Questa è la storia di una civiltà che non c’è ancora, ma che già domina il mondo.
È una civiltà perché si organizza intorno a una tecnologia della conoscenza che riguarda in prospettiva tutti noi e ogni aspetto della nostra vita. Non c’è ancora perché si sta formando nel contesto della precedente civiltà guidata dalle logiche del capitalismo finanziario. Domina il mondo perché i potenti tecnocapitalisti che la vogliono realizzare non cessano di imporre il loro racconto nel dibattito del mondo occidentale. E molte scelte si operano di conseguenza, già oggi.
Non c’è giorno che passa senza uno smottamento colossale dell’impalcatura economica occidentale dovuto al sistema che un pugno di aziende americane hanno scelto di innalzare per il cantiere dell’intelligenza artificiale.
In questi giorni, Dario Amodei, Sam Altman e Elon Musk, leader di Anthropic, OpenAI, SpaceX, impegnati nella realizzazione delle infrastrutture logiche e fisiche sulle quali si potrebbe poggiare larga parte della civiltà artificiale, si stanno accordando per rallentare lo sviluppo dei modelli di frontiera. Hanno corso finora senza risparmiarsi e senza risparmiare i miliardi dei loro finanziatori per arrivare per primi a controllare il nuovo mondo dell’intelligenza artificiale. Si sono indebitati. Si sono combattuti. Si sono trovati a fronteggiare una complessità difficile da gestire. Hanno chiesto al governo americano di stare fuori dal gioco, rischiando di sviluppare tecnologie molto pericolose, soprattutto in assenza dei limiti eventualmente posti da una legislazione decisa democraticamente. Secondo alcuni loro dipendenti, nella corsa per attrarre migliaia di miliardi hanno perso di vista la sicurezza dei loro prodotti. E probabilmente anche la tenuta dei loro conti. Le proporzioni dei loro progetti sono talmente gigantesche che potrebbero meritarsi una nuova edizione del titolo che in passato era stato dedicato alla storia delle banche prima della crisi finanziaria del 2007-2008: “Too big to fail”. E in effetti, in molti intravvedono la possibilità di un crollo finanziario paragonabile a quello. Insomma, il racconto delle vicende dei tecno-capitalisti è essenziale per leggere l’inizio della storia della civiltà artificiale ma non necessariamente per comprenderne lo sviluppo a lungo termine.
Nessuno sminuisce l’importanza dell’insieme di tecnologie che chiamiamo intelligenze artificiali. E casomai si sottovaluta l’importanza delle innovazioni che potranno emergere dalla loro consapevole applicazione. Probabile che il futuro non sarà come se lo immaginano i super potenti. Ma è certo che sarà influenzato dall’immaginazione degli umani.
Una possibilità è che di fronte alle sfide enormi che dovranno affrontare, dal clima alla polarizzazione sociale, dalla sicurezza al cambio di direzione della curva demografica, dovendo riformare i sistemi educativi e progettare una strategia per la salute di ogni specie vivente, gli umani potranno trovare nell’intelligenza artificiale un sostegno.
Di fronte alle traiettorie storiche che il potere non cessa di costruire e raccontare, per imporle, la ricerca di alternative non è ottimismo ma possibilismo.
C’è molto da dire in proposito. E dovremo sviluppare l’argomento, sottolineandone i caratteri strutturali anche navigando nella complessità dell’attualità. Magari con un pensiero agli studenti che nel prossimo semestre arriveranno al corso della Luiss sulla “Storia del futuro”.
Eccolo qui il progetto del quale stiamo parlando: “Fondazione. I principi della civiltà artificiale“. C’è un libro e c’è un’introduzione raccontata in tre brevi “podcast” che si trovano su Podcast di Apple e su Spotify.




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