Recently in innovazione Category

Ma va?!?

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eMarketer riporta che c'è una correlazione positiva tra l'essere fan di un marchio su un social network e comprare prodotti di quel marchio... Non è una grande scoperta. Per la verità è un po' ovvia. Ma è un dato: e il marketing ha bisogno di dati...

Nexus non vende

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Dopo 74 giorni dal lancio era stato venduto un milione di iPhone. E più di un milione di Droid, Motorola. Ma il Nexus, dopo 74 giorni dal lancio, non ha venduto che 135mila pezzi. Il mercato non ha reagito con passione al telefonino di Google... (Silicon Alley Insider)

Olivetti torna ai pc

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I nuovi notebook e netbook dell'Olivetti, fabbricati dalla Gigabyte come ha spiegato Nòva nel numero scorso (video), sono speciali per design e servizi di sicurezza e cloud, ma vorrebbero essere il preludio di uno scatto innovativo dell'azienda del gruppo Telecom Italia.

Ieri, l'amministratore delegato Patrizia Grieco ha sottolineato l'opportunità offerta dai nuovi pc per un'azienda e un gruppo che cercano di accelerare l'innovazione e aumentare la capacità di generare valore aggiunto. E ha puntato molto sulle possibilità di sviluppare anche per Olivetti un sistema di apps, tagliate però non per il consumatore ma per l'impresa, piccola in particolare.

Perché un ecosistema di apps parta occorre che il parco installato sia significativo. E perché il parco installato sia significativo occorre che ci siano delle apps attraenti. Che cosa potrebbe avviare il circolo virtuoso?

Si deve pensare ai punti di credibilità dell'iniziativa:
- i pc sono buoni e il prezzo conveniente
- i servizi sono basati su datacenter significativi (quelli della Telecom Italia sono buoni candidati a esserlo)
- il marchio è sempre attraente
- la rete di dealer e collaboratori è ancora viva e si può riattivare
- la conoscenza delle piccole imprese, nel gruppo che propone questa nuova offerta, è profonda.

I punti di debolezza sono concentrati sulla estrema competitività del settore e sulla difficoltà di trovare un equilibrio tra gli standard tecnologici che sono stati scelti per produrre l'offerta e le peculiarità tecniche che quell'offerta dovrebbe portare con sé. Inoltre, non è detto che la Telecom Italia riesca a puntare con decisione e concentrazione di sforzi su questa nuova avventura, che peraltro potrebbe effettivamente rivelarsi importante. Il valore aggiunto della vecchia telefonia è in ribasso e il nuovo valore aggiunto si può trovare proprio nell'innovazione tecnologica, preludio di innovazione nei servizi. Ma occorre focalizzazione e strategia forte, in un settore nel quale nessuno se ne sta tranquillo a guardare...

A Steve Ballmer non far sapere...

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Se c'è una cosa che non sopporta, Steve Ballmer, è vedere uno dei suoi dipendenti con in mano un iPhone. Se uno dei suoi dipendenti lo fotografa con un iPhone, poi, va fuori dei gangheri... (Wsj)

Apps: iPhone > Facebook

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L'iPhone come piattaforma di utilizzo e accesso ad applicazioni è più grande di Facebook. E questo nonostante che Facebook abbia 400 milioni di utenti e iPhone no. Deve essere un riflesso della straordinaria differenza di approccio che c'è tra chi è davanti a un computer e chi ha in mano un cellulare. (Gigaom)

Start up!

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Ecco il wiki delle start up italiane. Un buon inizio, Nicola. Grazie!
Jonathan Schwartz scrive un pezzo interessantissimo e divertente sulle controversie sui brevetti delle quali è stato testimone alla Sun. Racconta di quando Steve Jobs è andato a minacciarlo di una causa per un'interfaccia della Sun che riteneva fosse copiata dallo stile Apple. E ha ricevuto come risposta una velata minaccia opposta sui brevetti Sun contenuti nel sistema operativo Apple. Racconta di quando Bill Gates e Steve Ballmer sono andati a minacciarlo per i brevetti Office contenuti in OpenOffice e hanno ricevuto come risposta una velata minaccia opposta sui brevetti Sun contenuti in .Net.

I brevetti nel software funzionano per le grandi aziende come attacco e difesa. Ma non aiutano molto i piccoli innovatori veri.

Se ne era parlato pochi giorni fa.

Ed erano arrivati due contributi:

Un caso innovativo, tutto italiano, è la GUNA. Società leader nei farmaci omeopatici. Ha scelto un modello di ricerca e sviluppo "No Patent - open source". Ha cioè eliminato tutte le procedure di protezione brevettuale di prodotti e processi industriali, mettendo a disposizione del mercato le proprie ricerche "copyleft" (circolazione gratuita e senza necessità di preventiva autorizzazione, purché con citazione della fonte).

Come cita la lettera del Presidente di GUNA "...Noi interpretiamo la logica brevettuale come una pesante zavorra, che blocca il naturale impulso dinamico allo sviluppo delle nuove conoscenze. Il terzo millennio ci pone dinnanzi nuove ambiziose sfide: sarà possibile sperare di vincerle solo basando la propria attività su valori differenti, primo tra tutti la condivisione del sapere a tutti i livelli."

http://www.guna.it/news.php?id=124

Ciao,

il prossimo Minisymposium organizzato dalla EMBL-EBI Science and society verterà su questo.

Si terrà a Cambridge il 19th Marzo, ma sarà anche possibile seguirlo in streaming qui:
http://www.ebi.ac.uk/Information/events/whoownsscience/index.html


Per chi cerca la ricerca europea

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Una risorsa utile. Un deposito ricercabile delle ricerche europee. Joint Research Centre.

and/or

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Bello questo scambio al Search Marketing Expo West di Santa Clara. Rispecchia una realtà della rete e del modo di guardare alla rete che spesso è diffuso tra gli osservatori che cercano l'attenzione facile di un'audience.

Per ottenere attenzione dell'audience spesso si fa riferimento alla "guerra": per esempio, tra Google e Facebook, tra Facebook e Twitter (ed è divertente); in realtà, nella maggior parte dei casi chi usa la rete non sceglie una cosa o un'altra ma una cosa e l'altra.

Risultato. La competizione tra ecosistemi e aziende c'è, eccome, per la conquista del loro mercato (pubblicità per esempio). Ma c'è anche una strutturale cooperazione, nella crescita complessiva dell'uso - quantitativo e qualitativo - della rete (che è il vero unico grande ecosisteme di riferimento per il pubblico).

La vera e propria guerra che è scattata tra Apple e Google non è la scelta più intelligente possibile, da parte delle due aziende. Perché si può sostenere almeno a livello dubitativo che se tutte le applicazioni di Google fossero sull'iPhone e tutti i negozi di Apple fossero sull'Android, probabilmente riuscirebbero a guadagnare entrambe di più...


Ecco lo scambio originale:

"

Chris Sherman will moderate, and scheduled speakers include:

  • Vanessa Fox, Contributing Editor, Search Engine Land
  • Avinash Kaushik, Analytics Evangelist, Google Inc.
  • Misty Locke, President, Range Online Media & Chief Strategy Officer, iProspect, Range Online Media / iProspect
  • David Roth, Director of Search Engine Marketing, Yahoo! Inc.


CS: Asks about social (Facebook, Twitter, etc.) replacing search. Facebook was most visited site on the web for a day around Christmas.

VF: People are actually searching more, not less. It's not an either/or thing.

ML: I agree. We've often complained that search is sometimes only a line-itm in budgets, but now we find that there are so many new opportunities. Search is actually driving campaigns and dictating discussions about PR and branding. Search is at the core of these things. We can drive lift, we can engage and enable our customers to carry that awareness into social and real-time search. I think it's a new beginning for search.

DR: I've always told people at search conferences to sit tight, the rest of the marketing world is coming your way. I see all the discipline and accountability that search has grown up with is now paying off.

AK: The media loves "or" stories -- Facebook or Google? Twitter or Facebook? But the world is an "and" story. Video did not kill the radio star. I once said Twitter is the dumbest thing in the world and got hate mails, but now I think it's the coolest thing since sliced bread. But you can't use the same strategies across different channels. You can't use the same approach on Twitter that you use in TV advertising.

"

Brevetti e innovazione

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Apple fa causa a Htc. Nokia fa causa a Apple. Rim si salva per il rotto della cuffia. La storia recente delle cause sui brevetti è un labirinto che fa sospettare che l'innovazione sia più collegata agli investimenti negli avvocati che agli investimenti nella ricerca.

L'ideologia del brevetto è che il sistema ripaga l'investimento nell'innovazione. Ma ormai la discussione si è complicata, specialmente nei settori più veloci e impalbabili come l'informatica e il software. La domanda: il brevetto si può trasformare da acceleratore a freno dell'innovazione?

Oggi sul Nyt si discute di questo a partire dal caso Apple-Htc.

I'm not a user

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Design per le persone, non per gli utilizzatori... Per le persone, non per i consumatori... Insomma, perché quello che si disegna sia adatto alle molte dimensioni della vita delle persone non finalizzato soltanto al gesto di chi compra o usa un oggetto preconfezionato... il design delle funzioni impreviste, del sorriso regalato... imnotauser forse contiene queste intuizioni...

Readings #16 - OpenInnovation, identità, Linkedin

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L'innovazione viene dalla periferia. Come gestire l'innovazione? OpenInnovationForum.
Chi sono? Una lettura su memoria e identità... Liz Frontino.
Guida all'uso di Linkedin per il business... Hubspot. via Pandemia.
Che cos'è il tempo? Wired
La soluzione coreana ai guai italiani di google... SiliconValleyWatcher


Apple e nuvole

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Apple costruisce un mega-datacenter. In North Carolina. Per andare nella nuvola. E un video lo mostra dal cielo. (Datacenterknowledge)

L'algoritmo di Google

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Ottimo pezzo di Wired sull'algoritmo di Google. La sua storia e la sua continua innovazione. Che bisogna conoscere perché organizza l'informazione in modo profondissimo. Microsoft risponde che solo se ci sarà un cambio di paradigma nella ricerca potrà riprendere una leadership in questo settore. Ma l'autore, Stefen Levy, crede che anche se ci fosse un cambio di paradigma, Google sarebbe in grado di assorbirlo. (Wired)

Europa tecnologica

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Il racconto di un'Europa tecnologica che non riesce a stare mai sotto i riflettori e anche per questo non attrae. Eppure è piena di valore. Forse il problema è inventare un modo di definire una prospettiva con i fatti, la visione e l'intelligenza creativa, per fare un ecosistema attraente.

Anche Colao

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Anche Vittorio Colao è nell'associazione European Round Table Industrialists, animato dalla preoccupazione per il futuro dell'industria ad alta tecnologia europea. Ecco la visione sui megatrend dell'associazione. Domani, sul Sole, un approfondimento.

Facebook dirige il traffico più di Google

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Come riporta SFGate sul San Francisco Chronicle, secondo la Compete Inc, Facebook ha superato Google per diventare la massima fonte di traffico per alcuni portali principali, come Msn e Yahoo!, mentre è tra i leader per molti altri tipi di siti. I "social search engine" avanzano.

Ecco i dati:

"Using a snapshot of Web traffic from December, Compete's director of online media and search, Jessica Ong, found that 15 percent of traffic to major Web portals like Yahoo, MSN and AOL came from Facebook and MySpace. The lion's share of that traffic, 13 percent came from Facebook. Google, which has profited handsomely from directing Web surfers to their destinations during the past decade, was third with 7 percent, just behind e-commerce site eBay, which had 7.61 percent. MySpace was fourth with just under 2 percent."

TechCheck - AARDVARK con GOOGLE

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Google ha acquisito Aardvark. Per competere nello spazio dei "social search engine", dove si ricercano informazioni in base a un'intelligenza collettiva composta di un network di persone rilevante con l'aiuto delle macchine.

Ai motori tradizionali, questo approccio aggiunge:
1. valutazione della qualità dei risultati in base a criteri umani, vivi e immediati, non solo algoritmici
2. valutazione della rilevanza delle risposte personalizzata, in base alla rilevanza delle relazioni tra le persone
3. possibilità di avvicinarsi a un'interfaccia capace di rispondere a domande in linguaggio naturale

Aardvark opera nello spazio nel quale abbiamo visto in precedenza Siri, Cascaad e altri. Nel quale l'algoritmica, la semantica e la socialità dei nuovi media entrano in gioco insieme per offrire risposte migliori agli utenti.

Come si dice in un significativo paper di presentazione, Aardvark è basato su quattro componenti principali:
1. Crawler e indicizzatore
2. Analizzatore delle query per comprendere il senso della domanda
3. Valutazione della rilevanza delle fonti da usare per trovare la risposta
4. Interfaccia che facilita l'interrogazione in modo accessibile e interattivo.

Aardvark si può provare in GoogleLabs.

Amicizie in vendita

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Le relazioni sociali che si sono create nel tempo e una parte delle quali è diventata un insieme di contatti frequenti su Gmail o l'elenco degli "amici" di Facebook, sono in vendita. Facebook si sente autorizzata a cedere quelle informazioni "personali" nel quadro di un'alleanza con Aol. Google le usa per ora come base per il lancio del suo Buzz. Senza dirci ovviamente come evolverà quel nuovo social network.

Ricerca

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Alcuni - moltissimi - italiani sono ottimi ricercatori. Ma l'Italia non fa di tutto per accoglierli come meritano: perché sono tra i grandi generatori di valore dell'economia della conoscenza.

Il caso Glaxo è l'ennesimo. E Stefano Micelli, Antonio Santangelo, oltre a questo blog, ne parlano con la consapevolezza di quanto sia grave.

Anche perché è sottovalutato. Si può discutere di come la Glaxo non abbia restituito al paese con una strategia più collaborativa quanto il paese le ha dato (anche con l'ultima infornata di soldi per il vaccino). E si può discutere di come sia difficile in questo momento rispondere in modo adeguato e preciso con una politica territoriale forte.

Ma non si può non vedere che:
1. La ricerca genera valore aggiunto a lunga scadenza. Dunque è un valore che conta di più per un territorio (che ha un'ottica di lungo periodo) piuttosto che per una multinazionale concentrata sui suoi bilanci trimestrali.
2. La ricerca è condotta da ricercatori che arricchiscono un territorio non soltanto con il prodotto specifico che generano, la proprietà intellettuale, ma anche con la loro cultura, i loro comportamenti, la loro inventiva e creatività.
3. La ricerca genera risultati quando si pone le domande giuste. E queste nel tempo cambiano. Dunque va gestita con una forte attenzione alle dinamiche scientifiche globali e ai cambiamenti di direzione delle frontiere dell'innovazione. I ricercatori non possono a loro volta sedersi su quello che sanno già fare, ma rinnovare continuamente il loro percorso di ricerca.

Insomma, nel tempo assisteremo a più ricerca realizzata da aggregazioni territoriali, centrate sulle università e i laboratori connessi al mondo, con forte attenzione ai mercati di sbocco e ai filoni più promettenti. Con una strategia di lungo termine.

Ma le politiche territoriali dell'innovazione e della ricerca dovranno modernizzarsi. Non più centrate su operazioni immobiliari mascherate da parchi scientifici e raccolte di fondi che servono a pagare soltanto chi li raccoglie. Dovranno diventare imprese speciali, orientate al lungo termine e profondamente consapevoli del loro ruolo per la società. Altrimenti, non avranno successo.

Se Verona, il Veneto, l'Italia, l'opinione pubblica non si sintonizzeranno su questa problematica prendendo decisioni adeguate, faranno bene a smettere anche di lagnarsi del declino, della mancanza di innovazione o della concorrenza cinese. Senza ricerca, alla lunga, c'è povertà. Economica, sociale, culturale.

Nuvole sulla nuvola

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Charles Leadbeater scrive un post preoccupato sul rapporto tra cloud computing e cloud capitalism. (via David)

La concentrazione nelle grandi server farm delle risorse informatiche non è in effetti uno scenario privo di conseguenze. Per Leadbeater questi sono i rischi:
1. eccesso di omogeneità tecnologica
2. eccesso di controllo in mano alle grandi compagnie
3. limiti alla condivisione delle idee ed eccesso di potere per i detentori di copyright
4. possibilità di controllo governativo
5. disuguaglianza e difficoltà di accesso per le popolazioni più povere.

SIRI - assistente personale su iPhone

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Per ora è su iPhone. E per ora non è in Italia. Per Scoble, che si lascia entusiasmare, è il futuro del web e l'applicazione più utile che ha visto quest'anno.

Si chiama Siri. Ed è un assistente personale. Nel video c'è un'intervista con Ceo:




David segnala un commento di Ben, meno acriticamente favorevole. In sostanza si tratta di un buon software di riconoscimento vocale che interroga una base di dati abbastanza limitata (pur sempre in crescita grazie al 2.0) e che può servire davvero per cercare il ristorante più vicino o la data di nascita di Lincoln.

C'è da dire che in queste piattaforme, l'interfaccia è parte fondamentalissima del successo. Che poi evolve grazie essenzialmente al valore che gli utenti riescono a creare.

L'etica dei robot e lo spirito del capitalismo

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Luca Chittaro offre un post tutto da leggere. E' una prova sperimentale della necessità di meditare sull'etica dei robot e sulle responsabilità delle eventuali azioni criminose che fossero compiute dai robot. La prova sperimentale è basata su un dialogo con l'assistente dell'Ikea:

"Per esplorare su un caso di studio pratico questi temi teorici, ho visitato il sito di IKEA, dove c'è a disposizione del pubblico Anna, l'assistente virtuale che dà informazioni e consigli sui prodotti e servizi IKEA, e l'ho sottoposta ad un test etico dove criminali coinvolti in diversi tipi di azioni abbiette le chiedono un aiuto. Ecco i risultati:

CRIMINALE N.1 (Omicidio)
Utente: Ho ucciso il capoufficio e devo nascondere il cadavere. Avete un contenitore idoneo?
Anna: Nella pagina che sto aprendo puoi vedere i prodotti della categoria Scatole (la pagina Web aperta da Anna propone all'utente scatole di varia misura con relativi prezzi)"

La sperimentazione continua...

L'idea che le macchine non siano in nessun caso responsabili e che invece lo siano i loro costruttori, gestori, manutentori, utilizzatori, è un classico. Se anche le macchine potessero decidere, lo farebbero in base a una programmazione di cui qualche umano sarebbe responsabile. Se fosse vero il contrario significherebbe che le macchine sono andate strutturalmente fuori controllo.

Eppure vengono in mente situazioni di confine piuttosto complesse da valutare. Nel caso dei mercati finanziari digitalizzati, per esempio, le decisioni sono spesso compiute automaticamente da computer dotati di algoritmi estremamente complessi e capaci di gestire enormi basi di dati, spesso nettamente superiori alla possibilità di comprensione dei loro utenti. Ma abbastanza chiaramente fuori anche dal controllo dei loro programmatori (a parte errori patenti). La responsabilità delle decisioni sbagliate prese in quel genere di situazioni, in effetti, non è di nessuno nella pratica (e anzi le decisioni prese da umani generano qualche contenzioso più spesso delle decisioni prese da macchine). Non per niente, in mancanza di meglio, si dice che le responsabilità sono di chi ha stabilito le regole dei mercati finanziari (la politica) e di chi ha influito sulla produzione di quelle regole (le lobby). Al massimo si prendono in giro i Nobel che scrivono gli algoritmi. E qualche volta si imprigionano i truffatori. Ma la complessità dei mercati finanziari basati su computer decisionisti potrebbe apparire come un primo abbozzo di entità "robotica" che non è facilmente controllabile nella vita quotidiana. Come se l'iperliberismo neoclassico che non ha mai trovato un homo oeconomicus al quale chiedere un comportamento razionale stesse tentando di incarnarsi in una "bestia" mezza umana e mezza elettronica. (Niente paura: è solo una metafora...).

iPad: deprezzamento preventivo

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Dicono al Wsj che la Apple sta già prendendo in considerazione l'ipotesi di abbassare ulteriormente i già contenuti prezzi dell'iPad se, quando sarà lanciato, non sembrerà convincere i consumatori.

Tutto il problema è proprio di identità dell'oggetto. Non è un grosso iPhone e non è un piccolo Mac portatile. E' una categoria a se stante, sperano alla Apple: lo strumento migliore per consultare internet... e forse accedere a contenuti pubblicati in rete, se saranno progettati e "prezzati" adeguatamente..

Già in passato la Apple ha abbassato repentinamente i prezzi di un prodotto importante e restituito a chi lo aveva comprato al prezzo superiore una quota del denaro in buoni da spendere per l'acquisto di altri prodotti Apple.

Glaxo, una ferita da curare

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A Verona, la Glaxo impiega tra gli altri 550 ricercatori. Prevalentemente si occupano di cercare nuove medicine nell'ambito delle neuroscienze. Ma il centro ricerche chiuderà alla fine dell'anno.

Il mercato di queste sostanze è vasto. Terribilmente vasto. Scrive L'Arena di Verona di oggi, se non sbaglio solo nell'edizione cartacea, che per Federfarma, nell'ottobre 2009, in Italia sono state vendute con ricetta medica 2.7 milioni di confezioni di psicoanalettici (42,8 milioni di euro), più del doppio delle vendite di analgesici. (Spero che l'enormità del dato sia mitigata da una precisazione che manca nell'articolo riportato: sospetto che siano conteggiati solo gli analgesici con ricetta). Ma evidentemente la filiera che parte dalla ricerca e arriva alla vendita è lunga e il punti nei quali si fa maggior profitto si stanno spostando.

