May 2009 Archives

Talenti da coltivare

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Irene Tinagli e Sergio Arzeni sono oggi a Trento per un incontro all'Ocse su talenti, innovazione, identità e fuga di cervelli. Ieri, la notizia vagamente "eugenetica" cinese ha generato diversi commenti. Ecco alcune riflessioni preventive.

Che che cosa parliamo, quando parliamo di talenti? Che rapporto c'è tra talenti e sviluppo? Come cambia la prospettiva di fronte alla grande trasformazione che stiamo vivendo?

Lo sviluppo è una questione territoriale, storica e sociale. Non è una questione meramente economica, anzi: con la fine dell'epoca dell'industrializzazione, l'economia è rientrata in quella più ampia dell'ecologia, della storia e della cultura. Il quadro interpretativo della questione dello sviluppo cambia nello spazio, nel tempo e nei contesti culturali. Del resto, da sempre ci diciamo che lo sviluppo non è la crescita: questa può anche essere definita da numeri sulla quantità di consumi e di prodotti che una popolazione riesce a registrare; ma lo sviluppo è un tema molto più ampio. E oggi, nell'epoca della conoscenza, l'ampiezza è aumentata dalla vaghezza concettuale con la quale studiamo l'argomento. Una vaghezza dovuta essenzialmente ai grandi cambiamenti che attraversiamo in questa fase storica.

Nell'epoca della conoscenza, il valore si concentra sull'immateriale, sull'immagine, sull'informazione, sulla ricerca, ... sul senso dei prodotti e dei servizi. E il senso deriva dalle idee generate dalle biografie delle persone che li fanno, dalla storia dei territori dalle quali derivano, dalla visione dei loro creatori. Si va dal senso meno difficile da comprendere della distribuzione efficiente di prodotti e servizi noti (alti volumi e basso valore aggiunto) al senso più specialistico della creazione di oggetti, processi e servizi che si dànno prima di tutto come innovazioni culturali.

I talenti sono caratteri speciali delle persone chiamate a generare una componente decisiva del valore: la loro biografia, la loro esperienza, la loro creatività, la loro capacità di generare idee e di condividerle, è una sorgente inesauribile di valore. Per questo, qualunque territorio si dia un progetto per svilupparsi nell'epoca della conoscenza si pone anche il problema di attirare, coltivare, conservare le persone di talento.

Il tema è stato affrontato in termini di investimenti, di contesti culturali, di contrattualistica, e così via. Ha generato pensieri di grandissima importanza e ricchezza. Ha avviato progetti straordinari in molte parti del mondo. Dal Linz a San Francisco, da Helsinki a Toronto, da Adelaide a Trento... E ciascun territorio l'ha interpretato a modo suo. La difficoltà è sempre stata quella di valutare nel breve termine un percorso che non può che portare risultati nel lungo termine. Ma anche questo è stato superato dalle società che hanno saputo vedere lontano.

Ma resta vero che molti territori non riescono a vedere il valore di tutto questo. E che altri lo vedono e reagiscono in modo apparentemente aberrante ed estremista come nel caso (del quale si hanno peraltro ancora pochissime notizie) di Chongquing. Questo dipende dalla difficoltà di definire la questione. E a prospettiva per migliorare la comprensione del fenomeno non è facile da coltivare.

Anche perché i concetti tendono a diventare astrazioni. 

Le persone di talento sono soprattutto persone. Hanno avuto tre anni. Hanno avuto amori e delusioni. Hanno paura. Anno bisogno di tenerezza. Hanno qualcosa da affermare e da esprimere. Cercano anche qualcuno che riconosca quello che esprimono. Quello che li attira, li fa crescere, li valorizza è anche questione di soldi e di organizzazione, ma non è solo questione di soldi e di organizzazione. L'argomento non si può governare come un modello lineare di variabili ed equazioni: siamo in un ecosistema culturale nel quale la teoria della complessità è più adatta a spiegare i fenomeni.

Un territorio è una piattaforma di vincoli e opportunità per una società che vi dispiega i suoi legami sociali. L'accoglienza e la valorizzazione delle persone di talento è frutto di una serie complessa di dinamiche, nella quale conta l'illuminazione dei leader quanto l'equilibrio delle menti, dei corpi e degli spiriti delle persone che vivono in quel territorio. L'apertura ai talenti altrui dipende dalla consapevolezza del loro valore ma anche dalla sicurezza del proprio valore. I casi diversi sono infiniti... Una società che vive in equilibrio dinamico con se stessa sa accogliere, una società disfatta si fa colonizzare, una società che vive in equilibrio statico non accoglie... E dunque, dove vanno i talenti a portare il loro valore? Dove crescono e restano? Dove avvizziscono?

La mia riflessione che vado confusamente conducendo si muove attorno alle conseguenze della non esclusività della dimensione monetaria nelle scelte delle persone. L'attrazione economica conta. A più dimensioni. Attrae le menti che calcolano il proprio vantaggio. Ma conta anche come simbolo di riconoscimento che una società offre a una persona. E questo è importante. Ma non basta a capire. Le persone di talento - come tutti - hanno bisogno di ricevere e di dare. E ciò che ricevono le conferma e gratifica per quello che hanno saputo dare. Se non hanno dato non sono gratificate. E di certo non sono produttive. La questione della coltivazione, dell'accoglienza e dell'attrazione dei talenti è relativa alla dinamica che si crea tra ciò che si riesce a esprimere e quanto viene riconosciuto. E' un altruismo egoista che governa (non un semplice egoismo). Perché il talento è sensato nel quadro integrale di una biografia e non soltanto per quanto riguarda una specifica abilità.

Coltivare talenti in provetta non ne può produrre, in questo senso. Perché la biografia integrale è più importante di una specifica abilità se si vuole che la persona restituisca ciò che ha avuto da una società con un valore accresciuto. Altrimenti non facciamo che sviluppare polli di allevamento, frustrati o nomadi costantemente in cerca di un'occasione migliore. 

Insomma. Un territorio si arricchisce dei suoi talenti se sa come dare a loro quello di cui hanno bisogno, ma anche (e forse soprattutto) se sa come ricevere da loro quello che essi possono esprimere.

