
esistenti e non nuovi. I micropagamenti di cui si parla a parlare anche per
l'editoria potrebbe esser un esempio. Ogni famiglia italiana ha un fidelity
card e ogni insegna ha un operatore mobile virtuale ormai. Un euro di costo promozionale
potrebbe oltre che esser sostenibile avvantaggiare tutti. Ogni famiglia si
trova nella Sim, a sua volta fedelity card, le notizie al costo del quotidiano
e se le scarica a casa in famiglia. Il giornale della sera, dove tutti felici e
contenti commentano le notizie prima del tg. Ruggiero in Telecom hanni fa
diceva che aveva 60 milioni di punti vendita. Forse tocca passare dal
supermercato per averli veramente.
Linko un pensatoio dove mettono a disposizione strumenti software per fare analisi strategica di scenario. E'un progetto molto interessante perché i software permettono analisi multistakeholder che potrebbero esser utilizzati con panel di esperti, magari proprio sull'innovazione. E magari per ridurre un pò la complessità.
http://www.3ie.fr/lipsor/lipsor_uk/index_uk.htm
John Elkann, capo del capo del mio capo in una pregressa avventura editorial-pazzesca e persona squisita, da oggi pomeriggio è sicuramente un innovatore.
ciao luca,
noi qui in romagna ci stiamo provando, il progetto si chiama romagna business
club: www.romagnabusinessclub.com
il 23 di aprile abbiamo un evento a cui ti invito e a cui partecipano alcuni dei tuoi colleghi:
Corporate and Business Web
Forum - Il web per la PMI
http://www.romagnabusinessclub.com/featured-articles/23-aprile-2009-corporate-and-business-web-forum-il-web-per-la-pmi/
L'obiettivo è creare una vera e propria impresa quindi a fine di business.
Come?
fondamentalmente creando eventi per ora e diffondere la conoscenza e l'utilizzo
del web ma soprattutto la nuova cultura fondendola con quella ruspante
romagnola.....
Quando consegnarono la medaglia presidenziale al professor Peter F. Drucker
per i suoi studi di management e per le sue riconosciute capacità di predizione
e innovazione rispose semplicemente "I just look out the window and see
what's visible - but not yet seen."
L'innovatore per me è questo. E' un qualcuno che vede e realizza oggi ciò che
per altri nemmeno è da considerare.
Intorno a noi, nella nostra vita di tutti i giorni, nel lavoro incontriamo
spesso degli innovatori e a volte nemmeno ce ne accorgiamo.
Peter Drucker (http://www.druckerinstitute.com/) è un innovatore e in sua
memoria è stato anche istituito un riconoscimento che premia quelle attività
no-profit che si sono distinte per la capacità di anticipare e innovare il loro
settore o ambiente.
Nel mio lavoro mi è capitato di incontrare persone che hanno questa dote. Uno
di questi è Christian Carniato, fondatore di TSW, che più di 10 anni fa ha
visto nel Search Engine Marketing il futuro del web. Scommessa vinta. Ma è
interessante vedere cosa sta combinando nel frattempo. Una fonte inesauribile
di stimoli.
Di primo acchitto, mi viene di rispondere con un link a un progetto che mi piace molto: http://www.librino.org/ (peccato per il sito in flash)... Cito dalla presentazione:
Antonio Presti, da dieci anni, coltiva a Librino un'utopia. In questa "città-satellite" di circa 70.000 abitanti, in un territorio lasciato ai margini, privo di infrastrutture e di servizi, l'ideatore di Fiumara d'arte, "il sognatore che realizza i propri sogni"- come lo ha definito lo scrittore israeliano Meir Shalev - coltiva l'utopia della bellezza e dell'arte come forza etica. In questo spazio della contemporaneità, un non luogo che nega cittadinanza ai suoi abitanti, ha scelto d'investire sull'arte ritenendola occasione di riscatto, d'incontro, di scoperta, di gioia e di bellezza.
Guardati la Porta della Bellezza che è l'opera che stanno mettendo in piedi in questi giorni...
Agli innovatori piace usare reti neutrali (World of ends) :-O
Luca,
Io penso di essere da sempre un'innovatrice, ma dipendente. Per noi è
estremamente difficile farci notare. Si lavora nell'ombra e i risultati vengono
visti come quelli delle organizzazioni da cui dipendiamo. Ma ci siamo, ci sono.
Personalmente penso di aver fatto molto, nonostante si debbano sempre fare le
nozze coi fichi secchi, e anche bene. Ma nessuno mi conosce. Altri, liberi e
non dipendenti, possono farsi notare di più.
Ma anche noi, a libro paga di qualcuno, innoviamo.
Il commento di Laura ha tutta la mia approvazione (e solidarietà) per essere innovatori devi essere indipendente o qualcuno non innovatore che prende decisioni per te te lo impedirà... credo che in Italia ci siano innovatori ma, spesso, purtroppo chi decide non lo è.
Il tema è affascinante. Personalmente trovo che una cosa su cui siamo
carenti in Italia è la capacità di associare innovazione e
sostenibilità/modello di business, e più in generale percorsi di selezione
delle reali innovazioni, per distinguerle da "invenzioni" fine a se
stesse.
Credo che nòva stia facendo del suo per segnalare percorsi possibili.
Quanto alle persone, il problema è riuscire ad avere le competenze per
valutarne le potenzialità, e non è sempre facile.
Ti girerò una mail in proposito che potrebbe esserti utile
Le radici delle innovazioni stanno generalmente nel gioco e nella decorazione.
La metallurgia inizio' con il martellare il rame all'interno di collane e altri ornamenti molto prima che fosse utilizzata per coltelli ed armi di rame e di bronzo.
La formazione di leghe metalliche inizio' nell'ambito della gioielleria e della scultura che della produzione economica e militare.
La ruota inizio' ad essere usata in modo "frivolo"; le ruote piu' antiche a noi conosciute erano parti di giocattoli.
L'idraulica, la meccanica ed altre manifestazioni del genio umano furono sviluppate all'inizio per costruire giocattoli o come forme di intrattenimento.
Il ferro battuto fu inizalmente utilizzato per scopi decorativi nella creazione dei cancelli dei palazzi.
L'industria chimica si sviluppo' dal bisogno di colorare o decolorare i tessuti ed il vetro.
La polvere da sparo venne utilizzata prima come forma di intrattenimento per i fuochi artificiali molto prima che fosse utilizzata per scopi militare o per conquistare lo spazio con i razzi.
La prima ferrovia al mondo fu creata come forma di intratenimento a Londra.
La plastica venne dapprima utilizzata per i giocattoli e per i tasti del pianoforte come rimpiazzo a basso costo dell'avorio.
Le racchette da tennis, le mazze da golf sperimentarono le fibre di vetro e di carbonio prima degli aeroeplani.
I videogiochi al computer hanno preceduto l'uso giornaliero dei computer nello spazio lavorativo.
Il riscaldamento con i pannelli solari e' iniziato come un hobby per appassionati di fai da te.
Tutte le cose grandi nascono da cose piccole, ma le nuove piccole cose vengono sono distrutte a meno che non siano valorizzate per ragioni piu' di apprezzamento estetico che di utilita' pratica.
da facebook:
bellissima domanda!
stavo appunto leggendo questo:
http://blog.debiase.com/2009/04/cercasi-innovatori.html
Per essere innovatori sono necessarie due condizioni: bisogna esserlo e bisogna che te lo facciano fare. In Italia la seconda manca.
@dario la seconda credo che sia molto sensata
a mio avviso Luca non ce ne sono. O se ci sono, non sono messi nella condizione di.
