Google, Amazon: la geopolitica dei dati e l’efficienza dei paesi

C’è un argomento geopolitico nella drôle de guerre che si sta svolgendo tra le capitali europee e la Silicon Valley, passando per le lobby di Washington e Bruxelles. Ma c’è anche un argomento economico.

Non passa giorno senza che qualche autorità europea non partecipi allo stillicidio di misure, critiche e dichiarazioni contro Google, Facebook, Amazon e altre piattaforme giganti americane. Oggi ha parlato in un’intervista di Beppe Severgnini sul Corriere Giovanni Buttarelli, anche il nuovo capo dell’Autorità per la privacy europea.

Critiche e misure non prive di buone ragioni in termini fiscali, di privacy appunto, di qualità e quantità di lavoro, antitrust, interoperabilità tecnologica e così via. Ma il punto è che queste critiche provengono da un continente che non ha saputo creare alternative, come hanno fatto altri, dalla Russia alla Cina.

C’è un tema di diritti. Che devono valere e si devono affermare. C’è un tema geopolitico. Ma c’è anche un tema economico generale: se queste tecnologie sono una delle vie dell’efficienza e dello sviluppo, un continente senza alternative che tenti di fermarle di fatto frena anche sé stesso.

Quindi le lobby europee antigoogle e compagni dovrebbero anche assumersi la responsabilità di investire nella costruzione di alternative, magari migliori. Altrimenti non fanno bene all’Europa. In un ecosistema le questioni sono sempre un po’ più complesse di quanto possano sembrare a prima vista. Imho.

Vedi anche:
Economist e monopoli internet
Europa avanzata a parole e indietro nei fatti
Chiose al Parlamento europeo

I corsi di Ventuno sono “beni esperienza”

I corsi si distinguono in base alla qualità dei docenti. E i docenti della neonata scuola di Ventuno (numero dedicato al nostro secolo) sono di grande qualità.

Sembrano dedicati a giornalisti. Ma proprio la stessa ragione per cui il giornalismo si diffonde molto oltre il business dei giornali (che avendo perso il monopolio delle notizie non se la passano tanto bene) spiega perché questi corsi di Ventuno servono a professionisti diversi: servono a chiunque voglia gestire siti, capire fatti, condividere informazioni per sviluppare un suo business.

In bocca al lupo all’iniziativa (I corsi di Ventuno).

Jamais Cascio: promemoria per come vediamo il futuro

All’Institute for the Future dicono: “La legge fondamentale degli studi sul futuro è che non esistono fatti sul futuro. Solo narrazioni”. Le previsioni in effetti non attraversano un momento di grande popolarità. L’Economist ha scritto in proposito: “L’economia è la scienza che studia perché le sue previsioni non si sono avverate”. E il successo di Nassim Taleb è connesso a queste vicende perché è orientato a ragionare sull’evoluzione dei fenomeni complessi negando il valore dei fenomeni tanto fragili da funzionare soltanto quando si riescono a tenere sotto controllo con le previsioni.

Queste narrazioni hanno bisogno di materiale, ovviamente. Jamais Cascio scrive un appunto da tenere a mente quando progettiamo un pensiero sul futuro:

1. Clima ed ecologia
2. Demografia
3. Modelli sociali
4. Potere e ricchezza
5. Arte

L’equilibrio tra questi elementi è azzeccato. Tendiamo a dare molta importanza a potere e ricchezza, ma valgono solo per un quinto del problema. Ecologia e demografia sono decisamente più importanti per ispirare visioni di grande impatto e vagamente realistiche. I modelli sociali sono la parte più complicata, vanno dalla religione al costume, dalle abitudini familiari alle dinamiche della comunicazione (difficile tirarne fuori qualcosa che non rischi di essere molto fantasioso). L’arte invece è spesso dimenticata quando si parla del futuro: ma è forse la fonte più grande di ispirazione per la credibilità delle grandi narrazioni sorprendenti.

taleb

Icann e Presidenza italiana

Il presidente di Icann, Fadi Chehade, ha fatto i complimenti alla Presidenza italiana e, in particolare, il sottosegretario Antonello Giacomelli per le conclusioni del Consiglio dell’Ue per le telecomunicazioni (Icann).

