September 2009 Archives
Intanto, da queste parti si discute di:
Le Monde, Le Figaro, Médiapart
Giornali da non credere
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Sarà. Non pretendo di capire la politica. Ma a me pare che la sinistra abbia vinto in America. E che le destre francese e tedesca siano parecchio diverse. Il punto è che la politica comparata si fa sui sistemi politici, non sulle assonanze tra i nomi dei partiti o sulle loro collocazioni relative. Temo che invece la capacità di conquistare l'agenda sia ovunque decisiva per i candidati. E lo si può fare con un messaggio migliore di quello degli avversari. Oppure in altro modo.
umberto Galimberti ha apprezzato il paragone. Lui del resto aveva detto: l'umanità è ospite, non dominatore, della natura. Ghezzi non sa del paragone, ma lo incarna. Con il suo "Vento del cinema" di Procida, può provocare feconde mutazioni. Oggi ha presentato La Morte Rouge, di Victor Erice, ed è stato una meraviglia.
Intanto, vista la confusione di html che è uscita con i due post precedenti, riporto
Shirky e gli editori
Le Monde, Le Figaro, Médiapart
Il giornalismo migliora (secondo i giornalisti)
Giornali da non credere
Tutti parlano di FastFlip
Il problema è chiaro
Intanto, l'audience in calo dell'informazione troppo gerarchizzata si dimostra da sola
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Visto che ho appreso questa sorprendente notizia dal blog di De Biase e non dal sito del Sole 24 Ore, mi chiedo a chi dovrebbe andare la quota del prezzo dell'ADSL.
Una sorta di canone Rai versione web. E' autoevidente che i provider si rifarebbero dell'intera quota sull'utenza, così come ha fatto Murdoch con l'aumento dell'Iva a Sky. Ci troveremmo quindi a pagare una percentuale in più per un servizio non richiesto: io, per esempio, i quotidiani ITALIANI online (mi peerdoni il buon Luca) li clicco sì e no una volta ogni tanto. Se in cambio mi chiedessero un centesimo, smetterei di cliccarli del tutto. Con la coscienza totalmente pulita. Già pagare il canone Rai mi fa girare gli zebedei, per gli evidenti motivi che tutti sappiamo, pure quast'altro balzello devo aspettarmi? Poi, si spalancherebbe un portone dove, a buona ragione, chiederebbero di passare le majors discografiche e musicali, i produttori di videogames, le case di software. E perché no, i produttori di materiale porno che sono un traino ben più forte delle news di De Benedetti?
Alla fine della giostra, quanto verrebbe a costare una connessione Adsl? Torneremmo tutti al doppino a 56k. Il che, magari, scopriremmo essere pure un bene: si tornerebbe a considerare Internet come un servizio utile, da sfruttare solo quando serve.
Ho sentito che i sindaci delle principali località balneari,letta la brillante proposta dell'Ingegnere, pretendono ora che Società Autostrade, Trenitalia, Alitalia, oltre che ad IP, Erg ecc. gli destinino una quota dei ricavi poichè evidentemente guadagnano sulla gente che deicide di andare al mare e sul lavoro degli abitanti della costa...Da come parla De Benedetti sembra che i tre milioni di visitatori unici che quotidianamente finiscono su Repubblica.it rappresentino un problema e non un'opportunità.
Le fonti di quel 30%?
E comunque: tassare gli utenti di un'infrastruttura per sovvenzionare servizi che non riescono ad utilizzare con profitto l'infrastruttura stessa ai danni dei servizi che invece ci riescono?
mi sembra una provocazione, piu' che una idea... ci sono modelli di business alternativi molto piu' onesti e coerenti con il rapporto valore generato -- utenza.
per esempio, perche' non fare pagare il giornale con una subscription fee ragionevole, differenzaiando l'offerta tra versione a pagamento e versione gratuita. banalita'?
Del resto, non e' vero che il pubblico su internet dirotta sempre verso la soluzione A GRATIS. qualita' e serieta' del servizio offerto vengono sempre ricompensate. ma questi estimatori del libero mercato fanno orecchio da mercante (sovvenzionato)
Ha senso quello che dice De Benedetti. Certo, l'equazione: giornali stampati-giornali resi = lettori migrati su internet, mi sembra un po' forzata, e sicuramente dovrebbe tener conto di variabili e parametri che la rendano più complessa... Un dubbio, però, mi viene spontaneo; da uomo della strada: visto che l'Adsl consente di scroccare senza dover andare fino all'edicola, e quindi si configura come un servizio da far pagare all'utente finale, non è che i 20 euro (in media) attuali lieviteranno di quella quantità tale che tlc, o chi altri nel mercato, non vorranno accollarsi? Poi: a quel punto, i quotidiani saranno soltanto gratuiti (introiti da adsl + pubblicità), e tutti si metteranno a fare i quotidiani on-line... Tutti. La qualità? Certo, i peggiori siti d'informazione avranno un traffico scarso che non ne giustificherà la presenza, ma sarà comunque un far west...
Quella di De Benedetti mi sembra una soluzione con la quale fare soldini facili e immediati per recuperare quello che si sta perdendo con il pauroso calo di pubblicità. La soluzione, invece, andrebbe trovata negli investimenti in innovazione.
Mi chiedo, ancora: come verranno divisi questi soldini? Saranno dati soltanto ai giornali e alle televisioni ? - perché le tv non dovrebbero pretenderli? - E un bloger ne avrebbe diritto, visto che lo stato pretende una registrazione presso il tribunale della sua attività di informazione? Non si ribellerà qualunque altra attività, quel 70%, che su internet genera traffico? Youtube che male ha fatto...? Allora si procederà a una suddivisione dei proventi (tassa?) adsl proporzionale al traffico generato?
