Il 10-12 novembre ci sarà a Trento un Internet Governance Forum italiano. Sarebbe bello che le discussioni si aggregassero intorno ad alcuni temi chiari e forti. E sarebbe bello che i temi emergessero da una preparazione online. Tanto per dare un’idea, dieci temi potrebbero essere questi, scritti ieri sulla lavagna di Ahref. Il brain-storming è aperto..
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proposta
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Innovazione
May 17, 2012 Per un pugno di miliardi di dollari: Facebook grafo sociale, Google grafo della conoscenzaMay 16, 2012 Monti: crescita digitale, dalla spesa al progettoMay 15, 2012 Comunicato Aster – Startup e aziende matureMay 11, 2012 Appsforitaly. I finalisti sono… -
Informazione
May 21, 2012 Rai: i numeri di NumeriMay 15, 2012 Strumenti gratuiti per l’infograficaMay 15, 2012 Sulla scienza del giornalismo scientificoMay 2, 2012 Unesco: World Press Freedom Day -
Articoli
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La métaphore et le numerique
Dans son article de 1948, Claude Shannon, théoricien du “bit”, établit une distinction entre l’”information” et le “sens”: la notion de “bit” ne s’applique pas au domaine du sens. continua...
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Territorio come piattaforma di sviluppo
Il territorio è come una rete e una piattaforma sulla quale si sviluppano attività, iniziative, startup. E come ogni piattaforma può essere aperto o chiuso, può avere un effetto frenante o può accelerare lo sviluppo, può essere dominato da pochi grandi poteri o essere competivo e creativo. E così via. Può anche essere modificato, pur con la lentezza che lo contraddistingue, anche in modo radicale. continua...
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Non tutti sono futuri imprenditori, ma…
Ci vuole equilibrio. Il terribile 36% di disoccupazione giovanile non si risolve con una ricetta facile. Chi la propone è un apprendista stregone. O un vero e proprio imbroglione. Ma è chiaro che il tema si affronta cercando di capire, a fronte delle strade che si chiudono, quali sono le strade che si aprono. Sicché molti pensano alla soluzione più radicale e promettente: se la grande impresa non assume, se lo stato non assume, i giovani si dovranno mettere in proprio. Già. Ma… continua...
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Editoria: una storia da scrivere
La trama si infittisce. Nella città dei libri la tensione è alle stelle. I protagonisti leggono con attenzione le notizie. L’Antitrust americana ha preso di mira un accordo tra Apple e quattro editori che si sarebbero accordati per alzare il prezzo dei libri elettronici e quindi altri editori si stanno accordando con Amazon per abbassare di nuovo i prezzi dei libri per il Kindle (BusinessWeek). Ma le autorità... continua...
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L'intelligenza delle smart city
“We shape our buildings; thereafter they shape us”. Queste citazioni che si trovano decontestualizzate su internet non sono una sicurezza dal punto di vista filologico. Ma questa citazione di Winston Churchill vale la pena di essere ripetuta. Perché introduce il tema delle smart city nel modo più ambizioso: siamo noi che diamo la forma ai nostri edifici, ma sono gli edifici che poi modellano la nostra vita e la nostra cultura. continua...
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The case for an Italian rebellion
The case for an Italian rebellion is not insane. I had the chance to speak with many foreign observers, recently, and I found that an Italian rebellion is considered a real option.An Italian rebellion? Other Mediterranean countries have done just so, lately. Tunisia and Egypt, for example, have chosen to rebel against their dictators and the world has appreciated. Considering the Italian political situation as a sort of authoritarian regime and thinking that it is not reformable through the normal democratic process, one is lead to think that the rebellion is the only possible solution. In that mindset, if Italians rebel, they demonstrate their democratic will and maturity. If they don't rebel, they show they are anything between accomplices and weak victims of the head of their government and his power system. If Italians will rebel, they will free themselves from the shame of accepting a very doubtful sort of democratic government, the consequences of which are dangerous for themselves and the world. That's the option. But it is not happening.
Why?
continua... (21 commenti al 9 ottobre)Il seguito in italiano: con molti commenti
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Sul prossimo futuro di Nòva
Ogni cambiamento suscita timori e ravviva speranze. Vale anche per Nòva. I timori sono comprensibili. Ma le speranze non devono essere tradite.Le notizie diffuse oggi dal Post sul cambiamento alla guida di Nòva, riprese da tantissime persone su Twitter e Facebook, sono state interpretate più dal lato dei timori. continua... (46 commenti al 18 giugno)
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Editori, tecnologia e pirati
E dunque sappiamo che l'effetto economico complessivo della pirateria non si riesce a misurare. Esistono migliaia di studi in proposito, ma gli studi davvero indipendenti dalle major e dagli editori non sono molti. Come si diceva il GAO dice che è impossibile sapere qual è la somma algebrica tra i pro e i contro per l'economia. Quello che sappiamo è che la tecnologia ha spiazzato gli editori tradizionali.. continua... (4 commenti al 5 luglio)
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AgCom, anti-piracy, worries... (en)
Italy is again at a crossroads about freedom and quality of its media... continua...
