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  • Commenti su “innovazione

    1. Non ho letto il libro, ma mi permetto di aggiungere che la dottrina perseguita da S.Paolo ha altrettanta importanza, se pur la cristianizzazione sembra esser stata più la messa in atto di un processo massonico che una presa di coscienza da parte dell’europa….mah…

    2. Sono abbastanza daccordo, e ribadisco il concetto per il quale ormai il mezzo televisivo è in costante declino.
      Se pur di notevole impatto, l’approccio mediatico è nettamente viziato e, ormai, pilotato a seconda delle necessità.
      Un sano distacco dal mezzo è passo iniziale e fondamentale per un maggior senso critico, di attitudine al confronto e all’analisi, che ahimè, sembra nettamente in via d’estinzione in Italia…

    3. Non so, ho come la sensazione che questa di Eluana non sia la storia che sembra,che anche tu vuoi far sembrare, che non c’entri con il fatto di potere rifiutare le cure. Piuttosto mi sembra c’entri con il fatto che lo Stato possa decidere che tu avevi deciso di non rifiutare le cure sulla base di un procedimento giudiziario indiziario, e di conseguenza di STACCARTI la spina. Perchè ora non è il padre di Eluana che stacca la spina, è lo Stato, o suoi pezzi per ordine della magistratura, che è lo Stato (si sa il il termine “sentenza”). E sinceramente, questo non va proprio.

    4. Sto leggendo anch’io Veyne e mi pare che la lettura che ne dai sia troppo ottimista. Gli imperatori cristiani subito dopo Costantino (ma anche lui) hanno subito mostrato ostilità verso i non-Cristiani (Ebrei compresi). Pensa alla confisca dei beni dei templi da parte di Costantino per trasferirli in parte alla chiesa (gli altri li ha incamerati). E i vescovi hanno immediatamente tentato di mettere le mani sul potere, e non ci sono riusciti solo perchè i funzionari locali erano troppo forti e l’imperatore non glielo consentiva. Ma dove trovavano “molle”, ci si infilavano, ricorrendo spesso e volentieri ad azioni di terrorismo e omicidio politico: devo ricordarti l’assasinio di Ipazia su ordine del patriarca di Alessandria d’Egitto ? Gli stessi strumenti, peraltro, che usavano per sopprimere gli eretici (e gli eretici per sopprimere gli ortodossi) prima di avere il braccio secolare dalla propria parte. Leggiti Tertulliano. La cristianizzazione dell’Impero è stata una catastrofe per la cultura e per la convivenza umana. Semplicemente perchè è stata ecclesiazione (neologismo orrendo): il cristianesimo è sempre stato quello e sempre lo sarà. Non è separabile da una Chiesa, se lo fai, svanisce in breve, guarda certe correnti protestanti.

    5. Caro Luca, personalmente sono profondamente indignato per come i media hanno gestito tutta la vicenda. Tu dici che la nostra società è più matura dei suoi politici, e probabilmente hai ragione. Ma come possiamo sovvertire il pensiero comune se la verità viene costantemente travisata e manipolata?

    6. Sono contento di aver da poco finito il corso di Istituzioni di Diritto Pubblico con tanto di esame alle spalle. Adesso riesco a seguire con molta più coscienza e partecipazione la situazione attuale. E non posso che condividere la tua posizione. Se non fosse che, appunto, sono in sessione d’esame scriverei anche io un post, ma altre cose hanno al momento la priorità.
      Ah! Complimenti per il nuovo layout del blog! Mi piace più di quello di prima. Si nota la differenza anche tramite Google Reader!

    7. passare oggi a MT, invece che a WP, è così vintage…
      (il mio blog è su MT semplicemente perché non ho voglia di convertire tutto a WordPress, sono pigro)

    8. Come scriveva Luisa Carrada, giorni fa, sul blog del mestiere di scrivere : Bisogna cambiare con grazia nel tempo mantenendo sempre la propria identità.
      Auguri al nuovo blog :)

    9. Ci vorrà pazienza. Il bulbo oculare si era pigramente abituato. Al primo impatto, preferivo il vecchio … ci vorrà pazienza.

    10. Direi quasi parte integrante della casa, visto che li puoi “scaricare” solo se stai facendo una ristrutturazione. D’altro canto lo hanno ripetuto più volte che l’informatica è un “mattone” :D

    11. Bellissimo intervento.
      Mi sono permesso di prendere spunto per una riflessione sull’utilizzo dell’information overload per la creazione e gestione del consenso o dissenso politico.
      Da tempo ormai, cadute le ideologie, le tecniche economiche, commerciali e pubblicitarie vengono utilizzate nella comunicazione politica. E’ probabile che anche l’information overload diventi uno strumento in questo senso.
      Grazie De Biase.

    12. Bellissimo intervento.
      Mi sono permesso di prendere spunto per una riflessione sull’utilizzo dell’information overload per la creazione e gestione del consenso o dissenso politico.
      Da tempo ormai, cadute le ideologie, le tecniche economiche, commerciali e pubblicitarie vengono utilizzate nella comunicazione politica. E’ probabile che anche l’information overload diventi uno strumento in questo senso.
      Grazie De Biase.
      http://unuovordine.blogspot.com/

    13. Information overload e disattenzione

      «L’informazione consuma attenzione. Quindi l’abbondanza di informazione genera una povertà di attenzione e induce il bisogno di allocare quell’attenzione efficientemente tra le molte fonti di informazione che la possono consumare»

    14. Ho provato prima a scrivere un commento, ma credo non sia pervenuto.
      Ho trovato particolarmente suggestiva l’elaborazione imperniata sul concetto di information overload e soprattutto di strategia della disattenzione.
      Spesso le tattiche commerciali, pubblicitarie e di comunicazione vengono assunte dalla politica, in assenza di ideologie mobilitanti, così mi sono interrogato sugli effetti di un’information overload se utilizzata come strumento di formazione e manipolazione del consenso politico, e mi è apparso un panorama molto vicino a quello attuale, dove la situazione italiana appare come un’anomalia. Credo sarebbe un tema da approfondire.
      Grazie per le tue riflessioni, danno mezzi interpretativi molto preziosi.
      Ciao.

    15. Ho il sospetto che Facebook sia su un altro pianeta rispetto ai blog, e che i blog venivano utilizzati per socializzare e quindi sono in ritirata di fronte a uno strumento FATTO per socializzare. E’ una cosa diversa dall’informazione. Quello che sta succedendo, forse, è che ora si vede chiaramente che la maggior parte degli utenti vuole socializzare (rimorchiare, fare gruppo, essere rafforzati nel proprio modo di essere e pensare ?), chiarezza che prima non c’era perchè si usavano per fare queste cose degli strumenti visti come informativi. Ma era solo un’illusione ottica.

    16. Credo che la differenza la faccia lo scopo.
      Voglia di esprimersi, di scherzare, di prendere per il culo chi legge e venirne ripagati, nueroni conrto neuroni, antagonista il modello di business.
      Il primo ha successo, magari modesto. Il secondo dopo un tempo-bite (2/3 mesi va rinnovato secondo un diverso modello vincente).
      Le emozioni che si provano leggendo una cazzata rendo poco, ma sono più intense di una schermata FB.
      Nnon affannatevi su FB, ha la stesa aspettativa del Dodo:
      http://it.wikipedia.org/wiki/Raphus_cucullatus

    17. Forse l’epidemia di blogger che abbandonano è semplicemente il segnale di una crisi economica che costringe a fare i conti. A parte limitati casi di integrazione con una professione (giornalistica nel tuo caso) o con la vendita di prodotti, essere blogger è un lusso. Richiede una marea di tempo e spesso anche soldi (server, libri, attrezzature fisse e in mobilità, software, per uno dei miei blog pago anche traduzioni e diritti). Comunque, forse non abbiamo bisogno di più informazioni in questa fase storica, probabilmente siamo arrivati ad un picco anche nella mole di informazioni in circolazione. L’evoluzione può procedere altrove.

    18. Grazie, quello lo so. Non vedo il nesso con la “durezza” delle posizioni. Su cosa, su che ? Sugli immigrati ? Sull’aborto ? Sulla pena di morte ? Sulle nuove povertà ? Su COSA ? Chiedo per capire.

    19. E io che pensavo ti riferissi a come i social network, ricordandoci il compleanno dei nostri contatti (anche di quelli dei quali normalmente non sapremmo la data di nascita), moltiplicassero la quantità di auguri scambiati…

    20. Contnuo a non capire dov’è la contraddizione della carità. La CEI sta dicendo cose non caritatevoli nel confronto dei “migranti” ? Mi girate un link ? Approva la pena di morte ? Mi girate un link ? Ha detto che i nuovi poveri si devono arrangiare ? Mi girate un link ? Ha approvato l’aborto ? Un cavolo di link ? Oppure è perchè non vi è piaciuta la posizione sul caso di “eutanasia per procura” di Eluana Englaro ? Fatemi capire. Sono un povero agnostico tendente al politeismo scettico.

    21. Grazie per il link, in questa data particolare pensavo proprio di dover colmare questa lacuna che ancora in 26 anni di vita caratterizza la mia formazione.
      Caso vuole che in questo periodo stia leggendo Il terzo scimpanzé – Ascesa e caduta del primate Homo sapiens di Jared Diamond (ormai diventato uno di mie scrittori-divulgatori preferiti) che fa molti riferimenti proprio all’opera di Darwin.

    22. Non sono d’accordo e forse si confonde la Chiesa con lo Stato del Vaticano.
      Non credo che ci si possa aspettare parole o comportamenti diversi dalla Chiesa o dalla CEI. La chiesa fà quello che deve fare.
      Se , come me , si pensa che forse in molte occasioni si sia avuta una forte ingerenza sulla vita civile del paese , credo che il colpevole vada ricercato altrove e cioè nel Legislatore ,nelle persone che votiamo in nostra rappresentanza .
      E comunque che ci sia una forte pressione è indubbio ma con la Carità non vedo nessi
      MONDO http://mondo-blog-mondo.blogspot.com/

    23. Che la rete Telecom Italia passi sotto il controllo di una nuova società mi sembra una cosa buona e sensata. Piuttosto bisognerebbe poi mettere questa società in mani pubbliche (o a controllo pubblico) e si dovrebbe lasciare la possibilità che in questa società ci entrino come soci tutti quegli operatori che vogliono essere della partita. Intendo: non importa se c’è Mediaset, l’importante è che non sia la sola, che non sia in mano sua il controllo, che non sia la sola a decidere e che non impedisca agli altri competitor di avere accesso a questa rete.

    24. Scusa, ma non ti capisco:
      1) – I provider sarebbero obbligati a introdurre software in grado di bloccare la pubblicazione di materiale illecito online (legge passata al Senato e che si spera sia modificata alla Camera): mi spieghi come farebbero senza un DRM universale, è la classica cosa di facciata che non serve a nulla. Comunque, meglio se non ci fosse una legge del genere, ma tieni conto delle pressioni del padrone del tuo giornale
      2) – I medici dovrebbero denunciare i clandestini che tentano di farsi curare nelle strutture sanitarie pubbliche: il DDL dice “potrebbero”, non “dovrebbero”. Mi sembra una distinzione fondamentale.
      3) – Tutti sarebbero obbligati a farsi curare all’infinito anche nel caso si trovassero in situazione di vita vegetativa e anche se avessero espresso preventivamente e chiaramente la loro volontà contraria – falso. Il DDL dice solo che alimentazione e idratazione assistita non sono accanimento terapeutico nè misure sanitarie.
      4) – La rete Telecom Italia passerebbe sotto il controllo di una nuova società a sua volta partecipata da Mediaset (repubblica di carta di oggi): e allora ? Mi sembra molto normale che una rete tecnologica sia controllata dai suoi utilizzatori. Oppure il problema è Mediaset e se fosse CIR andrebbe bene ? Se Mediaset si compra,come si dice, la parte italiana di Tiscali, potrebbe anche rinunciare a Telecom….
      5) – Chi pubblicasse gli atti delle indagini con le intercettazioni sarebbe perseguito in modo molto pesante: non sono GIA’ ORA SOTTOPOSTI A SEGRETO ISTRUTTORIO ????? Stai dicendo che bisogna eliminare il segreto istruttorio per alcune categorie di cittadini ?
      6) – Meno chiari gli incentivi e gli obblighi per la sostenibilità delle abitazioni (via verdi): non sono MENO CHIARI gli incentivi: sono semplicemente sottoposti a un tetto di spesa annuale. Discutibile quanto si vuole, ma dall’inizio la qestione era insostenible perchè è una misura con stanziamento imprevedibile, e nn compatibile con il bilancio di nessuno Stato. E per gli obblighi, semplicemente è la solita proroga perchè NESSUNO è in regola perchè la regola era imposta con tempistiche irrealistiche, di facciata (la classica Pecorarata) e apposta per essere rinviate (vedi caso 626 et similia).

    25. Confermo in parte.
      Videomarta ci dava dati abbastanza diversi.
      Bisogna però considerare che Videomarta aveva una forte comunità su Youtube, quindi molti video erano visti senza passare dal blog (o dagli altri blog che li embeddavano).
      Ma penso che quello di Marta fosse un fenomeno a parte dovuto alla produzione seriale.

    26. Conseguenza dell’idea delirante che un contenuto è il suo supporto…. d’altro canto è come quei giornali che non vogliono venderti (ho scritto venderti) il PDF dell’edizione cartacea perchè sennò tu non vai più in edicola…. come se non potessi leggere il giornale preso in prestito.

    27. E’ che negli USA il mercato degli audiolibri è bello sostanzioso, e il text-to-speech viene visto come una minaccia. Curioso, perché se c’è un alleato naturale dei detentori dei diritti d’autore, secondo la corrente logica di “protezione”, quell’alleato dovrebbe essere proprio Amazon. Solo lei ha in questo momento la forza per imporre un formato di eBook tutto ingabbiato in tecnologie DRM…

    28. In occasione di elezioni di obiettiva minore importanza l’attenzione dei media è stata sicuramente maggiore di quella riservata in questi giorni alla Sardegna, eppure, sinceramente, mi sfugge il motivo. l’estremo coinvolgimento di berlusconi in altre circostanze avrebbe determinato il risultato opposto. Mah! dinamiche troppo complicate?

    29. Io sono molto scettico sul dato riportato da Gianluca, due milioni di blog di cui mezzo milione attivi. Se “attivo” si intende aggiornato almeno una volta a settimana, temo che il numero sia molto più basso. Ma a parte questo…
      Faccio i migliori auguri a Liquida, e alla sua nuova iniziativa; non dimentichiamo però che questo loro “engine” esiste già da tempo in diverse salse, in diverse nazioni, con risultati diversi… Perchè reinventare la ruota?

    30. Effettivamente i blog creati in Italia dal 2001 ad oggi si può stimare che siano oltre 2 milioni, quelli attivi probabilmente 3-400.000 mila. Concordo con Simone che strumenti volti a rendere maggiormente fruibili contenuti user generated già esistono. In Italia forse i più noti sono Wikio e Technorati. Ma il fenomeno è talmente vasto e interessante che credo ci sia spazio per cercare anche nuovi modi per interpretarlo e valorizzarlo. Liquida ha un suo approccio abbastanza diverso dagli altri, non alternativo, ma che speriamo a regime possa dare un contributo qualiativo alla crescita della blogosfera.

    31. La lotta per il copyright ha ormai raggiunto casi estremi impensabili fino a qualche anno fa. Sono gli ultimi colpi di coda, prima di cedere definitivamente spazio a nuove forme di diritto d’autore. Sono i segni della decadenza (da leggere con un filo d’ironia, chiaro)

    32. Trattandosi di un’elezione regionale perchè dovrebbe fare tanto rumore a livello nazionale?
      Riguarda solo 1,6 mln di abitanti e non può essere considerata per niente un test, pro o contro qualcuno, anche perchè le recenti vicende economiche dimostrano che nessuno (al governo) può fare alcunchè, e non solo da noi, basti vedere cosa sta succedendo in UK.

    33. L’attenzione è uno dei presupposti per la consapevolezza. Se non ci “siamo” al 100% con la nostra attenzione sarà difficile integrare nella consapevolezza qualsiasi informazione o stato interiore. Non solo, senza attentione possiamo solo assorbire bulimicamente qualsiasi informazione senza farla passare da una “organicità” che filtra e integra l’informazione con ciò che siamo e ciò che vogliamo.
      Senza attenzione rischiamo di diventare servomeccanismi della tecnologia, cliccando compulsivamente sui link. Senza attenzione, anche, non è possibile una valutazione etica ne la capacità critica di interpretazione delle informazioni. Non a caso qualsiasi tecnica di meditazione inizia con l’attenzione e la concentrazione.
      Da Internet ai cellulari, e la televisione stessa con i suoi numerosi e veloci cambi di contesto, sono una fabbrica della disattenzione che senza dubbio non aiuta la razionalità ma soprattutto non aiuta a capire chi siamo e cosa vogliamo. A quel punto i politici possono tranquillamente dire tutto e il suo contrario, contraddirsi quotidianamente e smentirsi il giorno dopo. La memoria è coprta e non c’è più bisogno di essere coerenti, tantomeno di comunicare il vero. Passa tutto nelle menti senza attenzione. Il nichilismo senza la profondità di un Nietzsche.
      A mio parere non abbiamo bisogno di più informazioni, né di filtri tecnologici migliori, ma di connessioni (link) con la nostra verità e la nostra interiorità che viene indebolita nel dare attenzione continuamente ad input esterni.

    34. Non c’è dubbio sulla differenza nelle considerazioni tra breve e lungo periodo. In fondo io mi riferivo più che altro al post di Luca Chittaro con l’equazione..

    35. A me sembra tanto si vada verso la vendita dei dati. Oltre alle tue giustificatissime e sacrosante domande mi chiedo: non avrebbero dovuto avvertire prima il cambiamento dei ToS??

    36. Commento banale, forse, quello che sto per fare. Economia della conoscenza: il fattore chiave sono le idee, quello che passa nelle conversazioni, le parole, gli slogan, gli indizi di nuovi movimenti. Il mondo è una nicchia, dicono quelli del marketing, e per espandere le vendite di qualsiasi cosa devo individuare prima possibile le nicchie seguendo quegli indizi. Un modo di mettere al lavoro qualsiasi risorsa, anche le chiacchiere del tempo libero, al fine di valorizzare il capitale investito. E poi, fb come fa a sopravvivere se non vendendo contenuti spontaneamente offerti dai membri delle tante piccole community che vi risiedono? A me sembra che ci sia un grande inganno, in tutta questa faccenda…

    37. Che si vada verso la prospettiva dello sfruttamento commerciale dei dati credo che ormai sia più di un’ipotesi.
      Il problema, in parte, sta nella superficialità di molti utenti che su Facebook riversano una grande mole di dati personali senza pensare alle possibili conseguenze. Superficialità inconsapevole che si abbina con quella (più consapevole) che Facebook dimostra nel modificare i propri Terms Of Use senza darne notizia ai propri utenti, confidando nel fatto che a questi – per ritenere tutelati i propri diritti – siano sufficienti la dichiarazioni “Facebook ha sottoscritto il programma di protezione della privacy TRUSTe” e “Facebook partecipa al Regolamento Europeo per la Privacy così come sottolineato dal Ministero del Commercio degli USA”.
      A proposito: con queste illustri “adesioni”, come si pone questa novità sul cambio di licenza di Facebook?

    38. Che si vada verso la prospettiva dello sfruttamento commerciale dei dati credo che ormai sia più di un’ipotesi.
      Il problema, in parte, sta nella superficialità di molti utenti che su Facebook riversano una grande mole di dati personali senza pensare alle possibili conseguenze. Superficialità inconsapevole che si abbina con quella (più consapevole) che Facebook dimostra nel modificare i propri Terms Of Use senza darne notizia ai propri utenti, confidando nel fatto che a questi – per ritenere tutelati i propri diritti – siano sufficienti le dichiarazioni “Facebook ha sottoscritto il programma di protezione della privacy TRUSTe” e “Facebook partecipa al Regolamento Europeo per la Privacy così come sottolineato dal Ministero del Commercio degli USA”.
      A proposito: con queste illustri adesioni/sottoscrizioni, come si pone questa novità sul cambio di licenza di Facebook?

    39. Se Facebook dovesse perdere presa sui suoi utenti ed essere abbandonato un giorno, sarà proprio per la questione dei diritti che viola. Però resta appunto un condizionale che possa fallire.
      Per un certo verso lo trovo intollerabile, dall’altro penso che prima o poi qualcuno intervenga e che FB ne paghi le conseguenze. Ormai il numero di utenti è troppo elevato perché poi possano dire: “Guardate, è quello che avete firmato accettando. Ci spiace ma non cambieremo nulla”. Se avessero dati solo generici su di noi non lo troverei neanche così fastidioso (Età, sesso, livello di istruzione, nazionalità …), è il costo del servizio, che in realtà non è un costo, perché poi ci guadagnamo in pubblicità mirata e servizi personalizzati (spero). Il fatto è che non si stanno prendendo dati da Istat, ma dati che in realtà non potrebbero toccare per lo stesso ordinamento giuridico vigente in molti paesi.
      Un po’ mi delude, devo dire.

    40. sarà banale, ma se tutti minacciassero di cancellare l’account, forse FB farebbe marcia indiatro sui termini d’uso: un sito senza utenti non vale niente.

    41. Io il mio l’ho gia’ cancellato…
      ed ora faro’ riflettere mia moglie per far cancellare anche il suo. Vecchia carta e penna per tenersi le email dei vecchissimi compagni di scuola o amici che si eran persi per strada, e poi, email privata (e personale) di addio. Dove naturalmente ho spiegato perche’ sono uscito da FB e perche’ secondo me e’ pericoloso (4 dati chiave in un solo posto, Nome, Cognome, Luogo di Nascita, Data di Nascita, permettono la creazione di un codice fiscale, ALTAMENTE A RISCHIO, visto che in Italia, tutti sono amici di tutti!).
      Ora poi, con i nuovi legal terms… addio FB forever… non mi sembra che Linkedin, Hi5, Myspace, Twitter… (solo per citarne alcuni) facciano lo stesso…
      Riflettete, riflettete…

    42. Divertente. Facebook fa cose ai suoi utenti che se le facesse Microsoft verrebbe giù il mondo…. E’ proprio vero che tira più un …. di un paio di buoi.

    43. “E imparare a pubblicare su Facebook solo quello che si pensa che non ci farà mai pentire di aver pubblicato.” -> questo non vale sempre e comunque?

    44. Ricordo che un anno e mezzo fa discutevo di questi argomenti all’università di Crema. Facebook non era quello attuale ma spiegavo, tra le tante cose, che i social network sono qui per rimanere e le informazioni ci accompagneranno sempre. Parlavo di Youtube e Flickr, ma il discorso è identico, perchè le informazioni che mettiamon giro, indipendentemente dalla forma, sono nostre ma non ci appartengono più. Il motivo è semplice, quello che dico o faccio viene interpretato dagli altri, viene contaminato e arricchito o impoverito a seconda dei casi. In piccolo, è quanto avviene per una canzone, esempio comprensibile a tutti: il cantante la crea e la canta, ma l’emozione, apparentemente collettiva, è di ogni singolo e probabilmente anche diversa.

    45. @ xlthlx
      Si’, ma molti utenti di FB, quando pubblicano qualcosa, non considerano che “scripta manent”. Alcuni, fra quelli che conosco, pensano che tanto nel “diario” di FB tutto scorra, convinti che cio’ che pubblicano oggi svanira’ nel giro di qualche giorno.

    46. Mah… sinceramente la risposta di Zuckerberg mi lascia perplesso. E’ anche vero che, una volta mandata una mail, questa viene ricevuta ed il destinatario ne detiene per sempre una copia MA il server che l’ha trasmessa non contiene più quell’informazione (a meno che non sia stato configurato opportunamente per farlo). Ed, in ogni caso, l’utente ha la facoltà di cancellare quel dato dal server. Quindi, l’analogia con la posta elettronica non funziona.
      Ha ragione nell’affermare che è un concetto difficile da chiarire e spiegare, ma… neanche lui ci sta mettendo molta volontà, nel farlo.
      Ieri c’era confusione al riguardo, oggi ce ne sarà ancora di più e gli utenti (quelli che si informeranno) avranno maggior convinzione che i loro dati sono “andati per sempre”. Ed è così, infatti.
      Perplessità…

    47. si. sta tutto qui: imparare a pubblicare su Facebook solo quello che si pensa che non ci farà mai pentire di aver pubblicato

    48. Comportamenti automatici dell’utente: a volte spontanei, a volte indotti

      Commentando il mio pezzo precedente su Information Overload e comportamenti automatici, Sergio mi pone la domanda: E se invece di “comportamenti automatici”, in alcuni casi si parlasse di “comportamenti indotti”? dandomi l’opportunita’ di estendere il …

    49. C’è una persistenza fisica sul server, ma c’è soprattutto una persistenza negli effetti di un post; l’intervento in una discussione cambia la discussione per tutti i partecipanti. FB rischia di far prendere la cosa alla leggera, per la brevità dei messaggi, per la conoscenza di chi sappiamo ascolta in quel momento o dopo, per lo stesso scorrere della discussione ed altro. In questo senso sottoscrivo pienamente l’invito alla presa di consapevolezza e capisco le incertezze di Zuckerberg.

    50. Scusa a me sembra un po’ una presa per i fondelli.
      Passi per le mail. Ma dove c’è scritto che Facebook può vendere tutto il materiale, rimaneggiarlo e venderne la licenza, non si parla di affetto.
      Si parla di soldoni… Cioè si parla del fatto che cose pubblicate anche per farsi pubblicità possano essere vendute a qualcun altro. Vendute ragazzi. Cioè poi magari non accadrà, però questo è quanto è scritto nel regolamento e se primaci si poteva allontanare da facebook così cancellavi automaticamente il tuo materiale, ora non si può più…

    51. Su facebook c’è anche Interflora..
      …non è in un giorno speciale che si regala un fiore…ma è un fiore che fa diventare un giorno speciale….

    52. Strategia della disattenzione

      Su Link di questo mese, Luca De Biase ha scritto un lungo articolo (un saggio, direi) sulla “Strategia della disattenzione”.
      C’è una spinta molto forte di natura finanziaria e iperconsumistica che cerca di imporre una strategia della…

    53. Bene il passo indietro: credo che nessun social network, a maggior ragione Facebook, possa non tenere conto della voce degli utenti.
      Altro fatto positivo: il box d’avvertimento della questione dei ToS direttamente nella homepage del profilo.

    54. Un’inversione di marcia per quanto riguarda la gestione della privacy mi sembra una mossa sensata e intelligente.
      Onestà e trasparenza potranno mettere l’animo in pace di quelli come me, che si limitano nel social network proprio per via delle perplessità che suscitano le attuali condizioni di utilizzo, che sostanzialmente e potenzialmente mi lasciano nelle mani di mr. Facebook, al buio.
      Il popolo del web otterrà un’altra vittoria, a favore della trasparenza?

    55. Per conto mio anche in queste cose si palesa la contraddizione non tanto fra i due grandi possibili utilizzi della piattaforma da parte dei suoi utenti (quella chiusa del SN fra persone note e quella aperata della piattaforma editoriale personale) ma fra le due grandi aspirazioni di FB stessa che vorrebbe da un lato essere sistema chiuso mantenendo il controllo, dando agli utenti l’idea di essere per loro spazio sociale individuale e dall’altro la propria cospicua contemporanea esigenza di business di sfruttare in maniera aperta i dati (fondamentalmente in due direzioni. per accrescere il numero di utenti, per aggregare inserzionisti in qualche maniera). I nuovi TOS dovranno riflettere queste due esigenze contrapposte e francamente non sara’ semplicissimo immaginare come.

    56. Da quanto ho potuto capire FB è ancora quello strumento che era quando è nato: un modo per comunicare per ragazzini appena diplomati. Il bello (o il brutto, a seconda dei punti di vista) è che lo stesso fanno quarantenni e cinquantenni. In poche parole – e guardiamolo appunto come lo vede la maggior parte degli utenti e non i blogger che credo siano su FB in percentuale bassissima – è un modo per passare (o sprecare) un po’ di tempo davanti al pc, come si faceva con le chat. Sono iscritto e lo dico a ragion veduta: non ho ancora trovato qualcosa che mi abbia entusiasmato (a parte le applicazioni per i blog e i tumblr)anzi, molti gruppi, molte “cause” e svariati messaggini che si mandano gli “amici”, fanno cadere le braccia.

    57. Personalmente trovo che sia intollerabile come FB si sia preso il controllo delle informazioni condivise. Anzi, non solo il controllo, ma la proprietà effettiva. Come commentavo in qualche altro blog ieri e l’altro ieri, o cambia o presto in molti lo lasceranno (senza guadagnarci nulla, ma nella speranza di non perdere il controllo su se stessi e la propria immagine).
      Gli stati, sì, dovrebbero legiferare in materia, ma non imponendo la chiusura dei SN poco politically correct, ma intervenendo sulla tutela della riservatezza dei propri cittadini, creando le condizioni favorevoli, perché i dati dei cittadini siano ospitati su server nazionali. Forse mi sbaglio, ma o si trova una maniera di legiferare a livello globale per la tutela di naviganti su internet, o si fa in modo che ciascuno, in forma di nazione o aggregazione di diversa specie, abbia il pieno controllo di sé e delle informazioni sensibili. Perché solo questa è la libertà.

    58. La metafora dello stato non è inopportuna. Le regole per la condivisione delle informazioni e soprattutto cosa si fa di queste informazioni dovrebbero essere un’operazione condivisa, trasparente e soggetta a controlli indipendenti. Per ora i destini di questa nazione di 170 milioni di persone cambiano a seconda dei capricci di un ragazzino che ha potere assoluto sulle regole del gioco. Non che i politici delle nazioni “1.0” siano persone molto più mature dopotutto, però se questa è la prospettiva preferisco ancora questi.

    59. @aldo de rossi: scusami ti prego ma ho dovuto togliere il tuo commento. non è assolutamente a causa del contenuto. ma devi ammettere che dare dello “stupido” a una persona è comunque un motivo facile per attirarsi (e attirare al blog) una causa per diffamazione… solo per evitare a te e a tutte le persone coinvolte questo rischio, il tuo commento è stato cancellato. mi dispiace profondamente.

