September 2010 Archives

Nel paese dei Moratti

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Nel paese dei Moratti. Sarroch-Italia. Una storia ordinaria di capitalismo coloniale.

Giorgio Meletti ha scritto un libro sull'incidente che ha portato alla morte di tre operai della Saras, la raffineria dei Moratti in Sardegna.

E' un lavoro giornalistico di grande importanza. Che si farà notare.

Torneremo a parlarne.

E altre letture citate in breve:
Baer, Iranq
Schirrmacher, il valore della domanda giusta
Pollan, cibo da leggere
Yunus - business sociale
DeBaggis - community
Carr - internet
Ito - freesouls
Potter - design
Patel - il valore
Sun - media cinesi
Dazieri - gorilla
Conner - scienza popolare
Brokman - ottimismo

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Date Created: 30 September 2010

La Vita Nòva, un periodico di Nòva per iPad, è stato appena mandato alla Apple per approvazione...

Tablet a go go

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Secondo uno studio di Smart Research, presentata oggi al Sole, il 4% degli uomini tra i 18 e i 64 anni hanno un iPad o tablet e un terzo lo vorrebbe acquistare. Sono dati forse un po' alti ma segnalano che è uno strumento molto desiderato.

Curatori

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Software per realizzare pagine di informazione scegliendo le fonti twitteresche e bloggesche e per impaginarle in modo interessante. Il contributo è quello di curare una scelta di contenuti...

E' la buzz-word: curation. E un esempio è Paper.li... Ma è solo un esempio.

Ecco la pagina che deriva dai contenuti proposti dalle persone che seguo su Twitter. Ed ecco la pagina delle persone che sono nella lista relativa ad alcuni visionari.

Promesse mantenute

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E dunque ci comunicano, dalla più alta poltrona del Governo, che l'autostrada Salerno - Reggio Calabria è stata completata.

Update: Abbiamo frainteso! Il testo corretto del discorso è questo (grazie a Camillo):
"Saranno triplicati gli interventi sul Mezzogiorno nei prossimi anni con investimenti per 21 miliardi di euro pari al 40 per cento di quelli attuali, raggiungendo nel 2013 alcuni risultati importanti come il completamento del Salerno-Reggio Calabria. Entro dicembre sarà pronto il progetto esecutivo del ponte sullo stretto su Messina".


Anche lui cerca di capire come mai siamo fermi in coda sulla Salerno  - Reggio Calabria

(La foto è di Ivo Spadone, pubblicata su Flickr il 7 agosto scorso).

Integrazione Facebook Skype

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I rumors sembrano piuttosto concreti. Anche se questo genere di accordi di integrazione possono sempre andare a gambe all'aria all'ultimo momento. Facebook e Skype starebbero integrando le loro reti per migliorare i rispettivi servizi di comunicazione. Per chi è interessato al telefonino di Facebook c'è altro materiale per riflettere. Per chi è interessato alla privacy online c'è un nuovo braccio del labirinto.

Iranq

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"E' stato un errore madornale destituire Saddam nel marzo 2003, distruggere l'apparato militare iracheno, dimostrare la totale impotenza dei religiosi sciiti moderati e creare un altro vuoto che l'Iran poteva agevolmenet colmare. Gli Stati Uniti hanno di fatto donato all'Iran un altro paese arabo, un'altra gemma per la corona imperiale dell'Iran"

Lo scrive Robert Baer, in Iranyana.

Baer sembra fondamentalmente convinto che l'America debba abbandonare l'Iraq. Ormai il danno è fatto e non si rimedia restando con delle truppe da quelle parti. Intanto, George Friedman pensa che sia meglio abbandonare l'Afghanistan (se non capisco male). Il problema è la politica interna americana.

Dunque, il problema è di visione. E di spiegazione della visione agli americani.

La visione degli anni Novanta, forse sintetizzata nel concetto di "guerra tra civiltà", nata all'indomani della fine della Guerra Fredda e in sostituzione della visione dei due blocchi (capitalismo e comunismo), è stata superata dalla storia. Così come l'idea che la globalizzazione sia una conquista del mondo da parte del sistema americano.

A quanto pare, gli avversari degli americani non sono particolarmente idealisti e non sono centrati su un conflitto di civiltà. Sono pragmatici. Come l'Iran di Baer, come la Cina, come forse la Russia. E la globalizzazione non è l'americanizzazione del mondo. Ma una vera e propria scacchiera complessa nella quale si vince solo se si hanno ben chiari gli obiettivi e li si persegue in modo pragmatico.

Gli idealisti, come i no global e i religiosi americani, non servono molto a capire come stanno le cose. Gli iraniani non sono una teocrazia, ma un regime militare (dice Baer). I cinesi non sono comunisti ma un sistema economico-politico estremamente efficace. Entrambi i sistemi riescono a espandere le loro aree di influenza e a colonizzare altri paesi e altri territori. Gli americani invadono con logiche antiche e perdono le guerre.

Il confronto di civiltà è un concetto troppo alto e astratto. Aiuta i radicali idealisti, ma non le popolazioni occidentali. Fa paura - come il terrorismo - ma non è pratico.

Ma una parte della questione ideale, tradotta in termini pragmatici, va assolutamente recuperata. Se gli occidentali vogliono avere una chance devono rigenerare una visione concreta dello stato del mondo e agire con coerenza.

Il che significa, prima di tutto, tornare a riflettere sulle radici del loro softpower, della loro autorevolezza e influenza. Sembrare stupidi e perdenti non è una premessa di vittoria. E non conduce a nessuna forma di stabilità, per non dire di pace.

E altre letture citate in breve:
Schirrmacher, il valore della domanda giusta
Pollan, cibo da leggere
Yunus - business sociale
DeBaggis - community
Carr - internet
Ito - freesouls
Potter - design
Patel - il valore
Sun - media cinesi
Dazieri - gorilla
Conner - scienza popolare
Brokman - ottimismo

Laggiù nel Far Web

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Un duello, molto amichevole, sulle regole del web. Sul Sole. Mi pare che le due opinioni a confronto non siano poi tanto diverse. In particolare, Daniele sostiene che le regole del web ci possono essere: soprattutto basate sull'autoregolamentazione. E su questo siamo d'accordo. Casomai si può dire che forse il livello del problema si sta innalzando: perché mentre da queste parti si discute ancora di copyright, altrove si stanno preparando alla cyberguerra...

Il Blackberry porta Google su iPhone

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La competizione globale sui tablet potrebbe essere il motivo per cui anche Apple accetterebbe la app di Google che consente di fare telefonate in voip su iPhone e iPad. Blackberry e Android ce l'hanno. Ma l'assenza di quella app su iPhone non ha messo a rischio la tenuta della Apple nel suo segmento telefonico. Il problema è invece per la tenuta del tablet, imho, che non è per nulla scontata. Contro i tablet in Android e Blackberry, Apple deve aprire e non chiudere alle apps che il mercato desidera. Vedremo se è vero.

(Forse, lo stesso motivo aveva contribuito a portare la Apple a cambiare il suo atteggiamento nei confronti del Flash).

TechCrunch va con Aol

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Om Malik dice che Aol sarebbe intenzionata a comprare TechCrunch. L'accordo sarebbe visto soprattutto come un rafforzamento della struttura di Aol nell'ambito degli eventi.

La possibilità non va interpretata come un'acquisizione di un giornale da parte di un editore. Ma come l'accesso a una cultura e a un'organizzazione.

La ventilata acquisizione segnala che la questione editoriale non è più intesa come un processo produttivo attraverso il quale si passa da una struttura che genera contenuti a un fatturato. La produzione di informazioni online - quando è ben compresa - è sempre meno simile a una catena di montaggio e sempre più simile a un sistema creativo che riesce a dar conto di "eventi".

Il fatto non c'è ancora ma potrebbe far riflettere chi si deve occupare di scrivere le nuove regole della relazione tra editori e autori.

Update: La storia si è conclusa. Aol ha comprato TechCrunch...

I can get some satisfaction

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La ricerca della felicità non ha bisogno di parole troppo difficili. Almeno a giudicare da un post molto interessante per la sua semplicità disarmante proposto da Luca Chittaro sul suo blog.

Punti di vista sul controllo della rete

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Se lo si vede dal punto di vista americano, uno strumento che le autorità iraniane non riescono a intercettare merita un applauso. Se lo si vede dal punto di vista iraniano, uno strumento che le autorità americane non riescono a intercettare merita un applauso. E per questo gli americani e gli iraniani cercano di impedire che strumenti del genere esistano e funzionino.

Austin Heap ha fatto un software che dovevano consentire ai dissidenti in Iran di parlarsi senza farsi trovare. E prima che si scoprisse che era un pericoloso buco nell'acqua, il segretario di stato americano l'ha applaudito. (Economist, Newsweek)

Skype è un software che le autorità americane non riescono a intercettare e quindi pensano che sia usato dai terroristi. Che probabilmente lo applaudono. (New York Times, Repubblica).

Non è facile fare un software che non si riesce a controllare. Se qualcuno ci riesce, da qualche parte nel mondo ci sarà di sicuro un governo che tenta di controllarlo. Appena un governo ci riesce, da qualche parte del mondo nasce un software che non si riesce a controllare....

La neutralità della rete consente anche questo gioco a "guardie e ladri". Molte entità - pubbliche e private - sono contrarie alla stessa neutralità. Se riusciranno a vincere, erodendo o limitando la neutralità, non faranno che fare affondare il gioco delle guardie e dei ladri in un territorio ancora più oscuro ed esoterico di quanto non sia già oggi.

Concentrandosi sul punto di vista americano, sorge una domanda: gli americani sono più forti o più deboli se lasciano la rete libera di svilupparsi come ha fatto finora? Sono più deboli perché non contrastano i terroristi che usano la rete senza problemi per organizzarsi; o sono più forti perché da loro arriva l'innovazione che governa il percorso della tecnologia in tutto il mondo? Meglio fare molti buchi nell'acqua ma tenere in mano l'agenda dell'innovazione? O meglio chiudere la porta all'innovazione ma prendere il controllo di quanto si è fatto finora?

Ma gli americani non avevano Echelon?

Si parlerà anche di questo all'StsForum di Kyoto. E questi sono appunti in vista di quella riunione. Tutti i suggerimenti sono graditi.