Come tu dici, andrebbero premiate le idee virtuose; gli imprenditori che investono in innovazione. La carta sono alberi tagliati... I quotidiani, a pagamento o free press, sono un costo sociale non da poco per quanto riguarda smaltimento ed eco-danni. Il loro posto è davvero solo su internet, visto che c'è la tecnologia e gli unici dati di aumento di pubblicità riguardano...
Allora incentiviamo questo passaggio epocale (con soldi pubblici e varie tassine...) trovando soluzioni tecnologiche che coinvolgono tutti i nuovi supporti mediatici, e per chi non ci capisce un'acca di internet ed è in ritardo sulle nuove tecnologie, utilizzando la televisione (Ormai a 42, 50 e passa pollici, al plasma e altri schermi, che anche un 90enne può leggere agevolmente... Magari, utilizzando un semplice telecomando a 3 pulsanti e basta...). Il televideo ha fatto epoca.
Basta soldi facili, ma idee idee vincenti ed ecosostenibili. Allora sono disposto a dare, direttamente o indirettamente, anche più di 2 euro dei miei soldi per essere informato (se la qualità non cala...).
Ah ah sono veramente alla frutta! ;)
Lo 0.1% della mia ADSL a te, Luca, che mi hai portato a conoscenza di questa notizia! Ah ah!
E lo 0.1% a twitter dove l'ho vista per la prima volta. Ah Ah!
E lo 0.01% twitter lo gira al tuo account twitter poiche' l'hai scritta tu su twitter. Ah Ah!
Ma in realta' io ho letto il tuo twitter del commento fatto da Gennaro e un 0.001% lo voglio dare anche a lui perche' in fin dei conti il pensiero originale l'ha avuto lui mentre il Sole24Ore non ha fatto altro che ricopiare una agenzia di stampa ... Ah ah!
Ah ... io uso una connessione ad Internet (diritto all'accesso all'informazione come diritto basico!) offerta gratuitamente dal comune, quindi io tecnicamente pago 0 euro.
Beh 0.1% di 0 e', se non erro, 0 euro. E via zerando ... ;)
Ah ah ah
Ok. Ok. Idea attaccabilissima. Addirittura risibile, come suggerisce bene il commento di Paolo. Una sola considerazione a favore: ad oggi e da sempre gli unici che guadagnano veramente sono i carrier che sfruttanoo il traffico generato esclusivamente da contenuti di terzi. Che gli editori tradizionali siano risibili nel loro tentativo di sopravvivere, dopo sottovalutato se non addirittura contato sul fattore "kill the cat" stile minitel, è indubbio. Che non sia più possibile che migliaia di editori online siano strozzati nel vuoto del "gratis" e debbano sottostare ai ricatti di Google Adds è una dato incontrovertibile.
Siamo poi così certi che un meccanismo come quello della famigerata SIAE, certo rivisitato per l'occasione, e, appunto, finanziato dai carrier non potrebbe essere un aiuto credibile?
My 2 cents.












By emilio raiteri on September 24, 2009 5:58 PM
Ho sentito che i sindaci delle principali località balneari,letta la brillante proposta dell'Ingegnere, pretendono ora che Società Autostrade, Trenitalia, Alitalia, oltre che ad IP, Erg ecc. gli destinino una quota dei ricavi poichè evidentemente guadagnano sulla gente che deicide di andare al mare e sul lavoro degli abitanti della costa...


E' quello che penso anche io, e che ho riportanto in una nota anche quì pubblicata. Un blogger con un elevato traffico di contatti (visto anche che lo stato vorrebbe che la sua attività d'informazione venisse registrata, alla pari di una testata, al tribunale...) non potrebbe pretendere di avere una giusta quota dei proventi (tassa?) sull'Adsl?


ottimo. allora visto che io cliccando sui siti dei quotidiani genero revenue per loro, in base a questa logica (parola grossa) voglio anch'io la mia parte di grana ;) - vanz
peccato non ci sia una versione x Linux, io farei volentieri il beta tester...
io lo uso da una ventina di giorni e se non ricordo male (ce l'ho a casa), il risultato medio della mia Alice casa 7mega è sui 4mega...e (sempre se non mi sbaglio) in confronto agli altri operatori, è il risultato migliore della mia zona...stasera metto dati più precisi se mi ricordo ;)
Lo provo, ma usare http://speedtest.net è così differente? A me pare faccia le stesse cose dall'interno di un browser.
Ho fatto il test.
Qui ho Fastweb da 6M e mi dà che scarico a 5,25 Mbps. Devo dire che ho fatto il confronto con gli altri e mi sembra di essere fra quelli che hanno uno scarto minore rispetto alla velocità massima prevista. Ho visto un Tele2 da 20M andare a 2.8. Ma qui c'è da dire che l'opzione che ho attivata io è vecchia e mi sa che non c'è più per cui magari nei fatti ho qualcosa di differente.
Ad ogni modo di software che ti misurano la velocità della rete ce ne sono tanti. Questo ha in più il fatto che raccoglie i dati aggregati e quindi genera una statistica dei diversi provider facendo i test sul campo.
Luca,
di certo una buona idea, sia per gli utenti che ricavano informazioni ma soprattutto parametri di confrontro, sia per Between che ne ricava qualche soldino vendendo i dati agli isp.
Qualche dubbio solo su la quantità dei dati prelevati (l'ID per esempio è a rischio privacy).
La cosa buffa è che l'Autorità ha appena assegnato alla fondazione Bordoni il compito (e un po' di soldini) per misurare la qualità delle adsl italiani con dati che da contratto non arriveranno prima dell'ottobre 2010.
Se a pensare ad idea "collaborativa" come questa fosse stato "il pubblico" magari ero più contento.
c'è un'inesattezza nel mio commento di prima: per quanto riguarda la Bordoni i costi delle misurazioni sono a carico degli isp.