    60. Stimo molto poco Scajola in quanto mi sembra un uomo che mette sempre davanti il proprio tornaconto personale a quello generale. Ne e’ un esempio il fatto che abbia cancellato gli incentivi alle energie rinnovabili e abbia invece rilanciato la creazione di grandi centrali nucleari nel Paese. E’ chiaro che un politico ha piu’ facilita’ ad “intercettare” flussi di cassa e usati per la creazione di un progetto unico che vale miliardi di euro piuttosto che “intercettare” migliaia di piccoli flussi di qualche decina di migliaia di euro per la creazione di micro-impianti per la generazione di energie pulite e rinnovabili. Tuttavia stimo anche molto poco l’ufficio studi di Confindustria, che propone spesso studi di seconda mano presi dal Fondo Monetario Internazionale senza offrire un quadro preciso sulle realta’ e le innovazioni a livello locale e quindi senza offrire un vero valore aggiunto.
      P.S. Luca, non ti preoccupare per la cancellazione dell’intervento precedente, anzi grazie mille per avermi avvisato.

    61. E non è una bella sensazione

      Una grande amara verità dal blog di Luca De Biase:
      “Chi ritiene che la durezza delle posizioni della Chiesa stia spaccando la società italiana si ricrederà. Sentendo parlare diversi esponenti autorevolissimi del mondo cattolico, si nota che è inv…

    62. Il personaggio già una volta dovette dimettersi per le sue dichiarazioni da “bar sport”.
      Che L’Italia e l’Europa non stiano vivendo un momento di crescita e prosperità è sotto gli occhi di tutti, nascondere la testa sotto la sabbia di certo non aiuta.
      Le previsioni servono appunto a delineare scenari per il futuro e ad agire per evitare l’ipotesi peggiore.

    63. Io direi che è il contrario. Sono gli utenti a usare Fb x comunicare…. mentre il politico Zuckerberg vorrebbe usarlo per ben altri scopi.

    64. Forse Emma Marcegaglia esagera!
      Certo è che, ogni volta che vengo a Milano, i vendesi e i fittasi aumentano sempre di più.
      Sulla strada che mi porta all’ufficio postale, i cartelli sono passati da due del 2005 a 11 di oggi. Qualcosa starà pure accadendo.
      Forse la gente vende le case per andare a investire in borsa, visto che è appetibile?
      E perchè il supermercato sotto casa ha ridotto il costo della baguette da 65 a 45 centesimi, allineandosi al discount? Concorrenza o perchè è desolatamente vuoto?
      E il negozio che ha messo in vetrina la roba primaverile perchè ha un bel cartello: i saldi proseguono all’interno?
      Perfino il calzolaio è in grado di mettermi i tacchi a due paia di scarpe in due ore invece di due settimane.
      Che sta succedendo?
      Forse tutti stanno spendendo in LCD per vedere Sanremo e in iPhone per andare su Facebook in mobilità.
      Sarà proprio così, e la Marcegagli non capisce perchè lei vende una cosa vecchia com’è l’acciaio.

    65. Alcune domande a De Biase (e non solo) su simbiosi e attenzione

      Caro De Biase,
      la tua reiterazione stilistica sul cognome mi fa capire che preferisci mantenere le distanze, e dunque volentieri faccio un passo indietro.
      Un  maestro una volta mi ha detto che nella migliore tradizione rabbinica il modo più utile per…

    66. Sul pericolo di blocchi alla rete non vedo grandi problemi e per tre motivi:
      1) la rete è di fatto gestita dagli USA, da aziende USA, con macchine USA o costruite su brevetti USA, e non credo che gli USA, con la crisi che lievita, si possano permettere diminuzioni di fonti importanti di redditività;
      2) il Primo Emendamento protegge la libertà di parola e ci sono sentenze che proteggono l’anonimato in rete e fuori della rete; siccome la rete è stata concepita per funzionare sempre, utilizzando le rimanenti tratte operative, ci sarà sempre un modo di connettersi;
      3) oggi la rete è basata su un’infrastruttura il cui mezzo trasmissivo è proprietà di qualcuno, quindi ricattabile (sopratutto oggi per via finanziaria) e controllabile, ma dopo domani avremo reti mesh, via wireless, che saranno impossibili da controllare da parte di un governo;
      La costituzione di una rete non più governata, diretta e influenzata (anche culturalmente) da entità centrali, porta alla dissoluzione dei classici meccanismi di passaggio delle informazioni dal centro verso la periferia; abbiamo già oggi molti centri, molto più piccoli, che trasferiscono notizie dal loro centro alla loro periferia, con occasionali trasferimenti al di fuori, solo e se la notizia è di interesse in altri gruppi.
      In questo scenario gli altri media vedranno ridursi gli spazi man mano che il tempo delle persone (risorsa non comprimibile) sarà sempre più parcelliazzato su attività diversificate e, sopratutto, paritarie; il social networking ne è l’esempio al momento più avanzato, che trova nel SN su mobile il più grosso pericolo per i media tradizionali: se posso interagire con le mie comunità tramite un mobile mentre sono in tram, è ovvio che non leggerò la free press, oppure, letto un titolo, andrò a commentarlo su FB o su Twitter senza dedicare quell’attenzione alla lettura che ha come corollario un occhio anche all’inserzione.
      Cmq, il futuro, ancora una volta, è nel grembo di Giove, ed è difficile immaginare dove ci porterà l’innovazione che, in tempi di crisi, diventerà più urgente (per guadagnare quote di mercato a scapito di chi deve scomparire) e sarà perciò ancora più pervasiva.
      Immaginavi nel 1994 di poter avere la posta elettronica su un mobile al costo di 5 euro/mese?
      5 euro al mese quando una pizza ne costa sette! E siamo solo all’inizio della guerra dei prezzi.
      Se poi un iPhone o similiare scendesse a 100 euro, il futuro degli altri media è già determinabile adesso: sono aspiranti cadaveri!

    67. Ho ancora l’idea che le “cose” debbano avere un valore d’uso. In questo caso la capacità di produrre conoscenza utile, in qualche modo. Dipende da chi partecipa, ma dipende anche dal media, ovviamente. L’articolo di Nicola Carr “Google ci rende stupidi?” forse a molti internettiani non è piaciuto, ma credo sia proprio nei meccanismi interni alla fruizione della rete, e alle modalità di relazione che rende possibili, il nodo della questione. Forse non l’unico, ma uno dei più importanti.
      E’ una questione complessa, e non ho idee in alcun modo definitive. Però, in anni di lavoro su internet e sulle community non sono riuscito a vedere molto di più che la capacità di produrre semilavorati di conoscenza, tranne che in case ancora minoritari, come in questo blog. Per andare oltre il semilavorato servono grande competenza e grande energia. Condizioni non sempre facilmente realizzabili. Questo potrebbe essere un pericolo per lo sviluppo della rete.

    68. L’opinione pubblica, almeno per come la si intende di solito, si forma, si migliora, si plasma, soprattutto grazie a strumenti generalisti. Questo e’ il senso tradizionale dei giornali, essere al servizio dell’opinione pubblica.
      Non vorrei che di nicchia in nicchia, quell’ultima parvenza di uso pubblico della ragione che e’ rimasto in ognuno di noi scompaia in virtù del successo delle testate specializzate.

    69. la semplificazione (destra-sinistra) a me sembra talmente eccessiva da risultare “falsificante”, non rispecchiando in alcun modo l’attuale “panorama” (e non mi riferisco alle classi politiche, italiche e non). Le differenze sono molto più sottili e meno “manichee”. Forse stanno anche qua alcuni del problemi d’interpretazione e di rappresentanza che poi si riflettono sul ceto politico.

    70. Attenzione a non confondere imprenditore con innovatore.
      Può capitare che le figure coincidano, ma spesso così non è, e in certi casi non è nemmeno possibile dove, (esempio Italia), non c’è una struttura di Venture Capital per supportare belle idee che necessitano di ingenti capitali.
      In moltissimi casi l’idea non basta perchè poi occorre commercializzarla e questo costa, tantissimo, e basti guardare le tariffe dei giornali e delle TV.
      Purtroppo i comunicatori di mestiere, o perchè ignorano o perchè sono pregati di non farlo dal loro inserzionista, non raccontano quali siano stati i colpi di fortuna, le furberie ed anche le illegalità grandi e piccole cui si sono dovuti adattare grandi innovatori per trovare il capitale di rischio.
      Purtroppo questa pericolosa associazione innovatore=imprenditore sta bloccando quel poco di Venture Capital che c’è in Italia perchè si pretende che chi ha una bella idea poi sia anche un bravo imprenditore con il bel risultato che siamo praticamente fermi, o meglio, scivoliamo lentamente all’indietro.

    71. beh è schumpeter che fa quella che chiami confusione: in realtà, lui ha tutto il diritto di pensare in effetti all’imprenditore come innovatore (e di ritenere che sarà finanziato dal credito); inoltre, schumpeter esplicitamente afferma che quando non è più innovatore non è più nemmeno imprenditore… se ha avuto successo diventa rentier o altro…

    72. Fine e giusta osservazione.
      È un termine che tradisce il vero punto di vista dei burocrati SIAE.
      Tutto ciò che non porta proventi e royalties è morto, inutile, vizzo.
      E ‘cade’, come un frutto marcio.

    73. Volevano mettere “precipita nel pubblico dominio”, qualcuno aveva proposto anche “decede nel pubblico dominio”, si erano quasi accordati per “ammmuffisce” poi alla fine non hanno trovato l’accordo su “schifeggia nel pubblico dominio”.

    74. “Perché semplificando in modo esagerato si può dire che… La destra vuole ordine, salvaguardia del ceto più abbiente, libertà d’azione per i potenti e obbedienza degli altri.”
      Luca, se lo pensi veramente e non stai esagerando per provocazione, sei l’esempio vivente del perchè la sinistra è in crisi in tutta Europa… pensa di sapere tutto e non capisce nulla.

    75. Можно ли построить дом дешевле 1000 уе за метр? Можно комплексные решения от ТЕПЛОК из качественных аэроблоков позволяют строить быстро индивидуальные дома при цене квадратного метра до 300 уе!
      Вы знаете существуют нормальные европейские технологии каменного домостроения малоэтажного например технология ИТОНГ и комплексные решения от ТЕПЛОК где высококачественные материалы и просте решения позволяют существенно экономить на возведении стен и отделке!

    76. Certo se per lingue si considerano i dialetti.. e se poi si pretende anche di ritenere in via di ‘estinzione’ anche quelli a diffusione regionale..

    77. Scusa Luca se mi permetto, ma la mia non è una obiezione. Direi invece che è la constatazione di un fatto.
      Sul timore che l’opinione pubblica non venga più “plasmata”, lo prendo come augurio di un futuro migliore.

    78. Spiace essere cinici, ma, purtroppo, vedo assai difficile s’avveri questa speranza conclusiva. Seppur condividendo l’auspicio, per il bene delle persone, temo che l’abituale italianità degli italiani avrà in serbo qualcosa (magari non picconi e lotte efferate, ma più problemi che soluzioni è quasi certo).

    79. Di Schumpter è fondamentale la lezione dell’innovazione distruttiva, che era anche di Mao (innovare è distruggere); però è un pensatore da relazionare al suo tempo dove era possibile innovare con poco e poteva esserci l’equazione imprenditore=innovatore.
      Oggi non è più possibile, ed infatti i maggiori innovatori sono le grandi aziende multinazionali
      http://www.theinquirer.it/2009/01/16/ibm-ancora-una-volta-leader-nei-brevetti.html
      uniche che possono investire in ricerca, sia interna sia finanziando quella universitaria, e sopratutto con i mezzi per commercializzarle le invenzioni.
      Per i geniacci solitari con una bella idea non è possibile fare impresa oggi, a meno che non possiedano capitali propri per avviarsi.
      In questo senso non bisogna creare false illusioni.
      Per far nascere qualcosa occorre:
      – un folle con un’idea innovativa,
      – un assatanato che la realizzi,
      – un visionario che ci metta i soldi.
      Scusa se mi cito.
      http://cannedcat.blogspot.com/2009/01/fantascienza-e-realt.html

    80. Caro Gaspar, l’opinione pubblica e’ per definizione plasmata, non c’e’ opinione pubblica senza una pubblica discussione che la plasmi. Certo, la pubblica discussione deve essere massimamente libera e media debbono impegnarsi a fornire gli strumenti necessari per render la cittadinanza competente. Cio’ non toglie che i media che proprio facendo cio’ si adoperino a plasmare l’uso pubblico della ragione. La tabula rasa non v’e’.

    81. La crisi del pd non siede allo stesso tavolo della sinistra in Europa. La sua crisi quindi sta dentro un contesto altro. Non è semplificare, ma sbagliare il fuoco mettere le due cose assieme: il progetto del PD si pone nel superamento del pensiero classico della sinistra in Europa, pesca piuttosto nella tradizione democristiana (forse). Ha cercato di creare un contesto di pensiero “nuovo” senza però avere i pensatori capaci di raccontarlo e dare quindi alle persone gli strumenti per comprenderlo.
      Forse alcune delle tue domande rimangono valide, ma indagano altre identità.
      Credo sia però interessante e rappresentativo di un momento di trasformazione e cambiamento il fatto che non si abbiano parole comuni per descrivere il panorama politico italiano. Più che mai è necessario un processo collettivo di pensiero per creare quel “necessario” di cui tu parli. Perché altrimenti esso si esprimerà comunque, ma ad un prezzo forse troppo caro…

    82. Per non parlare dei barracelli sardi…. che sono pure armati ed equiparati ad agenti di PS con un atto ufficiale del sindaco e del prefetto.

    83. Zuckerberg?
      Credete davvero che un ragazzo di quasi 25 anni da solo possa prendere tali decisioni?
      E’è un pò come dire che Veltroni in questi mesi ha preso decisioni e poi si è dimesso in totale autonomia..
      Mi viene da ridere di fronte a tanta ingenuità. La mole di informazioni trattenuta da Facebook fa risparmiare un bel pò di tempo ad organizzazioni come la Cia e simili (guardare chi c’è nel consiglio d’amministrazione).

    84. Lars Angenent, an associate professor of biological and environmental engineering at Cornell University, says that big challenges remain, and he argues that the effect of electrode spacing is going to be one of the biggest limitations of MEC technology. “I think this work is great, but the next question is, can you scale it up so it’s economical?” he says. “In a larger system, moving ions through liquid between cathode and anode is more difficult, so you will produce less hydrogen per unit volume.”
      E, a parte questo, una volta che hai prodotto idrogeno, che te ne fai ? Come lo immagazzini, come lo distribuisci, etc ? (i fan del global warming antropogenico ti diranno che l’idrogeno è un gas serra MOLTO efficiente, oltre che essere ESPLOSIVO). Facciamo ‘ste auto elettriche e finiamola con queste c*ate alla Rifkin.

    85. Strano, quando qualcuno dice che gli umani sono macchine geneticamente programmate e che il libero arbitrio non esiste, e che quindi basterebbe toccare i geni giusti e zac, l’Uomo Nuovo, nessuno si fa problemi. Questo già spiega la considerazione che si deve avere degli scienziati (esito a chiamarli così, sono vecchio, per me gli scienziati sono ancora circondati da un’aura positiva, è l’educazione pre-sessantottini) che si fanno di questi problemi.

    86. Sono d’accordo. Tra l’altro non è la prima volta che capita a Techcrunch (ammesso sia davvero come dice Last.fm: il titolo del post sul loro blog è abbastanza forte dunque immagino che se si sono esposti così..). Interessante perchè unisce la verifica delle fonti al discorso sui diritti digitali

    87. Stavo per dire: considerando i trascorsi di Techcrunch, mi meraviglierei se Last.fm non stesse dicendo la verità. Ma sono stato preceduto.

    88. Non è la SIAE che usa termini a suo uso e consumo ma è solo il preciso linguaggio della legge; questa adotta una sua precisa semantica per evitare fraintesi, sia in sede di stesura della legge che dell’interpretazione della stessa davanti a una corte.
      Anche in inglese è così e, guarda caso, si usa la stessa identica terminologia.
      Because copyright is by no means eternal, eventually all creative works will fall into the public domain.
      http://www.royaltyfreemusic.com/public-domain/

    89. Вы занимаетесь сео на своем блоге? Я хочу заняться, но не знаю с чего начать… Я ваш сайт легко в поиске нашел, а моего блога там похоже и нету даже :(

    90. Improbabile che la perdano entrambi. O mente uno o mente l’altro. Spiegami come potrebbero mentire entrambi su un’accusa così puntuale.

    91. “E allora occorre domandarsi quale valore in più i giornali potrebbero cercare di avere nel momento in cui una parte delle risorse che utilizzano per la carta si liberassero”
      Si potrebbe pensare a più edizioni, con gli aggiornamenti ad intervalli regolari.
      Tipo vado in pausa pranzo, mi scarico il giornale con le informazioni delle 1200.
      Oppure esco dal lavoro ecco mi prendo il giornale delle 1700
      In fondo quanti di noi prendono il giornale il mattino e poi leggendolo la sera trovano una sensazione di “scaduto”?
      Jak

    92. Ciao Luca,
      ho visto il tuo post su Twitter.
      Ho sentito stamattina che la scelta a sfavore del nucleare ci è costata nel corso di 20 anni 60 miliardi di euro.
      Vorrei far notare che in pochi anni lo stato italiano ha maturato un credito di quasi 100 miliardi di euro nei confronti delle concessionarie delle scommesse (credito ancora non riscosso – quanto aspetteranno?).
      Con quei 100 miliardi di euro, 2.500.000 tetti in italia potrebbero essere dotati di pannelli solari (acqua ed elettricità) fin da subito (e no fra 10 anni se tutto procede senza intoppi come per il nucleare).
      Questa soluzione integrata ad altre (modificazione delle abitudini per prima), rende la soluzione nucleare inutile (senza considerare il fatto che il bilancio nucleare è economicamente negativo).
      gilberto

    93. Il vero tema del futuro dei giornali secondo me è un altro. Ormai credo che siamo tutti più o meno d’accordo che nel futuro (speriamo prossimo) si andrà sempre più verso forme di fruizione digitale dei contenuti giornalistici, nessuno lo mette in dubbio. Il campo di battaglia sui cui i giornali come siamo abituati a concepirli finora si giorcheranno le loro carte per la lotta alla sopravvivenza sarà, non tanto dove spendo i soldi che risparmio con la carta, ma come spendo quei soldi per cercare di intercettare l’attenzione delle persone sempre più “disattente”. Come potrà avvenire questo non lo so. Anche perchè se lo sapessi non starei qui a scrivere. :-)

    94. Kidle non so, mi sembra più adatto ai libri. Però con l’e-ink si è già arrivati a più di un A4. Ancora due anni si arriverà a oltre l’A3, magari a un tabloid aperto. A quel punto, sarà fatta. Alla fine, la differenza tra giornali e loro siti web diventerà evanescente. Dotate il tabloid di e-ink (al colore ci si arriverà in tre anni) di un collegamnento wireless, et voilà… a quel punto potrebbe essere il web (parte del web) a cambiare sulla base della tipica grafica dei quotidiani, con l’aggiunta dei video al posto delle foto statiche. Personalmente trovo la cosa estremamente eccitante. E poi, se ci mettiamo pure un’interfaccia di tipo touch, godo come un riccio.

    95. I giornali, magari consorziandosi, potrebbero usare un po’ delle loro risorse per cominciare a sperimentare nuovi dispositivi e nuovi modelli di business, utilizzando un deciso e consistente apporto del pubblico.
      Che è poi l’unico modo di dar vita a qualcosa che non esiste ancora e che, per la sua complessità, non può essere pensato da una sola persona e nemmeno in una sola azienda editoriale.
      Si tratta di innovare un intero sistema, come passare dalla TV analogica al digitale, con problemi analoghi.
      Se servono 4 decoder in una casa, perchè ci sono 4 televisori analogici, forse servono 3 lettori di e-book per famiglia.
      Ma se dotare 4 televisori di decoder può costare 160/200 euro, ai prezzi attuali del Kindle (359$), una famiglia dovrebbe spendere 840 euro, il che è abbastanza improbabile.
      Quindi si deve agire su due lati:
      – regalare/sussidiare l’acquisto dei dispositivi
      – abbassarne il costo di produzione
      I modelli di pagamento possono anche essere uguali agli attuali:
      -abbonamenti annuali, con sconto e per famiglia, perchè non è pensabile che uno paghi due volte 149 euro per se e per la moglie.
      – prezzo a copia o per parti.
      – gratis, pagato dalla pubblicità

    96. 60 miliardi mi sembrano pochi. Sarebbero 3 miliardi l’anno per 20 anni ? In media noi importiamo da 40 a 50 TW/h di sola energia elettrica dall’estero, il 12-14 per cento del totale. Solo quello, non contando importazioni di gas, olio combustbile, etc, cuba per molto più di 3 miliardi di euro….

    97. Il numero di settembre 2008 di Esquire è uscito negli States con la copertina fatta di e-ink….. Non c’è bisogno di consorziarsi. Basta volere rischiare. Certo che con la possibilità di piùedizioni, al limite di aggiornamento in tempo reale, le redazioni dovrebbero cambiare modo di lavorare e lavorare molto di più, come nelle TV all news. Eliminazione della divisione tra giornalisti e tipografici, per esempio. Vedo grossi problemi. E mi scappa da ridere pensando che la barca affonderà con tutta la Federazione della Stampa e la FIEG a bordo allacciatti in un tango desperado, tragico y final…

    98. Il problema delle scorie in effetti desta preoccupazione diffusa, anche nello stesso PdL.
      Se si intende tornare al nucleare è necessario risolvere prima il problema delle scorie passate, presenti e future.

    99. La Voce di Montanelli (di cui conservo gelosamente le prime 3 copie) non si è certo rivelato un modello di business vincente, tanto che chiuse in tempo record.
      Ma l’Indro mosse i suoi lettori da un’altra parte e credo che se fosse ancora vivo lo leggerebbero perfino in e-ink o kindle.
      E’ il buon giornalismo che può diventare business o si pretende di far diventare business qualsiasi giornalismo?
      Nel primo caso è bene investire i soldi nei protagonisti, nel secondo nei supporti.

    100. Il problema non sono solo le scorie: il nucleare non è conveniente, è una tecnologia pericolosa ed è assolutamente stupido pensare che ci libererà dalle importazioni di energia dall’estero visto che non abbiamo miniere d’uranio.

    101. Mah, probabilmente un giornale come Il Foglio o Il Riformista non avrà bisogno di andare su un supporto innovativo (nei prossimi 5 anni, poi si vedrà) per continuare a farsi leggere e comprare. Gli altri giornali meno caratterizzati non so. La storia che “tanto noi siamo un grande giornale di qualità” non regge più se non nelle rare eccezioni di cui sopra. A parte che vogliamo discutere della presunta “qualità” dei grandi giornali ?

    102. Caro Luca,
      Sono soluzioni già adottate in altri mercati maturi/in declino. Oggi si parla dei risparmi sulla carta per il sistema editoriale, un tempo si toglievano i gradi alcoolici per risparmiare sul costo di prodotto [tasse utif] dei superalcolici.
      Il cost saving è sicuramente importante per qualunque impresa/sistema il problema resta e sono le prospettive.
      Un abbraccio.
      Pier Luca

    103. Non sono nè d’accordo nè troppo ottimista sullo scenario. La carta stampata è in crisi profonda, perchè il calo dei lettori ha ridotto le entrate pubbicitarie, a loro volta decimate dal rallentamento dell’economia. Ma non esistono segnali evidenti che il trasferimento dei lettori porterà con sè anche quello degli inserzionisti. Se così fosse, il calo di fatturato cartaceo del San Francisco Chronicle sarebbe stato almeno in parte compensato dall’aumento di quello online, e l’editore non sarebbe sull’orlo del fallimento. E se non sta avvenendo in una regione del mondo dove sono wired anche gatti e canarini, non capisco che speranze ci siano per un Paese conservatore e retrogrado come il nostro.
      La storia insegna che i passaggi tecnologici non avvengono a causa di crisi profonde, al contrario dei cambi di paradigma nella scienza (Thomas Kuhn). La tv non è sorta perchè la radio perdeva colpi, nè il dvd è nato perchè nessuno più comprava videocassette. Al contrario, queste due rivoluzioni sono esplose mentre i “vecchi” supporti godevano di salute eccellente, e hanno trasferito ai nuovi media il proprio mercato.
      Credo che la chiave sia nella percezione errata dopo un decennio di bene informativo gratuito. Il gratis nella Rete è una illusione, la riproduzione improbabile del modello televisivo, e così lo è la blogosfera, che si nutre in grandissima parte di lavoro retribuito, in perdita, dall’informazione tradizionale. Finchè non si troverà il modo di guadagnare denaro con l’informazione online – e delimitare i confini del gratis – non avverrà alcun passaggio serio di business. Luca è il migliore osservatore italiano di queste cose, ma l’entusiasmo per una nuova economia gli fa spesso dimenticare i meccanismi di funzionamento della vecchia, che è poi quella attuale.

    104. No opposizione, no alternativa, no mediazione.
      Da come si stanno mettendo le cose prima di avere un’opposizione seria, capace di proporre un’alternativa… seria, un paio di centrali saranno già finite.

    105. Proprio ieri sera, con alcuni amici, riflettavamo sulle numerose iniziative messe in campo da questo governo.
      Dalla sinistra, in questi mesi come negli anni scorsi, prevalgono sempre le polemiche che portano a immobilismo e fallimento di iniziative, governi e partiti!!
      Chiudere poi con la parola resistenza… NO COMMENT!

    106. Tutto vero. Ci sarebbe un gran bisogno di parte costruente.
      Solo che- almeno a livello di rappresentanza istituzionale- la sinistra non sembra avere alcuna possibilità di arrivare a proporre un modello (o anche solo una serie di proposte) alternative.
      E per un motivo molto semplice. Perché non sa neppure che faccia abbiano molti dei suoi elettori- penso in particolare ai lavoratori senza tutele (milioni) che in passato l’hanno gratificata del proprio voto.
      Da qui la perplessita. Se tu non sai che faccia ha- e come campa la giornata- il tuo compagno di strada, come riuscirai a fargli delle proposte?

    107. Veltroni quando si è dimesso ha detto: «Lo sforzo che ho cercato di fare è di passare da una sinistra salottiera, giustizialista, pessimista e sostanzialmente conservatrice a un centrosinistra che fosse non giustizialista ma legato al valore della legalità come un valore assoluto in ogni campo della vita pubblica».
      Pessimista e conservatrice. Ecco, secondo me, perché il centrosinistra (e di conseguenza l’Italia) sono messi male: perché sono conservatori anche quelli che dovrebbero essere progressisti. E lo sono a tal punto da far fuori chi mette in discussione questa loro caratteristica.

    108. Sono molto d’accordo quando dici:
      “Possibile che nessuno racconti una storia alternativa a quella della destra e che si presenti coerente e innovativa?”
      La sinistra non riesce a raccontare in modo suggestivo che esistono altre possibilità e che non uno, ma infiniti altri mondi sono possibili.
      Ma raccontare richiede immedesimazione nel lettore/spettatore: forse è questo che manca.
      Stefano

    109. “Se la sinistra vuole farsi notare e farsi prendere in considerazione deve fare emergere una capacità di innovazione orientata a valorizzare le capacità di chi lavora, di chi non appoggia la sua forza sul potere ma sulle capacità, di chi crede nella cittadinanza e nello stato di diritto, di chi dà valore al pubblico e non solo al privato, di chi crede che la felicità di ognuno dipenda almeno un po’ anche da quella degli altri…”
      Mai una volta che lo abbia fatto negli ultimi dieci anni. Perchè dovrebbe cominciare ora ?

    110. Per quanto riguarda la Cina, sebbene la politica di Facebook presenti qualcosa di innovativo, credo sarà difficile che le quote di mercato del social network statunitense riusciranno a contrastare lo strapotere di Qzone capace di vantare 200 milioni di utenti (se non sbaglio FB ne ha 175).
      Rimanendo in tema di censura del web in Cina legata al business le suggerisco le lettura di questo breve articolo http://techdirt.com/articles/20090225/0728403899.shtml.
      Distinti saluti

    111. Oddio, che tristezza, ora anche il software pirata è buno se è de senestra e cattivo se è di destra. Ridicolo.. vi piace non pagare ? E allora scaricate e ringraziate. Potrete sempre dire che lo avete fatto turandovi il naso e poi andare su Facebook e iscrivervi al gruppo “Siamo tutti antifascisti”.

    112. Per me la cosa più interessante dell’articolo è la giusta osservazione che si è andati troppo in fretta nel far entrare nella UE paesi malaticci e rachitici come erano e sono quelli dell’est.

    113. Vabbè. Commenti con pregiudizio a pioggia non ne mancano mai. Quanto a me, preciso che non prendo software piratato e non scarico musica illegalmente. E’ un mio vezzo. Sono fatto così. Anche se non apprezzo una legge la seguo, al massimo spero che la cambino. (Almeno fino a che vivo in una cosa che si possa chiamare tipo democrazia). La notizia della nazistitudine del capo pirata è rilevante perché questi insistono a voler fare anche un partito.

    114. A puro titolo di precisazione, segnalo che Repubblica (versione cartacea) di sabato ha parlato della copertina dell’Economist in un poccolo trafilettino interno; mi pare a pagina 5 o 6, non ricordo bene.

    115. Sensibilità, responsabilità e intelligenza serviranno solo se si lascerà aperta l’ipotesi che esista qualche cosa di non “plasmabile”, qualche cose che è lì e che non può essere mutato da nessun intervento umano.

    116. Per chi non l’abbia letto, si tratta di un romanzo-dispotico-utopico in cui i ricchi fanno la rivoluzione contro il corrotto welfare state e trionfano (più o meno la storia dell’Occidente negli ultimi trent’anni…).
      Cuore del romanzo è un discorso di cento pagine in cui il superuomo-capitalista John Galt espone lungamente la filosofia ‘giusta’ per risollevare il mondo: chi ha più soldi è migliore di chi ne ha meno e deve governare…
      La Rand, poco conosciuta in Italia (a parte da qulche fanatico radicale), è una delle maggiori ispirazioni della rivoluzione reganiana e liberista: non per niente Alan Greenspan era un suo giovane protetto…
      Il fatto che vada di moda oggi negli Usa è abbastanza comico, con il disastro e la guerra civile all’orizzonte (di cui Fox News ormai parla apertamente)…

      • Sono perfettamente d’accordo qnduao parli di ristabilire un rapporto di fiducia oggi irrimediabilmente compromesso tra marche e consumatori. In un mondo di marche comete chi riesce ad instraurare un rapporto con la Persona risulta avere un vantaggio competitivo rispetto ai competitor. Non basta pif9 soddisfare dei bisogni, ma bisogna puntare sulle aspirazioni, sui desideri, sul dialogo e sulla relazione con un approccio strategico sviluppato sul medio-lungo periodo.Persone, non clienti.

