Link sullo storytelling a base di dati

Ecco alcuni link per vedere esempi e strumenti per lo storytelling e il giornalismo a base di dati, dedicati agli studenti del master Big Data di Pisa.

Jeff Pettiross

Data journalism

Popular links, also here

Tips and tools

CartoDB

Gephi

Density Design

Information is beautiful

Ahref

DataJournalism

Handbook

Il corso prevede quattro step.

1. Introduzione al data journalism, concetti fondamentali, come cambia il giornalismo, casi di studio di data journalism

2. Progettare un caso di data jornalism, mettersi dal punta di vista dei lettori, ciclo dinamico – Ipotesi, verifica

3. Raccolta di dati, formato di dati, tecniche su scraping e web api, open government data, esame di alcuni dataset, tecniche di pulizia dei dati

4. Richiami su analisi e visualizzazione con esempi su alcuni dataset, confezionare una storia

Homo pluralis, oggi a Pisa

Grazie per questa bellissima riunione di oggi!

Alle 17:00, oggi alla libreria Blu Book, via Toselli 23, Pisa: Homo pluralis con Emanuele Baldacci, Adriano Fabris, Alberto Di Minin, Dino Pedreschi.  

Scrivono gli organizzatori:

Venerdì 10 aprile, alle ore 17, alla libreria Blu Book di Pisa, in via Toselli 23, il giornalista e scrittore Luca De Biase presenterà il suo libro “Homo pluralis. Essere umani nell’era tecnologica”. Ne discuteranno con lui il filosofo Adriano Fabris e l’informatico Dino Pedreschi, entrambi docenti dell’Università di Pisa, Alberto Di Minin, professore di Management della Scuola Superiore Sant’Anna, ed Emanuele Baldacci, direttore delle reti di produzione e ricerca dell’ISTAT. L’evento è promosso dall’Università di Pisa, dall’Associazione La Nuova Limonaia e dal Laboratorio SoBigData.
Con “Homo pluralis” Luca de Biase propone una riflessione sul rapporto tra l’uomo e l’ambiente digitale che lo circonda, fatto di mercati finanziari automatizzati, relazioni umane mediate dai like su Facebook, un flusso d’informazioni incessante e invadente e protesi digitali che arricchiscono l’esperienza. In questo mondo, le macchine sembrano conquistare funzioni sempre più autonome dall’intervento dell’uomo, e le piattaforme online sulle quali ci informiamo e coordiniamo impongono i loro algoritmi, mentre raccolgono e analizzano enormi quantità di dati imparando dagli utenti. È una dinamica evolutiva digitale che richiede un drastico adattamento culturale: la necessità per l’uomo di diventare cittadino consapevole di questo nuovo ambiente digitale, imponendo la propria creatività, intelligenza e senso etico, e di conquistare così una dimensione più autentica. Perché, nelle parole di De Biase, “la tecnologia va più veloce degli umani, ma gli umani possono imparare ad andare più lontano.”​

Cimbali e Minerva Omega nell’IoT con Stm e Microsoft

Che gli italiani siano utilizzatori scarsi di tecnologie digitali è un pregiudizio troppo spesso fondato. Ma che non siano fortissimi nella produzione di innovazione digitale è una pericolosa realtà che non manca di importantissime eccezioni. Per mantenere il giudizio lucido bisogna seguire le notizie oltre il polverone e riconoscere i nostri bravi. Questo comunicato mi pare da segnalare perché parla di un’interpretazione attiva della tecnologia che ha origine e sviluppo in Italia, alimenta aziende esportatrici e anche se si avvale inevitabilmente di software americano.

Microsoft ed STMicroelectronics collaborano per supportare la creazione di un ecosistema di sviluppo Sensors-to-Cloud in Italia
 
Una nuova partnership per aiutare migliaia di aziende italiane a cogliere i benefici
dell’Internet of Things e a crescere in un mondo sempre più connesso
 
Grazie all’integrazione tra le tecnologie ST e Microsoft in progetti di IoT,
Minerva Omega Group e Gruppo Cimbali hanno già ottenuto un vantaggio competitivo e continuano a veicolare i valori del Made-in-Italy oltre i confini nazionali
 
 
Milano, 9 Aprile 2015 – Microsoft Italia, leader nel software, nei servizi e nelle tecnologie Internet per la gestione delle informazioni di persone e aziende, ed STMicroelectronics S.r.l, consociata italiana del leader globale nei semiconduttori con clienti in tutti i settori applicativi dell’elettronica, annunciano oggi un nuovo accordo di collaborazione volto a promuovere la diffusione dell’Internet of Things in Italia. Capitalizzando il proprio know-how di leader tecnologici, le due aziende intendono supportare la produzione e la gestione di grandi volumi di dati e le esigenze di elaborazione di informazioni, aiutando gli ingegneri e le aziende italiane a creare prototipi e casi applicativi che connettano device basati sull’STM32 Open Development Environment (ambiente di sviluppo aperto) alle soluzioni cloud di Microsoft. Obiettivo del progetto, che prende avvio a livello locale, è quello di concretizzare un ecosistema di sviluppo “sensor-to-cloud” flessibile e scalabile, che consenta alle aziende di creare e prototipizzare applicazioni IoT sicure e scalabili da integrare in molteplici settori verticali, dai wearable alle smart city, dallo smart metering alla smart home, fino agli ambienti industriali intelligenti.
 
“L’accordo siglato oggi tra Microsoft Italia ed STMicroelectronics Srl rappresenta un passo importante per aiutare le aziende italiane a raggiungere il proprio potenziale grazie all’Internet of Things. Insieme intendiamo offrire una piattaforma aperta e scalabile che possa supportare qualsiasi azienda, dalle start up alle imprese consolidate. Il nostro obiettivo è renderle capaci di trasformare i propri processi, di cogliere nuove opportunità e perfino di dar vita a nuovi modelli di business”, - ha dichiarato Eric Boustouller, Corporate Vice President Microsoft Western Europe.
 
