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Un mercoledì… che non si sa dove andare. Tra privacy e startup

Mercoledì 28, mattina, il Garante per la protezione dei dati personali organizza un incontro intitolato “Il pianeta connesso. La nuova dimensione della privacy“. E non c’è dubbio che il tema sta uscendo dal ghetto degli addetti ai lavori mentre resta difficilissimo capire che cosa fare. Giusto ieri a Davos alcuni professori di Harvard hanno aggiunto la loro voce al coro di funebri annunci secondo i quali “la privacy è morta“. Ecco quello che hanno suggerito: “Immaginate un mondo nel quale droni-robot delle dimensioni di zanzare vi ronzano attorno rubandovi pezzetti di Dna. Un mondo nel quale una catena di negozi comprende dalle vostre abitudini di acquisto che siete incinte prima che lo sappia la vostra famiglia. Ebbene benvenuti nel presente. Siamo già in quel mondo” ha detto Margo Seltzer, professore di computer science a Harvard.

Intanto, Kim Dotcom promette di offrire un sistema per chattare e parlare online in modo criptato e al sicuro delle intercettazioni via browser (Guardian).

Quella stessa mattina si riuniscono molti esperti e operatori per discutere su come potenziare l’ecosistema delle startup a Roma. Dopo che il tema è stato avviato a livello di governo nel corso del 2012 e portato avanti con coraggio al Mise, molti territori si sono interrogati su come facilitare il decollo dell’innovazione locale con misure adeguate e visionarie. Moltissimo resta da fare.

I costi dell’istruzione nell’Ocse

Un dato. “L’istruzione rappresenta il 12.9% della spesa pubblica. Il totale della spesa pubblica nell’Ocse supera i 2.5 mila miliardi di dollari all’anno, equivalente al Pil del Regno Unito” dice Andreas Schleicher, direttore per istruzione e skills dell’Ocse. “Questo investimento ingente deve essere messo in opera nel modo più efficace possibile. Le riforme dell’istruzione devono tradursi in una migliore istruzione.” Per questo dice Schleicher, occorre misurare i risultati delle attività nell’istruzione.

Il problema è come misurarli. E’ un lavoro avviato. Ma probabilmente ancora migliorabile. In effetti, tutte le classifiche, valutazioni quantitative, elaborazioni sui risultati, sono soggette a critiche e spesso addirittura polemiche. Sta di fatto che il tema è importante e merita una riflessione costruttiva. Perché è chiaro che spendere tanto non significa insegnare bene. La ricerca in materia è tutta in movimento.

Edge 2015 e le macchine pensanti

La domanda di Edge di quest’anno è: che cosa pensi delle macchine che pensano? Domanda che tenta di impostare la discussione in modo da superare il pregiudizio (tecnocentrico o luddista). E che ha generato come sempre una quantità di idee bellissime da vedere su Edge. Una selezione è anche su Nòva.

Paul Saffo chiarisce che il terrore per un mondo governato da intelligenze artificiali è comprensibile ma che un mondo privo di intelligenze artificiali è invivibile oggi. Tomaso Poggio suggerisce di rispondere in base a una ricerca sull’etica. Kevin Kelly invita a prendere atto del fatto che le intelligenze sono molte e diverse: impariamo a gestirci in un pianeta con una ricca diversità di intelligenze. Impossibile riassumere tutto: il lavoro va letto. Il dibattito in materia è vivo.

Il mio contributo quest’anno è concentrato su un’idea: per immaginare un mondo dove l’intelligenza artificiale gioca un ruolo essenziale, autonomo, potenzialmente molto rischioso è bene cominciare dall’esperienza. E l’esperienza l’abbiamo nella finanza autoreferenziale degli ultimi decenni. Il terribile effetto che l’intelligenza artificiale può produrre sulla vita di miliardi di persone però non è dato dalla macchina ma dalla struttura incentivante che le dà forma e funzione. Deresponsabilizzando l’individuo: il testo dell’intervento in materia su Edge.

Il post-umano è umano. La forma assunta dall’intelligenza artificiale è data dalla narrazione prevalente che una civiltà si dà come prospettiva storica. La finanza autoreferenziale ne è una forma potenzialmente devastante.

La governance multistakeholder di internet. Dodici casi di studio

Dal Berkman Center di Harvard e la Annenberg School, una ricerca su dodici casi di studio di governance multistakeholder (paper). Una ricerca che serve per mostrare come può evolvere la governance di internet che affronta sfide sempre più complesse e che non può essere appiattita alle logiche di pochi stakeholder se si vuole che la rete resti un sistema generativo basato sulla logica dei commons.

Abstract:

This paper synthesizes a set of twelve case studies of real-world governance structures. Together with the underlying case studies, it is the result of a globally coordinated, independent academic research pilot project by the Global Network of Interdisciplinary Internet & Society Research Centers (NoC). Facilitated by the Berkman Center for Internet & Society at Harvard University, this study examines existing multistakeholder governance groups with the goal of informing the evolution of — and current debate around — the future evolution of the Internet governance ecosystem in light of the NETmundial Principles and Roadmap, discussions at the Internet Governance Forum, and the NETmundial Initiative, as well as other forums, panels, and committees.

Internet governance is an increasingly complex concept that operates at multiple levels and in different dimensions, making it necessary to have a better understanding of both how multistakeholder governance groups operate and how they best achieve their goals. With this need in mind, at a point where the future of Internet governance is being re-envisioned, this project aims to deepen our understanding of the formation, operation, and critical success factors of governance groups (and even challenge conventional thinking) by studying a geographically diverse set of local, national, and international governance models, components, and mechanisms from within and outside of the sphere of Internet governance, with a focus on lessons learned.

