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BookBlogging – Il destino della storia

Immagine di Storia e destinoCi si può domandare perché alla teoria dell’evoluzione della specie, una parte del mondo cristiano abbia voluto rispondere con la teoria del disegno intelligente. Apparentemente si tratta di una risposta strategicamente importante: la teoria darwiniana affiderebbe infatti al caso il ruolo principale nella generazione di specie mutanti che poi competono in relazione all’ambiente, mentre il disegno intelligente divino sarebbe una spiegazione ben più ampia e interessante. Una sorta di creazione continua che avviene nella forma dell’evoluzione, ma non per caso. Ma andando a fondo, si scopre che più che strategica, quella è una risposta tattica. Serve a tenere ferma la convinzione, consolante, secondo cui il percorso della vita ha un senso e che quel senso è divino. Non si vede perché negare tale consolazione: perché non lasciarci pensare che il grande architetto dell’universo abbia scelto di attivare un percorso evolutivo tanto meraviglioso come quello che stiamo leggendo nella storia della natura? Quello che se ne deduce, però, se questo è l’approccio, è chiaro: la scienza, la ricerca empirica e teorica intorno all’evoluzione avviata da Darwin, l’epistemologia popperiana e kuhniana, sono percorsi del pensiero che hanno una piena dignità anche dal punto di vista di chi crede al divino, visto che (se è giusta l’idea del disegno intelligente) ci aiutano a leggere il progetto divino almeno tanto quanto la ripetizione letterale delle parole tradizionalmente tramandate nei testi sacri e soprattutto nella loro interpretazione integralista secondo la quale non solo vi è contenuta la verità, ma vi è contenuta tutta la verità. Insomma: se la storia della vita è un “disegno intelligente”, allora la scienza con i suoi limiti ne legge il libro sacro incarnato nella natura e nell’universo.

Il problema è che la scienza non si limita a leggere. Ma ormai tende a correggere.
O meglio, da millenni la conoscenza – e da secoli la scienza – alimenta processi tecnici, culturali, economici, che modificano la natura in profondità.
L’evoluzione della specie umana è indissolubilmente collegata all’evoluzione della cultura. Abbiamo messo in campo una tale mescolanza di azioni, tecnologie, forme di produzione e di organizzazione della vita sociale che le condizioni “naturali” dell’evoluzione sono ormai profondamente intrecciate con le condizioni “artificiali” dell’evoluzione. E poiché sappiamo che l’evoluzione non si ferma, affrontare l’interrogativo intorno a quali forme evolutive prenderà la specie umana e a quale influenza avrà questo sul futuro del pianeta, diventa contemporaneamente una ricerca, una scelta e una necessità. Sapendo che le risposte non avranno facilmente una forma stabile e chiara, ma resteranno complesse e indefinite.

Aldo Schiavone si pone queste domande e insegna a percorrere senza paura i sentieri della ricerca di risposte. La specie umana, per Schiavone, ha avviato un processo dal quale uscirà essa stessa modificata. Già eliminando le malattie con gli antibiotici aveva eliminato alcune importanti forme di selezione della specie, consentendo al dna di elementi diversi della sua specie di tramandarsi nel futuro e aprendo la strada a una sempre maggiore diversità nella specie. Ma quello che può fare ora è immenso, connettendo l’informatica e la biologia (si potrebbe aggiungere anche la nanotecnologia e la neuroscienza).
La scelta del destino è il momento culminante del piccolo ma intensissimo libro di Schiavone.  Mette in discussione il senso stesso di destino. E affida alla responsabilità dell’intelligenza umana una quantità di conseguenze che non può non fare vacillare ogni mente personale. Stiamo prendendo in mano l’inizio e la fine della vita individuale, stiamo ridefinendo la famiglia, stiamo modificando l’ecologia planetaria in modo tale che non solo l’ambiente stesso non è minacciato dalla specie umana ma una quantità straordinaria di specie animali e vegetali possono salvarsi solo se la specie umana le salverà… L’ingegneria del pianeta (geoengineering) è un pensiero che qualcuno considera ineludibile. 
Perché se qualcosa è tecnicamente possibile, qualcuno potrà realizzarlo: e bisogna pur ammettere che lo realizzerà, in assenza di un pensiero collettivo intelligente. A guardare la stupidità che ci circonda si potrebbe disperare. Ma abbiamo finora dimostrato di saper capire che cosa è importante davvero, per esempio in un caso: di fronte alla possibilità di usare le armi atomiche per risolvere una guerra. Non lo abbiamo fatto avendo capito prima di provarlo che una guerra nucleare sconfigge l’umanità e non solo l’avversario. Questo può essere un percorso culturale da generalizzare a mille altre “armi atomiche” (tecnologiche, economiche, culturali) che abbiamo attivato per vincere qualche competizione limitata, ma che stanno mettendo a rischio la vita sul pianeta.
In tutto questo, una certezza. Non ci salveremo con i dogmi. Ma con la ricerca. Non ci salveremo con gli obblighi e i divieti. Ma con la responsabilità. Non ci salveremo e non salveremo il nostro pianeta senza pensare in modo molto molto più intelligente, sensibile e consapevole.

