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Novembre, il mese in cui la stampa esce dall'iPad

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La stampa è entrata nell'iPad grazie a centinaia di giornali e riviste che hanno fatto la loro app. In novembre uscirà dall'iPad. Perché con la versione 4.2 dell'iOS prevista appunto per novembre gli iPad saranno capaci di stampare, via wifi.

Le notizie che vengono fuori dalla presentazione che Steve Jobs tiene in questo momento sono al solito molte. Eccole via Engadget. Certo, alcune sono ben più rilevanti della possibilità di stampare. Anche perché è diventato essenziale imparare a stampare solo l'essenziale.

Nel frattempo, Jobs ha raccontato di Ping (il nome non è nuovo...), una sorta di social network musicale... Parte con un'enorme base di utenti già pronta (160 milioni di utenti potenziali). Sarà da vedere... (Intanto si può seguire quello che sta ascoltando Lady Gaga).

E ha finito con "one more thing" o meglio "one more hobby": AppleTv. "Abbiamo imparato che i possessori di appletv non vogliono video amatoriali, ma entertainment (film e show professionali); non vogliono un altro computer...". La nuova AppleTv consente di affittare shows a 99 centesimi. E offre i prodotti di Abc e Fox. Più Netflix, YouTube, Flickr... E poi si può stream quello che hai nel computer direttamente nella televisione.

Massimo Banzi dice su Twitter: "peccato che sia un walled garden". Molto ben disegnato, però. No? Risponde: "Il trucco è usare degli Interaction Designers prima di scrivere il codice, non alla fine come fanno gli altri :)". E ha ragione!

Che gli architetti tornino al Mac

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Autodesk ha deciso. Torna a fare la versione di AutoCAD per Macintosh. Aveva abbandonato la piattaforma elettiva degli architetti nel 1992. Ma evidentemente ha capito che la Apple si è rinnovata abbastanza. Il software sarà disponibile in autunno.

Leadership è interpretazione

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La leadership nell'era della conoscenza? È il tema di Vedrò.

Non è solo comunicazione: non è solo capacità di articolare un messaggio convincente, anche a costo di manipolare la visione del mondo altrui. Non è certo neppure solo decisione razionale in base all'informazione: non è solo gestione della realtà.

Forse è interpretazione della relazione tra la realtà pubblica e un progetto che le persone che vivono in quella realtà possono riconoscere come proprio.. Imho.

Il cervello di Cingolani

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Roberto Cingolani mostra (a Vedrò) le sue innovazioni nelle tecnologie dell'elaborazione dati. "Una persona compie circa 18 miliardi di miliardi di operazioni al secondo. L'elettronica ha dei limiti fisici e non potrà arrivare a nulla di simile. Noi all'Iit abbiamo cominciato a creare veri e propri neuroni che crescono su piste di proteine, si connettono e imparano". L'istituto di Cingolani è già riuscito a far fare alla sua frazione di cervello creato in lavoratorio le prime operazioni complesse.

Insulti

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"Ci sono insulti peggiori che essere definito un sognatore".

Ronald Reagan

(sic)

Google docs al rallentatore

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Da mesi Google aggiunge nuove funzionalità ai suoi Docs - il software che si usa online per creare documenti. Ma lavorandoci sopra in modo continuativo si ha l'impressione che il risultato non sia positivo.

Le funzioni in più non sono sempre necessarie. Ma generano, si direbbe, uno straordinario rallentamento dell'interazione. Scrivendo velocemente il sistema non riesce a stare al passo e le battute si perdono tra la tastiera e la cloud.

Google ha sempre avuto una grande attenzione all'essenzialità dei suoi servizi. Se vuole aggiungere funzionalità lo potrebbe fare in modo da attivarle quando servono. Quando non servono dovrebbero starsene in disparte e non intralciare il lavoro. Imho.

Pazzi da museo

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A quanto pare il diritto d'autore genera situazioni paranoiche non solo nella musica. Alla Fundació Joan Miró di Barcellona ci sono tre addetti a impedire ai visitatori di fare fotografie: ma almeno in genere lo fanno simpaticamente. Però questo può generare conversazioni interessanti. 

Dalle quali si scopre per esempio che al Musée d'Orsay le persone che prendono l'audioguida hanno il diritto di ascoltarla da soli. Se raccontano quanto hanno appreso dall'audioguida ad altre persone che ne sono prive vengono redarguite e bloccate. Non si sa bene che cosa rischino, ma a quanto pare, rischiano.

Queste restrizioni sono un vero freno alla diffusione della conoscenza che i musei sono chiamati a sviluppare. Di certo non fonderanno il loro avvenire economico su queste cose. Ma sulla loro capacità di apparire talmente attraenti che le persone non vorranno mancare di visitarli quando passano in città. E per essere attraenti, i loro contenuti devono entrare nella conversazione, nel passaparola e nel "passaimmagine".

Anche perché altri musei consentiranno ai colori di Miró di viaggiare in rete. E alle notizie sui classici dell'Impressionismo di arrivare alle persone interessate. Quelli del Musée parigino potrebbero non essere i migliori produttori di contenuti per audioguide: anzi, si potrebbe fare un'applicazione che si scarica sull'iPhone e consente di conoscere meglio quello che si vede visitando Orsay o qualunque altro museo... Magari c'è già...

Futuro della search: nomi e verbi

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Esther Dyson scrive del futuro della ricerca online. Citando Bill Gates: «Il futuro dei motori di ricerca non è nei nomi, ma nei verbi».

Ricorda le tre fasi dello sviluppo di questa tecnologia: 
1. Yahoo! mette in campo persone che fanno una guida ragionata alle migliori pagine web; 
2. Google mette in campo un algoritmo che migliora i risultati ottenuti automaticamente da Altavista e valuta in base al numero di link che una pagina ottiene da altre pagine web; 
3. Twitter e Facebook, nello spazio dei social network segnalano pagine web in base alle preferenze e curiosità e valutazioni delle persone con le quali si è in qualche modo collegati.

La prossima fase di sviluppo dipende dalla capacità delle tecnologie di passare dalla ricerca dei "nomi" alla ricerca dei "verbi". Insomma, le nuove search non devono servire solo a trovare informazioni, ma devono aiutare a passare all'azione. Per ora, dice Dyson, questo si vede soprattutto nei motori verticali: medicina, consumi, viaggi.

Sicuramente Intel e McAfee

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Intel spenderebbe 7,68 miliardi di dollari per comprare la McAfee che fa software per la sicurezza online (Bloomberg). Spiega l'enorme investimento dicendo che sarà per fare chip e tecnologie intrinsecamentte sicure non solo per i computer, ma anche e soprattutto per i telefonini, i tablet, le automobili. Aggiunge che il software gira meglio a livello di chip e dunque questo software per la sicurezza così importante troverà maggiore efficienza.

Non tutti sono d'accordo che la sicurezza si faccia a livello di client. Secondo la Cisco, la sicurezza si deve fare a livello di rete. Con router e altri apparati che bloccano il malware installati dai provider di accesso. Secondo Intel, evidentemente, la sicurezza invece si fa a livello di macchina dell'utente finale. Specialmente in mobilità.

I contenuti tecnologici dell'accordo sono abbastanza affascinanti. Ma sono lontani nel tempo. Nell'immediato ci sono un sacco di risvolti finanziari. Si spera che l'Intel abbia pensato più ai primi che ai secondi.

Money in & out

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Gizmodo racconta di come un ragazzo di 16 anni abbia già guadagnato un milione di dollari con il commercio online di software e la pubblicità in rete. 

Between the lines racconta di come la Microsoft abbia perso otto anni e investito 6 miliardi di dollari nelle sue varie strategie di espansione del business in rete.

La campagna cellulare

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Anche At&t si accoda alla richiesta Google-Verizon di lasciare l'internet mobile senza neutralità, con la piena disponibilità per le compagnie di ammettere o escludere servizi e contenuti dalla rete di accesso al web via cellulare. Non è una sorpresa. Le compagnie telefoniche sperano di salvare il business della voce e i margini dell'intermediazione sui servizi web controllando le iniziative che si possono sviluppare in mobilità. Anche Apple ha dovuto introdurre molte limitazioni alla sua strategia mobile per l'accordo (peraltro molto conveniente per la società di Steve Jobs) con l'At&t. E tutti quelli che vorrebbero fare voip col mobile o introdurre servizi fortemente concorrenziali con le compagnie avranno sempre molti molti problemi. Questo frena l'innovazione ma salvaguarda la tenuta dei conti delle compagnie mobili. Vedremo se le tecnologie che portano la logica dell'internet fissa in mobilità, come il wimax e il wifi, riusciranno prima o poi a decollare sul serio negli spazi pubblici. A quanto risulta Tiscali tra gli altri ci sta lavorando. In uno scenario del genere, le compagnie cellulari dovrebbero rivedere la loro strategia di controllo dell'internet mobile.

Il test del nostro tempo

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Luca Chittaro segnala la possibilità di provare il test di Zimbardo per vedere in quale delle "time zone" della sua presentazione ti trovi. «La versione Facebook interattiva in italiano dello ZTPI e' a questo link. E una descrizione del test è sul blog di Luca.

Eccesso di previsione

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Appena si critica internet o la si esalta emergono atteggiamenti previsivi relativamente esagerati sia in un senso pessimistico che ottimistico. È successo, parrebbe, anche nel caso della discussione sulla rete usata come strumento didattico dagli studenti del copiaincolla.

In realtà, internet è una miniera di opportunità per fare innovazioni vere. L'importante a questo proposito è evitare di credere che sia una battaglia vinta in partenza o che sia una battaglia persa in partenza. In realtà, la rete offre un sacco di opportunità di innovazione che vanno coltivate e colte con molta pazienza e senso pratico. 

(Quanto al merito: la rete non può essere considerata una soluzione a tutto. Ma non solo. E' chiaro che l'infodiversità è più sana della monocultura, così è chiaro che la diversità dei modi di accedere all'informazione è più sana di una situazione in cui c'è un modo solo... Coltiviamo tutto: libri, internet, chiacchiere... Una sfida educativa è diffondere l'amore per l'equilibrio... Imho.)

Telecom meno Telefonica

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Non è successo nulla. Ma le premesse per una liberazione strategica della Telecom Italia ci sono. Con la riuscita acquisizione di Vivo, operatore mobile brasiliano, da parte di Telefonica, le relazioni tra la compagnia spagnola e l'ex monopolista italiano sono paradossalmente più facili. Non essendo riuscita a prendere il controllo della compagnia italiana, non avendoci provato neppure troppo e non avendo più molto da volere su Tim Brazil, potrebbe cominciare a sciogliere i vincoli che aveva posto alla strategia della Telecom Italia.

Certo, non è ancora successo nulla e non succederà facilmente. Telefonica ha una quota importante della Telco che controlla Telecom Italia. E sostituirla non sarà facile. Ma forse porrà meno veti all'innovazione strategica della compagnia italiana.

Esperienza

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Una tv diversa è possibile. Tre giorni pieni di lavoro con il gruppo eccellente di Gregorio Paolini per realizzare un esperimento di trasmissione con camere, luci e ambientazione da cinema. Una narrazione spettacolare, una ricerca pienamente consapevole della modestia che di deve coltivare di fronte allo sviluppo della conoscenza. Un tentativo chiaramente "successivo" alla divulgazione scientifica. Per parlare dell'innovazione non si poteva che innovare.

Peter Molyneau

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Videogiochi: simulazione e storytelling. Peter Molyneau con trucco fa un'interfaccia che si governa coi gesti. E interagisce con un personaggio che ha una storia e che apprende dall'utente. È pensato per farti credere che stai davvero incontrando un personaggio non un computer. Ci si gioca senza oggetti in mano. Si risponde alle domande in voce. Ted..

Matt Ridley

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L'autore del concetto di orrimismo nazionale spiega a Ted che cosa c'è di speciale nella specie umana. "Nessuno ha mai visto un cane scambiare lealmente un osso con un altro cane. Il commercio tra gli uomini è nato prima dell'agricoltura. Connessi facciamo cose che nessun individuo comprende interamente. La specializzazione e la connessione sono una forza di adattamento della specie umana che non ha eguali".

Buone notizie

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Comincia TED, a Oxford. Dedicato alle buone notizie. O meglio: alle notizie buone. Non vago ottimismo: ma sana fiducia nelle persone che prendono i problemi di petto e fanno qualcosa di intelligente per risolverli. Inge Missmahl, per esempio, è una psicosociologa che ha avviato un progetto di ricostruzione della consapevolezza delle persone schiacciate dai traumi dell'infinita guerra dell'Afghanistan: 11mila persone si sono sentite meglio...

Che cosa siamo se non europei?

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Jean-Claude Juncker, primo ministro del Lussemburgo ha detto, tempo fa: "Sappiamo esattamente quali politiche adottare per rilanciare l'Europa. Ma non sappiamo come farci rieleggere quando le avessimo adottate".

La citazione viene da un bel pezzo sull'Europa dell'Economist che propone una visione dotata di un sano ottimismo della ragione...

ps: intanto l'Economist continua a modificare la home del suo sito...

Evoluzione con le gambe

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A New York per incontrare Aimee Mullins un'icona che sintetizza come ci sia una tecnologia e un'estetica nella cultura delle opportunità...

Ottimismo, tecnologia, design

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Ecco VeniceSessions: Design the future.

Justin McGuirck, direttore di Icon Magazine. "Il motivo per cui si può creare qualcosa è l'entusiasmo. Lo era quando tutto era da costruire. Lo è ora che abbiamo tutto. E ci manca l'ambiente pulito, il senso critico, comprensione della velocità cui siamo condannati dalla tecnologia... Ma ci manca l'utopia... La sostenibilità è l'essenza della vita ma è anche un nuovo dogma che sembra ridurre il romanticismo. La paura ci blocca, la paura della catastrofe o la paura dell'impopolarità... Dobbiamo governare un ritorno all'ottimismo. Il design thinking è considerato una soluzione. Il design influenza ogni azione. Come? La chiave è il potenziale del design come disciplina. Potrebbe rimpiazzare le discipline umanistiche? E' troppo tecnico. Il problema è non lasciare che il design diventi qualcosa di troppo nebuloso. Il metodo del design è una pratica, una disciplina, più che una materia di studio. Bruce Sterling dice che nel nostro mondo gli oggetti esistono come 'dati' e si materializzano se li 'stampi' e l'internet delle cose aumenta la maneggiabilità dei dati prima e invece di stamparli. Una sorta di 'personalizzazione di massa'. Per avere una comprensione di un cambiamento del genere occorre in effetti un pensiero generale, un design senza barriere, multidisciplinare, una disciplina che pensa sintetico. Non c'è una conclusione netta: ma un atteggiamento di fondo è necessario. Ottimismo... Arrabbiarsi è un modo per conoscere. E pensare che si possa superare la causa dell'arrabbiatura".

Tra i motivi di arrabbiatura e la soluzione che possiamo trovare per c'è un pensiero. Una ricerca. Una tensione utopistica. Il processo creativo del designer, una disciplina, una generazione di senso.

Guta Guedes, cofondatrice di Experimenta in Lisbona. "Non sono un designer, il mio lavoro è quello del catalizzatore. Sono curatrice di iniziative che raccontano il design. Il design ha vissuto una trasformazione profonda, il design è la disciplina che risponde alla globalità del problema di una società che è giunta al fondo di una fase storica. Il mio ottimismo non viene da una fede ma da un dato di fatto: una lettura della nostra storia. La globalizzazione, la nuova forma dello 'spazio', e i media, la nuova forma del 'tempo', sono i parametri della grande trasformazione che viviamo. Design è una metrica, è un tool box, una conoscenza flessibile: che forse consente di portare conoscenza che abbiamo sviluppato in un mondo a un altro mondo. Con la crisi finanziaria la gente ha scoperto il valore della cultura. Il design è il ponte che può portare la cultura nella vita quotidiana e nella nuova economia della quale abbiamo bisogno. Disegnare il futuro: tecnologie che entrano nel corpo, popolazioni diseguali, sostenibilità. Non ci sarà uno scenario radicale: ci sarà un merge di scenari perché il primo obiettivo dell'umanità è sopravvivere... Design come disciplina per organizzare il mondo".

Design come disciplina dotata di una sua ricerca, libera come l'arte, di una capacità di generare visione e di verificare le idee con un metodo.

Aldo Colonetti, filosofo, Ottagono, Ied. "Un mondo che non c'è ancora. Un cambiamento culturale. Una disciplina come il design carica di responsabilità. Ma il design ha un significato solo se è connesso con la produzione industriale. Visione e industria, come 'verifica' della visione. Il design più che una disciplina è un mestiere. E cito in proposito Richard Sennett che ha dedicato un libro all'uomo artigiano. Ma, in questo paese la cultura industriale non è intesa come conoscenza. Olivetti: la forma come comunicazione. Il design ha bisogno della verifica e della cultura industriale, ma fa diventare questa una forma di conoscenza e di comunicazione. Non può essere una sola disciplina è una governance di creativi, culture, mestieri e diverse competenze. Il design è il nostro paese: il nostro paese è dotato di una diffusione territoriale di piccole imprese che di fatto fanno design: non c'è però nessuna relazione tra le istituzioni e il design come elemento propulsore delle potenzialità economiche del nostro paese. Il fatto è che non abbiamo educazione a riconoscerlo: ma chi sta sul mercato sa che il design è il generatore di valore del quale gli imprenditori fanno ricchezza. Oggi è ancora più così. Sintesi? Renzo Piano manda i suoi giovani nel cantiere. E poi li fa firmare".

Il design è ricerca: sperimentazione - libera come l'arte - teorizzazione e verifica!

Elio Caccavale, designer. "Design the future? Macchè... Il presente è abbastanza eccitante e non occorre parlare del futuro. Il futuro è già qui: non è distribuito in modo equo, diceva qualcuno... Io mi occupo di design pensando alle sollecitazioni che vengono da bioetica, life sciences, sociale sciences, technology. Imparo la ricerca degli scienziati e i tecnologi e tento di dare un contributo... Per esempio quelli che impiantano i chip e gli rfid nel corpo e tento di reagire... Ne è venuto fuori, per esempio, il neuroscopio... Ma non c'è nulla di più affascinante del lavoro delle aziende che clonano gli animali (non si può clonare un uomo ma un animale sì, affascinante...)... Ne vengono fuori idee e speculazioni, scenari... Design della famiglia del futuro... la form da compilare per avere il materiale necessario alla riproduzione... pensando alle caratteristiche della famiglia e della progenie... Scenari... scenari... E la storia di Ian Mucklejohn... Privacy e proprietà del corpo... cose che fanno pensare e che hanno bisogno di un design...".

Stefano Mirti e Bruna Cortinovis, Id Lab. Interaction design. "Sennett dice che l'artigiano sa quello che fa ma non sa dire quello che fa. Oggi abbiamo un sacco di gente che non sa fare ma lo sa dire molto bene. Un progetto? 'Per divertirsi fino a morire'. La rovina verrà da quello di cui abbiamo paura? No: quello che ci piace ci porterà alla rovina. Sembra di essere in un quadro di Esher: complessità e fascino... Il museo è un medium che racconta le storie della collettività. Dove la cosa interessante non è il cosa ma il come... Il museo Olivetti è una storia straordinaria... La visione, l'artigianato tecnologico, la verifica...".

Un dittatore illuminato disegna per tutti? Oppure un facilitatore che abilita una società a far emergere il disegno che è capace di generare?

Joseph Grima, designer. "Le tecnologie consapevoli del luogo in cui si trovano possono avere un impatto sulla trasformazione della città. Come? iPhone per esempio uccide la guida di viaggio. Uccide il libro dei numeri di telefono della città. Ma diventa un'istituzione alternativa. Il che si vede particolarmente nelle città non organizzate da istituzioni analoghe prima, per esempio quelle giapponesi".

Un design delle conseguenze impreviste. Disegnare l'oggetto che ridisegna la città è probabilmente impossibile. Le sue conseguenze impreviste sono invece reali. Probabilmente il dittatore illuminato si deve porre gli obiettivi giusti. E per esempio creare oggetti perfetti che altri useranno in modo imprevisto, generando conseguenze incontrollabili e non progettabili.

