July 2013
Mon Tue Wed Thu Fri Sat Sun
« Jun   Aug »
1234567
891011121314
15161718192021
22232425262728
293031  

Month July 2013

Realismo capitalista

realismo

Eben Moglen: “Innovation under Austerity”

Eben Moglen insegna i valori e i benefici del free software. In questo keynote, di circa un anno fa, spiega come si faccia innovazione in tempi di austerità, sulla scorta della forza incontenibile della disintermediazione.

Sorveglianza. Privacy. Piattaforme. Educazione. Consapevolezza. (Appunti per una ricerca)

Non cito il terapeuta e tantomeno il paziente. Si tratta del caso di una persona che aveva avuto un’infanzia particolarmente controllata dalla madre. Ogni momento dei primi anni della vita di quella persona era stato vissuto sotto gli occhi della genitrice. Ne era venuta fuori una personalità turbata, bisognosa di cure. Un dramma che si può solo immaginare: una persona priva del senso dell’io. E la terapia è stata tutta orientata alla ricostruzione della consapevolezza di quella persona di essere una persona. Una situazione estrema. Ma che quel terapeuta richiama alla memoria quando pensa alle conseguenze psicologiche di una condizione umana caratterizzata da un eccesso di sorveglianza, come quella che sta emergendo in relazione alle nuove forme di registrazione dei comportamenti individuali nel mondo digitalizzato.

L’io è il luogo della privacy e la sua salvaguardia è il motivo per il quale la privacy ha un senso. E d’altra parte la salvaguardia della consapevolezza della differenza tra l’io e la collettività è una condizione della creatività, della felicità, della sicurezza di una persona, per lo meno per il modo in cui queste questioni sono poste in Occidente.

La massa omogeneizzante è stata in passato una forma di spersonalizzazione; oggi lo è la sorveglianza eccessiva. La rete e l’accumulazione di dati personali o comunque di dati che riescono a ricostruire i comportamenti delle persone provocando conseguenze sulla loro vita è una forma di sorveglianza. La consapevolezza di questa dinamica è la prima difesa. Ma non basta.

Il problema è che non si riesce a immaginare un modo in cui una popolazione piuttosto vasta, dotata degli strumenti offerti dalla rete digitale, possa salvaguardarsi da forme crescenti di sorveglianza, da parte dei poteri politici, amministrativi, economici. Siamo abituati a conferire molti dati fondamentali alle banche e alle compagnie telefoniche, ci stupiamo di quanti dati regaliamo alle piattaforme per l’interazione sociale, reagiamo negativamente alla quantità di dati che gli stati si accingono ad accumulare a loro volta sulle vite di ciascuno. Sta di fatto che i singoli dispongono di pochi dati in confronto dell’enormità di dati che si accumulano nelle grandi organizzazioni e piattaforme.

Non si torna facilmente indietro, probabilmente. Si può e si deve riflettere su tutto questo. Per esempio si può riflettere sulla possibilità di correggere la condizione strutturale di asimmetria nella disponibilità di dati che favorisce i poteri economici, prima di tutto, e poi politici. A sfavore dei cittadini.

Per quanto riguarda questi ultimi, peraltro, c’è da dire che le amministrazioni pubbliche registrano più i certificati delle tracce che lasciano, nascendo, sposandosi, divorziando, morendo: mentre le loro vite e i loro corpi sono registrati in casi particolari, per motivi giudiziari di solito. Le impronte digitali per esempio sono vissute dagli stati come strumenti necessari quando non è soltanto necessario “certificare” gli eventi che capitano alle persone o il loro diritto ad avere certi servizi, ma anche per controllare i “corpi” delle persone quando queste vengono considerate per qualche motivo pericolose.

C’è anche da dire che la registrazione può essere vista come una forma di salvaguadia della sicurezza: per esempio, una forma di password soltanto digitale può essere una garanzia inferiore a quella che si può avere usando le impronte digitali, o l’iride o altro, ed essere in quel caso preferita dagli utenti, diciamo, di una banca. In quel caso, sono le persone a chiedere certezza, per salvaguardare i propri diritti. E accettano anche che i loro movimenti di denaro siano tracciati se questo serve per garantirsi da furti e truffe.

C’è un vantaggio nella sorveglianza degli attori sociali o economici. E c’è uno svantaggio per le persone, dal punto di vista psicologico o, in senso lato, politica. Non a caso, sono i loro dati sensibili ad essere più salvaguardati dalle leggi sulla privacy.