Luca, a quanto vedo http://speedtest.net fa le stesse cose. Ti dà anche le statistiche degli altri utilizzatori. E gira su tutti i sistemi dove c'è Flash. Provalo :)
@ S. e Paolo Sammicheli. In entrambi i casi di tratta di software che misurano le prestazioni delle nostre connessioni domestiche: le differenze principali risiedono nelle funzionalità offerte.
A differenza di speedtest.net, isposure:
- Effettua un monitoraggio continuo del collegamento e, se vogliamo registrarci, ne tiene traccia anche se non abbiamo un IP fisso
- Permette di memorizzare più profili (utile se ci colleghiamo con lo stesso pc attraverso connessioni differenti)
- misura non solo velocità in upload e download (velocità di linea venduta dal nostro ISP) e tempi di latenza, ma anche la velocità di navigazione (quella con cui facciamo la maggior parte dei download per intenderci)
- permette di confrontare semplicemente i vostri risultati con quelli degli ISP attivi nella stessa zona (e valutare il più conveniente in termini di qualità e prezzo)
- vi permette di consultare in pochi click i risultati di tutti i vostri test, calcolando le medie delle ultime settimane
Per avere qualche elemento in più: www.bandometro.com e www.isposure.com/faq.htm
@Lorenzo Campani. Preciso che ci atteniamo rigorosamente alle leggi sulla tutela della privacy. In generale tutti i dati, che sono esclusivamente di natura tecnica (non chiediamo nessun dato sensibile), vengono trattati in forma anonima e aggregata, e, in ogni caso, con i dati a disposizione non siamo in grado di identificare l'utente.
Per ulteriori dettagli, ti consiglio di visitare l'apposita sezione delle FAQ sul sito di isposure: http://www.isposure.com/faq.htm
Ciao Alessio,
avevo già letto le faq prima di scrivere e non mettevo in dubbio le intenzioni di non raccogliere dati sensibili o abitudini di navigazione. Esprimevo solo un dubbio su un singolo dato che viene raccolto ovvero l'ID, che può coincidere in alcuni casi con il nome e il cognome dell'utente.
Tutto qui.
Tuttoincluso 8 Mega (Infostrada)
Download 6,46 Mbps
Upload 0,41 Mbps
HTTP 413,7 KB/s
Ping 30 ms
DNS 50 ms
Valori medi della zona:
Download 5,09 Mbps
Upload 0,37 Mbps
HTTP 94,17 KB/s
Ping 56 ms
DNS 105 ms
Posso ritenermi più che soddisfatto!!
Grazie @Lorenzo Campani e in generale grazie a tutti quelli che vorranno provare Isposure e darci qualsiasi tipo di consiglio o riscontro. Le vostre segnalazioni sono preziose per migliorare il progetto.
Per fugare ogni dubbio sul tema ID precisiamo che l'ID identifica l'agente installato e serve a noi come chiave per i database di raccolta dati. Ovviamente non è possibile associare l'ID ai nominativi, per il semplice fatto che non chiediamo nome e cognome dell'utente in fase di registrazione.
Grazie ancora e buone misurazioni!
Fastweb Fibra 10Mb
isposure:
Velocità di download (4.42 Mbps)
Velocità di upload (5.09 Mbps)
Speedtest.net
Velocità di download (7.22 Mbps)
Velocità di upload (5.76 Mbps)
che faccio chiamo il call center?
Sono Cristoforo Morandini, di Between. Ci tenevo a precisare che Between non ha obiettivi di profitto sull'operazione bandometro (i diritti commerciali sono del nostro partner Isposure). Il nostro scopo è di cercare di rendere più trasparente la reale qualità del servizio a banda larga e di creare le condizioni per garantire che anche in Italia si affrontino quei temi che condizioneranno lo sviluppo delle reti e dei servizi di nuova generazione. In questo senso questo non è un progetto Between o Epitiro, ma di tutti quanti installeranno e terranno il bandometro Isposure sul loro PC, contribuendo a ridurre le asimmetrie informative del mercato, a livello nazionale e a livello locale. Su questi temi vi terremo costantemente aggiornati anche attraverso il blog ufficiale dell'iniziativahttp://www.bandometro.com
Grazie a tutti
mah
stessa cosa qui per me
ipsosure
upload= 0.36
download = 4.07
speedtest
upload = 0.37
download = 6.44
temo che i server di isposure siano un po' lentini...
Ecco la mia velocità di connessione ad internet con Fastwebhttp://www.speedtest.net/result/572985455.png
Io vado a quasi 10Mb/s e risulta che non ci sia niente di meglio nel vicinato :) Fastweb fibra è straordinaria, quando va... Quando non va: "attendere prego..." :)
ADSL 8 Mega (Italy,Veneto,Abano Terme,35031)
Velocità di download (1.35 Mbps)
Velocità di upload (0.36 Mbps)
Telecom Italia Alice casa 7m
d: 5,55 Mbps
u: 0,39 Mbps
http: 80,71 KB/s
ping: 51 ms
dns: 810 ms
Ma Isposure è solo per i PC! Speedtest posso usarlo con il mio Apple.
