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Libertà e sicurezza: dibattuti come opposti, ricostruiti come simbiotici

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La presentazione del problema, in questi tempi, è semplice: se la società vuole più sicurezza – contro il terrorismo o contro il crimine che usa la rete per svilupparsi – occorre che rinunci a un po’ di privacy. Il che fa il paio con l’altra opinione secondo la quale se le persone vogliono social network e motori di ricerca proattivi in piena efficienza devono rinunciare a un po’ di privacy.

Ebbene, la risposta che ci si può attendere dalla società consapevole di questa alternativa è altrettanto semplice: se siete tecnologi tanto bravi come dite, trovate una soluzione che ci dia sicurezza e privacy, insieme.

Anche perché non si vede che senso abbia difendere una società libera dall’invadenza della violenza di una società autoritaria rinunciando alla libertà: sarebbe una sconfitta preventiva.

Nell’ecologia un tempo si pensava che l’efficienza delle aziende e la qualità dell’ambiente fossero obiettivi contrastanti e alternativi. C’è voluto un po’ di tempo, ma adesso si pensa che siano obiettivi coerenti: anzi, un’azienda che inquina è inefficiente e perde sul mercato. Le esternalità della produzione sono state inglobate nelle logiche interne di imprese sempre più orientate a coinvolgersi nei tempi più ampi della sostenibilità olistica – economica sociale e culturale – dei sistemi di produzione e consumo.

Allo stesso modo i grandi capitalisti dell’industria internettesca e le grandi forze militari e poliziesche statali non possono pensare che la fine della libertà personale – garantita anche dalla privacy – sia un’esternalità negativa della loro efficienza: è un disastro sociale e culturale pari al peggiore inquinamento anche se avviene nella dimensione immateriale.

Libri recenti che servono a discutere di queste cose:

Piero Dominici, Dentro la società interconnessa. Prospettive etiche per un nuovo ecosistema della comunicazione, Franco Angeli.

Salvatore Sica con Giorgio Giannone Codiglione, La libertà fragile. Pubblico e privato al tempo della rete, Edizioni Scientifiche Italiane.

Giovanni Ziccardi, Internet, controllo e libertà. Trasparenza, sorveglianza e segreto nell’era tecnologica, Raffaello Cortina Editore.

Il tema è toccato anche in Homo Pluralis.

Vedi anche:

What are data security and data privacy?, IBM
Privacy and security notice, governo Usa
Cybersecurity and privacy, Privacy, Security, Commissione Ue

In Communications, Privacy And Security Are Illusions, Bob Ackerman
Privacy and securirity in the internet age, David Gorodyansky
Privacy And Security: Is It Really Dead?, Jacob Morgan
Apple’s Cook: ‘Everyone has a right to privacy and security’, Shara Tibken

Google operatore mobile virtuale: Project Fi

Con il Project Fi, Google tenta di costruire un’offerta di accesso mobile facile da pensare e conveniente da usare, puntando su un’integrazione molto liquida tra le reti wifi e la rete telefonica mobile dei tradizionali operatori e su prezzi chiari (tipo 10 dollari per gigabyte: vedi NyTimes). Comincia in piccolo, come al solito in questi casi: solo in America e solo con i possessori di Nexus 6.

Chiunque sia impegnato a definire i contorni dei mercati – magari perché ha un impiego all’Antiha un lavoro molto complicato.

Intanto, Facebook continua a crescere sul mobile (Time).

Digital single market in uscita

La Commissione uscirà intorno al 7 maggio con il nuovo schema per il mercato unico digitale, secondo la visione di Andrus Ansip. Ci saranno le indicazioni proposte dalla Commissione per net neutrality, interoperabilità delle piattaforme e sviluppo dell’economia digitale. Da seguire assolutamente. Un leak di Politico di ieri anticipa i temi.

Architettura dell’informazione: Elizabeth Buie sul WIAD

Elizabeth Buie, autorità internazionale dell’architettura dell’informazione, ha fatto esperienze importantissime sull’innovazione dell’interfaccia dei sistemi pubblici a favore dei cittadini. Sottolinea come una interfaccia sensata favorisca i cittadini sia perché li facilita nell’interazione con gli uffici pubblici e il resto, sia perché motiva i funzionari pubblici a lavorare meglio. In fondo aggiunge senso a tutto.

Elizabeth ha raccolto le sue considerazioni sulla giornata dedicata all’architettura dell’informazione in un post sul suo blog: World Information Architecture Day 2015 – Bologna.