ICANN Welcomes the EU Council’s Conclusions on Internet Governance

December 2, 2014 – The Internet Corporation for Assigned Names and Numbers (ICANN) today welcome the EU Council on Telecommunication (TTE) for its Conclusions on Internet Governance adopted on 27 November 2014.

The Conclusions underline “that the governance of Internet is expected to include all stakeholders” and “the importance of strengthening the Internet Governance Forum (IGF)”, while endorsing the principles adopted by the global multi-stakeholder community at NETmundial.

“In this period of transition for Internet Governance, and for ICANN in particular, Europe has a substantial role to play. We welcome Europe’s public commitment to contribute proactively and constructively to the process of IANA stewardship transition and ICANN’s accountability and review process,” said Fadi Chehade, ICANN’s President and CEO.

The Conclusions by the Council of European Union governments mark an important step in supporting the continued development of the multistakeholder model of Governance of the Internet, based on inclusivity and underpinned by individual rights and democratic values.

“We recognize this is the first time that EU Council Conclusions focus in such detail on Internet Governance and on ICANN specifically, and I would like to thank the Italian Presidency and in particular Under Secretary Antonello Giacomelli for setting the agenda and their vision,” said Chehade. “They have worked hard to foster a single coherent approach among 28 Member States, based on the NETMundial principles.”

They also reaffirm that the Internet should remain a single, open, neutral, interoperable and un-fragmented network accessible to everyone, everywhere. The ICANN community is proud to have contributed to this goal and “the robust operation of the Internet” through ICANN’s role in the coordination of the domain name system over the past 16 years, and we will strive to fulfill this mission going forwards, as the organization evolves.

Building on the Council Conclusion, the Internet community and ICANN welcome Europe’s decision and fully support the forging ahead with the implementation of national and regional multistakeholder models of Internet governance.

M31 e SeedLab

Ricevo e condivido volentieri:

COMUNICATO STAMPA

Con l’acquisizione di SeedLab, si allarga la galassia dell’acceleratore di imprese M31

SeedLab, programma di accelerazione per nuove imprese a carattere tecnologico (come ad esempio Tensive, vincitore del Premio Marzotto 2015), è stato acquisito al 100% da M31, tra le massime realtà italiane per la creazione, incubazione e accelerazione di imprese technology-based.
Il programma SeedLab, nasce come percorso di accelerazione del fondo di venture capital TT Venture gestito dal Gruppo Quadrivio, uno dei principali investitori italiani in Private Equity. Il passaggio di SeedLab a M31 è teso ad assemblare esperienze e competenze al fine di creare un soggetto che divenga il campione italiano nel settore early stage, unendo due storie di successo nella, creazione, finanziamento e sviluppo di imprese tecnologiche.
«Si aggiunge un tassello importante per la missione di M31, e cioè fare innovazione credendo nella tecnologia come valore assoluto», dice l’ing. Ruggero Frezza, fondatore e Presidente di M31. «Con l’ingresso nella galassia M31, SeedLab estende globalmente i propri confini, potendo far leva su un team consolidato grazie ai più di cento collaboratori, e una presenza capillare che conta 5 sedi tra Italia e Silicon Valley».
«Siamo molto soddisfatti di questa operazione» dice il prof. Carlo Pelanda, Presidente di Quadrivio Group (holding) e membro del CdA di Quadrivio Capital SGR. «Il fondo TTVenture di Quadrivio Capital Sgr ha così valorizzato esperienze maturate nel gruppo nell’ambito early stage e contribuito a creare uno dei soggetti più competenti e strutturati per gli investimenti tecnologici in Italia. Ma non pensiamo solo in termini nazionali: la sfida dell’innovazione è una sfida globale, perché lo scenario in cui giocano le disrupture tecnologiche riguarda tutto il pianeta, essendo la scienza una lingua universale e il mercato teoricamente sempre più veloce nel raggiungere ogni punto della Terra».
«Questa unione va a costruire un pezzo importante dell’ecosistema della nuova imprenditorialità italiana – dice Matteo Faggin, Principal di SeedLab – perché in genere qui in Italia si investe prevalentemente in ambito digitale, trascurando invece le molte e più durevoli opportunità di crescita che vengono dal mondo della ricerca scientifica. Noi vogliamo rappresentare la parte “science-based” dell’innovazione italiana, facilitando l’accesso al mercato delle iniziative più tecnologiche».
La vocazione a valorizzare imprese legate alla conoscenza scientifica è ben visibile nei risultati accumulati in questi anni da SeedLab, che, unico caso i percorsi di accelerazione italiani, può vantare al suo attivo successi importanti. Il percorso intensivo di tre mesi dedicato all’apprendimento del business management, alla mentorship da parte di esperti di settore, e alla costruzione del team imprenditoriale, conta infatti tra i suoi alumni alcuni tra i più interessanti esempi di startup tecnologiche di successo.
Alcuni esempi:
Tensive, pluripremiata azienda nata dalla Fondazione Filarete di Milano, sviluppa protesi canalizzate che potranno sostituire gli impianti ora in uso per le mastoplastiche. Tensive ha vinto il premio Marzotto 2015.
Neuron Guard, startup biomedica modenese che sviluppa un dispositivo portatile per “congelare i neuroni” a seguito di traumi, ha appena vinto a Berkeley il premio Intel Global Challenge e sta raccogliendo capitali per proseguire lo sviluppo.
Milky Way, piattaforma di rete per appassionati di sport estremi, ha raccolto dal Venture Capital italiani e business angels privati 720 mila euro di finanziamenti.
WIB, azienda di Palermo creatrice di vending machine evolute, con 750 mila euro raccolti rappresenta il più grande successo di crowdfunding in Italia.
SEM+, impresa che sviluppa sistemi di touch screen flessibili, è stata proiettata in Silicon Valley dove ha raccolto un round di finanziamento di ben 500 mila euro, ed è ancora in forte crescita.
Epinova, spinoff dell’Università del Piemonte Orientale tra i vincitori l’anno passato del Premio Marzotto, ha creato una sostanza (chiamata «Epigel») che favorisce la rigenerazione dell’epidermide e che può essere utilizzata in ogni prodotto cosmetico.