Giacomo Pirazzoli, architetto. "Un'immaginaria architettura del futuro raccontata dai Jetsons è diventata architettura reale nel mondo. Intanto, il 95 per cento del mondo vive altrove. In un contesto da 'terzo mondo'. Come l'Albania. Memoria e disegno della città. Il museo recuperato".

Il design può essere profondamente guidato ma avrà sempre conseguenze impreviste sui sistemi che non controlla. Una bizzarra bellezza del design ben fatto è di ispirare conseguenze impreviste a loro volta bellissime. Qualcosa rende un particolare design capace di ispirare questo genere di conseguenze. E' genio, ascolto, abilità artigiana, verifica: ricerca aperta e concretezza umile.

VeniceSessions - DESIGN

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Domani un'edizione di VeniceSessions dedicata al design. Qualche defezione, pare. Ma è già arrivato a Venezia Justin McGuirck, di Icon Magazine. So che dovrebbe esserci Guta Moura Guedes, Experimenta. Credo che ci siano Stefano Mirti e Bruna Cortinovis di Id Lab...

Design, cultura del progetto, progetto culturale... prospettiva... il tema è talmente ricco che sarà interessante vedere da che parte si prende e dove porta.

Il design, peraltro - come tutti i grandi generatori di senso con spirito artigiano e senso olistico dell'estetica e del contenuto - ha una grande responsabilità. Rischia di evolvere sulla base di uno storytelling di breve prospettiva: ci casca quando risponde al bisogno di "contesto", tipico di ogni tentativo di generare senso sintetico, puntando sulla creazione di "mondi" e di "icone". Niente di male. Ma la fabbricazione "industriale" dei mondi e delle icone è una pratica che rischia di stancare. Un reality check è forse profondamente dovuto. E' questa la responsabilità: guardare alla lunga durata. Non alla novità, ma all'innovazione.

L'occasione delle coop

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Sette milioni di iscritti alle coop di consumo, 150mila di questi vanno alle assemblee per eleggere i responsabili dell'organizzazione, un'opportunità per verificare l'importanza della "solidarietà" nella vita quotidiana dell'economia. Stranamente si autoaccusano di fare meno di quanto potrebbero con i media sociali. Ma la consapevolezza è il primo passo per innovare.

Università: restart

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Grande lavoro a Nexa, per ripensare l'università...

E' un momento fondamentale per l'istituzione fondamentale della ricerca e dell'educazione. In Italia è in crisi. Ma non è accettabile che peggiori proprio nell'epoca storica che più di ogni altra può valorizzarla. Nexa ha organizzato un convegno di idee per superare il lamento e passare alla riprogettazione...

Senza negare i problemi, questo è l'approccio che assolutamente serve.

Domande: Fondazione Ahref

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Chi ha visto cose nuove eccellenti nel mondo dei social media? Ha voglia di segnalarle? E che cosa sta succedendo ai blog? Stiamo attraversando una fase di stanca? O è solo l'approssimarsi dell'estate? E la concorrenza del mondiale?

Già: mentre si aspetta vengono in mente un sacco di domande.

Si aspetta che cosa? Intorno alla metà di aprile è stata creata davanti a un notaio la Fondazione Ahref, per contribuire alla crescita dei media sociali in Europa, a partire dall'Italia. Da quel momento, la burocrazia necessaria a far nascere una nuova persona giuridica ha preso in mano la situazione. Speriamo che la lenta procedura delle carte bollate e dei timbri ufficiali trovi presto il suo giusto coronamento. 

Ma l'indomabile ottimismo che contraddistingue i fondatori non li lascia in tranquilla attesa. 

Il tempo trascorso da allora è stato impiegato nel test delle idee che andiamo sviluppando con gli interlocutori che hanno la pazienza di ascoltare le nostre ipotesi di lavoro. E nella ricerca di persone disposte a dare una mano. 

Approfittando delle ultime settimane di inattività burocraticamente indotta, possiamo raccogliere le idee e chiedere il contributo di esperienze e visioni di chi voglia offrirle anche su questo blog. Domande che è necessario porsi, mentre si passa il tempo:

1. come si riconosce la qualità dell'informazione?
2. è vero che i blog sembrano attraversare una fase di stanca e linkano meno tra loro?
3. i social media possono influire non solo episodicamente sull'agenda generale di un paese?

Lo scopo di queste domande è raccogliere il più possibile di idee per configurare i servizi della Fondazione nel mondo più ragionevole e attento possibile... Sarà sempre così: una Fondazione a caccia di suggerimenti. Ma questo, prima che le prime scelte siano fatte, è un buon momento per contribuire.


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Per comodità di chi volesse contribuire, ecco il post di aprile e i commenti relativi:

Nell'ecosistema dell'informazione c'è ormai uno spazio evidente per le iniziative che siano sostenute dalla comunità, con motivazioni legate alla responsabilità sociale e culturale dei cittadini e, dunque, organizzate in una forma non profit. 

A Trento è appena nata la Fondazione Ahref. E' pensata per studiare, diffondere e progettare iniziative di qualità nei media sociali al servizio dei cittadini che la sostengono. 

Il nome viene dal comando html per creare un link. E il suo compito è proprio quello di sviluppare collegamenti. Per contribuire allo sviluppo di un ecosistema sano dell'informazione. 

La Fondazione comincia in questi giorni. Tutti i particolari sono ancora in via di definizione. Solo il suo scopo è chiaro. E' un buon momento per mandare alla Fondazione qualche consiglio...

7 Comments

si, am come? hanno un sito?

"La comunicazione globale, l'iper-informazione, minacciano tutte le difese umane. Lo spazio simbolico, lo spazio mentale del "giudizio", non è più protetto da niente". Jean Baudrillard

è appena cominciata e certamente il sito verrà fuori tra un po' di tempo... ora c'è solo l'annuncio... http://www.ahref.eu/ (update: con i tempi dettati dalla burocrazia, ora c'è la descrizione delle finalità della fondazione contenuta nello statuto)

ricordo che segnalai a suo tempo, sempre della fondazione kessler, il bando per giovani laureati "Progetto Esplorativo SoNet" http://is.gd/bGGwN

Credo che il contributo della fondazione <ahref in questo settore possa rivelarsi fondamentale.

L'informazione prodotta da aggregazioni spontanee di cittadini può davvero rappresentare il fulcro per un effettivo cambiamento.

"Il cambiamento non arriverà se aspettiamo altre persone o altri tempi...; SIAMO NOI QUELLI CHE STAVAMO ASPETTANDO". [Barack Obama]

Nel nostro piccolo ci stiamo provando in provincia...

Vedi MIRANO Community Network @: http://40xmirano.ning.com

Auguri alla Fondazione ai blocchi di partenza!

Gli estremisti del copiadiritto

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Un tribunale americano ha dato ragione a YouTube e torto a Viacom per una causa sul copyright sostenendo che la legge non impone alla piattaforma di fare il monitoraggio di ciò che fanno gli utenti con il copyright. Basta che sia cooperativa con gli aventi diritto. Non è obbligata a fare lo sceriffo. (Commenti di YouTube, Viacom, Electronic Frontier Foundation)

Gli estremisti del copyright vorrebbero imporre a tutta l'industria dell'internet di mettersi al loro servizio. E vorrebbero costantemente allargare lo spazio del copyright oltre i limiti attuali.

Un copyright equilibrato è attaccato dall'azione parallela dei pirati da una parte e degli estremisti del copyright dall'altra. L'Economist aveva pubblicato un fondamentale articolo su questo punto: il copyright è una lesione alla libertà che ha perfettamente senso per la remunerazione dei creatori ma non può andare oltre un limite equilibrato. La ricerca dell'equilibrio è difficile ma va perseguita con grande tenacia e ragionevolezza.

Storcere il naso in rete

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Si vede che storcere il naso quando si parla di internet è diventato un modo per appartenere alla corrente di chi è controcorrente. Come se si potessero combattere gli ideologici che hanno dipinto la rete come una terra promessa - quindici anni dopo - dicendo che non è veramente meravigliosa. C'è rumore, si dice. C'è falsità, si afferma. C'è capziosità, settarismo, violenza, populismo... si lamenta. Ovviamente, si ammette anche che in rete c'è tanto di buono... ma insomma...

Insomma che?

Una rete di decine di milioni di persone in Italia, di quasi due miliardi di persone nel mondo, non si valuta come unità. Ma per quanto valgono le diverse fonti di contenuto, le piattaforme sulle quali si pubblica, le innovazioni che non cessano di alimentarla. E comunque, in un'epoca ancora dominata dalla televisione, che ha tutti i difetti della rete più uno, storcere il naso parlando di internet è come dire che la rivoluzione è scomoda.

Casomai, occorre digerire l'innovazione, pensare le conseguenze di quello che si sta facendo, credere nella possibilità di cambiare quello che può essere cambiato e smettere di fingere di poter cambiare ciò che non cambia. E casomai si può cercare una sintesi pratica: la televisione, si diceva, è il potere rassicurante della convenzione mentre internet è l'influenza inquietante dell'azione. Nel senso che la sua vera specificità è la facilità con la quale si può tentare di trovare e proporre alla rete una soluzione per i problemi che la rete sembra far emergere.

Tanto per fare un esempio. Tutti noi soffriamo per il "rumore" della rete: internet per ora non ha risolto il fastidioso "rumore" generale delle grida sconnesse che la società lancia attraverso tutti i suoi media (cfr. Ecologia dell'attenzione) e forse ha contribuito ad aumentarlo. Ma a fronte di questo, la gente che sta in rete non cessa di provare a proporre nuovi filtri, motori di ricerca, forme di collaborazione, che servono proprio a navigare meglio tra le molte sollecitazioni mediatiche, con meno disturbi. Di certo non siamo vicini alla "soluzione finale", ma questa probabilmente non è desiderabile. Probabilmente, siamo invece molto vicini al punto di partenza di questo strumento: la cultura non lo ha ancora digerito. La gerarchia della qualità, la finezza intellettuale, l'eccellenza delle idee non si distingue ancora facilmente dalla bagarre generale. Ma è inutile accusare di questo la rete (dimenticando che la televisione ha fatto la sua parte, eccome): molto meglio farsi venire un'idea e agire. Si può.

(Con pazienza. Senza stancarsi).

Twimbow

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Luca Filigheddu ha creato un client (web based) per Twitter che aiuta a filtrare i micropost con il colore. Mashable lo segnala. E prevede che la beta sarà disponibile in autunno. Dopo Sitofono e Tweefind, Luca va ancora avanti...

Soru, Caio, Gentiloni

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Francesco Caio e Renato Soru. Insieme per discutere dell'internet all'italiana, tra banda larga che non si allarga e politica che si restringe. L'occasione è stata ieri, sul finire di una giornata dedicata al tema, a Roma, organizzata da Paolo Gentiloni

Non era la serata per ritornare a parlare dei dettagli del piano per la banda larga, per vedere le possibili configurazioni tecnologiche, per ritornare sulle polemiche tra gli operatori... Era la serata per ascoltare due protagonisti veri che, con il cuore e il cervello, hanno fatto molto per l'infrastruttura dell'internet italiana. Ed era la serata per cercare di comprendere come si può sparigliare, come si può sbloccare il processo che serve a migliorare la connettività in questo paese, chi se ne deve occupare.

Entrambi hanno scelto di partire dalla visione. Per Caio è dimostrato che l'allargamento della banda è pienamente connesso allo sviluppo economico. Per Soru è chiaro che, come dice l'Europa, la rete è competitività e inclusione. Per entrambi è speranza di crescita culturale, sociale, economica. 

Caio ha sottolineato il fatto che un piano è necessario per essere al passo con il progresso globale. E che non ha senso lasciare che l'Italia resti indietro per poi affrontare la questione quando sarà diventata un'emergenza. 

Soru ha insistito sul fatto che la velocità del progresso tecnologico su internet è tale che, sebbene tanti treni passino e si perdano, ce ne sono sempre nuovi davanti a noi. Anche gli italiani hanno dimostrato di essere in grado di fare innovazione: avevano fatto il loro motore di ricerca, la loro voip, i loro social network. Altri hanno vinto in questi settori: ma gli italiani - come tutti - possono continuare a cercare e aprirsi nuove opportunità, perché la rete non si è fermata ed è in piena ebollizione innovativa. 

Occorre convinzione e orientamento fattivo. In rete vince chi sperimenta, investe, innova. E del resto questo vale per l'insieme dell'economia che non supererà la crisi se non torna a investire e non prende la strada dell'innovazione vera.

La politica, si direbbe, non è abbastanza convinta. Da una parte - la maggioranza - è concentrata su altre infrastrutture e certamente privilegia la televisione. Dall'altra parte - l'opposizione - non ha ancora fatto dell'internet un suo vero cavallo di battaglia e il terreno sul qualche puntare per vincere. Ma Paolo Gentiloni sta dando un contributo notevole in questa direzione. 

L'agricoltura è green business

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All'agricoltura conviene essere il business verde per eccellenza. Perché lo è per definizione (di colore). E lo può diventare (in orientamento ecologico) per vantaggio economico. Perché ha pienamente a che fare con la sostenibilità da tutti i tre punti di vista: ambientale, sociale, culturale. E' il senso di un incontro a Venezia, organizzato da Coldiretti e Ambrosetti. 

Giorgio Piazza, Coldiretti: "Siamo quello mangiamo. E in tema di energia in futuro saremo quello che consumeremo. In periodo di crisi è importante parlare di futuro. E per andare avanti, probabilmente, dovremo fare anche un passo indietro. Abbiamo consumato la sostanza organica di molto nostro terreno: ora dobbiamo ripensare tutto in funzione della sostenibilità della natura, che è il bene più prezioso che abbiamo". 

Adesso parla Luca Zaia. "Abbraccio grande per tutti alla Coldiretti. Saluto Ermete Realacci: è un po' in difficoltà con me perché si è accorto che sono più no-global di lui... Qui in Veneto dobbiamo passare dal 5 al 17 e rotti del 2020 di energia da fonti rinnovabili... Abbiamo investito. Ora dobbiamo fare un passo in più: l'energia rinnovabile deve essere l'energia rinnovabile degli agricoltori. Non degli speculatori che fanno andare alle stelle il valore dei terreni. Non di gente che non sa nulla del terreno. Bisogna che l'impianto di energia sia installabile solo da proprietari di terreni da almeno cinque-dieci anni. E non possiamo mettere il commestibile contro il combustibile. Non va bene che il mais sia usato per fare il bioetanolo. Noi vogliamo che gli agricoltori siano i protagonisti. Perché sono i veri conduttori dei fondi. E fare agricoltura per commestibile e combustibile: cibo a chilometro zero e energia rinnovabile".

Peter Johnston, European Task Force on Innovation and the Transition to a Green Economy (e Club di Roma): "Forse viviamo una sensazione di crisi che non avevamo sentito per anni e che ci vorranno anni per superare. Ma è chiaro che il sistema economico come è fatto ora non è sostenibile. Crisi finanziaria ed economica ed ecologica sono parti della stessa questione. Non ci sarà fiducia per investire sul futuro senza una nuova prospettiva di innovazione. Innovazione è la chiave per creare più valore e meno anidride carbonica. Si può essere frustrati per molti fatti recenti in materia di clima, ma non c'è dubbio che abbiamo distrutto l'equilibrio dell'anidride carbonica su questo pianeta. Ma se sappiamo tutto questo, perché così difficile cambiare? Perché il mondo è tanto complesso che ciascuno si sente chiuso in un piccolo angolo del sistema, persino i governi e le aziende... Abbiamo bisogno di regole, incentivi, prezzo sulle emissioni, ma anche consapevolezza, come governi, aziende e consumatori: ciascuno in realtà ha un forte impatto. Ci sono enormi opportunità di business e di risparmio nei comportamenti più consapevoli. Abbiamo bisogno migliore informazione. Soprattutto sui tre grandi utilizzi del terreno del futuro: agricoltura, energia, management immagazzinamento e sequestro dell'anidride carbonica".

Giovanni Vincenzo Fracastoro, Politecnico di Torino: "Perché fonti rinnovabili di energia? Sostenibilità: le fonti fossili sono costi, inquinamento, geopolitica sempre più difficile. Abbiamo accordi internazionali ed europei: dobbiamo arrivare al 17 per cento in Italia entro il 2020. E poi oggi è conveniente. E infine chiaro che il sole manda molta energia sulla terra, più di quanta ce ne sia in qualunque altra riserva di energia che è sul pianeta. E stiamo vivendo un cambio di scala: ogni tre anni raddoppia la potenza eolica installata e ogni due anni raddoppia la potenza solare installata. La metà della nuova energia prodotta in Europa è da rinnovabili. Il peso delle rinnovabili è destinato a crescere velocemente". E poi c'è Masdar ad Abu Dhabi che ospiterà 50mila persone in una città completamente rinnovabile. E il progetto Desertech che produrrà energia elettrica nel deserto del Sahara... E la geotermia che con la pompa di calore sta climatizzando le case a basso costo, mentre poi andrà anche in profondità per raccogliere il calore naturale. Grandi investimenti visionari che sono destinati a cambiare la prospettiva. I costi dell'eolico e del fotovoltaico è crollato dell'80% negli ultimi venti anni. E quindi tenderà alla parità con altre fonti. Nel Sud Italia è già quasi pari. "Teniamo peraltro conto delle esternalità: che nelle altre fonti sono molto più grandi che nelle rinnovabili come l'eolico e il solare". Ma che cosa abbiamo davanti? "Crescendo a questo ritmo le rinnovabili potrebbero soddisfare tutta la domanda in una ventina d'anni. Ci si arriva? No perché il ritmo attuale è spinto dagli incentivi, perché senza una smart greed l'energia rinnovabile si spreca, perché la vera sostenibilità viene dal risparmio".

Gianni Silvestrini, Kyoto Club: "La crescita delle rinnovabili è velocissima. Non ce ne accorgiamo. Ma è destinata a farsi notare. Vento, gas naturale, solare fotovoltaico fanno il 63% della nuova potenza elettrica europea. L'Italia ha sonnecchiato per molti anni. Ora velocemente recupera: l'anno scorso siamo stati secondi al mondo nel fotovoltaico nuovo. Il Veneto sta cominciando anche a produrre le tecnologie. Intanto, non c'è più solo l'Europa (guidata dalla Germania): Stati Uniti e Cina hanno schiacciato l'acceleratore. Dobbiamo pensare oltre la speculazione: occupare col fotovoltaico le ex aree industriali, le cave, le discariche non il terreno agricolo. Le aziende agricole possono integrare le entrate della produzione alimentare con quella della produzione di energia. Che dobbiamo fare? Meno incentivi, per un processo più sostenibile. Il cambiamento è epocale. Ed è un'enorme opportunità per chi ha sole e vento. Per creare un'industria e un'agricoltura che sappia confrontarsi con le sfide che ha di fronte: producendo crescita. Verde".

Andrea Quaranta, giurista: "Dal punto di vista giuridico il tema principale riguarda la localizzazione degli impianti di produzione di energia da fonti rinnovabili. Il legislatore non ha ancora emanato norme che salvaguardino la valorizzazione del territorio e le specificità locali in chiave di attenzione all'agricoltura. Intanto sta lavorando sugli incentivi. Con una tendenza a ridurli. Il fotovoltaico in zona agricola è stato incentivato in funzione di sostenere gli agricoltori (energia considerata attività connessa dunque agricola). Agroenergetica: biomasse che derivano da recupero di materiali vegetali residuali e da coltivazioni orientate alla produzione di energia. Il che è un problema: perché riduce lo spazio della produzione alimentare e cambia il paesaggio, rischiando la monocoltura in funzione di produzione di energia".

Ermete Realacci, PD: "Sono per una globalizzazione dal volto umano. Il chilometro zero è una cura omeopatica contro una globalizzazione disumana. Non basta, certo. La green economy non è l'introduzione delle politiche ambientali in economia è molto di più: innovazione. Nella crisi dobbiamo difenderci dalle sue conseguenze immediate. Ma dobbiamo capire come uscirne. E la green economy è un modo per uscirne".

Francesco Starace, Enel: "Tutte le previsioni e le stime di crescita da sempre sottostimano le fonti rinnovabili. C'è molta più crescita rinnovabile di quanto ci accorgiamo e ce ne sarà di più quanto prevediamo".

