September 2009
Mon Tue Wed Thu Fri Sat Sun
« Aug   Oct »
 123456
78910111213
14151617181920
21222324252627
282930  

Month September 2009

Raccolta frasi intelligenti, please

Immaginate la scena. Domani, a parlare del futuro del giornalismo, in un convegno organizzato dall’Ordine, mi froverò insieme a colleghi preoccupati e speranzosi, attirati anche dalla presenza di alcuni dei più importanti direttori dei quotidiani italiani. Come ci si può esprimere in una situazione simile senza suscitare irritazione, senza dire banalità e senza andare oltre i limiti di quanto è davvero utile alla costruzione di un futuro intelligente per il giornalismo al servizio della società? Questa è una chiamata a raccolta: con quale frase sarà meglio cominciare? :)

Pirati anche in Australia

Si sta formando un partito di pirati anche in Australia. Dopo il successo svedese e il 2% raccolto alle recenti elezioni tedesche, questo genere di partito sembra farsi largo.

Leistungsschutzrecht a mezzo di KulturFlatrate

Lsdi segnala la proposta tedesca di un’addizionale da pagare per ogni computer collegato alla rete destinata a sostenere il fatturato dell’editoria cartacea di qualità. Pare dunque che in Germania si sappia che cos’è la l’editoria di qualità. Per noi invece il concetto di leistungsschutzrecht resta piuttosto oscuro.

Non profit journalism

Secondo Newsosaur, dopo mille difficoltà, sta davvero decollando il non profit journalism. Il giornalismo sostenuto con le donazioni.

————————————————————————————————————————
Intanto, da queste parti si discute di:

Shirky e gli editori
Le Monde, Le Figaro, Médiapart
Giornali da non credere
————————————————————————————————————————

Android è open?

Secondo Michael Klurfeld di Techgeist, Android non è poi tanto open source. Le valutazioni in materia stanno diventando labirintiche.

Chi fa il tifo per la crisi

Di sicuro, non fanno il tifo per la crisi i 984.286 disoccupati che si sono registrati dall’agosto 2008 al luglio 2009. Sole. Repubblica.

Sinistra sinistra

La Germania vota a destra. La Francia lo fa da tempo immemorabile. Il Regno Unito forse lo farà alla prossima occasione. Si fa qualche ragionamento tipo: il messaggio della sinistra è in crisi in tanti posti, anche dove non c’è una destra che possiede i media (che dunque sono meno importanti di quanto non si creda).

Sarà. Non pretendo di capire la politica. Ma a me pare che la sinistra abbia vinto in America. E che le destre francese e tedesca siano parecchio diverse. Il punto è che la politica comparata si fa sui sistemi politici, non sulle assonanze tra i nomi dei partiti o sulle loro collocazioni relative. Temo che invece la capacità di conquistare l’agenda sia ovunque decisiva per i candidati. E lo si può fare con un messaggio migliore di quello degli avversari. Oppure in altro modo.

Ghezzi, Galimberti, Erice e la specie mutante

Il paragone della giornata, pensando all’ambiente.. La specie umana è come una specie di batteri che uccide il proprio ospite. E allora muore anch’essa. A meno che non evolva attraverso una mutazione che la trasformi da parassita in simbionte. Ma mentre per i batteri la mutazione non è che genetica, per gli umani è anche e soprattutto culturale. E i pensatori o gli artisti che provocano mutazioni culturali sono la salvezza dell’umanità.

umberto Galimberti ha apprezzato il paragone. Lui del resto aveva detto: l’umanità è ospite, non dominatore, della natura. Ghezzi non sa del paragone, ma lo incarna. Con il suo “Vento del cinema” di Procida, può provocare feconde mutazioni. Oggi ha presentato La Morte Rouge, di Victor Erice, ed è stato una meraviglia.

Educa

Oggi a Rovereto c’è Educa. Argomento decisivo. L’investimento più importante di tutti, quello che riguarda l’educazione dei ragazzi. E di tutti, in fondo.

————————————————————————————————————————
Intanto, vista la confusione di html che è uscita con i due post precedenti, riporto
qui i temi in discussione:
Shirky e gli editori
Le Monde, Le Figaro, Médiapart
Il giornalismo migliora (secondo i giornalisti)
Giornali da non credere
Tutti parlano di FastFlip
Il problema è chiaro
Intanto, l’audience in calo dell’informazione troppo gerarchizzata si dimostra da sola
————————————————————————————————————————

Discussioni: De Benedetti e il pagamento dei giornali

Dopo il post che analizzava la proposta di CarloDe Benedetti di dare una quota di quanto gli utenti pagano per l’Adsl ai quotidiani c’è stata una notevole discussione. A tratti satirica, generalmente critica. Alcuni approvano. Ecco alcuni blog che hanno commentato. Luca BonesiniAntonio DiniPenne Digitali. Ed ecco i commenti (su questo blog, su Facebook e su FriendFeed):
E quest’obolo come lo chiamiamo? Perché la chiesa cattolica non dovrebbe chiedere l’8 per mille sull’ADSL? Perché noi blogger non dovremmo chiedere la nostra fett(ina)? E perché non darne un tot alla ricerca scientifica o alla fame nel mondo?

De Benedetti pensi a trovare un modello di business online funzionante e smetta di pensare a trasferimenti dallo Stato che tanto gratta gratta sempre quello vogliono i nostri imprenditori. Perché, la butto lì, il gruppo l’Espresso non è capace di entrare nel mercato delle ADSL? Scommetto che se domani arriva a una quota rilevante di mercato poi non ha più voglia di cederne un po’ all’Eco di Bergamo o al Manifesto.

tyle="margin-top: 0px; margin-right: 0px; margin-bottom: 0.5em; margin-left: 0px; border-top-width: 0px; border-right-width: 0px; border-bottom-width: 0px; border-left-width: 0px; border-style: initial; border-color: initial; padding-top: 0px; padding-right: 0px; padding-bottom: 0px; padding-left: 0px; font-size: 1em; font-weight: normal; border-style: initial; border-color: initial; ">La verità vera (ci ho scritto un capitolo intero) è che i giornali perdono dagli anni ’60 ininterrottamente e Internet ha rappresentato al massimo un’accelerazione. Quindi pensassero a rifondarsi riprendendo a guardare ad essere leali verso i lettori e non solo ai politici e agli sponsor…

Visto che ho appreso questa sorprendente notizia dal blog di De Biase e non dal sito del Sole 24 Ore, mi chiedo a chi dovrebbe andare la quota del prezzo dell’ADSL.