La semina di SeedLab diventa insomma planetaria; i frutti saranno raccolti dal mondo dei tecnologi italiani, che deve solo essere scoperto e aiutato a credere in se stesso. «Con SeedLab abbiamo acquisito un’ulteriore sonda per l’esplorazione delle ricchezze nascoste nelle università italiane e nelle realtà delle eccellenze scientifiche, soggetti che saranno sempre più fondamentali per l’economia del Paese» prosegue Frezza.
Il team di SeedLab ha ora in preparazione un roadshow in numerose università italiane, dove lancerà un programma dedicato al mondo della ricerca scientifica accademica italiana chiamato M31UP.

Economist e monopoli internet

Con l’effetto-rete una piattaforma di successo su internet conquista naturalmente una posizione dominante. La prima questione dell’antitrust è assicurarsi che non ne abusi. La seconda questione è che resti facile per nuove piattaforme presentarsi sul mercato e portare alle piattaforme dominanti una concorrenza basata sull’innovazione.

L’Economist sostiene che questo è il ragionamento da fare per valutare una delle pieghe della presa di posizione del Parlamento europeo della settimana scorsa. Ma non cita nell’editoriale una condizione perché la concorrenza degli innovatori alle piattaforme dominanti resti possibile: la neutralità della rete.

L’inchiesta dell’Economist va letta. Ma è meglio tener conto dell’approccio più completo che il Parlamento ha scelto: la rete resta generativa se è neutrale, interoperabile, standard. I nuovi monopoli non sono quelli che hanno una grande quota di mercato, ma quelli che operano per bloccare l’innovazione rendendo la rete non neutrale, non standard, non interoperabile.

Internet. Google. Diritti. Europa avanzata a parole e indietro nei fatti. E allora ripartiamo dalle parole

E allora. L’Europa continua in uni stillicidio di annunci e decisioni su internet, Google, Facebook, ecc ecc. Come valutare la situazione?

L’Europa, in Parlamento – dove appunto si dicono le parole – ha dichiarato che internet è neutrale, standard, interoperabile. O non è internet. Parole giuste. Molto avanzate. Ma l’Europa in Consiglio e in Commissione – dove si fanno le policy – è bloccata: quasi sa che cosa è giusto, ma le lobby sanno che cosa vogliono, le urgenze sono poco chiare, gli interessi sono contrastanti, la visione è corta.

