Don’t panic. Preparandosi a un convegno sui modelli familiari vale la pena di guardare questo video

Devo preparare un contributo di venti minuti sui modelli familiari emergenti. Già. A quanto pare, all’incrocio tra un passato di storico della famiglia e un presente di giornalista dell’innovazione si può trovare anche un compito tanto arduo.

È chiaro che l’evoluzione demografica mondiale è definita dalla trasformazione dei modelli di famiglia e che quelli che stiamo sperimentando oggi generano la demografia del prossimo secolo. Siamo arrivati al picco-bambini (gli umani tra 0-15 anni sono due miliardi da dieci anni e non crescono più). Ma le piattaforme che servono la relazione tra le persone hanno forse una conseguenza su questi modelli? Se sì, influenzerebbero le dinamiche più profonde e di lunga durata dell’evoluzione umana.

Hans Rosling intanto spiega la situazione globale così (da non perdere):

Intanto, Nòva..

Se non fosse che me ne occupo, forse racconterei di più del sito di Nòva. Con l’umiltà che merita un percorso lungo e complicato per migliorare il servizio. Cito quello che c’è sul Sole, mentre chiudo l’inserto cartaceo…

“L’introduzione dell’applicazione NòvaAj, la sezione dedicata all’innovazione del Sole 24 Ore ha “aumentato” l’informazione senza moltiplicare le pagine. La tecnologia della realtà aumentata si è trasformata, con Nòva, nel giornale aumentato. Tutti gli articoli visibili solo con la app, però, hanno fatto sorgere un’esigenza: quella di recuperarli, rileggerli, collegarli tra loro.

Il nuovo sito di approfondimento di Nòva serve a questo. Tutti gli articoli di Nòva si ritrovano, aggregati in contesti che tentano di unire i puntini, e valorizzare il senso della ricerca degli innovatori ai quali l’inserto è dedicato.

È un nuovo passo nell’evoluzione del giornale. Un passo di servizio. Destinato a dare la possibilità di creare altri servizi. Speriamo che i lettori possano apprezzare questa evoluzione. E che l’accompagnino, suggerendo nuove vie”.

Il Parlamento europeo approva la linea Kroes

Il Parlamento europeo segue la linea Kroes. Il programma Connected Europe va avanti.

I nemici della rete hanno imparato dalla guerriglia: usano a loro favore la complessità facendo confusione

Una volta la disinformazione si faceva mettendo in giro notizie false. Oggi si fa mettendo in giro proposte di legge e varie pseudodecisioni che, per quanto poco sostenibili o realizzabili o ipercontroverse, generano una confusione significativa nella mente dei consumatori e delle piccole imprese, intimoriscono i navigatori meno pazienti nell’informarsi sui loro diritti, limitano l’innovazione e la fiducia nella rete. La semplicità normativa è un principio fondamentale cui tendere se si vuole innovare. La confusione normativa è una pratica molto efficace se si vuole conservare.

In Italia questo avviene per piccole mosse sagaci. Non stiamo parlando dell’arrivo del nuovo regolamento Agcom sul diritto d’autore, che peraltro non mancherà di generare altre controversie e incertezze. Stiamo parlando per esempio della strana battaglia in commissione parlamentare, sfociata nel respingimento degli emendamenti che dovevano cancellare alcune norme-strascico venute fuori con la webtax e non ancora abolite: lo spettro della webtax resta in alcune regole residue (Webnews). E poi stiamo parlando dello stillicidio di dibattiti sul cyberbullismo, delle storie che connettono qualche social network al crimine, del discorso ripetuto secondo il quale i troll sono una forma di violenza da bloccare con nuove norme e così via: non hanno alcuna importanza ma rendono l’idea di internet insicura per i meno avvezzi. Ma si tratta di questioni adatte a un contesto abbastanza analfabeta dal punto di vista digitale.

Il peggio è a livello europeo. Lo scontro sulla net neutrality è ampio e altrettanto confuso. Si vota in parlamento sulle idee della Kroes relative alla riforma del mercato delle telecomunicazioni. Cioè si vota sull’avanzata delle richieste delle lobby delle grandi compagnie di telecomunicazioni e sulle idee dei sostenitori della rete internet aperta, standard, neutrale, dunque generatrice di innovazione.