Da leggere assolutamente per chi voglia pensare all’interfaccia stato-cittadini il libro curato da Elizabeth: “Usability in government systems. User experience design for citizens and public servants“.

Facebook come piattaforma editoriale, dice New York Times

Un articolo sul New York Times, dice che il New York Times sta studiando una versione del giornale da pubblicare in un nuovo servizio editoriale di Facebook, ma non può citare le fonti perché hanno parlato anonimamente in quanto sottoposte a un non disclosure agreement (NyTimes). La decisione è controversa. Il Guardian sostiene che gli editori di giornali dovrebbero accordarsi prima di andare su Facebook per garantirsi le migliori condizioni. Tutti sono piuttosto preoccupati per il controllo dei dati, della relazione con i lettori e gli inserzionisti, i formati pubblicitari e i modelli di business. Ma Facebook attrae, perché il suo pubblico è gigantesco.

Se un testo è scritto da un robot, chi è l’autore?

Un bel pezzo di Shelley Podolny sul NyTimes sui testi, gli articoli, persino i libri scritti da intelligenze artificiali, conduce alla domanda (vedi Nexa): se un testo è opera di un robot di chi è il copyright? (NyTimes)

Le ipotesi:
1. il copyright è di chi possiede il robot
2. il copyright è di chi ha fatto e venduto o noleggiato il robot
3. il copyright è di chi ha scritto le cose che il robot ha assemblato
4. il copyright non c’è e il testo è di pubblico dominio

Non mancano altre ipotesi. Sono peraltro certo che le risposte preferite sarebbero diverse se la domanda fosse stata: “se un testo è opera di un robot ed è accusato di diffamazione di chi è la responsabilità?”

Monica Lewinsky parla a TED dell’industria della vergogna

Monica Lewinsky è tornata. E prende la parola a TED per condividere la sua vergogna. E per considerare come oggi la vergogna sia diventata un’industria online con enormi sofferenze per le persone coinvolte e grandi profitti per le piattaforme che servono alla bisogna. Ecco il video.

La vergogna è uno dei sentimenti più terribili. Perché come dice Antoine Compagnon è senza prescrizione. E chi guarda questo video può forse sentirne la potenza, impersonata dall’esperienza della stagista finita sui giornali di tutto il mondo a 22 anni per aver avuto una relazione con il presidente degli Stati Uniti, Bill Clinton.

Nota
Antoine Compagnon si può sentire in podcast sul Collège de France: 17 febbraio 2009. Un appunto scritto è qui

Dml Commons

Commons per la ricerca e lo scambio di esperienze alla frontiera dei digital media and learning. Segnalato e partecipato da Mimi Ito e Howard Rheingold. Informazione di mutuo soccorso nell’educazione all’epoca di internet – (Dmlcommons)

CoFounder, nuovo magazine di carta sulle startup #Indiegogo #PrintReally

Parte CoFounder, un nuovo magazine di carta sulle startup europee. Vivrà di persone che vogliono pagare per leggere. In effetti, il mondo delle startup sta crescendo in Europa come un fenomeno unitario ma viene raccontato in modo frammentato da moltissimi giornali. La carta può aiutare CoFounder a diventare un punto di riferimento unificante? Lo vedremo. CoFounder viene da ArcticStartup che da anni segue le startup nel Nord Europa. (vedi la notizia su ArcticStartup e TheNextWeb)

Net neutrality. E ora tocca all’Europa

Tom Wheeler, capo della Fcc, ha deciso di entrare in campo per la net neutrality e di regolare i servizi di accesso a internet come una utility pubblica. E’ la premessa per salvaguardare la neutralità della rete e impedire alle compagnie telefoniche di separare internet in due tronconi discriminando i dati e le informazioni che circolano in rete. Ora tocca all’Europa parlare. Le lobby con interessi alternativi sono al lavoro. In America, però, hanno parlato anche quasi 4 milioni di cittadini, preoccupati di perdere la rete libera e aperta che hanno sempre conosciuto. E questo ha cambiato la percezione politica della questione. In Europa appare ancora come un fatto tecnico: non lo è. (NyTimes)