Una sorta di canone Rai versione web. E’ autoevidente che i provider si rifarebbero dell’intera quota sull’utenza, così come ha fatto Murdoch con l’aumento dell’Iva a Sky. Ci troveremmo quindi a pagare una percentuale in più per un servizio non richiesto: io, per esempio, i quotidiani ITALIANI online (mi peerdoni il buon Luca) li clicco sì e no una volta ogni tanto. Se in cambio mi chiedessero un centesimo, smetterei di cliccarli del tutto. Con la coscienza totalmente pulita. Già pagare il canone Rai mi fa girare gli zebedei, per gli evidenti motivi che tutti sappiamo, pure quast’altro balzello devo aspettarmi? Poi, si spalancherebbe un portone dove, a buona ragione, chiederebbero di passare le majors discografiche e musicali, i produttori di videogames, le case di software. E perché no, i produttori di materiale porno che sono un traino ben più forte delle news di De Benedetti?
Alla fine della giostra, quanto verrebbe a costare una connessione Adsl? Torneremmo tutti al doppino a 56k. Il che, magari, scopriremmo essere pure un bene: si tornerebbe a considerare Internet come un servizio utile, da sfruttare solo quando serve.

Ho sentito che i sindaci delle principali località balneari,letta la brillante proposta dell’Ingegnere, pretendono ora che Società Autostrade, Trenitalia, Alitalia, oltre che ad IP, Erg ecc. gli destinino una quota dei ricavi poichè evidentemente guadagnano sulla gente che deicide di andare al mare e sul lavoro degli abitanti della costa…Da come parla De Benedetti sembra che i tre milioni di visitatori unici che quotidianamente finiscono su Repubblica.it rappresentino un problema e non un’opportunità.

Le fonti di quel 30%?

E comunque: tassare gli utenti di un’infrastruttura per sovvenzionare servizi che non riescono ad utilizzare con profitto l’infrastruttura stessa ai danni dei servizi che invece ci riescono?

>

mi sembra una provocazione, piu’ che una idea… ci sono modelli di business alternativi molto piu’ onesti e coerenti con il rapporto valore generato — utenza.
per esempio, perche’ non fare pagare il giornale con una subscription fee ragionevole, differenzaiando l’offerta tra versione a pagamento e versione gratuita. banalita’?
Del resto, non e’ vero che il pubblico su internet dirotta sempre verso la soluzione A GRATIS. qualita’ e serieta’ del servizio offerto vengono sempre ricompensate. ma questi estimatori del libero mercato fanno orecchio da mercante (sovvenzionato)

Ha senso quello che dice De Benedetti. Certo, l’equazione: giornali stampati-giornali resi = lettori migrati su internet, mi sembra un po’ forzata, e sicuramente dovrebbe tener conto di variabili e parametri che la rendano più complessa… Un dubbio, però, mi viene spontaneo; da uomo della strada: visto che l’Adsl consente di scroccare senza dover andare fino all’edicola, e quindi si configura come un servizio da far pagare all’utente finale, non è che i 20 euro (in media) attuali lieviteranno di quella quantità tale che tlc, o chi altri nel mercato, non vorranno accollarsi? Poi: a quel punto, i quotidiani saranno soltanto gratuiti (introiti da adsl + pubblicità), e tutti si metteranno a fare i quotidiani on-line… Tutti. La qualità? Certo, i peggiori siti d’informazione avranno un traffico scarso che non ne giustificherà la presenza, ma sarà comunque un far west…

Quella di De Benedetti mi sembra una soluzione con la quale fare soldini facili e immediati per recuperare quello che si sta perdendo con il pauroso calo di pubblicità. La soluzione, invece, andrebbe trovata negli investimenti in innovazione.

Mi chiedo, ancora: come verranno divisi questi soldini? Saranno dati soltanto ai giornali e alle televisioni ? – perché le tv non dovrebbero pretenderli? – E un bloger ne avrebbe diritto, visto che lo stato pretende una registrazione presso il tribunale della sua attività di informazione? Non si ribellerà qualunque altra attività, quel 70%, che su internet genera traffico? Youtube che male ha fatto…? Allora si procederà a una suddivisione dei proventi (tassa?) adsl proporzionale al traffico generato?

Come tu dici, andrebbero premiate le idee virtuose; gli imprenditori che investono in innovazione. La carta sono alberi tagliati… I quotidiani, a pagamento o free press, sono un costo sociale non da poco per quanto riguarda smaltimento ed eco-danni. Il loro posto è davvero solo su internet, visto che c’è la tecnologia e gli unici dati di aumento di pubblicità riguardano…

Allora incentiviamo questo passaggio epocale (con soldi pubblici e varie tassine…) trovando soluzioni tecnologiche che coinvolgono tutti i nuovi supporti mediatici, e per chi non ci capisce un’acca di internet ed è in ritardo sulle nuove tecnologie, utilizzando la televisione (Ormai a 42, 50 e passa pollici, al plasma e altri schermi, che anche un 90enne può leggere agevolmente… Magari, utilizzando un semplice telecomando a 3 pulsanti e basta…). Il televideo ha fatto epoca.

Basta soldi facili, ma idee idee vincenti ed ecosostenibili. Allora sono disposto a dare, direttamente o indirettamente, anche più di 2 euro dei miei soldi per essere informato (se la qualità non cala…).

Ah ah sono veramente alla frutta! ;)

Lo 0.1% della mia ADSL a te, Luca, che mi hai portato a conoscenza di questa notizia! Ah ah!

E lo 0.1% a twitter dove l’ho vista per la prima volta. Ah Ah!

E lo 0.01% twitter lo gira al tuo account twitter poiche’ l’hai scritta tu su twitter. Ah Ah!

Ma in realta’ io ho letto il tuo twitter del commento fatto da Gennaro e un 0.001% lo voglio dare anche a lui perche’ in fin dei conti il pensiero originale l’ha avuto lui mentre il Sole24Ore non ha fatto altro che ricopiare una agenzia di stampa … Ah ah!

Ah … io uso una connessione ad Internet (diritto all’accesso all’informazione come diritto basico!) offerta gratuitamente dal comune, quindi io tecnicamente pago 0 euro.

Beh 0.1% di 0 e’, se non erro, 0 euro. E via zerando … ;)

Ah ah ah

Ok. Ok. Idea attaccabilissima. Addirittura risibile, come suggerisce bene il commento di Paolo. Una sola considerazione a favore: ad oggi e da sempre gli unici che guadagnano veramente sono i carrier che sfruttanoo il traffico generato esclusivamente da contenuti di terzi. Che gli editori tradizionali siano risibili nel loro tentativo di sopravvivere, dopo sottovalutato se non addirittura contato sul fattore “kill the cat” stile minitel, è indubbio. Che non sia più possibile che migliaia di editori online siano strozzati nel vuoto del “gratis” e debbano sottostare ai ricatti di Google Adds è una dato incontrovertibile.
Siamo poi così certi che un meccanismo come quello della famigerata SIAE, certo rivisitato per l’occasione, e, appunto, finanziato dai carrier non potrebbe essere un aiuto credibile?
My 2 cents.