La ragione della contraddizione è nella storia europea in internet. Grandi contributi aperti, come il web del Cern, e molte idee poi cresciute altrove come Skype. Ma rarissime aziende in grado di definire un mercato su internet. Pochissime candidate a essere leader mondiali, almeno per ora. Se lo sono sono minacciate o sorpassate – come Nokia.

Se non ci sono aziende europee che per le loro caratteristiche strategiche sostengono in pieno l’idea forte di internet ben compresa dal Parlamento, la Commissione si confronta solo con aziende che giocano in difesa. E tende a guardare indietro, non avanti.

Nella scienza l’Europa va meglio. Anche perché i giganti europei della tecnologia tutto sommato sanno prendere dalla ricerca molta conoscenza da valorizzare. Nell’internet i campioni europei che pure esistono si fanno notare meno. Non sono, nella coscienza dei commissari europei, delle aziende leader mondiali. E allora la Commissione non è condotta a pensare a internet se non quando parla (in alcuni momenti visionari) di ciò che ancora non c’è: si comprende come sia difficile che scelga per le startup contro le compagne telefoniche.

Il punto è che tecnologicamente non ci manca nulla, in Europa. Ma non non è la tecnologia da sola a costruire la leadership. Perché la leadership che conta è la leadership culturale, quella che convince il mondo a seguire il leader.

Allora? Che si fa? Nelle parole c’è un valore. Da portare a coerenza con i fatti. Quello che dice il Parlamento è importante per fondare una leadership culturale del continente, in termini di diritti e visione di sistema. Ma da lì occorre passare all’azione: credere e dunque poter vedere che le startup e le nuove aziende che crescono sono possibili leader culturali, valorizzare la loro cultura come parte di una “civiltà dei diritti” che l’Europa dopo gli incubi del Novecento può candidarsi a rappresentare nel mondo. Softpower. Che accompagna e rafforza un potenziale economico esistente e una leadership culturale conquistabile. Le parole sono importanti se connesse a una consapevole azione pratica. Se non si fa però nulla per alimentare grandi leader europei nei business internettiani (in Corea, in Russia, in Cina, ci riescono perché da noi no?) allora lo stillicidio di decisioni e le prese di posizione di principio diventano solo operazioni di retroguardia.

Vedi assolutamente:
Google e la Ue, by Keinpfusch.

Dati:
Valore delle aziende in crescita

Chiose al Parlamento europeo

Mi pare che le decisioni odierne del Parlamento europeo siano state travisate dai difensori dell’attuale stato delle cose. In realtà, sono abbastanza semplici, giuste e tempestive. Nella decisione, sostenuta tra anche dal Pd e da altri partiti della maggioranza italiana, ci sono tre messaggi politici importanti (vedi il comunicato e il testo):

Sui motori di ricerca dice:

The resolution underlines that “the online search market is of particular importance in ensuring competitive conditions within the digital single market” and welcomes the Commission’s pledges to investigate further the search engines’ practices. It calls on the Commission “to prevent any abuse in the marketing of interlinked services by operators of search engines”, stressing the importance of non-discriminatory online search. “Indexation, evaluation, presentation and ranking by search engines must be unbiased and transparent”, MEPs say.

Sulla net neutrality dice:

MEPs stress that “all internet traffic should be treated equally, without discrimination, restriction or interference”. Parliament urges member states to start negotiations on the telecoms package, so as to “put an end to roaming charges inside the EU, provide more legal certainty as regards net neutrality and improve consumer protection”.

Infine sostiene la standardizzazione e l’interoperabilità delle piattaforme:

MEPs call on the Commission “to take the lead in promoting international standards and specifications for cloud computing” so as to ensure that it is privacy friendly, reliable, accessible, highly interoperable, secure and energy efficient.

In sostanza, non si occupa di antitrust ma di salvaguardare un’internet aperta, standard e neutrale. Prende una posizione politica motivata con l’esigenza di sviluppare il digitale in Europa. E chiede alla Commissione e agli organi competenti di perseguire una strategia coerente.

La disinformazione a favore dell’attuale assetto, che consente di fatto alle grandi compagnie di immaginare strategie che rischiano di snaturare internet, dovrebbe essere contrastata.

