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Month December 2009

Buoni propositi dell’informazione

Per dare un contributo al Festival del Giornalismo che abbia il giusto carattere costruttivo, si potrebbe fare una raccolta di link, risorse, podcast, segnalazioni di libri e altro materiale utile per una bibliografia sul citizen journalism, il pubblico attivo e l’informazione partecipata:
- testi di riferimento
- idee guida
- blog di esperti
- siti di centri di ricerca
- analisi
- soluzioni di qualità
- casi esemplari di inchieste partecipate
- dibattiti

Ci si tornerà in un giorno meno festaiolo, naturalmente. Ma proprio oggi, forse, era necessario fare un piccolo buon proposito…

Naturalmente, se hai già in mente una segnalazione e hai tempo, persino oggi… annotala nei commenti per favore…

BUON ANNO!!!

Readings #13 – CULTURA PUBBLICA – Anderson, Dehaene…

Il paradosso di Free, di Chris Anderson, è che il libro si può scaricare gratuitamente, ma solo negli Stati Uniti, per motivi legati ad accordi sulla proprietà intellettuale internazionale tra gli editori. (“Sorry, this content is geographically restricted”).

Intanto, vagando in rete, si trovano i contributi gratuiti alla ricerca pubblica che gli scienziati e gli intellettuali mettono a disposizione attraverso istituzioni orientate alla conoscenza distribuita. 
Si incontra per esempio il testo sulle specificità del cervello umano di Stanislas Dehaene,
Jean-René Duhamel,
Marc D. Hauser,
e Giacomo Rizzolatti.
From Monkey Brain to Human Brain. A Fyssen Foundation Symposium.
MIT Press,
2005, che si può scaricare in pdf. Una lettura non specialistica che muove la consapevolezza su ciò che siamo: non abili utilizzatori di simboli astratti, ma creatori.
E poi i podcast del College de France. Una miniera inesauribile. Tra la proprietà intellettuale e la disponibilità pubblica la partita è aperta.
Intanto, si segnala il contributo di Galatea a un dibattito che non termina, perché ricchissimo di esperienze: “La stanchezza del blog. Dal blog al social network: perché tutti vogliono censurare Fb oggi?”
Si fa notare, infine, il pezzo di Vittorio Bertola sulle sue “relazioni” difficili con Wikipedia. Da approfondire.

Barthes, la retroguardia dell’avanguardia

Un antimoderno è Roland Barthes, dice Antoine Compagnon. Per spiegarsi, il professore di letteratura riporta una frase – del 1971 – nella quale Barthes si definisce “alla retroguardia dell’avanguardia” perché: “être d’avant-garde, c’est savoir ce qui est mort; être d’arrière-garde, c’est l’aimer encore”. 

(È una frase illuministicamente romantica, struggente: l’avanguardia sa che qualcosa è morto ma la retroguardia l’ama ancora).

Hegel tra beni e strumenti

Riaffiora un passaggio di Hegel, nella Scienza della logica: “nel futuro” (il suo futuro è il nostro presente) “nel futuro la ricchezza non sarà più determinata dai beni, ma dagli strumenti, perché i beni si consumano, mentre gli strumenti sono in grado di costruire nuovi beni”. Via Galimberti.

E più avanti. “Quando un fenomeno cresce da un punto di vista quantitativo non si ha solo un aumento in ordine alla quantità, ma si ha anche una variazione qualitativa radicale. Hegel fa un esempio molto semplice: se mi tolgo un capello sono uno che ha i capelli, se mi tolgo due capelli sono uno che ha i capelli, se mi tolgo tutti i capelli sono calvo. Vi è dunque un cambiamento qualitativo per il semplice incremento quantitativo di un gesto”.
Siamo in mezzo a una ridefinizione delle due questioni.
Il valore generato dagli strumenti – come il denaro o, forse, la tecnologia – ha attratto tanto interesse da ridurre la concentrazione sui beni. Non è semplicemente aumentato il valore degli strumenti. C’è stato un salto qualitativo. Che ha ridotto l’attenzione al valore dei beni a un livello vicino allo zero (tanto è vero che si può parlare in molti casi, con Chris Anderson, di Free).
Ora però sappiamo anche che i beni non sono solo quelli che hanno un prezzo. Anzi, i beni di maggior valore non hanno prezzo, come le relazioni umane, la qualità dell’ambiente, l’identità culturale. Sono gratuiti per definizione, ma hanno subito ugualmente lo schiacciamento di valore generato dall’iperconcentrazione sugli strumenti.
Quei beni hanno valore molto grande perché sono connessi ai fini fondamentali delle persone, che si possono sintetizzare nell’idea di felicità (tenendo il concetto molto largo).
Come c’è stato un capovolgimento dei fini e dei mezzi, con l’esplosione industriale e finanziaria, così, probabilmente, oggi occorre un nuovo equilibrio.