@titti benchè tutto sia possibile, si spera almeno che qualche neurone sia rimasto...forse manca altro
Io lavoro con i fisici delle particelle. Che vivono di progetti e innovazione, di utopie, di idee apparentementemegalomani e tecnologie che non esistono ancora. Ma non ha senso parlarne individualmente. E' una impresa giocoforza collettiva, di gruppo: sono gruppi di innovatori che trovano sponde in strutture più grandi (nazionali o europee o ... Visualizza altrocomunque internazionali) che a loro volta riescono a fare lobbing politica. Alla fine l'innovazione arriva, e come. Ma questa modalità risponde alla tua domanda?
imho: sono quelli che stanno zitti, e se parlano lo fanno in inglese, in italiano solo ripetono.
forse c'è bisogno proprio di recuperare il valore dei sogni e delle utopie e se possibile di trovare uno spazio per questo anche all'interno delle scuole. chiedo troppo?
In realtà molti ambiti, tipo il design e la rete, offrono
tantetante opportunità. Che si possono cogliere, però, assumendo nuove modalità
operative, che sono assai lontane dal "non ti consentono di
innovare". Perchè in realtà nessuno ti deve consentire nulla.
Probabilmente ci sono molti "innovatori", ma pochi "imprenditori
innovatori".
Chessò: io ... Visualizza
altromi ci mantengo a far venire
"strane idee" agli imprenditori. E così una fascia di
"giovani" che "fanno cose". E che, magari, non si sentono
(giustamente) vincolate ad una certa nazione per farle, o all'aspettare che
"qualcuno te le faccia fare".
@romeo giusto appunto i grandi progetti seguono itinerari internazionali, a volte l'idea e il progetto nascono qui ma per strane dinamiche devono passare per...e dopo anni ritornare qui ..discorso lungo...quindi speriamo che si trovi presto un però , un forse per poter dire che qualcosa sta cambiando ma nella giusta direzione. A presto
vanno cercati nei vicoli del web, chi ha veramente stoffa fa poco rumore .. almeno io la vedo così, voi?
sai cosa sarebbe carino? far incontrare: imprenditore del web+ un creativo + un economista che pensa a nuovi modelli di business e vedere cosa ne esce ... tu che puoi, che hai mille contatti!
scusa ... 1903 contatti :)
@ patrizia, secondo me non cambia nulla per un semplice motivo: chi decide e chi ha soldi non ha cultura dell'innovazinoe tantomeno di internet!
@ persergio ... però se chi non ha cultura è costretto dagli eventi ... magari sono troppo ottimista eh?
è limitante pensare al modello "chi decide e chi ha i
soldi non ha cultura dell'innovazione tantomeno di internet".
Non è vero. Ovvero: è vero parzialmente in Italia e in pochi altri posti. Manca
la cultura di chi deve presentare la propria idea con un business plan, con un
piano di marketing, con un piano di sviluppo e produzione. C'è troppo la ri... Visualizza altrocerca della "svolta" e di "qualcuno che te
le faccia fare". Se si fanno le cose decenti, gli ascoltatori si trovano.
(magari non in italia.. ma in italia non c'è nemmeno il venture capital...)
Mi trova perfettamente d'accordo.
limitando il mio contributo alla pubblicità, leggete questo link:http://adage.com/agencynews/article?article_id=135438
Advertising Age è la bibbia della pubblicità mondiale
alcuni del mio settore saranno a Bilbao questo venerdì per essere premiati!http://www.startup2.eu/
Luca, perché quando parli di innovazione, come esempi citi
"Distruzione creatrice", "Progresso tecnico" e
"Rottura radicale"? O la continuità del progresso, quindi, o la
discontinuità, il salto in qualche modo violento e brusco. L'innovazione non
può essere semplicemente intepretata come "differenza" (ovviamente
qualificata, non superficiale)?
La ... Visualizza
altrocultura dell'innovazione non è
"semplicemente" - ma mai semplicità fu così complessa - la cultura
della differenza (anche nel senso filosofico del termine)?
posso segnalarti questa iniziativa di FORUM PA, alla sua
seconda edizione?
http://www.innovatori.forumpa.it/
@patrizia. I percorsi di sviluppo dei progetti hanno strade che spesso sono obbligate dalle dimensioni. Una macchina per studiare delle particelle chiamate mesoni costa qualche milione di euro. Ma poi si fa. E si porta dietro una enorme innovazione dei dispositivi più vari, da quelli elettronici a quelli ottici, dal software per il trattamento dati alla molatura di lenti e cristalli. I protaginisti di questi prcessi io li chiamo innovatori...
@romeo certo che si per fortuna! In ambito scientifico e in altri settori ...ma credo che la domanda di luca vada cercando altre risposte.a presto @lucia mi è piaciuta la tua risposta, sarebbe davvero interessante vedere come diverse professionalità riescano a wikicooperare e partecipare ;) innovativo potrebbe essere l'incontro: la nuova società del sapere.a presto
@Salvatore Puoi fare anche il business plan più robusto che vuoi, ma senza banche d'affari che ti trovano i finanziatori è tempo perso. Da noi questo meccanismo manca, mentre invece esiste negli USA.
@Elvira Ci vediamo al Forum PA... dove terrò una lecture sui mondi virtuali, allora.
Recentemente in un convegno a cui ero invitato come
relatore, si è parlato di innovazione. A chi mi ha chiesto quando si verifica
un'innovazione in una società, ho risposto che sono necessarie si realizzino
tre condizioni:
1. qualcuno deve avre un'idea (davvero) innovativa, ovvero non semplicemente
evolutiva
2. l'idea deve essere fattibile sia sul piano realizzativo che su quello
economico
3. la società deve essere disposta ad accettare il cambiamento culturale che
inevitabilmente comporta un'idea davvero innovativa...
Visualizza altro
Ad esempio, le ali di Leonardo avrebbero potuto
forse funzionare con i materiali leggeri giusti, come l'alluminio e il kevlar.
Analogamente, molte idee sono rimaste nel cassetto perché, seppure
realizzabili, imponevano un cambiamento concettuale non realizzabile al loro
tempo.
@Lucia Tre anni fa sviluppai un'idea detta città accessibile
che partiva da un concetto che molti hanno osteggiato, e cioè che in qualche
modo «siamo tutti disabili... Visualizza altro». Da
lì avevo sviluppato una visione di una città che si comportasse come un enorme
computer vivente, ovvero con il quale si potesse interagire come un avatar fa
con un mondo virtuale. Da qualche mese stiamo lavorando a una prima
architettura per realizzarla ma non abbiamo trovato ancora il comune disposto a
fare da pilota. Forse potremo riuscirci a Vicenza, ma ne dobbiamo parlare a
Settembre. Come vedi ci si prova a fare innovazione ma devi mettere intorno a
un tavolo troppe teste perché si decida qualcosa. Ci vuole tempo...
@Dario: sicuramente :)
Aless_Zaccuri@lucadebiase innovazioni strettamente
tecnologiche? o di qualsiasi altro tipo?
update da facebook
Simona Vogliano loro sono innovatori, italiani e stanno facendo cose pazzesche all'estero mentre in italia le amministarzioni decidono se è il caso di puntare su un'idea vincente e lasciano bruciare boschi, franare montagne, crollare dighe, esondare fiumi...
http://www.ireport.com/docs/DOC-247276
In questa epoca confusa e difficile, gli innovatori non mancano. Ma dove sono? Chi sono? Perché innovano?
Le persone che innovano, a ogni livello, sono la risposta a molti problemi. Perché invece di scannarsi con gli altri per la spartizione delle risorse, tendono a cercare di creare nuove risorse, nuove opportunità per generarne.