Allevamento di bambini. Genetica in Cina

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Il China Daily racconta di un progetto della città di Chongqing. Si tratta di fare test genetici su mille bambini e selezionare i 50 più dotati di talenti per indirizzarli in modo che li possano esprimere al meglio. Per Federico Rampini è una forma di ingegneria sociale. 

Il giornale racconta il progetto in modo pacato e cerca di non generare ansia o paura. Ma le interpretazioni di questo fatto sono diverse.

Il China Daily intervista alcuni genitori. E non nasconde che alcuni di loro esprimono molte perplessità. Ma gli stessi esperti interpellati dal giornale mostrano diverse opinioni sul possibile risultato del progetto.

Felicità condizionata. Festival di Trento

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Oggi a Trento, il Nobel James Heckman parla di identità. Mario Platero sul Sole lo intervista chiedendogli tra l'altro che cosa pensi dell'economia della felicità. Lui risponde interessato al tema ma sospettoso. Perché, dice, la definizione di felicità è troppo soggettiva. Ma aggiunge che gli appare più importante studiare quali condizioni portino alla felicità. 

In effetti, occorre distinguere tra le conseguenze teoriche dell'accoglimento del concetto di felicità nell'economia e le considerazioni politiche in materia. 

Il primo aspetto è importantissimo. Tenendo conto della felicità, la teoria economica si è arricchita di nuove dimensioni: i valori senza prezzo ma di altissima importanza delle relazioni con le altre persone, dei beni ambientali e dei beni culturali (identità compresa). 

Il secondo aspetto invece va precisato. Non si può fare una politica in favore della felicità, perché la definizione di felicità è troppo soggettiva. Si può però fare una politica che favorisca per ciascuno la ricerca della sua felicità. Come dicevano i padri fondatori degli Stati Uniti. E indagare intorno a quali siano le condizioni che favoriscono la ricerca della felicità nelle persone per poi operare perché si realizzino mi pare un percorso decisivo, possibile e... felice.

NewsTiles: collaterale digitale

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NewsTiles è un'applicazione per iPhone che aggrega notizie da vari giornali (con il loro permesso) dandole prima di tutto come foto titolate e poi rimandando al sito web originale. Sperimentando nel contempo qualche idea originale per quanto riguarda il modello di business. via federicabianchi.


Aggregatore di editori

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Circulate è il nome in codice di un nuovo "aggregatore" di notizie fatto in collaborazione con gli editori di giornali americani e, in un certo senso, contro Google News. Per redistribuire a favore dei giornali il tempo e l'attenzione che i lettori dedicano alle notizie.

Eterna domanda: ma Facebook li vale 10 miliardi di dollari? La compagnia russa Digital Sky Technology ha pagato 200 milioni per l'1,96% di Facebook, implicitamente valutando la società, appunto, 10 miliardi. Ma li vale? (vedi FreshNetworks).

Certo, Facebook ha 200 milioni di utenti (una volta si sarebbe detto che ciascuno di essi è stato valutato 50 dollari). Ma come li genera? Non con la pubblicità: il valore di Facebook non è tanto nella capacità di ospitare pubblicità, anche perché il click through su Facebook è meno di un terzo di quello già basso dei siti medi. La gente sta su Facebook perché è coinvolta nelle sue relazioni e attività e non si fa distrarre dalla pubblicità.

Il fatto è che Facebook sa un sacco di cose dei suoi utenti. E questo ha un enorme valore, potenziale. Può scoprire microgruppi con caratteristiche molto molto precise, con le loro relazioni e i loro interessi. Su questa base si possono fare ricerche sui comportamenti, sulle idee e sui pensieri di gruppi di persone molto mirati. Da qui a dire che se ne può trarre una grande quantità di soldi ci passa la capacità di inventare un modello di business che sia contemporaneamente rispettoso della privacy degli utenti e capace di generare un servizio comprensibile per i clienti.

I russi della Dst sono capitanati da persone che hanno un background molto lungo nell'epoca post-sovietica e si sono arricchiti a partire dalle privatizzazioni degli anni Novanta. I leader dell'azienda sono un fisico e un chimico diventati finanzieri che sarebbe interessante conoscere meglio. (vedi Ceoworld e CrunchBase). Anche per sgombrare, magari, il campo dal sospetto che istintivamente generano i fenomeni che si conoscono poco. Probabilmente sono interessati a vedere come si sviluppa Facebook e immaginano che sia un business davvero destinato a diventare redditizio. Anche perché hanno già altri investimenti in social network nel loro paese e nei paesi vicini. Ma a prima vista non sembrano orientati tanto alla pubblicità, quanto piuttosto alle comunicazioni tra le persone e alle informazioni che le piattaforme che gestiscono le relazioni tra le persone possono generare. La vicenda è tutta da seguire.

(Purtroppo non posso non notare che se uno digita Digital Sky Technology nella search di Google, il motore risponde chiedendo Did you mean Digital Spy Technology) ?!?

Neurofuturo

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Max Brockman ha condotto un'inchiesta interpellando un qualificatissimo insieme di scienziati per trovare quali siano i ricercatori emergenti e i filoni di indagine più appassionanti e tali da generare le maggiori conseguenze per il futuro. 

Scorrendo gli argomenti, il dato che emerge, chiarissimo, è che la ricerca sul cervello e sul modo in cui pensiamo è diventata centrale nei sogni e nei progetti degli scienziati.

La musica del ripensamento

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Le major della musica stanno cominciando a capire che le piccole start-up internet che diffondono i brani musicali non sono nemiche ma fanno parte dell'ecosistema che può dare al business un futuro. O almeno questo è quanto conclude il New York Times di fronte al fatto che Warner e Universal hanno deciso di aiutare la Imeem: la piccola azienda fa ascoltare musica a milioni di persone e non ha ancora i soldi per pagare i diritti alle major; e ora che le major l'hanno graziata dei debiti può coltivare la speranza di sviluppare un suo sano modello di business. A vantaggio di tutto l'ecosistema.

Che classe, Alex Ferguson

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«We were outclassed» dice Ferguson, manager del Manchester. «Il Barcellona era la squadra migliore». Con frasi come queste si farebbe poca audience in una tv italiana. Può darsi che la qualità umana di una persona non faccia audience. Ma allora: chissenefrega dell'audience?

