Pellegrino e Zingales sulle cause della paralisi italiana

E’ un paper del 2014. Più che a una sintomatica quanto precisa idea di paralisi, gli economisti Bruno Pellegrino, dell’università di Los Angeles, e Luigi Zingales passato a Harvard, si riferiscono genericamente a una generica malattia italiana, nel titolo del loro paper sulle difficoltà economiche del loro paese originario. Abbiamo visto la cartina d’Europa in questi giorni che raffigurava l’Italia con il colore dei paesi che crescono meno (Fe). In termini più precisi, abbiamo visto che il nord è più vicino al centro dell’Europa mentre il sud sta andando in un’altra direzione (Citylab).

Pellegrino e Zingales vedono che la produttività non cresce in Italia da vent’anni. E per spiegare il fenomeno hanno testato diverse spiegazioni. Non hanno trovato dati che dimostrino che questa mancanza di crescita si spieghi con l’introduzione dell’euro e neppure con la mancanza di flessibilità del mercato del lavoro. Più chiaro invece il collegamento con la incapacità delle piccole imprese italiane di fronteggiare la concorrenza cinese e l’incapacità del sistema italiano di sfruttare in pieno la rivoluzione digitale. Questo si spiega con molte variabili, ma soprattutto è collegato con l’incapacità di selezionare il management migliore: alla radice del problema italiano c’è il familismo e il clientelismo (Diagnosing the Italian Disease).

Il paper è del 2014. Ma parla di un fenomeno che ha una genesi piuttosto vecchia, se non antica. Forse il familismo c’è sempre stato, ma nei secoli precedenti si è collocato in contesti che consentivano di valorizzarne anche i meriti. Oggi, ha bisogno di una modernizzazione. Forse al nord è più facile che al sud? E perché?

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