The research effort is grounded in a diversity of global perspectives and collaborative research techniques. Adhering to objective and independent academic standards, it aspires to be useful, actionable, and timely for policymakers and stakeholders. More broadly, the Network of Centers seeks to contribute to a more generalized vision and longer-term strategy for academia regarding its roles in research, facilitation and convening, and education in and communication about the Internet age.

Gli americani si muovono sulla net neutrality

Sprint apre sulla net neutrality e rompe, apparentemente, il fronte degli operatori (Recode e Engadget). I repubblicani tentano un compromesso (Verge). Obama ha dato una linea forte e a quanto pare gli altri non riescono a contrastarla. Bene. Le decisioni sono attese per febbraio.

Vedi anche:
Domani un po’ di chiarezza sulla net neutrality europea. Intanto un po’ di immaginazione
Altroconsumo e net neutrality
Wow. Grazie Presidente: chiaro e forte. Internet è net neutrality
I repubblicani e la net neutrality
EFF: sosteniamo la net neutrality
Power law e net neutrality
Neutralità della rete: perché è importante
Tim Berners-Lee e la neutralità

Borse di studio da 3000 euro. Racconto dell’innovazione con Nòva. Ci vediamo all’università di Bologna

“Parliamo di tutto su UniBo diffusa in Romagna venerdì 16 ore 14:30 aula Ciamician Via Selmi 2″: è l’invito di Dario Braga per una discussione sul ruolo dell’università nell’ecosistema dell’innovazione emiliano-romagnolo.

In quell’occasione sarò a disposizione per raccontare tutto quello che serve sulle borse di studio da 500 euro al mese per sei mesi dedicate a chi vuole raccontare appunto l’ecosistema dell’innovazione su Nòva. A Bologna ci sono tre borse. E chi le vince conoscerà gli innovatori del territorio con l’aiuto di Kilowatt, i consigli della Fondazione Golinelli, del Comune e dell’università, e con il supporto, a Bologna, di Unipol. E poi pubblicherà quello che trova su Nòva.

Vedi anche:
Talent Garden e il Comune per i narratori dell’innovazione con le borse di studio Nòva
Come funziona questa storia dei grant da 3000 euro proposti da Nòva? Domande e risposte frequenti
Grant da 3000 euro per raccontare l’innovazione su Nòva
Nòva Grant

Alla mattina peraltro c’è l’incontro sull’innovazione sociale a Unipol ideas.

Ricordo quanto già scritto in generale sull’iniziativa:

Vuoi una borsa di studio di 3mila euro per lavorare sei mesi alla ricerca degli innovatori e raccontare quello che trovi su Nòva, Sole 24 Ore? L’opportunità è aperta, in questa prima edizione dei NòvaGrant, fino a fine gennaio 2015.

Magari ti incuriosisce. In questo caso, di certo ti domandi: “In che cosa consiste l’impegno richiesto a chi vince questa borsa”? “Quanto tempo dovrei dedicare a questa iniziativa”? “Chi mi guida nella ricerca”? “Che genere di persone dovrei incontrare”? “Come le dovrei raccontare”? “Che cosa devo fare per essere selezionato”? “Ho i requisiti richiesti”? “Come mando la mia candidatura e chi mi seleziona”? “Che beneficio ne traggo”?

Qui raccolgo le risposte a queste domande.

Se ti interessa partecipa: puoi anche mandare la tua risposta a grant.nova@ilsole24ore.com. Ma vediamo prima di che si tratta.

Perché si parla di innovazione?

Come si costruisce il futuro? Che cosa può cambiare il quadro delle possibilità offerte ai giovani, alle imprese, ai ricercatori, ai cittadini? Che cosa può accelerare la crescita dell’economia, la modernizzazione della società, il miglioramento della qualità culturale in questo paese? Come si aprono le possibilità di lavoro e sviluppo personale dei giovani in Italia? La parola sintetica di chi risponde con i fatti a queste domande è innovazione.

Ma chi la fa? Dove? Con quali mezzi? Con quale visione? E soprattutto: come si distingue la fuffa dalla realtà, quella che davvero costruisce il futuro?

Fino a che ne parlano soltanto gli esperti tra loro la questione sembra confinata agli addetti ai lavori. Fino a che ne parlano soltanto i demagoghi che se ne riempiono la bocca lascia il tempo che trova. Cambia le cose: parlane tu. Dopo aver fatto un lavoro vero per conoscere chi la fa, perché la fa, come la fa.

Se sei interessato, Nòva ha pensato a una soluzione. Ci sono alcuni sponsor dell’iniziativa: Banca Intesa, Unipol, StMicroelectronics. Questi offrono le borse. In otto città ci sono dei mentor, delle guide che di insegnano a trovare gli innovatori, a valutarne l’importanza, a entrare in contatto.

Se vinco la borsa, come si svolge il lavoro?

Chi vince la borsa lo saprà entro la metà di febbraio. Ci incontreremo intorno a quella data per conoscerci meglio e metterci bene d’accordo. Ci sarò io per Nòva e ci saranno le persone che nelle varie città si occuperanno di te.

Chi sono queste persone?

A Torino c’è l’incubatore del Politecnico, I3P: ambiente serissimo e gentile, di grande qualità, dove nascono imprese di valore e dove ci sono persone dedicate a riconoscere le buone idee e i team validi.

A Genova c’è l’IIT un grandissimo centro di ricerca di importanza mondiale, dove si fanno robot e nuovi materiali, dove le persone sono proiettate nel futuro.

A Pisa c’è il centro dell’università che si occupa di Big Data: chi impara a conoscere quello che si può fare con l’enorme flusso di dati che si sviluppano su internet trova opportunità di lavoro importanti.

A Napoli c’è il centro di progettazione della StMicroelectronics, la più grande e bella realtà dell’elettronica italiana.

