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Month October 2010

BookBlogging – ITALIA – Emmott, Ginsborg

More about Forza, Italia

L’Italia, come stato unitario, sta per compiere i 150 anni. Al governo non pullulano coloro che vogliano davvero celebrare questo anniversario. E molti italiani, osservando come nello stesso governo e in generale nella politica, prevalgano comportamenti che non ispirano certo l’orgoglio di essere italiani, si domandano se ci sia qualcosa da celebrare. 
Tanto che se un giornalista inglese decide di dedicare un libro alle prospettive dell’Italia, come lui stesso testimonia, reagiscono chiedendosi che cosa ci sia poi di tanto interessante da raccontare, in un paese come l’Italia. E tanto che se uno storico inglese che studia l’Italia e le sue prospettive decide di prendere la cittadinanza italiana, si sente apostrofare: «Beh, Paul, almeno potrai dire assieme a tutti noi altri: “Mi vergogno di essere italiano”».
Bill Emmott è un giornalista grandissimo, che si è costruito raccontando la globalizzazione da punti di vista sorprendenti, ha studiato a fondo il Giappone e l’Asia. Quando era alla guida dell’Economist ha, tra l’altro, lanciato la famosa copertina che definiva il leader della Destra di questi anni “unfit” per governare l’Italia. Ma è anche fondamentalmente ammirato dalle possibilità che l’Italia dimostra di ripartire dopo ogni fase difficile anche grazie alla vitalità del suo tessuto sociale e imprenditoriale. Paul Ginsborg è uno storico che studia l’Italia senza tirarsi indietro quando si tratta di criticare il modo in cui il paese interpreta il suo ruolo storico e senza abbandonare la speranza di scoprire come potrebbe quel ruolo storico essere ricostruito su basi solide.
Non può essere un caso se i due libri più apertamente critici e più chiaramente costruttivi escono adesso e sono scritti da persone che amano l’Italia, la conoscono, ma non ci sono nati. E anzi hanno una visione internazionale straordinariamente ampia.
More about Salviamo l'Italia?L’Italia merita di essere presa più sul serio. Certo, prima di tutto dagli italiani. E da chi li governa. E invece gli italiani e chi li governa, tendono a preferire un atteggiamento di presa in giro nei confronti dell’Italia: tra il cinismo e il fatalismo.
E allora siamo fortunati ad avere due persone che ci prendono sul serio. Con benevolenza. Con spirito critico. Con animo costruttivo. Ci indicano con i loro libri e la loro biografia una strada per uscire dal nostro pantano intellettuale e pratico.
Sono cosmopoliti. Sono collegati al mondo. Hanno una prospettiva globale. Guardano ai dettagli come se fossero cose importanti da capire e curare. Non si lasciano abbagliare dagli slogan o dalle parole d’ordine. Non sono schierati. Non aspirano al potere, ma casomai a servire a qualcosa. E dimostrano con i fatti che ci si possono tirare su le maniche della mente per pensare meglio al nostro avvenire.
E’ con gratitudine che segnalo questi due libri. Per i nostri ragazzi, la strada è quella: agganciarsi al mondo, aprirsi alle opportunità, lavorare con coscienza e non chiudersi sotto una cupola di qualche notabile locale. Non ci sono scorciatoie per la dignità. Ma non ci sono neppure solo vicoli ciechi.
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Alcuni libri che ho in mano                Impressioni mentre leggo

Enrico Pedemonte
Morte e resurrezione dei giornali
Garzanti

(a cura di) John Brockman  
Come cambierà tutto
Il Saggiatore


Un libro straordinario sulla crisi
 non solo editoriale ma anche sociale
dei giornali. E le sue possibili soluzioni. 

Raccolta di interventi eccellenti dei grandi
intellettuali che lavorano a interpretare il futuro
basata sulla domanda annuale lanciata da Edge.

