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Month June 2011

Chi ci difende dall’Agcom (promemoria)

L’Agcom non ha dunque ancora messo all’ordine del giorno la discussione sui poteri che intende attribuirsi in materia di repressione delle presunte violazioni del diritto d’autore. (Vedi un post precedente con i link alle opinioni degli esperti). Ma molti si attendono che il 6 luglio avvenga qualcosa di importante.

Se all’Agcom decideranno di proporre in consultazione pubblica la bozza di regolamento che hanno sviluppato si troveranno un bel muro di obiezioni davanti. Se approvano senza consultarsi troveranno un’esplosione di proteste. 
L’ipotesi che è stata finora fatta circolare è autoritaria perché non garantisce all’accusato di difendersi adeguatamente. La violazione del diritto d’autore è tutt’altro che facile da definire in molti casi. E il fair use come il diritto di cronaca sono diritti che hanno la stessa dignità pubblica del copyright. Perché l’Agcom dovrebbe decidere d’autorità senza passare dalla magistratura?

Strumenti che non bastano ma servono per scrivere

È una vecchia storia. Si descrivono gli strumenti tecnologici e subito vengono in mente tante cose che si potrebbero fare. Poi si pensa che gli strumenti non bastano… Però se leggere una descrizione di strumenti fa venire in mente idee che si potrebbero realizzare, allora forse vale comunque la pena di dare un’occhiata. E oggi ho incontrato due descrizioni di questo tipo: 

- 6 strumenti eccellenti per scrivere senza distrazioni (RWW)
- 7 piattaforme che cambiano il futuro dell’editoria (Brainpickings)

Daniel Domscheit-Berg e il Whistleblowing Prize

Un premio per gli anonimi non è facilissimo da consegnare. Ma è quello che tenterà di fare il 1 luglio la VDW (Associazione degli scienziati Tedeschi) insieme alla IALANA (International Association of Lawyers against Nuclear Arms) quando daranno il premio whistleblower 2011 alla fonte anonima del video “Collateral Murder” pubblicato da Wikileaks il 5 aprile 2010. Lo segnala Daniel Domscheit-Berg.

Storia della pubblicità su Facebook

Mashable pubblica un’infografica disegnata da Emily Caufield sulla storia della relazione tra Facebook e la pubblicità.

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Amiconi, conoscenti e conosciuti: Google, Facebook e Skype

Nella maggior parte dei casi viviamo una molteplicità di network sociali. Ci sono le poche persone che sentiamo regolarmente, un più grande insieme di persone con le quali interagiamo per lavoro o altre occupazioni e un sistema di persone ancora più ampio che ci interessa seguire.

Facebook sembra votato a servire chi vuole sviluppare il secondo tipo di relazioni e Twitter il terzo. Forse. Poi ciascuno interpreta questi strumenti come vuole. Ma diciamo che gli incentivi interni alle piattaforme vanno in questa direzione.

Marko Ahtisaari, capo del design della Nokia, sogna di poter lavorare per il social network più intimo delle persone. E non è un caso perché questo gli consente di sviluppare innovazione intorno alla tradizione del leader dei cellulari (che prima che diventassero uno strumento di accesso a internet erano soprattutto usati per sentire un numero molto limitato di persone). Questo potrebbe finire coll’essere coerente con la relazione che la Nokia coltiva con la Microsoft che si è dotata di Skype.

Google+-Circles entra nel gioco dei social network puntando inizialmente sul social network più intimo delle persone. E con Google+ offre a chi sviluppa queste relazioni più intense nuovi strumenti tipo Facebook + Skype.

Forse è giusta l’analisi di GigaOm che sostiene che Google+ non darà tanto fastidio a Facebook quanto a Skype.

Chi ci difende dall’Agcom

JC De Martin ne scrive con grande equilibrio sulla Stampa di oggi: il regolamento che l’Agcom si appresta ad approvare in materia di rimozione dei contenuti ritenuti lesivi dei diritti altrui dalla rete è un errore.

Se ne può discutere, ovviamente. Ma un fatto è certo: quel regolamento stabilisce che l’Agcom può rimuvere contenuti dai server italiani senza passare dalla magistratura e dunque senza consentire a chi li ha pubblicati di difendersi.

Ci sono molte argomentazioni che girano in rete. E vale la pena di leggerne un po’ per farsi un’idea. Ne parla Scorza, AgoràDigitale, LucaNicotra, e molti altri citati qui. Le posizioni dell’Agcom sono quelle ufficiali.

Intanto, i governi dei paesi ricchi si incontrano a Parigi, all’Ocse, per discutere di come tenere aperta e innovativa la rete, senza frenarne la capacità di generare crescita e senza farsi prendere la mano da esigenze importanti ma molto meno generali.

E all’Itu fanno i conti su quanto cresce il Pil in funzione di quanto cresce l’accesso a internet in banda larga.

Le regole che frenano l’apertura della rete in Italia sono una delle cause della mancata crescita dell’economia italiana.