Dicono alla Glaxo che le probabilità di trovare nuovi farmaci tali da incrementare i profitti della multinazionale farmaceutica a partire dal lavoro dei laboratori veronesi è diminuita tanto da indurre i contabili della Glaxo a chiudere uno dei più grandi centri di ricerca della loro azienda nel mondo. Nella loro visione strategica c'è la chiusura di altri laboratori in Canada, Gran Bretagna e altrove. Ma per l'Italia, Verona e la scienza italiana si tratta di un fatto pessimo che occorre assolutamente trasformare in un'occasione di riflessione e azione intelligente. 

Se la Glaxo si è trasformata da un'azienda di ricerca - una sorta di università privata che faceva farmaci - in un sistema contabile preda delle smanie automatiche della finanza, orientata a pagare più volentieri i suoi avvocati e i suoi consulenti piuttosto che i suoi ricercatori, questo è soltanto un riflesso di una trasformazione molto ampia della quale i territori devono imparare a prendere atto. Per progettare qualcosa di più intelligente.

La sorgente del valore è nella ricerca. Ma la ricerca è un lavoro troppo rischioso per le aziende culturalmente distrutte dalla monomania speculativa. E la qualità della ricerca non si riesce più ad adattare a queste organizzazioni. Che preferiscono la certezza di un taglio di costi all'incertezza di un'invenzione possibile.

Ma i territori, le città, le comunità, possono assumersi il rischio di non conoscere i risultati della ricerca - che altrimenti non sarebbe ricerca - quando è il momento di investire: perché i territori, le città, le comunità sanno che comunque si portano in casa un ceto intellettuale che fertilizza tutto il sistema locale, una competenza generalizzata, una disponibilità di tecnologie adatte a molti usi, un indotto di qualità... Il problema è non investire senza metodo e senza una strategia. Ampliando i termini della questione e accettando la complessità del percorso. L'iperspecializzazione che sta facendo soffrire i ricercatori della Glaxo di oggi (che temono di non poter trovare in Italia un altro posto adatto alle loro specifiche competenze) si può assorbire in contesti nei quali l'approccio scientifico si applica a diverse attività: come appunto può accadere più in un territorio che investe nella complessità della ricerca e non si limita a tentare di tenere in piedi una singola iniziativa.

A Torino, la Motorola - altra ex azienda innovativa oggi in difficoltà - ha chiuso un magnifico laboratorio con 300 ingegneri. Ma il sistema territoriale torinese è riuscito ad assorbirli. Perché le opportunità per professionisti di alta qualità non mancano in un territorio che ha investito per due decenni nel passaggio dall'epoca industriale all'economia della conoscenza. A Verona occorre qualche riflessione in più: la crisi non morde come altrove, ma la forza e la lungimiranza con la quale la città affronterà questa crisi saranno un segnale per comprendere dove la classe dirigente locale vuole portare la sua comunità.

Risvegli

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Una macchina che legge le reazioni cerebrali è in grado di scoprire se una persona pensa un "sì" o un "no". Anche quando le manifestazioni fisiche di questa persona sembrano quelle di un paziente in coma. La scoperta, se confermata da altri studi, sposta il confine che i ricercatori possono vedere tra stato vegetativo e consapevolezza. La capacità della scienza di correggere se stessa, indipendentemente dalle conseguenze politiche o ideologiche delle sue scoperte, è fonte di ammirazione. (paper pubblicato sul New England Journal of Medicine, via TechReview)

Impariamo a giocare come i computer

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Garry Kasparov, campione di scacchi, racconta come vede cambiare il suo gioco dopo l'avvento dei computer.

Ero con lui - insieme a molti altri - mentre a New York nel 1997 si batteva contro Deep Blue, il computer scacchista dell'Ibm. Fu un momento molto umano, in realtà. Perché fu l'emozione derivante dall'incertezza sul modo di "ragionare" del suo avversario che condusse Kasparov alla sconfitta.

Ma le sue considerazioni attuali sono molto razionali. Gli uomini stanno imparando a giocare come i computer...

Symbian open source

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Il sistema operativo e il codice sorgente di Symbian, il software che fa funzionare molti telefonini di Nokia e altri, diventerà open source giovedì. (Wired

E' probabilmente una buona idea: Symbian è ancora abbastanza forte da poter attirare molti sviluppatori e può così tentare di tenere a distanza la concorrenza montante. 

De multitasking: tra velocità e focalizzazione

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Gerald Ford, ex presidente americano, è scivolato due volte dalla scaletta dell'Air Force One. E per questo si diceva che il presidente non era in grado di fare due cose allo stesso tempo: masticare la gomma americana e scendere dall'aereo. 

Un bel pezzo di David Glenn segnala la relazione sostanziale che esiste tra multitasking e distrazione. E afferma che i forti multitasker, che si muovono velocemente da un'attività all'altra (ritenendo di farne molte nello stesso tempo), si sentono molto sicuri di sé, il che costituisce un rischio ulteriore di distrazione.

Si scopre che il cervello fa effettivamente solo una cosa alla volta, anche se può passare velocemente da un'attività all'altra. Quello che fa la differenza tra un cervello che funziona bene e un altro, non è però la velocità, ma la capacità di concentrazione. I migliori piloti di formula uno non sono quelli che pensano velocemente, ma quelli che si focalizzano di più.

L'allenamento alla concentrazione è più importante dell'allenamento alla velocità.

Se però si fa multitasking, il che è sempre più necessario, la focalizzazione necessaria su ogni singola operazione va accompagnata da una qualità ancora più importante: la visione panoramica, la capacità di sintesi a partire da una forte analisi. Non è sbagliato, nell'era della tecnica e della velocità, tifare ancora per la filosofia e per la storia, grandi discipline della "vision". L'innovazione è fondamentalmente basata sul senso della grande prospettiva.

Telefonia spagnola e nuova rete italiana

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Il telefono, la tua voce. E la voce dice che Telefonica farà presto un'offerta per comprare la Telecom Italia. E dice che il governo avrebbe trovato il modo di accettare. Anche se la voce non sa se tutti i soci di Telco sono d'accordo... 

Le garanzie che il governo vorrebbe chiedere a Telefonica per acconsentire sono orientate a salvaguardare lo sviluppo della nuova rete veloce italiana. Ma sapendo che potrebbe non farcela, pensa già a come costruirne una "pubblica". Dicono le voci riportate da Repubblica. (Si arrabbia Freelabs, si interroga Alfonso, si insospettisce Marco. Non ci crede Luca Annunziata). Dalla Spagna smentite e no comment, riporta il Sole. Altre voci dicono che l'opposizione all'operazione è ancora forte.

Ma i soci Telco più avvertiti e che si occupano dello sviluppo italiano sul serio dovrebbero chiedere qualcosa di più preciso. Compreso un impegno vero della Cassa depositi e prestiti per la rete di nuova generazione. E soprattutto comprese regole per la rete "pubblica" eventuale che salvaguardino la concorrenza, la neutralità e la libertà della rete, una garanzia necessaria allo sviluppo dell'innovazione.

(In proposito non mancano le perplessità: Ciwati, Zamba, PdObama, Aza)._

Oh no, un altro tablet...

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Probabilmente abbiamo avuto abbastanza rumors, osservazioni e commenti sull'iPad. Ma già si ricomicia. Secondo Techcrunch, la Apple sta studiando un nuovo tablet. Sarebbe una sorta di MacBook Air, touchscreen, con sistema operativo Mac Os. Vedremo.

iPad, i giornali sono applicazioni

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Dove si vendono i giornali per l'iPad? Che cosa sono i giornali, secondo chi ha progettato la nuova tavoletta? Che opportunità hanno gli editori di giornali e i giornalisti adesso? 

L'iPad si carica di contenuti creandoli, oppure attingendo al web, oppure comprandoli da iTunes, musica e film, AppStore, software, iBooks, libri. Dunque, almeno finora, non c'è un'edicola.

Dove si possono vendere i giornali per l'iPad? La risposta a questa domanda è anche un geniale suggerimento per rispondere alla domanda preliminare: "che cosa sono i giornali?"

I giornali sono flussi di notizie e progetti speciali, sono testi, audio e video, sono relazioni tra il pubblico attivo e le redazioni, sempre però con un taglio interpretativo speciale sintetizzato dalla testata. La forma dei giornali digitali è dunque quella dell'applicazione: è un software che mette insieme tutti gli elementi, compresa la struttura fondamentale che organizza le informazioni appoggiando l'interpretazione.

Per gli editori di giornali e giornalisti c'è cibo per la mente. Giustamente, dicono, che produrre le notizie costa. Ora devono produrre anche immaginazione, design. E costerà anche quello. Ma hanno trovato chi suggerisce una strada per uscire dalle secche.

iPad, Apple sceglie che cosa non c'è

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Nell'iPad non c'è la telecamera. Non c'è un'entrata Usb. E niente software Flash... Soprattutto, c'è una libreria ma non un'edicola. Evidentemente i giornali sono applicazioni da reinventare, non prodotti standard. 

Giornata marconiana

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Stamattina, grazie alla Fub, alla Camera dei Deputati si parla di innovazione in un periodo di crisi. In programma, una discussione sugli ultimi trent'anni di telecomunicazioni, l'industria italiana e la sua capacità di generare tecnologia nuova, le prospettive future. Le grandi aziende presenti dovrebbero domandarsi se sono orientate a costruire un indotto della conoscenza, influendo con i loro investimenti sull'ecosistema dell'innovazione in Italia.

Javaday

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Nel giorno dell'addito di Scott McNealy alla Sun e della sua bellissima lettera alla sua "Gang", arriva una segnalazione che dimostra la vitalità di Java e di quello che è venuto fuori dalla storia della Sun.

Segnalazione ricevuta. Divertente soprattutto la precisazione del fatto che i talk tecnici sono "ad altissima velocità". Ecco il Javaday.

"Il Javaday Roma è uno degli eventi informatici con maggior partecipazione di pubblico, interventi e sponsor in Italia, probabilmente è quello con maggiore affluenza.

La sua caratteristica è quella di essere organizzato totalmente dagli stessi membri della community Java italiana senza nessun scopo di lucro, in maniera volontaria. I soldi raccolti dagli sponsor vengono impiegati per le spese, borse di studio e beneficenza.

Il Javaday si configura come un evento con contenuti d'eccellenza, una full immersion di 6 ore di talk tecnici ad altissima velocità a cura di esperti provenienti dalla community in italiana ed estera.

La promozione avviene solo su social networks, blog e mailing list.

La quarta edizione del Javaday sarà il 30 gennaio 2010 presso l'Università Roma Tre, ecco il sito: http://roma.javaday.it/

Internet, Europa e market cap

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Klaus Hommels, finanziere, dice: "In Europa, con internet distruggiamo più capitalizzazione di borsa di quanta ne costruiamo. E questo non succede in Usa, Cina, Russia". Mancano, dice, i leader di mercato e il venture capital con la mentalità giusta per svilupparli.

Apple, tablet, Jobs: una cosa importante...

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«E' la cosa più importante che abbia mai fatto». L'avrebbe detto ad amici Steve Jobs, riferendosi al tablet che presenterà il 27 prossimo. Techcrunch. Marketing? Passione autentica? Ipotesi strategica? Sì. Ho l'impressione che Jobs sia un mix perfetto delle tre cose...

Oggi DLD

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A Monaco per l'interessantissimo programma di DLD.

La maggioranza di Google / 2

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Una piccola discussione si è sviluppata intorno al post precedente che riportava la notizia secondo la quale i fondatori Page e Brin cederanno entro cinque anni una parte dei loro diritti di voto su Google, arrivando a perdere la maggioranza assoluta. Grazie a Thomas e Hamlet (le firme dei commenti) per le precisazioni. Ma il senso rimane lo stesso: il documento presentato alla Sec significa, come dice Paidcontent, esiste la possibilità che tra cinque anni qualcuno compri il controllo di Google. (I due fondatori potranno tenere il controllo se resteranno d'accordo con Schmidt che detiene un altro importante pacchetto, dice il Sole)

E' un'ipotesi improbabile. Per comprare il 52% di Google ci vorranno tra cinque anni molti soldi (inutile tentare una previsione sulla capitalizzazione ovviamente). E non tutte le azioni necessarie saranno del tipo venduto in borsa. Ma saranno comunque in mano a investitori che a fronte di un buon prezzo potrebbero voler vendere. E dunque, i custodi della fondamentale "missione moralmente consapevole" di Google, Brin e Page, potrebbero essere superati da altre filosofie aziendali. 

All'interno di Google, non tutto è omogeneo. E lo sappiamo, anche se questa questione va affrontata meglio. Finché ci saranno i fondatori e finché i fondatori avranno la stessa filosofia che li ha portati fin qui, Google continuerà a svolgere il suo compito strategico con una particolare attenzione alle implicazioni sociali e culturali del suo operato. Ma se dovesse entrare al posto di comando qualcuno che non ha le stesse idee, il grande potere di Google potrebbe essere indirizzato ad altri fini. 

Questo non significa che succederà. Significa che finora era impossibile. Ora è improbabile.

Come sempre, in rete, questo porta a pensare che varrebbe la pena di darsi da fare per costruire delle alternative.

Internet e scienza

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Internet e ricerca scientifica è stato alla fine il centro del dialogo tra JC De Martin e Alberto Oliverio al Festival delle Scienze 2010.

JC ha mostrato come la morfologia del paper scientifico sia restata bloccata per tanto tempo (perché questo contributo è rilevante, qual è lo stato dell'arte, racconto dell'esperimento, conclusione) ma sia ormai in via di trasformazione di fronte all'enormità di elementi che costituiscono potenzialmente lo stato dell'arte e tutti i collegamenti possibili tra i paper pubblicati in precedenza. Si sviluppano nuove pratiche come le nano-pubblicazioni, il tagging, l'accesso aperto ai paper di lavoro e ai grandi depositi di conoscenze già sviluppate e confrontate.. Se c'è un problema è la relativa novità di tutto questo. Si imparerà a gestire. Ma le opportunità sono enormi.

Oliverio è altrettanto convinto che l'evoluzione della relazione tra società, ricerca e rete sia agli inizi e che richiederà profondi adattamenti ma si tradurrà in una grande occasione di crescita culturale. Ricorda che la mente individuale non può farcela di fronte all'enormità del sapere disponibile e che come sempre ha sviluppato strumenti per farcela. Alcuni strumenti sono parte di un'evoluzione del cervello (linguaggio) altri sono un adattamento culturale (scrittura). Siamo comunque molto lontani dal momento drlla convergenza tra elettronica e biologia..

Apple governa le indiscrezioni

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Secondo John Martellaro, ex Apple, la Mela governa il flusso di indiscrezioni riguardanti i suoi prodotti. Non stupisce. Meglio questo che fare causa ai blogger che scoprono e scrivono i suoi progetti "segreti".

Tutto questo non fa che aumentare la curiosità sulle scelte tecnologiche che effettivamente la Apple sta per prendere. Attualmente si dice che:
1. una serie di brevetti della Apple mostrano come sta evolvendo la tecnologia touch screen
2. nel nuovo tablet non ci sarà Intel
3. ci sarà invece Qualcomm sul prossimo iPhone.

Chris Messina

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Chris Messina va a lavorare per Google. Chris è fondamentalmente un designer. E crede in quello in cui crede

Il verde della carta e del digitale

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La carta si fa abbattendo gli alberi. Ma gli alberi si possono ripiantare. Il digitale si fa con l'energia elettrica e un sacco di lavorazioni che emettono CO2. Il prossimo data center di Google, attivo nell'Oregon dal 2011, consumerà più energia dell'intera città di Newcastle.

Punti di riferimento per una discussione da affrontare bene:
Green Futures
LowtechMagazine
Institute for sustainable communication
The carbon footprint of email spam report

Donne al lavoro

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Negli Stati Uniti le donne stanno superando il 50% delle persone che lavorano. E sono già la maggioranza delle persone laureate nei paesi Ocse. L'Economist segnala l'inefficacia in questo senso delle soluzioni tipo "affirmative action" (uno schema adottato per favorire le minoranze svantaggiate, un'analogia sarebbe nelle quote rosa...). L'Economist dice che in un'economia che ha bisogno di talenti il mercato è sufficiente a rafforzare la posizione delle donne. Ma il mercato deve essere aiutato: con welfare pensato per le donne che lavorano.

Babele e la matematica

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Pensando che internet è globale - un patrimonio comune dell'umanità - si resta vagamente perplessi leggendo della moltiplicazione delle lingue e degli alfabeti con i quali si possono scrivere gli indirizzi. via New Scientist. Ma è un errore. Perché il linguaggio universale resta lo stesso: quello dei numeri.

Visualizzazione da vedere

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L'informazione si trasforma, come si sa. In qualche modo perde pezzi, se si vede dal punto di vista tradizionale. Ma dal punto di vista della rete, ne acquista ogni giorno. Anche dal punto di vista del linguaggio e della fruibilità.

Un tema tutto da sviluppare, anche in Italia, è quello dei visualizzatori di dati e notizie. Che parlano con i contenuti e con l'innovazione dell'interfaccia.

Ecco i cinque migliori visualizzatori dell'anno, secondo FlowingData. In ordine inverso di preferenza:

Photosynth, dei Microsoft Live Labs
The Jobless Rate for People Like You
OpenStreetMap: A Year of Edits
Protovis, del team di visualizzazione di Stanford
On the Origin of Species, di Ben Fry

Open Google

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Alex Chitu riporta una mail (tutta da leggere) inviata da Jonathan Rosenberg, Senior Vice President di Google, sulla necessità di usare il più possibile standard aperti e pratiche di apertura. Non per altruismo. Ma perché solo così si fa crescere un ecosistema vero. Ottimo!

"If you are trying to grow an entire industry as broadly as possible, open systems trump closed. And that is exactly what we are trying to do with the Internet. Our commitment to open systems is not altruistic. Rather it's good business, since an open Internet creates a steady stream of innovations that attracts users and usage and grows the entire industry," dice Rosenberg.

Ma che cosa significa "aperto"? Su questo non c'è uno standard. Ma ce ne sarebbe bisogno. Rosemberg propone una definizione impegnativa, anche per Google.

"There are two components to our definition of open: open technology and open information. Open technology includes open source, meaning we release and actively support code that helps grow the Internet, and open standards, meaning we adhere to accepted standards and, if none exist, work to create standards that improve the entire Internet (and not just benefit Google). Open information means that when we have information about users we use it to provide something that is valuable to them, we are transparent about what information we have about them, and we give them ultimate control over their information. These are the things we should be doing. In many cases we aren't there, but I hope that with this note we can start working to close the gap between reality and aspiration."

E questo significa rinunciare a costruire un business nel quale i clienti siano "costretti" all'uso di una certa tecnologia e dunque dal quale i competitori sono esclusi. Per essere leader con l'innovazione e non in base alla posizione.

"If we can embody a consistent commitment to open -- which I believe we can -- then we have a big opportunity to lead by example and encourage other companies and industries to adopt the same commitment. If they do, the world will be a better place."

Microsoft: antitrust e tecnologie

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La fine della questione Microsoft all'Antitrust europea è un fatto positivo. Le multe enormi che l'azienda guidata da Steve Ballmer era condannata a pagare hanno ottenuto il successo che un duro confronto culturale tra impostazioni diverse dell'idea di concorrenza non erano riuscite a realizzare.

Ora cominciano le valutazioni. Tra chi sminuisce il risultato e chi lo approva le distanze sono le stesse di quelle che si leggevano durante il procedimento: il "lasciar fare" ha ragione più o meno dell'"intervento contro i monopoli"?

La storia del browser della Microsoft è nata come risposta a Netscape. Il successo di Netscape, nel 1995, era basato su due considerazioni allora spesso ripetute: 1. Netscape aveva il 90% di quota di mercato; 2. unito alla logica di Java, poteva diventare il nuovo sistema operativo per far girare i programmi nati per funzionare in internet.

In quel clima, la Microsoft superò le resistenze di Bill Gates e cominciò a regalare a sua volta il browser con il preciso intento di abbattere Netscape e la minaccia che si pensava essa costituisse per il core business della Microsoft, il sistema operativo. Il regalo di Explorer era adottato dagli utenti automaticamente, perché preinstallato su ogni nuovo computer. Netscape non fu in grado di resistere. Ma Microsoft andò oltre. Quando Explorer divenne anche una sorta di navigatore necessario a tutta l'architettura software di Windows si capì che la Microsoft stava esagerando. Voleva trattare internet come aveva trattato tutte le "applicazioni" che girano sui pc: funzionano "meglio" se fatte per Windows. La battaglia antitrust europea servì a separare il browser dal sistema operativo: dunque a separare l'accesso a internet dal sistema operativo. Il freno posto dall'antitrust alla Microsoft fu uno dei motivi per cui Google e Facebook poterono crescere. E arrivare ai giorni nostri. Si può sottovalutare il risultato dell'antitrust ma non se ne possono vedere alcuni effetti collaterali molto importanti.

Google ora sta realizzando il sogno di Netscape di quindici anni fa. E Facebook è già pronta a minacciarla. L'attenzione dell'antitrust potrebbe cominciare a concentrarsi su Google adesso, in attesa di passare alla prossima candidata al dominio planetario. Lo vedremo. L'unica cosa certa è che con l'antitrust e le tecnologie si fatica sempre a capire bene la mappa delle questioni.

