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Nel paese dei Moratti

Nel paese dei Moratti. Sarroch-Italia. Una storia ordinaria di capitalismo coloniale.

Giorgio Meletti ha scritto un libro sull’incidente che ha portato alla morte di tre operai della Saras, la raffineria dei Moratti in Sardegna.

E’ un lavoro giornalistico di grande importanza. Che si farà notare.

Torneremo a parlarne.

E altre letture citate in breve:
Baer, Iranq
Schirrmacher, il valore della domanda giusta
Pollan, cibo da leggere
Yunus – business sociale
DeBaggis – community
Carr – internet
Ito – freesouls
Potter – design
Patel – il valore
Sun – media cinesi
Dazieri – gorilla
Conner – scienza popolare
Brokman – ottimismo

Upload Received

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Status: Upload Received
Date Created: 30 September 2010

La Vita Nòva, un periodico di Nòva per iPad, è stato appena mandato alla Apple per approvazione…

Tablet a go go

Secondo uno studio di Smart Research, presentata oggi al Sole, il 4% degli uomini tra i 18 e i 64 anni hanno un iPad o tablet e un terzo lo vorrebbe acquistare. Sono dati forse un po’ alti ma segnalano che è uno strumento molto desiderato.

Curatori

Software per realizzare pagine di informazione scegliendo le fonti twitteresche e bloggesche e per impaginarle in modo interessante. Il contributo è quello di curare una scelta di contenuti…

E’ la buzz-word: curation. E un esempio è Paper.li… Ma è solo un esempio.

Ecco la pagina che deriva dai contenuti proposti dalle persone che seguo su Twitter. Ed ecco la pagina delle persone che sono nella lista relativa ad alcuni visionari.

Promesse mantenute

E dunque ci comunicano, dalla più alta poltrona del Governo, che l’autostrada Salerno – Reggio Calabria è stata completata.

Update: Abbiamo frainteso! Il testo corretto del discorso è questo (grazie a Camillo):
“Saranno
triplicati gli interventi sul Mezzogiorno
 nei prossimi anni con
investimenti per 21 miliardi di euro pari al 40 per cento di quelli attuali,
raggiungendo nel 2013 alcuni risultati importanti come il completamento del
Salerno-Reggio Calabria. Entro dicembre sarà pronto il progetto esecutivo del
ponte sullo stretto su Messina”.

Anche lui cerca di capire come mai siamo fermi in coda sulla Salerno  - Reggio Calabria

(La foto è di Ivo Spadone, pubblicata su Flickr il 7 agosto scorso).

Integrazione Facebook Skype

I rumors sembrano piuttosto concreti. Anche se questo genere di accordi di integrazione possono sempre andare a gambe all’aria all’ultimo momento. Facebook e Skype starebbero integrando le loro reti per migliorare i rispettivi servizi di comunicazione. Per chi è interessato al telefonino di Facebook c’è altro materiale per riflettere. Per chi è interessato alla privacy online c’è un nuovo braccio del labirinto.

Iranq

“E’ stato un errore madornale destituire Saddam nel marzo 2003, distruggere l’apparato militare iracheno, dimostrare la totale impotenza dei religiosi sciiti moderati e creare un altro vuoto che l’Iran poteva agevolmenet colmare. Gli Stati Uniti hanno di fatto donato all’Iran un altro paese arabo, un’altra gemma per la corona imperiale dell’Iran”

Lo scrive Robert Baer, in Iranyana.

Baer sembra fondamentalmente convinto che l’America debba abbandonare l’Iraq. Ormai il danno è fatto e non si rimedia restando con delle truppe da quelle parti. Intanto, George Friedman pensa che sia meglio abbandonare l’Afghanistan (se non capisco male). Il problema è la politica interna americana.

Dunque, il problema è di visione. E di spiegazione della visione agli americani.

La visione degli anni Novanta, forse sintetizzata nel concetto di “guerra tra civiltà”, nata all’indomani della fine della Guerra Fredda e in sostituzione della visione dei due blocchi (capitalismo e comunismo), è stata superata dalla storia. Così come l’idea che la globalizzazione sia una conquista del mondo da parte del sistema americano.