Marco Rubino
Marco Rubino
è una buona proposta!
Ieri alle 16.59 · Elimina
Renato Sartini
Renato Sartini
vado a leggere…
Ieri alle 17.11 · Elimina
Juan Carlos De Martin
Juan Carlos De Martin
Bella la tua analisi, Luca. Io pero’ chioserei che prima di chiedere nuovi soldi sarebbe forse il caso di ripensare da zero i 700 milioni di euro di soldi pubblici dati a fondo perduto all’editoria con criteri spesso molto discutibili.
Ieri alle 17.14 · Elimina
Francesco Sullo
Francesco Sullo
Mi suona male. A voler essere onesti bisognerebbe prendere una parte dell’abbonamento ADSL e dividerlo fra tutti i produttori di contenuti, giornali o blog che siano. In fondo il *lavoro* è il medesimo.
Ieri alle 17.29 · Elimina
Daniele Salvaggio
Daniele Salvaggio
Lo tzunami del digitale sta arrivando anche nei media…la musica in questo senso può davvero rappresentare una case history interessante, è l’unica realtà al momento che ha saputo trovare una risposta legale
Ieri alle 17.31 · Elimina
Davide Ferrari r-style: initial; border-color: initial; width: 32px; height: 32px; vertical-align: bottom; " />
Davide Ferrari
è accanimento terapeutico su di un moribondo. Una proposta simile a tassare i CD vergini con la presunzione che servano a ledere i diritti d’autore.
Ieri alle 17.33 · Elimina
Alessandro Nasini
Alessandro Nasini
ma per favore! sembra la storia del bollino siae sui cd vergini…
Ieri alle 17.34 · Elimina
Agnese Vardanega
Agnese Vardanega
ma andiamo! dovranno passare sul mio cadavere per estirparmi i soldi dal portafogli …
Ieri alle 19.21 · Elimina
Rachele Gonnelli
Rachele Gonnelli
free Internet e per noi vada come deve andare
Ieri alle 19.24 · Elimina
Francesco Sullo
Francesco Sullo
La stampa deve semplicemente recuperare una dignità ed un valore, dopodiché la gente sceglierà di spendere per seguirla. Fintanto che fanno tutti avanti a forza di notizi d’agenzia, perché mai si dovrebbe pagare per avere sempre la stessa brodaglia?
Ieri alle 19.26 · Elimina
Giorgio Meletti
Giorgio Meletti
Diciamo che si va per tentativi… Poi se i giornali devono avere una parte della bolletta Adsl perché generano il 30% del traffico, quanto potrebbero pretendere quelli del restante 70%? Per esempio: i siti porno? E i produttori di musica e cinema che vengono scaricati? E le banche online? E le biglietterie elettroniche?
11 ore fa · Elimina
Luca De Biase
Luca De Biase
c’è questo commento al post segnalato sopra: 

By emilio raiteri on September 24, 2009 5:58 PM

Ho sentito che i sindaci delle principali località balneari,letta la brillante proposta dell’Ingegnere, pretendono ora che Società Autostrade, Trenitalia, Alitalia, oltre che ad IP, Erg ecc. gli destinino una quota dei ricavi poichè evidentemente guadagnano sulla gente che deicide di andare al mare e sul lavoro degli abitanti della costa…

11 ore fa · Elimina >
Giorgio Meletti
Giorgio Meletti
Ah ecco… in realtà la logica è quella di finanziare i giornali con una tassa, tipo canone Rai: quello propongono di infilarlo nella bolletta elettrica, questo nella bolletta telefonica. Da qui la fantasia si sbizzarrisce: perché non devolvere una quota dei ticket sanitari alla Philip Morris e ai comuni di Langhirano, San Daniele e Felino (per tacere di Colonnata)?
11 ore fa · Elimina
Renato Sartini
Renato Sartini
@Meletti
E’ quello che penso anche io, e che ho riportanto in una nota anche quì pubblicata. Un blogger con un elevato traffico di contatti (visto anche che lo stato vorrebbe che la sua attività d’informazione venisse registrata, alla pari di una testata, al tribunale…) non potrebbe pretendere di avere una giusta quota dei proventi (tassa?) sull’Adsl?
11 ore fa · Elimina
Luca De Biase
Luca De Biase
i blogger sanno che se vogliono essere “stampa” dovranno sottostare anche alle regole speciali della stampa, mentre se vogliono essere persone che si esprimono saranno libere sia degli obblighi che dei vantaggi…
9 ore fa · Elimina
Francesco Sullo
Francesco Sullo
Voglio precisare che quando si parla di qualcosa prelevato direttamente dall’ADSL che siamo tutti portati a pensare che per noi non cambi nulla. Ma ovviamente non è così perché il provider mica ci può rimettere. E di conseguenza saremo noi a pagare quel più. Pertanto preferisco pagare ciò che voglio io e non ciò che decidano gli altri.
9 ore fa · Elimina

ottimo. allora visto che io cliccando sui siti dei quotidiani genero revenue per loro, in base a questa logica (parola grossa) voglio anch’io la mia parte di grana ;) – vanz