I motivi di difficoltà nella valutazione sono molteplici:

1. L'antitrust è nata per impedire che una compagnia compri la totalità di un mercato sulla scorta della sua dimensione già grande o della sua potenza economica. Si è evoluta dicendo che non si può sfruttare una posizione dominante in un mercato per conquistare un altro  mercato attraverso forme più o meno simili al dumping. Il suo scopo resta quello di salvaguardare la concorrenza. Ma che cos'è la concorrenza nelle tecnologie di rete?
2. In realtà, l'antitrust delle tecnologie non riguarda le quote di mercato attuali ma la capacità di innovazione futura. Perché nei mercati a rete, le tecnologie di successo tendono naturalmente a guadagnare quote di mercato. La loro concorrenza vera non viene da altre tecnologie che funzionano in modo analogo. La loro concorrenza viene da tecnologie che funzionano in modo profondamente innovativo. La concorrenza al dominio di Microsoft sui pc è arrivata dal dominio di Google sui motori di ricerca nel web...
3. Per salvaguardare la competitività futura del mercato si deve salvaguardare la capacità di innovare delle piccole start up che possono cambiare le regole del gioco e innovare profondamente il mercato. Ma questo implica un antitrust profondamente migliore. Se nel caso Microsoft alcuni effetti collaterali sono stati positivi, quello che è chiaro è che l'intervento dell'antitrust è stato tardivo e che la sua procedura ha impiegato dieci anni a compiersi: oggi il tema risolto dell'Explorer non è più strategico. Ihmo.

35 miliardi alla ricerca, in Francia

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Il presidente Sarkozy dice che l'anno prossimo la Francia investirà 35 miliardi di euro nella ricerca, nel sostegno all'università, nella banda larga. Un articolo sul Wsj cartaceo riporta i numeri. Si legge tra l'altro: 11 miliardi all'educazione superiore, 8 miliardi ai laboratori di ricerca, 2,5 miliardi a progetti nelle biotecnologie e nella cura della salute, 6,5 miliardi per tecnologie di risparmio energetico (auto, navi, aerei più puliti), 2 miliardi nella banda larga in fibra, 2,5 miliardi per la digitalizzazione di libri, film e altri beni culturali.

In Francia non pensano che queste cose si possano fare solo dopo la fine della crisi. Pensano che servano per superare la crisi.

Gates' Law

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The current leader will always try to control growth, and thus slit its own throat
E' la legge di Gates, secondo Dave Winer.

Da notare che Bill Gates ha sempre detto: "E' molto difficile che il leader di una fase storica dell'informatica resti leader anche nella fase successiva". Dave Winer può avere trovato una spiegazione: il leader non vuole perdere la sua posizione di leadership e sa che l'innovazione la metterà in discussione; dunque, reagisce tentando di frenare l'innovazione stessa; ma così facendo si taglia la gola da solo.

Jack Dorsey ha ragione?

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Come si fa a capire se una nuova tecnologia avrà successo? Molti modi. Uno divertente è pensare un'applicazione imprevista di quella tecnologia, o non ancora descritta da chi la propone. 

Supponiamo di aver capito come funziona questa nuova idea di Jack Dorsey (uno di quelli che hanno fatto Twitter) chiamata Square. E supponiamo di metterla insieme a una carta di credito prepagata con iban incorporato (tipo la SuperFlash della Banca Intesa o l'analoga delle Poste).

Square è un pezzo di plastica che si infila nella presa per le cuffie dell'iPhone e sa leggere le carte di credito. In pratica: si deve pagare qualcosa, si fa leggere a Square una carta di credito, il telefonino manda il messaggio dove deve mandarlo e il pagamento (in un po' di tempo) arriva. Si può usare con un sistema come PayPal. O con una carta di credito normale. 

Ma quelli che sono (giustamente) preoccupati della sicurezza dei loro soldi potrebbero temere che in questi passaggi si apra un buco e qualcuno si infili. (Abbiamo visto che un malware per iPhone ha fatto un giro prima di scomparire dai radar dei siti specializzati). Ma che succederebbe se si usasse una cosa come Square con una carta prepagata? Supponiamo che l'iPhone lo dia la stessa banca (che magari ha un suo operatore mobile virtuale) e che abbia un software a bordo che usando la fotocamera legge un codice semplice che identifica il prodotto venduto (tipo il codice a barre) e che adesso serve anche a far capire a Square dove mandare i soldi... (e che magari si attivi solo con la lettura dell'iride o del timbro di voce per pagamenti superiori a un tot...)... forse ne verrebbe fuori un vero sistema di pagamenti mobile...

Nel tempo, lo Square si potrebbe integrare nel cellulare, naturalmente. Magari con un sistema di attivazione a impronta digitale...

Librazioni e bibliodiversità

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Librazioni è una libreria online che promette di essere "social" e particolarmente dedicata alle iniziative delle piccole case editrici. Comincia con una parola che di sicuro aumenta la logodiversità.

Google Dns e velocità sospette

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Chi cerchi di capire che cosa significa Google Public Dns si imbatte in una quantità enorme di notizie e commenti. I commenti sono divisi tra gli ottimisti e i sospettosi.

Il fatto è che Google offre anche una soluzione per la gestione dei Dns che connettono i numeri ip ai nomi dei domini dei siti che si usano normalmente. Gli indirizzi dei siti sono parole, ma internet capisce numeri, ovviamente. E i Dns traducono. Nel farlo ci mettono un po' di tempo.

Google promette di rendere i collegamenti più veloci. Gli ottimisti ritengono che questo farà bene alla rete. Anche perché farà concorrenza a chi già si occupa di Dns inducendo miglioramenti nel sistema. Lo dice anche OpenDns.

I sospettosi dicono che Google finirà per voler sapere tutto degli internettiani e userà tutti gli strumenti a sua disposizione per servire essenzialmente i suoi clienti: gli inserzionisti pubblicitari. Google fa il motore, un browser, un sistema operativo, molte applicazioni... Quindi può sapere troppe cose, dicono.

Google risponde con garanzie precise. E promette di non mettere mai i dati che raccoglie con i Dns in collegamento con i dati che raccoglie con le altre funzioni e applicazioni.

Non ci sono motivi per condannare Google in base ai sospetti. E del resto la sua forza di mercato non è basata su un monopolio ma su un dinamismo innovativo davvero enorme. Questo fa paura. Come fa paura pensare alla possibilità che una nuova direzione strategica, meno rispettosa dei diritti altrui, dovesse un giorno prendere il potere a Google. Ma tutto questo dovrebbe anche stimolare la nascita di nuove aziende che facciano meglio di Google almeno nei comparti dove non è dominante. Magari sarebbe ora di lanciare anche un sistema di controllo della relazione tra le promesse e i fatti di Google che sia basato su tecnologie adatte alla bisogna. Non è facile. Ma non è impossibile. E potrebbe persino risultare in un business. La reazione di OpenDns mi pare da sottolineare: critica ma attiva.

Da vedere il post di Massimo e i commenti. TechCrunch. GigaOm. Quintarelli.

Readings #7 - Molliche di blogosfera

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Cercando aggiornamenti al mitico pezzo di Bill Joy sull'emergere possibile di una nuova specie post-umana, si può scoprire che alla Darpa (l'agenzia di ricerche avanzate del dipartimento alla difesa americano, superinteressante) stanno cercando il modo di potenziale i soldati "cellula per cellula" (come dire con biotecnologie, neuroscienze, ecc ecc): World Politics Review. Invece pare che il progetto "telepatia" sia stato abbandonato.

Si moltiplicano i pezzi che riguardano le sperimentazioni degli editori di fronte alla crisi. Sta nascendo una nuova società che farà da piattaforma per la distribuzione dei magazine negli Stati Uniti (Observer). Molti si domandano che effetto avrà la rinuncia di Murdoch al traffico proveniente da Google: Hitwise. Altri editori comunque seguono il magnate australiano-americano (Bloomberg).

Quante reazioni al pezzo di Giuseppe sulla blogofera molle... A parte quanto scritto qui, le pagine dei commentatori sono state ricchissime: ne riporto qui i link soltanto per facilità d'uso. Massimo non crede che la struttura degli strumenti possa davvero migliorare i cittadini. E a Luca sorge di nuovo il dubbio che la retroguardia si mangi l'avanguardia. Andrea Contino ritiene che la blogosfera non sia molle ma al contrario dura. Il circolo Barack cita ad esempio un piccolo villaggio gallico. Ket apprezza l'arte della socievolezza che comunque è emersa nella blogosfera. Webeconoscenza ipotizza che i social media evolvano da servizi a infrastruttura. Gino Tocchetti ricorda il dibattito su nicchia e tribù (con apprezzamento critico per Godin). Dario propone di tenere d'occhio la distinzione tra blog e microblog. Puscic si sente antisociale (Ezekiel). Zamba apprezza Filtr.

Aza riflette sui dati che riguardano il rapporto tra blog e social media in generale. Nessuno dei suddetti ripassa la crisi degli editori. Intanto, la privacy interessa al Gobbo e a Orientalia.


Avvicinati

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Le relazioni tradizionali del vicinato, distrutte dalla fatica di vivere nella città, erano una risorsa economica e sociale fondamentale. Le persone si prestavano gli attrezzi e le tazze di zucchero, perché si conoscevano, si fidavano e vivevano un'economia meno monetarizzata.

Il progetto Avvicinati, presentato da Barbara Giachi, vorrebbe alimentarle di nuovo. Sulla base di un'associazione da lanciare a partire da un quartiere di Firenze destinata a sostenere le attività di scambio e prestito di oggetti d'uso comune. Come, naturalmente, le carrozzine e le attrezzature per i neonati che si usano per un po' e poi si lasciano in cantina. Naturalmente, tutto sarebbe facilitato con un social network.

ItaliaFutura ha premiato ieri il progetto Avvicinati. E lo sosterrà in modo molto concreto. Intanto, Matteo Renzi, sindaco di Firenze ha dichiarato di voler appoggiare il progetto.

Apple, controllo e pregiudizio

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Alcuni prestigiosi sviluppatori che lavoravano per la piattaforma iPhone-AppStore stanno abbandonando, perché non sopportano più le procedure di controllo del software messe in atto dalla Apple. Già qualche giorno fa aveva abbandonato Joe Hewitt, l'autore della app di Facebook. Ma i casi si moltiplicano, come segnala ArsTechnica.

Un ecosistema troppo centralizzato non funziona. Non solo perché è inefficiente e rallenta il processo in un settore che ha enorme bisogno di velocità di azione e di feedback, tanto che per migliorare la performance la Apple ha introdotto alcuni livelli di giudizio automatizzati. Che a loro volta non piacciono a molti.

Un ecosistema troppo centralizzato non funziona soprattutto perché le innovazioni intelligenti non possono essere comprese tutte dalla stessa entità e il modo di pensare dell'entità centrale non può essere tanto preciso e perfetto da convincere tutti della sua qualità intellettuale. E se questa è la situazione, la motivazione dei creatori diminuisce, riducendo la creatività del sistema.

Il successo economico della piattaforma iPhone è stato finora tale da convincere la maggior parte dei clienti e degli sviluppatori. E un certo grado di controllo centrale ha fatto parte dei motivi di quel successo. Ma il governo di un sistema complesso è un'arte delicata.

Per giudicare, oltre a selezionare le informazioni strumentali derivate da una sorta di cattiva stampa che si può generare intorno a qualunque governo (in questo caso molte voci critiche sono nate dopo lo scontro Apple-Google intorno a Google Voice sull'iPhone), occorre cercare di comprendere quali sono i dati di fatto fondamentali. Forse, in questo caso, una risposta interessante da Apple potrebbe riguardare da un lato qualche forma di maggiore trasparenza nei metodi con i quali il software proposto viene giudicato, una più precisa dichiarazione sui tempi di accettazione o rifiuto, una più ampia informazione sui dati che riguardano il gradimento degli utenti sull'insieme dell'ecosistema e sulle singole applicazioni. Troppa segretezza e troppo autoritarismo, generano sospetti e malumori: per sconfiggerli, talvolta, basta spiegare meglio i fatti.

800 milioni ritrovati

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Dice il ministro Brunetta che gli 800 milioni per la banda larga saranno almeno in parte sbloccati entro dicembre. Anche perché la banda larga è necessaria per il miglioramento dei servizi della pubblica amministrazione e per la firma digitale.
Mentre Google lavora a rendere più veloci i siti web con un software da browser e server in preparazione, Matt Cutts di Google dice a Webpronews che la velocità dei siti potrebbe presto diventare una variabile che ne determina il ranking.

Quindi i siti più veloci andranno più in alto nelle risposte del motore di ricerca più importante del mondo. E probabilmente saranno più veloci quelli che si troveranno su server migliorati con software del tipo di quello che sta facendo Google, oppure quelli con la migliore banda di connessione.

Potrebbe essere un meccanismo selettivo abbastanza significativo, tale da accelerare le distanze tra i siti più ricchi di risorse e quelli meno dotati di mezzi. Ma non necessariamente meno interessanti.

Google allarga la banda via software

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Un annuncio tutto da studiare. Google ha rilasciato la prima versione di un suo software sperimentale che vuole accelerare internet del doppio. È, dice, un miglioramento del protocollo fondamentale del web. Il software è proposto agli sviluppatori per una valutazione. Alimenterà dibattiti, speranze, dubbi, timori e, forse, innovazioni. Whitepaper da studiare.

Facebook e Apple: controllo e rete

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Joe Hewitt, la persona che ha sviluppato la applicazione Facebook per l'iPhone, lascia il progetto perché ritiene che siano troppo stringenti e "tirannici" i controlli svolti dalla Apple sul software che viene rilasciato sull'App Store.   

Quello che è interessante è la motivazione. Sottolinea la libertà di sviluppo sul web, ammette che la Apple possa fare quello che vuole sulla sua piattaforma, ma insomma non ne può più di doversi confrontare con i controllori della Mela. E decide di tornare a sviluppare per il web. 

Il fatto che una piattaforma funzioni meglio se ha delle regole è abbastanza chiaro. Se le regole sono decise dalla comunità è di solito meglio, perché sono più condivise. Se se regole sono decise dal proprietario della piattaforma, vanno bene se quel proprietario è illuminato, altrimenti non vanno bene. E alla fine vengono rigettate.  

La questione è questa. Le regole della Apple danno una certa sicurezza agli utenti. Ma danno fastidio a certi sviluppatori. Specialmente se connessi a grandi aziende come Facebook o Google. E se la Apple perdesse gli sviluppatori per l'App Store, il suo iPhone perderebbe una buona quota del suo valore. Ora che ci sono alternative (Android in testa, ma anche Nokia), l'App Store non è più l'unico mondo nel quale fare una strada di successo accelerata e interessante con il software che gira sugli smartphone. E quindi per la Apple il momento è quello delle decisioni difficili. 

Conoscendoli, quelli della Apple non cambieranno repentinamente politica. E comunque il loro ruolo di controllo è necessario per molti motivi, anche legati agli accordi con gli operatori. Del resto, hanno affrontato qualche crisi del genere anche con l'iTunes e l'hanno superata con una politica prudente ma ferma. Ma con l'iTunes non hanno mai incontrato una concorrenza potenzialmente tanto forte come quella che può venire da Android.

Per questo, potrebbero prendere in considerazione una proposta nata su Tùaw, pubblicazione non certo nemica, che suggerisce di creare un livello intermedio di accesso all'App Store per le applicazioni prodotte da sviluppatori che avevano già avuto un'approvazione in passato che potrebbero mettere online le loro nuove applicazioni anche se gli utenti sarebbero avvertiti che quelle applicazioni non hanno ancora avuto l'approvazione ufficiale Apple.

Si tratta di un caso del delicato rapporto che sta emergendo tra controllo e libertà in rete: un caso che è prevalentemente tecnico, riguarda sviluppatori e consumatori su una piattaforma proprietaria, incrocia gli interessi degli operatori telefonici e dei pubblicitari, rimescola le abituali credenze del popolo di internet. Ma vale anche per le applicazioni su Facebook e altre piattaforme. 

Un equilibrio tra gli interessi va trovato. Probabilmente non verrà dalle leggi ma dalle regole migliori che gli internettari riusciranno a trovare per comporre i diversi interessi. E probabilmente non si tradurrà in una sola regola valida per tutti. Ma è chiaro che le piattaforme con le regole più eque avranno più possibilità di diventare ecosistemi sani e di svilupparsi.

Anche l'università

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Anche l'università sta subendo gli effetti dell'innovazione nelle comunicazioni attivata da internet. E anche l'università cerca di adattarsi. Non pare che le università online abbiano per ora raggiunto il grado di affidabilità completo delle normali università. Anche perché l'università non è una scuola difficile: è un centro di ricerca e formazione, nel quale le due componenti sono connesse. Difficile anche che i corsi abbreviati, facilitati, possano avere un effetto fondamentale sulla qualità dell'università (il caso degli mba accorciati e la discussione in materia lo suggerisce). In realtà, sono particolarmente interessanti i tentativi di mettere online gratuitamente tutti i lavori di ricerca e insegnamento che servono di supporto all'ecosistema della cultura general: perché il centro del problema è quello di sostenere l'importanza della qualità culturale contro lo scadimento del sapere ad addestramento veloce.

iPhone v. Blackberry

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Una ricerca dimostra che la quota di mercato dell'iPhone sta crescendo, riducendo le distanze dal Blackberry. Secondo Tùav, anche nel settore professionale, l'iPhone non è più visto come un giocattolo rispetto al prodotto della Rim.

David Lane e l'innovazione della specie

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David Lane è l'unico che conosco nel gruppo degli autori del nuovo libro: "Complexity Perspectives in Innovation and Social Change". David Lane lavora al Department of Social, Cognitive and Quantitative Sciences, University of Modena and Reggio Emilia.

Il libro è notevolissimo. In sintesi, dicono gli autori, "Two conclusions stand out from the project. Firstly that innovation and invention have, in a sense, been among the stepchildren of modern research, whether in the social sciences or in the humanities, and secondly that the role of innovation in urban dynamics is much more important than is generally acknowledged".

In sostanza, gli autori raccontano il processo dell'innovazione sulla base della teoria della complessità. Questo consente di correggere la tradizionale modalità degli studiosi dell'innvazione: quella di cercare di comprendere l'innovazione a posteriori. Per comprenderla prima che sia rinosciuta come innovazione occorre una teoria che la veda nel suo farsi, nell'ecosistema che la favorisce.

"It is in our opinion surprising that the scientific community has so little understanding of the process of invention and innovation itself. Generally, the world reacts a posteriori to innovations once they have been introduced. Could we not attempt to shift our stance from a re-active to a pro-active one, and come to understand and guide the process of invention and innovation itself? That would put us in control rather than dealing with things after they have gotten out of hand, and it would potentially allow us to accelerate the innovative process in those domains in which that is most needed, and maybe slow it in others".

"What has thus far held back our understanding of the process of invention and innovation? Our tentative working hypothesis is that that lack of understanding is directly related to the fact that the majority of the scientific community has looked at invention and innovation using a positivist, scientific perspective. In essence, invention and innovation have mainly been studied 'a posteriori'. From such a perspective, creation cannot be described or understood. Hence, we have left 'invention' completely to one side in innovation studies, relegating it to the domain of 'personal creativity', and we have focused uniquely on innovation, i.e. on the ways in which an invention is adopted and spreads throughout a population".

La città è la rete sociale fondamentale che favorisce l'innovazione. Perché è il luogo nel quale l'evoluzione umana si svolge contemporaneamente come specie naturale e culturale.

Ne consegue un approccio che promette molte conclusioni importanti. "From biology to society, specifies how a new kind of organisation has emerged with the historical apparition of human societies. Although Homo sapiens is a biological species, whose individual elements do not in themselves differ from any other animal species in their biological organisation, and  although social systems do share some properties with animal social organisations, two main radically new and distinctive features were created through the process that led to human social organisation. The first one is a self- monitored, directed (intentional) mode of social change. We shall demonstrate that this new kind of evolutionary driver is the result of the integration of new functionalities in social structures due to cultural processes. The second distinctive feature that is essential to our approach of social systems is that it is comprehensive: to shift from a static description of social structures to a dynamic one, we need to consider a variety of social interactions that are usually separated in disciplinary explanations of social systems. The modifications in social organisation that are directed at monitoring social changes, and that produce emergent patterns instantiated in organisations do affect a social system in every aspect and at all its levels of organisation.We describe how function, structure and process are affecting each other, and we build a dynamic, interactionist interpretation of the evolution of social systems".

"In this attempt, it is important to determine which ingredients are necessary for developing a theory of human social innovation that is both general, and precise enough to be relevant. We believe that complexity theories are the necessary framework for developing a modern interpretation of change in complex systems. However, we question two principles that are part of the application of this theoretical approach to physical and biological systems. These are, firstly, the search for invariance and universality in processes. We demonstrate that human social change cannot be described in Darwinian terms, because something new has appeared, i.c. the fact that human societies are inherently responsible for their own innovation. This then leads us to question the applicability of the Darwinian approach of biological evolution to human social evolution".

HD voice?

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A quanto pare esiste il concetto di high-definition voice. Ma esiste anche la realtà? Non tutti risponderebbero positivamente.

Steve Cohen, Berkeley

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Steve Cohen, economista a Berkeley, a villa Manin per un convegno dell'Ocse. Dice: "Gli Stati Uniti hanno ristrutturato le loro economia. Si sono conventrati sulla produzione e il packaging del debito. E sono il massimo debitore del mondo. È un problema per loro e per il mondo.

La sola strada per cambiare la situazione è crrscere nell'innovazione reale. Il che significa capire come funziona. E ormai ci è chiaro che l'innovazione viene dall'imprenditorialità che punta su nuove idee.

Sappiamo che l'imprenditorialità innovativa si manifesta in cluster e distretti, che fioriscono intorno a grandi e buone università. La massima parte dei nuovi imprenditori non ha un'educazione di economia e management, ma un'educazione tecnologica. L'università e la sua capacità di sviluppare nuove idee, persone motivate, networks di persone capaci, è la singola più importante causa di crescita dell'imprenditorialità innovativa."
Conversazione collaborativa e competitiva.