A Perugia ci sono i professori dell’università per stranieri che si dedicano alla ricerca sulla comunicazione in un ambiente internazionale.

A Bologna ci sono i mentor di Kilowatt, una realtà molto attiva nell’innovazione in città e ci sono i contatti già stretti con il Comune, la fondazione Golinelli, la stessa Unipol, l’università e molte altre iniziative.

A Venezia c’è H-Farm un acceleratore di imprese innovative che si trova in un luogo magico nella campagna tra la laguna e Treviso e che è popolata da imprenditori e mentor di primissimo livello.

A Milano ci siamo noi di Nòva che ti indirizziamo a tutte le realtà locali da conoscere, con l’aiuto del Comune, di TalentGarden, della Bocconi e del Politecnico, dell’Assolombarda e di molte altre realtà locali.

In tutti questi luoghi ci saranno persone che penseranno alla tua esperienza di quei sei mesi. Ti aiuteranno a trovare gli innovatori da conoscere. A valutarne il lavoro. A comprenderne il percorso.

E poi andrai a trovare quegli innovatori, dovrai scriverne, oppure tirarne vuori un video: e in quella fase ci saremo noi di Nòva a indicarti come fare e soprattutto ad ascoltare le tue proposte. Per garantire a te e ai lettori che quello che proporrai all’attenzione del pubblico sia documentato, interessante, ben raccontato.

Insomma: in che cosa consiste l’impegno richiesto a chi vince questa borsa e quanto tempo dovrai dedicare a questa iniziativa?

Ecco come immagino che si lavori da quel momento in poi. In ogni team per ogni città facciamo un piano di un mese e mezzo con i mentor locali. Decidiamo insieme tre o quattro realtà innovative del territorio da andare a conoscere. Ciascuna di queste visite può produrre informazione da pubblicare su Nòva. Informazioni in varie forme, a scelta: intervista, video, analisi scritta, reportage, addirittura se ti piace infografica. Vediamo insieme. Ogni elemento di informazione viene visto e migliorato con Nòva in modo che se vale arrivi alla pubblicazione.

Supponiamo che ciascuno punti a pubblicare una cosa ogni due settimane. Per ogni pezzo si dovrà lavorare prima, per valutare le idee di articolo e per prepararsi all’incontro con gli innovatori. Poi si vanno a incontrare gli innovatori, si prendono appunti, si registra, si prendono eventualmente dei video. E poi si realizza il risultato.

Se questo è l’obiettivo, non ci sono orari fissi per il lavoro. Ci diamo l’obiettivo di una cosa ogni quindici giorni. All’inizio forse ci vorrà più tempo. Poi, una volta presa la mano, potrebbe essere un impegno quotidiano da mezza giornata, oppure un paio di giorni alla settimana. Ma secondo me vi piacerà tanto da volerci stare di più.

La maggior parte del tempo la passerai con i mentor o nei loro uffici. Conoscendo chi lavora con loro e lo spirito di innovazione che alegga in quei luoghi. Un po’ di tempo lo passerai con gli innovatori per conoscerli. E un po’ lo passerai scrivendo o montando i video, il che potrebbe avvenire sentendo le persone di Nòva che ti aiutano in questa parte del lavoro.

E dunque: chi mi guida nella ricerca e che genere di persone dovrei incontrare? Come le dovrei raccontare?

Ci siamo già capiti. I mentor nelle varie città ti indicano la strada. Soprattutto da dove partire. Spiegheranno prima di tutto quello che si fa nella loro organizzazione. Ma poi ti indicheranno come trovare altri anche nell’insieme del territorio. Le persone che ti indicheranno sono fondatori di startup, imprenditori, ricercatori universitari e intellettuali che hanno una testimonianza da dare sull’innovazione. Ti preparerai a incontrarli e poi li racconterai con un video o con un testo. O altre forme che ti verranno in mente e ci proporrai. Nòva ti aiuterà a scrivere o produrre informazione valida. Ricordati che tutto deve essere documentato e che nella produzione per Nòva il tuo pensiero deve essere prima di tutto rivolto al lettore.

Che cosa devo fare per essere selezionato? Ho i requisiti richiesti? Come mando la mia candidatura e chi mi seleziona?

Per essere selezionato devi essenzialmente dimostrare di aver capito lo spirito dell’iniziativa e di avere le motivazioni giuste. In generale dovresti essere agli ultimi anni dell’università o averla finita da un anno. Ma la motivazione conta di più dello statuto di studente. Manda la tua candidatura e le informazioni che ti descrivono a questa mail: grant.nova@ilsole24ore.com (basta che metti nel subject della mail il nome della città che ti interessa).

Che beneficio ne traggo?

In questo percorso imparerai che cosa fanno gli innovatori, come ragionano e che cosa vedono per il futuro. Ti farai conoscere da loro. E tu ti farai un’idea di loro. Nel tempo questo potrebbe farti scorprire che cosa vorresti fare e magari aprirti qualche importante opportunità. Imparerai a leggere criticamente le notizie sull’innovazione e a non credere ciecamente alla fuffa, ma saprai anche appassionarti alla vita vera e reale dell’innovazione. E poiché questa è la strada maestra per costruire il futuro, comincerai a vederne la parte che ti potrebbe interessare. Magari, imparando a esprimerti per Nòva, infine, imparerai un linguaggio utile per molte altre attività che vorrai svolgere.

Se ti interessa prova a partecipare alle selezioni. Ti ricordo che hai tempo fino al 31 gennaio. Ma non fare tutto l’ultimo momento.

Ancora una volta: manda la tua risposta a grant.nova@ilsole24ore.com (basta che metti nel subject della mail il nome della città che ti interessa).

Se hai altre domande scrivile qui nei commenti.