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Nel frattempo ho ascoltato con immenso piacere la lezione di Stefano Rodotà intitolata Che cos’è il corpo, pubblicata da Luca Sossella Editore.
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Altre
letture citate:
Baer, Iranq
Schirrmacher, il valore della domanda giusta
Pollan, cibo da leggere
Yunus - business sociale
DeBaggis - community
Carr - internet
Ito - freesouls
Potter - design
Patel - il valore
Sun - media cinesi
Dazieri - gorilla
Conner - scienza popolare
Brokman - ottimismo

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Le puntate precedenti di questa specie di “rubrica” vagamente domenicale…
Decisioni, Lehrer (29 agosto 2010)
Citizen, Maistrello (13 giugno 2010)
Risorgimento, Villari (9 maggio 2010)
s="Apple-style-span" size="2">Mediologia, Régis Debray (14 febbraio 2010)
Tempo, Roberto Peregalli (31 gennaio 2010)
Repressione, Cory Doctorow (10 gennaio 2010)
Miti, Umberto Galimberti (27 dicembre 2009)
Città esemplari (20 dicembre 2009)
Rifare la città (13 dicembre 2009)
Ricchezza della famiglia (6 dicembre 2009)
Capitale e condivisione (29 novembre 2009)
Miseria del millennio (22 novembre 2009)
Che cos’è la coscienza (15 novembre 2009)
Pirati e designer (11 ottobre 2009)
Scrivere la musica (6 settembre 2009)
L’arte dell’artigiano (28 giugno 2009)
Gandhi (7 giugno 2009)
La storia dei giornali (24 maggio 2009)
La valanga della crisi (29 marzo 2009
Il destino della storia (1 marzo 2009)
L’imprenditore di Schumpeter (22 febbraio 2009)
Il regime dei media (15 febbraio 2009)
Paul Veyne e costantino (9 febbraio 2009)
Sinapsi sociali (25 gennaio 2009)
Le storie contro la storia (18 gennaio 2009)
Io non sono il mio cervello (11 gennaio 2009)
Luminosa oscurità (4 gennaio 2009)
Il nuovo paradigma della finanza (21 dicembre 2008)
Il pericolo e l’intelligenza (14 dicembre 2008)
Beato chi si scandalizza (30 novembre 2008)
Viaggio per la felicità (2 novembre 2008)
Mercato o capitalismo (19 ottobre 2008)
Hacker (12 ottobre 2008)
Odio (27 settembre 2008)
Querdenker (24 agosto 2008)
L’indicibile segreto del segreto (14 agosto 2008)
Il filo dei libri (15 luglio 2008)
Felicità in azienda (28 maggio 2008)
Siamo le nostre azioni pubbliche (11 maggio 2008)
Senza povertà&
nbsp;(4 maggio 2008)
Nothing ends (27 aprile 2008)
Esplorazioni insensate (5 aprile 2008)
L’arte del rinnovamento (16 marzo 2008)
L’arte nella storia (9 marzo 2008)
La logica della decrescita (2 marzo 2008)
La lettura dei confini (24 febbraio 2008)
La fortuna della filosofia (17 febbraio 2008)
Pensieri astratti su realtà concrete (3 febbraio 2008)
Memoria. Felicità (27 gennaio 2008)
Libertà della conoscenza (20 gennaio 2008)
Libertà della scienza (16 gennaio 2008)
Leggere nella complessità (13 gennaio 2008)
Leggere una storica scomparsa – 2 (6 gennaio 2008)
Leggere una storia scomparsa (31 dicembre 2007)
Il senso e la visione (22 dicembre 2007)
L’Italia e gli italiani (16 dicembre 2007)
La complessità della conoscenza (9 dicembre 2007)
L’organizzazione informale (2 dicembre 2007)
Il comune senso del capitalismo (4 novembre 2007)
Il gioco della matematica (28 ottobre 2007)
Numeri da leggere (7 ottobre 2007)
Fantadesign da leggere (30 settembre 2007)
Vivere una lettura filosofica della politica / 2 (23 settembre 2007)
Vivere una lettura filosofica della politica (16 settembre 2007)
Leggere il video partecipativo (5 agosto 2007)
L’identità delle vittime (29 luglio 2007)
La poesia di un amico è il titolo del racconto della tua vita (22 luglio 2007)
Leggere l’incomprensione (15 luglio 2007)
Il destino di leggere (8 luglio 2007)
Leggere la razza padrina (1 luglio 2007)
Leggere un incontro di civiltà (24 giugno 2007)
Lettura bella e popolare (17 giugno 2007)
Ricchezza della lettura in rete (3 giugno 2007)
Mutazioni nella lettura (27 maggio 2007)
Leggere nel futuro della città (20 maggio 2007)
Leggere il segreto di un inventore (13 maggio 2007)
L’organizzazione da leggere (6 maggio 2007)
La felicità di leggere (29 aprile 2007)
La scommessa di leggere (22 aprile 2007)
Leggere nel pensiero (15 aprile 2007)
Leggere nella mente digitale (8 aprile 2007)
Leggere nella rete (1 aprile 2007)
Leggere gli effetti dell’autobiografia (25 marzo 2007)
Leggere memi (18 marzo 2007)
Leggere l’identità del reporter (11 marzo 2007)
Leggere gli scenari (4 marzo 2007)
Leggere di quelli che lavorano (25 febbraio 2007)
Leggere dentro e fuori (18 febbraio 2007)
Leggere parole chiave (11 febbraio 2007)
Leggere appunti su ciò che non può essere scritto (4 febbraio 2007)
Rileggere quello che va riletto (28 gennaio 2007)
Leggere quello che gli amici hanno scritto (21 gennaio 2007)
Leggere quello che gli altri leggono (14 gennaio 2007)
Leggere per viaggiare (7 gennaio 2007)
Leggere per meditare (31 dicembre 2006)
Leggere per citare (24 dicembre 2006)
Gli occhiali per leggere
 (17 dicembre 2006)
Leggere, leggerezza, legge (10 dicembre 2006)
Leggere o non leggere (3 dicembre 2006)
Leggere per lavorare o lavorare per leggere? (26 novembre 2006)