non mi convince per nulla. Chi sono gli editori che ne dovrebbero beneficiare? Perché non fare lo stesso per musica e altri contenuti piratati? Chi stabilisce quanto? Il traffico fatto dall’estero? Non lo vedo praticabile – Luca Conti
a me pare un modo per aggirare il problema. una sorta di autotassazione per la sopravvivenza. – davide turi
non mi sembra corretto. e’ come quando hanno aumentato il costo dei cd vergini perché si presupponeva che la più parte di qusti fosse utilizzata per fini illeciti. De Benedetti, che pure stimo, pensa purtroppo con una mentalità ancora vecchia e legata a vecchi schemi. Qui si cerca la pezza anziché progettare e ridefinire totalmente il business. Mi ricorda la situazione che Elserino Piol descriveva per la sua Olivetti degli anni ’70, quella che ha preferito la macchina da scrivere elettronica al personal computer. Miopia del vincitore, la chiamava Piol. Anzi, la situazione è ben peggiore. ciao, zeno – zeno
io vedo la questione da un altro punto di vista: perché salvare i giornali (ma potrebbero essere le banche, la FIAT, Alitalia o qualunque azienda privata)? Se il loro modello di business è sostenibile si salveranno da soli. Se non lo è, l’evoluzione farà il suo corso. – Matteo
tanto l’80% del mercato ISP è direttamente o indirettametne in mano a telecom (che si mettano d’accordo tra loro, eventualmente). – gluca – [mini]marketing
Significa semplicemente replicare i criteri della Siae per la musica agli editori sul web. io invece aiuterei i giornalisti che vogliono mettere su una testata propria facilitando l’apertura di nuovi giornali. Pensa che pazzo che sono. -valentino spataro
@Valentino: io inizierei ad eliminare l’ordine dei giornalisti e le anacronistiche leggi italiane sulla stampa, più che altro. – Matteo
io spero si tratti di una provocazione… – Massimo MaxKava Cavazzini
bella l’analisi di Quintarelli sull’argomento. la domanda finale è: saremmo disposti a spendere 120€/mese per il collegamento internet? Mi sa che la soluzione sta da un’altra parte, micropagamenti? – franco aka Aiace
Mi sembra un’ottima idea! Ma mi spingerei più a fondo. Proseguendo su questo ragionamento, oltre a pagare gli editori per quel 30% di traffico, bisognerebbe anche ricompensare adeguatamente chi genera l’altro 70% dei contenuti che vengono visti. Di questi tempi direi che circa il 50% di questi contenuti sono generati da utenti (credo che la mia valutazione vale tanto quanto quella di de benedetti). Ovvero da noi stessi. Quindi se dobbiamo pagare 2 euro al mese per i quotidiani, mi aspetto di ricevere 3 euro al mese per i contenuti che genero. Non vedo l’ora di poter godere di questo euro di sconto. – Paolo Valdemarin
bravo Paolo – zeno
Io ho una mia idea, non dimostrabile. GLi editori non sono stupidi ma sanno benissimo che l’informazione deve cambiare e questo deve passare attraverso una profonda ristrutturazione (leggere licenziamenti in massa) e stanno aspettando di entrare in grave crisi per poter licenziare a palla e ristrutturarsi con l’aiuto dello stato. – wolly
l’affermazione meno convincente di tutte in quello’articolo è l’ultima e cioè che la sua ricetta sarebbe un modo per difendere la libertà del giornalismo indipendente. Questo è un tranello in cui non cadere: giornalismo ed editoria sono due cose diverse. – Nicola Mattina da fftogo
Secndo quintarelli le news valgono meno del 5% del traffico, altro che 30%! http://blog.quintarelli.it/blog… – franco aka Aiace
L’affermazione è poco convincente, parafrasando quanto ha detto Nike “non siamo nel business di salvare l’editoria, ma in quello di offrire informazione di qualità al pubblico” Sta all’editoria trovare nuovi modelli di business all’interno della propria offerta di valore, non cercare di recuperare risorse altrove ed esternamente. Questo non è mercato. – Maurizio Goetz
tassare gli utenti di un’infrastruttura per sovvenzionare servizi che non riescono ad utilizzare con profitto l’infrastruttura stessa ai danni dei servizi che invece ci riescono? – Federico Bo
ma perchè bisogna salvarli al posto di investire le proprie risorse in modo più adeguato al mondo in cui ormai viviamo? potrebbero chiudere bottega ed investire nel campo dei rollable screen (scherzo) oppure, seriamente, nel rendere adeguati al mezzo internet i portali dei giornali .. se vogliono salvare il giornalismo potrebbero iniziare a valutare il grado di trustness raggiunto dalla rete oggi.. è il sistema dell’editoria che va riformato e aggiornato, a mio vedere… – Alessandro Fontana
@Matteo, l’unica differenza e’ che produrre informazione e’ costitutivo per la democrazia, produrre thema, punto o 500 non lo e’. – Alessandro Lanni
@Alessandro lo è fino a che non hai un editore a cui fare riferimento – wolly
@wolly, non so ti riferivi a me. se si’, non so bene cosa significa “fare riferimento a un editore”. per fare informazione fino a ora ci voleva qualcuno che ti pagasse per farla, ossia un editore (o una coperativa, ma vabbe’). il prodotto notizia e’ un “prodotto” sui generis e per questo non e’ sul mercato nello stesso modo delle lavatrici. -Alessandro Lanni
Si Alessandro mi riferivo al tuo intervento, io credo che il futuro dell’informazione sarà di cooperative tra giornalisti, liberi dal peso di un editore di riferimento. Ora come ora non esiste un informazione libera(secondo me ovviamente). – wolly
l’unica possibilità è la multicanalità e la diversificazione delle revenue – Maurizio Goetz
Il mondo dell’editoria deve trovare dei nuovi modelli di business. Di sicuro è finita l’epoca delle vacche grasse e dei profitti iperbolici. Sono rimasti indietro ed ora cercano di conservare la loro rendita di posizione………. Mi preoccupa piuttosto l’asse potere politico/lobby editoriale che può provocare danni enormi alla libertà di espressione ed alla libera circolazione delle idee. – Mario Sabatino
le="padding-top: 0px; padding-right: 0px; padding-bottom: 0px; padding-left: 0px; margin-top: 8px; margin-right: 0px; margin-bottom: 0px; margin-left: 0px; border-top-width: 0px; border-right-width: 0px; border-bottom-width: 0px; border-left-width: 0px; border-style: initial; border-color: initial; background-image: url(http://friendfeed.com/static/images/comment-unknown.png?v=8733); background-repeat: no-repeat; background-attachment: initial; -webkit-background-clip: initial; -webkit-background-origin: initial; background-color: initial; background-position: 0% 0%; ">
È sbagliato il presupposto, cioé la presunzione di meritare dei soldi a prescindere. – Nicola D’Agostino
@Alessandro: è costitutivo per la democrazia produrre informazione libera e uno dei presupposti della libertà dell’informazione è la sua indipendenza economica. Come fare? Con le piccole cose, leggi semplici che producano circoli virtuosi. Per cominciare: mi quereli per diffamazione o intenti una causa civile contro di me e vinci? Bene, ne pago le conseguenze. Ma se perdi la causa mi paghi i danni: salati, subito e automaticamente. – Matteo
Anche i beni primari sono fondamentali, ma non per questo devo dare un sussidio a chi produce pane, latte e beni di prima necessità. Se un’azienda non sa stare sul mercato deve chiudere. – Maurizio Goetz
@maurizio piano con il mercato davanti a tutto, l’informazione non è un bene come il pane o il latte. E’ un servizio, è il quarto potere (ancora?). Quindi bisogna trovare una quadra. Personalmente vedo una frammentazione del giornalismo con editori (di news e di giornali, per i libri è un’altra storia) che devono trovare un nuovo modello di business (micropagamenti su web, e-book con abbonamenti a tema, con tariffa flat+ a consumo?). Occorrerà anche trovare un sistema di ranking dei contenuti e degli autori… – franco aka Aiace
Per me occorre garantire libero accesso a tutti e pari opportunità, poi è il mercato che si deve sostenere, prevederei anche possibilità di aggregazione di contenuti per giornalisti indipendenti, ma non riesco a spiegarlo in poche righe. – Maurizio Goetz
poi uno si alza e chiede a De Benedetti: quindi visto che il 30% del tuo traffico arriva da google poi tu giri quei soldi a Mountain View? – massimo mantellini
aggiungo, massimo: e quei soldi che guadagni dai banner sul tuo portale di notizie, me li ristorni alla fine dell’anno? – gluca – [mini]marketing
Ok. Ok. Idea attaccabilissima. Una sola considerazione a favore: ad oggi e da sempre gli unici che guadagnano veramente sono i carrier sfruttando quanto generato dai contenuti di altri.. Che gli editori tradizionali siano risibili nel loro tentativo di sopravvivere è indubbio. Che non sia più possibile che migliaia di editori online siano strozzati nel vuoto del “gratis” e debbano sottostare ai ricatti di Google Adds è una dato incontrovertibile. Siamo poi così certi che un meccanismo come quello della famigerata SIAE, rivisitato per l’occasione, finanziato dai carrier non possa essere un aiuto credibile? – Bonsarto