Vedi anche:
Domani un po’ di chiarezza sulla net neutrality europea. Intanto un po’ di immaginazione
Digitale europeo, neutralità e investimenti nella rete
Altroconsumo e net neutrality
Wow. Grazie Presidente: chiaro e forte. Internet è net neutrality
I repubblicani e la net neutrality
EFF: sosteniamo la net neutrality
Power law e net neutrality
Neutralità della rete: perché è importante
Tim Berners-Lee e la neutralità

L’analfabetismo digitale va affrontato più in nome della cultura che della tecnologia

L’analfabetismo digitale non è una menomazione che affligge chi non sa usare internet e le piattaforme digitali. E non va combattuto insegnando a usare internet e le piattaforme digitali. L’analfabetismo digitale è la mancanza della capacità di produrre attivamente conoscenza attraverso le tecnologie digitali che deriva dalla credenza secondo la quale le tecnologie digitali sono quello che sono e occorre soltanto imparare a usarle. Distinzione troppo sottile? Eppure è da questa distinzione che passa il valore fondamentale: diffondere la cultura digitale per liberare le potenzialità delle persone e non semplicemente per ingrandire il mercato digitale.

C’è chi dice: iniziamo a insegnare a quel 35% circa di italiani che non usano internet l’arte di consultare la rete, di pigiare i bottoni, di toccare gli schermi e così li libereremo dall’analfabetismo. Ma usare le macchine così come sono, adattandosi alle macchine, non è conoscere il linguaggio, la grammatica, le potenzialità dell’internet. E’ semplicemente scoprire una nuova dimensione del consumo. Forse, è come imparare a guidare un’auto: serve, certamente, ma non è un diritto umano. Casomai è un diritto di tutti che chi guida, per esempio, conosca bene il codice della strada e impari il valore del rispetto delle regole. L’equivalente del codice della strada in internet è un sistema complesso di regole, consuetudini, norme implicite nel software, potenzialità tecniche. Può sembrare paradossale, ma diffondere l’utilizzo delle tecnologie non è necessariamente un valore se avviene in modo acritico, lanciando semplicemente nuovi users nelle piattaforme. L’analfabetismo digitale riguarda l’uso critico delle tecnologie, la conoscenza dei loro meccanismi e di ciò che fanno agli utenti, la consapevolezza che le tecnologie digitali sono diverse dalle altre essenzialmente perché si possono modificare e innovare costantemente. Solo così impararle è liberatorio.

E’ come imparare un linguaggio. Non si impara a leggere se non si impara a scrivere e a parlare.

Il giusto combattimento contro l’analfabetismo digitale non è dunque rivolto al 35% dei non utenti per trasformarli in utenti, consumatori, oggetti passivi di un mercato. E’ rivolto alla maggioranza di utenti e non utenti che non riescono a esprimersi attivamente di fronte alle tecnologie. Quindi l’analfabetismo digitale non si combatte con un atteggiamento paternalista, non va corretto con interventi elementari, non va combattuto frontalmente come se fosse sempre e soltanto un fenomeno di sottosviluppo. L’analfabetismo digitale può essere combattuto rendendo migliori le piattaforme in modo che siano sempre più liberatorie, mostrino trasparentemente i loro meccanismi, spieghino bene ciò che fanno delle informazioni che gli utenti vi pubblicano. E diffondendo e facilitando le tecnologie che consentono a chi voglia di esprimersi innovando con il digitale, non soltanto di usarlo. Quindi l’analfabetismo digitale si combatte con rispetto e umiltà nei confronti di chi non usa attivamente il digitale, partendo dal miglioramento delle piattaforme, delle interfacce, degli strumenti. Prima di portare i non utenti a “lezione” è meglio che chi sinceramente crede nel digitale come tecnologia potenzialmente liberatoria si concentri sull’innovazione dell’accessibilità, della trasparenza, della qualità contenutistica.

Perché in fondo, non è l’analfabetismo digitale che conta. E’ l’analfabetismo funzionale che colpisce forse persino più persone e che fondamentalmente riguarda chi sa leggere ma non comprende ciò che legge. Un analfabetismo che non si manifesta nella dimensione tecnica ma in quella culturale. E che si vince non con la diffusione di lezioncine elementari sulle vocali e le consonanti, ma con grandi lezioni critiche. Del resto, coloro che si sentono alfabetizzati – digitalmente e funzionalmente – sanno che quello della comprensione è un processo infinito e profondo. E dovrebbero pensare allo stesso modo quando tentano di includere gli altri nello stesso processo. E se lo si pensa così, allora il combattimento contro l’analfabetismo digitale si tradurrà nel più ampio combattimento contro l’analfabetismo funzionale, al quale gli ultimi decenni di concentrazione sulla televisione commerciale non hanno certo rivolto molta attenzione. Imho.

