Nòva Nòva. Da progettare…

Il direttore del Sole 24 Ore, Roberto Napoletano, ha deciso di investire sul tema dell’innovazione. E mi ha chiesto di tornare a occuparmi di Nòva.

Una riflessione è necessaria. Nòva è una possibilità preziosa per gli innovatori italiani che vogliono condividere informazioni, leggere quello che fanno gli altri, coltivare una visione.

Nòva deve superare i limiti nei quali la costringe la crisi dei giornali tradizionali. E non può che farlo innovando.

Questo è il momento per pensarci insieme. E fare un progetto che valga la pena di essere portato avanti con entusiasmo. Forse qualcuno vorrà usare questo spazio per lanciare i suoi suggerimenti: gliene sarò molto grato.

Comments

55 Comments so far. Leave a comment below.
  1. Sarebbe bello creare una rubrica, all’interno di Nòva, che faccia data journalism. Ogni settimana, una storia raccontata (e visualizzata) solo con i dati tanto per dare un po’ di contesto.

  2. Alessandro,

    Ciao Luca,
    Il Sole24 Ore è il giornale dell’imprenditore per eccellenza. Perché non dare all’imprenditore, ed in questo caso all’imprenditore innovatore, che vuole cambiare e migliorare, strumenti, notizie, informazioni su ciò che più serve? Dare notizie su chi innova, su start up, su premi, su “innovazione” come keyword non serve a chi vuole fare innovazione ma serve solo a sensibilizzare sull’argomento o a dare una vetrina per chi innova (utile, che sia chiaro). Chi vuole innovare ha soprattutto bisogno di conoscere i problemi a cui poter dare soluzioni creative. Ha bisogno di sapere dove c’è fermento finanziario per cercare le risorse necessarie per iniettare il proprio business. Ha bisogno di spaccati trasversali dell’industria, del commercio, delle ICT per comprendere in che direzione ci si sta muovendo e cercare di aiutare gli ingranaggi delle aziende a scorrere più rapidi ed efficaci.
    Insomma, perché non dare spazio a contenuto utile per chi innova, oltre che far da vetrina all’innovazione?
    Ciao,
    Alessandro

  3. questa è una bella notizia. Intanto un grosso in bocca al lupo!

  4. alessandra fenizi,

    una rubrica dedicata alle varie forme narrative e di apprendimento. e poiché la versione cartacea costringe il format, cercare di ipertestualizzarla quanto più possibile utilizzando QR code

  5. Alfredo Mele,

    Davvero una bella impresa, complimenti!

  6. Massimo,

    Non potrei essere più felice per te e per Nòva :-) Ne parlammo tanto, intanto inizia a vedere chi finora ha contribuito con costanza :-)
    Forse ora possiamo fare.

  7. Ho apprezzato dalla prima ora Nòva per cui la tentazione di rispondere con una proposta di restaurazione è forte, ma non sufficiente.

    Credo che in questi due anni sia emerso forte il fenomeno dei makers che sta prendendo piede anche in Italia e che può essere un ottimo legame tra i temi dell’innovazione tecnologica e quelli del rilancio del manifatturiero al centro dell’attenzione del Sole24ore.

    Non mi spiacerebbe inoltre che Nòva potesse continuare sul tema delle smartcities unendo gli aspetti tecnologici a quelli sociali, ambientali e cooperativi (senseable e resilient cities, ma anche transitional economy e vari fenomeni di crowd sourcing). Soprattutto preferirei conoscere le esperienze italiane per facilitare buone pratiche.

    Insomma mi piacerebbe un Nòva che apre la sua terza fase fondendo le due precedenti tenendo come obiettivo l’uscita creativa dalla crisi.

    Intanto in bocca al lupo.

    • Alessandro,

      Lo spunto è interessante Stefano, concordo con te. La rinascita del settore manifatturiero che fino a poco tempo fa, in Italia, è stato dominato da metodiche produttive “vecchie” sta cercando di rinnovarsi e innovarsi.

      Si può pensare ad un punto di contatto che, parlando dei problemi o degli stimoli delle aziende, in maniera aperta, possa portare innovazione tramite lo scambio di idee o l’informazione.

      Mi immagino una fusione tra tecnologia, imprenditoria e visioni del futuro.