Cerco storie di innovatori che rispondano a qualche domanda, volutamente generale:
1. Che cosa vedono davanti a sé. Qual è la cultura del futuro degli innovatori?
2. Che interpretazione dell'innovazione si danno. Distruzione creatrice? Progresso tecnico? Rottura radicale?
3. Chi sono. Quali storie esemplari si possono raccontare?
Sappiamo delle difficoltà italiane a innovare. E sappiamo che nonostante tutto ci sono molti innovatori che riescono nonostante tutto a realizzare la loro idea. Dove si trovano? Con quale metodo vanno cercati e valutati?
Nion si può vivere soltanto di un insieme di dilemmi paralizzanti. Non si può vivere di polemiche e di timori. Gli innovatori che ci sono e fanno strada sono possibili nuovi modelli per una società che ne sta cercando.
Anche perché, magari, sono persone che cercano di innovare nella qualità, nella intelligenza, forse addirittura nella ricerca della felicità.
Naturalmente questo è solo un tentativo generico di aprire una ricerca. Spero molto nei consigli e nelle segnalazioni di tutti coloro che vorranno darne.
(You know, newspapers are gonna say, "We already let the horse out of the barn door. How can you charge for content? Information wants to be free." All that bullshit. As I remember, there wasn't an American in America 30 thirty years ago who paid for their television. Television was free 30 years ago. Now everybody's paying 16 bucks a month, 17 bucks a month, 70 dollars a month).
Un pezzo di tenore simile su Newsweek.
Di certo non succederà nulla del genere se non ci sarà un doppio fenomeno: l'impoverimento delle news gratuite e un salto qualitativo molto significativo nei notiziari a pagamento...
(Forse è anche perché questa votazione non è un'elezione ma neppure un vero e proprio referendum, ma una sorta di plebiscito).
Forse solo a soddisfare bizzare curiosità, tipo che a questo blog per esempio si arriva più da FriendFeed che da Facebook o da Twitter; più da BlogBabel che da Wikio o da Liquida... Più con Firefox che con Explorer (47 a 33 per cento).
In realtà, dovendo scegliere a che cosa dedicare il tempo, è più bello leggere i commenti, linkare i post interessanti, gioire dell'intelligenza altrui e seguire le tracce delle informazioni che cambiano forma e rimbalzano di post in post...
(Devo ammettere che sto trovando ormai clamorosamente più notizie e aggiornamenti nel territorio dei blog, di Twitter e compagnia che sulle agenzie... Ma forse è perché il mio lavoro è più su questo versante che su quelli tipici delle agenzie).
(sarebbe un peccato: da lettore ho l'impressione che questo blog sia più interessante per i commenti che per i post...)
La confusione delle analisi è particolarmente grande. Anche perché tutto rischia spesso di ridursi a una contrapposizione ideologica, o a una questione di soldi, o a un generale scetticismo, o a una fede assoluta nelle capacità taumaturgiche della tecnologia. Niente di tutto questo può risolvere il problema emergente: posto che i cittadini di una società democratica hanno bisogno di informazioni per decidere in modo consapevole, in quali modi risponderanno a quel bisogno nel contesto storico che si va formando?
Evidentemente non c'è una risposta, ma alcuni filoni di ricerca.
I temi di frontiera, dai quali possono giungere idee nuove, secondo me, attualmente sono:
1. L'iperlocale. I giornali di una strada o di un microsettore. Facili da sostenere e utili all'insieme dei vari organi di informazione. (vedi NyTimes)
2. La sperimentazione. Ogni tentativo è buono, pochi riusciranno, ma da questa dinamica usciranno le risposte. (Shirky)
3. L'immediatezza. Il microblogging su piattaforme tipo Twitter come nuova fonte di notizie.
4. La nuova sostenibilità. Il giornalismo di servizio e di inchiesta sostenuto dal finanziamento delle comunità di cittadini.
5. L'ecosistema dell'informazione. Il recupero di un pensiero di sistema nel settore delle notizie e le nuove relazioni tra piattaforme, editori, autori (Johnson).
Il suo gruppo di neuroscienziati sostiene - in un paper firmato da Mary Helen Immordino-Yang e altri - che Twitter può generare una forma patologica di amoralità. Perché gli esseri umani hanno bisogno di tempo per prendere decisioni moralmente consapevoli e la velocità delle relazioni che si intrattengono su Twitter non riserva alle persone quel tempo.
Gli esperimenti del gruppo hanno dimostrato che le persone rispondono correttamente a stimoli che richiedono un po' di senso morale in 6-8 secondi. Ma su Twitter, sul nuovo FriendFeed, persino in tv, quel tempo è troppo. (via Sarah Perez).
Può sembrare antiscientifico, ma leggendo questo resoconto non si può fare a meno di ridere. In effetti, viene in mente che l'umanità non ha atteso l'avvento di Twitter per dimostrarsi capace di gesti immorali.
ps: Un aggiornamento doveroso dopo il post da leggere assolutamente di Federico Bo. Damasio non è stato certamente tanto naif quanto appariva dal pezzo di Sarah Perez.
La Stampa riporta qualche particolare strano. Vendiamo alla Serbia apparecchiature elettroniche e al Kosovo "agenti tossici, chimici o biologici, gas lacrimogeni, materiali radioattivi" (pagina 11 dell'edizione cartacea di oggi).
La fonte principale il Rapporto annuale sui lineamenti di politica del Governo in materia di controllo dell'esportazione, dell'importazione e del transito dei materiali d'armamento, presentato il 31 marzo 2009 dal Presidente del Consiglio dei Ministri.
"Neuroscience has big new opportunities; I think this next 50 years is going to be the neuroscience equivalent of the understanding of DNA--the 50 years that went from DNA to the sequencing of the human genome; the same thing will happen in the neurosciences. We understand how neurons fire, but we don't understand how the brain works. There's a big gap in-between. Close that gap, and that will lead to much more robust treatments for Alzheimer's and Parkinson's and diseases that right now we treat in a sort of hit-or-miss, empirical fashion. So I think there are lots of good things to do on the research side."
Un'economia che accoglie la condivisione, la collaborazione, la ricchezza dei commons, le relazioni tra le persone, è più reale di quella che si basava soltanto sulla razionalità dell'egoismo utilitarista. La rivalutazione della dimensione della rete in un mondo che si era pensato come un sistema di gerarchie è una sorgente di opportunità culturali e organizzative.
La crisi dell'iperfinanza - del turbocapitalismo - è una dimostrazione, insieme, dell'avvento di una nuova epoca e della necessità di nuove dimensioni culturali per l'economia. La ricerca di Benkler è un'ispirazione.
Generalizzando il concetto:
1. gli albergatori dovrebbero predetendere dai loro avvocati una previsione sull'esito della causa e far loro causa se quella previsione si rivelasse sbagliata
2. i turisti dovrebbero fare causa ai meteorologi quando questi prevedono tempo bello e invece si beccano pioggia in versilia (gli albergatori dovrebbero peraltro unirsi alla causa perché tutto sommato anche a loro la pioggia dà fastidio)
3. già che ci siamo, i risparmiatori dovrebbero fare causa agli analisti che non hanno previsto il crack finanziario e gli albergatori potrebbero in questo unirsi ai risparmiatori, visto che alcuni turisti non hanno rinunciato per il tempo ma per mancanza di soldi
Da tempo si parla di crisi delle previsioni. E chiunque prendesse decisioni sulla base di quanto qui scritto lo fa a suo rischio e pericolo: il tenutario del presente blog non è responsabile di decisioni sbagliate.
Uno consosce i fatti e le dinamiche, le governa con dolcezza, reagendo agli avvenimenti in base a una bussola interiore che gli consente dirigere la barca. L'altro ha delle idee e le impone, talvolta ottenendo molto, talaltra sbagliando.
