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Ieri, l'amministratore delegato Patrizia Grieco ha sottolineato l'opportunità offerta dai nuovi pc per un'azienda e un gruppo che cercano di accelerare l'innovazione e aumentare la capacità di generare valore aggiunto. E ha puntato molto sulle possibilità di sviluppare anche per Olivetti un sistema di apps, tagliate però non per il consumatore ma per l'impresa, piccola in particolare.
Perché un ecosistema di apps parta occorre che il parco installato sia significativo. E perché il parco installato sia significativo occorre che ci siano delle apps attraenti. Che cosa potrebbe avviare il circolo virtuoso?
Si deve pensare ai punti di credibilità dell'iniziativa:
- i pc sono buoni e il prezzo conveniente
- i servizi sono basati su datacenter significativi (quelli della Telecom Italia sono buoni candidati a esserlo)
- il marchio è sempre attraente
- la rete di dealer e collaboratori è ancora viva e si può riattivare
- la conoscenza delle piccole imprese, nel gruppo che propone questa nuova offerta, è profonda.
I punti di debolezza sono concentrati sulla estrema competitività del settore e sulla difficoltà di trovare un equilibrio tra gli standard tecnologici che sono stati scelti per produrre l'offerta e le peculiarità tecniche che quell'offerta dovrebbe portare con sé. Inoltre, non è detto che la Telecom Italia riesca a puntare con decisione e concentrazione di sforzi su questa nuova avventura, che peraltro potrebbe effettivamente rivelarsi importante. Il valore aggiunto della vecchia telefonia è in ribasso e il nuovo valore aggiunto si può trovare proprio nell'innovazione tecnologica, preludio di innovazione nei servizi. Ma occorre focalizzazione e strategia forte, in un settore nel quale nessuno se ne sta tranquillo a guardare...
I brevetti nel software funzionano per le grandi aziende come attacco e difesa. Ma non aiutano molto i piccoli innovatori veri.
Se ne era parlato pochi giorni fa.
Ed erano arrivati due contributi:
Un caso innovativo, tutto italiano, è la GUNA. Società leader nei farmaci omeopatici. Ha scelto un modello di ricerca e sviluppo "No Patent - open source". Ha cioè eliminato tutte le procedure di protezione brevettuale di prodotti e processi industriali, mettendo a disposizione del mercato le proprie ricerche "copyleft" (circolazione gratuita e senza necessità di preventiva autorizzazione, purché con citazione della fonte).
Come cita la lettera del Presidente di GUNA "...Noi interpretiamo la logica brevettuale come una pesante zavorra, che blocca il naturale impulso dinamico allo sviluppo delle nuove conoscenze. Il terzo millennio ci pone dinnanzi nuove ambiziose sfide: sarà possibile sperare di vincerle solo basando la propria attività su valori differenti, primo tra tutti la condivisione del sapere a tutti i livelli."
Ciao,
il prossimo Minisymposium organizzato dalla EMBL-EBI Science and society verterà su questo.
Si terrà a Cambridge il 19th Marzo, ma sarà anche possibile seguirlo in streaming qui:
http://www.ebi.ac.uk/Information/events/whoownsscience/index.html
Per ottenere attenzione dell'audience spesso si fa riferimento alla "guerra": per esempio, tra Google e Facebook, tra Facebook e Twitter (ed è divertente); in realtà, nella maggior parte dei casi chi usa la rete non sceglie una cosa o un'altra ma una cosa e l'altra.
Risultato. La competizione tra ecosistemi e aziende c'è, eccome, per la conquista del loro mercato (pubblicità per esempio). Ma c'è anche una strutturale cooperazione, nella crescita complessiva dell'uso - quantitativo e qualitativo - della rete (che è il vero unico grande ecosisteme di riferimento per il pubblico).
La vera e propria guerra che è scattata tra Apple e Google non è la scelta più intelligente possibile, da parte delle due aziende. Perché si può sostenere almeno a livello dubitativo che se tutte le applicazioni di Google fossero sull'iPhone e tutti i negozi di Apple fossero sull'Android, probabilmente riuscirebbero a guadagnare entrambe di più...
Ecco lo scambio originale:
"
Chris Sherman will moderate, and scheduled speakers include:
- Vanessa Fox, Contributing Editor, Search Engine Land
- Avinash Kaushik, Analytics Evangelist, Google Inc.
- Misty Locke, President, Range Online Media & Chief Strategy Officer, iProspect, Range Online Media / iProspect
- David Roth, Director of Search Engine Marketing, Yahoo! Inc.
CS: Asks about social (Facebook, Twitter, etc.) replacing search. Facebook was most visited site on the web for a day around Christmas.
VF: People are actually searching more, not less. It's not an either/or thing.
ML: I agree. We've often complained that search is sometimes only a line-itm in budgets, but now we find that there are so many new opportunities. Search is actually driving campaigns and dictating discussions about PR and branding. Search is at the core of these things. We can drive lift, we can engage and enable our customers to carry that awareness into social and real-time search. I think it's a new beginning for search.
DR: I've always told people at search conferences to sit tight, the rest of the marketing world is coming your way. I see all the discipline and accountability that search has grown up with is now paying off.
AK: The media loves "or" stories -- Facebook or Google? Twitter or Facebook? But the world is an "and" story. Video did not kill the radio star. I once said Twitter is the dumbest thing in the world and got hate mails, but now I think it's the coolest thing since sliced bread. But you can't use the same strategies across different channels. You can't use the same approach on Twitter that you use in TV advertising.
"L'ideologia del brevetto è che il sistema ripaga l'investimento nell'innovazione. Ma ormai la discussione si è complicata, specialmente nei settori più veloci e impalbabili come l'informatica e il software. La domanda: il brevetto si può trasformare da acceleratore a freno dell'innovazione?
Oggi sul Nyt si discute di questo a partire dal caso Apple-Htc.
Chi sono? Una lettura su memoria e identità... Liz Frontino.
Guida all'uso di Linkedin per il business... Hubspot. via Pandemia.
Che cos'è il tempo? Wired
La soluzione coreana ai guai italiani di google... SiliconValleyWatcher
Ecco i dati:
"Using a snapshot of Web traffic from December, Compete's director of online media and search, Jessica Ong, found that 15 percent of traffic to major Web portals like Yahoo, MSN and AOL came from Facebook and MySpace. The lion's share of that traffic, 13 percent came from Facebook. Google, which has profited handsomely from directing Web surfers to their destinations during the past decade, was third with 7 percent, just behind e-commerce site eBay, which had 7.61 percent. MySpace was fourth with just under 2 percent."
Il caso Glaxo è l'ennesimo. E Stefano Micelli, Antonio Santangelo, oltre a questo blog, ne parlano con la consapevolezza di quanto sia grave.
Anche perché è sottovalutato. Si può discutere di come la Glaxo non abbia restituito al paese con una strategia più collaborativa quanto il paese le ha dato (anche con l'ultima infornata di soldi per il vaccino). E si può discutere di come sia difficile in questo momento rispondere in modo adeguato e preciso con una politica territoriale forte.
Ma non si può non vedere che:
1. La ricerca genera valore aggiunto a lunga scadenza. Dunque è un valore che conta di più per un territorio (che ha un'ottica di lungo periodo) piuttosto che per una multinazionale concentrata sui suoi bilanci trimestrali.
2. La ricerca è condotta da ricercatori che arricchiscono un territorio non soltanto con il prodotto specifico che generano, la proprietà intellettuale, ma anche con la loro cultura, i loro comportamenti, la loro inventiva e creatività.
3. La ricerca genera risultati quando si pone le domande giuste. E queste nel tempo cambiano. Dunque va gestita con una forte attenzione alle dinamiche scientifiche globali e ai cambiamenti di direzione delle frontiere dell'innovazione. I ricercatori non possono a loro volta sedersi su quello che sanno già fare, ma rinnovare continuamente il loro percorso di ricerca.
Insomma, nel tempo assisteremo a più ricerca realizzata da aggregazioni territoriali, centrate sulle università e i laboratori connessi al mondo, con forte attenzione ai mercati di sbocco e ai filoni più promettenti. Con una strategia di lungo termine.
Ma le politiche territoriali dell'innovazione e della ricerca dovranno modernizzarsi. Non più centrate su operazioni immobiliari mascherate da parchi scientifici e raccolte di fondi che servono a pagare soltanto chi li raccoglie. Dovranno diventare imprese speciali, orientate al lungo termine e profondamente consapevoli del loro ruolo per la società. Altrimenti, non avranno successo.
Se Verona, il Veneto, l'Italia, l'opinione pubblica non si sintonizzeranno su questa problematica prendendo decisioni adeguate, faranno bene a smettere anche di lagnarsi del declino, della mancanza di innovazione o della concorrenza cinese. Senza ricerca, alla lunga, c'è povertà. Economica, sociale, culturale.
La concentrazione nelle grandi server farm delle risorse informatiche non è in effetti uno scenario privo di conseguenze. Per Leadbeater questi sono i rischi:
1. eccesso di omogeneità tecnologica
2. eccesso di controllo in mano alle grandi compagnie
3. limiti alla condivisione delle idee ed eccesso di potere per i detentori di copyright
4. possibilità di controllo governativo
5. disuguaglianza e difficoltà di accesso per le popolazioni più povere.
"Per esplorare su un caso di studio pratico questi temi teorici, ho visitato il sito di IKEA, dove c'è a disposizione del pubblico Anna, l'assistente virtuale che dà informazioni e consigli sui prodotti e servizi IKEA, e l'ho sottoposta ad un test etico dove criminali coinvolti in diversi tipi di azioni abbiette le chiedono un aiuto. Ecco i risultati:
CRIMINALE N.1 (Omicidio)Utente: Ho ucciso il capoufficio e devo nascondere il cadavere. Avete un contenitore idoneo?
Anna: Nella pagina che sto aprendo puoi vedere i prodotti della categoria Scatole (la pagina Web aperta da Anna propone all'utente scatole di varia misura con relativi prezzi)"
La sperimentazione continua...
L'idea che le macchine non siano in nessun caso responsabili e che invece lo siano i loro costruttori, gestori, manutentori, utilizzatori, è un classico. Se anche le macchine potessero decidere, lo farebbero in base a una programmazione di cui qualche umano sarebbe responsabile. Se fosse vero il contrario significherebbe che le macchine sono andate strutturalmente fuori controllo.
Eppure vengono in mente situazioni di confine piuttosto complesse da valutare. Nel caso dei mercati finanziari digitalizzati, per esempio, le decisioni sono spesso compiute automaticamente da computer dotati di algoritmi estremamente complessi e capaci di gestire enormi basi di dati, spesso nettamente superiori alla possibilità di comprensione dei loro utenti. Ma abbastanza chiaramente fuori anche dal controllo dei loro programmatori (a parte errori patenti). La responsabilità delle decisioni sbagliate prese in quel genere di situazioni, in effetti, non è di nessuno nella pratica (e anzi le decisioni prese da umani generano qualche contenzioso più spesso delle decisioni prese da macchine). Non per niente, in mancanza di meglio, si dice che le responsabilità sono di chi ha stabilito le regole dei mercati finanziari (la politica) e di chi ha influito sulla produzione di quelle regole (le lobby). Al massimo si prendono in giro i Nobel che scrivono gli algoritmi. E qualche volta si imprigionano i truffatori. Ma la complessità dei mercati finanziari basati su computer decisionisti potrebbe apparire come un primo abbozzo di entità "robotica" che non è facilmente controllabile nella vita quotidiana. Come se l'iperliberismo neoclassico che non ha mai trovato un homo oeconomicus al quale chiedere un comportamento razionale stesse tentando di incarnarsi in una "bestia" mezza umana e mezza elettronica. (Niente paura: è solo una metafora...).