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Strategie della disattenzione
Televisione, radio, giornali. Posta elettronica, social network, blog. Messaggi sonori nelle stazioni, cartelloni pubblicitari nelle vie della città, telecamere per la sicurezza degli uffici. La presenza capillare dell'informazione nella vita quotidiana delle persone nei paesi occidentali è un'esperienza generalizzata. Ciascuno ne fruisce e ne genera in continuazione. La quantità di messaggi cresce inesorabilmente, senza un ordine apparente. Cresce e basta. Il crollo del costo delle comunicazioni è anche l'inflazione dei messaggi. continua...
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Ecologia dell'informazione
I quotidiani cartacei tradizionali sono una tra le numerose specie che vivono nell'ecosistema dell'informazione. Il loro ambiente si è radicalmente trasformato nell'ultima dozzina d'anni. Molte delle risorse sulle quali avevano a lungo prosperato scarseggiano, assorbite dall'espansione di altri media: l'onnivora, insaziabile televisione commerciale, l'innovativa televisione digitale a pagamento, la rivoluzionaria internet a banda larga, gli infinitamente attraenti telefoni cellulari. Milioni di persone, miliardi di euro, trilioni di minuti si sono spostati verso nuove abitudini mediatiche. E nel corso di un terremoto nei mezzi di comunicazione di tale portata è già sorprendente che molti castelli dei giornali di carta stiano ancora in piedi. E se lo sono è perché evidentemente hanno un valore e una resistenza importanti. Ma è tempo di restauri. continua...
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Innovage
Ed ecco dunque l'ennesima nuova parola: "innovage", innovazione e vintage. Non per nulla nascono tante parole nuove, in questo periodo storico che da molti punti di vista - ambientali, sociali, economici, culturali - appare come una grande trasformazione epocale: forse abbiamo l'impressione che, in mezzo a tanta innovazione, stiano effettivamente nascendo angoli di realtà che hanno bisogno di essere nominati; in qualche caso, peraltro, tentiamo di forzare questa impressione, producendo nuove parole prima che esistano le realtà che dovrebbero designare. E dunque, che cos'è l'"innovage": una nuova realtà o semplicemente una nuova parola? E' già un fatto economico o ancora una visione? Avrà successo?
continua...
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Attenti al loop
La conversazione può essere orientata alla collaborazione, può alimentare la convivenza civile e pacifica, ma può anche diventare una sorta di competizione? continua...
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Comments
uhm, sul punto 2 (internet è uguale per tutti) nutro qualche riserva: come può un mezzo prescindere da chi lo usa? Ma forse il significato di questo punto è che sia sempre garantita la neutralità del mezzo.
Il punto 1 dovrebbe diventare un’assioma: condizione sufficiente, ancorché necessaria, è che il diritto di accesso alla rete sia riconosciuto come fondamentale per la persona.
In merito al punto 4 è importante che sia data opportunità di imparare ad usare la rete a chiunque ci si voglia avvicinare, aiutando anche con metodi di tutor da remoto.
Ho molto dubbi sul fatto che i bit non inquinino…
E un banale: i bit sono tutti uguali: non ci sono bit migliori di altri? (o, orwellianamente, più uguali degli altri?)
ciao e buon lavoro
Carola
i bit inquinano, basta pensare a quanto spam c’è in giro sulla rete
all’altezza del punto 5. vedo un’altra formulazione possibile che suona pressapoco così:
“i cittadini digitali sono cittadini più ricchi”
quanto al 7. accanto alla necessità di consapevolezza di chi agisce la governance, potrebbe valer la pena accennare anche alla necessità di consapevolezza da parte dei singoli cittadini. perché se è vero che la Rete è un diritto, è altresì vero che come ogni altro diritto esso non è dato una volta e per sempre, ma lo si costruisce nel quotidiano [imparando, confrontandosi con gli altri, esplorando].
giovanni
Anch’io penso che il punto 2 vada sviscerato bene: e’ in ballo la difesa della net neutrality. Occorre pero’ anche affrontare il tema della disparita’ di investimenti tra telcos e .com sull’infrstruttura, su cui non ho le idee chiare, preservando invece gli utenti che gia’pagano per l’accesso
Punto 3: occorrerebbe una iniziativa internazionale sul tema dell’identita e dei dati personali, che devono essere gestiti dall’utente; sul versante dati pubblici, occorrerebbe fare obbligo alle PA nazionali e locali di pubblicazione di tutti i dati utili alla collettivita’ come avviene in usa
Il punto 7 e’ veramente delicato, perche’ affronta un tema che ha a che fare con il digital divide culturale e generazionale. Occorrerebbero mommenti di confronto periodici tra la politica, gli opertori e gli utenti.
“internet rEVOLution”, con LOVE scritto da destra a sinistra in altro colore
lo scriverò sul muro magari se capiterà
A presto e grazie
“I bit non inquinano” grida vendetta. Nel senso della comunicazione mi limito a dire di essere in disaccordo, ma nel senso ambientale è un fatto, non un’opinione.
@Fabio: i bit non inquinano direttamente, ma la produzione di energia elettrica che permette loro di esistere inquina eccome