Il primo reagisce, il secondo provoca reazioni. Il primo ha bisogno di una morale. Il secondo ha bisogno di una visione. Entrambi non esistono senza un pensiero sofisticatissimo. Anche loro, come tutti, sono alberi da giudicare in base ai frutti.
Lui parlava di biopolitica. Lo riassume Carlo Alberto Defanti, su MicroMega: "Con questo termine Foucault voleva indicare il crescente coinvolgimento della vita naturale dell'uomo nei meccanismi del potere".
Da Wikipedia: "Per Michel Foucault la biopolitica è il terreno in cui agiscono le pratiche con le quali la rete di poteri gestisce le discipline del corpo e le regolazioni delle popolazioni. È un'area di incontro tra potere e sfera della vita. Un incontro che si realizza pienamente in un'epoca precisa: quella dell'esplosione del capitalismo".
E' biopolitica il gesto di Englaro e di chi lo ha avversato. E' biopolitica il corpo del capo in Abruzzo. Ed è biopolitica la televisione che ci insegna a consumare il nostro corpo.
Si può discutere se questo sia innovativo, ma è interessante l'obiezione di Paul Boutin che dice più o meno: ho guardato il sito, non ci ho trovato nulla da leggere, e mi domando che cosa ce ne facciamo di un modello di business innovativo se i contenuti sono poco innovativi?
Mossberg è di solito concentrato sulla tecnologia. Ed evidentemente pensa al nuovo giornale come a una tecnologia, senza pensare a come viene utilizzata perché in fondo si limita a offrire l'opportunità di utilizzi intelligenti o stupidi.
Ma nel settore dei giornali - e in generale delle attività che più o meno hanno a che fare con la produzione culturale - i mezzi, i messaggi, i modelli di business vanno presi come un insieme integrato, i cui elementi non possono essere troppo incoerenti tra loro.
Il problema è che se ci si concentra solo sulla piattaforma, nei giornali, non si va da nessuna parte: non serve difendere la carta, sostenere internet, immaginare la crossmedialità, se non si lavora contemporaneamente anche alla cultura dei giornalisti, alla qualità dei contenuti, alla innovatività del percorso culturale che i giornali decidono di intraprendere.
Nessuno di abbona a un decoder, dicevano a Canal+. E qui diciamo che il giornale non è la sua carta. Ma adesso vale la pena anche di dire che quello che tutti noi vogliamo è semplire: vogliamo accedere a piccoli o grandi frutti dell'intelligenza per vivere meglio. Ovunque si trovino sono i benvenuti.

Quindi, l'inizio è buono. E sinceramente sono convinto che il tentativo di far seguire a queste parole le azioni sarà fatto fino in fondo. La consapevolezza del cambiamento radicale che stiamo vivendo insieme alla ragionevolezza nei confronti di ciò che è difficile cambiare - e la biografia del direttore le dimostrano entrambe - è un punto di partenza da leggere con attenzione. La speranza non va mai abbandonata.
Per questo, salutando con gioia i commenti in prima pagina di Martin Wolf e Nassim Taleb, in segno di augurio, obbedisco all'ordine di mettere la cravatta. (Mica per tutta la vita, eh...).
"Maniche tirate su da uomo del fare, il premier operaio mostra una cartina (...)".
"Il presidente del Consiglio indossa un casco rosso dei vigili del fuoco, s'informa sulle crepe più gravi, quelle a forma di X, già dialoga tecnico tra i tecnici".
Il lamento sulle tasse è sempre interessato.
Nel suo libro, Massimo Gaggi riporta una stima delle perdite: tra settembre 2007 e novembre 2008 sono spariti 9mila miliardi di dollari, secondo le stime della Global Insight, una cifra quasi pari ai Pil di Francia, Italia, Germania e Gran Bretagna messi insieme! Il 63 per cento del Pil degli Stati Uniti... (Anche se è sempre sbagliato confrontare un patrimonio scomparso con il reddito generato in un anno...).
Zampaglione sulla Repubblica di oggi dice che il Fondo Monetario Internazionale stima 4 miliardi in titoli tossici ancora in possesso delle banche.
Sull'Ft, oggi, si dice che secondo TriOptima il valore del settore dei derivati è più che dimezzato in 18 mesi scendendo ora a 30mila miliardi di dollari. Come dire, parrebbe, che sono spariti 30mila miliardi.
E per le parole che girano sul territorio devastato, piene delle più pericolose buone intenzioni. Uhe, si fa una bella new town... Lasciate perdere il vecchio centro. Facciamo una città tutta nuova... Il sindaco dice di no. Il senso della nostra vita è qui dove siamo sempre stati.
C'è un tempo per piangere e un tempo per ricostruire. Ma è sempre il tempo per riflettere.
Dicono che ci stanno lavorando.
A sua volta, sul giornale cartaceo, il Sole 24 Ore ha deciso di aggiungere la dicitura "Riproduzione riservata" in fondo a tutti gli articoli. Per combattere le rassegne stampa che fotocopiano e distribuiscono i contenuti. Tutte le pagine, i servizi e gli inserti si devono adeguare alla direttiva.

La percentuale di iscritti a Facebook che vanno almeno una volta al mese sul sito però sembra meno grande della percentuale degli iscritti a Twitter che vanno almeno una volta sul sito.
L'impressione meriterebbe un controllo.
La mattina presto dopo il terremoto Cnn e Bbc hanno cercato testimoni via Twitter per poter avere informazioni di prima mano.
Un'occasione terribile per trovare un esempio del rapporto di collaborazione che può emergere tra il sistema delle news professionali e le informazioni che si scambiano le persone. I giornali che ne vogliano fare buon uso dovrebbero conoscerne bene le possibilità.
E c'è un resoconto sul Corriere.
"American journalism is in a period of terror. The invention of the Internet has caused a fundamental shift not just in the platform for information--screen as opposed to paper--but in the way people seek information. In evolutionary terms, it's a sudden drastic change of climate. One age passes and a new one begins. Species that survive the transition are generally not the kings of the old era".
Il Center for media change ha lanciato ReelChanges, un sito per organizzare documentari finanziati da una comunità di sostenitori, e Spot.us, un servizio per organizzare giornalismo a sua volta finanziasto dai cittadini. Nel frattempo, lo Huffington Post sta organizzando una raccolta di fondi per sostenere giornalisti investigativi freelance nel loro lavoro.
E' chiaro che si tratta di una conseguenza dell'idea secondo la quale il giornalismo è un servizio essenziale per la democrazia e che dunque le comunità dei cittadini possono scegliere se e quanto pagare il lavoro dei cittadini che vi si dedicano.
Se n'è parlato spesso su questo blog. Ma l'idea sta ormai diventando realtà.
H-Farm è una realtà innovatva ve sè stessa, che ha l'obiettivo di scovare idee innovative per aiutarle a svilupparsi e produrre nuovi business.
Luca,
secondo me potresti organizzare una cosa del genere: un "evento" online, della durata di due ore, su Friendfeed/twitter, dedicato ad una discussione sull'innovazione in Italia.
Primo, sarebbe un buon segno per dimostrare che si parla di innovazione... facendo innovazione :)
Secondo, potresti raccogliere molti contributi da gente diversa.
Terzo: sarebbe ottimo creare un evento parallelo, o successivo, in lingua inglese, coinvolgendo persone anche al di fuori della ristretta cerchia italiana.
Ultimo breve commento: sono stufo di sentire persone che si chiedono "dov'è l'innovazione in Italia"? L'innovazione c'è sicuramente, il problema è che semmai non ha gli strumenti per essere realizzata. Lo dimostra l'alta considerazione che all'estero hanno di noi, sia tecnicamente che in termini di inventiva e iniziativa.
Fammi sapere se l'idea dell'evento online ti sembra intelligente.