      • Concordo e da lettore di Aldo Bonomi ritengo che quando parliamo di manifatturiero dobbiamo pensare anche ai distretti industriali ad alto valore tecnologico (ad esempio la meccanica), ma anche tutto il mondo del design e delle imprese creative lombarde, abruzzesi e marchigiane. Insomma ormai i tempi sono maturi per puntare i riflettori su quanto c’è gà in Italia così da indicare la strada anche agli altri. Penso che tanti temi dall’opendata all’opensource, dai makers ai temi del copyleft stanno andando a sintesi e Nòva potrebbe essere l’house organ di questo cambiamento.

  8. alessandro,

    Ciao Luca, mia idea:

    Nòva Academy: uno spazio web in cui videotutorial/web workshop insegnano ai ragazzi alcune delle tecniche digitali di content production (game development, 3d, coding, …) Diamo strumenti, non solo pareri.

    • Saper creare e manipolare multimedia è quel che mi manca di più, da migrante digitale di mezza età, della competenza dei nativi (quelli competenti, si intende).

      Fateli anche per noi migranti, laboratori e tutorial!

      • alessandro germiniasi,

        Spero che qualcuno ci ascolti, ma vedi che ancora una volta il dibattito si concentra sulla parte intellettual/cultural/teorica delle cose?
        Io invece credo che l’erogazione di contenuti formativi gratuiti nei temi concreti dell’ICT e del Multimedia sia la cosa più urgente, e più calzante per la nuova Nòva. Arduino ne è un esempio brillante: Banzi & co. hanno messo strumenti di innovazione facile nelle mani di tutti, distribuendo conoscenza in un segmento che è molto, molto promettente.
        Nòva Academy potrebbe essere una manna per migliaia di persone che non hanno gli strumenti economici per accedere a formazioni specializzate.
        Ti prego Luca, considera almeno questa opzione: DIAMO STRUMENTI, non solo PARERI :)

  9. Sezione sulle città e su expo 2015

    a disposizione

  10. Ne sono davvero felice, caro Luca! Mi mancava molto la tua gestione, sempre così attenta ai temi che più mi appassionano: reti e sistemi complessi.

    Ovviamente se vuoi riprendere questi temi mi farà piacere metterti a disposizione le esperienze e le conoscenze mie e dei gruppi di lavoro che ruotano intorno al Complexity Education Project e al Festival della Complessità.

    Una cosa che mi viene in mente (e che io da utente leggerei volentieri): si potrebbe realizzare una rubrica fissa che ogni settimana proponga una definizione e una riflessione su un termine base, a formare via via una specie di “Glossario delle reti e dell’approccio sistemico”. Che ne dici?

    Intanto complimenti e un augurio di buon lavoro! Valerio

  11. Renato Vichi,

    Dedicare spazio e opinioni alle nuove piazze digitali, dove si formano le opinioni, dove si concentrano le nuove tendenze in vari settori. Dall’economia, alla politica, dal sociale allo sport. Insomma dove va il lettore oggi e perchè…

    • Giancarlo Panico,

      d’accordo con Renato Vichi.
      Per un giornale tradizionale Nova già fa quello che può fare. La vera sfida di innovare nell’editoria oggi è riuscire a coinvolgere i fruitori del giornale nella produzione dello stesso, quindi da destinatari di un prodotto confezionato a processi di produzione inclusivi.
      Novà, limitatamente al suo tema, potrebbe rappresentare un primo spazio nazionale di citizen journalism.
      Innovare, in questo caso, significherebbe trasformarlo in un’agorà, una piazza dove siano previsti spazi per i fruitori: imprenditori, esperti, manager… insomma un luogo dove dare spazio e voce a chi, generalmente non la ha. Come? Ad esempio con call for paper… la settimana o due settimane prima si lancia un tema che sarà sviluppato sulle pagine del giornale e si raccolgono contributi, idee, progetti… che poi troveranno spazio sul giornale.
      recensione di prodotti fatti dagli utilizzatori, piuttosto che dai giornalisti o, come succede per le App, con indici di gradimento.
      Una piazza moderata, ovviamente. Però dove ci sia uno spazio reale per gli interlocutori del giornale.

  12. Stefano Fricano,

    Potrebbe essere interessante introdurre una rubrica che ospiti un contributo che riassuma da parte dei responsabili dei vari enti di ricerca (università, laboratori, distretti tecnologici) le principali attività e campi di eccellenza. Un contributo che potrebbe essere accompagnato anche da una video-intervista e una breve presentazione da mettere su una piattaforma a cui accedere anche attraverso Qr barcode in coda all’articolo. Guardare anche ai numeri e alla qualità degli uffici ILO delle università, che non hanno mai funzionato efficacemente salvo casi rari, potrebbe essere anche da stimolo per un maggior e più efficente trasferimento tcnologico.

