June 2009 Archives

Shanzhai

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Cloni, vagamente pirateschi, cercamente fatti per parodiare qualcosa o qualcuno. In cinese si dice shanzhai. E lo racconta un bel pezzo sul blog di Gianluigi Negro & Co.

Erik Brynjolfsson

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Francesco Sacco segnala il grande valore di Erik Brynjolfsson, economista della produttività all'Mit. Il suo ultimo libro è Wired for innovation.

Educazione al giornalismo dei cittadini

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Il Reporters' Center di YouTube è una buona idea, magari si può realizzare meglio. Il bisogno è chiaro. Se i cittadini fanno i reporter, possono essere interessati a farsi dare qualche dritta da esperti reporter sul modo migliore per sviluppare le storie. (Journalistics)

Nel frattempo, si dovrà avviare anche una discussione sul metodo giornalistico e sulla volontaria adesione a regole di comportamento giornalistiche per i cittadini. Nessuno è obbligato a nulla: ma se qualcuno dichiara in modo preciso e circostanziato che si mette al servizio dei cittadini e non di qualche parte (economica o politica o personale), dando notizie secondo un metodo che prevede verifica e trasparenza, beh, i lettori sapranno almeno quali sono le sue promesse.

Alla ricerca della ricerca

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Non tutto è così. Ma tanto, troppo è così. Ricercatori dedicati al loro lavoro, senza supporto economico da parte delle istituzioni che dovrebbero sostenere la ricerca. Proprio quella ricerca che farà la differenza nella economia della conoscenza. Baroni, privilegiati, persone senza visione, burocrati senza senso del merito, sistemi di valutazione che non sanno valutare e premiare: la ricerca si può fermare, nonostante la dedizione dei singoli ricercatori.

Anche gli artigiani, oggi, non sono un ritorno al passato. Ma funzionano usando tecniche che vengono dalla ricerca più avanzata.

Con storie come quella di Rita Clementi ci facciamo molto male. Altro che buco della serratura.

Bizzarri consigli legali

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Bizzarra idea del giudice Richard Posner per salvare i giornali. Impedire ad altri di linkare le pagine dei giornali senza il loro consenso. Erick Schonfeld, su TechCrunch.

Gadget e budget

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A quanto pare i Kindle sono già finiti. Venduti. E gli iPhone scarseggiano. Non è la prima volta. Ma questo avviene durante una crisi profonda.

Robot lettori

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La Darpa sta cercando di ottenere, con la Bbn Technologies, un sistema per leggere automaticamente il web e trovare informazioni utili per vincere le guerre. Cnet.

BookBlogging - L'arte dell'artigiano

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More about L'uomo artigianoUn libro che indica una strada di ricerca importante. Esplora la storia e l'attualità alla ricerca di una figura di persona che lavora in modo contemporaneamente antico e futuro. L'artigiano di Richard Sennett è un recupero e una conquista. 

Antico costruttore di prodotti ripetuti ma non in serie, l'artigiano di Sennett è una figura più lunga dell'operaio della rivoluzione industriale. Viene da un passato più profondo e forse arriva nel futuro più umano. L'operaio aveva subito la separazione del suo "saper fare" dal suo "saper pensare". L'artigiano "sa fare" e "sa pensare". In entrambi i casi, la costruzione idealtipica è sbagliata per descrivere l'effettiva storia lavorativa delle singole persone, ma serve a sottolineare una qualità importante dell'espressione umana nella sua attività. Ma all'artigiano antico di Sennett manca una qualità: "sa fare" e "sa pensare" ma non "sa dire" bene quello che fa e pensa. Lo insegna facendosi copiare dagli apprendisti. Non formalizza. Stabilizza delle tecniche, le difende organizzandosi in botteghe e corporazioni, arrangia le soluzioni di volta in volta. 

Probabilmente, l'artigiano del futuro "sa dire" molto di più. Per esempio quando formalizza le sue tecniche più ripetibili in software che alla fine sono prodotto di artigianato, o espressione di capacità artigiane. Il che apre la strada alla definizione del percorso che potrebbe ricondurre a convergere il sapere, il fare e il dire.

L'artigiano dell'epoca della conoscenza accede a un sapere che è dominio pubblico, scambia pensieri con ricerche, confronta tecniche con tecnologie. Il taglio del grande sarto può essere fatto al laser, il pensiero del robot può essere fatto discendere dall'esperienza, il valore del suo prodotto non può che emergere dalla sua capacità di spiegarne le origini e le qualità a chi non le sappia riprodurre ma deve saperle riconoscere.

E' una delle strade dello sviluppo italiano, in prospettiva. E' un'indagine da condurre, con energia e profondità.


Alcuni libri che ho comprato             
  Impressioni mentre leggo
Alan Drew
Nei giardini d'acqua
Piemme

Georges Levebre

Napoleone
Laterza

Marta Dassù
Mondo privato
Bollati Boringhieri

Cristina Sivieri Tagliabue
Appena ho 18 anni mi rifaccio
Bompiani
Il padre e il figlio,
la sorella e la madre,
il terremoto...

Il grande storico
della Rivoluzione, studia
il generale-dittatore.

Un'intellettuale che agisce
racconta la sua esperienza
tra i potenti e i pensanti.

Basta dire "minorenni" per fare
polemica nella politica italiana. In
fondo, questo libro spiega perché.



Le puntate precedenti di questa specie di "rubrica"...
Gandhi (7 giugno 2009)
La storia dei giornali (24 maggio 2009)
La valanga della crisi (29 marzo 2009
Il destino della storia (1 marzo 2009)
L'imprenditore di Schumpeter (22 febbraio 2009)
Il regime dei media (15 febbraio 2009)
Paul Veyne e costantino (9 febbraio 2009)
Sinapsi sociali (25 gennaio 2009)
Le storie contro la storia (18 gennaio 2009)
Io non sono il mio cervello (11 gennaio 2009)
Luminosa oscurità (4 gennaio 2009)
Il nuovo paradigma della finanza (21 dicembre 2008)
Il pericolo e l'intelligenza (14 dicembre 2008)
Beato chi si scandalizza (30 novembre 2008)
Viaggio per la felicità (2 novembre 2008)
Mercato o capitalismo (19 ottobre 2008)
Hacker (12 ottobre 2008)
Odio (27 settembre 2008)
Querdenker (24 agosto 2008)
L'indicibile segreto del segreto (14 agosto 2008)
Il filo dei libri (15 luglio 2008)
Felicità in azienda (28 maggio 2008)
Siamo le nostre azioni pubbliche (11 maggio 2008)
Senza povertà (4 maggio 2008)
Nothing ends (27 aprile 2008)
Esplorazioni insensate (5 aprile 2008)
L'arte del rinnovamento (16 marzo 2008)
L'arte nella storia (9 marzo 2008)
La logica della decrescita (2 marzo 2008)
La lettura dei confini (24 febbraio 2008)
La fortuna della filosofia (17 febbraio 2008)
Pensieri astratti su realtà concrete (3 febbraio 2008)
Memoria. Felicità (27 gennaio 2008)
Libertà della conoscenza (20 gennaio 2008)
Libertà della scienza (16 gennaio 2008)
Leggere nella complessità (13 gennaio 2008)
Leggere una storica scomparsa - 2 (6 gennaio 2008)
Leggere una storia scomparsa (31 dicembre 2007)
Il senso e la visione (22 dicembre 2007)
L'Italia e gli italiani (16 dicembre 2007)
La complessità della conoscenza (9 dicembre 2007)
L'organizzazione informale (2 dicembre 2007)
Il comune senso del capitalismo (4 novembre 2007)
Il gioco della matematica (28 ottobre 2007)
Numeri da leggere (7 ottobre 2007)
Fantadesign da leggere (30 settembre 2007)
Vivere una lettura filosofica della politica / 2 (23 settembre 2007)
Vivere una lettura filosofica della politica (16 settembre 2007)
Leggere il video partecipativo (5 agosto 2007)
L'identità delle vittime (29 luglio 2007)
La poesia di un amico è il titolo del racconto della tua vita (22 luglio 2007)
Leggere l'incomprensione (15 luglio 2007)
Il destino di leggere (8 luglio 2007)
Leggere la razza padrina (1 luglio 2007)
Leggere un incontro di civiltà (24 giugno 2007)
Lettura bella e popolare (17 giugno 2007)
Ricchezza della lettura in rete (3 giugno 2007)
Mutazioni nella lettura (27 maggio 2007)
Leggere nel futuro della città (20 maggio 2007)
Leggere il segreto di un inventore (13 maggio 2007)
L'organizzazione da leggere (6 maggio 2007)
La felicità di leggere (29 aprile 2007)
La scommessa di leggere (22 aprile 2007)
Leggere nel pensiero (15 aprile 2007)
Leggere nella mente digitale (8 aprile 2007)
Leggere nella rete (1 aprile 2007)
Leggere gli effetti dell'autobiografia (25 marzo 2007)
Leggere memi (18 marzo 2007)
Leggere l'identità del reporter (11 marzo 2007)
Leggere gli scenari (4 marzo 2007)
Leggere di quelli che lavorano (25 febbraio 2007)
Leggere dentro e fuori (18 febbraio 2007)
Leggere parole chiave (11 febbraio 2007)
Leggere appunti su ciò che non può essere scritto (4 febbraio 2007)
Rileggere quello che va riletto (28 gennaio 2007)
Leggere quello che gli amici hanno scritto (21 gennaio 2007)
Leggere quello che gli altri leggono (14 gennaio 2007)
Leggere per viaggiare (7 gennaio 2007)
Leggere per meditare (31 dicembre 2006)
Leggere per citare (24 dicembre 2006)
Gli occhiali per leggere (17 dicembre 2006)
Leggere, leggerezza, legge (10 dicembre 2006)
Leggere o non leggere (3 dicembre 2006)
Leggere per lavorare o lavorare per leggere? (26 novembre 2006)


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Scrivono di libri: Clelia Mazzini (Akatalēpsìa), Luisa Carrada (Il mestiere di scrivere), Stefania Mola (Squilibri), Ste (melodiainotturna), Ossimora (Antonia nella notte), Remo Bassini (Appunti), Seia Montanelli (Paese d'Ottobre), Renee (Book of the day), Mitì Vigliero (Placida Signora), Gian Paolo Serino (Satisfiction), Gattostanco, Gabriella Alù (Non solo Proust), Patrizia Bruce (Dimmi, cosa leggi?), Angèle Paoli (Terres del femmes), Alessio. E... VibrisseLipperaturaLitteratitudineWittgenstein, talvolta. E inoltre: Bottega di LetturaPenna e mouseBookrepublicLa FrustaZamBooksblog. E MilanoNera. E Sottotomo... BooksWebTvPalagniacAmalteoCarmilla onlineAntonio Genna. E Nazione indiana.


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In libreriaEconomia della felicità, dalla blogosfera al valore del dono e oltreFeltrinelli



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Facebook blogging

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Grossa novità a Facebook, ancora in fase di test. Gli utenti potranno scegliere se far vedere i loro post solo agli amici, come ora, oppure a chiunque. Si potrà scegliere di volta in volta. E quindi continuare la conversazione con le persone che si conoscono per certi argomenti. Ma contemporaneamente scrivere post che andranno in "broadcast" pubblico, creando una pagina tipo blog, o tipo microblog in stile Twitter. (Insidefacebook)

Ballmer avverte i media tradizionali

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Steve Ballmer, capo della Microsoft, pensa che i media tradizionali non devono aspettarsi un ritorno della pubblicità ai livelli precedenti la crisi. Non è una crisi, secondo Ballmer. E' un cambiamento strutturale. (Guardian)

Rinvio, ma non ad personam

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Il ddl sulla prostituzione è rinviato. Tecnicamente non può essere un rinvio ad personam. Perché l'utilizzatore finale in luoghi chiusi non è punibile.

Intanto, un meraviglioso dibattito sul New York Times che riguarda come i politici superano gli scandali di tipo pruriginoso. Chiedono scusa, si dimettono, si fanno perdonare. Ma nessuno fa finta di niente, in America.

Quello che i Tg non dicono (molto)

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Le notizie sulla stampa internazionale hanno un tono che non lascia dubbi sull'importanza degli argomenti che meno appassionano i direttori dei telegiornali italiani. Su GoogleNews i richiami alle vicende del primo ministro italiano sono 870 in questo momento. La più recente è la notizia Reuters che riguarda il suggerimento di non fare pubblicità sulla Repubblica.

L'Espresso calls in lawyers on Berlusconi remarks

Reuters - Deepa BabingtonDanilo Masoni - ‎2 hours ago‎
MILAN, June 24 (Reuters) - Italy's Editoriale L'Espresso said it is considering suing Prime Minister Silvio Berlusconi for urging an advertising boycott of its La Repubblica daily, prompting the premier to call the publishing group "shameless". ...

Berlusconi denies paying for sex

Aljazeera.net - ‎5 hours ago‎
Silvio Berlusconi, Italy's prime minister, has denied allegations he paid prostitutes to attend parties at his official residences. "I have never paid a woman," Berlusconi told Chi magazine, in an interview published on Wednesday. ...

Berlusconi's Italy shows a strange type of feminism

Times Online - Lucia Annunciata - ‎11 hours ago‎
Anyone who has been following the continuing saga of Silvio Berlusconi, the Italian Prime Minister, with its tales of Sicilian yachts, Roman villas, call girls and construction contracts, might well conclude that Italy is the land that feminism forgot. ...

Silvio Berlusconi claims he is target of conspiracy

Telegraph.co.uk - Nick Squires - ‎6 hours ago‎
Silvio Berlusconi has claimed a call girl who says she was paid to attend one of his parties is being manipulated by shadowy forces intent on damaging his political career. By Nick Squires in Rome In his first direct response to claims that he slept ...

Berlusconi: 'I've never paid a woman'

CNN International - ‎11 hours ago‎
(CNN) -- Italian Prime Minister Silvio Berlusconi has refuted allegations that he paid prostitutes to attend parties he hosted at his various homes. Last month it was announced Silvio Berlusconi and his wife Veronica Lario are to divorce. ...

Berlusconi denies paying for women

PRESS TV - ‎11 hours ago‎
Italian Prime Minister Silvio Berlusconi, who strives to weather the recent scandal surrounding his personal life, denies ever paying a woman for sex as he faces growing political pressure. Berlusconi told the gossip magazine Chi in an interview, ...

Italian prime minister says model lied

United Press International - ‎5 hours ago‎
US President Barack Obama (R) meets with Italian Prime Minister Silvio Berlusconi in the Oval Office of the White House on 15 June 2009. The two leaders met in advance of the G8 summit which will be held in Italy next month. ...

Silvio Berlusconi: the parties, the trinkets, the cash

Times Online - Lucy Bannerman - ‎Jun 21, 2009‎
He has made no secret of his love of women but the sex scandal surrounding Silvio Berlusconi is now threatening to topple him, as more claims emerge of the systematic recruitment of young women paid to attend private parties at his homes in Rome and ...

Academic women fight back against 'sexist' Silvio Berlusconi

Times Online - Richard Owen - ‎Jun 22, 2009‎
Wives of the world leaders due to attend next month's G8 summit in Italy should boycott the meeting because of Silvio Berlusconi's "sexist" and "offensive" attitude to women, a group of Italian female academics has said. A number of wives, ...