Pierluigi Guardise (Cai), Gaetano Maccaferri (Segi), Giuseppe Liso (Area), spiegano il progetto di filiera sulle energie rinnovabili da produzione agricola che riconverte gli impianti ex zuccherifici del gruppo Maccaferri e motiva con forme economiche molto interessanti la produzione agricola di essenze adatte alla produzione di energia elettrica (girasole e cippato di pioppo): 80 mila ettari, migliaia di lavoratori, 1,5 miliardi di valore economico. "Sempre che la manovra finanziaria non lo blocchi" segnala Maccaferri.

E Giancarlo Galan, ministro delle Politiche Agricole, Alimentari e Forestali, risponde: "Siamo un paese arrogante e orientato a sfuggire alle responsabilità individuali. Ma se continua così finirà che diventeremo incapaci di raccontarci un futuro nel quale credere. Occorre un impegno etico. E proprio in un momento in cui in Europa si prendono decisioni che fanno diventare burocratico un tema di sanità alimentare: mi riferisco alla Nutella, naturalmente, che io difenderò sempre, almeno perché ha donato felicità a generazioni di persone. L'inquinamento, l'irresponsabilità della produzione di petrolio, che si vede nel Golfo, sono il contesto del nostro ragionamento. Occorre rivisitare le finalità anche della produzione agricola. I luoghi di consumo devono essere il più vicino possibile ai luoghi di produzione dell'energia. Snellendo la burocrazia. Concentrando i fondi per la ricerca. Aiutando le imprese agricole a trovare nuove fonti di reddito anche nell'energia. E non facendo bloccare un progetto come quello di Maccaferri. E a questo proposito ho bisogno della Coldiretti: aiutatemi, dire no a un ministro è difficile, ma dire no alla Coldiretti è molto più difficile. La produzione di fonti di energia rinnovabile delle essere compatibile con la qualità della produzione alimentare, la qualità del territorio, l'economicità dell'agricoltura. Per la valorizzazione del territorio, con filiere corte e contro le filiere lunghe".

Ibm naturale

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Dicono all'Ibm che il progetto Watson serve ad arrivare a un computer che sa rispondere alle domande poste in linguaggio naturale.

La sfida è sempre bella. Ma non si può dire che sia la prima volta che si pone... Evidentemente è una questione di capacità di calcolo enorme e di intelligenza di software ancora più grande. Vedremo.

(Watson è il nome del leggendario leader della Ibm del passato: quello del quale si dice abbia detto che al mondo si poteva prevedere che ci sarebbe stato bisogno di cinque o sei computer... Pare sia una leggenda metropolitana, per fortuna).

Anela la noia

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Tra tutte le motivazioni sentite recentemente per spiegare la voglia di fare a meno dell'iPad, quella di Peter Bregman (Harvard Business Review) è la peggiore: dice Bregman che ha restituito l'iPad alla Apple perché è troppo interessante, troppo ben fatto, troppo divertente. Dunque lo tenta tanto da non lasciargli tempo per molte altre cose. E soprattutto gli toglie dalla vita i momenti che per lui hanno enorme valore: i momenti di noia. (Bregman)

Wifi a Starbucks

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Nei caffè di Starbucks ci sarà un wifi libero e gratuito che consentirà di accedere a contenuti predisposti essenzialmente per essere consultati in quei luoghi (Techcrunch). La catena tenta di creare una nuova abitudine: andare al caffè e trovarci anche un accesso a informazioni pensate per quel luogo e per chi lo frequenta. Le dimensioni separate della rete si moltiplicano, forse, sulla scorta dell'esempio proposto da alcuni produttori di device mobili. I caffè diventano piattaforma? Finirà che si faranno anche le applicazioni per Starbucks?

Il nome del tablet. E BlackBerry

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BlackBerry sta preparando il suo tablet, dice Wsj. Ma pare piuttosto in difficoltà con il browser e l'interfaccia. Le applicazioni disponibili sono poche in confronto a quelle dell'iPad. E la categoria sembra per ora essere destinata a vivere ancora per qualche tempo in un contesto di leadership culturale della Apple.

E' forse questo il tema del momento. La leadership culturale sembra quasi importante quanto la leadership nelle quote di mercato.

La competizione sarà accesa su entrambi i fronti. BlackBerry è riuscita a creare una categoria di prodotti con il nome del suo device. Ma Apple è fortissima in questo gioco. Si può immaginare che nei tablet, per la Apple, non sarà facile come nei lettori di mp3, dove il nome della categoria di device coincide - quasi per tutti - con il nome del prodotto della Mela, l'iPod. Attualmente, peraltro, si può dire che il termine tablet sia meno usato e attraente del termine iPad. Il momentum dell'iPad è molto forte. Fino a che la percezione generale è questa, le maggiori difficoltà in questo settore saranno per i concorrenti.

Apple e la killer app

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Secondo Hank Williams, la Apple scrive le sue regole del gioco per il mondo della apps in modo da disincentivare chi "pensa differente":

"Ok, so were finally getting down to it. On at least two fronts, Apple has now essentially thrown out its draconian rules on what developers can and cannot do on its platform, and replaced them with essentially, no rules. The new "rules" appear to be, "its OK to do what you want in your app if we say so. And we'll figure that out *after* you've fully invested in our platform." In other words, you serve at the pleasure of the queen.

Now the truth is for the vast majority of app developers this is totally fine. People developing the uninspiring apps that mainly make up the App Store have nothing to fear. But those creative few that want to do something interesting with a UI, or want to use hardware in a new way, or who want to use a more advanced code execution technique are at grave risk."

Forse c'è un po' di pregiudizio in questa riflessione. Ma vedremo se nella pratica si verifica o meno. Vale la pena di tener d'occhio questo filo di ragionamento.

Intanto, il Wsj riporta che la Ftc sta mettendo sotto osservazione la Apple per verificare se le sue pratiche di business stanno mettendo in difficoltà la competizione nel mercato del software per i cellulari. Può non essere un male per la Apple: meglio avere un punto di riferimento come la Ftc che indaga e arriva a conclusioni "ufficiali" piuttosto che subire uno stillicidio di sospetti e accuse. 

E' vero che la Apple non è più un operatore di micronicchia (come ricorda Paolo) e che in certi settori è molto grande (come nei lettori di mp3). Ma è anche vero che non arriva neppure lontanamente a un potere sul mercato paragonabile per esempio a quello della Microsoft di anni fa, lasciata crescere senza problemi legali da tutti per un paio di decenni. Certo è che la lobby anti-Apple si sta muovendo massicciamente. E che la Apple farà bene a tenerne conto.

Le critiche a Steve Jobs

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Non passa giorno che qualcuno non lamenti lo strapotere della Apple. Perché impone regole assurdamente unilaterali agli sviluppatori di apps. Perché vuole togliere di mezzo Flash. Perché si dimostra violentemente difensiva sui suoi segreti industriali. E altro.

C'è chi si preoccupa che Jobs voglia controllare il web e creare un mondo chiuso, fatto solo di utenti e consumatori di contenuti a pagamento, non più libero e spontaneo come l'internet origianaria.

Ebbene.

E' chiaro che nel mondo Apple le regole le fa la Apple. E' sempre stato così. Non per niente il Mac ha vissuto in una dimensione tutta sua e per anni ha sofferto di non essere compatibile con la maggior parte dei computer. E la stessa logica ora si trova nell'insieme di prodotti-servizi che la Apple mette a disposizione. Per cui è prodotto Apple anche AppStore, iTunes, Sdk, ecc ecc. Anche all'interno di questi servizi le regole le fa la Apple.

La Apple paga questa politica. Non è in grado di diventare standard. E chi offre soluzioni più aperte finisce per conquistare una maggiore diffusione (pare che Android abbia già superato iPhone come diffusione). Accetta questa limitazione per avere un maggiore controllo sul prodotto e un maggiore margine di profitto. Riesce in questa politica solo se fa prodotti eccezionali.

Nell'epoca di internet, però, questo coinvolge molti altri soggetti. Le etichette musicali, i produttori di film, gli sviluppatori di apps, gli editori, gli operatori telefonici... Se il mondo Apple è molto più avanzato degli altri, tanto che diventa una sorta di monopolio della dimensione più attraente per i consumatori, i soggetti che subiscono il preponderante decisionismo della Apple tendono a lamentarsi.

Ma poiché Apple non viola nessuna legge, ed è per la verità molto prevedibile e coerente nella sua strategia di controllo del prodotto, l'unica cosa che possono fare i suoi critici è darsi da fare per realizzare un prodotto migliore. (Precisazione: per un tempo anche lungo l'innovazione della Apple può restare leader non solo culturale ma anche di mercato, o mantenere forti quote; ma di solito si tratta più della conseguenza dell'inabilità degli altri di raggiungere la sua innovazione piuttosto che di un vero e proprio lock-in sui consumatori; persino nell'iPod-iTunes esiste un blocco tra il device e il servizio ma esistono molti altri servizi e molti altri decive analoghi... senza dimenticare che la quota di mercato di iTunes è alta, ma solo nella musica legale...).

Nel frattempo, vale sul serio la pena di imparare da Jobs sul piano dell'innovazione, della visione, della narrazione, della caparbia ricerca della qualità e dell'equilibrio tra divertimento e serietà nel lavoro.

Fino a questo momento è andata così, mi pare. Se la cosa dovesse cambiare, questo post sarà aggiornato.

FaceTime o FaceBook

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Può FaceTime diventare lo standard per le videochiamate sui telefonini? Jobs lo rende open e promette che sarà su milioni di terminali. Basterà?

Un fatto è certo: la videochiamata non è mai andata molto giù ai consumatori, mobili o fissi; mentre sembra ormai un must su Skype via computer.

Si direbbe che il concetto di videochiamata non piaccia per nulla. Mentre Skype è un concetto per i fatti suoi: è una conversazione senza ansia, senza prezzo, senza fretta, molto collaudata, davanti al computer.

Perché questo fenomeno? Beh, su Skype c'è una sorta di social network di utenti che ci lavorano o ci fanno cose rilevanti. FaceTime è tutt'altro che diffuso, per ora: per questo non può vincere se non è open. Ma, appunto, basterà?

Un passaggio del discorso di Jobs fa pensare qualcosa: dice Jobs che per ora FaceTime si usa solo su wifi tra iPhone e iPhone, ma che in futuro dovrebbe riuscire a funzionare anche su rete 3G. Se Skype non potesse fare altrettanto comincerebbe a perdere, nei confronti di una tecnologia più accettata dagli operatori.

I trucchi del mago

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Su Gawker qualche trucco usato nel video di presentazione del nuovo iPhone...Quando il mago tira fuori il suo coniglio dal cappello fa di tutto per divertire il pubblico...

Dati aperti

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Al Festival Economia di Trento oggi si discute del valore dei dati pubblici resi disponibili per i cittadini e le imprese. E' un argomento che diventa ogni giorno più affascinante. Certo,  è dura trasformare la pubblica amministrazione in un generatore di coolness. Ma il fatto è che i cittadini ne possono trarre vantaggi, opportunità e divertimento. Ne parlava su Nòva un gruppo di esperti, il cui lavoro curato da Gianluigi Cogo, Matteo Brunati, Nicola Mattina, Ernesto Belisario, Titti Cimmino, è ora raccolto in una Review.

Sviluppo e informazione, a Trento

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Informazioni, scelte e sviluppo. Al Festival dell'Economia di Trento. Sappiamo quanto sia reale e importante che la relazione tra i termini della questione sollevata dal titolo del Festival di quest'anno. Non sappiamo bene come evolve quella relazione.

Conosciamo l'ipotesi di base: con informazioni equamente distribuite e ben conosciute da tutti, un sistema economico popolato da persone razionali, in condizioni di concorrenza, alloca le risorse nel miglior modo possibile e questo crea le condizioni dello sviluppo equilibrato. Purtroppo sappiamo anche che questa ipotesi non si verifica mai. Le informazioni sono asimmetriche, il segreto e l'informazione sono potere, non c'è mai vera concorrenza, le persone non sono quasi mai razionali. Che cosa resta dunque della relazione tra informazione, scelte e sviluppo? Non resta la teoria, ma di certo resta l'esperienza e la pratica.

Un miglioramento del sistema dell'informazione può fare avanzare la consapevolezza, ampliare lo spazio di una certa razionalità socialmente distribuita, attivare un'evoluzione virtuosa dei comportamenti e liberare le forze che possono generare sviluppo. Nulla è automatico. Molto è sottoposto a una precisa conflittualità contro le forze che invece prediligono la strategia della disattenzione e la manipolazione, frenando lo sviluppo per mantenere una situazione di potere. Ma vedremo che cosa emergerà da Trento: il tema è cruciale.

Segnalazioni

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Forme diverse di informazione sul web, Giornalaio.
Cultura, qualità e tecnologie mediatiche, Gino Tocchetti.
Agenda, blog e media tradizionali, Luca Nicotra.
Diritti, Cina, innovazione, Jobs, Orientalia4all.
Open data, Webeconoscenza.

Fusione nella ricerca nucleare europea

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Il progetto Iter che deve arrivare a dimostrare e realizzare il nucleare a fusione è in crisi perché il capitale necessario alla sua prosecuzione rischia di essere tra le rinunce cui l'Europa potrebbe essere costretta per far fronte alla crisi finanziaria e alla speculazione contro l'euro. (Nature)

Ma intanto vanno avanti esperimenti più piccoli per la fusione. Come quello basato sulla tecnologia di Bruno Coppi, che insegna e lavora all'Mit. (TechReview)

iPed, APad, e altri tarocchi

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Un servizio, giapponese, parla di iPad tarocchi. Anche per gli italiani che non conoscono la lingua nipponica il servizio è facilmente comprensibile. Non solo perché aipaddo e intelnetto sono parole internazionali... Ma anche perché siamo vecchi maestri dei tarocchi...




Grazie a Umberto Basso per la segnalazione.

L'Italia prende 18 in ambiente

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L'Italia è diciottesima nella classifica elaborata dall'università di Yale per la performance relativa alla salvaguardia dell'ambiente. Come posto in classifica non è tanto male in fondo. Ma significa anche che il mondo non sta facendo abbastanza....
Facebook torna a una gestione della privacy più umana. Zuckerberg si è accorto di aver sbagliato: o meglio è stato costretto ad accorgersene.

In un post, Zuckerberg spiega come cambierà di nuovo, e questa volta stabilmente, i comandi per fissare il livello di privacy. Si potranno facilmente escludere anche le applicazioni e le connessioni ad altri siti.

Allfacebook giudica sostanzialmente positivo il cambiamento. Searchengineland dice che i nuovi setting sono ancora un po' troppo complicati. Electronic Frontier Foundation dice che il passo di Facebook è positivo ma c'è ancora qualcosa da migliorare.

Sta di fatto che la pressione del pubblico attivo si fa sentire anche sui giganti come Facebook. Avevano esagerato. E ora sono contretti a fare marcia indietro. Faceback...

M'illumino di mems

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Grande squadra di innovatori duri e puri quella che ha riempito il mondo di sensori di movimento: nelle wii e negli iphone, per esempio.. Gente di cervello e di cuore, pragmatici e idealisti. Stanno costruendo uno degli ecosistemi più promettenti delle tecnologie nate in Italia. E ora devono imparare a gestire una piattaforma organizzativa per creatori di applicazioni indipendenti.. Complimenti a loro e all'Stm..

iPad batte Mac

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Pare che Apple venda più iPad che Macintosh. Ovvio, forse, per questioni anche di prezzo, ma sembra una notizia da notare.

L'evoluzione del cio

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Chief information officer. La figura del manager che gestisce l'informatica in azienda è in piena evoluzione, come del resto l'insieme delle tecnologie digitali. Ma la sua missione resta quella di favorire l'innovazione in azienda.

Tanto che, secondo una ricerca dell'Ibm, i cio nel mondo occupano il 45% del loro tempo in attività tradizionali (gestione dell'ambiente tecnologico, riduzione dei costi, contenimento dei rischi, automazione dei processi) e il 55% del loro tempo in attività di supporto ai piani di innovazione più generali decisi dalla strategia aziendale.

Nella figura del cio si sono dunque sedimentate funzioni antiche, alle quali si aggiungono quelle che oggi sono di punta. Si potrebbero immaginare diversi stili di management dell'informatica, non necessariamente alternativi:
1. il cio razionalizzatore è al servizio del bilancio, riduce i costi e aumenta la produttività di ciò che in azienda viene già fatto
2. il cio socializzatore è al servizio delle strategie definite dalle risorse umane e dal vertice per aumentare la capacità delle persone in azienda di collaborare intorno a progetti comuni
3. il cio leader culturale è capace di contribuire all'elaborazione delle strategie aziendali immaginando le innovazioni fondamentali che l'azienda può sviluppare cogliendo le opportunità offerte dalla dinamica della tecnologia in generale.

E' in ogni caso chiaro che per tutte queste funzioni e in tutti i modelli di cio una novità si va facendo strada: il cio continua a essere il custode della sapienza tecnologica in azienda ma si va aprendo a problematiche socio-culturali più complesse. E' anche qui la fine della distinzione netta tra cultura scientifica e cultura umanistica che si nota in molte altre dimensioni della vita sociale. E' frutto di un bisogno fondamentale: fare i conti con un periodo di accelerazione dell'innovazione spinta dall'offerta di tecnologia e ricondurla a un contesto umano più ampio. E' un epoca di cambiamenti fondamentali dal punto di vista culturale, non più meramente tecnologici: oggi, la cultura - in senso antropologico - si muove conoscendo la tecnologia ma digerendola, imparando a conoscerne le conseguenze, arrivando a guidare il processo non a subirlo.

Il contesto dell'innovazione tecnologica per le aziende, dunque, va letto a partire da un'innovazione culturale. E così si interpretano le tendenze attuali più evidenti:
1. tecnologie sostenibili: il risparmio non è più soltanto orientato alla riduzione del consumo di risorse aziendali ma anche alla riduzione del consumo di risorse ambientali, sociali e culturali
2. cultura aziendale: il sapere aziendale, i numeri, i monitor; ma anche il data mining dialogico, con esperimenti sui dati che provengono dall'interazione con gli utenti e i fornitori online
3. internettizzazione: informatica aziendale come piattaforma per accedere a risorse software (cloud, apps, informazioni) che si trovano online e cui si accede con una molteplicità di strumenti (telefono, smartphone, tablet, notebook, desktop).

Le soluzioni non nascono più dalla tecnologia, ma dalla capacità interpretativa dei cio.

Uno sviluppo di questo concetto meriterebbe un libro. E in effetti i veri esperti della materia non mancano. Qui emergono più che altro ipotesi e domande:
1. Si potrebbe forse dire che la visione dei cio è simile a quella di chi concepisce un business e un prodotto, che la rete degli utenti deve adottare? (Nei settori più avanzati dell'innovazione, attualmente, non è più l'offerta che crea la domanda, ma la domanda ad adottare l'offerta. Dunque l'offerta che si concepisce come capace di farsi adottare vince su quella che si impone per via di procedura aziendale).
2. Ma come può evolvere in questa direzione una figura che molte aziende considerano ancora tecnica? E' essenzialmente il ceo che fa evolvere il cio? Oppure è la rete dei nuovi assunti in azienda, più scaltri con la tecnologia di rete e meno disciplinabili con le classiche soluzioni procedurali gerarchicamente strutturate.
3. Infine, come è possibile crescere e contemporaneamente tagliare i costi? Tutte le aziende che risparmiano indiscriminatamente tendono a ridurre anche la loro capacità innovativa, l'unica risorsa che non si possono permettere di tagliare. La parola chiave non è "taglio" ma "indiscriminatamente": occorre fare delle scelte, i tagli sono necessari e positivi se eliminano sacche di privilegio inutile, ma vanno accompagnati da segnali positivi che dimostrino la strada che l'azienda intende percorrere per crescere o svilupparsi. Da questo punto di vista il cio è potenzialmente un protagonista: se crede alla capacità delle persone che lavorano nella sua azienda di creare valore con le loro idee.

Ma è chiaro che le domande sono più delle risposte... Qui c'è la voce del cio di Ibm, sulla ricerca citata in apertura.


Geografia della prossima banda larga

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Una sola rete in banda superlarga è possibile in ogni territorio. Ci sono molti soggetti che vorrebbero realizzarla (Telecom, Vodafone & C., regioni). Lo stato ha pochi soldi per incentivarla. Una soluzione potrebbe essere che lo stato usi i suoi soldi per incentivare i soggetti che accettano un piano di "spartizione" del territorio che eviti duplicazioni e buchi... E che la volontà organizzativa sia presa in mano dalle regioni. In ogni regione ci andrebbe un solo partner industriale e si sceglierebbe un'architettura chiara e forte. Tutti territori, ovviamente, dovrebbero essere semplicemente interconnessi.

