Epifenomeni: i politici italiani non incidono sulle decisioni che contano?

Il ministro Piero Giarda calcola che negli ultimi vent’anni, un indicatore della spesa pubblica da lui aggiustato rispetto a vari parametri (e che, scusandomene, non sono in grado di riportare con precisione), dice una cosa sorprendente: i governi di centro-sinistra hanno generato un aumento medio annuo dell’1,01% e i governi di centro-destra hanno generato un aumento medio annuo dell’1,01%. Uguale al secondo decimale!

Almeno dal punto di vista della spesa pubblica, si direbbe, qualunque impostazione ideologica abbia un governo italiano non cambia il risultato quantitativo.

Questo non significa che non ci siano differenze (approccio al fisco, alla corruzione, alla correttezza dei bilanci privati, ecc ecc), ma significa che probabilmente ci sono forze di fondo che governano il sistema indipendenti dalle differenze politiche e che formano come dei binari dai quali non si scappa. Per esempio, nei vent’anni si è consentito un aumento della spesa sanitaria pari alla diminuzione della spesa per educazione: il che significa che è stato accettato “automaticamente” quello che una società che invecchia ha chiesto ai conti dello stato senza che una qualunque leadership politica potesse influire sulle scelte, per esempio dicendo che l’educazione comunque deve avere più risorse perché è l’investimento fondamentale nel futuro del paese.

Significa probabilmente che la leadership politica conta un po’ meno di quello che pensiamo. E che la tecnocrazia dei funzionari ministeriali conta un po’ di più di quello che appare.

Comments

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  1. La seconda conclusione non consegue dalle premesse.

    Lo farebbe se si potesse provare che i tecnocrati hanno adottato politiche in controtendenza rispetto a quelle “forze di fondo”. Non direi che sia questo il caso.

  2. Sergio,

    Caro De Biase, per la verità i dati potrebbero essere interpretati in modo diverso. Cioè che tutta la classe politica, centrodestra e centrosinistra, non ha mai davvero affrontato il nodo della spesa pubblica, utilizzando la leva del bilancio statale per risolvere i propri problemi elettorali. Se non fosse così, non si capirebbe perché, ad un certo punto, il Paese ha dovuto affidarsi a Monti per avviare una revisione dei meccanismi di spesa che evitasse una crisi ancora più pesante di quella che attraversiamo. Poi è possibile che ci sia una burocrazia che freni, che non aiuti. Non a caso, Monti la ridimensiona.

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