One night in Silvio Berlusconi's 'harem'

Times Online - John Follain - ‎Jun 20, 2009‎
ON the night of Barack Obama's election as US president last November, Silvio Berlusconi, the Italian prime minister, threw a candlelit dinner party for three beautiful women at Palazzo Grazioli, his luxurious residence in Rome. One of the guests, ...

New Berlusconi inquiry as showgirl says she was paid to attend party

Times Online - Richard Owen - ‎Jun 17, 2009‎
Silvio Berlusconi was embroiled in fresh controversy yesterday as prosecutors opened an inquiry into allegations that showgirls were paid to attend parties at his villa in Sardinia and his residence in Rome. ANSA, the Italian news agency, ...

Italy's Berlusconi hit by female escort allegations

Reuters - Philip Pullella - ‎Jun 18, 2009‎
ROME (Reuters) - Italian Prime Minister Silvio Berlusconi, fresh from a controversy over his friendship with an 18 year-old woman, is now defending himself from allegations that female escorts were paid to attend parties at his homes ...

Supporters predict Silvio Berlusconi will survive run-off elections

Times Online - Richard Owen - ‎Jun 21, 2009‎
In any other G8 country a prime minister embroiled in allegations about the procurement of call girls and suspected of spending the night with one of them would resign or be forced out. In Italy, supporters of Silvio Berlusconi predict that he will ...

Berlusconi denies ever paying for sex

Reuters - Deepa BabingtonGavin Jones - ‎Jun 23, 2009‎
ROME (Reuters) - Italian Prime Minister Silvio Berlusconi has denied ever paying a woman for sex, as he faces growing political pressure over lurid allegations that he slept with a female escort who was paid to attend his parties. ...

Berlusconi scandal turns from yachts and glamour to mean streets ...

Times Online - ‎Jun 19, 2009‎
From the billionaire's playground on the Sardinian coast, the scandal threatening the leadership of Silvio Berlusconi has dripped south to the mean streets of Bari. Revelations have moved attention beyond the yacht decks and private villas of the Costa ...

Berlusconi defiant as pressure grows over scandal

Reuters - Deepa Babington - ‎Jun 21, 2009‎
ROME (Reuters) - Italian Prime Minister Silvio Berlusconi on Sunday brushed off pressure over allegations female escorts were paid to attend his parties and sought to focus on his government's plans for the next year. ...

Berlusconi scandal: commentators dare to mention the other B word

Times Online - Richard Owen - ‎Jun 19, 2009‎
Could the claims emerging daily against Silvio Berlusconi leave him open to the kind of persuasion that makes holding political office impossible? Would he be tempted to cut a deal to suppress them? Even his friends on the Right are starting to wonder. ...

Italy Government Set To Grant Tax Breaks To Companies

Wall Street Journal - ‎Jun 22, 2009‎
ROME (Dow Jones)--With tax revenue holding up despite the recession, the Italian government is set to grant tax breaks to companies that reinvest any profit in their business, a government official said Monday. To help counter the worst economic ...

Sleaze threatens to topple Silvio Berlusconi as friends warn over ...

Telegraph.co.uk - Nick Squires - ‎Jun 21, 2009‎
He has fought off accusations of corruption and survived a stream of verbal gaffes, but now a perfect storm of sleaze is threatening to topple the formerly unassailable Silvio Berlusconi. By Nick Squires in Rome An apparently unstoppable torrent of ...

Silvio Berlusconi keeps smiling as sex scandal gets deeper by the day

guardian.co.uk - ‎Jun 22, 2009‎
If Silvio Berlusconi fears four years of being a lame duck prime minister as a result of the sex scandal engulfing him, he was not showing it at the weekend as he went on a walkabout in Milan, kissing babies, discussing which AC Milan players he might ...

Call girl challenges Berlusconi to prove she is lying about sex at ...

Daily Mail - Nick Pisa - ‎1 hour ago‎
A call girl has challenged Silvio Berlusconi to prove she was lying about his alleged sexual encounters after he claimed opponents had concocted a sex scandal to topple him from power. Berlusconi, 72, has been under intense pressure for ...

Silvio Berlusconi's parties: Italian prosecutors to question 30 women

Telegraph.co.uk - Nick Squires - ‎Jun 22, 2009‎
Up to 30 young women will be questioned by Italian prosecutors as part of an investigation into the alleged procuring of prostitutes for parties held by the prime minister, Silvio Berlusconi, it has been reported. By Nick Squires in Rome The women, ...

Fred R. Conrad/The New York Times

New York Times - Maureen Dowd - ‎10 hours ago‎
Our president is positively monkish compared with Silvio Berlusconi, whose Vesuvial vices spurred a trio of women academics in Italy to write an "Appeal to the First Ladies." It urges Michelle Obama and other wives of world leaders to boycott next ...

Silvio Berlusconi faces claims that women were 'paid to be at parties'

Telegraph.co.uk - Nick Squires - ‎Jun 17, 2009‎
The Italian authorities are investigating claims young women were paid to attend parties at Silvio Berlusconi's private residences, it emerged yesterday. By Nick Squires In Rome The women were allegedly recruited by two businessmen brothers to be at ...

Silvio Berlusconi triumphs in Italy's elections despite allegations

Telegraph.co.uk - Nick Squires - ‎Jun 23, 2009‎
Silvio Berlusconi enjoyed a resounding victory in provincial elections after Italians overlooked the allegations of sleaze swirling around the Italian prime minister. By Nick Squires in Rome The scandal surrounding Silvio Berlusconi is escalating ...

Silvio Berlusconi told to face showgirl inquiry or quit

guardian.co.uk - Fiona Winward - ‎Jun 19, 2009‎
Despite a growing number of calls for him to reveal all or resign, Silvio Berlusconi today insisted he had no intention of answering questions about allegations that paid escorts attended parties at his homes. The embattled Italian prime minister even ...

One of Berlusconi's 'girls' speaks out

BBC News - ‎Jun 18, 2009‎

Silvio Berlusconi defiant as escort scandal grows

guardian.co.uk - ‎Jun 21, 2009‎
Silvio Berlusconi today promised he would "hang tough" in the face of a growing scandal over the alleged procurement of women for his social events, as a third woman stepped forward to confirm details of the night last November on which he allegedly ...

Man apologizes to Berlusconi for party scandal

The Associated Press - ‎Jun 21, 2009‎
ROME (AP) -- A businessman who recruited young women to attend parties at Premier Silvio Berlusconi's homes has apologized to the premier for having contributed to a new scandal. Giampaolo Tarantini also said in a statement late Saturday to Italian new ...

and so on... su GoogleNews

Lacrime nella pioggia

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Il III Digital Content Summit è già cominciato. Carlo Alberto Carnevale Maffè introduce Stefano Portu che all''Espresso si occupa di Mobile. Lo introduce dicendo: «Mettendo i contenuti nei telefonini avete portato i lettori ai vostri contenuti negli interstizi della loro giornata. Momenti che sarebbero andati perduti nel tempo, come lacrime nella pioggia». Portu dice: «Abbiamo creato una mezz'ora al giorno di utilizzo in più. Repubblica sul mobile è un successo. I giornali nell'era di internet hanno perso la loro centralità. Cercano di ritrovarla con un insieme di informazione-servizio-tecnologia».

Carlo Freccero: «Lo sciopero degli sceneggiatori americani è stato il più importante degli ultimi anni. Oggi l'industria dell'industria dell'immaginario fattura miliardi mentre le fabbriche di auto sono sull'orlo del fallimento. L'industria dell'immaginario è la più importante che ci sia oggi. Il cambiamento è fondamentale: il pubblico non è più passivo, ma attivo generatore di immaginario». E aggiunge: «Mai come oggi, i videogame stanno influendo sulla produzione di immaginario americana». Attenzione: «Al centro c'è sempre la televisione e i vecchi media. Non facciamo fughe in avanti, altrimenti si rischia di non fare mai i soldi. Ma è chiaro che la novità consiste in questo: la televisione ha sempre pensato alla maggioranza del pubblico, ma ormai deve imparare a corteggiare i nativi digitali. Per noi l'imperativo categorico è imparare a fare televisione con le regole dei videogiochi e con la ricchezza di quello che viene da internet per trovare storytelling che possa fare fatturato. Lo storytelling necessario per fermare il tempo dell'attenzione del pubblico». Il cavallo di battaglia di Freccero, dice Carnevale Maffè: «Si passa dalla società dello spettacolo all'industria dell'immaginario».

Andrea Persegati, Nintendo, racconta di come la Wii costruisca la relazione narrativa non solo sulla relazione con i bulbi oculari delle persone ma l'intero corpo del loro pubblico. I soldi da dove vengono fuori? Sulla dipendenza che si crea con il meccanismo dei giochi. Il parco installato non genera utili, ma rende possibile generarli con i contenuti. 

Fidelizzazione e serialità e il tema. Wii è un ecosistema che la provoca con i mondi di storie che vi si raccontano, con i brevetti e le tecnologie esclusive, con la relazione tra immaginario e corpo. 

Portu. Repubblica fa fidelizzazione e agenda con la prima pagina di carta. «Abbiamo affrontato il nuovo contesto cedendo la guida ad altri e perdendo redditività. Ora non intendiamo più continuare così: ora faremo nuovi prodotti per ritrovare un ruolo di guida e senza perdere redditività. Devo governare la tecnologia per portare servizio e contenuti al cliente riconquistando la capacità di tenerli fedeli».

Si ha l'impressione che solo l'arrivo dell'iPhone ha sdoganato delle strategie dei produttori di contenuti, liberandoli dal dominio delle telco.

Freccero. «La mia rete non ha un logo che contiene il concetto di Rai. E' fatta per i nativi digitali. Ed è fortemente pensata in termini di linea editoriale, non conservatrice come quella che viene dal mondo Rai. E ha fatto 2 milioni di euro in pubblicità».

Migge Hoffmann, della Oracle commenta: «Tutto verrà fuori da customer focused approach. Non è un tema di tecnologia. E' un tema di mindset». Detto dalla Oracle vuol dire che la vecchia centralità della tecnologia è proprio indifendibile ormai.


Digital content summit

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Tra poco il III Digital Content Summit. E in quel contesto, un approfondimento sull'economia dei notiziari e dei giornali.

Quale buona novella? Il mercato delle news in Italia: modelli di business e condizioni di sostenibilità

Il mercato delle news sta vivendo a livello globale una fase di profonda trasformazione, che sta mettendo in discussione i modelli consolidati di "fare notizia". 
    • La crisi internazionale dei giornali: quali cause e quali conseguenze? 
    • Come si stanno muovendo i principali attori delle digital news a livello nazionale?
    • Quali modelli di business possibili: advertising, subscription fee, o cos'altro?
Le cause? Pubblicità e lettori cambiano i loro comportamenti, gli editori reagiscono troppo lentamente. In Italia, in particolare. Ma anche qui, probabilmente, la grande paura farà sorgere un po' di coraggio. E chi non ce l'ha, o se lo darà, o andrà a fondo. Certe volte anche don Abbondio deve prendere delle decisioni. 

Ci saranno coloro che le prenderanno pensando solo ai proprietari dei giornali: sbaglieranno. Ci saranno coloro che le prenderanno pensando solo a favore della pubblicità: sbaglieranno. Ci saranno coloro che le prenderanno pensando solo ai costi: sbaglieranno. Dovranno tener conto di quelle cose, eccome, ma non basteranno. La strada più promettente sarà imboccata da coloro che prenderanno decisioni pensando prioritariamente al pubblico. E che le svilupperanno cercando un progetto comune intorno al quale raccogliere le energie delle redazioni, del pubblico, del management. Interpretando con profondità l'essenza di questo bellissimo, terribile momento storico. Solo chi penserà tutto l'ecosistema avrà una chance di emergere dalla crisi migliore.

I commenti decidono il blog

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Beh, grande! Ho fatto un giro sui post precedenti e ho letto molti commenti che andrebbero ripresi e rilanciati. Lo farò al più presto. 

Vorrei ringraziare le persone che commentano in questo blog. Vorrei ringraziarle tanto per il tempo che dedicano ai loro contributi, per l'attenzione che dimostrano ai contributi degli altri, per la profondità culturale che testimoniano. E' chiaro che un post può dare un'idea. Ma credo che i commenti diano il tono vero di un blog.

Sicché questo blog è una sorpresa continua. Anche per chi lo scrive.

Intanto, riporto, senza aggiungere nulla, quelli sul burqa. Anche perché è un argomento meravigliosamente labirintico. E bisogna parlarne. Ci torniamo...



In Italia si può essere laici solo nella misura in cui lo permettono papa e vescovi. E bisogna chiedere permesso. Quindi i problemi dei francesi non ci riguardano.

Non so. Provo a offrire un altro punto di vista. Io penso ci siano diversi livelli d'osservazione, e misure ipocrite per attuarlo: questa idea del Burqa sarà, in qualche misura, mitigata con l'ordine pubblico. 
La stessa legge sul velo, nelle scuole francesi, è passata come legge di laicità, e la dismissione di tutti i simboli religiosi, credo fosse un male necessario.

Io credo, però, che lo stato, come chiunque di noi, possa fare una propria obiezione di coscienza, una piccola testimonianza di sé, nel proprio privato. Io posso dire: "no, a casa mia non si entra con la svastica". Lo posso dire in ossequio al disvalore simbolico di quel soggetto.

Ora, senza sopravvalutare il limitato effetto dell'obiezione di coscienza, che è narcisistica connaturatamente narcisistica, penso che lo Stato possa dire lo stesso: nei miei edificî - perché si parlava di edificî pubblici, non di territorio nazionale - scuole, ospedali, io non permetto che la donna sia discriminata. Non permetto che s'indossi un simbolo che vuoldire la discriminazione della donna, anche se la persona in questione è consenziente.

È esattamente come vietare a qualcuno di entrare a scuola con scritto in fronte "le donne sono inferiori", che è il preciso significato del velo, e della copertura del corpo femminile nell'Islam - è antipatico da dire, ma chiunque neghi questo fatto non sa di cosa parla, detto da uno che ha vissuto 6 mesi in Palestina - è la dichiarazione di principio che la sede dell'autocontrollo sessuale maschile, è il corpo della donna. Come nell'odioso teorema della donna in minigonna, che "merita" lo stupro.

Ci sarebbe da parlare del sopravvalutato rispetto religioso, di come le idee che si sono affermate come religioni "di moda", intendo tutte quelle considerate "credibili" - dal Cristianesimo, all'Ebraismo, alle religioni orientali. Il fatto che un simbolo sia espressione di una propria religione non dovrebbe mettere alcuna schermatura, alla critica di tale simbolo. Che io indossi il velo, o il cilicio, per "concezione religiosa" vale quanto portare un velo o un cilicio per mille altre ragioni.