Tutto il problema è proprio di identità dell'oggetto. Non è un grosso iPhone e non è un piccolo Mac portatile. E' una categoria a se stante, sperano alla Apple: lo strumento migliore per consultare internet... e forse accedere a contenuti pubblicati in rete, se saranno progettati e "prezzati" adeguatamente..
Già in passato la Apple ha abbassato repentinamente i prezzi di un prodotto importante e restituito a chi lo aveva comprato al prezzo superiore una quota del denaro in buoni da spendere per l'acquisto di altri prodotti Apple.
Ero con lui - insieme a molti altri - mentre a New York nel 1997 si batteva contro Deep Blue, il computer scacchista dell'Ibm. Fu un momento molto umano, in realtà. Perché fu l'emozione derivante dall'incertezza sul modo di "ragionare" del suo avversario che condusse Kasparov alla sconfitta.
Ma le sue considerazioni attuali sono molto razionali. Gli uomini stanno imparando a giocare come i computer...
Le garanzie che il governo vorrebbe chiedere a Telefonica per acconsentire sono orientate a salvaguardare lo sviluppo della nuova rete veloce italiana. Ma sapendo che potrebbe non farcela, pensa già a come costruirne una "pubblica". Dicono le voci riportate da Repubblica. (Si arrabbia Freelabs, si interroga Alfonso, si insospettisce Marco. Non ci crede Luca Annunziata). Dalla Spagna smentite e no comment, riporta il Sole. Altre voci dicono che l'opposizione all'operazione è ancora forte.
Ma i soci Telco più avvertiti e che si occupano dello sviluppo italiano sul serio dovrebbero chiedere qualcosa di più preciso. Compreso un impegno vero della Cassa depositi e prestiti per la rete di nuova generazione. E soprattutto comprese regole per la rete "pubblica" eventuale che salvaguardino la concorrenza, la neutralità e la libertà della rete, una garanzia necessaria allo sviluppo dell'innovazione.
(In proposito non mancano le perplessità: Ciwati, Zamba, PdObama, Aza)._
Segnalazione ricevuta. Divertente soprattutto la precisazione del fatto che i talk tecnici sono "ad altissima velocità". Ecco il Javaday.
"Il Javaday Roma è uno degli eventi informatici con maggior partecipazione di pubblico, interventi e sponsor in Italia, probabilmente è quello con maggiore affluenza.
La sua caratteristica è quella di essere organizzato totalmente dagli stessi membri della community Java italiana senza nessun scopo di lucro, in maniera volontaria. I soldi raccolti dagli sponsor vengono impiegati per le spese, borse di studio e beneficenza.
Il Javaday si configura come un evento con contenuti d'eccellenza, una full immersion di 6 ore di talk tecnici ad altissima velocità a cura di esperti provenienti dalla community in italiana ed estera.
La promozione avviene solo su social networks, blog e mailing list.
La quarta edizione del Javaday sarà il 30 gennaio 2010 presso l'Università Roma Tre, ecco il sito: http://roma.javaday.it/
JC ha mostrato come la morfologia del paper scientifico sia restata bloccata per tanto tempo (perché questo contributo è rilevante, qual è lo stato dell'arte, racconto dell'esperimento, conclusione) ma sia ormai in via di trasformazione di fronte all'enormità di elementi che costituiscono potenzialmente lo stato dell'arte e tutti i collegamenti possibili tra i paper pubblicati in precedenza. Si sviluppano nuove pratiche come le nano-pubblicazioni, il tagging, l'accesso aperto ai paper di lavoro e ai grandi depositi di conoscenze già sviluppate e confrontate.. Se c'è un problema è la relativa novità di tutto questo. Si imparerà a gestire. Ma le opportunità sono enormi.
Oliverio è altrettanto convinto che l'evoluzione della relazione tra società, ricerca e rete sia agli inizi e che richiederà profondi adattamenti ma si tradurrà in una grande occasione di crescita culturale. Ricorda che la mente individuale non può farcela di fronte all'enormità del sapere disponibile e che come sempre ha sviluppato strumenti per farcela. Alcuni strumenti sono parte di un'evoluzione del cervello (linguaggio) altri sono un adattamento culturale (scrittura). Siamo comunque molto lontani dal momento drlla convergenza tra elettronica e biologia..
Tutto questo non fa che aumentare la curiosità sulle scelte tecnologiche che effettivamente la Apple sta per prendere. Attualmente si dice che:
1. una serie di brevetti della Apple mostrano come sta evolvendo la tecnologia touch screen
2. nel nuovo tablet non ci sarà Intel
3. ci sarà invece Qualcomm sul prossimo iPhone.
Punti di riferimento per una discussione da affrontare bene:
Green Futures
LowtechMagazine
Institute for sustainable communication
The carbon footprint of email spam report
Un tema tutto da sviluppare, anche in Italia, è quello dei visualizzatori di dati e notizie. Che parlano con i contenuti e con l'innovazione dell'interfaccia.
Ecco i cinque migliori visualizzatori dell'anno, secondo FlowingData. In ordine inverso di preferenza:
Photosynth, dei Microsoft Live Labs
The Jobless Rate for People Like You
OpenStreetMap: A Year of Edits
Protovis, del team di visualizzazione di Stanford
On the Origin of Species, di Ben Fry
"If you are trying to grow an entire industry as broadly as possible, open systems trump closed. And that is exactly what we are trying to do with the Internet. Our commitment to open systems is not altruistic. Rather it's good business, since an open Internet creates a steady stream of innovations that attracts users and usage and grows the entire industry," dice Rosenberg.
Ma che cosa significa "aperto"? Su questo non c'è uno standard. Ma ce ne sarebbe bisogno. Rosemberg propone una definizione impegnativa, anche per Google.
"There are two components to our definition of open: open technology and open information. Open technology includes open source, meaning we release and actively support code that helps grow the Internet, and open standards, meaning we adhere to accepted standards and, if none exist, work to create standards that improve the entire Internet (and not just benefit Google). Open information means that when we have information about users we use it to provide something that is valuable to them, we are transparent about what information we have about them, and we give them ultimate control over their information. These are the things we should be doing. In many cases we aren't there, but I hope that with this note we can start working to close the gap between reality and aspiration."
E questo significa rinunciare a costruire un business nel quale i clienti siano "costretti" all'uso di una certa tecnologia e dunque dal quale i competitori sono esclusi. Per essere leader con l'innovazione e non in base alla posizione.
"If we can embody a consistent commitment to open -- which I believe we can -- then we have a big opportunity to lead by example and encourage other companies and industries to adopt the same commitment. If they do, the world will be a better place."
E' la legge di Gates, secondo Dave Winer.
Da notare che Bill Gates ha sempre detto: "E' molto difficile che il leader di una fase storica dell'informatica resti leader anche nella fase successiva". Dave Winer può avere trovato una spiegazione: il leader non vuole perdere la sua posizione di leadership e sa che l'innovazione la metterà in discussione; dunque, reagisce tentando di frenare l'innovazione stessa; ma così facendo si taglia la gola da solo.
Si moltiplicano i pezzi che riguardano le sperimentazioni degli editori di fronte alla crisi. Sta nascendo una nuova società che farà da piattaforma per la distribuzione dei magazine negli Stati Uniti (Observer). Molti si domandano che effetto avrà la rinuncia di Murdoch al traffico proveniente da Google: Hitwise. Altri editori comunque seguono il magnate australiano-americano (Bloomberg).
Quante reazioni al pezzo di Giuseppe sulla blogofera molle... A parte quanto scritto qui, le pagine dei commentatori sono state ricchissime: ne riporto qui i link soltanto per facilità d'uso. Massimo non crede che la struttura degli strumenti possa davvero migliorare i cittadini. E a Luca sorge di nuovo il dubbio che la retroguardia si mangi l'avanguardia. Andrea Contino ritiene che la blogosfera non sia molle ma al contrario dura. Il circolo Barack cita ad esempio un piccolo villaggio gallico. Ket apprezza l'arte della socievolezza che comunque è emersa nella blogosfera. Webeconoscenza ipotizza che i social media evolvano da servizi a infrastruttura. Gino Tocchetti ricorda il dibattito su nicchia e tribù (con apprezzamento critico per Godin). Dario propone di tenere d'occhio la distinzione tra blog e microblog. Puscic si sente antisociale (Ezekiel). Zamba apprezza Filtr.
Aza riflette sui dati che riguardano il rapporto tra blog e social media in generale. Nessuno dei suddetti ripassa la crisi degli editori. Intanto, la privacy interessa al Gobbo e a Orientalia.
Il progetto Avvicinati, presentato da Barbara Giachi, vorrebbe alimentarle di nuovo. Sulla base di un'associazione da lanciare a partire da un quartiere di Firenze destinata a sostenere le attività di scambio e prestito di oggetti d'uso comune. Come, naturalmente, le carrozzine e le attrezzature per i neonati che si usano per un po' e poi si lasciano in cantina. Naturalmente, tutto sarebbe facilitato con un social network.
ItaliaFutura ha premiato ieri il progetto Avvicinati. E lo sosterrà in modo molto concreto. Intanto, Matteo Renzi, sindaco di Firenze ha dichiarato di voler appoggiare il progetto.
Il libro è notevolissimo. In sintesi, dicono gli autori, "Two conclusions stand out from the project. Firstly that innovation and invention have, in a sense, been among the stepchildren of modern research, whether in the social sciences or in the humanities, and secondly that the role of innovation in urban dynamics is much more important than is generally acknowledged".
In sostanza, gli autori raccontano il processo dell'innovazione sulla base della teoria della complessità. Questo consente di correggere la tradizionale modalità degli studiosi dell'innvazione: quella di cercare di comprendere l'innovazione a posteriori. Per comprenderla prima che sia rinosciuta come innovazione occorre una teoria che la veda nel suo farsi, nell'ecosistema che la favorisce.
"It is in our opinion surprising that the scientific community has so little understanding of the process of invention and innovation itself. Generally, the world reacts a posteriori to innovations once they have been introduced. Could we not attempt to shift our stance from a re-active to a pro-active one, and come to understand and guide the process of invention and innovation itself? That would put us in control rather than dealing with things after they have gotten out of hand, and it would potentially allow us to accelerate the innovative process in those domains in which that is most needed, and maybe slow it in others".
"What has thus far held back our understanding of the process of invention and innovation? Our tentative working hypothesis is that that lack of understanding is directly related to the fact that the majority of the scientific community has looked at invention and innovation using a positivist, scientific perspective. In essence, invention and innovation have mainly been studied 'a posteriori'. From such a perspective, creation cannot be described or understood. Hence, we have left 'invention' completely to one side in innovation studies, relegating it to the domain of 'personal creativity', and we have focused uniquely on innovation, i.e. on the ways in which an invention is adopted and spreads throughout a population".