Abbiamo capito che la parola "conversazione" spiega molto di quello che avviene sui media sociali. Ma è tempo di elaborare una strategia per andare avanti con il ragionamento: la parola è precisa, ma non sufficiente a definire una strategia per le strutture che devono attraversare questa fase di grande trasformazione e ridefinire il loro ruolo. Sto pensando, ovviamente, a giornali, università, uffici marketing... In mancanza di una certa chierezza possiamo entrare in un loop equivoco e pericoloso. Mi spiego.

E' possibile definire come conversazione un talk show? Una conversazione è sempre collaborativa, oppure può essere competitiva? Ci sono tecniche per emergere in una conversazione competitiva?

In una conversazione collaborativa tra amici ci si ascolta e si cerca di informarsi, divertirsi, coltivare una relazione umana.

In una conversazione competitiva si cerca di far prevalere la propria idea su quella degli altri.

Se una conversazione collaborativa avviene online in un contesto adatto, si sviluppa un progetto condiviso e ci si avvicina a realizzarlo con le forze e le competenze di tutti i partecipanti.

Se una conversazione competitiva avviene in un talk show televisivo pensato per mettere a confronto diverse posizioni politiche, l'obiettivo è convincere i telespettatori di un'opinione o almeno impedire ai telespettatori di comprendere le ragioni della parte avversa.

Tra questi due estremi ci sono molte situazioni diverse. E molti equivoci. La prevalenza della nozione di conversazione non è sufficiente a definire un percorso che porti le persone verso un progetto condiviso, verso un avanzamento della conoscenza, o verso un vero confronto di fatti e teorie. La conversazione costruttiva, collaborativa, avviene solo nei contesti adatti. E allora la domanda diventa: internet è sempre il contesto adatto a fare emergere una conversazione collaborativa?

Si può dire che è più probabile che una conversazione collaborativa che faccia contemporaneamente avanzare la conoscenza e la qualità delle relazioni sociali avvenga su internet piuttosto che in televisione. Ma il fatto che avvenga su internet non è sufficiente a definirla collaborativa. Se infatti si applicano anche su internet le tecniche sviluppate per le conversazioni competitive in televisione, ci si parla sopra, non ci si ascolta, si tenta soltanto di far prevalere una posizione. E Arturo di Corinto, su Nòva (4 giugno 2009), ha dimostrato che i partiti italiani hanno pagato ragazzi durante la campagna elettorale per le europee proprio per fare quel lavoro online.

Insomma: la tecnologia internettara consente la conversazione collaborativa; e visto che tante persone ne sentivano tanto bisogno, in effetti su internet è esplosa una vera, grande conversazione. Ma la tecnologia non impedisce la conversazione competitiva: e visto che le strutture che vivono di competizione e non di collaborazione se ne sono accorte, internet è diventata anche il luogo dove ci si scanna come e più che altrove. (Non c'è solo la politica italiana, infatti, per la quale lo scannatoio principale è la tivu e i suoi annessi e connessi; ci sono i siti dell'odio vero, come quelli studiati da Antonio Roversi, docente di Strategie della comunicazione multimediale a Bologna, dall'integralismo islamico, al tifo calcistico, alle organizzazioni di estrema destra e alle forme eversive di ogni colore...).

Qual è dunque il tema? Dov'è che in prospettiva si svilupperà la conversazione collaborativa che tanto ci piace? Direi che questo avverrà in un contesto nel quale ci sarà maggiore consapevolezza non solo dello strumento che utilizziamo, ma anche delle dinamiche e delle regole che guidano la convivenza. Nelle sue diverse dimensioni: società, comunità; mercato, scambio; legge, etica.

Società e comunità


Gustavo Zagrebelsky, con i suoi libri e articoli su Repubblica, ci aiuta a distinguere tra le diverse dimensioni della convivenza, inducendo a riflettere sulla necessità di istituzioni forti che garantiscano che quella convivenza sia pacifica.

Qualunque semplificazione in materia è sempre difficile. E non mi ci voglio certo addentrare. Ma è chiaro che le regole sociali secondo le quali esistono contratti tra le persone, istituzioni cui rivolgersi, leggi accettate da tutti, sono un contesto nel quale molti aspetti potenzialmente violenti della convivenza si sciolgono in una microconflittualità non violenta. La legge non è uno strumento di collaborazione, ma eventualmente di consenso sui comportamenti che vanno bene a tutti. La collaborazione viene dalle logiche della comunità.

Se nella società tutto è regolato per contratto, per diritti e doveri, per carte e moduli, si collabora in base alla presunzione che non ci si può fidare dell'altro. La relazione competitiva è prevalente. Se nella comunità un accordo tra "gentiluomini" si firma con una stretta di mano, se l'onore e la fiducia sono gli strumenti principali in base ai quali ci si mette d'accordo, in questo contesto la relazione collaborativa è più probabile. Nelle dimensioni legalmente codificate valgono gli strumenti della relazione, mentre nelle relazioni di comunità vale il senso e lo scopo delle relazioni.

Un'ipertrofia della codificazione può finire col bloccare l'innovazione, nel senso che spinge a concentrare una quantità di sforzi sulla formalità e a diminuire l'attenzione intorno alla creazione di qualcosa di imprevisto. Un'innovazione, spesso, viene da un pensiero sviluppato da una comunità o da qualcuno che ha visto qualcosa che non era già stato burocraticamente previsto. E poi è chiaro che tutto ciò che è dovere, diritto, modulo, codice, è pesante: mentre tutto ciò che è relazione, creazione, amicizia, fiducia, è leggero e interessante. Noi viviamo nella nostra comunità, non nel codice.

Ma attenzione: il codice serve invece per tutto ciò che deve garantire l'equilibrio tra innovazione e continuità, evitando la prepotenza, l'inganno, la violenza. Perché una comunità non è necessariamente un luogo della parità tra le persone. Anzi: spesso sono proprio le leggi che riequilibrano le relazioni di prepotenza o di ingiustizia.

Se le relazioni che una popolazione vive sono prevalentemente di comunità (occhio che tra queste vanno necessariamente comprese le relazioni feudali, mafiose, oligarchiche...) ma mancano le leggi che impediscano l'inganno, la prepotenza e la violenza, la comunità prevale ma non la collaborazione.

Insomma: un contesto giusto e umano è un contesto nel quale le relazioni di comunità e quelle codificate sono in equilibrio.

Internet ha dato forza alla comunità e alle relazioni umane. Ma in un contesto di leggi forti produce più risultati collaborativi che in un contesto di leggi deboli.

In realtà, l'innovazione nei codici è proprio il lavoro della politica. E la politica, in democrazia, è competitiva. Ma se la competizione si mangia tutto il dibattito, si perde molta ricchezza intellettuale ed esperienziale, si costruisce meno sul progetto e più sulla contrapposizione.

Quindi quello che serve è che l'innovazione nei codici venga attuata nel contesto di un codice più importante - tipicamente la Costituzione - che garantisca un processo per cui prima c'è una conversazione collaborativa che rispetti tutte le posizioni e le esperienze e poi si passi alla competizione.

Il rischio di parlare solo di conversazione, senza distinguere le dinamiche diverse della conversazione, può portare a qualche confusione: se ne parla in termini di democrazia plebiscitaria, democrazia padronale, democrazia familiare o democrazia populista. E la conversazione può essere utilizzata anche da queste dinamiche in assenza di un contesto costituzionale solido, chiaro e condiviso.

Credo che queste siano intuizioni sulle quali dovrò fare ancora molta riflessione. Spero possano indurre a qualche contributo, paziente e "collaborativo".

Résumé

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Legal Sensors

Fcc apre un sito per sviluppare i principi da applicare in nome della net neutrality.

Parte una consultazione per comprendere le conseguenze delle nanotecnologie e diffondere la consapevolezza dei reali rischi.

Non ci sono prove della pericolosità dell'esposizione alle radiofrequenze. Le Monde, che si era allarmato in passato, fa un passo indietro.

Pare che il governo francese pagherà un po' di soldi per la formazione dei giornalisti che devono imparare a lavorare sul web... Uhmmm...

I finlandesi dichiarano che internet è un diritto fondamentale del cittadino. (Dario)

Techno Sensors

Apple va verso un decimo del mercato americano, ma in Europa resta sotto un ventesimo del mercato, nei personal computer.

In attesa di provare Google Wave si possono leggere pezzi ingenuamente interessanti sull'argomento. E pezzi più interessanti senza ingenuità.

Social Sensors

Huffington Post testa in diretta l'efficacia dei titoli e li aggiusta in funzione del gradimento dei lettori.

Non tutti i medici segnalano alle autorità i cittadini privi di permesso di soggiorno. (Metilparaben)

I polli di Renzo si beccavano tra loro mentre venivano portati all'Azzeccagarbugli... (Niente)

Generi e topi

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A quanto pare, i ricercatori dell'Institute of Healthy Ageing at University College London, hanno modificato geneticamente dei topi in modo da bloccare la produzione della proteina S6 Chinasi 1 e scoperto che questo ha effetti molto evidenti: nelle femmine si allunga la vita del 40% e il corpo resta giovane. Anche ai maschi questo trattamento fa qualche effetto: ma non allunga la vita. Lo studio è stato pubblicato da Science. (via ScienceDaily).

Science and Techology Society in Kyoto

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Sta per cominciare il Forum della Science and Technology Society a Kyoto.

The Science and Technology in Society (STS) forum, inaugurated in November 2004, holds an annual meeting starting on the first Sunday of October every year, in Kyoto, Japan. The meeting is aimed at creating a global human network based on trust and providing a framework for open discussions regarding the further progress of science and technology for the benefit of humankind, while controlling ethical, safety and environmental issues resulting from their application: "The Lights and Shadows of Science and Technology." In seeking to ensure further progress in science and technology throughout the 21st century, it is necessary to keep possible risks under proper control based on shared values, and to establish a common base for promoting science and technology. Because international efforts as well as concerted efforts between different areas to address these problems are essential, the forum gathers top leaders from different constituencies: policymakers, business executives, scientists and researchers, media - from all over the world.

Che cosa si inventerà la Mela

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Con tutto il gran parlare che si è fatto del prossimo ipotetico tablet della Apple, non si arriva ancora a capire in che cosa consisterà l'innovazione. Perché ci si aspetta che sia sorprendente, affascinante, facile e utile. Il che non sempre riesce, neppure alla Mela. Ma una notizia riportata da AppleInsider potrebbe indicare la direzione interpretativa: una caratteristica fascinosa del nuovo strumento potrebbe essere proprio l'interfaccia touch: uno schermo capace di reagire al tocco di due mani, distinguere le dita quando battono sulla tastiera virtuale, offrire modi nuovi per elaborare la grafica o le foto..

Educa

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Oggi a Rovereto c'è Educa. Argomento decisivo. L'investimento più importante di tutti, quello che riguarda l'educazione dei ragazzi. E di tutti, in fondo.


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Intanto, vista la confusione di html che è uscita con i due post precedenti, riporto
qui i temi in discussione:


Shirky e gli editori
Le Monde, Le Figaro, Médiapart
Il giornalismo migliora (secondo i giornalisti)
Giornali da non credere
Tutti parlano di FastFlip
Il problema è chiaro
Intanto, l'audience in calo dell'informazione troppo gerarchizzata si dimostra da sola
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Facciamoci un favore

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Quanto è larga davvero la banda che il mio provider di accesso a internet mi vende per un prezzo fisso al mese? E il mio vicino di casa ha un trattamento migliore?

Se ci fosse un software che risponde a questa domanda potrei scegliere il più conveniete. Se ci fosse un software del genere le compagnie telefoniche dovrebbero migliorare per forza.

Io non posso saperlo, perché ho un Mac. Ma chi ha un computer che gira su Windows può saperlo.

Perché c'è un software che si scarica su Ipsosure che gira solo su Windows ma che risponde proprio a quelle domande. (Segnalato da François de Brabant, di Between, uno che segue le telecomunicazioni da una vita).

Questo è quello che Ipsosure promette:
  • isposure misura la reale velocità del tuo collegamento broadband
  • isposure confronta le prestazioni della tua connessione broadband con quelle degli altri Internet Service Provider
  • isposure ti consente di monitorare nel tempo il livello delle prestazioni offerte dal tuo Internet Service Provider
  • isposure è facile da usare perché presenta i risultati sotto forma di semplici grafici
  • isposure non contiene funzionalità nascoste, non viola la privacy, non invia annunci pubblicitari

Se qualcuno che passa di qui ha voglia di scaricarlo sul suo pc e provare a vedere l'effetto che fa, magari potrebbe anche segnalarmi i risultati e le sue considerazioni qui nei commenti. E se ne tirerebbe fuori un buon pezzo per Nòva.

Tecnologia è antropologia

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In una Parigi ormai lontana, dove si andava a lezione da Fernand Braudel e Claude Lévi-Strauss, maestri che hanno ridefinito la storia e l'antropologia, si poteva incontrare il geografo Pierre Gourou che a sua volta contribuiva a rivoluzionare la sua disciplina. Gourou diceva che la "cultura è la tecnologia". Dunque, per lui studiare l'antropologia partiva dalla ricerca sulla tecnologia.

Sicché genera una straniante nostalgia leggere che il nuovo servizio dell'Huffington Post dedicato alla tecnologia e all'innovazione, seguito da Jose Antonio Vargas, si presenta dicendo che "technology is anthropology".

Il valore del venture capital

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Vivek Wadhwa, imprenditore divenuto professore (UC-Berkeley, Senior Research Associate a Harvard Law School e Executive in Residence at Duke University) discute sull'importanza del venture capital nel sistema dell'innovazione.

Poiché l'assenza di venture capital è una delle tipiche lagnanze italiche, vale la pena di leggere il suo pezzo su TechCrunch.

Wadhwa non è d'accordo con l'idea che il venture capital sia la causa dello sviluppo dell'innovazione. Sostiene che una minoranza di start up americane è nata grazie al venture capital. E pensa che il venture capital non sia il motore ma eventualmente l'amplificatore del successo di un'impresa innovativa. I venture capitalist non generano innovazione, vanno dove vedono che c'è già innovazione e probabilità di successo. L'innovazione, dice, la fanno gli imprenditori.

Si può aggiungere che il venture capital è particolarmente utile per le innovazioni che puntano a servire alla crescita aziendale, quanto più grande tanto meglio. E i venture capitailst agiscono di solito con metodi relativamente standardizzati. Ne consegue che sostengono soprattutto (non solo ma soprattutto) innovazioni orientate a generare piattaforme scalabili e a prodotti in grado di arrivare a grandi volumi. (Ripeto: non solo ma soprattutto). Il che significa che sono meno rilevanti per aziende che non puntino alla crescita indefinita e che si muovano in business con ampiezza relativamente limitata e contenuti relativamente specialistici. Come sono le tipiche start up italiane. Donde un motivo per comprendere come fa l'Italia a essere sempre ai primi posti nella nascita di nuove imprese e a non avere un vasto sistema di venture capital.

Non c'è dubbio che servirebbe all'Italia crescere anche nell'utilizzo di questi strumenti finanziari. Ma è anche chiaro che non sono gli unici che servono a sostenere l'ecosistema dell'innovazione. Se non ce n'è tanto in Italia di venture capital è perché le aziende che producono innovazioni all'italiana non hanno tipicamente le caratteristiche e le strategie adatte a quello strumento. E' un problema. Uno dei tanti. Ma la soluzione non è nel lamento.

(update: un commento critico nei confronti di Wadhwa da Chris di Adventures in capitalism)

Mercato dei brevetti

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Un'inchiesta del New York Times sul boom di nuove imprese che si occupano di rispondere alla necessità di un "mercato delle invenzioni". Il senso è nelle parole di Robert P. Merges, a professor at the University of California, Berkeley and a director of the Berkeley Center for Law and Technology: "What you want is a market that can promote innovation and reduce the huge costs of litigation. And that market is starting to take shape."

Google reCaptcha

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cquisendo reCaptcha, Google tenta di connettere le capacità degli uomini di leggere quello che i computer non sanno leggere. Per migliorare la qualità di progetti come per esempio Google Books. GoogleBlog.

Selezione innaturale

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Un bel pezzo sull'Economist sulla innaturale selezione nel mondo finanziario. Con un suggerimento: che le banche più rischiose siano costrette a sostenere costi maggiori per finanziarsi. Con un'impressione: difficile far funzionare il mercato davvero.

Si misura l'innovazione?

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Rileggendo un pezzo dell'anno scorso pubblicato su BusinessWeek sulla misurazione dell'innovazione si capisce perché è molto lontano il momento in cui arriveremo a un modello condiviso di misurazione dell'innovazione.

Nel pezzo si citano i cinque metodi oggi più diffusi nelle aziende per misurare l'innovazione:
  1. R&D spending as a percentage of sales (77%)
  2. Total patents filed/pending/awarded/rejected (61%)
  3. Total R&D headcount (59%)
  4. Current-year percentage sales due to new products released in the past six years (56%)
  5. Number of new products released (53%)

Enginepistemologia

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Guido Vetere discute sulle conseguenze della dichiarazione di Erick Schmidt, il capo di Google, secondo la quale il motore di ricerca deve passare dalle parole ai significati per consentire agli utenti di trovare le informazioni che veramente cercano. Per Vetere questo significa passare dal "detto" al "fatto". Oggi, dice Vetere, Google cerca tra le parole che i siti dicono. Sta agli utenti valutare se ci sono informazioni vere o sbagliate. Ma se Google vuole andare al loro significato e restituire agli utenti quello che veramente cercano, alla fine dovrà cercare tra i fatti ai quali i siti si riferiscono. Qualcosa, dice Vetere, che Wolfram Alpha sta tentando di fare.

Ne aveva parlato anche Marco Varone. Un accenno pure in questo blog.

Dalle parole al significato

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Eric Schmidt risponde a un'intervista di TechCrunch sul futuro dei motori di ricerca. E concentra il suo pensiero su un'idea centrale: Google e i motori di ricerca devono passare dalla focalizzazione sulle parole alla focalizzazione sul significato.

Insomma. Si passa dalla modalità "database", con parole chiave e risposte in qualche misura preordinate a una modalità più complessa, nella quale il motore si chiede "che cosa intendi chiedere davvero?"

Si direbbe però che di fronte a questo problema ci siano due strade. 

La prima, apparentemente preferita da Google, è quella di conoscere sempre meglio gli utenti, uno per uno, e quindi rispondere alle loro domande in modo sempre più puntuale. Ma questa strada è anche quella che si scontra più frequentemente con i problemi della privacy. Perché se Google conosce sempre meglio gli utenti può vendere - in un certo senso - questa conoscenza anche ad altri, come gli inserzionisti pubblicitari.

La seconda, testimoniata in Italia da ExpertSystem, prevede che le macchine sapranno comprendere sempre meglio le domande che gli umani pongono senza conoscere le persone che le pongono ma imparando a riconoscere sempre meglio il significato delle parole e delle frasi. Dal punto di vista teorico e pratico è una strada molto più complessa. Ma straordinariamente affascinante.

Anche perché è vero che le macchine si adattano alle persone. Ma è anche vero che, persino più spesso, le persone si adattano alle macchine. Imparando a modificare il loro linguaggio per avere un'efficiente interazione con le macchine. Ma impoverendo, in un certo senso, il loro linguaggio.

La strada delle ricerche basate sulla condivisione di conoscenze, ancora indietro in certi luoghi ma già avanzata in Corea per esempio, è forse un percorso più ricco di conseguenze equilibrate sul piano culturale. Le search su Twitter sono un esempio di sviluppo in questo senso piuttosto rilevante. Ma siamo ancora ai primi passi.

Quello che è chiaro è che la conoscenza è sempre più sul web. E i sistemi con i quali si ricerca sul web saranno sempre più centrali nella formazione e nella crescita della qualità della conoscenza accessibile. Il che non può essere appannaggio di poche aziende private quotate in borsa. Ma è una preoccupazione che deve condurre all'azione, non alla lamentazione.

Feeling Hype

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Esagerazioni. Se ne vedono ovunque. Anche per sostenere l'importanza di innovazioni che in effetti hanno qualcosa di fondamentalmente interessante. 

Lo hype è parte integrante del processo innovativo per molte tecnologie che richiedono uno sforzo iniziale per l'adozione. Il problema è che si può fare hype, si può fare una comunicazione esagerata anche su tecnologie che non hanno nulla di veramente interessante. Si chiama processo di illusione-delusione ben conosciuto specialmente in Italia.

Ma anche il processo successivo (ho-avuto-troppe-delusioni-dunque-non-mi-illudo-più) è negativo e paralizzante. 

L'unica soluzione è stare dentro i processi innovativi e considerarli criticamente. Un bell'esercizio è quello di immaginare quali tecnologie sono più importanti di quanto si percepisca e quali sono invece meno importanti di quanto si esageri a raccontare.

Ci si può domandare per esempio se sia nella prima o nella seconda categoria la realtà aumentata (vedi esempi su webvolution). Un motivo che fa pensare che ci sia esagerazione sta nel fatto che grazie al frame della realtà aumentata trovano attenzione idee piuttosto controverse come le lenti a contatto che informano direttamente dall'occhio (vedi NextNature). Ma il motivo che spinge invece a prendere in considerazione attentamente l'idea di un browser trasparente capace di sovrapporre informazioni su un'immagine presa dalla realtà è legato principalmente al successo dei cellulari con grande schermo buona fotocamera e grande diffusione. In questo caso la realtà aumentata è un "di cui" di un fenomeno già avviato e provato. Il vero freno, lo sforzo che manca, è editoriale: se la realtà aumentata darà soltanto informazioni su quello che viene prodotto da un'unica centrale vagamente automatica come GoogleMaps o se gli incentivi a pubblicare informazioni saranno legati soltanto alla pubblicità di negozi e locali, tutta la questione potrebbe finire in una bolla di sapone. Se gente con spirito editoriale vero, orientata a informare, si mettesse a lavorare questa cosa, invece, potrebbe trarne uno spunto interessante per un nuovo piccolo (forse nemmeno tanto) modello di business iperlocale, di servizio, di connessione tra pari. 