ST e Microsoft intendono mettere a disposizione delle aziende italiane le proprie soluzioni e la propria expertise tecnologica. Dal punto di vista dell’hardware, ST offre l’ampia gamma di microcontrollori STM32 leader di settore basati su ARM che coprono molteplici esigenze applicative, dall’ultra-low-power all’high performance, una gamma completa di sensori, attuatori, connettività low-power, componenti analogiche di gestione dell’energia e l’ambiente di sviluppo hardware e software flessibile e aperto STM32 ODE (Open Development Environment) per una rapida prototipizzazione e validazione. Dal punto di vista software, Microsoft è leader nel mercato del Cloud Computing e delle soluzioni di data analytics, e le sue piattaforme cloud forniscono strumenti per raccogliere, archiviare, elaborare e analizzare il crescente volume e la varietà di dati generati dagli oggetti connessi. Grazie a Microsoft Azure è infatti possibile garantire scalabilità, geo-referenziazione, disponibilità continuativa del servizio, elevati Service Level Agreements, disaster recovery, gestione dei device e monitoraggio. In particolare la nuova Microsoft Azure IoT Suite è una soluzione integrata che consente a clienti e partner di connettere device, catturare dati eterogenei e voluminosi, orchestrare il flusso di dati e gestirli e analizzarli trasformandoli in informazioni strategiche che permettano alle persone di prendere decisioni più ragionate. Microsoft mette inoltre a disposizione un ecosistema di risorse, come il proprio Microsoft Technology Center, volte a promuovere l’adozione del Cloud Computing tra i professionisti, gli sviluppatori, i business partner, le start-up e le aziende.  
 
La partnership tra Microsoft ed ST si svilupperà anche attraverso la collaborazione con il Centro di Competenza IoT creato da Microsoft in partnership con l’Istituto Superiore Mario Boella di Torino con l’obiettivo di diffondere l’adozione e la consapevolezza delle opportunità offerte dal Cloud Computing per dar vita a progetti di IoT. Presso il Centro le due aziende creeranno i propri prototipi e casi applicativi che integreranno i device basati sull’STM32 ODE e la piattaforma cloud Microsoft Azure. Inoltre, ST e Microsoft intendono cooperare per sviluppare e integrare librerie middleware e applicazioni test nei device basati sull’STM32 ODE per facilitare la connessione con i servizi cloud di Microsoft.
 
Oltre ai nostri successi continui in collaborazione con grandi aziendea livello globalevediamosempre più nuove applicazioni create a livello locale da imprese di tutte le dimensioni per soddisfare le esigenze dei clientiin contesti o aree geografiche molto specifiche”ha dichiaratoAlessandro CremonesiGroup Vice President e Direttore GeneraleST Central Labs di STMicroelectronics“In linea con questa tendenza, anche in Italia l’adozione e lo sviluppo di Internet of Things sta cominciando ad esplodere, perché offre ad aziende italiane sia nuove siaconsolidate un’opportunità irripetibile di innovazione. Da parte nostra stiamo contribuendo a questa crescita entusiasmante, rendendo i nostri prodotti e tecnologie più accessibili a sviluppatori professionisti e a tutti coloro interessati ad utilizzare o aiutare a costruire l’Internet of Things offrendo loro accesso al nostro network di partnerships. La collaborazione con Microsoft si inquadra in questo scenario.  La creatività italianariconosciuta in tutto il mondo per la bellezza delle cose che sa costruiretroverà grandi possibilità di espressione nell’utilizzo dei nostri componenti elettronici per creare nuovi prodotti IoT ricercati dai consumatori di oggi e di domani.”
 
“In un mondo sempre più connesso dove gli oggetti comunicano tra loro, stiamo assistendo a una crescente proliferazione dei dati che è necessario valorizzare: la partnership con ST si pone proprio l’obiettivo di aiutare le aziende italiane a cogliere il potenziale dell’Internet of Things. Le nostre tecnologie sono complementari e integrando le nostre expertise svilupperemo un ecosistema sensors-to-cloud e progetti applicativi volti a rendere le aziende sempre più smart. Fondamentale l’impegno congiunto in iniziative di formazione e simulazione con cui intendiamo contribuire alla diffusione dell’IoT in Italia, facendo leva anche sul Centro di Competenza che abbiamo creato in collaborazione con l’Istituto Superiore Mario Boella di Torino”, – ha dichiarato Carlo Purassanta, Amministratore Delegato di Microsoft Italia.
 
Grazie all’integrazione della sensoristica ST e del cloud computing di Microsoft, alcune aziende del Made-in-Italy hanno già sviluppato interessanti progetti di IoT ottenendo significativi benefici di business. Due esempi di rilievo sono quelli di Minerva Omega Group e di Gruppo Cimbali.
 
Minerva Omega Group è una realtà consolidata nel settore alimentare, riconosciuta anche a livello internazionale, che produce macchine e sistemi Made-in-Italy per la lavorazione e conservazione di prodotti alimentari (affettatrici, tritacarne, pelapatate, mescolatori, insaccatrici, confezionatrici sottovuoto, ecc.). A partire dall’esigenza di riuscire a offrire un servizio a valore per differenziare le proprie macchine in un mercato altamente competitivo e in occasione della ricorrenza del 70° anno di attività, Minerva Omega Group ha deciso di puntare sull’Internet of Things adottando la piattaforma IoT del Partner Solair con la sua esclusiva tecnologia drag&drop per lo sviluppo di applicazioni IoT enterprise. È nato così NemoSY, un sistema di monitoraggio che, grazie all’infrastruttura cloud Microsoft Azure e alla componentistica STMicroelectronics, permette di acquisire dati telemetrici in tempo reale, di consolidarli direttamente sul Cloud e di elaborare informazioni da integrare nel processo di business. La scelta è ricaduta sulla piattaforma Solair per la sua tecnologia flessibile e cloud-based, che ha permesso in tempi ridotti di sviluppare un sistema innovativo come NEmoSY, senza richiedere grossi investimenti iniziali e con la garanzia di un’infrastruttura Cloud di semplice accesso e controllo. 
 