Sta di fatto che la confusione ha un effetto conservatore devastante in un paese predisposto alla conservazione. La quantità di lavoro che serve ai piccoli provider per corrispondere alle richieste della burocrazia è straordinariamente soffocante, come è stato detto oggi al convegno dell’Aiip. Ogni giorno una o più comunicazioni a qualche autorità competente su qualcosa. Si legifera e si norma a suon di pezze, non per tenere insieme un tessuto che nessuno capisce, ma per tamponare questa o quella preoccupazione di qualche politico o burocrate o lobbista. La “rule of law”, la riduzione dello spazio di azione arbitraria di qualche potente, in un disegno semplice da interpretare, è una precondizione importante per innovare. Altrimenti, la fatica raddoppia.

Però, si direbbe che la quantità di innovatori in azione stia arrivando a una massa critica importante. Dovrebbe favorire l’avvento di una grande semplificazione.

Quando Bassanini parla è meglio ascoltare

Al convegno Aiip, Franco Bassanini ha buttato giù un programma di lavoro per la modernizzazione digitale. Bassanini era al timone quando l’Italia era avanguardia, alla fine del Novecento, su identità, fisco, pubblica amministrazione digitale.

Da allora l’Italia è stata guidata verso il passato, da governi disinteressati al tema dell’agenda digitale. Negli ultimi due anni i governi hanno ripreso il filo, in un paese che invece di essere all’avanguardia è indietro sull’agenda digitale: dieci anni fermi, disordinati, concentrati a spendere solo per galleggiare, con un operatore di rete nazionale che ha perso la capacità di agire proattivamente per lo sviluppo e la modernizzazione.

Bassanini propone, in coerenza con quanto impostato dai due ultimi governi ma con una forza strategica da ascoltare:

1. agenda digitale compito del presidente del consiglio
2. azione decisa di Agid, concentrazione datacenter, anagrafe, fatturazione, identità digitale, pagamenti elettronici
3. la rete non arriva agli obiettivi europei senza un’accelerazione; per accelerare gli operatori vanno convinti con incentivi fiscali, domanda pubblica, garanzie ai bond, fondi strutturali, orientati all’accelerazione degli investimenti all’insegna dell’idea che l’offerta crea la domanda
4. se gli operatori non reagiscono a questi stimoli, Bassanini suggerisce la separazione della rete (che potrebbe anche essere un affare per la Telecom, ha lasciato intendere).

Antonello Giacomelli, Agcom.. e la Camera

Antonello Giacomelli ha fatto annunciare oggi alla Camera di essere pronto a ricevere alcune nuove deleghe per la digitalizzazione del paese. Il viceministro si occupa di telecomunicazioni nel ruolo che era di Catricalà e vedremo se ne seguirà le orme.

Di certo ha fatto sapere di essere d’accordo con il nuovo controverso regolamento Agcom sul diritto d’autore. Il contesto era quello di una discussione su questa materia. E molti interventi si sono dimostrati critici.

In attesa del TAR del Lazio, dell’Europa e delle prime mosse dell’Agcom, oggi comunque il regolamento è entrato in vigore. Non avrà vita facilissima, probabilmente.

I fatti sono quello che abbiamo in comune

Un articolo dell’Economist registra la grande trasfirmazione nel sistema dell’informazione sui fatti di attualità.

Ne abbiamo esperienza in molti paesi occidentali:
1. i giovani vedono sempre più le notizie online, anche se non soprattutto in video
2. importanti giornalisti e numerosi giovani professionisti lasciano perdere la prospettiva di lavorare per un grande giornale tradizionale e partecipano alle nuove iniziative, specialmente se low cost, high quality
3. le nuove piattaforme e i nuovi linguaggi tendono a offrire notizie in modo più divertente, immediato, con l’aiuto dei social network per la diffusione
4. i cittadini che partecipano alla ricerca di notizie sono in aumento
5. i giornali tradizionali che reagiscono meglio tentano di innovare su tutti i campi (tecnologia, linguaggio, gamification, condivisione, data visualization, ecc)
6. i giornalisti occupati nei giornali tradizionali diminuiscono drasticamente.