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Scrivono di libri: Clelia Mazzini (Akatalēpsìa), Luisa Carrada (Il mestiere di scrivere), Stefania Mola (Squilibri), Ste (melodiainotturna), Ossimora (Antonia nella notte), Remo Bassini (Appunti), Seia Montanelli (Paese d’Ottobre), Renee (Book of the day), Mitì Vigliero (Placida Signora), Gian Paolo Serino (Satisfiction), Gattostanco, Gabriella Alù (Non solo Proust), Patrizia Bruce (Dimmi, cosa leggi?), Angèle Paoli (Terres del femmes), Alessio. E… VibrisseLipperaturaLitteratitudineWittgenstein, talvolta. E inoltre: Bottega di LetturaPenna e mouseBookrepublicLa FrustaZamBooksblog. E MilanoNera. E Sottotomo… BooksWebTvPalagniacAmalteoCarmilla onlineAntonio Genna. E Nazione indiana.


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In libreriaEconomia della felicità, dalla blogosfera al valore del dono e oltreFeltrinelli

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Analisi psicologica dei potenti corrotti

E’ malato? E’ perseguitato? E’ troppo buono? Joris Lammers alla Tilburg University, Olanda, e Adam Galinsky alla Northwestern University, Illinois, hanno condotto un vasto studio sulla psicologia del potere, riporta l’Economist. La domanda che si sono posti: vista l’enorme casistica di politici corrotti, della quale l’Italia è un fantastico campionario, è il potere che corrompe oppure il potere attrae i corrotti? Lo studio è pubblicato in Psychological Science.

Il concetto è fondamentalmente questo. Ci sono potenti di tipo diverso, naturalmente. Molti però giungono a pensare di avere in qualche modo diritto al potere. A quel punto pensano di essere legittimamente abilitati ad abusarne. Pensano che le regole che valgono per gli altri non valgano per loro. E non lo fanno con ipocrisia: lo pensano sinceramente. 
Una malattia? No, probabilmente. Ma di certo è una percezione distorta della realtà.

Il frazionato mercato unico europeo digitale

Il mercato unico europeo è certamente un risultato innovativo rispetto alla situazione che c’era 50 anni fa. Ma il commercio elettronico e la moneta unica consentono di dimostrare che a livello digitale è tutt’altro che unico: è frammentato da mille leggine e barriere. A partire dalla ridicola gestione del copyright. Ne discute l’Economist che esce domani. Che conclude: “This will need more active policing of existing rules, for example on discrimination and unfair trading practices. The commission should help countries align the way they apply directives, and a way of simplifying VAT payments. In some areas, countries should harmonise consumer and copyright laws”.

