Danah Boyd e Eszter Hargittai scrivono un paper molto utile per discutere delle questioni relative alla privacy su Facebook. Chi sottovaluta ha torto. Anche se molti utenti non ne sono consapevoli e sembrano razionalmente scegliere di non curare la propria privacy su Facebook, è anche chiaro che l’interesse sul tema cresce con la crescita della conoscenza dello strumento. L’informazione in materia genera consapevolezza e comportamenti consequenziali: dunque trincerarsi dietro l’idea che gli utenti sanno quello che fanno quando non si curano della propria privacy online potrebbe essere un alibi che non tiene.
08/08/2010 14:32
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Boyd e Hargittai sulla privacy in Facebook
08/08/2010 14:32
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La questione della privacy in Facebook, se si volesse, si potrebbe risolvere abbastanza facilmente.
Basterebbe notare che i problemi di privacy, nella maggior parte dei casi, derivano dal fatto che tutti i contatti accettati finiscono, senza distinzioni, nel gruppo “Amici” e tutti gli “Amici” possono accedere alle informazioni dell’utente.
Ma nella vita reale questo non avviene in un modo così semplicistico: sicuramente ognuno di noi distingue i contatti in “Familiari”, “Amici”, “Conoscenti”, “Lavoro”, ecc. a seconda del livello di confidenza che si ha o del tipo di contatto (quello di lavoro ha caratteristiche ovviamente non confidenziali).
Mantenere questo tipo di scelta, però, penalizza anche il contenuto dello stesso socialnetwork: molti dei miei amici evitano assolutamente di fare commenti politici o di altro genere perché, tra i loro amici, molti rientrano nell’ambito lavorativo e loro non si sentono liberi di esprimersi come vorrebbero.
Una conferma che questa impostazione non va viene dallo stesso fondatore di Facebook, dato che, se si cerca di essergli amico, credo che sia impossibile! (tranne che non riesco a trovarlo io il bottone da cliccare per chiedergli l’amicizia).
Se non fosse per le evidenti finalità commerciali, si potrebbe migliorare l’organizzazione del socialnetwork abbastanza facilmente: io ho realizzato qualcosa del genere utilizzando strumenti già disponibili e gratuiti come WordPress e il plugin “User Access Manager” !
Mi farebbe piacere leggere un suo commento.
Cordiali saluti