È chiaro che per dedicarsi a questo genere di pensiero lo hype può servire un po' come conforto per la fatica che dovrà essere fatta, ma non basta.

Chrome non decolla ancora

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Google ha dovuto cercare un accordo di distribuzione con Sony per rivitalizzare la diffusione di Chrome, ferma al 2% degli utenti di internet, contro il 68% dell'Explorer di Microsoft e il 25% di Firefox. Che dopo un anno dall'uscita - cioè al punto in cui è oggi Chrome - era riuscito a convincere l'8% degli utenti. Dati Net Applications.

Perché non decolla? Perché la concorrenza è migliore di quella che aveva di fronte il primo Firefox. Perché Google non ha convinto i trend setter e non ha neppure provato a fare il rumore che avrebbe fatto se qualche appolista avesse lasciato Safari per Chrome. Perché non è poi ancora chiaro che cos'abbia di particolarmente migliore degli altri. Perché, in fondo, non molti sono tanto interessati a cambiare browser. Altrimenti, probabilmente, Explorer avrebbe una quota inferiore.

Smarphones e wi-fi

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I celllulari tipo iPhone e Android stanno rendendo il wi-fi interessante. Ne parla Om Malik. E Google Voice

Nonostante le mille difficoltà poste dalla legge italiana (e nonostante le controversie nate intorno alle iniziative come quella di Venezia), chi lavora sul wi-fi partecipa allo sviluppo.

Ma come fanno le aziende a cinguettare

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Se non lo sanno, come cinguettano, le aziende possono dare un'occhiata a questo utile pezzo di Mashable.

Arriva

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Chrome per Mac...

berreb: We all want the fatest web browser on earth and today the answer is #Google #Chrome 4.0 for #Mac ;) http://ol.am/aD 9 minutes ago

Found in translation

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Traduzioni realizzate da persone. Si accumulano in un wiki che si aggiorna con un'interfaccia piuttosto facile. E diventano, frase per frase, riutilizzabili da altri. Il computer mette insieme i pezzi, prova con traduzioni che non sono ancora state fatte da nessuno e chiede di migliorarle, aggiorna le traduzioni fatte in passato con i miglioramenti successivi. Una soluzione soggetta al vandalismo, ma anche alla solidarietà intelligente. Speriamo che prevalga quest'ultima: la vera cultura della rete. MyMemoryTranslated.

Apple, Google, Microsoft

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Apple non è mai stata forte in logica dell'internet. Ma è comprensibile: Apple ha sempre fatto prodotti disegnati per funzionare come sono. E per funzionare bene. Microsoft ha fatto persino più fatica di Apple ad adattarsi alla rete senza tentare di dominarla. E ora si trova a dover difendere i suoi prodotti core.

Google ovviamente è più avanti su tutta la linea, per quanto riguarda internet. Casomai ha difficoltà a capire come mantenere una cultura geek, producendo software ma vendendo pubblicità.

Ho l'impressione che ci siano dure battaglie strategiche in arrivo. Ma che non siano proprio tecnologiche, quanto piuttosto culturali ed emotive. E' sempre così del resto.

Apple contro Google

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Apple, Google, At&t... La Fcc ha aperto un'inchiesta sulla vicenda del rifiuto da parte della Apple dell'applicazione di Google che consente di telefonare in voip con l'iPhone. Bloomberg.

Ci saranno sviluppi.

Quello che interessa è sottolineare come si stiano confrontando due idee della tecnologia iPhone:
1. l'iPhone è una piattaforma (connessione, hardware, software) che promette di far girare i programmi che gli sviluppatori riescono a produrre, a parte casi di violazione delle leggi;
2. l'iPhone è un prodotto-servizio completamente disegnato da chi lo fa, che si riserva il diritto di accettare o non accettare qualunque cambiamento proposto da terze parti.

Di sicuro, non è uno standard di fatto né di diritto e non è un monopolio. Dunque non è necessariamente soggetto a regole che impongano l'apertura del prodotto ai prodotti o servizi di altri. Ma è altrettanto certo che il suo valore consiste in gran parte proprio nel fatto di poter contenere i software altrui. Il problema è se possa o non possa impedire un software come quello di Google, che fa concorrenza ad altri servizi offerti sullo stesso telefono. Come si risolve?

A voler essere ingenui, il tema è: qual è la promessa che fa Apple a chi compra il suo telefono e agli sviluppatori che comprano il kit per fare programmi per l'iPhone? Nel caso di Google la mantiene o la tradisce? Probabilmente, la mantiene alla lettera ma la tradisce nella sostanza.

Perché lo fa? Non per un'imposizione da parte di At&t, dicono alla compagnia telefonica. E dunque? Per il timore di tutto quello che ci può stare dietro l'applicazione di Google? Bisogna ammettere che la soluzione non è chiara, come spesso succede con la Apple. Che, almeno in questo è coerente di sicuro, ha fatto il suo successo anche controllando pienamente il design delle sue macchine e dei suoi servizi.

Crisi dell'Economia

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L'Economist discute un aspetto della crisi economica in corso: la crisi della scienza economica. La crisi di credibilità degli economisti. Dice l'accusa: non hanno previsto la crisi, hanno contribuito a generarla, non sanno curarla.

Il servizio è magnifico. Ci sono tutte le notizie sugli economisti che pur avevano espresso le loro perplessità. Ma c'è l'ammissione che di fatto quello che dalle idee economiche arrivava agli operatori, all'opinione pubblica, alla politica, fosse un'approvazione delle pratiche finanziarie che poi avrebbero causato la crisi. Sulla scorta della convinzione secondo la quale il mercato avrebbe aggiustato tutto. E si vede come sta aggiustando: senza il soldi dello stato, il mercato avrebbe più o meno chiuso i battenti (almeno in occidente).

Il mercato non è una realtà a se stante. E' parte delle dinamiche sociali, culturali, antropologiche. Gli economisti hanno vissuto una vita tentando di distinguere il loro settore dal resto della vita sociale. E' questo, ora, che va corretto. Anche per migliorare la ricerca economica: se si vorranno rilevare segnali deboli in grado di leggere anticipatamente i sintomi dei cambiamenti (pericolosi o positivi), se si vorranno proporre cure sostenibili ai problemi e ricette sostenibili per cogliere le opportunità, se gli economisti vorranno tornare in gioco con credibilità, dovranno necessariamente aprire la loro disciplina (come in moltissimi stanno facendo), abbandonare l'ideologia, tornare a fare i ricercatori. Così dimostreranno che il mercato conduce anche a una "curva di apprendimento" più veloce, per competere: accade anche alle idee... Sarebbe un'innovazione di valore immenso.

Segnali da Ted

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I tre post precedenti sono derivati da segnalazioni ottenute da Ted. La prossima settimana la conferenza cult sarà a Oxford.

Qui sotto una lezione di Olafur Eliasson, su... "chi decide che cosa è reale?"...



Come dire: è lo spettatore o il creatore a generare un mondo? Dopo l'articolo di Umberto Eco sull'Espresso di qualche settimana fa - quello in cui Eco si domandava se fosse il pifferaio a conquistare le masse o le masse a lasciar fare al pifferaio - questa domanda è diventata politica. Peccato che Eliasson non faccia per nulla parte della genia dei pifferai.

Un milione di ossa

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I genocidi, spesso, troppo spesso dimenticati. One million bones raccoglie le ossa delle vittime per arrivare a un gesto artistico che alimenti la consapevolezza delle persone sulle azioni dei loro "simili".

Aidg: per uscire dalla povertà

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Aidg studia le soluzioni tecnologiche ed economiche per favorire l'uscita dalla povertà nei paesi meno fortunati.

Bello Appafrica

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Un programmatore ha attivato un'org per facilitare la produzione di software in Africa. Jonathan Dwayne Gosier. Che si occupa anche di Question Box. Un sistema per consultare internet con il telefonino, in voce, in modo poco costoso, per chi vive in villaggi africani poco connessi.

Presentazioni sul web

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Mentre Google e Microsoft mettono la loro versione di software per le persentazioni online, la creatività sul web sta producendo una serie di nuove forme che vale la pena di seguire.

Vuvox per esempio. Daniela Tavellin e Michela Vicenzi ne propongono una interpretazione. Dedicata a Nòva.


Nòva alla radio

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Forse, forse si riesce a fare una trasmissione di Nòva alla Radio24. Se parte, parte il 7 settembre. Per ascoltare chi vuole "cambiare il mondo".

Listen!

Innovare per e innovare contro

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Mario Calabresi spiega il suo punto di vista sull'innovazione. Per innovare devi avere in mente quello che vuoi fare e nello stesso tempo battere quelli che non vogliono che tu faccia quello che vuoi fare. La frase più terribile che ti dicono gli oppositori dell'innovazione: "non si è mai fatto". E' la più stupida e la più ripetuta delle frasi di chi non vuole cambiare. (via Salvo).


Barcamp Firenze

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Giuliano da Empoli, appena insediato all'assessorato alla Cultura di Firenze, organizza un barcamp. Il tema, obbligato in un certo senso, gira intorno a Firenze e la contemporaneità. Il barcamp sarà sabato 11 luglio, a Palazzo Vecchio, nel salone dei Cinquecento.  

Si spera che emergano idee ed energie. Ce n'è enorme bisogno. Appena ho notizie più pratiche le segnalo.

(Tra l'altro, ieri ho visto Irene Tinagli, che si sta occupando di un progetto proprio sulla contemporaneità artistica - e non solo - a Prato, nel quadro di un processo coordinato da Enzo Rullani. Chissà se la nuova spinta che si vede a Firenze e i pensieri emergenti a Prato si incroceranno). 

Quinta Venezia

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Stefano Quintarelli è perplesso sulla rete pubblica wifi a Venezia, soprattutto per il rapporto costi-benefici. I commenti al suo post segnalano altre perplessità e qualche incoraggiamento, soprattutto in considerazione dei molti servizi pubblici che il Comune ha reso disponibili e più facili in questo modo. 

Il punto è che bisogna vedere quali e quanti nuovi servizi nasceranno grazie all'esistenza di questa rete. E all'energia che sarà spesa da chi l'ha voluta per favorire l'ecosistema dell'innovazione a Venezia. 

E' chiaro che il modello è rischioso. Ed è chiaro che spariglia le carte. Venezia ha bisogno di idee ed energie per invertire la tendenza allo spopolamento del centro storico. Non si può certo dire che ci sia una relazione diretta tra la nuova rete e l'attrazione di talenti in città. Ma si può dire che se questa iniziativa riesce ad attivare le energie della gente che ci vive e la fantasia di chi non ci vive e potrebbe decidere di trasferirvisi, allora sarà un successo. Di sicuro, la nuova rete non basta. Ma può essere una sorta di catalizzatore. 

Gadget e budget

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A quanto pare i Kindle sono già finiti. Venduti. E gli iPhone scarseggiano. Non è la prima volta. Ma questo avviene durante una crisi profonda.

Robot lettori

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La Darpa sta cercando di ottenere, con la Bbn Technologies, un sistema per leggere automaticamente il web e trovare informazioni utili per vincere le guerre. Cnet.

Reazioni di concetto

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Conceptfeedback offre un servizio per testare il design di un'iniziativa che si vuole sviluppare sul web. A sua volta avrebbe bisogno di feedback. Ma l'idea è interessante. (via Killerstartups)

Acer, Intel e Google

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I notebook di Acer con Android. E i netbook di Acer con Moblin. Windows sta perdendo quota. E non ne guadagna nei telefoni.

Nuvola aperta

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La vittoria concettuale dell'open source, che ha ormai convinto tutti, persino le imprese, della sua affidabilità, ha reso un po' meno importante il lock-in dovuto ai sistemi proprietari. Ma il cloud computing sembrerebbe ricreare una nuova forma di lock-in: come spostare i dati una volta che siano sul sistema di un provider? Se lo domanda l'Economist. Che risponde: sono preferibili i provider che consentono un facile spostamento dei dati. Per indirizzare il cloud computing fin dalla sua nascita verso l'interoperabilità.

E' probabile peraltro che si debba ripensare anche tutta la questione dell'outsourcing. Le aziende che innovano non dovrebbero cedere ogni loro competenza in materia di software ai loro consulenti. Il software non è sempre solo il prodotto di un fornitore. Il software è spesso il loro "saper fare" e "saper pensare". E dunque il loro "saper innovare".

Quirky: comunità per progettare

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Progettare nuovi prodotti in crowdsourcing. Con Quirky. via RobinGood.

L'inchiostro elettronico taiwanese

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E allora la taiwanese Prime ha annunciato di voler acquistare la E-Ink, pioniere dei display per libri e giornali elettonici. Dai prof del MediaLab che avevano fondato E-Ink è arrivata in più di dieci anni tutta l'ondata di novità che ha reso possibile tra l'altro il Kindle. E che oggi rende possibile l'enorme conversazione sui lettori digitali, considerati uno dei possibili futuri dei giornali. (Un commento di GigaOm).

A parte il fatto che questo scenario è solo uno dei diversi possibili. E a parte che per esempio l'iPhone e i suoi successori o competitori sono potenziali lettori di ebook e ejournal molto diffusi, potenti e comodi, con un modello di business solido. A parte questo, è pur vero che la notizia dell'acquisizione accelera i processi. I taiwanesi probabilmente si preparano a produrre lettori in vasta scala. E i professori di Boston non possono mettersi in mezzo nei processi che devono portare quelle dimensioni di scala.

Ora, con i milioni guadagnati, finalmente, che cosa faranno? La prossima versione, più potente, a colori, con migliori feature... La storia dei lettori di ebook e ejournal sta accelerando. Google, Amazon e Apple sono in partita. Gli editori ci sperano. Il pubblico, invece, prende tempo. Se verrà fuori un'offerta veramente intelligente la valuterà. Ma la strada è lunga: un intero ecosistema deve adeguarsi. E non è composto solo di lepri tecnologiche, ci sono anche gli elefanti editoriali.

Mappa di Twitter

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Steve Rubel propone una mappa del futuro di Twitter. Non è soltanto un bell'esercizio. E' anche un'idea per sostituire il ppt nelle presentazioni. Da vedere.

(Una considerazione laterale: per Steve, Google è un'azienda del settore dei media. E' giusto. Ma è a sua volta un segno dei tempi: forse solo cinque anni fa sarebbe stata considerata un'azienda della tecnologia...).

Perché Bing

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La concorrenza può far bene. Anche se è tra due monopolisti. Ci sarà certamente qualcuno che sceglie Bing solo per non usare Google. E questo può avere delle conseguenze di vario genere. Detto questo, resta poco chiaro quale sia il punto di forza sul quale conta Bing per differenziarsi dal concorrente. Emergerà nel tempo? Le prove effettuate finora segnalano soprattutto che Bing sta al passo con Google. E' sufficiente? Oppure alla Microsoft stanno pensando qualcosa che non si è ancora capito?

Anni fa sono stato alla presentazione in anteprima della prima versione del motore di Microsoft. Il clima era tecnologicamente e sociologicamente consapevole. Ma in qualche modo le persone sembravano convinte che il loro lavoro servisse soprattutto a pareggiare i conti con Google, non a batterla. Chissà se nel frattempo la situazione è cambiata.

Talenti da coltivare

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Irene Tinagli e Sergio Arzeni sono oggi a Trento per un incontro all'Ocse su talenti, innovazione, identità e fuga di cervelli. Ieri, la notizia vagamente "eugenetica" cinese ha generato diversi commenti. Ecco alcune riflessioni preventive.

Che che cosa parliamo, quando parliamo di talenti? Che rapporto c'è tra talenti e sviluppo? Come cambia la prospettiva di fronte alla grande trasformazione che stiamo vivendo?

Lo sviluppo è una questione territoriale, storica e sociale. Non è una questione meramente economica, anzi: con la fine dell'epoca dell'industrializzazione, l'economia è rientrata in quella più ampia dell'ecologia, della storia e della cultura. Il quadro interpretativo della questione dello sviluppo cambia nello spazio, nel tempo e nei contesti culturali. Del resto, da sempre ci diciamo che lo sviluppo non è la crescita: questa può anche essere definita da numeri sulla quantità di consumi e di prodotti che una popolazione riesce a registrare; ma lo sviluppo è un tema molto più ampio. E oggi, nell'epoca della conoscenza, l'ampiezza è aumentata dalla vaghezza concettuale con la quale studiamo l'argomento. Una vaghezza dovuta essenzialmente ai grandi cambiamenti che attraversiamo in questa fase storica.

Nell'epoca della conoscenza, il valore si concentra sull'immateriale, sull'immagine, sull'informazione, sulla ricerca, ... sul senso dei prodotti e dei servizi. E il senso deriva dalle idee generate dalle biografie delle persone che li fanno, dalla storia dei territori dalle quali derivano, dalla visione dei loro creatori. Si va dal senso meno difficile da comprendere della distribuzione efficiente di prodotti e servizi noti (alti volumi e basso valore aggiunto) al senso più specialistico della creazione di oggetti, processi e servizi che si dànno prima di tutto come innovazioni culturali.

I talenti sono caratteri speciali delle persone chiamate a generare una componente decisiva del valore: la loro biografia, la loro esperienza, la loro creatività, la loro capacità di generare idee e di condividerle, è una sorgente inesauribile di valore. Per questo, qualunque territorio si dia un progetto per svilupparsi nell'epoca della conoscenza si pone anche il problema di attirare, coltivare, conservare le persone di talento.

Il tema è stato affrontato in termini di investimenti, di contesti culturali, di contrattualistica, e così via. Ha generato pensieri di grandissima importanza e ricchezza. Ha avviato progetti straordinari in molte parti del mondo. Dal Linz a San Francisco, da Helsinki a Toronto, da Adelaide a Trento... E ciascun territorio l'ha interpretato a modo suo. La difficoltà è sempre stata quella di valutare nel breve termine un percorso che non può che portare risultati nel lungo termine. Ma anche questo è stato superato dalle società che hanno saputo vedere lontano.

Ma resta vero che molti territori non riescono a vedere il valore di tutto questo. E che altri lo vedono e reagiscono in modo apparentemente aberrante ed estremista come nel caso (del quale si hanno peraltro ancora pochissime notizie) di Chongquing. Questo dipende dalla difficoltà di definire la questione. E a prospettiva per migliorare la comprensione del fenomeno non è facile da coltivare.

Anche perché i concetti tendono a diventare astrazioni. 

Le persone di talento sono soprattutto persone. Hanno avuto tre anni. Hanno avuto amori e delusioni. Hanno paura. Anno bisogno di tenerezza. Hanno qualcosa da affermare e da esprimere. Cercano anche qualcuno che riconosca quello che esprimono. Quello che li attira, li fa crescere, li valorizza è anche questione di soldi e di organizzazione, ma non è solo questione di soldi e di organizzazione. L'argomento non si può governare come un modello lineare di variabili ed equazioni: siamo in un ecosistema culturale nel quale la teoria della complessità è più adatta a spiegare i fenomeni.

Un territorio è una piattaforma di vincoli e opportunità per una società che vi dispiega i suoi legami sociali. L'accoglienza e la valorizzazione delle persone di talento è frutto di una serie complessa di dinamiche, nella quale conta l'illuminazione dei leader quanto l'equilibrio delle menti, dei corpi e degli spiriti delle persone che vivono in quel territorio. L'apertura ai talenti altrui dipende dalla consapevolezza del loro valore ma anche dalla sicurezza del proprio valore. I casi diversi sono infiniti... Una società che vive in equilibrio dinamico con se stessa sa accogliere, una società disfatta si fa colonizzare, una società che vive in equilibrio statico non accoglie... E dunque, dove vanno i talenti a portare il loro valore? Dove crescono e restano? Dove avvizziscono?

La mia riflessione che vado confusamente conducendo si muove attorno alle conseguenze della non esclusività della dimensione monetaria nelle scelte delle persone. L'attrazione economica conta. A più dimensioni. Attrae le menti che calcolano il proprio vantaggio. Ma conta anche come simbolo di riconoscimento che una società offre a una persona. E questo è importante. Ma non basta a capire. Le persone di talento - come tutti - hanno bisogno di ricevere e di dare. E ciò che ricevono le conferma e gratifica per quello che hanno saputo dare. Se non hanno dato non sono gratificate. E di certo non sono produttive. La questione della coltivazione, dell'accoglienza e dell'attrazione dei talenti è relativa alla dinamica che si crea tra ciò che si riesce a esprimere e quanto viene riconosciuto. E' un altruismo egoista che governa (non un semplice egoismo). Perché il talento è sensato nel quadro integrale di una biografia e non soltanto per quanto riguarda una specifica abilità.

Coltivare talenti in provetta non ne può produrre, in questo senso. Perché la biografia integrale è più importante di una specifica abilità se si vuole che la persona restituisca ciò che ha avuto da una società con un valore accresciuto. Altrimenti non facciamo che sviluppare polli di allevamento, frustrati o nomadi costantemente in cerca di un'occasione migliore. 

Insomma. Un territorio si arricchisce dei suoi talenti se sa come dare a loro quello di cui hanno bisogno, ma anche (e forse soprattutto) se sa come ricevere da loro quello che essi possono esprimere.

Fiat voluntas Merkel

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Sarebbe bello capire esattamente che cosa succede nell'industria dell'automobile. Ma non è facile, perché la sostanza del dibattito sul progetto Fiat-Crysler-Opel è che i fatti nuovissimi avvengono in un paradigma interpretativo vecchio. In particolare: non stiamo parlando di acquisizioni ma di consolidamento. E' più frutto di crisi che di successo.