@Giovanni, imporresti l'etica della libertà con l'autorità quindi? Il discorso potrebbe reggere se avessi la sicurezza che tale costume fosse repressivo per "loro". Il paragone delle svastica omologa il punto di vista emico con quello etico. Tra parentesi, non si pensa per il bene degli altri se non sei sicuro che effettivamete lo sia. Derivazione: obbligheresti a togliere il velo per quale scopo? Quello di esacerbare il conflitto nella loro comunità di sicuro. In merito alla critica dei simboli (espressione), non può derivarne la negazione (azione). La morale, anche la migliore che sia dovrebbe esser lontana della leggi di stato. Altrimenti critichi la religione facendone un altra, la tua. L'unico modo per combattere le morali oppressive, se realmente lo sono, è recepirne l'inesigibilità nella realizzazione dei diritti.

@Emanuele, sull'esacerbare il conflitto fra culture diverse hai probabilemnte ragione, anche se mi chiedo se in effetti non sia un palesare una certa immaturità culturale nel non accettare le critiche cercando il conflitto anzichè il confronto. Dall'altra parte, sebbene sia intellettualmente interessante filososfeggiare su questi quesiti bisogna essere concreti perchè sono problemi veri, che spesso sfociano in male e malessere fisico su persone reali, non su idee... e di questo ce se ne dimentica, parlandone, fin troppo spesso. Se vuoi l'opinione di una donna: ha ragione Emanuele, come tutte le cose, non provandolo, non puoi renderti effettivamente conto quanto sia difficile per una donna, anche in italia, uscire da certi dogmi culturali; percui se per far rispettare certi diritti, come la libertà di scelta che è diritto basilare di ogni essere umano, bisogna imporli: che sia.

@Daniela quando parlavo di conflitti alludevo nella propria comunità d'origine. Nel senso che per fare del bene poi ci rimette la pelle chi toglie il velo per decreto. Questo. Ammetto di averla presa da un punto di vista lontano dalla concretezza. E c'è un motivo, che inorridisco quando vedo la confusione tra etica e diritto. Ovviamente il bersaglio non era il multiculturalismo ma problemi di casa cattolica.
Il conflitto ben venga, ma che sia in relazione agli abusi di diritto e non a zeli su cibi, preghiere, abiti. Leggi sulla donna come quelle proposte sulle quote rosa e simili mancano il bersaglio. Rispetto altre questioni, le abominie che abbiamo in casa, sono frutto un pò della paura ma più dall'isolamento culturale che solo l'ipocrisia perpetua. Quindi è una questione che per esser imposta (diritti) bisogna che prima sia riconosciuta come valevole da voi donne. Molte però accettano meglio il vittimismo che la lotta perché rende di più. Altre addirittura cercano deliberatamente la sudditanza perché è più facile. Insomma è un problemi convincervi che i compromessi si pagano quando la strada è al ribasso.

Zeb Cossiga

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La lezione di Zeb Macahan al nipote (cito a memoria): "Non arrenderti, non voltare le spalle e non chiedere scusa".

E' solo il titolo della lezione di Francesco Cossiga al premier nei guai pubblicata dal Corriere. Il resto è tutto da leggere. Esclude che i servizi segreti possano fare qualcosa di diverso che tentare di capire che cosa devono fare. Ipotizza che la Russia e gli Stati Uniti si metteranno d'accordo tagliando fuori il vecchio amico di Putin. Dà giudizi teneri su Franceschini e D'Alema. Soprattutto pensa che Fini sia un avversario vero per il premier.

Di se stesso, Cossiga parla come di una comparsa nel teatrino della politica della prima Repubblica. Non importa se tutto questo sia vero o falso. Va semplicemente letto.

Esquece seo faiscbuc

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Un titolo dovuto al fatto che dall'altoparlante esce una ragazza de ipanema... mentre scorre sullo schermo un pezzo che sottolinea come il successo di Facebook sta riducendo l'importanza del Seo e delle pratiche per fare traffico influenzando i criteri di Google per la valutazione della rilevanza delle pagine. Cioè: non proprio riducendo l'importanza. Ma creando un'alternativa.

O Times o mores

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Londra è vicina a Bari e al tutto il Mezzogiorno d'Italia. Ecco perché da settimane il Times segue con attenzione le vicende che si sviluppano tra Napoli, il capoluogo pugliese e la Sardegna.

Intanto, l'Economist...

Intuizioni di Clay Shirky

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Clay Shirky. Big Think. "La gente non è molto brava a ragionare velocemente. Ma è bravissima a emozionarsi velocemente. E man mano che i media diventano più veloci, diventano anche più emozionali".



Daniel Kahneman dice che è molto più probabile che una decisione sia presa in base all'intuizione che in base al ragionamento. E i media sono responsabili di una grande quantità di conoscenze ovvie che costituiscono il materiale di base per l'intuizione.

Siamo tra l'ecologia dell'attenzione e la strategia della disattenzione. (cfr anche Economia della felicità).

La Federal Trade Commission vuole intervenire contro i blogger che scrivono recensioni di prodotti dalle quali hanno avuto pagamenti o regali senza dichiararlo esplicitamente. (via Cnet).

The Federal Trade Commission is planning to crack down on bloggers who review or promote products while earning freebies or payments, the Associated Press reported Sunday.

E' chiaro che si tratta di pratiche promozionali poco chiare. Ma è anche chiaro che colpire i blogger per iniziative che avvantaggiano le aziende che li pagano significa mettersi su un terreno minato.

Sarebbe meglio puntare sul controllo delle azioni di marketing manipolatorie. E chiedere ai blogger di autoregolamentarsi, piuttosto. Non sarebbe male che i blogger si impegnassero a dichiarare se hanno conflitti di interessi quando scrivono.

Burqa laico

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La Francia si interroga di nuovo sul burqa e il nikab. I veli che portano alcune donne che vivono in Francia e sono di origine musulmana, che le coprono integralmente o quasi quando sono fuori casa, pongono alla Repubblica laica per eccellenza un problema difficile.

Il velo è un segno di appartenenza a una cultura, a una tradizione, a un sistema di regole sociali. Ci sono certamente donne che lo accettano e lo portano volentieri, in base alle loro convinzioni. E ci sono certemente donne che lo portano solo per paura delle sanzioni cui le sottoporrebbero i maschi del loro gruppo sociale nel caso che lo rifiutassero.

Ci sono 65 deputati di destra e di sinistra che chiedono di avviare una commissione di inchiesta. Il presidente della Repubblica prende tempo. I giornali come Le Monde discutono.

La Repubblica laica non può ammettere che esista una repubblica clandestina musulmana che governa le scelte delle donne. Non può ammettere che gli abitanti della Francia, di qualunque origine siano, diano la priorità a un sistema di legittimità diverso da quello della costituzione.

Del resto, la Repubblica non può impedire alle donne che lo vogliono di portare il velo. Come non lo impedisce alle suore cattoliche.

Quindi il problema non sarà risolto se ci si concentrerà sul velo. Si dovrà affrontare piuttosto il tema delle libertà vere, sostanziali, delle donne. Il diritto di famiglia e il diritto alla libertà di scelta, espressione e opinione, è minacciato se le donne sono obbligate a portare un velo che non vogliono. Come lo è se le donne sono obbligate, nelle famiglie occidentali, a lasciarsi picchiare da mariti ubriachi senza denunciarli per timore delle sanzioni sociali cui andrebbero incontro.

Ma lo stato non può arrivare ovunque. Le forme sociali violente e clandestine, che si organizzano intorno a sistemi di legittimità non formali ma molto fisicamente presenti nella vita quotidiana delle persone, sono nemiche della costituzione e della repubblica. Se anche lo volesse, lo stato non potrebbe risolvere tutto con una mano repressiva. Occorre anche il softpower: i valori laici, i valori costituzionali, dovrebbero essere talmente attraenti da condurre le persone a scegliere la tolleranza e la libertà, contro la paura. L'educazione pubblica ne sarebbe il principale strumento.

In Italia il tema è meno cartesiano. Ma altrettanto importante. La privatizzazione di tutto, dalle ronde alle scuole, non promette nulla di buono.

Non esiste un burqa laico. Se esistesse sarebbe il burqa che le donne scelgono di mettersi per libera forma di espressione. Difficile distinguerlo: ma difficile anche reprimerlo. Però esiste una laicità - come patrimonio comune di cittadinanza - che sa dimostrarsi talmente attraente da mostrare quanto povera culturalmente sia una forma di tradizione che reprime le donne. E in Italia ce n'è sempre più bisogno.

Oltre il cinismo

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Gianni Riotta, sul Sole di oggi, legge gli ultimi libri di Mario Calabresi e Roberto Saviano come altrettanti segnali di ottimismo. «Un paese che produce i Mario e i Roberto non può essere consumato dal cinismo e dalla rassegnazione che sembrano logorarci».

Chiusi in una gabbia di parole orribilmente superficiali, i dibattiti prevalenti in questi giorni col morale (e la morale) a terra in Italia non aiutano. Le speranze sono legate alla comprensione delle grandi dinamiche internazionali. E soprattutto agli esempi nuovi e costruttivi di chi continua a combattere per l'intelligenza. 

Anche perché ce la si può fare. «Change happens», diceva Michael Goldhaber.

Ma Riotta - contestato al Tg1 e immediatamente rimpianto per l'atteggiamento molto schierato del successore - aggiunge un consiglio. «E raccomandando però agli autori il verso di Paul McCartney, scritto per il figlio di Lennon Julian nella dolce Hey Jude: "... don't carry the world upon your shoulders" non vi portate il mondo in spalla, vi basta la vostra vita e il vostro destino».

(ps. Vale la pena di ricordare che Riotta è ora il direttore del Sole 24 Ore, il giornale per cui lavoro).

European Systemic Risk Council

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Quanta fatica fa l'Europa a sviluppare le sue istituzioni. L'organismo per intervenire sui mercati finanziari allo scopo di evitare pratiche troppo rischiose come quelle che hanno portato alla crisi attuale, lo European Systemic Risk Council, è stato in effetti fondato. Ma non avrà potere decisionale, solo consultivo. Perché la Gran Bretagna - il massimo mercato finanziario europeo - si è opposta alla Francia - che voleva più poteri per Bruxelles - in quest'occasione. 

Ma può cadere il governo?

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Non è facile capire come si fa ad andare avanti così. Una scarica di testimonianze sulla vita del presidente del Consiglio sta minandone la credibilità presso gli oppositori e gli alleati. La linea di difesa del suo avvocato ha implicitamente preso in considerazione l'ipotesi di ammettere la verità delle accuse, poi peraltro confermate da altre testimonianze. Il sistema dei media di proprietà del capo del governo fa quadrato: tace i fatti o li distorce a "spazzatura", ma non riesce a far cambiare il tono della discussione. Anche gli amici chiedono al presidente di fare un gesto che riduca la tensione e chiarisca qualcosa.

Nessuno ha ancora detto impeachment. Forse perché in Italia i superdevoti vengono fuori solo quando si tratta di situazioni estreme e mediatiche, mentre la morale normale non interessa a nessuno; forse perché quello che farebbe dimettere un politico in America o in Inghilterra, in Italia serve a farsi quattro risate al bar.

Resta il fatto che non è bello andare in giro per il mondo con un'immagine come questa.

Quanto alla possibilità che il governo cada per questo... Uhmm...

Scrive Slate che ora le vittime dell'eccesso di anti-terrorismo dell'epoca Bush vanno risarcite. E i casi umani citati da Slate sono talmente importanti che una mossa in questa direzione sarebbe un buon segnale da parte della nuova amministrazione.

(Il mio caso è infimo, ma, se potessi chiederlo, vorrei che mi cancellassero dal database di quelli che sono stati respinti alla frontiera degli Stati Uniti, visto che è avvenuto in un momento paranoico in cui i giornalisti, in quanto tali, erano considerati una potenziale minaccia per la sicurezza nazionale).

Fegato

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Steve Jobs ha dunque subito un trapianto di fegato, riporta il Wsj

Strano come basti la notizia.

E' strano perché in questo fatto c'è un monte di implicazioni. Non solo quelle che riguardano la Apple. C'è una specie di partecipazione personale alle vicende di un uomo che non vuole e non può intrattenere una relazione di trasparente comunicazione sui suoi casi personali con milioni di ammiratori.

Uomini come Steve Jobs significano molto per molte persone. Eppure sono uomini. Anche più vicino alla nostra vita, troviamo persone così: significano molto perché magari sono i nostri capi e hanno una storia e quella storia ha un senso. E si ha la tentazione di proiettare su quella storia e quel senso la nostra e storia e il nostro senso. Anche se non si può vivere di proiezioni.

Ma per tirarne tutte le conclusioni, per accettare un capo senza farsi illusioni, per vivere la nostra vita e non quella che ci impongono, ci vuole fegato.

Tutta la vita davanti

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A proposito, quanta vita abbiamo davanti? A Tokyo è morto l'uomo più vecchio del mondo. Aveva 113 anni: otto figli, venticinque nipoti, cinquantatre pronipoti, sei pro-pronipoti... La morte di Tomoji Tanabe ha reso molto triste il suo entourage. Evidentemente era un simbolo di ottimismo.

Si stima che in Giappone le persone che hanno almeno 100 anni siano 36mila. E che nel 2050 saranno circa un milione.

Chissà perché l'"allungamento della vita" viene chiamato "invecchiamento della popolazione". A seconda che si parli di "scienza e medicina" o di "lavoro e pensioni".

Un milione di posti di lavoro (in meno)

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Un milione di posti di lavoro in meno, dice il Sole di carta di oggi in prima pagina: un milione in cassa integrazione o che perdono i posto. Entro il 2010.

Ma le previsioni sono quello che sono, sia quando sono elettoralistiche sia quando sono economicistiche.

Oggi comunque sappiamo che nel primo trimestre del 2009 ci sono 204mila occupati in meno. Soprattutto tra le persone che hanno un posto di lavoro indipendente. Come dire precario.

Altro che crisi in via di superamento... I governanti responsabili sanno che la ripresa ci sarà solo se ci sarà fiducia. Ma la fiducia non è un sentimento che si ottiene ripentendo frasi tranquillizzanti. La fiducia si ottiene dicendo chiaramente quanto è grave la crisi, che cosa si fa nell'immediato e che cosa si fa dal punto di vista strategico.

Dialogo sull'informazione senza paura

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Ok. I giornali non sono l'informazione. I cittadini e il pubblico attivo possono cogliere le opportunità offerte dalla rete per partecipare all'ecosistema dell'informazione. Lo abbiamo visto. E qualcuno l'ha capito. Ma non è la fine della storia. I problemi sono vari:
1. Come si mette ordine nella complessità di informazioni che arrivano da ogni parte, con una quantità di link e di rimandi a notizie nuove, meno nuove, vere, meno vere, emozionate e razionali, ideologiche ed empiriche... ?
2. Come si possono garantire le identità di coloro che pubblicano notizie?
3. Come si accumula conoscenza sulla loro affidabilità? Come si costruisce la loro reputazione, al di là dei grandi personaggi che in qualche modo se la sono costruita?
4. Come si può progettare un sistema che faccia emergere dalla rete un'agenda condivisa?
5. Che ruolo può essere assunto dal lavoro dell'informazione professionale in questo contesto?

Insomma. Che cosa si può fare per migliorare strutturalmente il contributo del pubblico attivo all'ecosistema dell'informazione?

A questo proposito, mi pare rilevante segnalare un dialogo avviato via Facebook.

Scrive Michele Costabile (che, come scrive sul suo profilo su Facebook, è un programmatore, un docente, un technical writer, un copy writer, un musicista. Insomma: un creativo in generale).