“ad oggi e da sempre gli unici che guadagnano veramente sono i carrier che sfruttanoo il traffico generato esclusivamente da contenuti di terzi.” A parte che su questo, in Italia, l’unico carrier che ci guadagna veramente, per ragioni storiche e regolamentari pregresse, è Telecomitalia. – gluca – [mini]marketing 

Discussioni: verificare il nostro adsl

Dopo il post “facciamoci un favore“, molte prove e molte critiche al software della Ipsosure che serve a verificare la velocità del nostro adsl e confrontarla con quella dei vicini.
Stefano Quintarelli e Guido Tripaldi hanno detto che la qualità è un valore ben più complesso (riassunto appena possibile), mentre Simone Brunozzi segnala qualche possibile dubbio tecnico.
Intanto, ecco la discussione:

peccato non ci sia una versione x Linux, io farei volentieri il beta tester…

io lo uso da una ventina di giorni e se non ricordo male (ce l’ho a casa), il risultato medio della mia Alice casa 7mega è sui 4mega…e (sempre se non mi sbaglio) in confronto agli altri operatori, è il risultato migliore della mia zona…stasera metto dati più precisi se mi ricordo ;)

Lo provo, ma usare http://speedtest.net è così differente? A me pare faccia le stesse cose dall’interno di un browser.

Ho fatto il test.

Qui ho Fastweb da 6M e mi dà che scarico a 5,25 Mbps. Devo dire che ho fatto il confronto con gli altri e mi sembra di essere fra quelli che hanno uno scarto minore rispetto alla velocità massima prevista. Ho visto un Tele2 da 20M andare a 2.8. Ma qui c’è da dire che l’opzione che ho attivata io è vecchia e mi sa che non c’è più per cui magari nei fatti ho qualcosa di differente.

Ad ogni modo di software che ti misurano la velocità della rete ce ne sono tanti. Questo ha in più il fatto che raccoglie i dati aggregati e quindi genera una statistica dei diversi provider facendo i test sul campo.

Luca,

di certo una buona idea, sia per gli utenti che ricavano informazioni ma soprattutto parametri di confrontro, sia per Between che ne ricava qualche soldino vendendo i dati agli isp.

Qualche dubbio solo su la quantità dei dati prelevati (l’ID per esempio è a rischio privacy).

La cosa buffa è che l’Autorità ha appena assegnato alla fondazione Bordoni il compito (e un po’ di soldini) per misurare la qualità delle adsl italiani con dati che da contratto non arriveranno prima dell’ottobre 2010.

Se a pensare ad idea “collaborativa” come questa fosse stato “il pubblico” magari ero più contento.

http://www.lorenzoc.net/index.php?itemid=1720

c’è un’inesattezza nel mio commento di prima: per quanto riguarda la Bordoni i costi delle misurazioni sono a carico degli isp.

Luca, a quanto vedo http://speedtest.net fa le stesse cose. Ti dà anche le statistiche degli altri utilizzatori. E gira su tutti i sistemi dove c’è Flash. Provalo :)

@ S. e Paolo Sammicheli. In entrambi i casi di tratta di software che misurano le prestazioni delle nostre connessioni domestiche: le differenze principali risiedono nelle funzionalità offerte.

A differenza di speedtest.net, isposure:

- Effettua un monitoraggio continuo del collegamento e, se vogliamo registrarci, ne tiene traccia anche se non abbiamo un IP fisso

- Permette di memorizzare più profili (utile se ci colleghiamo con lo stesso pc attraverso connessioni differenti)

- misura non solo velocità in upload e download (velocità di linea venduta dal nostro ISP) e tempi di latenza, ma anche la velocità di navigazione (quella con cui facciamo la maggior parte dei download per intenderci)

- permette di confrontare semplicemente i vostri risultati con quelli degli ISP attivi nella stessa zona (e valutare il più conveniente in termini di qualità e prezzo)

- vi permette di consultare in pochi click i risultati di tutti i vostri test, calcolando le medie delle ultime settimane

Per avere qualche elemento in più: www.bandometro.com
e www.isposure.com/faq.htm

@Lorenzo Campani. Preciso che ci atteniamo rigorosamente alle leggi sulla tutela della privacy. In generale tutti i dati, che sono esclusivamente di natura tecnica (non chiediamo nessun dato sensibile), vengono trattati in forma anonima e aggregata, e, in ogni caso, con i dati a disposizione non siamo in grado di identificare l’utente.

Per ulteriori dettagli, ti consiglio di visitare l’apposita sezione delle FAQ sul sito di isposure: http://www.isposure.com/faq.htm

Ciao Alessio,

avevo già letto le faq prima di scrivere e non mettevo in dubbio le intenzioni di non raccogliere dati sensibili o abitudini di navigazione. Esprimevo solo un dubbio su un singolo dato che viene raccolto ovvero l’ID, che può coincidere in alcuni casi con il nome e il cognome dell’utente.

Tutto qui.

Tuttoincluso 8 Mega (Infostrada)
Download 6,46 Mbps
Upload 0,41 Mbps
HTTP 413,7 KB/s
Ping 30 ms
DNS 50 ms

Valori medi della zona:
Download 5,09 Mbps
Upload 0,37 Mbps
HTTP 94,17 KB/s
Ping 56 ms
DNS 105 ms

Posso ritenermi più che soddisfatto!!

Grazie @Lorenzo Campani e in generale grazie a tutti quelli che vorranno provare Isposure e darci qualsiasi tipo di consiglio o riscontro. Le vostre segnalazioni sono preziose per migliorare il progetto.

Per fugare ogni dubbio sul tema ID precisiamo che l’ID identifica l’agente installato e serve a noi come chiave per i database di raccolta dati. Ovviamente non è possibile associare l’ID ai nominativi, per il semplice fatto che non chiediamo nome e cognome dell’utente in fase di registrazione.

