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Day May 10, 2013

Link. Letture per domani. Open access, insicurezza, intelligenza collettiva

Roberto Caso scrive un paper molto importante sul diritto formale al servizio dell’open access alla conoscenza scientifica: Scientific knowledge unchained: verso una policy dell’università italiana sull’Open Access. The Trento Law and Technology Research Group. Abstract: «Lo scopo di questo scritto è mettere in luce quel che il diritto formale può fare a favore dell’Open Access (OA). La tesi di fondo è che il diritto formale – la legge, i regolamenti, i contratti – può rappresentare un formidabile ausilio all’affermazione del principio dell’accesso aperto, ma che il definitivo successo dell’OA risiede in un radicale cambiamento delle norme informali che presidiano le prassi dell’editoria scientifica. Un tale mutamento dipende dalle dinamiche di potere nelle quali si intrecciano gli interessi degli scienziati che comandano il gioco delle pubblicazioni (potere accademico-scientifico) e gli interessi degli editori scientifici che hanno una posizione di preminenza sul mercato (potere commerciale). Inoltre, un ruolo di primo piano viene giocato dai nuovi attori che si affacciano nel sistema della comunicazione scientifica (archivi disciplinari, motori di ricerca, social network scientifici etc.). Particolare attenzione è riservata al mutamento normativo e all’interazione tra diverse tipologie di regole (regole giuridiche, regole informali e regole tecnologiche). Lo scritto s’incentra sull’accesso aperto alle pubblicazioni e tocca tangenzialmente altri, e pur fondamentali, aspetti connessi come quello dell’accesso ai dati della ricerca scientifica.» (Download pdf)

Ilvo Diamanti con Demos conduce un’indagine continuativa sulle insicurezze degli italiani. «È un’insicurezza generalizzata, pervasiva, si potrebbe dire totalizzante, quella degli italiani in questa fase così incerta, che determina e alimenta paure e preoccupazioni crescenti. Aumenta il peso della crisi economica e sociale più in generale, ma anche l’incertezza politica e il difficile rapporto con l’Europa: elementi che concorrono a delineare una sorta di “male oscuro”. L’informazione TV riflette il disagio, ma non lo alimenta come in passato.» (Download pdf)

Antonio Spadaro, cyberteologo e direttore di Civiltà Cattolica, suggerisce a chi sia interessato ai temi dell’intelligenza collettiva di leggere o rileggere Pierre Teilhard de Chardin, per esempio: Il fenomeno umano (1938-1940), Il Saggiatore, Milano 1968 – Edizioni Queriniana, Brescia 1995

Per collegare il racconto della società all’azione politica. Il divorzio tra le persone e gli eletti non è irrimediabile

Il caso della donna ridotta in schiavitù a Firenze, raccontato sull’account Facebook di Matteo Renzi, è istruttivo. Per l’informazione, la politica, la visione:

1. È un fatto. È una storia coinvolgente, emozionante, difficile. È stato segnalato dalle persone che vivono a Firenze. È stato verificato e ha trovato ascolto tra le autorità. È stato preso in carico da istituzioni competenti. Ha trovato una soluzione.
2. È una modalità per fare politica. Il nome di Matteo Renzi si collega con un’operazione andata a buon fine, testimonia di un atteggiamento politico aperto, attento ai problemi delle persone immigrate, rispettoso della cittadinanza, capace di risolvere i problemi. Si manifesta senza mediazione giornalistica ma direttamente sulla rete. Va dritto al punto.
3. È una visione simbiotica tra la società e la politica. Senza le segnalazioni venute dalla società le autorità forse non si sarebbero accorte del fatto e non sarebbero intervenute. Senza la presa in carico da parte delle autorità la società si sarebbe sentita ancora una volta abbandonata a sé stessa. Dimostra che il gesto di un cittadino che segnala può avere delle conseguenze pratiche, arrivare a un’azione di successo, generare un ambiente sociale migliore. Il gesto di ciascuno migliora l’insieme e questo migliora la vita di ciascuno.

Il divorzio tra società e politica è anche la mancanza di un’esperienza quotidiana della relazione tra ciò che le persone fanno e ciò che fa la politica. Ma questo divorzio non è ineluttabile. Si affronta, come spesso succede, parlandosi meglio e ascoltandosi di più. Si risolve con un lavoro strutturato e paziente.

La società civile si dovrà dotare di strumenti per arrangiarsi di più, fare sentire meglio la propria voce, manifestare istanze più concrete e motivate, imporsi all’attenzione dei politici. Questo fenomeno è già cominciato. Può migliorare. E può avere conseguenze, se si considera che gli eletti non diventano tutti insensibili solo perché sono eletti, ma anche perché a loro volta si perdono in una macchina senza senso, con l’impressione di non poter fare abbastanza. In un contesto così, si genera un sistema che incentiva con maggiori probabilità la selezione di un personale politico che si concentra solo sull’occupazione di poltrone invece che sul servizio alla popolazione.

Da dove si comincia? La riforma della macchina politica è necessaria. Ma mentre i politici tentano di farla, noi, la società civile dobbiamo darci un’organizzazione per spingerli ad ascoltare. A partire dall’informazione di mutuo soccorso e i media civici. Imho.

Prossimi incontri. Alberto Sangiovanni Vincentelli. Mancati incontri. Il sottosegretario allo sviluppo digitale

Alberto Sangiovanni Vincentelli, professore a Berkeley, parla oggi a Padova, nell’ambito di Segnavie, la serie di incontri organizzati dalla Fondazione Cariparo. E parla di senso del rischio, dell’imprenditorialità, delle infrastrutture che servono a dare forza a un ecosistema dell’innovazione. La distanza che separa l’Italia dalla California. Nella speranza che si spinga a raccontare anche come e se è interpretare in modo originale le opportunità offerte dall’innovazione, anche se non si è basati a San Francisco (CorriereInnovazione).

Intanto, Riccardo Donadon manifesta una critica forte contro i ritardi nell’applicazione del decreto crescita per quanto riguarda le starup e la semplificazione delle condizioni per l’avvio di iniziative imprenditoriali innovative (CorriereInnovazione).

In effetti, la politica necessaria a sviluppare il potenziale di crescita legato all’innovazione e alle startup sembra sia stato messo in secondo piano nei primi giorni di questo nuovo governo. Come negare che manca una figura di riferimento per tenere alta l’attenzione e l’azione intorno ai temi dell’agenda digitale, dell’infrastrutturazione digitale, della modernizzazione della pubblica amministrazione, della facilitazione alla nascita di nuove imprese innovative… Non è mai troppo tardi, certo. Nella speranza che alla nuova compagine governativa manchi solo un po’ di attenzione: sarebbe grave, visto che si tratta di uno degli argomenti sui quali si può costruire di più e con risultati probabilmente più veloci da raggiungere; ma sarebbe rimediabile presto, almeno scegliendo un responsabile del coordinamento delle politiche in materia.