Edicola italiana è una sfida che gli editori lanciano a sé stessi

Edicola italiana è una sfida che gli editori lanciano a sé stessi. Funzionerà soprattutto se gli editori riusciranno a comprenderne le potenzialità innovative nel vasto e poco esplorato mondo della vendita di strumenti di informazione online. Funzionerà se ci si metterà la testa, se si cureranno gli elementi specifici di quel contesto. Esempi? A prima vista: la possibilità di nuovi bundle e di sciogliere vecchi bundle. La possibilità di innovare l’architettura dei mondi di senso che le testate incarnano. La possibilità di creare strutture di prezzo innovative. Vedremo.

Comunicato:

Sarà attiva da oggi EDICOLA ITALIANA, la piattaforma per comprare, leggere e abbonarsi a quotidiani e magazine su Tablet, PC e smartphone. L’iniziativa vede collaborare i più importanti editori, riuniti nel Consorzio Edicola Italiana, e la startup innovativa Premium Store.

Su www.edicolaitaliana.it sono in vendita oltre 60 fra quotidiani (nazionali e locali) e periodici in versione digitale. Gli utenti possono leggere gratuitamente la copia digitale del proprio quotidiano con la promozione PROVA PER 7 GIORNI e accedere in maniera illimitata ai mensili e ai settimanali attraverso gli abbonamenti ALL YOU CAN READ. Grazie all’esclusiva ricerca full text di EDICOLA ITALIANA si possono cercare argomenti o nomi in tutti gli articoli all’interno della piattaforma

EDICOLA ITALIANA nasce per volontà del Consorzio Edicola Italiana, costituito da Caltagirone Editore, Gruppo 24 ORE, Gruppo Editoriale L’Espresso, La Stampa – ITEDI, Gruppo Mondadori e RCS MediaGroup. Per lo sviluppo e la gestione commerciale di EDICOLA ITALIANA, il Consorzio ha scelto in esclusiva la startup innovativa Premium Store, controllata dall’incubatore Digital Magics (che nel maggio scorso ha finanziato l’iniziativa con 1 milione di Euro) e da importanti imprenditori e investitori italiani.

Edge 2015 e le macchine pensanti

La domanda di Edge di quest’anno è: che cosa pensi delle macchine che pensano? Domanda che tenta di impostare la discussione in modo da superare il pregiudizio (tecnocentrico o luddista). E che ha generato come sempre una quantità di idee bellissime da vedere su Edge. Una selezione è anche su Nòva.

Paul Saffo chiarisce che il terrore per un mondo governato da intelligenze artificiali è comprensibile ma che un mondo privo di intelligenze artificiali è invivibile oggi. Tomaso Poggio suggerisce di rispondere in base a una ricerca sull’etica. Kevin Kelly invita a prendere atto del fatto che le intelligenze sono molte e diverse: impariamo a gestirci in un pianeta con una ricca diversità di intelligenze. Impossibile riassumere tutto: il lavoro va letto. Il dibattito in materia è vivo.

Il mio contributo quest’anno è concentrato su un’idea: per immaginare un mondo dove l’intelligenza artificiale gioca un ruolo essenziale, autonomo, potenzialmente molto rischioso è bene cominciare dall’esperienza. E l’esperienza l’abbiamo nella finanza autoreferenziale degli ultimi decenni. Il terribile effetto che l’intelligenza artificiale può produrre sulla vita di miliardi di persone però non è dato dalla macchina ma dalla struttura incentivante che le dà forma e funzione. Deresponsabilizzando l’individuo: il testo dell’intervento in materia su Edge.

Il post-umano è umano. La forma assunta dall’intelligenza artificiale è data dalla narrazione prevalente che una civiltà si dà come prospettiva storica. La finanza autoreferenziale ne è una forma potenzialmente devastante.

Ugo Morelli: il conflitto generativo

Ugo Morelli ha scritto “Il conflitto generativo. La responsabilità del dialogo contro la globalizzazione dell’indifferenza“, Città Nuova editrice 2014. Un libro che accompagna oltre un labirinto di pensieri vecchi e di pregiudizi fatti di parole poco indagate.

libri-conflittogenerativoL’indagine di Morelli è paziente. Ma svela realtà che i pregiudizi nascondono, oltre l’antitesi tra pace e guerra, oltre la confusione tra guerra e conflitto, oltre la confusione tra pace e indifferenza.

Se la diversità è ricchezza culturale, il confronto è necessario, il conflitto possibile. E può essere generativo. Il problema è comprenderlo, gestirlo, pensarlo: il discorso sul metodo resta il fondamento di una evoluzione culturale creativa che l’urgenza del presente e il disorientamento che essa diffonde sembrano mettere costantemente in discussione. Ma sarà un metodo largo e plurale quanto la pluralità e la complessità delle dimensioni dell’umano.