Domani un po’ di chiarezza sulla net neutrality europea. Intanto un po’ di immaginazione

Antonello Giacomelli ci farà sapere domani qual è la sua posizione sulla net neutrality e il resto in discussione in Europa. Finora, a quanto pare, aveva sacrificato le sue idee alla necessità di arrivare a una soluzione di compromesso. Ma fallito il tentativo di compromesso può finalmente uscire con contenuti suoi. Quali sono, lo si è un po’ capito all’Igf:
1. E’ d’accordo con il principio della net neutrality, ha detto che gli piace quello che pensano Obama e Rodotà
2. Coerentemente, pensa anche che la net neutrality sia garantita da una norma, non dalla mancanza di norme: perché lasciando fare alle compagnie, queste tenderanno a eliminare la net neutrality.

Intanto, il percorso normativo europeo si incaglia. Il parlamento, sempre domani, sarà ancora più chiaro a favore della net neutrality, si pensa. Il consiglio rimanderà e dovrà tentare di mettersi d’accordo con il parlamento. Tempo perso che – nell’ottica di Giacomelli – favorisce le compagnie.

Il labirinto di specchi farebbe pensare che ogni motivo che impedisca di normare a favore della net neutrality equivalga a una norma contro la net neutrality. Non è un pensiero insensato. Ma bisogna ammettere anche che un compromesso che portasse all’abolizione della net neutrality – come quello tentato in questi giorni – non sarebbe migliore. Come se ne esce?

Il parlamento sembra voler parlare forte e chiaro. La libertà di innovare e di esprimersi ha bisogno di net neutrality. E in fondo internet non sarebbe internet senza net neutrality. Ma le compagnie dicono che devono prioritizzare per sviluppare nuovi servizi innovativi più redditizi in grado di finanziare l’aumento della banda. Il muro contro muro è soltanto nella mancanza di immaginazione. L’innovazione vera è quella che viene adottata dal contesto. Una rete senza net neutrality è come una rete telefonica, come una tv via cavo, non è internet. E allora?

Ma perché non raccogliamo proposte vere che non puntino al minimo ma al massimo?

Un’idea potrebbe essere questa. Se le compagnie sono convinte di avere un mercato per servizi a pagamento a banda “garantita” nessuno può impedire loro di fare una rete apposta per realizzarli: il business plan dovrebbe essere convincente e motivare gli investimenti necessari. Essendo servizi innovativi avrebbero anche meno regolamentazioni. Perché non tentare? Purché sia chiaro che questo non avrebbe nulla a che fare con internet, a parte alcune tecnologie in comune per l’efficienza della rete. Internet continuerebbe a crescere liberamente come prima e la domanda organica di banda larga, magari aiutata da politiche ispirate a concetti come “servizio universale”, “agenda digitale”, modernizzazione delle pubbliche amministrazioni, scuola e innovazione nell’educazione, ecosistemi delle startup e così via.

Tra l’altro, nessuno mi pare, ha scritto che se si mischiano i due concetti (servizi a banda “garantita” da una parte e, dall’altra, internet aperta, standard, libera e neutrale) si ottengono bizzarri fenomeni come il seguente: supponiamo che le telco possano fare servizi prioritizzati per i content provider che pagano per raggiungere gli abbonati delle telco; allora a pagare dovrebbe essere anche la pubblica amministrazione, lo stato, l’ospedale, la scuola… Sbaglio? C’è qualche motivo per cui questo non dovrebbe avvenire?

Vedi anche:
Altroconsumo e net neutrality

La net neutrality e le code. Con un’Ansa che intervista Giacomelli

È davvero difficile trovare una proposta di mediazione sulla net neutrality. Ogni decisione che consenta agli operatori di discriminare il traffico internet annulla del tutto la net neutrality. È come se si dicesse: il suffragio universale è un diritto garantito ai cittadini elettori, salvo quando c’è troppa coda ai seggi.

Vogliamo la net neutrality perché garantisce la libertà di innovare. Qualcuno risponde che non è possibile (perché il traffico va discriminato per gestirlo efficacemente, aumentare le entrate degli operatori e consentire così i loro investimenti). Ma è una posizione priva di immaginazione. Gli ingegneri sono bravi proprio ad avvicinare ciò che vogliamo al possibile. Si possono e devono trovare soluzioni per l’efficienza del traffico e la redditività degli operatori che non uccidano la net neutrality e con essa la libertà di innovare. O addirittura di esprimersi.