Chi ci difende dall’Agcom? Perché ci vuole sempre una mobilitazione e non basta il buon senso?

ps. Il fatto che ci sia Carlos Slim nella commissione Itu non è una garanzia, ma i dati sono solidi e confermati da molte fonti…La McKinsey per esempio.

Nielsen: 13 milioni di navigatori mobili

Segnala la Nielsen con un comunicato:

“Gli utilizzatori di smartphone hanno superato i 20 milioni e il sorpasso sui telefoni tradizionali è imminente. Tra i sistemi operativi, forte crescita di Android, che in un anno triplica la quota di mercato.

I
dati Nielsen sull’utilizzo del Mobile in Italia nel primo trimestre del
2011 (dati mensili) rilevano una costante crescita del numero di
individui che accedono ad internet dal proprio cellulare: 13 milioni a
inizio 2011, il 34% in più rispetto allo stesso periodo del 2010 e oltre
5 milioni in più rispetto al primo trimestre 2009″.

Importante analisi sul ruolo del non profit nell’informazione

Technical University of Dortmund e University of Wisconsin-Madison hanno realizzato una survey sul ruolo delle fondazioni non profit nello sviluppo di nuove idee, di sperimentazioni e ricerche, e di iniziative vincenti nella generazione di informazione d’inchiesta.

Lo studio dimostra che le fondazioni e il non profit possono effettivamente rispondere all’esigenza di salvaguardare la qualità dell’informazione in un periodo in cui l’editoria for profit attraversa una crisi profonda che rischia di indebolire il servizio di accesso alla conoscenza dei fatti per la cittadinanza, con grande svantaggio per la tenuta delle democrazie.

Si tratta, dice lo studio, probabilmente di una funzione sostegno all’innovazione che tra l’altro difende lo spirito di servizio dei sistemi di generazione dell’informazione senza sostituirsi alle funzioni tipiche dell’editoria for profit. Gli Stati Uniti sono già molto avanti su questa strada. L’Europa può imparare da quell’esperienza.

La superiorità dell’aperto

Questo è un insieme di appunti nato da una discussione letta online su web, apps ed editoria.

Massimo ha ragione. In generale vincono i sistemi che sviluppano un effetto-rete e in generale i sistemi che sviluppano un effetto-rete sono aperti. Perché una tecnologia o un servizio che funziona in rete vale geometricamente di più man mano che crescono i suoi nodi. Un sistema del tutto privato e che sia usato completamente secondo le regole del suo proprietario genera probabilmente un ecosistema meno ricco, in termini di sviluppatori e utenti, di una tecnologia aperta della quale tutti si sentono fondamentalmente proprietari. Questo dipende dal fatto che il monopolista privato è tentato di concentrare il vantaggio su di sé. Ma la regola non è priva di eccezioni.

Windows è stato per anni uno standard di fatto, proprietario e chiuso quanto bastava per massimizzare il vantaggio della Microsoft. Non è stato mai battuto direttamente. Casomai aggirato dalle funzioni di sistema operativo che si sono sviluppate sul web le cui regole e la cui proprietà sono decisamente uno standard pubblico. Sul web si possono pubblicare oggetti chiusi e oggetti aperti. Il loro successo è funzione degli obiettivi di chi li propone.

Facebook è una piattaforma chiusa e proprietaria che è nata grazie all’apertura del web e che ha chiuso nel suo recinto una quantità di applicazioni e comportamenti tale che AllThingsDigital dice che la rete si espande solo per via di Facebook mentre per il resto si restringe. Può essere un’altra bufala come quella di Wired che sosteneva che le apps stavano superando il web. Oppure può essere una nuova fase di proprietarizzazione della tecnologia, tipo Windows. Del resto, Google coltiva la sua grande forza sulla base dell’apertura del web ma è accusata di chiuderne una parte con una grande quantità di piccole mosse. E la Apple ritaglia una parte del web per creare un suo mondo a parte, come ha sempre fatto: in cambio di un grande vantaggio in termini di valore d’uso riduce un po’ di gradi di libertà per gli utenti della rete. Anche queste soluzioni possono vincere o perdere. E la concorrenza tra aperto e chiuso continua.

Quello che conta non è tanto valutare quanto sia chiusa una particolare soluzione, ma quanto sia aperto l’ambiente nel quale tutte le soluzioni, più o meno chiuse, si confrontano. Perché solo l’apertura fondamentale dell’internet consente di pensare che per ogni tecnologia chiusa possa sempre nascere un’alternativa aperta che diminuisca la tentazione del monopolista di approfittare troppo del suo vantaggio.

Nel caso delle apps per leggere le notizie, l’eccesso di chiusura di Apple ha ridato fiato al concetto di webapp al quale gli editori come il Financial Times stanno dando finalmente importanza. E non a caso la Apple ha ridotto le sue pretese proprio dopo l’annuncio dell’Ft di andare avanti con la webapp.