“Dopo attente valutazioni, abbiamo deciso di investire su Solair per la sua semplicità e velocità d’implementazione, per la facilità d’integrazione e per la flessibilità garantita nel tempo. La sua piattaforma, integrata con l’infrastruttura cloud Microsoft Azure e la componentistica ST, è facilmente adattabile in un’ottica di nuove prospettive e strategie per un’espansione futura nel mercato. Abbiamo individuato in Solair l’interlocutore giusto per supportarci in tutte le fasi di sviluppo di un’applicazione end-to-end, ottenendo una soluzione che permette di consolidare i dati raccolti direttamente sul Cloud e di aggregare le informazioni rilevanti relative ai macchinari, sincronizzate con sistemi esterni quali ERP e CRM, per poi elaborarle e integrarle nel processo di business. In particolar modo l’applicazione si rivolge al settore alimentare della Grande Distribuzione Organizzata, dove la problematica di una gestione centralizzata delle macchine ubicate in diversi siti e laboratori è sicuramente un’esigenza primaria. Grazie alla flessibilità della piattaforma Solair, il sistema NEmoSY non è orientato solo al monitoraggio delle macchine, ma può gestire anche tutto il ciclo della manutenzione, dall’inserimento dei rapporti tecnici fino alla produzione di tutta la documentazione relativa alla singola macchina”, ha affermato Daniele Salati Chiodini, Direttore Tecnico e Consigliere Delegato di Minerva Omega Group.
 
Gruppo Cimbali progetta, produce e distribuisce macchine professionali per caffè e attrezzature dedicate alla caffetteria a marchio LaCimbali, Faema, Casadio ed Hemerson e offre al mercato la più ampia gamma di soluzioni per il bar e la ristorazione professionale, coniugando affidabilità, facilità d’uso, design, elevate prestazioni e qualità in tazza. Il Gruppo milanese che esporta circa l’80% della produzione in oltre 100 Paesi, è da sempre attento all’innovazione tecnologica come elemento differenziante per rispondere in modo efficace alle esigenze di un mercato in costante evoluzione. In questa logica, già a partire dal 2000 l’azienda si è interessata alla telemetria e nel 2014 ha fatto evolvere questo concetto concretizzando insieme al Partner Abo Data un vero e proprio progetto di Internet of Things per sfruttare il collegamento diretto tra le macchine del caffè e Internet in modo da condividere dati utili a livello globale. È stato infatti sviluppato un sistema di monitoraggio e controllo per il parco macchine: grazie alla componentistica elettronica ST le macchine possono comunicare in modo spontaneo senza infrastrutture locali e grazie alla piattaforma PLAT.ONE di Abo Data che risiede su Cloud Computing di Microsoft, Azure, è possibile raccogliere i dati in cruscotti strategici che offrono ai clienti informazioni costanti sul funzionamento, utili ai fini della manutenzione e con interessanti prospettive dal punto di vista marketing.
 
“Il progetto di Internet of Things sviluppato grazie alla consulenza strategica di Abo Data ci ha permesso di raggiungere un vantaggio competitivo, consentendoci di offrire ai nostri clienti degli strumenti evoluti in grado di accompagnarli nel proprio percorso di crescita e di erogare un miglior servizio di assistenza e manutenzione. L’innovazione tecnologica ci consente quindi di continuare a crescere e di veicolare e comunicare i valori del Made-in-Italy nel mondo”, ha affermato Simona Colombo, Direttore Marketing e Comunicazione di Gruppo Cimbali.

NetConsulting e Sirmi insieme

Due storie lunghe come quelle di Giancarlo Capitani e Maurizio Cuzari si uniscono: NetConsulting e Sirmi mandano un comunicato stampa che ripropongo qui.

Net Consulting e SIRMI annunciano la loro unione

Milano, 7 aprile 2015

Le due società, player storiche delle ricerche di mercato e della consulenza di marketing in area ICT, hanno vissuto per decenni in un clima di competizione elegante ed amichevole. La coscienza di essere fortemente complementari e sinergiche, le porta oggi a rafforzare la presenza sul mercato ed a razionalizzare l’offerta attraverso un processo di integrazione di competenze, risorse e servizi.
La partnership consentirà di mettere in comune know-how, conoscenze ed esperienze uniche, costruite in lunghi e proficui anni di attività nel settore della Digital Technology in Italia. L’obiettivo è uno: diventare un punto di riferimento a tutto campo per Fornitori e Clienti e spaziando dalla consulenza e advisory sui sistemi informativi, alla consulenza di marketing, alle ricerche di mercato, al supporto alle operazioni di marketing per il Sistema di Offerta della Digital Technology.
Per la realizzazione del progetto, è stata costituita NetConsulting cube, veicolo che eredita le attività di Net Consulting e che acquisisce SIRMI; ed il “cube” testimonia l’elevazione a potenza della capacità di ingaggio delle due aziende sul mercato. In NetConsulting cube, Giancarlo Capitani è Presidente, Maurizio Cuzari Vice Presidente Esecutivo, Annamaria Di Ruscio Amministratore Delegato, Riccardo Zanchi Direttore Generale.
NetConsulting cube e SIRMI continueranno ad operare come aziende autonome, ciascuna con la propria mission, ma già oggi vivere il quotidiano da una unica sede aziendale permette di favorire e accelerare le sinergie, all’insegna del motto “uniti si vince”.
«Si può essere concorrenti per oltre trent’anni all’insegna di un rapporto di stima ed amicizia, e diventare Partner per concretizzare una sinergia evidente a tutti, soprattutto ai nostri Clienti – segnala Giancarlo Capitani, Presidente di NetConsulting cube – nell’obiettivo di offrire un servizio consulenziale ed informativo best in class; e dopo aver sostenuto per anni che nel nostro settore ci si deve aggregare, per raggiungere l’eccellenza, lo facciamo noi stessi».
«Siamo molto felici di questo matrimonio – sottolineano Maurizio Cuzari, AD di SIRMI e Annamaria Di Ruscio, AD di NetConsulting cube – perché questa operazione ci permetterà di presentarci ai Clienti e ai Prospect non solo con rinnovato entusiasmo, ma soprattutto con competenze a tutto campo, nuove sinergie ed un portafoglio di offerta ancora più completo che copre l’intera value chain della Digital Economy. Non ci sono sovrapposizioni di ruoli e di attività, ma solo interazioni e stimoli a fare di più e meglio».