A quanto pare, gli avversari degli americani non sono particolarmente idealisti e non sono centrati su un conflitto di civiltà. Sono pragmatici. Come l’Iran di Baer, come la Cina, come forse la Russia. E la globalizzazione non è l’americanizzazione del mondo. Ma una vera e propria scacchiera complessa nella quale si vince solo se si hanno ben chiari gli obiettivi e li si persegue in modo pragmatico.

Gli idealisti, come i no global e i religiosi americani, non servono molto a capire come stanno le cose. Gli iraniani non sono una teocrazia, ma un regime militare (dice Baer). I cinesi non sono comunisti ma un sistema economico-politico estremamente efficace. Entrambi i sistemi riescono a espandere le loro aree di influenza e a colonizzare altri paesi e altri territori. Gli americani invadono con logiche antiche e perdono le guerre.

Il confronto di civiltà è un concetto troppo alto e astratto. Aiuta i radicali idealisti, ma non le popolazioni occidentali. Fa paura – come il terrorismo – ma non è pratico.

Ma una parte della questione ideale, tradotta in termini pragmatici, va assolutamente recuperata. Se gli occidentali vogliono avere una chance devono rigenerare una visione concreta dello stato del mondo e agire con coerenza.

Il che significa, prima di tutto, tornare a riflettere sulle radici del loro softpower, della loro autorevolezza e influenza. Sembrare stupidi e perdenti non è una premessa di vittoria. E non conduce a nessuna forma di stabilità, per non dire di pace.

E altre letture citate in breve:
Schirrmacher, il valore della domanda giusta
Pollan, cibo da leggere
Yunus – business sociale
DeBaggis – community
Carr – internet
Ito – freesouls
Potter – design
Patel – il valore
Sun – media cinesi
Dazieri – gorilla
Conner – scienza popolare
Brokman – ottimismo

Laggiù nel Far Web

Un duello, molto amichevole, sulle regole del web. Sul Sole. Mi pare che le due opinioni a confronto non siano poi tanto diverse. In particolare, Daniele sostiene che le regole del web ci possono essere: soprattutto basate sull’autoregolamentazione. E su questo siamo d’accordo. Casomai si può dire che forse il livello del problema si sta innalzando: perché mentre da queste parti si discute ancora di copyright, altrove si stanno preparando alla cyberguerra…

Il Blackberry porta Google su iPhone

La competizione globale sui tablet potrebbe essere il motivo per cui anche Apple accetterebbe la app di Google che consente di fare telefonate in voip su iPhone e iPad. Blackberry e Android ce l’hanno. Ma l’assenza di quella app su iPhone non ha messo a rischio la tenuta della Apple nel suo segmento telefonico. Il problema è invece per la tenuta del tablet, imho, che non è per nulla scontata. Contro i tablet in Android e Blackberry, Apple deve aprire e non chiudere alle apps che il mercato desidera. Vedremo se è vero.

(Forse, lo stesso motivo aveva contribuito a portare la Apple a cambiare il suo atteggiamento nei confronti del Flash).

TechCrunch va con Aol

Om Malik dice che Aol sarebbe intenzionata a comprare TechCrunch. L’accordo sarebbe visto soprattutto come un rafforzamento della struttura di Aol nell’ambito degli eventi.

La possibilità non va interpretata come un’acquisizione di un giornale da parte di un editore. Ma come l’accesso a una cultura e a un’organizzazione.

La ventilata acquisizione segnala che la questione editoriale non è più intesa come un processo produttivo attraverso il quale si passa da una struttura che genera contenuti a un fatturato. La produzione di informazioni online – quando è ben compresa – è sempre meno simile a una catena di montaggio e sempre più simile a un sistema creativo che riesce a dar conto di “eventi”.

Il fatto non c’è ancora ma potrebbe far riflettere chi si deve occupare di scrivere le nuove regole della relazione tra editori e autori.