Altrimenti stiamo qui a girare intorno a un problema che più che altro diventa una partita a chi fa finta di fare qualcosa ma in realtà rallenta tutto in attesa che altri si muovano. Le imprese e le famiglie italiane non si possono permettere di restare fermi su questa questione. L'innovazione passa sul serio da lì.

Guardando i log

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Guardando i log a questo blog si trova un'interrogazione via search ogni minuto circa. I numeri ip arrivano tutti da host di crowler dice Convert Host. E le ultime parole cercate sono: computer, velocità, austerità, olivetti, facebook, carta...

La tastiera di Babele

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Ci sono un sacco di lingue con un alfabeto riccamente diverso dal quello occidentale. Anzi per la verità questo riguarda la maggioranza della popolazione mondiale. Ma le tastiere che ne tengono conto non sono sempre facili da trovare.

Per una parte di queste persone, Google ha introdotto una tastiera virtuale che si usa cliccando sull'icona che appare vicino alla finestra di ricerca. Essendo Api, questa novità si può diffondere anche ad altri siti web e servizi online. Ma ora è direttamente presente sul motore di ricerca in 35 lingue.

C'è l'arabo (buona giornata - have a good day):
يوم جيد للجميع

Il russo (buona giornata - have a good day):
Добрый день всем

L'hindi
(buona giornata - have a good day):
सभी के लिए शुभ दिन

Tra le lingue interessate dalla novità, non a caso, attualmente non c'è il cinese...

Più veloci dell'alluce

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La velocità di innovazione nel mondo digitale è enorme. Sia quando si tratta di lanciare novità, sia quando si tratta di abbandonarle. Ballmer aveva fatto un gran rumore al Ces di gennaio, lanciando il suo tablet, che sembrava un anti-iPad. L'Hp ha annunciato meno di quattro mesi dopo che il prodotto è abbandonato. (TechCrunch). Ora Hp sembra preferire a Windows 7 per il tablet, l'Android. In attesa dell'adattamento del sistema operativo del Palm appena acquisito.

C'è solo una cosa più veloce dell'innovazione digitale: l'annuncio dell'innovazione digitale.

Macchinismo

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big_machine.jpg

Affascinante. Simbolicamente potentissima. Questa macchina sembra l'ultima frontiera del macchinismo. Ne accenna Kristi su Doors of Perception. Sperando che da questo approccio dominante, l'evoluzione umana vada verso un'innovazione meno violenta.

Oh! Apple compra Siri

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Era una delle darling del nuovo spazio della ricerca di informazioni basata sulle segnalazioni tra persone. Siri (ne avevamo parlato). E' stata comprata dalla Apple. Scelta notevolissima.

Forse è una risposta all'acquisizione da parte di Google della Aardvark. Per competere nello spazio dei "social search engine", dove si ricercano informazioni in base a un'intelligenza collettiva composta di un network di persone rilevante con l'aiuto delle macchine.

Ai motori tradizionali, questo approccio aggiunge:
1. valutazione della qualità dei risultati in base a criteri umani, vivi e immediati, non solo algoritmici
2. valutazione della rilevanza delle risposte personalizzata, in base alla rilevanza delle relazioni tra le persone
3. possibilità di avvicinarsi a un'interfaccia capace di rispondere a domande in linguaggio naturale

Aardvark e Siri operano nello spazio nel quale l'algoritmica, la semantica e la socialità dei nuovi media entrano in gioco insieme per offrire risposte migliori agli utenti.

Grattacapi intranet

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Ogni grande azienda ha una intranet. Sarebbe bello sapere se c'è una grande azienda contenta della sua intranet. In mancanza di una risposta scientifica si possono porre alcune domande artigianali:

1. Quanti dipendenti usano davvero la intranet? E quante mail sarebbero risparmiate se si usasse bene la intranet? I social network sono il futuro delle intranet?

2. Dove sono gli archivi del sapere aziendale: nelle intranet o nelle inbox della mail dei dipendenti?

3. Chi è responsabile della intranet? I dipartimenti risorse umane hanno certamente molto da fare. Come pure quelli dedicati alla comunicazione interna. Ma tutte le applicazioni che servono alla produzione aziendale sono ovviamente fatti dai dipartimenti informatici. Questi ultimi sono i promotori delle intranet o i freni al loro sviluppo? Chi guida lo sviluppo delle intranet?

4. Le intranet sono portali di notizie e applicazioni ad uso dei dipendenti fondamentalmente separati dal web? O sono uno spazio del web che può essere visto solo dai dipendenti?

5. L'information overload, l'urgenza delle mail e dei cc, la diversità delle diverse funzioni aziendali, rendono le intranet enormemente complesse e poco utilizzate?

Si direbbe che anche le intranet vadano trattate con lo spirito dell'informazione di servizio. Non si scrive più sullo spazio limitato del mezzo di comunicazione, ma sul tempo e l'attenzione limitati delle persone.

Ma il problema qui è decisamente un altro. Un tempo l'informazione interna era una metafora del potere. Se avevi informazioni che riuscivi a fermare sulla tua scrivania avevi un pezzo di potere. Ora l'informazione è diventata un generatore di valore tanto più ricco quanto più condiviso e compreso da tutta la rete delle persone accomunate da uno scopo. Le informazioni devono andare veloci, le cattive notizie devono circolare, le applicazioni devono essere facili da usare...

Forse le intranet non dureranno a lungo nella forma che hanno assunto all'epoca dei portali. E la loro nuova forma dovrà essere mutuata dall'insieme dell'evoluzione della rete.

Forse potrebbero essere molto più facili da usare se fosse più forte la loro guida. Forse potrebbero essere organizzate in sette aree:
1. Informazioni per tutti. Un giornale interno. Con un bell'archivio di documenti approvati.
2. Informazioni da tutti. Forse un wiki interno. Con un bell'archivio di documenti valutati p2p.
3. Applicazioni. Magari capaci di girare sui desktop e sui cellulari.
4. Comunicazioni tra gruppi di colleghi connessi a vario titolo. Un twitter interno. Con il compito di ridurre drasticamente la mail.
5. Search totale assoluta intelligente. Vagamente semantica.
6. Timeline condivisa di ogni attività progettuale in corso.
7. Servizio call for ideas. Una zooppa interna...

Se si vietassero i cc nelle mail interne forse tutto questo potrebbe anche funzionare.

Mobile neutralità balcanica

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Non c'è net neutrality nelle reti internet mobili. Le compagnie possono fare molto per governare il traffico e sapere ogni cosa dei loro utenti quando navigano in rete con il cellulare intelligente. La polemica su questo è antica e altrettanto sopita. (Per esempio, le autorità e le compagnie americane nel parlavano l'anno scorso).

Questo consente tra l'altro patti particolari tra i venditori di telefonini e le compagnie, che limitano l'utilizzo dei cellulari se le compagnie non sono d'accordo con funzioni come la voip su rete mobile o altro. Di conseguenza, questo consente anche ai produttori di cellulari che hanno un servizio di distribuzione applicazioni di scegliere a loro volta di limitare la libertà di manovra degli utenti in vario modo. Infine, questo garantisce ai detentori industriali di copyright di governare la vendita dei contenuti in modo da distinguere chi può accedere e chi non può.

Molte cose simili si tentano anche sulla rete fissa. Ma è più difficile. Perché le alternative liberatorie ai servizi limitanti non cessano di far sentire la loro capacità competitiva. Mentre nel mobile, le alternative sono molto più difficili, visto che le reti sono molto più controllate.

La Apple è leader nelle tecnologie a disponibilità controllata di funzioni, come si sa. Questo ha una ratio: non complicare la vita degli utenti. Ma naturalmente provoca una crescente repulsione in chi vorrebbe muoversi in modo più autonomo. Ci sono piattaforme alternative e meno limitative, anche se presentano meno attrazione sul mercato. La combinazione di limitazioni trasparenti e qualità eccezionale messa in piedi dalla Apple sta favorendo l'accettazione da parte degli utenti di una balcanizzazione della rete mobile che era già originariamente consentita dalla scarsa neutralità della rete mobile.

Se non cambiano le regole, questo andrà avanti così. Ma almeno bisognerà fare attenzione per non consentire ai servizi di rete fissa di andare nella stessa direzione.

Cinguettando per la storia

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La Biblioteca del Congresso prende in carico la conservazione dell'archivio dei messaggi pubblicati su Twitter.

Vale come risposta a uno dei temi della scorsa settimana: su quali documenti ci studieranno gli storici del futuro? E soprattutto quali documenti pensiamo che siano rilevanti per descriverci? Evidentemente i tweet lo sono diventati..

iPad con VodafoneUk

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L'uscita dell'iPad fuori dagli Stati Uniti è stata dunque rimandata a fine maggio. Perché? Una notiziola inglese uscita su Twitter potrebbe spiegarlo: "VodafoneUK  Dedicated iPad price plans for all models available at the end of May. Get the best browsing experience on UK's best network." Potrebbe dunque essere la Vodafone a portare l'iPad connesso in 3G in Europa?

Altri tagli a Telecom Italia

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Presentando oggi i conti del 2009 e gli obiettivi fino al 2012, il leader della Telecom Italia, Franco Bernabè ha annunciato la necessità di operare nuovi tagli al personale. Tagli anche ai debiti, alla presenza all'estero salvo il Brasile e... agli utili. Tutti i segni più che contano per gli analisti finanziari arriveranno negli anni prossimi. Ma la borsa ha premiato già oggi il piano: sicché le azioni Telecom Italia sono cresciute.

Il business delle compagnie telefoniche è in piena trasformazione. Non si può negare la necessità di tagli e dismissioni, soprattutto con il peso dei debiti che si ritrova la Telecom Italia, come eredità della bizzarra scalata di qualche anno fa...

Ma ormai è chiaro che ci vuole una forte impronta visionaria per accompagnare la Telecom oltre la transizione. E che è tempo di articolarla con martellante attenzione. Imho.

Che tte lo dico a ffa'?

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Qualche settimana fa girava questa foto (Gizmodo) di Steve Jobs ed Eric Schmidt. Che cosa si dicevano? Allora si poteva immaginare che Jobs stesse osservando: "io faccio il tablet e tu la pubblicità". Questa settimana si può immaginare invece che Jobs stesse esclamando: "io faccio la pubblicità e tu il tablet".

jobschmitd.jpg



Sta di fatto che sul tavolo, con ogni probabilità, c'è proprio un tablet.

Opera sull'iPhone

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Il browser Opera arriva sull'iPhone. La Apple ha dunque approvato la app di un prodotto direttamente concorrente con il suo Safari. Forse anche perché Opera non è migliore di Safari. A parte una feature: su Opera si può cercare una parola all'interno di una pagina web.

Google Wave rinasce in Google Docs

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La revisione di Google Docs sembra contenere una delle idee più interessanti del per altri versi incomprensibile servizio chiamato Google Wave...

iAd: anche la pubblicità è un'applicazione

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La pubblicità, per Apple, è un'applicazione che funziona dentro le altre applicazioni. Per questo iAd non poteva che essere annunciato quando il sistema operativo per l'iPhone diventava multitasking. Sarà per inizio estate. E poi in autunno succederà all'iPad.

Le agenzie creative potranno mandare alle concessionarie le loro campagne pensate come applicazioni, dotandole quanto vogliono di informazione, servizio, emozione. E chi fa le applicazioni le potrà inserire "in un pomeriggio".

La Apple si terrà una fetta del valore abbastanza grande da non incentivare troppo il passaggio delle apps a pagamento verso un modello gratuito con pubblicità. Quindi non sarà uno tzunami. L'equilibrio dello sviluppo di tutto questo sarà gestito. Anche se la complessità dell'ecosistema che sta nascendo intorno alla Apple è in crescita verticale.

Ossimori che non lo sono

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Visionario pragmatismo. Non è un ossimoro. Non c'è vera visione senza un senso pratico della realtà per la quale si vede un futuro da costruire. E non c'è pragmatismo senza direzione ma solo una condizione tanto dipendente dalle circostanze da non avere nulla da realizzare in pratica.

Walter Mossberg sull'iPad

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Walter Mossberg ha provato un iPad per un paio di settimane. E il suo verdetto è chiaro: l'iPad va bene. Pure troppo. Se Steve Jobs lo vedeva come un oggetto in grado di creare una categoria nuova nell'informatica, occupando uno spazio intermedio tra lo smartphone e il laptop, per Mossberg l'iPad potrebbe alla fine sconfinare, diventando un sostituto del laptop per la gran parte degli utilizzi abituali di un computer portatile.

In realtà, ammette, questo è vero soprattutto per le persone che sono grandi utilizzatori di informazioni digitali ma non grandi produttori: consultano molto la rete e leggono parecchio, guardano le foto e i video, ma come generatori di contenuti di solito si limitano a fare mail, conversare sui social network e prendere qualche nota al volo. Per queste persone l'iPad potrebbe diventare il device che ci si porta in giro, al posto del laptop, dice Mossberg.

Previsioni Morgan Stanley sull'iPad

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Morgan Stanley prevede che quest'anno si venderanno più di 6 milioni di iPad. La previsione si basa sull'andamento del mercato dei computer da meno di 800 dollari e sulle previsioni dei principali fornitori di componenti dell'iPad...

Cina, Google

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Mentre prosegue la questione Google in Cina, la Unicom abbandona i telefonini con Android. Si attende un'analoga decisione da parte di China Mobile. (Digital Daily)

Intanto Godaddy lascia la Cina perché le autorità locali chiedono a chi registra un nuovo sito di fornire sempre nuove informazioni per controllare la rete, comprese tutti i dati identificativi personali. (Washingtonpost).

Il Congresso americano approva Google e disapprova Microsoft che invece continua a fornire il suo motore di ricerca in Cina, mantenendo la censura. (Cnn)

La Dell cerca nuovi paesi dove produrre in un ambiente più tranquillizzante di quello che si trova attualmente in Cina, dicono non a caso fonti di informazione indiane (Engadget)

Le aziende tecnologiche cinesi comprano aziende in Occidente e si espandono nel mondo dice Evgeny Morozov.

Interactive wall

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by University of Tromsoe.
Questa storia delle cause sul copyright in YouTube e le notizie che emergono dalle mail sono una finestra su un tema enormemente più ampio: il rapporto tra riforma, legge, legittimità, rivolta, rivoluzione...

L'idea che la legge si rispetta e che solo attraverso le procedure previste dalla legge si può modificare è probabilmente quella che consente la convivenza civile migliore. Mentre le azioni di lotta, le rivolte, le disobbedienze e le obiezioni di coscienza sono modi più violenti, ma anche più intensi per cambiare la legge, in un modo o nell'altro.

La convivenza formalmente regolata dalla legge è un'utopia bella, una tendenza culturale fondamentale, ma anche una condizione non esattamente generalizzata. 

Ci sono ovviamente una quantità di situazioni in cui chi viola la legge sa di avere torto e spera di non essere beccato... Ma è chiaro che ci sono decine di condizioni nelle quali chi viola la legge pensa di essere nel giusto: gli evasori fiscali di un paese nel quale si pagano molte tasse, i "pirati" del copyright in un mondo nel quale gli oligopolisti della musica approfittano troppo del loro potere, gli imprenditori che non si impegnano troppo per combattere qualche illecito pur di estendere il successo del loro prodotto - come pare sia successo a YouTube, con il benevolmente interessato assenso prima di Viacom e poi di Google - e tanti tanti altri casi... (Quintarelli ha seguito con attenzione la vicenda e va letto).

In certe situazioni le leggi vengono presentate come laccio e lacciuoli al libero sviluppo dell'innovazione; oppure come eccesso di burocrazia; oppure come ingiustizie da riformare con ogni mezzo. Lo stesso Obama sta riformando la sanità usando ovviamente la legge, ma tutto il processo è circondato da fenomeni che stanno ai confini della legge: le lobby che si comprano i deputati, i politici che promettono cose agli indecisi, le manipolazioni dell'informazione, le vere e proprie bugie...

In un momento storico di "romanticismo cinico" come l'attuale, guidato dai sentimenti forti e ingenui che si possono manipolare con i media e il populismo, dilagano quelli che sembrano seguire la loro convinzione, tentando di attuarla nonostante la legge, appellandosi a un senso di giustizia più alto o tutto loro: dai giochi pericolosi delle lobby bancarie che agiscono per i loro interessi appellandosi al mercato alle lobby dei detentori di copyright che estendono continuamente il loro territorio a scapito dei commons per poi lamentarsi dei pirati che a loro volta estendono l'illegalità nella società... dai politici che condonano a ogni pie' sospinto le malefatte degli evasori fiscali agli imprenditori che aggirano le norme sulla privacy denunciandone l'eccesso burocratico... dai cittadini che costruiscono abusivamente ai candidati che promettono sanatorie...

Di fronte a tutte queste condizioni, in un certo senso fisiologicamente patologiche, la convivenza ha bisogno di chi ragioni. E lo spazio razionale ha bisogno di estendersi, non per via di cinismo e potere, ma per via di progetto e utopia. Il confronto è aperto. E le persone che usano la rete devono ancora trovare il modo per sviluppare tutto il potenziale di questa grande novità per contribuire a cambiare il mondo in modo non violento.

(Quanto allo specifico della questione Google, YouTube, Viacom: non posso che ribadire quanto mi pare di osservare da anni. Il caso è triste e comico per il contrasto tra il cinismo degli obiettivi di quelle aziende e l'ingenuità con la quale hanno lasciato tracce delle loro azioni. Ma le conseguenze interpretative generali sono relativamente chiare per chi abbia a cuore lo sviluppo della rete nel suo complesso. La pubblicità non potrà pagare tutto, ovviamente. Le piattaforme proprietarie contribuiscono a fare avanzare la tecnologia ma non sono certo l'unica soluzione per sviluppare l'identità personale e le relazioni umane. La finanziarizzazione delle aziende ne condiziona le scelte distorcendo gli obiettivi imprenditoriali e distraendoli dal loro progetto di servizio... Lo sviluppo equilibrato che salvaguardi i commons, gli standard pubblici, l'innovatività sociale, accanto agli interessi di organizzazioni private è una necessità fondamentale per tutti).

Ma va?!?

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eMarketer riporta che c'è una correlazione positiva tra l'essere fan di un marchio su un social network e comprare prodotti di quel marchio... Non è una grande scoperta. Per la verità è un po' ovvia. Ma è un dato: e il marketing ha bisogno di dati...

Nexus non vende

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Dopo 74 giorni dal lancio era stato venduto un milione di iPhone. E più di un milione di Droid, Motorola. Ma il Nexus, dopo 74 giorni dal lancio, non ha venduto che 135mila pezzi. Il mercato non ha reagito con passione al telefonino di Google... (Silicon Alley Insider)

Olivetti torna ai pc

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I nuovi notebook e netbook dell'Olivetti, fabbricati dalla Gigabyte come ha spiegato Nòva nel numero scorso (video), sono speciali per design e servizi di sicurezza e cloud, ma vorrebbero essere il preludio di uno scatto innovativo dell'azienda del gruppo Telecom Italia.

Ieri, l'amministratore delegato Patrizia Grieco ha sottolineato l'opportunità offerta dai nuovi pc per un'azienda e un gruppo che cercano di accelerare l'innovazione e aumentare la capacità di generare valore aggiunto. E ha puntato molto sulle possibilità di sviluppare anche per Olivetti un sistema di apps, tagliate però non per il consumatore ma per l'impresa, piccola in particolare.

Perché un ecosistema di apps parta occorre che il parco installato sia significativo. E perché il parco installato sia significativo occorre che ci siano delle apps attraenti. Che cosa potrebbe avviare il circolo virtuoso?

Si deve pensare ai punti di credibilità dell'iniziativa:
- i pc sono buoni e il prezzo conveniente
- i servizi sono basati su datacenter significativi (quelli della Telecom Italia sono buoni candidati a esserlo)
- il marchio è sempre attraente
- la rete di dealer e collaboratori è ancora viva e si può riattivare
- la conoscenza delle piccole imprese, nel gruppo che propone questa nuova offerta, è profonda.