    117. Qui si potrebbero dischiudere scenari preoccupanti, basti pensare all’impiego delle tecnologie applicate alla biologia.
      Siamo partiti dalla realizzazione di un supercomputer che poteva aiutarci a scoprire i meccanismi dell’evoluzione molecolare dell’uomo e stiamo giungendo, invece, a paurose prospettive eugenetiche, forse inevitabili.
      Quindi stiamo passando da un’eugenetica positiva (tendente a osservare e a curare, al limite, le malformazioni) a una forma negativa di scelta e imposizione di un modello che decide quale ramo dell’evoluzione si deve scartare, eliminare, sostituendosi alla natura.
      Stiamo mettendo le nostre mani, con i nostri nuovi arnesi, su un processo evolutivo che la natura ha messo in atto e selezionato da molti milioni di anni. Dato che non abbiamo ancora sviluppato concetti di previsione e controllo, come possiamo essere certi che le nostre attuali tecniche di ingegneria genetica –e possiamo dire momentanea sapienza, almeno rispetto alla storia dell’uomo- non diano esiti imprevisti?

    118. @Roberto: mi sembra fosse il fiore all’occhiello di tale Brodo, Brodi, ah, no, Prodi.
      @Luca: se l’Economist non ha ancora capito che più si incazza su Berlusconi, più gli allunga vita e carriera… e poi soluzione a che ? Alla crisi ? Ridicolo. Vabbè che ormai il ridicolo ha invaso il mondo. Vedi Obama che manda avanti la moglie a braccia nude per nascondere la totale mancanza di idee.

    119. Su eugenetica etc, siamo ancora a Bacone: è un problema etico e non di capacità tecnologica. Ci vuole molta più etica in un mondo descralizzato che in uno dove il sacro è qui con noi (e in noi). Ci vorrebbe un’etica stoica o epicurea, non una, come la nostra, che è una derivazione diretta della fisica (anche quelle cristiane ed islamiche derivano dalla loro fisica di riferimento, per questo entrambe resistono alla spiegazione evoluzionistica della storia del mondo vivente, c’è un fiorente “intelligent design” islamico).
      L’evoluzione darwiniana è intrinsecamente incompatibile con la provvidenza, ossia con l’intervento continuo dell’Essere Supremo nel mondo fisico, peggio ancra se l’Essere Supremo è persona e onnipotente/onniscente (Giudaismo rabbinico e suoi derivati parziali o totali). Se si toglie la provvidenza (gli dei di Epicuro), l’evoluzione diventa compatibile con l’Essere Supremo persino con il concetto di creazione primigenia. L’ES da la spinta, preme il bottone, da il calcio d’inizio e poi sta a guardare. Ma proprio la Provvidenza è il problema (bella questa allitterazione, mi è venuta così, per caso o per disegno intelligente ?)

    120. E il butterfly effect? ho il dubbio che niente di ciò in cui ci imbarchiamo possa avere conseguenze seriamente prevedibili, nemeno quando si tratta di buone intenzioni.

    121. Un’aggiunta sulla guerra nucleare. Da un punto di vista storico, il non ricorso ad essa è solo un accidente fortunato. Se dovessi fare un’analisi toynbeen/weberiana, direi che non è successo nula perchè sinora le armi nucleari sono state in mano a società permeate da una qualche forma di razionalità mezzi-finalità, sia essa di tipo occidentale (il comunismo è un prodotto occidentale) o confuciana. I pochi casi (uno) in cui questo non è vero, l’utilizzo è bloccato, per ora, dalla superiorità assoluta dell’avversario. Tra un paio d’anni vedremo se cambierà qualcosa. Magari qualcuno potrà volere anticipare la venuta del Mahdi.

    122. Io uso Nice Translator, mi sembra molto leggero e permette di tradurre simultaneamente anche in più lingue.
      Il risultato? “traduzione online gratis lingua: migliori servizi per tradurre i vostri documenti”.
      Occhio che non ama per niente le maiuscole.

    123. Preferivo la versione precedente (quella senza le stellette dei favoriti) che era più minimale :-)
      Però concordo, è favoloso; lo uso da un bel po’ e mi ci sono sempre trovato bene.

    124. Non è la stessa cosa che si può fare con evernote praticamente? Ho usato per un periodo Instapaper ma alla fine ho preferito la possibilità maggiore di organizzazione che da evernote (che ha supporto anche per iphone ad esempio)

    125. In Italia, e non solo, la problematica è semplice: chi ha soldi e le capacità tecniche per mettere in piedi un sistema wi-fi che rispetti le regolamentazioni anti-pedofilia, anti-phishing, etc non ha interesse a farlo; chi ne avrebbe l’interesse, non ne ha le capacità e i soldi, e nemmeno la voglia, alla fine; le amministrazioni comunali, che avrebbero i soldi e la possibilità di trovare le capacità hanno altro a cui pensare e non potrebbero politicamente fare pagare l’accesso, quindi dovrebbero sovvenzionare una cosa che non frega nulla all’80 per cento della popolazione e che l’altro 20 per cento sfrutterebbe per scaricare porno e stare attaccato a Facebook.

    126. Il programma su Fox News cui mi riferisco era sulla possibilità di una insurrezione del popolo americano contro un governo che cerca di imporre il socialismo negli Usa.
      A un certo punto un paio di generali in pensione, alla domanda se le forze armate si sarebbero schierati col popolo o con il governo, non hanno avuto dubbi che avrebbero rifiutato di sparare contro il popolo e avrebbero disobbedito al governo…

    127. Appunto, si chiama insurrezione popolare (rivoluzione !!!!!) o a massimo “golpe bianco”. Guerra civile è un’altra cosa. Nienete paura comunque, basta aspettare 18 mesi. Nel novembre 2010 si vota per il Congresso… e se i Democratici perdessero la maggioranza ? I cordoni della borsa ce li ha il Congresso, NON il Presidente. E’ già sccesso: d’ya remember 1994 ?

    128. Penso che molto dipenda anche dal fatto che i PC, o comunque i computer desktop, siano limitanti da un punto di vista fisico. La sera, è molto piu comodo starsene sul divano con il portatile davanti, che essere in camera seduti su una sedia…

    129. C’è chi ha scritto che la rivoluzione sarebbe avvenuta quando il popolo non avrebbe avuto da perdere nulla tranne le catene. Non mi sembra che sia il caso degli americani…

    130. Quelle categorizzazioni mi sembrano troppo numerose e un po’ forzate, le sovrapposizioni sono inevitabili.
      Poi continuo a non essere d’accordo alla visione dello sviluppo di software open source come a qualcosa “senza gerarchie”…

    131. Ed evidentemente il Tribunale ha pensato che il Grande Fratello non abbia la dignità di essere oggetto di diritto di cronaca.
      Ahah fantastico! Se a capirlo oltre alla magistratura fosse anche il pubblico tutto…

    132. Interessante, soprattutto il confronto tra quanto scritto da Mediaset e quanto da Pratellesi :-)
      La parte più divertente è però la frase di Pratellesi: Ma [il giudice] ha respinto il ricorso per quanto riguarda il generico divieto di riprodurre immagini da trasmissioni Mediaset per le quali sussista un diritto di cronaca e di critica. Questo significa che non c’è diritto di cronaca né di critica per il Grande Fratello, come del resto c’era da aspettarsi!

    133. Sarebbe bello anche che Mediaset, a proposito di copyright, ricevesse una bella denuncia di YouTube per l’uso dei filmati apparsi ad esempio su Striscia (esiste una rubrichetta apposta e il nome di You Tube viene regolarmente oscurato).
      Poi magari direttamente Google potrebbe denunciare tutte le reti televisive italiane visto l’uso intensivo di filmati tratti da Google Earth senza mai indicarne la provenienza.

    134. D’accordo con Keper , un idea che passo ai due…Google e You Tube
      ma quando cominceranno a paensare a far soldi invece di impedire ad altri di farne insieme a loro, pensando che così loro ne fanno di più

    135. Allora blob? Trasmette spezzoni di video non per diritto di cronaca, ma perché hanno tanta paura di internet? Forse perché i soldi delle pubblicità stanno cambiando strada o perché non è sotto controllo come la tv?

    136. Come non pensare ad una risposta alla rivista Wired.
      Per ora Nova Wired 2-0, palla al centro.
      E non venitemi a dire che le due riviste non sono sovrapponibili.

    137. @cafonauta: di Luca tutto si possa dire eccetto che sia schizofrenico. Luca ha tenuto a battesimo il lancio di Wired (mica solo una volta, almeno altre due…. ;-)), quindi nn pesno che si possa parlare di rivalità di alcun tipo (e poi Wired è mensile…).

    138. D’altronde in tutto il mondo i tabloid fanno parte di un giornalismo alternativo, anche minore per alcuni argomenti che trattano. Sono certo che con Nòva sarà ovviamente diverso.
      Come mai questa scelta? E’ tempo di focalizzarsi ancora più con l’online?

    139. La speranza di un social network distribuito (o cloud social networking)…
      In un mio post recente – perdona l’autocitazione – riferisco di uno dei tanti progetti per favorire l’interoperabilità tra social network, in via di sviluppo dall’italiana Asemantics insieme ad una società di telecomunicazioni. Link in firma.

    140. Ciao Luca,
      ogni giovedì mattina in business school pensavo che Nòva in formato tabloid sarebbe stato più comodo da leggere in aula eheheh… no scherzi a parte, a me piace l’idea, cambia solo il formato no? I contenuti non cambieranno suppongo, o ci sarà anche qualche novità?
      @cafonauta: non ho capito l’accostamento Nòva – Wired sinceramente..
      ad ogni modo in bocca al lupo!

    141. @Costantino e Marco
      Nei commenti di questo post di Mantellini:
      http://www.mantellini.it/?p=6419
      Avevo espresso i miei giudizi sulla versione cartacea di Wired e in una parte la confrontavo con Nova:
      “… Quando lessi della colazione da Wired e tutto il resto, ammetto che diedi un occhiata molto superficiale e, a torto, credevo che Mantellini, De Biase e tutto il cucuzzaro, fossero coinvolti direttamente nel progetto. Ora mi sembra di capire che cosi’ non è. (Correggetemi se sbaglio)
      Allora mi chiedo. Cos’era quella colazione da Wired e le loro foto sul sito? Una strumentalizzazione? Una pubblicità occulta verso la platea dei bloggers e loro pubblico?
      Quando ho letto dell’uscita della versione cartacea italiana di Wired non ho potuto pensare a Nova24. Mi sarei aspettato che l’inserto facesse il salto uscendo separatamente come hanno fatto il passato altri inserti storici (Gambero Rosso, per esempio). E li di ciccia ce n’è’ veramente parecchia. Ogni numero ha un argomento di fondo e quasi tutti gli articoli sono dei veri e propri approfondimenti.
      Perché è di questo che abbiamo bisogno: approfondimento…”
      Pur non conoscendolo, quando uscì Wired scrissi anche a Luca chiedendo lumi sulle due iniziative senza avere mai risposta. Probabilmente le mie domande erano troppo stupide. Ora leggo che si trasforma in tabloid… BTW Non ho assolutamente dato dello schizofrenico a Luca che, come lettore, stimo molto.
      Ora se qualcuno volesse farmi un disegnino :) e in parole semplici mi spiegasse in che modo ha tenuto a battesimo Wired e perche’ le due iniziative non sono in competizione tra loro. Senza polemica, davvero non ci arrivo. Se non nei contenuti, negli obiettivi e nel target mi sembrano simili.
      Non ho nascosto che al momento ritengo Nova molto piu’ stimolante per i miei gusti.

    142. Grazie Luca.
      Io sono quello che…
      le persone alle quali nel corso della mia esistenza ho detto grazie.
      Ti voglio ringraziare dandoti una conferma:
      “Tu se quello che cerca e trova le idee che spostano i limiti del possibile. Sei quello che cerca, trova, riempie di valore i fatti che accadono, le persone che vivono, le comunità che si sviluppano, un poco oltre quei limiti”.

    143. Oh, finalmente posso leggerlo in metro senza dar fastidio agli altri. :-D
      Anche se devo dire che il formato “quotidiano” ha il suo fascino, al tatto, come colori, come percezione… Mi ricordo un’operazione simile fatta da Musica di Repubblica tanti anni fa…Non è che si perderà un po’ di immagine e di elementi distintivi?

    144. In effetti il formato attuale è un po’ scomodo da leggere se non ci si appoggia ad un tavolo. Ben venga un formato più usabile. L’attuale sito Nova24 lo trovo un po’ limitato, quindi trasformarlo in un luogo di approfondimento delle notizie apparse sul cartaceo mi sembra ottimo.
      Attendo di commentare il restyling la prossima settimana. Nel frattempo chiedo: che fine ha fatto Nova24 review? Lo pubblicate ancora?

    145. Inserirei un racconto dell’innovazione.
      Un testo breve col quale scrittori più o meno noti possano suggerire punti di vista significativi o poco noti sul significato di innovare.
      Sul sito si potrebbe far lo stesso, in parallelo, ma con i video.
      Cito Marshall McLuhan:
      “(…)Penso che, in tutti i media, gli artisti rispondano prima di ogni altro alle sfide imposte da nuove pressioni. Vorrei che ci mostrassero anche dei modi per vivere con la nuova tecnologia senza distruggere le forme e le conquiste precedenti. (…)” da Repubblica, 21/1/09
      Saluti.

    146. auguri a nova nel nuovo formato, mille (e più) di questi numeri!
      @stefano
      su nova100 qualcosa che assomiglia ai “racconti dell’innovazione”, in formato video, è in corso d’opera. spero l’abbiano notato un po’ di lettori ;P

    147. Alla frase di Luca che dice se nascesse una specie di wikipedia del social networking (SN), toglierei il se perchè le attuali piattaforme proprietarie possono sperare di fare soldi solo con la pubblicità.
      Ma in tempo di crisi c’è ancora spazio per la pubblicità?
      A che serve investire in advertising se la gente ha paura di spendere?
      Certo bisogna continuare a pompare il marchio, per evitare che, tornati i tempi buoni, la gente se ne dimentichi, ma il SN è il mezzo giusto per fare brand awareness?
      E basta questo per tenere in piedi la baracca SN?

    148. Leggo per varie ragioni professionali e culturali da anni, con fascinazione, il Sole 24 Ore e tutti i suoi allegati, Nova incluso.Scannerizzo gli articoli, li conservo per secoli.
      Solo che sono una donna piccina. Vorrei un giornale in formato del mio grembo, da tenere in braccio come i bambini. “Less is more”, dicono gli inglesi, perciò a me ogni rimpicciolimento sta bene: se si rimpicciolisse anche il Sole ne sarei felice, diventerebbe anche più leggibile “by the way”: in treno, in aereo, in quei dove in cui non si può occupare lo spazio altrui con il nostro “grande” quotidiano.
      Rimpiccioliamoci, piacerà anche a Caterpillar, e soprattutto a me, che vi amo tanto.”Il vino buono sta nella botte piccola”. Buon lavoro

    149. Assolutamente Complimenti!
      Per tutto … E per la scelta della “nuova generazione Y” di Nova, senza dimenticare l’intero gruppo del 24Ore naturalmente …
      Ma come buon “Evangelist” ho risposto all’articolo di copertina di questo giovedì all’appello di “offrire alla comunità di Nova idee e proposte di servizi e approfondimenti”.
      Forse già conoscerai la nostra piattaforma e per ora, ancora “campo base” (dato il prossimo step di crescita): http://www.genitronsviluppo.com/ … bene! Quello che pensavamo che potesse essere piuttosto interessante riguarderebbe una potenziale collaborazione con realtà in crescita che rappresenterebbero il fior fiore e punta di diamante del settore innovazione per l’Italia.
      Ossia non solo per quel che riguarda la produzione di contenuti, che comunque potrebbe rappresentare un’interessante svolta “a fare rete” creando collaborazioni -eliocentriche- e non -geocentriche- come potenzialmente creano realtà molto affermate (come la vostra o come tante), ma aiutando anche ad accelerare, condividere e se vogliamo “spammare” una coltura dell’innovazione fatta anche da realtà in crescita, come la nostra, non ancora assolutamente affermate.
      Un’interessante approccio che potrebbe essere una sorta di User generated content “professionale” dove publisher e blogger di nicchia potrebbero collaborare con una realtà come Nova, generando, collaborando e apportando valore unico. Obiettivo quindi sarebbe quindi andare man mano a generare un loop ed ecosistema (2.0) dinamico, che già comunque grazie ad un modello di business ormai confermato, dia spazio, crei network e generi innovazione.
      Spero di essere stato chiaro … soprattutto dopo una giornata di 12 ore sparate di un venerdì (che per me è = ad lunedì). Per quanto detto ci riteniamo fortemente motivati a collaborare in qualsiasi modo attraverso il nostro network con una realtà che amo considerevolmente.
      A prestissimo, buona giornata e soprattutto buon ottimo lavoro.
      Daniel – GenitronSviluppo.com
      [ GENITRON ]
      Invenzione – Scoperta – Fecondità – Luce

    150. Io ho risolto con il Blackberry (ma qualsiasi cellulare con client di email va bene).
      Quando arriva un email leggo il titolo e cancello tutto quello che non mi interessa, senza nemmeno aprirla.
      E lo posso fare in autobus, in treno, anche in bagno e durante qualsiasi tempo morto, il che significa che, quando apro il PC, buona parte delle email inutili sono già state eliminate.
      Il problema è dell’email marketing che, causa i dispositivi mobili, non possono più spammare.

    151. Non sono d’accordo. L’email per me è e rimane l’applicazione fondamentale di Internet. La strategia di inbox zero descritta nell’articolo è uno dei pilastri del Get Thinks Done e funziona. Si lo spam è un grosso problema ma l’email funziona.
      @Roberto Marsicano: interessante strategia, io faccio qualcosa di simile in autobus con l’eeePC solo che io sincronizzo l’email prima di uscire dall’ufficio e quando arrivo a casa.

    152. salve il mio nome e david per caso mi e capitato un suo articolo\la fine di babele\ e mi e venuto un colpo perche sto studiando una teoria che risale alla caduta della torre di babele come si parla nell antico testamento .questo e in parte errato per un errore di traduzione gli uomini non persero il linguaggio \cioe lacapacita di parlare lo stesso linguaggio\ ma persero la capcita di leggere i segni che ci circondano quindi poter comunicare senza le parole. le poche testimonianze che ho trovato parlano dei figli di enok che avrebbero gettato questa specie di cecita e sordita sull uomo. ma tra tanti che siamo ogni tanto nasce qualcuno chiamiamole anomalie genetiche che creano individui particolarmente sensibili a capire i segni e decifrarli \la terra che chiamiamo casa si regge su un equilibrio molto fragile eppure elastico e altamente modificabile come il DNA\. e se i profeti i vegenti e perche no i pazzi fossero come un allarme una disperata richiesta di aiuto del nostro pianeta a gente che e incapace di udirlo. be immaginate milleni come attimi e quanto e cambiato il nostro pianeta. ma non mi dispero il mondo non finira l uomo forse ma e il ciclo della vita no

    153. All’inizio non mi sembrava una novità degna di nota. Poi, girovagando qua e là in rete, ho scoperto la sua vera utilità: la possibilità di incorporarlo all’interno del blog per segnalare ai lettori, in tempo reale, articoli, post e documenti.
      Da allora non l’ho più abbandonato. ;)

    154. Quelli delle Business School non hanno ancora capito che l’economia non è una scienza esatta e che, al più, può dare spiegazioni per il passato, con modelli in gran parte poco applicabili nel futuro e impossibili da considerare di fronte a eventi nuovi come l’attuale crisi globale dove, sia gli scienziatini degli MBA e i fighetti delle società di consulenza, non sanno che cosa fare.
      L’unica costante economica che guida l’uomo è il desiderio di fare soldi e che lo porta a una spasmodica caccia all’innovazione e, ovviamente, al desiderio di possesso esclusivo della stessa.
      Quelli della Bocconi dovrebbero farsi un paio di settimane presso un consulente di brevetti per capire che non hanno capito niente dell’animo umano, che non è dissimile da quello del cane con il suo bell’osso, ben deciso a ringhiare contro chi glielo voglia portare via.

    155. Che i brevetti sono ormai un limite all’innovazione penso sia assodato, l’uso che si fa degli stessi è l’esatto contrario dello scopo per cui erano stati “inventati”, ma la conclusione dello studio mi sembra quanto meno fantasiosa. Io invento una cosa e l’unico modo ho di monetizzare la mia invenzione è comprare future sulle materia prime con cui verrà prodotto il manufatto che ho progettato? Ho dei dubbi che possa funzionare.
      Nota: ho parlato di manufatto non a caso i brevetti su idee, software e cose non concrete in generale andrebbero aboliti.

    156. Caro Luca,
      interessante e in linea con qualcosa che stiamo sviluppando e verificando qua in Cina all’Italian Center: una sorta di “borsa dei brevetti” che consenta ai cinesi di selezionare / acquistare / condividere brevetti (o parti di esso) non cinesi e passare alla loro industrializzazione (e viceversa).
      Industrializzare un brevetto necessita di molti costosi supporti e spesso di diversi pezzi ( altri brevetti) che solo attraverso un WIN – WIN attivo si riescono a trovare a costi contenuti.
      Fino ad ora solo le Multinazionali erano in grado di comprare i diversi brevetti della filiera, diventando così unici proprietari.
      Ma questo processo è molto costoso e praticamente fuori della portata di qualsiasi PMI.
      Va sottolineato come i cinesi hanno interesse che i brevetti “girino”, producendo un effetto continuo di replica ed aggiornamento, in grado di sviluppare evoluzioni migliorative del precedente, stimolando la competizione innovativa.
      Questo consente di creare parecchie aziende, aumentando la ricaduta occupazionale, oltre che la possibilità di creare spazi di crescita personale e di “esportazione”, per esempio in aree più povere ( in Cina e in altri paesi in via di sviluppo)
      Tra l’altro la stessa Cina ha dichiarato guerra al pagamento delle Royalties ai brevetti occidentali di qualsiasi tipo (Mobile, industriali, spaziali etc..)
      Non solo, molti progetti di cooperazione cinesi si basano proprio sul “baratto”, finanziamenti operativi ed infrastrutture, spesso governativi, con la condivisione del brevetto o della conoscenza condivisa.
      Ovviamente all’inventore, colui che ha generato il tutto, vanno garantiti ritorni economici in qualche maniera collegati ed ecco la sperimentazione, quella che cerca di evitare il fenomeno classico da queste parti, della contraffazione o peggio della copia, giocando proprio sul fatto che il primo che registra, piglia tutto.
      Ma i cinesi, popolo pratico, sa che è evidente che chi ha inventato ha anche la “capacità” di innovare il proprio brevetto. Per farlo deve però essere tutelato in qualche maniera e quindi va “tenuto a bordo” sui ricavi futuri.
      Non solo: il brevetto, in quanto descrive puntualmente il come fare, da queste parti è un fenomenale “strumento di formazione”, in grado di spiegare come fare le cose, diffondendo così la conoscenza contenuta.
      Non è causale che ora i cinesi stiano pubblicando a livello di ricerca più degli americani, è connesso con questo desiderio di definire punti fermi di una innovazione condivisibile, secondo uno schema cooperativo, fatto per loro normale.
      Credo molto che quindi vadano cambiate le “regole” ingessanti di un passato fatto di cose e non di idee ed immaterialità e soprauttutto non fatto di cooperazione ma di semplice proprietà esclusiva e quindi non virtuosa.

    157. Francamente mi pare una cagata. Ogni sistema di lock-in e compra vendita sulle idee frena l’innovazione.
      Nel momento in cui hai inventato qualcosa hai un vantaggio temporale sul mercato. Quando questo vantaggio è svanito devi inventarti qualcos’altro. Questa è innovazione, il resto sono chiacchiere.

    158. Luca, pensi veramente che non si stia occupando delle sue azienda ? Basta vedere le garanzie personali che sta dando sui prestiti…. Se qualcuna va in default, rimane in brache d tela (ufficialmente, poi magari ci sono le fiduciarie estere). A proposito, anche Mediaset ha bisogno di un canale di ritorno…

    159. La scelta di Ferruccio è una di quelle che si riesce a capire (a giudicare non ci provo nemmeno) solo dopo un po’. Però se gli offrono il TG1, secondo me va….

    160. neanche se si suicida soru , cosa che dovrebbe seriamente prendere in considerazione , il titolo potra’ tornare a 1 euro —- meglio che sparisca dalla circolazione una volta per tutte , maledetto ladro

    161. condivido che si può capire e capirlo, ma sarebbe stato un ottimo presidente e sarebbe stato interessante vederlo all’opera per dare tono all’informazione e al dibattito in Italia. peccato.

    162. Senza dubbio la socialità si trasformerà radicalmente nei prossimi anni e una maggiore attenzione al territorio e alla vicinanza anche nelle idee sarà necessaria. Nella forma delle transition town la tribalità mi starebbe bene.Il problema in Italia è che una forma tribale si trasforma rapidamente (già lo è in buona parte del territorio) in associazione mafiosa con un capotribù al posto della condivisione del potere prevista nella forme avanzate di tribalità moderna, quali le transition town. Le diverse forme di socialità di per sé non sono meglio o peggio a mio parere, si adattano al livello di maturità e consapevolezza collettiva di un popolo. In questo non siamo particolarmente avanti.

    163. Dopo essere riuscito a far fallire l’Unità Soru cerca di raggranellare spicciolame per mantenersi a galla in qualche modo.
      Questo era il volto nuovo che la pseudo sinistra di questo paese cercava di proporci? Che tristezza…

    164. La grande maggioranza dei nostri parlamentari è già un inutile orpello. L’idea in questione, per quanto insultante, non peggiora il nostro status di cittadini “rappresentati”, semplicemente ratifica una situazione di fatto. La diga parlamentare in Italia è stata irrimediabilmente compromessa dall’abolizione del voto di preferenza. Quello che capita e ancora capiterà sono tutte “naturali conseguenze” di quella riforma contro cui non si è mai abbastanza protestato.

    165. anche se forse allargo un po’ troppo il discorso, posso dirti una cosa al riguardo: magari non tanto gli italiani, che su facebook non vanno molto oltre il commentare foto e fare stupidi quiz, ma ci sono davvero tanti utenti che *pagano* per giocare su svariate applicazioni. e intendiamoci: non è che pagare sia un requisito per giocare, ma semplicemente un modo per avere qualche vantaggio nelle dinamiche dei giochi.
      ovviamente, questi soldi non vanno a facebook (non direttamente almeno) ma a chi ha sviluppato le applicazioni, ma posso garantire che ci sono parecchie persone che guadagnano bene sviluppando applicazioni per facebook.
      da qui a come sviluppare un modello di business utile per facebook stesso, magari c’è un po’ di strada da fare, ma già ora molti utenti facebook usano il loro bravo account paypal (e magari girano somme su spare change) per divertirsi su FB ;)

    166. Il nuovo formato di Nova 24 è sicuramente più pratico, la grafica mi piace.
      Un consiglio: se possibile aggiungete la legatura con graffette.
      I contenuti sono sempre ottimi. Aspettiamo il rinnovo del sito.
      Una domanda: che fine ha fatto Nova 24 review? giusto per saperlo, è da un po’ di mesi che non ne sento più parlare…

    167. Luca, personalmente avrei una preferenza per pezzi un po’ più lunghi (fino a 5000 battute). Quando ho in mano la carta sono portato all’approfondimento, se trovo pezzi troppo piccoli allora mi sembra di provare la stessa esperienza “superficiale” come quando saltello da un link all’altro…

    168. In effetti si sente molto la mancanza di un sito ben fatto. Sarebbe bello trovare on line tutti gli articoli del giornale cartaceo. Sarà così?

    169. Mi piace il nuovo formato tabloid.
      Ora, quando sono in metro, evito di tirare pugni ai vicini ogni volta che giro pagina.

    170. Più maneggiabile ma all’occhio l’apparenza di dispersione; sembra talvolta di guardare widgets proposti su carta; per i contenuti aspettiamo i prossimi numeri.
      E il termine dell’operazione NOVA Review rammarica.

    171. rispetto a prima i contenuti risultano compressi e caotici, meno decifrabili, difficile puntare l’obiettivo senza girare un po’ a vuoto con lo sguardo.
      sicuramente è più maneggevole e soprattutto fotocopiabile, a differenza delle vecchie pagine che non entravano in nessun formato..
      non mi piace il sottotitolo a directory, un po’troppo ammiccante.
      buon lavoro!

    172. anche a me piace il formato e anche io penso che sarebbe bello trovare on line tutti gli articoli del giornale. Lo avevo chiesto a te un po’ di tempo fa.

    173. ai cambiamenti va dato il tempo per essere digeriti, ma ci sono cose che proprio non mi piacciono:
      – la scelta dei fonti per i titoli
      – gli occhielli
      – le rubriche non risaltano
      – le strisce di notizie brevissime a fondo pagina
      – la sezione in basso
      – la prima pagina con meno colori
      – il box per i link

    174. Invece a me non dispiace e, nel casino dei mezzi pubblici, è molto piu’ maneggevole.
      Anche io preferirei pezzi un po’ piu’ lunghi. Insomma anche per me carta = approfondimento.
      Troppe news e flash rischiano di scimmiottare un sito web.
      Cmq complimenti e avanti cosi’ :-)

    175. Luca, se io mi arrangio come posso con il metro da sarta e con una vecchia copia di Nova, è anche perché tu di queste cose non ci racconti nulla :)

    176. Meno pubblicità, meno risorse, meno produzione. Mi sembra ovvio. E mi sembra anche abbastanza ovvio che il tutto venga un po’ edulcorato in fase di mercatura. E’ anche carino svelare l’inghippo, però, con tutto il rispetto, solo carino. Anche io credo che sia più importante tentare di andare oltre la crisi, e di salvare quello che è più importante: idee, ricerca, esplorazione…

    177. Secondo me, è solo una questione di impatto grafico. I contenuti quelli sono. L’errore (immagino i motivi dell’errore) è stato cercare di comprimere una impostazione grafica molto ariosa e studiata per i lenzuoli e piazzarla su una federina. Un po’ di lavoro grafico in più (leggi, ripensamento) e il risultato sarebbe stato diverso. Certo, non so quanto il giornale possa permettersi investimenti in queste cose, oggi. E, soprattutto, temo non ce ne sia stato il tempo.