La produzione di auto è in crisi in modo fortissimo. Se non fosse per l'Asia. Il passaggio sempre colpevolmente rimandato all'auto pulita è ineluttabile, ma costoso. E intanto i consumatori non si dimostrano più disposti a farsi condizionare alla sostituzione dell'auto sempre più rapidamente.

La finanza che ha governato i produttori occidentali di automobili li ha anche risucchiati in un vortice senza ritorno, come un parassita che uccide il suo ospite. Le case americane sono particolarmente colpite.

I governi, americano e tedesco, sono interessati a intervenire per salvare i posti di lavoro. E per riconquistare un potere dal quale erano esclusi. Sono i soldi pubblici a rendere appetibili le operazioni di cui stiamo parlando. E nel corso delle quali la Fiat sta emergendo sul piano culturale e personale.

Il confronto non è tra efficienza industriale, qualità dei prodotti, strutture organizzative. Il confronto è tra gruppi di management. E quello di Marchionne è riuscito ad accreditarsi in America come un gruppo credibile. Stenta in Germania, ma anche per motivi di geopolitica. 

In ogni caso, se dovesse arrivare in porto tutto il progetto, non si tratterebbe di un'acquisizione di Opel e Crysler da parte di Fiat. Si tratterebbe di una prevalenza del gruppo di management di Marchionne sugli altri. Perché l'assetto proprietario non c'entra. La Fiat sarebbe comunque in parte ceduta dai suoi attuali proprietari per confluire in un'entità più grande che, nel tempo e in vari modi, dovrebbe restituire i soldi pubblici che attualmente favoriscono il passaggio in atto. A emergere sarebbe non l'attuale proprietà della Fiat, ma il suo attuale gruppo di management. Non si tratta insomma di una vera e propria acquisizione, ma di un consolidamento in tempi di vera crisi industriale, scoperchiata dalla crisi finanziaria. Con una certezza: solo l'intelligenza culturale del management potrà ridare un futuro a un'industria tanto importante ma troppo conservatrice. Imho.

Repubblica. Corriere. Sole (che scopre che c'è anche una cordata cinese sulla Opel).

Studenti innovatori

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Prosegue il corso del Master in giornalismo dello Iulm. E la scoperta è notevole: i ragazzi non si lasciano intimidire dalle difficoltà della crisi. E' come se la crisi dei giornali avesse reso più evidente la semplice necessità di innovare. 

Comprendono senza difficoltà che la crisi è grave e che però il cambiamento che il sistema dell'informazione sta attraversando è anche denso di opportunità.

Il problema è questo: mentre devono essere consapevoli delle difficoltà e della paura diffusa, con tutti i freni all'innovazione che questo comporta, devono anche essere aperti a trovare il modo di cogliere quelle opportunità. 

I format giornalistici, i modelli di business, le tecnologie per raggiungere il pubblico sono in piena trasformazione. Per i giovani queste sono opportunità. Devono imparare a conoscerne i segreti. Per agire di conseguenza.

Nell'innovazione, anche nel giornalismo, molto dipende dagli altri. Ma qualcosa dipende da noi. E quel qualcosa lo dobbiamo fare con tutte le nostre forze.

(E' forse una prima risposta alla questione sull'innovazione posta da Fabio Turel. Che ha perfettamente ragione).

Innovatori e novità

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Sono d'accordo con Aghenor. Nelle pieghe della parola "innovazione" c'è l'idea di "nuovo". E non è detto che "nuovo" sia sempre "buono". 

Del resto, i tempi sociali sono una sovrapposizione di breve, media e lunga durata: fatti, congiunture, strutture. 

Molto spesso innovare significa recuperare il senso della lunga durata e i fenomeni che vengono dal passato e vanno verso il futuro, proprio perché più duraturi. Proprio perché fondamentali.

Cambiare il mondo - Innovatori cercansi / 4

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L'innovazione nasce quasi sempre da un atto di ribellione. Ma una ribellione non è quasi mai un'innovazione.

Che cosa fa la differenza? La qualità intellettuale del progetto che trasforma il gesto ribelle in un processo abbastanza ampio e profondo, abbastanza coinvolgente, da essere capace di generare conseguenze di lunga durata.

L'innovazione nasce da un pensiero spiazzante e cresce solo se viene compresa e accolta dal contesto. Le coordinate con le quali il contesto comprende un'innovazione sono culturali, sociali, economiche, tecnologiche, ecologiche.

Il processo "rivoluzionario", il processo che cambia il mondo, avviene nelle profondità del sistema e coinvolge l'ecosistema. Spesso è portato avanti da persone appassionate della loro idea più che orientate a raccontarla. Ma l'equilibrio è difficile da trovare. Perché se al contrario l'innovatore si concentra solo sul suo stesso racconto e punta tutto sulla generazione di consenso... se nel tentativo di farsi comprendere e accettare, perde la sua freschezza e la sua forza ribelle, allora si trasforma in mera comunicazione.

Ma gli argomenti sono molti. Come dimostra la quantità di persone che hanno segnalato idee, osservazioni, esperienze, nei commenti ai post precedenti.

Andiamo avanti. Certo, il mezzo del blog non è il migliore per arrivare a una raccolta ordinata di contributi. Si cercherà di lavorarci... Ma andiamo avanti... Le notizie che possono essere condivise sono le benvenute.

I post precedenti:
Cambiare il mondo / 3
Cambiare il mondo / 2
Cambiare il mondo / 1
Innovatori cercasi

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Link:
Associazione innovatori
Innov'azione
Lobby innovazione
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Ecco una raccolta di commenti ai post precedenti:

se ti interessa l'innovazione nell'ambito dell'impresa sociale a settembre organizziamo un workshop sul tema.. materiali e info su www.irisnetwork.it, ciao

Gentile Luca,
Il tuo post mi ha fatto molto piacere.
Ti racconto volentieri in maniera stringata la mia esperienza all'estero, e perché mi considero un innovatore.
Dopo gli studi ho lavorato per due anni a Milano nel settore della CSR -responsabilità sociale d'impresa. Ho trovato il lavoro a Milano interessante, stimolante... ma non abbastanza.
La mia curiosità mi ha spinto a cercare di studiare di piu' e imparare un approccio più "radicale" per lo sviluppo sostenibile. Ho studiato allora in Svezia ad un master in leadership per la sostenibilità. Non solo insegnava le basi scientifiche, ma anche un approccio totalmente diverso alla partecipazione democratica nelle scelte che riguardano la collettività (ah, il modello svedese, quanto lo amo!)
Ora sono a Londra come consulente freelancer. Per me l'innovazione sta non solo nelle tecnologie, ma nel ridiscutere il paradigma dominante. Guarda in giro: siamo circondati di vecchi paradigmi che crollano. La stessa teoria economica di 200 anni fa porta avanti l'economia. Libero mercato, illimitatezza delle risorse naturali, nessuna esternalizzazione dei costi ambientali. E guarda le catastrofi che queste teorie economiche comportano.
Lo stesso puo' dirsi delle democrazie. Abbiamo veramente bisogno di innovazioni radicali, ridiscutere in toto il paradigma dominante.
Io sento che non potrei, almeno adesso, lavorare in Italia con le mie idee. Mi taglierebbero le gambe subito.

"Per cambiare qualcosa, costruisci un nuovo modello che renda l'attuale obsoleto" Bucky Fuller.
Mi farebbe piacere continuare e approfondire.
http://eccemarco.splinder.com/post/20383230/and+then+i%27ll+open+it+up+to+yo
Until then,
marco

Io segnalo Kublai (http://progettokublai.ning.com/): una rete pensata per fare emergere e sviluppare progetti creativi che abbiano un impatto in termini di sviluppo locale fino a portarli a potersi concretamente realizzare, e che, surprise surprise, vede come innovatori "uomini pubblici": dietro Kublai c'e' infatti il Laboratorio per le politiche di sviluppo del Ministero dello Sviluppo Economico.

Ho raccolto tutti i libri che trattano di approccio all'innovazione, evoluzione tecnologica ed anche le complesse dinamiche psicologiche della pulsione al cambiamento creativo ed all'evoluzione:

http://innoinspiration.blogspot.com/

Mi auto segnalo. Da almeno 10 anni lavoro sui temi dell'innovazione sia in ambito accademico che professionale. Con altri colleghi stiamo lavorando sull' "innovare il fare innovazione". In altre parole consideriamo l'innovazione dal punto di vista non dei risultati/prodotti ma da quello organizzativo (quali sono le condizioni, i contesti, i modelli organizzativi, i processi che possono sostenere e favorire l'innovazione).
L'idea di fondo è che l'innovazione è generazione di nuova conoscenza, e che per generare nuova conoscenza bisogna prima di tutto attivare percorsi di evoluzione/trasformazione nel soggetto "innovatore". Perchè mai dovrebbe risultare qualcosa di nuovo da un soggetto che è rimasto sostanzialmente uguale a sè stesso? Il problema generale dell'innovazione è proprio questo: si vogliono fare cose nuove senza essere disponibili a cambiare prima di tutto dentro sè stessi. Ma è possibile "cambiare noi stessi"? Come possiamo evolvere/trasformarci in qualcosa di diverso? Per chi fosse interessato all'argomento segnalo un mio recente articolo che racconta la storia di un interessante progetto sperimentale (innovazione organizzativa, innovazione esplorativa) da me condotto per ST Microelectronics: è pubblicato sulla rivista Sistemi & Impresa, Este Edizioni. E' in due puntate (numeri di Marzo e Aprile 2009).

Mi autosegnalo. Da dieci anni lavoro sul tema dell'innovazione sia in ambito professionale che accademico. In particolare mi occupo dell' innovare il "fare innovazione". La questione è questa: cambia la natura dell'innovazione necessaria (da incrementale a radicale, da semplice a sistemica/multi tech), devono cambiare le modalità per farla. Non solo: sempre meno si può innovare "da soli" (l'innovazione è sempre più un fatto collaborativa, perchè le competenze da mettere in gioco si fanno sempre più numerose).
L'idea di fondo che stiamo sviluppando è che l'innovazione organizzativa precede sempre l'innovazione di prodotto/di processo/di business. In parole più semplici la nostra tesi è che solo un "nuovo soggetto" può produrre qualcosa di realmente nuovo. Ma possiamo diventare "nuovi"? Come possiamo trasformarci/evolvere in qualcosa di diverso?
Ti segnalo un mio recente articolo che racconta la storia di un interessante progetto sperimentale (innovazione organizzativa/innovazione esplorativa)da me condotto per ST Microelectronics. Il titolo è "Entrare in nuovi mercati attraverso l'innovazione", pubblicato in due puntate (Marzo e Aprile 2009) sulla rivista Sistemi & Impresa, Este Edizioni.

Eccoci qui.

Ci venga a trovare.

Innovatori Europei

ti segnalo un progetto che conosci bene e di cui avrei voluto anche parlarti meglio. http://www.workingcapital.telecomitalia.it
http://www.workingcapitalcamp.com/
lo stiamo costruendo con gianluca (dettori) e ci ha fatto incontrare molti innovatori - il barcamp a catania è stata una esperienza notevole, nicola mattina può raccontarti in dettaglio. poi gianluca ed io abbiamo parlato con un genio di 20 anni che ci ha spiegato la sua idea e siamo rimast senza parole. la vera innovazione è spiazzante.

Come non citare H-Farm esempio di eccellenza e innovazione ,con tutte le sue realtà e la nuova start up, di cui faccio parte, UannaBe.
Se vuole maggiori informazioni, ci contatti pure...



dai, pecco un po' di immodestia :)

innovatori? RomaEuropaFAKEFactory!
http://www.romaeuropa.org

un concorso creato detournando un altro concorso, per criticarne l'approccio alla proprietà intellettuale.

Il FAKEFactory, presentato in senato il 20 Marzo 2009, è diventato un evento ufficiale dell'anno della creatività e dell'innovazione della comunità europea e, adesso, si accinge a diventare lo stimolo che porterà alla creazione di un tavolo per le culture digitali presso la commissione cultura del senato.

In tutto questo, l'ecosistema che si è creato attorno al concorso si è autonomamente attivato a sperimentare diversi modelli economici basati sulla rete, per la gioia degli oramai 70+ partner a livello globale.

A maggio un grande evento a Roma, e a Ottobre un evento in contemporanea tra Roma, Londra e New York.

Nel frattempo il concorso "originario" ha cambiato la sua policy sul diritto d'autore :)


per chi fosse interessato: il concorso ha anche una sezione assai particolare, quella della "Law Art". In questa, avvocati, giuristi e appassionati di proprietà intellettuale sono invitati a realizzare opere creative remixando testi giuridici, col fine di creare la "legge perfetta" sul diritto d'autore. :)

innovate! ciaociao

Ciao Luca, mi permetto di segnalarti il nuovo sito che abbiamo ideato per l'agenzia di comunicazione di cui sono direttore creativo associato interactive, si tratta del primo esempio italiano dell'utilizzo di Facebook Connect per il sito di un agenzia di comunicazione relazionale. Sul nostro canale youtube, anch'esso accessibile dal sito, troverai inoltre alcune case history video di progetti di comunicazione innovativi ideati e realizzati per i nostri clienti negli ultimi 3 anni. Tra questi c'è il primo esempio di viral marketing italiano che abbiamo ideato per il brand Simmenthal, il blog più alto del mondo tenuto in tempo reale dall'alpinista estremo Simone Moro durante le sue missioni over 8000 ideato per Canon, le prime operazioni italiane social media su MySpace per Regione Trentino e Sony Ericsson, il primo facebook social game italiano per Wilkinson, la prima "asta creativa" su eBay e molti altri. Alcune di queste operazioni hanno anche ottenuto riconoscimenti a concorsi creativi internazionali come il New York Festivals ma purtoppo non hanno avuto visibilità oltre i canali mediatici di settore. Nel nostro ambito speriamo dunque di aver portato innovazione e ogni giorno cerchiamo di portare la comunicazione e la creatività italiana un passo oltre.

ecco i link:
www.rmgconnect.it
www.youtube.com/rmgconnectitalia

Vorrei commentare due cose veloci:

1. Suggerisco ai tanti che segnalano le loro iniziative "innovative" di non essere troppo "markettari". Da lettore interessato alla conversazione mi sto scocciando, e purtroppo ottenete l'effetto di scacciarmi dai vostri URL :)

2. Luca, la conversazione ha bisogno di essere organizzata in qualche modo. Immagino che per il momento tu ti stia limitando a riportare quanto detto finora (che è già utile, piuttosto che spulciarsi tre/quattro post), ma secondo me, per non "sprecare" questa energia che si è creata, dovrei darti subito da fare per canalizzare tutto in un modo più... organico.

3. Se fate il "solito" evento a Milano per parlarne, fate in modo che ci sia davvero modo di partecipare anche online... (oppure fatelo il 7 maggio sera, così ci sono anche io :-P).

c'è il 21 con l'ExperienceCamp e il 22 e il 23 Maggio come occasioni utile per fare il 'solito' evento...

E' bellissimo perchè sembriamo tutti alla ricerca del Santo Graal.
Alcuni di noi si sentono perfino una sorta di Templari, io per primo, ben inteso!
Ma se alla fine riflettiamo senza tentare di dimostrare che l'attività di business che stiamo svolgendo è "In-Nova Compliant" bensì crediamo semplicemente che il mondo non debba adeguarsi eternamente a certe regole, usi e costumi che non sempre hanno creato valore ma in certi casi hanno generato catastrofi (banalmente, il periodo di emme che stiamo vivendo ora), allora molte idee che fino ad oggi rimangono nella sfera dell'eresia, potrebbero finalmente concretizzarsi e migliorare certamente molti aspetti della nostra vita quotidiana. Chi ad esempio non crede che certe aree della nostra penisola siano tenute volutamente oscurate dalla banda larga con fini ben precisi? Provate ad uscire dai grandi centri urbani e dalle aree industriali e provate ad utilizzare i vostri strumenti per accedere alla Rete. Riscoprirete il fascino di navigare solo su siti web puramente testuali. Innovare significa in questo caso abbattare definitivamente il digital divide attingendo senza remore a tutte le risorse già ampiamente testate e pronte all'uso. Peccato che in virtù dei costi di struttura che nessuno vorrebbe assumersi, ci sia ancora tanta gente che viene tenuta lontana da questo blog e dai miliardi di informazioni in Rete.
Innovare significa non temere ripercussioni del mondo finanziario qualora una scoperta possa migliorare la qualità della vita: le auto elettriche o a idrogeno, progetti rigorosamente rallentati per non stravolgere delicatissimi equilibri di cui tutti siamo ben consci.
Innovare significa anche cambiare le proprie abitudini e lasciarsi aiutare senza grandi esitazioni dalla tecnologia: la video conference è un esempio su tutti. Vogliamo provare a mettere insieme il valore economico di un solo giorno di trasporto nel mondo per recarsi ad appuntamenti/riunioni fuori sede? Della video conferenza si parla da tanti anni ma assistiamo inermi ad uno scarso utilizzo.
Innovare vuol dire anche cambiare i paradigmi di comunicazione e avere il coraggio, ad esempio, di confrontarsi con il pubblico in maniera aperta; aprirsi ai suggerimenti dei consumatori, accettare le critiche come se fossero parte integrante al costante miglioramento del prodotto. Neanche l'interattività di Internet ad oggi è stata al centro di questo cambiamento epocale.
Insomma, per innovare in prima istanza occorre una predisposizione personale ad accettare grandi trasformazioni e grandi cambiamenti di abitudini consolidate... essere innovatore, innovabile o già innovato fa parte di uno stile di vita... chi vuole appartenervi?


H-Farm è una realtà innovatva ve sè stessa, che ha l'obiettivo di scovare idee innovative per aiutarle a svilupparsi e produrre nuovi business.

Luca,
secondo me potresti organizzare una cosa del genere: un "evento" online, della durata di due ore, su Friendfeed/twitter, dedicato ad una discussione sull'innovazione in Italia.
Primo, sarebbe un buon segno per dimostrare che si parla di innovazione... facendo innovazione :)
Secondo, potresti raccogliere molti contributi da gente diversa.
Terzo: sarebbe ottimo creare un evento parallelo, o successivo, in lingua inglese, coinvolgendo persone anche al di fuori della ristretta cerchia italiana.

Ultimo breve commento: sono stufo di sentire persone che si chiedono "dov'è l'innovazione in Italia"? L'innovazione c'è sicuramente, il problema è che semmai non ha gli strumenti per essere realizzata. Lo dimostra l'alta considerazione che all'estero hanno di noi, sia tecnicamente che in termini di inventiva e iniziativa.

Fammi sapere se l'idea dell'evento online ti sembra intelligente.
Ripeto questo commento sul mio blog, spero porti qualche visita e contributo in più :)

Bella l'idea di un incontro! Sarebbe interessante creare un evento "aperitivo innovativo" dove persone interessate ad esserlo ne incontrano altre e ne discutono. L'evento potrebbe essere trasmesso in streaming, con un sistema di chat o FriendFeed per le persone che lo vogliono seguire da casa.

(2gg fa si è verificato la stessa cosa ad un lancio di un portale tripwolf a cui ho partecipato, ma la cosa è stata involontaria)

che ne pensate?

Credo che quela di Simone sia un'idea bellissima e con molte potenzialita'.

Sono d'accordo con chi dice che l'innovazione, o meglio gli innovatori, in Italia ci sono ma (purtroppo) non riescono ad emergere. Io credo che il problema sia (ancor prima che nella mancanza di risorse) nella "dispersione" e nell'isolamento in cui molte iniziative di innovazione avvengono.

Quindi un evento del genere potrebbe diventare un catalizzatore di attenzione e relazioni tra gli innovatori, no?