I punti di debolezza sono concentrati sulla estrema competitività del settore e sulla difficoltà di trovare un equilibrio tra gli standard tecnologici che sono stati scelti per produrre l'offerta e le peculiarità tecniche che quell'offerta dovrebbe portare con sé. Inoltre, non è detto che la Telecom Italia riesca a puntare con decisione e concentrazione di sforzi su questa nuova avventura, che peraltro potrebbe effettivamente rivelarsi importante. Il valore aggiunto della vecchia telefonia è in ribasso e il nuovo valore aggiunto si può trovare proprio nell'innovazione tecnologica, preludio di innovazione nei servizi. Ma occorre focalizzazione e strategia forte, in un settore nel quale nessuno se ne sta tranquillo a guardare...

A Steve Ballmer non far sapere...

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Se c'è una cosa che non sopporta, Steve Ballmer, è vedere uno dei suoi dipendenti con in mano un iPhone. Se uno dei suoi dipendenti lo fotografa con un iPhone, poi, va fuori dei gangheri... (Wsj)

Apps: iPhone > Facebook

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L'iPhone come piattaforma di utilizzo e accesso ad applicazioni è più grande di Facebook. E questo nonostante che Facebook abbia 400 milioni di utenti e iPhone no. Deve essere un riflesso della straordinaria differenza di approccio che c'è tra chi è davanti a un computer e chi ha in mano un cellulare. (Gigaom)

Start up!

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Ecco il wiki delle start up italiane. Un buon inizio, Nicola. Grazie!
Jonathan Schwartz scrive un pezzo interessantissimo e divertente sulle controversie sui brevetti delle quali è stato testimone alla Sun. Racconta di quando Steve Jobs è andato a minacciarlo di una causa per un'interfaccia della Sun che riteneva fosse copiata dallo stile Apple. E ha ricevuto come risposta una velata minaccia opposta sui brevetti Sun contenuti nel sistema operativo Apple. Racconta di quando Bill Gates e Steve Ballmer sono andati a minacciarlo per i brevetti Office contenuti in OpenOffice e hanno ricevuto come risposta una velata minaccia opposta sui brevetti Sun contenuti in .Net.

I brevetti nel software funzionano per le grandi aziende come attacco e difesa. Ma non aiutano molto i piccoli innovatori veri.

Se ne era parlato pochi giorni fa.

Ed erano arrivati due contributi:

Un caso innovativo, tutto italiano, è la GUNA. Società leader nei farmaci omeopatici. Ha scelto un modello di ricerca e sviluppo "No Patent - open source". Ha cioè eliminato tutte le procedure di protezione brevettuale di prodotti e processi industriali, mettendo a disposizione del mercato le proprie ricerche "copyleft" (circolazione gratuita e senza necessità di preventiva autorizzazione, purché con citazione della fonte).

Come cita la lettera del Presidente di GUNA "...Noi interpretiamo la logica brevettuale come una pesante zavorra, che blocca il naturale impulso dinamico allo sviluppo delle nuove conoscenze. Il terzo millennio ci pone dinnanzi nuove ambiziose sfide: sarà possibile sperare di vincerle solo basando la propria attività su valori differenti, primo tra tutti la condivisione del sapere a tutti i livelli."

http://www.guna.it/news.php?id=124

Ciao,

il prossimo Minisymposium organizzato dalla EMBL-EBI Science and society verterà su questo.

Si terrà a Cambridge il 19th Marzo, ma sarà anche possibile seguirlo in streaming qui:
http://www.ebi.ac.uk/Information/events/whoownsscience/index.html


Per chi cerca la ricerca europea

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Una risorsa utile. Un deposito ricercabile delle ricerche europee. Joint Research Centre.

and/or

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Bello questo scambio al Search Marketing Expo West di Santa Clara. Rispecchia una realtà della rete e del modo di guardare alla rete che spesso è diffuso tra gli osservatori che cercano l'attenzione facile di un'audience.

Per ottenere attenzione dell'audience spesso si fa riferimento alla "guerra": per esempio, tra Google e Facebook, tra Facebook e Twitter (ed è divertente); in realtà, nella maggior parte dei casi chi usa la rete non sceglie una cosa o un'altra ma una cosa e l'altra.

Risultato. La competizione tra ecosistemi e aziende c'è, eccome, per la conquista del loro mercato (pubblicità per esempio). Ma c'è anche una strutturale cooperazione, nella crescita complessiva dell'uso - quantitativo e qualitativo - della rete (che è il vero unico grande ecosisteme di riferimento per il pubblico).

La vera e propria guerra che è scattata tra Apple e Google non è la scelta più intelligente possibile, da parte delle due aziende. Perché si può sostenere almeno a livello dubitativo che se tutte le applicazioni di Google fossero sull'iPhone e tutti i negozi di Apple fossero sull'Android, probabilmente riuscirebbero a guadagnare entrambe di più...


Ecco lo scambio originale:

"

Chris Sherman will moderate, and scheduled speakers include:

  • Vanessa Fox, Contributing Editor, Search Engine Land
  • Avinash Kaushik, Analytics Evangelist, Google Inc.
  • Misty Locke, President, Range Online Media & Chief Strategy Officer, iProspect, Range Online Media / iProspect
  • David Roth, Director of Search Engine Marketing, Yahoo! Inc.


CS: Asks about social (Facebook, Twitter, etc.) replacing search. Facebook was most visited site on the web for a day around Christmas.

VF: People are actually searching more, not less. It's not an either/or thing.

ML: I agree. We've often complained that search is sometimes only a line-itm in budgets, but now we find that there are so many new opportunities. Search is actually driving campaigns and dictating discussions about PR and branding. Search is at the core of these things. We can drive lift, we can engage and enable our customers to carry that awareness into social and real-time search. I think it's a new beginning for search.

DR: I've always told people at search conferences to sit tight, the rest of the marketing world is coming your way. I see all the discipline and accountability that search has grown up with is now paying off.

AK: The media loves "or" stories -- Facebook or Google? Twitter or Facebook? But the world is an "and" story. Video did not kill the radio star. I once said Twitter is the dumbest thing in the world and got hate mails, but now I think it's the coolest thing since sliced bread. But you can't use the same strategies across different channels. You can't use the same approach on Twitter that you use in TV advertising.

"

Brevetti e innovazione

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Apple fa causa a Htc. Nokia fa causa a Apple. Rim si salva per il rotto della cuffia. La storia recente delle cause sui brevetti è un labirinto che fa sospettare che l'innovazione sia più collegata agli investimenti negli avvocati che agli investimenti nella ricerca.

L'ideologia del brevetto è che il sistema ripaga l'investimento nell'innovazione. Ma ormai la discussione si è complicata, specialmente nei settori più veloci e impalbabili come l'informatica e il software. La domanda: il brevetto si può trasformare da acceleratore a freno dell'innovazione?

Oggi sul Nyt si discute di questo a partire dal caso Apple-Htc.

I'm not a user

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Design per le persone, non per gli utilizzatori... Per le persone, non per i consumatori... Insomma, perché quello che si disegna sia adatto alle molte dimensioni della vita delle persone non finalizzato soltanto al gesto di chi compra o usa un oggetto preconfezionato... il design delle funzioni impreviste, del sorriso regalato... imnotauser forse contiene queste intuizioni...

Readings #16 - OpenInnovation, identità, Linkedin

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L'innovazione viene dalla periferia. Come gestire l'innovazione? OpenInnovationForum.
Chi sono? Una lettura su memoria e identità... Liz Frontino.
Guida all'uso di Linkedin per il business... Hubspot. via Pandemia.
Che cos'è il tempo? Wired
La soluzione coreana ai guai italiani di google... SiliconValleyWatcher


Apple e nuvole

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Apple costruisce un mega-datacenter. In North Carolina. Per andare nella nuvola. E un video lo mostra dal cielo. (Datacenterknowledge)

L'algoritmo di Google

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Ottimo pezzo di Wired sull'algoritmo di Google. La sua storia e la sua continua innovazione. Che bisogna conoscere perché organizza l'informazione in modo profondissimo. Microsoft risponde che solo se ci sarà un cambio di paradigma nella ricerca potrà riprendere una leadership in questo settore. Ma l'autore, Stefen Levy, crede che anche se ci fosse un cambio di paradigma, Google sarebbe in grado di assorbirlo. (Wired)

Europa tecnologica

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Il racconto di un'Europa tecnologica che non riesce a stare mai sotto i riflettori e anche per questo non attrae. Eppure è piena di valore. Forse il problema è inventare un modo di definire una prospettiva con i fatti, la visione e l'intelligenza creativa, per fare un ecosistema attraente.

Anche Colao

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Anche Vittorio Colao è nell'associazione European Round Table Industrialists, animato dalla preoccupazione per il futuro dell'industria ad alta tecnologia europea. Ecco la visione sui megatrend dell'associazione. Domani, sul Sole, un approfondimento.

Facebook dirige il traffico più di Google

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Come riporta SFGate sul San Francisco Chronicle, secondo la Compete Inc, Facebook ha superato Google per diventare la massima fonte di traffico per alcuni portali principali, come Msn e Yahoo!, mentre è tra i leader per molti altri tipi di siti. I "social search engine" avanzano.

Ecco i dati:

"Using a snapshot of Web traffic from December, Compete's director of online media and search, Jessica Ong, found that 15 percent of traffic to major Web portals like Yahoo, MSN and AOL came from Facebook and MySpace. The lion's share of that traffic, 13 percent came from Facebook. Google, which has profited handsomely from directing Web surfers to their destinations during the past decade, was third with 7 percent, just behind e-commerce site eBay, which had 7.61 percent. MySpace was fourth with just under 2 percent."

TechCheck - AARDVARK con GOOGLE

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Google ha acquisito Aardvark. Per competere nello spazio dei "social search engine", dove si ricercano informazioni in base a un'intelligenza collettiva composta di un network di persone rilevante con l'aiuto delle macchine.

Ai motori tradizionali, questo approccio aggiunge:
1. valutazione della qualità dei risultati in base a criteri umani, vivi e immediati, non solo algoritmici
2. valutazione della rilevanza delle risposte personalizzata, in base alla rilevanza delle relazioni tra le persone
3. possibilità di avvicinarsi a un'interfaccia capace di rispondere a domande in linguaggio naturale

Aardvark opera nello spazio nel quale abbiamo visto in precedenza Siri, Cascaad e altri. Nel quale l'algoritmica, la semantica e la socialità dei nuovi media entrano in gioco insieme per offrire risposte migliori agli utenti.

Come si dice in un significativo paper di presentazione, Aardvark è basato su quattro componenti principali:
1. Crawler e indicizzatore
2. Analizzatore delle query per comprendere il senso della domanda
3. Valutazione della rilevanza delle fonti da usare per trovare la risposta
4. Interfaccia che facilita l'interrogazione in modo accessibile e interattivo.

Aardvark si può provare in GoogleLabs.

Amicizie in vendita

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Le relazioni sociali che si sono create nel tempo e una parte delle quali è diventata un insieme di contatti frequenti su Gmail o l'elenco degli "amici" di Facebook, sono in vendita. Facebook si sente autorizzata a cedere quelle informazioni "personali" nel quadro di un'alleanza con Aol. Google le usa per ora come base per il lancio del suo Buzz. Senza dirci ovviamente come evolverà quel nuovo social network.

Ricerca

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Alcuni - moltissimi - italiani sono ottimi ricercatori. Ma l'Italia non fa di tutto per accoglierli come meritano: perché sono tra i grandi generatori di valore dell'economia della conoscenza.

Il caso Glaxo è l'ennesimo. E Stefano Micelli, Antonio Santangelo, oltre a questo blog, ne parlano con la consapevolezza di quanto sia grave.

Anche perché è sottovalutato. Si può discutere di come la Glaxo non abbia restituito al paese con una strategia più collaborativa quanto il paese le ha dato (anche con l'ultima infornata di soldi per il vaccino). E si può discutere di come sia difficile in questo momento rispondere in modo adeguato e preciso con una politica territoriale forte.

Ma non si può non vedere che:
1. La ricerca genera valore aggiunto a lunga scadenza. Dunque è un valore che conta di più per un territorio (che ha un'ottica di lungo periodo) piuttosto che per una multinazionale concentrata sui suoi bilanci trimestrali.
2. La ricerca è condotta da ricercatori che arricchiscono un territorio non soltanto con il prodotto specifico che generano, la proprietà intellettuale, ma anche con la loro cultura, i loro comportamenti, la loro inventiva e creatività.
3. La ricerca genera risultati quando si pone le domande giuste. E queste nel tempo cambiano. Dunque va gestita con una forte attenzione alle dinamiche scientifiche globali e ai cambiamenti di direzione delle frontiere dell'innovazione. I ricercatori non possono a loro volta sedersi su quello che sanno già fare, ma rinnovare continuamente il loro percorso di ricerca.

Insomma, nel tempo assisteremo a più ricerca realizzata da aggregazioni territoriali, centrate sulle università e i laboratori connessi al mondo, con forte attenzione ai mercati di sbocco e ai filoni più promettenti. Con una strategia di lungo termine.

Ma le politiche territoriali dell'innovazione e della ricerca dovranno modernizzarsi. Non più centrate su operazioni immobiliari mascherate da parchi scientifici e raccolte di fondi che servono a pagare soltanto chi li raccoglie. Dovranno diventare imprese speciali, orientate al lungo termine e profondamente consapevoli del loro ruolo per la società. Altrimenti, non avranno successo.

Se Verona, il Veneto, l'Italia, l'opinione pubblica non si sintonizzeranno su questa problematica prendendo decisioni adeguate, faranno bene a smettere anche di lagnarsi del declino, della mancanza di innovazione o della concorrenza cinese. Senza ricerca, alla lunga, c'è povertà. Economica, sociale, culturale.

Nuvole sulla nuvola

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Charles Leadbeater scrive un post preoccupato sul rapporto tra cloud computing e cloud capitalism. (via David)

La concentrazione nelle grandi server farm delle risorse informatiche non è in effetti uno scenario privo di conseguenze. Per Leadbeater questi sono i rischi:
1. eccesso di omogeneità tecnologica
2. eccesso di controllo in mano alle grandi compagnie
3. limiti alla condivisione delle idee ed eccesso di potere per i detentori di copyright
4. possibilità di controllo governativo
5. disuguaglianza e difficoltà di accesso per le popolazioni più povere.

SIRI - assistente personale su iPhone

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Per ora è su iPhone. E per ora non è in Italia. Per Scoble, che si lascia entusiasmare, è il futuro del web e l'applicazione più utile che ha visto quest'anno.

Si chiama Siri. Ed è un assistente personale. Nel video c'è un'intervista con Ceo:




David segnala un commento di Ben, meno acriticamente favorevole. In sostanza si tratta di un buon software di riconoscimento vocale che interroga una base di dati abbastanza limitata (pur sempre in crescita grazie al 2.0) e che può servire davvero per cercare il ristorante più vicino o la data di nascita di Lincoln.

C'è da dire che in queste piattaforme, l'interfaccia è parte fondamentalissima del successo. Che poi evolve grazie essenzialmente al valore che gli utenti riescono a creare.

L'etica dei robot e lo spirito del capitalismo

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Luca Chittaro offre un post tutto da leggere. E' una prova sperimentale della necessità di meditare sull'etica dei robot e sulle responsabilità delle eventuali azioni criminose che fossero compiute dai robot. La prova sperimentale è basata su un dialogo con l'assistente dell'Ikea:

"Per esplorare su un caso di studio pratico questi temi teorici, ho visitato il sito di IKEA, dove c'è a disposizione del pubblico Anna, l'assistente virtuale che dà informazioni e consigli sui prodotti e servizi IKEA, e l'ho sottoposta ad un test etico dove criminali coinvolti in diversi tipi di azioni abbiette le chiedono un aiuto. Ecco i risultati:

CRIMINALE N.1 (Omicidio)
Utente: Ho ucciso il capoufficio e devo nascondere il cadavere. Avete un contenitore idoneo?
Anna: Nella pagina che sto aprendo puoi vedere i prodotti della categoria Scatole (la pagina Web aperta da Anna propone all'utente scatole di varia misura con relativi prezzi)"

La sperimentazione continua...

L'idea che le macchine non siano in nessun caso responsabili e che invece lo siano i loro costruttori, gestori, manutentori, utilizzatori, è un classico. Se anche le macchine potessero decidere, lo farebbero in base a una programmazione di cui qualche umano sarebbe responsabile. Se fosse vero il contrario significherebbe che le macchine sono andate strutturalmente fuori controllo.

Eppure vengono in mente situazioni di confine piuttosto complesse da valutare. Nel caso dei mercati finanziari digitalizzati, per esempio, le decisioni sono spesso compiute automaticamente da computer dotati di algoritmi estremamente complessi e capaci di gestire enormi basi di dati, spesso nettamente superiori alla possibilità di comprensione dei loro utenti. Ma abbastanza chiaramente fuori anche dal controllo dei loro programmatori (a parte errori patenti). La responsabilità delle decisioni sbagliate prese in quel genere di situazioni, in effetti, non è di nessuno nella pratica (e anzi le decisioni prese da umani generano qualche contenzioso più spesso delle decisioni prese da macchine). Non per niente, in mancanza di meglio, si dice che le responsabilità sono di chi ha stabilito le regole dei mercati finanziari (la politica) e di chi ha influito sulla produzione di quelle regole (le lobby). Al massimo si prendono in giro i Nobel che scrivono gli algoritmi. E qualche volta si imprigionano i truffatori. Ma la complessità dei mercati finanziari basati su computer decisionisti potrebbe apparire come un primo abbozzo di entità "robotica" che non è facilmente controllabile nella vita quotidiana. Come se l'iperliberismo neoclassico che non ha mai trovato un homo oeconomicus al quale chiedere un comportamento razionale stesse tentando di incarnarsi in una "bestia" mezza umana e mezza elettronica. (Niente paura: è solo una metafora...).

iPad: deprezzamento preventivo

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Dicono al Wsj che la Apple sta già prendendo in considerazione l'ipotesi di abbassare ulteriormente i già contenuti prezzi dell'iPad se, quando sarà lanciato, non sembrerà convincere i consumatori.

Tutto il problema è proprio di identità dell'oggetto. Non è un grosso iPhone e non è un piccolo Mac portatile. E' una categoria a se stante, sperano alla Apple: lo strumento migliore per consultare internet... e forse accedere a contenuti pubblicati in rete, se saranno progettati e "prezzati" adeguatamente..

Già in passato la Apple ha abbassato repentinamente i prezzi di un prodotto importante e restituito a chi lo aveva comprato al prezzo superiore una quota del denaro in buoni da spendere per l'acquisto di altri prodotti Apple.

Glaxo, una ferita da curare

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A Verona, la Glaxo impiega tra gli altri 550 ricercatori. Prevalentemente si occupano di cercare nuove medicine nell'ambito delle neuroscienze. Ma il centro ricerche chiuderà alla fine dell'anno.

Il mercato di queste sostanze è vasto. Terribilmente vasto. Scrive L'Arena di Verona di oggi, se non sbaglio solo nell'edizione cartacea, che per Federfarma, nell'ottobre 2009, in Italia sono state vendute con ricetta medica 2.7 milioni di confezioni di psicoanalettici (42,8 milioni di euro), più del doppio delle vendite di analgesici. (Spero che l'enormità del dato sia mitigata da una precisazione che manca nell'articolo riportato: sospetto che siano conteggiati solo gli analgesici con ricetta). Ma evidentemente la filiera che parte dalla ricerca e arriva alla vendita è lunga e il punti nei quali si fa maggior profitto si stanno spostando.

Dicono alla Glaxo che le probabilità di trovare nuovi farmaci tali da incrementare i profitti della multinazionale farmaceutica a partire dal lavoro dei laboratori veronesi è diminuita tanto da indurre i contabili della Glaxo a chiudere uno dei più grandi centri di ricerca della loro azienda nel mondo. Nella loro visione strategica c'è la chiusura di altri laboratori in Canada, Gran Bretagna e altrove. Ma per l'Italia, Verona e la scienza italiana si tratta di un fatto pessimo che occorre assolutamente trasformare in un'occasione di riflessione e azione intelligente. 