Ciao Luca, io sto ragionando da un po', come ti ho visto fare, su come evolverà il giornalismo e mi piacerebbe scambiare le idee con te.

I TREND

Mi sembra che la persona più sulla palla in questo momento sia Dave Winer, per esempio il post "when sources go direct" a proposito del fatto che la pubblicazione può prescindere dalla stampa, anzi spesso è user generated content aziendale

http://www.scripting.com/stories/2009/05/15/sourcesGoDirect.html

Comunque vadano le cose, la scelta editoriale è importante, così come è importante distinguere il vero dal falso fra ciò che viene pubblicato, e questo è il lavoro editoriale

http://friendfeed.com/clique-with-claque/c91b0bb2/josh-young-on-twitter-would-like-us-to-discuss

Anche Winer riconosce che, qualunque cosa succeda, il New York Times è un brand e una reputazione.

Parlando di reputazione, trovare le fonti originali e distinguere il grano dal loglio sarà sempre un lavoro professionale.

Un dato importante è l'inquinamento del contenuto generato spontaneamente dovuto alle citazioni e ri-citazioni, tweet e ritweet dello stesso contenuto: servirebbe un filtro e servirebbe un motore di ricerca per arrivare alle origini di una notizia, quello che tipicamente fa un giornalista perdendoci parecchio tempo.

L'inaffidabilità del contenuto web è un problema interessante, una soluzione potrebbe essere un indice di affidabilità per le persone. Winer ha segnalato di recente questo su Twitter

http://threeminds.organic.com/2009/06/docs_are_old-school_we_need_pa.html?utm_source=twitter&utm_medium=threeminds&utm_campaign=praise

In effetti, un server di identità condiviso sarebbe utile anche per togliere dalle grinfie dei siti di pubblicazione una cosa personale come la lista di amici di ogni singola maschera che io decido di indossare (al lavoro, a casa, nel mio hobby).

LE IDEE

Sarebbe utile per chi lavora nell'informazione catalogare la lista di tutti quelli che producono notizie in qualche modo. Pensandoci non è un numero così elevato di persone, dato che si tratta di mettere in relazione aziende, istituzioni e altri organismi con i canali di informazione in cui viene veicolato del contenuto prodotto dagli utenti.

Questo contenuto può essere catalogato per argomenti in modo da poter essere diretto a chi desidera avere uno stream di notizie su un argomento specifico.

L'ordine dei giornalisti potrebbe esere interessato a farsi promotore di questa aggregazione, l'Ansa dello UDC.

La pubblicazione di articoli potrebbe essere stampigliata da un identificatore che indica chi ha pubblicato una cosa, permettendo di associare una reputazione al singolo articolo. Sarebbe anche interessante poter tracciare l'albero di citazioni. L'ideale sarebbe poter avere un motore di ricerca in grado di risalire a eventuali originali partendo da una singola pagina, un lavoro interessante per un prossimo Google.

Probabilmente nelle pieghe di queste tendenze ci sono ottime possibilità di sviluppo commerciale, anche se per ora sembra più che si possa parlare di sviluppi finanziati da associazioni o progetti europei.

Cosa ne pensi?

16 giugno alle ore 20.58

Apprezzo molto questo ragionamento perché parte dallo spirito Winer che è certamente molto rete. La questione di rendere più solido il sistema udc mi pare assolutamente importante. Una soluzione per la reputazione di chi pubblica è una strada. Sto pensando intensamente a queste cose. Mi consenti di riprendere queste tue idee in un prossimo post sul mio blog?


17 giugno alle ore 11.26

Certamente, naturalmente citandomi.

Io sto ragionando su come si potrebbe fare un motore che "srotoli" la lista di link e faccia un raffronto di parole chiave per riuscire a capire qual è la catena di derivazioni fra le notizie e le citazioni.

Google AppEngine sembra la piattforma ideale per un'applicazione del genere.

Non so quante volte ti è capitato di ricevere un tweet e pensare che fosse una notizia fresca, quando invece magari era vecchia di due settimane o quante volte vedi citato un blog che riprende la notizia invece della fonte, che è a due o tre clic di distanza.

Quanto ai link sulla reputazione ho provato a seguire un caso interessante, quello di questa notizia: http://www.repubblica.it/2009/05/sezioni/scienze/felicita-ereditaria/felicita-ereditaria/felicita-ereditaria.html

Dopo un po' di ricerche Google salta fuori che è legata a questo studio http://www.elsevier.com/wps/find/authored_newsitem.cws_home/companynews05_01209.
La notizia è stata ripresa su tutti i quotidiani, come puo si può vedere con questa ricerca http://www.google.com/search?q=bucay%20happiness&hl=en&tbo=1&tbs=qdr:y

In realtà lo studio non esiste, perché non è stato pubblicato. All'epoca in cui la notizia è stata data era noto solo un abstract dello studio, che comunque è pubblicato a pagamento. Quando lo studio sarà disponibile, le istituzioni che sono abbonate alle pubblicazioni Elsevier potranno giudicarne la validità, ma la stampa ha già archiviato il tutto.

La possibilità di associare non dico un'identità, ma un insieme di personalità agli individui è molto interessante non solo per la reputazione, ma anche per mettere le basi per costruire alberi di relazioni (la lista dei miei amici) che non siano chiusi dentro un servizio privato (per es Facebook) ma siano ospitati su server neutrali e dati in concessione al servizio privato da chi è proprietario dell'identità.

Come sai, non è la prima volta che sottolineo che le applicazioni, come Facebook o Friendfeed, vanno e vengono, mentre i servizi, come il DNS, sono immortali.

Sicuramente è importante che siano gli utenti a dire cosa vogliono, oltre a scegliere fra i servizi commerciali.

Infine, credo che si potrebbero davvero catalogare tutte le sorgenti di notizie, come i blog aziendali, le società di PR, le istituzioni universitarie, gli ospedali, le segreterie politiche, le testate giornalistiche, i canali di distribuzione video. Potrebbe essere il feed Ansa dello UDC.

I termini dell'idea sono da tempo nell'aria ma restano difficili da sviluppare. Reinterpretando quanto suggerito da Michele alla luce di varie discussioni in materia si dovrebbe:
1. Trovare un modo per attribuire un indirizzo stabile e indipendente dalle piattaforme proprietarie ai profili di ciascuna persona od organizzazione che offre notizie e contributi all'ecosistema dell'informazione
2. Realizzare un motore capace di ricostruire la genealogia delle notizie (e forse anche delle opinioni) che si pubblicano sui blog, si segnalano sui social network, si ritwittano in giro, si dibattono su Friendfeed ecc ecc...
3. Legare ai singoli pezzi di notizia delle tag adatte alla valutazione della loro qualità, tali da aiutare la costruzione di un sistema di reputazione facile da usare.

Il tutto senza nulla imporre a nessuno, ma aprendo sostanzialmente tutte le piattaforme per i contributi del pubblico attivo all'interoperabilità che ha reso grande e bella la rete.

E' chiaro che qualcosa di più facile da usare implica anche delle semplificazioni. Ed è chiaro che non ci sarà un solo sistema ma molti. Le due questioni sono potenzialmente contraddittorie. Il che oltre che inevitabile è anche divertente e creativo. E forse in questo lavoro, il contributo professionale all'informazione potrà trovare uno dei suoi ruoli del futuro. Se smetterà di farsi paralizzare dalla paura del nuovo e si metterà sul serio al servizio della rete.

Marche e testate

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Un convegno di Centromarca su "Nuovi paradigmi di relazione con i Media" al Corriere della Sera. Un tempo sarebbe stato tutto sulla pubblicità.

Che altro ci dovrebbe essere nelle relazioni tra marche e media se non la pubblicità?

Oggi si è parlato di internet, di crisi dei giornali, di diminuzione della pubblicità, di televisione, di consumatori, di cittadini...

Ferruccio de Bortoli ha detto che i problemi delle marche gli sembrano molto simili a quelli delle testate. Luigi Bordoni, presidente di Centromarca, ha dichiarato una forte disponibilità culturale a cambiare. Monica Fabris (presidente di Gpf-Reti), Fiorella Passoni (general manager di Edelman Italia), Marco Gambaro (docente di Economia dei media all'università degli studi di Milano), Franco Perugia (consulente di MS&L Italia) hanno mostrato come si stiano sfuocando i concetti tradizionali di consumatori e lettori, cittadini e persone, tendenze socio-culturali e movimenti di opinione. Hanno parlato di "conversazione". Hanno detto che non è più "personalizzazione" ma "socializzazione" dei contenuti. Hanno detto che non è più "multimedialità" ma "crossmedialità".

E poi la tavola rotonda ha portato l'accento sull'urgente di bisogno di concretezza, nell'apertura a tutte le nuove idee. Alessandro Di Pietro, Oscar Giannino, Daniele Manca, Vera Montanari, Giorgio Mulè, Andrea Vianello. Trasparenza, qualità, indipendenza, servizio al pubblico, informazione e democrazia...

Insomma, una quantità di discorsi fondamentalmente giusti. Con le parole giuste. Pure troppo. Evidentemente la crisi si fa sentire e costringe a parlare con lingua dritta.

Ora. Che si fa? Quello che è urgente non è necessariamente quello che è importante. Le scelte che si fanno oggi contano per subito e per il lungo termine. Perché dalla crisi si uscirà prima o poi. Ma per uscire migliori, e non peggiori, bisogna pensare anche al dopo, non solo al subito. Banale, ovvio, difficilissimo.

Fino a che le decisioni sono prese con la testa piena delle paure per il prossimo bilancio trimestrale, con l'idea che "primo non sbagliare", con la mente bloccata intorno a quello che si pensa non si possa fare invece che a quello che si può fare... ci si lascia dominare dalla tattica e si perde la strategia.

Inventare un'organizzazione per ritrovare il senso delle marche e delle testate nell'epoca della conoscenza significa unire alla gestione anche la sperimentazione: una struttura generatrice di senso fa ricerca oltre che produzione. Il futuro è quello che costruiamo. E già che ci siamo, costruiamolo migliore.

Riassunto di ansie mediatiche

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Ebbene, riassumiamo. Il Censis dice che il 69,3 per cento degli elettori ha deciso come votare essenzialmente in base alle informazioni fornite dai telegiornali. Il 30 per cento ha seguito i programmi di approfondimento, sempre in tv. I giornali hanno avuto importanza per il 25 per cento. Internet è stata importante solo per il 2,3 per cento. Ma per gli studenti e i giovani, la percentuale sale al 5,9 per i siti indipendenti e al 7,5 per i siti dei partiti.

La televisione è determinantissima. Ed è organizzata in modo tale che vi prevale la strategia delle balle piuttosto che l'informazione. Internet non fa agenda, ma attrae i giovani.

Gli editori di giornali gestiscono media che riescono a mantenere una certa importanza politica ma economicamente si trovano stretti tra un medium dominante, poco preoccupato per la ricerca giornalistica di qualità e ancora poco coinvolto dalla crisi dei modelli di business tradizionali, e una tecnologia innovativa che attrae i giovani. Una posizione strategica molto complicata.

L'informazione è democrazia, dice il capo dello stato. Ma entrambe sono parecchio in crisi, in Italia.

Il giornale la Repubblica riporta oggi una tabella nella quale si vede come la pubblicità acquistata dal governo sia aumentata del 237 in televisione e diminuita del 98 per cento nei quotidiani (il raffronto è tra il primo trimestre del 2008 e il primo trimestre 2009). In particolare, su Canale 5 è passata da 440 milioni a 2,1 miliardi; su Italia 1 è passata da 230 a 536 milioni; su Retequattro è passata da 163 a 253 milioni.

Gli inserzionisti devono tener conto anche del fatto che il premier ha chiesto agli industriali di non fare pubblicità sugli organi di informazione disfattisti, cioè non amici del governo. E in effetti va apprezzata Emma Marcegaglia che ha rimandato al mittente l'invito.

Di fronte a tutto questo, anche gli editori dovrebbero mostrare molto coraggio. E parecchia inventiva. Ma anche queste sono parecchio in crisi al momento (non solo in Italia per la verità).

La rete offre le massime opportunità per cambiare la situazione. Ma quelle opportunità vanno colte. Che qualcuno lo faccia è molto probabile. Che lo facciano gli editori tradizionali è più difficile. Ma questo non è un bene. Almeno dal punto di vista della democrazia. Nonostante tutti i difetti dei giornali tradizionali, l'agenda politica è ancora troppo poco influenzata dalla rete e gli elettori si rivolgono alla rete ancora troppo poco per informarsi sulla politica. In questo contesto, una crisi vera dei giornali sarebbe una potenziale vittoria del populismo.

Certo, qualcosa di nuovo, alla lunga emergerà. Alla lunga: perché la rete, nonostante la velocità delle sue innovazioni, favorisce i cambiamenti strutturali più di quanto non sostenga le trasformazioni rapide. La ragione è semplice: la rete è fatta di tecnologia ma il suo apporto in termini di informazione è invece sostanzialmente coerente con le dinamiche di chi la fa, cioè con le dinamiche socio-culturali; e mentre la tecnologia va veloce, le dinamiche socio-culturali vanno lentamente.

Nel breve-medio termine, dunque, la funzione dei giornali tradizionali resterà fondamentale per la democrazia e l'opinione pubblica. E le loro difficoltà resteranno le difficoltà della democrazia e dell'opinione pubblica. La soluzione emergente sarà probabilmente un cambio di relazione tra la rete e i giornali: non più di alterità ma di simbiotica collaborazione. Il che avverà solo se i giornali si metteranno al servizio della rete. Dovessero riuscirci (garantendo qualità, ascoltando le istanze del pubblico, informando in modo da contribuire all'emergere di un'agenda condivisa) troverebbero contemporaneamente un nuovo ruolo e forse un nuovo modello di business.

Editori in cerca di coraggio

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Gli editori sanno perfettamente che oltre a tagliare i costi devono innovare. Ma non è chiaro che cosa stiano facendo come conseguenza di questa consapevolezza.

E' vero che sono diminuite drasticamente le entrate tradizionali. E dunque è vero che devono tagliare. Ma non è vero che devono prima tagliare e poi innovare.

I tagli e l'innovazione dovrebbero essere parte di una visione. E dovrebbero essere pensati come conseguenza di quella visione, per accelerare l'avvento di una fase innovativa.

Nel migliore dei mondi possibili, anche i tagli dovrebbero essere visti come innovazioni. E a questi tagli dovrebbero aggiungere gli investimenti destinati a esplorare i modi nuovi di fare il loro mestiere. La tecnologia che sta cambiando non è solo un nemico della tradizione. E' anche un amico dell'innovazione. Ma le opportunità che offre vanno scoperte, sperimentando, subito.

