November 2009 Archives

Diversità emergente nei giornali

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E' chiaro che gli editori devono trovare i nuovi modelli di business dei giornali. Ed è chiaro che i giornalisti devono fare giornali migliori. Pena un aggravamento continuo della crisi scoppiata in tutta la sua forza quest'anno ma partita da qualche tempo.

Non sarebbe un dibattito molto appassionante (e forse non lo è comunque) se non fosse per il fatto che la semplicità della questione viene continuamente complicata da confusioni di ruoli e di preoccupazioni tra editori e giornalisti. Inoltre, qualche eccezione alla regola c'è.

Sicché non mancano i motivi per tornare sull'argomento.

Gli editori non vendono le notizie ma il supporto che consente l'accesso alle notizie. Le notizie (o meglio i servizio di produrre le notizie) le vendono i giornalisti, di solito agli editori che poi fanno pagare l'accesso. Esistono editori che vendono le notizie (con il diritto di ripubblicarle): sono le agenzie. E gli editori che tentano di diventare agenzie per nuove forme di trasmissione delle notizie (siti di banche ecc ecc). Allo stesso modo esistono giornalisti che vendono il servizio di produzione delle notizie direttamente al pubblico (newsletter ecc ecc) o che costruiscono il loro "giornale" e lo fanno vivere di pubblicità (alcuni blogger specializzati ci sono riusciti eccome). In generale, però, la situazione standard è diversa. Può essere che sia proprio lo standard ad essere in crisi.

I giornalisti che si fanno imprenditori sono il tema di un pezzo interessante di Journalism. La questione è: possono i giornalisti-imprenditori mantenere ben chiara la distinzione tra i due ruoli? In altre parole: possono essere "indipendenti"? Forse è un falso problema: perché anche nell'editoria tradizionale i conflitti di interesse sono possibili e latenti. La questione è dunque come trasformare il livello di indipendenza in qualcosa di davvero riconoscibile, trasparente, dimostrabile. Non può essere impossibile.

La relazione degli editori con i motori di ricerca è altrettanto intricata. Il modello della pubblicità online che va per la maggiore è quello che tratta gli articoli come singoli item di informazione non necessariamente all'interno di un contenitore giornalistico: la pubblicità si aggrega di preferenza all'argomento dell'articolo non alla testata che lo ha pubblicato. D'altra parte la testata è una sorta di generatore di credibilità del quale il motore e la pubblicità hanno bisogno. Non per nulla Eric Pfanner ha l'impressione che Google e Murdoch abbiano bisogno l'uno dell'altro.

Intanto, nascono ogni giorno nuovi modelli. Demand Media paga una ventina di dollari a pezzo a chi risponde alle sue richieste di articoli che rivende in molti modi a diversissimi interlocutori che li vogliono comprare.

I modelli di business sono in movimento. La qualità necessaria è diversa a seconda dei contesti. Non è facile pensare che una soluzione standard sia possibile. E' sempre più chiaro che il nuovo sistema sarà la somma di tante soluzioni particolari. Tante.

Alla luce di questo, un pezzo di David Carr aiuta a rimettere in circolazione qualche speranza. I giovani che arrivano alla professione, sono da sempre carichi di voglia di "cambiare il mondo" raccontando la verità. E poi si smorzano nel corso della lunga trafila che li dovrebbe portare a lavorare nel giornalismo degli editori tradizionali. Ora, dice Carr, quegli stessi giovani hanno molti modi per sviluppare la loro voglia di contribuire e tutti gli strumenti che lo rendono possibile. Il futuro può essere duro per gli editori tradizionali. E per i giornalisti tradizionali. Ma non è necessariamente chiuso per i giovani. (David Carr su New York Times).
Si chiama Dainik Jagran. Ha 56 milioni di lettori. E' scritto in hindi. Ha 1000 giornalisti e 240 edizioni locali. Fa cronaca. Arriva più velocemente della polizia sui luoghi degli avvenimenti. E' grande e nello stesso tempo iperlocale. E non conosce crisi. (LeMonde)

In fondo, è la stessa ricetta (cambiato quello che va cambiato) che fa il successo - senza apparente crisi - di Axel Springer per come l'ha raccontata Giuseppe Vita a VeniceSessions.

Ritratto per un maestro

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Un maestro di giornalismo dice che questo ritratto di Michele Ferrero, pubblicato da Ft, è un esempio della perfetta struttura del ritratto giornalistico.

E' utile riconoscere la struttura degli articoli giornalistici. Il giornalismo è un lavoro artigiano. Si impara guardando i maestri che lo fanno. L'artigiano sa fare ma non sa dire che cosa sa fare (dice Sennett). Ma spesso si pensa alla ricerca delle informazioni, alla verifica, all'indipendenza di giudizio, alla coerenza nella linea editoriale. Meno spesso si dedica attenzione alla struttura degli articoli.

Il giornalismo non è programmaticamente letteratura autoriale. Il suo programma è di mettersi umilmente al servizio del pubblico. E la struttura standard dei pezzi serve a costruire un testo che sia facilmente leggibile, contenga tutte le informazioni rilevanti, abbia una linearità adatta alla lettura veloce.

Quella struttura, poi, può essere interpretata dal giornalista in modo personale. E allora l'articolo riconquista una sua autorialità. Ma soltanto dopo essere passato attraverso lo spirito di servizio.

Per questo vale la pena di riportare quanto suggerito da un vero maestro. E di leggere il pezzo dell'Ft.

Controversia YouTube

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Viene in mente ripensando al caso del video assurdo pubblicato da YouTube. Stefano ha pubblicato un ottimo post in proposito. E credo che a questo punto valga la pena di ricominciare il discorso da quel post.

La questione sembra essere essenzialmente: che cosa è YouTube? Imho, si può rispondere così: se YouTube è fondamentalmente una macchina e se il suo valore deriva da una vasta popolazione di utenti che comunicano attraverso YouTube, allora YouTube è più come un videotelefono che come un editore televisivo (ovviamente non è né l'uno né l'altro, ma è un po' più come il primo che come il secondo). E allora non dovrebbe essere il gestore della macchina a decidere - come se fosse un giudice e un poliziotto - che cosa vada o non vada pubblicato, che cosa vada o non vada rimosso. Salvo i casi in cui siano esplicitamente definiti i criteri di comportamento - in modo che la "macchina" (o una procedura standard e trasparente che possa essere eseguita dalle persone che operano la macchina) li possa applicare senza discrezionalità. In tutti gli altri casi ci vuole purtroppo un intervento interpretativo e applicativo della legge da parte di autorità competenti. Ripeto: imho.

Ogni problema ha una soluzione

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Diceva l'altra sera Cesare Romiti che un suo mantra è sempre stato questo: "ogni problema ha almeno una soluzione". Sembra rassicurante, ma detto dal boss della Fiat - che aggiungeva: "casomai ha più di una soluzione" - a qualcuno poteva apparire anche un po' minaccioso. In realtà, oggi, Romiti è diventato molto più colloquiale (è stato premiato dal sindaco di Santa Margherita Ligure perché ha sempre lottato per le sue idee e perché negli ultimi tempi ha saputo cambiare idea). 

Come da copione

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Per chi avesse pensato che il vocio sul coinvolgimento dei vertici del governo nel processo per i crimini mafiosi in corso a Firenze fosse più che altro un attacco di comunicazione preventiva, teleguidato da un'accorta gestione dei messaggi mediatici, Libero offre una conferma. Citando addirittura l'esistenza di un "copione".

Del resto, la dimostrazione che la fiction è da qualcuno considerata più importante della realtà viene dalle dichiarazioni secondo le quali a meritare le maggiori critiche in tema di mafia sono proprio coloro che hanno scritto il copione della Piovra.

BookBlogging - Capitale e condivisione

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More about Lo spettro del capitale
Il libro di Sergio Bellucci e Marcello Cini è un saggio politico sull'economia della conoscenza. Riparte da Marx (Karl) e dal progetto di ricerca che il pensatore ottocentesco aveva annunciato nei Gründrisse: immaginare lo sviluppo del capitalismo anche oltre la fase dell'industrializzazione. «Marx aveva una visione più estesa di quella descritta ne Il Capitale, che è una sorta di "fotografia del presente": la visione di un futuro in cui "la creazione della ricchezza reale viene a dipendere meno dal tempo di lavoro e dalla quantità di lavoro impiegato", ma dipende invece da quello che chiama general intellect, cioè "dallo stato generale della scienza e del progresso della tecnologia o dall'applicazione di questa scienza alla produzione"». E si sviluppa in una critica del capitalismo per come si è trasformato nell'epoca della conoscenza. Con l'obiettivo di suggerire una nuova prospettiva d'analisi per l'azione dei partiti di sinistra. 

Di certo, con la fine del sistema di produzione fordista, la sinistra tradizionale ha faticato a ritrovare un'analisi adatta all'azione di difesa dei lavoratori. Anche perché il lavoro post-fordista è organizzato in modo tale da mettere i lavoratori (consumatori) in competizione individuale tra loro. Il che rende difficile e obsoleta qualunque strategia basata su forme di mobilitazione che abbiano bisogno del concetto di "classe" per generare la coscienza di un interesse comune.

Ma per Bellucci e Cini, l'economia della conoscenza sta facendo emergere diverse forme di collaborazione e condivisione che si possono interpretare come alternativa almeno potenziale al capitalismo.

Al di là delle radici culturali del saggio e delle sue finalità, la lucidità della ricostruzione delle linee generali del dibattito sull'economia della conoscenza fa del libro una bella lettura anche per chi non sia particolarmente orientato politicamente.

Sta di fatto che il punto politico è rilevante e originale. Di fatto, i partiti di sinistra sembrano un po' in difficoltà nell'elaborazione di una strategia che li candidi a rappresentare non solo i valori culturali (che tendono ad essere "dati" perché di origine territoriale o soggettiva) ma anche gli interessi di quel nuovo genere di lavoratori che emerge con la smaterializzazione del processo produttivo del valore. Anche perché quegli stessi lavoratori faticano a riconoscere esattamente in che cosa li potrebbe favorire una fazione politica che sembra tradizionalmente orientata a occuparsi dei lavoratori in base al tipo di contratto che hanno più che al tipo di lavoro che fanno, una fazione che pensa al loro status normativo (di dipendenti o professionisti o nei casi più moderni "partite iva") piuttosto che alla loro identità sociale ed economica più complessa e a quello che potrebbe dare alla società.

Il valore del libro di Bellucci e Cini è nell'intuizione che la collaborazione emergente tra le persone in rete si possa tradurre in una forma di dichiarazione di ciò che i lavoratori dell'economia della conoscenza potrebbero dare alla società. 

Anche se resta da chiarire meglio in base a quale insieme di concetti essi potranno ricreare per se e per il loro entourage la consapevolezza di poter avere qualcosa in comune non solo al livello di community online ma anche nella dimensione territoriale che resta ancora fondamentale per le aggregazioni politiche.

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Alcuni libri che ho in mano             
  Impressioni mentre leggo

Claudio Cerasa
La presa di Roma
Rizzoli - Bur

Pietro Greco 
Nico Pitrelli 

Scienza e media
Codice Edizioni
Che cosa è successo a Roma
prima, durante e dopo la conquista
del governo da parte della destra?

La comunicazione è ormai parte integrante
integrante della pratica della ricerca
scientifica. E ne condiziona le prospettive.
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Le puntate precedenti di questa specie di "rubrica"...
Miseria del millennio (22 novembre 2009)
Che cos'è la coscienza (15 novembre 2009)
Pirati e designer (11 ottobre 2009)
Scrivere la musica (6 settembre 2009)
L'arte dell'artigiano (28 giugno 2009)
Gandhi (7 giugno 2009)
La storia dei giornali (24 maggio 2009)
La valanga della crisi (29 marzo 2009
Il destino della storia (1 marzo 2009)
L'imprenditore di Schumpeter (22 febbraio 2009)
Il regime dei media (15 febbraio 2009)
Paul Veyne e costantino (9 febbraio 2009)
Sinapsi sociali (25 gennaio 2009)
Le storie contro la storia (18 gennaio 2009)
Io non sono il mio cervello (11 gennaio 2009)
Luminosa oscurità (4 gennaio 2009)
Il nuovo paradigma della finanza (21 dicembre 2008)
Il pericolo e l'intelligenza (14 dicembre 2008)
Beato chi si scandalizza (30 novembre 2008)
Viaggio per la felicità (2 novembre 2008)
Mercato o capitalismo (19 ottobre 2008)
Hacker (12 ottobre 2008)
Odio (27 settembre 2008)
Querdenker (24 agosto 2008)
L'indicibile segreto del segreto (14 agosto 2008)
Il filo dei libri (15 luglio 2008)
Felicità in azienda (28 maggio 2008)
Siamo le nostre azioni pubbliche (11 maggio 2008)
Senza povertà (4 maggio 2008)
Nothing ends (27 aprile 2008)
Esplorazioni insensate (5 aprile 2008)
L'arte del rinnovamento (16 marzo 2008)
L'arte nella storia (9 marzo 2008)
La logica della decrescita (2 marzo 2008)
La lettura dei confini (24 febbraio 2008)
La fortuna della filosofia (17 febbraio 2008)
Pensieri astratti su realtà concrete (3 febbraio 2008)
Memoria. Felicità (27 gennaio 2008)
Libertà della conoscenza (20 gennaio 2008)
Libertà della scienza (16 gennaio 2008)
Leggere nella complessità (13 gennaio 2008)
Leggere una storica scomparsa - 2 (6 gennaio 2008)
Leggere una storia scomparsa (31 dicembre 2007)
Il senso e la visione (22 dicembre 2007)
L'Italia e gli italiani (16 dicembre 2007)
La complessità della conoscenza (9 dicembre 2007)
L'organizzazione informale (2 dicembre 2007)
Il comune senso del capitalismo (4 novembre 2007)
Il gioco della matematica (28 ottobre 2007)
Numeri da leggere (7 ottobre 2007)
Fantadesign da leggere (30 settembre 2007)
Vivere una lettura filosofica della politica / 2 (23 settembre 2007)
Vivere una lettura filosofica della politica (16 settembre 2007)
Leggere il video partecipativo (5 agosto 2007)
L'identità delle vittime (29 luglio 2007)
La poesia di un amico è il titolo del racconto della tua vita (22 luglio 2007)
Leggere l'incomprensione (15 luglio 2007)
Il destino di leggere (8 luglio 2007)
Leggere la razza padrina (1 luglio 2007)
Leggere un incontro di civiltà (24 giugno 2007)
Lettura bella e popolare (17 giugno 2007)
Ricchezza della lettura in rete (3 giugno 2007)
Mutazioni nella lettura (27 maggio 2007)
Leggere nel futuro della città (20 maggio 2007)
Leggere il segreto di un inventore (13 maggio 2007)
L'organizzazione da leggere (6 maggio 2007)
La felicità di leggere (29 aprile 2007)
La scommessa di leggere (22 aprile 2007)
Leggere nel pensiero (15 aprile 2007)
Leggere nella mente digitale (8 aprile 2007)
Leggere nella rete (1 aprile 2007)
Leggere gli effetti dell'autobiografia (25 marzo 2007)
Leggere memi (18 marzo 2007)
Leggere l'identità del reporter (11 marzo 2007)
Leggere gli scenari (4 marzo 2007)
Leggere di quelli che lavorano (25 febbraio 2007)
Leggere dentro e fuori (18 febbraio 2007)
Leggere parole chiave (11 febbraio 2007)
Leggere appunti su ciò che non può essere scritto (4 febbraio 2007)
Rileggere quello che va riletto (28 gennaio 2007)
Leggere quello che gli amici hanno scritto (21 gennaio 2007)
Leggere quello che gli altri leggono (14 gennaio 2007)
Leggere per viaggiare (7 gennaio 2007)
Leggere per meditare (31 dicembre 2006)
Leggere per citare (24 dicembre 2006)
Gli occhiali per leggere (17 dicembre 2006)
Leggere, leggerezza, legge (10 dicembre 2006)
Leggere o non leggere (3 dicembre 2006)
Leggere per lavorare o lavorare per leggere? (26 novembre 2006)


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Scrivono di libri: Clelia Mazzini (Akatalēpsìa), Luisa Carrada (Il mestiere di scrivere), Stefania Mola (Squilibri), Ste (melodiainotturna), Ossimora (Antonia nella notte), Remo Bassini (Appunti), Seia Montanelli (Paese d'Ottobre), Renee (Book of the day), Mitì Vigliero (Placida Signora), Gian Paolo Serino (Satisfiction), Gattostanco, Gabriella Alù (Non solo Proust), Patrizia Bruce (Dimmi, cosa leggi?), Angèle Paoli (Terres del femmes), Alessio. E... VibrisseLipperaturaLitteratitudineWittgenstein, talvolta. E inoltre: Bottega di LetturaPenna e mouseBookrepublicLa FrustaZamBooksblog. E MilanoNera. E Sottotomo... BooksWebTvPalagniacAmalteoCarmilla onlineAntonio Genna. E Nazione indiana.