Alcuni libri che ho comprato               Impressioni mentre leggo
Emilio Gentile (a cura di)
Modernità totalitaria
Laterza

Antonia Arslan
La masseria delle allodole
Rizzoli

Il totalitarismo italiano
come percorso di modernizzazione
e come distruzione di modernità.
Attraverso la religione, l’arte la ritualità.

Storia di armeni. Dalla
felicità tradizionale delle piccole
preoccupazioni quotidiane
alla catastrofe.

Le puntate precedenti di questa specie di “rubrica”…
Il regime dei media (15 febbraio 2009)
Paul Veyne e costantino (9 febbraio 2009)
Sinapsi sociali (25 gennaio 2009)
Le storie contro la storia (18 gennaio 2009)
Io non sono il mio cervello (11 gennaio 2009)
Luminosa oscurità (4 gennaio 2009)
Il nuovo paradigma della finanza (21 dicembre 2008)
Il pericolo e l’intelligenza (14 dicembre 2008)
Beato chi si scandalizza (30 novembre 2008)
Viaggio per la felicità (2 novembre 2008)
Mercato o capitalismo (19 ottobre 2008)
Hacker (12 ottobre 2008)
Odio (27 settembre 2008)
Querdenker (24 agosto 2008)
L’indicibile segreto del segreto (14 agosto 2008)
Il filo dei libri (15 luglio 2008)
Felicità in azienda (28 maggio 2008)
Siamo le nostre azioni pubbliche (11 maggio 2008)
Senza povertà (4 maggio 2008)
Nothing ends (27 aprile 2008)
Esplorazioni insensate (5 aprile 2008)
L’arte del rinnovamento (16 marzo 2008)
L’arte nella storia (9 marzo 2008)
La logica della decrescita (2 marzo 2008)
La lettura dei confini (24 febbraio 2008)
La fortuna della filosofia (17 febbraio 2008)
Pensieri astratti su realtà concrete (3 febbraio 2008)
Memoria. Felicità (27 gennaio 2008)
Libertà della conoscenza (20 gennaio 2008)
Libertà della scienza (16 gennaio 2008)
Leggere nella complessità (13 gennaio 2008)
Leggere una storica scomparsa – 2 (6 gennaio 2008)
Leggere una storia scomparsa (31 dicembre 2007)
Il senso e la visione (22 dicembre 2007)
L’Italia e gli italiani (16 dicembre 2007)
La complessità della conoscenza (9 dicembre 2007)
L’organizzazione informale (2 dicembre 2007)
Il comune senso del capitalismo (4 novembre 2007)
Il gioco della matematica (28 ottobre 2007)
Numeri da leggere (7 ottobre 2007)
Fantadesign da leggere (30 settembre 2007)
Vivere una lettura filosofica della politica / 2 (23 settembre 2007)
Vivere una lettura filosofica della politica (16 settembre 2007)
Leggere il video partecipativo (5 agosto 2007)
L’identità delle vittime (29 luglio 2007)
La poesia di un amico è il titolo del racconto della tua vita (22 luglio 2007)
Leggere l’incomprensione (15 luglio 2007)
Il destino di leggere (8 luglio 2007)
Leggere la razza padrina (1 luglio 2007)
Leggere un incontro di civiltà (24 giugno 2007)
Lettura bella e popolare (17 giugno 2007)
Ricchezza della lettura in rete (3 giugno 2007)
Mutazioni nella lettura (27 maggio 2007)
Leggere nel futuro della città (20 maggio 2007)
Leggere il segreto di un inventore (13 maggio 2007)
L’organizzazione da leggere (6 maggio 2007)
La felicità di leggere (29 aprile 2007)
La scommessa di leggere (22 aprile 2007)
Leggere nel pensiero (15 aprile 2007)
Leggere nella mente digitale (8 aprile 2007)
Leggere nella rete (1 aprile 2007)
Leggere gli effetti dell’autobiografia (25 marzo 2007)
Leggere memi (18 marzo 2007)
Leggere l’identità del reporter (11 marzo 2007)
Leggere gli scenari (4 marzo 2007)
Leggere di quelli che lavorano (25 febbraio 2007)
Leggere dentro e fuori (18 febbraio 2007)
Leggere parole chiave (11 febbraio 2007)
Leggere appunti su ciò che non può essere scritto (4 febbraio 2007)
Rileggere quello che va riletto (28 gennaio 2007)
Leggere quello che gli amici hanno scritto (21 gennaio 2007)
Leggere quello che gli altri leggono (14 gennaio 2007)
Leggere per viaggiare (7 gennaio 2007)
Leggere per meditare (31 dicembre 2006)
Leggere per citare (24 dicembre 2006)
Gli occhiali per leggere (17 dicembre 2006)
Leggere, leggerezza, legge (10 dicembre 2006)
Leggere o non leggere (3 dicembre 2006)
Leggere per lavorare o lavorare per leggere? (26 novembre 2006)