Ripeto questo commento sul mio blog, spero porti qualche visita e contributo in più :)
Bella l'idea di un incontro! Sarebbe interessante creare un evento "aperitivo innovativo" dove persone interessate ad esserlo ne incontrano altre e ne discutono. L'evento potrebbe essere trasmesso in streaming, con un sistema di chat o FriendFeed per le persone che lo vogliono seguire da casa.
(2gg fa si è verificato la stessa cosa ad un lancio di un portale tripwolf a cui ho partecipato, ma la cosa è stata involontaria)
che ne pensate?
Credo che quela di Simone sia un'idea bellissima e con molte potenzialita'.
Sono d'accordo con chi dice che l'innovazione, o meglio gli innovatori, in Italia ci sono ma (purtroppo) non riescono ad emergere. Io credo che il problema sia (ancor prima che nella mancanza di risorse) nella "dispersione" e nell'isolamento in cui molte iniziative di innovazione avvengono.
Quindi un evento del genere potrebbe diventare un catalizzatore di attenzione e relazioni tra gli innovatori, no?
L'innovazione e' una scintilla che provocano crescita tecnologica ed economica. Quando gli uomini si ritrovano a vivere, produrre e consumare in economie cittadine vibranti, spesso riescono a sviluppare nuove idee che, applicate in particolari situazioni, luoghi e tempi, diventano motori di sviluppo economico.
Questo e' accaduto nel caso di Taiwan negli anni '60 e nel caso del Nord Est Italiano negli anni '70. Questo accade ancora oggi nelle dinamiche economie delle citta' che si affacciano sull'Oceano Pacifico.
Raramente alcuna crescita economica e stata sviluppata da contributi pubblici rivolti a pioggia al mondo della ricerca. In Unione Sovietica, si sono sviluppate straordinarie competenze nel campo della ricerca nucleare, ma tale ricerca e' andata a rivolgersi per lo piu' alla produzione bellica e non si e' evoluta da essa.
Spesso le innovazioni sono piccole, quasi insignificanti, esse si ritrovano nel mondo della produzione e con essa continuamente interagiscono senza che vi sia il bisogno di un contributo dallo Stato o di un costoso centro di ricerca finanziato da una grande multinazionale.
Non sto dicendo che tali soldi siano sempre spesi male, ma che l'innovazione e l'improvvisazione colgono il loro apice quando sono in parte dettati da necesssita' produttive contingenti e portate avanti da persone che sanno applicare idee a pratica.
Come fare ad instillare qualche seme di genialita' applicata? Come spingere le persone ad interessarsi di tecnologia e a "sporcarsi" almeno un po' le mani attraverso il processo di innovazione e produzione?
San Francisco e la sua area metropolitana hanno generato scintille di innovazione grazie ai suoi improvvisatori e innovatori. Tali imporvvisatori erano in genere ragazzini che provavano nuovi macchinari nel loro garage o dietro i banchi di scuola. E' il caso di Steve Jobs e di Steve Wozniak che iniziarono la rivoluzione del PC dal loro garage, e di Sergey Brin e Larry Page che hanno ideato gli algoritmi di Google mentre erano ancora a scuola.
A San Francisco si e' trovata una risposta alla domanda di nuove inventzioni con una fiera chiamata Maker Faire, dove si pagano $25 per partecipare ad un evento di creativita' di gruppo dove si gioca con micro-chip e transistors per creare nuovi strumenti elettronici. Alcuni di questi strumenti sono poco piu' che giocattoli, ma altri potrebbero diventare i telefoni cellulari, i PC o i robot del futuro. Il festival è un raduno di "secchioni", ma in più ha il gusto del "fai da te", l'aggiunta di scienziati casalinghi, di pensatori, di artisti e di artigiani. Quest'anno i loro progetti elettronici includono robot sputa-fuoco, computers indossabili, stampanti tridimensionali e torte motorizzate (anche se non mi è ben chiaro cosa siano).
Tutti sono incoraggiati a sporcarsi le mani costruendo i propri circuiti elettrici, creare nuovi articoli tecnologici e lanciare i loro razzi. Questo è il terzo anno della Maker Faire. Lo scorso anno vi parteciparono più di 40,000 persone e più di 20,000 persone hanno partecipato ad un simile evento in Texas.
L'idea di giocare con la tecnologia in un modo così nuovo può sembrare quasi superflua. Ma questo è il sale dell'innovazione, almeno secondo il parere di Tim O'Reilly, fondatore di O'Reilly Media, una società editoriale che pubblica le riviste Make e Craft. O'Reilly è un guru della tecnologia ed e' stato l'inventore del termine Web 2.0 che cattura la tendenza di creare maggiore interattività, nello scambio di informazioni e nella collaborazione tra Internauti.
I computers, i chip, i sensori e gli altri componenti elettronici non sono mai stati così a buon mercato. Questo significa che i vari gadgets ad alta tecnologia stanno diventando beni usa e getta. Quindi possono essere smontati e riutilizzati per costruire cose nuove. Una vecchia macchina fotografica digitale, ad esempio, può essere collegata ad un aquilone per fare fotografie dall'alto, oppure, se l'aquilone si collega ad un navigatore satellitare ed ad altri dispositivi, si puo' creare un aquilone automatico, che voli senza il controllo dell'uomo.
Inoltre, Internet sta aiutando persone di tutto il mondo a scambiarsi informazioni sui loro progetti. Siti web come Instructables.com e wiki-How.com sono diventati popolari luoghi di incontro per i nuovi inventori. Essi si fanno portatori dell'ideologia dell' "open source", dove il flusso di idee innovative si scambia gratuitamente. Questo modello iniziò per gli sviluppatori di software, ma si sta rapidamente espandendo in altri campi.
Come molte altre cose che stanno accadendo a questa Fiera dell'innovazione, incoraggiano a maggiore innovatività.
Anche se il Maker Faire e' un evento piu' diverente che utile, esso permette di instillare il seme dell'innovazione e dell'improvvisazion, che portano crescita e succeso economico; se l'improvvisazione funziona, il motivo del suo successo non e' teorico, ma pratico.
Credo che una Maker Faire che coinvolgesse giovani e inventori di ogni genere avrebbe un notevole successo anche nelle citta' Italiane.
mah...io avrei un po' di soggezione ad (ab)usare il termine di innovazione. Non mi sento un innovatore, però l'unica cosa che mi sembra di aver capito è che l'innovazione si catalizza quanto più è distribuita nel numero delle persone coinvolte.
Pertanto, vorrei essere della partita, magari ai margini, ma vorrei prima osservare e poi se ci riesco, un giorno partecipare a quest'iniziativa. Ma se potremo innovare lo scopriremo solo ex-post, così ho capito dall'economista Schumpeter quando parla di "Distruzione Creativa". Se ci fermiamo prima potremmo vedere solo la distruzione. IMHO
Se comprasti il primo personal ( Vic 20 della Commodore) negli Stati Uniti 2 mesi prima che venisse commercializzato in Italia.
Se ti sei presentato a chiedere, primo nella tua citta', il collegamento a internet quando i providers erano solo quelli dell'universita'.
Se hai messo sul tetto della tua casetta 15 pannelli fotovoltaici, e lo hai fatto 3 anni fa.
Hai diritto a considerarti una persona attenta al futuro e quindi all'innovazione.... o e' solo smisurata autostima?
Antonio Santangelo vede un buon segno nella partecipazione finora emersa. E Ubuntista approva.
Intanto flaviano, aggiunge: on April 22, 2009 10:04 PM
se ti interessa l'innovazione nell'ambito dell'impresa sociale a settembre organizziamo un workshop sul tema.. materiali e info su www.irisnetwork.it, ciao
Le prime reazioni: 17 commenti sul blog, 27 commenti su Facebook, un Tweet, un solo link (grazie a Torino Valley) e 0 commenti su FriendFeed.