Mentre tanti aspetti dell’informazione cambiano, resta e si rafforza il bisogno di consapevolezza sul metodo che qualifica la ricerca di informazione in modo tale da renderla capace di generare una conoscenza confivisa su cone stanno le cose: i principi dell’accuratezza, indipendenza, completezza, legalità cui il metodo necessario alla ricerca di informazioni di qualità si ispira sono sempre più importanti.

Servono a qualificare le notizie come fatti. E i fatti come ciò che abbiamo in comune. Ci si può dividere sull’opinione. C’è bisogno di andare d’accordo su come stanno le cose.

State of the net is near

La nuova edizione di State of the net, la bella manifestazione triestina sulla rete, quest’anno totalmente in inglese, si avvicina (12-14 giugno, a Trieste, Molo 4, piazza Duchi degli Abruzzi). Intanto, queste sono immagini dall’edizione 2013. C’era Marco Zamperini.

Innovazione sociale a Giuliano

Ricevo da Francesco Russo e rilancio una notizia importante per Giuliano e per tutti noi. Si tratta di Hub Spa. Enzo Moretti è andato a vedere il posto.

HUB S.p.a. è una società per azioni con 70 soci (professionisti, creativi, piccole e medie imprese, ricercatori, docenti, innovatori e giovani laureati) che, nata nel 2012, ha come missione l’INNOVAZIONE sociale.

Dove è (info@hubspa.it)
HUBspa ha la sua sede a Nord di Napoli, nella seconda area metropolitana d’Italia dopo quella di Milano e VIII in Europa, con circa 5.000.000 di abitanti, e con la più alta densità di popolazione. La sede è ospitata nel Palazzo Palumbo, già dei Principi Colonna di Stigliano, a Giugliano in Campania. La sede offre agli hubbers circa 800 mq di spazi, di cui oltre 450 già disponibili per attività di coworking, meeting, mostre, conferenze, laboratori e socializzazione. HUB spa dispone inoltre di strutture esterne accreditate per ospitare postazioni di coworking diffuso (@hubspa).

Le competenze dei soci sono trasversali e complementari (crowdsourcing): ogni socio ha conoscenze specialistiche in settori diversi e differenti livelli di esperienza; nella maggior parte dei casi fa un altro mestiere con passione, dedizione e successo, ma vuole dare un contributo all’innovazione del Paese, facendo rete, mettendo a disposizione le sue conoscenze, la sua energia di cambiamento che, evidentemente, solo insieme ad altri può diventare massa critica.

Il capitale sociale, di 200.000 Euro, è distribuito (crowdfunding): ogni azionista detiene una sola quota; ciò rappresenta una nuova modalità di fare impresa che consente il coinvolgimento di un capitale finanziario ed umano in forma più democratica.

Cosa fa
HUBspa ha lo scopo di aggregare competenze, costruire una grande rete di relazioni per potenziare le conoscenze, le opportunità ed offrire ai più giovani contatti preziosi.
E’ il primo spazio di coworking in Campania per proporre e sperimentare una nuova modalità di lavoro che modifica profondamente le prassi lavorative tradizionali del nostro Paese basate prevalentemente su luoghi divisi e competenze monovalenti. HUBspa aiuta le persone con idee e metodologie innovative; sostiene le startup e gli spinoff con servizi di consulenza, borse di studio, ricerca di seed capital.

Il progetto CHEESE
Inoltre HUBspa fa ricerca nell’ambito della digital fabrication (ospita, tra l’altro, il FABLAB Napoli) e dell’informatica.
A tal proposito HUBspa, con Decreto Direttoriale n. 00694 del 28 Febbraio 2014 del MIUR, è stata ammessa al finanziamento del progetto denominato C.H.E.E.S.E. (Cultural Heritage Emotional Experience See-through Eyewear) nell’ambito della linea di intervento 2 (CULTURA AD IMPATTO AUMENTATO) insieme ai diversi partner di ricerca ed industriali DICDEA (Seconda Università di Napoli), DIETI (Università Federico II), ICIB (ISTITUTO DI CIBERNETICA “E. CAIANIELLO” del C.N.R.), AEROMECHS srl , DIREZIONI srl.

Il progetto C.H.E.E.S.E. prevede lo sviluppo di soluzioni tecnologiche che valorizzano il processo di digitalizzazione dei beni culturali materiali e/o immateriali, al fine di arricchirne e incrementarne la fruizione e la distribuzione dei contenuti e dei significati. In particolare il progetto prevede la progettazione e realizzazione di un sistema integrato di prodotti e servizi per la fruizione e la valorizzazione, con l’ausilio della realtà aumentata, del patrimonio culturale e ambientale.