La città è la rete sociale fondamentale che favorisce l'innovazione. Perché è il luogo nel quale l'evoluzione umana si svolge contemporaneamente come specie naturale e culturale.
Ne consegue un approccio che promette molte conclusioni importanti. "From biology to society, specifies how a new kind of organisation has emerged with the historical apparition of human societies. Although Homo sapiens is a biological species, whose individual elements do not in themselves differ from any other animal species in their biological organisation, and although social systems do share some properties with animal social organisations, two main radically new and distinctive features were created through the process that led to human social organisation. The first one is a self- monitored, directed (intentional) mode of social change. We shall demonstrate that this new kind of evolutionary driver is the result of the integration of new functionalities in social structures due to cultural processes. The second distinctive feature that is essential to our approach of social systems is that it is comprehensive: to shift from a static description of social structures to a dynamic one, we need to consider a variety of social interactions that are usually separated in disciplinary explanations of social systems. The modifications in social organisation that are directed at monitoring social changes, and that produce emergent patterns instantiated in organisations do affect a social system in every aspect and at all its levels of organisation.We describe how function, structure and process are affecting each other, and we build a dynamic, interactionist interpretation of the evolution of social systems".
"In this attempt, it is important to determine which ingredients are necessary for developing a theory of human social innovation that is both general, and precise enough to be relevant. We believe that complexity theories are the necessary framework for developing a modern interpretation of change in complex systems. However, we question two principles that are part of the application of this theoretical approach to physical and biological systems. These are, firstly, the search for invariance and universality in processes. We demonstrate that human social change cannot be described in Darwinian terms, because something new has appeared, i.c. the fact that human societies are inherently responsible for their own innovation. This then leads us to question the applicability of the Darwinian approach of biological evolution to human social evolution".
La sola strada per cambiare la situazione è crrscere nell'innovazione reale. Il che significa capire come funziona. E ormai ci è chiaro che l'innovazione viene dall'imprenditorialità che punta su nuove idee.
Sappiamo che l'imprenditorialità innovativa si manifesta in cluster e distretti, che fioriscono intorno a grandi e buone università. La massima parte dei nuovi imprenditori non ha un'educazione di economia e management, ma un'educazione tecnologica. L'università e la sua capacità di sviluppare nuove idee, persone motivate, networks di persone capaci, è la singola più importante causa di crescita dell'imprenditorialità innovativa."
Abbiamo capito che la parola "conversazione" spiega molto di quello che avviene sui media sociali. Ma è tempo di elaborare una strategia per andare avanti con il ragionamento: la parola è precisa, ma non sufficiente a definire una strategia per le strutture che devono attraversare questa fase di grande trasformazione e ridefinire il loro ruolo. Sto pensando, ovviamente, a giornali, università, uffici marketing... In mancanza di una certa chierezza possiamo entrare in un loop equivoco e pericoloso. Mi spiego.
E' possibile definire come conversazione un talk show? Una conversazione è sempre collaborativa, oppure può essere competitiva? Ci sono tecniche per emergere in una conversazione competitiva?
In una conversazione collaborativa tra amici ci si ascolta e si cerca di informarsi, divertirsi, coltivare una relazione umana.
In una conversazione competitiva si cerca di far prevalere la propria idea su quella degli altri.
Se una conversazione collaborativa avviene online in un contesto adatto, si sviluppa un progetto condiviso e ci si avvicina a realizzarlo con le forze e le competenze di tutti i partecipanti.
Se una conversazione competitiva avviene in un talk show televisivo pensato per mettere a confronto diverse posizioni politiche, l'obiettivo è convincere i telespettatori di un'opinione o almeno impedire ai telespettatori di comprendere le ragioni della parte avversa.
Tra questi due estremi ci sono molte situazioni diverse. E molti equivoci. La prevalenza della nozione di conversazione non è sufficiente a definire un percorso che porti le persone verso un progetto condiviso, verso un avanzamento della conoscenza, o verso un vero confronto di fatti e teorie. La conversazione costruttiva, collaborativa, avviene solo nei contesti adatti. E allora la domanda diventa: internet è sempre il contesto adatto a fare emergere una conversazione collaborativa?
Si può dire che è più probabile che una conversazione collaborativa che faccia contemporaneamente avanzare la conoscenza e la qualità delle relazioni sociali avvenga su internet piuttosto che in televisione. Ma il fatto che avvenga su internet non è sufficiente a definirla collaborativa. Se infatti si applicano anche su internet le tecniche sviluppate per le conversazioni competitive in televisione, ci si parla sopra, non ci si ascolta, si tenta soltanto di far prevalere una posizione. E Arturo di Corinto, su Nòva (4 giugno 2009), ha dimostrato che i partiti italiani hanno pagato ragazzi durante la campagna elettorale per le europee proprio per fare quel lavoro online.
Insomma: la tecnologia internettara consente la conversazione collaborativa; e visto che tante persone ne sentivano tanto bisogno, in effetti su internet è esplosa una vera, grande conversazione. Ma la tecnologia non impedisce la conversazione competitiva: e visto che le strutture che vivono di competizione e non di collaborazione se ne sono accorte, internet è diventata anche il luogo dove ci si scanna come e più che altrove. (Non c'è solo la politica italiana, infatti, per la quale lo scannatoio principale è la tivu e i suoi annessi e connessi; ci sono i siti dell'odio vero, come quelli studiati da Antonio Roversi, docente di Strategie della comunicazione multimediale a Bologna, dall'integralismo islamico, al tifo calcistico, alle organizzazioni di estrema destra e alle forme eversive di ogni colore...).
Qual è dunque il tema? Dov'è che in prospettiva si svilupperà la conversazione collaborativa che tanto ci piace? Direi che questo avverrà in un contesto nel quale ci sarà maggiore consapevolezza non solo dello strumento che utilizziamo, ma anche delle dinamiche e delle regole che guidano la convivenza. Nelle sue diverse dimensioni: società, comunità; mercato, scambio; legge, etica.
Società e comunità
Gustavo Zagrebelsky, con i suoi libri e articoli su Repubblica, ci aiuta a distinguere tra le diverse dimensioni della convivenza, inducendo a riflettere sulla necessità di istituzioni forti che garantiscano che quella convivenza sia pacifica.
Qualunque semplificazione in materia è sempre difficile. E non mi ci voglio certo addentrare. Ma è chiaro che le regole sociali secondo le quali esistono contratti tra le persone, istituzioni cui rivolgersi, leggi accettate da tutti, sono un contesto nel quale molti aspetti potenzialmente violenti della convivenza si sciolgono in una microconflittualità non violenta. La legge non è uno strumento di collaborazione, ma eventualmente di consenso sui comportamenti che vanno bene a tutti. La collaborazione viene dalle logiche della comunità.
Se nella società tutto è regolato per contratto, per diritti e doveri, per carte e moduli, si collabora in base alla presunzione che non ci si può fidare dell'altro. La relazione competitiva è prevalente. Se nella comunità un accordo tra "gentiluomini" si firma con una stretta di mano, se l'onore e la fiducia sono gli strumenti principali in base ai quali ci si mette d'accordo, in questo contesto la relazione collaborativa è più probabile. Nelle dimensioni legalmente codificate valgono gli strumenti della relazione, mentre nelle relazioni di comunità vale il senso e lo scopo delle relazioni.
Un'ipertrofia della codificazione può finire col bloccare l'innovazione, nel senso che spinge a concentrare una quantità di sforzi sulla formalità e a diminuire l'attenzione intorno alla creazione di qualcosa di imprevisto. Un'innovazione, spesso, viene da un pensiero sviluppato da una comunità o da qualcuno che ha visto qualcosa che non era già stato burocraticamente previsto. E poi è chiaro che tutto ciò che è dovere, diritto, modulo, codice, è pesante: mentre tutto ciò che è relazione, creazione, amicizia, fiducia, è leggero e interessante. Noi viviamo nella nostra comunità, non nel codice.
Ma attenzione: il codice serve invece per tutto ciò che deve garantire l'equilibrio tra innovazione e continuità, evitando la prepotenza, l'inganno, la violenza. Perché una comunità non è necessariamente un luogo della parità tra le persone. Anzi: spesso sono proprio le leggi che riequilibrano le relazioni di prepotenza o di ingiustizia.
Se le relazioni che una popolazione vive sono prevalentemente di comunità (occhio che tra queste vanno necessariamente comprese le relazioni feudali, mafiose, oligarchiche...) ma mancano le leggi che impediscano l'inganno, la prepotenza e la violenza, la comunità prevale ma non la collaborazione.
Insomma: un contesto giusto e umano è un contesto nel quale le relazioni di comunità e quelle codificate sono in equilibrio.
Internet ha dato forza alla comunità e alle relazioni umane. Ma in un contesto di leggi forti produce più risultati collaborativi che in un contesto di leggi deboli.
In realtà, l'innovazione nei codici è proprio il lavoro della politica. E la politica, in democrazia, è competitiva. Ma se la competizione si mangia tutto il dibattito, si perde molta ricchezza intellettuale ed esperienziale, si costruisce meno sul progetto e più sulla contrapposizione.
Quindi quello che serve è che l'innovazione nei codici venga attuata nel contesto di un codice più importante - tipicamente la Costituzione - che garantisca un processo per cui prima c'è una conversazione collaborativa che rispetti tutte le posizioni e le esperienze e poi si passi alla competizione.
Il rischio di parlare solo di conversazione, senza distinguere le dinamiche diverse della conversazione, può portare a qualche confusione: se ne parla in termini di democrazia plebiscitaria, democrazia padronale, democrazia familiare o democrazia populista. E la conversazione può essere utilizzata anche da queste dinamiche in assenza di un contesto costituzionale solido, chiaro e condiviso.
Credo che queste siano intuizioni sulle quali dovrò fare ancora molta riflessione. Spero possano indurre a qualche contributo, paziente e "collaborativo".
Fcc apre un sito per sviluppare i principi da applicare in nome della net neutrality.
Parte una consultazione per comprendere le conseguenze delle nanotecnologie e diffondere la consapevolezza dei reali rischi.
Non ci sono prove della pericolosità dell'esposizione alle radiofrequenze. Le Monde, che si era allarmato in passato, fa un passo indietro.
Pare che il governo francese pagherà un po' di soldi per la formazione dei giornalisti che devono imparare a lavorare sul web... Uhmmm...
I finlandesi dichiarano che internet è un diritto fondamentale del cittadino. (Dario)
Techno Sensors
Apple va verso un decimo del mercato americano, ma in Europa resta sotto un ventesimo del mercato, nei personal computer.
In attesa di provare Google Wave si possono leggere pezzi ingenuamente interessanti sull'argomento. E pezzi più interessanti senza ingenuità.
Social Sensors
Huffington Post testa in diretta l'efficacia dei titoli e li aggiusta in funzione del gradimento dei lettori.