Vedi anche:
Analfabetismo
Analfabetismo funzionale in Italia
Così l’Italia si gioca il futuro
Volevamo battere la Corea. Il disordine mentale delle nuove norme su internet ha conseguenze. Occorre una valutazione di impatto digitale
Giovannini. Scegliere il futuro. Basandosi sui fatti
Chiose alla frontiera dell’istruzione informale

Doctorow e DRM: di chi è il mio browser, il mio computer, il mio libro?

Una persona consapevole del valore del copyright per l’attività economica degli autori non può che prendere in considerazione i temi che riguardano la protezione dei suoi diritti online. Ma una persona consapevole della struttura ecosistemica dell’internet non può che sperare che quei suoi diritti non siano protetti a scapito di altri diritti altrettanto importanti. Sulla rete occorre equilibrio. E quindi è importante ascoltare con attenzione quello che dice un autore come Cory Doctorow in relazione al DRM, software che serve a proteggere un’opera coperta da copyright online e che secondo lui sta cambiando il rapporto tra gli autori e il pubblico, oltre che il rapporto tra il pubblico e i loro computer (Gizmodo).

DRM, or digital rights management, is a digital lock placed on media content and devices. Supporters say DRM protects businesses and artists from piracy and theft. Sounds good, right? Opponents say it kills innovation, doesn’t stop piracy, and helps malware distributors. This month, a group led by the Electronic Frontier Foundation has assembled to come up with ways to fight DRM.

The World Wide Web Consortium, which just admitted the MPAA, has been pushing for every internet browser with HTML5 to ship with DRM since 2013. With Google, Netflix, and Microsoft on their side, it looks like DRM could very well become a requirement for browsers. But the opposition is about to take a stand. The Apollo 1201 project, led by the EFF with special consultant Cory Doctorow, is working with researchers and academics to try to repeal laws supporting DRM, including section 1201 of the Digital Millennium Copyright Act.

Per superare una delle questioni citate da Doctorow, peraltro, non sarebbe necessario combattere il DRM. Si potrebbe richiedere che tutti i DRM siano interoperabili, a me pare. In modo che per esempio un libro acquistato su Google possa essere usato su Amazon o Apple o altra piattaforma meno proprietaria: non si vede perché no, a mio parere. L’interoperabilità delle piattaforme resta un tema aperto che potrebbe innovare profondamente l’economia della rete.

Grant Nòva ancora qualche giorno. Quale città ha attratto di più?

Si stanno concludendo i giorni per presentare le candidature alle 20 borse di studio organizzate da Nòva in 9 città con altrettanti partner che si sono offerti di fare da mentor: I3P, IIT, università di Pisa e università per stranieri di Perugia, centro design di Stm a Napoli. Per chi si è perso qualche puntata qui c’è un post utile. Intanto, questa è la situazione per ora:

21,8 del totale delle candidature per 2 borse a Perugia
18,2 del totale delle candidature per 3 borse a Bologna
18,2 del totale delle candidature per 3 borse a Torino
14,5% del totale delle candidature per 3 borse a Milano
9,1 del totale delle candidature per 2 borse a Pisa
7,3 del totale delle candidature per 2 borse a Napoli
7,3 del totale delle candidature per 2 borse a Venezia
1,8 del totale delle candidature per 2 borse a Genova
1,8 del totale delle candidature per 1 borsa a Jesi

Perugia, Bologna e Torino hanno attratto più candidature. Seguono Milano e Pisa. Poi Napoli e Venezia. Genova sta crescendo. Jesi è entrata in gioco per ultima.

Il pianeta connesso. Domani giornata europea della privacy

Domani, 28 gennaio, è la giornata europea della privacy. E il Garante italiano organizza a Roma un incontro sui diritti umani nel “pianeta connesso“. Condivido un abstract su quanto si potrebbe dire. Nella speranza di ricevere consigli prima di domani. Il panel per il quale l’intervento è previsto si intitola “I diritti nell’infosfera”.