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In libreriaEconomia della felicità, dalla blogosfera al valore del dono e oltreFeltrinelli



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L'epoca delle campagne crossmediali

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Una forma di relazione cooperativa tra giornali tradizionali e nuovi media sociali sembra crescere intorno ad alcune campagne di sensibilizzazione sociale e culturale. I casi della campagna per la liberazione del wi-fi in Italia, le varie raccolte di firme (come quella contro il processo breve) di Repubblica, l'Internet for peace (Riccardo) sono alcuni esempi, seppure diversi e accolti diversamente dalla blogosfera (vedi per esempio Simone e Iabicus). 

E' una dimostrazione della possibilità di una relazione più costruttiva tra vecchi e nuovi media. Che potrebbe essere sviluppata.

Readings #8 - Coscienza, media, Pil

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«Questi sono i miei principi. Se non vi piacciono ne ho altri» diceva Marx, nel senso di Groucho. Pare che questo marxismo abbia vinto, grazie alla strategia della disattenzione e al minestrone mediatico. Uno sguardo nuovo è possibile? La discussione sulle metriche che utilizziamo per valutare come stiamo è uno dei filoni di ricerca in questo senso. Su Les Echos il resoconto di un dibattito in materia.

Il concetto di coscienza ha generato un dibattito molto complicato. Il lato morale o forse del "super-io" si è trovato minoritario rispetto al lato che riguarda il rapporto tra coscienza e inconscio. Il libro di Humphrey lavora intorno all'idea di presente soggettivo. Stanislas Dehaene dà conto dei risultati dei suoi esperimenti e del suo processo di teorizzazione. Ovviamente, l'osservazione mostra che la circolazione dei "pensieri" non è lineare.

Non c'è un osservatorio sulle trasformazioni dei media che non dia conto dell'enorme crescita del ruolo di internet nell'accesso alla conoscenza. Ecco Mediawatch.



Pubblici misteri su YouTube

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I pubblici ministeri che hanno preso posizione sul tema della rimozione di un video offensivo contro i disabili hanno scelto un argomento inequivocabilmente sensibile per l'opinione pubblica. Ma non hanno definito pienamente il problema. E poiché Ninja chiede un'opinione, ci si può tornare.

Il video è offensivo? Lo può stabilire soltanto un giudice. Qualcuno lo ha pubblicato usando le funzioni di una piattaforma. I gestori della piattaforma lo rimuovono se glielo chiede qualcuno che ha l'autorità per giudicare illegale quel video. Non intervengono a giudicare il contenuto, a meno che non sia stata stabilita una precisa normativa. Perché non fanno il giudice. Proprio per questo esistono i pm: fare in modo che sia rispettata la legge. E quando sono loro a intervenire, la piattaforma si affretta a eseguire. Mi pare semplice.

Richiedere che siano le piattaforme a fare i giudici è una rinuncia dei giudici a fare il loro mestiere. Ed è praticamente impossibile.

Insomma. O c'è una legge che dice che cosa il gestore della piattaforma deve fare, o non c'è. Se non c'è e un'illegalità è commessa su una piattaforma interviene l'autorità giudiziaria e prende una decisione.

Questo non impedisce di solidarizzare con l'associazione Vivi Down che ha giustamente ottenuto la decisione di rimozione del video.

Opinioni ben più circostanziate in materia:

Vittorio Zambardino su Repubblica

Anna Masera sulla Stampa

Internazionale

Corriere della Sera


Short message strike

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Altroconsumo dice che la decisione dell'Agcom in materia di sms è per lo meno ambigua. I prezzi in Itaila restano molto alti. E Facciamocisentire continua la sua protesta chiedendo lo sciopero degli sms.

Agcom dice che invece con la sua decisione i consumatori possono aspettarsi prezzi degli sms in linea con quelli europei.

I consumatori dovranno attivarsi per ottenere gli eventuali vantaggi della tariffazione al secondo.

L'agenda di Kroes

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Neelie Kroes è il nuovo commissario europeo all'Agenda digitale (ex portafoglio Tlc e Società dell'informazione) in sostituzione di Viviane Reding. Kroes era all'antitrust dove aveva lavorato ai dossier Microsoft e Sun-Oracle. In questo momento, il suo sito non è aggiornato. (Per chi ne sorridesse in base a una sorta di hubris internettara vale la pena di osservare che in questo momento non è aggiornata neppure wikipedia).

Dolcetto scherzetto

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I cookies vanno bene anche all'Europa. E quindi gli utenti non avranno il diritto di accettarli prima che vengano installati sui loro browser (il che avrebbe comportato una finestra pop-up aperta ogni volta che i cookies avessero chiesto il permesso di entrare). Iab soddisfatta.

Microwebtv

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Giampaolo Colletti ha scoperto decine di web tv iperlocali un po' dappertutto in Italia, ne ha parlato su Nòva per anni ed è riuscito ad avviare un'iniziativa associativa molto rilevante. E' una bella cosa. Altratv.

Coraggio blogosfera

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Se si vuole trovare facile consenso in Italia, basta fare una bella lamentazione: ben scritta, ben sintetizzata in uno slogan, proposta con buona scelta di tempo. Ma alla fine non ci porta molto avanti. L'informazione equilibrata sa mettere insieme i fatti, la diversità delle opinioni, una critica di quello che non funziona e un'agenda costruttiva di quello che si può fare. E direi che l'obiettivo di una rivoluzione dell'informazione in Italia non sarebbe tanto quello di avere più critica, quanto avere più equilibrio, attenzione, consapevolezza che il nostro futuro dipende da quanto siamo capaci di fare in base a quanto siamo capaci di capire. Ma vabbè: metto queste considerazioni generali in piccolo perché si possono anche saltare.

Meno male, dunque, che proprio mentre si spegne lentamente il dibattito sulla "blogosfera molle" arrivi la giusta proposta sulla liberazione del wi-fi, sostenuta dagli stessi media sociali in modo molto efficace. Si annuncia una dimostrazione di critica costruttiva della blogosfera (che evidentemente, almeno a fiammate, non è poi tanto molle).

La riflessione sulla forza dell'impatto dei nuovi media sociali sulla capacità della società italiana di costruire una visione critica, costruttiva, coraggiosa dell'epoca che viviamo è necessaria. Ma è importante anche tirarne fuori qualcosa di propositivo.

I temi si dimostrano molto diversi. Difficile tenerne traccia ordinatamente.

C'è un approccio cinico che genera una domanda del tiop: "se l'intera società italiana non è capace di critica costruttiva, come può farlo la blogofera?" La risposta può essere: "eh, già", oppure "è proprio dalla novità della blogofera e della microblosfera che può partire un rinnovamento, ma bisogna imparare dall'esperienza".

Imparare dall'esperienza significa abbandonare l'ingenuità di un puro e semplice approccio tecno del tipo: "le nuove piattaforme sono tanto liberatorie che l'innovazione verrà fuori per forza, perché nella quantità enorme di informazioni generate dagli utenti ci saranno anche quelle che migliorano l'informazione nel suo complesso". Questo approccio non funziona perché se è vero che nella grande quantità di informazione c'è anche quella buona, è anche vero che non è per tutti facile trovarla e che comunque si infiltra anche l'informazione cattiva. Anzi, per la verità, chi punta sulla strategia della disattenzione è perfettamente in grado di estenderla anche sui media sociali.

Probabilmente le piattaforme e le soluzioni tecniche non sono la risposta al problema di migliorare l'efficacia culturale dei media sociali. Perché naturalmente questa dipende molto di più dalle persone. Ma è anche vero che le regole implicite - tecniche - con le quali le piattaforme e i servizi di aggregazione sono organizzati contengono elementi incentivanti che possono valorizzare comportamenti costruttivi o alimentare forme di competizione distruttiva. Un punto di riflessione è dunque: possiamo pensare a regole implicite più intelligenti di quelle attuali? Può darsi.

Uno dei problemi più belli in questo senso è come si può migliorare la valorizzazione dei contributi che contengono più ricerca, più informazione nuova e verificata, più apertura culturale? Sembra impossibile. Ma in certi contesti è stato affrontato. Anche se oggi il problema va posto in modo totalmente diverso, ci sono state epoche e territori in cui la qualità culturale è stata in qualche modo notata e valorizzata da sistemi incentivanti intelligenti. Un contributo di avanzamento culturale, in questo senso, è stato prodotto da alcune regole implicite nell'università originaria medievale (quella che nasceva istituzionalmente come territorio intellettuale libero dai condizionamenti del papato e dell'impero). E un contributo di avanzamento culturale derivò in seguito dal mecenatismo, rinascimentale (politico e mercantile). Altri esempi spesso emergono dalle logiche delle fondazioni statunitensi o nei sistemi museali innovativi o nei network culturali (tipo enciclopedisti, impressionisti, e chi più ne ha più ne metta...). Ci mancherebbe: si possono citare e discutere mille di questi esempi. Ma in tutti ci sarà sempre una qualche regola incentivante che ha aggregato un movimento culturale e lo ha portato a migliorarsi qualitativamente. Perché non potremmo pensare a qualcosa del genere anche per il mondo dei media sociali? E' il lancio di una palla lunga, mi rendo conto. Ma perché no? Questo sarebbe il primo caso di movimento culturale nel quale ciascuno può pensare quello che vuole: perché non sarebbe orientato a definire i contenuti, ma a valorizzare il modo trasparente e aperto con il quale vengono generati e condivisi. Senza imporre niente a nessuno. Ma gratificando in modo non competitivo l'impegno culturale che ciascuno decide di regalare agli altri.

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Reminder sul dibattito relativo alla blogosfera molle:
Molte reazioni al pezzo di Giuseppe... A parte quanto scritto qui, le pagine dei commentatori sono state ricchissime: ne riporto qui i link soltanto per facilità d'uso. Massimo non crede che la struttura degli strumenti possa davvero migliorare i cittadini. E a Luca sorge di nuovo il dubbio che la retroguardia si mangi l'avanguardia. Pasteris lo cita. Andrea Contino ritiene che la blogosfera non sia molle ma al contrario dura. Il circolo Barack cita ad esempio un piccolo villaggio gallico. Ket apprezza l'arte della socievolezza che comunque è emersa nella blogosfera. Webeconoscenza ipotizza che i social media evolvano da servizi a infrastruttura. Gino Tocchetti ricorda il dibattito su nicchia e tribù (con apprezzamento critico per Godin). Dario propone di tenere d'occhio la distinzione tra blog e microblog. Puscic si sente antisociale (Ezekiel). Zamba apprezza Filtr.
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Readings #7 - Molliche di blogosfera

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Cercando aggiornamenti al mitico pezzo di Bill Joy sull'emergere possibile di una nuova specie post-umana, si può scoprire che alla Darpa (l'agenzia di ricerche avanzate del dipartimento alla difesa americano, superinteressante) stanno cercando il modo di potenziale i soldati "cellula per cellula" (come dire con biotecnologie, neuroscienze, ecc ecc): World Politics Review. Invece pare che il progetto "telepatia" sia stato abbandonato.

Si moltiplicano i pezzi che riguardano le sperimentazioni degli editori di fronte alla crisi. Sta nascendo una nuova società che farà da piattaforma per la distribuzione dei magazine negli Stati Uniti (Observer). Molti si domandano che effetto avrà la rinuncia di Murdoch al traffico proveniente da Google: Hitwise. Altri editori comunque seguono il magnate australiano-americano (Bloomberg).

Quante reazioni al pezzo di Giuseppe sulla blogofera molle... A parte quanto scritto qui, le pagine dei commentatori sono state ricchissime: ne riporto qui i link soltanto per facilità d'uso. Massimo non crede che la struttura degli strumenti possa davvero migliorare i cittadini. E a Luca sorge di nuovo il dubbio che la retroguardia si mangi l'avanguardia. Andrea Contino ritiene che la blogosfera non sia molle ma al contrario dura. Il circolo Barack cita ad esempio un piccolo villaggio gallico. Ket apprezza l'arte della socievolezza che comunque è emersa nella blogosfera. Webeconoscenza ipotizza che i social media evolvano da servizi a infrastruttura. Gino Tocchetti ricorda il dibattito su nicchia e tribù (con apprezzamento critico per Godin). Dario propone di tenere d'occhio la distinzione tra blog e microblog. Puscic si sente antisociale (Ezekiel). Zamba apprezza Filtr.

Aza riflette sui dati che riguardano il rapporto tra blog e social media in generale. Nessuno dei suddetti ripassa la crisi degli editori. Intanto, la privacy interessa al Gobbo e a Orientalia.


Avvicinati

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Le relazioni tradizionali del vicinato, distrutte dalla fatica di vivere nella città, erano una risorsa economica e sociale fondamentale. Le persone si prestavano gli attrezzi e le tazze di zucchero, perché si conoscevano, si fidavano e vivevano un'economia meno monetarizzata.

Il progetto Avvicinati, presentato da Barbara Giachi, vorrebbe alimentarle di nuovo. Sulla base di un'associazione da lanciare a partire da un quartiere di Firenze destinata a sostenere le attività di scambio e prestito di oggetti d'uso comune. Come, naturalmente, le carrozzine e le attrezzature per i neonati che si usano per un po' e poi si lasciano in cantina. Naturalmente, tutto sarebbe facilitato con un social network.

ItaliaFutura ha premiato ieri il progetto Avvicinati. E lo sosterrà in modo molto concreto. Intanto, Matteo Renzi, sindaco di Firenze ha dichiarato di voler appoggiare il progetto.

Pensiero debole, breve e molle

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Dopo il periodo del pensiero debole,
è arrivata l'epoca dell'attenzione breve
nel contesto di una blogosfera molle...

Giuseppe Granieri propone l'idea della "blogosfera molle" italiana, una blogosfera leggera nell'impatto e nei contenuti, più orientata alla chiacchiera da bar che alla discussione sui fatti e le interpretazioni. La proposta di Giuseppe nasceva da un passaggio del resoconto di Sergio Maistrello sul Personal Democracy Forum, dedicato a uno studio di Linkfluence sulla rete dei blog in Europa: che mostra un sistema bloggaro italico poco incline alle analisi politiche ma piuttosto chiuso nelle beghe nazionali, isolato e non orientato all'Europa.

Vincos sottolinea che la blogosfera è molle anche perché si sviluppa nel contesto di un paese che comunque è in generale molle in riferimento alla cultura politica e alla fiducia nella possibilità di una discussione intellettualmente onesta sui temi della politica. Altri hanno commentato o semplicemente citato l'argomento.

È chiaro che il concetto di conversazione in rete suscita interpretazioni e significati diversi. Sulle prime, grazie allo slogan del Cluetrain, è stato liberatorio. Dotato della magnifica bellezza della ribellione. Alimentato dalla cultura costruttiva della discussione all'anglosassone. Rafforzato dall'imbecillità della risposta dei vecchi modi "top-down" di fare comunicazione, marketing e informazione. Poi però si è strutturata. E come si diceva al Wommi, oggi va pensata. 

Fa bene Giuseppe a porre il tema e a lanciare un bel titolo. Dal pensiero debole di qualche decennio fa, si è passati al racconto breve di Twitter che ha più o meno senso nei contesti in cui la blogosfera è più o meno molle.

Ma pensare - senza ammorbarci - sul nuovo medium delle persone che è nato e si sta sviluppando non significa soltanto comprenderlo nel contesto della cultura italica (va da se che la nostra blogosfera è riflesso della cultura e della politica locali; orientata ai piccoli feudi e alle faide tra piccoli comuni; questo non stupisce). 

C'è anche un altro lavoro da compiere: poiché qualunque lavoro di rete è comprensibile più con la teoria della complessità che con i modelli lineari, è chiaro che si tratta di capire quali sono i meccanismi incentivanti che portano la blogosfera italiana verso la leggerezza dell'ironia e lo scambio di brevi battute piuttosto che verso la discussione approfondita e la ricerca in comune basata sui fatti. I blog non sono solo una critica del vecchio e non sono condannati a essere soltanto un riflesso della società locale: possono essere un motivo di miglioramento e innovazione. Ogni persona ha la sua forza e la sua motivazione. Ma il contesto di rete lo incentiva e aiuta ad andare in una direzione o in un'altra. 