Che cosa sono le apps per leggere i giornali? Modi per organizzare la lettura in modo adatto allo strumento che si ha in mano. Sul web in ufficio si va di fretta, sul cellulare ancora di più, sul tablet si può passare un po’ più di tempo per leggere comodamente. Il design ne tira le consequenze. Ma le app sono software nient’altro. Non sono necessariamente apps per Apple o Google. E possono a loro volta essere aperte come il browser e il web. Che queste sperimentazioni non abbiano ancora generato grandi cambiamenti nelle percentuali di utenti che leggono i giornali, come segnalano Giornalaio, Massimo e Quinta, è del tutto probabile ed era del tutto prevedibile. Ma anche qui: se le webapps aperte vinceranno sarà perché i sistemi proprietari si saranno comportati in modo svantaggioso per i loro utenti e per gli sviluppatori.

La chiusura della Apple ha aperto la strada a una nuova tecnologia, o meglio ha portato a una tecnologia che molta gente ha pensato di comprare. Una volta cresciuta la base installata e aumentata la quantità di concorrenti che fanno tablet si è anche moltiplicata la quantità di sistemi operativi. Il browser è restato l’elemento unificante sul quale gli sviluppatori possono investire minimizzando lo sforzo. Anche gli editori possono pensare di seguire questa strategia e fare webapps.

Il tema non è contrapporre web e apps. E non è calcolare quanti usano le apps. Il tema è fare servizi che vadano prima a vantaggio di chi li usa poi di chi li fabbrica. Imho.

Banda stretta

More about Banda stretta Francesco Caio e Massimo Sideri scrivono un saggio appassionato, informato, veloce autorevole e ragionevole sulle opportunità offerte dalla rivoluzione digitale. E insegnano a comprendere come definire una lista di priorità per le agende dei decisori oltre che per quelle di tutti noi. Tra i suggerimenti segnalo: “Trovatevi un centro di sperimentazione permanente”. Spiegano: “La sperimentazione continua diventa dimensione etica nel dovere sempre capire come si muove la frontiera del nuovo e del possibile”.

Prefazione a Steve Jobs

Ecco il testo della prefazione che ho scritto per la versione italiana (Hoepli) del libro di Jay Elliot su Steve Jobs.

SwiftRiver – contenuto e contesto

Il problema della verifica istantanea delle informazioni che passano in rete è anche il problema della relazione tra contenuto e contesto. Vecchia storia del giornalismo che si aggiorna. SwiftRiver, nato da un team che ha lavorato a Ushahidi, si occupa di questo problema ed è stato finanziato da Knight (via Nieman).

Iran, acqua e petrolio

Dice l’Economist che in Iran una bottiglia d’acqua costa di più di una bottiglia di benzina.

Un dato, mille conseguenze…
(Insieme alla vasta disoccupazione, è uno degli argomenti di una grande discussione che in Iran si sta svolgendo per riformare l’economia. Tanto che da quelle parti si parla di “economic jihad. Ma questa è un’altra storia).

Consigli ragionevoli, non fanno mai male

Nove consigli ragionevoli per migliorare l’efficacia della scrittura sui social network (e non solo). Via Andrea Vascellari:

1. Be Brief 
- When it comes to great content, brevity is your friend. Your content should be long enough to convey your idea, but no longer. When editing your content, set aside a special review pass for identifying content that isn’t necessary and can be deleted.

2. Understand the Audience Persona

- Great B2B marketing is about having a clear persona for your target buyer. Great content is no different. Know the problems that your target audience is trying to solve. At your next tradeshow, observe how people consume information and ask target readers what type of information they are looking for. This information is priceless and will guide your content for the long-term

3. Marvel

- Be confident, not cocky. People want to be cool. As a business creating content, it is important that you show you believe in the information you are distributing. If you think an idea is awesome, then say it is. Marvel at your own insight to model for your readers how they should feel

4. Use Visuals

- Images and video are great storytelling devices. They have the power to convey a complicated message quickly, which, for B2B companies, is an important skill. Use visuals whenever possible to help demonstrate and simplify your story

5. Segment

- When writing a blog post or an ebook, you want to hold the reader’s attention. One way to do this is to ensure you’re not overwhelming them with information. By using section headers and bullet points, you can easily segment information and avoid daunting your readers. This practice of segmenting makes it easy for your audience to quickly understand, consume, and engage with your content

6. Be Positive

- Nobody likes a Debbie Downer. Positive content beats negative content any day of the week. Illustrate why an idea or product is great, not why the competition is bad. Think about the tone of your website, blog posts, and other content. Do they tend to lean positive or negative?

7. Don’t Preach

- People don’t like to be told what to do. Instead, they want to be empowered to know how to do something new. Focus on how-to content that directs the reader down a path of information that, over time, allows them to adopt your idea on their own

8. Cite Others

- Sharing information or quotes from others helps to add credibility to the idea you’re working hard to get adopted. Link to content on other websites that is relevant to your idea. Look for ways to incorporate content from others such as guest blog posts that can add credibility to your business

9. Inspire

- Emotion matters. It is a factor that moves people to take an action. Tell stories related to your industry and business. Fact sheets are a thing of the past. Transform what used to be a black and white decision into one guided by emotion

Sognare ed essere pagati per farlo

La Knight Foundation assume. Tra l’altro per immaginare modi rivoluzionari per fare informazione e realizzarli. Finanziando ricerca, sperimentazione, visione.