Vabbè. Intanto il governo si dibatte tra posizioni contrastanti.

Un pezzo di agenzia Ansa (speriamo sia d’accordo con la ripubblicazione) spiega che la posizione del sottosegretario con delega sulle telecomunicazioni Antonello Giacomelli si è come liberata di un peso:

ANSA, martedì 25 novembre 2014, 17:48:42 Internet: Giacomelli, serve intervento per Net neutrality
Internet: Giacomelli, serve intervento per Net neutrality Giovedi’ Consiglio Ue per tlc, ‘ no ad accordi tra operatori’ (ANSA) – ROMA, 25 NOV – “Noi crediamo alla Net neutrality come valore, e proprio per questo dobbiamo creare le condizioni per una sua regolamentazione. La tesi di chi dice di non intervenire e’ esattamente la posizione di chi e’ contrario alla Net neutrality. Non basta l’ annuncio di un principio, occorre favorire le condizioni per un intervento che assicuri che la Rete rimanga un luogo di liberta’ e di opportunita'”. Questo un passaggio dell’ intervento del sottosegretario alle Comunicazioni Antonello Giacomelli all’ Internet Governance Forum Italia di oggi nell’ aula dei gruppi parlamentari della Camera. “La Presidenza italiana – ha aggiunto Giacomelli che giovedi’ 27 novembre presiedera’ il Consiglio dell’ Ue per le telecomunicazioni a Bruxelles – e’ contraria agli accordi tra grandi operatori, che rischiano di creare barriere all’ entrata della Rete. Ora dobbiamo cambiare prospettiva e provare ad assumere il punto di vista dell’ utente. Ho la sensazione che gli Stati Uniti stiano prendendo piu’ tempo per la decisione, quindi capisco che anche in Europa serva un momento ulteriore di riflessione”. (ANSA) CAS 25-NOV-14 17: 41 NNN

Appunti a valle dell’Igf Italia 2014

La governance di internet ha bisogno di un aggiornamento. Lo fanno le compagnie private che ormai governano la gran parte del traffico? O lo fanno i governi sulla base delle loro sensibilità e delle loro urgenze? O lo fanno i parlamenti pensando ai diritti dei cittadini? Le contrapposizioni tra queste possibilità sono emerse nel corso dell’Igf Italia 2014.

Le difficoltà del governo italiano alle prese con i suoi compiti europei sono emerse negli ultimi giorni sul tema della neutralità della rete. Intanto il parlamento europeo ha idee molto chiare in proposito. E la commissione che ha formulato la bozza di Dichiarazione dei diritti in internet anche.

A valle dell’Igf restano alcuni temi:
1. Come arrivare a una mozione alla Camera sulla Dichiarazione dei diritti in internet
2. Come gestire il dibattito internazionale che è molto vivo intorno alla questione e che i parlamenti europei stanno sviluppando
3. Come arrivare a una autorità o istituzione che possa occuparsi dei diritti dei cittadini
4. Come sviluppare l’Igf e il dibattito multistakeholder in Italia nel futuro.

La crescita dell’offerta di robot di consumo

All’International Ces aumenta l’offerta di robot per divertimento e utilità dei consumatori. Può essere una sorta di segnale per immaginare un aumento del desiderio e della domanda di robot. Resta da vedere se il segnale diventerà realtà. In Giappone si direbbe di sì.

Ecco il comunicato del Ces.

Arlington, Va., November 24, 2014 – From humanoid entertainment devices to robotic cleaning machines, robots promise to revolutionize the way consumers interact with the world and monitor their health and environment. The Consumer Electronics Association (CEA)® today announced that robotics exhibits at the 2015 International CES® have grown 25 percent from the 2014 CES. Owned and produced by CEA, the 2015 CES, the world’s gathering place for all who thrive on the business of consumer technologies, will run January 6-9, 2015, in Las Vegas, Nevada.

The Robotics Marketplace, presented by Robotics Trends, will feature more than 18 innovative companies showcasing the full range of intelligent, autonomous machines that are connected to the cloud, controllable by mobile device and capable of seeing, hearing, feeling and reacting to the environment in ways once thought impossible. Robotics exhibits at the 2015 CES are expected to cover 8,250 net square feet of exhibit space, an increase of more than 25 percent over robotics exhibit space at the 2014 CES.