Say Six Apart

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Say Media, piattaforma pubblicitaria, compra Six Apart, piattaforma di blogging. Quella che usa anche chi blogga su Nòva.

Solo per le tue dita

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Ennesimo brevetto Apple per il riconoscimento delle dita che toccano un iPad o un iPhone... Non si sa se porterà mai a qualcosa di concreto. Ma la notizia si fa segnalare...

Iranyana da leggere

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Iranyana, di Robert Baer, racconta l'Iran attraverso le sue conseguenze. Una strategia imperiale. Interventi intelilgenti nei paesi vicini. Libano. E naturalmente Iraq.

Si direbbe che il principale risultato della guerra in Iraq sia la sconfitta degli americani: perché sono gli iraniani ad aver avuto il maggior vantaggio dalla scomparsa dell'esercito iracheno, secondo Baer. Perché sono loro che, in prospettiva, governano il nuovo Iraq. Senza farsi troppo notare.

Tesi forte, discutibile, ma basata su quello che l'autore ha visto. E soprattutto orientata a far comprendere ai frettolosi occidentali che i tempi storici di quella regione sono più lunghi e profondi di quanto non si possa comprendere dando un'occhiata alle apparenze mediatiche.

E altre letture citate in breve:
Schirrmacher, il valore della domanda giusta
Pollan, cibo da leggere
Yunus - business sociale
DeBaggis - community
Carr - internet
Ito - freesouls
Potter - design
Patel - il valore
Sun - media cinesi
Dazieri - gorilla
Conner - scienza popolare
Brokman - ottimismo

Trailmeme

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Trailmeme intende offrire un aiuto alla navigazione online e all'ordine delle ricerche in rete (via Mashable). In pratica, questa start up vorrebbe produrre una tecnologia che consente agli utenti di partire dai loro bookmark e tracciare connessioni tra essi per poi condividerle e a partire da questo ricostruire i tracciati della storia dell'evoluzione delle notizie o delle informazioni in rete. La start up è stata incubata dalla Xerox. E potrebbe valere la pena di seguirne lo sviluppo.

I blog tendono a diventare giornali

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Uno studio di eMarketer mostra che il blogging è considerato meno alla frontiera dell'innovazione mediatica di quanto avviene nei social network e nel microblogging di Facebook e Twitter. Ma aggiunge che è tutt'altro che in crisi. 

In pratica Twitter e simili assumono il compito di consentire a molte persone di scambiarsi segnali veloci. Mentre i blog sono più impegnativi e vengono fatti da poche persone.

Ma d'altra parte i blog crescono molto dal punto di vista del numero di persone che li leggono, negli Stati Uniti. E forse tendono a essere più simili a dei piccoli giornali. Una buona metà degli americani leggono i blog. Poco più di un decimo degli americani li scrivono.

Molti modelli per imprese sociali

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Ci sono molti modelli di impresa sociale. Sono accomunati - forse - dal fatto che hanno poco bisogno di capitale finanziario e dunque poco bisogno di profitto per ripagarlo. Hanno molto capitale sociale e dunque devono ripagare le persone, in termini monetari e valoriali. Ma sono diversi per il tipo di obiettivo che hanno e non c'è alcun motivo di pensare che un modello sia a priori migliore di un altro. Ne parlava Carlo Borzaga recentemente a Riva del Garda. E Flaviano Zandonai ha riannodato alcuni fili di quella discussione.

Un bel numero di Affinities dà conto della molteplicità dei modelli cooperativi. E della loro enorme potenzialità economica, in un'epoca in cui l'economia, la società e la cultura ridefiniscono i loro confini concettuali.

Notte dei ricercatori

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Oggi la notte dei ricercatori. Un'esigenza, tante idee, una quantità di iniziative in molte città.. Un modo per averne un'immagine è il coraggioso e generoso lavoro che fanno a Bologna.

Fiction design

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L'idea bizzarra del Near Future Laboratory è fare un design il cui progetto è immaginato e descritto in base a uno storytelling di fiction.

Potrebbero trarre qualche esperienza studiando l'Italia che si può considerare un "near past laboratory" che vive in uno storytelling immaginato in base alla fiction di un progetto. Uhmm.

L'Unicredit e il Dictator

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Tra i vari test che si fanno nell'economia sperimentale, uno dei più famosi è quello del Dictator. E a quanto pare è stato riprodotto, con risultati sorprendenti, nel corso del recente addio di Alessandro Profumo all'Unicredit.

Jonah Lehrer spiega che nel Dictator lo sperimentatore dà una somma di denaro al giocatore A e gli chiede di dividerla con il giocatore B. Fatta la scelta, A e B si tengono la loro parte. La teoria dell'homo oeconomicus prevederebbe che il giocatore A dia a B una quota molto bassa della somma. Ma in realtà, avviene che le persone tendano a fare parti molto più eque. Infatti, nella realtà il giocatore A pensa sia alla propria convenienza che all'effetto emotivo della sua scelta sul giocatore B. E per evitare di essere giudicato male, decide di dividere il regalo in parti uguali o piuttosto eque. La qualità della relazione con l'altra persona è più importante della quantità di denaro che ci si intasca in una condizione come questa.

Profumo si è dimostrato invece un poco più simile a un homo oeconomicus. Almeno stando alla cronaca fatta dai giornali, ha preso una liquidazione da circa 40 milioni e ha dato in beneficienza 2 milioni. E' stato certamente un bel gesto, visto che poteva tenersi tutta la somma e che comunque dovrà pagare le sue tasse. Ma non tutti hanno considerato equa la ripartizione: con quel giudizio, certamente emotivo, i critici si sono comportati come il giocatore A teme che si comporterebbe il giocatore B se la sua decisione non fosse equa.

Il valore della domanda giusta

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Sfogliando il libro di Frank Schirrmacher, La libertà ritrovata, Come (continuare a) pensare nell'era digitale, ci si imbatte in frasi notevoli.

"La domanda che deve affrontare chi lavora in aziende come Google, Xerox o Microsoft, cui è quasi impossibile rispondere, è la seguente: come si può catturare l'attenzione (sempre sull'orlo di distrarsi) senza manipolarla? Dato che le persone non possono più farlo e forse, a causa di questo sovraccarico cognitivo, non potranno più farlo neanche in futuro, sono le macchine che devono assumersi questo compito".

Diamo la colpa dell'information overload alle macchine, ma sono le macchine che ce lo devono risolvere. O no? Il libro si sfoglia con curiosità. Ed è percorso da intuizioni molto condivisibili.

"La società che riprende con rinnovato vigore il controllo del proprio pensiero è quella dove scuole e università offrono anche corsi di meditazione, e diventano luoghi dove non si insegnano pensieri ma modi di pensare, nonché la possibilità di riconoscere, nell'epoca dei motori di ricerca, il valore della domanda giusta".

Geografia dei preconcetti

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Una serie di mappe dell'Europa, per descrivere una geografia dei preconcetti. Che supera la metafora dell'atlante per arrivare direttamente a quella della vignetta.

Da dove vengono le buone idee

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Steven Berlin Johnson racconta il suo nuovo libro a Ted. Da dove vengono le buone idee? Quelle che spostano gli scenari e le visioni del possibile? Spesso, ovviamente, da dove meno te le aspetti...


Difendersi dall'imbarbarimento aprendo le porte della cultura ai barbari. Alessandro Baricco è un grande scrittore. E il suo pezzo di oggi lo dimostra ancora una volta, con sapiente qualità intellettuale, grande senso delle proporzioni e molta umanità.

I barbari sono innovatori. Cercano sinceramente il loro mondo migliore e se non lo trovano lo costruiscono e lo conquistano.

Gli imbarbariti sono i decadenti, inconsapevoli, superati dalla storia.

Queste distinzioni di Baricco sono suggestive. Belle. Casomai, se si supera la bellezza delle forme letterarie e si approfondisce l'intuizione epistemologica, si può forse discutere sulle direzioni della ricerca di senso suggerite da Baricco. Superficie e profondità. Sopra e sotto. I termini di luogo sono meno significativi, in quest'epoca, per la ricerca (il senso non è in "cielo", non è "sotto le apparenze", non sappiamo dire altro che lo possiamo riconoscere nella vita...). Sembriamo piuttosto immersi in un mare nel quale non sappiamo "dove" sia il senso, piuttosto come "costruiamo" il senso (come fanno i barbari, appunto). Il bisogno di un "perché" resta immenso e quotidiano (la nuova civiltà).

Il pezzo iniziale di Baricco su Wired.

I commenti in qualche post precedente:

Cosmo: ci stanno pensando

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Grazie moltissimo a tutti coloro che si interessano del destino di Cosmo, la trasmissione andata in onda in forma sperimentale e unica il 4 settembre scorso. È stata un'esperienza molto interessante. E del tutto episodica. A meno che... Beh, vedremo... Ai piani alti della Rai stanno ancora pensando a quali conclusioni trarre dall'esperimento e a che cosa fare del programma.

Intanto, le persone che si occupano degli accessi via web alle pagine di Cosmo: siamo tutti una rete hanno valutato il risultato "ottimo". Se dovessero decidere di andare avanti con la trasmissione sarebbe interessante approfondire la relazione tra il programma in tv e il suo servizio in rete. 

Ce lo si poteva aspettare. Ma lo stupore apre le porte della conoscenza... 

La ragione di Evgeny

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Evgeny Morozov aveva ragione a sospettare il software superpubblicizzato anticensura di Austin Heap. E a sostenere che poteva essere pericoloso per i dissidenti iraniani che lo usavano. Ora viene fuori che alcuni esperti lo hanno provato e lo hanno trovato facile da vincere. (Technology Review, NetEffect...)

Il sindaco del web

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Domani alle 18:30, a Roma, c'è Naveen Salvadurai, co-fondatore di Foursquare, Dina Kaplan, co-fondatore di Blip.Tv. Si parla dei media sociali e della geolocalizzazione. Ci sono anche Luca Conti e Luca Telese. Telecom Italia organizza nell'ambito di Capitale Digitale. C'è persino lo streaming. Il tema delle apps è un aspetto della discussione. In realtà, la sintesi su dove va il web si fa meno con le parole che con le azioni. Salvadurai sarà probabilmente il sindaco dell'incontro...