    178. La nuova versione è godibilissima. I contenuti sono sempre il punto di forza (la storia di copertina è STREPITOSA!).
      Forse mi sbaglio ma il problema principale rimane la versione online, assolutamente non all’altezza della situazione. Spero migliori nei prossimi mesi.
      Francesco

    179. La storia di copertina è la parafrasi (con l’aggiunta della lunghissima introduzione sull’Eldorado… da cui si evince che se si concima bene un campo le piante crescono meglio, ma va’ ???) dell’intervista a Lovelock apparsa su New Scentist un mese e mezzo fa. Bravo Miglietta che ha trovato il modo di “bucare” la pagina con il suo bio-char (perchè non lo chiama carbone vegetale come tutti non si sa, mi dica quale carbone non ha origine biologica… sarà marketing a buon prezzo). Oppure bravo Magrini che ha letto l’articolo e ha trovato il modo di “fare un’inchiesta strepitosa” senza mai citare Lovelock (cattivo cattivo, vuole le centrali nucleari…). Peccato che la parte più interessante dell’intervista, che erano i numeri in base ai quale la soluzione di togliere CO2 dall’atmosfera tramite pirolizzazione degli scarti vegetali è più conveniente di altre non abbia trovato posto nella spataffiata di articoli. Mancanza di spazio.

    180. A me finora l’e-mail non ha dato particolari problemi, forse anche perchè, regolandomi col buonsenso e avendo un basic istint da archivista, seguivo già in parte le regolette del Guardian.
      Il problema è ben altro: da alcuni mesi a questa parte NON MI SCRIVE QUASI PIU’ NESSUNO, tranne newsletter, spamming etc! Parlando (di persona) con amici e conoscenti ho infine scoperto che non c’era un blocco di ricezione del mio indirizzo e-mail: è solo che ormai sono tutti su Facebook!
      Chi ti dice che ormai gestisce da FB i contatti di lavoro, chi da FB manda un messaggio al gruppo degli amici, il quale rimbalza sui loro cellulari come sms, chi lo usa per comunicare con movimenti e partiti…
      Per farla breve: mi ci sono iscritta anch’io. Ho dovuto. Personalmente ne avrei fatto a meno (ho anche un mio blog e, per i libri, mi trovo molto bene con la Community Anobii) ma la paura di sentirmi esclusa da qualcosa in cui quasi tutti quelli che conosco (e ne scopro ogni giorno uno nuovo) entrano per poi gestire tutte le loro comunicazioni DA LA’ DENTRO, mi ha impressionata e condizionata.
      Posso sbagliare, ma credo che siamo di fronte a un cambiamento irreversibile.

    181. Penso che per quanto provocatorio sia stato l’intervento di Rossi, sia un bene che la classe politica italiana dimostri tanta resistenza a evolversi con i nuovi mezzi di comunicazione. Rimangano dentro la Tv con i loro talkshow e diano la possibilità ai giovani di buttare le basi per qualcosa di nuovo.

    182. Storie. Chi le racconta meglio, vince. Nessuna importanza se siano vere. L’ho già scritto in un commento di qualche giorno fa, ma qui è ancora più azzeccato.

    183. Luca De Biase: Cose che non servono all’umanità

      Segnaliamo un interessante post sul blog di Luca De Biase a proposito di un interevento di Davide Rossi (consigliere dell’on.Carlucci)
      Il famoso discorso di Davide Rossi, tra l’altro presidente di Univideo e consigliere dell’onorevole…

    184. E non ve ne uscite con Voltaire (o chi per lui)…

      Ve la ricordate la proposta di legge della Carlucci? Quella scritta “aumma aumma”  da tal Davide Rossi,  presidente di Univideo? Ecco la nostra eminenza grigia! In tutta la sua magnifica erudizione (attenzione! E’ un grecista lui …

    185. Sono d’accordo. Sarebbe la risposta alle molte critiche mosse ai blogger. Si sente spesso dire che i blogger pensano di avere la verità in mano e che si sentono dei giornalisti pur non essendolo in molti casi. E non hanno tutti i torti quelli che affermano questo. Quanti sono i blog di che si sbilanciano su argomenti delicati (come la crisi finanziaria, la politica, la religione, ecc) senza esserne degli esperti?
      Se dietro ai post vi fosse quella sana umiltà del ricercatore che prima di esprimere il proprio parere si confronta con fonti anche di posizione contraria alla propria, invece di limitarsi a leggere quei due o tre documenti (se li legge) che sa già che gli danno ragione, allora la blogosfera potrà veramente maturare e post saranno di qualità.
      L’alternetiva a post ponderati è una nuova Babele di opinioni.

    186. Questo spostamento del perimetro del dibattito ritengo sia una trasposizione e un ri-adattamento al campo mediatico e del pubblico dibattito di “Shock and Awe” http://en.wikipedia.org/wiki/Shock_and_awe. Cosa ne pensate?
      Su spinoza.it questa scena, a cui mi sembra di assistere semre piu’ spesso e’ stata ritratta con efficacia e arguzia http://www.spinoza.it/2008/grazie :
      “Per intenderci: è come se uno ti caga in salotto, poi infila nella merda un petardo acceso, poi spegne il petardo e tu gli dici grazie.”
      Portando poi all’estremo parossistico il ragionamento su “X non ha risolto la fame nel mondo” si potrebbe arrivare a “l’umanità non ha risolto la fame nel mondo” (anzi a dire il vero ne è la “causa”), la soluzione (come si dice solitamente) viene lasciata come esercizio per il lettore.

    187. Mah, forse perchè se unos crive più di cinque righe la gente (la ggente) scappa perchè non arriva in fondo ommaronnamitoccapensare …., Vabbè ci saranno pochi commenti… pochi commenti, molto onore. Eja.

    188. be’, forse una soluzione c’è.. esprimere la propria opinione in modo assertivo e poi esprimerne un’altra sullo stesso tema con la stessa assertività:-)
      Comunque concordo, i blog non sono un talk show e non dobbiamo alzare necessariamente i toni perchè il genere lo esige, in ogni caso. L’atmosfera aggressiva ed enfatica-a-tutti-i-costi non allena la convivenza. Sta anche a noi.

    189. è uscito lo state of the news media 2009 del project of excellence in journalism che porta un po’ di dati al dibattito:
      http://www.journalism.org/commentary_backgrounder/2009_state_news_media_now_available
      come al solito ricchissimo, tra le centinaia di cose che dice un paio mi hanno colpito:
      1) nel 2008 5000 giornalisti a tempo pieno hanno perso il posto in USA: il 10 per cento del totale. entro la fine del 2009, il comparto potrebbe perdere il 25 per cento della forza lavoro che aveva nel 2001.
      2) i giornali non hanno “capito” la crisi fino al fallimento di lehman anche se i segnali c’erano anche prima. «Nel complesso la stampa non è riuscita a diventare un meccanismo di allarme preventivo per quello che oggi è considerato il più grande disastro economico dalla Grande Depressione». Il problema – secondo lo studio – è che troppi reporter si sono «affidati alle dichiarazioni ufficiali» invece che alla «realtà economica» vissuta dai cittadini. E «i tagli nelle redazioni rischiano di accentuare tutto questo riducendo il numero di specialisti in finanza».

    190. Grande Luca! Condivido tutto. Aggiungerei che diventerà sempre più importante il rapporto CON la comunità dei lettori – e commentatori, e blogger che linkano e rilanciano le notizie – e FRA la comunità dei lettori. Le “lettere AL Direttore”, nella forma di “post di commento su un certo articolo” e i commenti e gli scambi FRA i lettori, andranno secondo me a costituire almeno il 50% del valore di quel prodotto diverso che saranno i nuovi giornali (su web, che la carta, come giustamente dici tu, la useremo per fish ‘n’ chips).

    191. probabilmente ai giornalisti toccherà rimboccarsi le maniche e reimparare a fare il loro lavoro- come hanno appreso a loro spese i superstiti del Seattle PI, che scrivono, fanno foto, montano materiali multimediali.
      ma dopodiché hai ben ragione tu: lo spazio per il racconto di storie (metodico, empiricamente fondato, leale) continuerà a restare. anche perché, come dicono in tanti, “c’è sempre meno voglia di giornali ma c’è sempre più voglia di informazione”.
      in questo senso, mi sembra decisivo il disaccoppiamento che pratichi tra “giornali” e “giornalisti”. perché anche se le cattedrali bruciano- ed effettivamente un pò di odore si sente- ciò non vuol dire che i muratori debbano morire carbonizzati.

    192. Bel post, direi riassuntivo su quanto si dibatte da tempo su giornali e giornalisti. Come Raffaele volevo segnalare anche io quel rapporto che riguarda i media in Usa: c’è qualcosa di simile che riguarda l’Italia e l’Europa?

    193. E se rovesciassimo la questione? A cosa serve tutta questa informazione? Sapere a Bari quello che succede in Irlanda o in Madagascar è uno `spreco di risorsre’ dal momento che da Bari non si può in alcun modo influire su fatti così lontani. Per di più le notizie che fanno notizia sono quasi sempre foriere di sciagure e pertanto hanno l’effetto negativo di alimentare il malcontento e la sfiducia collettiva.
      No, forse (così tant)i giornalisti non servono… ma forse il problema vero è che non serve avere _così_tanta_ informazione. Purtroppo gran parte dell’economia è finalizzata a produrre strumenti per l’interscambio di informazione quindi… capisciammè!

    194. beh, è chiaro che per tanti l’informazione – il blabla che non ti porta conoscenza su cui puoi appoggiarti per AGIRE – è solo infotainment, spesso foriero di noia e di negatività più che di divertimento, e cioè, alla fin fine, solo rumore su cui sparare della gran pubblicità, che sempre lì ricadiamo, in questo mondo…

    195. @ Paolo: la tua osservazione non è ingiustificata, ma va a colpire quella che è un po’ la caratteristica fondamentale (e positiva) di questa abbondanza d’informazione: la sua disponibilità totale sia per l’utenza che cerca info generaliste, e quindi si rivolge al mainstream, sia per l’utenza “di nicchia”.
      Se anche un solo barese volesse sapere cosa accade in Irlanda, tramite i mezzi di informazione tradizionali non caverebbe un ragno dal buco. Con i nuovi media, può invece trovare ciò che cerca, e se anche non lo trova, ha comunque un grande spazio di potenzialità tra cui cercare.
      La Rete mira alla soddisfazione totale del bisogno di informazione, da quella generica a quella più di dettaglio.
      Molto più fondata è la preoccupazione sul “rumore”, quell’accozzaglia di info che vanno a costituire l’information overload di cui De Biase e altri parlano spesso. Talvolta il rumore è tantissimo e assordante, e porta conseguenze nefaste nelle scelte degli ambienti da frequentare da parte degli internauti. L’auspicio è che la Rete non ceda la sua ampiezza d’offerta informativa, dentro cui i professionisti (quelli veri) espulsi dal sistema tradizionale troveranno di certo spazio e mezzi di sostentamento. Nel fare ciò la Rete dovrà anche trovare presto sistemi di filtraggio o strumenti di selezione da porre in mano agli “utilizzautori”, per ripulire dall’informazione-rumore e dallo spam lo spazio condiviso.

    196. @Davide: Non è `democrazia informatica’ il mantenimento di un sistema informativo che soddisfi l’esigenza del singolo. Per dare a tutti la possibilità di informarsi su tutto si produce il sovraccarico di informazione che non è gestibile “informa(utoma)ticamente”, comunque evolvano i filtri. Questa sovrabbondanza di rumore è esattamente il substrato necessario per garantire uno pseudo-diritto e/o una pseudo-esigenza. Io sono dell’avviso che la _scarsità_ sia condizione necessaria della qualità poichè aumenta il fattore/contributo umano alla genesi della notizia a discapito di quello informa(utoma)tico.

    197. Sì, Luca, ma forse sarebbe sottolineare il fatto che la pubblicità on line paga un decimo – ad andar bene – di quella su carta, e che quindi se questa cosa non cambia parecchio, e in fretta, le aziende di media saranno per forza costrette a produrre – sul Web o altrove – un giornalismo di qualità più bassa.
      A me non frega nulla della carta in sé, non è una piattaforma a cui sono in alcun modo affezionato.
      Quello di cui si deve discutere non è questo, è il fatto che l’informazione professionale – quella che permette le inchieste, gli approfondimenti, la ricerca delle notizie spendendo tempo e denaro – se non trova un modello di business pubblicitario nelle nuove piattaforme rischia di essere molto più povera e ricattabile – altro che giornalismo libero e autorevole!
      Credo che sarebbe utile se il dibattito si spostasse su questo.

    198. @Paolo: concordo pienamente sul fatto che la scarsità di potenzialità informative avrebbe un effetto positivo sulla qualità dell’informazione. Ma a quale realtà andremmo incontro? Io credo che si creerebbero poche agenzie informative di altissima qualità in grado di affrontare temi e soggetti generali (per poter intercettare un’ampia utenza).
      Le potenzialità della Rete devono restare illimitate, a mio avviso. Lo spazio a disposizione non può essere limitato: in esso l’utente può trovare, oggi, anche la notizia più rara. Magari deve farsi largo in una selva di spazzatura informativa, ma alla fine arriva a ciò che cerca (se in Rete è presente, ovviamente…). Comprimere lo spazio della potenzialità informativa non consentirebbe, imho, l’esercizio di ciò che oggettivamente è il vero valore aggiunto della Rete: la possibilità appunto di trovare la notizia più assurdamente di nicchia, rara, lontana, ecc.
      Quanto ai mezzi di selezione, per le info sulla Rete, così come in tantissimi (tutti?) altri casi della vita, credo che il discrimine non sia l’utilizzo di sistemi informa(utoma)tici, che pure possono agevolare, ma un semplice fatto di cultura, di evoluzione del livello intellettuale dell’utenza generale. E qui cadiamo in un campo parecchio sofferente, almeno in Italia: la formazione e la scuola. Per il futuro, questa dovrebbe formare, tra l’altro, internauti e blogger davvero consapevoli.
      Io, tu, e tanti altri che leggono questo e altri blog, lo sappiamo perfettamente. Se vogliamo arrivare a una notizia, abbiamo gli strumenti intellettuali per saltare di un sol colpo tutto il rumore che si frappone tra noi e l’informazione ricercata. Il futuro su cui dovremmo lavorare è, secondo me, una diffusione amplissima di questi strumenti intellettuali. A quel punto il rumore stesso si ridurrà naturalmente, per carenza di target, e se anche permanesse, sarebbero gli utenti a utilizzarlo per quello che vale: puro entertainment.
      Ciao!

    199. Io credo che in un’epoca di infinita informazione accessibile in tempo zero il collo di bottiglia è il cervello umano, che non può accettare tutti questi dati e processarli.
      La soluzione è quella che abbiamo sempre adottato nel corso della nostra evoluzione, guardarci intorno e capire la situazione.
      Ecco perché chi aggrega informazione in un’area specifica, per esempio l’economia, è utile per capire che cosa accade in economia se non si ha il tempo e la capacità di analizzare tutte le fonti e analizzarle.
      Insomma, il futuro del giornalista è la scelta editoriale. Il giornalista di riferimento è quello che valuta i fatti come li valuteresti tu, scartando quello che tu scarteresti, facendosi le domande che ti faresti e dandosi delle risposte con le ricerche che ci vogliono.
      Insomma, la reputazione è tutto.

    200. E i giornalisti a che cosa serviranno? Nessuno ha la soluzione in tasca. Le opzioni sono diverse:
      1. diventeranno persone di spettacolo
      2. diventeranno testimonial pubblicitari
      3. diventeranno addetti alle relazioni pubbliche
      4. si concentreranno sul mestiere di fare informazione per il pubblico
      5. si chiuderanno in alcuni scantinati a lamentarsi pensando di fare cultura
      Lavorare no, eh ???

    201. @Michele Costabile: La sensibilità nei confronti del problema dell’esubero di `informazione disponibile’ è propria di chi tenta di dominarla. Le `stesse teste’ patiscono però i suoi effetti nefasti. Non credo che il giornalista sia una sorta di selettore umano di notizie, anche perchè la competenza non ha niente a che vedere con il dominio della quantità; il giornalista a mio avviso è un procacciatore di `cose che non vanno nella società ma che vengono adeguatamente/opportunamente nascoste’. La Rete non dovrebbe essere un pentolone dal quale _chiunque_ possa buttare o pescare _qualsiasi_ cosa; un filtro molto grossolano (ma efficace) potrebbe essere la necessità di pagare per fruire della rete… ma è utopistico e anacronistico!
      @Davide: Così come è rigorosamente dimostrata l’impossibilità di risolvere algoritmicamente e/o in tempi ragionevoli certe classi di problemi, analogamente, ma con il buon senso, si perviene alla constatazione che per comprendere la bontà di ciò che si legge _bisogna_ leggerlo (e questo porta via del tempo). C’è poi un problema a mio avviso più subdolo: la rete, con la globalizzazione della conoscenza, ha fortemente messo in dubbio la possibilità di appurare ciò che è veramente vero (interessante a proposito è questo articolo Wikipedia and the Meaning of Truth)

    202. I giornalisti molto probabilmente continueranno a scrivere sui giornali finchè non ne sanciranno la fine. Il paradosso sarà che non potranno darne nemmeno il triste annuncio.
      Internet Mobile per tutti aprirà ad modi inaspettati di informarsi ed i nuovi giornalisti lo sanno, anzi, ne sono i protagonisti.

    203. La tua analisi mi trova molto d’accordo. Visto che di mestiere faccio l’imprenditore e citi la categoria, qualche pensiero (per la serie sarò lungo).
      Ogni volta che entro in edicola sono stupito dal proliferare di carta. E incredulo che ci siano in giro così tante riviste. E so bene che la buona parte sono alla sopravvivenza con contenuti imbarazzanti.
      Sappiamo bene che esiste la serie A, la B e la promozione.
      Alessandro ha ragione se parliamo di serie A. Ma già oggi l’editoria specializzata e le riviste tecniche di settore sono fatte al risparmio e mantenute con la pubblicità.
      Quanto durerà? E quanto è credibile chi parla negli articoli solo di chi fa l’inserzione? E che qualità di giornalisti hanno?
      Basta sfogliare.
      Oggi il target sono ancora i 50enni che usano poco internet (ma con Facebook a mio parere le cose stanno cambiando) ma domani?
      Anche tenendo conto di una nuova generazione che (spero) sarà meno sottoposta al vincolo della lingua italiana.
      Domani la carta non morirà, a mio parere. Ma deve cambiare il modello di business.
      Oggi quanti dei costi vanno ai giornalisti e quanto in materie prime, stampa, organizzazione ecc?
      Non ho mai fatto un’analisi di bilancio di una azienda editoriale ma immagino i giornalisti in moltissimi casi siano una quota non altissima.
      Allora, lean production anche nell’editoria.
      Con una maggiore diffusione della rete occorre trovare il giusto mix tra online e offline.
      Per assurdo concettualmente il giovane bravo giornalista potrebbe guadagnare di più diventando più imprenditoriale.
      Servizi in abbonamento con Pay per view (c’è da risolvere l’annoso problema dei pagamenti on line lo so) dove l’editore è quello che fornisce l’infrastruttura e i free lance i contenuti.
      E i migliori trasferiti su carta tipo “best of the week” per i nostalgici che vogliono la rivista (vedi internazionale per intenderci).
      Il vero grande problema è se la nostra società dove comandano spesso dei vecchi è pronta a cambiare modello di business.
      Gente che negli ultimi anni ha pensato di poter guadagnare vendendo i giornali come allegati di gadget.
      E cosa farne della enorme capacità di stampa che abbiamo sviluppato con enormi investimenti.
      I tempi a mio parere sono più lunghi di quanto immaginiamo noi che viviamo intensamente la rete, ma come sempre accade il primo che arriva mangia il grosso delle torta.
      Se l’editoria sparisce in buona parte trasferendosi on line e mi offre un credibile servizio in abbonamento per il quale sviluppa la mitica aggregazione dei miei interessi di nicchia mischiando professionisti e non (e se i non professionisti diventano molto letti li assumo) non è un business credibile?
      Per me si.
      A patto che si cambi mentalità, si diventi tutti più imprenditoriali (giornalisti compresi che magari dovranno rinunciare al posto fisso) e si accetti più rischio.
      Ma non diciamo sempre di migliorare la selezione della meritocrazia?
      Ma il costo dell’infrastruttura secondo me è infinitamente minore (anche nel senso ambientale) del costo del sistema di distribuzione.
      Quindi se un giornale costa 1 euro, mentre l’abbonamento costa 30/50 centesimi non sta in piedi? Anzi magari i giornalisti più letti guadagnerebbero di più.
      In fondo oggi c’è una montagna di gente che paga più di un euro al giorno per vedere la TV.
      E poi, insomma, se la gente paga per le canzoncine del gattino come suoneria!
      Un po’ di orgoglio di chi fa il vostro mestiere perbacco.

    204. @Paolo, certo che il giornalista è _anche_ un selettore di notizie, è quello che fa tutti i giorni ed è quello che fa la differenza fra chi fa copia e incolla dai testi delle PR o dalle veline di varia provenienza e chi va a scavare.
      Poi naturalmente è anche chi si pone domande anche scomode e si trova risposte, come i giornalisti di Report.
      Detto questo, è assodato che la scelta editoriale e la capacità di approfondire sono il fattore chiave.
      Ora, dato che uno può usare un feed RSS, Twitter, SMS, Flickr, Delicious, Timblr, segnali di fumo o chissà che cosa per pubblicare senza l’onere e il costo della carta stampata, ne segue che una testa pensante con un computer può inventarsi un Huffington Post dalla mattina alla sera e guadagnarsi un seguito sul campo con li proprio gusto, la propria intelligenza e la linea editoriale.
      La vera domanda quindi è questa: il giornalista resta un filtro indispensabile per capire la realtà, ma i giornali si avviano a diventare superflui, quindi il problema da risolvere non è cosa ne sarà dei giornalisti, ma da dove arriverà _lo stipendio_ dei giornalisti. Magari via PayPal?

    205. La famigerata cucina giornalistica

      Una discussione tra Gaspar Torriero e Luca De Biase apre un nuovo capitolo nel dibattito sul futuro dei giornali, e da il via a una riflessione sul futuro dei giornalisti. Benché costruito in modo interessante e corretto, non riesco a condivider

    206. Caro Luca,
      intanto grazie di continuare gli approfondimenti su una materia che riguarda non solo il mondo della comunicazione, ma buona parte della società civile.
      Sul fatto che nella comunicazione occorra “qualcosa di nuovo”, mi pare, siamo tutti d’accordo – così come nell’affrontare questo grande e forse creativo disordine bandendo tanto conservatorismi fuori tempo massimo quanto ingenui e puerili entusiasmi.
      Personalmente, tuttavia, mi trovo immerso sia nei primi sia nei secondi: se qui in redazione vado alla macchinetta del caffè con i colleghi meno giovani mi tocca ascoltare lacrimose giaculatorie sul tramonto dei giornali; se poi con il caffè ancora caldo accendo il computer e vado in Rete, m’imbatto in post e commenti esaltati per il radioso futuro di una comunicazione senza editori, in cui è tutto un meraviglioso e libero scambio tra liberi informatori senza padroni.
      Le due sciocchezze vanno di pari passo, e per questo ho cercato di porre con forza la questione del futuro della comunicazione professionale, in cui un editore investe (sperando in un feed back anche economico) nella qualità dell’informazione.
      Non c’è bisogno di mettere in mezzo Internet, per capire quanto la questione sia urgente: basta vedere il fenomeno della free press, in cui l’abbassamento della qualità è stato una conseguenza diretta del calo degli investimenti.
      Tu scrivi che «non c’è una correlazione forte tra la quantità di soldi che gli editori guadagnano e la qualità del loro giornalismo». Io la direi diversamente: e cioè direi che per la qualità della comunicazione (approfondimento, inchieste, minore ricattabilità etc) la buona salute economica dell’editore è una condizione sicuramente non sufficiente ma assolutamente necessaria.
      A me piacciono molto il citizen journaism, i blog, quelli che con Twitter o una videcamerina ti fanno giornalismo in diretta e dal basso. Ma mi piace ancora di più quando questi nuovi strumenti vanno a pluralizzare e ad arricchire un’offerta informativa in cui ci sono degli editori che investono tempo e denaro per mandare un giornalista un mese tra i raccoglitori di pomodori o per lasciare che un inviato di economia stia dietro sei settimane ai conti su banche estere di un politico – due esempi tra i tanti, naturalmente.
      Non so se il “giornalista imprenditore”, il blog di successo, micropagamento e altre formule saranno utili a questa integrazione. Mi pare però che in questa fase – in cui la recessione mondiale si è assommata ai problemi strutturali dell’imprenditoria della comunicazione – gli editori siano più concentrati nei tagli (inevitabili, peraltro) che nelle strategie per cercare nuovi modelli di ricavo.
      Tu scrivi che «se la società ha bisogno di persone che, accanto ai volontari dell’informazione, si dedichino a fare informazione professionalmente con un metodo empirico e trasparente, probabilmente troverà il modo di pagarle». Io spero che tu abbia ragione. I segnali che tuttavia ci manda questa società in merito non mi paiono propriamente incoraggianti.
      Sbaglio?

    207. Alessandro, concedimi una battuta.
      Contro la mia categoria.
      Troppi oggi (non solo nei giornali) pensano solo a tagli e non al futuro.
      Ma è tipico italiano far tanta tattica e poca strategia.
      Purtroppo.

    208. La nouvelle webvague, soprattutto quella mediasociale, non può che fare bene a grandi e piccini, giovani e navigati – soprattutto nel senso internautico del termine -.
      Io personalmente ci auguro che succeda lo stesso anche nel mondo della ricerca universitaria, della politica e dell’economia.
      Perchè la crisi economico-finanziaria che stiamo vivendo è innanzitutto l’effetto del mancato adempimento ad un ‘compito di sviluppo’ identitario e collettivo. In omaggio a Darwin parlerei di una esigenza di ri-(e)voluzione non più rinviabile.
      Grazie per le tue interpretazioni.
      Aldo

    209. Grazie a De Biase e a Gilioli per le loro riflessioni, di grande profondità e interesse.
      Parte di esse, riguardando la crisi dei giornali, investe uno degli elementi chiave, ossia la pubblicità. Mi chiedo (qui in modo più ampio: http://unuovordine.blogspot.com/2009/03/la-crisi-dei-giornali-e-la-pubblicita.html) e vi chiedo: non è una pubblicità ridimensionata come quella sul web la più adeguata rispetto al modello economico che sembra ineluttabile dover acquisire nel futuro prossimo?
      O meglio: l’ipervalutazione della pubblicità sui media tradizionali non è uno specchio (deformante) dell’ipertrofia di un’economia che non regge più sotto il profilo finanziario ed ecologico? Non è la pubblicità il veicolo responsabile per primo dell’obesità dei bisogni indotti nei consumatori?
      E non è quindi un bene che, tramite il web, subisca un ridimensionamento netto del suo valore e della sua influenza sociale?

    210. Ciao Luca, credo che il punto sia la disgregazione dei container (i giornali) non delle notizie. In altre parole: c’è spazio sì per un giornalismo di qualità (anche se occorrerebbe accordarsi su una definizione dello stesso. Vogliamo parlare dell’appoggio dei quotidiani USA alla guerra di Bush Jr.?), ma forse non per tutto l’overhead che ci abbiamo stratificato intorno. Il che è un modo di dire: ora che la rete rende possibile pubblicare singoli lacerti di qualità, anche chi è interessato a tale qualità fatica forse a capire perché debba acquistare **tutto** il prodotto, che spesso è scoria a bassa o bassissima qualità, visto che come sai nessuno mette in edicola un prodotto **interamente** di qualità.
      E sebbene la pubblicità online cubi decimi dei fatturati tradizionali, e non il 10% come qualcuno ha scritto, credo che difficilmente ci sia spazio per modelli pay

    211. Un interessante articolo apparso su Punto Informatico, racconta di Lova Rakotomalala, un ragazzo originario del Madagascar, che vivendo negli Stati Uniti, ha sentito la necessità di approfondire quanto stava avvenendo nel sue paese. Ha iniziato a raccogliere e confrontare i contributi provenienti da Twitter e da diversi blogger che assistevano in prima persona al colpo di stato in corso. Ne è uscito fuori un vero e proprio reportage corredato di fotografie, video e anche qualche intervista, ottenuta grazie al servizio di microblogging, praticamente in tempo reale.
      http://pennedigitali.libero.it/2009/microblogging-e-nuovo-giornalismo-dinchiesta/

    212. Ciao Luca, il riferimento che fai a propublica e’ quanto mai adeguato, ma cominciamo a fornirci alcune risposte, perché’ non c’è un analogo caso in italia? Solo perché non abbiamo una fondazione sandler o perché mancano i giornalisti che vogliano davvero tornare a fare investigazione? Mancano i contenitori o i contenuti?

    213. Avrei tante cose da dire su Nova che seguo da qualche anno e guai se mi manca… saro’ ben lieto se possibile di parlarne in skype (ik2duv1) .Un suggerimento:
      molti articoli interessanti non riportano siti o meglio indirizzi email dove poter richiedere info o olteriori notizie sull’articolo.Non tutti lo scrivono ed e’ un peccato.Molto bello Nova ma mi sia consentita una critica il Podcast di Nova in audio e poco interessante e per i mezzi in uso si puo’ fare molto meglio come tematiche.

    214. Bah, a me pare ovvia una cosa: se non lo fanno i giornalisti lo farà qualcun’altro. Le notizie saranno fornite da chi ha interesse a fornirle: governi, partiti, chiese, organi di sicurezza, aziende, agenzie di pr etc etc.
      Si salterà il passaggio intermedio che a questo punto diventa un puro costo e non ci sarà più il pericolo (sempre più raro, in effetti) che un giornale o un giornalista intrometta un punto di vista o un fatto ‘sbagliati’.
      E il ‘popolo del web’ esulterà di poter esperire la ‘realtà’ direttamente, per la prima volta nella storia dell’umanità…

    215. Sasha, credo che però non abbia nemmeno provato a immaginare la bolgia che ne verrebbe fuori senza “mediazione”. Secondo te, in pratica, potremmo passare 25 ore su 24 a raccattare in giro, tra mille e mille soggetti attivi (e, a un tempo, “produttori” della notizia), le notizie come se non avessimo altro da fare! Il medium ci sarà sempre, ed è necessario. Se vuoi, De Biase è un “media, il Corriere è un “media”, Beppe Grillo è un “media”, il tg4 è un “media”… Nello scenario che prospetti, tutti diventerebbero attivi (anche la mia vicina di casa; dico senza sminuirla in nulla, per carità). Io avrei interesse a sapere cosa dice la mia vicina di casa del suo “corso di cucina”, ad esempio; avrei però interessa a sapere anche cosa dice De Biase riguardo al corso di cucina della mia vicina di casa. Prendi questa prospettiva e moltiplicala per mille (tanti quanti sonoi fatti “importanti” che dovrai o vorrai seguire). Ne usciresti confuso? Ne usciresti confuso.

