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Day May 21, 2012

Kurt Vonnegut: otto suggerimenti per scrivere una grande storia

Kurt Vonnegut ha regalato qualche giorno fa ai lettori dell’Atlantic otto suggerimenti per scrivere una grande storia. I primi, non sorprendenti, dimostrano probabilmente che il percorso di una storia allude a qualcosa di archetipico, o almeno profondamente radicato nella nostra cultura. Quelli conclusivi invece appaiono forse più inconsueti e soggettivi:

1. Use the time of a total stranger in such a way that he or she will not feel the time was wasted.
2. Give the reader at least one character he or she can root for.
3. Every character should want something, even if it is only a glass of water.
4. Every sentence must do one of two things—reveal character or advance the action.
5. Start as close to the end as possible.
6. Be a Sadist. No matter how sweet and innocent your leading characters, make awful things happen to them—in order that the reader may see what they are made of.
7. Write to please just one person. If you open a window and make love to the world, so to speak, your story will get pneumonia.
8. Give your readers as much information as possible as soon as possible. To hell with suspense. Readers should have such complete understanding of what is going on, where and why, that they could finish the story themselves, should cockroaches eat the last few pages.

Premio Marzotto domani a Milano

Domani un convegno organizzato alla Bocconi intorno al grande tema della cultura d’impresa, delle startup e dell’innovazione. Con il premio Marzotto. Non è certo un caso che si parli tanto e in modo sempre più approfondito di questo argomento. La letteratura economica sembra ormai convinta che la crescita e l’occupazione si fanno oggi essenzialmente con l’innovazione tecnologica e le piccole imprese innovative.

Rai: i numeri di Numeri

Che la televisione sia un medium ancora forte non occorre dirlo, specialmente in Italia. Ma è anche vero che, almeno in certe fasce di età e in certe parti della società, sta subendo la concorrenza di altre forme di spettacolo e informazione, compresa la rete. Una delle conseguenze possibili è una certa avversione al rischio che si traduce in programmi ripetitivi e orientati più a difendere l’audience acquisita che a trovarne o riconquistarne altra. Non è certo una regola generale, s’intende: i professionisti della televisione sanno esattamente quello che stanno facendo e non cessano di provare qualche cosa di nuovo, ma non si può negare che la gran parte della programmazione è piuttosto conservatrice. Anche perché la sperimentazione è percepita come una perdita molto probabile di spettatori abitudinari a fronte della generazione molto meno probabile di nuovi spettatori.

Sicché non può che stupire il fatto che la Rai abbia consentito di mandare in onda un programma come Numeri. Marco Cobianchi ha contribuito a pensare e realizzare la trasmissione, che è prodotta dalla Toro tv (Gruppo Sony) e i cui autori sono Giovanni Filippetto Cristina Cecilia, Pasquale Romano oltre a Cobianchi stesso.

La trasmissione si occupa di statistiche (Istat, Banca d’Italia, Eurostat). Il che è certamente innovativo e coraggioso. Inoltre le mostra con un linguaggio grafico che a sua volta è piuttosto innovativo (non poteva essere altrimenti). Il bello è che i numeri di Numeri sono piuttosto buoni: gli share delle prime quattro puntate sono stati nell’ordine: 4,6; 3,2; 6,5; 4,8; il tutto ottenuto senza traino, ricorda Cobianchi, osservando che «l’approfondimento del Tg2 ci lascia all’1,6 quindi noi, nella peggiore delle serate, come minimo raddoppiamo e quando finiamo si ritorna all’1,6%».

Le statistiche, grazie alle innovazioni appassionanti e pionieristiche di Hans Rosling e al movimento del data journalism, si stanno conquistando uno spazio narrativo sempre più importante. L’Istat, insieme ad Ahref, organizza questa settimana un corso di data journalism le cui prenotazioni sono andate esaurite in 24 ore (in preparazione altre edizioni).