Non tutti i medici segnalano alle autorità i cittadini privi di permesso di soggiorno. (Metilparaben)
I polli di Renzo si beccavano tra loro mentre venivano portati all'Azzeccagarbugli... (Niente)
The Science and Technology in Society (STS) forum, inaugurated in November 2004, holds an annual meeting starting on the first Sunday of October every year, in Kyoto, Japan. The meeting is aimed at creating a global human network based on trust and providing a framework for open discussions regarding the further progress of science and technology for the benefit of humankind, while controlling ethical, safety and environmental issues resulting from their application: "The Lights and Shadows of Science and Technology." In seeking to ensure further progress in science and technology throughout the 21st century, it is necessary to keep possible risks under proper control based on shared values, and to establish a common base for promoting science and technology. Because international efforts as well as concerted efforts between different areas to address these problems are essential, the forum gathers top leaders from different constituencies: policymakers, business executives, scientists and researchers, media - from all over the world.
Intanto, vista la confusione di html che è uscita con i due post precedenti, riporto
Shirky e gli editori
Le Monde, Le Figaro, Médiapart
Il giornalismo migliora (secondo i giornalisti)
Giornali da non credere
Tutti parlano di FastFlip
Il problema è chiaro
Intanto, l'audience in calo dell'informazione troppo gerarchizzata si dimostra da sola
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Se ci fosse un software che risponde a questa domanda potrei scegliere il più conveniete. Se ci fosse un software del genere le compagnie telefoniche dovrebbero migliorare per forza.
Io non posso saperlo, perché ho un Mac. Ma chi ha un computer che gira su Windows può saperlo.
Perché c'è un software che si scarica su Ipsosure che gira solo su Windows ma che risponde proprio a quelle domande. (Segnalato da François de Brabant, di Between, uno che segue le telecomunicazioni da una vita).
Questo è quello che Ipsosure promette:
- isposure misura la reale velocità del tuo collegamento broadband
- isposure confronta le prestazioni della tua connessione broadband con quelle degli altri Internet Service Provider
- isposure ti consente di monitorare nel tempo il livello delle prestazioni offerte dal tuo Internet Service Provider
- isposure è facile da usare perché presenta i risultati sotto forma di semplici grafici
- isposure non contiene funzionalità nascoste, non viola la privacy, non invia annunci pubblicitari
Se qualcuno che passa di qui ha voglia di scaricarlo sul suo pc e provare a vedere l'effetto che fa, magari potrebbe anche segnalarmi i risultati e le sue considerazioni qui nei commenti. E se ne tirerebbe fuori un buon pezzo per Nòva.
Sicché genera una straniante nostalgia leggere che il nuovo servizio dell'Huffington Post dedicato alla tecnologia e all'innovazione, seguito da Jose Antonio Vargas, si presenta dicendo che "technology is anthropology".
Poiché l'assenza di venture capital è una delle tipiche lagnanze italiche, vale la pena di leggere il suo pezzo su TechCrunch.
Wadhwa non è d'accordo con l'idea che il venture capital sia la causa dello sviluppo dell'innovazione. Sostiene che una minoranza di start up americane è nata grazie al venture capital. E pensa che il venture capital non sia il motore ma eventualmente l'amplificatore del successo di un'impresa innovativa. I venture capitalist non generano innovazione, vanno dove vedono che c'è già innovazione e probabilità di successo. L'innovazione, dice, la fanno gli imprenditori.
Si può aggiungere che il venture capital è particolarmente utile per le innovazioni che puntano a servire alla crescita aziendale, quanto più grande tanto meglio. E i venture capitailst agiscono di solito con metodi relativamente standardizzati. Ne consegue che sostengono soprattutto (non solo ma soprattutto) innovazioni orientate a generare piattaforme scalabili e a prodotti in grado di arrivare a grandi volumi. (Ripeto: non solo ma soprattutto). Il che significa che sono meno rilevanti per aziende che non puntino alla crescita indefinita e che si muovano in business con ampiezza relativamente limitata e contenuti relativamente specialistici. Come sono le tipiche start up italiane. Donde un motivo per comprendere come fa l'Italia a essere sempre ai primi posti nella nascita di nuove imprese e a non avere un vasto sistema di venture capital.
Non c'è dubbio che servirebbe all'Italia crescere anche nell'utilizzo di questi strumenti finanziari. Ma è anche chiaro che non sono gli unici che servono a sostenere l'ecosistema dell'innovazione. Se non ce n'è tanto in Italia di venture capital è perché le aziende che producono innovazioni all'italiana non hanno tipicamente le caratteristiche e le strategie adatte a quello strumento. E' un problema. Uno dei tanti. Ma la soluzione non è nel lamento.
(update: un commento critico nei confronti di Wadhwa da Chris di Adventures in capitalism)
Nel pezzo si citano i cinque metodi oggi più diffusi nelle aziende per misurare l'innovazione:
- R&D spending as a percentage of sales (77%)
- Total patents filed/pending/awarded/rejected (61%)
- Total R&D headcount (59%)
- Current-year percentage sales due to new products released in the past six years (56%)
- Number of new products released (53%)
Ne aveva parlato anche Marco Varone. Un accenno pure in questo blog.
Perché non decolla? Perché la concorrenza è migliore di quella che aveva di fronte il primo Firefox. Perché Google non ha convinto i trend setter e non ha neppure provato a fare il rumore che avrebbe fatto se qualche appolista avesse lasciato Safari per Chrome. Perché non è poi ancora chiaro che cos'abbia di particolarmente migliore degli altri. Perché, in fondo, non molti sono tanto interessati a cambiare browser. Altrimenti, probabilmente, Explorer avrebbe una quota inferiore.
berreb: We all want the fatest web browser on earth and today the answer is #Google #Chrome 4.0 for #Mac ;) http://ol.am/aD 9 minutes ago
Google ovviamente è più avanti su tutta la linea, per quanto riguarda internet. Casomai ha difficoltà a capire come mantenere una cultura geek, producendo software ma vendendo pubblicità.
Ho l'impressione che ci siano dure battaglie strategiche in arrivo. Ma che non siano proprio tecnologiche, quanto piuttosto culturali ed emotive. E' sempre così del resto.
Qui sotto una lezione di Olafur Eliasson, su... "chi decide che cosa è reale?"...
Come dire: è lo spettatore o il creatore a generare un mondo? Dopo l'articolo di Umberto Eco sull'Espresso di qualche settimana fa - quello in cui Eco si domandava se fosse il pifferaio a conquistare le masse o le masse a lasciar fare al pifferaio - questa domanda è diventata politica. Peccato che Eliasson non faccia per nulla parte della genia dei pifferai.
Vuvox per esempio. Daniela Tavellin e Michela Vicenzi ne propongono una interpretazione. Dedicata a Nòva.
A parte il fatto che questo scenario è solo uno dei diversi possibili. E a parte che per esempio l'iPhone e i suoi successori o competitori sono potenziali lettori di ebook e ejournal molto diffusi, potenti e comodi, con un modello di business solido. A parte questo, è pur vero che la notizia dell'acquisizione accelera i processi. I taiwanesi probabilmente si preparano a produrre lettori in vasta scala. E i professori di Boston non possono mettersi in mezzo nei processi che devono portare quelle dimensioni di scala.
Ora, con i milioni guadagnati, finalmente, che cosa faranno? La prossima versione, più potente, a colori, con migliori feature... La storia dei lettori di ebook e ejournal sta accelerando. Google, Amazon e Apple sono in partita. Gli editori ci sperano. Il pubblico, invece, prende tempo. Se verrà fuori un'offerta veramente intelligente la valuterà. Ma la strada è lunga: un intero ecosistema deve adeguarsi. E non è composto solo di lepri tecnologiche, ci sono anche gli elefanti editoriali.
Che cosa fa la differenza? La qualità intellettuale del progetto che trasforma il gesto ribelle in un processo abbastanza ampio e profondo, abbastanza coinvolgente, da essere capace di generare conseguenze di lunga durata.
L'innovazione nasce da un pensiero spiazzante e cresce solo se viene compresa e accolta dal contesto. Le coordinate con le quali il contesto comprende un'innovazione sono culturali, sociali, economiche, tecnologiche, ecologiche.
Il processo "rivoluzionario", il processo che cambia il mondo, avviene nelle profondità del sistema e coinvolge l'ecosistema. Spesso è portato avanti da persone appassionate della loro idea più che orientate a raccontarla. Ma l'equilibrio è difficile da trovare. Perché se al contrario l'innovatore si concentra solo sul suo stesso racconto e punta tutto sulla generazione di consenso... se nel tentativo di farsi comprendere e accettare, perde la sua freschezza e la sua forza ribelle, allora si trasforma in mera comunicazione.
Ma gli argomenti sono molti. Come dimostra la quantità di persone che hanno segnalato idee, osservazioni, esperienze, nei commenti ai post precedenti.
Andiamo avanti. Certo, il mezzo del blog non è il migliore per arrivare a una raccolta ordinata di contributi. Si cercherà di lavorarci... Ma andiamo avanti... Le notizie che possono essere condivise sono le benvenute.
I post precedenti:
Cambiare il mondo / 3
Cambiare il mondo / 2
Cambiare il mondo / 1
Innovatori cercasi
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Link:
Associazione innovatori
Innov'azione
Lobby innovazione
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Ecco una raccolta di commenti ai post precedenti:
dai, pecco un po' di immodestia :)
innovatori? RomaEuropaFAKEFactory!
http://www.romaeuropa.org
un concorso creato detournando un altro concorso, per criticarne l'approccio alla proprietà intellettuale.
Il FAKEFactory, presentato in senato il 20 Marzo 2009, è diventato un evento ufficiale dell'anno della creatività e dell'innovazione della comunità europea e, adesso, si accinge a diventare lo stimolo che porterà alla creazione di un tavolo per le culture digitali presso la commissione cultura del senato.
In tutto questo, l'ecosistema che si è creato attorno al concorso si è autonomamente attivato a sperimentare diversi modelli economici basati sulla rete, per la gioia degli oramai 70+ partner a livello globale.
A maggio un grande evento a Roma, e a Ottobre un evento in contemporanea tra Roma, Londra e New York.
Nel frattempo il concorso "originario" ha cambiato la sua policy sul diritto d'autore :)
per
chi fosse interessato: il concorso ha anche una sezione assai
particolare, quella della "Law Art". In questa, avvocati, giuristi e
appassionati di proprietà intellettuale sono invitati a realizzare
opere creative remixando testi giuridici, col fine di creare la "legge
perfetta" sul diritto d'autore. :)
innovate! ciaociao
Ciao Luca, mi permetto di segnalarti il nuovo sito che abbiamo ideato per l'agenzia di comunicazione di cui sono direttore creativo associato interactive, si tratta del primo esempio italiano dell'utilizzo di Facebook Connect per il sito di un agenzia di comunicazione relazionale. Sul nostro canale youtube, anch'esso accessibile dal sito, troverai inoltre alcune case history video di progetti di comunicazione innovativi ideati e realizzati per i nostri clienti negli ultimi 3 anni. Tra questi c'è il primo esempio di viral marketing italiano che abbiamo ideato per il brand Simmenthal, il blog più alto del mondo tenuto in tempo reale dall'alpinista estremo Simone Moro durante le sue missioni over 8000 ideato per Canon, le prime operazioni italiane social media su MySpace per Regione Trentino e Sony Ericsson, il primo facebook social game italiano per Wilkinson, la prima "asta creativa" su eBay e molti altri. Alcune di queste operazioni hanno anche ottenuto riconoscimenti a concorsi creativi internazionali come il New York Festivals ma purtoppo non hanno avuto visibilità oltre i canali mediatici di settore. Nel nostro ambito speriamo dunque di aver portato innovazione e ogni giorno cerchiamo di portare la comunicazione e la creatività italiana un passo oltre.
ecco i link:
www.rmgconnect.it
www.youtube.com/rmgconnectitalia
Vorrei commentare due cose veloci:
1. Suggerisco ai tanti che segnalano le loro iniziative "innovative" di non essere troppo "markettari". Da lettore interessato alla conversazione mi sto scocciando, e purtroppo ottenete l'effetto di scacciarmi dai vostri URL :)
2. Luca, la conversazione ha bisogno di essere organizzata in qualche modo. Immagino che per il momento tu ti stia limitando a riportare quanto detto finora (che è già utile, piuttosto che spulciarsi tre/quattro post), ma secondo me, per non "sprecare" questa energia che si è creata, dovrei darti subito da fare per canalizzare tutto in un modo più... organico.