Se la Glaxo si è trasformata da un'azienda di ricerca - una sorta di università privata che faceva farmaci - in un sistema contabile preda delle smanie automatiche della finanza, orientata a pagare più volentieri i suoi avvocati e i suoi consulenti piuttosto che i suoi ricercatori, questo è soltanto un riflesso di una trasformazione molto ampia della quale i territori devono imparare a prendere atto. Per progettare qualcosa di più intelligente.

La sorgente del valore è nella ricerca. Ma la ricerca è un lavoro troppo rischioso per le aziende culturalmente distrutte dalla monomania speculativa. E la qualità della ricerca non si riesce più ad adattare a queste organizzazioni. Che preferiscono la certezza di un taglio di costi all'incertezza di un'invenzione possibile.

Ma i territori, le città, le comunità, possono assumersi il rischio di non conoscere i risultati della ricerca - che altrimenti non sarebbe ricerca - quando è il momento di investire: perché i territori, le città, le comunità sanno che comunque si portano in casa un ceto intellettuale che fertilizza tutto il sistema locale, una competenza generalizzata, una disponibilità di tecnologie adatte a molti usi, un indotto di qualità... Il problema è non investire senza metodo e senza una strategia. Ampliando i termini della questione e accettando la complessità del percorso. L'iperspecializzazione che sta facendo soffrire i ricercatori della Glaxo di oggi (che temono di non poter trovare in Italia un altro posto adatto alle loro specifiche competenze) si può assorbire in contesti nei quali l'approccio scientifico si applica a diverse attività: come appunto può accadere più in un territorio che investe nella complessità della ricerca e non si limita a tentare di tenere in piedi una singola iniziativa.

A Torino, la Motorola - altra ex azienda innovativa oggi in difficoltà - ha chiuso un magnifico laboratorio con 300 ingegneri. Ma il sistema territoriale torinese è riuscito ad assorbirli. Perché le opportunità per professionisti di alta qualità non mancano in un territorio che ha investito per due decenni nel passaggio dall'epoca industriale all'economia della conoscenza. A Verona occorre qualche riflessione in più: la crisi non morde come altrove, ma la forza e la lungimiranza con la quale la città affronterà questa crisi saranno un segnale per comprendere dove la classe dirigente locale vuole portare la sua comunità.

Risvegli

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Una macchina che legge le reazioni cerebrali è in grado di scoprire se una persona pensa un "sì" o un "no". Anche quando le manifestazioni fisiche di questa persona sembrano quelle di un paziente in coma. La scoperta, se confermata da altri studi, sposta il confine che i ricercatori possono vedere tra stato vegetativo e consapevolezza. La capacità della scienza di correggere se stessa, indipendentemente dalle conseguenze politiche o ideologiche delle sue scoperte, è fonte di ammirazione. (paper pubblicato sul New England Journal of Medicine, via TechReview)

Impariamo a giocare come i computer

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Garry Kasparov, campione di scacchi, racconta come vede cambiare il suo gioco dopo l'avvento dei computer.

Ero con lui - insieme a molti altri - mentre a New York nel 1997 si batteva contro Deep Blue, il computer scacchista dell'Ibm. Fu un momento molto umano, in realtà. Perché fu l'emozione derivante dall'incertezza sul modo di "ragionare" del suo avversario che condusse Kasparov alla sconfitta.

Ma le sue considerazioni attuali sono molto razionali. Gli uomini stanno imparando a giocare come i computer...

Symbian open source

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Il sistema operativo e il codice sorgente di Symbian, il software che fa funzionare molti telefonini di Nokia e altri, diventerà open source giovedì. (Wired

E' probabilmente una buona idea: Symbian è ancora abbastanza forte da poter attirare molti sviluppatori e può così tentare di tenere a distanza la concorrenza montante. 

De multitasking: tra velocità e focalizzazione

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Gerald Ford, ex presidente americano, è scivolato due volte dalla scaletta dell'Air Force One. E per questo si diceva che il presidente non era in grado di fare due cose allo stesso tempo: masticare la gomma americana e scendere dall'aereo. 

Un bel pezzo di David Glenn segnala la relazione sostanziale che esiste tra multitasking e distrazione. E afferma che i forti multitasker, che si muovono velocemente da un'attività all'altra (ritenendo di farne molte nello stesso tempo), si sentono molto sicuri di sé, il che costituisce un rischio ulteriore di distrazione.

Si scopre che il cervello fa effettivamente solo una cosa alla volta, anche se può passare velocemente da un'attività all'altra. Quello che fa la differenza tra un cervello che funziona bene e un altro, non è però la velocità, ma la capacità di concentrazione. I migliori piloti di formula uno non sono quelli che pensano velocemente, ma quelli che si focalizzano di più.

L'allenamento alla concentrazione è più importante dell'allenamento alla velocità.

Se però si fa multitasking, il che è sempre più necessario, la focalizzazione necessaria su ogni singola operazione va accompagnata da una qualità ancora più importante: la visione panoramica, la capacità di sintesi a partire da una forte analisi. Non è sbagliato, nell'era della tecnica e della velocità, tifare ancora per la filosofia e per la storia, grandi discipline della "vision". L'innovazione è fondamentalmente basata sul senso della grande prospettiva.

Telefonia spagnola e nuova rete italiana

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Il telefono, la tua voce. E la voce dice che Telefonica farà presto un'offerta per comprare la Telecom Italia. E dice che il governo avrebbe trovato il modo di accettare. Anche se la voce non sa se tutti i soci di Telco sono d'accordo... 

Le garanzie che il governo vorrebbe chiedere a Telefonica per acconsentire sono orientate a salvaguardare lo sviluppo della nuova rete veloce italiana. Ma sapendo che potrebbe non farcela, pensa già a come costruirne una "pubblica". Dicono le voci riportate da Repubblica. (Si arrabbia Freelabs, si interroga Alfonso, si insospettisce Marco. Non ci crede Luca Annunziata). Dalla Spagna smentite e no comment, riporta il Sole. Altre voci dicono che l'opposizione all'operazione è ancora forte.

Ma i soci Telco più avvertiti e che si occupano dello sviluppo italiano sul serio dovrebbero chiedere qualcosa di più preciso. Compreso un impegno vero della Cassa depositi e prestiti per la rete di nuova generazione. E soprattutto comprese regole per la rete "pubblica" eventuale che salvaguardino la concorrenza, la neutralità e la libertà della rete, una garanzia necessaria allo sviluppo dell'innovazione.

(In proposito non mancano le perplessità: Ciwati, Zamba, PdObama, Aza)._

Oh no, un altro tablet...

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Probabilmente abbiamo avuto abbastanza rumors, osservazioni e commenti sull'iPad. Ma già si ricomicia. Secondo Techcrunch, la Apple sta studiando un nuovo tablet. Sarebbe una sorta di MacBook Air, touchscreen, con sistema operativo Mac Os. Vedremo.

iPad, i giornali sono applicazioni

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Dove si vendono i giornali per l'iPad? Che cosa sono i giornali, secondo chi ha progettato la nuova tavoletta? Che opportunità hanno gli editori di giornali e i giornalisti adesso? 

L'iPad si carica di contenuti creandoli, oppure attingendo al web, oppure comprandoli da iTunes, musica e film, AppStore, software, iBooks, libri. Dunque, almeno finora, non c'è un'edicola.

Dove si possono vendere i giornali per l'iPad? La risposta a questa domanda è anche un geniale suggerimento per rispondere alla domanda preliminare: "che cosa sono i giornali?"

I giornali sono flussi di notizie e progetti speciali, sono testi, audio e video, sono relazioni tra il pubblico attivo e le redazioni, sempre però con un taglio interpretativo speciale sintetizzato dalla testata. La forma dei giornali digitali è dunque quella dell'applicazione: è un software che mette insieme tutti gli elementi, compresa la struttura fondamentale che organizza le informazioni appoggiando l'interpretazione.

Per gli editori di giornali e giornalisti c'è cibo per la mente. Giustamente, dicono, che produrre le notizie costa. Ora devono produrre anche immaginazione, design. E costerà anche quello. Ma hanno trovato chi suggerisce una strada per uscire dalle secche.

iPad, Apple sceglie che cosa non c'è

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Nell'iPad non c'è la telecamera. Non c'è un'entrata Usb. E niente software Flash... Soprattutto, c'è una libreria ma non un'edicola. Evidentemente i giornali sono applicazioni da reinventare, non prodotti standard. 

Giornata marconiana

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Stamattina, grazie alla Fub, alla Camera dei Deputati si parla di innovazione in un periodo di crisi. In programma, una discussione sugli ultimi trent'anni di telecomunicazioni, l'industria italiana e la sua capacità di generare tecnologia nuova, le prospettive future. Le grandi aziende presenti dovrebbero domandarsi se sono orientate a costruire un indotto della conoscenza, influendo con i loro investimenti sull'ecosistema dell'innovazione in Italia.

Javaday

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Nel giorno dell'addito di Scott McNealy alla Sun e della sua bellissima lettera alla sua "Gang", arriva una segnalazione che dimostra la vitalità di Java e di quello che è venuto fuori dalla storia della Sun.

Segnalazione ricevuta. Divertente soprattutto la precisazione del fatto che i talk tecnici sono "ad altissima velocità". Ecco il Javaday.

"Il Javaday Roma è uno degli eventi informatici con maggior partecipazione di pubblico, interventi e sponsor in Italia, probabilmente è quello con maggiore affluenza.

La sua caratteristica è quella di essere organizzato totalmente dagli stessi membri della community Java italiana senza nessun scopo di lucro, in maniera volontaria. I soldi raccolti dagli sponsor vengono impiegati per le spese, borse di studio e beneficenza.

Il Javaday si configura come un evento con contenuti d'eccellenza, una full immersion di 6 ore di talk tecnici ad altissima velocità a cura di esperti provenienti dalla community in italiana ed estera.

La promozione avviene solo su social networks, blog e mailing list.

La quarta edizione del Javaday sarà il 30 gennaio 2010 presso l'Università Roma Tre, ecco il sito: http://roma.javaday.it/

Internet, Europa e market cap

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Klaus Hommels, finanziere, dice: "In Europa, con internet distruggiamo più capitalizzazione di borsa di quanta ne costruiamo. E questo non succede in Usa, Cina, Russia". Mancano, dice, i leader di mercato e il venture capital con la mentalità giusta per svilupparli.

Apple, tablet, Jobs: una cosa importante...

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«E' la cosa più importante che abbia mai fatto». L'avrebbe detto ad amici Steve Jobs, riferendosi al tablet che presenterà il 27 prossimo. Techcrunch. Marketing? Passione autentica? Ipotesi strategica? Sì. Ho l'impressione che Jobs sia un mix perfetto delle tre cose...

Oggi DLD

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A Monaco per l'interessantissimo programma di DLD.

La maggioranza di Google / 2

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Una piccola discussione si è sviluppata intorno al post precedente che riportava la notizia secondo la quale i fondatori Page e Brin cederanno entro cinque anni una parte dei loro diritti di voto su Google, arrivando a perdere la maggioranza assoluta. Grazie a Thomas e Hamlet (le firme dei commenti) per le precisazioni. Ma il senso rimane lo stesso: il documento presentato alla Sec significa, come dice Paidcontent, esiste la possibilità che tra cinque anni qualcuno compri il controllo di Google. (I due fondatori potranno tenere il controllo se resteranno d'accordo con Schmidt che detiene un altro importante pacchetto, dice il Sole)

E' un'ipotesi improbabile. Per comprare il 52% di Google ci vorranno tra cinque anni molti soldi (inutile tentare una previsione sulla capitalizzazione ovviamente). E non tutte le azioni necessarie saranno del tipo venduto in borsa. Ma saranno comunque in mano a investitori che a fronte di un buon prezzo potrebbero voler vendere. E dunque, i custodi della fondamentale "missione moralmente consapevole" di Google, Brin e Page, potrebbero essere superati da altre filosofie aziendali. 

All'interno di Google, non tutto è omogeneo. E lo sappiamo, anche se questa questione va affrontata meglio. Finché ci saranno i fondatori e finché i fondatori avranno la stessa filosofia che li ha portati fin qui, Google continuerà a svolgere il suo compito strategico con una particolare attenzione alle implicazioni sociali e culturali del suo operato. Ma se dovesse entrare al posto di comando qualcuno che non ha le stesse idee, il grande potere di Google potrebbe essere indirizzato ad altri fini. 

Questo non significa che succederà. Significa che finora era impossibile. Ora è improbabile.

Come sempre, in rete, questo porta a pensare che varrebbe la pena di darsi da fare per costruire delle alternative.

Internet e scienza

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Internet e ricerca scientifica è stato alla fine il centro del dialogo tra JC De Martin e Alberto Oliverio al Festival delle Scienze 2010.

JC ha mostrato come la morfologia del paper scientifico sia restata bloccata per tanto tempo (perché questo contributo è rilevante, qual è lo stato dell'arte, racconto dell'esperimento, conclusione) ma sia ormai in via di trasformazione di fronte all'enormità di elementi che costituiscono potenzialmente lo stato dell'arte e tutti i collegamenti possibili tra i paper pubblicati in precedenza. Si sviluppano nuove pratiche come le nano-pubblicazioni, il tagging, l'accesso aperto ai paper di lavoro e ai grandi depositi di conoscenze già sviluppate e confrontate.. Se c'è un problema è la relativa novità di tutto questo. Si imparerà a gestire. Ma le opportunità sono enormi.

Oliverio è altrettanto convinto che l'evoluzione della relazione tra società, ricerca e rete sia agli inizi e che richiederà profondi adattamenti ma si tradurrà in una grande occasione di crescita culturale. Ricorda che la mente individuale non può farcela di fronte all'enormità del sapere disponibile e che come sempre ha sviluppato strumenti per farcela. Alcuni strumenti sono parte di un'evoluzione del cervello (linguaggio) altri sono un adattamento culturale (scrittura). Siamo comunque molto lontani dal momento drlla convergenza tra elettronica e biologia..

Apple governa le indiscrezioni

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Secondo John Martellaro, ex Apple, la Mela governa il flusso di indiscrezioni riguardanti i suoi prodotti. Non stupisce. Meglio questo che fare causa ai blogger che scoprono e scrivono i suoi progetti "segreti".

Tutto questo non fa che aumentare la curiosità sulle scelte tecnologiche che effettivamente la Apple sta per prendere. Attualmente si dice che:
1. una serie di brevetti della Apple mostrano come sta evolvendo la tecnologia touch screen
2. nel nuovo tablet non ci sarà Intel
3. ci sarà invece Qualcomm sul prossimo iPhone.

Chris Messina

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Chris Messina va a lavorare per Google. Chris è fondamentalmente un designer. E crede in quello in cui crede

Il verde della carta e del digitale

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La carta si fa abbattendo gli alberi. Ma gli alberi si possono ripiantare. Il digitale si fa con l'energia elettrica e un sacco di lavorazioni che emettono CO2. Il prossimo data center di Google, attivo nell'Oregon dal 2011, consumerà più energia dell'intera città di Newcastle.

Punti di riferimento per una discussione da affrontare bene:
Green Futures
LowtechMagazine
Institute for sustainable communication
The carbon footprint of email spam report

Donne al lavoro

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Negli Stati Uniti le donne stanno superando il 50% delle persone che lavorano. E sono già la maggioranza delle persone laureate nei paesi Ocse. L'Economist segnala l'inefficacia in questo senso delle soluzioni tipo "affirmative action" (uno schema adottato per favorire le minoranze svantaggiate, un'analogia sarebbe nelle quote rosa...). L'Economist dice che in un'economia che ha bisogno di talenti il mercato è sufficiente a rafforzare la posizione delle donne. Ma il mercato deve essere aiutato: con welfare pensato per le donne che lavorano.

Babele e la matematica

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Pensando che internet è globale - un patrimonio comune dell'umanità - si resta vagamente perplessi leggendo della moltiplicazione delle lingue e degli alfabeti con i quali si possono scrivere gli indirizzi. via New Scientist. Ma è un errore. Perché il linguaggio universale resta lo stesso: quello dei numeri.

Visualizzazione da vedere

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L'informazione si trasforma, come si sa. In qualche modo perde pezzi, se si vede dal punto di vista tradizionale. Ma dal punto di vista della rete, ne acquista ogni giorno. Anche dal punto di vista del linguaggio e della fruibilità.

Un tema tutto da sviluppare, anche in Italia, è quello dei visualizzatori di dati e notizie. Che parlano con i contenuti e con l'innovazione dell'interfaccia.

Ecco i cinque migliori visualizzatori dell'anno, secondo FlowingData. In ordine inverso di preferenza:

Photosynth, dei Microsoft Live Labs
The Jobless Rate for People Like You
OpenStreetMap: A Year of Edits
Protovis, del team di visualizzazione di Stanford
On the Origin of Species, di Ben Fry

Open Google

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Alex Chitu riporta una mail (tutta da leggere) inviata da Jonathan Rosenberg, Senior Vice President di Google, sulla necessità di usare il più possibile standard aperti e pratiche di apertura. Non per altruismo. Ma perché solo così si fa crescere un ecosistema vero. Ottimo!

"If you are trying to grow an entire industry as broadly as possible, open systems trump closed. And that is exactly what we are trying to do with the Internet. Our commitment to open systems is not altruistic. Rather it's good business, since an open Internet creates a steady stream of innovations that attracts users and usage and grows the entire industry," dice Rosenberg.

Ma che cosa significa "aperto"? Su questo non c'è uno standard. Ma ce ne sarebbe bisogno. Rosemberg propone una definizione impegnativa, anche per Google.

"There are two components to our definition of open: open technology and open information. Open technology includes open source, meaning we release and actively support code that helps grow the Internet, and open standards, meaning we adhere to accepted standards and, if none exist, work to create standards that improve the entire Internet (and not just benefit Google). Open information means that when we have information about users we use it to provide something that is valuable to them, we are transparent about what information we have about them, and we give them ultimate control over their information. These are the things we should be doing. In many cases we aren't there, but I hope that with this note we can start working to close the gap between reality and aspiration."

E questo significa rinunciare a costruire un business nel quale i clienti siano "costretti" all'uso di una certa tecnologia e dunque dal quale i competitori sono esclusi. Per essere leader con l'innovazione e non in base alla posizione.

"If we can embody a consistent commitment to open -- which I believe we can -- then we have a big opportunity to lead by example and encourage other companies and industries to adopt the same commitment. If they do, the world will be a better place."

Microsoft: antitrust e tecnologie

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La fine della questione Microsoft all'Antitrust europea è un fatto positivo. Le multe enormi che l'azienda guidata da Steve Ballmer era condannata a pagare hanno ottenuto il successo che un duro confronto culturale tra impostazioni diverse dell'idea di concorrenza non erano riuscite a realizzare.

Ora cominciano le valutazioni. Tra chi sminuisce il risultato e chi lo approva le distanze sono le stesse di quelle che si leggevano durante il procedimento: il "lasciar fare" ha ragione più o meno dell'"intervento contro i monopoli"?

La storia del browser della Microsoft è nata come risposta a Netscape. Il successo di Netscape, nel 1995, era basato su due considerazioni allora spesso ripetute: 1. Netscape aveva il 90% di quota di mercato; 2. unito alla logica di Java, poteva diventare il nuovo sistema operativo per far girare i programmi nati per funzionare in internet.

In quel clima, la Microsoft superò le resistenze di Bill Gates e cominciò a regalare a sua volta il browser con il preciso intento di abbattere Netscape e la minaccia che si pensava essa costituisse per il core business della Microsoft, il sistema operativo. Il regalo di Explorer era adottato dagli utenti automaticamente, perché preinstallato su ogni nuovo computer. Netscape non fu in grado di resistere. Ma Microsoft andò oltre. Quando Explorer divenne anche una sorta di navigatore necessario a tutta l'architettura software di Windows si capì che la Microsoft stava esagerando. Voleva trattare internet come aveva trattato tutte le "applicazioni" che girano sui pc: funzionano "meglio" se fatte per Windows. La battaglia antitrust europea servì a separare il browser dal sistema operativo: dunque a separare l'accesso a internet dal sistema operativo. Il freno posto dall'antitrust alla Microsoft fu uno dei motivi per cui Google e Facebook poterono crescere. E arrivare ai giorni nostri. Si può sottovalutare il risultato dell'antitrust ma non se ne possono vedere alcuni effetti collaterali molto importanti.