“Presumere che la strategia migliore per negoziare e gestire efficacemente i conflitti sia puramente razionale è prevalentemente insufficiente, se non errato. Quello che accade nella realtà è che i sentimenti di ostilità che possono intervenire alla base di una situazione conflittuale sono fondati in buona misura su una dimensione emozionale che si situa a livello di esigenze primarie. (…). In primo luogo sembra importante suggerire la rilevanza della presa d’iniziativa. Le situazioni conflittuali sono tali da diventare sempre più problematiche quanto più tempo si lascia trascorrere prima di intervenire. Nonostante le resistenze a prendere l’iniziativa, vale la pena di cercare di impegnarsi a non aspettare che le emozioni predominino e a non reagire quando è ormai tardi, assumendo un atteggiamento preventivo. Allo stesso tempo è molto importante cercare di concentrarsi sulla parte e non sul tutto ed è altrettanto importante affrontare il problema, non le emozioni che sottostanno al problema, in quanto una posizione di concretezza favorisce una buona riuscita nell’elaborazione del conflitto. Dare valore a tutte le posizioni in gioco, anche quelle che suscitano particolari resistenze a noi per la differenza che ci propongono, è una condizione fondamentale nella gestione del conflitto”.

Il conflitto va giocato salvaguardando la propria autonomia ma creando i collegamenti tra le persone che servono ad arrivare a uno scambio generativo il che avviene anche riconoscendo il valore delle posizioni degli altri.

Vedi:
Sito di Ugo Morelli
Podcast: Ugo Morelli e Loredana Lipperini dialogano su CONFLITTO GENERATIVO – Fahereneit Rai Radio3 (File MP3)

La governance multistakeholder di internet. Dodici casi di studio

Dal Berkman Center di Harvard e la Annenberg School, una ricerca su dodici casi di studio di governance multistakeholder (paper). Una ricerca che serve per mostrare come può evolvere la governance di internet che affronta sfide sempre più complesse e che non può essere appiattita alle logiche di pochi stakeholder se si vuole che la rete resti un sistema generativo basato sulla logica dei commons.

Abstract:

This paper synthesizes a set of twelve case studies of real-world governance structures. Together with the underlying case studies, it is the result of a globally coordinated, independent academic research pilot project by the Global Network of Interdisciplinary Internet & Society Research Centers (NoC). Facilitated by the Berkman Center for Internet & Society at Harvard University, this study examines existing multistakeholder governance groups with the goal of informing the evolution of — and current debate around — the future evolution of the Internet governance ecosystem in light of the NETmundial Principles and Roadmap, discussions at the Internet Governance Forum, and the NETmundial Initiative, as well as other forums, panels, and committees.

Internet governance is an increasingly complex concept that operates at multiple levels and in different dimensions, making it necessary to have a better understanding of both how multistakeholder governance groups operate and how they best achieve their goals. With this need in mind, at a point where the future of Internet governance is being re-envisioned, this project aims to deepen our understanding of the formation, operation, and critical success factors of governance groups (and even challenge conventional thinking) by studying a geographically diverse set of local, national, and international governance models, components, and mechanisms from within and outside of the sphere of Internet governance, with a focus on lessons learned.

The research effort is grounded in a diversity of global perspectives and collaborative research techniques. Adhering to objective and independent academic standards, it aspires to be useful, actionable, and timely for policymakers and stakeholders. More broadly, the Network of Centers seeks to contribute to a more generalized vision and longer-term strategy for academia regarding its roles in research, facilitation and convening, and education in and communication about the Internet age.

Spiegel: l’Nsa si prepara all’attacco. Ma la politica ci sta pensando?

La Nsa considera la sorveglianza come una prima fase della sua opera di preparazione alla cyberguerra. La prossima è la creazione di armi per attaccare il nemico via internet. Un’inchiesta realizzata dal team Jacob Appelbaum, Aaron Gibson, Claudio Guarnieri, Andy Müller-Maguhn, Laura Poitras, Marcel Rosenbach, Leif Ryge, Hilmar Schmundt e Michael Sontheimer per lo Spiegel, basata ancora una volta su documenti diffusi da Edward Snowden, ne dà conto (Spiegel)

Che cosa c’è di tanto inquietante nella preparazione di armi di attacco via internet? Marshall McLuhan lo ha scritto decenni fa: “World War III is a guerrilla information war with no division between military and civilian participation.” Quello che c’è di inquietante è che queste armi non fanno distinzioni tra militari e civili. Uno sviluppo che appare inevitabile a fronte dell’analoga mancanza di distinzione tra militari e civili che traspare dalle azioni dei militanti delle organizzazioni terroristiche. E nonostante tutto occorrerebbe poter contare su qualcuno che nelle democrazie lavora a un trattamento politico di questi sviluppi, non lasciando tutto in mano alle tecnologie e burocrazie militari.