Update: La storia si è conclusa. Aol ha comprato TechCrunch…

I can get some satisfaction

La ricerca della felicità non ha bisogno di parole troppo difficili. Almeno a giudicare da un post molto interessante per la sua semplicità disarmante proposto da Luca Chittaro sul suo blog.

Punti di vista sul controllo della rete

Se lo si vede dal punto di vista americano, uno strumento che le autorità iraniane non riescono a intercettare merita un applauso. Se lo si vede dal punto di vista iraniano, uno strumento che le autorità americane non riescono a intercettare merita un applauso. E per questo gli americani e gli iraniani cercano di impedire che strumenti del genere esistano e funzionino.

Austin Heap ha fatto un software che dovevano consentire ai dissidenti in Iran di parlarsi senza farsi trovare. E prima che si scoprisse che era un pericoloso buco nell’acqua, il segretario di stato americano l’ha applaudito. (Economist, Newsweek)

Skype è un software che le autorità americane non riescono a intercettare e quindi pensano che sia usato dai terroristi. Che probabilmente lo applaudono. (New York Times, Repubblica).

Non è facile fare un software che non si riesce a controllare. Se qualcuno ci riesce, da qualche parte nel mondo ci sarà di sicuro un governo che tenta di controllarlo. Appena un governo ci riesce, da qualche parte del mondo nasce un software che non si riesce a controllare….

La neutralità della rete consente anche questo gioco a “guardie e ladri”. Molte entità – pubbliche e private – sono contrarie alla stessa neutralità. Se riusciranno a vincere, erodendo o limitando la neutralità, non faranno che fare affondare il gioco delle guardie e dei ladri in un territorio ancora più oscuro ed esoterico di quanto non sia già oggi.

Concentrandosi sul punto di vista americano, sorge una domanda: gli americani sono più forti o più deboli se lasciano la rete libera di svilupparsi come ha fatto finora? Sono più deboli perché non contrastano i terroristi che usano la rete senza problemi per organizzarsi; o sono più forti perché da loro arriva l’innovazione che governa il percorso della tecnologia in tutto il mondo? Meglio fare molti buchi nell’acqua ma tenere in mano l’agenda dell’innovazione? O meglio chiudere la porta all’innovazione ma prendere il controllo di quanto si è fatto finora?

Ma gli americani non avevano Echelon?

Si parlerà anche di questo all’StsForum di Kyoto. E questi sono appunti in vista di quella riunione. Tutti i suggerimenti sono graditi.

Say Six Apart

Say Media, piattaforma pubblicitaria, compra Six Apart, piattaforma di blogging. Quella che usa anche chi blogga su Nòva.

Solo per le tue dita

Ennesimo brevetto Apple per il riconoscimento delle dita che toccano un iPad o un iPhone… Non si sa se porterà mai a qualcosa di concreto. Ma la notizia si fa segnalare…

Iranyana da leggere

Iranyana, di Robert Baer, racconta l’Iran attraverso le sue conseguenze. Una strategia imperiale. Interventi intelilgenti nei paesi vicini. Libano. E naturalmente Iraq.

Si direbbe che il principale risultato della guerra in Iraq sia la sconfitta degli americani: perché sono gli iraniani ad aver avuto il maggior vantaggio dalla scomparsa dell’esercito iracheno, secondo Baer. Perché sono loro che, in prospettiva, governano il nuovo Iraq. Senza farsi troppo notare.

Tesi forte, discutibile, ma basata su quello che l’autore ha visto. E soprattutto orientata a far comprendere ai frettolosi occidentali che i tempi storici di quella regione sono più lunghi e profondi di quanto non si possa comprendere dando un’occhiata alle apparenze mediatiche.

E altre letture citate in breve:
Schirrmacher, il valore della domanda giusta
Pollan, cibo da leggere
Yunus – business sociale
DeBaggis – community
Carr – internet
Ito – freesouls
Potter – design
Patel – il valore
Sun – media cinesi
Dazieri – gorilla
Conner – scienza popolare
Brokman – ottimismo