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  • Sensibilità, responsabilità e intelligenza serviranno solo se si lascerà aperta l’ipotesi che esista qualche cosa di non “plasmabile”, qualche cose che è lì e che non può essere mutato da nessun intervento umano.

  • Qui si potrebbero dischiudere scenari preoccupanti, basti pensare all’impiego delle tecnologie applicate alla biologia.
    Siamo partiti dalla realizzazione di un supercomputer che poteva aiutarci a scoprire i meccanismi dell’evoluzione molecolare dell’uomo e stiamo giungendo, invece, a paurose prospettive eugenetiche, forse inevitabili.
    Quindi stiamo passando da un’eugenetica positiva (tendente a osservare e a curare, al limite, le malformazioni) a una forma negativa di scelta e imposizione di un modello che decide quale ramo dell’evoluzione si deve scartare, eliminare, sostituendosi alla natura.
    Stiamo mettendo le nostre mani, con i nostri nuovi arnesi, su un processo evolutivo che la natura ha messo in atto e selezionato da molti milioni di anni. Dato che non abbiamo ancora sviluppato concetti di previsione e controllo, come possiamo essere certi che le nostre attuali tecniche di ingegneria genetica –e possiamo dire momentanea sapienza, almeno rispetto alla storia dell’uomo- non diano esiti imprevisti?

  • Su eugenetica etc, siamo ancora a Bacone: è un problema etico e non di capacità tecnologica. Ci vuole molta più etica in un mondo descralizzato che in uno dove il sacro è qui con noi (e in noi). Ci vorrebbe un’etica stoica o epicurea, non una, come la nostra, che è una derivazione diretta della fisica (anche quelle cristiane ed islamiche derivano dalla loro fisica di riferimento, per questo entrambe resistono alla spiegazione evoluzionistica della storia del mondo vivente, c’è un fiorente “intelligent design” islamico).
    L’evoluzione darwiniana è intrinsecamente incompatibile con la provvidenza, ossia con l’intervento continuo dell’Essere Supremo nel mondo fisico, peggio ancra se l’Essere Supremo è persona e onnipotente/onniscente (Giudaismo rabbinico e suoi derivati parziali o totali). Se si toglie la provvidenza (gli dei di Epicuro), l’evoluzione diventa compatibile con l’Essere Supremo persino con il concetto di creazione primigenia. L’ES da la spinta, preme il bottone, da il calcio d’inizio e poi sta a guardare. Ma proprio la Provvidenza è il problema (bella questa allitterazione, mi è venuta così, per caso o per disegno intelligente ?)

  • E il butterfly effect? ho il dubbio che niente di ciò in cui ci imbarchiamo possa avere conseguenze seriamente prevedibili, nemeno quando si tratta di buone intenzioni.

  • Un’aggiunta sulla guerra nucleare. Da un punto di vista storico, il non ricorso ad essa è solo un accidente fortunato. Se dovessi fare un’analisi toynbeen/weberiana, direi che non è successo nula perchè sinora le armi nucleari sono state in mano a società permeate da una qualche forma di razionalità mezzi-finalità, sia essa di tipo occidentale (il comunismo è un prodotto occidentale) o confuciana. I pochi casi (uno) in cui questo non è vero, l’utilizzo è bloccato, per ora, dalla superiorità assoluta dell’avversario. Tra un paio d’anni vedremo se cambierà qualcosa. Magari qualcuno potrà volere anticipare la venuta del Mahdi.

Luca De Biase

Knowledge and happiness economy Media and information ecology

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