La domanda successiva dunque è: si potrà arrivare a discutere su queste armi digitali come si è fatto per le armi chimiche che sono state messe al bando e per quelle nucleari che sono state regolamentate a livello internazionale? È tempo di cominciare a pensarci? Oppure dovremo lavorarci quando saranno già enormemente sviluppate?

ps. Intanto oggi su Nòva è uscito un ampio servizio su questi temi…

Gli americani si muovono sulla net neutrality

Sprint apre sulla net neutrality e rompe, apparentemente, il fronte degli operatori (Recode e Engadget). I repubblicani tentano un compromesso (Verge). Obama ha dato una linea forte e a quanto pare gli altri non riescono a contrastarla. Bene. Le decisioni sono attese per febbraio.

Vedi anche:
Domani un po’ di chiarezza sulla net neutrality europea. Intanto un po’ di immaginazione
Altroconsumo e net neutrality
Wow. Grazie Presidente: chiaro e forte. Internet è net neutrality
I repubblicani e la net neutrality
EFF: sosteniamo la net neutrality
Power law e net neutrality
Neutralità della rete: perché è importante
Tim Berners-Lee e la neutralità

La vita è aria intessuta con la luce

“La vita è aria intessuta con la luce” disse Jacob Moleschott, fisiologo olandese che ha insegnato all’università di Torino dal 1860. Lo cita Piero Bianucci nel suo nuovo libro “Vedere, guardare. Dal microscopio alle stelle, viaggio attraverso la luce”. Un libro che esce all’esordio dell’anno internazionale della luce e soprattutto in un periodo storico in cui il tentativo di molti tecnologi di spostare l’asse dell’attenzione dall’elettronica alla fotonica sembra avere qualche probabilità in più di riuscire.

libro-Vedere_guardareNòva ha dedicato al tema un servizio piuttosto ampio:

La luce apre le porte dell’universo. Da Galilei in poi, le tecnologie hanno consentito il grande salto: dal colore che registrano è possibile capire la temperatura delle stelle e la composizione dell’atmosfera
Visioni fotoniche. La fotonica è una delle tecnologie abilitanti per un futuro sostenibile. Ecco come l’Europa (e l’Italia) si preparano a innovare in questo campo
La luce diventa più intelligente.Lampade che si accendono quando entriamo nella stanza o sanno quanti siamo e dove andiamo: è la rivoluzione dei led all’insegna dell’efficienza
La sostenibilità per lo sviluppo. La sostenibilità e la tecnologia efficiente, unite ai costi ridotti, possono contribuire alla risoluzione di emergenze umanitarie. Ecco tre esempi

Intelligenza artificiale. L’allarmismo non serve a nulla

E’ vero che i resoconti giornalistici sulle nuove tecnologie hanno spesso bisogno di condimento per essere graditi anche ai non addetti ai lavori. Ma perché mai anche oggi di fronte all’appello piuttosto pacato di alcuni importanti scienziati raccolto da The Future of Life Institute (FLI) intorno all’intelligenza artificiale non sono mancate le titolazioni allarmistiche?

L’appello è orientato essenzialmente a segnalare l’effettivo progresso dell’intelligenza artificiale nella sua versione contemporanea, alimentata dai dati che si raccolgono e dalle conoscenze distribuite in rete, con l’aggiunta di un invito a coltivare una buona dose di consapevolezza di fronte a questo sviluppo. Come in ogni innovazione fondamentale, gli esseri umani sono responsabili del loro destino. E ogni tanto vale la pena che qualcuno lo ricordi.

Il punto è: come si approccia questo sviluppo? Sto lavorando intorno a un’idea (e un libro in proposito uscirà in febbraio, con Codice): la tecnologia digitale è supermalleabile e assume la forma che le nostre narrazioni le sanno dare. Esempi? Se la nostra narrazione è quella del capitalismo autoreferenziale, la tecnologia andrà nella direzione di un meccanismo autonomo dall’intervento di un singolo individuo o di un singolo stato che alloca razionalmente (secondo il meccanismo e chi lo ha progettato in base a quella narrazione) le risorse. Le la nostra narrazione è quella di un sistema ecologico nel quale la diversità e la pluralità di punti di vista è ricchezza, nel quale il contributo di ciascuno è importante per la qualità dell’insieme, allora anche la tecnologia si svilupperà in quella direzione. Non possiamo non discuterne. Ma non ne possiamo discutere bene se lasciamo che una terza narrazione, quella della fiction apocalittica sulla prossima estinzione dell’umanità, diventi il contesto predominante nel quale ci informiamo in materia.