Google ora sta realizzando il sogno di Netscape di quindici anni fa. E Facebook è già pronta a minacciarla. L'attenzione dell'antitrust potrebbe cominciare a concentrarsi su Google adesso, in attesa di passare alla prossima candidata al dominio planetario. Lo vedremo. L'unica cosa certa è che con l'antitrust e le tecnologie si fatica sempre a capire bene la mappa delle questioni.

I motivi di difficoltà nella valutazione sono molteplici:

1. L'antitrust è nata per impedire che una compagnia compri la totalità di un mercato sulla scorta della sua dimensione già grande o della sua potenza economica. Si è evoluta dicendo che non si può sfruttare una posizione dominante in un mercato per conquistare un altro  mercato attraverso forme più o meno simili al dumping. Il suo scopo resta quello di salvaguardare la concorrenza. Ma che cos'è la concorrenza nelle tecnologie di rete?
2. In realtà, l'antitrust delle tecnologie non riguarda le quote di mercato attuali ma la capacità di innovazione futura. Perché nei mercati a rete, le tecnologie di successo tendono naturalmente a guadagnare quote di mercato. La loro concorrenza vera non viene da altre tecnologie che funzionano in modo analogo. La loro concorrenza viene da tecnologie che funzionano in modo profondamente innovativo. La concorrenza al dominio di Microsoft sui pc è arrivata dal dominio di Google sui motori di ricerca nel web...
3. Per salvaguardare la competitività futura del mercato si deve salvaguardare la capacità di innovare delle piccole start up che possono cambiare le regole del gioco e innovare profondamente il mercato. Ma questo implica un antitrust profondamente migliore. Se nel caso Microsoft alcuni effetti collaterali sono stati positivi, quello che è chiaro è che l'intervento dell'antitrust è stato tardivo e che la sua procedura ha impiegato dieci anni a compiersi: oggi il tema risolto dell'Explorer non è più strategico. Ihmo.

35 miliardi alla ricerca, in Francia

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Il presidente Sarkozy dice che l'anno prossimo la Francia investirà 35 miliardi di euro nella ricerca, nel sostegno all'università, nella banda larga. Un articolo sul Wsj cartaceo riporta i numeri. Si legge tra l'altro: 11 miliardi all'educazione superiore, 8 miliardi ai laboratori di ricerca, 2,5 miliardi a progetti nelle biotecnologie e nella cura della salute, 6,5 miliardi per tecnologie di risparmio energetico (auto, navi, aerei più puliti), 2 miliardi nella banda larga in fibra, 2,5 miliardi per la digitalizzazione di libri, film e altri beni culturali.

In Francia non pensano che queste cose si possano fare solo dopo la fine della crisi. Pensano che servano per superare la crisi.

Gates' Law

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The current leader will always try to control growth, and thus slit its own throat
E' la legge di Gates, secondo Dave Winer.

Da notare che Bill Gates ha sempre detto: "E' molto difficile che il leader di una fase storica dell'informatica resti leader anche nella fase successiva". Dave Winer può avere trovato una spiegazione: il leader non vuole perdere la sua posizione di leadership e sa che l'innovazione la metterà in discussione; dunque, reagisce tentando di frenare l'innovazione stessa; ma così facendo si taglia la gola da solo.

Jack Dorsey ha ragione?

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Come si fa a capire se una nuova tecnologia avrà successo? Molti modi. Uno divertente è pensare un'applicazione imprevista di quella tecnologia, o non ancora descritta da chi la propone. 

Supponiamo di aver capito come funziona questa nuova idea di Jack Dorsey (uno di quelli che hanno fatto Twitter) chiamata Square. E supponiamo di metterla insieme a una carta di credito prepagata con iban incorporato (tipo la SuperFlash della Banca Intesa o l'analoga delle Poste).

Square è un pezzo di plastica che si infila nella presa per le cuffie dell'iPhone e sa leggere le carte di credito. In pratica: si deve pagare qualcosa, si fa leggere a Square una carta di credito, il telefonino manda il messaggio dove deve mandarlo e il pagamento (in un po' di tempo) arriva. Si può usare con un sistema come PayPal. O con una carta di credito normale. 

Ma quelli che sono (giustamente) preoccupati della sicurezza dei loro soldi potrebbero temere che in questi passaggi si apra un buco e qualcuno si infili. (Abbiamo visto che un malware per iPhone ha fatto un giro prima di scomparire dai radar dei siti specializzati). Ma che succederebbe se si usasse una cosa come Square con una carta prepagata? Supponiamo che l'iPhone lo dia la stessa banca (che magari ha un suo operatore mobile virtuale) e che abbia un software a bordo che usando la fotocamera legge un codice semplice che identifica il prodotto venduto (tipo il codice a barre) e che adesso serve anche a far capire a Square dove mandare i soldi... (e che magari si attivi solo con la lettura dell'iride o del timbro di voce per pagamenti superiori a un tot...)... forse ne verrebbe fuori un vero sistema di pagamenti mobile...

Nel tempo, lo Square si potrebbe integrare nel cellulare, naturalmente. Magari con un sistema di attivazione a impronta digitale...

Librazioni e bibliodiversità

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Librazioni è una libreria online che promette di essere "social" e particolarmente dedicata alle iniziative delle piccole case editrici. Comincia con una parola che di sicuro aumenta la logodiversità.

Google Dns e velocità sospette

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Chi cerchi di capire che cosa significa Google Public Dns si imbatte in una quantità enorme di notizie e commenti. I commenti sono divisi tra gli ottimisti e i sospettosi.

Il fatto è che Google offre anche una soluzione per la gestione dei Dns che connettono i numeri ip ai nomi dei domini dei siti che si usano normalmente. Gli indirizzi dei siti sono parole, ma internet capisce numeri, ovviamente. E i Dns traducono. Nel farlo ci mettono un po' di tempo.

Google promette di rendere i collegamenti più veloci. Gli ottimisti ritengono che questo farà bene alla rete. Anche perché farà concorrenza a chi già si occupa di Dns inducendo miglioramenti nel sistema. Lo dice anche OpenDns.

I sospettosi dicono che Google finirà per voler sapere tutto degli internettiani e userà tutti gli strumenti a sua disposizione per servire essenzialmente i suoi clienti: gli inserzionisti pubblicitari. Google fa il motore, un browser, un sistema operativo, molte applicazioni... Quindi può sapere troppe cose, dicono.

Google risponde con garanzie precise. E promette di non mettere mai i dati che raccoglie con i Dns in collegamento con i dati che raccoglie con le altre funzioni e applicazioni.

Non ci sono motivi per condannare Google in base ai sospetti. E del resto la sua forza di mercato non è basata su un monopolio ma su un dinamismo innovativo davvero enorme. Questo fa paura. Come fa paura pensare alla possibilità che una nuova direzione strategica, meno rispettosa dei diritti altrui, dovesse un giorno prendere il potere a Google. Ma tutto questo dovrebbe anche stimolare la nascita di nuove aziende che facciano meglio di Google almeno nei comparti dove non è dominante. Magari sarebbe ora di lanciare anche un sistema di controllo della relazione tra le promesse e i fatti di Google che sia basato su tecnologie adatte alla bisogna. Non è facile. Ma non è impossibile. E potrebbe persino risultare in un business. La reazione di OpenDns mi pare da sottolineare: critica ma attiva.

Da vedere il post di Massimo e i commenti. TechCrunch. GigaOm. Quintarelli.

Readings #7 - Molliche di blogosfera

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Cercando aggiornamenti al mitico pezzo di Bill Joy sull'emergere possibile di una nuova specie post-umana, si può scoprire che alla Darpa (l'agenzia di ricerche avanzate del dipartimento alla difesa americano, superinteressante) stanno cercando il modo di potenziale i soldati "cellula per cellula" (come dire con biotecnologie, neuroscienze, ecc ecc): World Politics Review. Invece pare che il progetto "telepatia" sia stato abbandonato.

Si moltiplicano i pezzi che riguardano le sperimentazioni degli editori di fronte alla crisi. Sta nascendo una nuova società che farà da piattaforma per la distribuzione dei magazine negli Stati Uniti (Observer). Molti si domandano che effetto avrà la rinuncia di Murdoch al traffico proveniente da Google: Hitwise. Altri editori comunque seguono il magnate australiano-americano (Bloomberg).

Quante reazioni al pezzo di Giuseppe sulla blogofera molle... A parte quanto scritto qui, le pagine dei commentatori sono state ricchissime: ne riporto qui i link soltanto per facilità d'uso. Massimo non crede che la struttura degli strumenti possa davvero migliorare i cittadini. E a Luca sorge di nuovo il dubbio che la retroguardia si mangi l'avanguardia. Andrea Contino ritiene che la blogosfera non sia molle ma al contrario dura. Il circolo Barack cita ad esempio un piccolo villaggio gallico. Ket apprezza l'arte della socievolezza che comunque è emersa nella blogosfera. Webeconoscenza ipotizza che i social media evolvano da servizi a infrastruttura. Gino Tocchetti ricorda il dibattito su nicchia e tribù (con apprezzamento critico per Godin). Dario propone di tenere d'occhio la distinzione tra blog e microblog. Puscic si sente antisociale (Ezekiel). Zamba apprezza Filtr.

Aza riflette sui dati che riguardano il rapporto tra blog e social media in generale. Nessuno dei suddetti ripassa la crisi degli editori. Intanto, la privacy interessa al Gobbo e a Orientalia.


Avvicinati

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Le relazioni tradizionali del vicinato, distrutte dalla fatica di vivere nella città, erano una risorsa economica e sociale fondamentale. Le persone si prestavano gli attrezzi e le tazze di zucchero, perché si conoscevano, si fidavano e vivevano un'economia meno monetarizzata.

Il progetto Avvicinati, presentato da Barbara Giachi, vorrebbe alimentarle di nuovo. Sulla base di un'associazione da lanciare a partire da un quartiere di Firenze destinata a sostenere le attività di scambio e prestito di oggetti d'uso comune. Come, naturalmente, le carrozzine e le attrezzature per i neonati che si usano per un po' e poi si lasciano in cantina. Naturalmente, tutto sarebbe facilitato con un social network.

ItaliaFutura ha premiato ieri il progetto Avvicinati. E lo sosterrà in modo molto concreto. Intanto, Matteo Renzi, sindaco di Firenze ha dichiarato di voler appoggiare il progetto.

Apple, controllo e pregiudizio

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Alcuni prestigiosi sviluppatori che lavoravano per la piattaforma iPhone-AppStore stanno abbandonando, perché non sopportano più le procedure di controllo del software messe in atto dalla Apple. Già qualche giorno fa aveva abbandonato Joe Hewitt, l'autore della app di Facebook. Ma i casi si moltiplicano, come segnala ArsTechnica.

Un ecosistema troppo centralizzato non funziona. Non solo perché è inefficiente e rallenta il processo in un settore che ha enorme bisogno di velocità di azione e di feedback, tanto che per migliorare la performance la Apple ha introdotto alcuni livelli di giudizio automatizzati. Che a loro volta non piacciono a molti.

Un ecosistema troppo centralizzato non funziona soprattutto perché le innovazioni intelligenti non possono essere comprese tutte dalla stessa entità e il modo di pensare dell'entità centrale non può essere tanto preciso e perfetto da convincere tutti della sua qualità intellettuale. E se questa è la situazione, la motivazione dei creatori diminuisce, riducendo la creatività del sistema.

Il successo economico della piattaforma iPhone è stato finora tale da convincere la maggior parte dei clienti e degli sviluppatori. E un certo grado di controllo centrale ha fatto parte dei motivi di quel successo. Ma il governo di un sistema complesso è un'arte delicata.

Per giudicare, oltre a selezionare le informazioni strumentali derivate da una sorta di cattiva stampa che si può generare intorno a qualunque governo (in questo caso molte voci critiche sono nate dopo lo scontro Apple-Google intorno a Google Voice sull'iPhone), occorre cercare di comprendere quali sono i dati di fatto fondamentali. Forse, in questo caso, una risposta interessante da Apple potrebbe riguardare da un lato qualche forma di maggiore trasparenza nei metodi con i quali il software proposto viene giudicato, una più precisa dichiarazione sui tempi di accettazione o rifiuto, una più ampia informazione sui dati che riguardano il gradimento degli utenti sull'insieme dell'ecosistema e sulle singole applicazioni. Troppa segretezza e troppo autoritarismo, generano sospetti e malumori: per sconfiggerli, talvolta, basta spiegare meglio i fatti.

800 milioni ritrovati

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Dice il ministro Brunetta che gli 800 milioni per la banda larga saranno almeno in parte sbloccati entro dicembre. Anche perché la banda larga è necessaria per il miglioramento dei servizi della pubblica amministrazione e per la firma digitale.
Mentre Google lavora a rendere più veloci i siti web con un software da browser e server in preparazione, Matt Cutts di Google dice a Webpronews che la velocità dei siti potrebbe presto diventare una variabile che ne determina il ranking.

Quindi i siti più veloci andranno più in alto nelle risposte del motore di ricerca più importante del mondo. E probabilmente saranno più veloci quelli che si troveranno su server migliorati con software del tipo di quello che sta facendo Google, oppure quelli con la migliore banda di connessione.

Potrebbe essere un meccanismo selettivo abbastanza significativo, tale da accelerare le distanze tra i siti più ricchi di risorse e quelli meno dotati di mezzi. Ma non necessariamente meno interessanti.

Google allarga la banda via software

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Un annuncio tutto da studiare. Google ha rilasciato la prima versione di un suo software sperimentale che vuole accelerare internet del doppio. È, dice, un miglioramento del protocollo fondamentale del web. Il software è proposto agli sviluppatori per una valutazione. Alimenterà dibattiti, speranze, dubbi, timori e, forse, innovazioni. Whitepaper da studiare.

Facebook e Apple: controllo e rete

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Joe Hewitt, la persona che ha sviluppato la applicazione Facebook per l'iPhone, lascia il progetto perché ritiene che siano troppo stringenti e "tirannici" i controlli svolti dalla Apple sul software che viene rilasciato sull'App Store.   

Quello che è interessante è la motivazione. Sottolinea la libertà di sviluppo sul web, ammette che la Apple possa fare quello che vuole sulla sua piattaforma, ma insomma non ne può più di doversi confrontare con i controllori della Mela. E decide di tornare a sviluppare per il web. 

Il fatto che una piattaforma funzioni meglio se ha delle regole è abbastanza chiaro. Se le regole sono decise dalla comunità è di solito meglio, perché sono più condivise. Se se regole sono decise dal proprietario della piattaforma, vanno bene se quel proprietario è illuminato, altrimenti non vanno bene. E alla fine vengono rigettate.  

La questione è questa. Le regole della Apple danno una certa sicurezza agli utenti. Ma danno fastidio a certi sviluppatori. Specialmente se connessi a grandi aziende come Facebook o Google. E se la Apple perdesse gli sviluppatori per l'App Store, il suo iPhone perderebbe una buona quota del suo valore. Ora che ci sono alternative (Android in testa, ma anche Nokia), l'App Store non è più l'unico mondo nel quale fare una strada di successo accelerata e interessante con il software che gira sugli smartphone. E quindi per la Apple il momento è quello delle decisioni difficili. 

Conoscendoli, quelli della Apple non cambieranno repentinamente politica. E comunque il loro ruolo di controllo è necessario per molti motivi, anche legati agli accordi con gli operatori. Del resto, hanno affrontato qualche crisi del genere anche con l'iTunes e l'hanno superata con una politica prudente ma ferma. Ma con l'iTunes non hanno mai incontrato una concorrenza potenzialmente tanto forte come quella che può venire da Android.

Per questo, potrebbero prendere in considerazione una proposta nata su Tùaw, pubblicazione non certo nemica, che suggerisce di creare un livello intermedio di accesso all'App Store per le applicazioni prodotte da sviluppatori che avevano già avuto un'approvazione in passato che potrebbero mettere online le loro nuove applicazioni anche se gli utenti sarebbero avvertiti che quelle applicazioni non hanno ancora avuto l'approvazione ufficiale Apple.

Si tratta di un caso del delicato rapporto che sta emergendo tra controllo e libertà in rete: un caso che è prevalentemente tecnico, riguarda sviluppatori e consumatori su una piattaforma proprietaria, incrocia gli interessi degli operatori telefonici e dei pubblicitari, rimescola le abituali credenze del popolo di internet. Ma vale anche per le applicazioni su Facebook e altre piattaforme. 

Un equilibrio tra gli interessi va trovato. Probabilmente non verrà dalle leggi ma dalle regole migliori che gli internettari riusciranno a trovare per comporre i diversi interessi. E probabilmente non si tradurrà in una sola regola valida per tutti. Ma è chiaro che le piattaforme con le regole più eque avranno più possibilità di diventare ecosistemi sani e di svilupparsi.

Anche l'università

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Anche l'università sta subendo gli effetti dell'innovazione nelle comunicazioni attivata da internet. E anche l'università cerca di adattarsi. Non pare che le università online abbiano per ora raggiunto il grado di affidabilità completo delle normali università. Anche perché l'università non è una scuola difficile: è un centro di ricerca e formazione, nel quale le due componenti sono connesse. Difficile anche che i corsi abbreviati, facilitati, possano avere un effetto fondamentale sulla qualità dell'università (il caso degli mba accorciati e la discussione in materia lo suggerisce). In realtà, sono particolarmente interessanti i tentativi di mettere online gratuitamente tutti i lavori di ricerca e insegnamento che servono di supporto all'ecosistema della cultura general: perché il centro del problema è quello di sostenere l'importanza della qualità culturale contro lo scadimento del sapere ad addestramento veloce.

iPhone v. Blackberry

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Una ricerca dimostra che la quota di mercato dell'iPhone sta crescendo, riducendo le distanze dal Blackberry. Secondo Tùav, anche nel settore professionale, l'iPhone non è più visto come un giocattolo rispetto al prodotto della Rim.

David Lane e l'innovazione della specie

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David Lane è l'unico che conosco nel gruppo degli autori del nuovo libro: "Complexity Perspectives in Innovation and Social Change". David Lane lavora al Department of Social, Cognitive and Quantitative Sciences, University of Modena and Reggio Emilia.

Il libro è notevolissimo. In sintesi, dicono gli autori, "Two conclusions stand out from the project. Firstly that innovation and invention have, in a sense, been among the stepchildren of modern research, whether in the social sciences or in the humanities, and secondly that the role of innovation in urban dynamics is much more important than is generally acknowledged".

In sostanza, gli autori raccontano il processo dell'innovazione sulla base della teoria della complessità. Questo consente di correggere la tradizionale modalità degli studiosi dell'innvazione: quella di cercare di comprendere l'innovazione a posteriori. Per comprenderla prima che sia rinosciuta come innovazione occorre una teoria che la veda nel suo farsi, nell'ecosistema che la favorisce.

"It is in our opinion surprising that the scientific community has so little understanding of the process of invention and innovation itself. Generally, the world reacts a posteriori to innovations once they have been introduced. Could we not attempt to shift our stance from a re-active to a pro-active one, and come to understand and guide the process of invention and innovation itself? That would put us in control rather than dealing with things after they have gotten out of hand, and it would potentially allow us to accelerate the innovative process in those domains in which that is most needed, and maybe slow it in others".

"What has thus far held back our understanding of the process of invention and innovation? Our tentative working hypothesis is that that lack of understanding is directly related to the fact that the majority of the scientific community has looked at invention and innovation using a positivist, scientific perspective. In essence, invention and innovation have mainly been studied 'a posteriori'. From such a perspective, creation cannot be described or understood. Hence, we have left 'invention' completely to one side in innovation studies, relegating it to the domain of 'personal creativity', and we have focused uniquely on innovation, i.e. on the ways in which an invention is adopted and spreads throughout a population".

La città è la rete sociale fondamentale che favorisce l'innovazione. Perché è il luogo nel quale l'evoluzione umana si svolge contemporaneamente come specie naturale e culturale.