Festival del Pubblico Dominio

Si festeggia l’uscita di un libro o la presentazione di un lavoro artistico. Ma secondo gli organizzatori si dovrebbe celebrare anche la “liberazione” di un’opera dal copyright e la sua entrata nel pubblico dominio: Festival du Domaine Public. Comunicato in pdf.

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André Devambez

Talent Garden e il Comune per i narratori dell’innovazione con le borse di studio Nòva

TAGmiChi si candiderà per vincere le borse di studio da 3000 euro e raccontare l’innovazione nel territorio di Milano? Oggi Talent Garden si è offerta di dare una mano, offrendo spazi e mentorship ai vincitori. Anche il Comune di Milano, grazie alla sensibilità di alcuni visionari che vi lavorano, ha dato la sua disponibilità. Sarà una bella esperienza.

Le altre città dove il progetto è partito: Torino, Genova, Pisa, Napoli, Perugia, Bologna, Venezia. Si è aggiunta recentemente Jesi.

Ricordo i link per trovare informazioni:
Come funziona questa storia dei grant da 3000 euro proposti da Nòva? Domande e risposte frequenti
Grant da 3000 euro per raccontare l’innovazione su Nòva
Nòva Grant

Arte alla frontiera della ricerca di senso dove è più difficile trovarne

Con Art Central Hong Kong cerca di diventare uno dei grandi poli nel mondo dell’arte. La città è probabilmente il luogo nel quale l’evoluzione del sistema cinese può accelerare. L’arte è una forma di ricerca non violenta che può sicuramente aiutare. Mentre un artista come Ai WeiWei simboleggia insieme la possibilità e la difficoltà di quell’evoluzione.

Un pezzo molto analitico e importante di Hans de Zwart (Bits of Freedom) su Medium prende spunto proprio dalla vicenda di Ai Weiwei per dire come può diventare l’esperienza umana in un contesto di sorveglianza capillare. Intanto a Genova una mostra sulla democrazia come illusione sembra adatta a vedere la questione da un punto di vista speculare.

Del resto, la sorveglianza si generalizza e banalizza con la gadgettistica che si va diffondendo. Come dimostra la Narrative, una macchinetta per riprendere tutto quello che succede a una persona tanto simile a quello che raccontava Dave Eggers in The Circle da avermi spinto a citarla nel mio prossimo libro (uscirà a febbraio).

Soffriamo della sorveglianza. E cerchiamo libertà. Con tecnologie analoghe che hanno effetti opposti. La fotografia e il video ci appaiono al servizio della sorveglianza e insieme formula di libertà. I poliziotti che riprendono ogni attimo di un loro contatto con persone che devono interrogare creano condizioni di migliore legalità. Nassim Taleb ha raccontato una sua esperienza: “The other day, in the NY subway corridor in front of the list of exits, I hesitated for a few seconds trying to get my bearings… A well dressed man started heaping insults at me ‘for stopping’. Instead of hitting him as I would have done in 1921, I pulled my cell and took his picture while calmly calling him a ‘Mean idiot abusive to lost persons’. He freaked out and ran away from me, hiding his face in his hands.”

La ricerca sulla fotografia e l’arte sta concentrandosi sulla ridefinizione del ruolo di questa tecnica meravigliosa. Lo mostrano le riflessioni di Ekaterina Degot, scrittrice e curatrice, direttrice dell’Academy of Arts of the World, Colonia, professoressa alla Rodchenko Moscow School of Photography. Photographers versus Contemporary Artists: Whose Crisis Is Deeper? E poi: Photography versus Contemporary Art: What’s Next? Si può sperare che l’esperienza artistica ci porti un po’ più avanti in questa bizzarra epoca nella quale ci lasciamo sorvegliare, ne soffriamo e ne godiamo, abbandonando la ragione e recuperandola a giorni alterni. Chissà se i commentatori vorranno segnalare altre letture.

Uno studio sulla neutralità della rete per il Parlamento europeo

J. Scott Marcus ha realizzato uno studio sulla neutralità della rete su richiesta del Parlamento europeo. E’ stato pubblicato a novembre 2014. E’ superprudente (in questo non si può dire che non favorisca il mantenimento dell’attuale situazione). Ma è un’importante referenza per definizioni, dati, stato delle discussioni. Deludente nella presa di posizione: tipo “pensiamoci meglio”. Comunque il Parlamento non si è lasciato impressionare e ha deciso a favore della net neutrality. Lo studio è su EuroParl.

Contro la diffamazione: e contro una legge che fa confusione

Ho firmato una petizione per chiedere ai parlamentari e al Capo dello Stato di fermare l’approvazione della nuova legge sulla diffamazione. Non mi importa molto delle sanzioni che cambiano: tolgono il carcere e aumentano la multa. Se uno è colpevole di diffamazione va punito nel modo più giusto. Mi importa di più della confusione che la nuova legge introduce, una confusione pensata per mettere tutti coloro che scrivono in una condizione di dubbio paralizzante. Riguarda i giornalisti e per certi versi riguarda tutti coloro che pubblicano in rete.

I giornalisti che fanno diffamazione commettono un reato più disgustoso delle persone che fanno diffamazione e non sono professionisti dell’informazione: perché i giornalisti che fanno diffamazione tradiscono il loro compito sociale. E vanno puniti dopo un giusto processo. Stroncare la disinformazione a mezzo stampa è un obiettivo sacrosanto.

La diffamazione è un reato che – riassumendo non da tecnico ma da praticone – significa questo: diffama chi rende pubblico un fatto falso che danneggia qualcuno. Chiaro? Non è diffamazione dare dello str**zo a qualcuno (quella è ingiuria). Non è diffamazione la critica delle idee di qualcuno sulla base di altre idee. Ma soprattutto non è diffamazione rendere pubblico un fatto vero che danneggia qualcuno.