  13. Benedetto Buono,

    Ciao Luca,
    innanzitutto complimenti, davvero un gradito ritorno di cui beneficieranno tutti i lettori.
    Suggerimento: una intervista in ogni numero agli startuppers del momento? Vedo un mondo in fibrillazione intorno a me, Roma mi sembra una Silicon Valley con in più il Colosseo. Contattami pure se ti va di discuterne.
    Ciao

  14. Un progetto di fruizione del circuito di blog associato al brand che vorrei presentarti.

  15. Intanto complimenti e in bocca al lupo.
    Ritengo che il nuovo Nova, nel valutare quali innovazioni e nuove iniziative coprire, debba valutare maggiormente la loro prevedibile: (1) potenzialita’ di creazione di valore e occupazione (2) impatto sulla capacita competitiva, specie globale, del settore proprio e oltre.
    Rufo

  16. Penso che Nova debba tener presente che “innovazione” non vuol dire necessariamente una cosa positiva per la societa’, ne per chi ne deteniene l’IP. Un po’ come il termine “riforma”. Alle volte mi viene da pensare che Nova sembri un po’ la “Popular Mechanics delle startup e dell’IT”.

  17. Puntare sull’innovazione significa oggi puntare sul mondo dell’educazione. Ma senza continuare ad accarezzare gli autoproclamatisi “guru” del verbo digitale nelle scuole: ottimi affabulatori, affascinanti forgiatori di formule, ma che non hanno idea di cosa significhi lavorare nella scuola reale. C’è bisogno di condividere, di far emergere le infinite, differenti esperienze e socializzarle. Questo è possibile (anche sulla base di piccole esperienze già vissute) utilizzando anche solo e soltanto piattaforme web. Una realtà come quella del “Sole 24 Ore” potrebbe utilizzare più proficuamente i responsabili del settore scuola già presenti nelle sedi territoriali di Confindustria.

    • Alessandro,

      Ciao Enzo,
      Non sono d’accordo. Per due motivi: il primo è che “il mondo dell’educazione” italiano ha un problema, nella gran parte dei casi anche se non in tutti, di dissociazione dal mondo economico ed industriale (italiano ed estero). Tende a “viaggiare nel suo mondo” inseguendo idee e gusti di professori che cercano fama scientifica o grossi bandi di ricerca senza necessariamente un collegamento con il mondo industriale. Il secondo motivo è che nella definizione si innovazione c’è mercato, c’è vendita, c’è un miglioramento che trova spazio perchè è miglioramento. Innovazione non significa occuparsi di cose che sono “on the edge of science” ma migliorare sistemi produttivi e prodotti che siano software, hardware, chiavi a brugola o motori aeronautici con successo di mercato, con diffusione.
      Il mondo accademico e la scuola fanno già quello che possono per presentare tutte le novità e far avanzare la scienza ma l’innovazione è un processo inevitabilmente imprenditoriale.

      Non volermene!!
      Alessandro

    • alessandra fenizi,

      condivido pienamente: il nostro tallone d’achille è il nostro sistema di educazione poi a catena segue il resto. Se l’educazione è ancora vista come una piramide gerarchica che non prevede mai un linguaggio condiviso e in cui ognuno prende parte nella costruzione delle domande, il nostro paese pur avendo una cultura meravigliosa non sarà in grado di reggere alla competizione degli altri paesi. Abbiamo tutti gli strumenti anzi alcuni li esportiamo. Un esempio? guardate come viene visto e applicato il metodo montessori in Inghilterra o in Cambogia e come da noi.

  18. Roberto Battaglia,

    Hai detto bene Luca.
    Nòva deve superare i limiti nei quali la costringe la crisi dei giornali tradizionali. E non può che farlo innovando.
    Ecco i miei suggerimenti:
    - dare spazio a chi innova, ma anche fungere da stimolo verso gli imprenditori che potrebbero innovare ad esempio adottando le startup
    - capitalizzare la bellissima esperienza de “La Vita Nòva”
    - creare una vera integrazione fra l’inserto e la parte online del sito (oggi totalmente scollegate)
    - accettare di pubblicare (almeno in parte) contenuti con licenza creative commons
    - mettere ordine sui canali social: Novalab24, Nova24tech ecc. (magari togliendo l’oroscopo del giorno ;-)
    - dare spazio al “giornale esteso” scritto da chi commenta gli articoli sui social media
    - valutare se riprendere l’esperienza della rubrica in radio (senza cannibalizzare 2024)