Fiat voluntas Merkel

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Sarebbe bello capire esattamente che cosa succede nell'industria dell'automobile. Ma non è facile, perché la sostanza del dibattito sul progetto Fiat-Crysler-Opel è che i fatti nuovissimi avvengono in un paradigma interpretativo vecchio. In particolare: non stiamo parlando di acquisizioni ma di consolidamento. E' più frutto di crisi che di successo.

La produzione di auto è in crisi in modo fortissimo. Se non fosse per l'Asia. Il passaggio sempre colpevolmente rimandato all'auto pulita è ineluttabile, ma costoso. E intanto i consumatori non si dimostrano più disposti a farsi condizionare alla sostituzione dell'auto sempre più rapidamente.

La finanza che ha governato i produttori occidentali di automobili li ha anche risucchiati in un vortice senza ritorno, come un parassita che uccide il suo ospite. Le case americane sono particolarmente colpite.

I governi, americano e tedesco, sono interessati a intervenire per salvare i posti di lavoro. E per riconquistare un potere dal quale erano esclusi. Sono i soldi pubblici a rendere appetibili le operazioni di cui stiamo parlando. E nel corso delle quali la Fiat sta emergendo sul piano culturale e personale.

Il confronto non è tra efficienza industriale, qualità dei prodotti, strutture organizzative. Il confronto è tra gruppi di management. E quello di Marchionne è riuscito ad accreditarsi in America come un gruppo credibile. Stenta in Germania, ma anche per motivi di geopolitica. 

In ogni caso, se dovesse arrivare in porto tutto il progetto, non si tratterebbe di un'acquisizione di Opel e Crysler da parte di Fiat. Si tratterebbe di una prevalenza del gruppo di management di Marchionne sugli altri. Perché l'assetto proprietario non c'entra. La Fiat sarebbe comunque in parte ceduta dai suoi attuali proprietari per confluire in un'entità più grande che, nel tempo e in vari modi, dovrebbe restituire i soldi pubblici che attualmente favoriscono il passaggio in atto. A emergere sarebbe non l'attuale proprietà della Fiat, ma il suo attuale gruppo di management. Non si tratta insomma di una vera e propria acquisizione, ma di un consolidamento in tempi di vera crisi industriale, scoperchiata dalla crisi finanziaria. Con una certezza: solo l'intelligenza culturale del management potrà ridare un futuro a un'industria tanto importante ma troppo conservatrice. Imho.

Repubblica. Corriere. Sole (che scopre che c'è anche una cordata cinese sulla Opel).

Riadattamenti nei social media

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Impressioni basate soltanto sull'esperienza: l'entrata in campo di Facebook e di Twitter ha mei primi tempi messo in difficoltà i blog. L'attenzione dei blogger e l'accuratezza delle relazioni tra i blog si è sulle prime sfilacciata perché in qualche modo la rete si è riprodotta in più livelli. Negli ultimi tempi però l'ondata Facebook sembra relativamente rallentata. E la rete delle relazioni si sta ricomponendo a un livello multipiattaforma ma di nuovo più ordinato.

In sintesi. C'è meno frenesia Facebook. C'è l'effetto calmieratore di Twitter. C'è la sintesi in diretta di FriendFeed. I blog sono dedicati a una maggiore riflessione ed evolvono una sorta di "linea editoriale". Ma nel complesso la rete delle relazioni si è allargata e ricomposta in un'unità che comprende le diverse piattaforme. E la conversazione riprende.

Manca peraltro ancora un sistema per favorire l'agenda emergente del popolo della rete. Forse non è questo il compito della conversazione. O forse è ancora presto. I filtri personali restano prioritari per leggere ciò che si dice in giro. E i filtri collettivi, dove si formerebbe eventualmente un consenso sull'ipotetica agenda, non sono ancora abbastanza credibili.

Impressioni.

Yahoo Meme

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Yahoo Meme, a quanto pare, è un servizio tipo-twitter messo a punto da Yahoo e testato in Portogallo. La particolarità è il sistema facilitato per i re-post: chi commenta un post di fatto lo ripubblica sul proprio flusso e poi lo commenta. Il meccanismo facilita la scoperta di nuove persone interessanti da seguire. E alimenta il passaparola. (Probabilmente facilita anche le azioni di marketing).

FeedStats

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FeedStats offre un servizio di statistiche per FriendFeed con i numeri sulla quantità di post, i like e gli utenti più connessi. Non ha, per ora, un approccio orientato alle classifiche, ma alle compatibilità tra utilizzatori.

Epidemia dislettica?

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Al convegno Fast di ieri sui "nati digitali" una una professoressa ha denunciato un aumento dei casi di dislessia e problemi seri di attenzione nei bambini, iperstimolati, incapaci di stare più di un minuto su un punto, per mancanza di concentrazione. Si domandava se questo fosse legato anche all'uso intensivo dei media sociali e del computer in generale.


In un'intervista, Remo Bodei ha detto che la memoria cambia al tempo del computer e di internet: in questo tempo tutto il sapere è accessibile contemporaneamente. Sembra che non occorra ricordare ma solo saper consultare. Il tempo si trasforma in una sorta di iperpresente nel quale c'è una minore esperienza della prospettiva.


In effetti, la rete ha una memoria enorme. Ma si manifesta nella registrazione delle conversazioni che nell'atto di conversare. Eppure, come dice Jeff Hawkins, il nostro cervello funziona imparando storie. Successioni di fatti. 


L'unica risposta, immediata, è salvaguardare e praticare il resoconto dei fatti, il racconto di storie, la ricerca della storia.


Seth Godin

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La gente è stata trasformata in massa dal fordismo. Ed è stata ipnotizzata dalla tv e il marketing di massa. Ora quell'epoca è finita, dice Seth Godin in questa lezione a Ted. Siamo tribù o singole persone connesse in gruppi di vario tipo. Che cosa vogliamo? Cambiare il mondo. Da chi siamo osteggiati? Da quelli che non vogliono che il mondo cambi. Che cosa possiamo fare? Lanciare un movimento. Convincere un migliaio di persone che qualcosa è importante e realizzarlo con loro. Cambiamento, cultura, impegno. Siamo tribù. Forse. Ma non siamo più massa. Quello che ci serve è avere qualcosa che conta in cui credere, sapere che qualcuno conta su di noi, sviluppare una leadership in una questione importante. 





Only you / 2 - alitalia e canale 5...