    216. Ogni modello di business è stato rielaborato in funzione della pubblicità e la pubblicità non è mai stata rielaborata in funzione del web e del suo traffico (basta guardare tutte le forme di rimediazione cartacea e televisiva presenti).
      Il vero problema è forse questo. Nessuno è stato in grado di andare oltre. E se fosse impossibile?

    217. Scrivo su un blog che si chiama The Marketer che tradotto letteralmente significa:”chi vende le merci al mercato”. Io credo nel mercato, nel contadino che porta le arancie e i formaggi nella via del mercato, appunto. Il contadino che fa “marketing” strillando che la sua roba è la migliore. La pubblicità è per me un evoluzione patologica del semplice cartello che recitava:”qui dietro l’angolo pizzeria fratelli napoletani, pizze ottime ed economiche”.
      Internet ci riporterà al mercato dove il contadino se vuole venderci le pere ne taglierà un pezzo e ce le farà assaggiare e nel caso del cliente di fiducia ci venderà la merce migliore.

    218. Non vedo l’ora che riescano a offrire il pezzo di pera via Internet… spero solo che alla fine non sia come il sesso online…

    219. Guardi che stavo esattamente facendo dell’ironia sull’entusiasmo del ‘popolo del web’ e dei suoi ‘guru’ per la disintermediazione, cioè la scomparsa dei vecchi media…
      I poveretti insistono a considerarla come la scomparsa di un diaframma che impedisce di vedere la realtà mentre invece si tratta, appunto, di uno strumento per percepirla, questa realtà… una specie di misticismo low cost da parte di persone per cui il futuro è un pianeta di gente che sta seduta davanti a uno schermo e pensa di essere tanto più cool di quei miliardi di poveracci che non sapevano niente nei millenni passati…
      Comunque me l’ero data da tempo che l’ironia in Rete non arriva senza le faccine (come pure in televisione: l’ironia è roba da carta stampata…)

    220. Questo mi ricorda un articolo di qualche tempo fa sulla censura cinese della Rete. L’articolista diceva che, oltre a decine di migliaia di censori ufficiali, c’erano altre migliaia di persone infiltrate nella Rete per sostenere il punto di vista del governo.
      Cioè l’articolista non concepiva assolutamente che vi potessero essere dei cinesi soddisfatti del regime e che lo sostenessero volontariamente. L’idea implicita era quella di un governo totalitario da una parte e un popolo oppresso e monoliticamente contrario al governo di Pechino.
      Ora, considerato che questo regime ha portato fuori dalla povertà alcune centinaia di milioni di cinesi e fatto della Cina uno dei pilastri dell’economia mondiale non mi sembra tanto incredibile che qualche cinese lo sostenga (considerato poi che quei cinesi la cui posizione NON è migliorata sono troppo poveri per permettersi di frequentare la Rete…).
      Insomma, come giustamente lei fa notare, le situazioni asiatiche non si riducono a semplici stereotipi moralistici…

    221. Sasha LOL ;) Ovviamente erano tutte metafore, bucoliche ma metafore. Il concetto è che l’interazione diretta tra consumatore e venditore con internet è più possibile rispetto all’era della televisione. Un brand può chiedere aiuto ai cui consumatori tramite la co-creazione. Far assaggiare il pezzo di pera è facile e lo fa già iTunes quando pre ascolti il brano che vuoi comprare. Non c’è pubblcità che tenga o ti piace o non ti piace.
      Comunque anche su Techcrunch si parla del fallimento della pubblicità con l’avvento di internet http://www.techcrunch.com/2009/03/22/why-advertising-is-failing-on-the-internet/

    222. Luca, Alberto ha ragione. Il dato si riferisce a US, home and work. Le visite poi non sono necessariamente quelle di un utente membro, visto che chi non lo è può comunque accedere a profili pubblici attivi su FB attraverso i motori di ricerca.

    223. Ma come, Luca, non ero io quello dietrologo che perdeva il sonno inutilmente a scoprire le congiure del silenzio ?

    224. Complimenti, credo che una maggiore presenza online sia la strada da seguire. L’archivio può migliorare, non solo il layout ma la ricerca: per andare a trovare vecchi articoli sarebbe interessante fare un sistema stile Repubblica e Corriere. ;)

    225. Mi sembra indispensabile la pubblicazione dell’archivio. Non solo perché permette di recuperare articoli che non si è riusciti a leggere, ma va anche a vantaggio della visibilità di Nova che in questa maniera può essere linkata nei post dei lettori che fanno riferimento ai contenuti del settimanale.
      Bell’idea!

    226. Per capire la portata del fenomeno, basta considerare che oggi su Google i risultati per “grazie a Facebook” sono 129.000, mentre appena 356.000 per “grazie a Dio”… Se poi proviamo a calcolare la media annua dei fatti attribuiti a Facebook, la vittoria su Dio è schiacciante… La gente attribuisce di tutto a Facebook (http://sentimentodigitale.wordpress.com/2009/01/11/aiutati-che-facebook-t%E2%80%99aiuta)… Io non so se a febbraio ci sia stato un calo, ma forse è meglio…non pronunciare il nome di Facebook invano

    227. Bello. L’avrei fatto pagare, nell’ottica dell’educazione del colto pubblico e dell’inclita guarnigione (rigorosamente attivi) a dare valore monetario alle cose immateriali come lo danno agli aperitivi (che, viste le schifezze che propinano nel 90 per cento dei casi, devono avere a che fare anch’essi con gli immateriali).

    228. Ciao Luca,
      un paio di impressioni “a caldo” dopo la prima visita a Novaonline.
      Al primissimo impatto il sistema di navigazione appare un pò confusivo. Quando mi sono trovato davanti i tre quadranti rotanti, ci ho messo un pò (ma quello è un problema di fosforo mio) a capire come navigarli.
      Una volta acceso il cervello, però, il sistema a rotazione ha cominciato a dare i suoi frutti. Già adesso lo trovo funzionale, e penso che prossimamente lo “chiederò” a tutti gli spazi informativi online che frequento. Anche all’interno dei singoli “quadranti”, dopo il primo impatto, la navigazione è gradevole ed intuitiva.
      Per quello che riguarda la “mappa delle parole” (al netto di qualche problema di visualizzazione sul mio Firefox), il sistema è molto intrigante. Ed in questo caso anche il mio fosforo è riuscito ad appropriarsene subito.
      =)
      Insomma la prima esperienza è stata buona.
      Appuntamento alla prossima per le impressioni “a freddo”.
      PS: se dovessi fare una richiesta mia, chiederei più visibilità per i filoni di ricerca

    229. questo non sarebbe nemmeno un grande problema.
      nel senso che non risolve il commercio dei pedofili, lo nasconde agli occhi del pubblico generale.
      gli srumenti di nvestigazione e chiusura sono quelli gia’ noti (sequestro, filtro DNS)
      ad esempio qui http://is.gd/oW20 si vede in funzione (trovato con google per un errore, non dovrebbe indicizzare l’IP address)

    230. CIRCOLO VIZIOSO
      Concordo con l’ultima frase… che le grandi case editrici siano delle Spa multinazionali (le prime due italiane lo sono) inquina la logica della diffusione dell’informazione.
      Non basta un’Iva semplificata, occorre depurare queste strutture dalla logica delle borse.
      Però, a ben pensarci, questo è possibile solo con un pesante intervento statale…

    231. Bello. Giusto. Cristallino, Sacrosanto. Vero. Da girare immediatamente ai giornalisti del Gruppo Class, a quelli dell’Unità e ai collaboratori del Sole 24 Ore.

    232. Mi piace la frase ‘keep the web content free’. Può essere letta con due significati diversi: ‘tenere il web vuoto di contenuti’ e ‘tenere i contenuti del web gratuiti’. Però alla fine, in effetti, potremmo ottenere entrambi i risultati: contenuti zero e gratis…

    233. Per carità, è normale che chi vive di editoria si stia preoccupando della situazione attuale e delle evoluzioni che sembrano promettere chiari di luna atroci, però… però l’editoria stessa sembra non voler fare nulla per aiutarsi, anzi.
      In un contesto come quello attuale, il giornalismo dovrebbe puntare solo ad aumentare la propria autorevolezza, la propria credibilità, anche a costo di schierarsi contro chi detiene i potere.
      In questo senso credo sia emblematico questo intervento di Travaglio: http://www.voglioscendere.ilcannocchiale.it/2009/03/26/balla_a_balla.html

    234. Interessante, però il nuovo stile di Nova 24 non mi attira. Per riflettere (e quindi interiorizzare), ho bisogno sempre di leggere e rileggere qualcosa sulla carta.
      E’ tutto molto dispersivo, almeno per me.
      Mi sembra che tutti lavoriamo già troppo sugli schermi e – la vista non ringrazia – alla fine a me sembra una fatica in più quella di dover ricorrere allo stesso medium per informazione.
      Prevedo un futuro ricco e radioso per gli oculisti, almeno finché gli schermi restano come oggi. Qualcuno sa dirmi qualcosa a proposito di questo aspetto sulla fruibilità degli schermi?
      Un grande grazie e buon lavoro!
      M.Lauretta Moioli

    235. Beh, l’avevo detto, no?
      Basta con l’intermediazione della casta giornalistica: che governi, chiese e aziende si occupino loro stessi, direttamente, di fornire le notizie ‘giuste’…

    236. Però un paradosso continua a tormentarmi: con tutta questa mirabolante quantità di informazioni, conoscenza, genio che circola in Rete nella vita fisica mi ritrovo circondato da sempre più gente che fa fatica ad allacciarsi le scarpe o distinguere la destra della sinistra (non politicamente: spazialmente) o versarsi da sola un bicchiere d’acqua – e lasciamo perdere il discutere sensatamente di un qualche argomento. In fondo è la stessa gente che in questi ultimi anni s’è fatta bellamente infinocchiare dal sistema finanziario: non potevano informarsi su Google o Wikipedia? Beh, è proprio lì che si sono informati…
      Insomma, questo trionfalismo di maniera mi sembra sempre più balengo…
      (carino comunque risentire i Fatboy Slim)

    237. Davide, ma il giornalismo E’ una parte del “potere”… Devo sempre rimandarvi a rileggervi Maupassant ? Come diceva il mio maestro, gli attacchi al “potere” sono sempre attacchi al “potere” di una frazione della classe politica commissionati (oppure semplicemente “indicati”, frutto di una “direttiva”, non di un “ordine”) da un’altra frazione. Prova tu stesso ad attaccare il “potere” senza l’appoggio di un altro pezzo di “potere”.

    238. Riflessione giustissima… non so se riuscirò a speigare altrettanto bene la mia, ma ci provo :)
      Non è scandaloso che si pensi e si dichiari quello che hai riportato.
      È preoccupante che tali frasi passino inosservate in mezzo al torpore generale.
      Grazie, per questo piccolo risveglio.

    239. “il circo finanziario-mediatico-politico” = Massimo Gaggi che numero fa ? L’equilibrista sul filo ? Il trapezista senza rete ? La donna cannone (bum !) ? Il clown bianco ? L’ammaestratore di pulci ? Oppure è tra quelli che controllano i biglietti ? E decidono chi ha il bigletto buono e chi quello cattivo per stare in platea ad applaudire a comando ? Oppure semplicemente sceglie da una lista prestampata ?

    240. La discussione veramente interessante, almeno qui, sarebbe una sulle responsabilità della Rete nell’attuale crisi: sia come supporto tecnico per pratiche altrimenti ingestibili che come copertura ideologica della globalizzazione finanziaria (stessi miti, stesse parole d’ordine, stesse persone a volte…)
      Ma mi è capitato di notare in giro che è come parlare di corda in casa dell’impiccato…

    241. “Scompare un’idea della gerarchia del sapere economico, perché ne scompare un vertice”.
      Se personaggi come Joseph Cassano (AIG)hanno costituito il vertice del sapere economico (leggasi finanziario) c’è da chiedersi quali processi fossero (siano?) in atto nella costituzione di tali poteri. La speranza è che dalle ceneri della tragedia sorgano strumenti e comportamenti più “etici” ed efficienti; e figure in grado di imporli e sostenerli.
      Lo scontro è aperto: la sensazione è che i sistemi finanziari vigenti pensino di averla, nonostante tutto, fatta franca e di poter continuare come prima (o quasi).
      Certo gli scenari aperti dal disastro e dallo scontro che ne sta seguendo sono veramente ampi …
      The Economist Intelligence Unit via
      http://globalguerrillas.typepad.com/globalguerrillas/2009/03/journal-prospects-for-global-depression-and-unrest.html

    242. Eh, ma adesso arriva chi ha scoperto, ma che dico scoperto, inventato, Internet in Italia (e forse anche nel Sud-Europa, ma che dico Sud-Europa, Torino) ai vertici e allora vedrete. “Ma chi è ?”, direte voi. Ma come, quello che ha inventato Carlin Petrini, che prima che lui ne parlasse sulla “busiarda” non era nessuno…insomma lui, ma sì, l’amico d Totò. Non, non il principe De Curtis, Totò Cuffaro.

    243. “«Obama si pone come un dissidente retorico. Per tutta la campagna si oppone alla costruzione di quel mondo “virtuale”. Invita a tuffarsi nella realtà. I giornalisti che seguono la sua campagna si stupiscono di non essere oggetto di attenzioni particolari. Per lo staff di Obama sono solo un problema logistico. Non sono pensati come strumento di manipolazione. Lo storytelling al quale si oppone, Obama, è tanto lontano dal racconto della realtà da condurre tutti quelli che ci lavorano al più profondo cinismo del quale poi tutti soffrono».”
      Scusate, ma mi sto asciugando le lacrime dal ridere…. “I giornalisti non sno visti come srumento d manipolazione dallo staff di Obama”.. chi, da Rahm Emmanel ? Da Lawrence Sumners ? Ce li vedo a “soffrire di cinismo…” Ahahahahahahahahahahah. Ok per il problema logistico, nel senso che “tanto sono dala nostra parte comunque, cosa rompono i coglioni che ci tocca pure pagargli il rinfresco a questi qui”.. Che pena. Hanno ragione i mei amici d’Oltreoceano, esistono gli “Obots”, gli “Obama robots”.

    244. Come sempre, l’intervento di Baricco si segnala per la sua inutilità irritante. Ma forse è solo il riassunto che ne da’ questa impressione errata, forse era semplicemente una stronzata.

    245. I giornalisti che daranno notizie piacevoli per la comunità saranno pagati; gli altri, no.
      La verità non sarà un criterio di valutazione. Una volta capitava, ogni tanto, che i giornalisti dicessero la verità; oggi, sempre meno; domani, quando decideranno i cittadini, mai o solo per caso.

    246. Ho letto il libro di Salmon un paio di mesi fa ed è stata una lettura interessante ma anche un po’ strana.
      Due cose:
      dalle nostre parti le ‘storie’ sono un genere particolare di menzogne (da distinguere dalle ‘musse’), così che un libro sulla centralità del ‘raccontare storie’ finisce per presentarsi come un’epica della menzogna, dell’inganno e, alla fine, dell’autoinganno;
      il libro di Salmon è uscito in Francia nel 2007 e l’ho letto nel 2009 quando le strategie di storytelling che descrive – economiche, politiche, militari – sono in rovina e del tutto screditate. Al momento dell’uscita il libro era il racconto di un’avanzata inarrestabile; oggi, la premonizione di un disastro.
      Interessante, sì, anche utile ma, malgrado sia passato pochissimo tempo, datato.
      Da discutere se quella che lui descrive sia una fase passeggera o una caratteristica stabile del mondo contemporaneo: vedremo.

    247. Ho avuto la possibilità di seguire la Venice Session di ieri. Per gli argomenti di cui mi occupo sul portale ComunicatoriPubblici sono state importanti le riflessioni sulla condivisione della ricerca scientifica nell’intervento di Ilaria Capua e soprattutto il discorso di Salmon. Quest’accezione positiva dello storytelling mi ha colpito. L’inganno può essere anche svelato. Obama è riuscito a farlo. Mi piacerebbe che queste tecniche capaci si smascherare gli intenti manipolatori e retorici fossero utilizzate anche per una comunicazione più limpida dei temi politici, intendo gli argomenti, il cuore delle politiche pubbliche.
      Quindi una comunicazione efficace non solo per la costruzione dell’immagine di un leader ma anche finalizzata a raccontare agli elettori le scelte e i progetti. Magari quelli più delicati, che richiedono comportamenti nuovi in materia di risparmio energetico e mobilità sostenibile. Chiamare in causa i cittadini, quindi, farli dialogare con le istituzioni. Farli… raccontare.
      Per questo mi piace molto dare visibilità ai percorsi partecipativi degli enti pubblici. Soprattutto i più innovativi, quelli che stanno sperimentando il web 2.0 e altre iniziative simili (e se fosse un modo per provare a recuperare un po’ di fiducia nella politica?).
      Questa prospettiva più ‘pubblica’ ho cercato di evidenziarla nel pezzo che ho scritto sulla giornata di ieri: http://www.comunicatoripubblici.it/index.html?id=165&n_art=4485. È il punto di vista di una outsider. Spero sia di interesse.
      Mi piacerebbe continuare a seguire le vostre iniziative e darvi la mia massima disponibilità nel caso vogliate pubblicare degli interventi su Comunicatori. La sensazione è che tutti i presenti avessero molto da raccontare ancora, che non possa uscire tutto in una sola giornata e che anche su Internet ci sia molta voglia di saperne di più di quanto è stato detto. Del resto ciascuno di noi ha potuto estrarre solo una parziale prospettiva dei numerosissimi interventi.
      Cari saluti. A presto.
      Giorgia Iazzetta
      http://www.comunicatoripubblici.it
      info@comunicatoripubblici.it

    248. Sarò duro di comprendonio, considero Salmon un tardo epigono di Derrida, a sua volta un tardo epigono di Sartre, a sua volta uno che aveva letto Nietztche da francese e aveva pensato “Cavolo, ma è d’accordo con me!”, però continuo a non capire: mi spiegate quale sarebbe “l’inganno” disvelato dal nuovo Obamessia ? So bene che tanto non ci sarà risposta, perchè chi ne parla non lo sa, e non gli interessa saperlo. Piace solo il suono che fa quando lo dice (citazione del Joker).

    249. Confesso di non avere ancora letto il libro, ma questa è l’idea che mi sono fatta dalle parole di Salmon e che cerco di tradurre a modo mio. Spesso la narrazione è ambigua, volutamente criptica. Gioca sulle emozioni e alla fine non è chiara. Bush raccontava le cose alla John Wayne. “Questa è la mia storia, ma solo io ho il diritto di raccontarla. E tu puoi solo starla a sentire.
      Obama dice che fin da ragazzino gli avevano insegnato a dubitare delle storie d’infanzia. Ma al di là degli aneddoti Obama si è raccontato in maniera più trasparente. Esponendosi sul web alle critiche di tutti. Appena eletto, ci sono stati dei dubbi forti che potesse continuare a farlo. Giornalisti scettici si chiedevano come avrebbe fatto a tenere aperti canali web di trasparenza veramente interattivi: le aspettative dopo la campagna elettorale erano elevate. Del resto ci sono mille problemi tecnici e burocratici a tenere viva una Casa Bianca digitale (alcuni li avevo segnalati in questo pezzo http://www.comunicatoripubblici.it/index.html?id=165&n_art=4338).
      Eppure per il momento lo sta facendo. Risponde on line virtualmente alla gente. Magari si stuferà presto. Scopriremo che anche questa è stata una bella storia confezionata ad arte.
      Ma sono convinta che esporsi da parte di una amministrazione è sempre pericoloso. I cittadini sanno metterti in difficoltà. Provare a dare dalle risposte è un cambiamento. È un segno di coraggio. Non idealizziamo, sono d’accordo. Forse Marco ha ragione, c’è troppa retorica sulla figura di Obama (e forse anche nel racconto che ne fa Salmon). Ma vediamo cosa succede. Non critichiamo a priori anche i primi tentativi di amministrare dialogando davvero con i cittadini.

    250. Non credo bisogna spostare la questione in termini epistemologici, nel giornalismo non è poi un problama diverità ma solo di quanto il pubblico sia interessato all’interesse pubblico. Ovvio che importanza e interesse sono trade off, quindi la cronaca nera capitalizza l’interesse, per quanto disdicevole sotto il profilo dell’importanza. Quello che noto problematico è il finanziamento delle risorse investite per i modelli di giornalismo costosi: l’inchiesta o l’approfondimento che sia. Se sono finanziati con l’appeal dei click, saranno i lettori a farla da padroni, questo non implica che le notizie siano meritevoli, tutt’altro. Magari si potrà creare un lettorato appassionato d’inchieste ma numericamente saranno sempre meno numerosi del brulicio del nero o del sesso.
      A Perugia, ascoltando un intervento sulle nuove forme di giornalismo, ho notato che ancora molti luoghi comuni imperversano. Sono sicuro che sabato Luca ne rompe qualcuno, al netto di molte dissonanza congnitiveche girano. L’università di Macerata ha addirittura esordito con un master in giornalismo partecipativo, come se un laureto in scienze della comunicazione dovesse acquisire conoscenze in merito. Uno dei problemi principali è che manca una bussola su questi argomenti e molte leggende metropolitane arrivano fino alle aule dell’alta formazione.

    251. Il linguaggio se ha una caratteristica strutturale è la possibilità di mentire. Quando dall’inizio del novecento la filosofia imboccò la svolta linguistica, emerse la verità di fondo, che la verità è una forma di narrazione, tanta è la nostra condizione di dare senso con il linguaggio, essendo gettati nel senso. Credo sia stato Merleau Ponty ha incrinare ogni assunto. Con la sempre maggiore complessità con cui dobbiamo venire a capo, l’unica alternativa è saper narrare un punto di vista sui moltiplici possibili. Detto questo stiamo ammettendo che non c’è più alcuna sponda di salvataggio da invocare per le certezze, dobbiamo costruircele, sapere che da dipende molto più dal credere che dal sapere. E’ tutto molto più seduttivo ma presuppone un forte investimento in fiducia e nella responsabilità delle controparte. Come dire, siamo ritornati alle forme di comunità che sembrano opporsi a quelle impersonali createsi con le società di massa ma senza ribaltarne gli assunti. Tutto riesce a convivere nel racconto che è l’unico collante di fondo. Ma questo racconto è fortemente spostato sui personaggi che sulla storia narrata. Sull’identità piuttosto che delle cose narrate, che possono esser anche banali. Il nuovo must è l’eroe della normalità. Quella normalità che è sempre diversa perché tutta emotiva. Quindi i fatti spariscono e possono esser sempre quelli, basta cambiare timbro e registro. Sarò un pessimista ma siamo ritornati alle questioni di stile e non di contenuti, nudi e crudi, con questa logica testologica.

    252. Mi scuso ma come sapete il tenutario di un blog può essere accusato di mancato controllo sui commenti eventualmente considerabili come diffamatori e quindi devo cancellare quel commento ripetuto a questo post. Mi scuso con l’autore e gli chiedo di cessare questa pratica. Grazir per la comprensione

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    254. Ho notato anch’io questa esigenza di sapere, di quell’accuratezza che è venuta via via allentandosi con il seguito di logiche televisive.. Non ero ancora sicuro che ci fossi stato oggi pomeriggio.. I più giovani ripongono forti aspettative nella professione, soprattutto quelli che idealmente vorrebbero cambiare determinate logiche, una volta entrati nella professione. Quando interpretano il pubblico dei lettori invece molta sfiducia si avverte, forse inconsapevoli quante sono le mediazioni tra interessi, come se il valore da perseguire fosse la verità. Questo porta inevitabilmente a valutare l’operato in termini di smascheratori eroici e detentori di arcani segreti. E’ sottovalutata insomma, proprio perché non conosciuta la ruotine di produzione e i suoi vincoli, visti più come scelta deliberata che necessità produttiva. La televisione per esempio è riuscita con il manifestare la logica del suo newsmaking un prodotto di grande appeal, legittimandosi semplicemente mettendolain luce.
      Mi rendo conto che nelle testate stampa è più arduo sensibilizzare il pubblico sui fattori di processo di creazione della notizia, ma la strada delle credibilità è quella.

    255. Hai descritto alla perfezione il clima che si respira in questi giorni a Perugia, mi permetto di aggiungere che si respira un’atmosfera molto “internazionale”, paragonabile per certi versi a quella di Umbria Jazz. Veramente un ottimo lavoro.

    256. Raccontare le storie delle aziende

      Leggevo la bella intervista ad Alberto Alessi rilasciata al The McKinsey Quarterly a proposito di come l’omonima azienda “coltiva” l’innovazione. Qui solo un passaggio: “The destiny of a company like Alessi is to live as close as possible to the border…

    257. Probably the above mentioned guys now know with whom Mr. Berlusconi was talking at the phone. It is permitted to just laugh at the new “brutta figura” made by the usual Italian media ?

    258. Ero ai convegni di sabato: il primo sul rapporto con le aziende e il giornalismo, il successivo con la “famiglia – in conflitto d’interessi- di Nova”. Ho notato la notevole differenza di linguaggi e atteggiamenti. Dal primo, il cui si dibatteva del giornalismo dei media classici, ne è uscita una sorta di pessimismo e un senso d’impossibilità di cambiamento: degli autori e dei loro contenuti, ingessati dagli editori e dalle piattaforme, una crisi stagnante impossibile da mutare. Ho notato poi, al contrario, nel secondo convegno, l’estrema libertà di essere, dire, fare e pensare al futuro del gionalismo sul web: degli autori, degli editori, delle piattaforme in continuo mutamento. Benvengano i cambiamenti. Da ogni crisi ne nasce un’opportunità!
      Nota personale lontana dell’immaterialità del web: sono felicissima di aver dato un volto, e una materialità alla famiglia di Nova: Vi leggo da sempre e siete fonte di ispirazione e rinnovamento continuo. Grazie a voi, e grazie al Festival del Giornalismo che ha reso questa città piena di sole culturale! Cresceranno buoni frutti!

    259. E’ stato veramente interessante il panel di ieri. Mi ha molto colpito la sperimentazione del Business Week per lo sforzo messo in campo. Curioso che negli anni 70 andavano di moda le analisi di scenario, la Shell se ne fece artefice. Andò presto in disuso per l’aumentata complessità dell’ambiente, ma la potenza di elaborazione dei software attuali e la semplicità di effettuare panel da remoto l’ha fatta tornare alla ribalta. Anche se non è una riscoperta mossa dalla recente crisi perché il fiorire della letteratura risale al 1998, un vero boom da pre dot.com. Uno degli ultimi testi usciti è Peripheral Vison di Day George S. e Schoemaker Paul J. nel 2008. Certo, come dicevi ieri ironicamente, pensare al futuro mette in chiaro il livello di aspettative, un pò come i sogni, onesti dal momento che li si definisce tali. Poi nell’economia delle idee e degli spazi di attenzione non so quale (e quanta) intelligenza integrata in un applicativo possa servire.

    260. Censorship, who talked about censorship ? Mr. Berlusconi erred in invoking “strong actions” (i.e. judicial action for defamation, explicitly mentioned in the Italian “Press law”, as yu know the glorious Italian Constitution, worshipped by many, lacks an explicit defense of the Freedom of Thought), and the press (ZDF included), erred in classifying his acts during the photo opportunity like a “gaffe”. It is permitted to think so ? What are we talking of ?

    261. Twitter e il terremoto “annunciato”

      Da qualche giorno mi ero interessato alla notizia del terremoto “annunciato”, Giampaolo Giuliani dei Laboratori nazionali del Gran Sasso  il 29 marzo aveva lanciato l’allarme. Oggi aprendo Twitter leggo numerosi post sul terremoto av…

    262. concordo, con te e con i tanti altri commenti, in altri siti, al proposito. ma vorrei anche spezzare una lancia in favore di un media che tutti stanno dimenticando e che invece in queste ore sta lavorando benissimo: la radio. che alle informazioni in entrata (telefonate spontanee e microfoni aperti) mescola la rete e la propria ricerca di interlocutori in un flusso continuo e molto efficace, peraltro seguibile ovunque e da chiunque. aggiungo nota a margine: da friulana, ricordo molto bene il ruolo dei radioamatori (i mitici baracchini) nel terremoto del 1976, la rete ancora non c’era se intesa come web, ma c’era se intesa come capacità delle persone di connettersi con quel che c’è quando serve.

    263. Meno di 2.500 euro al mese per un ordinario mi sembrano veramente pochi se il prof è uno bravo. Invece sono un regalo per i tanti protetti da baroni e baroncini che non producono nulla di nulla in tutta la loro vita accademica. Questo è il frutto della rinuncia alla meritocrazia per cui si livella tutto verso il basso!

    264. In tutta la Rete questo terremoto cade come una manna, l’occasione per dimostrare per l’ennesima volta l’obsolescenza degli old media sul loro stesso terreno, la velocità e l’emozione…
      Ci si potrebbe chiedere quanti morti costerà questo trionfo, che ha pure il merito di distrarre dal pesante fallimento del Web 2.0 di prevedere e riportare seriamente la crisi economica mondiale, di cui è parte integrante…

    265. Non sono riuscito a trovare dati posteriori al 2004, comunque allora la retribuzione minima (escluse indennità, extra, etc) per un ordinario appena nominato a tempo pieno era di 47.631 euri lordi. La progressione era solo in funzione dell’anzianità nel ruolo, per cui, per esempio, dopo 7 anni saliva a 59.600 euri sempre lordi. A occhio mi sembra che i famosi 2500 euri netti al mese valgano solo per un ordinario appena nominato… o per uno non a tempo pieno. I dati qui: http://www.igier.uni-bocconi.it/perotti. Comunque, capirci qualcosa nelle retribuzioni è un ginepraio, un conto sono i minimi un altro le retribuzioni reali tenuto conto di tutti gli extra. Ho fatto un esercizio simile per il contratto dei giornalisti qualche giorno fa e ho rinunciato per manifesta inutilità dello sforzo.

