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Digital Single Market for Lobbies

La strategia europea per unificare il mercato interno digitale e quindi favorire imprese scalabili in Europa è stata presentata. Si tratta di una strategia che lascia aperte vaste aree di conflitto tra i vari organismi europei potenzialmente interessati e dunque consente alle infinite attività delle lobby presenti a Bruxelles di giostrare per cambiare o non cambiare le cose. Telco, editori, startup, multinazionali americane, ecommerce sono tra i più interessati. Per conoscere i risultati per i cittadini occorre aspettare.

Sta di fatto che gli argomenti presi in esame dalla strategia sono fondamentali. Tra questi l’abbattimento delle barriere artificiali all’ecommerce che favoriscono il mantenimento di prezzi e condizioni diversi nei diversi paesi, l’abbattimento delle divisioni artificiali dei mercati dei media, l’ammodernamento della legge sul copyright, miglioramento delle reti, funzionamento delle piattforme, interoperabilità, standard, privacy, sicurezza.. Ce n’è per tutti i prossimi cinque anni. Anche se la Commissione si è impegnata a generare qualche risultato già entro il prossimo anno.

Vedi:
Comunicato della Commissione. Il documento tutto da leggere (in pdf). Commento di Innocenzo Genna

Se non ci credo non lo vedo. I media osservati dall’alto

Vista dall’Osservatorio astronomico di Padova, l’infosfera si presenta come un sistema complesso da vivere e da comprendere a fondo. Un’occasione c’è stata con la presentazione dei libri di Paolo Vidali e Federico Neresini, Il valore dell’incertezza (Mimesis) e di Gabriele Balbi e Paolo Magaudda, Storia dei media digitali (Laterza) con Homo pluralis.

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L’innovazione nell’infosfera sembra seguire una dinamica rovesciata rispetto al luogo comune “se non lo vedo non ci credo”. La creazione di una nuova piattaforma, l’evoluzione di un mondo di senso, l’adozione di un servizio di informazione sembrano piuttosto seguire un mantra che privilegia l’immaginazione: “se non ci credo non lo vedo”.

Di certo questo può portare a straordinarie innovazioni, ma purtroppo anche a bufale e radicalizzazioni ideologiche. Anche per questo la riflessione critica è essenziale.

L’occasione della presentazione dei libri di Pier Paolo Vidali e Federico Neresini e di Gabriele Balbi e Paolo Magaudda è stata fortunata in questo senso.

Vidali e Neresini partono della teoria dell’informazione lanciata da Claude Shannon. Il loro libro va letto per riconoscere la logica shannoniana nell’evoluzione delle piattaforme che gestiscono l’informazione intesa come processo di riduzione dell’incertezza, che non si accumula ma si limita ad esistere. Sicché l’informazione non è il dato ma appunto il processo che coinvolge insieme il mittente e il ricevente attraverso il quale l’incertezza aperta da un insieme di domande trova una sua riduzione. Ha più a che fare con il flusso che con lo stock.

Magaudda e Balbi guardano criticamente all’evoluzione dei media digitali. Osservano la sedimentazione di approcci diversi nella loro costruzione, dall’accademia alla finanza, passando per le tensioni pop e le culture alternative. La storia li aiuta a riconoscere una lunga durata nelle tecnologie che sembrano novità. E svolgono una critica del digitale come innovazione in sé.

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Nel frattempo questi argomenti si arricchiscono di nuovi importanti contributi sui quali certamente ritorneremo.

Paolo Granata, Ecologia dei media, Franco Angeli
Alessandro Lovari, Networked citizens, Franco Angeli
Paolo Magaudda, Innovazione Pop, Il Mulino

Google e gli editori europei: cambio di registro

Annunciata un’iniziativa di collaborazione nell’innovazione per lo sviluppo di nuove soluzioni tecnologiche ed economiche destinate a sostenere il giornalismo in Europa tra Google e diverse testate. Bene la rottura del pregiudizio anti-Google che ha caratterizzato le sterili polemiche del recente passato. Bene la rottura dell’approccio vagamente corporativo degli editori. Bene i 150 milioni che Google investirà. 