Priorità di Gmail

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Luca Filigheddu dice che ha spento l'opzione che autorizzava la sua Gmail ad applicare l'algoritmo per filtrare la posta in funzione dell'importanza dei messaggi. Perché Luca usa molte etichette per la sua posta. E il sistema non sembra riuscire a tenerne conto. Si può usare, forse, se non si usano molte etichette.

Pollan, cibo da leggere

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More about Il dilemma dell'onnivoroMichael Pollan ricostruisce il percorso del cibo dalla produzione al consumo, a partire dal percorso del mais. Il dilemma dell'onnivoro è un libro da prendere in mano anche a due anni di distanza dall'uscita. E Pollan lo scrive con la consapevolezza del maestro di giornalismo: ironico, divertente, stupito, documentatissimo. I suoi corsi di giornalismo a Berkeley devono essere esperienze da non perdere per chiunque si occupi di studiare come si migliora il modo in cui si fa ricerca e diffusione di informazioni.

Il sistema di incentivazione americano della coltivazione del mais genera una clamorosa sovrapproduzione, tiene gli agricoltori al limite della sostenibilità economica, consente all'industria agroalimentare di cercare ogni tipo di strategia per aumentare il valore aggiunto del cibo consumato o per aumentare la quantità di cibo consumato. Per seguire ogni passo della catena alimentare a base di mais occorre letteralmente turarsi il naso. Ma la sua importanza è enorme. Perché il mais è il contenuto fondamentale, almeno in America, di una quantità di alimenti come le bibite, le merendine, gli hamburger, le patatine...

"A causa del diabete e di tutti gli altri problemi di salute associati all'obesità, è possibile che questa generazione sia la prima nella storia d'America ad avere una speranza di vita inferiore a quella che l'ha preceduta". Se ne parlava a Cosmo, appunto. "Secondo l'Onu, nel 2000 gli abitanti del pianeta che soffrono di malattie da ipernutrizione (stimati in un miliardo) hanno superato ufficialmente quelli denutriti (ottocento milioni)".

Eppure, la condizione di onnivoro è potenzialmente molto efficiente, dimostrano gli studiosi - come Marco Scotti - delle reti di relazioni alimentare negli ecosistemi. Stiamo purtroppo imparando a rinunciare a questo vantaggio...

E altre letture citate in breve:
Yunus - business sociale
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Fiction politica, puntatina in Sicilia

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Puntatina della fiction politica. In Sicilia un piccolo colpo di scena: un esponente rilevantissimo di Publitalia e Pdl crea un nuovo contenitore politico. Ma chissà che non sia proprio quello che serve ad accogliere anche qualche eletto dell'Udc intenzionato a passare con la maggioranza. Chi si preoccupa perché vede in questa storia un ulteriore segno di disgregazione a Destra potrebbe risparmiare l'ansia per un altro argomento: come se fosse solo una fiction.

Yunus, business sociale

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yunus_sipuofare.jpegLa povertà non è colpa dei poveri. Ma del modo in cui si organizza la società e l'economia. Il premio Nobel per la pace, Muhammad Yunus, fondatore della Grameen Bank e pioniere del microcredito, ha raggiunto risultati straordinari nei luoghi in cui è intervenuto con le sue soluzioni finanziarie orientate al business sociale.

Il suo ultimo libro, tradotto da Feltrinelli con un titolo un po' diverso dall'originale, è una sorgente di coraggio. Un coraggio che deriva da un pensiero, come al solito, fondamentalmente pragmatico.

«Senza dubbio la natura umana ha tratti egoistici, ma sa essere anche altruista, molte nostre azioni si spiegano con l'interesse personale e con la ricerca del profitto, ma altre appaiono prive di senso se viste solo attraverso questa lente deformante», scrive Yunus.

Dal punto di vista teorico, l'innovazione è molto... pratica. L'economia tradizionale fonda le sue convinzioni sull'assunto secondo il quale la persona umana è unidimensionale e cerca semplicemente la propria utilità. In realtà, la persona è multidimensionale e cerca un insieme vario di cose tra le quali l'utilità, ma anche la felicità degli altri. Di questo occorre che si renda conto anche l'economia e ne prenda le dovute conseguenze. «Bisogna che nella teoria economica il convenzionale soggetto unidimensionale venga sostituito da una persona vera multidimensionale, animata sia da spinte egoistiche sia da slanci altruistici».

«Questo nuovo punto di vista rappresenta un cambiamento radicale nella nostra interpretazione del mondo dell'economia, perché adottandolo ci rendiamo immediatamente conto di come ci sia bisogno di due tipi d'impresa, uno mirato all'arricchimento personale e uno dedicato all'aiuto degli altri. Nel primo tipo di impresa l'obiettivo è massimizzare il profitto dei proprietari sempre e comunque, anche se non rimane nulla per gli altri, al punto che in questa ricerca del massimo profitto molti non si accorgono nemmeno del danno che stanno inconsapevolmente causando alla vita di altre persone. Nelle imprese del secondo tipo, invece, tutto viene utilizzato a beneficio degli altri e non rimane nulla per i proprietari. Nulla, beninteso, a parte il piacere di agire per il bene dell'umanità. Chiameremo "impresa con finalità sociali" questo secondo tipo di impresa che fa leva sul lato altruistico della natura umana ed è l'anello mancante che può rendere completa la nostra teoria economica».

«Chi investe nel business sociale lo fa con l'obiettivo di aiutare gli altri senza prevedere alcun ritorno finanziario per sé. A parte questo, però, le imprese con finalità sociali sono imprese a tutti gli effetti, capaci di generare ricchezza in misura sufficiente a coprire i costi di produzione e raggiungere così quella forza propulsiva autosufficiente che è il primo requisito che cerchiamo in un'impresa sana».

E altre letture citate in breve:
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Consigli per Nokia

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Quando è uscito per la prima volta l'iPhone, la domanda alla Nokia era stata: "Come ci si sente a essere il numero due?"

Ma alla Nokia non capivano la domanda. Era una questione di concetti. Loro si sentivano di gran lunga il numero uno, per quota di mercato mondiale nei telefonini. Ma non erano più il numero uno in termini di leadership culturale. E il seguito della storia è noto. L'insieme del mercato ha inseguito l'innovazione introdotta dalla Apple. L'organizzazione del mercato, l'agenda setting, le aspirazioni dei consumatori, la partecipazione degli sviluppatori, sono andati dietro alla Apple.

Ora devono reagire. E finalmente lo sanno. Hanno cambiato il ceo. Stanno cambiando i prodotti. E su dw2 escono sei consigli per la Nokia. Sui quali riflettere.

Le armi di distrazione di massa colpiscono Obama

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Quasi la metà degli americani pensa che il programma di aiuti alle banche responsabili della crisi finanziaria sia stato avviato da Obama. (Pew)

Da notare che non solo i soldi alle banche sono stati decisi dall'amminsitrazione precedente, ma anche la legislazione che ha consentito alle banche di fare quello che volevano è stata decisa dalle amministrazioni precedenti. Con danni che restano tutti da rimediare.

Si direbbe che l'errore di percezione sia stato costruito ad arte. La disinformazione genera gravissime ingiustizie. E prepara i prossimi errori.

(Dice Pew: "Yet the public continues to struggle in identifying political figures, foreign leaders and even knowing facts about key government policies. Only about a third of Americans (34%) know that the government's bailout of banks and financial institutions was enacted under the Bush administration. Nearly half (47%) incorrectly say that the Troubled Asset Relief Program - widely known as TARP - was signed into law by President Obama.")

Se vuoi la pace, prepara la pace

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Ok. La guerra c'è. E ci si prepara costantemente. Il motto "si vis pacem, para bellum" è talmente vecchio che i governi lo hanno imparato. Ma preparare la pace sembra più difficile. "Si vis pacem, para pacem".

La considerazione nasce nell'ambito della preparazione per la conduzione di una sessione di lavori allo StsForum di Kyoto, dedicata alla guerra elettronica. Ci saranno, tra gli altri, Atul Asthana, vicepresidente Global Standards della Rim, e Jay Cohen, partner di Chertoff Group, ex funzionario del governo americano per la sicurezza online.

La Rim ha fatto qualche esperienza, recentemente, in materia di sicurezza degli stati. Dalla questione del Blackberry di Obama, alle preoccupazioni degli Emirati e dell'India sulla struttura dei server che gestiscono la posta su quella piattaforma e che sfuggono al controllo degli stati stessi. Gli Stati Uniti stanno passando per un processo decisionale piuttosto complesso per arrivare a definire che esiste un corpo dell'aviazione che si occupa della guerra elettronica. E naturalmente hanno un'elaborazione piuttosto significativa in materia. Come del resto la Russia, la Cina e altri.

La distanza tra le "forze armate" degli stati e quelle delle organizzazioni criminali o terroristiche in questa guerra nello spazio elettronico è minore di quella che si riscontra altrove, ovviamente. E poiché - come dice Moises Naim - le organizzazioni criminali sono quelle che stanno crescendo di più in questa fase geopolitica, questo non è incoraggiante.

Ma è chiaro che c'è un trade off tra sicurezza nazionale e diritti dei cittadini. E che le innovazioni che si possono realizzare per difendere gli stati, prevenire attacchi, conoscere le mosse degli avversari, mettere in difficoltà gli avversari sono ancora tutte da definire.

Del resto, internet era nata anche da esigenze militari.

Ma come si prepara questa guerra in modo che possa preparare anche la pace? Suggerimenti per approfondimenti, a parte Wikipedia?

Impresa e motivazioni

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Un post di ieri, dedicato al workshop di oggi a Riva del Garda sull'impresa sociale, alludeva al rapporto tra risorse materiali e generazione di senso in un'impresa. 

Se ne può parlare con una mentalità antica, gerarchica, nella quale si cerca una linea di priorità tra i due poli della questione: in questo caso si può ironizzare, un po' grettamente, sul fatto che la "generazione di senso" non produce posti di lavoro; oppure si può concentrare l'attenzione sul fatto che la ricchezza discende da una profonda consapevolezza culturale. Ma il fatto è che le due dimensioni non sono in relazione gerarchica tra loro. Sono semplicemente insieme. Come il corpo e la mente... Dove però non di danno individui isolati, ma gruppi di persone il cui corpi e le cui menti si sviluppano secondo logiche che non sono solo di competizione ma anche di coordinamento e collaborazione.