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Si diceva che è strano come l'Alitalia abbia fatto uno spot con una scelta musicale così ironica. E in quell'occasione Sonia ha detto di aver visto quello spot solo su Canale 5.

Ebbene: posto che non guardo molto la tv, c'è qualcuno che può confermare la segnalazione di Sonia? E' uno spot uscito solo su Canale 5? O è uscito anche altrove?

Solo per curiosità.


Nani sulle spalle di nani

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Gad Lerner scommette che le inchieste giornalistiche sulla vita privata-pubblica del premier lo metteranno davvero in difficoltà. La Repubblica in effetti ha trovato il modo di mostrare che i fatti non collimano con le dichiarazioni del premier. Un potere basato sull'immagine non può perdere immagine... Può darsi che l'analisi sia corretta. Oppure può darsi che il premier riuscirà a dimostrare di essere stato vittima di qualcosa...

Ma non è una bella vicenda.

Si pensava forse che per vincere la battaglia ideale contro la destra, l'opposizione dovesse mostrare un modo più alto di pensare alla politica. E certamente sarebbe stato più bello. E anzi probabilmente è ancora così.

Ma il percorso che si sta seguendo ora, invece, si aggira nelle parti più basse della politica e delle idealità. E' giusto, se i fatti sono questi. Ma non è bello. E non è visionario. E non ci porta a guardare lontano.

(Il titolo non è riferito alla statura di alcuno, naturalmente. E' solo un ricordo della famosa frase di Isaac Newton...).

Only you...

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L'Alitalia perde clienti sulla Roma-Milano anche perché le persone preferiscono le videoconferenze e il treno, dice Rocco Sabelli. Dunque c'è concorrenza... La stessa Antitrust dice che la compagnia sta rispettando gli impegni. Sono forse risposte preventive alla questione sollevata dalla Federconsumatori secondo la quale l'unificazione di Alitalia e AirOne limita la concorrenza, tanto che il governo ha dovuto intervenire con una legge "ad compagniam" (27.10.2008 n.166) per dire che Alitalia non aveva bisogno di autorizzazione Antitrust. 

Intanto, l'Alitalia manda uno spot in tv. E la musica di sottofondo è Only you...

BookBlogging - La storia dei giornali

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Più riguardo a La democrazia della stampaMomento storico importante per l'informazione. Gli editori europei, americani, australiani, discutono tra loro del futuro dei giornali: e, incontrandosi nei corridoi dei convegni o scambiandosi discretamente qualche telefonata, probabilmente si studiano a vicenda per verificare l'ipotesi - remota - di trovare un accordo al fine di rimettere a pagamento le notizie dei giornali online (naturalmente promettendo più qualità). Ma il dibattito sul senso della notizia e il miglioramento dell'informazione è diffuso tra molti cittadini interessati attivamente a salvaguardare e migliorare la democrazia. 

La storia non racconta che cosa succederà, ovviamente. Ma aiuta a farsi un'idea di come pensare per immaginarlo. I giornali sono un fenomeno tra gli altri della grande trasformazione culturale che è andata sotto il nome di "modernizzazione": tra il Quattrocento e il Novecento, hanno avuto una funzione molto precisa nella diffusione di un'informazione pragmatica e fattuale, nella costruzione di una classe dirigente "borghese" (in quando alternativa a quella aristocratica) e nell'accesso alla conoscenza per larghe masse popolari; nello stesso tempo sono stati utilizzati dai poteri costituiti per manipolare e influenzare le opinioni diffuse nelle società, sono stati sottoposti a regole speciali (dalla concessione del privilegio di pubblicazione alla censura) e sono stati spesso interpretati come strumento delle battaglie ideologiche. È possibile che la loro parabola sia destinata a concludersi ed è possibile che stia soltanto per riorientare la sua traiettoria, di fronte all'enorme trasformazione di questa epoca. In ogni caso, il pensiero intorno a queste vicende, che possono essere appassionanti, ha bisogno anche di profondità di prospettiva.

Anche per questo vale la pena di riprendere in mano il libro di Oliviero Bergamini, La democrazia della stampa. Storia del giornalismo. Bergamini non nega i precedenti dei giornali, dalle esperienze cinesi ai notiziari dell'impero romano, ma si concentra sull'epoca moderna e capitalistica. Si parte dagli "avvisi" veneziani che servivano a diffondere le notizie sui fatti commerciali, diplomatici e politici che interessavano la classe dirigente della Repubblica, centro della vita economica globale nel Trecento e Quattrocento, scritti a mano. Ne ricorda la lenta estinzione di fronte alla rivoluzione della stampa a caratteri mobili e alla diffusione dei giornali di ogni genere in tutta l'Europa del Cinquecento e del Seicento: le "gazzette" piene di notizie istituzionali, realizzate da giornalisti-affaristi sempre pronti a fare compromessi con il potere pur di avere accesso alle notizie e ai privilegi; i "canard", giornali scandalistici che starnazzavano di fatti improbabili o divertenti, cronache di corte e incidenti misteriosi; i "pamphlet" colti, impegnati e spesso perseguitati; i "corant" olandesi, pionieri del giornalismo epico al servizio del pubblico e non del potere, che non a caso nascevano nell'unica nazione europea libera dalla censura e quindi non subordinati alle istituzioni (tanto che molti erano pubblicati anche da editori stranieri che andavano in Olanda per trovare libertà di stampa e inviare poi in madrepatria i loro prodotti vagamente clandestini). 

Inevitabile immaginare confronti con la situazione attuale. Molte tipologie editoriali sono ancora le stesse, mentre molte soluzioni pratiche per la diffusione dell'informazione sono cambiate: le strutture culturali sono evidentemente di più lunga durata delle tecnologie e dei modelli di business. 

Internet è una nuova svolta tecnologica e offre a tutte le soluzioni editoriali una nuova grande opportunità di diffusione, con un crollo clamoroso dei costi di distribuzione. Ma nello stesso tempo mette in crisi i vecchi modi della produzione di informazione. La forma finale dell'adattamento non è scontata. Possiamo immaginare però che anche internet risponderà ai diversi scopi del giornalismo: divertimento, manipolazione, informazione di servizio, attivismo ideologico, diffusione di informazioni necessarie alle decisioni democratiche. Anzi: converrà ritornare a classificare i tipi di giornalismo non in base alle tecnologie di diffusione (carta, radio, tv, internet) ma in base al suo scopo.