“Robots are changing the way consumers learn, do business, monitor their health, and maintain their households as they are capable of doing things that humans can’t, or simply don’t want to do,” said Karen Chupka, senior vice president, International CES and corporate business strategy. “We’re thrilled to see that the robotics footprint will expand at the 2015 CES, as it speaks to the category’s growth and ability to disrupt and transform the consumer technology industry.”

Le contraddizioni italiane sulla net neutrality

Il complesso sistema decisionale europeo è al lavoro da tempo sulla riforma delle regole per le telecomunicazioni e internet. Nella complessità passano tentativi contraddittori di riforma. Uno di questi riguarda la net neutrality. L’unico modo per contrastare le manovre che contrastano con i diritti degli utenti di internet, la libertà di innovazione ed espressione, è farli conoscere. Le contraddizioni tra quanto si sostiene in linea di principio e quanto si tenta di far passare al riparo dall’opinione pubblica non reggono, si spera, di fronte alla semplice informazione sui fatti.

Molti stanno lavorando in queste ore per mostrare una di queste contraddizioni.

Fulvio Sarzana ne ha scritto tra i primi. Edri ha fatto circolare un documento “leaked” con la proposta italiana per la riforma delle tlc e di internet. Contiene norme che di fatto aboliscono la net neutrality e consentono agli operatori di creare servizi che discriminano il traffico in rete senza vere e proprie limitazioni. Una proposta totalmente diversa da quella che era passata al Parlamento europeo. (Edri)

La Quadrature du net informa sulle posizioni del commissario Oettinger, sostanzialmente contrario alla net neutrality. (LaQuadrature)

Gigaom commenta con molto pessimismo in proposito. (GigaOm)

Slashdot riprende la storia e osserva che la proposta europea rimuove aspetti “vitali” della net neutrality. E dichiara che questa volontà è espressa dalla presidenza europea (attualmente italiana). (Slashdot)

Punto Informatico sottolinea la responsabilità italiana in questa vicenda (PI)

Corriere delle comunicazioni informa che la proposta italiana non è passata al Coreper e che si passa a dicembre. (Cor.Com)

Non è detta l’ultima parola dunque. Intanto, nel Parlamento italiano c’è la proposta Quintarelli e altri alla Camera su queste questioni (Camera). La proposta difende la net neutrality e ne comprende profondamente l’importanza. Quintarelli è il presidente del Comitato d’indirizzo dell’Agid.

Anche di questo tema si parlerà all’Igf 2014, alla Camera, il prossimo 25 novembre. Ecco il programma.

Il nostro Pil è in crescita

Il nostro Pil è in crescita. Soffriamo, arranchiamo, ci contraiamo: ma questo avviene se ci consideriamo chiusi nella gabbia territoriale italiana. E invece cresciamo, miglioriamo, creiamo opportunità: se riusciamo a vedere che la nostra economia è quella del pianeta. Questa non è la negazione di una realtà difficile: è una prospettiva per uscire dalla difficoltà.

Le aziende italiane che esportano sono pensate per stare in un’economia che cresce. Quella del Pil mondiale. Il Sole 24 Ore oggi riporta i dati di una crescita che continua. Dai macchinari agli alimentari, le aziende che esportano crescono. E Adriano Moraglio mostra nel suo libro quali sono le imprese che restano agganciate all’economia internazionale.

Questa non è una soluzione: è una prospettiva.

Ma vedendo l’economia in questo modo, cioè considerando prima di tutto il contesto internazionale, si pone il problema in modo che appare almeno degno di una soluzione. Internazionale significa, per l’Italia:
1. trovare chi riconosca il valore aggiunto delle nostre conoscenze, del nostro gusto, della nostra ricerca
2. trovare domanda crescente
3. imparare a stare alle regole, a mantenere gli impegni, a innovare continuamente: perché all’estero e soprattutto per gli italiani non vale la furbizia, non vale la rendita di posizione, vale la capacità di dare valore.