  19. Questa è una bellissima notizia! Intanto ci penso, ma prima di tutto congrats!

  20. Pat,

    Nova nova… innovazione… Ma che cosa e’ l’innovazione?
    Sarebbe utile investigare cu cosa sia l’innovazione e superare concetti e stereotipi – si parla di innovazione sempre e comunque, ma che cosa significa davvero? E non parlo di saggi accademici pieni di citazioni, ma di esplorazioni reali di concetti tramite metodologie innovative capaci di svelare nuove prospettive. In un momento dove il cambio e’ una necessita’, iniziare a cambiare approcci e metodologie di indagine diventa l’unica via…

  21. Alessia,

    Quando ci si inserisce in un dibattito avviato è buona regola innanzitutto leggere chi ha già lasciato un suo commento. Lo farò quindi prima di condividere qualsiasi riflessione. Ma da subito voglio esprimere grande apprezzamento per l’apertura di questa dimensione di ripensamento collaborativo. Grazie!

  22. Fabrizio Puddu,

    Un piano editoriale immaginario. Nova dovrebbe:
    1)chiarire meglio il concetto di innovazione (cos’è, chi lo applica, dove si applica)dedicando un numero speciale all’innovazione dove più voci autorevoli dicono la loro sull’innovazione.

    2) scovare l’innovazione in Italia, nelle piccole cose, nei luoghi grandi e piccoli e presentarla spiegarla e raccontarla.
    3) dire quali sono le aziende, che fanno l’innovazione in italia.Grandi o piccole che siano.
    3)farsi promotrice del caring di queste aziende sul nostro sistema Paese. Pungolare insomma le aziende a fare qualcosa di innovativo per il Paese e aiutandole a declinare il loro progetto di pro bono.
    Ovviamente last but not least declinare al meglio su tutte le piattaforme i contenuti di Nova ingaggiando nel dialogo quante più persone possibile e raccogliendo da loro in maniera sistematica gli spunti più interessanti.

  23. Credo che Nova non dovrebbe essere un giornale, e non dovrebbe essere scritto dai giornalisti. Non abbiamo bisogno di notizie, non abbiamo bisogno di una enciclopedia delle startup, probabilmente abbiamo bisogno di un faro, una guida verso la quarta rivoluzione industriale http://www.mckinsey.com/Insights/Business_Technology/The_Internet_of_Things_and_the_future_of_manufacturing?cid=other-eml-alt-mip-mck-oth-1306 penso che dei coordinatori di area e una giusta scelta delle categorie di lavoro potrebbero essere il primo passo

    Punterei molto anche sulla visualizzazione del dato e della notizia e sulla riflessione. Nova è “la lettura” degli innovatori, deve essere obbligatorio collezionarlo, non deve essere possibile buttarlo via

  24. Hai detto bene Luca.
    Nòva deve superare i limiti nei quali la costringe la crisi dei giornali tradizionali. E non può che farlo innovando.
    Ecco i miei suggerimenti:
    - dare spazio a chi innova, ma anche fungere da stimolo verso gli imprenditori che potrebbero innovare ad esempio adottando le startup
    - capitalizzare la bellissima esperienza de “La Vita Nòva”
    - creare una vera integrazione fra l’inserto e la parte online del sito (oggi totalmente scollegate)
    - accettare di pubblicare (almeno in parte) contenuti con licenza creative commons
    - mettere ordine sui canali social: Novalab24, Nova24tech ecc. (magari togliendo l’oroscopo del giorno
    - dare spazio al “giornale esteso” scritto da chi commenta gli articoli sui social media
    - valutare se riprendere l’esperienza della rubrica in radio (senza cannibalizzare 2024)

  25. andrea ardito,

    In questi giorni ho maturato la consapevolezza che la parola chiave e paradigma per esprimere il modo con cui si produce e trasmette (o con cui si dovrebbe piu’ opportunamente produrre e trasmettere) la conoscenza nel nostro tempo e’ “open”: vale per il sw, per la tecnologia, fino alla cucina e alla birra (vedasi l’aperazione open della birreria artigianale Baladin). Non ho un’ideona da proporle, la invito pero’ a riflettere (forse le sembrera’ banale) sulla necessita’ di creare piattaforme, situazioni, di interscambio tra la rivista e i lettori. Mi accorgo infatti che il dialogo, lo scambio di opinioni, la cooperazione, la condivisione accrescono il sapere di ciascuno e contemporaneamente ci fanno stare meglio insieme. Congratulazioni e buon lavoro.