Civiltà nella rete

La rete rischia se lascia che l’inciviltà di alcuni degradi la qualità dell’esperienza di tutti, dicono Jimmy Wales e Andrea Weckerle, sul Wall Street Journal. Non senza ragioni, chiaramente. La soluzione, però, è la consapevole vigilanza degli internettiani. Può essere per un verso una questione normativa, ma non servono nuove leggi, casomai occorre il rispetto delle leggi attuali.

Il tema più affascinante, però, è capire come potranno emergere servizi e luoghi di conversazione che valorizzino chi rispetta gli altri e sceglie di discutere in modo civile.

Un progetto come Wikipedia, che non è certo privo di problemi, ha comunque saputo creare un contesto che incentiva la collaborazione costruttiva rispetto al vandalismo. È possibile, probabilmente, generalizzare alcune caratteristiche di Wikipedia nel design dei nuovi servizi di condivisione delle informazioni e discussione delle conoscenze. Quali sono quelle caratteristiche?

Ipotesi: un grande progetto comune, non profit e orientato al bene di tutti; una limitata sottolineatura dell’individualità di chi contribuisce che non innesca una gara degli ego; una buona struttura di manutenzione prevalentemente volontaria ma molto impegnata.

Non è detto che queste siano caratteristiche generalizzabili. E certamente non garantiscono neppure Wikipedia dall’emergere di problemi. Ma possono costituire un elemento di riflessione visto che in effetti sono connesse a un successo inequivocabile per una rete attenta alla civiltà delle relazioni.

BookBlogging – MITI – Umberto Galimberti


More about I miti del nostro tempo

Leggiamo soltanto. Ogni passo è ricco e invita a cercarne il contesto… In seguito, se mai, si potrà tornare molte volte su questo libro coraggioso. Che dunque richiede coraggio. 
“Siamo soliti considerare la tecnica come uno strumento a disposizione dell’uomo, quando invece la tecnica oggi è diventata il vero soggetto della storia, rispetto al quale l’uomo è ridotto a funzionario dei suoi apparati. Al loro interno, infatti, egli deve compiere quelle azioni descritte e prescritte che compongono il suo mansionario, mentre la sua persona è messa tra parentesi a favore della sua funzionalità” (pagina 207, sulla tecnica).
“Alla riduzione della valenza biologica ed etnica del segno vestimentario fa riscontro un incremento della sua valenza sociale, che fa dell’indumento l’espressione di una funzione o l’asserzione di un valore che rinviano al mondo istituzionalizzato in cui l’individuo è inserito. Tutto questo, scrive Barthes, ‘è l’omaggio che un sistema dell’essere, sempre più in estinzione, porge a un sistema del fare’ che si espande man mano che si passa da uno stadio di natura a uno di cultura, e che il corpo interpreta affidando il suo significato alle vesti che lo ricoprono e lo espongono” (pagina 98, sulla moda). “Tutta la religione della spontaneità, della libertà, della creatività, della sessualità gronda del peso del produttivismo, e anche le funzioni vitali si presentano immediatamente come funzioni del sistema economico” (pagina 103).
“Figli come siamo di padri, che a loro volta sono cresciuti sul lavoro dei nonni, siamo ormai alla terza o quarta generazione ch cresce con un ritmo che la storia no ha mai conosciuto. La categoria della crescita è così diventata una forma mentis, uno stato d’animo, un rimedio all’angoscia, una garanzia per sé e per i propri figli, una caparra per il futuro…” (pagina 280, sulla crescita).
“L’accelerazione tecnologica non concede di lasciare questa trasformazione ai tempi millenari delle mutazioni antropologiche. Occorre che la politica, prima di congedarsi dalla storia perché resa inessenziale dalla tecnica, compia quello che forse è l’ultimo gesto che le rimane: il gesto della comunità mondiale, da cui siamo ancora distanti anni luce” (pagina 386, sulla razza).
Natura-cultura. Soggetto-oggetto. Spontaneità-produttivismo. Libertà-proceduralizzazione… I miti smitizzati, in nome della consapevolezza. Laicamente.
In vista di rifondare una rappresentazione meno strumentalizzata e strumentalizzante di quella che ci avvolge oggi. Eppure efficace per rispondere alla nostra inesauribile di ricerca di una storia.
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Alcuni libri che ho in mano                Impressioni mentre leggo