Solo in questo modo si potranno riorientare i modelli di business e definire le varie modalità di utilizzo delle tecnologie. E' questo il senso del dibattito sulla qualità dei giornali: essa è relativa alla promessa che le linee editoriali propongono al pubblico. Un giornale scandalistico può essere di grande qualità. Ma sarà una qualità diversa da quella richiesta a un giornale di informazione indipendente destinata al dibattito democratico. I diversi scopi dei giornali definiscono anche diverse valutazioni di qualità: dunque diversi sistemi di costo, di guadagno, di indipendenza e di missione. In base a queste diverse forme della qualità e trasparenza editoriale si arriverà a ridefinire anche la credibilità e il senso dei giornali oltre ai modi con i quali le comunità saranno disposte a sostenere economicamente i giornali del futuro. Anche su internet. 

Insomma. In questo periodo così interessante, la parola oggi tocca agli editori: sta a loro definire che cosa sono disposti a fare per migliorare la qualità dei loro giornali; poi il pubblico valuterà sull'opportunità di pagare un prezzo monetario.


Alcuni libri che ho comprato             
  Impressioni mentre leggo
Georges Levebre
Napoleone
Laterza

Marta Dassù
Mondo privato
Bollati Boringhieri

Cristina Sivieri Tagliabue
Appena ho 18 anni mi rifaccio
Bompiani
Il grande storico
della Rivoluzione, studia
il generale-dittatore.

Un'intellettuale che agisce
racconta la sua esperienza
tra i potenti e i pensanti.

Basta dire "minorenni" per fare
polemica nella politica italiana. In
fondo, questo libro spiega perché.



Le puntate precedenti di questa specie di "rubrica"...
La valanga della crisi (29 marzo 2009
Il destino della storia (1 marzo 2009)
L'imprenditore di Schumpeter (22 febbraio 2009)
Il regime dei media (15 febbraio 2009)
Paul Veyne e costantino (9 febbraio 2009)
Sinapsi sociali (25 gennaio 2009)
Le storie contro la storia (18 gennaio 2009)
Io non sono il mio cervello (11 gennaio 2009)
Luminosa oscurità (4 gennaio 2009)
Il nuovo paradigma della finanza (21 dicembre 2008)
Il pericolo e l'intelligenza (14 dicembre 2008)
Beato chi si scandalizza (30 novembre 2008)
Viaggio per la felicità (2 novembre 2008)
Mercato o capitalismo (19 ottobre 2008)
Hacker (12 ottobre 2008)
Odio (27 settembre 2008)
Querdenker (24 agosto 2008)
L'indicibile segreto del segreto (14 agosto 2008)
Il filo dei libri (15 luglio 2008)
Felicità in azienda (28 maggio 2008)
Siamo le nostre azioni pubbliche (11 maggio 2008)
Senza povertà (4 maggio 2008)
Nothing ends (27 aprile 2008)
Esplorazioni insensate (5 aprile 2008)
L'arte del rinnovamento (16 marzo 2008)
L'arte nella storia (9 marzo 2008)
La logica della decrescita (2 marzo 2008)
La lettura dei confini (24 febbraio 2008)
La fortuna della filosofia (17 febbraio 2008)
Pensieri astratti su realtà concrete (3 febbraio 2008)
Memoria. Felicità (27 gennaio 2008)
Libertà della conoscenza (20 gennaio 2008)
Libertà della scienza (16 gennaio 2008)
Leggere nella complessità (13 gennaio 2008)
Leggere una storica scomparsa - 2 (6 gennaio 2008)
Leggere una storia scomparsa (31 dicembre 2007)
Il senso e la visione (22 dicembre 2007)
L'Italia e gli italiani (16 dicembre 2007)
La complessità della conoscenza (9 dicembre 2007)
L'organizzazione informale (2 dicembre 2007)
Il comune senso del capitalismo (4 novembre 2007)
Il gioco della matematica (28 ottobre 2007)
Numeri da leggere (7 ottobre 2007)
Fantadesign da leggere (30 settembre 2007)
Vivere una lettura filosofica della politica / 2 (23 settembre 2007)
Vivere una lettura filosofica della politica (16 settembre 2007)
Leggere il video partecipativo (5 agosto 2007)
L'identità delle vittime (29 luglio 2007)
La poesia di un amico è il titolo del racconto della tua vita (22 luglio 2007)
Leggere l'incomprensione (15 luglio 2007)
Il destino di leggere (8 luglio 2007)
Leggere la razza padrina (1 luglio 2007)
Leggere un incontro di civiltà (24 giugno 2007)
Lettura bella e popolare (17 giugno 2007)
Ricchezza della lettura in rete (3 giugno 2007)
Mutazioni nella lettura (27 maggio 2007)
Leggere nel futuro della città (20 maggio 2007)
Leggere il segreto di un inventore (13 maggio 2007)
L'organizzazione da leggere (6 maggio 2007)
La felicità di leggere (29 aprile 2007)
La scommessa di leggere (22 aprile 2007)
Leggere nel pensiero (15 aprile 2007)
Leggere nella mente digitale (8 aprile 2007)
Leggere nella rete (1 aprile 2007)
Leggere gli effetti dell'autobiografia (25 marzo 2007)
Leggere memi (18 marzo 2007)
Leggere l'identità del reporter (11 marzo 2007)
Leggere gli scenari (4 marzo 2007)
Leggere di quelli che lavorano (25 febbraio 2007)
Leggere dentro e fuori (18 febbraio 2007)
Leggere parole chiave (11 febbraio 2007)
Leggere appunti su ciò che non può essere scritto (4 febbraio 2007)
Rileggere quello che va riletto (28 gennaio 2007)
Leggere quello che gli amici hanno scritto (21 gennaio 2007)
Leggere quello che gli altri leggono (14 gennaio 2007)
Leggere per viaggiare (7 gennaio 2007)
Leggere per meditare (31 dicembre 2006)
Leggere per citare (24 dicembre 2006)
Gli occhiali per leggere (17 dicembre 2006)
Leggere, leggerezza, legge (10 dicembre 2006)
Leggere o non leggere (3 dicembre 2006)
Leggere per lavorare o lavorare per leggere? (26 novembre 2006)