Pubblicare i fatti è una libertà inalienabile e poter leggere i fatti è un diritto fondamentale. Purché siano fatti veri, documentati, verificabili. E purché la pubblicazione sia accurata. Insomma purché siano notizie e non disinformazione. Chi segue un metodo di ricerca dei fatti e pubblica ciò che ha modo di documentare correttamente (non è un “sentito dire” da una sola fonte, non è una copiatura da una fonte internet, non è un documento del quale non si sa il valore) non fa diffamazione anche se danneggia qualcuno. Se è accusato di diffamazione si può difendere dimostrando l’accuratezza di quello che ha fatto. Ma con la nuova legge non può più farlo.

La nuova legge impone a chi ha scritto qualcosa di pubblicare una replica da chi si sente danneggiato senza potersi difendere. Perché?

Inoltre, la nuova legge introduce un confuso diritto all’oblio nei confronti di chiunque pubblichi qualcosa sul web. Che non c’entra nulla con la diffamazione. E che non c’entra nulla con il diritto all’oblio. Questo è il diritto a far togliere dai motori di ricerca l’eccesso di riferimenti a fatti veri che danneggiano qualcuno e che però sono superati dagli eventi. Non è il diritto a eliminare le fonti primarie delle notizie ma di avere una corretta ed equilibrata immagine digitale. Confondere questa questione con la diffamazione rischia di creare condizioni di paralisi senza uscita per chiunque pubblichi qualcosa che contenga un nome e cognome. Da questo punto di vista, la legge è un generatore automatico di controversie.

Ripeto. I giornalisti che fanno diffamazione commettono un reato più disgustoso delle persone che fanno diffamazione e non sono professionisti dell’informazione: perché i giornalisti che fanno diffamazione tradiscono il loro compito sociale. Vanno puniti dopo un giusto processo. Spero che diventi sempre più raro ma se succede occorre che quel comportamento sia sanzionato. Ma questa norma assurda sul diritto all’oblio riguarda tutti e non solo i giornalisti. Perché? Tra i firmatari della dichiarazione c’è un grande sostenitore del diritto all’oblio come Stefano Rodotà: segno che questa cosa non c’entra con il diritto all’oblio. C’entra con la volontà di fare della legge sulla diffamazione uno spauracchio tanto confuso da intimorire a chiunque scriva qualunque cosa dando più potere a chiunque si senta danneggiato e meno o nessun potere a chi pubblichi notizie scomode.

Il link al testo della petizione e alle firme dei primi sostenitori su “nodiffamazione“.

Update: grazie alla pazienza e chiarezza dell’avvocato Carlo Blengino posso spiegare meglio la diffamazione. La corretta attribuzione di responsabilità per la diffamazione implica una costante tensione tra il diritto alla salvaguardia dell’onore e della reputazione e la libertà di espressione che tutela l’interesse collettivo alla diffusione dell’informazione e delle idee. Pubblicare un fatto anche vero ma privo di rilevanza per la collettività, per una ragione inutilmente malevola, è diffamazione. Ma se la notizia di quel fatto vero è rilevante per l’interesse generale, e la notizia è pubblicata senza inutile cattiveria, allora vince la libertà di espressione: anche a fronte di una oggettiva lesione alla reputazione, non vi è diffamazione.

Carlo ha aggiunto: “Le parole sono armi, e chi le adopera per professione ben sa che verità e falsità hanno confini labili ed incerti: chi fa cronaca ed in generale informazione dovrebbe sempre tener presente che ogni suo pezzo è potenzialmente lesivo dell’onore della reputazione di terzi coinvolti, e dunque in nuce diffamatorio. E ad ogni pubblicazione dovrebbe chiedersi, conscio di ledere l’onorabilità di qualcuno: sto esercitando
legittimamente un diritto fondamentale nell’interesse della collettività? Se la risposta è sì, non avrà nulla da temere, né multe né galera. Se persegue altri interessi, beh, mal gliene incolga. Detto questo, la nuova legge sulla diffamazione a mezzo stampa è un disastro e val bene firmare #nodiffamazione

Vedi anche:
La legge sulla diffamazione non va bene, di Luca Sofri (Il Post, Wittgenstein)

Evgeny Morozov, internet freedom, sovranità digitale

Evgeny Morozov scrive sul Guardian un pezzo controverso sulla libertà in internet, la sovranità digitale e le politiche di Usa, Cina, Russia. E l’Europa?

Fa notare Morozov che la politica americana e quella degli altri paesi sono connesse a livello di libertà internettiana. E che l’aggressività americana – del governo e delle piattaforme private – è connessa con le politiche tese a generare un’internet autonoma, indipendente, locale nei grandi paesi che competono con gli americani. Morozov ovviamente tiene conto del fatto che i paesi come la Cina e la Russia non sono particolarmente famosi per il loro impegno sui diritti umani e la libertà di espressione. Ma aggiunge che il modo di agire americano li spinge e in un certo senso giustifica a creare condizioni di privilegio per le piattaforme e gli strumenti di accesso locali. Sostenere una politica estera internettiana basata sull’ideologia dell’internet freedom, secondo Morozov, è indice di una sorta di ipocrisia americana: che vorrebbe imporre agli altri comportamenti rispettosi degli stessi diritti che l’America non garantisce.

L’Europa ha reagito alle notizie sull’interferenza americana in vario modo (vedi qui) ma con quale efficacia?