La scoperta che stiamo facendo in questi tempi, peraltro, è che l'equivalente del corpo e della mente delle imprese sono a loro volta fenomeni che non si comprendono soltanto in funzione della competizione, ma anche del coordinamento e della collaborazione.

Il che avviene in base a diversi modelli contemporanei. Quelli nei quali esiste un progetto comune al quale tutti contribuiscono per arricchire il contesto nel quale operano. E quelli nei quali tutti cercano di partecipare per ottenere prestigio e attenzione. I modelli wikinomics e facebookvalue esistono nei network sociali, all'interno delle imprese e nel territorio.

In tutti i casi la generazione di risorse monetarie e lo scopo sociale e culturale dell'attività di impresa costituiscono insieme le basi del successo economico. E di certo le persone che lavorano per uno scopo comune e condiviso, in un contesto al quale pensano di contribuire positivamente, creando qualcosa nel quale riconoscono un senso, sono probabilmente più capaci di convincere anche gli utenti dei loro prodotti o servizi a riconoscere quel senso e ad attribuirgli un valore. La differenza può essere nella qualità di quel "senso": può essere puramente funzionale e fungibile o può avere un connotato intellettuale o immaginario o di ricerca più sofisticato e unico; nei due casi avrà una diversa diffusione e un diverso valore aggiunto.

Sempre meno si possono stabilire confini netti tra le dinamiche dell'economia, della società e della cultura.

Diaspora rilascia il codice

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Per chi sappia come contribuire, oggi è il giorno in cui Diaspora rilascia il codice e spera nella collaborazione dei programmatori in rete. Diaspora è un social network open source che promette agli utenti di restare in controllo di tutto, dalla privacy alla piattaforma stessa.

The Bordello State

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James Walston firma un pezzo su Foreign Policy per descrivere la discesa dell'Italia all'inferno avvenuta in seguito alla "discesa in campo" più politica della storia recente. Walston sceglie un titolo ispirato a Dante: The Bordello State.
In preparazione del workshop sull'impresa sociale che comincia domani a Riva del Garda, grazie a IrisNetwork, si cercano riflessioni. Ecco due appunti.

Il valore, nell'epoca della conoscenza, è concentrato sull'immateriale. Immagine, informazione, ricerca, progetto: senso. Il senso non esiste se non è condiviso. Il valore non esiste se non è condiviso.

L'impresa sociale da questo punto di vista è impresa culturale. Perché sottolineando l'aspetto collaborativo dell'azione economica consente di porre la produzione di senso al centro della riflessione e di trattare in modo "laico" la questione delle risorse monetarie: la dimensione monetaria e la dimensione di senso sono ormai due condizioni di una sola struttura economica. Dimenticarne una è una perdita di valore.

Quando faremo i conti

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I conti della corruzione e dell'evasione. Riassunti da Pier Luigi Sacco.

Twitter

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L'incredibile pericolo del walled garden Intel?

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Sarebbe incredibile che proprio l'Intel, cresciuta sulla struttura del mercato degli standard di fatto, dovesse passare alla logica del walled garden. Ne parla ArsTechnica. Forse proiettando troppo in avanti le conseguenze della possibile acquisizione McAfee.

Sommario di giornalismo sociale

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Mashable fa un sommario di idee per il giornalismo nel mondo dei social media. Eccone alcune, giusto i titoli:

1. reporting collaborativo
2. giornalisti come community manager
3. distribuzione sociale
4. nuova cronaca del network sociale
5. curatori di pagine di aggregazione
6. redazioni in network
7. sviluppo del brand personale

Niente di nuovo, ma il pezzo serve da promemoria.

The faunal countdown

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Un titolo che vale un annuncio:

THE FAUNAL COUNTDOWN
Prima rassegna urbana di arte invadente
L'art safari in occasione dell'Anno Mondiale della Biodiversità

Il 24 settembre a Ferrara
La grande strategia britannica era quella di governare dividendo: quando una potenza emergeva troppo la si contrastava aiutando una potenza concorrente a contrastarla... Una strategia che aveva un sacco di precedenti, da Roma a Venezia. E che è stata seguita dagli Stati Uniti nella seconda metà del secolo scorso. Ma dall'11 settembre del 2001 quella strategia è in difficoltà. Perché è una strategia che richiede l'utilizzo di una grande gamma di "armi", da quelle culturali a quelle violente, da quelle diplomatiche a quelle economiche. E invece negli ultimi nove anni tutte le "armi" americane si sono concentrate sulla guerra violenta nella regione che va dal Mediterraneo alla valle dell'Indo.

La ragion di stato dovrebbe condurre l'America fuori dalla guerra in Afghanistan. E se lo dice uno dei più lucidi analisti dei problemi della strategia globale, uno che ha sostenuto la guerra in Iraq e l'ossessione della guerra contro al Qaeda, vuol dire che qualcosa sta succedendo.

Insomma, il bellissimo pezzo di George Friedman, Stratfor, va letto. (Grazie a Marco che lo ha segnalato).

Friedman, con grande umiltà, dice che tutto quello che è stato detto - dal governo americano e dagli osservatori come lui stesso - in materia di strategia contro il terrorismo è stato dettato dalla paura, non dalla ragione. Una paura comprensibile. Che ha focalizzato troppe energie su una regione e un obiettivo che non meritava tanta attenzione, perché si è dimostrato che non era poi un obiettivo tanto pericoloso. (Friedman sbaglia - non ingenuamente - solo ad attribuire al presidente americano George W. Bush le decisioni: lui, nel giorno dell'attacco stava leggendo "La mia capretta" in una scuola davanti a una telecamera il cui contenuto sarebbe poi finito in un film di Michael Moore...).

L'America può aver perso la guerra in Afghanistan. Ma - dice Friedman - è ora di capire che non vale la pena di insistere. Perché mentre perdiamo tempo sui destini di Kandahar, dice, altre potenze, come la Cina, vanno avanti in un vuoto strategico americano che gli Stati Uniti non si possono permettere.

(Il tenutario di questo blog non è uno stratega né un esperto di cose militari. E non è detto che abbia capito tutto l'articolo citato. Ma un articolo così lo legge volentieri e lo consiglia. Se poi qualcuno volesse vedere una certa soddisfazione nello scoprire la somiglianza tra le conclusioni di Friedman e alcune delle considerazioni che ai tempi facevano i non violenti non massimalisti che non riuscivano a cogliere il nesso tra l'attacco alle Torri Gemelle, gli interessi americani e la guerra in Iraq, beh, quella soddisfazione, purtroppo solo intellettuale, in effetti, c'è. Quella guerra è stata più rabbia e vendetta che intelligenza: una rabbia che è costata un'enormità di vittime innocenti oltre il necessario, che ha portato l'America in una crisi economica enorme, che ha rafforzato gli avversari veri dell'America e che viene pagata da tutto il mondo).

Nel suo ultimo articolo, Friedman suggerisce una mossa coraggiosa, da parte di Obama... E non ambigua...

Castells della felicità

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Internazionale pubblica un pezzo di Manuel Castells sull'economia della felicità. Il sociologo della rete aggiunge la sua esperienza alla ricerca intorno al valore di ciò che non ha prezzo e alla nuova consapevolezza delle diverse dimensioni della vita economica che stiamo riscoprendo in questi anni. Anche grazie alla rete. (Appunti sull'economia della felicità)

Non si può essere felici da soli. E non c'è una relazione di identità tra la dimensione economica definita dal trittico mercato-utilità-prezzo e la dimensione economica che riguarda la ricerca della felicità. La dimensione della felicità riguarda le relazioni con le persone, la qualità dell'ambiente, l'identità culturale: aspetti di enorme valore e che non hanno prezzo. (Economia della felicità)

Il palazzo della memoria

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The memory palace racconta storie affascinanti, online. Segnalato da Ethan.

Esperimenti - oggi e domani - di live on YouTube

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Questi qui sotto sono i programmi sperimentali - solo oggi e domani - sulla piattaforma che YouTube sta realizzando per trasmettere in diretta. Dicono a YouTube che l'obiettivo è mettere a disposizione un sistema che consenta le dirette a chi abbia una telecamera e un computer connesso. Sarà una piattaforma aperta a tutti? Per ora si legge solo che chi trasmette non viene definito "user" ma "partner". E qualche osservatore si aspetta che non sarà aperta proprio a tutti. I concorrenti in questo spazio sono: Ustream, Justin.tv, Vokle, Livestream e altri.


 
Incidenti dovuti a fabbriche pericolose ce ne sono da parecchio. Il caso più famoso è quello della diossina di Seveso. E' talmente famoso che la direttiva europea che obbliga gli stati a rendere pubblici i dati sulla localizzazione delle fabbriche pericolose è chiamata "direttiva Seveso".

Ma non tutti gli stati stanno alle regole. E non tutti i cittadini che vivono vicino a una fabbrica pericolosa lo sanno.

In Danimarca, il lavoro che i giornalisti svolgono quando lottano per farsi dare i documenti in nome della legislazione sulla libertà di informazione si chiama wobbing. E Brigitte Alfter, su Wobbing Europe, dà notizia del fatto che i giornalisti d'inchiesta danesi sono riusciti dopo due anni e mezzo di lavoro a farsi dare tutta la documentazione necessaria a fare una mappa delle fabbriche pericolose nel loro paese. Sarebbe un lavoro da generalizzare ad altri paesi.

Il problema? Pare che le polizie temano che la diffusione di questi dati possa aiutare il terrorismo. Ma i terroristi purtroppo possono anche informarsi in altro modo. I cittadini invece non hanno altra fonte se non il sistema dell'informazione pubblica. E per questo l'Europa riconosce loro il diritto di sapere.

Pubblicità YouTube

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Un tizio che sta dentro la finestra del video di YouTube tira fuori un braccio, prende in mano un oggetto pubblicizzato lì accanto modifica il titolo e lo rende interattivo... Chissà quanto tardi arrivo, ma vale la pena di segnalarlo... Perché la pubblicità online non è solo semantica e controllo del comportamento degli utenti. E' anche creatività: basata su una bella conoscenza dello strumento. (Il video per chi non lo avesse ancora visto è qui)

Depistaggi, disinformazioni, fiction

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Lirio Abbate parla dei depistaggi all'epoca dell'assassinio di Peppino Impastato, con il fratello Giovanni. Terribile controllo dell'informazione, in quel 1978, sofisticatissimo anche se ancora alle prime armi sul piano mediatico. La disinformazione oggi è controllo delle coscienze completo (informazioni, ragionamenti, desideri... erosione delle risorse per la scuola.. incoraggiamento all'analfabetismo..). E quando non basta la disinformazione e il depistaggio diventa fiction, che serve a tenere l'iniziativa: non solo coprire i fatti, ma crearli di "insana pianta". Mantova.