Si può sorridere dei grandi editorialisti critici delle prime forme di accordo del genere avviate in passato in Belgio e in Francia e che oggi plaudono. Ma di certo questo approccio appare ben congegnato. E casomai ci sarebbe da chiedersi se questa “alleanza” sarà aperta non solo ad altri giornali ma anche ad altre piattaforme, a partire da Facebook. E se frenerà l’innovazione in comparti che potrebbero create forme di concorrenza alla piattaforma americana. Vedremo. Per ora il passaggio al pragmatismo da parte degli editori appare positivo. E anche la possibilità che una collaborazione con Google aumenti la cultura internettiana nelle aziende editoriali coinvolte.
Ecco il comunicato:

Google e importanti editori europei annunciano la Digital News Initiative


28 Aprile 2015 – FT Media Conference 2015 – Londra – Google e otto dei principali editori europei annunciano oggi la Digital News Initiative (DNI), una partnership che ha l’obiettivo di supportare il giornalismo di qualità in Europa attraverso tecnologia e innovazione. I partner fondatori sono Les Echos (Francia), FAZ (Germania), The Financial Times (Regno Unito), The Guardian (Regno Unito), NRC Media (Paesi Bassi),  El Pais (Spagna), La Stampa (Italia) e Die Zeit (Germania), unitamente ad altre importanti organizzazioni che si occupano di giornalismo tra cui lo European Journalism Centre (EJC), il Global Editors Network (GEN), l’International News Media Association (INMA).


L’obiettivo di DNI è quello di favore lo sviluppo di un ecosistema di informazione sostenibile e promuovere l’innovazione nel campo del giornalismo digitale attraverso la collaborazione e il dialogo costanti tra i settori della tecnologia e dell’informazione. DNI cercherà di estendere la propria attività ad altri editori europei e tutti i player coinvolti nel settore dell’informazione digitale europea potranno prendere parte a uno o tutti i suoi elementi.


Carlo D’Asaro Biondo, Presidente Strategic Relationships di Google in Europa, ha dichiarato:

“Internet offre opportunità immense per creare e diffondere grande giornalismo, tuttavia ci sono anche questioni legittime su come il giornalismo di alta qualità possa esse sostenuto nell’era digitale. Attraverso la Digital News Initiative Google lavorerà a fianco di editori e organizzazioni che si occupano di giornalismo per contribuire a sviluppare modelli più sostenibili per l’informazione. E’ solo l’inizio del percorso e invitiamo altri a unirsi a noi.”


DNI si concentrerà su tre aree principali:

  1. Sviluppo prodotto: Google e gli editori istituiranno un “gruppo di lavoro sul prodotto” in grado di alimentare un dialogo costante per esplorare lo sviluppo di prodotti legati all’incremento dei ricavi, del traffico e del coinvolgimento dei lettori.

    • Il gruppo di lavoro sul prodotto sarà un piccolo organismo costituito da editori europei, grandi e piccoli, che rappresenteranno le priorità del settore dell’informazione e fungeranno da punto di contatto nel dialogo su pubblicità, video, apps, comprensione dei dati, contenuti a pagamento e Google News.

    • Google e i partner fondatori hanno già cominciato ad esplorare una serie di idee legate al prodotto e si aspettano ulteriori proposte con la crescita di DNI.

    • L’obiettivo è che questo dialogo porti a sviluppi di prodotto in grado di beneficiare l’eco-sistema dell’informazione nel suo complesso.


  1. Supporto all’innovazione: Google supporterà e stimolerà l’innovazione nel giornalismo digitale nei prossimi tre anni.

  • In questo arco di tempo, Google metterà a disposizione 150 milioni di Euro per progetti in grado di dimostrare un nuovo approccio al giornalismo digitale.