Nell’ambito del progetto C.H.E.E.S.E. è prevista la messa a punto di soluzioni tecnologiche, progettate e realizzate in collaborazione fra differenti soggetti industriali e di ricerca impegnati nelle varie fasi di traduzione, produzione, distribuzione e fruizione di contenuti culturali, integrando competenze e conoscenze in una innovativa catena del valore che integra settori economici quali: industria della cultura, ICT, ottica, design, elettronica.

Nelle prossime settimane HUBspa pubblicherà un bando per l’assunzione, per due anni, di 6 figure professionali da impiegare in diverse discipline (dall’elettronica, all’informatica al disegno industriale) per sviluppare il progetto C.H.E.E.S.E.

E’ una assoluta novità per la provincia a Nord di Napoli che una giovane startup come HUBspa, dopo pochi mesi dalla costituzione, lanci una call pubblica per l’assunzione di personale specializzato in un territorio difficile e, troppo spesso, all’attenzione della cronaca per problemi di criminalità ed inquinamento ambientale. E’ anche il segnale di una ritrovata fiducia tra pubblico (università e centri di ricerca) e privato (imprenditori e professionisti).

HUBspa vuole contribuire a costruire una nuova e rinnovata credibilità per il Mezzogiorno.

Coding è il nuovo rock ‘n’ roll e abbattere il digital divide è divertente

Un magnifico pezzo di Milverton sui ragazzi che imparano a essere autori e non solo consumatori di digitale.

In tutta Europa si diffonde Coderdojo e in Italia si fa strada grazie a persone magnifiche come Carmelo.

In Emilia Romagna ci pensano, al digital divide. Pane e internet è un programma pensato bene, che ha conseguenze. Ed è pure divertente. Altre regioni lo possono tranquillamente copiare. Lo stato non sembra riuscire a prendere il problema sul serio: forse ci arriverà anche lui. Le persone nuove che capiscono adesso ci sono. Ma le regioni e i territori hanno la possibilità di incidere.

Conoscere la rete è la premessa per partecipare attivamente alle opportunità offerte dalla società contemporanea. L’Italia in media è clamorosamente arretrata in Europa: i poli di sviluppo sono quelli che per primi comprendono e agiscono.

Google e Luxottica. La tecnologia ha bisogno di design. Saper fare e saper inventare

L’accordo Luxottica-Google è pensato per fare una generazione di Glass che la gente abbia voglia di indossare. Era facile pensare che questa combinazione fosse destinata ad essere realizzata. Al Ces di Las Vegas c’erano decine di occhiali tecnologici che cercavano persone disposte a indossarli. Ma la risposta più probabile era a Montebelluna e dintorni. La borsa ovviamente ne è sorpresa positivamente. La possibilità è diventata opportunità. Vedremo se diventerà anche realtà.

Ma il fatto è storico per gli italiani e per gli americani. Un’azienda che sa fare gli occhiali è riuscita a superare il suo percorso già scritto dalla tradizione. E ha cercato un modo per innovare. Un’azienda che sa fare il software ha trovato l’umiltà di chiedere a chi sa costuire l’hardware da indossare e sa raccontare il discorso della moda per aggiungere alla sua invenzione un design degno di questo nome.

La sfida dell’innovazione tecnologica non è soltanto la sfida della tecnologia. Saper fare la tecnologia non basta. Del resto, la sfida del design non è soltanto la sfida della forma. La sostanza della tecnologia non esiste senza gli utenti e la sostanza del design non esiste senza innovazione, senza sincronia con la contemporaneità.

Per l’industria italiana che esporta – in particolare abbigliamento, arredamento, alimentare – la tradizione non deve essere una gabbia che impedisce di vedere fuori: la contemporaneità chiede prodotti connessi con l’evoluzione della vita quotidiana. Nella quale gli oggetti tecnologici vengono accolti dal corpo e dalla mente con la stessa intensità che raggiungevano gli oggetti tradizionali. E se l’elettronica può diventare estensione del corpo e della mente, ha bisogno di chi sappia come si fa.