Come progettare un sistema che incentivi nella direzione della costruttività delle conversazioni? Non è facile rispondere. In base alla storia degli italiani vediamo che in questo popolo - e probabilmente non solo in questo - le persone che si sentono più o meno alla pari mettono in comune il loro impegno quando il risultato dell'azione è percepito come vantaggioso per tutti più o meno allo stesso modo. Se vedono che alla fine di un lavoro in comune si avvantaggia soltanto una parte o una persona, prima o poi reagiscono o finiscono col partecipare con "mollezza". Vale la pena di riflettere su questo punto: esistono luoghi della rete che non siano tali da aggregare l'impegno di molti ma anche di avvantaggiare soltanto pochi? Una discussione raccolta su un aggregatore proprietario e commercialmente attivo è una conversazione costruttiva ma avvantaggia più il possessore della piattaforma di quanto non avvantaggi chiunque altro. Questo avviene, in modi diversi, su qualunque situazione che comprenda una classifica e una remunerazione (monetaria o simbolica). Ma è anche vero che l'aspetto ludico della conversazione è parte integrante del suo possibile successo. Ne deriva che - a parte le fiammate che qui e là avvengono con successo - la rete può sviluppare una sua capacità di incidere meno mollemente in Italia soprattutto se trova il modo di sviluppare conversazioni che appaiano chiaramente, istituzionalmente orientate ad avvantaggiare tutti i partecipanti, e nello stesso tempo siano divertenti. 

È un problema di progettazione. Che vale la pena di porsi. Se vogliamo aggiungere al pensiero debole e alla blogosfera molle anche risultati forti. Imho.

BookBlogging - Miseria del millennio

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More about NienteAlberto Salza ha scritto un libro magnifico. Vuole essere un uomo invisibile, Salza, ma il suo libro non passa inosservato. Da antropologo Salza dice di credere nel metodo di rendersi il più possibile invisibile nelle società che visita. Ma gli è impossibile. Perché il suo compito da 40 anni è viaggiare nei posti più desolati del mondo, incontrare le persone più povere del pianeta, imparare a conoscere la miseria. La miseria senza compromessi. Senza speranze. Senza pensiero. Dovrebbe essere un freddo scienziato, ma quando torna è tanto stravolto dall'esperienza da apparire irriconoscibile agli amici, vagamente autistico. Il suo racconto è un regalo a tutti noi. Il libro è meraviglioso. Senza (troppi) pregiudizi. Senza buonismo. Pieno di umanità.

La sua capacità di raccontare storie è evidente. Meno semplice da sottolineare la sua ironia. Perché, apparentemente, non è facile scrivere ironicamente della misera: Salza lo fa perché a ogni passo, in ogni parola, irride innanzitutto sé stesso e dunque, implicitamente canzona ogni buon sentimento dei benestanti occidentali. 

Intanto, in questo caso senza ironia, restituisce una critica spietata al capitalismo impietoso per la desolazione che produce alla sua periferia.

Il suo tentativo, però, non è solo quello di raccontare. Da scienziato e pensatore, Salza, teorizza. E prospetta una visione che serve da catalizzatore dell'attenzione inatteso: che forse può spingere il tema della miseria dal basso all'alto dell'agenda, anche in occidente. La sua teoria della misera è tutta da approfondire. L'idea che sia un fenomeno non-lineare, che produca comportamenti non prevedibili, che sia distruttrice di valori e speranze, è dimostrata dalla narrazione stessa. Ma c'è una conseguenza della miseria che insinua un'inquietudine vendicativa: negli slums si vive nel modo più tossico possibile, si fanno più figli che altrove, si generano mutazioni genetiche e culturali di ogni genere, si sopravvive solo "evolvendo". E potrebbe andare a finire che proprio dagli slums si producano esseri umani più adatti a sopravvivere in condizioni estreme: persino, a sparare lontano, una nuova specie. Più forte, in un certo senso, dell'attuale. Non è un argomento da fantascienza: è un generatore di consapevolezza. Specialmente per i paesi a forte tasso di immigrazione. Come dire: meglio affrontarla, una buona volta, questa questione della miseria. Non solo per buoni sentimenti: ma anche perché non resterà per sempre confinata nei territori più desolati del mondo.

(Intanto, anche sull'Economist, si discute intorno a questi argomenti: perché Henry Kissinger aveva detto nel 1974 che in dieci anni il mondo sarebbe riuscito a debellare la denutrizione infantile e oggi ci troviamo con un miliardo di persone che non riescono a uscire dalla miseria più nera? A quanto pare, di fronte a questo problema, il mercato non ce la può fare; perché il capitalismo non ha alcun motivo per volercela fare; e poiché l'influenza del capitalismo sulle politiche degli stati è crescente, anche gli stati sono poco inclini a occuparsene; l'esperienza recente della Fao a Roma sembrerebbe dimostrarlo).

Su queste questioni, si scrive più spesso che in passato. Buon segno. Feltrinelli ha appena pubblicato la traduzione dell'ottimo libro di Richard Wilkinson e Kate Pickett: La misura dell'anima: perché le diseguaglianze rendono le società più infelici. Intanto, Federico Rampini è uscito con un saggio dal titolo Slow economy: rinascere con saggezza (Mondadori).

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Alcuni libri che ho in mano             
  Impressioni mentre leggo

Claudio Cerasa
La presa di Roma
Rizzoli - Bur

Giovanni Fasanella
Antonella Grippo 

L'orda nera
Rizzoli - Bur
Che cosa è successo a Roma
prima, durante e dopo la conquista
del governo da parte della destra?

Si parte da Verona. Alla ricerca del perché
tante persone in Italia, nel 2009,
si riuniscano attorno a un'ideologia nera.
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Le puntate precedenti di questa specie di "rubrica"...
Che cos'è la coscienza (15 novembre 2009)
Pirati e designer (11 ottobre 2009)
Scrivere la musica (6 settembre 2009)
L'arte dell'artigiano (28 giugno 2009)
Gandhi (7 giugno 2009)
La storia dei giornali (24 maggio 2009)
La valanga della crisi (29 marzo 2009
Il destino della storia (1 marzo 2009)
L'imprenditore di Schumpeter (22 febbraio 2009)
Il regime dei media (15 febbraio 2009)
Paul Veyne e costantino (9 febbraio 2009)
Sinapsi sociali (25 gennaio 2009)
Le storie contro la storia (18 gennaio 2009)
Io non sono il mio cervello (11 gennaio 2009)
Luminosa oscurità (4 gennaio 2009)
Il nuovo paradigma della finanza (21 dicembre 2008)
Il pericolo e l'intelligenza (14 dicembre 2008)
Beato chi si scandalizza (30 novembre 2008)
Viaggio per la felicità (2 novembre 2008)
Mercato o capitalismo (19 ottobre 2008)
Hacker (12 ottobre 2008)
Odio (27 settembre 2008)
Querdenker (24 agosto 2008)
L'indicibile segreto del segreto (14 agosto 2008)
Il filo dei libri (15 luglio 2008)
Felicità in azienda (28 maggio 2008)
Siamo le nostre azioni pubbliche (11 maggio 2008)
Senza povertà (4 maggio 2008)
Nothing ends (27 aprile 2008)
Esplorazioni insensate (5 aprile 2008)
L'arte del rinnovamento (16 marzo 2008)
L'arte nella storia (9 marzo 2008)
La logica della decrescita (2 marzo 2008)
La lettura dei confini (24 febbraio 2008)
La fortuna della filosofia (17 febbraio 2008)
Pensieri astratti su realtà concrete (3 febbraio 2008)
Memoria. Felicità (27 gennaio 2008)
Libertà della conoscenza (20 gennaio 2008)
Libertà della scienza (16 gennaio 2008)
Leggere nella complessità (13 gennaio 2008)
Leggere una storica scomparsa - 2 (6 gennaio 2008)
Leggere una storia scomparsa (31 dicembre 2007)
Il senso e la visione (22 dicembre 2007)
L'Italia e gli italiani (16 dicembre 2007)
La complessità della conoscenza (9 dicembre 2007)
L'organizzazione informale (2 dicembre 2007)
Il comune senso del capitalismo (4 novembre 2007)
Il gioco della matematica (28 ottobre 2007)
Numeri da leggere (7 ottobre 2007)
Fantadesign da leggere (30 settembre 2007)
Vivere una lettura filosofica della politica / 2 (23 settembre 2007)
Vivere una lettura filosofica della politica (16 settembre 2007)
Leggere il video partecipativo (5 agosto 2007)
L'identità delle vittime (29 luglio 2007)
La poesia di un amico è il titolo del racconto della tua vita (22 luglio 2007)
Leggere l'incomprensione (15 luglio 2007)
Il destino di leggere (8 luglio 2007)
Leggere la razza padrina (1 luglio 2007)
Leggere un incontro di civiltà (24 giugno 2007)
Lettura bella e popolare (17 giugno 2007)
Ricchezza della lettura in rete (3 giugno 2007)
Mutazioni nella lettura (27 maggio 2007)
Leggere nel futuro della città (20 maggio 2007)
Leggere il segreto di un inventore (13 maggio 2007)
L'organizzazione da leggere (6 maggio 2007)
La felicità di leggere (29 aprile 2007)
La scommessa di leggere (22 aprile 2007)
Leggere nel pensiero (15 aprile 2007)
Leggere nella mente digitale (8 aprile 2007)
Leggere nella rete (1 aprile 2007)
Leggere gli effetti dell'autobiografia (25 marzo 2007)
Leggere memi (18 marzo 2007)
Leggere l'identità del reporter (11 marzo 2007)
Leggere gli scenari (4 marzo 2007)
Leggere di quelli che lavorano (25 febbraio 2007)
Leggere dentro e fuori (18 febbraio 2007)
Leggere parole chiave (11 febbraio 2007)
Leggere appunti su ciò che non può essere scritto (4 febbraio 2007)
Rileggere quello che va riletto (28 gennaio 2007)
Leggere quello che gli amici hanno scritto (21 gennaio 2007)
Leggere quello che gli altri leggono (14 gennaio 2007)
Leggere per viaggiare (7 gennaio 2007)
Leggere per meditare (31 dicembre 2006)
Leggere per citare (24 dicembre 2006)
Gli occhiali per leggere (17 dicembre 2006)
Leggere, leggerezza, legge (10 dicembre 2006)
Leggere o non leggere (3 dicembre 2006)
Leggere per lavorare o lavorare per leggere? (26 novembre 2006)


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Scrivono di libri: Clelia Mazzini (Akatalēpsìa), Luisa Carrada (Il mestiere di scrivere), Stefania Mola (Squilibri), Ste (melodiainotturna), Ossimora (Antonia nella notte), Remo Bassini (Appunti), Seia Montanelli (Paese d'Ottobre), Renee (Book of the day), Mitì Vigliero (Placida Signora), Gian Paolo Serino (Satisfiction), Gattostanco, Gabriella Alù (Non solo Proust), Patrizia Bruce (Dimmi, cosa leggi?), Angèle Paoli (Terres del femmes), Alessio. E... VibrisseLipperaturaLitteratitudineWittgenstein, talvolta. E inoltre: Bottega di LetturaPenna e mouseBookrepublicLa FrustaZamBooksblog. E MilanoNera. E Sottotomo... BooksWebTvPalagniacAmalteoCarmilla onlineAntonio Genna. E Nazione indiana.


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In libreriaEconomia della felicità, dalla blogosfera al valore del dono e oltreFeltrinelli



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Wommi

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La nascita del Word of mouth marketing Italia è stata raccontata ieri a Milano, palazzo Belgioiso. Il grande medium del passaparola aumentato con internet è un territorio di meditazione e pratica per chi si occupa di marketing e si è accorto che i "mercati sono conversazioni". Ma tra tensioni markettare e valori della persona, ci sono urgenze vagamente contrastanti: la distinzione è tra chi fa partire l'azione e il ragionamento dai budget pubblicitari delle aziende e chi invece si mantiene focalizzato sulla dimensione delle relazioni tra le persone.

Enrico Pozzi, il presidente, tiene soprattutto alle relazioni tra le persone. E osserva come di questa dimensione ci si sia accorti solo di recente perché era ovvia, dunque invisibile. Ma ora è diventata ineludibile.

Il problema è che nella velocità della trasformazione tecnologica e nell'imponenza del fenomeno mediatico, la riflessione sembra stare al passo con difficoltà.

Alberto Abruzzese, guida del "comitato scientifico" (parola che peraltro contesta), pensa che la differenza tra comunicazione unidirezionale e comunicazione relazionale sia difficilmente colmabile. E che per non restare ingenuamente a subire gli accadimenti occorra prendere consapevolezza della dinamica del potere, a fronte dell'ironia del sociale.

Mirko Pallera, NinjaMarketing, Andrea Febbraio, PromoDigital, Stefano Vitta, Zzub, hanno presentato il loro punto di vista. Tra foto, video e slogan, hanno dimostrato che questo genere di riflessioni di marketing sono per lo meno sorridenti.

L'Italia mezza piena e mezza vuota, di lettori

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Esce l'annuario dell'Istat. E i lettori non sono pochi. Ma mezza Italia non legge...

"Meno diffusa è l'abitudine alla lettura di giornali e libri: nel 2009 legge un quotidiano
almeno una volta a settimana il 56,2% delle persone di 6 anni e più mentre il 45,1%
dedica parte del proprio tempo libero alla lettura di libri. Tuttavia, rispetto all'anno
precedente crescono i lettori, dal 44% al 45,1%, soprattutto quelli "forti": la percentuale
di chi ha letto 12 libri e più passa dal 13,2% al 15,2%. I giovani tra gli 11 e i 14 anni
rappresentano la quota più alta di lettori: sono infatti il 64,7% quelli che dichiarano di
leggere libri nel tempo libero."

800 ridicoli milioni

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È chiaro che se Letta dice che gli 800 milioni per la banda larga ci saranno dopo la fine della crisi e se Scajola dice che ci saranno prima della fine dell'anno vuol dire che o il governo pensa che crisi finirà entro l'anno o che il governo pensa cose diverse e vagamente contraddittorie. Ma ci sta. Il problema è che questa mancanza di chiarezza apre la strada ai boatos più vari. Come quello secondo il quale tutto sarebbe sottoposto a una trattativa sull'iptv tra la Telecom e la Mediaset. Voci che non hanno riscontro. Ma che fanno dire a chi se ne intende che gli 800 sono importanti ma non decisivi fintantoché la domanda di banda in Italia è limitata. E quindi l'unica cosa chiara è che il passaggio chiave consiste nell'investimento che la pubblica amministrazione deve fare per ammodernarsi: che provocherebbe allo stesso tempo la necessità e l'opportunità per spendere gli 800. Concentrando l'attenzione su un tema vero di convivenza. E senza fare apparire il tutto come una pressione anticompetitiva dell'attuale sistema televisivo.

La mediaforfosi del Censis

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A prima vista può sorprendere la metamorfosi dei media registrata dal Censis. Alla fine del primo decennio del nuovo millennio, per esempio, si vendono più giornali di quanti se ne vendessero all'inizio. E i nuovi media non hanno penalizzato quelli vecchi. In una prospettiva di dieci anni, la catastrofe di cui si parla in questi giorni non è poi così enorme.

"L'evoluzione dei consumi mediatici. In crescita la diffusione di tutti i mezzi di comunicazione tra il 2001 e il 2009. Aumentano gli utenti di Internet (+26,9%) e dei telefoni cellulari (+12,2%), ma anche la radio - che ormai si può ascoltare anche dal lettore mp3, dal telefonino e dal web - fa un grande balzo in avanti (+12,4%), così come crescono, anche se di poco, i lettori di libri (+2,5%) e di giornali (+3,6%), e la stessa televisione raggiunge praticamente la quasi totalità degli italiani (+2%). Gli utenti della Tv arrivano a quota 97,8% della popolazione, il cellulare sale all'85%, la radio all'81,2% (in particolare, l'ascolto della radio dal lettore mp3 è tipico del 46,7% dei giovani tra 14 e 29 anni), i giornali al 64,2%, i libri al 56,5%, Internet al 47%. La diffusione dei nuovi media non ha penalizzato quelli già esistenti: nella società digitale i nuovi mezzi di comunicazione non sostituiscono i vecchi, anzi, affiancandosi ad essi, creano nuovi stimoli al loro impiego secondo la logica della moltiplicazione e integrazione."

In realtà, la crisi è degli ultimi due anni. Con i 19 milioni di persone sui social network e il crollo di alcuni media tradizionali.

"Si rinuncia alla carta stampata. Negli ultimi due anni la lettura dei quotidiani a pagamento passa dal 67% al 54,8%, invertendo la tendenza leggermente positiva che si era registrata negli anni immediatamente precedenti al 2007. Questo è il dato dell'utenza complessiva, cioè chi legge un quotidiano almeno una volta la settimana. L'utenza abituale, cioè chi lo legge almeno tre volte la settimana, passa dal 51,1% del 2007 al 34,5% del 2009. Se prima della crisi la metà degli italiani aveva un contatto stabile con i quotidiani, adesso questa porzione si è ridotta a un terzo. Se si pensa che in questa quota sono compresi anche i quotidiani sportivi, si può capire quanto la crisi abbia reso ancora più marginale il ruolo della carta stampata nel processo di formazione dell'opinione pubblica nel nostro Paese. La flessione non è neanche compensata dall'aumento della diffusione della free press, che rimane pressoché stabile (l'utenza passa dal 34,7% al 35,7%). La lettura, anche occasionale, dei settimanali coinvolge nel 2009 il 26,1% degli italiani (-14,2% rispetto al 2007) e quella dei mensili il 18,6% (-8,1%). In leggera flessione anche la lettura dei libri, che era cresciuta per tutto il decennio, raggiungendo il 59,4% della popolazione nel 2007, per ripiegare poi al 56,5% nel 2009."