Ad Altroconsumo avevamo realizzato qualcosa del genere un po' di anni fa, con provailtuoprovider. Misuravamo gi stessi parametri di isposure, tranne i tempi DNS. Però poi abbiamo deciso di smettere, per due motivi.
a) i fattori di indeterminazione non sono trascurabili. Per esempio: come si può essere sicuri che mentre il software sta andando, l'utente non si è dimenticato eMule che lavora in sottofondo? Nella giungla di tariffe proposte dai vari gestori, spesso con nomi similissimi, come si fa a sapere che l'utente ha selezionato quella giusta? Con molti dati e una validi analisi statistica sono problemi mitigabili, ma restano d'attualità. Mi interesserebbe sapere isposure che ne pensa.
b) Ma soprattutto, siamo sicuri che siano questi i dati più interessanti da misurare per valutare la bontà di un provider? Per chi ha un'adsl 8 mega, sapere che va a 5 o 6 mega che differenza fa? (certo, c'è il discorso che il provider non ha mantenuto le promesse, che è importante, ma a parte quello, che differenza *pratica* c'è?). Non sarebbe meglio avere altri dati, quali la costanza del servizio (inclusa la posta elettronica) o l'eventuale filtraggio di protocolli p2p o voip?
Altroconsumo, nei rarissimi casi nei quali si può fare un confronto sul campo, la differenza c'è.
Nel mio caso ho due ADSL una accanto all'altra, quindi stesso doppino e stessa centrale Telecom:
Fastweb Full (75€ al mese, modem incluso)
dld 1,73 Mbps
upl 0,57 Mbps
Infostrada Absolute ADSL (25€/mese senza modem)
dld 6,81 Mbps
upl 0,43 Mbps
La seconda era stata presa come back-up, ma Infostrada viaggia in ADSL2, mentre Fastweb no.
Il bello è che a settimane alterne Fastweb chiama proponendo insistentemente di sottoscrivere il servizio televisivo, quando non sono evidentemente in grado di fornire nemmeno un servizio base all'altezza del costo.
Interessante, grazie. Resto però dell'opinione che i valori numerici non siano importantissiimi, ciò che conta è la soddisfazione legata all'uso personale. Se ti leggi le news online sul tuo sito preferito e mandi tre mail alla settimana, anche un servizio come quello di fastweb ti va bene (non commento il prezzo). Se usi bittorrent e ci metti due giorni a scaricare un file, o se ti abboni al servizio televisivo e non vedi niente, lo capisci da te che il servizio non va bene, senza nemmeno fare delle prove di velocità.
Ad ogni modo specifico che non ritengo questi test del tutto inutili: sapere prima di stipulare un abbonamento com'è lo stato della rete nella tua zona è importante. Il mio commento era volto principalmente a spiegare perché secondo me (noi) questi test non sono utili abbastanza, e come, a mio avviso, potrebbero migliorare.
Infatti, purtroppo i test non bastano. Puoi avere un'idea molto vaga delle condizioni nella tua zona, ma non del tuo doppino, e finché non ti colleghi ad un provider non puoi sapere come andrà effettivamente. E successivamente può migliorare o peggiorare, soprattutto a seconda di quanti altri utenti vengono collegati allo stesso MUX e delle loro "abitudini di navigazione".
ciao Luca
vedo che non ti è piaciuto lo screenshot linkato che ti avevo messo qui ieri, e allora riporto i dati a manina
telecom alice 20mega
download a 15 Mbps
http a 230 KBps
ping a 37 ms
dns a 74 ms
ho rifatto il test stamane
download 17Mbps
http a 80 KBps (!!!)
cioè, sono connesso veloce, ma navigo abbastanza lento
@altroconsumo. Consapevoli delle difficoltà di realizzare delle misurazioni precise e obiettive, intendiamo sfruttare l'esperienza maturata in questi anni nei diversi paesi in cui operiamo.
Tieni poi presente che il progetto isposure è uno, ma non il solo, degli strumenti che utilizziamo per misurare in modo oggettivo le prestazioni della banda larga e che mettiamo a disposizione dell'utente finale.
Altre e più dettagliate misure vengono fatte direttamente sulle reti degli operatori e in location apposite (alcune di queste le abbiamo attivate anche in Italia).
Nello specifico:
a)E' vero. Sulla base dell'esperienza che stiamo maturando in particolare nel Regno Unito vogliamo anche contribuire a diffondere una maggiore conoscenza degli interventi che si possono fare autonomamente (ad esempio all'interno dell'abitazione) per migliorare il servizio. Riguardo agli errori di profilazione il problema vale per tutti i paesi e stiamo anche qui introducendo delle modalità di compilazione che faciliteranno sempre di più la corretta identificazione del profilo. L'analisi dei dati non può poi essere una semplice valutazione statistica, ma deve tenere ovviamente conto della bontà delle osservazioni elementari, anche attraverso un confronto con i dati che rileviamo mediante altri nostri strumenti.
b)Come avrai notato, le misure che effettua isposure sono più articolate rispetto alla media degli altri software che trovi in rete, perché siamo consapevoli che queste metriche debbano evolvere, anche in funzione dello sviluppo dei servizi in rete e dei comportamenti degli operatori. Andremo sicuramente nella direzione che indichi tu, ma non sempre sarà possibile svelare l'arcano attraverso le misure fatte attraverso l'agente software.





Non basterà. Se in Italia ci sono 13 milioni di connessioni ad alta velocità che costano in media 20 euro al mese quanto ne vogliamo dare ai giornali (mica pure alle televisioni, spero)? Un euro al mese sono 13 milioni al mese. Due euro sono 26 milioni. Più di due è difficile.
Perché? Vado alla cieca: quale può essere il punto di riferimento? Un'idea può essere questa: quanti lettori smettono di pagare per il giornale di carta e passano a una fruizione totalmente online e gratuita?
Diffidate dei conti che sto per fare. Perché non sono un editore e non ho i numeri che servono, ma posso fare un ragionamento spannometrico. Su 6 milioni di circa 5 anni fa, oggi le copie vendute sono un po' più di 5 milioni e supponendo che siano tutte di persone andate su internet significano 30 milioni in meno al mese per il totale del costo dei giornali, ma per gli editori a voler essere generosi 20 milioni in meno al mese (togliendo la quota di edicola ecc). Insomma, due euro al mese di adsl più pareggiano la perdita dovuta a internet.