3. Se fate il "solito" evento a Milano per parlarne, fate in modo che ci sia davvero modo di partecipare anche online... (oppure fatelo il 7 maggio sera, così ci sono anche io :-P).
c'è il 21 con l'ExperienceCamp e il 22 e il 23 Maggio come occasioni utile per fare il 'solito' evento...
Hai letto di Aermatica?http://www.milanin.com/members/andrey.golub/weblog/1887.html
E' bellissimo perchè sembriamo tutti alla ricerca del Santo Graal.
Alcuni di noi si sentono perfino una sorta di Templari, io per primo, ben inteso!
Ma
se alla fine riflettiamo senza tentare di dimostrare che l'attività di
business che stiamo svolgendo è "In-Nova Compliant" bensì crediamo
semplicemente che il mondo non debba adeguarsi eternamente a certe
regole, usi e costumi che non sempre hanno creato valore ma in certi
casi hanno generato catastrofi (banalmente, il periodo di emme che
stiamo vivendo ora), allora molte idee che fino ad oggi rimangono nella
sfera dell'eresia, potrebbero finalmente concretizzarsi e migliorare
certamente molti aspetti della nostra vita quotidiana. Chi ad esempio
non crede che certe aree della nostra penisola siano tenute volutamente
oscurate dalla banda larga con fini ben precisi? Provate ad uscire dai
grandi centri urbani e dalle aree industriali e provate ad utilizzare i
vostri strumenti per accedere alla Rete. Riscoprirete il fascino di
navigare solo su siti web puramente testuali. Innovare significa in
questo caso abbattare definitivamente il digital divide attingendo
senza remore a tutte le risorse già ampiamente testate e pronte
all'uso. Peccato che in virtù dei costi di struttura che nessuno
vorrebbe assumersi, ci sia ancora tanta gente che viene tenuta lontana
da questo blog e dai miliardi di informazioni in Rete.
Innovare
significa non temere ripercussioni del mondo finanziario qualora una
scoperta possa migliorare la qualità della vita: le auto elettriche o a
idrogeno, progetti rigorosamente rallentati per non stravolgere
delicatissimi equilibri di cui tutti siamo ben consci.
Innovare
significa anche cambiare le proprie abitudini e lasciarsi aiutare senza
grandi esitazioni dalla tecnologia: la video conference è un esempio su
tutti. Vogliamo provare a mettere insieme il valore economico di un
solo giorno di trasporto nel mondo per recarsi ad appuntamenti/riunioni
fuori sede? Della video conferenza si parla da tanti anni ma assistiamo
inermi ad uno scarso utilizzo.
Innovare vuol dire anche cambiare i
paradigmi di comunicazione e avere il coraggio, ad esempio, di
confrontarsi con il pubblico in maniera aperta; aprirsi ai suggerimenti
dei consumatori, accettare le critiche come se fossero parte integrante
al costante miglioramento del prodotto. Neanche l'interattività di
Internet ad oggi è stata al centro di questo cambiamento epocale.
Insomma,
per innovare in prima istanza occorre una predisposizione personale ad
accettare grandi trasformazioni e grandi cambiamenti di abitudini
consolidate... essere innovatore, innovabile o già innovato fa parte di
uno stile di vita... chi vuole appartenervi?
H-Farm è una realtà innovatva ve sè stessa, che ha l'obiettivo di scovare idee innovative per aiutarle a svilupparsi e produrre nuovi business.
Luca,
secondo
me potresti organizzare una cosa del genere: un "evento" online, della
durata di due ore, su Friendfeed/twitter, dedicato ad una discussione
sull'innovazione in Italia.
Primo, sarebbe un buon segno per dimostrare che si parla di innovazione... facendo innovazione :)
Secondo, potresti raccogliere molti contributi da gente diversa.
Terzo:
sarebbe ottimo creare un evento parallelo, o successivo, in lingua
inglese, coinvolgendo persone anche al di fuori della ristretta cerchia
italiana.
Ultimo breve commento: sono stufo di sentire persone che si chiedono "dov'è l'innovazione in Italia"? L'innovazione c'è sicuramente, il problema è che semmai non ha gli strumenti per essere realizzata. Lo dimostra l'alta considerazione che all'estero hanno di noi, sia tecnicamente che in termini di inventiva e iniziativa.
Fammi sapere se l'idea dell'evento online ti sembra intelligente.
Ripeto questo commento sul mio blog, spero porti qualche visita e contributo in più :)
Bella l'idea di un incontro! Sarebbe interessante creare un evento "aperitivo innovativo" dove persone interessate ad esserlo ne incontrano altre e ne discutono. L'evento potrebbe essere trasmesso in streaming, con un sistema di chat o FriendFeed per le persone che lo vogliono seguire da casa.
(2gg fa si è verificato la stessa cosa ad un lancio di un portale tripwolf a cui ho partecipato, ma la cosa è stata involontaria)
che ne pensate?
Credo che quela di Simone sia un'idea bellissima e con molte potenzialita'.
Sono d'accordo con chi dice che l'innovazione, o meglio gli innovatori, in Italia ci sono ma (purtroppo) non riescono ad emergere. Io credo che il problema sia (ancor prima che nella mancanza di risorse) nella "dispersione" e nell'isolamento in cui molte iniziative di innovazione avvengono.
Quindi un evento del genere potrebbe diventare un catalizzatore di attenzione e relazioni tra gli innovatori, no?
L'innovazione
e' una scintilla che provocano crescita tecnologica ed economica.
Quando gli uomini si ritrovano a vivere, produrre e consumare in
economie cittadine vibranti, spesso riescono a sviluppare nuove idee
che, applicate in particolari situazioni, luoghi e tempi, diventano
motori di sviluppo economico.
Questo e' accaduto nel caso di Taiwan
negli anni '60 e nel caso del Nord Est Italiano negli anni '70. Questo
accade ancora oggi nelle dinamiche economie delle citta' che si
affacciano sull'Oceano Pacifico.
Raramente alcuna crescita economica
e stata sviluppata da contributi pubblici rivolti a pioggia al mondo
della ricerca. In Unione Sovietica, si sono sviluppate straordinarie
competenze nel campo della ricerca nucleare, ma tale ricerca e' andata
a rivolgersi per lo piu' alla produzione bellica e non si e' evoluta da
essa.
Spesso le innovazioni sono piccole, quasi insignificanti,
esse si ritrovano nel mondo della produzione e con essa continuamente
interagiscono senza che vi sia il bisogno di un contributo dallo Stato
o di un costoso centro di ricerca finanziato da una grande
multinazionale.
Non sto dicendo che tali soldi siano sempre spesi
male, ma che l'innovazione e l'improvvisazione colgono il loro apice
quando sono in parte dettati da necesssita' produttive contingenti e
portate avanti da persone che sanno applicare idee a pratica.
Come
fare ad instillare qualche seme di genialita' applicata? Come spingere
le persone ad interessarsi di tecnologia e a "sporcarsi" almeno un po'
le mani attraverso il processo di innovazione e produzione?
San
Francisco e la sua area metropolitana hanno generato scintille di
innovazione grazie ai suoi improvvisatori e innovatori. Tali
imporvvisatori erano in genere ragazzini che provavano nuovi macchinari
nel loro garage o dietro i banchi di scuola. E' il caso di Steve Jobs e
di Steve Wozniak che iniziarono la rivoluzione del PC dal loro garage,
e di Sergey Brin e Larry Page che hanno ideato gli algoritmi di Google
mentre erano ancora a scuola.
A San Francisco si e' trovata una
risposta alla domanda di nuove inventzioni con una fiera chiamata Maker
Faire, dove si pagano $25 per partecipare ad un evento di creativita'
di gruppo dove si gioca con micro-chip e transistors per creare nuovi
strumenti elettronici. Alcuni di questi strumenti sono poco piu' che
giocattoli, ma altri potrebbero diventare i telefoni cellulari, i PC o
i robot del futuro. Il festival è un raduno di "secchioni", ma in più
ha il gusto del "fai da te", l'aggiunta di scienziati casalinghi, di
pensatori, di artisti e di artigiani. Quest'anno i loro progetti
elettronici includono robot sputa-fuoco, computers indossabili,
stampanti tridimensionali e torte motorizzate (anche se non mi è ben
chiaro cosa siano).
Tutti sono incoraggiati a sporcarsi le mani
costruendo i propri circuiti elettrici, creare nuovi articoli
tecnologici e lanciare i loro razzi. Questo è il terzo anno della Maker
Faire. Lo scorso anno vi parteciparono più di 40,000 persone e più di
20,000 persone hanno partecipato ad un simile evento in Texas.
L'idea
di giocare con la tecnologia in un modo così nuovo può sembrare quasi
superflua. Ma questo è il sale dell'innovazione, almeno secondo il
parere di Tim O'Reilly, fondatore di O'Reilly Media, una società
editoriale che pubblica le riviste Make e Craft. O'Reilly è un guru
della tecnologia ed e' stato l'inventore del termine Web 2.0 che
cattura la tendenza di creare maggiore interattività, nello scambio di
informazioni e nella collaborazione tra Internauti.
I computers, i
chip, i sensori e gli altri componenti elettronici non sono mai stati
così a buon mercato. Questo significa che i vari gadgets ad alta
tecnologia stanno diventando beni usa e getta. Quindi possono essere
smontati e riutilizzati per costruire cose nuove. Una vecchia macchina
fotografica digitale, ad esempio, può essere collegata ad un aquilone
per fare fotografie dall'alto, oppure, se l'aquilone si collega ad un
navigatore satellitare ed ad altri dispositivi, si puo' creare un
aquilone automatico, che voli senza il controllo dell'uomo.
Inoltre,
Internet sta aiutando persone di tutto il mondo a scambiarsi
informazioni sui loro progetti. Siti web come Instructables.com e
wiki-How.com sono diventati popolari luoghi di incontro per i nuovi
inventori. Essi si fanno portatori dell'ideologia dell' "open source",
dove il flusso di idee innovative si scambia gratuitamente. Questo
modello iniziò per gli sviluppatori di software, ma si sta rapidamente
espandendo in altri campi.
Come molte altre cose che stanno accadendo a questa Fiera dell'innovazione, incoraggiano a maggiore innovatività.
Anche
se il Maker Faire e' un evento piu' diverente che utile, esso permette
di instillare il seme dell'innovazione e dell'improvvisazion, che
portano crescita e succeso economico; se l'improvvisazione funziona, il
motivo del suo successo non e' teorico, ma pratico.
