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Day October 25, 2011

Strategia Occupy Museums

Insomma, a quanto pare la protesta contro la finanza globale che ha distrutto le prospettive di crescita dell’economia reale in Occidente ha rivolto l’attenzione contro un obiettivo inaspettato. Perdendo improvvisamente di mordente e comprensibilità.

Occupare Wall Street era chiaro e quella manifestazione aveva generato ondate di approvazione e imitazione in molte parti del mondo.

Ma ora il movimento americano si rivolge contro i musei d’arte accusandoli di far parte della stessa logica. Nelle spiegazioni di chi protesta, la finanza avrebbe preso possesso dell’arte moderna e ne avrebbe fatto una parte del suo perverso meccanismo. Occupare i musei è un gesto artistico che consente alla popolazione di riappropriarsi di un bene prezioso come, appunto, la generazione di senso artistica.

Rassegna:
Taking the Protests to the Art World
Monster Mash: Occupy Museums takes root
Occupy Wall Street Movement Declares War on NYC Museums as “Temples of Cultural Elitism”
Why is Occupy Wall Street Protesting NYC Museums, and Not Super Rich Galleries and Art Fairs?

Il programma di chi intende occupare i musei:

The game is up: we see through the pyramid schemes of the temples of cultural elitism controlled by the 1%. No longer will we, the artists of the 99%, allow ourselves to be tricked into accepting a corrupt hierarchical system based on false scarcity and propaganda concerning absurd elevation of one individual genius over another human being for the monetary gain of the elitest of elite. For the past decade and more, artists and art lovers have been the victims of the intense commercialization and co-optation or art. We recognize that art is for everyone*, across all classes and cultures and communities.

C’è un pensiero generoso e forse artistico in questo discorso. Certo, c’è anche un sapore ideologico molto forte. Ma è pur vero che il successo economico degli artisti era a sua volta diventando troppo l’unico metro di misura della loro arte.

Solo la non-violenza e il disinteresse faranno di questo messaggio una
forza da ascoltare per rinnovare l’energia creatrice dell’arte.
 
Vale la pena di segnalare due libri in proposito.

More about Seven Days in the Art World
Da leggere Seven days in the Art World. Un libro disincantato e informato sul mondo dell’arte contemporanea che collega i pezzi del mosaico in modo divertente da leggere. Sarah Thornton ne emerge come una scrittrice da seguire.

More about L'arte fuori di sé. Un manifesto per l'età post-tecnologica
L’innovazione nell’arte è legata, come in molti settori anche all’innovazione dei mezzi digitali. E a questo proposito si segnala il libro di Andrea Balzola e Paolo rosa: L’arte fuori di sé.

Ipo – Groupon e Zynga stanno partendo

Prima Groupon. Poi Zynga. In due mesi dovrebbero partire due ipo. (Reuters). Può stupire visto che questo momento di turbolenza non sembra proprio il migliore per una quotazione in borsa.

L’Economist si è intanto aggiunto al dibattito sul modello di business di Groupon. Il settimanale apprezza l’innovazione introdotta da Groupon ma considera il suo modello troppo facilmente copiabile e comunque troppo legato ai singoli diversi mercati locali, il che rende difficile apprezzare la strategia globale di Groupon. Il costo di acquisizione di nuovi clienti è troppo alto. E questo è il motivo per cui perde. (Notizia che tra l’altro smentisce quella pubblicata da Blodget).

Fiction Buon Paese – Autori minacciano lo sciopero

I dati dell’audience non mostrano reazioni significative al mini colpo di scena che ha monopolizzato l’ennesima puntata della fiction il Buon Paese. L’unico picco degli ascolti si è avuto quando B. ha detto di non avere un piano B.

Ma si è trattato di un’improvvisazione. Gli autori hanno minacciato uno sciopero. La critica cerca di tenere su l’attenzione. Ma il pubblico sembra disinteressato.

Secondo un sondaggio, quello che potrebbe innalzare il gradimento non è una dichiarazione ma un fatto. Secondo alcuni si dovrebbe trattare di un nuovo governo. Secondo altri di una decisione precisa che chiuda la lunga incertezza sulle sorti dell’economia. Sta di fatto che la fiction è ormai stanca e andrebbe sostituita nel palinsesto. Uno degli autori che preferisce non essere citato ha dichiarato: «Se quello fa di testa sua, qui andiamo tutti a fondo e io perdo lo stipendio».