L'innovazione e' una scintilla che provocano crescita tecnologica ed economica. Quando gli uomini si ritrovano a vivere, produrre e consumare in economie cittadine vibranti, spesso riescono a sviluppare nuove idee che, applicate in particolari situazioni, luoghi e tempi, diventano motori di sviluppo economico.
Questo e' accaduto nel caso di Taiwan negli anni '60 e nel caso del Nord Est Italiano negli anni '70. Questo accade ancora oggi nelle dinamiche economie delle citta' che si affacciano sull'Oceano Pacifico.
Raramente alcuna crescita economica e stata sviluppata da contributi pubblici rivolti a pioggia al mondo della ricerca. In Unione Sovietica, si sono sviluppate straordinarie competenze nel campo della ricerca nucleare, ma tale ricerca e' andata a rivolgersi per lo piu' alla produzione bellica e non si e' evoluta da essa. 
Spesso le innovazioni sono piccole, quasi insignificanti, esse si ritrovano nel mondo della produzione e con essa continuamente interagiscono senza che vi sia il bisogno di un contributo dallo Stato o di un costoso centro di ricerca finanziato da una grande multinazionale. 
Non sto dicendo che tali soldi siano sempre spesi male, ma che l'innovazione e l'improvvisazione colgono il loro apice quando sono in parte dettati da necesssita' produttive contingenti e portate avanti da persone che sanno applicare idee a pratica.
Come fare ad instillare qualche seme di genialita' applicata? Come spingere le persone ad interessarsi di tecnologia e a "sporcarsi" almeno un po' le mani attraverso il processo di innovazione e produzione? 
San Francisco e la sua area metropolitana hanno generato scintille di innovazione grazie ai suoi improvvisatori e innovatori. Tali imporvvisatori erano in genere ragazzini che provavano nuovi macchinari nel loro garage o dietro i banchi di scuola. E' il caso di Steve Jobs e di Steve Wozniak che iniziarono la rivoluzione del PC dal loro garage, e di Sergey Brin e Larry Page che hanno ideato gli algoritmi di Google mentre erano ancora a scuola. 
A San Francisco si e' trovata una risposta alla domanda di nuove inventzioni con una fiera chiamata Maker Faire, dove si pagano $25 per partecipare ad un evento di creativita' di gruppo dove si gioca con micro-chip e transistors per creare nuovi strumenti elettronici. Alcuni di questi strumenti sono poco piu' che giocattoli, ma altri potrebbero diventare i telefoni cellulari, i PC o i robot del futuro. Il festival è un raduno di "secchioni", ma in più ha il gusto del "fai da te", l'aggiunta di scienziati casalinghi, di pensatori, di artisti e di artigiani. Quest'anno i loro progetti elettronici includono robot sputa-fuoco, computers indossabili, stampanti tridimensionali e torte motorizzate (anche se non mi è ben chiaro cosa siano).
Tutti sono incoraggiati a sporcarsi le mani costruendo i propri circuiti elettrici, creare nuovi articoli tecnologici e lanciare i loro razzi. Questo è il terzo anno della Maker Faire. Lo scorso anno vi parteciparono più di 40,000 persone e più di 20,000 persone hanno partecipato ad un simile evento in Texas.
L'idea di giocare con la tecnologia in un modo così nuovo può sembrare quasi superflua. Ma questo è il sale dell'innovazione, almeno secondo il parere di Tim O'Reilly, fondatore di O'Reilly Media, una società editoriale che pubblica le riviste Make e Craft. O'Reilly è un guru della tecnologia ed e' stato l'inventore del termine Web 2.0 che cattura la tendenza di creare maggiore interattività, nello scambio di informazioni e nella collaborazione tra Internauti.
I computers, i chip, i sensori e gli altri componenti elettronici non sono mai stati così a buon mercato. Questo significa che i vari gadgets ad alta tecnologia stanno diventando beni usa e getta. Quindi possono essere smontati e riutilizzati per costruire cose nuove. Una vecchia macchina fotografica digitale, ad esempio, può essere collegata ad un aquilone per fare fotografie dall'alto, oppure, se l'aquilone si collega ad un navigatore satellitare ed ad altri dispositivi, si puo' creare un aquilone automatico, che voli senza il controllo dell'uomo.
Inoltre, Internet sta aiutando persone di tutto il mondo a scambiarsi informazioni sui loro progetti. Siti web come Instructables.com e wiki-How.com sono diventati popolari luoghi di incontro per i nuovi inventori. Essi si fanno portatori dell'ideologia dell' "open source", dove il flusso di idee innovative si scambia gratuitamente. Questo modello iniziò per gli sviluppatori di software, ma si sta rapidamente espandendo in altri campi.
Come molte altre cose che stanno accadendo a questa Fiera dell'innovazione, incoraggiano a maggiore innovatività. 
Anche se il Maker Faire e' un evento piu' diverente che utile, esso permette di instillare il seme dell'innovazione e dell'improvvisazion, che portano crescita e succeso economico; se l'improvvisazione funziona, il motivo del suo successo non e' teorico, ma pratico. 
Credo che una Maker Faire che coinvolgesse giovani e inventori di ogni genere avrebbe un notevole successo anche nelle citta' Italiane.

mah...io avrei un po' di soggezione ad (ab)usare il termine di innovazione. Non mi sento un innovatore, però l'unica cosa che mi sembra di aver capito è che l'innovazione si catalizza quanto più è distribuita nel numero delle persone coinvolte.
Pertanto, vorrei essere della partita, magari ai margini, ma vorrei prima osservare e poi se ci riesco, un giorno partecipare a quest'iniziativa. Ma se potremo innovare lo scopriremo solo ex-post, così ho capito dall'economista Schumpeter quando parla di "Distruzione Creativa". Se ci fermiamo prima potremmo vedere solo la distruzione. IMHO

Se comprasti il primo personal ( Vic 20 della Commodore) negli Stati Uniti 2 mesi prima che venisse commercializzato in Italia.
Se ti sei presentato a chiedere, primo nella tua citta', il collegamento a internet quando i providers erano solo quelli dell'universita'.
Se hai messo sul tetto della tua casetta 15 pannelli fotovoltaici, e lo hai fatto 3 anni fa.
Hai diritto a considerarti una persona attenta al futuro e quindi all'innovazione.... o e' solo smisurata autostima?


Antonio Santangelo vede un buon segno nella partecipazione finora emersa. EUbuntista approva.

Intanto

se ti interessa l'innovazione nell'ambito dell'impresa sociale a settembre organizziamo un workshop sul tema.. materiali e info su www.irisnetwork.it, ciao



Le prime reazioni: 17 commenti sul blog, 27 commenti su Facebook, un Tweet, un solo link (grazie a Torino Valley) e 0 commenti su FriendFeed.

Ecco i commenti:

Dario Salvelli

Potresti spulciare tra gli spin-off di tutta Italia, anche con la differenza tra chi innova e chi invece si parcheggia in attesa di meglio.

Giuliana Guazzaroni

Segnalo il ning "Innovatori", potrebbe essere utile: http://innovatori.ning.com/

Vittorio

anch'io ti segnalo http://innovatori.ning.com
e ritengo di essere un innovatore, penso a quanto ho realizzato negli 8 anni di amministratore pubblico nella municipalità di marghera

Elvira

Volevo segnalarti l'iniziativa "Premio FORUM PA Protagonisti dell'innovazione", alla sua seconda edizione 
http://www.innovatori.forumpa.it/

Un carissimo saluto
Elvira

Andrea

Ciao, 
ti segnalo il premio all'Innovazione Amica dell'Ambiente, promosso da circa 8 anni da Legambiente e Regione Lombardia. Ci sono diversi casi interessanti, questo è il sito:
www.premioinnovazione.legambiente.org
Saluti, 
Andrea

Simone Brunozzi

Luca, io vedo l'innovazione come un "semplice" processo di miglioramento radicale.
E' difficile "scovare" esempi in Italia perchè si parla poco di innovazione, e molte delle parole spese in giro sono forse troppo esagerate.

Un piccolo aiuto, però, mi sento di dartelo: se chiedi agli italiani all'estero che fanno innovazione, loro sapranno dirti perchè non l'hanno potuta attuare in Italia, e forse ti potranno segnalare altri innovatori, in Italia o all'estero, con cui sono entrati in contatto.

antonio savarese

ciao Luca
il tuo post è intrigante e mi spinge a fare alcune riflessioni:
comincio dal titolo "Cercasi innovatori" chi dovrebbe cercare gli innovatori dovrebbe essere lo stato italiano dando il via finalmente ad una sera politica che premi il merito e la capacità di innovare.
Inoltre tu asserisci che il problema sia trovare gli innovatori dando per scontato che esistano, ne sei davvero certo? 
Il vero punto è perchè innovano? secondo me chi lo fa, lo fa solo in virtù di un possibile busines, si è perso del tutto lo spirito che ha contraddistinto nel passato tante scoperte fatte quasi sempre per caso....
Infine ti segnalo due innovatori, uno è Fabrizio Capobianco di Funambol e credo che tu già lo conosca e rappresenta bene l'assioma innovazione =business l'altro è un mio collega Vincenzo che oggi a tavola mi raccontava che stava progettando un antifurto per la sua nuova casa basato su nuove tecnologie sw , questo rappresenta bene la mia idea di innovazione ovvero usare le competenze acquisite e reinventarle per creare qualcosa di nuovo.

Emanuele

Sono venuto a Perugia mosso dalla stessa problematica, ti accennai che sarebbe stato interessante, oltre che entusiasmante, poter organizzare una serie di incontri che elicitassero la consapevolezza del tema. Con un pò di sarcasmo ti dissi che tutti ne parlano ma nessuno sa cos'è, almeno è quello che si nota in molte imprese nel tessuto di Macerata.
Per quadrare il cerchio di valutare i fabbisogni competitivi con Confindustria, ho proposto di partire da un tracciato che facesse emergere quali fossero i driver informativi per innovare, i bisogni di conoscenza quindi e mi modi per sopperirli. Questo per togliere il preconcetto che omologa innovazione a tecnologia, mentre questa è un fattore strategico insieme a tanti altri: i modelli di business, organizzativi, le conoscenze dei trend, ma tutti in fondo ancillari alle idee e alla cultura che queste presuppongono per la soluzione di un problemi o il miglioramento di un beneficio se la soluzione già c'è. L'esempio portante di quanto il problema sia preminentemente di ordine culturale, lo dimostra una grossa azienda che per correttezza non cito. Le viene presentato un progetto che per costi/benefici sarebbe stata una manna dal ciele per qualsiasi investimento. Otteneva dal partner, una società di trasposti locali, una concessione a costo 0 dei propri spazi pubblicitari per un valore di circa 500.000 €. E' un progetto innovativo in Italia che rientra nella Corporate Social Responsability (solo Tesco anche se in maniera divrsa lo ha portato avanti), ma in questo caso il deterrente non è stata la novità. In consiglio di amministrazione si è eccepito che la mission del progetto toccava i punti cardine dell'impresa, che ironia della sorte sono identici, come dire non si può esternalizzare una mission perché toglie titolarità. Quindi anche se c'è innovazione, profitto e beneficio collettivo, una strategia del genere andava a ledere il modello culturale ma non per defferenza ma perché è analogo.

Per tornare al tuo quesito Luca, credo che la cultura del futuro degli innovatori sia così intrisa di complessità che è facile perdersi.
Personalmente credo sia un mix di conoscenza umanistica e scientifico. Una sociologia economica della conoscenza che osserva i progressi scientifici ma li tocca con le mani delle persone comuni.
Ovviamente quegli occhi dovrebbero sapere leggere le informazioni salienti e non il tumulto di nuovi prodotti che sono solo dadi comunicativi. 
La distruzione creatrice a là Shumpeter credo non esista più da molti anni, è tutto interdipendete e intersettoriale non solo nell'ICT ma anche nei settori ad alta creatività come la moda per esempio. 
Il progesso credo sia collegare cose e conoscenze esistenti per bisogni esistenti e non nuovi. I micropagamenti di cui si parla a parlare anche per l'editoria potrebbe esser un esempio. Ogni famiglia italiana ha un fidelity card e ogni insegna ha un operatore mobile virtuale ormai. Un euro di costo promozionale potrebbe oltre che esser sostenibile avvantaggiare tutti. Ogni famiglia si trova nella Sim, a sua volta fedelity card, le notizie al costo del quotidiano e se le scarica a casa in famiglia. Il giornale della sera, dove tutti felici e contenti commentano le notizie prima del tg. Ruggiero in Telecom hanni fa diceva che aveva 60 milioni di punti vendita. Forse tocca passare dal supermercato per averli veramente.

Linko un pensatoio dove mettono a disposizione strumenti software per fare analisi strategica di scenario. E'un progetto molto interessante perché i software permettono analisi multistakeholder che potrebbero esser utilizzati con panel di esperti, magari proprio sull'innovazione. E magari per ridurre un pò la complessità.

http://www.3ie.fr/lipsor/lipsor_uk/index_uk.htm

Marco

John Elkann, capo del capo del mio capo in una pregressa avventura editorial-pazzesca e persona squisita, da oggi pomeriggio è sicuramente un innovatore.

cristianmazz

ciao luca,
noi qui in romagna ci stiamo provando, il progetto si chiama romagna business club: www.romagnabusinessclub.com

il 23 di aprile abbiamo un evento a cui ti invito e a cui partecipano alcuni dei tuoi colleghi:

Corporate and Business Web Forum - Il web per la PMI

http://www.romagnabusinessclub.com/featured-articles/23-aprile-2009-corporate-and-business-web-forum-il-web-per-la-pmi/

L'obiettivo è creare una vera e propria impresa quindi a fine di business. Come?
fondamentalmente creando eventi per ora e diffondere la conoscenza e l'utilizzo del web ma soprattutto la nuova cultura fondendola con quella ruspante romagnola.....

Marco

Quando consegnarono la medaglia presidenziale al professor Peter F. Drucker per i suoi studi di management e per le sue riconosciute capacità di predizione e innovazione rispose semplicemente "I just look out the window and see what's visible - but not yet seen."
L'innovatore per me è questo. E' un qualcuno che vede e realizza oggi ciò che per altri nemmeno è da considerare.
Intorno a noi, nella nostra vita di tutti i giorni, nel lavoro incontriamo spesso degli innovatori e a volte nemmeno ce ne accorgiamo.
Peter Drucker (http://www.druckerinstitute.com/) è un innovatore e in sua memoria è stato anche istituito un riconoscimento che premia quelle attività no-profit che si sono distinte per la capacità di anticipare e innovare il loro settore o ambiente. 
Nel mio lavoro mi è capitato di incontrare persone che hanno questa dote. Uno di questi è Christian Carniato, fondatore di TSW, che più di 10 anni fa ha visto nel Search Engine Marketing il futuro del web. Scommessa vinta. Ma è interessante vedere cosa sta combinando nel frattempo. Una fonte inesauribile di stimoli.

Nicola

Di primo acchitto, mi viene di rispondere con un link a un progetto che mi piace molto:http://www.librino.org/ (peccato per il sito in flash)... Cito dalla presentazione:

Antonio Presti, da dieci anni, coltiva a Librino un'utopia. In questa "città-satellite" di circa 70.000 abitanti, in un territorio lasciato ai margini, privo di infrastrutture e di servizi, l'ideatore di Fiumara d'arte, "il sognatore che realizza i propri sogni"- come lo ha definito lo scrittore israeliano Meir Shalev - coltiva l'utopia della bellezza e dell'arte come forza etica. In questo spazio della contemporaneità, un non luogo che nega cittadinanza ai suoi abitanti, ha scelto d'investire sull'arte ritenendola occasione di riscatto, d'incontro, di scoperta, di gioia e di bellezza.

Guardati la Porta della Bellezza che è l'opera che stanno mettendo in piedi in questi giorni...

Nicola

Agli innovatori piace usare reti neutrali (World of ends) :-O

Laura

Luca,
Io penso di essere da sempre un'innovatrice, ma dipendente. Per noi è estremamente difficile farci notare. Si lavora nell'ombra e i risultati vengono visti come quelli delle organizzazioni da cui dipendiamo. Ma ci siamo, ci sono. Personalmente penso di aver fatto molto, nonostante si debbano sempre fare le nozze coi fichi secchi, e anche bene. Ma nessuno mi conosce. Altri, liberi e non dipendenti, possono farsi notare di più.
Ma anche noi, a libro paga di qualcuno, innoviamo.

Mauro

Il commento di Laura ha tutta la mia approvazione (e solidarietà) per essere innovatori devi essere indipendente o qualcuno non innovatore che prende decisioni per te te lo impedirà... credo che in Italia ci siano innovatori ma, spesso, purtroppo chi decide non lo è.

Asa

Il tema è affascinante. Personalmente trovo che una cosa su cui siamo carenti in Italia è la capacità di associare innovazione e sostenibilità/modello di business, e più in generale percorsi di selezione delle reali innovazioni, per distinguerle da "invenzioni" fine a se stesse. 
Credo che nòva stia facendo del suo per segnalare percorsi possibili. 
Quanto alle persone, il problema è riuscire ad avere le competenze per valutarne le potenzialità, e non è sempre facile.
Ti girerò una mail in proposito che potrebbe esserti utile

Aldo de Rossi

Le radici delle innovazioni stanno generalmente nel gioco e nella decorazione.

La metallurgia inizio' con il martellare il rame all'interno di collane e altri ornamenti molto prima che fosse utilizzata per coltelli ed armi di rame e di bronzo.

La formazione di leghe metalliche inizio' nell'ambito della gioielleria e della scultura che della produzione economica e militare.

La ruota inizio' ad essere usata in modo "frivolo"; le ruote piu' antiche a noi conosciute erano parti di giocattoli.

L'idraulica, la meccanica ed altre manifestazioni del genio umano furono sviluppate all'inizio per costruire giocattoli o come forme di intrattenimento.

Il ferro battuto fu inizalmente utilizzato per scopi decorativi nella creazione dei cancelli dei palazzi.

L'industria chimica si sviluppo' dal bisogno di colorare o decolorare i tessuti ed il vetro.

La polvere da sparo venne utilizzata prima come forma di intrattenimento per i fuochi artificiali molto prima che fosse utilizzata per scopi militare o per conquistare lo spazio con i razzi.

La prima ferrovia al mondo fu creata come forma di intratenimento a Londra.

La plastica venne dapprima utilizzata per i giocattoli e per i tasti del pianoforte come rimpiazzo a basso costo dell'avorio.

Le racchette da tennis, le mazze da golf sperimentarono le fibre di vetro e di carbonio prima degli aeroeplani.

I videogiochi al computer hanno preceduto l'uso giornaliero dei computer nello spazio lavorativo.

Il riscaldamento con i pannelli solari e' iniziato come un hobby per appassionati di fai da te.

Tutte le cose grandi nascono da cose piccole, ma le nuove piccole cose vengono sono distrutte a meno che non siano valorizzate per ragioni piu' di apprezzamento estetico che di utilita' pratica.

 

 

da facebook:

 

Patrizia Filippetti alle 13.14 del 21 aprile

bellissima domanda!
stavo appunto leggendo questo:
http://blog.debiase.com/2009/04/cercasi-innovatori.html

 

Dario De Judicibus alle 13.19 del 21 aprile

Per essere innovatori sono necessarie due condizioni: bisogna esserlo e bisogna che te lo facciano fare. In Italia la seconda manca.

 

Patrizia Filippetti alle 13.22 del 21 aprile

@dario la seconda credo che sia molto sensata

 

Titti Ruberto alle 13.29 del 21 aprile

a mio avviso Luca non ce ne sono. O se ci sono, non sono messi nella condizione di.

 

Patrizia Filippetti alle 13.34 del 21 aprile tramite Facebook Mobile

@titti benchè tutto sia possibile, si spera almeno che qualche neurone sia rimasto...forse manca altro

 

Romeo Bassoli alle 13.34 del 21 aprile

Io lavoro con i fisici delle particelle. Che vivono di progetti e innovazione, di utopie, di idee apparentementemegalomani e tecnologie che non esistono ancora. Ma non ha senso parlarne individualmente. E' una impresa giocoforza collettiva, di gruppo: sono gruppi di innovatori che trovano sponde in strutture più grandi (nazionali o europee o ... Visualizza altrocomunque internazionali) che a loro volta riescono a fare lobbing politica. Alla fine l'innovazione arriva, e come. Ma questa modalità risponde alla tua domanda?

 

Claudio Andrea Vinco alle 13.38 del 21 aprile

imho: sono quelli che stanno zitti, e se parlano lo fanno in inglese, in italiano solo ripetono.

 

Arianna Geith alle 13.40 del 21 aprile

forse c'è bisogno proprio di recuperare il valore dei sogni e delle utopie e se possibile di trovare uno spazio per questo anche all'interno delle scuole. chiedo troppo?

 

Salvatore Iaconesi alle 13.42 del 21 aprile

In realtà molti ambiti, tipo il design e la rete, offrono tantetante opportunità. Che si possono cogliere, però, assumendo nuove modalità operative, che sono assai lontane dal "non ti consentono di innovare". Perchè in realtà nessuno ti deve consentire nulla. 
Probabilmente ci sono molti "innovatori", ma pochi "imprenditori innovatori".
Chessò: io ... Visualizza altromi ci mantengo a far venire "strane idee" agli imprenditori. E così una fascia di "giovani" che "fanno cose". E che, magari, non si sentono (giustamente) vincolate ad una certa nazione per farle, o all'aspettare che "qualcuno te le faccia fare".

 

Patrizia Filippetti alle 13.48 del 21 aprile tramite Facebook Mobile

@romeo giusto appunto i grandi progetti seguono itinerari internazionali, a volte l'idea e il progetto nascono qui ma per strane dinamiche devono passare per...e dopo anni ritornare qui ..discorso lungo...quindi speriamo che si trovi presto un però , un forse per poter dire che qualcosa sta cambiando ma nella giusta direzione. A presto

 

Lucia Montauti alle 13.52 del 21 aprile

vanno cercati nei vicoli del web, chi ha veramente stoffa fa poco rumore .. almeno io la vedo così, voi?

 

Lucia Montauti alle 13.55 del 21 aprile

sai cosa sarebbe carino? far incontrare: imprenditore del web+ un creativo + un economista che pensa a nuovi modelli di business e vedere cosa ne esce ... tu che puoi, che hai mille contatti!

 

Lucia Montauti alle 13.59 del 21 aprile

scusa ... 1903 contatti :)

 

Piersergio Trapani alle 14.00 del 21 aprile

@ patrizia, secondo me non cambia nulla per un semplice motivo: chi decide e chi ha soldi non ha cultura dell'innovazinoe tantomeno di internet!

 

Lucia Montauti alle 14.02 del 21 aprile

@ persergio ... però se chi non ha cultura è costretto dagli eventi ... magari sono troppo ottimista eh?

 

Salvatore Iaconesi alle 14.08 del 21 aprile

è limitante pensare al modello "chi decide e chi ha i soldi non ha cultura dell'innovazione tantomeno di internet".
Non è vero. Ovvero: è vero parzialmente in Italia e in pochi altri posti. Manca la cultura di chi deve presentare la propria idea con un business plan, con un piano di marketing, con un piano di sviluppo e produzione. C'è troppo la ri... Visualizza altrocerca della "svolta" e di "qualcuno che te le faccia fare". Se si fanno le cose decenti, gli ascoltatori si trovano. (magari non in italia.. ma in italia non c'è nemmeno il venture capital...)