Credo che una
Maker Faire che coinvolgesse giovani e inventori di ogni genere avrebbe
un notevole successo anche nelle citta' Italiane.
mah...io
avrei un po' di soggezione ad (ab)usare il termine di innovazione. Non
mi sento un innovatore, però l'unica cosa che mi sembra di aver capito
è che l'innovazione si catalizza quanto più è distribuita nel numero
delle persone coinvolte.
Pertanto, vorrei essere della partita,
magari ai margini, ma vorrei prima osservare e poi se ci riesco, un
giorno partecipare a quest'iniziativa. Ma se potremo innovare lo
scopriremo solo ex-post, così ho capito dall'economista Schumpeter
quando parla di "Distruzione Creativa". Se ci fermiamo prima potremmo
vedere solo la distruzione. IMHO
Se comprasti il primo personal ( Vic 20 della Commodore) negli Stati Uniti 2 mesi prima che venisse commercializzato in Italia.
Se
ti sei presentato a chiedere, primo nella tua citta', il collegamento a
internet quando i providers erano solo quelli dell'universita'.
Se hai messo sul tetto della tua casetta 15 pannelli fotovoltaici, e lo hai fatto 3 anni fa.
Hai diritto a considerarti una persona attenta al futuro e quindi all'innovazione.... o e' solo smisurata autostima?
Antonio Santangelo vede un buon segno nella partecipazione finora emersa. EUbuntista approva.
Intanto
se ti interessa l'innovazione nell'ambito dell'impresa sociale a settembre organizziamo un workshop sul tema.. materiali e info su www.irisnetwork.it, ciao
Le prime reazioni: 17 commenti sul blog, 27 commenti su Facebook, un Tweet, un solo link (grazie a Torino Valley) e 0 commenti su FriendFeed.
Ecco i commenti:
Potresti spulciare tra gli spin-off di tutta Italia, anche con la differenza tra chi innova e chi invece si parcheggia in attesa di meglio.
Segnalo il ning "Innovatori", potrebbe essere utile: http://innovatori.ning.com/
anch'io ti segnalo http://innovatori.ning.com
e
ritengo di essere un innovatore, penso a quanto ho realizzato negli 8
anni di amministratore pubblico nella municipalità di marghera
Volevo segnalarti l'iniziativa "Premio FORUM PA Protagonisti dell'innovazione", alla sua seconda edizione
http://www.innovatori.forumpa.it/
Un carissimo saluto
Elvira
Ciao,
ti
segnalo il premio all'Innovazione Amica dell'Ambiente, promosso da
circa 8 anni da Legambiente e Regione Lombardia. Ci sono diversi casi
interessanti, questo è il sito:
www.premioinnovazione.legambiente.org
Saluti,
Andrea
Luca, io vedo l'innovazione come un "semplice" processo di miglioramento radicale.
E'
difficile "scovare" esempi in Italia perchè si parla poco di
innovazione, e molte delle parole spese in giro sono forse troppo
esagerate.
Un piccolo aiuto, però, mi sento di dartelo: se chiedi agli italiani all'estero che fanno innovazione, loro sapranno dirti perchè non l'hanno potuta attuare in Italia, e forse ti potranno segnalare altri innovatori, in Italia o all'estero, con cui sono entrati in contatto.
ciao Luca
il tuo post è intrigante e mi spinge a fare alcune riflessioni:
comincio
dal titolo "Cercasi innovatori" chi dovrebbe cercare gli innovatori
dovrebbe essere lo stato italiano dando il via finalmente ad una sera
politica che premi il merito e la capacità di innovare.
Inoltre tu asserisci che il problema sia trovare gli innovatori dando per scontato che esistano, ne sei davvero certo?
Il
vero punto è perchè innovano? secondo me chi lo fa, lo fa solo in virtù
di un possibile busines, si è perso del tutto lo spirito che ha
contraddistinto nel passato tante scoperte fatte quasi sempre per
caso....
Infine ti segnalo due innovatori, uno è Fabrizio Capobianco
di Funambol e credo che tu già lo conosca e rappresenta bene l'assioma
innovazione =business l'altro è un mio collega Vincenzo che oggi a
tavola mi raccontava che stava progettando un antifurto per la sua
nuova casa basato su nuove tecnologie sw , questo rappresenta bene la
mia idea di innovazione ovvero usare le competenze acquisite e
reinventarle per creare qualcosa di nuovo.
Sono
venuto a Perugia mosso dalla stessa problematica, ti accennai che
sarebbe stato interessante, oltre che entusiasmante, poter organizzare
una serie di incontri che elicitassero la consapevolezza del tema. Con
un pò di sarcasmo ti dissi che tutti ne parlano ma nessuno sa cos'è,
almeno è quello che si nota in molte imprese nel tessuto di Macerata.
Per
quadrare il cerchio di valutare i fabbisogni competitivi con
Confindustria, ho proposto di partire da un tracciato che facesse
emergere quali fossero i driver informativi per innovare, i bisogni di
conoscenza quindi e mi modi per sopperirli. Questo per togliere il
preconcetto che omologa innovazione a tecnologia, mentre questa è un
fattore strategico insieme a tanti altri: i modelli di business,
organizzativi, le conoscenze dei trend, ma tutti in fondo ancillari
alle idee e alla cultura che queste presuppongono per la soluzione di
un problemi o il miglioramento di un beneficio se la soluzione già c'è.
L'esempio portante di quanto il problema sia preminentemente di ordine
culturale, lo dimostra una grossa azienda che per correttezza non cito.
Le viene presentato un progetto che per costi/benefici sarebbe stata
una manna dal ciele per qualsiasi investimento. Otteneva dal partner,
una società di trasposti locali, una concessione a costo 0 dei propri
spazi pubblicitari per un valore di circa 500.000 €. E' un progetto
innovativo in Italia che rientra nella Corporate Social Responsability
(solo Tesco anche se in maniera divrsa lo ha portato avanti), ma in
questo caso il deterrente non è stata la novità. In consiglio di
amministrazione si è eccepito che la mission del progetto toccava i
punti cardine dell'impresa, che ironia della sorte sono identici, come
dire non si può esternalizzare una mission perché toglie titolarità.
Quindi anche se c'è innovazione, profitto e beneficio collettivo, una
strategia del genere andava a ledere il modello culturale ma non per
defferenza ma perché è analogo.
Per
tornare al tuo quesito Luca, credo che la cultura del futuro degli
innovatori sia così intrisa di complessità che è facile perdersi.
Personalmente
credo sia un mix di conoscenza umanistica e scientifico. Una sociologia
economica della conoscenza che osserva i progressi scientifici ma li
tocca con le mani delle persone comuni.
Ovviamente quegli occhi
dovrebbero sapere leggere le informazioni salienti e non il tumulto di
nuovi prodotti che sono solo dadi comunicativi.
La distruzione
creatrice a là Shumpeter credo non esista più da molti anni, è tutto
interdipendete e intersettoriale non solo nell'ICT ma anche nei settori
ad alta creatività come la moda per esempio.
Il progesso credo sia
collegare cose e conoscenze esistenti per bisogni esistenti e non
nuovi. I micropagamenti di cui si parla a parlare anche per l'editoria
potrebbe esser un esempio. Ogni famiglia italiana ha un fidelity card e
ogni insegna ha un operatore mobile virtuale ormai. Un euro di costo
promozionale potrebbe oltre che esser sostenibile avvantaggiare tutti.
Ogni famiglia si trova nella Sim, a sua volta fedelity card, le notizie
al costo del quotidiano e se le scarica a casa in famiglia. Il giornale
della sera, dove tutti felici e contenti commentano le notizie prima
del tg. Ruggiero in Telecom hanni fa diceva che aveva 60 milioni di
punti vendita. Forse tocca passare dal supermercato per averli
veramente.
Linko un pensatoio dove mettono a disposizione strumenti software per fare analisi strategica di scenario. E'un progetto molto interessante perché i software permettono analisi multistakeholder che potrebbero esser utilizzati con panel di esperti, magari proprio sull'innovazione. E magari per ridurre un pò la complessità.
http://www.3ie.fr/lipsor/lipsor_uk/index_uk.htm
John Elkann, capo del capo del mio capo in una pregressa avventura editorial-pazzesca e persona squisita, da oggi pomeriggio è sicuramente un innovatore.
ciao luca,
noi qui in romagna ci stiamo provando, il progetto si chiama romagna business club: www.romagnabusinessclub.com
il 23 di aprile abbiamo un evento a cui ti invito e a cui partecipano alcuni dei tuoi colleghi:
Corporate and Business Web Forum - Il web per la PMI
http://www.romagnabusinessclub.com/featured-articles/23-aprile-2009-corporate-and-business-web-forum-il-web-per-la-pmi/
L'obiettivo è creare una vera e propria impresa quindi a fine di business. Come?
fondamentalmente
creando eventi per ora e diffondere la conoscenza e l'utilizzo del web
ma soprattutto la nuova cultura fondendola con quella ruspante
romagnola.....
Quando
consegnarono la medaglia presidenziale al professor Peter F. Drucker
per i suoi studi di management e per le sue riconosciute capacità di
predizione e innovazione rispose semplicemente "I just look out the
window and see what's visible - but not yet seen."
L'innovatore per me è questo. E' un qualcuno che vede e realizza oggi ciò che per altri nemmeno è da considerare.
Intorno
a noi, nella nostra vita di tutti i giorni, nel lavoro incontriamo
spesso degli innovatori e a volte nemmeno ce ne accorgiamo.
Peter
Drucker (http://www.druckerinstitute.com/) è un innovatore e in sua
memoria è stato anche istituito un riconoscimento che premia quelle
attività no-profit che si sono distinte per la capacità di anticipare e
innovare il loro settore o ambiente.
Nel mio lavoro mi è capitato
di incontrare persone che hanno questa dote. Uno di questi è Christian
Carniato, fondatore di TSW, che più di 10 anni fa ha visto nel Search
Engine Marketing il futuro del web. Scommessa vinta. Ma è interessante
vedere cosa sta combinando nel frattempo. Una fonte inesauribile di
stimoli.
Di primo acchitto, mi viene di rispondere con un link a un progetto che mi piace molto:http://www.librino.org/ (peccato per il sito in flash)... Cito dalla presentazione:
Antonio Presti, da dieci anni, coltiva a Librino un'utopia. In questa "città-satellite" di circa 70.000 abitanti, in un territorio lasciato ai margini, privo di infrastrutture e di servizi, l'ideatore di Fiumara d'arte, "il sognatore che realizza i propri sogni"- come lo ha definito lo scrittore israeliano Meir Shalev - coltiva l'utopia della bellezza e dell'arte come forza etica. In questo spazio della contemporaneità, un non luogo che nega cittadinanza ai suoi abitanti, ha scelto d'investire sull'arte ritenendola occasione di riscatto, d'incontro, di scoperta, di gioia e di bellezza.
Guardati la Porta della Bellezza che è l'opera che stanno mettendo in piedi in questi giorni...