Non bastano perché gli editori non sanno far fruttare il web come la carta per la raccolta pubblicitaria online. Ma questo non è un problema dei lettori (quelli che attraverso l'adsl dovrebbero pagare per i giornali). Potrebbe essere un problema delle tlc? Allora queste dovrebbero pagare una quota aggiuntiva di altri due euro (togliendole dai loro utili) per compensare quella perdita? Sarebbero altri 26 milioni di euro al mese. Bastano? Forse per ora, ma certamente non per il futuro, a meno che gli editori non si sbrighino a rimettere in piedi il loro business, trovando molti nuovi modelli di redditività. Come diceva Shirky.
La spannometria può avermi indotto in errori grossolani. Ma c'è un altro elemento da tenere in considerazione.
Quel presunto 30% del traffico - uhmmm - che viene generato da siti di quotidiani e televisioni è anche il destinatario di quei soldi derivanti dall'Adsl? Come vengono ripartiti quei soldi? Tutto via Audiweb? Solo per gli editori che pagano il servizio? E se è solo l'Audiweb a contare per avere quei soldi, valgono anche i calendari che arricchiscono di traffico anche i siti dei quotidiani? O soltanto gli editoriali e le notizie? Se vale solo l'Audiweb come facciamo a non far scadere la qualità in una rincorsa al traffico simile a quella della tv (a proposito: sicuri che anche le tv commerciali non vorranno la loro fetta?). Gli editori dei giornali di qualità, sono sicuri di poter reggere la concorrenza dei giornali orientati soltanto a fare traffico?
Sicuramente la proposta di De Benedetti è interessante. E interesserà. Ma non risolve. Occorre urgentemente trasformare gli editori in aziende innovative, capaci di fare ricerca, sperimentare, sbagliare, investire nella qualità, investire nella tecnologia, assumere giovani...
Tutto questo, riguarda gli editori. E non essendolo, sono forse uscito dal posto dove dovrei essere come giornalista. Ma la passione, talvolta, fa strabordare.
Clay Shirky: Let a thousand flowers bloom to replace newspapers; don't build a paywall around a public good
Nel frattempo arriva questa idea di Post-media publishing che conferma un'idea anticipata qui.
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La discussione continua su:
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press@altroconsumo.it
Shirky dice che non c'è proprio niente di bello nell'osservare che molti giornali sono destinati a chiudere. Gli utopisti che vedono nell'informazione spontanea della rete la soluzione a ogni problema, dice Shirky, hanno torto. I giornali tradizionali hanno reso possibile almeno un po' di giornalismo affidabile e la loro scomparsa lo mette a rischio.
La crisi dei giornali tradizionali, però, è strutturale. In passato, i giornali controllavano il business e potevano imporre prezzi molto alti ai lettori e agli inserzionisti pubblicitari. Questo è terminato. Il resoconto di David e Ethan a questo proposito è supergodibile.
Il problema è che la scomparsa dei giornali lascia le comunità prive di un contropotere informativo che, in qualche caso, aveva funzionato. Qualche giornale sopravviverà. Qualcuno farà esperimenti. Qualche nuovo modello emergerà. Si vedranno i risultati. Ma è chiaro che ci saranno meno giornali tradizionali.
Il problema conseguente è come accelerare l'emergere di nuove forme di giornalismo affidabile per aiutare le comunità a disporre di informazioni in grado di equilibrare e controllare il potere. Tutti da leggere, si diceva, i resoconti citati.
Aggiungerei che ci sono due argomenti intrecciati:
1. che cosa devono fare i giornalisti e tutti coloro che vogliono contribuire all'informazione seguendo un metodo di ricerca condiviso
2. che cosa devono fare gli editori attuali e quelli potenziali.
I due argomenti sono intrecciati ma si possono affrontare meglio se si vedono separatamente.
L'attività degli informatori è quella di cercare e sperimentare ogni possibilità di utilizzo dei mezzi allo scopo di scoprire, criticare, trasmettere l'informazione. Cercando di volta in volta di puntare sulla qualità della ricerca, sulla qualità del servizio, sul piacere di fruire delle loro opere. Il loro tema è proporre l'informazione in modalità che possano essere adottate dalle reti sociali. Nulla più si impone: tutto si propone sperando che sia adottato. Tutto questo significa che il lavoro di ricerca e racconto dei fatti deve migliorare drasticamente. Senza questa condizione non c'è nulla altro da dire.
L'attività degli imprenditori e delle organizzazioni che svilupperanno i modelli di business e di sostenibilità economica. Tutte le soluzioni saranno tentate. Solo alcune ce la faranno. Sottoscrizioni, carte prepagate, sostegno alle inchieste in forma volontaria da parte delle comunità... E nuove forme di pubblicità, orientata al servizio o addirittura alla vendita...
Intanto, con ogni probabilità, il ruolo del pubblico attivo crescerà. Alcune iniziative individuali o di gruppo diventeranno in un certo senso "giornali" ed "editori" alternativi a quelli tradizionali. Già ora si vede che è così soprattutto in alcuni settori come l'informazione sulla tecnologia.
In generale, non è possibile sapere che cosa funzionerà nel lungo termine. Sappiamo anche che molti editori tradizionali riusciranno a stare in piedi. Qualche volta con l'aiuto dei governi. Qualche altra volta con le proprie gambe. E questo sarà un bene. Perché comunque, grazie al pubblico attivo, agiranno in un contesto molto più esigente. Che esigerà una qualche forma di qualità.
Se ci fosse un software che risponde a questa domanda potrei scegliere il più conveniete. Se ci fosse un software del genere le compagnie telefoniche dovrebbero migliorare per forza.