In attesa di Edge, vedi anche:
Research priorities for robust and beneficial artificial intelligence pdf
L’Intelligenza Artificiale crea o distrugge lavoro?
Intelligenza artificiale e lavoro. Appunti in diretta a Pisa

Spunti bibliografici dai contributi precedenti:
Peter M Asaro. “What should we want from a robot ethic?” In: International Review of Information Ethics 6.12 (2006), pp. 9–16.
Nick Bostrom. Superintelligence: Paths, dangers, strategies. Oxford University Press, 2014
Erik Brynjolfsson and Andrew McAfee. The second machine age: work, progress, and prosperity in a time of brilliant technologies. W.W. Norton & Company, 2014
United Nations Institute for Disarmament Research. The Weaponization of Increasingly Autonomous Technologies: Implications for Security and Arms Control. UNIDIR, 2014
Carl Frey and Michael Osborne. The future of employment: how susceptible are jobs to computerisation? Working Paper. Oxford Martin School, 2013 pdf
Andy Feng and Georg Graetz. Rise of the Machines: The Effects of Labor-Saving Innovations on Jobs and Wages. 15th IZA/CEPR European Summer Symposium in Labour Economics, 2013 pdf
Robin Hanson. Economic Growth Given Machine Intelligence. J. of Artificial Intelligence Research, to appear
Henry Hexmoor, Brian McLaughlan, and Gaurav Tuli. “Natural human role in supervising complex control systems”. In: Journal of Experimental & Theoretical Artificial Intelligence 21.1 (2009), pp. 59–77
Bill Hibbard. “Avoiding unintended AI behaviors”. In: Artificial General Intelligence. Springer, 2012, pp. 107–116
Eric Horvitz. One-Hundred Year Study of Artificial Intelligence: Reflections and Framing. White paper. Stanford University, 2014
Stephen M Omohundro. The nature of self-improving artificial intelligence. Presented at Singularity Summit 2007
Raja Parasuraman, Thomas B Sheridan, and Christopher D Wickens. “A model for types and levels of human interaction with automation”. In: Systems, Man and Cybernetics, Part A: Systems and Humans, IEEE Transactions on 30.3 (2000), pp. 286–297
Luıs Moniz Pereira and Ari Saptawijaya. “Modelling morality with prospective logic”. In: Progress in Artificial Intelligence. Springer, 2007, pp. 99–111
Nate Soares and Benja Fallenstein. Aligning Superintelligence with Human Interests: A Technical Research Agenda. Tech. rep. Machine Intelligence Research Institute, 2014 pdf
Max Tegmark. “Friendly Artificial Intelligence: the Physics Challenge”. In: AAAI-15 Workshop on AI and Ethics. 2015 pdf
Moshe Vardi interviewed on The Job Market of 2045: what will we do when machines do all the work?. IEEE Spectrum Techwise Conversations, 2013
David C Vladeck. “Machines without Principals: Liability Rules and Artificial Intelligence”. In: Wash. L. Rev. 89 (2014), p. 117

Fede, democrazia e terrorismo. Un libro di Eric Hoffer. Una considerazione di Martin Wolf

La domanda che Martin Wolf si pone sul Financial Times è quella che abbiamo in mente tutti: perché esiste gente che uccide per la sua fede e come devono rispondere le democrazie? (Ft, edizione a pagamento)

libri-The_True_BelieverWolf cerca una risposta a partire dal libro di Eric Hoffer, pubblicato nel 1951, The True Believer: Thoughts on the Nature of Mass Movements (il libro è disponibile gratuitamente in pdf).

La discussione passa velocemente intorno alle questioni del fanatismo, della religione, del nazionalismo e arriva a un’intuizione densa di conseguenze: il fanatico, quella persona che può uccidere e morire per la sua fede, non si spiega con la povertà, ma con la frustrazione.

Dunque, dice Wolf, il fanatismo nasce dalla distanza tra ciò che si pensa sia giusto e ciò che si vede nella realtà, ma si sviluppa radicalizzando l’adesione a una fede in cui credere che conforta aiutando a individuare una strada da percorrere per aggiustare la situazione, una strada che spesso definisce un nemico e legittima la violenza.

La conclusione di Wolf: che cosa deve fare un cittadino di una democrazia liberale che vuole restare tale?
1. prepararsi a una lunga partita di contenimento
2. riconoscere che il centro della questione è altrove; l’occidente può aiutare ma non vincere una guerra del genere
3. offrire l’idea di eguaglianza nella cittadinanza come alternativa alla violenza
4. comprendere e rispondere alla frustrazione che molti sentono
5. accettare il bisogno di misure per garantire sicurezza ricordando però che la sicurezza assoluta non è raggiungibile
6. restare fedele ai valori democratici perché senza di essi non abbiamo nulla da offrire in questa battaglia (e quindi mantenere un giusto e sano “stato di diritto” e rifuggere dalla tortura). Se rinunciamo a questi valori abbiamo perso. Reagire esagerando apre la strada alla sconfitta.