Un esempio di tagli poco innovativi è quello dei prepensionamenti dei colleghi che hanno più di 58 anni. A parte la perdita di esperienza e capacità produttiva che i prepensionamenti significano, quelle operazioni costano care: sono un taglio futuro a prezzo di un costo immediato. Che invece potrebbe essere inteso come investimento. Che cos'è un taglio innovativo? Non sono certo io la persona più indicata a rispondere con competenza. Mi viene in mente un'idea, a solo titolo di esempio. Invece di pagare per il prepensionamento di colleghi esperti, si potrebbe pagare lo start up di cooperative di informazione formate dagli stessi colleghi, già perfettamente capaci di produrre contenuti da utilizzare sui giornali e i siti web stessi. Si otterrebbe in cambio la produzione di informazioni preziose, allo stesso prezzo dei prepensionamenti; e la nascita di cooperative che potrebbero riconoscere il senso professionale maturato dai colleghi stessi oltre che puntare a raggiungere una posizione di mercato interessante, progressivamente slegata dai loro giornali di origine. Magari, si potrebbe aggiungere l'obbligo di assumere anche una quota di giovani. 

Vabbè. E' solo un'idea. Ma serve a sostanziare la richiesta più pressante: la strategia degli editori non può essere soltanto espressa dalla tattica dei tagli...

Il mito del mercato razionale

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Justin Fox scrive un bel pezzo sul mito della razionalità del mercato. E sull'irrazionalità di averlo preso in considerazione non come mito ma come realtà scientifica.

(C'è anche un ironico box nel quale mostra come uno dei fondatori del mito, Irving Fisher, abbia previsto che il mercato finanziario sarebbe andato benissimo; e ne scrisse giusto giusto nel 1929, poco prima del crack...).

Reazioni di concetto

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Conceptfeedback offre un servizio per testare il design di un'iniziativa che si vuole sviluppare sul web. A sua volta avrebbe bisogno di feedback. Ma l'idea è interessante. (via Killerstartups)

La debolezza del potere

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Il dibattito sulla debolezza della maggioranza quando deve governare e sulla sua forza quando deve fare una campagna elettorale è pieno di suggestioni.

E di preoccupazioni.

Errore costruttivo a Illywords

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Ho ricevuto il nuovo numero di Illywords. Nell'editoriale, Ariella Risch, gentilissima, parte dal riconoscimento di un errore e lo trasforma in un'occasione di riflessione molto importante. Bellissima prova di intelligenza. Quanti errori fanno gli altri giornali. E non conducono a un pensiero.

Per chi pensi alla vita come a una ricerca, l'errore è un elemento fondamentale del percorso. Peraltro richiede un criterio di verifica. La verifica può essere sul funzionamento di un processo, sul deragliamento di un programma, o sulla non conferma di un'ipotesi.

Nell'epoca della conoscenza, molte realtà si trasformano: da fenomeni meccanici, lineari, di funzionamento, diventano almeno in parte percorsi di sperimentazione. L'errore, dunque, diventa ancora più costruttivo.

Chissà perché. Noi italiani troviamo spesso modo di dichiarare la nostra ammirazione per gli inglesi. Eppure in Gran Bretagna non perdono occasione per dimostrare che non ricambiano.

Si ricorda ai tempi dell'elezione del presidente della Commissione europea quale anno fa, quando l'Economist riportava che tutti i candidati avevano qualcosa da farsi perdonare. Tra questi candidati c'era anche Prodi. E che cosa c'era che non andava in Prodi? Che era italiano...

Di questi tempi gli italiani non fanno mancare gli argomenti per l'anti-italianismo britannico. Oggi il Guardian attacca così il suo pezzo sulla visita di Gheddafi.

"One of them likes to call himself an "emancipator of women". The other likes women to call him "papi". So when two of the world's most flamboyant and eccentric politicians - the Libyan leader, Colonel Muammar Gaddafi, and Italy's prime minister, Silvio Berlusconi - met yesterday in Rome, women figured large".

Congiuntura pubblicitaria

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Beh, è chiaro che la pubblicità online non è la panacea di tutti i mali. Anche se cresce più delle altre forme di pubblicità. TechCrunch riporta dati che segnalano come l'anno scorso sia aumentata del 20% in Italia. Ma vari dati sparsi registrano un rallentamento successivo. E addirittura qualche battuta d'arresto. Non solo negli Stati Uniti, come riportato da TechCrunch. Ma anche in Italia.

Consigli americani per gli editori

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Intanto, saltano fuori le raccomandazioni dell'American Press Institute uscite dal famoso meeting di Chicago. Rick Edmonds le riassume:

"The report, titled Newspaper Economic Action Plan, recommends that industry leaders follow five new "doctrines."
  • True Value. Establish that news content online has value by charging for it. Begin "massive experimentation with several of the most promising options."
  • Fair Use. Maintain the value of professionally produced and edited content by "aggressively enforcing copyright, fair use and the right to profit from original work."
  • Fair Share. Negotiate a higher price for content produced by the news industry that is aggregated and redistributed by others.
  • Digital Deliverance. "Invest in technologies, platforms and systems that provide content-based e-commerce, data-sharing and other revenue generating solutions."
  • Consumer Centric. Refocus on consumers and users. Shift revenue strategies from those focused on advertisers."

Come dire: imparate il web. Sul serio. E poi adattatevi. Un po' imponendo il vostro punto di vista. Un po' accettando quello degli altri.

Ma il consiglio più dirompente, si direbbe, è l'ultimo. Rifocalizzare le strategie. Il centro non è più la pubblicità. E' il pubblico.

Sacrosanto.




Editor online... in fondo è semplice

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Bill Mitchell riporta una conversazione con John Robinson, editor di News and Record nel North-Carolina. E' una bella conversazione perché Robinson non ha paura. Lui reagisce, sperimenta e impara. Fa un blog. Twitta. E riflette facendo. Alla fine dei conti dice che la rete ha un effetto preciso, chiaro, fondamentale:

 "You simply need to ask a question. How cool is that? And, as a result, you establish yourself as a person. A real person. I hope that the people who connect with me on social networks see me as more than a name on a masthead. I engage with them. I show some personality, to the extent that I have one".

Semplice. In fondo.

Indirizzo personale su Facebook

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Non le voleva Dustin Moskovitz queste url personalizzate per gli utenti di Facebook, dice Chris Messina, che ne ha già una per la fama di cui gode online. Eppure adesso Facebook si propone di offrirle gratuitamente. In pratica, gli utenti avranno una pagina con il loro profilo consultabile digitando un indirizzo tipo www.facebook.com/chrismessina.

Chi si preoccupa perché il proprio nome potrebbe essere usato da altri, o perché vorrebbe poter disporre di una particolare soluzione per il suo url (tipo nome.cognome o altro), dovrà tenersi pronto per le 12:01 di New York di sabato (quindi per le 18:01 di sabato 13 giugno dall'Italia).

Chi non si preoccupa, invece, farà di meglio.

In effetti, in un primo tempo Facebook pensava di far pagare per concedere questo genere di indirizzi agli utenti. Poi ha rinunciato. Segno che ha probabilmente capito che avere un indirizzo personale su Facebook non è un bisogno particolarmente sentito. Vedi TechCrunch.

Visioni editoriali mancanti

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La crossmedialità declinata in molte forme è stata teorizzata anche nella forma del megagiornale proposto da NewspaperNext. Stefano ne riprende il concetto in chiave tecnologica.

L'approccio resta teoricamente importante. In pratica, il flusso delle idee e delle informazioni, da scoprire, da esprimere, da adattare ai mezzi, da fruire e riutilizzare, viaggia nell'approccio crossmediale su una megapiattaforma composta di formati (testo, video, audio; Stefano aggiunge correttamente visualizzazioni e simulazioni), canali (internet, etere, ecc) e device (carta, cellulare, computer, tv, ecc).

Interessante, in questo contesto la proposta di Stefano sul ruolo dell'editore: "il billing, le interazioni con altri utenti, la profilazione, la georeferenziazione, l'archiviazione, la correlazione, la gestione di segnalazioni e notifiche, la partecipazione ed altre funzioni che aggiungono valore all'utente". In pratica, l'editore sarebbe colui che riesce a valorizzare il flusso delle informazioni, creando varie forme di scarsità o alimentando varie forme di partecipazione del pubblico.

In realtà, gli editori sono molto preoccupati per la perdita di valore dei loro canali e delle loro strutture organizzative tradizionali. Ma non riescono a vedere bene come passare con decisione sulla nuova logica della crossmedialità. Perché non sanno come monetizzarla correttamente.

In effetti, nel loro dibattersi tra mille difficoltà, stanno privilegiando le logiche di breve (riduzione dei costi) a quelle di lungo termine. In particolare:
1. Nella logica crossmediale, il centro strategico è la valorizzazione del lavoro delle redazioni, intese come alimento delle relazioni tra il pubblico e i poli di aggregazione sociale, economica, politica e culturale della loro comunità; ma gli editori si stanno occupando soltanto di ridurle.
2. Nella logica crossmediale, le tecnologie e i modelli di business sono innovazioni continue, derivano da un'attività precisa di ricerca e sviluppo, e vengono tradotte in applicazioni industriali ma in costante rinnovamento; ma gli editori non sembrano orientati a investire strategicamente in ricerca.
3. Nella logica crossmediale, le priorità sono definite dalla relazione attiva tra gli editori e il pubblico; ma gli editori sembrano invece pensare prioritariamente alle decisioni del mondo pubblicitario (decisioni che tra l'altro tendono a subire, nella maggior parte dei casi, invece di proattivamente provocarle).

Il salto strategico è enorme per gli editori. E bisogna ammettere che per chi guida quelle aziende non è facile districarsi tra i vincoli quotidiani e le difficoltà strutturali per fare emergere una vera visione, da perseguire con forza e continuità. Ma ho l'impressione che la dinamica storica lo richieda urgentemente.

Magnifico studio sulla felicità

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The Atlantic. Is there a formula--some mix of love, work, and psychological adaptation--for a good life? For 72 years, researchers at Harvard have been examining this question, following 268 men who entered college in the late 1930s through war, career, marriage and divorce, parenthood and grandparenthood, and old age. Here, for the first time, a journalist gains access to the archive of one of the most comprehensive longitudinal studies in history. Its contents, as much literature as science, offer profound insight into the human condition--and into the brilliant, complex mind of the study's longtime director, George Vaillant.




Via Vincos.

Sono d'accordo

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Mediatwit. Come salvare i giornali, in dieci lezioni. Di 140 caratteri...

Censis: democrazia sommersa

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Il Censis segnala che il 69,3 per cento degli elettori ha formato la sua scelta sulla base delle informazioni dei telegiornali. La televisione è ancora il massimo generatore di opinioni per la maggioranza degli elettori. E la televisione è quello che è.

Censis.

Territorialmente

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Il concetto di Territorialmente è ottimo. Offrire servizi ai comitati che localmente si oppongono a opere ritenute distruttive dell'ambiente o che propongono soluzioni urbanisticamente innovative, con lo scopo strategico di fare un'informazione a rete.

Questi comitati locali faticano spesso a superare le ambiguità suscitate dall'informazione prevalente quando suggerisce il sospetto di interessi particolari che bloccano soluzioni di interesse generale. E un'informazione in rete può aiutare a distinguere e valorizzare le questioni più importanti. Aiutandole a farsi notare e sostenere.

ps. Con tutto il rispetto, bisogna anche dire che il design del sito è molto 1994..

Pcc: pc cinesi col filtro

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Un dispaccio dell'agenzia Asca e un pezzo del Wall Street Journal segnalano: il governo cinese ha deciso che dal 1° luglio tutti i pc venduti in Cina dovranno essere dotati di un sistema che blocchi l'accesso ad alcuni siti web.

Pirati del parlamento

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E dunque, dalla Svezia arrivano i pirati nel parlamento europeo. Divertente. Peccato non si riesca a dimenticare quel pezzo di Register dove si parlava di affiliazioni vagamente troppo di destra nel giro dei pirati (la cui base e il cui elettorato sono peraltro del tutto fuori da quel sospetto). Se ne vorrebbe sapere di più. Intanto, si ritorna a Werner Sombart e alla sua idea della relazione tra pirateria e capitalismo. E si riflette.

Danni perenni

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La campagna elettorale delle balle, scollegata dalla vita quotidiana delle persone. Il passaparola e la rete degli internettari. La critica internazionale alla politica italiana e al capo della maggioranza.

Si direbbe che i maggiori partiti nazionali si siano trovati stretti nella morsa di due linee interpretative centrifughe: la prospettiva globale che cerca un nuovo inizio; la prospettiva iperlocale che cerca amministrazioni vicine ai cittadini. E ne siano stati penalizzati.

La grande assente è stata la prospettiva europea. Eppure, gli eletti sono proprio destinati ad andare in Europa. A prendere posizioni politiche e a operare scelte che contano. La campagna delle balle ha deviato completamente l'attenzione da questo fatto. Generando danni permanenti.

Tg2: se il pc ti cade sulla testa

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Un servizio del tg2 sui pericoli di internet. Hanno detto - senza scoppiare a ridere - che c'è uno studio americano e un altro dell'università di Firenze dal quale risulta che il pc è pericoloso perché ti può cadere in testa... (Probabilmente, invece, è il televisore che è caduto in testa agli autori del servizio...).

Una discussione su FriendFeed. E, a seguire, informazioni di sevizio...

Da non credere: il tg rai ha appena detto che il pc è pericoloso perchè ti può cadere in testa!?!


sììì!!!! citando uno studio americano e uno dell'università di firenze. incredibile, ho riso tutto il tempo - Daniela Ranieri
Ho visto e sentito.. sto ancora cercando di riprendermi. Un servizio così utile,approfondito e non banale non lo vedevo da tempo!!!!! - Silvia Kittys
c'è da dire che il momento dellla luce pulsante rossa del mouse ottico è stato davvero terrorizzante - Daniela Ranieri
quale tg? - Luca Conti
ma il pc ti cade in testa da solo o deve essere lanciato da qualcuno ?!? - Ibridamenti
Forse intendevano che ti "entra" in testa ? - CoRobi
IL bello è che non hanno fatto un pezzo di colore, ma uno serissimo ma che non stava in piedi - roberto
ecco, dovete smetterla di ficcare la testa sotto la scrivania per smanettare coi cavi! ^^ - paolo beneforti
Il TG di Rai2 - Francesco
Beh ma han detto che i netbook son meno pericoli sdei tower? E del pericolo latente dei rack ne vogliamo parlare? Non possono passare sotto silenzio!! :) - Stefano Aglietti
La cosa che cadde dall'armadio (2, la vendetta). - roberto
...con la parte finale del servizio dedicata alla pericolosità dei cavi per i bambini piccoli! - Pheqof - graziamanera
a questo punto mi dovete dare qualche elemento in più per trovare lo studio in questione, please :-) - Luca Conti
Mah, un titolo dello studio potrebbe essere - previsione, prevenzione e protezione da caduta di computer - Pheqof - graziamanera
Sono certo che Delymyth troverà presto un paracadute per computer da proporre ai geek - CoRobi
visto anche io. non ci volevo credere. pare ci sia gente che si mozza le mani chiudendo il macbook. alla rai sono fuori di testa - Alessio Jacona
You made my day.:D - La Rejna
non sanno + che dire:) - Patrizia Filippetti
Sarà che ci si avvicina all'estate. Prove di frivolezze? :) - Foxarts
Se trovate lo studio fatelo sape' ;) - Webgol via fftogo
Verissimo! Attenzione anche ai fili del mouse che potrebbero farvi inciampare con gravi danni ad articolazioni e testa :) - Virgilio
il PC inteso come Partito Comunista? - khenzo
niente da fare, mi sono sorbito tutto il tg e il servizio, ma non c'è la fonte. Si parla di "studio americano" e di un altro studio della Regione Toscana. Con questi riferimenti sfido a trovare qualcosa :-| Magari andando sulla stampa estera...? - Luca Conti
@luca secondo me sta cazzata la trovi su Digg... - alex
che meraviglia!! - Andrea via twhirl
ho provato con Digg, FF, Google News, con tutte le parole inglesi che mi son venute in mente, mixate, ma nulla. Rinuncio! - Luca Conti
l'avete sentito anche voi? pensavo di aver capito male :P - Andrea | amnesiak1978
l'avevo sentito anch'io e le mie bimbe mi hanno chiesto se avevano capito bene, due volte. - Roberto Grassilli
vedo che tutti si son chiesti, come me, "ma hanno veramente detto così?" ..si ride per non piangerci :) - Sara/prezzemolo
ho messo un portatile su un armadio che sto percuotendo forte con la spalla, ma niente, il computer non mi casca in testa. - Roberto Grassilli
ahhaha like @Roberto - BraGiu aka Beppe Bravi


Informazioni di servizio: raccontate tutti i pericoli cui vi sottoponete usando spesso il pc.