Grazie ancora e buone misurazioni!

"asset-meta" style="margin-top: 0.25em; margin-right: 0px; margin-bottom: 0px; margin-left: 0px; padding-top: 2px; padding-right: 0px; padding-bottom: 0.3em; padding-left: 0px; font-size: 11px; font-weight: normal; border-top-width: 0px; border-right-width: 0px; border-bottom-width: 0px; border-left-width: 0px; border-style: initial; border-color: initial; ">

Fastweb Fibra 10Mb

isposure:
Velocità di download (4.42 Mbps)
Velocità di upload (5.09 Mbps)

Speedtest.net
Velocità di download (7.22 Mbps)
Velocità di upload (5.76 Mbps)

che faccio chiamo il call center?

Sono Cristoforo Morandini, di Between. Ci tenevo a precisare che Between non ha obiettivi di profitto sull’operazione bandometro (i diritti commerciali sono del nostro partner Isposure). Il nostro scopo è di cercare di rendere più trasparente la reale qualità del servizio a banda larga e di creare le condizioni per garantire che anche in Italia si affrontino quei temi che condizioneranno lo sviluppo delle reti e dei servizi di nuova generazione. In questo senso questo non è un progetto Between o Epitiro, ma di tutti quanti installeranno e terranno il bandometro Isposure sul loro PC, contribuendo a ridurre le asimmetrie informative del mercato, a livello nazionale e a livello locale. Su questi temi vi terremo costantemente aggiornati anche attraverso il blog ufficiale dell’iniziativahttp://www.bandometro.com
Grazie a tutti

mah 
stessa cosa qui per me
ipsosure
upload= 0.36
download = 4.07
speedtest
upload = 0.37
download = 6.44

temo che i server di isposure siano un po’ lentini…

Ecco la mia velocità di connessione ad internet con Fastwebhttp://www.speedtest.net/result/572985455.png

Io vado a quasi 10Mb/s e risulta che non ci sia niente di meglio nel vicinato :) Fastweb fibra è straordinaria, quando va… Quando no
n va: “attendere prego…” :)

ADSL 8 Mega (Italy,Veneto,Abano Terme,35031)

Velocità di download (1.35 Mbps)
Velocità di upload (0.36 Mbps)

Telecom Italia Alice casa 7m
d: 5,55 Mbps 
u: 0,39 Mbps 
http: 80,71 KB/s
ping: 51 ms
dns: 810 ms

Ma Isposure è solo per i PC! Speedtest posso usarlo con il mio Apple.

Ad Altroconsumo avevamo realizzato qualcosa del genere un po’ di anni fa, con provailtuoprovider. Misuravamo gi stessi parametri di isposure, tranne i tempi DNS. Però poi abbiamo deciso di smettere, per due motivi.

a) i fattori di indeterminazione non sono trascurabili. Per esempio: come si può essere sicuri che mentre il software sta andando, l’utente non si è dimenticato eMule che lavora in sottofondo? Nella giungla di tariffe proposte dai vari gestori, spesso con nomi similissimi, come si fa a sapere che l’utente ha selezionato quella giusta? Con molti dati e una validi analisi statistica sono problemi mitigabili, ma restano d’attualità. Mi interesserebbe sapere isposure che ne pensa.

b) Ma soprattutto, siamo sicuri che siano questi i dati più interessanti da misurare per valutare la bontà di un provider? Per chi ha un’adsl 8 mega, sapere che va a 5 o 6 mega che differenza fa? (certo, c’è il discorso che il provider non ha mantenuto le promesse, che è importante, ma a parte quello, che differenza *pratica* c’è?). Non sarebbe meglio avere altri dati, quali la costanza del servizio (inclusa la posta elettronica) o l’eventuale filtraggio di protocolli p2p o voip?

Altroconsumo, nei rarissimi casi nei quali si può fare un confronto sul campo, la differenza c’è.
Nel mio caso ho due ADSL una accanto all’altra, quindi stesso doppino
e stessa centrale Telecom:

Fastweb Full (75€ al mese, modem incluso)
dld 1,73 Mbps
upl 0,57 Mbps

Infostrada Absolute ADSL (25€/mese senza modem)
dld 6,81 Mbps
upl 0,43 Mbps

La seconda era stata presa come back-up, ma Infostrada viaggia in ADSL2, mentre Fastweb no.
Il bello è che a settimane alterne Fastweb chiama proponendo insistentemente di sottoscrivere il servizio televisivo, quando non sono evidentemente in grado di fornire nemmeno un servizio base all’altezza del costo.

Interessante, grazie. Resto però dell’opinione che i valori numerici non siano importantissiimi, ciò che conta è la soddisfazione legata all’uso personale. Se ti leggi le news online sul tuo sito preferito e mandi tre mail alla settimana, anche un servizio come quello di fastweb ti va bene (non commento il prezzo). Se usi bittorrent e ci metti due giorni a scaricare un file, o se ti abboni al servizio televisivo e non vedi niente, lo capisci da te che il servizio non va bene, senza nemmeno fare delle prove di velocità.

Ad ogni modo specifico che non ritengo questi test del tutto inutili: sapere prima di stipulare un abbonamento com’è lo stato della rete nella tua zona è importante. Il mio commento era volto principalmente a spiegare perché secondo me (noi) questi test non sono utili abbastanza, e come, a mio avviso, potrebbero migliorare. 

Infatti, purtroppo i test non bastano. Puoi avere un’idea molto vaga delle condizioni nella tua zona, ma non del tuo doppino, e finché non ti colleghi ad un provider non puoi sapere come andrà effettivamente. E successivamente può migliorare o peggiorare, soprattutto a seconda di quanti altri utenti vengono collegati allo stesso MUX e delle loro “abitudini di navigazione”.

ciao Luca
vedo che non ti è piaciuto lo screenshot linkato che ti avevo messo qui ieri, e allora riporto i dati a manina
telecom alice 20mega
download a 15 Mbps
http a 230 KBps
ping a 37 ms
dns a 74 ms

ho rifatto il test stamane
download 17Mbps
http a 80 KBps (!!!)

cioè, sono connesso veloce, ma navigo abbastanza lento

@altroconsumo. Consapevoli delle difficoltà di realizzare delle misurazioni precise e obiettive, intendiamo sfruttare l’esperienza maturata in questi anni nei diversi paesi in cui operiamo.

Tieni poi presente che il progetto isposure è uno, ma non il solo, degli strumenti che utilizziamo per misurare in modo oggettivo le prestazioni della banda larga e che mettiamo a disposizione dell’utente finale.

Altre e più dettagliate misure vengono fatte direttamente sulle reti degli operatori e in location apposite (alcune di queste le abbiamo attivate anche in Italia).