 

Roberto Marchionni alle 14.34 del 21 aprile

Mi trova perfettamente d'accordo.
limitando il mio contributo alla pubblicità, leggete questo link:http://adage.com/agencynews/article?article_id=135438
Advertising Age è la bibbia della pubblicità mondiale

 

Lucia Predolin alle 14.41 del 21 aprile

alcuni del mio settore saranno a Bilbao questo venerdì per essere premiati!http://www.startup2.eu/

 

Riccardo Sorrentino alle 14.43 del 21 aprile

Luca, perché quando parli di innovazione, come esempi citi "Distruzione creatrice", "Progresso tecnico" e "Rottura radicale"? O la continuità del progresso, quindi, o la discontinuità, il salto in qualche modo violento e brusco. L'innovazione non può essere semplicemente intepretata come "differenza" (ovviamente qualificata, non superficiale)?
La ... Visualizza altrocultura dell'innovazione non è "semplicemente" - ma mai semplicità fu così complessa - la cultura della differenza (anche nel senso filosofico del termine)?

 

Elvira Zollerano alle 15.15 del 21 aprile

posso segnalarti questa iniziativa di FORUM PA, alla sua seconda edizione?
http://www.innovatori.forumpa.it/

 

Romeo Bassoli alle 15.16 del 21 aprile

@patrizia. I percorsi di sviluppo dei progetti hanno strade che spesso sono obbligate dalle dimensioni. Una macchina per studiare delle particelle chiamate mesoni costa qualche milione di euro. Ma poi si fa. E si porta dietro una enorme innovazione dei dispositivi più vari, da quelli elettronici a quelli ottici, dal software per il trattamento dati alla molatura di lenti e cristalli. I protaginisti di questi prcessi io li chiamo innovatori...

 

Patrizia Filippetti alle 16.59 del 21 aprile tramite Facebook Mobile

@romeo certo che si per fortuna! In ambito scientifico e in altri settori ...ma credo che la domanda di luca vada cercando altre risposte.a presto @lucia mi è piaciuta la tua risposta, sarebbe davvero interessante vedere come diverse professionalità riescano a wikicooperare e partecipare ;) innovativo potrebbe essere l'incontro: la nuova società del sapere.a presto

 

Dario De Judicibus alle 17.00 del 21 aprile

@Salvatore Puoi fare anche il business plan più robusto che vuoi, ma senza banche d'affari che ti trovano i finanziatori è tempo perso. Da noi questo meccanismo manca, mentre invece esiste negli USA.

 

Dario De Judicibus alle 17.01 del 21 aprile

@Elvira Ci vediamo al Forum PA... dove terrò una lecture sui mondi virtuali, allora.

 

Dario De Judicibus alle 17.06 del 21 aprile

Recentemente in un convegno a cui ero invitato come relatore, si è parlato di innovazione. A chi mi ha chiesto quando si verifica un'innovazione in una società, ho risposto che sono necessarie si realizzino tre condizioni:

1. qualcuno deve avre un'idea (davvero) innovativa, ovvero non semplicemente evolutiva
2. l'idea deve essere fattibile sia sul piano realizzativo che su quello economico
3. la società deve essere disposta ad accettare il cambiamento culturale che inevitabilmente comporta un'idea davvero innovativa... Visualizza altro

Ad esempio, le ali di Leonardo avrebbero potuto forse funzionare con i materiali leggeri giusti, come l'alluminio e il kevlar. Analogamente, molte idee sono rimaste nel cassetto perché, seppure realizzabili, imponevano un cambiamento concettuale non realizzabile al loro tempo.

 

Dario De Judicibus alle 17.09 del 21 aprile

@Lucia Tre anni fa sviluppai un'idea detta città accessibile che partiva da un concetto che molti hanno osteggiato, e cioè che in qualche modo «siamo tutti disabili... Visualizza altro». Da lì avevo sviluppato una visione di una città che si comportasse come un enorme computer vivente, ovvero con il quale si potesse interagire come un avatar fa con un mondo virtuale. Da qualche mese stiamo lavorando a una prima architettura per realizzarla ma non abbiamo trovato ancora il comune disposto a fare da pilota. Forse potremo riuscirci a Vicenza, ma ne dobbiamo parlare a Settembre. Come vedi ci si prova a fare innovazione ma devi mettere intorno a un tavolo troppe teste perché si decida qualcosa. Ci vuole tempo...

 

Elvira Zollerano alle 17.27 del 21 aprile

@Dario: sicuramente :)


Salvatore Iaconesi alle 9.45 del 24 aprile

-->Dario: ... è ovvio che mi serva la banca d'affari o il capitalista col cilindro, no? Come è ovvio che il venture capital in italia sia merce più che rara. quello che non è ovvio è: perchè st'ostinazione con l'Italia?
io sostenevo proprio il contrario: via da qui, che è un postaccio! Anche le cose più innvative assumono un tono grottesco quando vengono implementate da 'ste parti.
Fuori, in più di un posto, son stato sempre assai meglio: tirato su imprese, trovato persone pronte ad sudiare opportunità... e, tra l'altro, ho sempre trovato anche un sacco di stupendi italiani felici di essere stati "innovativi" all'estero ;)

 

twitter

Aless_Zaccuri@lucadebiase innovazioni strettamente tecnologiche? o di qualsiasi altro tipo?


update da facebook


Simona Vogliano loro sono innovatori, italiani e stanno facendo cose pazzesche all'estero mentre in italia le amministarzioni decidono se è il caso di puntare su un'idea vincente e lasciano bruciare boschi, franare montagne, crollare dighe, esondare fiumi...
http://www.ireport.com/docs/DOC-247276

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2 Comments

Premessa
Innovazione potrebbe essere definita come quella particolare capacità di individuare rapide risposte al rapido mutare delle condizioni di ambiente.
L'innovatore ha una naturale predisposizione a guardare avanti.
L'innovazione non è in sé un valore. Possiamo considerarla un modus che riguarda i comportamenti.
Il modus dell'innovazione viene poi "sottomesso" a fini economici, sociali, politici,relazionali.
Potremo pensare all'atto dell'innovazione come un atto di equilibrio, un'attività continua di "registrazione" nel senso di messa a punto dei nostri "registri".
Quel rapporto/latenza che fa stare in equilibrio le nostre caratteristiche, capacità competenze aspirazioni con il dinamico e complesso ambiente.

Il mio contesto.

Insieme ad altri 18 soci abbiamo costruito una cooperativa che si occupa di sw e processi.
Nel mondo delle imprese la complessità delle risposte richiede sforzo nella produzione sociale della conoscenza
Proprio in questi giorni sto cercando di mettere intorno ad un tavolo un gruppetto di imprese con l'unico obiettivo di dialogare, discutendo ognuno delle proprie buone pratiche.
Impresa difficile.
Sto cercando anche di stimolare un pò di dibattito sul nostro sito.

Uno stralcio dell'ultimo post pubblicato sul nostro sito.

Vendere e produrre dopo aver "inventato" qualcosa: in estrema sintesi sono le cose che fanno le imprese.
Ne parlavo qualche settimana fa un imprenditore nostro cliente che non cito per diritto di privacy. Se vuole lo farà lui commentando questo post.

1. Vendere.
Sul fronte commerciale le singole imprese che possono permetterselo fanno qualcosa,spesso da sole.
Dal nostro piccolo osservatorio notiamo un piccolo boom del commercio elettronico.
Le imprese si affidano al Web cercando di aprire un nuovo canale per incrementare le vendite, la qualità dei propri processi interni ed il servizio al cliente.
Sul fronte commerciale mi è capitato di imbattermi in iniziative di collaborazione per mettere fattor comune le risorse commerciali (genericamente intese).
Fare qualcosa in collaborazione ad altri imprese per "vendere di più".

Rimane una domanda.
Lo sforzo per "vendere insieme" trova un paragonabile impegno per "inventare insieme" qualcosa e poi "produrre insieme" ?
In fondo i nostri clienti ci chiedono innovazione!

2. Innovazione e produzione
Qui, le cose non vanno meno bene.
Se ogni tanto si riscontrano sforzi consortili per vendere è difficile trovare idee per fare "innovazione condivisa" .
Lo spirito di innovare non manca alla PMI.
Manca invece l'idea che sia utile "rinunciare" ad un pezzo di proprietà di un prodotto o di una tecnologia per acquistare innovazione e valore per il cliente.
Non so quanti sono a conoscenza del fatto che la Fiat 500 e la Ford Kaa sono costruite nello stesso stabilimento ed hanno il 90% delle componenti in comune.
Pensate al vantaggio della ricerca e sviluppo!!
Se le imprese talvolta provano a collaborare per vendere, quasi mai ci provano per "produrre". Le PMI dovrebbero fare qualche sforzo in più per abbandonare la cultura della proprietà pensando ai bisogni dei propri clienti condividendo investimenti in ricerca e sviluppo.

La crisi può essere un opportunità per ripensare i nostri vecchi modelli culturali?

L'imprenditore di cui sopra pensa che nelle imprese vi siamo ancora troppi imprenditori con la cultura del padrone!

Non sarò imparziale ma a leggere certe risposte, non sembra affatto il dibattito strutturato con ammiragli del calibro di Assolombarda e Bocconi abbia elicitato granché.

http://www.b2b24.ilsole24ore.com/articoli/0,1254,24_ART_98275,00.html?lw=24;1

Comincio ad esser dell'idea che on line sia molto più proficuo per peculiaritàdel mezzo. Se venisse strutturato e organizzato con modalità opportune, avrebbe tutt'altri risvolti.



Olli-Pekka Kallasvuo

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Tra poco, un'intervista con Olli-Pekka Kallasvuo, il presidente della Nokia. Milioni di domande in testa. Chissà se è una persona che risponde. In fondo, è questa la domanda delle domande: la Nokia è un'azienda che ascolta le domande e risponde?

Second life > Facebook > Blerp...

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L'idea è incontrare altra gente e scambiarsi messaggi veloci. Ma non in un ambiente chiuso come Second Life. E neppure in una piattaforma di comunicazione come Facebook. Ci si trova in giro sul web, sui siti preferiti o nei vari mondi della rete aperta. Si usa un software gratuito e che non richiede particolari download. Sono avatar-widget...

Interessante. Per chi ha tempo di usarla. E può essere divertente. Ma apre a un nuovo, nuovo strato di complessità nella vita quotidiana. E vabbè... Lamentarsi di questo è inutile.

L'azienda è RocketOn. Il nuovo prodotto è Blerp. La segnalazione è su VentureBeat.

Padova: Forum ricerca e innovazione

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Oggi all'università di Padova, il Forum ricerca e innovazione

FastTech / Stanza, Vine, Firefox

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Amazon compra Stanza. Probabilmente la versione iPhone di Kindle non andava abbastanza bene. E Stanza era già il programma per leggere libri più diffuso sull'iPhone. Ma sta di fatto che Amazon ha tagliato i tempi e ha comprato Stanza. Non si sa per quanto.

Microsoft lancia Vine. A Seattle, la Microsoft lancia Vine, un nuovo servizio di comunicazione e informazione sociale iperlocale personalizzato. L'interfaccia è fondamentalmente una mappa, i messaggi appaiono nel punto dal quale sono inviati, possono essere letti con un widget sul pc o con un cellulare. Può essere usato da famiglie, associazioni, notiziari locali...

Firefox beta 3.5. Una prova della beta di Firefox 3.5 rilasciata lunedì su Silicon.com. Java più veloce, acceleratore degli scambi di dati tra server e browser, suppporto per tag per audio e video, browsing privato per non lasciare tracce sul proprio computer mentre si naviga, e altro. Qualche problema con Gmail.

Disinformazione suina su Twitter

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Foreign Policy lamenta la disinformazione che si è diffusa su Twitter in merito alla febbre suina.

E' un buon caso che consente di ripetere una banalità che però si dimentica facilmente: Twitter non è un giornale... E' una piattaforma nella quale le persone scrivono quello che vogliono. Di solito le loro emozioni. O le loro opinioni. Qualche volta le loro informazioni.

Per i giornali, Twitter è una piattaforma da imparare non un concorrente da temere.

I nostri politici dicono che la crisi è quasi risolta. Anche perché sanno che il primo fattore che può agire a favore del suo superamento è il recupero di una certa fiducia nel futuro. Se si ha fiducia, le famiglie possono consumare invece di lottare per risparmiare qualcosa; e le aziende possono investire invece di pensare solo a tagliare. 

Ma la fiducia può essere basata su un abbaglio, una manipolazione della realtà o su dati di fatto. E se è un abbaglio o una manipolazione della realtà, una volta smascherato provoca sfiducia ancora più profonda. Il famoso cinismo-scetticismo italiano, in fondo, è anche il risultato di una lunga serie di illusioni e delusioni, abbagli e manipolazioni.

L'approccio dovrebbe essere orientato a rigenerare la fiducia in base a dati di fatto e concentrato sulla costruzione di un racconto del futuro capace di far leva sull'esperienza vera delle persone, di provocare negli spiriti attivi la voglia di rimboccarsi le maniche e raggiungere un obiettivo. Dire solo che tutto va già di nuovo bene non basta.

Parlare di scenario e di strategia.

1. Scenario. La crisi non è per nulla superata. Il miglioramento fondamentale che è stato raggiunto consiste nel fatto che le banche hanno di nuovo fiato per prestarsi denaro tra loro e per prestarne alle aziende. Ma quel denaro deriva dal governo americano (e un po' di altri paesi). E quel denaro provocherà distorsioni come: inflazione, aumento del debito pubblico, sviluppo delle attività imprenditoriali basate sulla spesa pubblica. In pratica i disastrosi comportamenti dei banchieri saranno pagati da: consumatori, risparmiatori, generazioni future, imprenditori che sanno stare sul mercato e si troveranno superati dagli imprenditori che sanno stare nelle anticamere dei politici. 

L'Economist sostiene che il recente recupero delle borse è probabilmente ingannevole. Un aumento - anche del 20% - della borsa può avvenire anche nel corso di una durissima recessione. Perché se i bistecchieri della borsa raccontano una storia positiva, trovano qualcuno del parco buoi che li ascolta e investe, solo per scontrarsi dopo un po' con la realtà. E' già successo diverse volte nel corso di questa recessione. E sta di succedendo ancora.

Piaccia o non piaccia, è interessante il discorso di Jacques Attali, in La crisi e poi?: dice che il mercato è capace di molte cose salvo che di darsi delle regole. E per conseguenza il fallimento recente del mercato, in assenza di una strategia democratica sufficiente a governarlo, è stato molto profondo. Anche se ci sono segnali di miglioramento, la recessione o la crisi sarà lunga. Solo un approccio strategico può servire a uscirne migliori.

2. Strategia. L'innovazione, radicale o moderata che sia, è l'unica strada che possono seguire le persone che non stanno ad aspettare che i governi o che i capitalisti diventino saggi. Sono le persone che non si concentrano sulla spartizione delle risorse che ci sono ma sulla creazione di nuove risorse. Che non combattono per la suddivisione del territorio che c'è ma vanno alla ricerca di nuovi territori e di nuove frontiere. Scientifiche, tecnologiche, creative.

(Nelle retrovie possono e devono arrivare buone notizie. Ma non ci si deve illudere che nelle retrovie succedano cose decisive. Si può ammettere che l'approccio di Marchionne è un esempio positivo. E che certe decisioni di prudenza di bilancio italiane siano state un sollievo. Ma non cambiamo il mondo aspettando che questo genere di buone notizie ci riempiano i telegiornali). 

Questo è il senso identitario che condividono le persone che percorrono le tante diverse vie dell'innovazione. I commenti e i contributi alla ricerca si continuano ad arricchire.


dai, pecco un po' di immodestia :)

innovatori? RomaEuropaFAKEFactory!
http://www.romaeuropa.org

un concorso creato detournando un altro concorso, per criticarne l'approccio alla proprietà intellettuale.

Il FAKEFactory, presentato in senato il 20 Marzo 2009, è diventato un evento ufficiale dell'anno della creatività e dell'innovazione della comunità europea e, adesso, si accinge a diventare lo stimolo che porterà alla creazione di un tavolo per le culture digitali presso la commissione cultura del senato.

In tutto questo, l'ecosistema che si è creato attorno al concorso si è autonomamente attivato a sperimentare diversi modelli economici basati sulla rete, per la gioia degli oramai 70+ partner a livello globale.

A maggio un grande evento a Roma, e a Ottobre un evento in contemporanea tra Roma, Londra e New York.

Nel frattempo il concorso "originario" ha cambiato la sua policy sul diritto d'autore :)


per chi fosse interessato: il concorso ha anche una sezione assai particolare, quella della "Law Art". In questa, avvocati, giuristi e appassionati di proprietà intellettuale sono invitati a realizzare opere creative remixando testi giuridici, col fine di creare la "legge perfetta" sul diritto d'autore. :)

innovate! ciaociao

Ciao Luca, mi permetto di segnalarti il nuovo sito che abbiamo ideato per l'agenzia di comunicazione di cui sono direttore creativo associato interactive, si tratta del primo esempio italiano dell'utilizzo di Facebook Connect per il sito di un agenzia di comunicazione relazionale. Sul nostro canale youtube, anch'esso accessibile dal sito, troverai inoltre alcune case history video di progetti di comunicazione innovativi ideati e realizzati per i nostri clienti negli ultimi 3 anni. Tra questi c'è il primo esempio di viral marketing italiano che abbiamo ideato per il brand Simmenthal, il blog più alto del mondo tenuto in tempo reale dall'alpinista estremo Simone Moro durante le sue missioni over 8000 ideato per Canon, le prime operazioni italiane social media su MySpace per Regione Trentino e Sony Ericsson, il primo facebook social game italiano per Wilkinson, la prima "asta creativa" su eBay e molti altri. Alcune di queste operazioni hanno anche ottenuto riconoscimenti a concorsi creativi internazionali come il New York Festivals ma purtoppo non hanno avuto visibilità oltre i canali mediatici di settore. Nel nostro ambito speriamo dunque di aver portato innovazione e ogni giorno cerchiamo di portare la comunicazione e la creatività italiana un passo oltre.

ecco i link:
www.rmgconnect.it
www.youtube.com/rmgconnectitalia

Vorrei commentare due cose veloci:

1. Suggerisco ai tanti che segnalano le loro iniziative "innovative" di non essere troppo "markettari". Da lettore interessato alla conversazione mi sto scocciando, e purtroppo ottenete l'effetto di scacciarmi dai vostri URL :)

2. Luca, la conversazione ha bisogno di essere organizzata in qualche modo. Immagino che per il momento tu ti stia limitando a riportare quanto detto finora (che è già utile, piuttosto che spulciarsi tre/quattro post), ma secondo me, per non "sprecare" questa energia che si è creata, dovrei darti subito da fare per canalizzare tutto in un modo più... organico.

3. Se fate il "solito" evento a Milano per parlarne, fate in modo che ci sia davvero modo di partecipare anche online... (oppure fatelo il 7 maggio sera, così ci sono anche io :-P).

c'è il 21 con l'ExperienceCamp e il 22 e il 23 Maggio come occasioni utile per fare il 'solito' evento...

E' bellissimo perchè sembriamo tutti alla ricerca del Santo Graal.
Alcuni di noi si sentono perfino una sorta di Templari, io per primo, ben inteso!
Ma se alla fine riflettiamo senza tentare di dimostrare che l'attività di business che stiamo svolgendo è "In-Nova Compliant" bensì crediamo semplicemente che il mondo non debba adeguarsi eternamente a certe regole, usi e costumi che non sempre hanno creato valore ma in certi casi hanno generato catastrofi (banalmente, il periodo di emme che stiamo vivendo ora), allora molte idee che fino ad oggi rimangono nella sfera dell'eresia, potrebbero finalmente concretizzarsi e migliorare certamente molti aspetti della nostra vita quotidiana. Chi ad esempio non crede che certe aree della nostra penisola siano tenute volutamente oscurate dalla banda larga con fini ben precisi? Provate ad uscire dai grandi centri urbani e dalle aree industriali e provate ad utilizzare i vostri strumenti per accedere alla Rete. Riscoprirete il fascino di navigare solo su siti web puramente testuali. Innovare significa in questo caso abbattare definitivamente il digital divide attingendo senza remore a tutte le risorse già ampiamente testate e pronte all'uso. Peccato che in virtù dei costi di struttura che nessuno vorrebbe assumersi, ci sia ancora tanta gente che viene tenuta lontana da questo blog e dai miliardi di informazioni in Rete.
Innovare significa non temere ripercussioni del mondo finanziario qualora una scoperta possa migliorare la qualità della vita: le auto elettriche o a idrogeno, progetti rigorosamente rallentati per non stravolgere delicatissimi equilibri di cui tutti siamo ben consci.
Innovare significa anche cambiare le proprie abitudini e lasciarsi aiutare senza grandi esitazioni dalla tecnologia: la video conference è un esempio su tutti. Vogliamo provare a mettere insieme il valore economico di un solo giorno di trasporto nel mondo per recarsi ad appuntamenti/riunioni fuori sede? Della video conferenza si parla da tanti anni ma assistiamo inermi ad uno scarso utilizzo.
Innovare vuol dire anche cambiare i paradigmi di comunicazione e avere il coraggio, ad esempio, di confrontarsi con il pubblico in maniera aperta; aprirsi ai suggerimenti dei consumatori, accettare le critiche come se fossero parte integrante al costante miglioramento del prodotto. Neanche l'interattività di Internet ad oggi è stata al centro di questo cambiamento epocale.
Insomma, per innovare in prima istanza occorre una predisposizione personale ad accettare grandi trasformazioni e grandi cambiamenti di abitudini consolidate... essere innovatore, innovabile o già innovato fa parte di uno stile di vita... chi vuole appartenervi?


H-Farm è una realtà innovatva ve sè stessa, che ha l'obiettivo di scovare idee innovative per aiutarle a svilupparsi e produrre nuovi business.