Agata Spaziante (a cura di)
Il senso del tempo
CsiPiemonte

Charlene Li, Josh Bernoff  
L’onda anomala
Harvard Business Press


Il tempo. Un concetto da vedere
sotto li profilo storico-antropologico,
tecnico, artistico, scientifico. 

>
I consumatori non sembrano
più disposti a obbedire alle direttive
del vecchio marketing. E’ un bene.

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Le puntate precedenti di questa specie di “rubrica”…
Città esemplari (20 dicembre 2009)
Rifare la città (13 dicembre 2009)
Ricchezza della famiglia (6 dicembre 2009)
Capitale e condivisione (29 novembre 2009)
Miseria del millennio (22 novembre 2009)
Che cos’è la coscienza (15 novembre 2009)
Pirati e designer (11 ottobre 2009)
Scrivere la musica (6 settembre 2009)
L’arte dell’artigiano (28 giugno 2009)
Gandhi (7 giugno 2009)
La storia dei giornali (24 maggio 2009)
La valanga della crisi (29 marzo 2009
Il destino della storia (1 marzo 2009)
L’imprenditore di Schumpeter (22 febbraio 2009)
Il regime dei media (15 febbraio 2009)
Paul Veyne e costantino (9 febbraio 2009)
Sinapsi sociali (25 gennaio 2009)
Le storie contro la storia (18 gennaio 2009)
Io non sono il mio cervello (11 gennaio 2009)
Luminosa oscurità (4 gennaio 2009)
Il nuovo paradigma della finanza (21 dicembre 2008)
Il pericolo e l’intelligenza (14 dicembre 2008)
Beato chi si scandalizza (30 novembre 2008)
Viaggio per la felicità (2 novembre 2008)
Mercato o capitalismo (19 ottobre 2008)
Hacker (12 ottobre 2008)
Odio (27 settembre 2008)
Querdenker (24 agosto 2008)
L’indicibile segreto del segreto (14 agosto 2008)
Il filo dei libri (15 luglio 2008)
Felicità in azienda (28 maggio 2008)
Siamo le nostre azioni pubbliche (11 maggio 2008)
Senza povertà (4 maggio 2008)
Nothing ends (27 aprile 2008)
Esplorazioni insensate (5 aprile 2008)
L’arte del rinnovamento (16 marzo 2008)
L’arte nella storia (9 marzo 2008)
La logica della decrescita (2 marzo 2008)
f="http://blog.debiase.com/2008/02/24.html" style="text-decoration: underline; ">La lettura dei confini (24 febbraio 2008)
La fortuna della filosofia (17 febbraio 2008)
Pensieri astratti su realtà concrete (3 febbraio 2008)
Memoria. Felicità (27 gennaio 2008)
Libertà della conoscenza (20 gennaio 2008)
Libertà della scienza (16 gennaio 2008)
Leggere nella complessità (13 gennaio 2008)
Leggere una storica scomparsa – 2 (6 gennaio 2008)
Leggere una storia scomparsa (31 dicembre 2007)
Il senso e la visione (22 dicembre 2007)
L’Italia e gli italiani (16 dicembre 2007)
La complessità della conoscenza (9 dicembre 2007)
L’organizzazione informale (2 dicembre 2007)
Il comune senso del capitalismo (4 novembre 2007)
Il gioco della matematica (28 ottobre 2007)
Numeri da leggere (7 ottobre 2007)
Fantadesign da leggere (30 settembre 2007)
Vivere una lettura filosofica della politica / 2 (23 settembre 2007)
Vivere una lettura filosofica della politica (16 settembre 2007)
Leggere il video partecipativo (5 agosto 2007)
L’identità delle vittime (29 luglio 2007)
La poesia di un amico è il titolo del racconto della tua vita (22 luglio 2007)
Leggere l’incomprensione (15 luglio 2007)
Il destino di leggere (8 luglio 2007)
Leggere la razza padrina (1 luglio 2007)
Leggere un incontro di civiltà (24 giugno 2007)
Lettura bella e popolare (17 giugno 2007)
Ricchezza della lettura in rete (3 giugno 2007)
Mutazioni nella lettura (27 maggio 2007)
Leggere nel futuro della città (20 maggio 2007)
Leggere il segreto di un inventore (13 maggio 2007)
L’organizzazione da leggere (6 maggio 2007)
La felicità di leggere (29 aprile 2007)
La scommessa di leggere (22 aprile 2007)
Leggere nel pensiero (15 aprile 2007)
Leggere nella mente digitale (8 aprile 2007)
Leggere nella rete (1 aprile 2007)
Leggere gli effetti dell’autobiografia (25 marzo 2007)
Leggere memi (18 marzo 2007)
Leggere l’identità del reporter (11 marzo 2007)
Leggere gli scenari (4 marzo 2007)
Leggere di quelli che lavorano (25 febbraio 2007)
Leggere dentro e fuori (18 febbraio 2007)
Leggere parole chiave (11 febbraio 2007)
Leggere appunti su ciò che non può essere scritto (4 febbraio 2007)
Rileggere quello che va riletto (28 gennaio 2007)
Leggere quello che gli amici hanno scritto (21 gennaio 2007)
Leggere quello che gli altri leggono (14 gennaio 2007)
Leggere per viaggiare (7 gennaio 2007)
Leggere per meditare (31 dicembre 2006)
Leggere per citare (24 dicembre 2006)
Gli occhiali per leggere (17 dicembre 2006)
Leggere, leggerezza, legge (10 dicembre 2006)
Leggere o non leggere (3 dicembre 2006)
Leggere per lavorare o lavorare per leggere? (26 novembre 2006)