    266. @Marco: la restribuzione netta di un giornalista praticante è di euro 1.160,43 (minimo 628,74 euro + 531,69 euro di indennità di contingenza).Esistono aumenti “obbligati”: dopo il superamento dell’esame di Stato, dopo 12 mesi di contratto e dopo 30 mesi dall’iscrizione come professionista.
      Alcune grosse case editrici hanno anche superminimi “standard” che appartengono ad ogni contratto giornalistico.
      La tabella, esente da questi ultimi, la trovi qui:
      http://www.odg.roma.it/web/C.C.N.L.htm
      Naturalmente non esistono massimi.
      Ma credo che questo sia comune a tante categorie.
      Docenze comprese.

    267. Il problema non è solo il singolo stipendio di un insegnate universitario ma tutti vantaggi di cui gode! Dai finanziamenti delle aziende ai progetti di ricerca alle singole consulenze che offre (sfruttando il lavoro degli studenti) e via così.
      Non in tutti i casi ma in moltissimi è così!

    268. Caro Luca,
      approfitto di questo post su Facebook per segnalare che l’01/04/09 (pesce d’aprile) il social network piu’ in voga del momento mi ha disabilitato per la seconda volta il mio account senza neanche una e-mail di notifica/spiegazione. Avevo oltre 3.500 “amici” e gestivo il gruppo (da questa mattina oscurato anch’esso)
      “Mobilitiamoci per l’e-participation a Milano (www.partecipaMi.it) e oltre..”
      http://www.facebook.com/group.php?gid=33123313165
      con circa 1.400 iscritti.
      vedi:
      http://www.codiceinternet.it/profiles/blogs/ieri-il-mio-account-facebook-e

    269. Arriverà il (bel) giorno in cui gli editori si riserveranno i diritti di leggersi da soli i giornali che hanno edito e che non venderanno più a nessuno!
      Ma perché un grande editore non si mette a fare concorrenza ai servizi di clipping? Perché gli editori tutti insieme non si consorziano per condividere i contenuti tra di loro in una piattaforma unica e poi non vanno singolarmente a vendersi il servizio di rassegna stampa con l’analisi qualitativa alle aziende?
      Che bisogno c’è di fare la guerra legale alle aziende che fanno la rassegna stampa quando puoi ingaggiarle sul mercato con il vantaggio di spendere i soldi nello sviluppo di servizi invece che regalarli a uno studio di avvocati!

    270. Al di là del fatto che a mio avviso tra FB e Twitter ci sono abbastanza differenze per rendere questo confronto poco più costruttivo del paragonare la frequentazione del ristorante con l’acquisto di elettrodomestici per cucina, penso che la ragione delle maggiori visite uniche su Twitter è che le pagine del servizio sono accessibili a tutti, anche ai non-utenti, mentre quelle di Facebook sono chiuse a chi non ha un account e questo restringe la fascia di eventuali visitatori in proporzione agli iscritti.

    271. in genere io sono “quinta” su tutte le piattaforme.
      ma non su twitter, dove un tale “Armando Costa” e’ arrivato prima di me, ma dal 23 aprile 2007 non ha piu’ usato il servizio.
      sono andato su Facebook e ho scritto a tutti i circa 70 “Armando Costa” chiedendo se fossero loro ad avere il nickname “quinta” su twitter e se mi consentissero di subentrare.
      Nell’arco di un mese, ho ricevuto solo una decina di risposte..

    272. Un tantinello di sfruttamento dell’intelligenza collettiva (wow, che termini!) in questo meccanismo ce lo vedo, però…

    273. ………….Si raggiunge il paradosso in casi quali quello dell’immagine sottoriportata [oddio, l'ho fatto!] ripresa dal quotidiano di carta di ieri, in cui Luca De Biase tesse, con la professionalità che lo contraddistingue, le fila dell’informazione on line relativamente al terremoto, rilevando tra l’altro come i social network abbiano battuto i giornali nella tempistica dell’informazione sul sisma e sotto la sua firma compaia, appunto, la dicitura di riproduzione riservata………

    274. Del resto quale musa migliore di un oceano di post-it di nuova generazione….spunti da cui attingere in qualunque momento…io lo trovo un meccanismo affascinante…e ovviamente irrinunciabile…

    275. E’ arrivato Johnny, ragazzi. Peraltro, copiando una cosa già fatta dall’Innominabile da oltre dieci anni, e a suo tempo poohpoohed (se non sapete cosa significa, chiedetelo a Johnny) dall’intera italica schiera del giornalismo “alto” ( @Cassandra, macheffai, leggi IO? Ma non sai che è stampa gialla ? ;-)) BTW, c’è su tutte le testate del Gruppo Class ). L’esilarante è che buona parte degli articoli in “riproduzione riservata” sono comunicati stampa senza un filo di trucco, per cui mi è già capitato ennemila volte di ritrovarmi in pagina il mio comunicato con bella firma di pregio e con “riproduzione riservata”. Lo stesso avverrà anche al Sole ? Ah, un po’ di risate in tutte queste tragedie vere risollevano un po’ lo spirito. Certo che a furia di proclamare “una risata vi seppellirà”, tutti questi reduci della “rivoluzione” si stanno seppellendo da soli sotto una montagna di sghignazzi.
      @Nicola: ma se il Sole dopo mesi di dolori intestinali evidentemente lancinanti di fronte al grande passo ha messo online per gli abbonati il PDF completo del suo giornale solo per ritorglierlo subito dopo terrorizzato dalla possibilità che, udite, l’abbonato potesse STAMPARSELO ! Orrore !

    276. A mio avviso la ragione è semplice: la natura diversa (e la vocazione diversa) dei due social newtork. Per moltissimi utenti FB è una specie di “elenco telefonico evoluto” della rete, il posto in cui “esserci”, farsi trovare e (nel caso) cercare qualcuno se serve. E’ l’uso che ad esempio ne faccio io, ma in base alla mia esperienza è l’uso più semplice per chi usa poi altri strumenti di social networking più specializzati per fare cio’ che FB fa. Ma è anche l’uso più facile per chi non vive connesso. Su GB spesso basta esserci. Su Twitter, al contrario, ha meno senso esserci senza partecipare.

    277. A proposito dell’uso dei due strumenti in oggetto (concordo completamente con l’analisi di g.g.), sapete se su twitter, la disabilitazione degli account e’ un fenomeno così diffuso come su facebook?
      L’01/04/09 (pesce d’aprile) facebook mi ha disabilitato per la seconda volta il mio account senza neanche una e-mail di notifica/spiegazione. Avevo oltre 3.500 “amici” e gestivo il gruppo
      “Mobilitiamoci per l’e-participation a Milano (www.partecipaMi.it) e oltre..”
      http://www.facebook.com/group.php?gid=33123313165
      con circa 1.400 iscritti.
      vedi:
      http://www.codiceinternet.it/profiles/blogs/ieri-il-mio-account-facebook-e
      per saperne di piu’!

    278. Gli sciacalli arrivano da tutta Italia, isole (virtuali) comprese: i tempi cambiano e gli sciacalli giungono anche da Internet (vedi articoli di Bonacina e New Blog Times)

    279. Già!
      Peccato che parte del “processo di generazione” di nuove idee non venga minimamente pagato.
      E’ il progresso, sciocchino!

    280. Vero. Come l’erba del vicino.
      Ci sono però problemi di come vengono calcolate.
      E in Italia sarei felice di pagare il 35% dell’utile pre-tasse.
      L’anno scorso eravamo in utile pre-tasse in perdita dopo, quindi oltre il 100%.
      E non so che conti hanno fatto ma certo se conteggiano solo l’Ires è quella.
      Ma dimenticano l’IRAP, l’indeducibilità degli interessi passivi ecc.
      Il vero problema è spiegare agli stranieri il bizantinismo del nostro sistema fiscale.
      Mi aspettavo che lo leggessi di più il Sole24 ore ;-)

    281. Il 27,5 mi fa sorridere (amaramente).
      In merito all’IRAP va detto che la indeducibilità dei costi del personale ai fini del suo conteggio la rende una vera e propria (triste) tassa indiretta sul lavoro.
      La sua rilevanza è quindi fortemente sbilanciata sulle imprese di servizi (che hanno quasi esclusivamente costi legati al personale) sulle quali incide enormemente di più che su quelle industriali.
      Ed è solo la punta dell’iceberg.

    282. Beh, il centro storico dell’Aquila rifatto con rigorosi criteri antisimici non sarebbe molto diverso da una “new town”… a parte la collocazione. E’ chiaro che le case di pietra sarebbero costruite di cemento armato (e non so nemmeno se certe forme di edifici siano compatibili con i criteri antisismici), e allora sarebbe comunque una cosa nuova. Niente a che vedere con Praga e Dresda.

    283. Ma che gli frega degli sciacalli a quelli che si oppongono alle ronde, loro hanno i vigilantes e le walled communities.

    284. Hai fregato una canzone, valore iTunes 1$, ti offrono di patteggiare chiedendo 1000$.
      Con queste proporzioni cosa pensano di ottenere?
      Anche la Peppermint chiedeva circa 300€ per aver scaricato una canzone da emule.
      Ma tutto quello che si può scaricare dai siti di sharing (senza fare nomi)? Prova a fare una ricerca del singolo pezzo con google e trovi subito il link per scaricarlo.
      Facile prendersela col singolo utente di emule.
      Questa lotta alla pirateria online non la capisco, considerando anche che gli incassi dell’entertainment aumentano.

    285. Buongiorno signor de biase,
      l’Italia è il Paese dove paghiamo mille tasse, per cui, alla fine noi paghiamo molto di più di tutti gli altri.
      il dramma è che non abbiamo i servizi che paghiamo molto cari.
      gli europei pagano, ma hano in cambio i servizi.
      noi italiani, mai.
      e in italia nessuno è mai colpevole, nessuno paga per i danni che causa.
      basta vedere quello che sta succedendo con il terremoto in abruzzo.
      le case sono crollate. sono morte 275 persone e nessuno è colpevole.
      questa è la radiografia dell’Italia attuale, molto diversa dal paese del Sole, della musica, dell’arte, icone che ci hanno reso famosi nel mondo.
      Non esiste più questa Italia, con questi managers pubblici e privati, temo che non ritornerà più il BelPaese……………..
      cordiali saluti.
      luca confalonieri
      P.S. ho seguito con interesse la sua conferenza alla Luiss, in occasione dell’incontro con l’Unipro…

    286. E’ ancora presto per sentire cose del tipo: “il presidente, a petto nudo, con fare indomito e sprezzo del pericolo, prendeva con se’ sulle sue possenti braccia tutti i bambini presentatisi al suo cospetto, per trarli in salvo con un sol balzo nella limitrofa regione Lazio”

    287. Tecnico tra i tecnici… sembrano scritte da Corrado Guzzanti (Fascisti su Marte). Solo che non c’è niente da ridere. Certo che gli autori delle didascalie si sono ‘sbizarriti’…

    288. Mi permetto di giustapporre allo stile da expo d’altri tempi delle didascalie proposte, la richiesta di farsi indietro avanzata dal Presidente Napolitano ai giornalisti in occasione della sua visita alla tenda che ospita le salme delle vittime: ‘Non sono venuto qui per farmi fotografare’. Riportato dal TG1 oggi.
      Non sto insinuando che il Presidente della Repubblica abbia inteso lanciare messaggi subliminali. Le parole però risuonano, e la speranza è che qualcuno le colga.

    289. Prenderò sul serio Gaggi e compagnia quando, commentando una crescita della Borsa del 10 per cento, titoleranno “Creati dal nulla 180 miliardi di euro”.

    290. Ah, no, adesso ho capito: quando l’Avvocato si faceva fotografare alla presentazione degli stabilimenti… alla Stampa si sono allenati allora e si sente la zampata dell’Ufficio Stampa Fiat.

    291. potrei rispodnere che ricordano il duce nei campi di grano, ma sarebbe una battuta radical chic…diciamo allora che non ricorda certo la persona che aveva, solo pochi giorni prima, presentato una norma che “semplificava” la normativa antisismica.

    292. potrei rispodnere che ricordano il duce nei campi di grano, ma sarebbe una battuta radical chic…diciamo allora che non ricorda certo la persona che aveva, solo pochi giorni prima, presentato una norma che “semplificava” la normativa antisismica.

    293. Settimana Incom è già dopoguerra, quindi agiografia (moderata e gesuitica) dei caporioni democristiani che tagliano nastri degli stabilimenti delle aziende del nord calate nel mezzogiorno della generosa Casmez.

    294. Certo che leggere il lunghissimo editoriale del 9 Aprile dell’ex direttore per capire che Nòva non è una comunità (come pensavamo) ma un “prodotto”… :-(
      Comunque, fatti forza Luca… il meglio è passato.

    295. Sì ma non abbiamo (più) bisogno del Sole per leggere Martin Wolf, Nassim Taleb, Brad Setser, etc.: quindi dove sono i contenuti originali ed innovativi del giornale? Certo, giudichiamo (per ora) interessante che il Sole almeno li pubblichi.
      Quanto alla cravatta, speriamo che la Forma non sia la Sostanza.
      Auguri di buon lavoro

    296. Chissà come sarà questo nuovo direttore. Comunque faccio a te e a tutti i tuoi colleghi di Nòva i miei migliori auguri!
      Andrea

    297. mmm, notizia interessante, ma temo che solo gli infatuati della Francia (e chi ha seguito le sue ultime campagne elettorali) capiscano il titolo….

    298. Scusate…solo una considerazione veloce da nulla: il problema secondo me non è che si senta o meno la zampata dell’ufficio stampa della fiat o che lo staff di berlusconi cerchi di spingere l’immagine del “presidente terremotato”, ma che un giornale – nemmeno l’ultimo della lista – si presti a tale agiografia.
      Un altra considerazione: vivo a milano da anni ma sono di origini umbre, e ricordo bene alcune cose relative a quello che colpi la regione nel 1997. Anche perchè ancora vivevo giù in quel periodo.
      RICORDI: ricordo i proclami dei politici di ogni colore (non è qualunquismo ma semplice constatazione) su cosa sarebbe stato fatto. Ricordo anche i giornalisti che riportavano pedissequamente su carta chilometri di promesse mai mantenute (non ricordo nessuno che abbia poi verificato quali e quante di quelle promesse sia stata mantenuta (un po sul modello del pezzo di di feo sull’ultimo numero dell’espresso).
      Ricordo le promesse sulla ricostruzione veloce ma ricordo anche mia nonna ultra80enne che lo scorso anno, 11 anni dopo, viveva ancora in una casetta di legno (l’evoluzione del container, dove aveva vissuto per anni). Ricordo che nessuno ha mai alzato la voce per chiedere dove fossero finiti i soldi di tante sottoscrizioni, ma nessuno (ovvio che quando scrivo nessuno bisogna leggere “quasi nessuno) poteva domandare nulla, perchè tutti avevano avuto il proprio tornaconto (chi una dichiarazione di inagibilità per la propria casa inabitabile, che magari aveva solo 4 crepe all’intonaco; chi un posto in regione, chi il figlio geometra sistemato in comune; chi parte di una donazione che non gli spettava, chi….finiamola qui)
      Vabbè, tutto questo per chiedere che, quando lo spazio dedicato al terremoto si sarà ridotto, quando il terremoto da notizia da apertura si sarà trasformato in ex notizia o quasi notizia….ricordiamoci delle promesse fatte e di chi le aveva fatte. Qualora non ne vnisse mantenuta qualcuna…..che ci sia qualcuno a ricordarglielo, ricordarcelo e chiderne conto.
      Chiudo con il testo di una lettera, scritta d un parroco (personalmente non sono credente, tanto per specificare) di un paese dell’appenino umbro marchifiano proprio nei giorni di quel terremoto. La lettere fu pubblicata in prima pagina, a tutta pagina, dal manifesto (non sono nemmeno comunista, specifico).
      Chiedo venia per tutti i refusi e per eventuali passaggi poco chiari, ma ho scritto d’impeto, senza pensare ne rileggere.
      Lo si temeva, i danni maggiori non li avrebbe fatti il terremoto. E con la tipica puntualità degli eventi commerciali è arrivato alla fine anche lui: Babbo Natale, con la sua slitta piena di regali per “le popolazioni così duramente colpite dal sisma”.
      Credo non ci sia mai stato nella storia recente un evento così catastrofico (non il terremoto, naturalmente, ma Babbo Natale). Una vera tragedia quella che ci ha colpito e che purtroppo non accenna a diminuire in questi giorni che dovrebbero essere di serenità. Una vera orgia di dolciumi, gite a Roma gratis, pernottamenti presso conventi ed enti benefici e soprattutto una quantità mostruosa di cibo e di giocattoli che hanno gravemente compromesso la già fragile salute della povera gente di montagna.
      I nostri bambini sono allo stremo, allucinati, abbagliati, frastornati stanno dando chiari segni di overdose. Cominciano piano piano a considerare questo evento catastrofico (non Babbo Natale, naturalmente, ma il terremoto), una fortuna piovuta dal cielo.
      Strani personaggi si aggirano tra i cointainers, affetti da sindrome di astinenza di bontà. E’ Natale, tempo di sentirsi più buoni, e allora vai con “la-partita-il-cui-incasso-sarà-devoluto-alle-popolazioni-così-duramente…ecc.”, vai con la trasmissione “in-diretta-con-i-bambini-terremotati”, vai con “la-nostra-azienda-sempre-attenta-ai-bisogni-dei-bambini…”. E Babbo Natale arriva con i pandori, le caramelle, lo spumante, la giacca a vento, ora travestito da multinazionale, ora da associazione benefica, ora da cristiano desideroso di aiutare “direttamente” (ecco la parola magica: “direttamente”, unita all’altra parola magica: “subito” e senza mai chiedersi se direttamente e subito corrispondono alla parola “bene” e “giusto”. Adesso è obbligatorio, da queste parti, presentarsi come bisognosi, recitare la parte del terremotato.
      Caro babbo Natale, ma lo sai che la gente adesso si mette in fila e litiga per un panettone e una scatoletta di tonno e si rode il fegato sospettando che il vicino abbia avuto il contributo dato da Canale 5? Io la gente fare a pugni per un pezzo di pane, l’avevo già vista, in Brasile… ma lì si muore di fame. Avevo visto anche i barboni chiedere l’elemosina o un aiuto… ma i barboni dormono sotto i cartoni. E anche gli extracomunitari che ti lavano i vetri al semaforo e stendono la mano, o che girano con le carrozzine piene di cianfrusaglie e ti pregano di comprarle, credo che non lo facciano per hobby. Quello che mai avevo visto è gente che non muore di fame, che in realtà non ha bisogno di niente… chiedere. Elemosinare, pretendere roba e regali; insultare volontari, accusarli di avere “imboscato la roba firmata”.
      Adesso che i bambini hanno un sacco di roba da gestire, dai giocattoli al libretto di risparmio generosamente donato dai Babbi Natali del settore “affari e finanza”. Finalmente anche loro sono entrati nel fantastico mondo dei grandi e si sono trasformati in piccoli imprenditori con tutti gli annessi e connessi, fino al sospetto che l’altro bambino abbia avuto di più. Un bambino mi ha detto che non poteva venire a messa perché doveva “andare a ritirare il regalo che aveva ordinato” (sic).
      Caro Babbo Natale, travestito da persona buona, ti rendi conto dei danni che hai fatto” I nostri bambini hanno ormai negozi interi di giocattoli e gli adulti non sanno più dove accatastare la roba accaparrata: perché non ti travesti da Ministro degli Interni e non ci regali un container un po’ più grande di 30 metri quadrati? Hai fatto un sacco di danni ma la cosa che non ti perdonerò mai è di avere rubato a tanta gente della montagna la forza, la saggezza e la dignità e di averci fatto scordare la solidarietà dei primi giorni del terremoto. Hai riportato finalmente tra noi la “normalità”: la gente è tornata a scannarsi come prima e più di prima (perché adesso la torta da spartire è terribilmente grande).
      Cari Babbi Natali, per favore, ridateci la bellezza del semplice “avere il necessario”; ridateci la pace di parlarci senza pensare che lui ha avuto più di me e che io potevo avere più di lui; ridateci il Natale che vi avete usurpato, per noi e per i nostri bambini, il Natale del bambino nato povero per i poveri (veri) e che noi abbiamo prima arricchito di tutte le nostre volontà di potenza per poi barattarlo con uno stupido e grasso personaggio nord-americano, vestito di rosso.
      Caro Babbo Natale, ci hai trasformato in un popolo di accattoni e di mendicanti di cose inutili. Ritorna, te ne preghiamo, con la tua bella slitta o con il trenino della Coca Cola là da dove sei venuto e non farti più vedere! Non ti sopportiamo più.
      Gianfranco Formenton – parroco di Villamagina di Sellano (PG)
      * Articolo pubblicato da quotidiano “Il Manifesto” sulla prima pagina del 23/12/97

    299. Le mie riflessioni (http://www.maxkava.com/2009/04/giornali-inutile-insistere-solo-sulla.html):
      Il percorso deve essere parallelo: il binario della tecnologia e il binario dei contenuti. Spesso pensiamo che il binario dei contenuti sia già quello giusto, che i giornalisti siano già pronti e che in fondola crisi dell’informazione possa essere risolta solamente trovando un modello di business diverso.
      Niente di più sbagliato. Al di là delle polemiche (si veda ad esempio quella delle foto finte pubblicate da Corriere.it), è che se non si cambia l’atteggiamento dei giornalisti nessuna nuova piattaforma, nessuna tecnologia potrà salvare il mondo dell’informazione dal declino.
      Non può, nel mondo dell’informazione, esistere un modello di business che non tenga conto della qualità dell’informazione stessa. quanti se ne sono accorti?

    300. Mi ricorda mister B. che prima del G8 di Genova disse di aver ordinato di spostare i vasi dei fiori. Speriamo che il seguito sia diverso, ovviamente.

    301. Sono d’accordo solo in parte: quell’accento romano di Libero ed alcuni modi di fare sono forse lontani dalla napoletanità di Siani. Nel film poi Risi ha fatto alcune omissioni sull’intera vicenda trascurando alcuni aspetti. E’ piaciuto comunque molto anche a me, la semplicità vince sempre.

    302. Non so se Luca si n’è accorto di avere involontariamente messo in luce la sgradevole causa della vittoria del malaffare in Campania, nel Mezzogiorno e in tutt’Italia.
      Quel “giovanissimo giornalista abusivo” è la dimostrazione che l’intera nazione è amorale e perciò non ha speranze di diventare un corpo sano ma concretissime possibilità di marcire del tutto.
      Se i giornali tollerano forme di sfruttamento del lavoro nel loro stesso interno, se in un ufficio pubblico pubblici funzionari (anche dotati di potere d’intervento) tollerano che ragazzini portino caffè e pizzette agli impiegati, invece di andare a scuola, quale moralità può opporre la coscienza critica della nazione (i giornali) e quale senso dello stato può instillare nella popolazione un apparato pubblico che platealmente tollera illegalità terribili come impedire a un ragazzino d’istruirsi e ad un lavoratore di essere retribuito?

    303. il film è toccante, in un modo parecchio onesto e trasparente. e questa è la recensione sul film più bella che abbia letto in queste settimane.

    304. Sarei curioso sapere quanti seguono costantemente, giacché spesso ci si iscrive per moda, lasciandolo alla deriva dopo poche settimane.
      Buona serata.
      Rino

    305. Sì, i mercati possono essere conversazioni più che conflitti. Per consolidare questa tendenza deve però cambiare anche il modo di leggere e intepretare i fenomeni economici e sociali. Non solo leader d’impresa, più o meno patinati, che pontificano di successo (rispetto a cosa, tra l’altro?), ma più ascolto strutturato di popolazioni d’impresa che nei territori e nei settori rappresentano quantità e qualità di scambio, quindi modi di essere e pensare innovazione ed economia in relazioni vaste a geometria diversa. Si deve adeguare l’analisi affinche maturino approcci e progetti e poi evolvano i modelli teorici e quelli pratici a tutte le scale, istituzionali, imprenditoriali e sindacali, di informazione e comunicazione. Il cuore della vicenda e di “un’economia giusta” è la genesi del dato, il servizio del dato. Serve molta più cultura dal basso – come giacimento e come verifica – con buona cultura di leadership, tenute insieme da uno spirito etico ontologico simile a ciò che nel luglio scorso disse Gordon Brown: “è ora che stati e mercato facciano gli interessi dei cittadini”.

    306. Chi di cause ferisce (leggi il tentativo di trascinare in tribunale qualcuno per il presunto glabal warming antropogenico) di cause perisce.

    307. Ha fatto bene, dopo che qualche gruppo islamico ha detto che lo tsunami era colpa dell’occidente perchè ha il vizio di fare tuffi dal trampolino….

    308. Il PD si sta suicidando, ma mica perchè Letta se ne va, perchè non ha le palle per opporsi al referendum, che regalerebbe la maggioranza assoluta al PDL. Altro che “legge truffa”…. Franceschini è politicamente un demente se pensa che spingendo per l’accorpamento divida la Lega dal PDL e lui ci guadagni. Se la Lega accetta l’accorpamento e vince il “no”, Franceschini fa la figura del coglione (il referendum è proposto da gente del PD). Se vince il “si”, Berlusconi potrebbe andare alle anticipate e bum. Potrebbe anche non andarci e usare la minaccia per costringere la Lega a essere meno autonoma. E alora la famosa strategia di far leva sulla Lega per indebolire Berlusconi, che fine fa ? Coglione due volte. La Lega può sganciare l’atomica, ossia far saltare il governo, e poi ? Se lo fa prima del referendum si vota con le vecchie regole, e il PDL rischia di vincere anche senza la Lega (pensate che Casini stavolta non si farebbe avanti ?). Se invece si andasse con la nuova legge “puttanatum” derivante dal referendum, le vincerebbe sicuramente il PDL da solo con il 51 per cento. Che grande pensata ! E voi (voi generico) grandi difensori della democrazia in un solo Paese, che mi dite della legge elettorale che deriverebbe dalla vittoria del “si” al referendum ? Mi sembra di ricordare che i promotori siano del PD. Qualcuno si è distratto o è proprio coglione ? Oppure è ancora lo strascico della vocazione maggioritaria ?

    309. Non è così assurdo che lo abbia deciso, ma che probabilmente a molte persone sia davvero servito. Anche in Italia, anche oggi.
      Non scordiamoci che negli Usa si dibatte se insegnare le teorie creazioniste al posto di darwin…

    310. Ai suoi studenti l’università di Macerata offriva fino a due mesi fa una casella di posta fornita dal Cineca (consorzio interuniversitario). Ora tutto il servizio è stato sposta su piattaforma Microsoft, gestito NON dall’universita ma direttamente da Microsoft; la motivazione (ufficiale) è che il Cineca ci costava 15.000 euro l’anno mentre MS lo fa gratis.
      A parte il fatto che il costo del lavoro di chi si è dovuto occupare (e continuerà a farlo) della migrazione e dei (difficili) rapporti con MS, non viene conteggiato, si sorvola completamente sul fatto che in questo modo l’università ha regalato (questa volta sì, gratuitamente) 30.000 utenti alla MS. Che ora potrà bobmardarli con pubblicità, offerte di servizi, ecc.
      Il tutto per risparmiare una cifra che, nel bilancio dell’ateneo, è irrisoria? Ridicolo.
      Poi non parliamo di altri aspetti come la qualità del servizio, l’accessibilità,, la coerenza con gli scopi accademici…

    311. sarei tentata di dire ‘meglio così’, perchè in base a cosa uno che si fa gli affari propri in un bosco diventa un sospettato?
      però non so se qualcuno ha avuto modo di notare (tramite la tv o conoscenze romane) che, mentre nelle ore successive allo stupro della caffarella c’è stato un notevole “affollamento” di forze dell’ordine (esempio in questo video), a distanza di qualche giorno tutto è tornato alla normalità e non si è più vista una divisa.
      quindi per quanto mi ripugni l’idea che dei comuni cittadini debbano sopperire alle inefficienze di un servizio strapagato dai contribuenti, quasi quasi mi sembrava l’unica soluzione possibile in questo momento…

    312. scusa perchè dici
      “finalmente”
      hai qualcosa contro facebook ?
      credo che se in italia milioni di persone hanno approcciato internet non sia stato grazie alle politiche dle governo(di destra o sinistra) o ai media o a google …
      volenti o nolenti ci tocca ammetterlo, facebook con la sua semplicità e la sua viralità ha portato le masse su internet
      e questo (IMHO) è bene !

    313. scusa perchè dici
      “finalmente”
      hai qualcosa contro facebook ?
      credo che se in italia milioni di persone hanno approcciato internet non sia stato grazie alle politiche dle governo(di destra o sinistra) o ai media o a google …
      volenti o nolenti ci tocca ammetterlo, facebook con la sua semplicità e la sua viralità ha portato le masse su internet
      e questo (IMHO) è bene !

    314. Bastava leggere il mio commento di ieri. Cundari è bravo, ma certe cose sono sotto gli occhi di tutti, basta guardarle. Che poi il pezzo di Cundari parli molto più del suicidio del PD che della Lega, mi sembra molto appropriato: se uno si spara negli zebedei e il suo vicino si sporca, il danneggiato è lo sparatore, o no?

    315. Non vorrei essere sempre quell che fa il pierino, ma: perchè non dovremmo vendere apparecchiature elettroniche alla Serbia ? E’ sottoposto ad embargo ? Non mi sembra. Sul Kosovo poi siamo al ridicolo, la tabella 16 dice:
      Kosovo € 23.800 007 AGENTI TOSSICI, CHIMICI O BIOLOGICI, GAS LACRIMOGENI, MATERIALI RADIOATTIVI
      Se qualcuno mette insieme i lacrimogeni con la toxina butulinica in un’unica categoria è scemo. Oggettivamente. Se l’edizione cartacea della Stampa non ci arriva, comincio a dubitare. Altrettanto oggettivamente.

    316. E se fosse invece la dimostrazione del caos che c’è nella testa degli osservatori e dei previsori di sventura ?

    317. In termini di marketing, FI era un prodotto sostitutivo: la gente non ha più trovato sugli scaffali il caffè DC e ha comprato un’altra marca, perchè chi beve abitualmente caffè, se non trova la sua marca preferita, non è che passa al tè al limone, come invece credeva l’intellighenzia del PCI dopo la demolizione della torrefazione scudocrociata.
      Fatto il debranding di FI e AN nel nuovo brand PDL, si ripropone, molto evidente, il quadro di una balena bianca e di tanti pesci pilota (Lega, UDC e altre siglette locali e localistiche) che devono trovarsi uno spazio come prodotto ausiliario della miscela PDL, senza nessuna speranza di prenderne il posto, e non è un caso che chi ha portato al successo il caffè PDL è uno che campa di advertising. D’altra parte era già tutto scritto in The Marchant War, libro del 1951, che racconta che, nel 2006, il mondo è gestito dalle agenzie di advertising.