Questa è la strada anche per attrarre investimenti (siamo scesi al livello della Colombia da questo punto di vista). E’ la strada per modernizzare il paese. E’ la strada per comprendere il valore della rete. E’ la strada per acquisire una mentalità cosmopolita, non solo come aziende, ma anche come professionisti, giovani, creativi…

Se ci si svela davanti agli occhi che la nostra economia cresce, allora cominciamo a progettare in modo sensato e vincente. Improvvisamente acquista senso la necessità di apprendere e informarsi seriamente sulle regole, le opportunità, i comportamenti accettabili all’estero. E acquisisce senso informare in modo trasparente e intelligente sulle nostre qualità e i nostri difetti. Perché il valore aggiunto della cultura italiana è tale se è riconosciuto: all’estero è riconosciuto, se è conosciuto.

Agganciarsi con la mente all’economia internazionale che cresce è la premessa per dipingere una prospettiva costruttiva, in base alla quale scrivere progetti sensati e puntare a una nuova forma di prosperità. Coerente con i valori italiani. Che in fin dei conti sono concentrati intorno al tema della qualità della vita, della qualità delle relazioni, della qualità dell’ambiente, della qualità della cultura.

Restare chiusi nella gabbia della nostra piccola e disorganizzata nazione, invece, non fa che aumentare la litigiosità, abbattere la progettualità, definire una prospettiva di declino. Il cui unico effetto è quello di spingere il sistema ad avverare le più negative previsioni.

Se impariamo a vedere che il nostro contesto è quello internazionale, impariamo a riconoscere le opportunità, comprendiamo i nostri difetti e assorbiamo profondamente l’esigenza di imparare a innovare. La globalizzazione è la competizione tra tutti i territori del pianeta. Quelli che vincono valorizzano le loro capacità: per gli italiani si tratta di valorizzare l’unicità di una cultura e di un amore per la qualità che genera valore aggiunto e che si dimostra attraente e riconoscibile. Il nostro punto di vista locale, con una buona dose di umiltà, va superato. Imho.

Il primo problema degli italiani. Settimana di lavoratori, cercatori e campioni

Il problema numero uno dei ragazzi italiani – e delle loro famiglie – è il lavoro. Le gradazioni del problema sono straordinariamente complesse: si cerca disperatamente “un” lavoro in attesa di trovare “il” lavoro mentre si tenta di scoprire dentro di sé a che cosa veramente si vorrebbe dedicare la vita.

Tutto il resto è secondario.

Il 20 novembre comincia a Verona una manifestazione molto visitata dai ragazzi come JobOrienta che si è ripensata, anche grazie all’iniziativa di Progetto di Vita. Andrò a dare una mano.

Ma occorre costruire una prospettiva che vada oltre i giorni dell’attenzione alimentata dall’evento. Bisognerà costruire una prospettiva seria e concreta, perché i ragazzi riconoscono la purezza di chi tenta di trovare risposte e di proporle. E’ uno dei periodi storici più creativi, aperti, costruttivi della storia recente; ed è uno dei periodi più difficili, spiazzanti, disorientanti. Se non si sviluppa un’interpretazione della direzione da prendere, l’occasione si può perdere. Il problema è aumentare il senso critico insieme all’entusiasmo e alla fiducia. Non tutti devono essere per forza startupper o maker, solo perché tutti ne parlano: non si vive di conformismo e di emulazione. Ma tutti devono poter trovare chi sono e come esprimersi. Devono imparare a distinguere gli interlocutori veri dai venditori di fumo. Dare una mano, come tutte le persone responsabili stanno facendo, è possibile solo con umiltà. Studiando ogni segnale che sveli una direzione dotata di senso. E’ un compito epocale, fondamentale.

Il 20 a Roma partirà anche un’iniziativa di comunicazione piuttosto grossa sulla diffusione della conoscenza delle opportunità digitali e per progettare iniziative. Sono grato allo staff del Presidente del Consiglio per avere utilizzato, almeno in parte, l’impostazione suggerita ai primi di agosto in questo blog: we are the champions, scrivevo allora, per sottolineare la priorità di sostenere gli innovatori che fanno ogni giorno avanzare il cambiamento nel loro territorio; e in effetti il tentativo di riconoscere i digital champions che lavorano in tutta Italia è stato avviato. E, obiettivamente, la mancata citazione non è un delitto (anche perché le differenze rimaste non sono minori). Peraltro, l’attenzione ai beni relazionali andrà migliorata, visto che presentando l’iniziativa si parlava di economia della felicità.