NetConsulting cube offre servizi di Consulenza e di Market Intelligence e sia ai Clienti che ai Vendor della Digital Technology. Supporta i processi decisionali indirizzando le decisioni strategiche, i processi organizzativi, i modelli di go-to-market, le operazioni di fusione e acquisizione, i processi di innovazione di prodotti e servizi e le strategie di posizionamento nel mercato.
SIRMI propone dal 1976 consulenza di marketing e ricerche di mercato nel settore della Digital Technology, di cui segue ed analizza l’evoluzione in tutte le sue componenti, dai prodotti alle soluzioni, dai Fornitori ai Mercati e ai Canali distributivi. La sua mission è di supportare gli operatori della Digital Technology con informazioni di carattere sia strategico che operativo, e di aiutare i suoi Clienti a definire ed implementare le loro opportunità di business e i loro piani di marketing, grazie anche ai suoi database marketing ed alle attività di supporto alle operazioni di marketing.
Pubblica Info – Press Sette, agenzia di informazione settimanale sul settore, e il mensile digitale ICT Professional, per conto della federazione FIDAInform.

Village: Mancuso, Broggi, Finocchiaro e Trombetta Panigadi

Notizie dal villaggio dell’innovazione, ricevute e volentieri rilanciate

Stefano Mancuso

Il progetto Jellyfish Barge coordinato dal neurobiologo vegetale Stefano Mancuso è fra i 5 finalisti del premio Ideas for Change Award che l’UNECE (Commissione economica per l’Europa delle Nazioni Unite) ha indetto in occasione di 2015-Anno dello Sviluppo Sostenibile. Il vincitore sarà decretato il 14 aprile al Palais des Nations di Ginevra dai delegati di 56 Paesi membri e da una giuria di esperti internazionali.

Il Jellyfish Barge è una serra galleggiante che utilizzando i mari come un luogo di produzione agricola contribuirà a soddisfare i fabbisogni alimentari della crescente popolazione mondiale. Una fattoria del mare che trae dal sole e dal moto ondoso tutta l’energia di cui ha bisogno, dissala l’acqua e non consuma suolo; un’invenzione al tempo stesso semplice e rivoluzionaria che verrà presentata a Expo 2015 e che Stefano Mancuso aveva anticipato lo scorso autunno nel suo saggio Uomini che amano le piante, pubblicato da Giunti Editore.

Stefano Mancuso è tra le massime autorità mondiali nel campo della neurobiologia vegetale. Accademico ordinario dell’Accademia dei Georgofili, ha fondato e dirige il Laboratorio Internazionale di Neurobiologia Vegetale dell’Università di Firenze. Oltre che in Italia tiene corsi universitari in Giappone, Svezia e Francia ed è membro fondatore della International Society for Plant Signaling & Behavior. Il New Yorker lo ha incluso tra i ‘world changers’ e la Repubblica tra i 20 italiani ‘destinati a cambiarci la vita’. Nel 2013 aveva presentato i suoi studi nel libro Verde brillante. Sensibilità e intelligenza del mondo vegetale (con Alessandra Viola, Giunti Editore), ora riproposto al pubblico in una nuova edizione con prefazione di Michael Pollan. Tradotto finora in inglese, tedesco e spagnolo, ha vinto il Premio Nazionale di Divulgazione Scientifica sezione Scienze matematiche, fisiche e naturali assegnato nel 2013 dall’Associazione Italiana del Libro con il patrocinio di CNR e Biblioteche di Roma e il Premio Gambrinus Giuseppe Mazzotti Sezione Ecologia e Paesaggio, XXXII Edizione 2014.

Alberto Broggi

Prof. Alberto Broggi, full professor with the Department of Information Engineering of the University of Parma and CEO of VisLab srl, received the title of Doctor of Philosophy (PhD) Honoris Causa during an important ceremony on April 3, 2015 at INSA (Institut National des Sciences Appliquées) in Rouen, France. The Doctorate Honoris Causa is awarded by an institution of higher education to researchers who have distinguished themselves during their career. For the uniqueness of the academic and research topics related to those in which is involved the famous French research institute, INSA has decided to award this honor to Prof. Broggi. Prof. Broggi’s long and thorough research, mainly focused on the application of computer vision in the field of intelligent vehicles, profoundly influenced the field of vehicular robotics worldwide and helped to define a number of milestones in autonomous driving internationally recognized by the scientific community.

Some basic techniques for the interpretation of the vehicle surrounding environment have been developed and demonstrated in real cases: the first test in the world (2000 km on Italian motorways) in semi-automatic mode with off-the-shelf and low cost components in 1998, the successful participation in the DARPA Challenges together with the most renowned research groups in the world, the first ever test of intercontinental autonomous driving (from Parma, Italy, to Shanghai, China, from July to October 2010), and finally the first test of autonomous driving in open traffic in urban environment in July 2013 with nobody in the driver seat.

Since 1998 Prof. Broggi has been ‘visiting professor’ for many times at INSA in Rouen, where he participated in the research as advisor and lecturer. The title of PhD Honoris Causa, conferred by the French Ministry of Foreign Affairs, rewards and highlights the work, career, and emphasizes the personal involvement of Prof. Broggi in applied research conducted together with the LITIS laboratory (www.litislab.eu) at INSA in Rouen. Held as part of INSA 30th anniversary celebrations with the Regional Council for Higher Education Mr. Yves Léonard and the Mayor of Rouen Mr. Yvon Robert participation, the doctorates conferment ceremony has been one of its main events.

Elisa Finocchiaro

Cambio al vertice per Change.org, la più grande piattaforma al mondo di attivismo online. Da aprile, infatti, è guidata da Elisa Finocchiaro, già responsabile delle campagne in Change.org e che ora assume la direzione dell’intera piattaforma italiana, che nel nostro paese conta oltre 3 milioni di utenti.

“Change.org continua a crescere e a rafforzarsi – ha dichiarato la nuova country lead Finocchiaro – Abbiamo fatto tantissima strada da quando, meno di tre anni fa, è stata lanciata la versione italiana della piattaforma. All’epoca c’erano solo 136mila utenti in Italia, oggi possiamo raccontare una storia di grande successo con 363 vittorie confermate a fine marzo. Vittorie raggiunte grazie al coinvolgimento di milioni di cittadini che sono riusciti, in alcuni casi, a cambiare davvero una parte del mondo che ci circonda. E’ la dimostrazione che lo strumento delle petizioni online non solo funziona, ma coinvolge sempre più italiani, raccogliendo le richieste di cambiamento più disparate che nascono e si sviluppano su una piattaforma tecnologica aperta e neutrale”.