"Accetto suggerimenti"

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Il governo accetta suggerimenti sulla riforma della giustizia. E' una buona notizia

Dalla repressione alle pubbliche relazioni

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In Cina, i cittadini sono riusciti in molte circostanze a far fare una tale brutta figura ai funzionari di partito corrotti da metterli seriamente in difficoltà o farli allontanare, pubblicando su internet le loro malefatte. Non riuscendo a reprimere il fenomeno, molte autorità stanno reagendo con un investimento massiccio in pubbliche relazioni online. Dalla repressione alla manipolazione preventiva. La Cina si avvicina all'Occidente. (Newsweek)

Ipotesi impensate

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"Non ho mai pensato a elezioni anticipate" dice il premier il 18 novembre. Anche se nel libro di Vespa: "ci tengo a dirlo chiaro" se dovesse andare in crisi la maggioranza "sarebbe inevitabile il ricorso a elezioni anticipate". Ma era un'ipotesi impensata.

Privazione della privacy

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La revisione delle regole sulla privacy in Facebook, in corso da qualche tempo, non è un argomento interessante per chi usa quella piattaforma, tanto che l'azienda terrà conto dei commenti degli utenti ma non sottoporrà la decisione a votazione visto che gli intervenuti non hanno raggiunto il numero minimo richiesto di 7mila. Su centinaia di milioni...

Intanto, la Bbc segnala che degli impiegati della T-mobile hanno venduto dati riservati su migliaia di clienti a broker interessati a rivenderli. Eppure non sembra che sia nato uno scandalo enorme. Giusto un po'.

La privacy non appassiona. Anche se è una premessa fondamentale di libertà. Oppure interessa ma non appassionano le regole e le leggi che dovrebbero salvaguardarla: anche perché alla luce dei fatti (come quello della T-mobile) possono sembrare formalmente pesanti e sostanzialmente poco incisive.

Una maggiore consapevolezza in materia in un contesto del genere sarebbe l'unica difesa. Col rischio che però diventi un freno alla spontaneità. Perché è purtroppo è proprio nei comportamenti spontanei che gli invasori della privacy trovano qualcosa di interessante per loro. E dunque anche un'evoluzione delle regole è necessaria: per creare spazi difesi davvero e che consentano relazioni libere.

Readings #6 - In particolare James Boyle

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"Justice is on my side; the judge is my friend!"
Tra gli aforismi di Zoran Popovic, raccolti da James Geary

"The public domain"
di James Boyle, disponibile online in cc
lettura da non perdere

"Twitter is human shaped, not business shaped"
dice Stephen Fry, uhmm

Si continuano a segnalare interventi sull'informazione e lo sviluppo di internet: Nessunodeisuddetti, Bigoutblog, Rigatelli, Lsdi.

Grazie a Dadaismi per la ricerca della coscienza. E ad Alessandro Ronchi per la coscienza ecologica.

Blog di più lunga durata

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Postrank pubblica dati molto interessanti sulla relazione tra blog e social network. Da studiare meglio. Quello che emerge chiaramente è che che cose stanno cambiando rapidamente e in modo profondo:

1. Il contributo informativo dei blog cresce in assoluto, anche se l'impegno di produrre blog relativamente al totale dell'impegno dedicato all'insieme dei social media diminuisce per la crescita di altre piattaforme di microblogging
2. I social network stanno contribuendo in modo significativo alla segnalazione di notizie e dati
3. L'effetto finale più nuovo, parrebbe, è che molti post dei blog stanno cominciando ad avere una vita più lunga.

Murdoch, Google e il Corriere

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La sparata di Murdoch secondo la quale i suoi giornali potrebbero decidere di rifiutare la possibilità di essere trovati con il motore di ricerca di Google ha generato molte reazioni. Una, recente, di AdvertisingAge, fa un po' di conti e arriva a dire che, una volta usciti da Google, i giornali di Murdoch perderebbero un po' in termini di pubblicità, rischierebbero di perdere rilevanza tra i giovani e le persone che sono meno abituate alla logica dei giornali tradizionali e più abituate alla navigazione sul web, avrebbero vantaggi molto ipotetici su altri versanti (l'esclusività delle loro offerte a pagamento).

Ma quel che è peggio è che dichiarerebbero il tentativo di ricondurre la relazione con i lettori alla logica della filiera lineare, molto diversa da quella prevalente nella complessità della rete. Quindi non si fermerebbero lì. E cercherebbero molto probabilmente di aiutare ogni altra misura in grado di mettere "ordine" nel web in modo da balcanizzarlo e governarlo gerarchicamente, come si governavano i media tradizionali.

Molto più produttivo sarebbe lasciare al web la sua logica e casomai aggiungere innovazione: facendo ricerca e sviluppo di contenuti giornalistici da diffondere a pagamento sui lettori a e-paper (per ora la situazione è piuttosto arretrata e c'è molto spazio di miglioramento); sviluppando la logica già funzionante della distinzione tra pagine gratuite sul web e pagine a pagamento e ad alto valore aggiunto; facilitando al massimo la relazione tra la ricerca giornalistica professionale delle redazioni dei giornali e l'informazione emergente dai cittadini attivi. 

Il Corriere, con Mucchetti, ieri, si è schierato contro Google. Le perplessità segnalate da Mucchetti sul fronte fiscale sono del tutto sensate. Ma quelle che riguardano la relazione tra i movimenti dei navigatori sul web guidati in parte da Google e il modello di business dei giornali non sono del tutto precise. Si sa che i giornali possono decidere di uscire da Google News senza uscire anche dal motore di ricerca. Ma non si capisce molto bene perché dovrebbero farlo (il motore di ricerca, come Google News, non porta solo alle home page dei giornali ma anche alle singole pagine che i giornali decidono di mettere a disposizione gratis). Il problema è che Google funziona come un computer: o si sa usarlo o non si sa usarlo. Ma lamentare il fatto che i robot di Google trovano e linkano gratis quello che gli editori pubblicano gratis non è tanto logico...

E' vero che Google ha un tale dominio del mercato da rischiare tensioni monopolistiche: ma questo è intrinseco nei settori ad alto effetto-rete e dove "chi vince piglia tutto" (come Bernardo Huberman diceva fin dalla metà degli anni Novanta). Su questo le antitrust mondiali devono attrezzarsi: finora sono apparse piuttosto lente ad adattarsi.

Ma per battere questo effetto i competitori possono fare battaglie legali oppure creare migliori tecnologie. Google ha migliorato la tecnologia che ai suoi tempi sembrava imbattibile di Altavista. E anche gli editori potrebbero impegnarsi a intervenire con l'innovazione - e non solo con le battaglie legali. Qualcuno lo fa. Molti altri dovranno imparare a farlo. Ne beneficeranno i lettori e lo stesso giornalismo.

Apple, controllo e pregiudizio

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Alcuni prestigiosi sviluppatori che lavoravano per la piattaforma iPhone-AppStore stanno abbandonando, perché non sopportano più le procedure di controllo del software messe in atto dalla Apple. Già qualche giorno fa aveva abbandonato Joe Hewitt, l'autore della app di Facebook. Ma i casi si moltiplicano, come segnala ArsTechnica.

Un ecosistema troppo centralizzato non funziona. Non solo perché è inefficiente e rallenta il processo in un settore che ha enorme bisogno di velocità di azione e di feedback, tanto che per migliorare la performance la Apple ha introdotto alcuni livelli di giudizio automatizzati. Che a loro volta non piacciono a molti.

Un ecosistema troppo centralizzato non funziona soprattutto perché le innovazioni intelligenti non possono essere comprese tutte dalla stessa entità e il modo di pensare dell'entità centrale non può essere tanto preciso e perfetto da convincere tutti della sua qualità intellettuale. E se questa è la situazione, la motivazione dei creatori diminuisce, riducendo la creatività del sistema.

Il successo economico della piattaforma iPhone è stato finora tale da convincere la maggior parte dei clienti e degli sviluppatori. E un certo grado di controllo centrale ha fatto parte dei motivi di quel successo. Ma il governo di un sistema complesso è un'arte delicata.

Per giudicare, oltre a selezionare le informazioni strumentali derivate da una sorta di cattiva stampa che si può generare intorno a qualunque governo (in questo caso molte voci critiche sono nate dopo lo scontro Apple-Google intorno a Google Voice sull'iPhone), occorre cercare di comprendere quali sono i dati di fatto fondamentali. Forse, in questo caso, una risposta interessante da Apple potrebbe riguardare da un lato qualche forma di maggiore trasparenza nei metodi con i quali il software proposto viene giudicato, una più precisa dichiarazione sui tempi di accettazione o rifiuto, una più ampia informazione sui dati che riguardano il gradimento degli utenti sull'insieme dell'ecosistema e sulle singole applicazioni. Troppa segretezza e troppo autoritarismo, generano sospetti e malumori: per sconfiggerli, talvolta, basta spiegare meglio i fatti.

Consolanti statistiche

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Nonostante la classica flemma, l'articolista del New York Times appare vagamente inquieto dal dato emerso da una ricerca del Boston Consulting Group secondo il quale la metà degli americani sono disposti a pagare per le news online. Ma si scopre che pagherebbero solo 3 dollari al mese...

Discussione su aziende e social network

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La domanda: quali piccole e medie aziende capiscono meglio i social network in Italia? Le risposte non mancano:


Daria Santucci

November 14, 2009

Ciao Luca,

credo che ci siano due possibili strade da indagare

1) le pmi che usano i SN come strumento informativo/promozionale
2) le pmi che usano i SN come strumento di comunicazione interna (ad. es. twitter per incentivare la comunicazione tra dipendenti in sedi distaccate).

Per il caso 1) ipotizzo (ma non ho fatto ricerche in merito) che sia più facile che i Sn siano utilizzati da:
- pmi che producono beni/servizi che più facilmente consentono la creazione di community, come moda/viaggi/food&beverage etc (il cioccolato aggrega più facilmente di un termosifone, delle scarpe firmate più di una porta-finestra)
- pmi nel settore ICT
- start-up

Al volo ti segnalo - per food&beverage - Monteccone Cioccolato
-
http://www.montecconecioccolato.it/
-
http://www.linkedin.com/pub/dante-bianchi/12/40a/40a
-
http://www.facebook.com/pages/Monteccone-Cioccolato/106805188832
-
http://www.facebook.com/pages/Torino-Italy/Monteccone-Cioccolato/76888412374?ref=search&sid=503107954.2061131942..1

Se mi viene in mente altro mi faccio sentire.

Buon lavoro,

Daria

PS Non è l'oggetto del tuo articolo ma ti segnalo che alcune aziende di trasporti pubblici italiane hanno iniziato ad utilizzare twitter per aggiornare i viaggiatori su orari dei mezzi etc

  • Giuseppe Mele
  • Giuseppe Mele 

    quelle che esportano sui mercati di maggiore innovatività tecnologica, sudest asiatico, parte Usa, germania e brasile

  • Giuseppe Lanzi
    Giuseppe Lanzi 

    capire è una parola grossa.... proviamo ad usarli!

  • Giuseppe Lanzi
    Giuseppe Lanzi 

    PS Saluti dal San Francisco Green Festival

  • Walter Faioni
    Walter Faioni 

    quelle che hanno compreso che il primo step e' comprendere a fondo i comportamenti e attitudini dei propri clienti e dei propri consumatori.

  • Claudio Menzani
    Claudio Menzani 

    le aziende dove sia presente qualcuno, in una posizione tale da farsi ascoltare, che appassionato di SN riesca a comunicarla al management.

  • Matteo Cascinari
    Matteo Cascinari 

    Quelle in cui ci lavora il figlio giovane dell'imprenditore

  • Mariangela Maritato
    Mariangela Maritato 

    quelle a gestione familiare, di pubblicità e di formazione                           




  • questo silenzio è significativo... - Roberta Greenfield

    A volte faticano a capirlo le "grandi" aziende... - Max Trisolino
    secondo me per le piccole e medie imprese è ancora presto gli investimenti sono ancora troppo al buio. - wolly

    Quelli di "Lago" sono bravi...http://www.blog.lago.it/ - francesco aka mrmarble
    quelle aziende che parlano il loro stesso linguaggio (quello dei social network), quelle aziende il cui direttivo ascolta la voce che viene dal basso, quelle aziende che hanno persone e non macchine pensanti, quelle aziende capaci di trasformarsi... - Gaspare Armato

    secondo me le banche in fondo sono sulla buona strada. Vedi Webank, MPS - mmaini

    Berto salotti? - Commercialista from iPod

    Da ex Biz Dev di Xing mi permetto: a) Turistiche (Hotel, piccoli tour operator, aziende di promozione del territorio, b) Organizzatori di Eventi e Agenzie di PR e di Celebrieties c) Blogger a pagamento d) alcune aziende ad alto ricambio di personale e) Alcune Iniziative di E-commerce locale f) Grandi multinzaionali del Multilivello - Luigi Gioni

    Lago e Nòverca (vedi e-mail) - Vincenzo Cosenza

    una piccola è quella per cui lavoro. Oltre al seguire progetti da consulente, curo il blog aziendale in modo molto libero, partecipo ad altri blog, passo il tempo su friendfeed etc... - Gianluca

    Non so se può fare al caso tuo, ma il consorzio dell'alta pusteria sta facendo un buon lavoro su FB (http://www.facebook.com/Consorz...), qui uno degli eventi (http://www.facebook.com/event...) - Piero Tagliapietra

    non so se è quello che cerchi, ma in questa pagina FB ci stanno artigiani orafi e gioiellieri da tutta Italia... scambiano foto, video, opinioni e si conoscono fra loro... http://www.facebook.com/goldsmi... - Luca Longo

    i mobilifici sono messi bene, oltre a Lago, c'e' Valcucine http://www.valcucine.it/ - alimentari - Molino Quaglia http://www.molinoquaglia.com/Benvenu... - terziario Project group http://www.projectgroup.it/ - eleonora

    Io fino ad ora ho visto lanci di sasso con immediato ritiro della mano, anche da parte di professionisti della conversazione, come le riviste. Il punto è che per conversare non basta doverlo fare: ti deve piacere, e alle piccole e medie aziende piace fare il loro prodotto più che conversare con i clienti. - Michele Costabile

    @Michele: non sempre. A volte i social network vengono utilizzati come consulenti che altrimenti l'azienda non potrebbe permettersi. I sn e Internet hanno hanche aiiutato le imprese a sviluppare una cultura di mktg e finanziaria. Alcune imprese ed alcuni professionisti hanno capito che Internet non e solo ecommerce - Commercialista from iPod

    non so se vale come impresa, ma il Cineforum di Bolzano è lanciatissimo con newsletter, forum e Facebook (http://www.cineforum.bz.it/ ; http://www.facebook.com/home...). - Daniel

    Bella domanda. Quasi tutte le PMI di cui sono diventata fan su Facebook, mi accorgo, sono fuori dall'Italia. In Italia ti segnalo: http://www.facebook.com/hfarmve... (ma per loro è facile, sono un incubatore e hanno dentro gente molto brava nella comunicazione); la scuola di cinema Macchina dei Sogni di Chicca Profumo, http://www.facebook.com/pages...; il sito Bambinopoli di Diana Vaturi http://www.facebook.com/pages... - Paola Bonomo

    E poi nella gastronomia di alta gamma, i miei soci del Balsamico Tradizionale di Modena qui http://www.facebook.com/pages... e i nostri colleghi-concorrenti dell'acetaia San Giacomo a Reggio Emilia http://twitter.com/bottega...; iniziato invece da poco ma promettente http://twitter.com/ilpanettone - Paola Bonomo

    Il teatro libero di Milano si muove bene. - Commercialista from iPod

    per un lavoro di consulenza ho fatto un'indagine sul settore degli articoli per l'infanzia (Brevi, Inglesina ecc.) in cui l'Italia è leader mondiale. Beh, fanno un lavoro social che non ti aspetteresti. - Valerio Mariani

    Guido una interessante esperienza per brand Patrizia Pepe (PMI) http://bit.ly/1q0sCC http://bit.ly/48bDAm - Marco Ruffa


    Su Twitter

    MARCORUFFA @lucadebiase Guido una interessante esperienza per brand Patrizia Pepe (PMI) http://bit.ly/1q0sCC http://bit.ly/48bDAm

    matteo_melloni @lucadebiase ci sono molte green-aziende estere su twitter, su face però sono meno sia italiane che estere e ciò non si spiega...è illogico!

    OmarCaf @lucadebiase penso a 3Italia e del suo utilizzo di FriendFeed con una persona che partecipa alle conversazioni e da risposte agli utenti.