Morozov è tra l’altro Schwartz fellow alla New America Foundation. Sul sito di quella fondazione si trova il link a uno studio sull’efficacia delle proposte di reazione europea all’interferenza straniera in nome della sovranità digitale. Lo studio è realizzato da Tim Maurer, Robert Morgus, Isabel Skierka, Mirko Hohmann. Sottolinea come tra i punti dell’accordo tra i partiti che hanno formato la coalizione di governo in Germania ci sia il comune proposito di “riconquistare la sovranità digitale”. I progetti per ottenere questo risultato, secondo lo studio, sono in gran parte destinati a fallire in termini di efficacia (mail e storage locale sono esempi di questo) mentre le migliori chance di successo sono connesse alle proposte che tentano di generare migliori forme di criptazione e un maggiore uso della stessa. Insomma: la sovranità digitale non si riconquisterebbe creando un’internet europea protetta ma usando sistemi di cifratura più potenti e indipendenti dagli americani. Chissà se tra i commentatori c’è chi ha informazioni od opinioni in proposito…

Vengono citati altri articoli (altri pezzi da leggere potrebbero essere citati dai commentatori…):
DEBATE ON LAW ENFORCEMENT VS. SMARTPHONE ENCRYPTION
Going Dark: Are Technology, Privacy, and Public Safety on a Collision Course?
The unstoppable rise of the global surveillance profiteers
STOPPING THE UNLAWFUL TRADE OF SURVEILLANCE TECH
The US Needs a New International Strategy for Cyberspace

Appunti su Jobs act, contratti, freelance, occupazione…

Sappiamo che la nuova occupazione è prevalentemente creata dalle imprese che hanno meno di cinque anni (Ocse). E che negli ultimi anni, a un aumento della ricchezza e della produttività, non ha corrisposto un aumento dell’occupazione (McKinsey con Erik Brynjolfsson, Massachusetts Institute of Technology, autore con Andrew McAfee, di The Second Machine Age: Work, Progress, and Prosperity in a Time of Brilliant Technologies, W.W. Norton & Company, 2014). Sappiamo che la flessibilità dei contratti aiuta i sistemi economici a reagire alle variazioni di condizioni. Ma è evidente che non sono quelli la determinante della nuova stabile e sana occupazione. Quello che può aiutare l’occupazione sono gli investimenti e i finanziamenti nell’innovazione, nell’ecosistema delle startup, nel mondo dell’innovazione sociale, nella nuova formazione, con orientamento al mercato globale, alle esportazioni e al nuovo welfare.

Ma l’innovazione va fatta, non subita. Nell’industria ci battiamo anche bene, nei settori che esportano. Ma nei servizi siamo indietro. E le piattaforme della “on demand economy” che disintermediano e reintermediano il sistema dei servizi generano occupazione per i paesi che fanno quelle piattaforme, e ovviamente molto meno per quelli che le usano. Il lavoro freelance che quelle piattaforme rendono più probabile e nel tempo forse migliore non è necessariamente occupazione aggiuntiva, sana, solida. Anche se pure quello è benvenuto nei paesi che hanno il 40% di disoccupazione giovanile come l’Italia. Certo è che se fossimo capaci di fare piattaforme oltre che di usarle sarebbe meglio: non è impossibile. Non farlo è prova di un orientamento a subire l’innovazione.

Un grande servizio dell’Economist ne parla in dettaglio citando piattaforme come Handy, Uber, Homejoy, Instacart, Washio, BloomThat, Fancy Hands, TaskRabbit, Shyp, SpoonRocket:

“Handy is one of a large number of startups built around systems which match jobs with independent contractors on the fly, and thus supply labour and services on demand. In San Francisco—which is, with New York, Handy’s hometown, ground zero for this on-demand economy—young professionals who work for Google and Facebook can use the apps on their phones to get their apartments cleaned by Handy or Homejoy; their groceries bought and delivered by Instacart; their clothes washed by Washio and their flowers delivered by BloomThat. Fancy Hands will provide them with personal assistants who can book trips or negotiate with the cable company. TaskRabbit will send somebody out to pick up a last-minute gift and Shyp will gift-wrap and deliver it. SpoonRocket will deliver a restaurant-quality meal to the door within ten minutes” (Economist).

Sta di fatto che le piattaforme funzionano tutte più o meno in modo da riversare i rischi di business sugli attori del mercato che mettono in relazione (fornitori e utenti) riservando per sé solo il rischio di non riuscire a diventare “monopoliste” della nicchia di mercato che si sono scelte. Il lavoro freelance che generano è un lavoro in più, ma il rischio è ovviamente soprattutto riservato ai freelance. C’è molto da fare per migliorare questa situazione.

Altre letture tangenti a queste questioni?

Dario Di Vico e Gianfranco Viesti: Cacciavite, robot e tablet, Il Mulino (due opinioni sulla politica industriale)
Thomas Piketty, Disuguaglianze, Ube (il libro è del 1997 ma anticipa – in chiave riassuntiva – i temi del grande libro di Piketty)

Come funziona questa storia dei grant da 3000 euro proposti da Nòva? Domande e risposte frequenti

Vuoi una borsa di studio di 3mila euro per lavorare sei mesi alla ricerca degli innovatori e raccontare quello che trovi su Nòva, Sole 24 Ore? L’opportunità è aperta, in questa prima edizione dei NòvaGrant, fino a fine gennaio 2015.

Magari ti incuriosisce. In questo caso, di certo ti domandi: “In che cosa consiste l’impegno richiesto a chi vince questa borsa”? “Quanto tempo dovrei dedicare a questa iniziativa”? “Chi mi guida nella ricerca”? “Che genere di persone dovrei incontrare”? “Come le dovrei raccontare”? “Che cosa devo fare per essere selezionato”? “Ho i requisiti richiesti”? “Come mando la mia candidatura e chi mi seleziona”? “Che beneficio ne traggo”?

Qui raccolgo le risposte a queste domande.