Elisa Finocchiaro, blogger romana classe 1983, ha iniziato la sua carriera in Change.org nel 2012 come campaigner, ruolo che le ha permesso di acquisire una vasta esperienza nel campo dell’attivismo e delle campagne online. Prima di Change.org, ha lavorato per Medici senza Frontiere e per la FAO, maturando esperienze in Africa e America Latina.

Infine, Salvatore Barbera, il precedente country lead di Change.org e pioniere dell’attivismo online in Italia, rimarrà in Change.org con un nuovo ruolo, quello di principal campaigner, così da concentrarsi di più nell’aiutare gli utenti a vincere le loro campagne e sul coinvolgimento diretto di decisori pubblici e privati.

Eugenio Trombetta Panigadi

Riaffermando la costante attenzione per l’evoluzione del mercato dell’ecommerce e, a conferma delle decisioni prese nel corso dell’assemblea e del cda di oggi, 26 marzo 2015, IBS.it, società del Gruppo Messaggerie Italiane, comunica di aver nominato Eugenio Trombetta Panigadi Amministratore delegato.

Eugenio Trombetta Panigadi può vantare oltre a una profonda esperienza maturata nel campo dei libri e del marketing specifiche competenze nella gestione d’impresa, qualità destinate a potenziare la struttura manageriale di IBS.it e a introdurre elementi innovativi e avanzati, essenziali nel campo della vendita e della distribuzione. Tra i principali obiettivi del 2015 sono da sottolineare oltre al lancio di una nuova piattaforma e al rinnovamento del sito IBS.it, la crescita della quota di mercato di IBS nel segmento dell’ebook, consolidata dalla vendita del device Tolino (il più venduto in Germania) e all’accordo europeo con la tedesca Deutsche Telekom.

Eugenio Trombetta Panigadi si occupa da più di vent’anni di editoria e di marketing. Ha lavorato dapprima nel gruppo Class Editori, per passare poi a Mondadori, dove negli anni ha ricoperto le cariche di Product Manager e Marketing Manager dei periodici di attualità e di Editore Incaricato dei periodici tv e spettacolo. Nel 2005 è stato nominato Direttore Generale area periodici entertainment e femminili, mentre nel 2009 Vice Direttore Generale periodici Italia e prodotti collaterali per Mondadori. Da ottobre 2011 in qualità di Amministratore Delegato di Piemme Edizioni spa e Sperling & Kupfer spa, ha maturato una significativa esperienza anche nel campo dell’editoria libraria, occupandosi della ristrutturazione e della riorganizzazione strategica di marketing e di focus editoriale delle due case editrici.

Salute come filone innovativo e luogo delle decisioni controverse

E’ un filone di innovazione incredibilmente grande e dinamico, la salute. Le tecnologie attuali si stanno concentrando sulla distribuzione di soluzioni per la cura delle malattie e sul miglioramento preventivo delle condizioni di salute. VentureScanner a questo proposito segnala oltre 500 società finanziate complessivamente con 7 miliardi. L’estensione dei temi suggerisce una vastità di possibili sviluppi:

•Clinical Administration and Backend
•Digital Medical Devices and Diagnostics
•Population Health Management
•Electronic Health / Medical Records
•IOT Health Care
•Medical Big Data
•Genomics
•Doctor and Healthcare Service Search
•TeleHealth
•Patient Engagement and Education
•Remote Monitoring and Family Care Management
•Doctor Network and Resources
•Online Health Destination Sites
•Healthcare Marketing and Campaign Management
•Mobile Fitness / Health Apps
•IOT Fitness and Lifestyle
•Online Health Communities
•Healthcare Mobile Communications / Messaging
•Healthcare Robotics

In Italia, il filone è indagato abbondantemente ma ancora manca un polo di attrazione, se mai ce ne sarà uno. Di certo, il nostro costoso sistema sanitario ha bisogno di “cure” a base di innovazione, con obiettivi di risparmio e miglioramento qualitativo del servizio. E poiché siamo anche un paese di “fai-da-te” ci sono molte possibilità per ogni attività di community building. Ma c’è anche abbondanza di innovazione tecnologica. Big data, robot, farmaceutica, piattaforme… Varrebbe la pena di fare un quadro complessivo. Si tratta in ogni caso di un settore molto dinamico anche qui.

Si tratta peraltro di un settore destinato a essere anche supercontroverso. Il passato è costellato di problemi su Big Pharma, Big Tobacco, industrie inquinanti, e così via. Ma poiché ormai assistiamo a una convergenza tra salute, benessere, sicurezza, prevenzione, qualità dell’ambiente, della cultura, delle relazioni sociali, il tema diventa sempre più “politico”. C’è da aspettarsi molta discussione. Molti pregiudizi. Molta fatica. Anche perché la salute sembra una questione che lascia pochi spazi al compromesso, anche se di compromesso è destinata a vivere. Siamo di fronte a grandi cambiamenti di mentalità anche da questo punto di vista. E segni non mancano.

Antonio Casilli (BodySpaceSociety) segnala il tema dei siti nei quali si tratta di anoressia e disturbi connessi all’alimentazione. Il suo studio estensivo dimostra quanto il tema sia profondo: [Report] Young internet users and eating disorder websites: beyond the notion of “pro-ana”. E invita a discutere le decisioni prese dal parlamento francese in materia, con la censura dei siti che possono essere visti come favorevoli a comportamenti eccessivi in tema di alimentazione (Libération).

Eugenio Santoro (Mario Negri) studia i metodi con i quali si possono valutare le conseguenze delle soluzioni tecnologicamente più diffuse sulla salute tentando di trovare un approccio simile a quello che da tempo si dedica alla valutazione dell’efficacia dei farmaci. Se ne parlerà al Festival del giornalismo di Perugia.

Cristina Cenci dedica il suo blog a informare su come stia cambiando il discorso sociale sulla salute e la malattia. Giuliano Castigliego a sua volta informa su psicoanalisi, psichiatria e narrativa nel contesto digitale.

Siamo molto avanti con i fatti. Stiamo cercando le parole. Questi e altri pionieri stanno indagando un territorio della nostra mentalità che è ancora denso di tabù, pregiudizi, problemi veri e tante inutili polemiche. C’è da innovare: sia nella tecnologia che nel pensiero. Ed è un grandissimo compito. Grazie a chi se ne sta occupando con tanta autentica attenzione.