1. Ho preso la scossa toccando una presa della corrente ritratta in una foto su Flickr
2. Ho visto i segnali deboli della cultura emergente e mi è venuto mal di testa
3. Ho cercato un ebook e sono inciampato nella coda lunga
4. Ho avuto una visione: gli italiani avevano votato pc e al potere erano arrivati milioni di colori tutti rossi
5. .... 

BookBlogging - Gandhi

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Più riguardo a GandhiÈ riuscito nell'impossibile. Non solo per l'obiettivo, ma soprattutto per il metodo. Liberare l'India dall'impero inglese attraverso la non-violenza: "il fine è nei mezzi come l'albero nel seme". Ha costruito una forma politica nuova. Ha dimostrato che lo spirito che unisce le persone è capace di conseguenze inimmaginabili. La sofferenza per ciò che non è riuscito è pari alla felicità per ciò che è andato bene: e per come è andato bene. Il pianto e il riso si mescolano nella sua vicenda come due lati di uno stesso gesto storico sorprendente e semplicissimo. Gandhi!

Rileggere le sue parole, ricordare i fatti che ha compiuto, ammirare la forza d'animo che ha saputo infondere negli altri, risentire ciò che chi lo ha conosciuto ha detto di lui, evoca una felicità struggente. 

Commovente. La forza dell'amore e il pragmatismo di Gandhi che riesce a coinvolgere tanto gli indiani quando gli inglesi in una storia che non può non avere come sbocco che l'indipendenza. Raccontata da una studiosa e scrittrice che sa descrivere con lo stupore della partecipazione e il distacco del ricercatore, un uomo che sapeva essere anche madre, fratello, sorella, filosofo, artigiano, politico, avvocato, religioso, umile, ambizioso, povero, ricco. Christine Jordis è riuscita con la biografia di Gandhi a spiegarne le ragioni storiche e nello stesso tempo a rievocarne la grandezza che va oltre la sua storia. 

Che è anche la nostra storia. Di fronte a noi, abbiamo la schiavitù o la lotta per la liberazione da un impero sottile e terribile, immateriale eppure violento, generatore di enormi sofferenze e devastanti illusioni. Un impero senza imperatore che non si può vincere se non unendo gli spiriti e la consapevolezza delle persone. Gandhi è un'ispirazione inesauribile.


Alcuni libri che ho comprato             
  Impressioni mentre leggo
Alan Drew
Nei giardini d'acqua
Piemme

Georges Levebre

Napoleone
Laterza

Marta Dassù
Mondo privato
Bollati Boringhieri

Cristina Sivieri Tagliabue
Appena ho 18 anni mi rifaccio
Bompiani
Il padre e il figlio,
la sorella e la madre,
il terremoto...

Il grande storico
della Rivoluzione, studia
il generale-dittatore.

Un'intellettuale che agisce
racconta la sua esperienza
tra i potenti e i pensanti.

Basta dire "minorenni" per fare
polemica nella politica italiana. In
fondo, questo libro spiega perché.



Le puntate precedenti di questa specie di "rubrica"...
La storia dei giornali (24 maggio 2009)
La valanga della crisi (29 marzo 2009
Il destino della storia (1 marzo 2009)
L'imprenditore di Schumpeter (22 febbraio 2009)
Il regime dei media (15 febbraio 2009)
Paul Veyne e costantino (9 febbraio 2009)
Sinapsi sociali (25 gennaio 2009)
Le storie contro la storia (18 gennaio 2009)
Io non sono il mio cervello (11 gennaio 2009)
Luminosa oscurità (4 gennaio 2009)
Il nuovo paradigma della finanza (21 dicembre 2008)
Il pericolo e l'intelligenza (14 dicembre 2008)
Beato chi si scandalizza (30 novembre 2008)
Viaggio per la felicità (2 novembre 2008)
Mercato o capitalismo (19 ottobre 2008)
Hacker (12 ottobre 2008)
Odio (27 settembre 2008)
Querdenker (24 agosto 2008)
L'indicibile segreto del segreto (14 agosto 2008)
Il filo dei libri (15 luglio 2008)
Felicità in azienda (28 maggio 2008)
Siamo le nostre azioni pubbliche (11 maggio 2008)
Senza povertà (4 maggio 2008)
Nothing ends (27 aprile 2008)
Esplorazioni insensate (5 aprile 2008)
L'arte del rinnovamento (16 marzo 2008)
L'arte nella storia (9 marzo 2008)
La logica della decrescita (2 marzo 2008)
La lettura dei confini (24 febbraio 2008)
La fortuna della filosofia (17 febbraio 2008)
Pensieri astratti su realtà concrete (3 febbraio 2008)
Memoria. Felicità (27 gennaio 2008)
Libertà della conoscenza (20 gennaio 2008)
Libertà della scienza (16 gennaio 2008)
Leggere nella complessità (13 gennaio 2008)
Leggere una storica scomparsa - 2 (6 gennaio 2008)
Leggere una storia scomparsa (31 dicembre 2007)
Il senso e la visione (22 dicembre 2007)
L'Italia e gli italiani (16 dicembre 2007)
La complessità della conoscenza (9 dicembre 2007)
L'organizzazione informale (2 dicembre 2007)
Il comune senso del capitalismo (4 novembre 2007)
Il gioco della matematica (28 ottobre 2007)
Numeri da leggere (7 ottobre 2007)
Fantadesign da leggere (30 settembre 2007)
Vivere una lettura filosofica della politica / 2 (23 settembre 2007)
Vivere una lettura filosofica della politica (16 settembre 2007)
Leggere il video partecipativo (5 agosto 2007)
L'identità delle vittime (29 luglio 2007)
La poesia di un amico è il titolo del racconto della tua vita (22 luglio 2007)
Leggere l'incomprensione (15 luglio 2007)
Il destino di leggere (8 luglio 2007)
Leggere la razza padrina (1 luglio 2007)
Leggere un incontro di civiltà (24 giugno 2007)
Lettura bella e popolare (17 giugno 2007)
Ricchezza della lettura in rete (3 giugno 2007)
Mutazioni nella lettura (27 maggio 2007)
Leggere nel futuro della città (20 maggio 2007)
Leggere il segreto di un inventore (13 maggio 2007)
L'organizzazione da leggere (6 maggio 2007)
La felicità di leggere (29 aprile 2007)
La scommessa di leggere (22 aprile 2007)
Leggere nel pensiero (15 aprile 2007)
Leggere nella mente digitale (8 aprile 2007)
Leggere nella rete (1 aprile 2007)
Leggere gli effetti dell'autobiografia (25 marzo 2007)
Leggere memi (18 marzo 2007)
Leggere l'identità del reporter (11 marzo 2007)
Leggere gli scenari (4 marzo 2007)
Leggere di quelli che lavorano (25 febbraio 2007)
Leggere dentro e fuori (18 febbraio 2007)
Leggere parole chiave (11 febbraio 2007)
Leggere appunti su ciò che non può essere scritto (4 febbraio 2007)
Rileggere quello che va riletto (28 gennaio 2007)
Leggere quello che gli amici hanno scritto (21 gennaio 2007)
Leggere quello che gli altri leggono (14 gennaio 2007)
Leggere per viaggiare (7 gennaio 2007)
Leggere per meditare (31 dicembre 2006)
Leggere per citare (24 dicembre 2006)
Gli occhiali per leggere (17 dicembre 2006)
Leggere, leggerezza, legge (10 dicembre 2006)
Leggere o non leggere (3 dicembre 2006)
Leggere per lavorare o lavorare per leggere? (26 novembre 2006)


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La strategia delle balle

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La quantità di balle, smentite, affermazioni prive di fondamento nei fatti, questioni irrilevanti e boiate è stata gigantesca nel corso di questa campagna elettorale. 

E uno si domanda perché ci sia questa abnorme inflazione di nulla mentale, posto che prima o poi al confronto con i fatti le balle dovrebbero scoppiare e chi le dice dovrebbe perdere di credibilità fino a scomparire dall'orizzonte politico.

La ricerca delle risposte apre capitoli di riflessione che fanno tremare i polpastrelli del blogger:
1. Perché i politici non riescono a imporre un dibattito migliore o non vogliono farlo?
2. Qual è in pratica l'importanza della televisione nel dibattito politico?
3. Come funziona la manipolazione delle coscienze nel megareality sceneggiato per la società teledipendente?
4. Quali sono le dimensioni mediatiche alternative e perché non riescono a superare lo sbarramento televisivo?
5. Che cosa sta facendo la società di fronte a tutto questo?

Il blogger può anche enunciare queste domandine, le può rileggere con occhi critici o partecipi, poi può anche lasciar perdere. E cancellare tutto.

Ma la sofferenza di fronte al fatto che i politici non guidano il dibattito democratico verso questioni decenti ma stanno completamente ripiegati nella loro dimensione di potere è tanto grande che va almeno enunciata. I politici in un paese chiuso e gerarchicamente arcaico non hanno alcun incentivo a cambiare registro. Anzi. Se cambiano troppo, stonano. Se urlano poco sembrano deboli. Se articolano un ragionamento sembrano noiosi. Il fatto è che i politici si sono ingabbiati nella loro cupola e non sanno proprio come uscirne. 

Il modello della comunicazione televisiva, in particolare, li ha completamente avvolti nella stessa impenetrabile nebbia. La televisione è il medium nel quale massima è la distanza tra chi parla e chi ascolta. Chi parla è interamente definito dalle tecniche di comunicazione, dai ritmi imposti dal mezzo, dalle strutture fondamentali dell'organizzazione delle trasmissioni e del palinsesto. La quantità di persone che guardano la televisione è tanto grande e le loro personalità sono tanto indefinite dal punto di vista di chi parla da non avere nessun contatto, nessun feedback, se non quello che deriva dagli studi dell'audience e del marketing. Si può essere molto o poco sofisticati in queste attività, ma attraverso di esse non si può dialogare, si può solo definire una strategia di comunicazione. 

Il proprietario della televisione italiana è maestro nelle sue tecniche e conosce perfettamente il senso delle analisi che gli arrivano dai sondaggi. Non le usa per adeguarsi a ciò che vuole il pubblico. Le usa per capire come lo può manipolare. Le usa per capire come ottenere attenzione e picchettare nelle coscienze una storia, la sua, quella che vuole lui. La squadra dei suoi collaboratori è ormai rodatissima. Hanno una sceneggiatura, un insieme di voci diverse ma orientate allo stesso scopo, una comprensione perfetta dei modi con i quali addomesticare il senso critico del pubblico. E colpiscono alle parti basse: sesso, soldi, potere. Questi sono i valori con i quali attraggono e catturano la fantasia degli ascoltatori. Una volta occupato il quadro narrativo non lo mollano più e non hanno difficoltà a far sembrare gli avversari dei comprimari, troppo complicati da capire, troppo noiosi da seguire.

Quello che stupisce è che nella loro superficiale megalomania, gli avversari del proprietario della televisione italiana non si sono opposti frontalmente alla logica televisiva. Non hanno tentato di abbattere il monopolio televisivo. Non si sono preoccupati di sviluppare un sistema mediatico alternativo. Finora. Perché hanno pensato che anche a loro facesse comodo un mezzo di comunicazione di massa facile da usare per governare. Peccato che non sia per niente facile da usare. E che loro non siano minimamente bravi quanto il loro avversario a usare la televisione. Perché non si tratta soltanto di parlare in tv: si tratta di costruire una cultura della tv, un'antropologia, un'economia, una società della tv. E tutto questo è in mano al loro avversario.

Gli italiani che seguono quanto raccontato dalla struttura fondamentale della tv e se ne lasciano manipolare non sono scemi. Se è vero che il 50 e rotti per cento degli italiani accede alle notizie solo con la tv, però, è chiaro che non hanno gli strumenti critici per confrontare l'informazione televisiva con le altre. 

Uno zoccolo così grande della società che si informa solo con la tv (dati Censis) è tale che anche molti altri media ne sono influenzati. E se i giornali o la radio riescono a mantenere un briciolo di indipendenza dall'influenza televisiva, appare evidente che non riescono a cambiare la sostanza della sceneggiatura raccontata dalla tv. Possono talvolta intervenire. Possono talvolta partecipare. Ma non stanno riuscendo a cambiare la trama del telefilm.

La speranza viene da internet. Ma quello che il pubblico attivo sta facendo su internet è ancora poco consapevole e limitatamente influente. Il che è fisiologico. Ed è il bello del medium internettaro. Ma quale può essere la conseguenza strategica del pubblico attivo sulla società teledipendente?

Massimo Mantellini lo ha raccontato in un magnifico post. Le persone con un blog possono dire se stesse, possono condividere emozioni e opinioni, momenti della loro vita. Questa è la ricchezza dei blog. Non sono se non in parte orientati a fare informazione (dice a ragione Massimo citando i suoi lunghi conversari con Luca Sofri).

In realtà, internet offre gli strumenti per far nascere giornalismo alternativo e chi li vuole usare lo può fare. Questo avrà un'influenza tanto maggiore quanto più sarà portato avanti con un metodo giornalisticamente corretto e trasparente. Potrà avere qualche influenza sulla disponibilità di informazioni sui fatti più precise e più intelligenti, perché lo spazio e la qualità dell'informazione dei cittadini sono cresciute nel tempo e possono crescere ancora molto. È grandioso. Ma non è tutto.

L'impatto di un mezzo nel quale il pubblico attivo può esprimere la propria vita, le proprie piccole o grandi esperienze, i punti di vista, i fatti della vita, le emozioni e le connessioni con gli altri è potenzialmente ancora più importante del pur fondamentale obiettivo di migliorare del pluralismo informativo. Perché può influire sulla sceneggiatura: sul racconto generale che la società fa di se stessa.