    318. Il curioso delle vicenda è che la ripresa di quell’estratto, già di per sè discutibile, abbia aperto a prese di posizione totalmente fuori dall’oggetto di ricerca sull’etica, legittimando moniti morali sull’information overload.
      Questa è la conclusione che ne astrae il corriere on line: “Il costo emotivo della tempesta di informazioni che subiamo, specie in un cervello ancora in formazione, è troppo alto nellera dei social network”. Si può anche capire l’attitudine pedagogica in buona fede ma viene veramente da sorridere. Rispetto alla valenza epistemologica della ricerca, almeno per come viene impostata, sembra fatta apposta per far crollare il mito di Damasio.

    319. La ricerca, per quanto appare nella fonte originale , non accenna a Twitter, social media od altri sistemi di comunicazione del Web.
      L’unico accenno è nel titolo; Manuel Castells, commentando i risultati della ricerca, dice: “he was less concerned about online social spaces, some of which can provide opportunities for reflection, than about “fast-moving television or virtual games.”.
      Mi sembra che il tutto nasca da una arbitraria associazione tra la ricerca ed i sistemi di microblogging fatta alla fonte, ripresa, amplificata e diffusa dalle fonti secondarie.

    320. Stupefacente come, ogni volta che avviene una critica alla cultura digitale, anche se supportata da studi scientifici, si levino voci contrarie e si ridicolizzano gli autori. Mi auguro che la cultura digitale non diventi una nuova chiesa dove qualsiasi critica viene seppellita senza approfondimenti. Sono d’accordo con il fatto che i media traditionali per troppo tempo hanno condannato la rete in modo ingiusto ed irrazionale. Questo ha forse provocato una ipersensibilità alle critiche e forse una reattività tipica di chi è fortemente identificato in qualcosa e quindi la difende a tutti i costi. L’uso delle tecnologie digitali ha i suoi lati problematici sulla psiche e sulla socialità, ha i suoi lati negativi come ogni cosa umana, attenzione a non cacciarli nell’inconscio. Mi auguro che si apra una franca e aperta riflessione su questi temi… non limitata a 140 caratteri…

    321. @Marco magari non era intenzione dell’edizione della Stampa mettere tutto insieme… ma ha un senso, i gas lacrimogeni SONO armi chimiche, inoltre non devi vedere solo il prodotto finito ma anche il suo potenziale. (soprattutto in un paese dove l’arte del fai-da-te con le armi è stato l’hobby nazionale per un lungo periodo di guerra)
      Mauro

    322. Ivo coglie nel giusto. E poi, dire che (per ipotesi, perchè la ricerca in questione non ne parla) i social network per la rapidità di reazione che impongano abbassano la qualità delle scelte etiche non equivale a dire che siano la causa di tutti i mali. Vuol solo dire che sono un’ulteriore incentivo a prendere decisioni eticamente negative. Bisognerebbe tenere i concetti e le idee chiare e distte, altrimenti si fa solo un gran pastone dove chi ha il bastone mediatico più grosso vince. Tutto questo mi ricorda le polemiche sulla non-scientificità delle ricerche sui danni della marijuana: un mucchio di parole a vanvera per non dire che si voleva continare a farsi le canne senza la paura di finire alla neurodeliri.

    323. Luca, e dagli. Le major non sono lungimiranti (anche se ho dei dubbi, guarda la creazione dal nulla del fenomeno “punk” e le sue conseguenze sull’indipendenza degli artisti, scesa a zero) ma non ci sarebbe stato scampo lo stesso: se dematerializzi un prodotto che prima era legato a un supporto fisico e trovi il modo di distribuirlo gratuitamente, chi campava sul fatto che fosse a pagamento E’ MORTO comunque. L’unica cosa che può succedere è che tutto il settore, gratis o no, finisca per morire per esaurimento delle fonti. Lo scarico di musica gratis è un parassita del sistema delle major, che pagano i costi dei contenuti. Ma è un parassita anche degli artisti: trovami un artista che si sia affermato e MANGI (quella attività che deriva noiosamente dall’avere un reddito, you know) grazie agli MP3 su, per dire, Limewire (e solo a quelli, non valgono i casi degli artisti lanciati dalle majors).
      Tutti gli esempi che fai sono suggestivi ma dovrebbero rispondere alla solita vecchia domanda: CHI PAGA ? I cittadini ? E perchè dovrebbero farlo ? E non potrebbero COMPRARE IL GIORNALE TRADIZIONALE che facesse le inchieste ? Non mi dire che i giornali non fanno inchieste. Perchè i cittadini non li comprano ? Cosa c’è di diverso ? Il giornalista deve diventare un investigatore privato ? E se quello che trova non piace ai “committenti cittadini”, che fa ? Non prende soldi ? Li prende lo stesso ? Ha un “success fee” per cui si inventa le cose (come diceva Evelyn Vaughn, se non avete notizie mandate i pettegolezzi)?
      Domanda ancora più difficile: se voi giornalisti-editori etc, l’ecosistema dell’informazione, siete così convinti dell’eccellenza dei vostri contenuti perchè non portate il prezzo del giornale a due euro, anche a tre euro, vi organizzate con gli strilloni per saltare la dtribuzione che vi crema il 50 per cento del prezzo di copertina e vivete felici, ricchi (spiritualmente, non sia mai) e contenti ? Il Sole costa 1,4 euro a copia. Fatelo pagare 2, convincete il distributore a prendersi “solo” mezzo euro (che è quello che si prende adesso): coprirete i costi e avrete persino 0,1 euro a copia per fare investimenti sulla qualità, trallallà. Perchè non seguire questa strada, coerente con tutte le chiacchiere che si continuano a fare sul declino della pubblicità ? Ai posters l’ardua sentenza.

    324. @Mauro: le “armi chimiche” sono una cosa diversa dai gas lacrimogeni, altrimenti anche una bottiglia di amniaca è un’arma chimica. Cosa vuoi dire, che con 23.800 euri di gas lacrimogeni e un po’ di bricolage si fa una bomba chimica di sterminio di massa ? Certo che se chiudi uno in un locale sigillato, e lo saturi di gas lacrimogeno il tizio in questione muore. E quindi ? Se gli metti una corda al colla e lo stringi muore lo stesso. Non ti viene in mente che, visto che i nostri Carabinieri sono in Kosovo su mandato ONU per addestrare la polizia, i lacrimogeni servano alla polizia-reparti antisommossa ? Quanto al bricolage, verissimo, si fanno cose incredibili con il bricolage. Basta vedere Hamas a Gaza con i razzi fatti con i tubi della stufa e il carburante ricavato dallo zucchero e dai detergenti da cucina. O i camion-bomba in Pakistan fatti con il concime azotato. O i drone iraniani ottenuti modificando gli aeromodelli. Vedrai con Galileo che ridere…

    325. Credo che come in tutte le cose ci voglia il giusto equilibrio.
      Credo che non si debba necessariamente demonizzare la rete e nemmeno chi lo fa.
      La rete e, nello specifico i social, danno opportunità davvero grandi; si ha la possibilità di avere notizie praticamente in tempo reale, quindi essere costantemente aggiornati(e non ho ancora capito in questo il male dove sta), e in più, sia di riprendere contatti con persone che hanno fatto parte della nostra vita, quindi parte della nostra storia personale, sia con persone che possano essere utili al nosro lavoro, perchè hanno conoscenze superiori alle nostre o anche solo perchè ci danno la possibilità di confrontarci, possibilità che altrimenti sarebbe impossibile avere.
      Ovvio che non si può assolutamente credere ciecamente a tutto quello che dalla rete arriva, ma la stessa cosa vale per la televisione, i giornali, radio e via dicendo…è necessario che ognuno sviluppi il proprio senso critico in base alle conoscenze alla cultura e agli insegnamenti che gli sono stati impartiti da sempre.

    326. Pssst, Laura :”La rete e, nello specifico i social, danno opportunità davvero grandi; si ha la possibilità di avere notizie praticamente in tempo reale, quindi essere costantemente aggiornati(e non ho ancora capito in questo il male dove sta),”, da nessuna parte, ma nche il “bene” dove sta ? Se consideri un valore essere sempre sincrono, ti posso capire. Ma se invece voglio essere asincrono ? E’ vietato ? Tune-off.

    327. p.s. io che con la rete ci lavoro, sono veramente danneggiata da queto tipo di articoli, perchè vanno ad alimentare malfidenze esistenti e radicate, togliendoci la possibilità di fornire un servizio utile a persone che magari ne hanno davvero bisogno.

    328. E’ puramente una scelta tua…se vuoi essere asincrono, chiudi il computer e spegni i telefono.
      Chi te lo vieta?
      Credo assolutamente si che essere aggiornati e informati sia un valore aggiunto professionalmente e personalmete. E ribadisco che non capisco il male dove sta. Vado alla ricerca delle cose che mi interessa sapere, poi se nel frattempo mi imbatto anche in qualcosa che non mi appartiene non necessariamente lo prendo in considerazione o altrimenti lo lascio li in memoria, sia mai che un giorno mi possa tornare utile.

    329. luca, figuriamoci se voglio negare che l’informazione sia in crisi. anche in Italia. però credo sia un errore continuare a vedere quello che succede oltreoceano, dove chiude un quotidiano alla settimana, credendo che tra sei mesi succederà lo stesso anche da noi (non sto dicendo che sia tu a fare questo paragone, anzi, mi riferisco alla maggiore parte delle cassandre che leggo ormai da mesi). paragonare noi e gli Usa è un azzardo. la crisi (finanziaria ed economica) ha una portata decisamente diversa. il mercato editoriale è agli antipodi.
      tornando dalle nostre parti, quei pochi che ogni mattina aprono il giornale immaginando che possa essere l’ultima volta, perchè presto internet se lo mangerà, dimenticano che, pur con i cali e le difficoltà del caso, i grossi gruppi editoriali sono in utile (ho semplicemente dato un occhio ai conti del 2008, non sono un esperto e dunque mi espongo alle critiche). Il 2009 con ogni probabilità andrà peggio. Stiamo vivendo una fase congiunturale (crisi=tagli alla pubblicità). E, certo, una innegabile crisi del settore. Ma non stiamo morendo, se non quando scriviamo lunghi articoli malinconici sulla fine dei giornali (Murdoch dice che noi giornalisti godiamo come pazzi a parlare della nostra fine; in effetti ho l’impressione che parte della categoria goda in generale nel declinare le versioni più drammatiche della realtà).
      Eppure il momento che stiamo vivendo può dare uno scossone a un settore che è sfasato di una decina d’anni della realtà e dalle opportunità tecnologiche. Siamo portati a immaginare grandi rivoluzioni, forse è più probabile che ci sarà una diversa distribuzione delle forme. A partire dalla pubblicità, per la quale un pagarone carta/web non è minimamente probabile: il secondo, in termini relativi, è come se non esistesse (qualcuno sa dirmi il perchè?).
      Luca, Faccio tesoro dei punti che hai evidenziato. e mi permetto di aggiungerne un paio.
      Il primo, non lo invento certo io, è quello dei micropagamenti. La declinazione dei grandi siti web di informazione in diversi canali verticali permette la creazione di prodotti di qualità e servizio per i quali la forma del pagamento (purchè molto semplice) può funzionare. Al momento i prodotti di ricerca giornalistica vengono nella maggiore parte dei casi messi sulla carta per provare a distinguere, sopratutto agli occhi del lettore-cliente, le news asciutte in tempo reale del web dal valore aggiunto (a pagamento) della carta. In realtà le cose non stanno esattamenete e così e si assiste a variazioni schizofreniche di questo modello ormai decennale. Il progressivo (e non per forza definitivo) drenaggio di servizi a valore aggiunto studiati per il web credo che possa avvenire a pagamento. Parte di questa strada la stanno battendo il Wsj ed FT. Tanto per essere chiaro: credo che le news debbano rimanere gratuite e basarsi sul modello dell’advertising, ma che una nicchia di contenuti possa contemplare il pagamento.
      Il secondo è uno sforzo per pensare prodotti che abbiano il ritmo del web. soprattutto i siti dei giornali stranieri sperimentano da tempo infografiche in flash, percorsi interattivi e sono aperti ad altre forme che nasceranno dalla libera sperimentazione creativa della Rete. Per dare un’identità al web che una volta per tutte gli tolga questo spettro di cannibale della carta. Internet è un’altra cosa. (imho)

    330. Quando pubblicavo i primi libri su Internet nel 1994 per i media la rete era solo un covo di pazzi, pedofili, truffatori e bugiardi che giocavano con le identità. C’era una parte di vero in questo ma io vedevo soprattutto un mondo di informazioni aperte, di democratizzazione della produzione e della condivisione delle conoscenze, di superamente dei poteri forti. La rete era tutto questo e di più. Dopo 15 anni non abbiamo né più democrazia né più saggezza a livello di singole persone, né tantomeno i poteri forti si sono indeboliti. Anzi.
      Tuttavia, il “problema” della rete non sono tanto i contenuti, ma la modalità di fruizione, che di per sé, privilegiando il nuovo e l’ultimo a scapito della storia e della visione ampia, il breve a scapito del profondo e il mentale a scapito dell’essere globale, ci porta a limitare le nostre qualità umane in un piccolo sottoinsieme di queste.
      Sincrono/asincrono… l’enfasi sull’immediatezza fa sì che o si sta al gioco della velocità oppure si è fuori dal gioco. Luca, che ci ospita nel suo blog, scrive 2 o 3 post al giorno. Bene. Ora ipotizziamo che io stia fuori dalla rete per pochi giorni (non mesi!) e che poi leggo un post interessante da commentare, scritto magari solo 3 giorni prima. Quali probabilità ho che il mio commento venga letto, che continui un dibattito o che provochi dei feedback? Quasi zero. Sono fuori tempo massimo, il dibattito si è spostato da tempo su altri temi. Roba vecchia, arrivo tardi. Questo è solo uno dei possibili esempi di come la rete di fatto spinga fortemente verso un certo modo di fruizione che può determinare l’intero stile di vita. il proprio tempo e la direzione della nostra attenzione.

    331. @Marco: forse confondi “armi chimiche” (categoria) con armi di distruzione di massa (potenziale). Alcuni gas anti-sommossa hanno lo 0,5% di nervino utilizzato per far perdere conoscenza (l’uso eccessivo in alcuni casi è letale), altri “sostanze chimiche” possono essere estratte da fertilizzanti (non a caso con le nuove leggi anti terrorismo il traffico di questi materiali sono monitorati dagli organi competenti http://www.rainews24.rai.it/notizia.asp?newsid=46359 )
      Non a caso il problema (opinabile) sulle centrali nucleari in Iran è proprio questo: l’uranio è una potenziale arma, anche se usato per scopi scientifici
      la questione è sempre la stessa dalla Somalia: si fanno scorte di armi quando si preparano guerre (e non sempre l’Italia viene pagata in denaro… Ilaria Alpi insegna)

    332. Continuo a pensare che sia una polemica surreale e surrenale. La Stampa ha buttato lì quelle due frasette (l’elettronica alla Serbia, orrore !!! vedo che però è sparita dai commenti) per mandare il messaggio subliminale che Guarda il Governo che Cattivo ! Ossia una buona strategia di COMUNICAZIONE che ha funzionato benissimo perchè ci sono stati i ripetitori, i commentatori, gli amplificatori, gli esegeti, i parliamo d’altro per parlare di QUELLO, ossia il solito circo della COMUNICAZIONE. Se si fosse voluto fare INFORMAZIONE bastava che La Stampa Cartacea avesse chiesto al redattore del rapporto “Cosa abbiamo venduto al Kosovo, dettagli, lista della spesa, distinta, etc ?” e poi magari scoprire che sono gli stessi lacrimogeni che usa, chessò, la polizia spagnola (quanteffico Zapatero, Viva Zapatero). E poi decidere se fare un pezzo indignato basandosi su QUALCOSA, non sul fatto che “certi” lacrimogeni hanno lo 0,5 per cento di agente nervino (anche le sigarette e i sigari toscani di Bertinotti hanno una percentuale non piccola di nicotina, veleno tra i più potenti esistenti, prova a mettertene una goccia sulla pelle). Oppure STARE ZITTI: niente informazione, niente articolo. Invece, COMUNICAZIONE uguale articolo comunque. Se non ci sono notizie, scrivete i petegolezzi, e se non li avete inventate, ragazzi. Lo insegnano al primo anno di SCIENZE DELLA COMUNICAZIONE. L’importante è l’effetto che fa. Ah, già, l’uso eccessivo del gas antisommossa: l’ho già scritto, leggi il mio commento. Se vuoi ammazzare qualcuno, basta un uso modico di piombo in piccole pillolette lanciate a grande velocità. Il problema dell’Iran non c’entra con l’uranio, ma con il suo arricchimento (estrazione di Uranio235) che è sottoposto a controlli in base al trattato NPT, che l’Iran ha firmato.
      La tua ultima frase, poi: il Kosovo si prepara alla guerra con euri 27.000 e rotti di gas lacrimogeno? Per favore, viene da piangere, ma dal ridere.

    333. http://fluss

      BDI Oggi 1.534 punti: e adesso via fino a 3.000. Scherzi a parte, in questi giorni mi sento un po’ Gioacchino Giuliani e mi viene da pensare al valore delle previsioni. Che a posteriori valgono sempre, tranne quando sono errate. Qui invece si vuole pro

    334. Sottoscrivo assolutamente quel che dice Ivo.
      Ormai dovremmo avere tutti un minimo di esperienza su come funziona la Rete: è giovane ma non più neonata e non ha senso ripetere gli slogan dei primi anni 90 e reagire come bravi militanti o fedeli a qualsiasi critica senza fare distinzioni fra serie e meno (e Damasio è uno psicologo e filosofo di un certo peso).
      Invece la risposta media è quella dell’anticomunista di una volta ‘se non ti piace qui vattene in Russia’…
      Visto che TUTTO ciò che succede in Rete va difeso sempre e comunque si finisce per non capirne nulla: non sono solo i soliti politici cattivi a non capire nulla della Rete ma anche i suoi fieri difensori…

    335. Per quanto mi riguarda non ho difeso la rete e non ho impostato cornici idelogiche ma commentato una interpretazione, a mio parere molto preconcetta edita dal corriere on line.
      Credo che l’argomento era la divulgazione scientifica, piuttosto che la richerca in sé. Asserire che una ricerca sia discutibile poi non significa né volerla confutare né biasimarla.
      Poi volendo andare in merito, nessuno dei ricercatori, per onor di lealtà ha voluto anadare oltre l’ipotesi esplorativa (campione di 13 persone senza gruppo di controllo e alcuna reiterazione), quindi un pò di scetticismo dovrebbe esser più accettabile, almeno secondo i criteri di logica scientifica, rispetto alla ratificazione acritica. Popper non me ne vorrà. E’ inopinabile che la velocità sia un must ma in questo non vedo accezioni negative. Il trade off tra velocità e approfondimento non è sconatato affatto ma solo frutto di un’inclusione concettuale impropria, o meglio di una generalizzazione di un solo modo d’utilizzo, quello dello svago. Se vogliamo ricomprenderci le attività di ricerca a scopo professionale e il ritmo assennato di novità di linguaggi e tecniche, questo non svilisce affatto le nostre capacità o potenzialità, tutto al più le mette sotto stress, altro fattore non negativo a priori. Per concludere dipende dall’uso che se ne fa e un pò dalle tecnologie, le affordances Gibson docet non guastano. E se dipendesse più dalle tecnologie, come quelle sincrone incentivano l’immediato, questo non implica che le si usino per attività riflessive.

    336. ciao Emanuele, non mi rivolgevo in particolare a te, ma in generale al mondo dei blog. E anche a questo post. Concordo con te sullo scetticismo rispetto a questo studio, che come molti fa leva sul sensazionalismo. Ma, così come dobbiamo riflettere su tali studi e non prenderli per scontati, dovremmo non prendere per scontato anche una serie di presupposti invisibili che stanno alla base della società dell’informazione, che non vengono mai messi in discussione in quanto inconsci.
      Uno dei tanti esempi, lo sviluppo incessante in termini di potenza di calcolo, di velocità di elaborazione e di ampiezza di banda è “religiosamente” accettato come cosa buona e giusta, ma perché mai lo sarebbe non è ben chiaro, a parte gli interessi delle aziende che vendono i prodotti. E’ un presupposto di base, un assioma, come lo è quello della produzione continua di beni e dell’aumento del PIL. Entrambi si suppone portino sviluppo, progresso, felicità.

    337. ciao Emanuele, non mi rivolgevo in particolare a te, ma in generale al mondo dei blog. E anche a questo post. Concordo con te sullo scetticismo rispetto a questo studio, che come molti fa leva sul sensazionalismo. Ma, così come dobbiamo riflettere su tali studi e non prenderli per scontati, dovremmo non prendere per scontato anche una serie di presupposti invisibili che stanno alla base della società dell’informazione, che non vengono mai messi in discussione in quanto inconsci.
      Uno dei tanti esempi, lo sviluppo incessante in termini di potenza di calcolo, di velocità di elaborazione e di ampiezza di banda è “religiosamente” accettato come cosa buona e giusta, ma perché mai lo sarebbe non è ben chiaro, a parte gli interessi delle aziende che vendono i prodotti. E’ un presupposto di base, un assioma, come lo è quello della produzione continua di beni e dell’aumento del PIL. Entrambi si suppone portino sviluppo, progresso, felicità.

    338. Salve Ivo, avevo risposto con la coda di paglia per presentificare fantasmi nella veste di luoghi comuni anch’io, si comprendeva dove andava a parare il tuo discorso e non fa una piega, anche se dal versante opposto. Certi imperativi presupposti diventano santuari, una volta c’erano apocalittici e integrati, oggi ci sono efficientisti pragmatici, che inneggiano anche l’impulso e la velocità e i iperiflessivi delle esternalità negative. Ovviamente sono due luoghi comuni che passano per paradigmi semplificanti e fittizi entrambi, ma mentre il primo vive cn l’entusiamo tecnologico il secondo lo vorrebbe demolire. Mi viene in mente la filiera corta dei farmer market, ma anche le pantomimiche rivisitazioni medioevali e il velo di localismo tribale che vi è nel sottofondo. Ora per esempio che sono tornati in auge in fondamentali dell’economia, fatta pulizia degli eccessi di leva finanziaria, non si capisce effettivamente quali siano. Il Pil è talmennte sintetico come indicatore che non può esser portato a dimostrazione di alcunchè, d’accordo, mano che mai di benessere economico. La stakeholder theory postula altri indicatori, il primo potrebbe esser la trasparenza, siamo in un altro sacrario etico, impraticabile per la complessità dei media e altri standard di notiaziabilità. Un’ottima vocazione dovrebbe esser quella di rompere clichè e assunti fallaci, spesso trappole congnitive. Un’altra prospettiva sarebbe l’educazione all’autonomia. Tutti valori insomma, mai l’etica è stata così dibattuta. Per uscire dal labirinto, la mia opinione è che responsabilità a capo dei media diffusivi nell’accreditare assunti fallaci è più rilevante delle contonate tecnofile sui nuovi media. Una bolla speculativa sull’attenzione delle persone è il maggior capo d’imputazione, al lordo di ogni speculazione francofortista.

    339. Per la stessa ragione per cui Carlo De Benedetti rifiutò di quotare Kataweb alla valutazione di 4000 miliardi di lire… perchè voleva arrivare a 8000…

    340. Magari sono Yemeniti, magari Sudanesi del nord, oppure Iraniani ? O magari Pakistani ? Che ci siano chiari legami tra pirateria e Corti Islamiche è noto.

    341. …ma soprattutto: come si fa nel 2009 a non riuscire a localizare tramite droni, gps, satelliti etc.. le loro basi operative? Passi Bin Laden (se esiste ancora) che si nasconde nelle grotte… ma questi “rubano” petroliere! Avete mai provato a nasconderne una!?!? credetemi.. un casino! (ne ho nascoste 3 :-)

    342. Mauro, le navi arrembate non sono “nascoste”, sono in porti sulla costa nord-est della Somalia, il Puntland. Fatti un giro in Google-Earth, ne trovi qualcuna di quelle prese nei mesi passati. Il problema è che finora nessuno ha preso la decisione di intervenire militarmente sulla costa, anche per evitare che gli ostaggi facessero una brutta fine e le navi venissero fatte saltare. Ora le attività dei pirati hanno superato una soglia e si interviene. E’ sempre accaduto così anche in passato, quando la pirateria era episodica costava meno pagare i riscatti che spendere risorse in operazioni miitari su larga scala. Solo che gli uomini sono avidi, e pensano che il gioco possa continuare al’infinito e sempre più in grande. Ora è finita la pacchia. Le basi operative si sa dove sono da anni, bisognava solo decidere che ce ne fottiamo dei danni collaterali (le popolazioni civili in mezzo alle quali i pirati operano, stile Hamas a Gaza ed Hezbollah in Libano, hai presente ?) e li sterminiamo impiccandoli magari sui pennoni in pasto ai gabbiani. Il pirata è “hostis humani generis”, quindi caccia libera… Per questo sull’Huffington Post, la sentina del politically correct, stanno con i pirati: perchè qualcuno nelo staff di Obama sta cominciando a dire “ma perchè non trattiamo anche i “combattenti stranieri” come pirati ?”.

    343. La curva logistica di twitter sta probabilmente raggiungendo un appiattimento della crescita negli U.S.A., ma in altri paese, come il nostro dove facebook rega sovrano, forse la sua salita sta solo iniziando..
      Ma ogni mercato ha una logica diversa e in un ambito dinamico come il web é difficle pensare di adattare lo stesso modello e ottenere gli stessi risultati in temi e luoghi diversi..

    344. A me interessa un altro contesto: non sarà che alla fine l’illimitata espansione dei mezzi di comunicazione digitale avrà l’effetto opposto a quello desiderato?
      (per me, l’ha già: mi sento sempre più spesso circondato da zombie ignoranti e iperconnessi…)

    345. Stesso dubbio di Sascha:
      1) enormi quantità di informazione frammentata
      2) estrema difficoltà a costruire un quadro di significato
      E questo solo sul lato top-down dello scambio.
      Entrando nella comunicazione stile web 2.0:
      1) scontri che scattano all’improvviso, basta una parola fuori posto
      2) estrema difficoltà a spiegare se stessi e quello che si pensa – entrambe cose complesse – col solo uso della parola scritta
      E intanto mi sembra abbastanza…

    346. Questo problema dovrebbe essere risolto con il web semantico… Alcuni dei nuovi social network hanno già un orientamento tecnologico di questo tipo. Web2.0 è passato :-)

    347. No per favore il web semantico no.. una confusione in più. Ho un applicativo per fare mappe concettuali che succhia 1 Giga di risorse, ma non riesce ad andare oltre l’analisi della concordanza, ovviamente di origine statistica e non linguistica, tantomeno semiotica. Quella del web semantico, al massimo arriverà ad organizzare contenuti per scopi chiave selezionalti, come rispondere ad un reclamo. Quello che già viene timidamente fatto. Si può implementare in un strumento applicativo la migliore analisi matematica ma con il linguaggio sarà sempre una leggenda metropolitana. Allo stato dell’arte delle conoscenze attuali, nessuno ha ancora scoperto come funziona il linguaggio. Quello che si vuol far passare per semantica è una buona sintattica. Certo si riesce a scomporre un testo con una logica ad alberi che facilita la visualizzazione per scopi analitici. Già poter incrociare una mappa semplice come questa con un’altra di un dominio semantico diverso, succede un marasma.
      http://manyeyes.alphaworks.ibm.com/manyeyes/page/Phrase_Net.html

    348. Luca per me sono più pericolose le conseguenze di una idiozia che quelle di uno scienziato, per quanto inavvertito possa essere. Fino a vent’anni fa erano i governi ha far paura, ora basta un semplice demente per far danni irreparabili. Poi è vero che quello che potrebbe succedere, nessuno lo sa prima che succeda, tutti gli eventi più drammatici della storia non sono stati previsti.

    349. Oppenheimer sembra un classico idiot savant, bravissimo nel suo campo (e basta) ma che non dovrebbe mai aprire bocca su altro.
      La scienza ha come come sua base fondante la ricerca della verità senza limiti, altrimenti si ricade nel problema del povero Galileo o delle staminali, per cui, il pensare prima alle conseguenze di una scoperta/invenzione (per bloccarla/impedirla?) è una doppia stupidaggine: 1) è una contraddizione rispetto allo scopo della ricerca
      2) non tiene conto che, prima o poi,la scoperta/invenzione la farà qualcun altro.
      E in questo Oppenheimer dimostra di essere anche un enorme presuntuoso facendo intendere che la bomba poteva scaturire solo dal gruppo da lui guidato.
      Il che è una stupidaggine grande come un’atomica.

    350. grande Marco! :))))
      Facebook imho più che accumulare denaro (da poi bruciare) sarebbe bene che capisse come fare denaro, prima almeno per sopravvivere, poi per fare utili, infine idealmente per fare enormi utili giustificare tutti i soldi che sono stati investiti – stiamo parlano di 500 milioni di dollari, o 15-20 volte il capitale che è stato investito in Google, se preferisci.

    351. Luca, come sempre quando parli di queste cose la tua posizione è giusta ed equilibrata ed… irrealistica. Chi vuole scaricare gratis se ne sbatte del pubblico dominio e dei creative commons, o meglio gli frega solo perchè gli consentono di scaricare gratis. That’s it. Sono contrari al copyright perchè per loro vuol dire dovere pagare per una cosa che tecnologicamente oramai potrebbe essere copiabile gratis. Tipo quelli che vanno a donne di facili costumi e poi raccontano che loro sono per l’amore libero per evitare di pagare… Il ritrattino che Antonio Dini ne ha fatto oggi sul Sole 24 Ore Cartaceo (tutte maiuscole) mi sembra ben centrato. Un po’ troppo moralista, forse, ma centrato. Con questi interlocutori, dove vai ? Per non parlare di quelli che li usano per creare a basso costo prodotti che poi però fanno pagare e proteggono con le unghie e con i denti (con le Guardie Rosse). Anche perchè continuiamo a concentrarci sui contenuti musicali e video, ma l’attacco al copyright si estende a brevetti, alla proprietà intellettuale del software, ai progetti: tutte cose che costano crearle e che chi le prende gratis non fa che sfruttare il lavoro degli altri senza pagare (che poi è un po’ il vizio dello “user generated content…”). Non per nulla pure il software Open Source sta soffrendo da questo attacco, non so se hai notato. Ma quello sarebbe un altro discorso ancora e riguarda il perchè (che nessuno ha mai veramente spiegato) nel mondo del software non dovrebbe essere “morale” farsi pagare per il codice. Perchè tecnologicamente è facile copiare ? Mi sembra una motivazione debole.