  26. Suggerimento: aprire ai contenuti delle associazioni che hanno voglia di far conoscere le innovazioni delle imprese.e dei professionisti che ne fannoparte. Ne ho in mente un paio, parliaamone se vuoi, la mail ce l’hai.

    Ciao

    Marco

  27. Cosa succede quando i nativi digitali incontrano aziende costruite, organizzate e gestite da nativi analogici? Come fanno queste aziende a ingaggiare proficuamente i nativi digitali? Come fanno nativi digitali e analogici a lavorare insieme e a far evolvere insieme il mondo virtuale e reale dove intraprendono?

    La rubrica sull’innovazione di un editore concentrato sul mondo delle imprese potrebbe raccogliere e dare contributi preziosi su questo tema.

    Ne ragioniamo tra amici da qualche mese su un gruppo LinkedIn che si chiama proprio “migranti digitali” – http://www.linkedin.com/groups/Migranti-Digitali-4975724

  28. Caro Luca, che bella notizia. Ho continuato a seguire regolarmente i vari numeri ma ammetto che l’inserto nascosto tra le pagine del giornale e il formato ridotto mi davano l’idea di un ‘nova’ piuttosto sacrificato. Anche se la scuola non è’ il target principale penso che il particolare momento storico che stiamo vivendo richieda un occhio particolare di attenzione per il mondo della scuola e il settore education. Un grande in bocca al lupo!

  29. Marco Generali,

    Spazio al design strategico, strumento alla base dell’innovazione pervasiva in tutte le funzioni aziendali. Al Politecnico di Milano c’e’ un master molto ben strutturato sul tema, all’estero e’ un modo di lavorare assodato nelle aziende innovative, in Italia il design strategico stenta invece a essere compreso e adottato dalle imprese, specie nelle PMI.

  30. Per parlare di innovazione bisogna parlare di conoscenza, e la creazione, gestione e sfruttamento della “conoscenza” è uno dei problemi più grandi da affrontare. Quando diciamo che la formazione in Italia non funziona abbastanza, affrontiamo un problema che ha molte sfaccettature. La scuola, gli insegnanti, i programmi, le famiglie, le aziende, il riconoscimento “sociale”. E quello che questo sistema produce, spesso finisce all’estero senza una contropartita per il sistema “paese”. Serve un cambiamento culturale, che parta dalla base, dai singoli, studenti, insegnanti e famiglie nella scuola dell’obbligo, e tutti gli attori che seguono negli stadi successivi. E in questo l’informazione può essere utile: un’informazione più ampia su come la formazione funziona all’estero, con quali programmi, con quali differenze, con quali problemi e anche con quali errori, magari poi corretti, può servire a comprendere meglio cosa cambiare. Partendo dal basso, dalle piccole cose, dalla scuola dell’obbligo fino a salire alla formazione professionale e specializzata.
    Fuori contesto? Non credo. Anche un genitore con una “cultura digitale” (probabile lettore di Nòva) può solo arricchirsi confrontando la sua esperienza quotidiana con altri esempi lontani geograficamente e culturalmente. E da lì in realtà si può proseguire fino al problema della formazione continua che è un tema spesso non affrontato nelle aziende che, volenti o nolenti, hanno a che fare con l’IT in perenne evoluzione.
    Un grande in bocca al lupo!

  31. Bella news!! :-)
    Buon lavoro Luca! I suggerimenti e le migliori intenzioni mi pare non manchino… ;-) Partecipo, divulgo e rimango sintonizzata.
    Buona giornata!

  32. Caro Luca, non sarrei proprio in grado di dare dei suggerimenti (a te poi!), pero’ posso dire cio’ che mi piacerebbe i fosse e cioe’ un luogo (giornale di carta, sito o altro) che si occupasse di innovazione a tutto tondo e quindi non solo l’innovazione digitale o l’innovazione di impresa, ma anche per esempio l’innovazione che avviene nel terzo settore, l’innovazione nel modo stesso di fare economia e di coinvolgere anche il sociale.

    Un grande in bocca al lupo!