C’è una filiera di crescita nella quale l’industria italiana può essere leader culturale. Se sa unire tradizione e innovazione, può generare un mondo di prodotti capaci di alimentare una crescita straordinaria.

La tradizione è stata pensata in passato come cura per la qualità che si dimostra nel saper fare bene le cose. Non c’è ragione che questo valore si perda se accostato alla tecnologia più innovativa. Anzi. La tecnologia può diventare lo strumento di chi vuole fare ancora meglio le cose. Oggi la tradizione può essere la cifra della speciale via italiana all’innovazione. Può diventare il saper fare bene le cose innovative. Coniugare tradizione e innovazione può dare avvio a una nuova fase di sviluppo italiano.

I luoghi del contatto possono essere diversi. La mente degli imprenditori italiani deve aprirsi. Scoprire nella loro arte lo spazio per accogliere la contemporaneità. Non si possono più sentire imprenditori italiani che snobbano la tecnologia dichiarando di non capirla. Si impegnino a capirla: la tecnologia è relativamente facile, il difficile è portarla all’adozione attraverso l’invenzione e il design serio e illuminato, un percorso del quale gli italiani conoscono molti segreti.

Vedi anche:
Google Glass – il prodotto, una sfida (aprile 2013)
Google Glass. L’occhialeria italiana ci pensa? (marzo 2013). Da leggere i commenti.

Veneto, Crimea, Scozia… Stati in difficoltà: diverse logiche ma un’unica ricerca di senso

La tensione indipendentista diffusa nel Veneto non è irrilevante. I dati raccolti da Ilvo Diamanti e pubblicati sulla Repubblica indicano l’esistenza di un tema molto sentito in una popolazione frustrata nei confronti dello stato nazionale.

I motivi dei veneti sono certamente diversi da quelli degli abitanti della Crimea. Come sono da quelli degli scozzesi. O degli abitanti del Quebec. Ma segnalano l’esistenza di una dinamica che, nella globalizzazione, fa emergere una tendenza alla ridefinizione dei contesti di senso della convivenza. Gli aggregati statali reggono solo se rispondono alle esigenze della popolazione, ma vengono messi in discussione dalla competizione tra i territori, dalle aggregazioni internazionali più grandi, dalle spinte innovative che si manifestano nelle relazioni online e molto altro ancora.

Non c’è dubbio che i contesti di senso “nazionalisti” siano frutto di narrazioni più o meno credibili e desiderabili in relazione alla legittimità delle aggregazioni statali. Il popolo della Crimea, apparentemente e sotto la minaccia delle armi di un esercito invasore infiltrato, ha comunque manifestato una sua adesione ideale alla narrazione nazionalista della madrepatria russa. Il popolo scozzese sta dibattendo intorno alla convenienza di restare aggregato al Regno Unito, sulla base di una commistione di piani (la relazione con l’Europa, il nazionalismo, la relazione con Londra, il progetto di convivenza civile…). IL Quebec ha una lunga storia di autonomia linguistica e organizzativa ed è già aggregato in una struttura “sovranazionale” dalla quale a ondate ricorrenti tenta di uscire, anche accettando dinamiche poco convenienti dal punto di vista economico (come dimostra il relativo declino di Montreal rispetto a Toronto avvenuto parallelamente alla progressiva concentrazione sul francese delle regole vigenti in Quebec). Il Veneto coltiva un rancore nei confronti della struttura statale italiana (in relazione a diverse tensioni: l’uso delle risorse pubbliche, le differenze culturali, le connessioni imprenditoriali, e così via), ma non sembra aver deciso come descrivere la propria prospettiva strutturale: una sovranità veneta non è mai esistita, le città hanno conosciuto tra loro una relazione politica mediata da Venezia, un’autonomia del tipo esistente in Trentino non è ancora stata provata… Probabilmente in Veneto si tratterà di inventare una soluzione innovativa. Anche perché nei dati di Diamanti non si parla di Europa, dunque non si sa a quale livello di separazione stanno pensando i veneti.

Ma quello che emerge è che gli stati hanno bisogno di ripensarsi organizzativamente se vogliono avere un ruolo politico e valoriale. Altrimenti perdono senso. E scompaiono.