Si torna alla consapevolezza. Dunque all’educazione. Una nuova educazione adatta a un’epoca nella quale l’intelligenza collettiva funziona se e solo se ciascuno è parte attiva della vita sociale e non passivo elemento fungibile di una massa. La diversità, del resto, è condizione necessaria perché la saggezza dei gruppi sia maggiore di quella degli individui (James Surowiecki, The Wisdom of Crowds, 2004). E senza individualità consapevole non c’è diversità.

Inoltre, si qualifica un percorso tutto da sviluppare per il quale il diritto alla privacy non è soltanto una barriera in difesa dell’io ma anche un equilibrio del potere dell’io nei confronti della collettività. Le informazioni degli individui dovrebbero poter pareggiare quelle delle piattaforme. C’è bisogno anche di nuove piattaforme, per questo. Capaci di avere conseguenze educative, nel senso descritto: per ricostruire nuovi e più attivi individui, finalmente capaci di una migliore socializzazione. Imho.

Giuliano da Empoli: Contro gli specialisti, la rivincita dell’umanesimo

Una crisi come quella che attraversiamo segna un cambio strutturale di prospettiva. Ne usciremo diversi. Anche per un aspetto meno analizzato di altri: gli esperti che avevano costruito il castello di carte finanziario che è scoppiato – insieme agli ideologi dell’iperliberismo, ai politici che li hanno appoggiati, agli studiosi che non li hanno criticati – non sono destinati a recuperare credibilità, dopo aver sbagliato tanto clamorosamente in passato.

libri_daempoli

A questo proposito, Giuliano da Empoli scrive un libro leggero e denso, da non perdere.

Descrive con successo il punto di svolta culturale contemporaneo sviluppando con precisione un aspetto decisivo del cambio di paradigma che le società occidentali stanno attraversando: la fine dell’egemonia degli specialisti e l’avvento della leadership culturale degli esploratori indisciplinati condotti da una tensione umanistica.

Questa idea ricorda il lavoro di Thomas Kuhn relativo alle rivoluzioni scientifiche, che da Empoli cita esplicitamente: nelle fasi storiche “normali”, gli scienziati non fanno altro che risolvere rompicapi definiti dai temi di ricerca previsti all’interno del sistema interpretativo conosciuto; quando cambia il paradigma e si assiste a una rivoluzione scientifica, sono i sistemi interpretativi che vanno in fumo e gli scienziati sono chiamati a contribuire alla costruzione di nuove visioni del mondo. Lo stesso si può dire per gli esperti dell’epoca che è trascorsa: non facevano che risolvere rompicapi, ma ora si trovano impreparati a comprendere la grande trasformazione e si scopre che non sono altro che “ignoranti istruiti”.

Giuliano da Empoli vede l’emergere di una nuova leadership culturale nei grandi “umanisti” del nostro tempo, quelli che rompono gli schemi e si trovano a proprio agio oltre i confini disciplinari. Le pagine dedicate a Stewart Brand sono magnifiche. Ma aprono la strada a percorsi di ricerca nel corso dei quali ci si trova a incontrare persone che non si possono descrivere limitandosi all’etichetta di architetti e tecnologi, scienziati e scrittori, perché il loro spirito umanistico li porta sempre oltre i confini e alla ricerca delle frontiere.

È la crisi delle discipline specialistiche tradizionali a sostenere questa nuova leadership. Ma lo è anche l’emergente necessità di costuire una nuova visione del mondo che spinge la cultura ad affidarsi agli esploratori. E lo stesso testo di da Empoli evolve in modo che si avverte una vena narrativa emergente al di sotto della struttura saggistica. Forse è un altro confine che è destinato a saltare.

ps. Certo, i lettori di Nòva, di questo blog e di altre pubblicazioni che cercano di andare alle sorgenti dell’innovazione sanno quanto questo approccio possa essere considerato importante, non certo solo da chi scrive qui. Sarebbe assurdo discutere i meriti della profondità che, spesso è legata alla specializzazione, ma questa epoca ha bisogno anche di larghezza e di velocità, di adattamento e di ispirazione, di metodo scientifico e narrazione, di entusiasmo e ribellione, di prospettiva e passione. Non si raggiungono risultati senza crederci: e non si può credere in una cultura che abbia esaurito la sua capacità di interpretare la realtà. Dunque per innovare occorre anche cambiare il modo di vedere la realtà e credere di poterlo fare. Le sorgenti dell’innovazione sono nell’ispirazione, la chiave è nella visione, l’azione è nella ricombinazione di conoscenze e l’eventuale successo è nella verifica. Gli specialisti di successo, in prospettiva, sono quelli che sanno collaborare con specialisti di altre discipline: quindi sanno parlare diverse lingue, vedere diversi punti di vista, connettere diversi puntini… Del resto, l’innovazione stessa è un percorso che conduce oltre i limiti del possibile. E ci vuole il coraggio di tirarne le conseguenze.