Attendendo Stewart Brand

Venerdì prossimo sarò con Stewart Brand per la presentazione del suo libro: Una cura per la Terra. Manifesto di un ecopragmatista, Codice Edizioni. Lui è grande un pioniere. Ha fatto cose mitiche: the Whole Earth Catalog, the Well, the Long Bet Foundation. Leggerlo è fantastico: niente ideologia, molta fiducia nella possibilità di costruire il futuro.

Una lettera di Mandelbrot a Taleb

Ieri sera, a cena con Nassim Taleb. I racconti dello scrittore libanese sono meravigliosi. La sua visione del mondo cosmopolita, semplicemente simpatica, profondamente sottesa tra un’antropologia matematica e una sorta di etologia dell’umanità, rende sofisticatissimo il suo linguaggio apparentemente naif ed entusiasta: “Ho realizzato il mio sogno” ha detto: “Ho iontrato Umberto Eco nella sua biblioteca”. Legge ormai solo libri: niente giornali, niente web, niente televisione. “La biblioteca informa di per se, con la disposizione dei libri. Mi avvicino agli scaffali e già richiama alla mia mente una conoscenza senza paragoni”… Ed è vero al cento per cento.

Un episodio però si è innalzato sugli altri, nel profluvio delle sue parole. Mi ha mostrato una mail ricevuta sul suo Blackberry – unico accesso a internet che Taleb ancora si concede.

Il mittente era il suo amico Benoit Mandelbrot, il noto per il suo lavoro sui frattali. Taleb ha gioito aprendo la mail di un corrispondente tanto straordinario. Ma il testo era stato scritto dalla moglie di Mandelbrot. E gli annunciava la morte dell’amico. Il 14 ottobre scorso.

Corruzione all’italiana

Nel mondo ci sono 111 paesi più corrotti dell’Italia. E 66 paesi meno corrotti. Questo è il risultato della ricerca di Transparency International per 2010. La ricerca misura la percezione di corruzione nei vari paesi.

Tra i paesi che sembrano meno corrotti dell’Italia ci sono Rwanda, Croazia, Tunisia, Turchia, Polonia, Spagna e, appunto, 66 altri paesi.

Sarebbe molto interessante conoscere anche la percezione delle forme di “corruzione” privata: intendiamoci, tecnicamente la corruzione è solo dei funzionari pubblici. Ma come la chiamiamo la pratica di passare mazzette ai manager delle aziende private che hanno il potere di acquistare servizi e prodotti da altre aziende private?

Condé Nast riorganizza i siti dei suoi giornali

La Condé Nast aveva sbagliato. Aveva creato una divisione digitale che si occupava di tutti i siti dei vari periodici del gruppo. Ora si riorganizza. E riunisce i siti ai periodici, tornando ad attribuire la responsabilità di fare editorialmente e vendere pubblicitariamente i siti alle stesse strutture che fanno e vendono i periodici di carta. (Adage)

Innovazione nel giornalismo: Google dona 5 milioni

Nikesh Arora, di Google, scrive sul blog che la sua azienda dona 5 milioni per l’innovazione nel giornalismo digitale. Dice che ha già assegnato 2 milioni alla Knight Foundation. E che altri 3 saranno distribuiti ad analoghe strutture non profit nel mondo. (Guardian, Nieman).

Ozzie senza pc

Ray Ozzie aveva previsto il software come servizio che la Microsoft sotto la sua guida ha inseguito per anni. In parte riuscendo, in parte restando indietro (come Ozzie stesso dice). Cinque anni dopo prevede un mondo senza pc, o forse meglio nel quale il pc non è più al centro del sistema. E senza che i due fatti siano esplicitamente collegati, Ozzie lascia la Microsoft. (Un commento di Mary Jo Foley)

Zynga supera Electronic Arts

Secondo le valutazioni – vagamente virtuali, ma che cosa nella finanza non lo è? – emergenti su SharesPost (un mercato di azioni per aziende non quotate), il valore del produttore di giochi per social network Zynga – quelli di FarmVille – ha superato il valore del tradizionale leader dei videogiochi Electronic Arts. (via Businessweek)

(quanti incisi in questa frase!)