Che cosa sono gli stati? Non una patria: la nazione si è separata dallo stato e anzi diventa un contesto di senso, per quanto obsoleto, abbastanza capace di scaldare gli animi. Non i monopolisti della sovranità: è stata distribuita tra una quantità di livelli, locali o internazionali. Non un concentrato di potere efficace: non vanno abbastanza veloci rispetto all’innovazione strutturale – tecnologica ed economica – del pianeta.

Potrebbe essere che vincano gli aggregati capaci di tenere insieme le “nazioni” sulla base di standard di organizzazione, relazione, decisione civica, alimentati da un’efficiente piattaforma digitale: il che significa semplice, usabile, adattabile al cambiamento.

Il design del nuovo stato è la sola strada per la sua sopravvivenza. E la piattaforma internet è la sola strada per ridisegnare lo stato in modo sensato. Una piattaforma standard, interoperabile, aperta; un metodo per lo scambio e il riuso della applicazioni; un’interfaccia utente pensata per essere usabile. A fronte di questo emergeranno semplificazione, risparmio di costi, cittadinanza. Ci vuole però una decisione drastica: si parte dall’immagine di un sistema statale facile da usare, si realizza un “sistema operativo” e una “piattaforma” aperta e standard, si butta nella spazzatura la pletora di pezzi di software inutilmente pensati per “digitalizzare la burocrazia esistente”.

Remo Lucchi a Cesena, per l’economia della felicità

Remo Lucchi, uno dei fondatori di Eurisko, è stato a Cesena per il Web economy festival. Appunti

Il quadro interpretativo dei valori italiani è rivoluzionario.

Negli ultimi 15 anni la capacità critica della popolazione si è impennata:
prima c’erano le masse ora ci sono le persone; che pretendono dalle istituzioni un certo insieme di risultati. Non se ne sono accorti in molti, con risultati disastrosi.

Forse tutto riparte dal famoso discorso del 1968 di Robert Kennedy sul Pil che non tiene conto di quello per cui la vita vale la pena di essere vissuta.

Dopo la caduta del muro di berlino, è esploso un grande cambiamento, con lo sviluppo della Cina e la concentrazione ipertrofica sugli obiettivi di breve periodo, gli incentivi ai manager per l’ottenimento di utili a breve periodo, quindi la riduzione degli investimenti: ne sono usciti meno crescita reale, utili massimi, meno costi, meno consumi, meno utili, ulteriore abbassamento dei costi e così via.

Al momento i governanti non rispondono bene e le aziende muoiono.

Il 70% degli italiani pensa che il futuro preoccupante. Più del doppio rispetto a dieci anni fa.

L’Italia pensa che il futuro sia negativo e il dato è peggiore rispetto al resto del mondo.

Ma in che senso pensano questo? Che cosa vorrebbero per giudicare il futuro migliore? I dati dimostrano che non cercano un miglioramento quantitativo dei consumi. Il modo di pensare è cambiato. Gli italiani vogliono una crescita qualitativa.

La quota di italiani che ha fatto la scuola superiore passa dal 22% nel 2000 al 44% oggi e tende all’80% per il 2020.

La gente capisce che i leader non conducono l’Italia nella direzione voluta. La cultura accentua senso critico, partecipazione, crea relazioni.
L’ignoranza è un muro che non mi fa vedere gli altri, la cultura fa valere gli altri e il rispetto degli altri e la sostenibilità della vita degli altri che arriveranno nel futuro.

Il web aiuta se c’è un progetto. Che tipo di progetto? Un progetto coerente con la nuova visione del mondo: “io sono io e non sono definito dall’avere” (una definiszione in base all’avere del resto conduce a obiettivi irrealizzabili, perché l’obiettivo di avere genera una insoddisfazione infinita).

Si passa da un’economia dell’avere a un’economia dell’essere. Io consumo il senso delle cose (non le cose): cerco i significati.

Oggi tutti consumi scendono salvo “salute e benessere” ma che cosa intendono gli italiani quando dicono di consumare per salute e benessere? Cercano sostenibilità economica, sostenibilità culturale (diversità), sostenibilità ambientale e sociale.

Voglio vantaggi pet la mia persona:
salute e personalità (corpo e cervello)
sicurezza e risparmio
relazioni amicizia alleanze
condivisione
natura e tempo libero e rilassato

Cerco logiche di un’esistenza sensata!