Io non posso saperlo, perché ho un Mac. Ma chi ha un computer che gira su Windows può saperlo.
Perché c'è un software che si scarica su Ipsosure che gira solo su Windows ma che risponde proprio a quelle domande. (Segnalato da François de Brabant, di Between, uno che segue le telecomunicazioni da una vita).
Questo è quello che Ipsosure promette:
- isposure misura la reale velocità del tuo collegamento broadband
- isposure confronta le prestazioni della tua connessione broadband con quelle degli altri Internet Service Provider
- isposure ti consente di monitorare nel tempo il livello delle prestazioni offerte dal tuo Internet Service Provider
- isposure è facile da usare perché presenta i risultati sotto forma di semplici grafici
- isposure non contiene funzionalità nascoste, non viola la privacy, non invia annunci pubblicitari
Se qualcuno che passa di qui ha voglia di scaricarlo sul suo pc e provare a vedere l'effetto che fa, magari potrebbe anche segnalarmi i risultati e le sue considerazioni qui nei commenti. E se ne tirerebbe fuori un buon pezzo per Nòva.
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Sicché genera una straniante nostalgia leggere che il nuovo servizio dell'Huffington Post dedicato alla tecnologia e all'innovazione, seguito da Jose Antonio Vargas, si presenta dicendo che "technology is anthropology".
Poiché l'assenza di venture capital è una delle tipiche lagnanze italiche, vale la pena di leggere il suo pezzo su TechCrunch.
Wadhwa non è d'accordo con l'idea che il venture capital sia la causa dello sviluppo dell'innovazione. Sostiene che una minoranza di start up americane è nata grazie al venture capital. E pensa che il venture capital non sia il motore ma eventualmente l'amplificatore del successo di un'impresa innovativa. I venture capitalist non generano innovazione, vanno dove vedono che c'è già innovazione e probabilità di successo. L'innovazione, dice, la fanno gli imprenditori.
Si può aggiungere che il venture capital è particolarmente utile per le innovazioni che puntano a servire alla crescita aziendale, quanto più grande tanto meglio. E i venture capitailst agiscono di solito con metodi relativamente standardizzati. Ne consegue che sostengono soprattutto (non solo ma soprattutto) innovazioni orientate a generare piattaforme scalabili e a prodotti in grado di arrivare a grandi volumi. (Ripeto: non solo ma soprattutto). Il che significa che sono meno rilevanti per aziende che non puntino alla crescita indefinita e che si muovano in business con ampiezza relativamente limitata e contenuti relativamente specialistici. Come sono le tipiche start up italiane. Donde un motivo per comprendere come fa l'Italia a essere sempre ai primi posti nella nascita di nuove imprese e a non avere un vasto sistema di venture capital.
Non c'è dubbio che servirebbe all'Italia crescere anche nell'utilizzo di questi strumenti finanziari. Ma è anche chiaro che non sono gli unici che servono a sostenere l'ecosistema dell'innovazione. Se non ce n'è tanto in Italia di venture capital è perché le aziende che producono innovazioni all'italiana non hanno tipicamente le caratteristiche e le strategie adatte a quello strumento. E' un problema. Uno dei tanti. Ma la soluzione non è nel lamento.
(update: un commento critico nei confronti di Wadhwa da Chris di Adventures in capitalism)
Credo che sia finita la discussione sulla fine dei giornali. E che sia ora di parlare di transizione. I giornalisti e chi fa informazione vanno avanti. Casomai quelli che sviluppano i modelli di business si devono inventare una quantità di nuove idee. Nessuna formula generale. Tante sperimentazioni. Ma alla fine un dato chiaro: di informazione c'è bisogno e tutti i modi per condividerla sono utili. La sofferenza della transizione è anche la sorpresa possibile di vedere come le gerarchie tradizionali possono essere messe in discussione.
Per fare ordine, il tema si può articolare così.
Un giornale è fatto da persone organizzate per produrre informazione. Il pubblico attivo che lo adotta dà al giornale il suo senso. L'imprenditore tenta di renderlo sostenibile ed indipendente economicamente. Il tutto si sintetizza nella linea editoriale, che è una promessa alla quale chi fa l'informazione e chi vende l'accesso all'informazione si attengono per dichiarare al pubblico che cosa faranno. Si può essere laici sulla linea editoriale, ma non sulla coerenza alla promessa. Questo genere di semplici regole sono un po' saltate nel tempo recente. Ma la rete sta costringendo un po' tutti a recuperarle. Pena perdita di audience, lettori, ascoltatori. Che in quanto persone vanno a informarsi altrove.
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La discussione continua su:
Giornali da non credere
Tutti parlano di FastFlip
Il problema è chiaro
Intanto, l'audience in calo dell'informazione troppo gerarchizzata si dimostra da sola
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Ovviamente le cose sono collegate. Ma è sempre utile sapere chi dovrebbe fare cosa... Imho.
Intanto, questo tema è sempre acceso:
Giornali da non credere
Giornali online a pagamento
Quale pubblicità online è apprezzata
Ma anche per la sensazione - che si legge in alcune sue parole - che tutto questo si possa superare solo pensando a come guarderemo questa puntata in un contesto diverso, in qualche giorno futuro nel quale la sanità mediatica sarà riconquistata. Forse allora ci saremo dimenticati il senso dei siparietti con il Vespa birichino. E le benevolmente burbere battute del presidente. E tutto il resto.
Ma dirci oggi di pensarlo con distacco non dovrebbe rattristare: ci fa bene. Ci induce a guardare ai fatti in una prospettiva più ampia. E ci fa superare la paranoia. Che è il primo passo per cominciare a raccontare una storia diversa. Meno legata alla critica dei leader attuali. (Che per carità ci vuole, ma non può e non deve essere una monomania). Imho.