Tra queste indicazioni alcune sono rivelatorie. Una democrazia non vince mettendosi sullo stesso piano dei fanatici, non può garantire l’assoluta sicurezza e dunque non ha senso che rinunci ai valori democratici in nome di una impossibile garanzia di sicurezza. Per Wolf la guerra si vince nel lungo termine, aiutando a superare i motivi di frustrazione. E’ un razionale approccio non violento che individua un obiettivo sensato. Forse gli Stati Uniti potrebbero prendere in considerazione questo ragionamento, almeno quando discutono sulla scelta che in qualche caso hanno operato immolando sull’altare di una fede fanatica per l'”assoluta sicurezza” alcuni valori fondamentali come il rifiuto della tortura. Il senso dell’equilibrio e la precisione della consapevolezza sul valore dei diritti umani è la principale arma strategica dell’Occidente in questo confronto estremo con una parte degli abitanti più frustrati e fanatici del pianeta. Imho.

Borse di studio da 3000 euro. Racconto dell’innovazione con Nòva. Ci vediamo all’università di Bologna

“Parliamo di tutto su UniBo diffusa in Romagna venerdì 16 ore 14:30 aula Ciamician Via Selmi 2″: è l’invito di Dario Braga per una discussione sul ruolo dell’università nell’ecosistema dell’innovazione emiliano-romagnolo.

In quell’occasione sarò a disposizione per raccontare tutto quello che serve sulle borse di studio da 500 euro al mese per sei mesi dedicate a chi vuole raccontare appunto l’ecosistema dell’innovazione su Nòva. A Bologna ci sono tre borse. E chi le vince conoscerà gli innovatori del territorio con l’aiuto di Kilowatt, i consigli della Fondazione Golinelli, del Comune e dell’università, e con il supporto, a Bologna, di Unipol. E poi pubblicherà quello che trova su Nòva.

Vedi anche:
Talent Garden e il Comune per i narratori dell’innovazione con le borse di studio Nòva
Come funziona questa storia dei grant da 3000 euro proposti da Nòva? Domande e risposte frequenti
Grant da 3000 euro per raccontare l’innovazione su Nòva
Nòva Grant

Alla mattina peraltro c’è l’incontro sull’innovazione sociale a Unipol ideas.

Ricordo quanto già scritto in generale sull’iniziativa:

Vuoi una borsa di studio di 3mila euro per lavorare sei mesi alla ricerca degli innovatori e raccontare quello che trovi su Nòva, Sole 24 Ore? L’opportunità è aperta, in questa prima edizione dei NòvaGrant, fino a fine gennaio 2015.

Magari ti incuriosisce. In questo caso, di certo ti domandi: “In che cosa consiste l’impegno richiesto a chi vince questa borsa”? “Quanto tempo dovrei dedicare a questa iniziativa”? “Chi mi guida nella ricerca”? “Che genere di persone dovrei incontrare”? “Come le dovrei raccontare”? “Che cosa devo fare per essere selezionato”? “Ho i requisiti richiesti”? “Come mando la mia candidatura e chi mi seleziona”? “Che beneficio ne traggo”?

Qui raccolgo le risposte a queste domande.

Se ti interessa partecipa: puoi anche mandare la tua risposta a grant.nova@ilsole24ore.com. Ma vediamo prima di che si tratta.

Perché si parla di innovazione?

Come si costruisce il futuro? Che cosa può cambiare il quadro delle possibilità offerte ai giovani, alle imprese, ai ricercatori, ai cittadini? Che cosa può accelerare la crescita dell’economia, la modernizzazione della società, il miglioramento della qualità culturale in questo paese? Come si aprono le possibilità di lavoro e sviluppo personale dei giovani in Italia? La parola sintetica di chi risponde con i fatti a queste domande è innovazione.

Ma chi la fa? Dove? Con quali mezzi? Con quale visione? E soprattutto: come si distingue la fuffa dalla realtà, quella che davvero costruisce il futuro?

Fino a che ne parlano soltanto gli esperti tra loro la questione sembra confinata agli addetti ai lavori. Fino a che ne parlano soltanto i demagoghi che se ne riempiono la bocca lascia il tempo che trova. Cambia le cose: parlane tu. Dopo aver fatto un lavoro vero per conoscere chi la fa, perché la fa, come la fa.

Se sei interessato, Nòva ha pensato a una soluzione. Ci sono alcuni sponsor dell’iniziativa: Banca Intesa, Unipol, StMicroelectronics. Questi offrono le borse. In otto città ci sono dei mentor, delle guide che di insegnano a trovare gli innovatori, a valutarne l’importanza, a entrare in contatto.

Se vinco la borsa, come si svolge il lavoro?

Chi vince la borsa lo saprà entro la metà di febbraio. Ci incontreremo intorno a quella data per conoscerci meglio e metterci bene d’accordo. Ci sarò io per Nòva e ci saranno le persone che nelle varie città si occuperanno di te.

Chi sono queste persone?

A Torino c’è l’incubatore del Politecnico, I3P: ambiente serissimo e gentile, di grande qualità, dove nascono imprese di valore e dove ci sono persone dedicate a riconoscere le buone idee e i team validi.