Per wifi e scuola “decreto disfare” (con valutazione di impatto digitale)

A quanto pare, saltati emendamenti e correzioni, resta la confusione sul wifi seguita al decreto Fare. Si supera la Pisanu ma si aggiungono nuove incertezze per gli esercenti, che così non sembrano incentivati ad assumersi il rischio – tutto cervellotico ma giuridiamente reale – di offrire il wifi libero per i clienti (ilSoftware).

Intanto Repubblica segnala una nuova battuta d’arresto per il libri di testo digitali.

Due semplici e ineludibili semplificazioni non passano. Perché si immergono in un contesto troppo normato nel quale le forze della conservazione si nascondono dietro un labirinto di muri di gomma. E i riformatori sono troppo isolati.. L’Italia si modernizza con più decisione e competenza di così. Con tutta la buona volontà, così si fa più confusione che passi avanti. Probabilmente occorre maggiore coordinamento. Spero nei suggerimenti dei commentatori.

Update 23 luglio: svolta positiva: Wifi libero! Non è semplice semplificare. Ma pare che stavolta finisca bene. Complimenti a @quinta e a chi ci ha lavorato con @F_Boccia

Big Data… Strategia europea cercasi

Big Data è tema di un convegno notevolissimo organizzato oggi al Cnr di Pisa.

Una strategia europea per i Big Data è necessaria. Dino Pedreschi e Fosca Giannotti lanciano una pratica di collaborazione scientifica che metta in luce un’interpretazione originale di questa enorme questione: Big Data Analytics e Social Mining. Franco Turini, di Pisa, lancia un centro europeo di ricerca. Marco Conti spiega l’Euro Lab dedicato alla questione. Viene da pensare come non sia la prima volta, storicamente, che proprio a Pisa si trovino le persone che aprono strade strategiche nella conoscenza informatica italiana.

Di certo, non è sensato lasciare agli americani (e ai cinesi) la leadership assoluta in questo nuovo mondo della generazione di conoscenza. E non è neppure tanto difficile entrare con originalità in gioco, visto che, a quanto dicono i ricercatori, la forza di Google e delle piattaforme americane è nella massa di dati che gestiscono non ancora nella qualità scientifica delle analisi.

Tiscali ha fatto con la sua Istella una piattaforma capace di raccogliere notevoli quantità di dati (500mila query al giorno). Istat ha una strategia di analisi, soprattutto da quando ha lanciato il suo progetto di censimento continuo. L’agenda digitale italiana sta finalmente aprendo una possibilità per razionalizzare la gestione dei dati. Si lavora sulle tracce digitali lasciate dalle persone sul web, ma anche sulle reti telefoniche mobili, sulle reti stradali percorse con l’ausilio del gps e così via. Ne viene fuori il “nowcasting” la comprensione predittiva del presente…

Il social mining è destinato a supportare l’innovazione nelle grandi reti al servizio della popolazione.

Ma chi ragiona strategicamente sta pensando che ne vada anche della sovranità europea nel pianeta dell’informazione e, in prospettiva, della conoscenza.

Gli europei possono proporre i big data socialmente avvertiti, in cui la privacy è ricchezza e non vincolo: partecipazione non sorveglianza, dice Pedreschi.

Vedi anche:
Small, medium, big data
Esistono i big data in Italia? Sì esistono

Costituzione, consultazione: un’iniziativa da considerare con attenzione e spirito civico

IL governo ha lanciato una consultazione in rete sull’ipotizzato avvio di un processo di riforma della Costituzione. La delicatezza della materia e l’innovatività dell’iniziativa impongono una riflessione. E il motivo per aggiungere un pensiero in questa sede sta nel fatto che, oltre all’Istat e altre importanti organizzazioni di ricerca e azione sociale e culturale, è coinvolta nel processo anche la Fondazione Ahref che ha contribuito alla stesura del rapporto sui media civici per il Senato della Repubblica (chi scrive collabora con quella fondazione).