“L’infosfera è un ambiente arricchito da informazioni che si scambiano sulla rete e alle quali si accede ovunque con strumenti che si vanno trasformando in “protesi” del corpo umano e in particolare del cervello. La situazione è diversa da quella che si era creata nell’epoca dei media analogici. E i partecipanti alla produzione, scambio, memorizzazione, elaborazione, utilizzo delle informazioni sono diversi rispetto al mondo dell’informazione prevalentemente diviso in professionisti e fruitori tipico dell’epoca analogica. In questo contesto le piattaforme giocano un ruolo strategico di crescente importanza per la raccolta, l’elaborazione, la registrazione e la distribuzione delle informazioni. La logica non è simile a quella dell’epoca industriale, con una linea di montaggio di informazioni: si può comprendere meglio facendo riferimento alla metafora dell’ecosistema. Questo significa che affrontando il tema dei diritti umani nell’infosfera occorre pensare alle interdipendenze oltre che alle singole situazioni particolari. Il tema dei diritti fondamentali si può affrontare solo considerando queste interdipendenze: il che conduce a pensare più approfonditamente che in passato all’equilibrio da trovare tra i diritti e il modo che usiamo per salvaguardarli ed espanderli: espressione, trasparenza, privacy, oblio, innovazione, pubblico dominio, copyright, sono strumenti per la salvaguardia e lo sviluppo di diritti che non possono essere sostenuti senza pensare all’interdipendenza delle situazioni nelle quali si sviluppa la vita umana e quindi non possono essere fatti valere con normative che li considerino come elementi isolati, il cui enforcement non ha conseguenze su altri diritti. L’equilibrio è dunque un obiettivo fondamentale come i diritti stessi. Questo argomento conduce tra l’altro a sottolineare diritti propri del funzionamento dell’internet, come il tema della neutralità della rete, una condizione che definisce le specificità della rete in termini di relazioni umane, responsabilità e innovazione. Per affrontare questi argomenti occorre dunque superare un sistema normativo che si concentra sui singoli diritti, ma allargare il campo, da un lato, a una dimensione “costituzionale” che regolamenti i regolamentatori, e dall’altro considerare il codice con il quale vengono fatte le piattaforme che lungi dall’essere semplicemente una tecnologia funzionale è un vero e proprio sistema normativo che influisce profondamente sul comportamento e i diritti degli utenti.”

Il programma:

Apertura dei lavori
Antonello Soro – Presidente dell’Autorità Garante per la protezione dei dati personali

I diritti nell’Infosfera
Juan Carlos De Martin – Politecnico di Torino
Antonio Spadaro – Direttore de “La Civiltà Cattolica”
Luca De Biase – “Nòva – Il Sole 24 Ore”
Moderatore: Augusta Iannini – Vice Presidente dell’Autorità Garante per la protezione dei dati personali

IoT e protezione dei dati personali
Roberto Baldoni – Università degli studi di Roma “La Sapienza”
Massimo Russo – Direttore di “Wired Italia”
Lella Mazzoli – Università degli studi di Urbino “Carlo Bo”
Moderatore: Licia Califano – Componente dell’Autorità Garante per la protezione dei dati personali

Tecnologie indossabili e intelligenza aumentata
Giovanni Boccia Artieri – Università degli studi di Urbino “Carlo Bo”
Andrea Granelli – Presidente di “Kanso”
Federico Maggi – Politecnico di Milano
Moderatore: Giovanna Bianchi Clerici – Componente dell’Autorità Garante per la protezione dei dati personali

Chiusura dei lavori
Marina Sereni – Vice Presidente della Camera dei Deputati

Libri: i dati di un ereader mezzo vuoto e mezzo pieno

All’Aie non sono del tutto scontenti dei dati che vedono meno libri venduti e meno lettori. Anche perché questi dati sono più veri di quelli del passato.

Nel 2014 il mercato dei libri di carta è diminuito: -3,8% il giro d’affari, -6,5% le copie vendute. Il mercato degli ebook è arrivato al 4,4% del mercato dei libri, con un fatturato in aumento del 39,4% sul 2013. Intanto, gli italiani che leggono diminuiscono solo in apparenza: i lettori forti restano invariati, i lettori deboli diminuiscono. Vuol dire che i deboli non erano lettori, ma consultatori di ricette e guide turistiche: ora vanno online e tanti saluti. Non erano veri lettori di libri, come ha dimostrato Tullio De Mauro.

