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Cosmetica e futuro. Non e’ viale dell’Astrologia

La crisi economica attuale è partita dalla bolla finanziaria (costruita su mercati degli immobili e del petrolio, si è tradotta in un blocco del credito, ha generato una frenata dei consumi di beni durevoli e adesso comincia a influenzare l’occupazione. Gli economisti e gli imprenditori che ne hanno parlato ieri nel corso di un convegno sulla crisi economica e l’innovazione culturale necessaria ad affrontarla, organizzato dalla Unipro alla Luiss: la diagnosi è sconcertante. Più che ai dati finanziari o a quelli reali, per interpretare la crisi occorre guardare ai dati psicologici. A quanto pare, una gran parte della crisi e la massima parte delle soluzioni sono nel dominio delle idee (dalle quali tutto parte) piuttosto che in quello dei fatti (che da esse discendono): fiducia, visione, innovazione culturale.

Si ha l’impressione che questa crisi non sia come le altre. È grave perché ha distrutto la fiducia di tutti. Lo dicono in modo diverso gli economisti Luca Paolazzi (centro studi Confindustria) e Daniele Tirelli (Popai). E la via d’uscita è la ricostruzione della fiducia. Lo testimoniano gli imprenditori Giovanni Rana, Andrea Illy, Edoardo Garrone, Andrea Pontremoli. La ragione economica va alimentata di pensieri innovativi che derivano da ogni disciplina perché in fondo l’economia è le persone che la realizzano, insegna Pier Luigi Celli, amministratore delegato e direttore generale dell’università Luiss.
In un contesto come questo, si deve aborrire l’irrazionalismo oscurantista delle analisi come quella che ha condotto qualcuno a dare dei “corvi” agli economisti che prevedono recessione. Come se viale dell’Astronomia, dove ha sede tra l’altro il centro studi Confindustria, si fosse trasformato in viale dell’Astrologia.
Ma, cercando proprio nell’empirismo e nella ragione gli strumenti di interpretazione, occorre tener presente che le persone non agiscono in modo razionale e calcolatore: sono piuttosto condotte da una complessità di motivazioni, pensieri, valutazioni, preoccupazioni, paure, speranze, illusioni, che conducono a comportamenti capaci di influenzare profondamente l’economia. Quello che occorre è un racconto sintetico capace di interpretare una prospettiva credibile attraverso la quale le persone possano sapere a che cosa dedicare la propria vita e perché.
Se ci sappiamo raccontare in modo credibile il senso di quello che facciamo arriviamo al centro della risposta alla crisi.
Il paradigma economicistico è finito. L’ìnnovazione necessaria è prima di tutto culturale. Se al tempo dell’industrializzazione i genitori sapevano con certezza che i loro figli sarebbero potuti star meglio di loro, oggi non è più così: perché il racconto della prospettiva si è spezzato, non è più credibile. La società, l’economia e la cultura, nei paesi ricchi, chiedono un nuovo racconto del futuro. La mancanza di questo racconto è una causa di forte sofferenza, incertezza, paura. Sfiducia.
Fino a che i modelli economicisti, incarnati dai grandi banchieri di Wall Street e della City, funzionavano, le persone potevano almeno illudersi di vivere in un sistema duro ma efficiente e credibile. Il fallimento della Lehman Brothers è il simbolo della fine della credibilità di quel sistema. È ora di avere un nuovo e più credibile racconto. Che dimostri come la nostra società possa investire al fine di salvaguardare il diritto di ciascuno a cercare la felicità.
Che tutto questo sia stato discusso in questi termini al convegno delle aziende che si occupano di cosmetica – un convegno di altissima qualità coordinato da Gabriele Gabrielli e concluso da Fabio Franchina – dimostra che i discorsi di sostanza stanno penetrando in profondità. E rafforza la fiducia che questa ricerca porterà verso una nuova e più umana visione del mondo.

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Luca De Biase

Knowledge and happiness economy Media and information ecology

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