  • Chiunque lavori all’innovazione dell’informazione online potrà farne richiesta, inclusi editori riconosciuti, testate solo online e start up tecnologiche legate al mondo dell’informazione.

  • La DNI stabilirà criteri e modalità con un advisory group composto da editori e organizzazioni esperte nella gestione di award in ambito giornalistico.

  • Le richieste saranno valutate in base alloro grado di innovazione, fattibilità e impatto potenziale.


  1. Formazione & Ricerca:

  • Google investirà in formazione e nello sviluppo di nuove risorse per giornalisti e redazioni in Europa. Nello specifico:

    • persone dedicate per lavorare con le redazioni sulle competenze digitali  

    • partnerships formative con organizzazioni giornalistiche tra cui lo European Journalism Centre, WAN-IFRA, GEN, il Centro per il Giornalismo Investigativo e Hacks/Hackers, un’organizzazione che mette insieme giornalisti ed esperti di tecnologia

    • risorse online e strumenti avanzati per i giornalisti.

  • Google finanzierà ricerche sullo scenario media, tra cui all’inizio:

    • una versione ampliata del Digital News Report del Reuters Institute che analizzi le modalità di fruizione delle notizie e il comportamento dei lettori in Europa, in 20 paesi

    • Borse di studio per la ricerca accademica sul giornalismo computazionale, tra cui data journalism, crowdsourcing e analisi dati

    • estensione all’Europa del programma  Google Journalism Fellowships.


L’opinione di editori e organizzazioni su DNI:


Les Echos

“Negli ultimi tre anni, la prima edizione del Google Innovation Fund for the Press (FINP) ha mostrato che una collaborazione di successo fra Google e il mondo dell’informazione è possibile. Oggi, la Digital News Initiative ampia il concetto. Non solo viene esteso il Fondo su scala europea, ma la DNI include un programma completo di formazione e ricerca, nonché un insieme di prodotti concreti da sviluppare con gli editori, finalizzati a incrementare la monetizzazione dei nostri contenuti a valore aggiunto. Il consolidamento della collaborazione dovrebbe migliorare enormemente i fondamenti dell’economia dell’informazione digitale”.

  • Francis Morel, CEO del Groupe Les Echos e VP del Fonds pour l’Innovation Numérique et la Presse (FINP)


FT

“Crediamo che ci sia spazio per una maggiore collaborazione nell’ambito della ricerca, monetizzazione e sviluppo di strumenti e report analitici per l’industria dell’informazione. Speriamo, e ci aspettiamo, che questo possa condurre ad una migliore esperienza utente, capace di distingue e valutare i contenuti originali e supportare modelli di accesso a pagamento”

  • Jon Slade, Managing Director, B2C, Financial Times


Global Editors Network (GEN)

“DNI è una grande iniziativa di cui si sentiva davvero il bisogno. Come Global Editors Network (GEN) siamo convinti che l’innovazione sia tornata nelle redazioni. Crediamo nei progetti congiunti e nella cooperazione internazionale, ecco perché siamo certi che DNI darà un contributo di valore nello sviluppo di un ecosistema dei media europeo.”

  • Bertrand Pecquerie, CEO Global Editors Network


International News Media Association (INMA)

“Accelerare le competenze digitali a tutti i livelli nell’industria dei media è cruciale per la trasformazione del business dei marchi editoriali. International News Media Association (INMA) supporta le iniziative in grado di aggiornare il quoziente di innovazione delle imprese del settore e ritiene che DNI sarà un propulsore per lo sviluppo e la formazione digitale.”

  • Earl J. Wilkinson, Executive Director e CEO, International News Media Association (INMA)


European Journalism Centre (EJC)

“Nell’era digitale, il giornalismo di qualità si trova ad affrontare sfide e opportunità completamente nuove. Per preservarlo e svilupparlo ulteriormente è necessario dare a giornalisti, redazioni e editori gli strumenti per rispondere in maniera adeguata. Un investimento rilevante nella formazione e nello sviluppo di nuovi strumenti e tecniche è quindi più che benvenuto, in particolare quando arriva da uno dei motori di Internet come lo conosciamo oggi.”

