Apple e la killer app

Secondo Hank Williams, la Apple scrive le sue regole del gioco per il mondo della apps in modo da disincentivare chi “pensa differente”:

“Ok, so were finally getting down to it. On at least two
fronts,
Apple has now essentially thrown out its draconian rules on what
developers can and cannot do on its platform, and replaced them with
essentially, no rules. The new “rules” appear to be, “its OK to do what
you want in your app if we say so. And we’ll figure that out *after*
you’ve fully invested in our platform.” In other words, you serve at the
pleasure of the queen.

Now the truth is for the vast majority of app developers this is totally
fine. People developing the uninspiring apps that mainly make up the
App Store have nothing to fear. But those creative few that want to do
something interesting with a UI, or want to use hardware in a new way,
or who want to use a more advanced code execution technique are at grave
risk.”
Forse c’è un po’ di pregiudizio in questa riflessione. Ma vedremo se nella pratica si verifica o meno. Vale la pena di tener d’occhio questo filo di ragionamento.
Intanto, il Wsj riporta che la Ftc sta mettendo sotto osservazione la Apple per verificare se le sue pratiche di business stanno mettendo in difficoltà la competizione nel mercato del software per i cellulari. Può non essere un male per la Apple: meglio avere un punto di riferimento come la Ftc che indaga e arriva a conclusioni “ufficiali” piuttosto che subire uno stillicidio di sospetti e accuse. 
E’ vero che la Apple non è più un operatore di micronicchia (come ricorda Paolo) e che in certi settori è molto grande (come nei lettori di mp3). Ma è anche vero che non arriva neppure lontanamente a un potere sul mercato paragonabile per esempio a quello della Microsoft di anni fa, lasciata crescere senza problemi legali da tutti per un paio di decenni. Certo è che la lobby anti-Apple si sta muovendo massicciamente. E che la Apple farà bene a tenerne conto.

Comments

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  1. Apple in fin dei conti lascia ampi margini di libertà all’interno della propria filosofia e della propria etica. Basti pensare al rifiuto del porno, di cui parlo qui:
    http://ilrinascimento.it/steve-jobs-ci-libera-dal-porno

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