Se ti interessa partecipa: puoi anche mandare la tua risposta a grant.nova@ilsole24ore.com. Ma vediamo prima di che si tratta.

Perché si parla di innovazione?

Come si costruisce il futuro? Che cosa può cambiare il quadro delle possibilità offerte ai giovani, alle imprese, ai ricercatori, ai cittadini? Che cosa può accelerare la crescita dell’economia, la modernizzazione della società, il miglioramento della qualità culturale in questo paese? Come si aprono le possibilità di lavoro e sviluppo personale dei giovani in Italia? La parola sintetica di chi risponde con i fatti a queste domande è innovazione.

Ma chi la fa? Dove? Con quali mezzi? Con quale visione? E soprattutto: come si distingue la fuffa dalla realtà, quella che davvero costruisce il futuro?

Fino a che ne parlano soltanto gli esperti tra loro la questione sembra confinata agli addetti ai lavori. Fino a che ne parlano soltanto i demagoghi che se ne riempiono la bocca lascia il tempo che trova. Cambia le cose: parlane tu. Dopo aver fatto un lavoro vero per conoscere chi la fa, perché la fa, come la fa.

Se sei interessato, Nòva ha pensato a una soluzione. Ci sono alcuni sponsor dell’iniziativa: Banca Intesa, Unipol, StMicroelectronics. Questi offrono le borse. In otto città ci sono dei mentor, delle guide che di insegnano a trovare gli innovatori, a valutarne l’importanza, a entrare in contatto.

Se vinco la borsa, come si svolge il lavoro?

Chi vince la borsa lo saprà entro la metà di febbraio. Ci incontreremo intorno a quella data per conoscerci meglio e metterci bene d’accordo. Ci sarò io per Nòva e ci saranno le persone che nelle varie città si occuperanno di te.

Chi sono queste persone?

A Torino c’è l’incubatore del Politecnico, I3P: ambiente serissimo e gentile, di grande qualità, dove nascono imprese di valore e dove ci sono persone dedicate a riconoscere le buone idee e i team validi.

A Genova c’è l’IIT un grandissimo centro di ricerca di importanza mondiale, dove si fanno robot e nuovi materiali, dove le persone sono proiettate nel futuro.

A Pisa c’è il centro dell’università che si occupa di Big Data: chi impara a conoscere quello che si può fare con l’enorme flusso di dati che si sviluppano su internet trova opportunità di lavoro importanti.

A Napoli c’è il centro di progettazione della StMicroelectronics, la più grande e bella realtà dell’elettronica italiana.

A Perugia ci sono i professori dell’università per stranieri che si dedicano alla ricerca sulla comunicazione in un ambiente internazionale.

A Bologna ci sono i mentor di Kilowatt, una realtà molto attiva nell’innovazione in città e ci sono i contatti già stretti con il Comune, la fondazione Golinelli, la stessa Unipol, l’università e molte altre iniziative.

A Venezia c’è H-Farm un acceleratore di imprese innovative che si trova in un luogo magico nella campagna tra la laguna e Treviso e che è popolata da imprenditori e mentor di primissimo livello.

A Milano ci siamo noi di Nòva che ti indirizziamo a tutte le realtà locali da conoscere, con l’aiuto del Comune, di TalentGarden, della Bocconi e del Politecnico, dell’Assolombarda e di molte altre realtà locali.

In tutti questi luoghi ci saranno persone che penseranno alla tua esperienza di quei sei mesi. Ti aiuteranno a trovare gli innovatori da conoscere. A valutarne il lavoro. A comprenderne il percorso.

E poi andrai a trovare quegli innovatori, dovrai scriverne, oppure tirarne vuori un video: e in quella fase ci saremo noi di Nòva a indicarti come fare e soprattutto ad ascoltare le tue proposte. Per garantire a te e ai lettori che quello che proporrai all’attenzione del pubblico sia documentato, interessante, ben raccontato.

Insomma: in che cosa consiste l’impegno richiesto a chi vince questa borsa e quanto tempo dovrai dedicare a questa iniziativa?

Ecco come immagino che si lavori da quel momento in poi. In ogni team per ogni città facciamo un piano di un mese e mezzo con i mentor locali. Decidiamo insieme tre o quattro realtà innovative del territorio da andare a conoscere. Ciascuna di queste visite può produrre informazione da pubblicare su Nòva. Informazioni in varie forme, a scelta: intervista, video, analisi scritta, reportage, addirittura se ti piace infografica. Vediamo insieme. Ogni elemento di informazione viene visto e migliorato con Nòva in modo che se vale arrivi alla pubblicazione.

Supponiamo che ciascuno punti a pubblicare una cosa ogni due settimane. Per ogni pezzo si dovrà lavorare prima, per valutare le idee di articolo e per prepararsi all’incontro con gli innovatori. Poi si vanno a incontrare gli innovatori, si prendono appunti, si registra, si prendono eventualmente dei video. E poi si realizza il risultato.

Se questo è l’obiettivo, non ci sono orari fissi per il lavoro. Ci diamo l’obiettivo di una cosa ogni quindici giorni. All’inizio forse ci vorrà più tempo. Poi, una volta presa la mano, potrebbe essere un impegno quotidiano da mezza giornata, oppure un paio di giorni alla settimana. Ma secondo me vi piacerà tanto da volerci stare di più.

La maggior parte del tempo la passerai con i mentor o nei loro uffici. Conoscendo chi lavora con loro e lo spirito di innovazione che alegga in quei luoghi. Un po’ di tempo lo passerai con gli innovatori per conoscerli. E un po’ lo passerai scrivendo o montando i video, il che potrebbe avvenire sentendo le persone di Nòva che ti aiutano in questa parte del lavoro.