  • Wilfried Ruetten, Director European Journalism Centre

Reuters Institute for the Study of Journalism, Università di Oxford

“Già dal 2013 Google, unitamente a una serie di altri partner, supporta il Reuters Institute Digital News Report. I finanziamenti ulteriori che Google ci ha dato per i prossimi tre anni ci consentiranno di ampliare la portata dello studio, fino a coprire 20 paesi europei. In un momento di cambiamenti mai visti prima, miriamo a sviluppare uno studio paneuropeo che tracci la transizione all’editoria digitale e possa rappresentare una risorsa di grande valore per manager, giornalisti e ricercatori.”

  • Dr. David Levy, Director, Reuters Institute for the Study of Journalism, University of Oxford


Comcast. Lobby del potere

E quindi Comcast abbandona il tentativo di acquisire Time Warner perché non riesce a coagulare il consenso necessario a Washington. Nonostante sia una delle compagnie che spende più soldi di tutte in America per azioni di lobby. Significa che anche nella mecca del mercato della politica finanziaria non tutto si esaurisce nella partita di chi paga di più (Quartz e Wsj).

La cultura non è il suo prodotto

Al festival del giornalismo culturale il dibattito è ricco come la concentrazione di cervelli che si avvicenda sul palco organizzato da Lella Mazzoli e Giorgio Zanchini. Certo, il tema è talmente vasto che le ore non bastano mai. Qualche accenno ancora alla questione della carta e del web mentre altrove si scopre che la carta ha uno specifico valore per la concentrazione e l’apprendimento e mentre il digitale avanza inarrestabile nel flusso della vita quotidiana. Qualche spunto sulla realtà dei modelli di business che se sono crossmediali sono più sani. Un giusto tributo alla funzione del giornalismo culturale come sistema di valutazione del “meglio” nell’ambito del “tanto” che circola in rete. Ma un fatto va sottolineato: se siamo nell’epoca della conoscenza e se il giornalismo ha una funzione, il tema del giornalismo culturale è strategico. Soprattutto se connette il sistema dei “prodotti” dell’industria culturale all’enorme trasformazione storica che ne sta ridefinendo il senso e i confini attraverso l’innovazione cognitiva e che sembra sospingere l’evoluzione della specie proprio per via culturale. La cultura non è il suo prodotto ma si mangia eccome: perché è la sorgente del valore nell’economia della conoscenza.

Libertà e sicurezza: dibattuti come opposti, ricostruiti come simbiotici

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La presentazione del problema, in questi tempi, è semplice: se la società vuole più sicurezza – contro il terrorismo o contro il crimine che usa la rete per svilupparsi – occorre che rinunci a un po’ di privacy. Il che fa il paio con l’altra opinione secondo la quale se le persone vogliono social network e motori di ricerca proattivi in piena efficienza devono rinunciare a un po’ di privacy.

Ebbene, la risposta che ci si può attendere dalla società consapevole di questa alternativa è altrettanto semplice: se siete tecnologi tanto bravi come dite, trovate una soluzione che ci dia sicurezza e privacy, insieme.

Anche perché non si vede che senso abbia difendere una società libera dall’invadenza della violenza di una società autoritaria rinunciando alla libertà: sarebbe una sconfitta preventiva.

Nell’ecologia un tempo si pensava che l’efficienza delle aziende e la qualità dell’ambiente fossero obiettivi contrastanti e alternativi. C’è voluto un po’ di tempo, ma adesso si pensa che siano obiettivi coerenti: anzi, un’azienda che inquina è inefficiente e perde sul mercato. Le esternalità della produzione sono state inglobate nelle logiche interne di imprese sempre più orientate a coinvolgersi nei tempi più ampi della sostenibilità olistica – economica sociale e culturale – dei sistemi di produzione e consumo.