Se la televisione è riuscita a sostituire il quadro narrativo nel quale le persone pensano di vivere con una sceneggiatura basata su episodi di fiction, personaggi costruiti e valori animaleschi (sesso, soldi, potere), l'internet popolata da un pubblico attivo può dare luogo a un racconto alternativo basato su persone vere, fatti reali e valori un po' più articolati. Capaci per questo di coinvolgere in discussioni su questioni meno animalesche: ricerca della felicità, dinamiche della partecipazione, scelte di solidarietà, regole della tolleranza, crescita della cultura, equilibrio ambientale, affermazione di identità condivise. Non che il pubblico attivo non sia attratto dai valori bassi (sesso, soldi, potere), ma di certo ha dimostrato di essere capace di generare fascinazione anche intorno a valori alti (amore, felicità, solidarietà).

La società è oggi altrove. Non crede più alla sceneggiatura televisiva. Casomai la segue perché si diverte, in mancanza di meglio. La società soffre perché non vede da nessuna parte chi la rappresenti. E non vede una prospettiva. Cerca un nuovo inizio.

Intanto, va avanti. Percossa dalle menzogne. Influenzata dalla strategia della disattenzione. Preoccupata per i propri figli.

Omaggio a Blade Runner online

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Che cosa era successo prima della storia raccontata da Ridley Scott Philip Dick in Blade Runner? Il regista sta per mettere in scena le risposte. Via web. E via social media. Lo annuncia Brad Stone sull New York Times. E la fascinazione è già palpabile.

Un nuovo inizio

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Barack Obama offre una via d'uscita dal vicolo cieco culturale, economico e politico nel quale il mondo era stato chiuso dalla precedente amministrazione americana. Il discorso di ieri ne è una ulteriore dimostrazione (video, testo, resoconto). Come dice benissimo Sergio Maistrello.

Con la crisi dell'iperfinanza e la scomparsa delle banche d'affari, è finita un'epoca cominciata con Thatcher e Reagan e arrivata da noi con Dallas e la tv commerciale. Allora si trattava di una modernizzazione, della dissoluzione del welfare dalla culla alla tomba, della fine in Italia degli orribili Anni di piombo. Ma conteneva il suo disastro umano.

Quell'idea liberatoria e leggera, in trent'anni si è trasformata in un'ideologia totalitaria e totalizzante, capace di modificare la politica globale in un circolo per grandi affari di banchieri, venditori di armi e di petrolio. Continua a difendersi con ogni mezzo, ma è in crisi: non offre più una prospettiva alle persone e alle famiglie, non risponde alla domanda di futuro. Chiude in una gabbia di desideri infiniti e insaziabili. Che erano diventati un valore per l'amministrazione di George W. Bush tanto grande da indurre un suo uomo (che negoziava al Wto) a dire che lo standard di vita degli americani non era negoziabile e sarebbe stato difeso con le armi. Quell'idea liberatoria era diventata una prigione, un vicolo cieco in politica estera, un disastro per ogni persona che cercasse una storia da costruire e non soltanto da subire.

Da noi, in Italia, l'iperconsumismo senza prospettive, deludente e illusorio, ha preso il potere e lo difende. Trasforma il dibattito politico con le sue sofisticatissime tecniche di marketing, tasforma la vita quotidiana, annulla l'indipendenza dell'intimità del rapporto tra le persone e il loro corpo (vedi Laura Laurenzi), impone persino un modello di capo immortale ed eternamente giovane. L'esplosione forsennata dell'iperconsumismo non sorretta dai fatti e dalle possibilità economiche delle persone si dibatte in infiniti tentativi di manipolazione della realtà, ma non convince più. Una nuova prospettiva è necessaria.

Obama offre una prospettiva. E consente di scommettere che possa emergere un racconto del futuro più adeguato all'esperienza delle persone e alla loro ricerca di felicità. Certo, l'illusione (e la relativa delusione), con i politici, è un'ipotesi che non va mai dimenticata. Ma la descrizione di un percorso più saggio e intelligente, edonisticamente soddisfacente ma umanamente consapevole, è già un fatto. Può rivitalizzare un'idea di mercato capace di generare opportunità attraverso le regole e non con la sregolatezza (come dice Luigi Zingales). E può agire sulle culture in profondità. Generando a sua volta fatti dalle conseguenze stabili. In materia di cultura, ambiente, qualità delle relazioni sociali. Economia.

Il fatto è che il conflitto con l'antico regime è in pieno svolgimento. E i dati di realtà non sono facili da leggere. Per gli italiani, in particolare. Se però questi escono dal sistema mediatico che li avvolge e guardano a ciò che sta succedendo nel mondo, allora possono scommettere su un cambiamento di prospettiva significativo. Lo sanno coloro che seguono l'evoluzione della cultura america. Lo sanno coloro che esportano e commerciano con l'Europa, l'Asia e il resto del mondo. Lo sanno i ricercatori e i tecnologi che ogni giorno lavorano a stretto contatto con persone che vivono nel contesto internazionale. Lo possono sapere tutti, leggendo quello che c'è su internet.

Si tratta di vedere il mondo e non solo quello che succede nella nostra piccola, pettegola provincia.

ps. Peccato che manchi all'appello delle buone novelle un messaggio chiaro e forte della chiesa cattolica, per ora invischiata in preoccupazioni di piccolo cabotaggio. Ma le persone che la popolano sono pronte, credo, a rilanciare una loro visione del mondo alternativa, ecumenica, aperta. Non tutta la chiesa è chiusa in Vaticano.

Bond, Trichet Bond

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Trichet dice che non ci sarà inflazione preoccupante nei prossimi anni. I tassi dei bond stanno salendo. Ma questo non significa che l'inflazione tenderà a crescere, a quanto pare. Mi pare una buona notizia. Purché non si tratti di un semplice annuncio tranquillizzante. Il che non è purtroppo impossibile.

Acer, Intel e Google

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I notebook di Acer con Android. E i netbook di Acer con Moblin. Windows sta perdendo quota. E non ne guadagna nei telefoni.

Social network e piccole imprese

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Nel Nord America, 260mila piccole imprese usano i social network per promuovere il loro business. Ci sono nuovi servizi con sempre nuove funzioni. Fare marketing, testare i gusti dei clienti, trovare partner e fornitori. Un pezzo del New York Times ne dà conto in modo anedottico ma molto articolato.

Il movimento è chiarissimo. Quello che è tutto da costruire è il pensiero della nuova organizzazione delle aziende.

Che cosa diventano le funzioni aziendali nello scenario dei social network? Come cambiano le specializzazioni e il team building? Come cambiano le forme di collaborazione e di reciproca informazione tra le persone che lavorano in azienda? E come cambia il rapporto tra le grandi aziende che si occupano di grandi reti (logistica, credito, telecomunicazioni, distribuzione, ecc.) e le piccole aziende o i singoli professionisti? Sappiamo che tutta l'organizzazione produttiva sarà influenzata da queste novità. Non sappiamo che forma assumerà alla fine del processo innovativo. Ma è una dinamica tutta da seguire. Nella quale è chiaro che l'economia riassorbe dimensioni dell'umano che hanno a che fare con le relazioni tra le persone e non soltanto relazioni di scambio monetario.

ps. Guardando la presentazione di Google Wave vengono in mente un sacco di cose in proposito. Ecco un link al post dedicato alla nuova tecnologia da Andrea Vascellari. Naturalmente ci si trova anche l'ora e mezza circa di presentazione di Wave.

Un'intervista a Mark Zuckerberg, di Facebook, su Facebook e il suo futuro. Temi: certezza dell'identità, semplicità e sicurezza nello scambio di contenuti e messaggi. E quanto a Facebook, beh, a differenza di Dorsey (Twitter), chiaramente Zuckerberg pensa che sarà protagonista: e che se ne parlerà ancora per molto tempo.

Twitter desidera che non si parli di Twitter

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Jack Dorsey è un vero internettaro. Ha co-fondato Twitter, ha controbuito a cambiare il mondo e ne è supercontento. Ma capisce che tutto questo parlare di Twitter è troppo. Quando avrà avuto davvero successo, di Twitter non si parlerà più tanto. Come non si parlerà più tanto di internet. Quando avremo digerito la valanga di novità internettare, il mondo sembrerà più semplice. Ma sarà perché avremo compreso il passaggio epocale che stiamo vivendo. Fino a quel momento, non possiamo che parlarne. Lo riporta Caroline McCarty.

Lsdi - Intervista su Circulate

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Lsdi intervista Martin Langeveld per capire qualcosa di più di Circulate, il previsto aggregatore di notizie che dovrebbe ravvivare il business degli editori tradizionali.

ps. Un'integrazione sul tema dei contenuti a pagamento, di Giorgio Soffiato. I giornali tradizionali costano troppo, dice, e la vendita delle notizie online non sarà facile da realizzare.

Mazza, Fimi: i giornali cambiano musica?

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Ricevo e, con il consenso dell'autore, riporto qui una mail di Enzo Mazza, presidente della Fimi. Mazza pensa che i giornali siano in contraddizione: quando si trattava di parlare di musica gratis erano d'accordo, ora che hanno problemi con i giornali gratis cambiano idea. E cita un pezzo firmato da me e Mario Platero nel quale si riportano le opinioni di editori che parlano di "pirateria" contro i contenuti dei giornali. Peraltro, la "pirateria" contro la musica era fatta dai consumatori; quella presunta contro i giornali è eventualmente fatta da piattaforme che riprendono automaticamente e rilanciano i notiziari. Commento sotto. Ma vediamo prima la mail di Mazza...

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Caro Luca,
leggo in questi giorni del dibattito sul futuro della stampa e della "monetizzazione" dei contenuti giornalistici wul web
Oggi ho letto questo.
 
"Il tema dominante di questo convegno occupa da tempo il dibattito sui media: come evitare la "pirateria" dei giornali tradizionali sulla rete e come tradurre in reddito "digitale" il "content" dei prodotti cartacei"
 
Tuttavia trovo qualche contraddizione con molte delle affermazioni che hanno riempito i giornali negli anni scorsi quando si trattava di parlare di altri settori che si trovavano di fronte alla rivoluzione digitale e cito anche un tuo recente articolo sul blog (il neretto è mio) a summa del pensiero dominanate nella stampa
 
Ma mi pare utile sottolineare che:
1. Il copyright è un diritto che tutela prima di tutto gli autori. Viene dato in licenza in modo deciso dagli autori: o affidandolo a editori o al pubblico anche nella forma dei creative commons. Serve a ripagare gli autori del loro lavoro. E gli autori lo possono monetizzare o donare al resto del mondo.
2. Il sapere che non è soggetto a diritto d'autore è nel pubblico dominio. Nell'epoca della conoscenza il pubblico dominio e i creative commons sono la grande ricchezza dell'ambiente culturale dal quale le persone traggono alimento decisivo. Il valore in quest'epoca è concentrato nelle idee, nelle informazioni, nel senso condiviso. Un ambiente culturale nel quale si può accedere liberamente a una conoscenza ricca e utilizzabile è un ambiente nel quale per persone possono creare il valore che conta.
3. Le lobby delle major tentano da molto tempo di allargare il perimetro del copyright, allungandone per esempio la durata, a scapito del pubblico dominio. E' una reazione alle perdite che subiscono per la pirateria ma è anche una strategia volta a rispondere alle insaziabili esigenze della logica finanziaria (che i giornali invece non avrebbero ? ndr)
4. Internet ha moltiplicato le opportunità culturali delle persone e migliorato la ricchezza dell'ambiente dal punto di vista dell'accessibilità della conoscenza. Ha anche reso più facile infrangere il diritto d'autore. Le lobby delle major tentano di rispondere al loro specifico problema cercando di modificare l'essenza stessa di internet. Quando chiedono ai governi di estendere la responsabilità della salvaguardia del diritto d'autore ai provider di accesso a internet e dei produttori di software per la condivisione dei contenuti in rete, di fatto tentano di reprimere uno specifico abuso bloccando tutta la rete: quello che chiedono, metterebbe in discussione la neutralità della rete e la capacità di innovazione, minando alla radice la bellezza, l'efficienza e la qualità di internet. E distruggendo valore per l'intera società.
5. I governi devono modernizzare le regole trovando un giusto equilibrio tra gli interessi specifici delle major, i sacrosanti diritti degli autori e il valore sociale, culturale e strategico del pubblico dominio e dei creative commons. Si tratta di salvaguardare un intero ecosistema e non soltanto l'interesse di una sua parte.
 
IMHO i giornali hanno cavalcato per anni l'onda del tutto gratis, dell'anti copyright e della libera condivisione dell'informazione quando ciò riguardava altri settori dei media per trovarsi oggi a convicere gli stessi soggetti (consumatori) che una news forse si dovrebbe pagare 99 cents perchè non è di pubblico dominio e la logica finanziaria prevede che se tutto è gratis gli imperi editoriali andrebbero a gambe all'aria.
 
Enzo Mazza
Presidente
FIMI - Federazione industria musicale italiana Galleria del Corso 4
20122 Milano

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Cerco di rispondere:

Non c'è alcun consenso intorno alla questione degli effetti delle piattaforme come Google News sul business dei giornali. Il pezzo di Platero e mio parlava di quello che pensano gli editori preoccupati per il loro business. E orientati a costruire una piattaforma di aggregazione di notizie tutta loro, in modo tale che non perderanno la pubblicità che ora va sulle piattaforme. Certo dovranno trovare il modo di attirare la quota di traffico che ora va su Google News e simili sulla loro piattaforma. Non sarà facile. Quindi qualcuo comincia a pensare che dovranno impedire a Google News di continuare a fare quello che fa anche usando gli uffici legali. Donde parlano di "pirateria". Difficile essere d'accordo con questo termine per questo caso. Ma se anche lo si fosse, sarebbe una "pirateria" ben diversa da quella dei consumatori contro le major della musica. Casomai sarebbe analoga alla pirateria (senza virgolette) di coloro che copiano la musica e la rivendono facendo un vero e proprio commercio di materiale soggetto a copyright.

Detto questo, gli editori cercano un nuovo modello di business, come hanno fatto le major. Ma gli editori hanno cominciato dando le notizie gratis in cambio di pubblicità online. Alimentando così la crescita del web. E anche Mazza a quanto pare ha visto il pezzo pubblicato dal Sole attraverso il suo sito. Le major hanno invece tentato in ogni modo di frenare lo sviluppo dello scambio creativo di musica online e hanno cominciato a cercare nuovi modelli di business solo dopo essersi accorte che la difesa del passato con gli strumenti legali non funzionava e si trasformava in una paradossale guerra contro il loro stesso pubblico.

Siamo lontani da una soluzione, sia nel caso dei grandi editori tradizionali di giornali che nel caso delle major. Ma per tutte queste aziende si pone lo stesso problema: trasformarsi in qualcosa di diverso e di migliore per cogliere in modo costruttivo le opportunità offerte dalla nostra epoca. Imho.

Grazie a Enzo Mazza per gli spunti di riflessione che ha offerto.

Nuvola aperta

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La vittoria concettuale dell'open source, che ha ormai convinto tutti, persino le imprese, della sua affidabilità, ha reso un po' meno importante il lock-in dovuto ai sistemi proprietari. Ma il cloud computing sembrerebbe ricreare una nuova forma di lock-in: come spostare i dati una volta che siano sul sistema di un provider? Se lo domanda l'Economist. Che risponde: sono preferibili i provider che consentono un facile spostamento dei dati. Per indirizzare il cloud computing fin dalla sua nascita verso l'interoperabilità.