    OmarCaf @lucadebiase prego :) P.S. hanno lasciato un commento sul mio ff dai un occhio magari ti può essere utile http://j.mp/4byZZJ

    matteo_melloni @lucadebiase forse le micro aziende. Io cerco cerco ma su twitter per esempio non ne ho trovato una. Quindi medie aziende= no scocial

    MARCORUFFA @lucadebiase Guido una interessante esperienza per brand Patrizia Pepe (PMI) http://bit.ly/1q0sCC http://bit.ly/48bDAm

    ilpanettone Ciao @lucadebiase ! Abbiam un pò di amici su twitter e facebook http://tinyurl.com/ykcw56x .. se può esserti d'aiuto per l'articolo ;)

    antonioallegra @lucadebiase Buongiorno Luca, vorrei rispondere Panini, che qualcosa sta facendo e qualcosa farà a breve, ma sono di parte... :-)



    Simone Cosimi
    Simone Cosimi
    Campari-Jagermeister

    Daniele Magrini
    Daniele Magrini
    La campagna "Voglio Vivere così" della Regione Toscana affidata al Social Team di Fondazione Sistema Toscana

    Ivano Tommasi
    Ivano Tommasi
    Ce ne sono? Sono curioso.

    Giovanni Mattiazzo
    Giovanni Mattiazzo
    certamente quelle che mettono la loro conoscenza a disposizione e che non sono sui social per fare pubblicità, ma per recepire informazioni e consigli
    http://www.facebook.com/pages/genioalloperacom/94304607919#/pages/genioalloperacom/94304607919?v=wall

    Alessio Borrello
    Alessio Borrello
    quali piccole e medie aziende capiscono meglio i social network in italia? gli hotel senza dubbio.

    Giuliana Molinari
    Giuliana Molinari
    condordo con alessio.. uniche azienda che non si interessano ai scial network anche se secondo me sdarebbe utilwe li utilizzassero sono gli enti pubblici! utilizzarli per lvoro si intende on per scusa la parola "cazzeggiare" buon we Luca!

    Vittorio Baroni
    Vittorio Baroni
    proprio la settimana scorsa ho tenuto un corso di formazione "imprese 2.0" in Camera di Commercio di Padova promosso da Confservizi Veneto e il patrocinio UNESCO http://sostenibileresponsabile.wordpress.com/formazione/

    Simone Righini
    Simone Righini
    capiscono nel senso che ci comprano gli ads...(le trovi sul lato destro... non c'è bisogno di elencarle..) o capiscono nel senso che cercano di comportarsi in modo trasparente?

    Dario Salvelli
    Silvia Mandrioli
    sicuramente le aziende di videogiochi sono le aziende che più "vivono" sui social network, senza morirebbero. In Francia vince Twitter e in Italia ancora Facebook.

    Rita Clivio
    Rita Clivio
    anche su questo blog qualcosa di interessante sulle PMI sul web http://carlomazzocco.blogspot.com/ e Campari e Jaegermeister non mi sembrano nè P nè M :-)

    Andreina Mandelli
    Andreina Mandelli
    Le picole aziende nei servizi: basta che fai una search tre le fan pages e i groups di FB con le keyword: hotel, palestra, parrucchiere, estetista ... E' un uso spesso sofisticato perchè costruiscono relazioni ed eventi (es. parties con i clienti) non solo display adv - Buon WE ciao Andreina

    Filippo Balestra
    Filippo Balestra
    Anche per me come per Andreina tra i primi a trarne vantaggio sono palestre, parrucchiere, estetisti ma anche piccole librerie (non feltrinelloni mondadoroni), cioè piccole attività con un giro di clienti già fidelizzato e al quale viene facile e comodo segnalare eventi (ma non offerte tre per due). L'evento porta gente e pubblicizzarlo su FB non costa niente. tra poco anche i panettieri organizzeranno mostre di quadri. non male!

    Ettore Murciano
    Ettore Murciano
    Chi più chi meno ma se solo lo volessero lo capirebbero tutte. Poi ... non è detto che sia utile a tutte. E' come per un nuovo gioco dove non sono cambiate le regole ma tutto il gioco.

    Michele Dell'Edera
    Michele Dell'Edera
    Devo dire la verità pur lavorando da anni nel mondo del giornalismo on line non credevo molto nei social network. Da un paio di mesi ci ho provato e ho provato a lanciare un premio letterario (Segni e Sogni) per il quale avevamo poco tempo proprio su FB e Viadeo. Ebbene il risultato è stato veramente buono. Tante iscrizioni. Evidentemente questa prova è andata molto bene.

    Alessandro Prunesti
    Alessandro Prunesti
    ...probabilmente quelle dove ci sono i giovani a lavorare nei posti-chiave dell'ufficio comunicazione/marketing

    Clima bigio a Copenaghen

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    Doveva essere la cosa più importante della visita di Obama in Cina. E purtroppo sembra lo sia in negativo. Obama e Hu trovano impossibile un accordo sulla riduzione di CO2 al prossimo vertice di Copenaghen. WsjNew York TimesRepubblicaTweetmeme. Eppure i 20 grandi avevano appena finito di dire che dovevano rimandare a Copenaghen la questione. Sole. Ma evidentemente in una discussione tra un paese debitore e un creditore non c'è il clima giusto per pensare al clima sbagliato.

    Nassim Taleb a cena

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    Nassim Nicholas Taleb è uno spasso. Come si sa, è interessato a capire che si vive in un mondo che non capiamo molto bene. Il Cigno Nero è sempre in agguato. La consapevolezza della complessità è la condizione cui avvicinarsi per imparare a convivere in un contesto che non capiamo.

    A cena, Taleb, molto dimagrito, teorizza. Siamo come siamo da qualche migliaio d'anni, ma in realtà, per centinaia di migliaia d'anni siamo stati cacciatori. Quindi ci fa bene camminare piano, fare scatti e sforzi intensi, mangiare una volta al giorno... Quanto allo stress: beh, dipende molto da quanto impariamo a convivere con l'incertezza. E con tutto il parlare che si fa della prossima possibile crisi finanziaria, non è facile.

    T. S. Eliot sul tempo

    | | Comments (2) | TrackBacks (0)
    Il tempo presente e il tempo passato
    sono forse entrambi presenti nel tempo futuro
    e il tempo futuro è contenuto nel tempo passato

    In Burnt Norton T. S. Eliot esplora il tempo. 

    BookBlogging - Che cos'è la coscienza

    | | Comments (1) | TrackBacks (0)
    More about RossoNicholas Humphrey si chiede che cosa sia la coscienza. Il suo Rosso è una lezione di filosofia, un impeto di curiosità, una dimostrazione di come si possa condurre una ricerca, in un territorio inesplorato. Perché indefinito, sfuggente, labirintico: attraente come un Eldorado intellettuale ma che nessuno può davvero affermare di aver visitato davvero.

    La coscienza è un concetto molto più evocato che spiegato. È la chiave della nostra conoscenza, eppure è imprendibile. Dov'è? Perché abbiamo bisogno di postularne l'esistenza? Perché abbiamo la certezza di averne l'esperienza? E come ci cambia discuterne?

    Esplicitamente ipotetico, il discorso di Humphrey parte da uno schermo rosso. Distingue tra la percezione e la sensazione, cerca di scoprire il senso di queste esperienze sul piano dell'evoluzione della specie, raggiunge una descrizione di che cosa siano i fenomeni dal punto di vista cerebrale, connette questa descrizione alla relazione tra neuroni-specchio ed empatia e salta, passando ovviamente per la fenomenologia, alla teorizzazione. Siamo una specie evoluta dagli organismi monocellulari, che ne percorso evolutivo ha aggiunto una quantità di capacità, collettive e individuali. La coscienza è una di queste: la spiegazione di Humphrey consente di comprendere perché la mente non accetta di essere soltanto una reazione delle cellule cerebrali e perché la mente abbia bisogno di pensare una coscienza.

    La coscienza è un presente soggettivo che contiene elementi di passato e di futuro per creare un ambiente mentale nel quale l'individuo può agire, in relazione agli altri e al mondo. Ed è un'espansione del sé che rafforza l'energia che si mette nell'azione. Perché la coscienza è un'illusione che vale la pena di avere: per essere persone che conoscono e agiscono.

    (Una discussione di Humphrey sul "sé che vale la pena di avere" è su Edge).

    Il sito di Humphrey linka a diversi paper disponibili online. È compresa una fondamentale postilla a Rosso.

    _______________________________________________________________________
    Alcuni libri che ho in mano             
      Impressioni mentre leggo

    Claudio Cerasa
    La presa di Roma
    Rizzoli

    Joseph Pulitzer

    Sul giornalismo
    Bollati Boringhieri
    Che cosa è successo a Roma
    prima, durante e dopo la conquista
    del governo da parte della destra?

    Se il destino del giornalismo è in questione,
    occorre riconsiderare a fondo i motivi
    di orgoglio e di responsabilità dei giornalisti.
    _______________________________________________________________________


    Le puntate precedenti di questa specie di "rubrica"...
    Pirati e designer (11 ottobre 2009)
    Scrivere la musica (6 settembre 2009)
    L'arte dell'artigiano (28 giugno 2009)
    Gandhi (7 giugno 2009)
    La storia dei giornali (24 maggio 2009)
    La valanga della crisi (29 marzo 2009
    Il destino della storia (1 marzo 2009)
    L'imprenditore di Schumpeter (22 febbraio 2009)
    Il regime dei media (15 febbraio 2009)
    Paul Veyne e costantino (9 febbraio 2009)
    Sinapsi sociali (25 gennaio 2009)
    Le storie contro la storia (18 gennaio 2009)
    Io non sono il mio cervello (11 gennaio 2009)
    Luminosa oscurità (4 gennaio 2009)
    Il nuovo paradigma della finanza (21 dicembre 2008)
    Il pericolo e l'intelligenza (14 dicembre 2008)
    Beato chi si scandalizza (30 novembre 2008)
    Viaggio per la felicità (2 novembre 2008)
    Mercato o capitalismo (19 ottobre 2008)
    Hacker (12 ottobre 2008)
    Odio (27 settembre 2008)
    Querdenker (24 agosto 2008)
    L'indicibile segreto del segreto (14 agosto 2008)
    Il filo dei libri (15 luglio 2008)
    Felicità in azienda (28 maggio 2008)
    Siamo le nostre azioni pubbliche (11 maggio 2008)
    Senza povertà (4 maggio 2008)
    Nothing ends (27 aprile 2008)
    Esplorazioni insensate (5 aprile 2008)
    L'arte del rinnovamento (16 marzo 2008)
    L'arte nella storia (9 marzo 2008)
    La logica della decrescita (2 marzo 2008)
    La lettura dei confini (24 febbraio 2008)
    La fortuna della filosofia (17 febbraio 2008)
    Pensieri astratti su realtà concrete (3 febbraio 2008)
    Memoria. Felicità (27 gennaio 2008)
    Libertà della conoscenza (20 gennaio 2008)
    Libertà della scienza (16 gennaio 2008)
    Leggere nella complessità (13 gennaio 2008)
    Leggere una storica scomparsa - 2 (6 gennaio 2008)
    Leggere una storia scomparsa (31 dicembre 2007)
    Il senso e la visione (22 dicembre 2007)
    L'Italia e gli italiani (16 dicembre 2007)
    La complessità della conoscenza (9 dicembre 2007)
    L'organizzazione informale (2 dicembre 2007)
    Il comune senso del capitalismo (4 novembre 2007)
    Il gioco della matematica (28 ottobre 2007)
    Numeri da leggere (7 ottobre 2007)
    Fantadesign da leggere (30 settembre 2007)
    Vivere una lettura filosofica della politica / 2 (23 settembre 2007)
    Vivere una lettura filosofica della politica (16 settembre 2007)
    Leggere il video partecipativo (5 agosto 2007)
    L'identità delle vittime (29 luglio 2007)
    La poesia di un amico è il titolo del racconto della tua vita (22 luglio 2007)
    Leggere l'incomprensione (15 luglio 2007)
    Il destino di leggere (8 luglio 2007)
    Leggere la razza padrina (1 luglio 2007)
    Leggere un incontro di civiltà (24 giugno 2007)
    Lettura bella e popolare (17 giugno 2007)
    Ricchezza della lettura in rete (3 giugno 2007)
    Mutazioni nella lettura (27 maggio 2007)
    Leggere nel futuro della città (20 maggio 2007)
    Leggere il segreto di un inventore (13 maggio 2007)
    L'organizzazione da leggere (6 maggio 2007)
    La felicità di leggere (29 aprile 2007)
    La scommessa di leggere (22 aprile 2007)
    Leggere nel pensiero (15 aprile 2007)
    Leggere nella mente digitale (8 aprile 2007)
    Leggere nella rete (1 aprile 2007)
    Leggere gli effetti dell'autobiografia (25 marzo 2007)
    Leggere memi (18 marzo 2007)
    Leggere l'identità del reporter (11 marzo 2007)
    Leggere gli scenari (4 marzo 2007)
    Leggere di quelli che lavorano (25 febbraio 2007)
    Leggere dentro e fuori (18 febbraio 2007)
    Leggere parole chiave (11 febbraio 2007)
    Leggere appunti su ciò che non può essere scritto (4 febbraio 2007)
    Rileggere quello che va riletto (28 gennaio 2007)
    Leggere quello che gli amici hanno scritto (21 gennaio 2007)
    Leggere quello che gli altri leggono (14 gennaio 2007)
    Leggere per viaggiare (7 gennaio 2007)
    Leggere per meditare (31 dicembre 2006)
    Leggere per citare (24 dicembre 2006)
    Gli occhiali per leggere (17 dicembre 2006)
    Leggere, leggerezza, legge (10 dicembre 2006)
    Leggere o non leggere (3 dicembre 2006)
    Leggere per lavorare o lavorare per leggere? (26 novembre 2006)


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    Readings #5 - Ecologia, media sociali, giornalismo

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    Il Transition Network ha un'idea notevole. Prendere iniziative per accompagnare la transizione verso un mondo ecologicamente più sano. La strategia relativa all'alimentazione è da approfondire.

    Matthew Kushin pubblica su FirstMonday uno studio sulla politica e Facebook. Una ricerca empirica sulle discussioni politiche che si sviluppano nel social network, che sembra smentire il luogo comune che ritiene Facebook un luogo di posizioni estreme e paradossali.

    Il giornalismo che racconta i fatti che avvengono nei luoghi più difficili e meno seguiti dai media può migliorare con un'alleanza con le Ngo, dicono a NiemanJournalismLab.

    Il dibattito sui nuovi media - dal punto di vista editoriale e tecnologico - è molto seguito: Lsdi, Giornalaio, Business & Blog, Orientalia, Delbo, Socialware, Comunicati, Vincos... Ce n'è bisogno, evidentemente.

    Intanto, va avanti la discussione sulla "doppia crisi del ceto creativo". Purtroppo molto sentita.

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    Diavolo di un Brin

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    Sergey Brin, uno dei fondatori di Google, doveva assumere un legale. Al colloquio lo ha sottoposto a un test. "Scrivi un contratto per regolare la vendita della mia anima al diavolo".

    Giocano con questa questione, evidentemente, nell'azienda che dice di non essere "evil".

    L'episodio è raccontato nel nuovo libro di Ken Auletta, Googled: The end of the world as we know it, Penguin Press.

    800 milioni ritrovati

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    Dice il ministro Brunetta che gli 800 milioni per la banda larga saranno almeno in parte sbloccati entro dicembre. Anche perché la banda larga è necessaria per il miglioramento dei servizi della pubblica amministrazione e per la firma digitale.
    Mentre Google lavora a rendere più veloci i siti web con un software da browser e server in preparazione, Matt Cutts di Google dice a Webpronews che la velocità dei siti potrebbe presto diventare una variabile che ne determina il ranking.

    Quindi i siti più veloci andranno più in alto nelle risposte del motore di ricerca più importante del mondo. E probabilmente saranno più veloci quelli che si troveranno su server migliorati con software del tipo di quello che sta facendo Google, oppure quelli con la migliore banda di connessione.

    Potrebbe essere un meccanismo selettivo abbastanza significativo, tale da accelerare le distanze tra i siti più ricchi di risorse e quelli meno dotati di mezzi. Ma non necessariamente meno interessanti.

    La doppia crisi del ceto creativo

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    Le persone che lavorano nella creatività soffrono enormemente la crisi. Non c'è una statistica, non c'è un dato aggregato, non c'è un sondaggio. Soltanto un insieme di segnali. Uniti da una logica ferrea.

    Un intero ceto di persone che lavorano in modo estremamente flessibile nel mondo della pubblicità, dei video, del design, degli eventi e dei media sta sentendo la crisi in modo particolare. Perché la durezza della crisi ha messo in primo piano le forme di protezione contrattuale più forti.

    Si tratta spesso di professionalità piuttosto rilevanti. Gente che ha puntato più sulla qualità del lavoro che sulla sicurezza del contratto. E che certamente ha molte carte da giocare per recuperare una condizione economica migliore. Ma che attraversa una fase piuttosto dura.