Allo stesso modo i grandi capitalisti dell’industria internettesca e le grandi forze militari e poliziesche statali non possono pensare che la fine della libertà personale – garantita anche dalla privacy – sia un’esternalità negativa della loro efficienza: è un disastro sociale e culturale pari al peggiore inquinamento anche se avviene nella dimensione immateriale.

Libri recenti che servono a discutere di queste cose:

Piero Dominici, Dentro la società interconnessa. Prospettive etiche per un nuovo ecosistema della comunicazione, Franco Angeli.

Salvatore Sica con Giorgio Giannone Codiglione, La libertà fragile. Pubblico e privato al tempo della rete, Edizioni Scientifiche Italiane.

Giovanni Ziccardi, Internet, controllo e libertà. Trasparenza, sorveglianza e segreto nell’era tecnologica, Raffaello Cortina Editore.

Il tema è toccato anche in Homo Pluralis.

Vedi anche:

What are data security and data privacy?, IBM
Privacy and security notice, governo Usa
Cybersecurity and privacy, Privacy, Security, Commissione Ue

In Communications, Privacy And Security Are Illusions, Bob Ackerman
Privacy and securirity in the internet age, David Gorodyansky
Privacy And Security: Is It Really Dead?, Jacob Morgan
Apple’s Cook: ‘Everyone has a right to privacy and security’, Shara Tibken
Privacy v. security, Froma Harrop

Google operatore mobile virtuale: Project Fi

Con il Project Fi, Google tenta di costruire un’offerta di accesso mobile facile da pensare e conveniente da usare, puntando su un’integrazione molto liquida tra le reti wifi e la rete telefonica mobile dei tradizionali operatori e su prezzi chiari (tipo 10 dollari per gigabyte: vedi NyTimes). Comincia in piccolo, come al solito in questi casi: solo in America e solo con i possessori di Nexus 6.

Chiunque sia impegnato a definire i contorni dei mercati – magari perché ha un impiego all’Antiha un lavoro molto complicato.

Intanto, Facebook continua a crescere sul mobile (Time).

Digital single market in uscita

La Commissione uscirà intorno al 7 maggio con il nuovo schema per il mercato unico digitale, secondo la visione di Andrus Ansip. Ci saranno le indicazioni proposte dalla Commissione per net neutrality, interoperabilità delle piattaforme e sviluppo dell’economia digitale. Da seguire assolutamente. Un leak di Politico di ieri anticipa i temi.

Architettura dell’informazione: Elizabeth Buie sul WIAD

Elizabeth Buie, autorità internazionale dell’architettura dell’informazione, ha fatto esperienze importantissime sull’innovazione dell’interfaccia dei sistemi pubblici a favore dei cittadini. Sottolinea come una interfaccia sensata favorisca i cittadini sia perché li facilita nell’interazione con gli uffici pubblici e il resto, sia perché motiva i funzionari pubblici a lavorare meglio. In fondo aggiunge senso a tutto.

Elizabeth ha raccolto le sue considerazioni sulla giornata dedicata all’architettura dell’informazione in un post sul suo blog: World Information Architecture Day 2015 – Bologna.

Da leggere assolutamente per chi voglia pensare all’interfaccia stato-cittadini il libro curato da Elizabeth: “Usability in government systems. User experience design for citizens and public servants“.

Facebook come piattaforma editoriale, dice New York Times

Un articolo sul New York Times, dice che il New York Times sta studiando una versione del giornale da pubblicare in un nuovo servizio editoriale di Facebook, ma non può citare le fonti perché hanno parlato anonimamente in quanto sottoposte a un non disclosure agreement (NyTimes). La decisione è controversa. Il Guardian sostiene che gli editori di giornali dovrebbero accordarsi prima di andare su Facebook per garantirsi le migliori condizioni. Tutti sono piuttosto preoccupati per il controllo dei dati, della relazione con i lettori e gli inserzionisti, i formati pubblicitari e i modelli di business. Ma Facebook attrae, perché il suo pubblico è gigantesco.