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Scrivono di libri: Clelia Mazzini (Akatalēpsìa), Luisa Carrada (Il mestiere di scrivere), Stefania Mola (Squilibri), Ste (melodiainotturna), Ossimora (Antonia nella notte), Remo Bassini (Appunti), Seia Montanelli (Paese d’Ottobre), Renee (Book of the day), Mitì Vigliero (Placida Signora), Gian Paolo Serino (Satisfiction), Gattostanco, Gabriella Alù (Non solo Proust), Patrizia Bruce (Dimmi, cosa leggi?), Angèle Paoli (Terres del femmes), Alessio. E… VibrisseLipperaturaLitteratitudineWittgenstein, talvolta. E inoltre: Bottega di LetturaPenna e mouseBookrepublicLa FrustaZamBooksblog. E MilanoNera. E Sottotomo… BooksWebTvPalagniacAmalteoCarmilla onlineAntonio Genna. E Nazione indiana.


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In libreriaEconomia della felicità, dalla blogosfera al valore del dono e oltreFeltrinelli

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Babele e la matematica

Pensando che internet è globale – un patrimonio comune dell’umanità – si resta vagamente perplessi leggendo della moltiplicazione delle lingue e degli alfabeti con i quali si possono scrivere gli indirizzi. via New Scientist. Ma è un errore. Perché il linguaggio universale resta lo stesso: quello dei numeri.

25 storie tralasciate

Project Censored ha censito le 25 storie che i grandi media hanno tralasciato, soprattutto in America, e che invece sono state seguite e sviluppate sui nuovi media. via Indyweek. Si tratta si storie, a quanto pare, controllate e verificate con attento metodo di ricerca. 