(Ah, se non capisco male i dati Auditel, la trasmissione di ieri non è stata un gran successo).
Per David Carr è sempre più ingiusto considerare Google come un parassita dell'editoria. Del resto, qualunque parassita che uccida il suo ospite deve evolvere in una forma meno pericolosa o rischia egli stesso di soccombere...
(update: in Italia, non ci sono accordi del genere, per ora, si direbbe. Ma resta il tema Fiegoogle)
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A proposito di parlare. Continuano le conversazioni su:
Immigrazione in Veneto, dati e interpretazioni
Vrm, il potere ai consumatori
Bizarre, i giornali di carta e online che non vanno come previsto
Con i soldi degli altri, le informazioni proposte da Gallino
Gentiloni e internet, un riassunto veloce
Gian Arturo Ferrari, il capo dei libri Mondadori è duro su internet
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Gli americani per lo meno cercano numeri per comprendere meglio le loro impressioni. A noi restano solo le impressioni.
I PREZZI DEGLI HOTEL NEL MONDO SONO SCESI DEL 17%.
Hotels.com, leader mondiale nella sistemazione in hotel, svela l'andamento dei prezzi in Europa e nel mondo: l'Italia è il quarto Paese in Europa con le camere di hotel più care.
I prezzi in Italia sono calati in misura minore rispetto agli altri Paesi in Europa e nel mondo (-12% vs -16% dell'Europa e -17% del mondo) e, nonostante la diminuzione globale del costo delle camere, l'Italia, nei primi sei mesi di quest'anno, è risultato il quarto paese con i soggiorni più cari in Europa, subito dopo Svizzera, Danimarca e Norvegia.
Venezia, nonostante il calo dei prezzi del 12%, si riconferma la città più costosa d'Italia e terza in tutta Europa; subito seguita da Milano e Roma, che hanno subito un taglio rispettivamente del 17% e 13%.
La città in Italia che ha subito il taglio di prezzi più drastico è Firenze, i cui costi sono scesi più della media europea (-20%).
La crisi del settore non ha invece colpito Siena e Rimini che, anzi, hanno visto un incremento dei prezzi rispettivamente del 3% e 1%. Sono le uniche due città in Italia con segno positivo.
2002 nuovi iscritti 26.668 saldo 23.207
2003 nuovi iscritti 54.949 saldo 50.455
2004 nuovi iscritti 48.506 saldo 43.272
2005 nuovi iscritti 37.834 saldo 31.927
2006 nuovi iscritti 34.184 saldo 27.502
2007 nuovi iscritti 58.880 saldo 51.840
2008 nuovi iscritti 58.265 saldo 49.354
In Veneto, dove l'immigrazione è fondamentale per molte lavorazioni industriali, questo tema è sentito come un problema sempre più pressante, per la scuola e la vita quotidiana. I numeri certo aiutano a capirlo. Anche perché riguardano soltanto i casi di persone ufficialmente registrate. Tra dinamiche dell'emergenza e mancanza di profondità del progetto collettivo, l'argomento sembra sfuggire di mano. Con tutta l'umiltà che occorre di fronte a un tale problema, si percepisce nell'aria che è tempo di fare un salto di qualità civile. Da dove emergerà?
Anche la Commissione Europea ha il suo paper (sempre pdf). via Eurispes.
Il romanzo prevale, dice Scarpa, perché ha convinto di essere capare di raccontare la realtà e nello stesso tempo divertire. La consapevolezza del fatto che il romanzo è documento per la lettura della storia non è scontata (non lo era neppure quando negli anni Settanta Marc Soriano suggeriva la possibilità di studiare "scientificamente" la storia di Venezia a partire dai testi di Goldoni). Ma è un'impressione che ai romanzieri aggrada. E però li condiziona anche un po'. Scrivere un romanzo come un documento lo rende un monumento anche quando il racconto è già tutto quello che vuole fare il romanziere.
Ma è un bisogno sociale ineludibile. Forse, come dice Scarpa, porta a indagare la realtà in chiave individualista (soggettiva). Ma si trasforma quando ha successo in un fenomeno comunitario, perché risponde al bisogno di una rappresentanza che è soddisfatto non dalla leadership ma dalla rappresentazione. Le storie sono, si direbbe, il percorso che risponde alla domanda di prospettiva.
Alcune citazioni sono significative
You are what you Tweet!
You own your conten.
These rules exist to enable an open ecosystem with your rights in mind.
Le novità sono relative ad alcuni chiarimenti su argomenti non sorprendenti. Twitter potrà dare più spazio alla pubblicità. Crede nelle sua API e le svilupperà. Combatte lo spam e la pornografia. Può usare il contenuto degli utenti come vuole anche se gli utenti sono proprietari e responsabili. Da questo punto di vista, sembra di capire che ciò può avvenire solo sulla piattaforma di Twitter, non su una qualunque piattaforma. Anche perché nel momento in cui utilizzasse quel contenuto su una piattaforma diversa da quella per la quale l'aveva scritta l'autore, e in un contesto di significati diverso, dovrebbe assumersi le sue responsabilità.
Una cosa invece è chiarissima. Molti faticheranno a riconoscersi nella frase: You are what you Tweet (tu sei quello che cinguetti).
update: BlogBabel è stata venduta. A Liquida.
Nel pezzo si citano i cinque metodi oggi più diffusi nelle aziende per misurare l'innovazione:
- R&D spending as a percentage of sales (77%)
- Total patents filed/pending/awarded/rejected (61%)
- Total R&D headcount (59%)
- Current-year percentage sales due to new products released in the past six years (56%)
- Number of new products released (53%)
Ne aveva parlato anche Marco Varone. Un accenno pure in questo blog.