    I dati di fatto, aneddotici, sono però piuttosto chiari:
    1. Un gran numero di persone sta perdendo i contratti e non ne ha di nuovi in pipeline
    2. Un gran numero di piccoli studi si vede rifiutare il pagamento delle fatture dai clienti
    3. Una parte resiste o sta benissimo (non si sa se sia una maggioranza o una minoranza).

    Molte di queste persone non sono i tipi che si lamentano pubblicamente. E non avendo alcuna aggregazione sociale, non hanno neppure un punto di riferimento che le rappresenti. Sicché si sa poco di loro. Ma è arrivato il momento di parlarne. Di capire se si tratta di un insieme di fatti relativamente limitato o se è un fenomeno generalizzato. E di fare qualcosa.

    Google allarga la banda via software

    | | Comments (2) | TrackBacks (0)
    Un annuncio tutto da studiare. Google ha rilasciato la prima versione di un suo software sperimentale che vuole accelerare internet del doppio. È, dice, un miglioramento del protocollo fondamentale del web. Il software è proposto agli sviluppatori per una valutazione. Alimenterà dibattiti, speranze, dubbi, timori e, forse, innovazioni. Whitepaper da studiare.
    Sulle prime ci potevano essere dei dubbi, come detto in un post precedente. Ma il Sole 24 Ore dice che la legge che accorcia i processi rischia davvero di far saltare 100mila processi. E ad Annozero Di Pietro ha detto, se non si è capito male, che sono stati tagliati i fondi alla sicurezza per 1 miliardo: dunque se è vero la legge non sembra accompagnata da maggiori risorse alla giustizia. se ne deduce che rispetto alla precedente versione, quella della prescrizione abbreviata non c'è un significativo miglioramento. E dunque il dibattito interno alla maggioranza è stato solo una manifestazione di pubbliche relazioni (sempre che si sia capito bene).

    Vendere contenuti su Facebook

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    Secondo Pete Cashmore, di Mashable, Facebook è diventata una piattaforma sulla quale girano già parecchi soldi per gli acquisti di "contentuti" (giochi e altro). Perché non potrebbe diventare il luogo nel quale vendere anche contenuti giornalistici? (via Daodeqing)

    Lo stesso si potrebbe dire della piattaforma iPhone-AppStore... E perfino di eBay, probabilmente... Basta che girino soldi perché un posto diventi adatto a vendere contenuti giornalistici online? Beh, meglio un posto dove girano soldi che un posto dove non girano... Ma meglio ancora se il posto è anche sensato come luogo che si occupa di contenuti di valore. E soprattutto se è davvero libero e non troppo proprietario (condizioni che sembrano un libro dei sogni, ma le cose vanno in fretta e non è detto che restino a lungo come sembrano adesso...).

    Pare comunque chiaro che, poiché la pubblicità non può pagare tutto e non è bene che paghi tutto nell'informazione, in qualche modo l'informazione deve diventare abbastanza interessante e importante da convincere il pubblico a sostenerla direttamente. E questo può avvenire soltanto se si riesce a fare un sistema che sia:
    1. dotato di senso (una piattaforma che sia sensato usare)
    2. facile da usare (una piattaforma che non ti faccia perdere tempo e sia sicura)
    3. proponga contenuti davvero di valore

    Il che significa che c'è da innovare. Da tutti i punti di vista...

    Facebook e Apple: controllo e rete

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    Joe Hewitt, la persona che ha sviluppato la applicazione Facebook per l'iPhone, lascia il progetto perché ritiene che siano troppo stringenti e "tirannici" i controlli svolti dalla Apple sul software che viene rilasciato sull'App Store.   

    Quello che è interessante è la motivazione. Sottolinea la libertà di sviluppo sul web, ammette che la Apple possa fare quello che vuole sulla sua piattaforma, ma insomma non ne può più di doversi confrontare con i controllori della Mela. E decide di tornare a sviluppare per il web. 

    Il fatto che una piattaforma funzioni meglio se ha delle regole è abbastanza chiaro. Se le regole sono decise dalla comunità è di solito meglio, perché sono più condivise. Se se regole sono decise dal proprietario della piattaforma, vanno bene se quel proprietario è illuminato, altrimenti non vanno bene. E alla fine vengono rigettate.  

    La questione è questa. Le regole della Apple danno una certa sicurezza agli utenti. Ma danno fastidio a certi sviluppatori. Specialmente se connessi a grandi aziende come Facebook o Google. E se la Apple perdesse gli sviluppatori per l'App Store, il suo iPhone perderebbe una buona quota del suo valore. Ora che ci sono alternative (Android in testa, ma anche Nokia), l'App Store non è più l'unico mondo nel quale fare una strada di successo accelerata e interessante con il software che gira sugli smartphone. E quindi per la Apple il momento è quello delle decisioni difficili. 

    Conoscendoli, quelli della Apple non cambieranno repentinamente politica. E comunque il loro ruolo di controllo è necessario per molti motivi, anche legati agli accordi con gli operatori. Del resto, hanno affrontato qualche crisi del genere anche con l'iTunes e l'hanno superata con una politica prudente ma ferma. Ma con l'iTunes non hanno mai incontrato una concorrenza potenzialmente tanto forte come quella che può venire da Android.

    Per questo, potrebbero prendere in considerazione una proposta nata su Tùaw, pubblicazione non certo nemica, che suggerisce di creare un livello intermedio di accesso all'App Store per le applicazioni prodotte da sviluppatori che avevano già avuto un'approvazione in passato che potrebbero mettere online le loro nuove applicazioni anche se gli utenti sarebbero avvertiti che quelle applicazioni non hanno ancora avuto l'approvazione ufficiale Apple.

    Si tratta di un caso del delicato rapporto che sta emergendo tra controllo e libertà in rete: un caso che è prevalentemente tecnico, riguarda sviluppatori e consumatori su una piattaforma proprietaria, incrocia gli interessi degli operatori telefonici e dei pubblicitari, rimescola le abituali credenze del popolo di internet. Ma vale anche per le applicazioni su Facebook e altre piattaforme. 

    Un equilibrio tra gli interessi va trovato. Probabilmente non verrà dalle leggi ma dalle regole migliori che gli internettari riusciranno a trovare per comporre i diversi interessi. E probabilmente non si tradurrà in una sola regola valida per tutti. Ma è chiaro che le piattaforme con le regole più eque avranno più possibilità di diventare ecosistemi sani e di svilupparsi.

    La presa di Roma

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    "Roma è l'esempio di ciò che accade quando i monumenti di una città durano troppo a lungo". Andy Warhol

    È l'esergo che presenta "La presa di Roma", il libro di Claudio Cerasa, Bur.

    Parlare per digerire

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    Se ne parla sempre tanto. Di internet e delle sue conseguenze. I post e gli articoli non mancano di certo. Perché? Probabilmente, l'ondata di novità concettuali e tecniche che internet non cessa di proporre è troppo grande per una cultura troppo lenta ad adattarsi. E probabilmente perché internet è l'aspetto più evidente e concreto di un cambiamento profondissimo del modo di pensare collettivamente. Prima o poi smetteremo di parlarne, ma soltanto quando avremo digerito l'innovazione. Però, per tutto il tempo di questo lungo passaggio, dovremo dare fondo a tutte le parole, le metafore e con i pensieri per concepire quello che avviene.

    Per chi ci lavora è abbastanza dura. Perché internet consente di costruire iniziative importantissime ma chi non le immagina prima che ci siano non è in grado di capirle se non quando se le vede sotto il naso. Questo avviene nelle aziende, nella pubblica amministrazione, nell'informazione. E poiché di solito non sono i leader delle organizzazioni a concepire nella pratica le iniziative, in pratica avviene che la guida del processo è più indietro di chi il processo realizza. Questione non da poco.

    More about L'uomo artigianoDi solito, chi lavora su internet si trova nel paradosso dell'artigiano che "sa fare" ma non sa "dire quello che sa fare". Ed è circondato da una cultura che non immagina in anticipo quello che sarà fatto, ma lo comprende solo dopo che è fatto. In questo senso, la dinamica culturale è diversa da quella tradizionale: chi ha il potere non è alla guida. Anzi. 

    More about Communication PowerE' un elemento dell'enorme complessità che stiamo affrontando. Una lettura del libro di Manuel Castells, Communication power, potrebbe rivelarsi indispensabile. Accanto a L'uomo artigiano di Richard Sennett. (In effetti, e non è un paradosso, la rete si può vivere intensamente, ma la riflessione sulla rete avviene ancora molto spesso off line, con l'aiuto di un buon paio di libri: una sola delle due attività spesso non basta).

    Wave non è la posta

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    E' stato presentato come la nuova posta elettronica. Ma c'è una generale tendenza nei recensori a dire che Wave non è la posta. E' collaborazione in tempo reale.

    Mi pare ragionevole (in attesa di poter esprimere impressioni più personali) Markingegno:

  • Wave è uno strumento potenzialmente molto interessante per il remote collaboration; un gruppo di lavoro che deve sviluppare un progetto ed ha bisogno di essere aggiornato su come si sviluppa il lavoro, chiarire i punti incerti, eccetera.
  • Non ha niente a che vedere né con la email, né con Twitter e Friendfeed
  • Probabilmente in molti diranno che non è tutta questa rivoluzione che si voleva far credere; in parte potrebbe essere vero, ma quello che interessa è che sia uno strumento efficace per quello per cui è stato pensato.
  • Imputati speciali: prescrizione o processo breve

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    E' giusto pensare di accorciare la durata dei processi e di dare alla magistratura le risorse necessarie ad accelerare il lavoro. Sarebbe anche giusto togliere alla pratica dei tribunali la possibilità di cavillare tanto da allungare i processi fino a superare il termine stabilito. E sarebbe giusto che il lavoro di magistrati, avvocati, impiegati dei tribunali fosse meno formale e più sostanziale: per arrivare a decisioni che diano finalmente agli italiani la certezza del diritto.

    Ma, lette, rilette, e rilette ancora, le notizie sulle decisioni prese ieri in materia non si capiscono fino in fondo. Di certo, non vanno molto in profondità. 

    Soprattutto, non si capisce in pratica la differenza, se non sperando di aver capito male (come per i non tecnici come chi scrive è molto probabile), tra prescrizione breve e processi accorciati. Non salteranno comunque moltissimi processi? 

    E poi che cos'è esattamente quella leggina transitoria apparentemente ritagliata su misura sulle esigenze degli "imputati speciali" in processi il cui senso è già ampiamente chiaro (come nel caso Mills)? Non capire non è bello. Perché lascia sempre uno strascico di sospetti. 

    L'unica cosa chiara è che l'"imputato speciale" numero uno ha detto "è andata bene". 

    Editoria che vende online

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    Secondo l'Osservatorio Netcomm del Politecnico di Milano, l'ecommerce cresce in Italia: "In forte crescita la vendita online di Abbigliamento (+42%), l'Editoria, musica ed audiovisivi registra un +17%, mentre si riduce il Turismo (-3%), che rappresenta il 51% del valore dell'eCommerce in Italia, confermandosi il primo settore in assoluto. Rimane comunque prevalente in Italia la vendita di servizi (66%) rispetto alla vendita di prodotti (34%), in contro-fase rispetto ai mercati esteri".

    In effetti, l'Ibs è arrivato a 45 milioni di fatturato nel 2009.

    Readings #4 - very briefly

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    Una narrazione dei pensieri di Remo Bassini sugli ebook e un futuro senza carta

    Anna Carola Freschi sull'università e il mercato

    Studiare i giovani per capire come stiamo cambiando, secondo Mauro Lupi

    Bellissimo pezzo sull'incantesimo di Medusa (col Grande Fratello che canta e balla)

    La fine dei giornali è tutt'altro che segnata. I valori sono però fiducia e credibilità

    Un bel post sul cambiamento dei supporti per l'informazione

    "It's just platforms"

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    John Nichols, di The Nation, parla della disconnessione tra vecchi modelli editoriali e nuovi media per la produzione di giornalismo alla 2009 Nation/Campus Progress Student Journalism Conference. (via Columbia)

    Non sta succedendo nulla di strano, dice Nichols, è solo un cambiamento di piattaforme. E come in passato occorre capire chi si prenderà l'impegno di sostenere il passaggio al nuovo modello. E conclude: il mercato sta uccidendo il giornalismo, non lo salveranno i privati. L'unica strada è l'intervento pubblico. (Uhmm. Sta di fatto che su The Nation c'è anche il bottone "donate").

    Intanto, mentre proseguono i "dilemmi di Murdoch", è sempre online Problemi dell'Informazione: "ProInfo_3-2009.pdf".

    Facebook.va

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    Mentre tra i ragazzi va di moda usare Facebook con l'interfaccia in latino (con "domus" al posto di "home" ed "epistulae" al posto di "posta"), i vescovi europei incontrano questa settimana i rappresentanti di Facebook, Wikipedia, Google, Identi.ca e altre piattaforme di social media. Per comprendere le relazioni tra "la cultura di internet e la comunicazione della Chiesa". Comunicato del Consilium Conferentiarum Episcoporum Europae.

    Notevole la presenza di Identi.ca e l'assenza di Twitter.

    Non manca una sezione dedicata ai delitti che si commettono via internet, con tanto di intervento di un hacker svizzero e rappresentanti dell'Interpol. Il comunicato precisa che la violazione del copyright ha conseguenze anche per la Chiesa (ma non precisa da che punto di vista questo possa essere preoccupante).

    "Problemi dell'Informazione"

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    Con l'approvazione del direttore, Angelo Agostini, questo blog può offrire l'accesso al nuovo numero di "ProInfo_3-2009.pdf". C'è tra l'altro un pezzo di Claudio Giua sul giornalismo e l'innovazione digitale, a confronto con un contributo meno concentrato sul punto di vista dell'editore e più orientato al punto di vista del giornalismo innovatore. Gaspar commenta. Altri segnali in un post precedente.

    Giornalisti inutili? Editori in difficoltà? Pubblico attivo in grado di fare da solo? Il dibattito è avviato da tempo. Probabilmente nessuna soluzione estrema sarà quella prescelta dalla storia. Sta di fatto che le responsabilità degli attori in campo sono precise. Gli editori sono gli imprenditori che devono trovare e gestire il modello di business dei giornali. I giornalisti sono coloro che fanno l'informazione. Entrambi i ruoli devono migliorare molto. E per migliorare, i giornalisti si devono concentrare sulle notizie, il modo di raccontarle, il modo di usare i nuovi mezzi al servizio del pubblico; mentre gli editori devono sperimentare nuove strade per rendere redditizio e dunque indipendente il lavoro dei giornali. Ogni commistione dei due ruoli è fondamentalmente una distrazione dal ruolo centrale cui sono preposti: e lo sanno tutti. Ma le commistioni avvengono, specialmente quanto l'urgenza e il panico di una congiuntura negativa spingono tutti a pensare soltanto al breve termine.

    800 update: Scajola infittisce il giallo

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    E dunque i ministri per la banda larga insistono. Brunetta ne ribadisce la necessità per ammodernare i servizi della pubblica amministrazione. E si aggiunge Scajola che sostiene come gli 800 milioni di investimenti sarebbero utili a sostenere l'occupazione. Chissà perché era stato proprio Letta a dire che quei soldi erano bloccati. E chissà perché il ribadito sostegno al piano Romani arriva dopo le (più o meno) dimissioni di Stefano Pileri (che sosteneva a quanto si dice un vero e proprio scorporo della rete di Telecom Italia). Domande che restano nelle discussioni piuttosto esoteriche dei nostri potenti. Repubblica. Corriere.


    Update sui commenti in questo blog: 

    Gli occhi sulla nuca: non si va lontano e si crede ( si fa credere ? ) di andare avanti.

    Bisogna sempre ricordare chi è a governarci e dunque a prendere le decisioni che dovrebbero massimizzare il benessere pubblico. Le principali entrate del presidente del consiglio provengono da mediaset e publitalia 80. La prima, come tutti sanno, si occupa di produzione e distribuzione televisiva in libera visione e fattura 4,2 miliardi di euro l'anno. La seconda è una concessionaria per la raccolta pubblicitaria per la televisione (prima in Europa per fatturato, circa 3 miliardi) e detiene oltre il 60 per cento del mercato pubblicitario italiano. (Publitalia ha creato una concessionaria che si occupi della raccolta della pubblicità on line, ma solo qualche giorno fa e risulterà operativa solo dal 2010). 
    Oggi internet anche grazie all'avvento di socialnetwork come facebook è diventato anche in Italia un valido concorrente nella sfida per l'attenzione del pubblico, risulta dunque evidente come un ampliamento o un miglioramento dell'infrastruttura che consente connessioni a banda larga non venga visto come una priorità da chi deve guardare alla rete come si guarda ad un concorrente, quantomeno sul piano economico, tralasciando per ora quello politico. 