  33. Prima di tutto complimenti e in bocca al lupo…grande notizia…!
    Per quanto concerne gli spunti:
    -proporre casi concreti..veri..verificati.. ci servono casi concreti di applicazione “italiana” di innovazione tecnologica..meno markette e più vita vera & vissuta
    -Nòva è un patrimonio dei cittadini..diamo voce anche a loro..vogliamo sentire la voce della gente (sensata)
    -sarebbe interessante parlare di strumenti, di tools..anche qui concretezza…”how to do”, la cultura del fare e saper fare, così radicata in Italia, così (mis)conosciuta
    -green jobs, smart cities..l’Italia e l’ambiente…diamo voce ai “lavori verdi” e a chi fa sostenibilità e la fa bene…
    - Smart Manufacturing, Digital Start Up ed “effetto Sputnik”. Come fare cultura, impresa e formazione on line in una Europa in crisi all’alba di una nuova rivoluzione Industriale. Prima che sia troppo tardi. Per svegliare l’Europa e ridirezionarne i sistemi educativi, finanziari e imprenditoriali verso le nuove opportunità occupazionali che il nascente mercato dello Smart Manufacturing sta per generare prima che la nuova sfida sia vinta da altre Economie e sistemi Paese che si siano mossi nella nuova “corsa alla Luna” prima, e meglio, di noi.

  34. Luca De Biase,

    Grazie a tutti!!! grazie per tutto questo… faccio al più presto un riassunto e procediamo nella progettazione – su twitter ci sono i commenti di
    @darios @emilabirascid @funkysurfer @markobasile @annamasera @adrianoattus @robiveltroni @mante @martinapennisi @g_giansante @carlottaventura @invisigot @MicheledAlena @demartin @LucaCominassi @giovannidepaola @ibm370m @FrankieBit @masstrovato @LuciaBracci @mgiacomello @carloalberto @gpcolletti @NicolaMadonna @vincos @elisabettareato @margheacierno @marcogio59 @festpolitica @claudiom @deboracolo @rosaschiavello @antosavarese @gmbrega @vittoriopasteris @davidcasalini @fabioiaco @marcoprat @StellaMaris18 @pandemia @lucaventurelli @ciropellegrino @Pixiepromotion @GiancarloRHagni @tedeschini @massimochi @presidealfieri @DanieleChieffi @Nova24Tec @bpagliaro @niente @batpad @_arianna @martinapennisi @Simonedantonio @fabriziopuddu @franca_piovani @michelafinizio @copyright_italy
    per chi vuole proseguire tag: #nòvaproject

  35. ottima notizia, un riconoscimento al buon lavoro portato avanti. Mi piacerebbe che ci fosse spazio per le nuove generazioni, che potessero conoscere quali sono le professioni, gli skill, la formazione d’eccellenza per chi fa e vuole fare innovazione. Insomma riuscire a far passare il messaggio che l’innovazione non si improvvisa..

  36. Luca un grande in bocca al lupo.
    Mi piacerebbe che l’innovazione non fosse più considerata un fatto straordinario ma al contrario che diventi patrimonio di tutte quelle aziende che vogliono uscire dalla crisi e che magari potrebbero usare le nuove tecnologie come leva.
    Raccontiamo le loro storie, di come usando l’innovazione si può far evolvere il proprio business. Insomma come dice un mio caro amico meno startup e più Restart. (cit- Luca Carbonelli)

  37. Per favore Luca, torniamo a parlare di impresa. in questo periodo, mai come in questo periodo c’è bisogno porre in evidenza le imprese italiane. il nocciolo duro della nostra economia. Parlo da piccolissimo imprenditore costretto a rallentare i propri passi a causa di questa persistente crisi, di questo immobilismo, di questo lento procedere della burocrazia, di questa insopportabile tassazione ai massimi livelli. Cerchiamo di evidenziare le buone nuove iniziative, quelle concrete, del nuovo governo e di tutte le associazioni che hanno qualcosa da offrire oggi all’impresa. Parliamo di prodotti, degli artigiani, quelli veri e non solo di quelli futuristici. parliamo di innovazione che parte dal basso, da dentro alle aziende. parliamo e facciamo parlare chi ha davvero qualcosa da dire: i veri esperti, coloro che parlano per esperienza e non per teorie. Credo che in tutti noi puoi trovare tanto entusiasmo e bisogno di farlo. In bocca al lupo

  38. alessandro germiniasi,

    immagina che bello spiegare ai bimbi italiani come ‘pensa’ una macchina.
    forse hai visto il meraviglioso ‘from 0 to C’ di Ubi DeFeo che insiegna ai bimbi i circuiti logici del linguaggio C con scatolette e fili di spago.
    nò(n)va bene se rimangono solo parole.

    http://hellosavants.com/from-0-to-c/

  39. Francesca Fedeli,

    Educazione digitale x tutte le eta’. Io ci sto!