    352. Storicamente, la bomba è stata “inventata”, non “scoperta”. Poteva anche non essere inventata per diversi anni o qualche anno prima (non tanti, le “scoperte” necessarie in campo di fisica atomica e chimica non erano ancora sul campo). Ciò che fu veramente necessario per inventare la Bomba fu la decisione politica di una grande potenza che decise di spendere somme considerevoli e mobilitare risorse per avviare un programma in quel senso. Peraltro, il progetto Mahnattan era ridondante in diversi ambiti: tre diverse architetture per la Bomba in sè (poi ridotte a due), due diversi elementi fissili (Uranio 235 e Plutonio 239), due diversi metodi per arricchire l’Uranio (elettromagnetico e a diffusione gassosa), tutto contemporaneamente e nel corso di una guerra che già assorbiva risorse a un ritmo folle. Mi diverte sempre raccontare questo particolare pour epater les burgeoises: mancando il rame, i giganteschi elettromagneti dell’impianto di arricchimento dell’Uranio di Oak Ridge nel Tennessee (lo fecero lì per via delle colossali dighe della Tennesse Valley Authority che fornivano l’elettricità) vennero costruiti usando l’intera riserva di argento degl Stati Uniti, conservata a Fort Konox, ossia fecero gli avvlgimenti d’argento…. Di fronte a una simile VOLONTA’ (un vero Trionfo della Volontà), Oppenheimer era una piccola pedina. Ma siccome non sono un marxista, riconosco che la velocità con cui gli Stati Uniti misero assieme le prime bombe derivò anche in parte dalla qualità degli uomini, ma allora le persone chiave erano altre: Leo Szilard, Enrico Fermi (oh, yes), Robert Serber, Richard Tolman (l’ideatore del principio dell’implosione per innescare la fissione) e il generale Leslie Groves, il Project Manager di Mahnattan Discrict.

    353. Il ragionamento di Scalfari è pieno di ipocrisia, lui sa benissimo, per storia personale, che la massa amorfa degli italici (20 milioni di analfabeti funzionali e altri 20 milioni a rischio) non sono mai cambiati dal 1921, hanno solo cambiato la bandiera in cui identificarsi per i propri interessi spiccioli, e mai per quelli ideali.
      Fino all’8/9/43 tutti per il PNF, poi tutti per la diarchia PCI-DC (ben consapevoli entrambi che lo status quo di Yalta non poteva cambiare), adesso in massa per il PDL.
      Questo non vuol dire che gli italiani siano culturalmente per la dittatura, liscia, gassata o vera che sia, ma dice solo che gli italici sono ancora, culturalmente ed economicamente, un popolo di morti di fame, appena scesi dall’Albero degli zoccoli, e che, del contadinaccio che è in loro, sfruttano sopratutto le capacità di rapina spicciola e diffusa della cosa pubblica (posti inutili, pensioni senza contribuzione, finanziamenti a pioggia, costosissimi lavori pubblici eterni), ovviamente agevolata da chi prende il loro voto-di-scambio e si prende, in contropartita, la parte più grande del bottino pubblico.
      Quindi è vero che i giornali non rappresentano il paese ma solo i (fintissimi) desiderata della classe giornalistica che, ipocritamente, dimentica che, il posto (ancora il Maestro Olmi), è sempre la cosa più ambita, per il quale qualcuno avrà pure fatto la sua onesta gavetta, ma la maggior parte non è altro che il cascame della politica che si stratifica anche nelle redazioni dei giornali e delle TV.

    354. Non è ipocrisia quella di Scalfari, è spirito di differenziazione al pensiero controproducente (ma vero, di correnti ad imprinting delemiano ma omologabili al peccato capitale della sinistra, ovvero che il popolo è stolto, bieco e causa di tutti i mali. Quindi il problema viene dal basso e non dalle poltrone, le teste non si cambiano e chi è fuori e fuori e chi è dentro è dentro, argomento solenne con cui esonerarsi ogni responsabilità, rincorrere metamorfismi di fine ideologia, tutti terreni su cui si gioca con regole e agende dettate da destra. Scalfari quindi va un pò per spirito di contraddizione da quelle campane. Il quadretto degli italiani che hai illustrato è lapalissiamo ma per completezza oltre ai morti di fame ci sono quelli che hanno paura di esser citrulli (che tendono alla scalata sociale come tavola imbastita a destra) e quelli che temono il rammarico anticipato (ora mangiano a sinistra ma se l’orticello si apre cadono nella tavolata dei signorsì). I giornali non possono rappresentare il paese ma i 1500 lettori di Forcella ancora ma non hanno oneri di rappresentanza, o no? La televisione ce l’ha e credo lo faccia al migliore dei modi per mantenere le cose come stanno.

    355. Le formule di vendita per scaricare legalmente non dipedono dalla domanda, ma dall’offerta, ad ogni modo c’è chi ci ha creato un modello di business, Apple e chi si ostina a far scaricare gratis solo per lamentare danni, il chè sembra rendere su altri versanti, perché dubito dell’immobilismo di colossi sanguinati come MGM & Co. Il diritto d’autore va salvaguardato con costi e benefici che vanno attualizzati e non su cardini della tutela ancorati a tre secoli fa, quando il pubblico non esisteva e la “copia privata” tutelava da un concorrente editore, opera d’ingegno come musica cinema non erano neanche mondi possibili. Ci sono modelli di business nati con altre forme di tutela più flessibili (ma questa è concorrenza però) che monetizzano soldoni e senza scomodare il MIT che ha preso più volte voce i campo, una copia pirata può esser una copia venduta. L’innovazione crea problemini che non possono esser risolti demonizzando i pirati, le questiosi che vanno in ballo comprendono altri ambiti dell’economia delle reti. Se dopo 10 giorni un software (innovazione) abilita o distrugge, un modello di business a valle, tipo la musica, ma trasveralmente (esternalità positive a monte) ne abilita mille, che proteggiamo la valle dell’eden? Quando è nata la televisione commerciale in Italia era fuori legge, ma la tecnologia rendeva obsoleta una privativa sull’attenzione. La legge a torto o ragione ha ratificato la realtà cambiata. E’ un paragone mal posto? La realtà è che è impraticabile perseguire le illegalità per eccessivi costi e danni collaterali quindi l’onere si riversa dai possessori di diritti, ormai affievoliti.

    356. Cheppalle ‘ste storie, signori. Quando la sinistra (?) vince le elezioni, allora il popolo italiano ha fatto un passo sulla strada del progresso, il popolo italiano non è fesso, la storia siamo noi, l’Italia con gli occhi aperti nela notte buia, l’Italia che non paura, viva l’Italia. Quando vince la destra (?) allora che schifo, gli italiani sono dei contadini, ladri, bugiardi, magnamagna, emigro in Svizzera, anzi no in Francia, nemmeno, in Spagna, e il familismo amorale, e Forcella e il c* in c*…. , abbasso gli italiani (e anche l’Italia). A parte che, per citare il titolo di un libro molto divertente, “Italiani sono sempre gli altri”, se la sitazione è veramente come la dipingete, allora smettete di preoccuparvi e godetevela. Quanto a Scalfari, se per “sua storia personale” intendete il fatto che era un Littoriale di granitiche convinzioni (come Bocca e tabti altri, peraltro), allora sono d’accordo. E vado a mangiarmi una Romanoff alle fragole.

    357. Mah, non sono così convinto che la distruzione di ambiti economici/filiere, porti sempre alla creazione di ambiti economici/filiere con lo stesso o superiore valore aggiunto da altre parti nel sistema. Faccio un esempio, senza protezione della proprietà intellettuale, vince chi ha il costo di produzione e del lavoro più basso (nel 95 per cento dei casi, coincidono). Dal downloading gratuito di MP3 chi ha vinto sono state le società di telecomunicazioni in banda larga (basta guardare le statistiche di utilizzo), peccato che essendo un business di commodity, i margini sono ridotti al minimo, per cui i telecom si sono buttati a far soldi in un altro modo (canoni, lock-in degli utenti, uso disinvolto dei datrabase). Insomma, si può anche dire che laumento del canone Telecom dipende dallo scarico di MP3….

    358. Se uno ha granitiche convinzioni dittatoriali non è che è sia molto credibile quando va avanti con gli anni.
      Non è un vino che migliora con la stagionatura.
      Anzi, col tempo inacidisce e non si può più bere.
      In politica non esiste il pentimento (per altro mai manifestato da questi organici al regime fascista e a quelli organici al regine staliniano), c’è solo il classico trasformismo italico, qualità superlativa pro-sopravvivenza dei contadinacci ripuliti e inurbati.

    359. Anch’io venti anni fa credevo che in “principio” fosse un gesto, alzare le mani (sia in senso indessicale che a qualcuno), e poi venisse un suono, la parola (discutere ragionevolmente e con le mani legate perchè malgrado il progresso volevano alzarsi lo stesso tornando all’origine). Si cambia, e a ragion veduta dovrebbe esser sinonimo di credibilità.
      “Credevamo che il mondo si fermasse alla nostra piccola serra. Eravamo le piante costrette a crescere in quel vivaio. Cosa potevamo sapere di quello che c’era fuori”. Così giustifica Scalfari.
      Che la sinistra abbia la sindrome da radical chic e la destra quella di ercolino non mi preoccupa affatto, per onor di luoghi comuni. Poi ogni tanto arriva qualcuno che fortunatamente crede ancora all’edonismo e pensa alla sinistra in chiave esistenzialista. Autolesionista dato che non gode, vero e tutto ratificato e recepito anche da Bruxelles.
      Immagino che questa sinistra sia colma delle proprie elucubrazioni sullo scibile, che la destra sia l’unica erede del pragmatismo a là Peirce, che viene prima il corpo della mente senza notare alcuna contraddizione. Diciamo anche che la destra ha rivalutato la cultura dei sensi, la sinestesia e i banchetti DOP, per non far torto a nessuno. Adelphi anche era di sinistra ma poi si scopre che nel 2007 censurava recensioni scomode sul mito destrorso Heidegger.
      Forse per penuria di intellettuali di destra o per il vizio di schierarsi dei cervelloni sinistri? Alla fine ha ragione Bruno Forte, la Costituzione è opera della pluralità di voci, però se non ci fosse la chiesa c’è Babele, quindi risolto anche il deficit di bilancio intellettuale.

    360. Fermi tutti ! L’Adelphi di sinistra ????? Giù le mani dal’Adelphi ! Che l’Adelphi possa essere considerata di sinistra è solo il segno che questa è la sinistra del “ficooooooooooooooo”. La storia della censura su Heidegger non è proprio così. Il povero Volpi ha dovuto tagiare un pezzo del suo commento a “Contributi alla filosofia” perchè i diritti sono in mano al figliastro di Heidegger, che per contratto ha il controllo su quanto viene pubblicato con gli scritti del patrigno. Peraltro, quel che Volpi pensava di Heidegger è notissimo….

    361. credo che i modelli di business (come divceva Emanuele) cambiano in base alle nuove tendenze della società e alla nuove tecnologie… iTune è l’esempio vincente di come prodotti “protetti” possono essere adattati ad un business che si sposa con la rete.

    362. Non hai colto l’ironia, saprai bene allora che Foà era iscritto al PCI, e malgrado la presa di distanza nel ’56 dalla “metafisica del partito” non ha mai rinnegato certe posizioni politiche.
      Quessta non è ironia però, sono dichiarazioni sue, non rilasciata e pubblicate da Repubblica ma dal Corriere. Tanto per onorare stecchati ideologici interpretativi.
      Questo non significa aver dato vita ad un progetto editoriale di qualità e indipendente. Era questa l’ironia, che certe scelte del passato poi non vanno lette come sudditanza ideologica. La questione della censura era una forzatura mia, l’abbiamo letta tutti ieri com’è andata la storia della lettera a Massarenti.

    363. Senza un NON cambia tutto, la frase: “Questo non significa NON aver dato vita ad un progetto editoriale di qualità e indipendente.
      Sennò è un delirio.

    364. L’esempio che riporti sul beneficio delle telecom è vero ma rappresenta solo un tassello del mosaico, le esternalità indirette +traffico = +adesioni, non a caso si guardano bene dal diventare poliziotti. Ma quelli sono vantaggi indiretti market driven, che evidenziano un punto di forza correlato tra content provider e network provider. Siccome le ambizioni delle telecom di integrare a monte come neoeditori sono sfumante e tutte fallite (si parlava di convergenza tecnologica, Telefonica ne sa qualcosa, vista la fine che ha fatto Endemol), questo aspetto rimarca solo che è una guerra persa e non che ci siano dei provvedimenti adottabili. Oltre ai costi che ciò comporterebbe. I costi poi non sono solo impraticabili per chi non ne ha interesse ma a ben vedere, che fine ha fatto il Digital Right Management? Tecnologicamnete parlando basterebbe meterlo in sorgente, nelle registrazione è il filesharing sarebbe quasi azzerato. Perché non viene fatto? Un problema sono i costi, un’altro e l’interoperatività, ovvero se non gira su più device ciao profitti e ciao ciao musica. Il più rilevante attiene agli interssi in gioco, cos’è la musica senza la pluralità di device per riceverla? E’ una commodoty anche per loro. Non a caso devo aver la possibilità di ascoltarcela, sia che l’abbia scaricata da iTunes che da zone franche. Il discorso economico di filiera nel digitale, schiaccia la parte dei contenuti tra il tost degli interessi dell’ICT, questo non significa sia il maggior male. Il valore dei brani illegalmente scaricati è esiguo rispetto alle tecnologie collegate per farlo. Queste innovazioni hanno sfruttato anche l’effetto traino della domanda illegale per fare massa critica però poi te le sei ritrovate in widget dei più disparati che non paghi. O no? La musica è stata scelta come oggetto sacrificale, ma non è morta, non è mai stata così diffusa. Gli interessi per capitalizzarla in profitto stanno complicandosi ma quello è un problema di modello di business o meglio di Overbooking, perchè la logica è quella delle economie delle reti. E’ più dura di prima? Bella scoperta! Quancuno lo sa fare altri lamentano diritti e doveri non solo inapplicabilli ma in completo contrasto d’interesse tra rapporti di forza e tendenza tecnologiche. La contonata che unisce brevettazione a bassi costi spiega solo che la competizione si gioca sull’arma strategica della proprietà intellettuale. Attenzione però che non saprai mai se avresti potuto pagare lo stesso prodotto, forse migliore a minor prezzo. Quindi strategia sì ma vent’anni di tutela per una molecola che l’anno dopo è superata e impedisce un trial su nuovi farmaci èil rovescio della medaglia. La proprietà intellettuale non è un argomento che può esser difendibile a priori, ma solo sui generis e facendo molta attenzione a monte, dove si definiscono per il settore ICT gli standard. Altrimenti tutto scorre liscio ma poi l’economia è decisa nei tribunali piuttosto che sul mercato. E finché sarà decisa da quelle parti c’è troppa politica. Comprenderei il tuo discorso se eravano in USA, almeno era interessato di buon grado anche perchè da quelle parti hanno l’obbligo di trasparenza (pubblcità), tutti sono incentivati così ad ampliare il progetto.

    365. Sinceramente apprezzo il tuo blog già nei soli post, ma la tua affermazione centra in pieno il mio modo di vedere il mondo dei blogger, che è giusto che siano “interattivi” in modo da offrire undiverso approccio alla comunicazione rispetto a quella dei grandi media.
      Devo però dire che sono rimasto francamente un po’ sorpreso perchè non sono riuscito a trovare tutto lo spam cui ti riferivi… e spero che non mi risponderai dicendo che sono comenti come i miei che consideri spam…
      Ciao ;-)

    366. Caro Luca,
      possiamo già ritenere la fine e la crisi dei giornali gratuiti (di cui parla l’inserto economico di Repubblica oggi) un segno dell’impoverimento delle news gratuite?

    367. Sì, impoverite. Tant’è che l’inserto economico del Corriere di ieri ha un articolone sul Nyt in crisi e il suo editore che non sa che fare.

    368. Sono d’accordo con quest’analisi. Le banche non sono fuori dalla crisi. Ne usciranno fra qualche anno grazie all’inflazione appunto. Ma come possiamo prepararci ad un futuro con bassa crescita e alta inflazione? Come ci si proteggeva dall’inflazione, ad esempio, negli anni ’70?

    369. Mi spingerei, un po’ provocatoriamente, anche più in là. Vedrei bene dei micropagamenti anche per spedire le email, per scrivere commenti o per aggiornare i social network, ci pensavo giusto ieri dopo che uno dei miei blog ha ricevuto in due giorni un centinaio di commenti tipo botta e risposta tra 2 o 3 partecipanti, fenomeno non nuovo nel mondo dei blog.
      Giusto per dire, un messaggio email potrebbe costare un terzo di un SMS o un ventesimo di una lettera con francobollo, diciamo circa 3 centesimi, un commento potrebbe costare ancora meno. Un prezzo modico e abbordabile a tutti, ma in questo modo ci sarebbe molto meno rumore e un po’ più di riflessione prima di cliccare su Invio. In cambio si potrebbe avere la connessione gratuita o quasi. La comunicazione in tutte le sue forme ha sempre avuto un costo.

    370. Luca, io vedo l’innovazione come un “semplice” processo di miglioramento radicale.
      E’ difficile “scovare” esempi in Italia perchè si parla poco di innovazione, e molte delle parole spese in giro sono forse troppo esagerate.
      Un piccolo aiuto, però, mi sento di dartelo: se chiedi agli italiani all’estero che fanno innovazione, loro sapranno dirti perchè non l’hanno potuta attuare in Italia, e forse ti potranno segnalare altri innovatori, in Italia o all’estero, con cui sono entrati in contatto.

    371. anch’io ho risentito di un certo impoverimento ultimamente.. e non vendo news. e poi quanta parte della crisi del nyt deriva dalla gratutità dei contenuti proposti sul suo sito? http://nytimes.com/ è la risposta alla crisi dell’editoria cartacea. credo che se la gente fosse disposta a pagare le news comincerebbe a coprare più giornali.

    372. ciao Luca
      il tuo post è intrigante e mi spinge a fare alcune riflessioni:
      comincio dal titolo “Cercasi innovatori” chi dovrebbe cercare gli innovatori dovrebbe essere lo stato italiano dando il via finalmente ad una sera politica che premi il merito e la capacità di innovare.
      Inoltre tu asserisci che il problema sia trovare gli innovatori dando per scontato che esistano, ne sei davvero certo?
      Il vero punto è perchè innovano? secondo me chi lo fa, lo fa solo in virtù di un possibile busines, si è perso del tutto lo spirito che ha contraddistinto nel passato tante scoperte fatte quasi sempre per caso….
      Infine ti segnalo due innovatori, uno è Fabrizio Capobianco di Funambol e credo che tu già lo conosca e rappresenta bene l’assioma innovazione =business l’altro è un mio collega Vincenzo che oggi a tavola mi raccontava che stava progettando un antifurto per la sua nuova casa basato su nuove tecnologie sw , questo rappresenta bene la mia idea di innovazione ovvero usare le competenze acquisite e reinventarle per creare qualcosa di nuovo.

    373. Sono venuto a Perugia mosso dalla stessa problematica, ti accennai che sarebbe stato interessante, oltre che entusiasmante, poter organizzare una serie di incontri che elicitassero la consapevolezza del tema. Con un pò di sarcasmo ti dissi che tutti ne parlano ma nessuno sa cos’è, almeno è quello che si nota in molte imprese nel tessuto di Macerata.
      Per quadrare il cerchio di valutare i fabbisogni competitivi con Confindustria, ho proposto di partire da un tracciato che facesse emergere quali fossero i driver informativi per innovare, i bisogni di conoscenza quindi e mi modi per sopperirli. Questo per togliere il preconcetto che omologa innovazione a tecnologia, mentre questa è un fattore strategico insieme a tanti altri: i modelli di business, organizzativi, le conoscenze dei trend, ma tutti in fondo ancillari alle idee e alla cultura che queste presuppongono per la soluzione di un problemi o il miglioramento di un beneficio se la soluzione già c’è. L’esempio portante di quanto il problema sia preminentemente di ordine culturale, lo dimostra una grossa azienda che per correttezza non cito. Le viene presentato un progetto che per costi/benefici sarebbe stata una manna dal ciele per qualsiasi investimento. Otteneva dal partner, una società di trasposti locali, una concessione a costo 0 dei propri spazi pubblicitari per un valore di circa 500.000 €. E’ un progetto innovativo in Italia che rientra nella Corporate Social Responsability (solo Tesco anche se in maniera divrsa lo ha portato avanti), ma in questo caso il deterrente non è stata la novità. In consiglio di amministrazione si è eccepito che la mission del progetto toccava i punti cardine dell’impresa, che ironia della sorte sono identici, come dire non si può esternalizzare una mission perché toglie titolarità. Quindi anche se c’è innovazione, profitto e beneficio collettivo, una strategia del genere andava a ledere il modello culturale ma non per defferenza ma perché è analogo.
      Per tornare al tuo quesito Luca, credo che la cultura del futuro degli innovatori sia così intrisa di complessità che è facile perdersi.
      Personalmente credo sia un mix di conoscenza umanistica e scientifico. Una sociologia economica della conoscenza che osserva i progressi scientifici ma li tocca con le mani delle persone comuni.
      Ovviamente quegli occhi dovrebbero sapere leggere le informazioni salienti e non il tumulto di nuovi prodotti che sono solo dadi comunicativi.
      La distruzione creatrice a là Shumpeter credo non esista più da molti anni, è tutto interdipendete e intersettoriale non solo nell’ICT ma anche nei settori ad alta creatività come la moda per esempio.
      Il progesso credo sia collegare cose e conoscenze esistenti per bisogni esistenti e non nuovi. I micropagamenti di cui si parla a parlare anche per l’editoria potrebbe esser un esempio. Ogni famiglia italiana ha un fidelity card e ogni insegna ha un operatore mobile virtuale ormai. Un euro di costo promozionale potrebbe oltre che esser sostenibile avvantaggiare tutti. Ogni famiglia si trova nella Sim, a sua volta fedelity card, le notizie al costo del quotidiano e se le scarica a casa in famiglia. Il giornale della sera, dove tutti felici e contenti commentano le notizie prima del tg. Ruggiero in Telecom hanni fa diceva che aveva 60 milioni di punti vendita. Forse tocca passare dal supermercato per averli veramente.
      Linko un pensatoio dove mettono a disposizione strumenti software per fare analisi strategica di scenario. E’un progetto molto interessante perché i software permettono analisi multistakeholder che potrebbero esser utilizzati con panel di esperti, magari proprio sull’innovazione. E magari per ridurre un pò la complessità.
      http://www.3ie.fr/lipsor/lipsor_uk/index_uk.htm

    374. John Elkann, capo del capo del mio capo in una pregressa avventura editorial-pazzesca e persona squisita, da oggi pomeriggio è sicuramente un innovatore.

    375. ciao luca,
      noi qui in romagna ci stiamo provando, il progetto si chiama romagna business club: http://www.romagnabusinessclub.com
      il 23 di aprile abbiamo un evento a cui ti invito e a cui partecipano alcuni dei tuoi colleghi:
      Corporate and Business Web Forum – Il web per la PMI
      http://www.romagnabusinessclub.com/featured-articles/23-aprile-2009-corporate-and-business-web-forum-il-web-per-la-pmi/
      L’obiettivo è creare una vera e propria impresa quindi a fine di business. Come?
      fondamentalmente creando eventi per ora e diffondere la conoscenza e l’utilizzo del web ma soprattutto la nuova cultura fondendola con quella ruspante romagnola…..

    376. Quando consegnarono la medaglia presidenziale al professor Peter F. Drucker per i suoi studi di management e per le sue riconosciute capacità di predizione e innovazione rispose semplicemente “I just look out the window and see what’s visible – but not yet seen.”
      L’innovatore per me è questo. E’ un qualcuno che vede e realizza oggi ciò che per altri nemmeno è da considerare.
      Intorno a noi, nella nostra vita di tutti i giorni, nel lavoro incontriamo spesso degli innovatori e a volte nemmeno ce ne accorgiamo.
      Peter Drucker (http://www.druckerinstitute.com/) è un innovatore e in sua memoria è stato anche istituito un riconoscimento che premia quelle attività no-profit che si sono distinte per la capacità di anticipare e innovare il loro settore o ambiente.
      Nel mio lavoro mi è capitato di incontrare persone che hanno questa dote. Uno di questi è Christian Carniato, fondatore di TSW, che più di 10 anni fa ha visto nel Search Engine Marketing il futuro del web. Scommessa vinta. Ma è interessante vedere cosa sta combinando nel frattempo. Una fonte inesauribile di stimoli.

    377. Di primo acchitto, mi viene di rispondere con un link a un progetto che mi piace molto: http://www.librino.org/ (peccato per il sito in flash)… Cito dalla presentazione:
      Antonio Presti, da dieci anni, coltiva a Librino un’utopia. In questa “città-satellite” di circa 70.000 abitanti, in un territorio lasciato ai margini, privo di infrastrutture e di servizi, l’ideatore di Fiumara d’arte, “il sognatore che realizza i propri sogni”- come lo ha definito lo scrittore israeliano Meir Shalev – coltiva l’utopia della bellezza e dell’arte come forza etica. In questo spazio della contemporaneità, un non luogo che nega cittadinanza ai suoi abitanti, ha scelto d’investire sull’arte ritenendola occasione di riscatto, d’incontro, di scoperta, di gioia e di bellezza.
      Guardati la Porta della Bellezza che è l’opera che stanno mettendo in piedi in questi giorni…

    378. Luca,
      Io penso di essere da sempre un’innovatrice, ma dipendente. Per noi è estremamente difficile farci notare. Si lavora nell’ombra e i risultati vengono visti come quelli delle organizzazioni da cui dipendiamo. Ma ci siamo, ci sono. Personalmente penso di aver fatto molto, nonostante si debbano sempre fare le nozze coi fichi secchi, e anche bene. Ma nessuno mi conosce. Altri, liberi e non dipendenti, possono farsi notare di più.
      Ma anche noi, a libro paga di qualcuno, innoviamo.

    379. Il commento di Laura ha tutta la mia approvazione (e solidarietà) per essere innovatori devi essere indipendente o qualcuno non innovatore che prende decisioni per te te lo impedirà… credo che in Italia ci siano innovatori ma, spesso, purtroppo chi decide non lo è.

    380. Il tema è affascinante. Personalmente trovo che una cosa su cui siamo carenti in Italia è la capacità di associare innovazione e sostenibilità/modello di business, e più in generale percorsi di selezione delle reali innovazioni, per distinguerle da “invenzioni” fine a se stesse.
      Credo che nòva stia facendo del suo per segnalare percorsi possibili.
      Quanto alle persone, il problema è riuscire ad avere le competenze per valutarne le potenzialità, e non è sempre facile.
      Ti girerò una mail in proposito che potrebbe esserti utile

    381. Le banche fuori dalla crisi è come dire che non lo sono mai state. I bilanci che sono stati presentati bisognerebbero vederli il 4 maggio, quando sono più chiari gli asset contabilizzati. Poi, mi sbaglio o il market to mark è stato sostituito al valore storico nei criteti di valutazione? Sarà il minor male ora e l’inflazione dovrebbe penalizzare i creditori, Germania e Cina in testa ma per le banche è un tocca sana di bilancio. Soprattuto perché una svalutazione deflattiva renderebbe la maggior parte dei mutui aperti e da rifinanziare (non subprime) tra 2011-12 non più redditizi con conseguenti vendite o insolvenze. L’unica àncora sarebbe la partenza della domanda reale ma senza spesa pubblica non si muove una paglia.

    382. Le radici delle innovazioni stanno generalmente nel gioco e nella decorazione.
      La metallurgia inizio’ con il martellare il rame all’interno di collane e altri ornamenti molto prima che fosse utilizzata per coltelli ed armi di rame e di bronzo.
      La formazione di leghe metalliche inizio’ nell’ambito della gioielleria e della scultura che della produzione economica e militare.
      La ruota inizio’ ad essere usata in modo “frivolo”; le ruote piu’ antiche a noi conosciute erano parti di giocattoli.
      L’idraulica, la meccanica ed altre manifestazioni del genio umano furono sviluppate all’inizio per costruire giocattoli o come forme di intrattenimento.
      Il ferro battuto fu inizalmente utilizzato per scopi decorativi nella creazione dei cancelli dei palazzi.
      L’industria chimica si sviluppo’ dal bisogno di colorare o decolorare i tessuti ed il vetro.
      La polvere da sparo venne utilizzata prima come forma di intrattenimento per i fuochi artificiali molto prima che fosse utilizzata per scopi militare o per conquistare lo spazio con i razzi.
      La prima ferrovia al mondo fu creata come forma di intratenimento a Londra.
      La plastica venne dapprima utilizzata per i giocattoli e per i tasti del pianoforte come rimpiazzo a basso costo dell’avorio.
      Le racchette da tennis, le mazze da golf sperimentarono le fibre di vetro e di carbonio prima degli aeroeplani.
      I videogiochi al computer hanno preceduto l’uso giornaliero dei computer nello spazio lavorativo.
      Il riscaldamento con i pannelli solari e’ iniziato come un hobby per appassionati di fai da te.
      Tutte le cose grandi nascono da cose piccole, ma le nuove piccole cose vengono sono distrutte a meno che non siano valorizzate per ragioni piu’ di apprezzamento estetico che di utilita’ pratica.

    383. Quanti blog così sono stati aperti e sono falliti, nonostante gli sforzi delle truppe cammellate e dei crumiri prezzolati dagli stessi titolari dei blog?
      Mi viene in mente quello di Mastella, prima coperto d’insulti, poi filtrati. Di fronte al filtro il blog venne clonato e ferocemente deriso.
      Un blog, perché la sua esistenza abbia un senso, e adempia al suo dovere (informare e condividere), deve essere libero negli accessi e ndei commenti (spam escluso ovviamente), e il titolare deve essere credibile in sé e per come scrive e argomenta (citando fonti, linkando riferimenti, ecc.).
      Medvedev apre un blog del genere esclusivamente per poter dire: “vedete? Anch’io sto nella blogosfera, sono attuale!”. Ma un blog che nasce già col preavviso della censura sui commenti, sta già ampiamente al di fuori dell’ecosistema della blogosfera, internet, ecc.