L’Italia senza progetto non esiste più. Eppure siamo forti in cinque sistemi di grande valore:
alimentazione
abbigliamento
arredamento
arte
ambiente

Oggi vince l’azienda che da al cliente più di quello che si aspetta. La fiducia è atto d’amore. Il punto di partenza non è essere un’azienda amata, ma un’azienda che ama i clienti e allora sarà amata.

Vedi anche:

Economia della felicità

Appunti: Economia della felicità e web

Nava Swersky Sofer a Cesena

Nava Swersky Sofer è a Cesena per il Web economy festival. Appunti.

Israele ha prodotto innovazioni molto popolari. Una quantità di nuove tecnologie che oggi usiamo quotidiane. Per esempio Waze, socially based navigation app, acquisita da Google per un miliardo di dollari. Una spesa oltre 4% in ricerca sul Pil (Italia intorno all’1%). Un venture capital in proporzione superiore a quello americano. Ogni anno nascono 600 startup innovative. Vengono acquisite da grandi aziende che incorporano nella loro oggerta le tecnologie sviluppate e spesso tengono in Israele i team come centro di ricerca. Il mercato di prodotti venduti con una licenza israeliana vale 22 miliardi di dollari all’anno.

Israele è grande come la Sardegna, isolata, senza risorse naturali. Ha ottime università, lavoriamo in modo interdisciplinare, non abbiamo modi tradizionali per fare le cose.

Abbiamo un esercito forte e che chiede innovazione. Abbiamo gente disciplinata che passa più anni nell’esercito. Una visione internazionale è parte integrante della steuttura sociale. Brain power. In crescita demografica. Dobbiamo costruire schemi funzionanti per creare posti di lavoro.

Gli incubatori sono nati come modo per creare lavoro. Se hai limoni, fai una limonata.

Il sistema del technology transfer è fatto come business non come funzione burocratica. Ci sono leader aziendali nei board. Il Chief Scientist coordina la relazione tra accademia e industria.

Nanotechnology genera oggi 830 collaborazioni tra università e aziende, 206 startup e 1.500 articoli scientifici come risultato.

Ricetta per l’innovazione: infrastruttura, ambiente, cultura. Fattori basilari: educazione, ricerca, funding e management; regulation, tax, market access, investimenti; la cultura si fa accettando che le cose si fanno in un modo nuovo, con imprenditorialità, accettando il fallimento.

Le università prendono una quota molto grande del valore della licenza dei prodotti (40% ai ricercatori, 20% all’università, 40% alle aziende è una soluzione molto diffusa). Continuare il flow di relazioni tra accademia e aziende. Con incentivi molto chiari e grossi.

Si lavora in inglese. Le aziende nascono globali in Israele. E si pensano sul mercato internazionale.

Michalis Vafopoulos a Cesena

Michalis Vafopoulos è a Cesena per il Web economy festival. Appunti.

Il web è diffuso, contrastato, contraddittorio: va conosciuto. È come una strada. È un’infrastruttura di base. Nella quale viaggiano bit di informazione. Che influenzano la conoscenza. Web ha cominciato come collegamento di siti (1.0), è diventato connessione di persone (2.0), ora diventa rete di dati (3.0).

Il web 2.5 è mobile, non solo content ma anche context, low cost. Cloud non device. Con nativi, immigrati, mediatori.

Come vivere in questa complessità? Intelligenze multiple, Howard Gardner. Più altro probabilmente.

Web goods traggono valore dalla digitalizzazione e connessione. Il traffico genera flussi di valore che si autoalimentano. Le caratteristiche sono attività dei consumatori, la personalizzazione dei servizi. Con peer production: incentivata non solo da
reddito e proprietà ma anche come
arricchimento dei commons. Musopen. Multisided platforms: combinazione di network effect.

Che succede se si applicano queste novità a web 3.0? Bidirectional and massivrly processable data. Ogni dato è riutilizzabile. Open data: accesso, scala, publish once use many times. Miliardi di euro spesi in gestione di dati. È sempre infrastruttura.

Come si crea valore? Remixing machine processable context. Trasparenza, open government e rottamazione dei walled garden.

Che fare? Che deve fare lo stato? Creare un framework publico: con infrastruttura, educazione, pratiche.