E' probabile peraltro che si debba ripensare anche tutta la questione dell'outsourcing. Le aziende che innovano non dovrebbero cedere ogni loro competenza in materia di software ai loro consulenti. Il software non è sempre solo il prodotto di un fornitore. Il software è spesso il loro "saper fare" e "saper pensare". E dunque il loro "saper innovare".

Save the media: uhmm

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Save the media offre l'ennesima riflessione in materia di crisi dell'editoria e salvataggio dei giornali.

Dice:
1. il pubblico di massa è scomparso
2. il prodotto dei siti dei giornali non è il notiziario

Uhmm..

Dice Save the media che i giornali non vendono i notiziari, vendono la pubblicità. E la comodità di trovare cose che interessano nella vita quotidiana. Come tutti i link alle offerte speciali, alle altre persone, alle idee su quello che si può fare la sera...

Se ha ragione Save the media, se è vero che le persone comprano i giornali per queste cose e non per i notiziari, allora per i giornali non c'è più niente da fare. Perché il web è molto più efficiente a generare collegamenti pratici e non ha bisogno di loro per farli trovare. Imho.

Philadelphia a pagamento

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L'editore dei giornali di Philadelphia dice che vuole farli pagare online entro quest'anno. Perché non può spendere tanto per i giornalisti e poi regalare il frutto del loro lavoro. Non dice niente di nuovo ma lo dice in modo particolarmente deciso. Peccato che se ne sia accorto ora. E che non sembri averci riflettuto poi molto.

Lo incoraggierebbe forse il pezzo di Steve Outing secondo il quale per far pagare il pubblico non ci vuole mica la scienza che serve a mandare i razzi sulla luna. Bisogna però sviluppare nuovi prodotti di maggiore qualità. Ecc ecc.


Paolo Zocchi

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Quali Tweet seguono a Twitter

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Divertente tabella con tutte le persone che usano Twitter che hanno tra i loro follower almeno una persona che lavora a Twitter. Di Dave Winer. Che spiega in un post come questo suo lavoro sia per lui una forma di giornalismo investigativo, basato sulla scrittura di programmi per computer. Tra l'altro, la velocità con la quale ha realizzato il programmino lo qualifica per collaborare a una redazione da quotidiano.

Un dipartimento di ricerca giornalistica che sappia programmare e che dunque tiri fuori dai computer tutto quello che essi possono dare, probabilmente, sarebbe per i giornali un'innovazione fantastica. Che al New York Times hanno già cominciato a realizzare.

Dopo il suo primo lavoro, Dave ne ha già realizzato un altro. Quali persone che usano Twitter hanno tra i loro follower almeno una persona che lavora al New York Times.

Quirky: comunità per progettare

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Progettare nuovi prodotti in crowdsourcing. Con Quirky. via RobinGood.

L'inchiostro elettronico taiwanese

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E allora la taiwanese Prime ha annunciato di voler acquistare la E-Ink, pioniere dei display per libri e giornali elettonici. Dai prof del MediaLab che avevano fondato E-Ink è arrivata in più di dieci anni tutta l'ondata di novità che ha reso possibile tra l'altro il Kindle. E che oggi rende possibile l'enorme conversazione sui lettori digitali, considerati uno dei possibili futuri dei giornali. (Un commento di GigaOm).

A parte il fatto che questo scenario è solo uno dei diversi possibili. E a parte che per esempio l'iPhone e i suoi successori o competitori sono potenziali lettori di ebook e ejournal molto diffusi, potenti e comodi, con un modello di business solido. A parte questo, è pur vero che la notizia dell'acquisizione accelera i processi. I taiwanesi probabilmente si preparano a produrre lettori in vasta scala. E i professori di Boston non possono mettersi in mezzo nei processi che devono portare quelle dimensioni di scala.

Ora, con i milioni guadagnati, finalmente, che cosa faranno? La prossima versione, più potente, a colori, con migliori feature... La storia dei lettori di ebook e ejournal sta accelerando. Google, Amazon e Apple sono in partita. Gli editori ci sperano. Il pubblico, invece, prende tempo. Se verrà fuori un'offerta veramente intelligente la valuterà. Ma la strada è lunga: un intero ecosistema deve adeguarsi. E non è composto solo di lepri tecnologiche, ci sono anche gli elefanti editoriali.

Mappa di Twitter

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Steve Rubel propone una mappa del futuro di Twitter. Non è soltanto un bell'esercizio. E' anche un'idea per sostituire il ppt nelle presentazioni. Da vedere.

(Una considerazione laterale: per Steve, Google è un'azienda del settore dei media. E' giusto. Ma è a sua volta un segno dei tempi: forse solo cinque anni fa sarebbe stata considerata un'azienda della tecnologia...).

Immagini sequestrate

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Antonello Zappaddu ha fatto molte foto che avrebbero potuto influire pesantemente sulla campagna elettorale. Sono state sequestrate.

Il suo sito è quello di un fotografo esperto. Anche se non ci si può guardare nulla. Salvo i servizi (sotto password) relativi ai rapimenti. Intitolati: l'isola sequestrata.

Questo è un articolo su di lui dell'Unione Sarda.

Perché Bing / 2

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Beh qualche feature nuova si vede in Bing. La fa notare Beet.tv: se si fa una ricerca sui video e si passa il cursore sui risultati, i video partono come per far provare il contenuto agli utenti. E Beet.tv si domanda già se sia legale.

Reinventare il giornalismo

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Per fare buon giornalismo c'è bisogno di una buona discussione sulla qualità del buon giornalismo. E di un supporto economico.

Stiamo parlando molto di come sostenere economicamente il giornalismo (pubblicità, beneficenza, spesa pubblica, pagamento delle notizie...). Ma non stiamo parlando abbastanza di come si definisce, alimenta e costruisce il giornalismo di qualità. Eppure è solo affrontando questo tema che si può risolvere l'altro.

Su questo argomento, un intervento di Nicholas Lehmann (tratto dal suo discorso in occasione della laurea degli studenti della Columbia Journalism School), che si conclude così:

"So this is your charge. You will not only have to reinvent journalism, you will also have to reinvent the conversation about journalism, making it less internal to the profession, and more interactive with the rest of society. That's an enormous job; I wonder whether any generation of journalists has had a more momentous mission than yours. But, to me, and I hope to you too, it sounds like fun".

Perché Bing

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La concorrenza può far bene. Anche se è tra due monopolisti. Ci sarà certamente qualcuno che sceglie Bing solo per non usare Google. E questo può avere delle conseguenze di vario genere. Detto questo, resta poco chiaro quale sia il punto di forza sul quale conta Bing per differenziarsi dal concorrente. Emergerà nel tempo? Le prove effettuate finora segnalano soprattutto che Bing sta al passo con Google. E' sufficiente? Oppure alla Microsoft stanno pensando qualcosa che non si è ancora capito?

Anni fa sono stato alla presentazione in anteprima della prima versione del motore di Microsoft. Il clima era tecnologicamente e sociologicamente consapevole. Ma in qualche modo le persone sembravano convinte che il loro lavoro servisse soprattutto a pareggiare i conti con Google, non a batterla. Chissà se nel frattempo la situazione è cambiata.

Si scrive sh*t

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Per chi si lamenti troppo della bassezza alla quale è scaduto il dibattito in Italia, non serve andare a cercare esempi in America. A quanto pare anche un portavoce del partito Repubblicano usa termini di basso profilo. TechCrunch.

L'Italia del fard

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L'Italia del fare si prepara alle elezioni assistendo a una polemica su questioni private alle quali non potrebbe essere meno interessata. Repubblica.

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  • The case for an Italian rebellion

    The case for an Italian rebellion is not insane. I had the chance to speak with many foreign observers, recently, and I found that an Italian rebellion is considered a real option.

    An Italian rebellion? Other Mediterranean countries have done just so, lately. Tunisia and Egypt, for example, have chosen to rebel against their dictators and the world has appreciated. Considering the Italian political situation as a sort of authoritarian regime and thinking that it is not reformable through the normal democratic process, one is lead to think that the rebellion is the only possible solution. In that mindset, if Italians rebel, they demonstrate their democratic will and maturity. If they don't rebel, they show they are anything between accomplices and weak victims of the head of their government and his power system. If Italians will rebel, they will free themselves from the shame of accepting a very doubtful sort of democratic government, the consequences of which are dangerous for themselves and the world. That's the option. But it is not happening.

    Why?

    continua... (21 commenti al 9 ottobre)

    Il seguito in italiano: con molti commenti


  • Sul prossimo futuro di Nòva

    Ogni cambiamento suscita timori e ravviva speranze. Vale anche per Nòva. I timori sono comprensibili. Ma le speranze non devono essere tradite.

    Le notizie diffuse oggi dal Post sul cambiamento alla guida di Nòva, riprese da tantissime persone su Twitter e Facebook, sono state interpretate più dal lato dei timori. continua... (46 commenti al 18 giugno)


  • Editori, tecnologia e pirati

    E dunque sappiamo che l'effetto economico complessivo della pirateria non si riesce a misurare. Esistono migliaia di studi in proposito, ma gli studi davvero indipendenti dalle major e dagli editori non sono molti. Come si diceva il GAO dice che è impossibile sapere qual è la somma algebrica tra i pro e i contro per l'economia. Quello che sappiamo è che la tecnologia ha spiazzato gli editori tradizionali.. continua... (4 commenti al 5 luglio)



  • Strategie della disattenzione

    Televisione, radio, giornali. Posta elettronica, social network, blog. Messaggi sonori nelle stazioni, cartelloni pubblicitari nelle vie della città, telecamere per la sicurezza degli uffici. La presenza capillare dell'informazione nella vita quotidiana delle persone nei paesi occidentali è un'esperienza generalizzata. Ciascuno ne fruisce e ne genera in continuazione. La quantità di messaggi cresce inesorabilmente, senza un ordine apparente. Cresce e basta. Il crollo del costo delle comunicazioni è anche l'inflazione dei messaggi. Mai come in questa epoca il concetto di "information overload", il sovraccarico di informazioni che si contendono l'attenzione della gente, è una condizione con la quale ogni ricerca sulla vita sociale deve fare i conti. C'è evidentemente una ricchezza straordinaria nell'abbondanza di informazioni. Ma c'è anche il rischio di una paralisi delle idee, di fronte all'eventuale ingestibilità dell'inflazione di informazioni.
    E' un problema che ne contiene molti. E che si rivela strategico per tutta l'industria editoriale, per le piattaforme mediatiche, per gli autori e, naturalmente, soprattutto per il pubblico. Richiede una ridefinizione dei ruoli per tutti gli attori coinvolti, nel complesso passaggio storico che attraversano le società post-industriali. E si comprende solo nella consapevolezza del fatto che l'information overload non è solo l'effetto della moltiplicazione dei messaggi, ma anche la conseguenza del fallimento dei sistemi che dovrebbero filtrare l'informazione, come per esempio suggerisce l'internettologo Clay Shirky. Nel caos creativo cui assistiamo in questa fase di passaggio, si sperimentano strategie più o meno sostenibili. Quali sono i percorsi che ci possono condurre a costruire un ecosistema dell'informazione più sano e vivibile? continua...


  • Ecologia dell'informazione

    I quotidiani cartacei tradizionali sono una tra le numerose specie che vivono nell'ecosistema dell'informazione. Il loro ambiente si è radicalmente trasformato nell'ultima dozzina d'anni. Molte delle risorse sulle quali avevano a lungo prosperato scarseggiano, assorbite dall'espansione di altri media: l'onnivora, insaziabile televisione commerciale, l'innovativa televisione digitale a pagamento, la rivoluzionaria internet a banda larga, gli infinitamente attraenti telefoni cellulari. Milioni di persone, miliardi di euro, trilioni di minuti si sono spostati verso nuove abitudini mediatiche. E nel corso di un terremoto nei mezzi di comunicazione di tale portata è già sorprendente che molti castelli dei giornali di carta stiano ancora in piedi. E se lo sono è perché evidentemente hanno un valore e una resistenza importanti. Ma è tempo di restauri.
    I sintomi della difficoltà economiche dei giornali di carta sono evidenziati dalla crisi generale del 2007-2009: la pubblicità diminuisce drasticamente, il numero di lettori paganti si erode, i collaterali non danno più le soddisfazioni di una volta e le entrate provenienti dalle versioni online non sono sufficienti a riparare alle perdite. L'urgenza congiunturale può essere cattiva consigliera, ma impone delle scelte. Che in ogni caso erano dovute da tempo. E' evidente, infatti, che il taglio dei costi pur necessario non sarà sufficiente a rigenerare un equilibrio sostenibile. Meglio dunque cogliere l'occasione per un ripensamento profondo.
    E a questo ripensamento, gli editori e i giornalisti hanno cominciato a dedicarsi, ciascuno dal suo punto di vista. Mentre il pubblico si trasforma, partecipa, pone problemi, offre risposte: tutte da interpretare. Le domande si moltiplicano. Quanto dureranno i giornali di carta? Si possono far pagare i giornali online? Come evolve la pubblicità? Qual è il ruolo del giornalismo professionale in un contesto nel quale i cittadini possono produrre informazione in modo sempre più facile ed efficace? Come si informano i giovani? C'è una crisi di credibilità nei giornali? Quali sono le visioni innovative emergenti? L'enorme complessità del compito di rispondere a queste questioni intimidisce. Ma può essere affrontata solo con un'umiltà appassionata, generata dalla consapevolezza che di informazione c'è e ci sarà sempre più bisogno, nell'economia della conoscenza. Per i giornalisti, questa consapevolezza è necessaria per affrontare il grande adattamento che la professione è destinata ad affrontare. continua...

  • Innovage

    Ed ecco dunque l'ennesima nuova parola: "innovage", innovazione e vintage. Non per nulla nascono tante parole nuove, in questo periodo storico che da molti punti di vista - ambientali, sociali, economici, culturali - appare come una grande trasformazione epocale: forse abbiamo l'impressione che, in mezzo a tanta innovazione, stiano effettivamente nascendo angoli di realtà che hanno bisogno di essere nominati; in qualche caso, peraltro, tentiamo di forzare questa impressione, producendo nuove parole prima che esistano le realtà che dovrebbero designare. E dunque, che cos'è l'"innovage": una nuova realtà o semplicemente una nuova parola? E' già un fatto economico o ancora una visione? Avrà successo?
    Il tema non è di poco conto: il racconto dell'innovazione è parte integrante dell'innovazione stessa. Nell'economia della conoscenza, una locuzione che usiamo in mancanza di meglio per definire quest'epoca post-industriale, il valore si concentra sulle idee. Il prodotto vale se contiene gusto, informazione, senso. Dunque, anche, se contiene memoria. E se quel contenuto viene compreso dal pubblico che dovrebbe farlo proprio. Perché la dinamica delle idee è, soprattutto, nella relazione tra le persone che le esprimono e le connettono a quelle degli altri, i quali a loro volta le riconoscono come affini o confrontabili alle proprie. Per questo, esiste un rapporto estetizzante, e di grande valore, tra gli oggetti che vengono declinati al futuro e quelli che ricordano le esperienze passate di gruppi di persone che vi si riconoscono. continua...

  • Attenti al loop

    La conversazione può essere orientata alla collaborazione, può alimentare la convivenza civile e pacifica, ma può anche diventare una sorta di competizione? continua...









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