  40. Da lettore appassionato di Nòva trovo interessante la notizia, e anche il dibattito nato da questo post. La maggior parte dei commenti si sono concentrati sui contenuti che sarebbe bello leggere nei prossimi numeri, con al centro il tema dell’innovazione. Mi piacerebbe però (anche per rispondere a quella crisi dei giornali ricordata nel post) che Nòva presenti nuovi percorsi di lettura, tra carta-sito-app. Creando magari una catena di valore differente tra l’esperienza e l’utilizzo della lettura sulla carta e sul web. Trovo ad esempio l’app di La Vita Nòva una delle più interessanti nel panorama editoriale, proprio per la sua capacità di andare oltre i confini del tablet proponendo una lettura “aumentata”: magari il prossimo passo sarà avere una lettura “sinestetica”, contaminando maggiormente diversi modelli (e tempi di attenzione) di consumo delle notizie. Che spero e credo avranno vita lunga e giustificheranno la mia abitudine di conservare le copie cartacee del giornale.

  41. Innovazione dal basso: tanti post di 10-15 righe da tutta Italia con al centro ciascuno una storia “nova” inviata da imprese, organizzazioni e persone. Stimoli laterali dalla redazione sui grandi recuperi strategicim che il paese deve affrontare: ambiente, cultura digitale, design, porosità imprese-università, distruzione creativa della burocrazia, turismo, produzione culturale, gioventùcrazia, womenomics, trasparanza e open data. E poi perché non inventare un sistema di valutazione del giornale aperto ai suoi lettori e che dialoghi con i vincoli aziendali? Grazie Luca, per questo nuovo ciclopico impegno.

  42. Giuliano Castigliego,

    Caro Luca, innanzitutto, con infinito ritardo, i più sinceri complimenti! Solo qualche telegrafico (?) accenno:
    -educazione digitale per #migrantidigitali come già ben illustrato da Gianluca Marcellino
    - narrazione collettiva per narrare insieme eventi e spt. vissuti che son di tutti ma percepiti da ciascuno in modo diverso
    - narrazione della psiche per raccontare non solo le nuove conoscenze sul cervello e le sue funzioni ma anche sviluppi, frontiere e limiti delle psicoterapie come narrazioni della nostra evoluzione
    - social media tra l’altro come psicoterapia di gruppo e suo racconto.
    In bocca al lupo!

  43. E se si facesse qualcosa con Altreconomia? il mondo dell’economia solidale e sostenibile, che raccontiamo da 14 anni, è fucina di grande inventiva: sugli stli di vita, ma anche imprenditoriale.
    a presto!

  44. mafe,

    Mi associo in ritardo ai complimenti e in bocca al lupo :-)
    Io sto lavorando da un po’ alla raccolta, sintesi e divulgazione di quelli che chiamo “I ferri del mestiere” in omaggio a Fruttero e Lucentini: i mattoncini di base del sapere indispensabile per capire il cambiamento in corso, mattoncini spesso sconosciuti a chi ha una cultura tecnica ed economica.
    Mi piacerebbe che Nova, più che recensire libri, recensisse concetti: ovviamente mi candido per farlo, ma potrebbe essere anche un lavoro collaborativo :-)

    E ancora bravo!

  45. luigi cipriani,

    Direi che potrebbe essere interessante che apriate ad Data Journalism investendo delle risorse. Accettando proposte esterne ma anche creandone voi di inedite.

  46. (sotto ho messo un suggerimento per la nuova-Novà)

    Nel 2008 scrissi a novà24 sul cloud e un mese dopo fui onorato della pubblicazione (http://concretezza.over-blog.it/article-la-rete-e-tutto-un-programma-116599889.html).

    Nel 2001 portai a SMAU la prima soluzione italiana “smart-city” (si chiamava “tele-domotica” ma i concetti erano gli stessi) http://www.iet.unipi.it/f.giannetti/documenti/powerlines/PowerLineCom/Bibliografia/RivisteWeb/SiemensComunicatiStampa.htm

    Sto lavorando ad service-creation-environment distribuito e aperto, per artigiani digitali, che possano “produrre” servizi a partire dagli open-data della P.A. (ed i big-data della vita). Ti può interessare?