A Genova c’è l’IIT un grandissimo centro di ricerca di importanza mondiale, dove si fanno robot e nuovi materiali, dove le persone sono proiettate nel futuro.

A Pisa c’è il centro dell’università che si occupa di Big Data: chi impara a conoscere quello che si può fare con l’enorme flusso di dati che si sviluppano su internet trova opportunità di lavoro importanti.

A Napoli c’è il centro di progettazione della StMicroelectronics, la più grande e bella realtà dell’elettronica italiana.

A Perugia ci sono i professori dell’università per stranieri che si dedicano alla ricerca sulla comunicazione in un ambiente internazionale.

A Bologna ci sono i mentor di Kilowatt, una realtà molto attiva nell’innovazione in città e ci sono i contatti già stretti con il Comune, la fondazione Golinelli, la stessa Unipol, l’università e molte altre iniziative.

A Venezia c’è H-Farm un acceleratore di imprese innovative che si trova in un luogo magico nella campagna tra la laguna e Treviso e che è popolata da imprenditori e mentor di primissimo livello.

A Milano ci siamo noi di Nòva che ti indirizziamo a tutte le realtà locali da conoscere, con l’aiuto del Comune, di TalentGarden, della Bocconi e del Politecnico, dell’Assolombarda e di molte altre realtà locali.

In tutti questi luoghi ci saranno persone che penseranno alla tua esperienza di quei sei mesi. Ti aiuteranno a trovare gli innovatori da conoscere. A valutarne il lavoro. A comprenderne il percorso.

E poi andrai a trovare quegli innovatori, dovrai scriverne, oppure tirarne vuori un video: e in quella fase ci saremo noi di Nòva a indicarti come fare e soprattutto ad ascoltare le tue proposte. Per garantire a te e ai lettori che quello che proporrai all’attenzione del pubblico sia documentato, interessante, ben raccontato.

Insomma: in che cosa consiste l’impegno richiesto a chi vince questa borsa e quanto tempo dovrai dedicare a questa iniziativa?

Ecco come immagino che si lavori da quel momento in poi. In ogni team per ogni città facciamo un piano di un mese e mezzo con i mentor locali. Decidiamo insieme tre o quattro realtà innovative del territorio da andare a conoscere. Ciascuna di queste visite può produrre informazione da pubblicare su Nòva. Informazioni in varie forme, a scelta: intervista, video, analisi scritta, reportage, addirittura se ti piace infografica. Vediamo insieme. Ogni elemento di informazione viene visto e migliorato con Nòva in modo che se vale arrivi alla pubblicazione.

Supponiamo che ciascuno punti a pubblicare una cosa ogni due settimane. Per ogni pezzo si dovrà lavorare prima, per valutare le idee di articolo e per prepararsi all’incontro con gli innovatori. Poi si vanno a incontrare gli innovatori, si prendono appunti, si registra, si prendono eventualmente dei video. E poi si realizza il risultato.

Se questo è l’obiettivo, non ci sono orari fissi per il lavoro. Ci diamo l’obiettivo di una cosa ogni quindici giorni. All’inizio forse ci vorrà più tempo. Poi, una volta presa la mano, potrebbe essere un impegno quotidiano da mezza giornata, oppure un paio di giorni alla settimana. Ma secondo me vi piacerà tanto da volerci stare di più.

La maggior parte del tempo la passerai con i mentor o nei loro uffici. Conoscendo chi lavora con loro e lo spirito di innovazione che alegga in quei luoghi. Un po’ di tempo lo passerai con gli innovatori per conoscerli. E un po’ lo passerai scrivendo o montando i video, il che potrebbe avvenire sentendo le persone di Nòva che ti aiutano in questa parte del lavoro.

E dunque: chi mi guida nella ricerca e che genere di persone dovrei incontrare? Come le dovrei raccontare?

Ci siamo già capiti. I mentor nelle varie città ti indicano la strada. Soprattutto da dove partire. Spiegheranno prima di tutto quello che si fa nella loro organizzazione. Ma poi ti indicheranno come trovare altri anche nell’insieme del territorio. Le persone che ti indicheranno sono fondatori di startup, imprenditori, ricercatori universitari e intellettuali che hanno una testimonianza da dare sull’innovazione. Ti preparerai a incontrarli e poi li racconterai con un video o con un testo. O altre forme che ti verranno in mente e ci proporrai. Nòva ti aiuterà a scrivere o produrre informazione valida. Ricordati che tutto deve essere documentato e che nella produzione per Nòva il tuo pensiero deve essere prima di tutto rivolto al lettore.

Che cosa devo fare per essere selezionato? Ho i requisiti richiesti? Come mando la mia candidatura e chi mi seleziona?