Enaiatollah Akbari

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Enaiatollah Akbari è un hazari che in Afghanistan è l'etnia agricola sciita e dannata alla servitù gentile. Dice che anche in Italia ci sono scontri tra diverse etnie. Ma in Italia si fermano di solito alle parole, in Afghanistan le etnie si spararo. La scuola è sacra perché inserisce e apre a una prospettiva, se la guerra la distrugge, la speranza torna quando si ricostruisce: i ragazzi italiani devono sapere che vivono nel paradiso di un paese che consente di andare a scuola. Ma non è un paradiso da dare per scontato. E il cui valore va assaporato e protetto contro chi non lo capisce e contro l'ignoranza che mette in secondo piano la scuola. (La storia di Akbari è raccolta da Fabio Geda in "Nel mare ci sono i coccodrilli"). Mantova.

Burlesconi

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Un contributo alla ricerca storica italiana è arrivato oggi dal Presidente del Consiglio in Russia (se ne trova traccia sulla Repubblica). Criticando il ruolo della magistratura che nel 1993 indagava sulla corruzione dei partiti italiani - con risultati devastanti - ha rivelato che dietro quei fatti c'era un complotto del Pci sostenuto dall'Urss. La rivelazione è sorprendente perché l'Urss era finita nel 1991. Prima del primissimo inizio di Mani Pulite. Ma evidentemente la storia si puó riscrivere, secondo il proprietario della "macchina del consenso".

(Il titolo è simile a un titolo usato qualche anno fa dall'Economist)

Qui finisce l'Italia

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Gilles Coton è venuto dal Belgio in Italia per documentare un viaggio ironico negli stessi luoghi percorsi da Pasolini.

Da allora sul senso semplice del territorio millenario della penisola si è depositata una patina di rifiuti del consumismo che ormai nasconde la storia del posto e la logica dell'ambiente locale. (Festival Letteratura)

Pasolini quasi finisce il suo racconto a Trieste come fosse Itaca ma subito riparte per un viaggio definitivo e insensato dove finisce l'Italia...
Il mitico Olli-Pekka Kallasvuo lascia il posto di ceo della Nokia a Stephen Elop che viene dalla Microsoft.

Olli-Pekka Kallasvuo era mitico perché non aveva niente del ceo moderno, di quelli che sanno affascinare le platee e manipolare i giornalisti. Il suo carisma era paradossalmente nella mancanza di carisma che non nascondeva però una chiarissima dotazione di serietà e razionalità. Forse la nostra epoca non merita tanta delicatezza.

Stephen Elop viene dalla divisione business della Microsoft, circondato da un diffuso rispetto. Il presidente della Nokia, Jorma Ollila, è soddisfatto della scelta. 

Vedremo come si troverà con Marko Ahtisaari, il capo del design arrivato alla Nokia qualche mese fa, e che promette di rinnovare profondamente la linea dei prodotti della Nokia.
Era fiction. Talvolta la politica assume toni tanto realistici e drammatici da farci dimenticare che è tutta una fiction. 

Poi, quando si arriva al dunque, quando finisce una puntata e scorrono i titoli di coda ci si ricorda che non era vero niente. Come dopo un sogno. E si comincia la giornata.

Il fatto è che in certe fasi gli autori della fiction - a proposito, quando si faranno conoscere? - vanno giù di fantasia. Al momento, per esempio, dopo uno scoppiettante agosto, sono incapaci di trovare una via d'uscita o un nuovo colpo di scena. E così finisce che tutti sembrano di nuovo d'accordo.

Vabbè.

(Ma chi li scrive i testi? Perché non si fa vedere almeno una volta? Forse perché sono dei veri artisti e si vergognano di raccontare solo storie di scandali, adulteri, divorzi, attentati, litigi, intrighi... Forse perché, per una volta, vorrebbero poter scrivere di un gesto eroico, o almeno intelligente...).

Burocrazia. Esperienza Ahref

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"Lei è affascinato dalle idee. Io dalla burocrazia", diceva oggi il presidente di un'azienda pubblica dimostrando uno sforzo di introspezione che alla fine era simpatico. In fondo parla di una burocrazia che consente a tutti di conoscere bene i processi attraverso i quali si muovono i soldi pubblici.

Ma con tutta la fatica che è stata fatta per superare i vincoli burocratici che hanno rallentato la nascita di Ahref, occorre un momento di sintesi. 

La burocrazia è fatta di procedure codificate per gestire il prevedibile. 

Ahref invece dovrà fare l'imprevedibile. Ahref - come ogni sincera iniziativa di ricerca e di contenuto - deve porsi l'obiettivo di stupire.

Bisogna ammettere che arrivare a veder nascere Ahref era imprevedibile. Ma certo non basta. Sarà sempre una battaglia di punti di vista, nel migliore dei casi.

Occorre trovare il modo di trattare la burocrazia in modo che serva a garantire la trasparenza (delle procedure) senza nulla togliere al mistero (della ricerca e del racconto).

Spesso invece in questo paese sperimentiamo una burocrazia che nasconde misteri e che rende le iniziative innovative talmente trasparenti da risultare praticamente invisibili.

Boschi precisa che continuerà a informare

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Ieri si è discusso molto dell'ipotesi che l'Ingv smetta di informare online sull'attività sismica in Italia. Oggi le precisazioni: Enzo Boschi, direttore dell'Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia dice - secondo Tifeoweb - che il suo pensiero è stato probabilmente travisato. E il suo istituto continuerà a informare: Messaggero, Apcom, Inabruzzo,

Dislike

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Al commentatore televisivo della Repubblica, Cosmo non è piaciuto. Antonio Dipollina, spesso critico con Gregorio Paolini, ci ha messo tre giorni per scrivere un pezzo nel quale dice che la trasmissione non era condotta in maniera abbastanza veloce. (Al momento, non ho trovato l'articolo online). Per fortuna che Zambardino, sempre sulla Repubblica, era stato più incoraggiante. I commenti, peraltro, sono stati talmente tanti da dimostrare che i gusti sono piuttosto soggettivi. Grazie a tutti.

Per quanto mi riguarda ho solo da imparare. E scrivevo - più tempestivamente :) - che le scelte su Cosmo andranno prese da chi sa valutare.

Più importante, secondo me, la critica sulla relazione tra internet e tv. Dice Dipollina che Cosmo aveva tentato di portare internet in tv e che questo non è riuscito. Si deve intendere "lo stile internet" oppure "la materia internet" o ancora il contenuto di internet, il suo valore e la sua sostanza? In ogni caso, sarebbe un tentativo destinato a vita difficile. Internet si vive in prima persona, la televisione no. Persino chi si trova davanti alla telecamera rischia in ogni momento una sorta di spersonalizzazione che lo trasforma in personaggio. Di certo, se dovesse continuare, Cosmo dovrebbe coltivare una relazione molto profonda con le opportunità offerte da internet. Ma dubito che "portare internet in tv" possa avere senso.

Intanto, chi deve decidere se Cosmo continuerà sta decidendo. Probabilmente. Per ora, non ci sono notizie.

Facebook: "likes in common"

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Ti piacerebbe conoscere gente su Facebook che fa "like" sulle stesse cose sulle quali lo fai tu? Secondo Facebook "ti piacerebbe". Tanto è vero che ha aggiunto questa feature, senza troppo clamore. (via InsideFacebook). Se non ti piace, invece, che chi non è tuo amico sappia che cosa ti piace, fai attenzione ai comandi per la privacy.

Bufale e ingenuità costruttiva

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Valeria Maltoni scrive un pezzo ingenuo e costruttivo. Evidentemente rivolto alla vasta platea di persone che credono a quello che leggono online senza usare il loro senso critico. Il suo messaggio: valutare la fonte delle notizie e il metodo con il quale le informazioni sono generate e diffuse. Altrimenti ci si fa dominare dalle bufale. E vince la strategia della disattenzione.

C'è un modo per fare fact checking insieme online? Chi ha un'idea avverta Ahref.eu.
Riviene fuori che Guido Bertolaso della Protezione civile pensa che ci sono troppi "profeti di sventura" che annunciano terremoti creando allarme e paura. Ed Enzo Boschi dell'Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia decide di cessare la pubblicazione online in tempo reale delle rilevazioni sull'attività sismica in Italia allo scopo di impedire che questi allarmi ingiustificati si diffondano.

Correttamente Boschi dice che il problema è chiaro: si sa quali sono le zone a rischio e quindi si deve cominciare seriamente a costruire in modo adeguato al rischio, adeguando le case già fatte e regolando la maniera con la quale sono fatte quelle nuove.

Ma la decisione di non pubblicare i dati è assurda:
1. Se qualcuno lancia allarmi ingiustificati per interesse troverà il modo di continuare a farlo, perché sappiamo che i dati vengono comunque rilevati sicché qualcuno li potrà sempre far trapelare in modo legale o illegale; e se non avrà dati concreti li inventerà.
2. E' probabile che ci saranno sempre diverse interpretazioni dei dati; mettere a tacere questa discussione non abolisce la sostanza del problema.
3. La sola strada possibile è far conoscere i dati, dimostrare quali sono i modi con i quali vanno interpretati correttamente, in questo modo educare la popolazione a distinguere tra gli allarmi ingiustificati e le informazioni relativamente corrette.

Se si pensa che impedendo la pubblicazione dei dati si fermino i "profeti di sventura" si commette un errore. Si ottiene solo lo scopo di rendere quei dati un mistero - creando una casta privilegiata di persone che li conoscono, davvero o per finta, legalmente o illegalmente - e di aumentare l'incertezza.

L'unica strada è costruire un'edilizia responsabile. Coprire le notizie non fa bene. Genera ancora più allarmismo e casomai alimenta la diseducazione, proteggendo nel breve periodo chi costruisce male.