Scrivono di libri: Clelia Mazzini (Akatalēpsìa), Luisa Carrada (Il mestiere di scrivere), Stefania Mola (Squilibri), Ste (melodiainotturna), Ossimora (Antonia nella notte), Remo Bassini (Appunti), Seia Montanelli (Paese d'Ottobre), Renee (Book of the day), Mitì Vigliero (Placida Signora), Gian Paolo Serino (Satisfiction), Gattostanco, Gabriella Alù (Non solo Proust), Patrizia Bruce (Dimmi, cosa leggi?), Angèle Paoli (Terres del femmes), Alessio. E... Vibrisse, Lipperatura, Litteratitudine. Wittgenstein, talvolta. E inoltre: Bottega di Lettura, Penna e mouse, Bookrepublic. La Frusta. Zam. Booksblog. E MilanoNera. E Sottotomo... BooksWebTv. Palagniac. Amalteo. Carmilla online. Antonio Genna. E Nazione indiana.


Pagina aNobii (social network sui libri)

In libreria: Economia della felicità, dalla blogosfera al valore del dono e oltre, Feltrinelli



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Pensare è prevedere

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Come funziona il cervello? Non come un computer. La corteccia in realtà memorizza situazioni, piccole storie, sequenze di fatti, modelli, e continua a confrontare quello che ha memorizzato con quello che avviene nel contesto, per fare continuamente delle previsioni su quello che sta per accadere e aggiustare continuamente il comportamento in base alla verifica di quelle previsioni: questo è il modo in cui interpreta ciò che accade. Nel ha parlato Jeff Hawkins a Ted. (Pubblicazioni Redwood Center).



I numeri di Gaspar

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Sostenibilità dei giornali tradizionali? Bel post di Gaspar. E bella discussione su FF.

E' pacifico che i numeri di Gaspar ispirano molte considerazioni: perché non sono molto facili da interpretare e perché se fossero statisticamente inequivocabili non lascerebbero dubbi sul fatto che i giornali tradizionali inefficienti rispetto a quelli nati su internet.

Ed ecco le mie considerazioni:
1. I dipendenti dei giornali tradizionali svolgono molti mestieri, quelli dei giornali nati su internet si forniscono di una quantità di mestieri svolti all'esterno. I giornali tradizionali svolgono all'interno molte funzioni legate alla distribuzione, al marketing, alla raccolta pubblicitaria, agli affari legali, alla gestione di una quantità di persone. E oltre a questo, cercano in qualche caso di trovare notizie originali. I giornali nati su internet prendono quasi tutte le funzioni citate da fornitori esterni, oppure da dipendenti che ne svolgono molte. Il confronto è tra organizzazioni antiche, fatte per gestire business integrati verticalmente, e organizzazioni di rete. Quali sono migliori? La storia non aiuta a rispondere: è più forte una grande azienda integrata o un distretto industriale? In certe fasi sono state più innovative e importanti le grandi organizzazioni, in altri sono apparse migliori le strutture a rete come i distretti. La risposta, probabilmente, in passato è venuta più che dal modello, dalla qualità delle persone che lo interpretano. E in prospettiva? Anche. Ma se la rete diventerà il contesto di riferimento per tutto, è chiaro che ci sarà una tendenza alla polarizzazione: grandissime organizzazioni "logistiche" e piccolissime organizzazioni "di contenuto". Se resteranno aree a prevalente forma gerarchica allora anche le organizzazioni intermedie, dotate di qualche protezione o privilegio, potranno sopravvivere. E non sarà necessariamente un bene.
2. Il numero di lettori in rapporto al numero di giornalisti è un indicatore molto affascinante. Ovviamente bisognerebbe confrontare anche il valore dei lettori in termini economici (pubblicità più costo dell'accesso alle informazioni). Finora, il valore della pubblicità su carta è stato molto superiore a quello della pubblicità online: ma non è detto che questo non sia destinato a cambiare. Quanto al prezzo dell'accesso alle informazioni, nel caso dei giornali questo è suddiviso tra editore, distribuzione, dettaglio; nel caso della rete, è suddiviso tra abbonamento telco e ammortamento terminali, ma è anche spalmato su tutte le attività online e non solo sull'accesso all'informazione (in ogni caso molto raramente va anche all'editore).
3. Infine varrebbe la pena di valutare la qualità dei risultati. E' ovviamente molto difficile prendere posizione in assoluto tra giornali tradizionali e giornali nati su internet. Ma un fatto è abbastanza chiaro: l'insieme dell'ecosistema dell'informazione è tanto migliore quanto maggiore è la varietà di alternative e la quantità di persone che se ne occupano, in chiara e leale competizione-collaborazione. Ma poiché non era questo l'argomento di Gaspar non vale la pena di svilupparlo.

La questione in questo momento è che le grandi organizzazioni hanno costi fissi molto alti. E quando perdono abbastanza da andare in rosso rischiano di attirare nel loro affondamento una grande quantità di opportunità di informazione e di professionalità giornalistiche. Mentre quando una testata online non va, la perdita per il sistema nel suo complesso non è così grande. Lo spostamento delle risorse pubblicitarie a favore della rete è stato uno dei motivi per cui i giornali nati su internet di questi anni tengono meglio economicamente di quelli tradizionali. Se la tendenza dovesse durare molto a lungo si potrebbe immaginare una serie di clamorosi fallimenti nei giornali tradizionali che aprirebbe ulteriori spazi per quelli online. Anche se resterebbe da verificare quanto il valore informativo di un ecosistema senza giornali tradizionali potrebbe essere sufficiente a rispondere a tutte le esigenze della popolazione. Del resto, va ricordato che una grandissima quantità di giornali online sono falliti e un'enorme quantità di blog sono stati abbandonati. Ma essendo piccoli non hanno fatto rumore. Anche se chi li ha visti nascere crescere e morire ha sofferto.

Il fatto è che un ecosistema dell'informazione sano è più importante di un editore sano. La ricchezza di alternative che si è creata in questi anni è andata chiaramente a migliorare l'ecosistema nel suo complesso. E anche dal punto di vista della libertà di espressione, come diceva la Freedom House. Ma non sappiamo quanta libertà perderemmo se dovessero sparire i giornali tradizionali. E' possibile che ne saremo testimoni. Anche se non è per nulla certo.