Per essere selezionato devi essenzialmente dimostrare di aver capito lo spirito dell’iniziativa e di avere le motivazioni giuste. In generale dovresti essere agli ultimi anni dell’università o averla finita da un anno. Ma la motivazione conta di più dello statuto di studente. Manda la tua candidatura e le informazioni che ti descrivono a questa mail: grant.nova@ilsole24ore.com (basta che metti nel subject della mail il nome della città che ti interessa).

Che beneficio ne traggo?

In questo percorso imparerai che cosa fanno gli innovatori, come ragionano e che cosa vedono per il futuro. Ti farai conoscere da loro. E tu ti farai un’idea di loro. Nel tempo questo potrebbe farti scorprire che cosa vorresti fare e magari aprirti qualche importante opportunità. Imparerai a leggere criticamente le notizie sull’innovazione e a non credere ciecamente alla fuffa, ma saprai anche appassionarti alla vita vera e reale dell’innovazione. E poiché questa è la strada maestra per costruire il futuro, comincerai a vederne la parte che ti potrebbe interessare. Magari, imparando a esprimerti per Nòva, infine, imparerai un linguaggio utile per molte altre attività che vorrai svolgere.

Se ti interessa prova a partecipare alle selezioni. Ti ricordo che hai tempo fino al 31 gennaio. Ma non fare tutto l’ultimo momento.

Ancora una volta: manda la tua risposta a grant.nova@ilsole24ore.com (basta che metti nel subject della mail il nome della città che ti interessa).

Se hai altre domande scrivile qui nei commenti.

Il lavoro intellettuale a ore. Un grafico

Sappiamo che Murakami nuota. Un’ora al giorno. Invece la maggior parte degli intellettuali fa esercizio con delle grandi camminate. Ma quando dormono? E quando scrivono? Kafka lavorava di notte, come Balzac. Molti grandi scrittori sono piuttosto regolari, con sveglia precoce e orari regolari. Ma che Kant scrivesse soltanto un’ora al giorno è stupefacente: passava molto più tempo al pub. Informazioni da ‘Daily Rituals’ di Mason Currey (visual.ly)


Want to develop a better work routine? Discover how some of the world’s greatest minds organized their days.
Click image to see the interactive version (via Podio).

Ibm. Oggetti intelligenti e aziende che si preparano

Ibm pubblica un paper pragmatico su un tema in fase esplosiva: Device democracy. Saving the future of the internet of things (pdf). Oggetti intelligenti, connessi, sensibili si moltiplicano a vista d’occhio. L’industria può lasciarsi cogliere impreparata. Una riflessione concisa e corretta è sempre utile.

“More than a billion intelligent, connected devices already comprise today’s “Internet of Things (IoT).” The expected proliferation of hundreds of billions more places us at the threshold of a transformation sweeping across the electronics industry and many others. Yet, the dream of a smart, safe and efficient future is threatened by subscription fees, ubiquitous advertising and intrusive surveillance. For the IoT to survive the end of trust and successfully scale from billions to hundreds of billions of devices, executives need to rethink the technology strategy, business models and design principles at its foundation. This first report of our study shows that a low-cost, private-by-design “democracy of devices” will emerge that will enable new digital economies and create new value, while offering consumers and enterprises fundamentally better products and user experiences.”

Sul finale, c’è anche una ricetta che molte aziende potrebbero prendere attentamente in considerazione:

Winners will:
• Enable decentralized peer-to-peer systems that allow for very low cost, privacy and long term sustainability in exchange for less direct control of data
• Prepare for highly efficient, real-time digital marketplaces built on physical assets and services with new measures of credit and risk
• Design for meaningful user experiences, rather than try to build large ecosystems or complex network solutions.
Losers will:
• Continue to invest in and support high-cost infrastructure, and be unmindful of security and privacy that can lead to decades of balance sheet overhead
• Fight for control of ecosystems and data, even when they have no measure of what its value will be
• Attempt to build ecosystems but lose sight of the value created, probably slowing adoption and limiting the usage of their solutions.

Lista di trend tecnologici per il 2015-2016

Brian Solis ha fatto una summa delle principali tendenze tecnologiche del momento. Mi pare utile. Mobile first e messaggerie come nuovo social network. Guerra, negozi, droni, video, moneta, privacy, negozi… tutte cose note ma ben raccolte. Solis lavora ad Altimeter.

L’attacco via internet alla fabbrica in Germania. E la responsabilità di dare le notizie

Un attacco violento via internet contro una fabbrica siderurgica in Germania ha provocato danni fisici all’impianto (Secutiry Affairs). Il pericolo è sempre stato parte dell’attività umana ma quello che preoccupa è la nuova dimensione tecnologica della violenza: i gruppi terroristici o criminali possono realizzare azioni devastanti semplicemente sapendo come usare internet.