    Fai della nuova-Novà un luogo interattivo di incontro di “costruttori” di cose utili che cambiano in meglio la vita (non è questa l’innovazione?) che sia “osservato” dalle imprese.

    A disposizione

  47. minisimpli.com,

    Il problema non è Nòva, progetto di per se curato tecnicamente bene e valutabile sicuramente in maniera positiva. Il problema in Italia è sempre il solito: l’approccio, il metodo con cui vengono affrontate le cose: dall’alto si decide di ‘investire’ sull’innovazione, questa strana cosa, chissà cos’è l’innovazione? Si parla di cose fatte in altri posti del mondo, ma non le si comprende, si cercano ‘idee’, si fanno concorsi per promuovere chissà quali ‘start-up’… Ma quali aziende nuove possono nascere in Italia? Ma vi rendete conto di che genere di tassazione e burocrazia ci sono? Le idee nascono quando la gente è libera di fare quello che vuole, ed è opportunamente tutelata da leggi eque e uno stato dotato di un minimo integrità, punto e basta. I giovani italiani potrebbero creare centinaia di aziende e contenuti innovativi se solo avessero la possibilità, invece no, devono andare a Londra, a Berlino, in Silicon Valley, perchè? Ce lo chiediamo??? Come fa un paese con una mentalità medievale come l’Italia a generare contenuti nuovi e interessanti in un clima di completa autoreferenzialità e incompetenza a tutti i livelli. Si può anche fare un bel giornale o una bella applicazione iPad, ma a chi serve? All’editore per fare vedere che ha fatto qualcosa nel mondo ‘innovativo’ delle nuove magiche tecnologie? Chi mai al mondo leggerà contenuti scritti in Italia, se non gli italiani che non sanno altre lingue? I contenuti ‘veri’ sono da altre parti… Chiunque ha interesse nella realtà si documenterà da altre fonti, Mashable, The Next Web, per fare un esempio qualsiasi… Perchè nessun editore di livello mondiale nasce in Italia, paese con un background di editoria e cultura invidiabile? Perchè nessun social network o servizio web internazionale può nascere in Italia? Perchè in UK, Scandinavia, Germania, o persino Spagna si, ma in Italia no? Avete idea di cosa significa la burocrazia? Quale senso ha continuare in questo mondo di cose fine a se stesse in un paese che potrebbe competere per qualità con i migliori al mondo? Ogni giorno un concorso per premiare le 10 migliori idee o notizie di come è facile adesso creare una start-up con solo 1 euro!!! Ma quale idiota al mondo aprirebbe un’azienda digitale in un paese con tasse superiori al 50%, pagamenti a 90 giorni che possono anche non avvenire (primo tra tutti lo stato a non pagare) e come se non bastasse connessione internet lenta… Ma ci rendiamo conto?
    Scusate, ma non ne posso più di sentire parlare di progetti innovativi da fare in Italia, con sussidi di stato come quelli che si beccherà il sole 24Ore si potrà anche fare qualcosa di carino, ma intanto… dove vogliamo andare?

  48. Data la situazione della filiera della comunicazione e del digitale, appare necessario portare in superficie le ragioni, i modi di esseer e di lavorare dei òavoratori digitali, oggi distribuiti tra metalmeccanico, commercio, tlc e lavoro autonomo. Come dice una nota pubblicità? Perchè non riesco a produrre hardware, software, apparati di rete, content orientato al mondo. Se ci riesce Ericsson partendo da un paese di 9 milioni,,,
    Ovviamente con un piglio orientato alla produzione, bisognerebbe badare meno ai consumatori, all’ambiente e non credere che la dimanda pubblica sia la panacea. Finora la morte di aipa-digitpa-ad significa efficcienza sui costi, che diminuisce il mercato. Sul giornale dei produttori, per antonomasia, ci si attenderebbe naturaliter questo approccio. Invece no, il giornale di confindustria, secondo una antica tradizione, è tale solo per difendere alcuni brand, sul resto sembra un giornale antisistema. Il 6% dei lavoratori digitali sempre peggio pagati e colonizzati deve reggere una società economica orientata al digitale per il 75%. Le aziende possono pensare che loro convenga così. Purtroppo invece, con questo approccio, rischiano di sparire con i loro lavoratori. Non so se sarà possible, ma parlate di lavoro e produzione digitali. Non di formazione, non di tipologie professionali, ma di come ricostituire produzioni e di come aggredire i mercati, interno ed export

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