Diritti in internet e pensieri, verso la nuova bozza di Dichiarazione

Si è conclusa la fase di consultazione pubblica e le audizioni per arrivare a una nuova bozza di Dichiarazione dei diritti in internet (Camera). Ora la Commissione dovrà lavorare per integrare i suggerimenti. Poi si deciderà che cosa fare.

In questo percorso ho imparato che è molto difficile arrivare a qualcosa di veramente condiviso. Ed è già straordinario il percorso compiuto fin qui. Giustamente Arturo Di Corinto sottolinea che un compito di questo genere vale l’impegno che richiede. Il problema è quasi inestricabile se si tenta di risolvere ogni nodo: armonizzare gli interessi contrastanti, definire i diritti, tener conto delle condizioni politiche, guardare lontano e non ingabbiarsi in questioni di piccolo cabotaggio e persino superare in chiave costruttiva l’impeto polemico spesso alimentato da chi è contro per definizione a qualunque cosa non sia pensata sotto il suo cappello. L’unica strada è alzare il livello del dibattito e contribuire all’approfondimento della consapevolezza diffusa intorno alle questioni affrontate dalla Dichiarazione. Nella speranza di contribuire alla cultura dell’innovazione anche negli ambienti che elaborano le nuove regole per l’ecosistema dell’internet.

L’Italia sta compiendo un suo percorso in materia. Va collegato con quanto si fa a livello internazionale. E deve emergere un metodo per portare queste riflessioni alla concretezza necessaria per entrare efficacemente e correttamente nel sistema normativo. Storia lunga. Anche perché non si parla di norme semplici ma di meccanismi di ordine “costituzionale”: non servono a regolare i cittadini della rete ma le istituzioni, pubbliche e private, che generano le regole. Almeno si può sperare che la discussione alta sui diritti possa ridurre le probabilità che le forze politiche facciano proposte banalizzanti di regolamentazione della rete.

Una difficoltà specifica è data dalla confusione e la veloce evoluzione dei concetti rilevanti. I diritti fondamentali non cambiano, ma il contesto nel quale si sviluppano effettivamente cambia. La rete paradossalmente ne facilita alcuni e ne comprime altri. Mentre fa emergere nuove dimensioni delle relazioni umane che non possono essere tralasciate.

Queste nuove dimensioni sono importanti quanto sottili. La rete impone riflessioni per esempio su un tema come lo spazio intersoggettivo, che riguarda l’insieme della persona e dei suoi legami con gli altri, individuato dalle scienze cognitive, la psicologia e la teoria delle reti, appunto. Spesso i diritti fondamentali sono pensati partendo dall’idea che riguardano lo sviluppo degli individui. Ma il passaggio dalla dimensione individuale a quella collettiva non è un mero salto di contesto: si arricchisce dell’intreccio dei collegamenti tra le persone la cui importanza è testimoniata dal grafo sociale che garantisce il valore di Facebook. In questo senso, i diritti fondamentali riguardano le persone e i loro legami quando sono parte integrante delle persone stesse. Vedendola in questa maniera, per esempio, la netneutrality non solo è una precondizione per lo sviluppo dei diritti delle persone ma è anche un diritto che riguarda la libertà dei loro legami sviluppati nella rete. Lo stesso si potrebbe dire a maggior ragione per l’interoperabilità delle piattaforme che, per esempio, potrebbe significare che il profilo personale degli utenti dovrebbe appartenere alle persone e forse anche i legami che intrattengono con gli altri dovrebbero essere parte del concetto di privacy. In fondo il diritto all’oblio per ora si configura come un diritto che riguarda i link… Frontiere concettuali che non si difendono da sole di fronte alle critiche delle menti profonde che le affrontano. Ma queste riflessioni, prima o poi, andranno assorbite anche nel dibattito politico. Se mai questo avverrà, qualcuno forse ricorderà che il ricco dibattito sulla Dichiarazione dei diritti in internet ha dato il suo contributo. D’altra parte, l’idea della valutazione di impatto digitale come precondizione di ogni nuova normativa che riguardi internet discende dall’idea che internet sia un ecosistema e che la sua principale ricchezza discenda dalla capacità di pensarlo e gestirlo come “bene comune”: non è un diritto individuale ma l’estensione di un diritto che riguarda l’ambiente. Temi che altri comprendono certamente meglio ma la cui importanza è dimostrata ogni giorno che si vive con la rete.

Promemoria per Agid? Gartner: from “Legacy First” to “Digital First”

Mi pare che questa comunicazione di Gartner sia un buon promemoria per le prossime fasi di lavoro dell’Agid: Gartner Says Government CIOs Must Flip from “Legacy First” to “Digital First”.

“By shifting the management and provisioning of infrastructure to centralized government shared-service entities or to viable commercial vendors, government CIOs can lead by example and update IT management techniques to adopt the design-for-change mindset that is essential in the digital age,” said Mr Howard. “In relatively short time, cloud has moved from a concept, to a possibility, to a viable option and, for a small minority of government CIOs, is now first choice when a project comes along.”

IT vendors are moving fast in the direction of cloud-based service models. At the same time, government agencies are becoming more comfortable with cloud solutions based within their regional or national borders for reasons of subscription pricing and increased business agility. Australia, the US and the UK are all aggressively pushing forward with supporting cloud-first strategies.

“With cost, value and security as top considerations, government CIOs should begin with the assumption that public cloud is the preferred deployment option and then, if necessary, work back from public cloud to the cloud, co-location or on-premises option that provides the best fit for their business environment,” said Mr Howard. “When interrelated processes and services are coordinated and delivered by multiple government and nongovernment organisations — enabled by context-sensitive data exchange — government performance and social outcomes will be truly transformed.”

Accordingly, improving business intelligence and analytic capabilities continues to consume the attention of CIOs across the board. The opportunities to enhance government services will increasingly involve unstructured, harder-to-process information, such as multimedia and social information. Given the rate of change in a digital business environment, backward-looking reporting is less and less valuable. Rather than attempt to optimise based on past data, government CIOs need to develop the capabilities to generate forward-looking predictive analytics and combine this information with data-led experimentation to create the future.

Vabbè. Forse approfondendo andrei un pelino più avanti. Perché dalla centralità delle gare e dei capitolati ICT occorrerebbe passare alla progettualità pragmatica che la standardizzazione architetturale basata su internet consente, alimentata da piani orientati a sviluppare una pratica di “forward looking procurement”. E se non è consentito dalle pastoie burocratiche, sarà bene che queste vengano rottamate. Magari mi sbaglio, ma spero che si sviluppi una riflessione pratica e veloce su questa questione.