Ecco i commenti:
By Dario Salvelli on April 21, 2009 1:16 PM
Potresti spulciare tra gli spin-off di tutta Italia, anche con la differenza tra chi innova e chi invece si parcheggia in attesa di meglio.
By Giuliana Guazzaroni on April 21, 2009 1:58 PM
Segnalo il ning "Innovatori", potrebbe essere utile: http://innovatori.ning.com/
By Vittorio on April 21, 2009 2:38 PM
anch'io ti segnalo http://innovatori.ning.com
e ritengo di essere un innovatore, penso a quanto ho realizzato negli 8 anni di amministratore pubblico nella municipalità di marghera
By Elvira on April 21, 2009 3:18 PM
Volevo segnalarti l'iniziativa "Premio FORUM PA Protagonisti dell'innovazione", alla sua seconda edizione
http://www.innovatori.forumpa.it/
Un carissimo saluto
Elvira
By Andrea on April 21, 2009 3:37 PM
Ciao,
ti segnalo il premio all'Innovazione Amica dell'Ambiente, promosso da circa 8 anni da Legambiente e Regione Lombardia. Ci sono diversi casi interessanti, questo è il sito:
www.premioinnovazione.legambiente.org
Saluti,
Andrea
By Simone Brunozzi on April 21, 2009 4:39 PM
Luca, io vedo l'innovazione come un "semplice" processo di miglioramento radicale.
E' difficile "scovare" esempi in Italia perchè si parla poco di innovazione, e molte delle parole spese in giro sono forse troppo esagerate.
Un piccolo aiuto, però, mi sento di dartelo: se chiedi agli italiani all'estero che fanno innovazione, loro sapranno dirti perchè non l'hanno potuta attuare in Italia, e forse ti potranno segnalare altri innovatori, in Italia o all'estero, con cui sono entrati in contatto.
By antonio savarese on April 21, 2009 5:52 PM
ciao Luca
il tuo post è intrigante e mi spinge a fare alcune riflessioni:
comincio dal titolo "Cercasi innovatori" chi dovrebbe cercare gli innovatori dovrebbe essere lo stato italiano dando il via finalmente ad una sera politica che premi il merito e la capacità di innovare.
Inoltre tu asserisci che il problema sia trovare gli innovatori dando per scontato che esistano, ne sei davvero certo?
Il vero punto è perchè innovano? secondo me chi lo fa, lo fa solo in virtù di un possibile busines, si è perso del tutto lo spirito che ha contraddistinto nel passato tante scoperte fatte quasi sempre per caso....
Infine ti segnalo due innovatori, uno è Fabrizio Capobianco di Funambol e credo che tu già lo conosca e rappresenta bene l'assioma innovazione =business l'altro è un mio collega Vincenzo che oggi a tavola mi raccontava che stava progettando un antifurto per la sua nuova casa basato su nuove tecnologie sw , questo rappresenta bene la mia idea di innovazione ovvero usare le competenze acquisite e reinventarle per creare qualcosa di nuovo.
By Emanuele on April 21, 2009 6:55 PM
Sono venuto a Perugia mosso dalla stessa problematica, ti accennai che sarebbe stato interessante, oltre che entusiasmante, poter organizzare una serie di incontri che elicitassero la consapevolezza del tema. Con un pò di sarcasmo ti dissi che tutti ne parlano ma nessuno sa cos'è, almeno è quello che si nota in molte imprese nel tessuto di Macerata.
Per quadrare il cerchio di valutare i fabbisogni competitivi con Confindustria, ho proposto di partire da un tracciato che facesse emergere quali fossero i driver informativi per innovare, i bisogni di conoscenza quindi e mi modi per sopperirli. Questo per togliere il preconcetto che omologa innovazione a tecnologia, mentre questa è un fattore strategico insieme a tanti altri: i modelli di business, organizzativi, le conoscenze dei trend, ma tutti in fondo ancillari alle idee e alla cultura che queste presuppongono per la soluzione di un problemi o il miglioramento di un beneficio se la soluzione già c'è. L'esempio portante di quanto il problema sia preminentemente di ordine culturale, lo dimostra una grossa azienda che per correttezza non cito. Le viene presentato un progetto che per costi/benefici sarebbe stata una manna dal ciele per qualsiasi investimento. Otteneva dal partner, una società di trasposti locali, una concessione a costo 0 dei propri spazi pubblicitari per un valore di circa 500.000 €. E' un progetto innovativo in Italia che rientra nella Corporate Social Responsability (solo Tesco anche se in maniera divrsa lo ha portato avanti), ma in questo caso il deterrente non è stata la novità. In consiglio di amministrazione si è eccepito che la mission del progetto toccava i punti cardine dell'impresa, che ironia della sorte sono identici, come dire non si può esternalizzare una mission perché toglie titolarità. Quindi anche se c'è innovazione, profitto e beneficio collettivo, una strategia del genere andava a ledere il modello culturale ma non per defferenza ma perché è analogo.
Per tornare al tuo quesito Luca, credo che la cultura del futuro degli innovatori sia così intrisa di complessità che è facile perdersi.
Personalmente credo sia un mix di conoscenza umanistica e scientifico. Una sociologia economica della conoscenza che osserva i progressi scientifici ma li tocca con le mani delle persone comuni.
Ovviamente quegli occhi dovrebbero sapere leggere le informazioni salienti e non il tumulto di nuovi prodotti che sono solo dadi comunicativi.
La distruzione creatrice a là Shumpeter credo non esista più da molti anni, è tutto interdipendete e intersettoriale non solo nell'ICT ma anche nei settori ad alta creatività come la moda per esempio.
Il progesso credo sia collegare cose e conoscenze esistenti per bisogni esistenti e non nuovi. I micropagamenti di cui si parla a parlare anche per l'editoria potrebbe esser un esempio. Ogni famiglia italiana ha un fidelity card e ogni insegna ha un operatore mobile virtuale ormai. Un euro di costo promozionale potrebbe oltre che esser sostenibile avvantaggiare tutti. Ogni famiglia si trova nella Sim, a sua volta fedelity card, le notizie al costo del quotidiano e se le scarica a casa in famiglia. Il giornale della sera, dove tutti felici e contenti commentano le notizie prima del tg. Ruggiero in Telecom hanni fa diceva che aveva 60 milioni di punti vendita. Forse tocca passare dal supermercato per averli veramente.
Linko un pensatoio dove mettono a disposizione strumenti software per fare analisi strategica di scenario. E'un progetto molto interessante perché i software permettono analisi multistakeholder che potrebbero esser utilizzati con panel di esperti, magari proprio sull'innovazione. E magari per ridurre un pò la complessità.
http://www.3ie.fr/lipsor/lipsor_uk/index_uk.htm
By Marco on April 21, 2009 7:39 PM
John Elkann, capo del capo del mio capo in una pregressa avventura editorial-pazzesca e persona squisita, da oggi pomeriggio è sicuramente un innovatore.
By cristianmazz on April 21, 2009 8:01 PM
ciao luca,
noi qui in romagna ci stiamo provando, il progetto si chiama romagna business club: www.romagnabusinessclub.com
il 23 di aprile abbiamo un evento a cui ti invito e a cui partecipano alcuni dei tuoi colleghi:
Corporate and Business Web Forum - Il web per la PMI
http://www.romagnabusinessclub.com/featured-articles/23-aprile-2009-corporate-and-business-web-forum-il-web-per-la-pmi/
L'obiettivo è creare una vera e propria impresa quindi a fine di business. Come?
fondamentalmente creando eventi per ora e diffondere la conoscenza e l'utilizzo del web ma soprattutto la nuova cultura fondendola con quella ruspante romagnola.....