Una notizia come questa ha diverse conseguenze. Aggiunge paura, rende maggiormente consapevoli della delicatezza di tutte le procedure di sicurezza che si impongono in azienda o nelle altre organizzazioni, può generare emulazione da parte di altri gruppi più o meno organizzati per fare del male… Bilancio? Forse serve più alla difesa che all’attacco: perché in fondo la violenza ha funzionato perché qualcuno è cascato in una trappola spear-fishing (mail fraudolenta mirata a un’organizzazione); mentre non offre particolari informazioni in più a chi vorrebbe emulare quell’azione ma non sa come fare un attacco del genere. E’ bene pubblicarla dunque. Ma…

Dare le notizie quando ci sono (verificate, documentate, accuratamente descritte): sembra una responsabilità ovvia di chi fa informazione, ma ormai non è più una regola sufficiente. Perché le notizie hanno conseguenze diverse nei diversi contesti nei quali arrivano. E possono avere conseguenze positive o negative sull’azione umana. Conseguenze? Occorrono tre approfondimenti seri e importanti nella cultura della produzione di informazioni (imho):

1. Mondi di senso. I casi delle decapitazioni o della brutale freddezza dell’assassino del poliziotto a Parigi (Mante) insegnano che non tutto viene pubblicato da tutti. Perché le notizie sono molte e una scelta delle notizie costituisce un mondo di senso che ha delle conseguenze sull’identità dell’organo di informazione e sulla qualità della comunità che lo utilizza. In rete, più o meno, c’è tutto: ma i diversi organi di informazione creano mondi di senso scegliendo le notizie e la forma con le quali vengono date. I click-bait creano mondi di senso di bassa qualità intellettuale e alta efficacia nella generazione di traffico. Ma non sono l’unica strategia possibile per il successo di un organo di informazione. Per favorire la diversità, occorre moltiplicare le forme di valutazione del successo in rete e altrove: la misurazione della quantità di traffico non può essere l’unica base analitica da utilizzare. Su questo occorre una riforma degli analytics che vada verso la misurazione anche della qualità.
2. Bilanciamento. Le redazioni e le persone che fanno informazione e selezionano le notizie da offrire al pubblico fanno – implicitamente o esplicitamente – un bilancio delle conseguenze positive e negative delle notizie. Se tengono conto solo degli effetti positivi o negativi per le organizzazioni stesse non sono organi di informazione civicamente sensati: sono soltanto meccanismi tecnologici adatti a raccogliere traffico e attenzione o potere e denaro. Se tengono conto anche degli effetti positivi o negativi per la comunità alla quale si rivolgono entrano in una dimensione di ragionamento ipercomplessa che merita una quantità di nuovi capitoli per sviluppare la “cultura giornalistica” e il metodo dell’informazione. Oltre a documentazione, verifica, indipendenza, accuratezza, completezza, questo genere di disciplina ha bisogno di una riflessione metodologica sull’analisi del bilancio delle conseguenze della pubblicazione.
3. Responsabilità. Una scorretta gestione della coerente costruzione di mondi di senso e una imprecisa o poco meditata analisi del bilancio delle conseguenze della pubblicazione implica delle responsabilità per l’organo di informazione e le persone che lo portano avanti? Le regole del gioco che ci sono già sono più che sufficienti per la maggior parte delle situazioni. Non vanno modificate a caso (vedi ad esempio #nodiffamazione). E probabilmente vanno rese ancora più chiare e stabili, con la bussola ispirativa dei diritti umani. Nel nuovo contesto servono fondamentalmente nuove autoregolamentazioni, basate su culture professionali e civiche più avvertite dal punto di vista epistemologico e su pratiche trasparentemente dichiarate nella costruzione dei mondi di senso (incarnate nelle promesse contenute nelle linee editoriali). Forse anche il bilancio tra i pro e i contro della pubblicazione può essere reso esplicito.

Di certo c’è solo una considerazione. Fare informazione è più facile – le barriere all’entrata si sono abbassate, le tecnologie sono disponibili, le cose interessanti e importanti da dire sono nella disponibilità di moltissimi cittadini – e la diversità delle fonti di informazione è un arricchimento. Ma il pensiero metodologico che sottende questa attività, la conoscenza delle strutture mediatiche e delle regole da seguire, l’amore per i diritti umani e per la conseguenza pubblica dell’informazione, discendono da discipline che occorre rendere contemporaneamente più sofisticate e più conosciute. Non sono questioni da giornalisti. Sono questioni da cittadini. Non è una faccenda che possa restare confinata nel mondo del giornalismo professionale (che tra l’altro ne avrebbe certamente bisogno): deve diventare cultura condivisa. Anche perché il pubblico consapevole riconosce gli organi di informazione consapevoli. E alimenta il successo della qualità.

Festival del Pubblico Dominio

Si festeggia l’uscita di un libro o la presentazione di un lavoro artistico. Ma secondo gli organizzatori si dovrebbe celebrare anche la “liberazione” di un’opera dal copyright e la sua entrata nel pubblico dominio: Festival du Domaine Public. Comunicato in pdf.

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André Devambez