COMUNICATO STAMPA

Libri: resta stabile nel 2014 la spesa degli italiani per leggere
Peresson (AIE): “Segni meno per lettura e mercato 2014. Sommati, tutti i fattori, ci raccontano però un’altra storia: la trasformazione”

Resta stabile la spesa per leggere degli italiani. E’ un primo dato di quanto emerge dall’indagine dell’Ufficio studi dell’Associazione Italiana Editori (AIE) sul mercato del libro 2014, che sarà presentato domani, 27 gennaio, nella giornata inaugurale del XXXII Seminario di Perfezionamento della Scuola per Librai Umberto ed Elisabetta Mauri, in programma fino al 30 gennaio a Venezia.
Il 2014 si conferma infatti un anno di grande trasformazione per il settore del libro: diversi indicatori risultano negativi ma, sommati, dimostrano complessivamente come l’andamento della spesa degli italiani in libri, ebook, e-reader e collaterali – in altre parole in ciò che serve a leggere – registri un +0,1% complessivo.
Quanto hanno speso dunque gli italiani nel 2014 per leggere? Quasi 1,5miliardi di euro (per la precisione 1,452miliardi): 51,7milioni di euro è la stima del mercato 2014 degli ebook venduti, 1,2miliardi il mercato dei libri di carta secondo Nielsen nei canali trade (librerie, librerie online, grande distribuzione), 111milioni di euro quanto pagato dagli italiani per gli e-reader (stima provvisoria su dati Assinform, non si sono considerati i tablet), 54,3milioni di euro la spesa per i collaterali. La somma dei fattori si traduce in un dato sorprendente e soprattutto in una sfida implicita: “La sfida – sottolinea Giovanni Peresson, responsabile Ufficio studi AIE – di fare in modo nuovo il mestiere del libraio o dell’editore, innovando tutti quegli elementi che ci obbligano a guardare in modo diverso i comportamenti del lettore e cliente. Alcuni dati, presi singolarmente, possono risultare negativi ma aggregati all’interno del “sistema lettura” ci possono raccontare una storia diversa. La storia di una trasformazione”.
Diminuisce la lettura in Italia ma… – Secondo i dati Istat si passa dal 43% di italiani con più di 6 anni che leggono almeno 1 libro all’anno del 2013 al 41,4% del 2014. I forti lettori restano sostanzialmente stabili (-0,02%), crollano i lettori occasionali. Se si vuole fotografare la lettura nel lungo periodo, tra 2010 e 2014 si sono persi qualcosa come 2,6milioni di lettori (il 10%).
Parallelamente nel 2014 cresce, secondo Istat, del 32,2% la lettura di ebook: quasi 7milioni di italiani (il 13,1% della popolazione) hanno letto un ebook nell’anno passato.
Diminuisce la produzione di libri di carta, cresce quella degli ebook – Gli editori hanno prodotto nel 2014 63.417 titoli, il 5,1% in meno rispetto al 2012 e con un prezzo di copertina alla produzione in media di 18,14 euro (il -7,2% rispetto al 2012). Parallelamente cresce la produzione di e-book: nel 2014, si stimano 53.739 titoli in digitale (esclusi i gratuiti) nei vari formati (epub, pdf, mobipoket), l’88,4% in più rispetto al 2012 e con un prezzo di copertina alla produzione in media di 6,96 euro (-22,8% sul 2012).
Cala il mercato del libro di carta nel 2014 rispetto all’anno precedente, ma progressivamente meno. Cresce del 40% il mercato e-book – Il 2014 si chiude per i libri di carta con il segno meno nei canali trade, secondo i dati Nielsen: -3,8% il giro d’affari, -6,5% le copie vendute, in ripresa rispetto ai primi mesi dell’anno e anche rispetto agli anni precedenti. Il libro di carta si compra prima di tutto nelle librerie di catena (pesano per il 40,6%, anche se in leggero calo rispetto al 2013), un pochino meno nelle librerie indipendenti (al 30,7%), sempre più nelle librerie online, che oggi pesano il 13,8% (+ 8% rispetto al 2013). Diminuisce invece in modo significativo la grande distribuzione. Parallelamente il mercato degli ebook si stima al 4,4% del mercato del libro, con un fatturato di 51,7milioni di euro (+39,4% sul 2013).
“Questo quadro – conclude Peresson – ci dice che siamo entrati in una nuova fase: di lettura, di acquisto, anche di produzione. I paradigmi stanno cambiando. Non è in crisi il libro. Siamo di fronte a un radicale cambiamento nel mix, in cui innovazione è la parola chiave per tenere conto di una società più liquida e fluida”.