By Marco on April 21, 2009 10:43 PM
Quando consegnarono la medaglia presidenziale al professor Peter F. Drucker per i suoi studi di management e per le sue riconosciute capacità di predizione e innovazione rispose semplicemente "I just look out the window and see what's visible - but not yet seen."
L'innovatore per me è questo. E' un qualcuno che vede e realizza oggi ciò che per altri nemmeno è da considerare.
Intorno a noi, nella nostra vita di tutti i giorni, nel lavoro incontriamo spesso degli innovatori e a volte nemmeno ce ne accorgiamo.
Peter Drucker (http://www.druckerinstitute.com/) è un innovatore e in sua memoria è stato anche istituito un riconoscimento che premia quelle attività no-profit che si sono distinte per la capacità di anticipare e innovare il loro settore o ambiente.
Nel mio lavoro mi è capitato di incontrare persone che hanno questa dote. Uno di questi è Christian Carniato, fondatore di TSW, che più di 10 anni fa ha visto nel Search Engine Marketing il futuro del web. Scommessa vinta. Ma è interessante vedere cosa sta combinando nel frattempo. Una fonte inesauribile di stimoli.
By Nicola on April 21, 2009 11:31 PM
Di primo acchitto, mi viene di rispondere con un link a un progetto che mi piace molto: http://www.librino.org/ (peccato per il sito in flash)... Cito dalla presentazione:
Antonio Presti, da dieci anni, coltiva a Librino un'utopia. In questa "città-satellite" di circa 70.000 abitanti, in un territorio lasciato ai margini, privo di infrastrutture e di servizi, l'ideatore di Fiumara d'arte, "il sognatore che realizza i propri sogni"- come lo ha definito lo scrittore israeliano Meir Shalev - coltiva l'utopia della bellezza e dell'arte come forza etica. In questo spazio della contemporaneità, un non luogo che nega cittadinanza ai suoi abitanti, ha scelto d'investire sull'arte ritenendola occasione di riscatto, d'incontro, di scoperta, di gioia e di bellezza.
Guardati la Porta della Bellezza che è l'opera che stanno mettendo in piedi in questi giorni...
By Nicola on April 21, 2009 11:40 PM
Agli innovatori piace usare reti neutrali (World of ends) :-O
By Laura on April 22, 2009 8:26 AM
Luca,
Io penso di essere da sempre un'innovatrice, ma dipendente. Per noi è estremamente difficile farci notare. Si lavora nell'ombra e i risultati vengono visti come quelli delle organizzazioni da cui dipendiamo. Ma ci siamo, ci sono. Personalmente penso di aver fatto molto, nonostante si debbano sempre fare le nozze coi fichi secchi, e anche bene. Ma nessuno mi conosce. Altri, liberi e non dipendenti, possono farsi notare di più.
Ma anche noi, a libro paga di qualcuno, innoviamo.
By Mauro on April 22, 2009 10:31 AM
Il commento di Laura ha tutta la mia approvazione (e solidarietà) per essere innovatori devi essere indipendente o qualcuno non innovatore che prende decisioni per te te lo impedirà... credo che in Italia ci siano innovatori ma, spesso, purtroppo chi decide non lo è.
By Asa on April 22, 2009 11:35 AM
Il tema è affascinante. Personalmente trovo che una cosa su cui siamo carenti in Italia è la capacità di associare innovazione e sostenibilità/modello di business, e più in generale percorsi di selezione delle reali innovazioni, per distinguerle da "invenzioni" fine a se stesse.
Credo che nòva stia facendo del suo per segnalare percorsi possibili.
Quanto alle persone, il problema è riuscire ad avere le competenze per valutarne le potenzialità, e non è sempre facile.
Ti girerò una mail in proposito che potrebbe esserti utile
By Aldo de Rossi on April 22, 2009 1:34 PM
Le radici delle innovazioni stanno generalmente nel gioco e nella decorazione.
La metallurgia inizio' con il martellare il rame all'interno di collane e altri ornamenti molto prima che fosse utilizzata per coltelli ed armi di rame e di bronzo.
La formazione di leghe metalliche inizio' nell'ambito della gioielleria e della scultura che della produzione economica e militare.
La ruota inizio' ad essere usata in modo "frivolo"; le ruote piu' antiche a noi conosciute erano parti di giocattoli.
L'idraulica, la meccanica ed altre manifestazioni del genio umano furono sviluppate all'inizio per costruire giocattoli o come forme di intrattenimento.
Il ferro battuto fu inizalmente utilizzato per scopi decorativi nella creazione dei cancelli dei palazzi.
L'industria chimica si sviluppo' dal bisogno di colorare o decolorare i tessuti ed il vetro.
La polvere da sparo venne utilizzata prima come forma di intrattenimento per i fuochi artificiali molto prima che fosse utilizzata per scopi militare o per conquistare lo spazio con i razzi.
La prima ferrovia al mondo fu creata come forma di intratenimento a Londra.
La plastica venne dapprima utilizzata per i giocattoli e per i tasti del pianoforte come rimpiazzo a basso costo dell'avorio.
Le racchette da tennis, le mazze da golf sperimentarono le fibre di vetro e di carbonio prima degli aeroeplani.
I videogiochi al computer hanno preceduto l'uso giornaliero dei computer nello spazio lavorativo.
Il riscaldamento con i pannelli solari e' iniziato come un hobby per appassionati di fai da te.
Tutte le cose grandi nascono da cose piccole, ma le nuove piccole cose vengono sono distrutte a meno che non siano valorizzate per ragioni piu' di apprezzamento estetico che di utilita' pratica.
da facebook:
Patrizia Filippetti alle 13.14 del 21 aprile
bellissima domanda!
stavo appunto leggendo questo:
http://blog.debiase.com/2009/04/cercasi-innovatori.html
Dario De Judicibus alle 13.19 del 21 aprile
Per essere innovatori sono necessarie due condizioni: bisogna esserlo e bisogna che te lo facciano fare. In Italia la seconda manca.
Patrizia Filippetti alle 13.22 del 21 aprile
@dario la seconda credo che sia molto sensata
Titti Ruberto alle 13.29 del 21 aprile
a mio avviso Luca non ce ne sono. O se ci sono, non sono messi nella condizione di.
Patrizia Filippetti alle 13.34 del 21 aprile tramite Facebook Mobile
@titti benchè tutto sia possibile, si spera almeno che qualche neurone sia rimasto...forse manca altro
Romeo Bassoli alle 13.34 del 21 aprile
Io lavoro con i fisici delle particelle. Che vivono di progetti e innovazione, di utopie, di idee apparentementemegalomani e tecnologie che non esistono ancora. Ma non ha senso parlarne individualmente. E' una impresa giocoforza collettiva, di gruppo: sono gruppi di innovatori che trovano sponde in strutture più grandi (nazionali o europee o ... Visualizza altrocomunque internazionali) che a loro volta riescono a fare lobbing politica. Alla fine l'innovazione arriva, e come. Ma questa modalità risponde alla tua domanda?
Claudio Andrea Vinco alle 13.38 del 21 aprile
imho: sono quelli che stanno zitti, e se parlano lo fanno in inglese, in italiano solo ripetono.
Arianna Geith alle 13.40 del 21 aprile
forse c'è bisogno proprio di recuperare il valore dei sogni e delle utopie e se possibile di trovare uno spazio per questo anche all'interno delle scuole. chiedo troppo?
Salvatore Iaconesi alle 13.42 del 21 aprile
In realtà molti ambiti, tipo il design e la rete, offrono tantetante opportunità. Che si possono cogliere, però, assumendo nuove modalità operative, che sono assai lontane dal "non ti consentono di innovare". Perchè in realtà nessuno ti deve consentire nulla.