    La Federazione delle concessionarie di pubblicità online - Assointernet, grazie al suo presidente Carlo Poss, ha recentemente espresso un grande e chiaro dissenso per la scelta di abbandonare l'investimento di 800 milioni; purtroppo pero' nessun media, eccetto La Repubblica ed alcuni blog (tra cui questo) ne ha ripreso e commentato la notizia.
    Non avendo quindi visibilità mediatica, il dissenso del mondo web rimane più o meno noto ad un ristretto pubblico.

    beautiful ^_^

    Che la banda larga sia un investimento che possa portare vantaggi al paese, nulla questio, ma non sarà quest'infrastruttura che farà aumentare il numero di utenti internet, e per due ragioni: 
    1) la maggior parte della popolazione italica non ha sufficiente scolarità.
    2) l'accesso a Internet costa troppo per la famiglia media italica.
    Per quanto riguarda la pubblicità che finisce sopratutto in TV, questo è funzione dei due fatti precedenti:
    la TV non richiede scolarità e, sopratutto, è gratuita.


    Caro Luca, 
    a volte trovo divertente andare a guardare l'etimologia delle parole. Si possono trovare i significati dei vocaboli in uso, ci si puo' sorprendere dei loro significati nascosti, oppure se ne rintraccia la storia e si interpreta la societa' che li usava.

    Investimento e' parente stretto di "vestire" ed era inteso come addobbare, coprire d'ornamenti (http://www.etimo.it/?term=investire&find=Cerca), in questo "investimento" ed "investitura" erano perfetti sinonimi. Il significato di investimento come "denaro utilizzato per produrre profitto" a quanto pare nasce solo nel 17 secolo in connessione col commercio verso le "indie orientali" (http://www.etymonline.com/index.phpsearch=invest&searchmode=none).

    L'investitura permetteva ai prescelti di acquisire meriti grazie ai titoli; l'investimento consentiva ai meritevoli di far fruttare i titoli ricevuti.

    Oggi, temo che l'investimento sia tornato ad essere un'investitura.

    All''opportunita' strategica di alcune scelte, perfettamente logica e razionale, spesso si preferisce la discrezionalita' illogica e irrazionale dei potenti. Mi viene in mente la risposta di un funzionario ministeriale alla richiesta di adottare una strategia nel suo campo di azione: "A strateggia nun se ppo' ffa'... pe 'ttanti motivi".

    Ciao Luca, ti segnalo questa intervista di Giacomo Dotta:http://www.dariosalvelli.com/2009/10/un-laptop-per-alunno

    E' un vero peccato.
    Un'altra occasione persa.
    E' un po' come conservare le medicine per quando uno sarà guarito.


    Onestamente non penso proprio sia un tentativo di boicottare il mercato della pubblicità sulla rete. A mio parere è abbastanza difficile che l'adv su Internet possa rappresentare un "pericolo" per Publitalia80 che proprio non ritenendo questo mercato interessante non ci hai mai praticamente messo il piede. La pubblicità sulla rete ha un approccio al pubblico completamente diverso e molto più complicato che non quella televisiva che appunto è semplice, broadcast e, RAI a parte, gratuita.
    Mi permetto di dire che pensare a una cosa del genere mi suona più come un alibi delle varie associazioni della pubblicità su Internet per poter giustificare il ruolo di cenerentola del loro mercato. Mi preoccuperei più di differenziare la comunicazione digitale da quella convenzionale, trovando formule innovative. Ovviamente fino a quando si continuerà a vendere la pubblicità online con gli stessi parametri di quella televisiva, ovvero il costo contatto, la sfida sarà sempre perdente.

    Purtroppo penso che questa scelta sia stata dettata in generale da questioni politiche e mediatiche. tagliare i fondi per Internet fa rumore in una cerchia di soliti ristretti sensibili giustamente a questo tema ma purtroppo forse poco significativi dal punto di vista politico. Tagliare i fondi per il ponte di Messina, la costruzione delle case in Abruzzo, a Messina, le grandi infrastrutture farebbe molto più rumore mediatico e rischierebbe di muovere anche ingenti masse di voto specialmente al sud.

    Chiaramente il tutto denota ancora una volta, se ce ne fosse bisogno, quanto in questo paese la creazione di infrastrutture digitali per la crescita non solo economica ma anche culturale abbia un valore e una considerazione molto bassa.

    Non lo so se è per Partito preso o per semplice ignoranza. Ma questi signori di Palazzo NON ci capiscono nulla di REte e NON si capiscono neppure tra di loro!!!

    Leggete qui:
    http://punto-informatico.it/2745321/PI/Commenti/non-siamo-ancora-un-paese-internet.aspx

    (pezzo che quoto al 100%)

    e qui:
    http://www.ilsole24ore.com/art/SoleOnLine4/Italia/2009/11/banda-larga-scajola.shtml?uuid=a284db60-cc8b-11de-a628-f019027192d1&DocRulesView=Libero

    per capire che GIORNO PER GIORNO ORA PER ORA questo governo dice cose diverse!!!!

    Ciao Luca,
    tuo lettore fedele

    800: il giallo della banda larga

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    Guido Scorza non crede che sia tutto chiaro sulla vicenda degli 800 milioni della banda larga. E come dargli torto? Del resto, il fatto ha generato una tale quantità di reazioni indignate... (Intanto Scajola dice che la banda larga effettivamente serve all'occupazione). Ricordo qui i commenti raccolti in questo blog.

    Gli occhi sulla nuca: non si va lontano e si crede ( si fa credere ? ) di andare avanti.

    Bisogna sempre ricordare chi è a governarci e dunque a prendere le decisioni che dovrebbero massimizzare il benessere pubblico. Le principali entrate del presidente del consiglio provengono da mediaset e publitalia 80. La prima, come tutti sanno, si occupa di produzione e distribuzione televisiva in libera visione e fattura 4,2 miliardi di euro l'anno. La seconda è una concessionaria per la raccolta pubblicitaria per la televisione (prima in Europa per fatturato, circa 3 miliardi) e detiene oltre il 60 per cento del mercato pubblicitario italiano. (Publitalia ha creato una concessionaria che si occupi della raccolta della pubblicità on line, ma solo qualche giorno fa e risulterà operativa solo dal 2010).
    Oggi internet anche grazie all'avvento di socialnetwork come facebook è diventato anche in Italia un valido concorrente nella sfida per l'attenzione del pubblico, risulta dunque evidente come un ampliamento o un miglioramento dell'infrastruttura che consente connessioni a banda larga non venga visto come una priorità da chi deve guardare alla rete come si guarda ad un concorrente, quantomeno sul piano economico, tralasciando per ora quello politico.

    La Federazione delle concessionarie di pubblicità online - Assointernet, grazie al suo presidente Carlo Poss, ha recentemente espresso un grande e chiaro dissenso per la scelta di abbandonare l'investimento di 800 milioni; purtroppo pero' nessun media, eccetto La Repubblica ed alcuni blog (tra cui questo) ne ha ripreso e commentato la notizia.
    Non avendo quindi visibilità mediatica, il dissenso del mondo web rimane più o meno noto ad un ristretto pubblico.

    beautiful ^_^

    Che la banda larga sia un investimento che possa portare vantaggi al paese, nulla questio, ma non sarà quest'infrastruttura che farà aumentare il numero di utenti internet, e per due ragioni:
    1) la maggior parte della popolazione italica non ha sufficiente scolarità.
    2) l'accesso a Internet costa troppo per la famiglia media italica.
    Per quanto riguarda la pubblicità che finisce sopratutto in TV, questo è funzione dei due fatti precedenti:
    la TV non richiede scolarità e, sopratutto, è gratuita.


    Caro Luca,
    a volte trovo divertente andare a guardare l'etimologia delle parole. Si possono trovare i significati dei vocaboli in uso, ci si puo' sorprendere dei loro significati nascosti, oppure se ne rintraccia la storia e si interpreta la societa' che li usava.

    Investimento e' parente stretto di "vestire" ed era inteso come addobbare, coprire d'ornamenti (http://www.etimo.it/?term=investire&find=Cerca), in questo "investimento" ed "investitura" erano perfetti sinonimi. Il significato di investimento come "denaro utilizzato per produrre profitto" a quanto pare nasce solo nel 17 secolo in connessione col commercio verso le "indie orientali" (http://www.etymonline.com/index.phpsearch=invest&searchmode=none).

    L'investitura permetteva ai prescelti di acquisire meriti grazie ai titoli; l'investimento consentiva ai meritevoli di far fruttare i titoli ricevuti.

    Oggi, temo che l'investimento sia tornato ad essere un'investitura.

    All''opportunita' strategica di alcune scelte, perfettamente logica e razionale, spesso si preferisce la discrezionalita' illogica e irrazionale dei potenti. Mi viene in mente la risposta di un funzionario ministeriale alla richiesta di adottare una strategia nel suo campo di azione: "A strateggia nun se ppo' ffa'... pe 'ttanti motivi".

    Ciao Luca, ti segnalo questa intervista di Giacomo Dotta: http://www.dariosalvelli.com/2009/10/un-laptop-per-alunno

    E' un vero peccato.
    Un'altra occasione persa.
    E' un po' come conservare le medicine per quando uno sarà guarito.

    "Problemi dell'Informazione", settembre 2009

    | | Comments (0) | TrackBacks (0)
    Con l'approvazione del direttore, Angelo Agostini, questo blog può offrire l'accesso al nuovo numero di "ProInfo_3-2009.pdf". C'è tra l'altro un pezzo di Claudio Giua sul giornalismo e l'innovazione digitale, a confronto con un contributo meno concentrato sul punto di vista dell'editore e più orientato al punto di vista del giornalismo innovatore.

    Il tema è chiaro: gli editori sono gli imprenditori che devono trovare e gestire il modello di business dei giornali. I giornalisti sono coloro che fanno l'informazione. Entrambi i ruoli devono migliorare molto. E per migliorare, i giornalisti si devono concentrare sulle notizie, il modo di raccontarle, il modo di usare i nuovi mezzi al servizio del pubblico; mentre gli editori devono sperimentare nuove strade per rendere redditizio e dunque indipendente il lavoro dei giornali. Ogni commistione dei due ruoli è fondamentalmente una distrazione dal ruolo centrale cui sono preposti: e lo sanno tutti. Ma le commistioni avvengono, specialmente quanto l'urgenza e il panico di una congiuntura negativa spingono tutti a pensare soltanto al breve termine.

    L'argomento è di attualità stringente. Anche se è forse più importante che interessante...

    Intanto, intorno a questi temi, si fa leggere con grande interesse il pezzo di Robin Hamman sull'attività di chi cura un aggregatore di informazioni. Un argomento molto importante per chi sia interessato ai contenuti generati dal pubblico attivo e voglia nello stesso tempo comprendere come questi evolvono in termini di qualità. (via Paolo Valdemarin)

    Jay Rosen, docente di giornalismo a New York, parla a Sidney di come riconfigurare il sistema dei media nell'epoca digitale.

    Frenemy: più amico che nemico. Così si pensa Google rispetto al sistema pubblicitario tradizionale. Dice il New York Times. Non è detto che sia un bene.
    Daniel Kahneman risponde al tema lanciato da un'intervista di Edge a Frank Schirrmacher, che di questi tempi è ossessionato da una domanda: è chiaro che la tecnologia sta cambiando la capacità umana di pensare, di ricordare, di esprimersi; è chiaro che le persone sono sempre più dipendenti dalle tecnologie; c'è qualcosa di fondamentale che sta succedendo; ma la cultura umana sta evolvendo in modo sufficientemente veloce per adattarsi a tutto questo? Kahneman dice che è possibile che il sistema dell'informazione attuale stia cambiando il nostro modo di essere umani e la nostra coscienza. Per comprendere in che senso è probabile che il filone di ricerca più importante sia quello di studiare i giovani. E da questo punto di vista c'è un fatto facilmente osservabile: usano molto il computer, ma questo non li ha resi tanto diversi; casomai sono diventati incredibilmente bravi a cercare informazioni.

    L'autenticità come tema di dibattito declinante per quanto attiene ai video di successo "autobiografici" pubblicati su YouTube. Secondo uno studio di Aymar Jean Christian pubblicato su FirstMonday. Si scopre che il pubblico di questo genere preferisce l'emozione all'autenticità: come se non ci fosse distanza tra fiction e documentazione. Perché ciò che si cerca non è una descrizione della realtà ma una soggettiva partecipazione emotiva. Lo studio non è basato sull'analisi di tendenze quantitative, ma su una buona conoscenza del fenomeno dal punto di vista qualitativo.

    Note di Loredana Lipperini sugli eBook, per sdrammatizzare un argomento che sembra stretto tra paure e cinismo editoriale.

    Segnali e tendenze della nuova imprenditorialità, da San Francisco all'India nei link di un pezzo di Vivek Wadhwa su TechCrunch. Ovviamente molto verde. Con un forte appoggio alla Kauffman Foundation, notevole esperienza, approvata dall'Ocse.

    Bella narrazione della vicenda del Muro di Berlino sul New York Times. Le foto con gli stessi posti allora o oggi... Dal grigio più tetro al colore della ricostruzione.

    Impostazione culturale e persone che intervengono molto simili a Nòva e a Equiliber per Oilproject. Lo dimostra il programma di novembre e dicembre.

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    Larga banda e stretto di Messina

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    erto che è strano. Non più tardi di un paio di settimane fa due membri drl governo avevano detto che non mancava molto al lancio del progetto di riqualificazione della banda larga in Italia. Eravamo all'indomani della notizia secondo la quale 1 mega di banda era un diritto di tutti i cittadini finlandesi. Ed era venuto fuori che il piano "Romani" con i suoi 800 milioni per portare almeno 2 mega a tutti era pronto a partire. Lo stesso governo si è auto smentito come sappiamo in questi ultimi giorni. Il Cipe ha deciso a favore dei soldi per le grandi opere, senza considerare la banda larga più urgente dello stretto di Messina.

    Intanto, Stefano Pileri ha scoperto suo malgrado che la rete italiana passava sotto la resposabilità di altri e rassegnava le dimissioni dopo una vita passata a governarla nel bene e nel male.

    E così l'Italia perde altro tempo. Restando un paese troppo concentrato sulla televisione tradizionale.

    Per fortuna che l'Europa ha preso decisioni favorevoli alla rete che in un certo senso produrranno qualche consapevolezza anche da noi.

    Appunti sul "futuro"

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    Prendendo appunti per una conferenza intitolata dagli organizzatori (con simpatico velleitarismo) alle tecnologie del futuro, si scopre che l'unica discussione sensata riguarda la maturazione di un metodo di indagine e interpretazione.

    Il futuro non è il posto dove ci sono le novità che man mano ci vengono offerte. Il futuro è l'insieme delle conseguenze di ciò che facciamo, del modo in cui pensiamo le conseguenze di ciò che facciamo, dell'apprendimento che modifica il modo in cui pensiamo le conseguenze di ciò che facciamo. E ognuna di queste cose che facciamo genera feedback positivi o negativi sull'azione degli altri.
     
    Il futuro non è un insieme di eventi prevedibili con modelli lineari, ma il contesto storico che costruiamo agendo e pensando e modificandoci nel processo. Dunque è l'emergere della storia dalla complessità.

    Aneddoti scientifici

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    A quanto pare, una briciola di pane perduta da un uccellino che volava sull'Lhc di Ginevra è riuscita a bloccare la macchina che ha richiesto il più grande investimento scientifico degli ultimi anni. Intanto, i tecnici dell'Lhc stanno rivedendo tutte le saldature sui fili di rame che sembra non reggessero quando si avviavano gli esperimento.

    Non ci sarebbe nulla di strano se l'Lhc non fosse stato sostenuto anche da una campagna di pubbliche relazioni senza precedenti. Tutto quanto è stato detto, fatto, promesso in quella campagna, rende ridicoli questi intoppi (che altrimenti sarebbero forse comprensibili vista la complessità dell'impresa).

    Una riflessione sulle mutazioni della comunità scientifica alle prese con i vincoli economici e le sirene del potere è su The Scientist.

    Stefano Pileri

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    A quanto dicono all'Asati (l'associazione dei piccoli azionisti della Telecom Italia), Stefano Pileri starebbe rassegnando le dimissioni. Uno dei manager di più lunga durata della storia della compagnia telefonica, governatore della rete, lascerebbe così il suo posto.

    Non è detto che questo sia connesso al materasso sotto il quale hanno messo gli 800 milioni della banda larga. E intorno ai quali va letto il pezzo di Giorgio Meletti: "Per il governo italiano, la banda larga è un lusso".

    Sei a Berlino il 9 novembre?

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    Il 9 novembre è il 20 anniversario della caduta del Muro di Berlino. Il ricordo di quell'orribile muro è ancora vivo. E delle lacrime che provocava. E della gioia della sua caduta.

    La prima volta, l'ho visto nel 1974. Sembrava eterno. L'ultima volta, l'ho visto nel 1989, a fine agosto. E sembrava ancora eterno.