Si fa notare, in questo contesto, la questione della relazione tra lobby e allocazione degli aiuti statali Usa.

Readings #12 – PATRIMONIO COMUNE DELL’UMANITA’

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Ecco alcune letture della settimana scorsa che valgono una rilettura…

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Internet è patrimonio comune dell’umanità. Come il fondo dei mari. Per la sua importanza culturale fondamentale. E non può essere governato con un pensiero dominato dalle lobby locali o dai poteri statali soggetti variazioni politiche più o meno democratiche. Lo ha detto a El Pais il professor Ignacio Arroyo, che insegna diritto a Barcellona. Apcom. Corriere.
Dice, tra l’altro: “Uno: Internet debe ser declarado patrimonio común de la humanidad,
noción aplicada a los fondos marinos de la Zona y que no se identifica
con el dominio público. Dos: Hay que revisar la duración de los
derechos de explotación exclusiva. Toda la vida más 70 años después de
la muerte del autor; 50 años para los artistas intérpretes, productores
de fonogramas, grabaciones audiovisuales y radiodifusión, y 25 años
para las fotografías, son cifras cabalísticas que no responden a
razones infalibles y tampoco justifican la discriminación. ¿Por qué al
fotógrafo se le protege menos tiempo que al escritor? ¿O por qué se
limita a 20 años el derecho de exclusiva del inventor de una patente?
Ya sé que autores reputados critican incluso esa limitación temporal,
reivindicando la perpetuidad, alegando que el derecho de propiedad no
se extingue con el paso del tiempo. Pero es que el uso de una joya o de
un inmueble, a diferencia de una creación intelectual, no puede ser
compartido por millones de seres a la vez. En todo caso, el tiempo de
paso de la propiedad privada al dominio público debe reducirse
drásticamente pues hablamos de contenidos intelectuales, que dan acceso
a la cultura, al conocimiento y a la información. Tres: A los creadores
hay que protegerlos, pero no prohibiendo absolutamente las
reproducciones (sic. descargas) para uso privado y sin ánimo de lucro.
Además, sostengo que no son ilegales las descargadas una vez que el
producto se ha difundido en un medio público de comunicación (tesis del
agotamiento). Y cuatro: el punto de equilibrio entre retribución
razonable y libertad de acceso puede venir, por un lado, fijando un
canon mínimo incluido en la cuota de acceso a internet.”
La settimana è stata notevole, densa di sapori stupefacenti, tra letterine di Natale e partiti dell’amor proprio. Ma da non perdere il pensiero di Roberto De Mattei, vicepresidente del Cnr, che considera l’evoluzionismo un’interpretazione filosofica e non una teoria scientifica e che preferisce il creazionismo. Non stupisce che nel frattempo il film “Natale a Beverly Hills” sia giudicato dal governo come un film di interesse culturale e dunque da finanziare (la commissione dovrà confermare o smentire). via Cineblog.

Visualizzazione da vedere

L’informazione si trasforma, come si sa. In qualche modo perde pezzi, se si vede dal punto di vista tradizionale. Ma dal punto di vista della rete, ne acquista ogni giorno. Anche dal punto di vista del linguaggio e della fruibilità.

Un tema tutto da sviluppare, anche in Italia, è quello dei visualizzatori di dati e notizie. Che parlano con i contenuti e con l’innovazione dell’interfaccia.

Ecco i cinque migliori visualizzatori dell’anno, secondo FlowingData. In ordine inverso di preferenza:

Photosynth, dei Microsoft Live Labs
The Jobless Rate for People Like You
OpenStreetMap: A Year of Edits
Protovis, del team di visualizzazione di Stanford
On the Origin of Species, di Ben Fry

Flussi di notizie

Mentre i reader rss sono un po’ in declino, gli rss sono centrali per gli aggregatori. Ma anche gli aggregatori si moltiplicano.