Se un testo è scritto da un robot, chi è l’autore?

Un bel pezzo di Shelley Podolny sul NyTimes sui testi, gli articoli, persino i libri scritti da intelligenze artificiali, conduce alla domanda (vedi Nexa): se un testo è opera di un robot di chi è il copyright? (NyTimes)

Le ipotesi:
1. il copyright è di chi possiede il robot
2. il copyright è di chi ha fatto e venduto o noleggiato il robot
3. il copyright è di chi ha scritto le cose che il robot ha assemblato
4. il copyright non c’è e il testo è di pubblico dominio

Non mancano altre ipotesi. Sono peraltro certo che le risposte preferite sarebbero diverse se la domanda fosse stata: “se un testo è opera di un robot ed è accusato di diffamazione di chi è la responsabilità?”

Monica Lewinsky parla a TED dell’industria della vergogna

Monica Lewinsky è tornata. E prende la parola a TED per condividere la sua vergogna. E per considerare come oggi la vergogna sia diventata un’industria online con enormi sofferenze per le persone coinvolte e grandi profitti per le piattaforme che servono alla bisogna. Ecco il video.

La vergogna è uno dei sentimenti più terribili. Perché come dice Antoine Compagnon è senza prescrizione. E chi guarda questo video può forse sentirne la potenza, impersonata dall’esperienza della stagista finita sui giornali di tutto il mondo a 22 anni per aver avuto una relazione con il presidente degli Stati Uniti, Bill Clinton.

Nota
Antoine Compagnon si può sentire in podcast sul Collège de France: 17 febbraio 2009. Un appunto scritto è qui

Dml Commons

Commons per la ricerca e lo scambio di esperienze alla frontiera dei digital media and learning. Segnalato e partecipato da Mimi Ito e Howard Rheingold. Informazione di mutuo soccorso nell’educazione all’epoca di internet – (Dmlcommons)

CoFounder, nuovo magazine di carta sulle startup #Indiegogo #PrintReally

Parte CoFounder, un nuovo magazine di carta sulle startup europee. Vivrà di persone che vogliono pagare per leggere. In effetti, il mondo delle startup sta crescendo in Europa come un fenomeno unitario ma viene raccontato in modo frammentato da moltissimi giornali. La carta può aiutare CoFounder a diventare un punto di riferimento unificante? Lo vedremo. CoFounder viene da ArcticStartup che da anni segue le startup nel Nord Europa. (vedi la notizia su ArcticStartup e TheNextWeb)

Net neutrality. E ora tocca all’Europa

Tom Wheeler, capo della Fcc, ha deciso di entrare in campo per la net neutrality e di regolare i servizi di accesso a internet come una utility pubblica. E’ la premessa per salvaguardare la neutralità della rete e impedire alle compagnie telefoniche di separare internet in due tronconi discriminando i dati e le informazioni che circolano in rete. Ora tocca all’Europa parlare. Le lobby con interessi alternativi sono al lavoro. In America, però, hanno parlato anche quasi 4 milioni di cittadini, preoccupati di perdere la rete libera e aperta che hanno sempre conosciuto. E questo ha cambiato la percezione politica della questione. In Europa appare ancora come un fatto tecnico: non lo è. (NyTimes)

Vedi anche:
Domani un po’ di chiarezza sulla net neutrality europea. Intanto un po’ di immaginazione
Digitale europeo, neutralità e investimenti nella rete
Altroconsumo e net neutrality
Wow. Grazie Presidente: chiaro e forte. Internet è net neutrality
I repubblicani e la net neutrality
EFF: sosteniamo la net neutrality
Power law e net neutrality
Neutralità della rete: perché è importante
Tim Berners-Lee e la neutralità