Agli innovatori piace usare reti neutrali (World of ends) :-O
Luca,
Io
penso di essere da sempre un'innovatrice, ma dipendente. Per noi è
estremamente difficile farci notare. Si lavora nell'ombra e i risultati
vengono visti come quelli delle organizzazioni da cui dipendiamo. Ma ci
siamo, ci sono. Personalmente penso di aver fatto molto, nonostante si
debbano sempre fare le nozze coi fichi secchi, e anche bene. Ma nessuno
mi conosce. Altri, liberi e non dipendenti, possono farsi notare di più.
Ma anche noi, a libro paga di qualcuno, innoviamo.
Il commento di Laura ha tutta la mia approvazione (e solidarietà) per essere innovatori devi essere indipendente o qualcuno non innovatore che prende decisioni per te te lo impedirà... credo che in Italia ci siano innovatori ma, spesso, purtroppo chi decide non lo è.
Il
tema è affascinante. Personalmente trovo che una cosa su cui siamo
carenti in Italia è la capacità di associare innovazione e
sostenibilità/modello di business, e più in generale percorsi di
selezione delle reali innovazioni, per distinguerle da "invenzioni"
fine a se stesse.
Credo che nòva stia facendo del suo per segnalare percorsi possibili.
Quanto alle persone, il problema è riuscire ad avere le competenze per valutarne le potenzialità, e non è sempre facile.
Ti girerò una mail in proposito che potrebbe esserti utile
Le radici delle innovazioni stanno generalmente nel gioco e nella decorazione.
La metallurgia inizio' con il martellare il rame all'interno di collane e altri ornamenti molto prima che fosse utilizzata per coltelli ed armi di rame e di bronzo.
La formazione di leghe metalliche inizio' nell'ambito della gioielleria e della scultura che della produzione economica e militare.
La ruota inizio' ad essere usata in modo "frivolo"; le ruote piu' antiche a noi conosciute erano parti di giocattoli.
L'idraulica, la meccanica ed altre manifestazioni del genio umano furono sviluppate all'inizio per costruire giocattoli o come forme di intrattenimento.
Il ferro battuto fu inizalmente utilizzato per scopi decorativi nella creazione dei cancelli dei palazzi.
L'industria chimica si sviluppo' dal bisogno di colorare o decolorare i tessuti ed il vetro.
La polvere da sparo venne utilizzata prima come forma di intrattenimento per i fuochi artificiali molto prima che fosse utilizzata per scopi militare o per conquistare lo spazio con i razzi.
La prima ferrovia al mondo fu creata come forma di intratenimento a Londra.
La plastica venne dapprima utilizzata per i giocattoli e per i tasti del pianoforte come rimpiazzo a basso costo dell'avorio.
Le racchette da tennis, le mazze da golf sperimentarono le fibre di vetro e di carbonio prima degli aeroeplani.
I videogiochi al computer hanno preceduto l'uso giornaliero dei computer nello spazio lavorativo.
Il riscaldamento con i pannelli solari e' iniziato come un hobby per appassionati di fai da te.
Tutte le cose grandi nascono da cose piccole, ma le nuove piccole cose vengono sono distrutte a meno che non siano valorizzate per ragioni piu' di apprezzamento estetico che di utilita' pratica.
da facebook:
bellissima domanda!
stavo appunto leggendo questo:
http://blog.debiase.com/2009/04/cercasi-innovatori.html
Per essere innovatori sono necessarie due condizioni: bisogna esserlo e bisogna che te lo facciano fare. In Italia la seconda manca.
@dario la seconda credo che sia molto sensata
a mio avviso Luca non ce ne sono. O se ci sono, non sono messi nella condizione di.
@titti benchè tutto sia possibile, si spera almeno che qualche neurone sia rimasto...forse manca altro
Io lavoro con i fisici delle particelle. Che vivono di progetti e innovazione, di utopie, di idee apparentementemegalomani e tecnologie che non esistono ancora. Ma non ha senso parlarne individualmente. E' una impresa giocoforza collettiva, di gruppo: sono gruppi di innovatori che trovano sponde in strutture più grandi (nazionali o europee o ... Visualizza altrocomunque internazionali) che a loro volta riescono a fare lobbing politica. Alla fine l'innovazione arriva, e come. Ma questa modalità risponde alla tua domanda?
imho: sono quelli che stanno zitti, e se parlano lo fanno in inglese, in italiano solo ripetono.
forse c'è bisogno proprio di recuperare il valore dei sogni e delle utopie e se possibile di trovare uno spazio per questo anche all'interno delle scuole. chiedo troppo?
In
realtà molti ambiti, tipo il design e la rete, offrono tantetante
opportunità. Che si possono cogliere, però, assumendo nuove modalità
operative, che sono assai lontane dal "non ti consentono di innovare".
Perchè in realtà nessuno ti deve consentire nulla.
Probabilmente ci sono molti "innovatori", ma pochi "imprenditori innovatori".
Chessò: io ... Visualizza altromi
ci mantengo a far venire "strane idee" agli imprenditori. E così una
fascia di "giovani" che "fanno cose". E che, magari, non si sentono
(giustamente) vincolate ad una certa nazione per farle, o all'aspettare
che "qualcuno te le faccia fare".
@romeo giusto appunto i grandi progetti seguono itinerari internazionali, a volte l'idea e il progetto nascono qui ma per strane dinamiche devono passare per...e dopo anni ritornare qui ..discorso lungo...quindi speriamo che si trovi presto un però , un forse per poter dire che qualcosa sta cambiando ma nella giusta direzione. A presto
vanno cercati nei vicoli del web, chi ha veramente stoffa fa poco rumore .. almeno io la vedo così, voi?
sai cosa sarebbe carino? far incontrare: imprenditore del web+ un creativo + un economista che pensa a nuovi modelli di business e vedere cosa ne esce ... tu che puoi, che hai mille contatti!
scusa ... 1903 contatti :)
@ patrizia, secondo me non cambia nulla per un semplice motivo: chi decide e chi ha soldi non ha cultura dell'innovazinoe tantomeno di internet!
@ persergio ... però se chi non ha cultura è costretto dagli eventi ... magari sono troppo ottimista eh?
è limitante pensare al modello "chi decide e chi ha i soldi non ha cultura dell'innovazione tantomeno di internet".
Non
è vero. Ovvero: è vero parzialmente in Italia e in pochi altri posti.
Manca la cultura di chi deve presentare la propria idea con un business
plan, con un piano di marketing, con un piano di sviluppo e produzione.
C'è troppo la ri... Visualizza altrocerca
della "svolta" e di "qualcuno che te le faccia fare". Se si fanno le
cose decenti, gli ascoltatori si trovano. (magari non in italia.. ma in
italia non c'è nemmeno il venture capital...)
Mi trova perfettamente d'accordo.
limitando il mio contributo alla pubblicità, leggete questo link:http://adage.com/agencynews/article?article_id=135438
Advertising Age è la bibbia della pubblicità mondiale
alcuni del mio settore saranno a Bilbao questo venerdì per essere premiati!http://www.startup2.eu/
Luca,
perché quando parli di innovazione, come esempi citi "Distruzione
creatrice", "Progresso tecnico" e "Rottura radicale"? O la continuità
del progresso, quindi, o la discontinuità, il salto in qualche modo
violento e brusco. L'innovazione non può essere semplicemente
intepretata come "differenza" (ovviamente qualificata, non
superficiale)?
La ... Visualizza altrocultura
dell'innovazione non è "semplicemente" - ma mai semplicità fu così
complessa - la cultura della differenza (anche nel senso filosofico del
termine)?
posso segnalarti questa iniziativa di FORUM PA, alla sua seconda edizione?
http://www.innovatori.forumpa.it/
@patrizia. I percorsi di sviluppo dei progetti hanno strade che spesso sono obbligate dalle dimensioni. Una macchina per studiare delle particelle chiamate mesoni costa qualche milione di euro. Ma poi si fa. E si porta dietro una enorme innovazione dei dispositivi più vari, da quelli elettronici a quelli ottici, dal software per il trattamento dati alla molatura di lenti e cristalli. I protaginisti di questi prcessi io li chiamo innovatori...
@romeo certo che si per fortuna! In ambito scientifico e in altri settori ...ma credo che la domanda di luca vada cercando altre risposte.a presto @lucia mi è piaciuta la tua risposta, sarebbe davvero interessante vedere come diverse professionalità riescano a wikicooperare e partecipare ;) innovativo potrebbe essere l'incontro: la nuova società del sapere.a presto
@Salvatore Puoi fare anche il business plan più robusto che vuoi, ma senza banche d'affari che ti trovano i finanziatori è tempo perso. Da noi questo meccanismo manca, mentre invece esiste negli USA.
@Elvira Ci vediamo al Forum PA... dove terrò una lecture sui mondi virtuali, allora.
Recentemente
in un convegno a cui ero invitato come relatore, si è parlato di
innovazione. A chi mi ha chiesto quando si verifica un'innovazione in
una società, ho risposto che sono necessarie si realizzino tre
condizioni:
1. qualcuno deve avre un'idea (davvero) innovativa, ovvero non semplicemente evolutiva
2. l'idea deve essere fattibile sia sul piano realizzativo che su quello economico
3. la società deve essere disposta ad accettare il cambiamento culturale che inevitabilmente comporta un'idea davvero innovativa... Visualizza altro
Ad
esempio, le ali di Leonardo avrebbero potuto forse funzionare con i
materiali leggeri giusti, come l'alluminio e il kevlar. Analogamente,
molte idee sono rimaste nel cassetto perché, seppure realizzabili,
imponevano un cambiamento concettuale non realizzabile al loro tempo.
@Lucia
Tre anni fa sviluppai un'idea detta città accessibile che partiva da un
concetto che molti hanno osteggiato, e cioè che in qualche modo «siamo
tutti disabili... Visualizza altro».
Da lì avevo sviluppato una visione di una città che si comportasse come
un enorme computer vivente, ovvero con il quale si potesse interagire
come un avatar fa con un mondo virtuale. Da qualche mese stiamo
lavorando a una prima architettura per realizzarla ma non abbiamo
trovato ancora il comune disposto a fare da pilota. Forse potremo
riuscirci a Vicenza, ma ne dobbiamo parlare a Settembre. Come vedi ci
si prova a fare innovazione ma devi mettere intorno a un tavolo troppe
teste perché si decida qualcosa. Ci vuole tempo...
@Dario: sicuramente :)
io sostenevo proprio il contrario: via da qui, che è un postaccio! Anche le cose più innvative assumono un tono grottesco quando vengono implementate da 'ste parti.
Fuori, in più di un posto, son stato sempre assai meglio: tirato su imprese, trovato persone pronte ad sudiare opportunità... e, tra l'altro, ho sempre trovato anche un sacco di stupendi italiani felici di essere stati "innovativi" all'estero ;)
Aless_Zaccuri@lucadebiase innovazioni strettamente tecnologiche? o di qualsiasi altro tipo?
update da facebook
Simona Vogliano loro sono innovatori, italiani e stanno facendo cose pazzesche all'estero mentre in italia le amministarzioni decidono se è il caso di puntare su un'idea vincente e lasciano bruciare boschi, franare montagne, crollare dighe, esondare fiumi...
http://www.ireport.com/docs/DOC-247276
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2 Comments
Interessante. Per chi ha tempo di usarla. E può essere divertente. Ma apre a un nuovo, nuovo strato di complessità nella vita quotidiana. E vabbè... Lamentarsi di questo è inutile.