Eccone cinque che si usano bene. Ovvi, ma utili:
Techmeme (aggregatore, motore e lavoro umano; tecnologia)
Mozzler (twitter based, personalizzabile; generalista)
News about news (aggregatore, lavoro umano; giornalismo)
Muck Rack (twitting journalists based; generalista)
Twitt(url)y (motore; generalista)

Ce ne sono molti altri da segnalare. Per esempio Technotizie.it.

Open Google

Alex Chitu riporta una mail (tutta da leggere) inviata da Jonathan Rosenberg, Senior Vice President di Google, sulla necessità di usare il più possibile standard aperti e pratiche di apertura. Non per altruismo. Ma perché solo così si fa crescere un ecosistema vero. Ottimo!

“If you are trying to grow an entire industry as broadly as possible,
open systems trump closed. And that is exactly what we are trying to do
with the Internet. Our commitment to open systems is not altruistic.
Rather it’s good business, since an open Internet creates a steady
stream of innovations that attracts users and usage and grows the
entire industry,” dice Rosenberg.

Ma che cosa significa “aperto”? Su questo non c’è uno standard. Ma ce ne sarebbe bisogno. Rosemberg propone una definizione impegnativa, anche per Google.

“There are two components to our definition of open: open technology and
open information. Open technology includes open source, meaning we
release and actively support code that helps grow the Internet, and
open standards, meaning we adhere to accepted standards and, if none
exist, work to create standards that improve the entire Internet (and
not just benefit Google). Open information means that when we have
information about users we use it to provide something that is valuable
to them, we are transparent about what information we have about them,
and we give them ultimate control over their information. These are the
things we should be doing. In many cases we aren’t there, but I hope
that with this note we can start working to close the gap between
reality and aspiration.”

E questo significa rinunciare a costruire un business nel quale i clienti siano “costretti” all’uso di una certa tecnologia e dunque dal quale i competitori sono esclusi. Per essere leader con l’innovazione e non in base alla posizione.

“If we can embody a consistent commitment to open — which I believe we
can — then we have a big opportunity to lead by example and encourage
other companies and industries to adopt the same commitment. If they
do, the world will be a better place.”

Mica per criticare

Mica per criticare. E’ arrivato ora il sito dell’Istituto per la Prevenzione e la Sicurezza del Lavoro dedicato al virus A. Oggi arriveranno altri dati ministeriali con allegato invito a vaccinarsi. Ma è difficile non osservare i fatti. Sempre in attesa di cambiare idea di fronte a fatti nuovi.

Readings #11 – IL PUBBLICO NON E’ UNA COMMODITY

Un articolo di CarrieLynn Reinhard, Roskilde Universitet, sulla fine dell’audience come commodity e l’avvento dell’audience attiva. (pdf)

Abstract: “Traditional discourses of the relationship between media producers and
consumers have been challenged as of late in post-industrialized
countries.  The blurring of established consumer/producer identities
due to changes in the mediascape, forecasted for decades, has changed
how both academics and media professionals characterize the role of
people in media engagings.  The initial conceptualization of
“audience-as-commodity” was challenged by increased recognition of the
audience as active consumers, or “audience-as-agent”.  Recently this
recognition has led to the Hollywood media industry’s cooptation of
these consumers, conceptualizing the people who engage with their media
products as a combination of the previous two, or
“audience-as-pusher”.  This paper is an account of this discourse swing
through the description of case studies that demonstrate the
utilization of interactive marketing schemes to co-opt pre-existent and
emergent audience activity(s).  The emergent conceptualization and its
relationship with previous ones present academics with challenges and
opportunities for theorizing and studying the relationships between the
media industry and the people in their everyday lives.

Bella lezione di Dan Gillmor segnalata a modo suo da Graziano.

Altre segnalazioni: dalla pseudopolitica (tato, scacciamennule, corrado), alla politica straniera della ricerca (alfonso, asa) e alle letture dei lettori (vitadiunio, loriscosta, lsdi).

I motori del profitto per Twitter

Un accordo risolutivo per il business di Twitter. Che ottiene 25 milioni di dollari in cambio di consentire che i microblog pubblicati su Twitter diventino ricercabili dai motori di Google e Bing. (BusinessWeek)