Probabilmente ci sono molti "innovatori", ma pochi "imprenditori innovatori".
Chessò: io ... Visualizza altromi ci mantengo a far venire "strane idee" agli imprenditori. E così una fascia di "giovani" che "fanno cose". E che, magari, non si sentono (giustamente) vincolate ad una certa nazione per farle, o all'aspettare che "qualcuno te le faccia fare".
Patrizia Filippetti alle 13.48 del 21 aprile tramite Facebook Mobile
@romeo giusto appunto i grandi progetti seguono itinerari internazionali, a volte l'idea e il progetto nascono qui ma per strane dinamiche devono passare per...e dopo anni ritornare qui ..discorso lungo...quindi speriamo che si trovi presto un però , un forse per poter dire che qualcosa sta cambiando ma nella giusta direzione. A presto
Lucia Montauti alle 13.52 del 21 aprile
vanno cercati nei vicoli del web, chi ha veramente stoffa fa poco rumore .. almeno io la vedo così, voi?
Lucia Montauti alle 13.55 del 21 aprile
sai cosa sarebbe carino? far incontrare: imprenditore del web+ un creativo + un economista che pensa a nuovi modelli di business e vedere cosa ne esce ... tu che puoi, che hai mille contatti!
Lucia Montauti alle 13.59 del 21 aprile
scusa ... 1903 contatti :)
Piersergio Trapani alle 14.00 del 21 aprile
@ patrizia, secondo me non cambia nulla per un semplice motivo: chi decide e chi ha soldi non ha cultura dell'innovazinoe tantomeno di internet!
Lucia Montauti alle 14.02 del 21 aprile
@ persergio ... però se chi non ha cultura è costretto dagli eventi ... magari sono troppo ottimista eh?
Salvatore Iaconesi alle 14.08 del 21 aprile
è limitante pensare al modello "chi decide e chi ha i soldi non ha cultura dell'innovazione tantomeno di internet".
Non è vero. Ovvero: è vero parzialmente in Italia e in pochi altri posti. Manca la cultura di chi deve presentare la propria idea con un business plan, con un piano di marketing, con un piano di sviluppo e produzione. C'è troppo la ri... Visualizza altrocerca della "svolta" e di "qualcuno che te le faccia fare". Se si fanno le cose decenti, gli ascoltatori si trovano. (magari non in italia.. ma in italia non c'è nemmeno il venture capital...)
Roberto Marchionni alle 14.34 del 21 aprile
Mi trova perfettamente d'accordo.
limitando il mio contributo alla pubblicità, leggete questo link:http://adage.com/agencynews/article?article_id=135438
Advertising Age è la bibbia della pubblicità mondiale
Lucia Predolin alle 14.41 del 21 aprile
alcuni del mio settore saranno a Bilbao questo venerdì per essere premiati!http://www.startup2.eu/
Riccardo Sorrentino alle 14.43 del 21 aprile
Luca, perché quando parli di innovazione, come esempi citi "Distruzione creatrice", "Progresso tecnico" e "Rottura radicale"? O la continuità del progresso, quindi, o la discontinuità, il salto in qualche modo violento e brusco. L'innovazione non può essere semplicemente intepretata come "differenza" (ovviamente qualificata, non superficiale)?
La ... Visualizza altrocultura dell'innovazione non è "semplicemente" - ma mai semplicità fu così complessa - la cultura della differenza (anche nel senso filosofico del termine)?
Elvira Zollerano alle 15.15 del 21 aprile
posso segnalarti questa iniziativa di FORUM PA, alla sua seconda edizione?
http://www.innovatori.forumpa.it/
Romeo Bassoli alle 15.16 del 21 aprile
@patrizia. I percorsi di sviluppo dei progetti hanno strade che spesso sono obbligate dalle dimensioni. Una macchina per studiare delle particelle chiamate mesoni costa qualche milione di euro. Ma poi si fa. E si porta dietro una enorme innovazione dei dispositivi più vari, da quelli elettronici a quelli ottici, dal software per il trattamento dati alla molatura di lenti e cristalli. I protaginisti di questi prcessi io li chiamo innovatori...
Patrizia Filippetti alle 16.59 del 21 aprile tramite Facebook Mobile
@romeo certo che si per fortuna! In ambito scientifico e in altri settori ...ma credo che la domanda di luca vada cercando altre risposte.a presto @lucia mi è piaciuta la tua risposta, sarebbe davvero interessante vedere come diverse professionalità riescano a wikicooperare e partecipare ;) innovativo potrebbe essere l'incontro: la nuova società del sapere.a presto
Dario De Judicibus alle 17.00 del 21 aprile
@Salvatore Puoi fare anche il business plan più robusto che vuoi, ma senza banche d'affari che ti trovano i finanziatori è tempo perso. Da noi questo meccanismo manca, mentre invece esiste negli USA.
Dario De Judicibus alle 17.01 del 21 aprile
@Elvira Ci vediamo al Forum PA... dove terrò una lecture sui mondi virtuali, allora.
Dario De Judicibus alle 17.06 del 21 aprile
Recentemente in un convegno a cui ero invitato come relatore, si è parlato di innovazione. A chi mi ha chiesto quando si verifica un'innovazione in una società, ho risposto che sono necessarie si realizzino tre condizioni:
1. qualcuno deve avre un'idea (davvero) innovativa, ovvero non semplicemente evolutiva
2. l'idea deve essere fattibile sia sul piano realizzativo che su quello economico
3. la società deve essere disposta ad accettare il cambiamento culturale che inevitabilmente comporta un'idea davvero innovativa... Visualizza altro
Ad esempio, le ali di Leonardo avrebbero potuto forse funzionare con i materiali leggeri giusti, come l'alluminio e il kevlar. Analogamente, molte idee sono rimaste nel cassetto perché, seppure realizzabili, imponevano un cambiamento concettuale non realizzabile al loro tempo.
Dario De Judicibus alle 17.09 del 21 aprile
@Lucia Tre anni fa sviluppai un'idea detta città accessibile che partiva da un concetto che molti hanno osteggiato, e cioè che in qualche modo «siamo tutti disabili... Visualizza altro». Da lì avevo sviluppato una visione di una città che si comportasse come un enorme computer vivente, ovvero con il quale si potesse interagire come un avatar fa con un mondo virtuale. Da qualche mese stiamo lavorando a una prima architettura per realizzarla ma non abbiamo trovato ancora il comune disposto a fare da pilota. Forse potremo riuscirci a Vicenza, ma ne dobbiamo parlare a Settembre. Come vedi ci si prova a fare innovazione ma devi mettere intorno a un tavolo troppe teste perché si decida qualcosa. Ci vuole tempo...
Elvira Zollerano alle 17.27 del 21 aprile
@Dario: sicuramente :)
Salvatore Iaconesi alle 9.45 del 24 aprile
io sostenevo proprio il contrario: via da qui, che è un postaccio! Anche le cose più innvative assumono un tono grottesco quando vengono implementate da 'ste parti.
Fuori, in più di un posto, son stato sempre assai meglio: tirato su imprese, trovato persone pronte ad sudiare opportunità... e, tra l'altro, ho sempre trovato anche un sacco di stupendi italiani felici di essere stati "innovativi" all'estero ;)
twitter
Aless_Zaccuri@lucadebiase innovazioni strettamente tecnologiche? o di qualsiasi altro tipo?
update da facebook
Simona Vogliano loro sono innovatori, italiani e stanno facendo cose pazzesche all'estero mentre in italia le amministarzioni decidono se è il caso di puntare su un'idea vincente e lasciano bruciare boschi, franare montagne, crollare dighe, esondare fiumi...
http://www.ireport.com/docs/DOC-247276