    Con tutte le lapidi che ricordavano coloro che avevano tentato di saltarlo alla ricerca disperata della libertà...

    Oggi, Check Point Charlie è quasi una macchietta. Un baracchino ne dà un pallido ricordo. Qualche gigantografia lo descrive, molto sommariamente. In realtà, era un posto terribile. Attraversandolo, in macchina, si provava una paura insostenibile, con tutte quelle armi puntate contro... Mentre quei signori anziani dell'Est, in fila indiana, con quei cappotti lisi, come se ci fosse ancora la guerra, passavano dall'altra parte per un giorno con le sporte di plastica...

    A quanto pare, l'artista Martin Butler vuole ricreare, nel giorno dell'anniversario, un'idea del muro mettendo insieme 33mila persone che si disporranno lungo il percorso che il muro seguiva. Sarebbe stato bello poter pensare di esserci. Chi possa e voglia partecipare può registrarsi qui.

    Come salvare il New York Times

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    Marginal Revolution si domanda come salvare il New York Times. Perché leggendo il resoconto di uno degli annunci sulla ristrutturazione del giornale, sullo stesso New York Times, si scopre di passaggio che un'ipotesi presa in considerazione (e poi abbandonata) era stata quella di tagliare del tutto la sezione dedicata allo sport. Tyler Coven osserva che non sarebbe stata poi una gran perdita per il giornale togliere di mezzo la sezione dedicata allo sport. Perché, dice, non è fatta molto bene.

    Sta di fatto che un giornale generalista di una città globale può essere costretto a scegliere. Non può certo parlare in modo mediamente competente (o incompetente) di tutto. Come diceva Dave Winer fin dal 2002, lanciando la sua scommessa (che avrebbe poi vinto) sulla prevalenza dei blog competenti sui giornali generalisti (in Giornalisti innovatori).

    I luoghi informativi generalisti sono necessari per fare comunità in un territorio ampio e complesso. Ma le persone critiche e attive vogliono informazioni credibili generate da autori competenti. L'argomento meriterebbe una riflessione: come mettere insieme specializzazioni inclusive e aggregatori di qualità.

    Dirà la verità

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    Titolone di prima pagina su Le Figaro di carta: Chirac "dirò la verità sul Comune di Parigi". Effettivamente è una notizia.

    800 milioni sotto il materasso

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    Gli 800 milioni per la banda larga potevano essere investiti per sostenere il rilancio economico. Oppure potevano essere messi sotto il materasso, in attesa della fine della crisi. A quanto pare, ha vinto il materasso. (Letta, sul Sole e sul Corriere delle Comunicazioni, via Alessandro)

    La notizia arriva giusto prima dell'importante cda di Telecom Italia di domani.

    Il Grande Fratello canta e balla

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    Grazie a Groucho leggo queste parole di Chuck Palahniuk (Ninna nanna). Che mi sembrano meravigliosamente forti per descrivere la strategia della disattenzione.

    "Il vecchio George Orwell aveva capito tutto, ma al rovescio.

    Il Grande Fratello non ci osserva. Il Grande Fratello canta e balla. Tira fuori conigli dal cappello. Il Grande Fratello si dà da fare per tenere viva la tua attenzione in ogni singolo istante di veglia. Fa in modo che tu possa sempre distrarti. Che sia completamente assorbito.

    Fa in modo che la tua immaginazione lentamente avvizzisca. Finché non diventa utile come la tua appendice. Fa in modo di colmare la tua attenzione sempre e comunque. 

    Questo significa lasciarsi imboccare ed è peggio che farsi spiare. 

    Nessuno deve più preoccuparsi di che cosa gli passa per la testa, visto che a riempirtela in continuazione ci pensa già il mondo. Se tutti quanti ci ritroviamo con l'immaginazione atrofizzata, nessuno mai costituirà una minaccia per il mondo."

    I tropici più tristi

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    Prendo in prestito il titolo proposto da Miic per sottolineare la morte di Claude Lévi-Strauss. E riportare un pezzo da Antropologia strutturale, 1958. Lévi-Strauss era un maestro nell'individuare i percorsi che portano il pensiero dall'antropologia delle società extraeuropee alla cultura umana più in generale. E quindi anche a noi. Qui c'è una discussione sulla relazione tra la follia e la ragione: nella quale il leader sciamanico assume il ruolo di ponte professionale tra la generazione di risposte alla domanda di senso e la ragionevole normalità del pensiero quotidiano che di senso avverte costantemente la mancanza.

    "Curando il suo malato, lo sciamano offre al suo uditorio uno spettacolo. Che spettacolo? A rischio di generalizzare imprudentemente certe osservazioni, diremo che questo spettacolo è sempre quello di una replica, da parte dello sciamano, della chiamata, ossia della crisi iniziale che gli ha procurato la rivelazione del suo stato. Ma la parola spettacolo non deve trarre in inganno; lo sciamano non si contenta di riprodurre o di mimare certi avvenimenti; li rivive effettivamente in tutta la loro vivacità, originalità e violenza. E siccome, al termine della seduta, egli ritorna allo stato normale, possiamo dire, prendendo a prestito dalla psicanalisi il termine essenziale, che egli abreagisce. È noto che la psicanalisi chiama abreazione quel momento decisivo della cura in cui il malato rivive intensamente la situazione iniziale che è all'origine del suo squilibrio, prima di superarlo definitivamente. In questo senso, lo sciamano è un abreatore professionale.

    Abbiamo ricercato altrove le ipotesi teoriche che sarebbe necessario formulare, per ammettere che il mondo di abreazione particolare a ogni sciamano, o per lo meno a ogni scuola, possa indurre simbolicamente, nel malato, un'abreazione del suo squilibrio particolare. Se, tuttavia, La relazione essenziale è quella tra lo sciamano e il gruppo, bisogna anche porre  la questione da un altro punto di vista, quello cioè del rapporto tra pensiero normale e pensiero patologico. Ora, in ogni prospettiva non scientifica (di cui nessuna società può vantarsi di non essere partecipe) pensiero patologico e pensiero normale non si contrappongono ma si completano. Il pensiero normale, di fronte a un universo che è avido di comprendere, ma di cui non riesce a dominare i meccanismi, richiede sempre alle cose il loro senso, ed esse glielo rifiutano; invece, il pensiero cosiddetto patologico abbonda di interpretazioni e di risonanze affettive, di cui è sempre pronto a sovraccaricare una realtà altrimenti deficitaria. Per l'uno, esiste il non verificabile sperimentalmente, vale a dire l'esigibile; per l'altro, esistono esperienze senza oggetto, vale a dire il disponibile. Adottando il linguaggio dei linguisti, diremo che il pensiero normale soffre sempre di un deficit di significato, mentre il pensiero cosiddetto patologico (almeno in talune sue manifestazioni) dispone di una pletora di significante".

    Claude Lévi-Strauss

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    Si apprende oggi che Claude Lévi-Strauss è morto, all'età di 100 anni, qualche giorno fa. Il ricordo di una sua lezione al Collège de France, nel 1979, è vivo nella memoria. Era un maestro di pensiero, naturalmente. Sapeva infondere in chi voleva fare ricerca un senso di dignità che lo avrebbe accompagnato per sempre.

    Dove sono finiti 800 milioni

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    "Dove sono finiti gli 800 milioni che il governo doveva mettere sulla banda larga in Italia?"

    Allo Iab Forum se lo domandano tutti, Riccardo Luna di Wired Italia in testa. Ma chi doveva rispondere non c'è. Per Gentiloni il governo non è a favore di internet.

    (Sta di fatto che Mediaset farà la tv via web).

    Si ha l'impressione che più che una strategia anti-internet c'è soprattutto una grande ignoranza e confusione, dice Carlo Poss (presidente di Fcp-Assointernet). Grandi applausi dalla platea.

    Piattaforme o persone

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    Se ne parla. Ma non si vedono i fatti. Stiamo consegnando un sacco di informazioni su di noi alle varie piattaforme private, come Google e Facebook. E fin lì va bene, purché siamo consapevoli di quello che scriviamo e di quello che significa. Stiamo anche affidando a piattaforme private la maggior parte delle comunicazioni personali (ancora Facebook, Google, Microsoft, Twitter, ecc ecc). E anche qui a moltissimi va bene, se si pensa in termini di "basta che funzioni".

    Dall'altra parte, parliamo di posta elettronica certificata, fatture online, pubblica amministrazione in rete.

    E' chiaro che ogni persona avrà sempre più attività in rete. E che avrebbe senso che il suo indirizzo in rete fosse sostanzialmente "suo", come quello di casa. E che sarebbe intelligente che le sue informazioni fossero sostanzialmente "sue", anche se pubblicamente accessibili all'occorrenza in base alla legge, come quelle che mette nelle lettere di carta o che trova nei documenti dell'anagrafe.

    Del resto, il bello di internet è che non è una piattaforma proprietaria. Che chiunque può trovare il suo posto. Ma perché non emergono piattaforme che aiutano questo processo? Una volta c'erano, per costruire i siti web. Oggi ci sono meno per costruire la conversazione online. Forse Wordpress è il miglior esempio... e forse ce ne sono altri...

    Ma per la maggior parte della gente, il web 2.0 è basato sulle persone ma allo stesso tempo anche sulle piattaforme proprietarie planetarie. E' giusto che sia così?

    Uno spunto su Logeeka.

    Molti pirati sono anche consumatori

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    Sono dieci anni che si legge questa storia. Lo diceva per prima la Forrester Research. Ora lo dice una ricerca commissionata da Demos e realizzata da Ipsos Mori. Le persone che usano di più i sistemi per scaricare illegalmente la musica sono anche le persone che comprano più spesso la musica legale. (Independent)

    Deduzioni. 1. Combattere a suon di battaglie legali quelli che usano i sistemi di file sharing per scaricare musica significa probabilmente combattere il pubblico che compra la musica. 2. Il file sharing è anche una forma di marketing per l'acquisto di musica.

    Il laboratorio-musica dà i suoi risultati. Se ne deve pur tenere conto.

    Oldies #1 - Joy, Schwartz, Goldhaber...

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    Bill Joy
    Wired 2000
    Se non comprendiamo la tecnologia che sta entrando in contatto con il nostro corpo, prima o poi saremo tentati di migliorare tanto il nostro corpo da generare una sorta di nuova specie post-umana. Che potrebbe diventare la prossima specie dominante nella storia dell'evoluzione.

    Barry Schwartz
    Ted 2005
    Poca scelta è una sofferenza. Troppa scelta è un'ansia. Che può diventare inaccettabile e paralizzante. Perché troppa scelta genera enormi aspettative. E dopo qualunque faticoso processo di scelta, la scelta sarà insoddisfacente rispetto a quelle aspettative. Il segreto della felicità è "aspettative limitate".

    Michael Goldhaber
    FirstMonday, 1997
    La nuova scarsità è la scarsità di attenzione. Una nuova economia può nascere intorno alle nuove scarsità che nascono nell'epoca della conoscenza.

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    • Strategie della disattenzione

      Televisione, radio, giornali. Posta elettronica, social network, blog. Messaggi sonori nelle stazioni, cartelloni pubblicitari nelle vie della città, telecamere per la sicurezza degli uffici. La presenza capillare dell'informazione nella vita quotidiana delle persone nei paesi occidentali è un'esperienza generalizzata. Ciascuno ne fruisce e ne genera in continuazione. La quantità di messaggi cresce inesorabilmente, senza un ordine apparente. Cresce e basta. Il crollo del costo delle comunicazioni è anche l'inflazione dei messaggi. Mai come in questa epoca il concetto di "information overload", il sovraccarico di informazioni che si contendono l'attenzione della gente, è una condizione con la quale ogni ricerca sulla vita sociale deve fare i conti. C'è evidentemente una ricchezza straordinaria nell'abbondanza di informazioni. Ma c'è anche il rischio di una paralisi delle idee, di fronte all'eventuale ingestibilità dell'inflazione di informazioni.
      E' un problema che ne contiene molti. E che si rivela strategico per tutta l'industria editoriale, per le piattaforme mediatiche, per gli autori e, naturalmente, soprattutto per il pubblico. Richiede una ridefinizione dei ruoli per tutti gli attori coinvolti, nel complesso passaggio storico che attraversano le società post-industriali. E si comprende solo nella consapevolezza del fatto che l'information overload non è solo l'effetto della moltiplicazione dei messaggi, ma anche la conseguenza del fallimento dei sistemi che dovrebbero filtrare l'informazione, come per esempio suggerisce l'internettologo Clay Shirky. Nel caos creativo cui assistiamo in questa fase di passaggio, si sperimentano strategie più o meno sostenibili. Quali sono i percorsi che ci possono condurre a costruire un ecosistema dell'informazione più sano e vivibile? continua...


    • Ecologia dell'informazione

      I quotidiani cartacei tradizionali sono una tra le numerose specie che vivono nell'ecosistema dell'informazione. Il loro ambiente si è radicalmente trasformato nell'ultima dozzina d'anni. Molte delle risorse sulle quali avevano a lungo prosperato scarseggiano, assorbite dall'espansione di altri media: l'onnivora, insaziabile televisione commerciale, l'innovativa televisione digitale a pagamento, la rivoluzionaria internet a banda larga, gli infinitamente attraenti telefoni cellulari. Milioni di persone, miliardi di euro, trilioni di minuti si sono spostati verso nuove abitudini mediatiche. E nel corso di un terremoto nei mezzi di comunicazione di tale portata è già sorprendente che molti castelli dei giornali di carta stiano ancora in piedi. E se lo sono è perché evidentemente hanno un valore e una resistenza importanti. Ma è tempo di restauri.
      I sintomi della difficoltà economiche dei giornali di carta sono evidenziati dalla crisi generale del 2007-2009: la pubblicità diminuisce drasticamente, il numero di lettori paganti si erode, i collaterali non danno più le soddisfazioni di una volta e le entrate provenienti dalle versioni online non sono sufficienti a riparare alle perdite. L'urgenza congiunturale può essere cattiva consigliera, ma impone delle scelte. Che in ogni caso erano dovute da tempo. E' evidente, infatti, che il taglio dei costi pur necessario non sarà sufficiente a rigenerare un equilibrio sostenibile. Meglio dunque cogliere l'occasione per un ripensamento profondo.
      E a questo ripensamento, gli editori e i giornalisti hanno cominciato a dedicarsi, ciascuno dal suo punto di vista. Mentre il pubblico si trasforma, partecipa, pone problemi, offre risposte: tutte da interpretare. Le domande si moltiplicano. Quanto dureranno i giornali di carta? Si possono far pagare i giornali online? Come evolve la pubblicità? Qual è il ruolo del giornalismo professionale in un contesto nel quale i cittadini possono produrre informazione in modo sempre più facile ed efficace? Come si informano i giovani? C'è una crisi di credibilità nei giornali? Quali sono le visioni innovative emergenti? L'enorme complessità del compito di rispondere a queste questioni intimidisce. Ma può essere affrontata solo con un'umiltà appassionata, generata dalla consapevolezza che di informazione c'è e ci sarà sempre più bisogno, nell'economia della conoscenza. Per i giornalisti, questa consapevolezza è necessaria per affrontare il grande adattamento che la professione è destinata ad affrontare. continua...

    • Innovage

      Ed ecco dunque l'ennesima nuova parola: "innovage", innovazione e vintage. Non per nulla nascono tante parole nuove, in questo periodo storico che da molti punti di vista - ambientali, sociali, economici, culturali - appare come una grande trasformazione epocale: forse abbiamo l'impressione che, in mezzo a tanta innovazione, stiano effettivamente nascendo angoli di realtà che hanno bisogno di essere nominati; in qualche caso, peraltro, tentiamo di forzare questa impressione, producendo nuove parole prima che esistano le realtà che dovrebbero designare. E dunque, che cos'è l'"innovage": una nuova realtà o semplicemente una nuova parola? E' già un fatto economico o ancora una visione? Avrà successo?
      Il tema non è di poco conto: il racconto dell'innovazione è parte integrante dell'innovazione stessa. Nell'economia della conoscenza, una locuzione che usiamo in mancanza di meglio per definire quest'epoca post-industriale, il valore si concentra sulle idee. Il prodotto vale se contiene gusto, informazione, senso. Dunque, anche, se contiene memoria. E se quel contenuto viene compreso dal pubblico che dovrebbe farlo proprio. Perché la dinamica delle idee è, soprattutto, nella relazione tra le persone che le esprimono e le connettono a quelle degli altri, i quali a loro volta le riconoscono come affini o confrontabili alle proprie. Per questo, esiste un rapporto estetizzante, e di grande valore, tra gli oggetti che vengono declinati al futuro e quelli che ricordano le esperienze passate di gruppi di persone che vi si riconoscono. continua...

    • Attenti al loop

      La conversazione può essere orientata alla collaborazione, può alimentare la convivenza civile e pacifica, ma può anche diventare una sorta di competizione? continua...