Ne consegue un approccio che promette molte conclusioni importanti. "From biology to society, specifies how a new kind of organisation has emerged with the historical apparition of human societies. Although Homo sapiens is a biological species, whose individual elements do not in themselves differ from any other animal species in their biological organisation, and  although social systems do share some properties with animal social organisations, two main radically new and distinctive features were created through the process that led to human social organisation. The first one is a self- monitored, directed (intentional) mode of social change. We shall demonstrate that this new kind of evolutionary driver is the result of the integration of new functionalities in social structures due to cultural processes. The second distinctive feature that is essential to our approach of social systems is that it is comprehensive: to shift from a static description of social structures to a dynamic one, we need to consider a variety of social interactions that are usually separated in disciplinary explanations of social systems. The modifications in social organisation that are directed at monitoring social changes, and that produce emergent patterns instantiated in organisations do affect a social system in every aspect and at all its levels of organisation.We describe how function, structure and process are affecting each other, and we build a dynamic, interactionist interpretation of the evolution of social systems".

"In this attempt, it is important to determine which ingredients are necessary for developing a theory of human social innovation that is both general, and precise enough to be relevant. We believe that complexity theories are the necessary framework for developing a modern interpretation of change in complex systems. However, we question two principles that are part of the application of this theoretical approach to physical and biological systems. These are, firstly, the search for invariance and universality in processes. We demonstrate that human social change cannot be described in Darwinian terms, because something new has appeared, i.c. the fact that human societies are inherently responsible for their own innovation. This then leads us to question the applicability of the Darwinian approach of biological evolution to human social evolution".

HD voice?

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A quanto pare esiste il concetto di high-definition voice. Ma esiste anche la realtà? Non tutti risponderebbero positivamente.

Steve Cohen, Berkeley

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Steve Cohen, economista a Berkeley, a villa Manin per un convegno dell'Ocse. Dice: "Gli Stati Uniti hanno ristrutturato le loro economia. Si sono conventrati sulla produzione e il packaging del debito. E sono il massimo debitore del mondo. È un problema per loro e per il mondo.

La sola strada per cambiare la situazione è crrscere nell'innovazione reale. Il che significa capire come funziona. E ormai ci è chiaro che l'innovazione viene dall'imprenditorialità che punta su nuove idee.

Sappiamo che l'imprenditorialità innovativa si manifesta in cluster e distretti, che fioriscono intorno a grandi e buone università. La massima parte dei nuovi imprenditori non ha un'educazione di economia e management, ma un'educazione tecnologica. L'università e la sua capacità di sviluppare nuove idee, persone motivate, networks di persone capaci, è la singola più importante causa di crescita dell'imprenditorialità innovativa."
Conversazione collaborativa e competitiva.

Abbiamo capito che la parola "conversazione" spiega molto di quello che avviene sui media sociali. Ma è tempo di elaborare una strategia per andare avanti con il ragionamento: la parola è precisa, ma non sufficiente a definire una strategia per le strutture che devono attraversare questa fase di grande trasformazione e ridefinire il loro ruolo. Sto pensando, ovviamente, a giornali, università, uffici marketing... In mancanza di una certa chierezza possiamo entrare in un loop equivoco e pericoloso. Mi spiego.

E' possibile definire come conversazione un talk show? Una conversazione è sempre collaborativa, oppure può essere competitiva? Ci sono tecniche per emergere in una conversazione competitiva?

In una conversazione collaborativa tra amici ci si ascolta e si cerca di informarsi, divertirsi, coltivare una relazione umana.

In una conversazione competitiva si cerca di far prevalere la propria idea su quella degli altri.

Se una conversazione collaborativa avviene online in un contesto adatto, si sviluppa un progetto condiviso e ci si avvicina a realizzarlo con le forze e le competenze di tutti i partecipanti.

Se una conversazione competitiva avviene in un talk show televisivo pensato per mettere a confronto diverse posizioni politiche, l'obiettivo è convincere i telespettatori di un'opinione o almeno impedire ai telespettatori di comprendere le ragioni della parte avversa.

Tra questi due estremi ci sono molte situazioni diverse. E molti equivoci. La prevalenza della nozione di conversazione non è sufficiente a definire un percorso che porti le persone verso un progetto condiviso, verso un avanzamento della conoscenza, o verso un vero confronto di fatti e teorie. La conversazione costruttiva, collaborativa, avviene solo nei contesti adatti. E allora la domanda diventa: internet è sempre il contesto adatto a fare emergere una conversazione collaborativa?

Si può dire che è più probabile che una conversazione collaborativa che faccia contemporaneamente avanzare la conoscenza e la qualità delle relazioni sociali avvenga su internet piuttosto che in televisione. Ma il fatto che avvenga su internet non è sufficiente a definirla collaborativa. Se infatti si applicano anche su internet le tecniche sviluppate per le conversazioni competitive in televisione, ci si parla sopra, non ci si ascolta, si tenta soltanto di far prevalere una posizione. E Arturo di Corinto, su Nòva (4 giugno 2009), ha dimostrato che i partiti italiani hanno pagato ragazzi durante la campagna elettorale per le europee proprio per fare quel lavoro online.

Insomma: la tecnologia internettara consente la conversazione collaborativa; e visto che tante persone ne sentivano tanto bisogno, in effetti su internet è esplosa una vera, grande conversazione. Ma la tecnologia non impedisce la conversazione competitiva: e visto che le strutture che vivono di competizione e non di collaborazione se ne sono accorte, internet è diventata anche il luogo dove ci si scanna come e più che altrove. (Non c'è solo la politica italiana, infatti, per la quale lo scannatoio principale è la tivu e i suoi annessi e connessi; ci sono i siti dell'odio vero, come quelli studiati da Antonio Roversi, docente di Strategie della comunicazione multimediale a Bologna, dall'integralismo islamico, al tifo calcistico, alle organizzazioni di estrema destra e alle forme eversive di ogni colore...).

Qual è dunque il tema? Dov'è che in prospettiva si svilupperà la conversazione collaborativa che tanto ci piace? Direi che questo avverrà in un contesto nel quale ci sarà maggiore consapevolezza non solo dello strumento che utilizziamo, ma anche delle dinamiche e delle regole che guidano la convivenza. Nelle sue diverse dimensioni: società, comunità; mercato, scambio; legge, etica.

Società e comunità


Gustavo Zagrebelsky, con i suoi libri e articoli su Repubblica, ci aiuta a distinguere tra le diverse dimensioni della convivenza, inducendo a riflettere sulla necessità di istituzioni forti che garantiscano che quella convivenza sia pacifica.

Qualunque semplificazione in materia è sempre difficile. E non mi ci voglio certo addentrare. Ma è chiaro che le regole sociali secondo le quali esistono contratti tra le persone, istituzioni cui rivolgersi, leggi accettate da tutti, sono un contesto nel quale molti aspetti potenzialmente violenti della convivenza si sciolgono in una microconflittualità non violenta. La legge non è uno strumento di collaborazione, ma eventualmente di consenso sui comportamenti che vanno bene a tutti. La collaborazione viene dalle logiche della comunità.

Se nella società tutto è regolato per contratto, per diritti e doveri, per carte e moduli, si collabora in base alla presunzione che non ci si può fidare dell'altro. La relazione competitiva è prevalente. Se nella comunità un accordo tra "gentiluomini" si firma con una stretta di mano, se l'onore e la fiducia sono gli strumenti principali in base ai quali ci si mette d'accordo, in questo contesto la relazione collaborativa è più probabile. Nelle dimensioni legalmente codificate valgono gli strumenti della relazione, mentre nelle relazioni di comunità vale il senso e lo scopo delle relazioni.

Un'ipertrofia della codificazione può finire col bloccare l'innovazione, nel senso che spinge a concentrare una quantità di sforzi sulla formalità e a diminuire l'attenzione intorno alla creazione di qualcosa di imprevisto. Un'innovazione, spesso, viene da un pensiero sviluppato da una comunità o da qualcuno che ha visto qualcosa che non era già stato burocraticamente previsto. E poi è chiaro che tutto ciò che è dovere, diritto, modulo, codice, è pesante: mentre tutto ciò che è relazione, creazione, amicizia, fiducia, è leggero e interessante. Noi viviamo nella nostra comunità, non nel codice.

Ma attenzione: il codice serve invece per tutto ciò che deve garantire l'equilibrio tra innovazione e continuità, evitando la prepotenza, l'inganno, la violenza. Perché una comunità non è necessariamente un luogo della parità tra le persone. Anzi: spesso sono proprio le leggi che riequilibrano le relazioni di prepotenza o di ingiustizia.

Se le relazioni che una popolazione vive sono prevalentemente di comunità (occhio che tra queste vanno necessariamente comprese le relazioni feudali, mafiose, oligarchiche...) ma mancano le leggi che impediscano l'inganno, la prepotenza e la violenza, la comunità prevale ma non la collaborazione.

Insomma: un contesto giusto e umano è un contesto nel quale le relazioni di comunità e quelle codificate sono in equilibrio.

Internet ha dato forza alla comunità e alle relazioni umane. Ma in un contesto di leggi forti produce più risultati collaborativi che in un contesto di leggi deboli.

In realtà, l'innovazione nei codici è proprio il lavoro della politica. E la politica, in democrazia, è competitiva. Ma se la competizione si mangia tutto il dibattito, si perde molta ricchezza intellettuale ed esperienziale, si costruisce meno sul progetto e più sulla contrapposizione.

Quindi quello che serve è che l'innovazione nei codici venga attuata nel contesto di un codice più importante - tipicamente la Costituzione - che garantisca un processo per cui prima c'è una conversazione collaborativa che rispetti tutte le posizioni e le esperienze e poi si passi alla competizione.

Il rischio di parlare solo di conversazione, senza distinguere le dinamiche diverse della conversazione, può portare a qualche confusione: se ne parla in termini di democrazia plebiscitaria, democrazia padronale, democrazia familiare o democrazia populista. E la conversazione può essere utilizzata anche da queste dinamiche in assenza di un contesto costituzionale solido, chiaro e condiviso.

Credo che queste siano intuizioni sulle quali dovrò fare ancora molta riflessione. Spero possano indurre a qualche contributo, paziente e "collaborativo".

Résumé

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Legal Sensors

Fcc apre un sito per sviluppare i principi da applicare in nome della net neutrality.

Parte una consultazione per comprendere le conseguenze delle nanotecnologie e diffondere la consapevolezza dei reali rischi.

Non ci sono prove della pericolosità dell'esposizione alle radiofrequenze. Le Monde, che si era allarmato in passato, fa un passo indietro.

Pare che il governo francese pagherà un po' di soldi per la formazione dei giornalisti che devono imparare a lavorare sul web... Uhmmm...

I finlandesi dichiarano che internet è un diritto fondamentale del cittadino. (Dario)

Techno Sensors

Apple va verso un decimo del mercato americano, ma in Europa resta sotto un ventesimo del mercato, nei personal computer.

In attesa di provare Google Wave si possono leggere pezzi ingenuamente interessanti sull'argomento. E pezzi più interessanti senza ingenuità.

Social Sensors

Huffington Post testa in diretta l'efficacia dei titoli e li aggiusta in funzione del gradimento dei lettori.

Non tutti i medici segnalano alle autorità i cittadini privi di permesso di soggiorno. (Metilparaben)

I polli di Renzo si beccavano tra loro mentre venivano portati all'Azzeccagarbugli... (Niente)

Generi e topi

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A quanto pare, i ricercatori dell'Institute of Healthy Ageing at University College London, hanno modificato geneticamente dei topi in modo da bloccare la produzione della proteina S6 Chinasi 1 e scoperto che questo ha effetti molto evidenti: nelle femmine si allunga la vita del 40% e il corpo resta giovane. Anche ai maschi questo trattamento fa qualche effetto: ma non allunga la vita. Lo studio è stato pubblicato da Science. (via ScienceDaily).

Science and Techology Society in Kyoto

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Sta per cominciare il Forum della Science and Technology Society a Kyoto.

The Science and Technology in Society (STS) forum, inaugurated in November 2004, holds an annual meeting starting on the first Sunday of October every year, in Kyoto, Japan. The meeting is aimed at creating a global human network based on trust and providing a framework for open discussions regarding the further progress of science and technology for the benefit of humankind, while controlling ethical, safety and environmental issues resulting from their application: "The Lights and Shadows of Science and Technology." In seeking to ensure further progress in science and technology throughout the 21st century, it is necessary to keep possible risks under proper control based on shared values, and to establish a common base for promoting science and technology. Because international efforts as well as concerted efforts between different areas to address these problems are essential, the forum gathers top leaders from different constituencies: policymakers, business executives, scientists and researchers, media - from all over the world.

Che cosa si inventerà la Mela

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Con tutto il gran parlare che si è fatto del prossimo ipotetico tablet della Apple, non si arriva ancora a capire in che cosa consisterà l'innovazione. Perché ci si aspetta che sia sorprendente, affascinante, facile e utile. Il che non sempre riesce, neppure alla Mela. Ma una notizia riportata da AppleInsider potrebbe indicare la direzione interpretativa: una caratteristica fascinosa del nuovo strumento potrebbe essere proprio l'interfaccia touch: uno schermo capace di reagire al tocco di due mani, distinguere le dita quando battono sulla tastiera virtuale, offrire modi nuovi per elaborare la grafica o le foto..

Educa

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Oggi a Rovereto c'è Educa. Argomento decisivo. L'investimento più importante di tutti, quello che riguarda l'educazione dei ragazzi. E di tutti, in fondo.


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Intanto, vista la confusione di html che è uscita con i due post precedenti, riporto
qui i temi in discussione:


Shirky e gli editori
Le Monde, Le Figaro, Médiapart
Il giornalismo migliora (secondo i giornalisti)
Giornali da non credere
Tutti parlano di FastFlip
Il problema è chiaro
Intanto, l'audience in calo dell'informazione troppo gerarchizzata si dimostra da sola
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Facciamoci un favore

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Quanto è larga davvero la banda che il mio provider di accesso a internet mi vende per un prezzo fisso al mese? E il mio vicino di casa ha un trattamento migliore?

Se ci fosse un software che risponde a questa domanda potrei scegliere il più conveniete. Se ci fosse un software del genere le compagnie telefoniche dovrebbero migliorare per forza.

Io non posso saperlo, perché ho un Mac. Ma chi ha un computer che gira su Windows può saperlo.

Perché c'è un software che si scarica su Ipsosure che gira solo su Windows ma che risponde proprio a quelle domande. (Segnalato da François de Brabant, di Between, uno che segue le telecomunicazioni da una vita).

Questo è quello che Ipsosure promette:
  • isposure misura la reale velocità del tuo collegamento broadband
  • isposure confronta le prestazioni della tua connessione broadband con quelle degli altri Internet Service Provider
  • isposure ti consente di monitorare nel tempo il livello delle prestazioni offerte dal tuo Internet Service Provider
  • isposure è facile da usare perché presenta i risultati sotto forma di semplici grafici
  • isposure non contiene funzionalità nascoste, non viola la privacy, non invia annunci pubblicitari

Se qualcuno che passa di qui ha voglia di scaricarlo sul suo pc e provare a vedere l'effetto che fa, magari potrebbe anche segnalarmi i risultati e le sue considerazioni qui nei commenti. E se ne tirerebbe fuori un buon pezzo per Nòva.

Tecnologia è antropologia

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In una Parigi ormai lontana, dove si andava a lezione da Fernand Braudel e Claude Lévi-Strauss, maestri che hanno ridefinito la storia e l'antropologia, si poteva incontrare il geografo Pierre Gourou che a sua volta contribuiva a rivoluzionare la sua disciplina. Gourou diceva che la "cultura è la tecnologia". Dunque, per lui studiare l'antropologia partiva dalla ricerca sulla tecnologia.

Sicché genera una straniante nostalgia leggere che il nuovo servizio dell'Huffington Post dedicato alla tecnologia e all'innovazione, seguito da Jose Antonio Vargas, si presenta dicendo che "technology is anthropology".

Il valore del venture capital

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Vivek Wadhwa, imprenditore divenuto professore (UC-Berkeley, Senior Research Associate a Harvard Law School e Executive in Residence at Duke University) discute sull'importanza del venture capital nel sistema dell'innovazione.

Poiché l'assenza di venture capital è una delle tipiche lagnanze italiche, vale la pena di leggere il suo pezzo su TechCrunch.

Wadhwa non è d'accordo con l'idea che il venture capital sia la causa dello sviluppo dell'innovazione. Sostiene che una minoranza di start up americane è nata grazie al venture capital. E pensa che il venture capital non sia il motore ma eventualmente l'amplificatore del successo di un'impresa innovativa. I venture capitalist non generano innovazione, vanno dove vedono che c'è già innovazione e probabilità di successo. L'innovazione, dice, la fanno gli imprenditori.

Si può aggiungere che il venture capital è particolarmente utile per le innovazioni che puntano a servire alla crescita aziendale, quanto più grande tanto meglio. E i venture capitailst agiscono di solito con metodi relativamente standardizzati. Ne consegue che sostengono soprattutto (non solo ma soprattutto) innovazioni orientate a generare piattaforme scalabili e a prodotti in grado di arrivare a grandi volumi. (Ripeto: non solo ma soprattutto). Il che significa che sono meno rilevanti per aziende che non puntino alla crescita indefinita e che si muovano in business con ampiezza relativamente limitata e contenuti relativamente specialistici. Come sono le tipiche start up italiane. Donde un motivo per comprendere come fa l'Italia a essere sempre ai primi posti nella nascita di nuove imprese e a non avere un vasto sistema di venture capital.

Non c'è dubbio che servirebbe all'Italia crescere anche nell'utilizzo di questi strumenti finanziari. Ma è anche chiaro che non sono gli unici che servono a sostenere l'ecosistema dell'innovazione. Se non ce n'è tanto in Italia di venture capital è perché le aziende che producono innovazioni all'italiana non hanno tipicamente le caratteristiche e le strategie adatte a quello strumento. E' un problema. Uno dei tanti. Ma la soluzione non è nel lamento.

(update: un commento critico nei confronti di Wadhwa da Chris di Adventures in capitalism)

Mercato dei brevetti

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Un'inchiesta del New York Times sul boom di nuove imprese che si occupano di rispondere alla necessità di un "mercato delle invenzioni". Il senso è nelle parole di Robert P. Merges, a professor at the University of California, Berkeley and a director of the Berkeley Center for Law and Technology: "What you want is a market that can promote innovation and reduce the huge costs of litigation. And that market is starting to take shape."

Google reCaptcha

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cquisendo reCaptcha, Google tenta di connettere le capacità degli uomini di leggere quello che i computer non sanno leggere. Per migliorare la qualità di progetti come per esempio Google Books. GoogleBlog.

Selezione innaturale

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Un bel pezzo sull'Economist sulla innaturale selezione nel mondo finanziario. Con un suggerimento: che le banche più rischiose siano costrette a sostenere costi maggiori per finanziarsi. Con un'impressione: difficile far funzionare il mercato davvero.

Si misura l'innovazione?

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Rileggendo un pezzo dell'anno scorso pubblicato su BusinessWeek sulla misurazione dell'innovazione si capisce perché è molto lontano il momento in cui arriveremo a un modello condiviso di misurazione dell'innovazione.

Nel pezzo si citano i cinque metodi oggi più diffusi nelle aziende per misurare l'innovazione:
  1. R&D spending as a percentage of sales (77%)
  2. Total patents filed/pending/awarded/rejected (61%)
  3. Total R&D headcount (59%)
  4. Current-year percentage sales due to new products released in the past six years (56%)
  5. Number of new products released (53%)

Enginepistemologia

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Guido Vetere discute sulle conseguenze della dichiarazione di Erick Schmidt, il capo di Google, secondo la quale il motore di ricerca deve passare dalle parole ai significati per consentire agli utenti di trovare le informazioni che veramente cercano. Per Vetere questo significa passare dal "detto" al "fatto". Oggi, dice Vetere, Google cerca tra le parole che i siti dicono. Sta agli utenti valutare se ci sono informazioni vere o sbagliate. Ma se Google vuole andare al loro significato e restituire agli utenti quello che veramente cercano, alla fine dovrà cercare tra i fatti ai quali i siti si riferiscono. Qualcosa, dice Vetere, che Wolfram Alpha sta tentando di fare.

Ne aveva parlato anche Marco Varone. Un accenno pure in questo blog.

Dalle parole al significato

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Eric Schmidt risponde a un'intervista di TechCrunch sul futuro dei motori di ricerca. E concentra il suo pensiero su un'idea centrale: Google e i motori di ricerca devono passare dalla focalizzazione sulle parole alla focalizzazione sul significato.

Insomma. Si passa dalla modalità "database", con parole chiave e risposte in qualche misura preordinate a una modalità più compless