I giornali online danno quasi tutto in outsourcing gratuito. Anche la raccolta di molte notizie. Se non avessero i giornali degli editori tradizionali sarebbero altrettanto efficienti?

Il vero tema è il costo della carta e di tutta la struttura organizzativa che è legata alla carta. Se non ci fosse quella, i bilanci dei giornali tradizionali sarebbero molto diversi. Ma dovrebbero essere diverse anche le loro organizzazioni. Radicalmente diverse. In quell'ipotesi, varrebbe il confronto operato da Gaspar: dipendenti/visitatori sul sito. In qualunque altra ipotesi però non varrebbe: perché i lettori dei giornali tradizionali sono quelli del sito, più quelli del giornale cartaceo, più quelli delle radio o dei giornali professionali.

Al Sole 24 Ore, in particolare, il gruppo nel suo complesso ha "visitatori unici" di riviste specializzate, diversi siti, radio, quotidiano, riviste, scuola di formazione, convegni...

Ma anche questo è un argomento parziale. Nòva, per esempio, ha per quanto mi è dato di sapere (non ho accesso ai dati quotidiani) tra i 200mila e i 600mila "visitatori" (perché il giovedì è migliore degli altri giorni...) ed è fatta da cinque persone dipendenti, più un bel numero di magnifici collaboratori. Che cosa vale, in questo caso? Il confronto dei lettori con i dipendenti o dei collaboratori? Insomma: i numeri di Gaspar sono affascinanti, ma la loro interpretazione è statisticamente troppo vaga per poter portare a conclusioni davvero stringenti.

La verità è che l'efficienza e l'intelligenza del prodotto di una singola azienda editoriale dipende dalla qualità delle persone che la popolano. Esattamente come l'efficienza e l'intelligenza del prodotto di un gruppo di due blogger associati per fare un giornale online. E che l'ecosistema è tanto più sano quanto più è fondato sull'infodiversità, sulla pulizia e sulla profondità culturale delle specie che lo popolano.

Un ecosistema ingessato da vent'anni di ipnosi mediatica migliora con una bella scossa di rinnovamento. Poi ci vuole qualche forma di ricostruzione. Nella quale è preziosa l'esperienza di tutte le persone di buona volontà. Le imprese possono fallire. Le persone capaci di contribuire però devono essere valorizzate. Ed è meglio poter contare su molte opportunità piuttosto che su poche.

Le televisioni dei cittadini

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Il sistema televisivo italiano è meno che ottimo. 

La critica continua è una necessità. Ma a fronte della critica c'è anche la possibilità di cambiare qualcosa. E i cittadini che costruiscono una loro tv, per dar conto a modo loro della realtà che li circonda, sono benemeriti.

Se ne parla allo Iulm, oggi, in occasione di Paesechevai.

C'è da inventare: format, tecnologie di distribuzione, modelli di sostenibilità, inclusione, qualità, connessioni tra le varie iniziative locali, apertura per i giovani.

Studenti innovatori

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Prosegue il corso del Master in giornalismo dello Iulm. E la scoperta è notevole: i ragazzi non si lasciano intimidire dalle difficoltà della crisi. E' come se la crisi dei giornali avesse reso più evidente la semplice necessità di innovare. 

Comprendono senza difficoltà che la crisi è grave e che però il cambiamento che il sistema dell'informazione sta attraversando è anche denso di opportunità.

Il problema è questo: mentre devono essere consapevoli delle difficoltà e della paura diffusa, con tutti i freni all'innovazione che questo comporta, devono anche essere aperti a trovare il modo di cogliere quelle opportunità. 

I format giornalistici, i modelli di business, le tecnologie per raggiungere il pubblico sono in piena trasformazione. Per i giovani queste sono opportunità. Devono imparare a conoscerne i segreti. Per agire di conseguenza.

Nell'innovazione, anche nel giornalismo, molto dipende dagli altri. Ma qualcosa dipende da noi. E quel qualcosa lo dobbiamo fare con tutte le nostre forze.

(E' forse una prima risposta alla questione sull'innovazione posta da Fabio Turel. Che ha perfettamente ragione).

Innovatori e novità

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Sono d'accordo con Aghenor. Nelle pieghe della parola "innovazione" c'è l'idea di "nuovo". E non è detto che "nuovo" sia sempre "buono". 

Del resto, i tempi sociali sono una sovrapposizione di breve, media e lunga durata: fatti, congiunture, strutture. 

Molto spesso innovare significa recuperare il senso della lunga durata e i fenomeni che vengono dal passato e vanno verso il futuro, proprio perché più duraturi. Proprio perché fondamentali.

Infelici perché incerti

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Una fase di grande incertezza sul futuro rende le persone più infelici. E a quanto fare l'incertezza sul futuro fa stare male più che la certezza di un imminente accadimento negativo. via New York Times.

Google non compra giornali

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Pare si dicesse che Google voleva comprare giornali in crisi e sostenerli con una sua divisione non profit. E pare che abbia deciso di non farlo. Una non notizia che lo è. Financial Times.

Cambiare il mondo - Innovatori cercansi / 4

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L'innovazione nasce quasi sempre da un atto di ribellione. Ma una ribellione non è quasi mai un'innovazione.

Che cosa fa la differenza? La qualità intellettuale del progetto che trasforma il gesto ribelle in un processo abbastanza ampio e profondo, abbastanza coinvolgente, da essere capace di generare conseguenze di lunga durata.

L'innovazione nasce da un pensiero spiazzante e cresce solo se viene compresa e accolta dal contesto. Le coordinate con le quali il contesto comprende un'innovazione sono culturali, sociali, economiche, tecnologiche, ecologiche.

Il processo "rivoluzionario", il processo che cambia il mondo, avviene nelle profondità del sistema e coinvolge l'ecosistema. Spesso è portato avanti da persone appassionate della loro idea più che orientate a raccontarla. Ma l'equilibrio è difficile da trovare. Perché se al contrario l'innovatore si concentra solo sul suo stesso racconto e punta tutto sulla generazione di consenso... se nel tentativo di farsi comprendere e accettare, perde la sua freschezza e la sua forza ribelle, allora si trasforma in mera comunicazione.

Ma gli argomenti sono molti. Come dimostra la quantità di persone che hanno segnalato idee, osservazioni, esperienze, nei commenti ai post precedenti.