Notizie su La Stampa, l'Ansa, il Giornale, Rainews24, Primadanoi, Giornalettismo...

Ahref al servizio delle persone

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La testimonianza di Concita De Gregorio su Wikipedia va presa come un segnale: la cultura della rete non è facile da comprendere neppure per le persone più aperte e costruttive. E le reazioni raccolte a Pesaro sull'importanza dei social network per la costruzione di un migliore sistema dell'informazione dimostrano che c'è ancora molta strada da fare: si sentivano diversi interventi, in effetti, nei quali la rete veniva descritta come tendenzialmente orientata a fomentare piccoli gruppi di interessi omogenei e visioni del mondo chiuse piuttosto che come un territorio di dibattito aperto. Sono segnali da prendere in considerazione con attenzione.

La rete aperta e neutrale è un luogo nel quale chi vuole fare qualcosa di innovativo può esprimersi meglio. Ma è un luogo che può aiutare anche le iniziative più conservatrici. E' chiaro che il risultato non si può valutare senza tener conto che al centro della questione c'è il bene comune della rete, che di per se è aperto, mentre il modo di utilizzarlo o sprecarlo dipende da chi prende le iniziative.

In questo contesto, Ahref.eu può essere d'aiuto. Se riuscirà a introdurre nel gioco della rete un sistema di "incentivi" culturali, pratici e teorici, che coinvolga persone con orientamento diverso ma capaci di riconoscere il valore di coltivare un territorio comune che arricchisce tutti dal punto di vista della conoscenza diffusa, metodologicamente consapevole. Questa settimana la nuova fondazione può partire. E anche questo blog servirà a dar conto del suo percorso, con tutta l'umiltà richiesta da un tema enorme, delicato, importante, denso di diversità e punti di vista. Con un'idea in testa: la rete non si comprende bene se la si prende in considerazione solo come se fosse un medium da criticare nella sua interezza ma tenendo presente che è sempre uno strumento da usare per ogni innovazione si ritenga possa servire. Ogni suggerimento è importante.

Commenti per Cosmo

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Risulta dunque che Cosmo abbia avuto un buon successo tra i giovani e poco tra gli anziani. Forse anche perché c'era il Rigoletto in un altro canale. Ma ha suscitato un fervore di commenti in rete. Bisogna dire che sono stati prevalentemente positivi. E alle volte esageratamente positivi... Non mancano le critiche costruttive. Una raccolta è qui. Grazie a tutti!

ps: La trasmissione, attualmente, si può rivedere qui.

pps: Altri commenti da Yurait, Deeario, Byoblu, Scacciamennule, Pollicinor, Vittorio, Keplero, Rangle. (Grazie, grazie molto a Mante, Michele, Dario, Idenditag, Webeconoscenza, Infoservi, Andrea Contino, Catepol, Giorgio Marandola, Alessandro, Gravità Zero, ScienceBackstage, Chez Aza, Garbriele, Riccardo e a tanti tanti tanti amici che ne hanno scritto in mail, twitter, facebook...)

Mike Arrington si interroga

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Mike Arrington, di TechCrunch, con la sua abituale generosità intellettuale - vagamente ingenua - si interroga sulla capacità dei blog di manipolare le opinioni. E conclude che il problema si risolve con la crescita della consapevolezza del pubblico attivo.

Internet a sinistra

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A Frattocchie 2.0 una discussione su internet, la politica, l'informazione, vista da Sinistra. Emergono le priorità Paolo Gentiloni ne ha dato un'interpretazione decisa: primo abilitare tutti a connettersi, secondo alimentare l'accesso di chi potrebbe connettersi ma non lo fa. Difendere la rete. Perché se hai qualcosa da dire e realizzare la rete aiuta ad abbattere le barriere che di solito frenano l'innovazione. Carlo Freccero nota che questa è la contemporaneità. Concita De Gregorio lo ammette e chiede che però questo non significhi eliminare le differenze e abbattere i modi con i quali lentamente lavorano i centri di elaborazione culturale di qualità. Matteo Orfini cerca la profondità, non sa se il web sia il posto giusto per trovarla, ma ammette che la complessità non è provocata da internet.. Concita: la sinistra è anche la portatrice della buona educazione..
Concita De Gregorio, direttrice dell'Unità, dice che la sua data di nascita su Wikipedia è sbagliata. Questo le fa concludere che Wikipedia può contenere una quantità di errori molto grande. Aggiunge che non sa come correggere quell'errore da sola. E testimonia che nessuno l'ha chiamata per conoscere dalla sua viva voce la sua data di nascita.

Cosmo: l'ora delle scelte

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Se la scelta di fare altre puntate di Cosmo dipenderà solo dall'Auditel, allora sappiamo già che la trasmissione andata in onda ieri resterà forse un evento isolato: 5,9% di share... (Per qualche osservatore che ha commentato il dato invece è molto alto. Certo, l'Auditel non tiene conto delle visioni e delle conversazioni avvenute sul web, che in questo caso potrebbero essere importanti anche statisticamente).

Se invece la valutazione della prima puntata sarà influenzata anche sulla percezione della qualità del programma che emerge, per esempio, dai giudizi espressi dal pubblico in rete, la scelta potrebbe essere quella di proseguire in questo percorso innovativo. Di certo il programma è migliorabile, a partire dal conduttore. E qualunque innovazione deve trovare il suo equilibrio perché sia adottata. Il dilemma è questo: i dati della prima puntata sono già una risposta sufficiente, oppure Cosmo è un programma che è stato tanto apprezzato da chi l'ha visto da far pensare che abbia il potenziale di crescere ripetendo l'esperienza? Chi sa farlo valuterà: non è certamente facile. Questo genere di commento deve essere proprio tipico di chi si trova a dover essere giudicato dai decisori della tv: ma se siamo tutti una rete e se la rete ha parlato qualcuno certamente ne tirerà sapientemente le conseguenze.

Resterà per tutti i bravissimi colleghi la concreta esperienza del lavoro innovativo che è stato fatto. E a tutti gli amici che hanno commentato, consigliato, fatto il tifo: grazie!

Mal di testa politico al Tg5

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Se in albergo ti capita di vedere un Tg5 della mattina e fai un'osservazione non sai se è un caso o una regola. Certo, l'Osservatorio di Pavia registra che i telegiornali Mediaset dedicano ai personaggi della Destra un tempo abissalmente maggiore di quello che lasciano ai personaggi della Sinistra e delle opposizioni. Ma non calcola la qualità dei servizi. Oggi, le immagini dedicate ai personaggi di opposizione apparivamo molto mosse, a guardale ti veniva il mal di testa. Le immagini che riprendevano le persone di Destra erano invece belle, ferme e gradevoli... Ah, tra i personaggi venuti "mossi"i c'era anche Fini. Naturalmente può essere stato un caso isolato di oggi: un'osservazione non fa una regola.

Il partito del futuro

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Partirò.

Il partito è un participio passato.

(Il partito del futuro tecnicamente non c'è ancora).

Pubblico a Pesaro

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A Pesaro con Francesco Verducci per parlare di opinione pubblica e riflettere sul valore della parola "pubblico". Dopo trent'anni di "privato" che ha occupato ogni spazio pubblico, la parola "pubblico" rinasce rinnovata. Senza il suo senso "statalista". E con il valore delle "risorse comuni dunque pubbliche", con la conoscenza del "pubblico attivo", con il rispetto per la "repubblica". La rete è risorsa comune e abilitatore di una capacità innovativa che si sviluppa solo nella salvaguardia della sua regola "repubblicana" fondamentale: la neutralità. Bell'intervento di Civati: la cultura della rete è il suo aspetto più importante.

Domande cosmiche

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Non ho visto la trasmissione che va in onda stasera. Cosmo finora per me è quello che ne ho scritto: un'esperienza fatta di emozione, lunghi ragionamenti collettivi, sincopati, creativi e nello stesso tempo attenti a interpretare il possibile risultato in termini di audience e di critica. A me ovviamente interessa il servizio che abbiamo alla fine realizzato per il pubblico. Ma indubbiamente un pubblico tanto vasto e differenziato ha esigenze incommensurabili con la mia capacità di interpretazione.

Che fare dunque? L'unica strada è condividere le domande necessarie per fare la prossima volta - se ci sarà - una trasmissione migliore. I temi? L'equilibrio tra velocità e precisione? La varietà dei servizi? La qualità delle parole usate? Spero che dopo la visione di stasera, per chi capiterà su RaiTre, le risposte costruttive del pubblico attivo giungeranno anche qui...

La privacy per Google cambia il 3 ottobre

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Google ha rilasciato una pagina con tutte le novità che introdurrà il 3 ottobre nella politica della privacy sui suoi servizi online.

La principale novità, si direbbe, è la semplificazione del linguaggio e la riduzione della lunghezza delle pagine che gli utenti dovranno leggere per informarsi sul modo in cui Google tratta le informazioni che possiede su di loro. Ed è un buon segno. Come è piuttosto rilevante che sia stato messo in chiaro il sistema con il quale le persone possono disattivare tutti i cookies, anche quelli vagamente nascosti e non solo quelli più facili da raggiungere.

Ma per interpretare correttamente le novità dovremo dare una letta più profonda e condividere le impressioni. Per ora ho visto le reazioni di Nick Bilton e Robin Wauters.

L'indagine, da Conan Doyle a Larsson

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La struttura epistemologica dell'indagine è divulgata dal romanzo giallo. Ecco alcune suggestioni.

Sir Arthur Ignatius Conan Doyle ha dato a Sherlock Holmes la capacità di indagare scientificamente sulla base di una vastissima conoscenza delle osservazioni sperimentali e delle grandi teorie che le spiegavano: stupiva i suoi interlocutori osservando i fatti, riportandoli a una teoria a lui nota e deducendone le sue scoperte. La gerarchia della conoscenza.

Raymond Chandler faceva vivere Philip Marlowe nel mezzo del flusso vitale della città con l'ironia del cinico moralmente integerrimo: si muoveva tra le persone, non credeva a nessuno, parlava con tutti, generava reazioni, si faceva picchiare in nome della lealtà a un'idea, si costruiva storie ipotetiche che spiegassero i fatti, sbagliava e ricominciava. La superfice della conoscenza vissuta.