Grazie a Mario Calabresi dalla Vita Nòva

Grazie a Mario Calabresi che ha citato La Vita Nòva nella sua rubrica di lettere al direttore sulla Stampa!

Nel frattempo, i segnali sono incoraggianti: l’applicazione sembra interessare (secondo i dati arrivati prima del weekend aveva superato i 5mila download!!!) e soprattutto in generale è recensita con toni positivi.

Di certo, i problemi principali sono relativi alla pesantezza dell’applicazione che si può scaricare solo in wifi perché è intorno ai 250mega e alla lentezza del caricamento di alcune pagine (da migliorare la gestione della ram).

Non mancano le critiche sul fatto che sia soltanto per iPad. Ma a questo proposito osservo che La Vita Nòva si estenderà agli altri tablet, che i suoi testi si possono già ora condividere con agli amici via mail o social network e che saranno ripresi anche sul web. Il fatto è che il design dell’applicazione si può fruire per ora pienamente solo con l’iPad, mentre le informazioni specifiche possono girare anche fuori dall’applicazione. In questo senso, la risposta più importante è che il lavoro di Nòva è già aperto e crossmediale: si può trovare sulla carta, sul web, talvolta alla radio, nei libri e negli interventi a convegni dei suoi autori; il design con il quale assume la sua forma nei diversi contesti mediatici invece è pensato per la specifica fruizione da questi consentita…

Previsioni di marketing sui social media

L’economista Jason Harper si occupa ora di marketing. E ha realizzato un modello che serve a prevedere l’aumento delle vendite dei prodotti pubblicizzati sui social media. (Technology Review)

Oh no: Firesheep

Firesheep consente di entrare negli account Facebook, Twitter, ecc, quando gli utenti si connettono su un wifi libero… (TechCrunch)

Il controllo del cyberspazio

La Us Air Force pubblica un paper articolato anche se piuttosto semplice sulle sue convinzioni e indicazioni in merito alla guerra nel cyberspazio. Si parla di controllo delle porzioni di cyberspazio relative alle operazioni militari in corso. Si parla di anonimato come di una feature intrinsecamente contenuta nel modo in cui è disegnata internet. E non si capisce poi più di tanto di quello che faranno in caso di cyberguerra. Ma come per ogni guerra, non è piacevole. (via JC De Martin, Nexa)

ps. JC segnala anche questo Seymour Hersh

Giornali di qualità

Mettendo insieme giornali e qualità si scopre che il problema è anche di punto di vista. Che cos’è un giornale di qualità, supposto che ormai sappiamo che il giornale non è la sua carta? Dipende in un bel po’ dal punto di vista…

1. Per la pubblicità è un canale con il quale raggiungere i consumatori con un messaggio commerciale
2. Per il pubblico è un aggregatore di notizie, un interprete, un rappresentante…
3. Per chi lo fa è sempre più un’applicazione che organizza l’informazione e che va lavorata da un insieme di autori, designer e programmatori…
Che cos’è indipendentemente dal contesto o dal punto di vista? Forse una storia sintetizzata in una testata che genera un senso e un’identità per un mondo di competenze ed esperienze, condivise nella comunità composta dal pubblico e dagli autori-designer-programmatori che offrono il loro servizio. Se il lato sociale è tanto importante quanto il lato tecnico, la strategia va guidata nella direzione di tenerne sempre più conto. Niente di nuovo, forse: ma da interpretare ancora nel nuovo contesto storico in cui oggi operiamo.
Sicché: non esistono i giornali di qualità una volta per tutte.
L’unica cosa che sappiamo è che questa idea di qualità non è un dato assodato e che si acquisisce per diritto ereditario, ma va conquistata ogni giorno sul campo. E che l’investimento nella conoscenza comune nella società – lo si diceva nel post sulla qualità poco fa – è tanto importante quanto quello che si dedica alla produzione. (L’innovazione è necessaria. E va condotta cercando di mantenere chiaro il senso del lavoro da fare. Che in fondo viene proposto dagli autori ma definito e trasformato in realtà soltanto dal pubblico. Quindi comprendere come cambia il pubblico, o la società e la comunità in cui il giornale vive, è più importante di qualunque altra ricerca). Imho.