Tra le battute fondamentali: internet è diversa; internet è un impero mediatico in tasca; internet è la società è internet; la libertà di internet è inviolabile; internet è la vittoria delle informazioni; internet sta migliorando il giornalismo; ...; la nuova libertà di stampa e la libertà di espressione... ecc ecc...
(Se n'è parlato con Loredana Lipperini e Giovanna Cosenza)
| Alcuni libri che ho comprato | Impressioni mentre leggo |
| Luca Castellitto Il sogno del bambino stregone Piemme Daya Kishan Thussu Internationalizing media studies Routledge | La storia vista con gli occhi di un bambino cui la società chiede troppo. Perché scrivere è agire. Sui media si svolge la storia del presente. Il presente è globale. Chi li studia, cambia prospettiva. |
Sinapsi sociali (25 gennaio 2009)
Le storie contro la storia (18 gennaio 2009)
Io non sono il mio cervello (11 gennaio 2009)
Luminosa oscurità (4 gennaio 2009)
Il nuovo paradigma della finanza (21 dicembre 2008)
Il pericolo e l'intelligenza (14 dicembre 2008)
Beato chi si scandalizza (30 novembre 2008)
Viaggio per la felicità (2 novembre 2008)
Mercato o capitalismo (19 ottobre 2008)
Hacker (12 ottobre 2008)
Odio (27 settembre 2008)
Querdenker (24 agosto 2008)
L'indicibile segreto del segreto (14 agosto 2008)
Il filo dei libri (15 luglio 2008)
Felicità in azienda (28 maggio 2008)
Siamo le nostre azioni pubbliche (11 maggio 2008)
Senza povertà (4 maggio 2008)
Nothing ends (27 aprile 2008)
Esplorazioni insensate (5 aprile 2008)
L'arte del rinnovamento (16 marzo 2008)
L'arte nella storia (9 marzo 2008)
La logica della decrescita (2 marzo 2008)
La lettura dei confini (24 febbraio 2008)
La fortuna della filosofia (17 febbraio 2008)
Pensieri astratti su realtà concrete (3 febbraio 2008)
Memoria. Felicità (27 gennaio 2008)
Libertà della conoscenza (20 gennaio 2008)
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Leggere nella complessità (13 gennaio 2008)
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Leggere una storia scomparsa (31 dicembre 2007)
Il senso e la visione (22 dicembre 2007)
L'Italia e gli italiani (16 dicembre 2007)
La complessità della conoscenza (9 dicembre 2007)
L'organizzazione informale (2 dicembre 2007)
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Il gioco della matematica (28 ottobre 2007)
Numeri da leggere (7 ottobre 2007)
Fantadesign da leggere (30 settembre 2007)
Vivere una lettura filosofica della politica / 2 (23 settembre 2007)
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Il destino di leggere (8 luglio 2007)
Leggere la razza padrina (1 luglio 2007)
Leggere un incontro di civiltà (24 giugno 2007)
Lettura bella e popolare (17 giugno 2007)
Ricchezza della lettura in rete (3 giugno 2007)
Mutazioni nella lettura (27 maggio 2007)
Leggere nel futuro della città (20 maggio 2007)
Leggere il segreto di un inventore (13 maggio 2007)
L'organizzazione da leggere (6 maggio 2007)
La felicità di leggere (29 aprile 2007)
La scommessa di leggere (22 aprile 2007)
Leggere nel pensiero (15 aprile 2007)
Leggere nella mente digitale (8 aprile 2007)
Leggere nella rete (1 aprile 2007)
Leggere gli effetti dell'autobiografia (25 marzo 2007)
Leggere memi (18 marzo 2007)
Leggere l'identità del reporter (11 marzo 2007)
Leggere gli scenari (4 marzo 2007)
Leggere di quelli che lavorano (25 febbraio 2007)
Leggere dentro e fuori (18 febbraio 2007)
Leggere parole chiave (11 febbraio 2007)
Leggere appunti su ciò che non può essere scritto (4 febbraio 2007)
Rileggere quello che va riletto (28 gennaio 2007)
Leggere quello che gli amici hanno scritto (21 gennaio 2007)
Leggere quello che gli altri leggono (14 gennaio 2007)
Leggere per viaggiare (7 gennaio 2007)
Leggere per meditare (31 dicembre 2006)
Leggere per citare (24 dicembre 2006)
Gli occhiali per leggere (17 dicembre 2006)
Leggere, leggerezza, legge (10 dicembre 2006)
Leggere o non leggere (3 dicembre 2006)
Leggere per lavorare o lavorare per leggere? (26 novembre 2006)
Pagina aNobii (social network sui libri)
In libreria: Economia della felicità, dalla blogosfera al valore del dono e oltre, Feltrinelli
The newspapers tend to be located in smaller, often rural markets; online-only subscriptions are typically priced at a substantial discount to the print edition (in general, about 75 percent of what the print product costs); where numbers are available, the number of online subscribers is still a tiny percentage of their print counterparts (less than 5 percent); and many of these papers say they began charging not so much to make money online, but rather to protect sales of their print editions.
De Benedetti pensi a trovare un modello di business online funzionante e smetta di pensare a trasferimenti dallo Stato che tanto gratta gratta sempre quello vogliono i nostri imprenditori. Perché, la butto lì, il gruppo l'Espresso non è capace di entrare nel mercato delle ADSL? Scommetto che se domani arriva a una quota rilevante di mercato poi non ha più voglia di cederne un po' all'Eco di Bergamo o al Manifesto.
La verità vera (ci ho scritto un capitolo intero) è che i giornali perdono dagli anni '60 ininterrottamente e Internet ha rappresentato al massimo un'accelerazione. Quindi pensassero a rifondarsi riprendendo a guardare ad essere leali verso i lettori e non solo ai politici e agli sponsor...