Stieg Larsson mostra che l'indagine è frutto di una combinazione di fattori molto complessa, ma non priva di un metodo. Lisbeth Salander segue le tracce lasciate da chiunque sulla rete e nei computer. Mikael Blomkvist cerca documenti e dichiarazioni nell'intento si scrivere notizie formalmente verificate. La polizia svedese non fa che cercare collegamenti tra le persone per arrivare a storie che mettano insieme i punti. Interessi, emozioni, ragione, fanno insieme parte del processo cognitivo. La conoscenza ha la forma della rete.

Se si volesse chiosare ancora Baricco queste considerazioni potrebbero forse aiutare.

Cosmo: la rete come metafora

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Cosmo è dunque domani sera. Ho scritto le mie impressioni davanti all'obiettivo della telecamera. Ora aspetto di conoscere le impressioni che avremo davanti alla televisione: non ho visto la puntata anche se spero che sia venuta bene. E spero davvero che le aspettative non siano superiori al risultato.

Non si parla molto di web, internet e social network: i media digitali sono il nostro contesto e ci accompagnano a ogni passo. Si parla di novità scientifiche con ritmo e piglio da magazine, sulla base della convinzione che "siamo tutti una rete": viviamo in un sistema complesso nel quale ogni elemento è connesso a ogni altro. Per questo vale l'idea che il futuro non si prevede ma si costruisce. Perché quello che facciamo ha delle conseguenze. E abbiamo bisogno di esserne molto più consapevoli.

(Grazie, grazie molto a Mante, Michele, Dario, Idenditag, Webeconoscenza, Infoservi, Andrea Contino, Catepol, Giorgio Marandola, Alessandro, Rangle, Gravità Zero, ScienceBackstage, Chez Aza, Garbriele, Riccardo e a tanti tanti tanti amici che ne hanno scritto in mail, twitter, facebook...)
In sintesi: la discussione Baricco-Scalfari non riguarda la rete né la cultura internettiana. E' un dibattito interno al mondo intellettuale tradizionale. Ma può dirci qualcosa dell'evoluzione del senso nel contesto al quale internet partecipa. Vediamo che cosa è successo, imho.

Eugenio Scalfari, sulla Repubblica di oggi, ha commentato il pezzo di Alessandro Baricco, uscito il 26 agosto su Wired e Repubblica. (Se ne parlava anche qui). Ha negato, Scalfari, che Baricco possa autoproclamarsi "barbaro" e che peraltro la "superficialità" della quale Baricco parla in opposizione alla "profondità" sia barbarica. Scalfari suggerisce che in realtà la nostra non sia l'epoca dei barbari ma degli imbarbariti. E che il futuro barbarico, costruttivo, non sia ancora arrivato, né che sia possibile il suo arrivo in pochi decenni.

E' un dibattito divertente. Anche se del tutto spiazzato. In realtà, Baricco non aveva scritto di essere un barbaro. Anzi, per la verità, in una edizione delle VeniceSessions aveva forse alluso alla possibilità di essere uno dei custodi della memoria sedimentata nella nostra civiltà. Comunque, in sostanza, questo non è troppo in contrasto con quanto scriveva il fondatore di Repubblica: Baricco può essere più simile a Scalfari che a un barbaro.

Scalfari poi introduce il tema degli imbarbariti. E parte per la sua tangente. Nella quale tutti leggono la sua critica all'attuale classe politica italiana. Avesse parlato di "decadenza" avrebbe chiuso il cerchio con la sua metafora. E' la civiltà decadente che apre le porte ai barbari ma certamente non coincide con i barbari. E aggiunge Scalfari tra il decadimento di una civiltà e l'avvento di una nuova civiltà barbarica passa più tempo di quanto non pensi Baricco.

La ricostruzione del senso, del quale avvertiamo la crisi, è però un tema urgente. Per questo parliamo di queste questioni.

E dunque. I barbari vengono da un altro pianeta intellettuale. Scalfari e Baricco sono di questo pianeta. Anche se come tutti i sinceri intellettuali cercano di capire che cosa sta succedendo. Il problema è che le categorie del senso delle quali sono portatori sono tradizionali: sopra, sotto, profondità, superficialità. C'era una volta il senso che ci sovrasta come un dio. Oppure c'era una volta la verità che sta sotto l'apparenza. E c'era una volta il bisogno di superare ciò che si vede stando in superfice. Sopra e sotto. Gerarchia.

Nel pianeta della rete non c'è un granché di alto e basso. C'è collegamento. complessità, regolarità emergenti, narrazioni che connettono i punti...

Non sappiamo dire se il senso emergente con queste narrazioni sia alto o basso perché non è in un contesto gerarchico. Sappiamo che viviamo quel senso quando interpretiamo il nostro gioco di nodi e collegamenti. Sappiamo leggere i collegamenti come elementi di narrazioni e interpretazioni. Navighiamo nella rete e cerchiamo di tracciare una rotta. Imparando dagli errori. E costruendo visioni. Per verificarle con l'azione.

ps. Mi hanno chiamato da Wired.it per un commento. Attualmente il sito non è raggiungibile. Ma sarà bene riprovare per leggere quello che il magazine ha scritto.
pps. Ora è online. Grazie all'autrice di quel pezzo. Anche se a leggere quello che ha scritto, temo di poter dire che probabilmente non mi ero spiegato bene...

Hobby Apple Tv: non ha un palinsesto sociale

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Steve Jobs ieri ha parlato della Apple Tv come di uno hobby. Perché il sistema televisivo non reagisce come quello della musica all'impatto di internet. E quindi Apple non ha lo stesso impatto che ha avuto nella musica.

Il sistema iPod-iTunes ha cavalcato l'onda della musica in mp3, razionalizzando un po' il rapporto tra la vendita di brani e internet. Il risultato è stato quello di ricreare un modello di business che il peer-to-peer stava mettendo in discussione. Ma contribuendo a mettere in crisi la logica dei cd: tante canzoni in bundle non avevano senso in un mondo in cui si compra il singolo brano.

Nella televisione, il bundle è fatto dai network che riescono a tenere il pallino della programmazione e del modello di business (pubblicità o abbonamento). Le reti mantengono il controllo del palinsesto, della linea editoriale, della selezione dei programmi da mandare in onda. Nel frattempo le grandi innovazioni avvengono all'interno della logica televisiva, con l'aumento vertiginoso delle reti e dei canali e con la progressiva distinzione tra la produzione di programmi e la rete che li mette in onda.

Internet in questo processo ha eroso l'audience ma non ha messo in crisi il sistema. Per ora.

Il problema del palinsesto è che costruisce un luogo di aggregazione, anche se passivamente accettato dai telespettatori. E Jobs dice che quella passività è un desiderio delle persone che scelgono di guardare la tv. Quindi per adesso regge dal punto di vista sociale. Anche se tecnologicamente e organizzativamente è messo in discussione: i programmi possono sempre più chiaramente essere intesi come singoli brani che sarebbe possibile unbundle, separare, dal pacchetto che li contiene (la rete). E la quantità di reti in concorrenza potrebbe spingere gli spettatori a superare la logica dello zapping casuale per costruirsi un palinsesto personale. In questo senso Apple Tv che propone di affittare può alimentare la tendenza. Ma non può determinarla o accelerarla più di tanto, proprio perché non risponde all'esigenza di aggregazione cui le reti riescono ancora a rispondere.

Solo un'eventuale grande crisi delle reti potrebbe mettere in discussione il sistema. In una eventuale crisi del genere, gli spettatori perderebbero il luogo di aggregazione, che a quel punto si potrebbe riformare sui social network (come Apple tenta di fare con Ping nella musica). Sta di fatto che una crisi del genere per ora non si vede: si vede un'erosione della centralità dei palinsesti principali che è ben lontana da essere diventata un crollo verticale.

Le muraglie che rischiano di dividere il web

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Raffaele Mastrolonardo segnala che l'Economist esce domani con una copertina dedicata ai rischi che corre la struttura aperta del web. Dagli attacchi alla net neutrality alla sua assenza completa nel mondo dell'internet mobile, dalla Cina alla intromissione censoria di molti altri governi, dalla crescita di nuove piattaforme chiuse alle conseguenze di una domanda montante di difese contro l'utilizzo spregiudicato che alcune aziende fanno della tecnologia per conoscere i comportamenti degli utenti invadendone la privacy...

Contro le muraglie che rischiano di dividere il web, abolendone la tradizionale apertura e frenandone la straordinaria innovatività, non vincono le posizioni integraliste, ma quelle che riescono a dimostrare come la qualità culturale, economica e pratica di un ecosistema ricco di diversità è più elevata di quella che si determina in un mondo fatto di piccoli giardinetti chiusi.

Lo standard pubblico aperto e neutrale è la sola garanzia per una struttura talmente innovativa che può continuamente generare soluzioni ai problemi che incontra, oltre che dare spazio a grandi visioni e concorrenziali implementazioni. All'interno di un mondo così aperto, non c'è nulla di male che qualcuno scelga di ritagliarsi dei mondi chiusi. Perché accanto a questi ci sarà sempre la possiblità di svilupparne altri più aperti.

Ping fa discutere

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Robert Scoble non ci trova Madonna e i Black Eyed Peas. Altri non capiscono come cercare amici. Altri ancora dicono che funziona solo nei paesi dove funziona iTunes. Insomma, Ping, il nuovo social network musicale della Apple, fa come minimo discutere.

Riflettendoci, forse è più un miglioramento di iTunes che un sistema per fare direttamente concorrenza a MySpace o altri. Anche perché non viaggia nello stesso spazio economico: i primi sono fatti per raccogliere tanta pubblicità, questo è fatto per fare marketing di brani da comprare su iTunes.

Naturalmente, una certa concorrenza ne verrà fuori. Anche perché iTunes ha una base installata molto importante (160 milioni di utenti potenziali).

Novembre, il mese in cui la stampa esce dall'iPad

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La stampa è entrata nell'iPad grazie a centinaia di giornali e riviste che hanno fatto la loro app. In novembre uscirà dall'iPad. Perché con la versione 4.2 dell'iOS prevista appunto per novembre gli iPad saranno capaci di stampare, via wifi.

Le notizie che vengono fuori dalla presentazione che Steve Jobs tiene in questo momento sono al solito molte. Eccole via Engadget. Certo, alcune sono ben più rilevanti della possibilità di stampare. Anche perché è diventato essenziale imparare a stampare solo l'essenziale.