E dunque: chi mi guida nella ricerca e che genere di persone dovrei incontrare? Come le dovrei raccontare?

Ci siamo già capiti. I mentor nelle varie città ti indicano la strada. Soprattutto da dove partire. Spiegheranno prima di tutto quello che si fa nella loro organizzazione. Ma poi ti indicheranno come trovare altri anche nell’insieme del territorio. Le persone che ti indicheranno sono fondatori di startup, imprenditori, ricercatori universitari e intellettuali che hanno una testimonianza da dare sull’innovazione. Ti preparerai a incontrarli e poi li racconterai con un video o con un testo. O altre forme che ti verranno in mente e ci proporrai. Nòva ti aiuterà a scrivere o produrre informazione valida. Ricordati che tutto deve essere documentato e che nella produzione per Nòva il tuo pensiero deve essere prima di tutto rivolto al lettore.

Che cosa devo fare per essere selezionato? Ho i requisiti richiesti? Come mando la mia candidatura e chi mi seleziona?

Per essere selezionato devi essenzialmente dimostrare di aver capito lo spirito dell’iniziativa e di avere le motivazioni giuste. In generale dovresti essere agli ultimi anni dell’università o averla finita da un anno. Ma la motivazione conta di più dello statuto di studente. Manda la tua candidatura e le informazioni che ti descrivono a questa mail: grant.nova@ilsole24ore.com (basta che metti nel subject della mail il nome della città che ti interessa).

Che beneficio ne traggo?

In questo percorso imparerai che cosa fanno gli innovatori, come ragionano e che cosa vedono per il futuro. Ti farai conoscere da loro. E tu ti farai un’idea di loro. Nel tempo questo potrebbe farti scorprire che cosa vorresti fare e magari aprirti qualche importante opportunità. Imparerai a leggere criticamente le notizie sull’innovazione e a non credere ciecamente alla fuffa, ma saprai anche appassionarti alla vita vera e reale dell’innovazione. E poiché questa è la strada maestra per costruire il futuro, comincerai a vederne la parte che ti potrebbe interessare. Magari, imparando a esprimerti per Nòva, infine, imparerai un linguaggio utile per molte altre attività che vorrai svolgere.

Se ti interessa prova a partecipare alle selezioni. Ti ricordo che hai tempo fino al 31 gennaio. Ma non fare tutto l’ultimo momento.

Ancora una volta: manda la tua risposta a grant.nova@ilsole24ore.com (basta che metti nel subject della mail il nome della città che ti interessa).

Se hai altre domande scrivile qui nei commenti.

Per immaginare il futuro guarda che succede a scuola. Ma come si fa squadra?

Oggi all’Acquario a Roma una bella manifestazione per la scuola. Ogni intervento è proiettato verso il futuro. E non può essere diversamente.

Un bambino che entra a scuola oggi ne esce probabilmente nel 2032. Non abbiamo idea di che mondo sarà nel 2032.

La scuola è stata progettata per un mondo che cambiava in modo lineare, quasi prevedibile, perché si industrializzava seguendo una linea della storia relativamente chiara. Oggi il cambiamento è culturale, paradigmatico. La globalizzazione e internet sono certamente parte integrante di questo cambiamento e spingono il futuro a seguire un percorso non lineare, complesso. Un nuovo progetto di scuola si deve rivolgere a questa imprevedibilità.

Il modo per affrontare questa riprogettazione è darsi un obiettivo coerente. Si insegnano conoscenze ma soprattutto competenze adatte a vivere nel cambiamento: amore per la ricerca, sviluppo della visione e accettazione dell’errore che serve da esperienza, imprenditorialità e cultura del progetto, capacità di lavorare in squadra. Facendo squadra: la nuova scuola non nasce se ciascuno lavora per sé. Nasce quando ogni soggetto – docenti, famiglie, studenti, autorità pubbliche, aziende – comprende che la sua funzione fiorisce se il contesto si arricchisce: io mi arricchisco di cultura e di opportunità con il mio impegno, ma i risultati del mio impegno si moltiplicano in un contesto che li comprende e riconosce; è la logica dell’ecosistema, nella quale la ricchezza di tutti e di ciascuno convergono.

Se c’è una contraddizione italiana è che le persone e la cultura diffusa sono spesso orientate a fare squadra – fortissima cooperazione e volontariato lo dimostrano, come il senso civico della maggior parte degli italiani – ma l’idea di potere e la competizione per il potere è basata sulla divisione e la guerra di tutti contro tutti e contribuisce a indebolire i cittadini rendendoli passivi. Nell’ecosistema la responsabilità di ciascuno e la collaborazione di tutti sono ricchezza: il potere che divide è povertà e sfruttamento. La cultura ecologica è stata compresa – e in parte applicata – per quanto riguarda l’ambiente naturale: va compresa per quanto riguarda l’ambiente culturale.

Iniziative ce ne sono. Impara Digitale, Marco De Rossi e Andrea Latino, Educati di Telecom Italia, sono qui in questa manifestazione e molti altri sono là fuori in tutta Italia. Un’ecologia della cultura ha bisogno anche di una bonifica mentale: ripulire la mente dalle incrostazioni accumulate negli ultimi decenni senza rispetto per la qualità delle idee, senza conoscenza della loro genealogia e dunque senza riconoscimento per chi le genera. Grazie dunque a chi c’è oggi. Soprattutto perché non sono persone che fanno fuffa ma sono persone che si sbattono un sacco per realizzare progetti dotati di senso.

La liberazione dalle incrostazioni del potere che strumentalizza queste iniziative è il punto di partenza. La realizzazione dei progetti sendati per l’ecosistema è il percorso. La consapevolezza delle conseguenze è il metodo.

Vedi:
Educati
Impara digitale
La buona scuola
Greengeek
Oilproject