La consultazione può essere una grande occasione di partecipazione e di aumento della consapevolezza su una materia fondamentale come la Costituzione. Certamente, qualunque soluzione è parziale di fronte a un compito così importante. E chiunque voglia contribuire dovrebbe assumere un approccio di grandissima umiltà. Il rischio di banalizzazione o di superficialità è altissimo. Come lo è, in teoria, il rischio di una mancata partecipazione: non riuscire a convincere i cittadini a contribuire alla raccolta di idee intorno e decisioni sulla Costituzione sarebbe un segnale drammatico. Il problema è come tutto questo viene fatto. E che valore alla fine riuscirà ad avere.

Sul primo aspetto c’è da dire innanzitutto che la squadra al lavoro per la creazione della consultazione è molto dedicata e attenta. Ma come in tutte le questioni che riguardano l’innovazione è anche pressata da molte dinamiche, legate ai tempi tecnici di consegna e di comunicazione. Alla prima uscita (la versione vista oggi a questo indirizzo), la consultazione appare incompleta. Ci sono essenzialmente due questionari, uno più immediato e uno più approfondito. Inoltre ci sono link a risorse online per avere maggiori informazioni sulla Costituzione e, in particolare, sulle parti della Carta che secondo il governo sono in discussione. Manca almeno una dimensione: quella della discussione aperta. Ma questa verrà aggiunta a breve. Come si legge nel sito stesso:

Il processo di consultazione è strutturato in tre livelli: un questionario breve, un questionario di approfondimento e una fase di discussione pubblica. I primi due questionari saranno accessibili online a partire dall’8 luglio, mentre l’avvio della successiva fase di discussione pubblica sarà annunciato in corso sui siti istituzionali. Questo processo strutturato ha l’obiettivo di favorire una grande partecipazione popolare e, allo stesso tempo, di coinvolgere ogni tipo di interlocutore, con differenti gradi di esperienza e conoscenza delle materie trattate. Ogni livello rimane comunque aperto a tutti.

Che cosa si è capito sullo sviluppo dell’iniziativa? Seguono le informazioni raccolte nel corso degli incontri preparatori.

L’organizzione della dimensione aperta della consultazione va affinata. Ma certamente deve essere pensata come l’occasione per coinvolgere attivamente vaste e diverse aree della cittadinanza. E si spera che qui sia raccolta anche l’esperienza dei cittadini che hanno la consapevolezza dell’importanza della materia costituzionale. E che non manchino le riflessioni degli studiosi e dei giuristi che da molto tempo contribuiscono alla conoscenza intorno ai temi costituzionali, anche per spingere ad approfondire i temi tutti coloro che si impegnano nell’esprimere le loro preferenze ma non sono esperti della materia. Si spera anche che le informazioni condivise siano pubblicate da persone che si prendono la responsabilità di mantenere un alto livello di qualità, magari accettando di ispirarsi ai principi dell’informazione civica (la formulazione proposta dalla Fondazione Ahref è frutto di uno studio del metodo di ricerca dell’informazione utilizzato da molti giornali internazionali che si pongono al servizio della cittadinanza, ma naturalmente è migliorabile).

Saranno anche migliorati i materiali di consultazione a disposizione di chi voglia conoscere più approfonditamente i motivi per i quali la Carta Costituzionale è attualmente scritta come è scritta e dunque per valutare la profondità di pensiero che è necessaria per riformarla. A fianco a questi materiali dovrebbe essere messo a disposizione di chi lo voglia compilare un test per valutare la conoscenza della Costituzione.

Il percorso della discussione aperta culminerà in una giornata della Costituzione che servirà a dare il massimo spazio ai contributi raccolti. Per sottolineare ancora una volta l’importanza e la delicatezza fondamentale del dibattito che si sta avviando.

Quando in ottobre saranno comunicati i risultati , l’Istat e la Fondazione Ahref prenderanno in esame i dati sulla partecipazione alla consultazione per cercare di comprendere criticamente il valore dell’iniziativa. I dati saranno comunque resi pubblici in modo che chiunque altro possa studiarli e valutare a sua volta il lavoro svolto. Naturalmente la partecipazione di Ahref è legata al mantenimento di una condizione di apertura ed equilibrio dell’iniziativa.

Si spera che queste informazioni, raccolte in alcune riunioni preparatorie, possano essere utili per immaginare come questa consultazione possa essere indirizzata in modo che dia frutti seri e significativi, evitando strumentalizzazioni sempre possibili in un paese come l’Italia. Ogni commento è benvenuto.