Nel frattempo, Jobs ha raccontato di Ping (il nome non è nuovo...), una sorta di social network musicale... Parte con un'enorme base di utenti già pronta (160 milioni di utenti potenziali). Sarà da vedere... (Intanto si può seguire quello che sta ascoltando Lady Gaga).

E ha finito con "one more thing" o meglio "one more hobby": AppleTv. "Abbiamo imparato che i possessori di appletv non vogliono video amatoriali, ma entertainment (film e show professionali); non vogliono un altro computer...". La nuova AppleTv consente di affittare shows a 99 centesimi. E offre i prodotti di Abc e Fox. Più Netflix, YouTube, Flickr... E poi si può stream quello che hai nel computer direttamente nella televisione.

Massimo Banzi dice su Twitter: "peccato che sia un walled garden". Molto ben disegnato, però. No? Risponde: "Il trucco è usare degli Interaction Designers prima di scrivere il codice, non alla fine come fanno gli altri :)". E ha ragione!

Il senso di Scribd

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Robert Scoble intervista Trip Adler di Scribd, la piattaforma di social publishing...


Arrivano i dati Audiweb sull'uso di internet in Italia.

In luglio 2010, ben 23,8 milioni di italiani hanno usato il web (quasi il 10% in più rispetto al luglio 2009). Nel giorno medio navigano 10,8 milioni di persone (un incremento del 3,8%): 6 milioni di uomini e 4,8 milioni di donne. Nel Nord-Ovest, l'area a massima concentrazione dell'uso di internet, sono 3,3 milioni nel giorno medio. Gli utenti attivi nel giorno medio stanno online un'ora e 28 minuti. Più al lunedì (11,7 milioni per un'ora e 34 minuti), meno nel weekend (9 milioni per un'ora e 22 minuti).

Corso di hacking per giornalisti

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Cory Doctorow segnala la nascita di un corso pensato per giornalisti che vogliono conoscere le tecniche di ricerca e sperimentazione digitale.

Riflessione. Le redazioni erano fatte di competenze testuali e grafiche. Ora quelle competenze cambiano. Su tre grandi linee evolutive: narrazione, design, software.

A queste competenze contenutistiche, poi, Jeff Jarvis suggerisce di aggiungere quelle "imprenditoriali". O almeno propone un corso per giornalisti che vogliano acquisirle.

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  • The case for an Italian rebellion

    The case for an Italian rebellion is not insane. I had the chance to speak with many foreign observers, recently, and I found that an Italian rebellion is considered a real option.

    An Italian rebellion? Other Mediterranean countries have done just so, lately. Tunisia and Egypt, for example, have chosen to rebel against their dictators and the world has appreciated. Considering the Italian political situation as a sort of authoritarian regime and thinking that it is not reformable through the normal democratic process, one is lead to think that the rebellion is the only possible solution. In that mindset, if Italians rebel, they demonstrate their democratic will and maturity. If they don't rebel, they show they are anything between accomplices and weak victims of the head of their government and his power system. If Italians will rebel, they will free themselves from the shame of accepting a very doubtful sort of democratic government, the consequences of which are dangerous for themselves and the world. That's the option. But it is not happening.

    Why?

    continua... (21 commenti al 9 ottobre)

    Il seguito in italiano: con molti commenti


  • Sul prossimo futuro di Nòva

    Ogni cambiamento suscita timori e ravviva speranze. Vale anche per Nòva. I timori sono comprensibili. Ma le speranze non devono essere tradite.

    Le notizie diffuse oggi dal Post sul cambiamento alla guida di Nòva, riprese da tantissime persone su Twitter e Facebook, sono state interpretate più dal lato dei timori. continua... (46 commenti al 18 giugno)


  • Editori, tecnologia e pirati

    E dunque sappiamo che l'effetto economico complessivo della pirateria non si riesce a misurare. Esistono migliaia di studi in proposito, ma gli studi davvero indipendenti dalle major e dagli editori non sono molti. Come si diceva il GAO dice che è impossibile sapere qual è la somma algebrica tra i pro e i contro per l'economia. Quello che sappiamo è che la tecnologia ha spiazzato gli editori tradizionali.. continua... (4 commenti al 5 luglio)



  • Strategie della disattenzione

    Televisione, radio, giornali. Posta elettronica, social network, blog. Messaggi sonori nelle stazioni, cartelloni pubblicitari nelle vie della città, telecamere per la sicurezza degli uffici. La presenza capillare dell'informazione nella vita quotidiana delle persone nei paesi occidentali è un'esperienza generalizzata. Ciascuno ne fruisce e ne genera in continuazione. La quantità di messaggi cresce inesorabilmente, senza un ordine apparente. Cresce e basta. Il crollo del costo delle comunicazioni è anche l'inflazione dei messaggi. Mai come in questa epoca il concetto di "information overload", il sovraccarico di informazioni che si contendono l'attenzione della gente, è una condizione con la quale ogni ricerca sulla vita sociale deve fare i conti. C'è evidentemente una ricchezza straordinaria nell'abbondanza di informazioni. Ma c'è anche il rischio di una paralisi delle idee, di fronte all'eventuale ingestibilità dell'inflazione di informazioni.
    E' un problema che ne contiene molti. E che si rivela strategico per tutta l'industria editoriale, per le piattaforme mediatiche, per gli autori e, naturalmente, soprattutto per il pubblico. Richiede una ridefinizione dei ruoli per tutti gli attori coinvolti, nel complesso passaggio storico che attraversano le società post-industriali. E si comprende solo nella consapevolezza del fatto che l'information overload non è solo l'effetto della moltiplicazione dei messaggi, ma anche la conseguenza del fallimento dei sistemi che dovrebbero filtrare l'informazione, come per esempio suggerisce l'internettologo Clay Shirky. Nel caos creativo cui assistiamo in questa fase di passaggio, si sperimentano strategie più o meno sostenibili. Quali sono i percorsi che ci possono condurre a costruire un ecosistema dell'informazione più sano e vivibile? continua...


  • Ecologia dell'informazione

    I quotidiani cartacei tradizionali sono una tra le numerose specie che vivono nell'ecosistema dell'informazione. Il loro ambiente si è radicalmente trasformato nell'ultima dozzina d'anni. Molte delle risorse sulle quali avevano a lungo prosperato scarseggiano, assorbite dall'espansione di altri media: l'onnivora, insaziabile televisione commerciale, l'innovativa televisione digitale a pagamento, la rivoluzionaria internet a banda larga, gli infinitamente attraenti telefoni cellulari. Milioni di persone, miliardi di euro, trilioni di minuti si sono spostati verso nuove abitudini mediatiche. E nel corso di un terremoto nei mezzi di comunicazione di tale portata è già sorprendente che molti castelli dei giornali di carta stiano ancora in piedi. E se lo sono è perché evidentemente hanno un valore e una resistenza importanti. Ma è tempo di restauri.
    I sintomi della difficoltà economiche dei giornali di carta sono evidenziati dalla crisi generale del 2007-2009: la pubblicità diminuisce drasticamente, il numero di lettori paganti si erode, i collaterali non danno più le soddisfazioni di una volta e le entrate provenienti dalle versioni online non sono sufficienti a riparare alle perdite. L'urgenza congiunturale può essere cattiva consigliera, ma impone delle scelte. Che in ogni caso erano dovute da tempo. E' evidente, infatti, che il taglio dei costi pur necessario non sarà sufficiente a rigenerare un equilibrio sostenibile. Meglio dunque cogliere l'occasione per un ripensamento profondo.
    E a questo ripensamento, gli editori e i giornalisti hanno cominciato a dedicarsi, ciascuno dal suo punto di vista. Mentre il pubblico si trasforma, partecipa, pone problemi, offre risposte: tutte da interpretare. Le domande si moltiplicano. Quanto dureranno i giornali di carta? Si possono far pagare i giornali online? Come evolve la pubblicità? Qual è il ruolo del giornalismo professionale in un contesto nel quale i cittadini possono produrre informazione in modo sempre più facile ed efficace? Come si informano i giovani? C'è una crisi di credibilità nei giornali? Quali sono le visioni innovative emergenti? L'enorme complessità del compito di rispondere a queste questioni intimidisce. Ma può essere affrontata solo con un'umiltà appassionata, generata dalla consapevolezza che di informazione c'è e ci sarà sempre più bisogno, nell'economia della conoscenza. Per i giornalisti, questa consapevolezza è necessaria per affrontare il grande adattamento che la professione è destinata ad affrontare. continua...

  • Innovage

    Ed ecco dunque l'ennesima nuova parola: "innovage", innovazione e vintage. Non per nulla nascono tante parole nuove, in questo periodo storico che da molti punti di vista - ambientali, sociali, economici, culturali - appare come una grande trasformazione epocale: forse abbiamo l'impressione che, in mezzo a tanta innovazione, stiano effettivamente nascendo angoli di realtà che hanno bisogno di essere nominati; in qualche caso, peraltro, tentiamo di forzare questa impressione, producendo nuove parole prima che esistano le realtà che dovrebbero designare. E dunque, che cos'è l'"innovage": una nuova realtà o semplicemente una nuova parola? E' già un fatto economico o ancora una visione? Avrà successo?
    Il tema non è di poco conto: il racconto dell'innovazione è parte integrante dell'innovazione stessa. Nell'economia della conoscenza, una locuzione che usiamo in mancanza di meglio per definire quest'epoca post-industriale, il valore si concentra sulle idee. Il prodotto vale se contiene gusto, informazione, senso. Dunque, anche, se contiene memoria. E se quel contenuto viene compreso dal pubblico che dovrebbe farlo proprio. Perché la dinamica delle idee è, soprattutto, nella relazione tra le persone che le esprimono e le connettono a quelle degli altri, i quali a loro volta le riconoscono come affini o confrontabili alle proprie. Per questo, esiste un rapporto estetizzante, e di grande valore, tra gli oggetti che vengono declinati al futuro e quelli che ricordano le esperienze passate di gruppi di persone che vi si riconoscono. continua...

  • Attenti al loop

    La conversazione può essere orientata alla collaborazione, può alimentare la convivenza civile e pacifica, ma può anche diventare una sorta di competizione? continua...









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