Nello specifico:

a)E’ vero. Sulla base dell’esperienza che stiamo maturando in particolare nel Regno Unito vogliamo anche contribuire a diffondere una maggiore conoscenza degli interventi che si possono fare autonomamente (ad esempio all’interno dell’abitazione) per migliorare il servizio. Riguardo agli errori di profilazione il problema vale per tutti i paesi e stiamo anche qui introducendo delle modalità di compilazione che faciliteranno sempre di più la corretta identificazione del profilo. L’analisi dei dati non può poi essere una semplice valutazione statistica, ma deve tenere ovviamente conto della bontà delle osservazioni elementari, anche attraverso un confronto con i dati che rileviamo mediante altri nostri strumenti.

b)Come avrai notato, le misure che effettua isposure sono più articolate rispetto alla media degli altri software che trovi in rete, perché siamo consapevoli che queste metriche debbano evolvere, anche in funzione dello sviluppo dei servizi in rete e dei comportamenti degli operatori. Andremo sicuramente nella direzione che indichi tu, ma non sempre sarà possibile svelare l’arcano attraverso le misure fatte attraverso l’agente software.

La Elena
condivido volentieri (e magari controllo anche la banda)
Mer alle 19.54 · Elimina
Carlo Malaguzzi
Mer alle 19.59 · Elimina
Davide Ferrari
Davide Ferrari
questo lo usano anche i tecnici Telecom anche se è di altro gestore http://www.mclink.it/Assistenza/Strumenti/Connection-Meter
Mer alle 20.03 · Elimina
Monticelli Luca
Monticelli Luca
Lo sto provando… interessante…
Mer alle 20.39 · Elimina
Gaetano Anzisi
Gaetano Anzisi
Per fare un testo si può usare anche uno dei tanti servizi web come ad esempiohttp://www.speedtest.net/
Mer alle 21.19 · Elimina
Edoardo Bellocchi
Edoardo Bellocchi
cmq questi servizi web danno sempre risultati poco scientifici, anche se ne usi uno svizzero e per di più in lingua tedesca come questo pan>http://www.sunrise.ch/privatkunden/angebote/free-internet/internet-dienste/speedometer.htm
Mer alle 22.32 · Elimina

interessante Luca, adesso sono al lavoro e mi sa che se lo faccio girare mi chiamano quelli del networking :-) ma l’ho installato e lo provo da casa (Fastweb fibra). Ti aggiorno. – Mauro Rubin
ti ho risposto sul blog… mi vien voglia di chiamare il callcenter… anche se speedtest da altri valori – Mauro Rubi
I piu’ onesti sono quelli di NGI, e di gran lunga. Almeno quando feci l’ultimo controllo. Riproviamo.. – Luigi Gioni
ok, proviamo… – Felter Roberto da twhirl
ss="comment" cid="b6744a49f7a54f2695ecbf22b9d9e417" id="c-b6744a49f7a54f2695ecbf22b9d9e417" style="padding-top: 0px; padding-right: 0px; padding-bottom: 0px; padding-left: 0px; margin-top: 8px; margin-right: 0px; margin-bottom: 0px; margin-left: 0px; border-top-width: 0px; border-right-width: 0px; border-bottom-width: 0px; border-left-width: 0px; border-style: initial; border-color: initial; background-image: url(http://friendfeed.com/static/images/comment-unknown.png?v=8733); background-repeat: no-repeat; background-attachment: initial; -webkit-background-clip: initial; -webkit-background-origin: initial; background-color: initial; background-position: 0% 0%; ">
risultato, come con altri test, circa 10Mb in Download e 0,4Mb in Upload (Alice 20 Mb) se non fosse per l’upload ridicolo è una soddisfazione… :) – Felter Roberto da twhir

De Benedetti: ai giornali una parte del prezzo adsl

Finalmente gli editori si muovono con delle proposte concrete per il loro business. Abbiamo visto qualche giorno fa i francesi. Oggi sul Sole è arrivata la proposta di Carlo De Benedetti: una quota di quanto gli utenti pagano per l’Adsl dovrebbe andare ai quotidiani, visto che a suo dire “fonti” americane e tedesche sostengono che il 30% del traffico in rete è generato da siti di quotidiani e reti tv.

Non basterà. Se in Italia ci sono 13 milioni di connessioni ad alta velocità che costano in media 20 euro al mese quanto ne vogliamo dare ai giornali (mica pure alle televisioni, spero)? Un euro al mese sono 13 milioni al mese. Due euro sono 26 milioni. Più di due è difficile.

Perché? Vado alla cieca: quale può essere il punto di riferimento? Un’idea può essere questa: quanti lettori smettono di pagare per il giornale di carta e passano a una fruizione totalmente online e gratuita?

Diffidate dei conti che sto per fare. Perché non sono un editore e non ho i numeri che servono, ma posso fare un ragionamento spannometrico. Su 6 milioni di circa 5 anni fa, oggi le copie vendute sono un po’ più di 5 milioni e supponendo che siano tutte di persone andate su internet significano 30 milioni in meno al mese per il totale del costo dei giornali, ma per gli editori a voler essere generosi 20 milioni in meno al mese (togliendo la quota di edicola ecc). Insomma, due euro al mese di adsl più pareggiano la perdita dovuta a internet.

Non bastano perché gli editori non sanno far fruttare il web come la carta per la raccolta pubblicitaria online. Ma questo non è un problema dei lettori (quelli che attraverso l’adsl dovrebbero pagare per i giornali). Potrebbe essere un problema delle tlc? Allora queste dovrebbero pagare una quota aggiuntiva di altri due euro (togliendole dai loro utili) per compensare quella perdita? Sarebbero altri 26 milioni di euro al mese. Bastano? Forse per ora, ma certamente non per il futuro, a meno che gli editori non si sbrighino a rimettere in piedi il loro business, trovando molti nuovi modelli di redditività. Come diceva Shirky.

La spannometria può avermi indotto in errori grossolani. Ma c’è un altro elemento da tenere in considerazione.

Quel presunto 30% del traffico – uhmmm – che viene generato da siti di quotidiani e televisioni è anche il destinatario di quei soldi derivanti dall’Adsl? Come vengono ripartiti quei soldi? Tutto via Audiweb? Solo per gli editori che pagano il servizio? E se è solo l’Audiweb a contare per avere quei soldi, valgono anche i calendari che arricchiscono di traffico anche i siti dei quotidiani? O soltanto gli editoriali e le notizie? Se vale solo l’Audiweb come facciamo a non far scadere la qualità in una rincorsa al traffico simile a quella della tv (a proposito: sicuri che anche le tv commerciali non vorranno la loro fetta?). Gli editori dei giornali di qualità, sono sicuri di poter reggere la concorrenza dei giornali orientati soltanto a fare traffico?