Non parliamo abbastanza della Transatlantic Trade and Investment Partnership

Un video da rivedere. Il premio Nobel per l’economia Joseph Stiglitz, ospite del Parlamento italiano nel 24 settembre 2014, ragiona sul TTIP (Transatlantic Trade and Investment Partnership). Ed è profondamente critico su come viene interpretato da una parte degli americani. Sarà bene che gli europei ci pensino. Stiglitz dice che gli americani vogliono chiedere protezione per i loro futuri investimenti in Europa dalle regole che gli europei possono introdurre – o hanno già introdotto – e che li penalizzano. Mi pare che non ci si rifletta abbastanza pubblicamente: quindi anche se il video ha qualche mese, il suo interesse resta intatto, mi pare. L’informazione viene da Voci dall’estero. Ovviamente sarebbe interessante avere anche più informazioni favorevoli: finora ho trovato soprattutto critiche.

Vedi anche:
TTIP: The EU-US trade deal explained – BBC
What is TTIP? And six reasons why the answer should scare you – The Independent
The corporation invasion – Le Monde Diplomatique (en)

Transatlantic Trade and Investment Partnership (T-TIP) – Us Government
Transatlantic Trade and Investment Partnership – Commissione europea

Architettura dell’informazione: Elizabeth Buie sul WIAD

Elizabeth Buie, autorità internazionale dell’architettura dell’informazione, ha fatto esperienze importantissime sull’innovazione dell’interfaccia dei sistemi pubblici a favore dei cittadini. Sottolinea come una interfaccia sensata favorisca i cittadini sia perché li facilita nell’interazione con gli uffici pubblici e il resto, sia perché motiva i funzionari pubblici a lavorare meglio. In fondo aggiunge senso a tutto.

Elizabeth ha raccolto le sue considerazioni sulla giornata dedicata all’architettura dell’informazione in un post sul suo blog: World Information Architecture Day 2015 – Bologna.

Da leggere assolutamente per chi voglia pensare all’interfaccia stato-cittadini il libro curato da Elizabeth: “Usability in government systems. User experience design for citizens and public servants“.

Diritti in internet alla Camera (breve aggiornamento)

La consultazione sulla bozza di Dichiarazione dei diritti in internet sta per terminare. Le audizioni della Commissione terminano, per questa fase, oggi. L’iniziativa – che è fondamentalmente culturale – ora prosegue mettendo a frutto i suggerimenti raccolti per arrivare a una nuova bozza. E poi l’elaborazione dovrà svilupparsi a livello europeo. Il percorso è chiaro. Lo sforzo è grande. L’obiettivo è buono. Speriamo che i migliori suggerimenti continuino ad arrivare a questa iniziativa: che come minimo può essere vista come un movimento per la consapevolezza delle relazioni tra l’evoluzione di internet e lo sviluppo umano. La consapevolezza è il primo passo. Il codice può forse seguire (prima come software e poi come regola..)..

Poggiani e poi

Alessandra Poggiani si dimette dall’Agid e si candida in Veneto. Le motivazioni personali non si discutono. Le spiegazioni pubbliche si accavallano. E contraddicono.

«Ho ritenuto che la parte più importante del mio lavoro sia stata portata a termine con il varo del piano Crescita Digitale e della strategia per la Banda ultralarga» (Corriere Comunicazioni)

Altrove dice:

«Non posso cambiare le cose da sola, senza squadra. Ed è difficilissimo farlo se il digitale è ancora ritenuto una questione tecnica e non una priorità, trasversale a tutto il resto» (Wired).

Poggiani ha fatto sapere pubblicamente che vale la prima (Sole). Wired ha risposto. Ma non è proprio questo il punto.

Il punto è che non di soli piani di fa il digitale ma anche di realizzazioni. Guardando avanti, occorre chiarire che cosa deve fare l’Agid e dare all’Agid i mezzi per farlo. Se si chiarisse che l’Agid è un’agenzia che deve realizzare i piani del governo, come sembrava ovvio ma non è mai stato detto in modo chiaro, ci sarebbero meno ambiguità.

I limiti operativi sono enormi. Il compito è di grandissima importanza. Una struttura di governance più semplice è davvero urgente. Imho.

ps. Si tratta appunto di una mia opinione. Ho l’onore di partecipare al Tavolo permanente per l’innovazione, insieme a molte altre persone più competenti, che ha compiti meramente consultivi. E anche in quella sede dico quello che penso. Credo che mi abbiano chiesto di partecipare solo per questo. E quello che penso l’ho anche già scritto: il governo dà la visione e fa le strategie, il Comitato di indirizzo le trasforma in un piano operativo con la partecipazione dei vari ministeri, l’Agid le porta a compimento. È già complicato così. E di certo non occorre aggiungere altra complicazione.

La disinformazione è inquinamento

Non è una novità: internet ha abbattuto le barriere alla pubblicazione, rispetto all’epoca analogica, il che ha reso possibile un aumento dell’informazione disponibile e, dunque, anche della disinformazione. Sicché, con la classica distorsione interpretativa che si manifesta per le cose troppo nuove, il lamento sulla disinformazione nei social network è ancora troppo superiore alla progettualità di chi tenta di migliorare la situazione.

Per passare al progetto, occorre conoscere. Si può pensare di comprendere la disinformazione interpretandola nel quadro dell’etica, del diritto, della politica, dell’economia. E poi affidare a ciò che è “giusto” il compito di vincere e di convincere. Ma le ambiguità di questi approcci non facilitano: chi ha un’agenda politica o etica può sentire che fare disinformazione è tatticamente “giusto”; del resto il mercato non è il luogo che apprezza ciò che è “giusto” e anzi lascia ampio spazio sia all’informazione di qualità sia alla disinformazione più becera. Insomma, per comprendere e combattere la dinsinformazione ci vuole anche un’integrazione interpretativa.

Alla Biennale Democrazia ne hanno parlato Filippo Menczer e Luca Sofri. I due relatori hanno interpretato la disinformazione come elemento dell’analisi del sistema dei media.