L'azienda è RocketOn. Il nuovo prodotto è Blerp. La segnalazione è su VentureBeat.
Microsoft lancia Vine. A Seattle, la Microsoft lancia Vine, un nuovo servizio di comunicazione e informazione sociale iperlocale personalizzato. L'interfaccia è fondamentalmente una mappa, i messaggi appaiono nel punto dal quale sono inviati, possono essere letti con un widget sul pc o con un cellulare. Può essere usato da famiglie, associazioni, notiziari locali...
Firefox beta 3.5. Una prova della beta di Firefox 3.5 rilasciata lunedì su Silicon.com. Java più veloce, acceleratore degli scambi di dati tra server e browser, suppporto per tag per audio e video, browsing privato per non lasciare tracce sul proprio computer mentre si naviga, e altro. Qualche problema con Gmail.
dai, pecco un po' di immodestia :)
innovatori? RomaEuropaFAKEFactory!
http://www.romaeuropa.org
un concorso creato detournando un altro concorso, per criticarne l'approccio alla proprietà intellettuale.
Il FAKEFactory, presentato in senato il 20 Marzo 2009, è diventato un evento ufficiale dell'anno della creatività e dell'innovazione della comunità europea e, adesso, si accinge a diventare lo stimolo che porterà alla creazione di un tavolo per le culture digitali presso la commissione cultura del senato.
In tutto questo, l'ecosistema che si è creato attorno al concorso si è autonomamente attivato a sperimentare diversi modelli economici basati sulla rete, per la gioia degli oramai 70+ partner a livello globale.
A maggio un grande evento a Roma, e a Ottobre un evento in contemporanea tra Roma, Londra e New York.
Nel frattempo il concorso "originario" ha cambiato la sua policy sul diritto d'autore :)
per chi fosse interessato: il concorso ha anche una sezione assai particolare, quella della "Law Art". In questa, avvocati, giuristi e appassionati di proprietà intellettuale sono invitati a realizzare opere creative remixando testi giuridici, col fine di creare la "legge perfetta" sul diritto d'autore. :)
innovate! ciaociao
Ciao Luca, mi permetto di segnalarti il nuovo sito che abbiamo ideato per l'agenzia di comunicazione di cui sono direttore creativo associato interactive, si tratta del primo esempio italiano dell'utilizzo di Facebook Connect per il sito di un agenzia di comunicazione relazionale. Sul nostro canale youtube, anch'esso accessibile dal sito, troverai inoltre alcune case history video di progetti di comunicazione innovativi ideati e realizzati per i nostri clienti negli ultimi 3 anni. Tra questi c'è il primo esempio di viral marketing italiano che abbiamo ideato per il brand Simmenthal, il blog più alto del mondo tenuto in tempo reale dall'alpinista estremo Simone Moro durante le sue missioni over 8000 ideato per Canon, le prime operazioni italiane social media su MySpace per Regione Trentino e Sony Ericsson, il primo facebook social game italiano per Wilkinson, la prima "asta creativa" su eBay e molti altri. Alcune di queste operazioni hanno anche ottenuto riconoscimenti a concorsi creativi internazionali come il New York Festivals ma purtoppo non hanno avuto visibilità oltre i canali mediatici di settore. Nel nostro ambito speriamo dunque di aver portato innovazione e ogni giorno cerchiamo di portare la comunicazione e la creatività italiana un passo oltre.
ecco i link:
www.rmgconnect.it
www.youtube.com/rmgconnectitalia
Vorrei commentare due cose veloci:
1. Suggerisco ai tanti che segnalano le loro iniziative "innovative" di non essere troppo "markettari". Da lettore interessato alla conversazione mi sto scocciando, e purtroppo ottenete l'effetto di scacciarmi dai vostri URL :)
2. Luca, la conversazione ha bisogno di essere organizzata in qualche modo. Immagino che per il momento tu ti stia limitando a riportare quanto detto finora (che è già utile, piuttosto che spulciarsi tre/quattro post), ma secondo me, per non "sprecare" questa energia che si è creata, dovrei darti subito da fare per canalizzare tutto in un modo più... organico.
3. Se fate il "solito" evento a Milano per parlarne, fate in modo che ci sia davvero modo di partecipare anche online... (oppure fatelo il 7 maggio sera, così ci sono anche io :-P).
c'è il 21 con l'ExperienceCamp e il 22 e il 23 Maggio come occasioni utile per fare il 'solito' evento...
Hai letto di Aermatica?http://www.milanin.com/members/andrey.golub/weblog/1887.html
E' bellissimo perchè sembriamo tutti alla ricerca del Santo Graal.
Alcuni di noi si sentono perfino una sorta di Templari, io per primo, ben inteso!
Ma se alla fine riflettiamo senza tentare di dimostrare che l'attività di business che stiamo svolgendo è "In-Nova Compliant" bensì crediamo semplicemente che il mondo non debba adeguarsi eternamente a certe regole, usi e costumi che non sempre hanno creato valore ma in certi casi hanno generato catastrofi (banalmente, il periodo di emme che stiamo vivendo ora), allora molte idee che fino ad oggi rimangono nella sfera dell'eresia, potrebbero finalmente concretizzarsi e migliorare certamente molti aspetti della nostra vita quotidiana. Chi ad esempio non crede che certe aree della nostra penisola siano tenute volutamente oscurate dalla banda larga con fini ben precisi? Provate ad uscire dai grandi centri urbani e dalle aree industriali e provate ad utilizzare i vostri strumenti per accedere alla Rete. Riscoprirete il fascino di navigare solo su siti web puramente testuali. Innovare significa in questo caso abbattare definitivamente il digital divide attingendo senza remore a tutte le risorse già ampiamente testate e pronte all'uso. Peccato che in virtù dei costi di struttura che nessuno vorrebbe assumersi, ci sia ancora tanta gente che viene tenuta lontana da questo blog e dai miliardi di informazioni in Rete.
Innovare significa non temere ripercussioni del mondo finanziario qualora una scoperta possa migliorare la qualità della vita: le auto elettriche o a idrogeno, progetti rigorosamente rallentati per non stravolgere delicatissimi equilibri di cui tutti siamo ben consci.
Innovare significa anche cambiare le proprie abitudini e lasciarsi aiutare senza grandi esitazioni dalla tecnologia: la video conference è un esempio su tutti. Vogliamo provare a mettere insieme il valore economico di un solo giorno di trasporto nel mondo per recarsi ad appuntamenti/riunioni fuori sede? Della video conferenza si parla da tanti anni ma assistiamo inermi ad uno scarso utilizzo.
Innovare vuol dire anche cambiare i paradigmi di comunicazione e avere il coraggio, ad esempio, di confrontarsi con il pubblico in maniera aperta; aprirsi ai suggerimenti dei consumatori, accettare le critiche come se fossero parte integrante al costante miglioramento del prodotto. Neanche l'interattività di Internet ad oggi è stata al centro di questo cambiamento epocale.
Insomma, per innovare in prima istanza occorre una predisposizione personale ad accettare grandi trasformazioni e grandi cambiamenti di abitudini consolidate... essere innovatore, innovabile o già innovato fa parte di uno stile di vita... chi vuole appartenervi?
H-Farm è una realtà innovatva ve sè stessa, che ha l'obiettivo di scovare idee innovative per aiutarle a svilupparsi e produrre nuovi business.
Premessa
Innovazione potrebbe essere definita come quella particolare capacità di individuare rapide risposte al rapido mutare delle condizioni di ambiente.
L'innovatore ha una naturale predisposizione a guardare avanti.
L'innovazione non è in sé un valore. Possiamo considerarla un modus che riguarda i comportamenti.
Il modus dell'innovazione viene poi "sottomesso" a fini economici, sociali, politici,relazionali.
Potremo pensare all'atto dell'innovazione come un atto di equilibrio, un'attività continua di "registrazione" nel senso di messa a punto dei nostri "registri".
Quel rapporto/latenza che fa stare in equilibrio le nostre caratteristiche, capacità competenze aspirazioni con il dinamico e complesso ambiente.
Il mio contesto.
Insieme ad altri 18 soci abbiamo costruito una cooperativa che si occupa di sw e processi.
Nel mondo delle imprese la complessità delle risposte richiede sforzo nella produzione sociale della conoscenza
Proprio in questi giorni sto cercando di mettere intorno ad un tavolo un gruppetto di imprese con l'unico obiettivo di dialogare, discutendo ognuno delle proprie buone pratiche.
Impresa difficile.
Sto cercando anche di stimolare un pò di dibattito sul nostro sito.
Uno stralcio dell'ultimo post pubblicato sul nostro sito.
Vendere e produrre dopo aver "inventato" qualcosa: in estrema sintesi sono le cose che fanno le imprese.
Ne parlavo qualche settimana fa un imprenditore nostro cliente che non cito per diritto di privacy. Se vuole lo farà lui commentando questo post.
1. Vendere.
Sul fronte commerciale le singole imprese che possono permetterselo fanno qualcosa,spesso da sole.
Dal nostro piccolo osservatorio notiamo un piccolo boom del commercio elettronico.
Le imprese si affidano al Web cercando di aprire un nuovo canale per incrementare le vendite, la qualità dei propri processi interni ed il servizio al cliente.
Sul fronte commerciale mi è capitato di imbattermi in iniziative di collaborazione per mettere fattor comune le risorse commerciali (genericamente intese).
Fare qualcosa in collaborazione ad altri imprese per "vendere di più".
Rimane una domanda.
Lo sforzo per "vendere insieme" trova un paragonabile impegno per "inventare insieme" qualcosa e poi "produrre insieme" ?
In fondo i nostri clienti ci chiedono innovazione!
2. Innovazione e produzione
Qui, le cose non vanno meno bene.
Se ogni tanto si riscontrano sforzi consortili per vendere è difficile trovare idee per fare "innovazione condivisa" .
Lo spirito di innovare non manca alla PMI.
Manca invece l'idea che sia utile "rinunciare" ad un pezzo di proprietà di un prodotto o di una tecnologia per acquistare innovazione e valore per il cliente.
Non so quanti sono a conoscenza del fatto che la Fiat 500 e la Ford Kaa sono costruite nello stesso stabilimento ed hanno il 90% delle componenti in comune.
Pensate al vantaggio della ricerca e sviluppo!!
Se le imprese talvolta provano a collaborare per vendere, quasi mai ci provano per "produrre". Le PMI dovrebbero fare qualche sforzo in più per abbandonare la cultura della proprietà pensando ai bisogni dei propri clienti condividendo investimenti in ricerca e sviluppo.
La crisi può essere un opportunità per ripensare i nostri vecchi modelli culturali?
L'imprenditore di cui sopra pensa che nelle imprese vi siamo ancora troppi imprenditori con la cultura del padrone!
Non sarò imparziale ma a leggere certe risposte, non sembra affatto il dibattito strutturato con ammiragli del calibro di Assolombarda e Bocconi abbia elicitato granché.
http://www.b2b24.ilsole24ore.com/articoli/0,1254,24_ART_98275,00.html?lw=24;1
Comincio ad esser dell'idea che on line sia molto più proficuo per peculiaritàdel mezzo. Se venisse strutturato e organizzato con modalità opportune, avrebbe tutt'altri risvolti.