Sicuramente la proposta di De Benedetti è interessante. E interesserà. Ma non risolve. Occorre urgentemente trasformare gli editori in aziende innovative, capaci di fare ricerca, sperimentare, sbagliare, investire nella qualità, investire nella tecnologia, assumere giovani…

Tutto questo, riguarda gli editori. E non essendolo, sono forse uscito dal posto dove dovrei essere come giornalista. Ma la passione, talvolta, fa strabordare.

(update: vedi anche Stefano)

Shirky e gli editori (update)

NiemanJournalismLab pubblica l’intervento di Shirky citato e commentato ieri. E lo intitola efficacemente:






Clay Shirky: Let a thousand flowers bloom to replace newspapers; don’t build a paywall around a public good

Nel frattempo arriva questa idea di Post-media publishing che conferma un’idea anticipata qui.
————————————————————————————————————————
La discussione continua su:
Shirky e gli editori
Le Monde, Le Figaro, Médiapart
Il giornalismo migliora (secondo i giornalisti)
Giornali da non credere
Tutti parlano di FastFlip
Il problema è chiaro
Intanto, l’audience in calo dell’informazione troppo gerarchizzata si dimostra da sola
————————————————————————————————————————

Agcom e Mediaset

Ricevo questo comunicato stampa di Altroconsumo che dà una notizia sull’Agcom (non ho trovato analogo comunicato stampa sull’Agcom stessa):

24.9.2009
 
COMUNICATO STAMPA
       
AGCOM APRE UN’ISTRUTTORIA SU
MEDIASET
PER VERIFICA CONTENUTI
CANALI
 
 
L’Autorità per le garanzie nelle
comunicazioni ha aperto un’istruttoria su Mediaset (RTI) per accertare le
caratteristiche dei contenuti dei diversi canali. Obiettivo: verificare
l’eventuale sforamento della soglia del 20% nel numero complessivo di programmi
nazionali editi e diffusi su frequenze terrestri analogiche e digitali, al di là
delle formali autorizzazioni concesse.
 
E’ quanto dichiarato dai
rappresentanti dell’AGCOM dopo la conclusione del consiglio, che si è riunito
ieri.
 
L’analisi dovrebbe valutare se nel
conteggio dei canali Mediaset rientrano anche i Pay per view e i cosiddetti
canali +1, trasmessi in differita di un’ora.
Altroconsumo considera questi
canali parte integrante dell’offerta di contenuti e su questa base aveva
presentato un esposto lo scorso 18 marzo.
Oggi RTI secondo i calcoli di
Altroconsumo detiene il 29,7% del totale dei programmi televisivi, essendo
titolare di almeno quattordici palinsesti tv, in violazione della
legge.
 
La soglia del 20% è indicata nel
Testo Unico della radiotelevisione (il decreto legislativo n.177 del 31 luglio
2005), proprio a tutela del pluralismo e della concorrenza nel sistema integrato
delle comunicazioni, il SIC.
 
L’esposto era stato inviato anche
all’Antitrust e alla DG Concorrenza della Commissione europea. Proprio sul
tavolo della Commissione è ancora aperto il fascicolo di procedura di infrazione
contro il Governo italiano, in seguito all’esposto di Altroconsumo del 2005 per
evidente duopolio televisivo e mancanza di concorrenza nel passaggio
dall’analogico al digitale.

press@altroconsumo.it

Shirky e gli editori

Allora si diceva. David Weinberger e Ethan Zuckerman riportano un discorso di Clay Shirky
sul giornalismo. Il tema è: come sopravviverà il giornalismo nella sua
forma più affidabile?

Shirky dice che non c’è proprio niente di bello nell’osservare che molti giornali sono destinati a chiudere. Gli utopisti che vedono nell’informazione spontanea della rete la soluzione a ogni problema, dice Shirky, hanno torto. I giornali tradizionali hanno reso possibile almeno un po’ di giornalismo affidabile e la loro scomparsa lo mette a rischio.

La crisi dei giornali tradizionali, però, è strutturale. In passato, i giornali controllavano il business e potevano imporre prezzi molto alti ai lettori e agli inserzionisti pubblicitari. Questo è terminato. Il resoconto di David e Ethan a questo proposito è supergodibile.

Il problema è che la scomparsa dei giornali lascia le comunità prive di un contropotere informativo che, in qualche caso, aveva funzionato. Qualche giornale sopravviverà. Qualcuno farà esperimenti. Qualche nuovo modello emergerà. Si vedranno i risultati. Ma è chiaro che ci saranno meno giornali tradizionali.

Il problema conseguente è come accelerare l’emergere di nuove forme di giornalismo affidabile per aiutare le comunità a disporre di informazioni in grado di equilibrare e controllare il potere. Tutti da leggere, si diceva, i resoconti citati.

Aggiungerei che ci sono due argomenti intrecciati:
1. che cosa devono fare i giornalisti e tutti coloro che vogliono contribuire all’informazione seguendo un metodo di ricerca condiviso
2. che cosa devono fare gli editori attuali e quelli potenziali.

I due argomenti sono intrecciati ma si possono affrontare meglio se si vedono separatamente.

L’attività degli informatori è quella di cercare e sperimentare ogni possibilità di utilizzo dei mezzi allo scopo di scoprire, criticare, trasmettere l’informazione. Cercando di volta in volta di puntare sulla qualità della ricerca, sulla qualità del servizio, sul piacere di fruire delle loro opere. Il loro tema è proporre l’informazione in modalità che possano essere adottate dalle reti sociali. Nulla più si impone: tutto si propone sperando che sia adottato. Tutto questo significa che il lavoro di ricerca e racconto dei fatti deve migliorare drasticamente. Senza questa condizione non c’è nulla altro da dire.

L’attività degli imprenditori e delle organizzazioni che svilupperanno i modelli di business e di sostenibilità economica. Tutte le soluzioni saranno tentate. Solo alcune ce la faranno. Sottoscrizioni, carte prepagate, sostegno alle inchieste in forma volontaria da parte delle comunità… E nuove forme di pubblicità, orientata al servizio o addirittura alla vendita…

Intanto, con ogni probabilità, il ruolo del pubblico attivo crescerà. Alcune iniziative individuali o di gruppo diventeranno in un certo senso “giornali” ed “editori” alternativi a quelli tradizionali. Già ora si vede che è così soprattutto in alcuni settori come l’informazione sulla tecnologia.

In generale, non è possibile sapere che cosa funzionerà nel lungo termine. Sappiamo anche che molti editori tradizionali riusciranno a stare in piedi. Qualche volta con l’aiuto dei governi. Qualche altra volta con le proprie gambe. E questo sarà un bene. Perché comunque, grazie al pubblico attivo, agiranno in un contesto molto più esigente. Che esigerà una qualche forma di qualità.