Menczer, impegnato al Center for Complex Networks and Systems Research, ha mostrato come sui social network la disinformazione si diffonda seguendo le logiche della rete. Ha analizzato un caso di disinformazione che ha colpito proprio il suo lavoro. Ha descritto il progetto Truthy. Mostrando la complessità della circolazione dell’informazione in rete. E ha dato un’informazione straordinariamente importante: nelle reti con maggiore diversità sembrano più vivi gli anticorpi contro la disinformazione, nelle reti alle quali partecipano soprattutto persone che la pensano nello stesso modo, la disinformazione si diffonde di più.

Luca Sofri ha mostrato quanto il lavoro di distinguere la disinformazione nel mare magnum dell’informazione sia un lavoro infinito, difficile, che richiede capacità critiche molto sviluppate. E che soprattutto richiede un impegno costante e paziente. Che peraltro non offre grandi vantaggi per chi vi si dedica, anche se bisogna ammettere che Luca deve avere ricavato una bella soddisfazione vedendo come la platea torinese ascoltasse divertita e interessata il suo resoconto sulle più incredibili forme assunte dalla disinformazione nel sistema dei giornali italiani.

Il rinnovamento dei media ha aperto strade nuove per la disinformazione. Ma la maturazione di una consapevolezza su questo punto deve pure avvenire. E per progettare qualcosa di sensato per contenere la disinformazione dal punto di vista sistemico occorre certamente qualcosa che tenga conto di entrambe le testimonianze. Le piattaforme per la circolazione dell’informazione del futuro dovranno avere nell’insieme forti incentivi a fare incontrare persone che non la pensano nello stesso modo e che sono premiate se portano all’attenzione degli altri informazioni documentate, mentre sono penalizzate se fanno perdere tempo con informazioni prive di fondamento. È il percorso progettuale dei media civici. Le piattaforme civiche devono essere divertenti quanto quelle sociali ma devono anche sviluppare una “infodiversità” attiva e una valorizzazione dei contributi più documentati che nei social network non è prevista by design.

Un approccio che agganci il tema della disinformazione all’ecologia dei media è un progetto intellettuale di grande importanza (qui c’è un vecchio, piccolo contributo). Ma la strada è aperta.

Digital Tamburi Talent. Si rafforza l’ecosistema delle startup

Digital Magics, Talent Garden e Tamburi Investment Partners hanno dato questa settimana un annuncio che può significare molto per l’ecosistema dell’innovazione italiano. Perché fa chiarezza strategica e alimenta di risorse finanziarie uno dei temi fondamentali per lo sviluppo italiano. E riesce a dare questa impressione proprio perché si spiega solo con una scelta coerente sul piano dei ruoli che gli attori coinvolti si accingono a giocare (Corriere, pdf).

L’ecosistema delle startup italiane non nasce dal nulla. L’economia italiana è tra quelle che sanno generare nuove imprese in quantità importante da sempre. Il problema è che quelle neoimprese non sono necessariamente innovative. Ma il sistema accelera solo se si sincronizza con la dinamica dell’innovazione pensando alle tecnologie digitali, alle nanotecnologie, alle biotecnologie, alla robotica, come abilitatori della crescita a partire dalle sue filiere più energiche: cioè almeno alimentare, arredamento, abbigliamento, automazione industriale, arte e turismo, oltre che probabilmente agli ambiti legati alla salute e al benessere. Questo non esaurisce la descrizione di una delle maggiori economie del pianeta ma certo sottolinea alcune filiere che possono fare abbastanza crescita e valore aggiunto da poter sostenere gli investimenti necessari all’innovazione. Quegli investimenti coinvolgono una quantità di soggetti – dalle università all’editoria, dalla pubblica amministrazione al sistema dei servizi di rete, bancari, consulenziali, e così via – la cui modernizzazione è di importanza enorme per tutti. Non ci vuole un genio per vedere che una parte fondamentale dell’innovazione può venire dall’insieme delle startup, digitali e non: e queste a loro volta possono fiorire in un contesto che le comprenda e valorizzi.

L’ecosistema delle startup innovative si sta facendo notare soprattutto negli ultimi anni, dopo la semplificazione legislativa avviata nel 2012. E oggi si calcola che riguardi oltre tremila imprese per 15mila addetti (Mise). Intorno a questo fenomeno si allarga la vicenda delle pmi innovative da una parte e dei professionisti freelance che lavorano per questo ecosistema e che alimentano di attività i luoghi del co-working e molte altre iniziative. Di certo, è un ecosistema molto nuovo e dunque non tutte le nicchie ecologiche sono abitate. In particolare la finanza pare particolarmente limitata, le startup disegnate per diventare giganti globali non abbondano, gli incubatori che ondeggiano tra il business immobiliare e quello finanziario non mancano, gli acceleratori dall’orizzonte più locale più che internazionale abbondano. Ma un ordine emergente ha bisogno di tempo in un ecosistema. E spesso ha bisogno di leader. Ce ne sono. Ora ce ne potrebbe essere uno in più.

L’aggregazione Digital Magics, Tamburi, Talent Garden potrebbe essere un leader con le spalle più grosse di quelle delle iniziative finora apparse all’orizzonte. E con un’idea moderna: innovare nella piattaforma, affidandone chiaramente lo sviluppo a Talent Garden; innovare nel business dell’accelerazione di impresa, chiarendo così il ruolo di Digital Magics; innovare nella quantità e qualità della finanza, contando sull’esperienza e la dimensione di Tamburi, che tra l’altro può fare da ponte con patrimoni ricchi ma finora poco propensi a investire nelle startup. È una semplificazione: ma questo genere di aggregato, con le idee chiare per ogni componente e con dimensioni significative nell’insieme, non si era visto finora. Sarà importante vedere all’opera il prodotto di questo accordo. Ma la spinta dimensionale e culturale che ne può venire fuori può essere molto importante.

Vedi il comunicato di Digital Magics (pdf) e la pagina su Talent Garden.

Il motore di Google batteva in testa alla FTC

L’unica cosa cui non sapeva resistere erano le tentazioni: è lo strano caso del motore di ricerca di Google che – anni fa – privilegiava i servizi di Google (Engadget). Ora si può pensare che abbia imparato a resistere, visto che è dimostrato che si può scoprire se non lo fa. Segnalo il post di Quintarelli che se n’era accorto da giorni.