Soddisfazione startup. Per ripartire

Un rapporto della Banca d’Italia scritto da Antonella Magliocco e Giacomo Ricotti analizza lo stato del venture capital in Italia. Ovviamente segnalandone l’arretratezza senza mezzi termini. Ma c’è una pagina positiva e riguarda l’innovazione normativa introdotta l’anno scorso a favore delle startup e dell’ecosistema dell’innovazione:

In Italy an important turning point occurred in October 2012, with Decree Law No. 179/2012 (the “Growth Decree-2”) which introduced a specific and detailed package of measures in support of start-ups. The rationale of the new provisions is clarified in Article 25.1 of the same Decree: to support the development of a new entrepreneurial culture, to create an ecosystem that is more geared towards innovation, and to promote social mobility and the attraction of talent and capital to Italy from abroad.
This was the first time that Italian policy makers addressed the topic in a comprehensive way, examining all the tax issues concerning supply/demand along the VC industry’s value chain. In addition to the new tax rules, the decree introduces several measures aimed at speeding up incorporation procedures, simplifying corporate governance and increasing the flexibility of labour rules for temporary employees hired in innovative start-ups in the first four years of activity.

È una soddisfazione. Una valutazione positiva del lavoro svolto in una materia tanto complessa proveniente dalla Banca d’Italia è un grande incoraggiamento per tutti coloro che hanno dato un piccolo o un grande contributo. Che serve a preparare una nuova fase di innovazione normativa e culturale per rendere l’Italia più ospitale per gli innovatori.

Verifiche sui numeri sentiti in giro

Grande collaborazione per la verifica al volo delle statistiche comparative citate ieri. Grazie a tutti!

Il Moma non ha più visitatori dell’insieme dei musei italiani. Ma Eataly ha più visitatori del Moma, con ogni probabilità. Mentre si direbbe che gli italiani vendano effettivamente all’Ikea più mobili di quanti ne comprino dall’Ikea. Ma la ricerca continua…

Hanno contribuito Francesca Amé, Marco Giovannelli, Andrea Gori, Giuseppe Ragusa, Massimiliano, Marta Fana, Davide Andriolo, Francesco Formisano. Matteo, Piergiorgio Pagnan, Mauro Vanni, Boris Limpopo, Paolo, Federico Querin.

Numeri per sentito dire

Ho registrato alcune suggestive statistiche che mi sono arrivate da persone autorevoli e che stimo, ma proprio perché riportate a voce velocemente non hanno una fonte. Quindi se per caso ci fosse qualche commentatore disposto ad aiutarmi a verificarle, sarei molto contento e grato.

Ecco queste statistiche senza numeri e in cerca di verifica.

Gli italiani vendono più mobili all’Ikea di quanti ne comprino dall’Ikea.

I biglietti del Louvre venduti a italiani costituiscono un fatturato più grande di tutto il fatturato di tutti i musei italiani.

Il Moma di New York ha più visitatori di tutti i musei italiani messi insieme.

L’Eataly di New York ha più visitatori del Moma.

Ripeto: le persone che mi hanno detto queste cose sono affidabili. Chissà se qualcuno conosce i numeri esatti e le fonti di queste suggestive informazioni..

Ipertinenza di Derrick de Kerckhove

Ipertinenza. Un gioco di parole che richiama l’opposto dell’impertinenza. Un concetto, l’ipertinenza, che con il suo “iper” suggerisce un senso di estrema pertinenza. E si usa per comprendere un aspetto di quello che succede nella cultura pervasa dalle conseguenze della rete. Soprattutto nella sua evoluzione che l’internet mobile favorisce: la fusione della connessione digitale con il territorio e l’ambiente.

Non ha più alcun senso, se mai ne ha avuto, parlare di separazione tra il “virtuale” e il “reale”. Le persone sono immerse in un ambiente arricchito dalla rete e reagiscono alle condizioni che si verificano anche in base all’estensione delle capacità cerebrali generata dalla disponibilità degli strumenti digitali connessi. Un elemento del successo delle nuove sollecitazioni culturali emergenti e una strada per interpretarle è dunque la loro “ipertinenza”: la loro capacità connettiva, pratica e concettuale, la loro contestualizzazione, la loro adottabilità dalle persone che le riconoscono come liberatorie e generative del ruolo attivo di ciascuno nell’ecosistema dell’informazione e dell’innovazione.

Derrick de Kerckhove ne ha parlato ieri a un convegno organizzato dalla banca Intesa