Andiamo avanti. Certo, il mezzo del blog non è il migliore per arrivare a una raccolta ordinata di contributi. Si cercherà di lavorarci... Ma andiamo avanti... Le notizie che possono essere condivise sono le benvenute.

I post precedenti:
Cambiare il mondo / 3
Cambiare il mondo / 2
Cambiare il mondo / 1
Innovatori cercasi

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Link:
Associazione innovatori
Innov'azione
Lobby innovazione
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Ecco una raccolta di commenti ai post precedenti:

se ti interessa l'innovazione nell'ambito dell'impresa sociale a settembre organizziamo un workshop sul tema.. materiali e info su www.irisnetwork.it, ciao

Gentile Luca,
Il tuo post mi ha fatto molto piacere.
Ti racconto volentieri in maniera stringata la mia esperienza all'estero, e perché mi considero un innovatore.
Dopo gli studi ho lavorato per due anni a Milano nel settore della CSR -responsabilità sociale d'impresa. Ho trovato il lavoro a Milano interessante, stimolante... ma non abbastanza.
La mia curiosità mi ha spinto a cercare di studiare di piu' e imparare un approccio più "radicale" per lo sviluppo sostenibile. Ho studiato allora in Svezia ad un master in leadership per la sostenibilità. Non solo insegnava le basi scientifiche, ma anche un approccio totalmente diverso alla partecipazione democratica nelle scelte che riguardano la collettività (ah, il modello svedese, quanto lo amo!)
Ora sono a Londra come consulente freelancer. Per me l'innovazione sta non solo nelle tecnologie, ma nel ridiscutere il paradigma dominante. Guarda in giro: siamo circondati di vecchi paradigmi che crollano. La stessa teoria economica di 200 anni fa porta avanti l'economia. Libero mercato, illimitatezza delle risorse naturali, nessuna esternalizzazione dei costi ambientali. E guarda le catastrofi che queste teorie economiche comportano.
Lo stesso puo' dirsi delle democrazie. Abbiamo veramente bisogno di innovazioni radicali, ridiscutere in toto il paradigma dominante.
Io sento che non potrei, almeno adesso, lavorare in Italia con le mie idee. Mi taglierebbero le gambe subito.

"Per cambiare qualcosa, costruisci un nuovo modello che renda l'attuale obsoleto" Bucky Fuller.
Mi farebbe piacere continuare e approfondire.
http://eccemarco.splinder.com/post/20383230/and+then+i%27ll+open+it+up+to+yo
Until then,
marco

Io segnalo Kublai (http://progettokublai.ning.com/): una rete pensata per fare emergere e sviluppare progetti creativi che abbiano un impatto in termini di sviluppo locale fino a portarli a potersi concretamente realizzare, e che, surprise surprise, vede come innovatori "uomini pubblici": dietro Kublai c'e' infatti il Laboratorio per le politiche di sviluppo del Ministero dello Sviluppo Economico.

Ho raccolto tutti i libri che trattano di approccio all'innovazione, evoluzione tecnologica ed anche le complesse dinamiche psicologiche della pulsione al cambiamento creativo ed all'evoluzione:

http://innoinspiration.blogspot.com/

Mi auto segnalo. Da almeno 10 anni lavoro sui temi dell'innovazione sia in ambito accademico che professionale. Con altri colleghi stiamo lavorando sull' "innovare il fare innovazione". In altre parole consideriamo l'innovazione dal punto di vista non dei risultati/prodotti ma da quello organizzativo (quali sono le condizioni, i contesti, i modelli organizzativi, i processi che possono sostenere e favorire l'innovazione).
L'idea di fondo è che l'innovazione è generazione di nuova conoscenza, e che per generare nuova conoscenza bisogna prima di tutto attivare percorsi di evoluzione/trasformazione nel soggetto "innovatore". Perchè mai dovrebbe risultare qualcosa di nuovo da un soggetto che è rimasto sostanzialmente uguale a sè stesso? Il problema generale dell'innovazione è proprio questo: si vogliono fare cose nuove senza essere disponibili a cambiare prima di tutto dentro sè stessi. Ma è possibile "cambiare noi stessi"? Come possiamo evolvere/trasformarci in qualcosa di diverso? Per chi fosse interessato all'argomento segnalo un mio recente articolo che racconta la storia di un interessante progetto sperimentale (innovazione organizzativa, innovazione esplorativa) da me condotto per ST Microelectronics: è pubblicato sulla rivista Sistemi & Impresa, Este Edizioni. E' in due puntate (numeri di Marzo e Aprile 2009).

Mi autosegnalo. Da dieci anni lavoro sul tema dell'innovazione sia in ambito professionale che accademico. In particolare mi occupo dell' innovare il "fare innovazione". La questione è questa: cambia la natura dell'innovazione necessaria (da incrementale a radicale, da semplice a sistemica/multi tech), devono cambiare le modalità per farla. Non solo: sempre meno si può innovare "da soli" (l'innovazione è sempre più un fatto collaborativa, perchè le competenze da mettere in gioco si fanno sempre più numerose).
L'idea di fondo che stiamo sviluppando è che l'innovazione organizzativa precede sempre l'innovazione di prodotto/di processo/di business. In parole più semplici la nostra tesi è che solo un "nuovo soggetto" può produrre qualcosa di realmente nuovo. Ma possiamo diventare "nuovi"? Come possiamo trasformarci/evolvere in qualcosa di diverso?
Ti segnalo un mio recente articolo che racconta la storia di un interessante progetto sperimentale (innovazione organizzativa/innovazione esplorativa)da me condotto per ST Microelectronics. Il titolo è "Entrare in nuovi mercati attraverso l'innovazione", pubblicato in due puntate (Marzo e Aprile 2009) sulla rivista Sistemi & Impresa, Este Edizioni.

Eccoci qui.

Ci venga a trovare.

Innovatori Europei

ti segnalo un progetto che conosci bene e di cui avrei voluto anche parlarti meglio. http://www.workingcapital.telecomitalia.it
http://www.workingcapitalcamp.com/
lo stiamo costruendo con gianluca (dettori) e ci ha fatto incontrare molti innovatori - il barcamp a catania è stata una esperienza notevole, nicola mattina può raccontarti in dettaglio. poi gianluca ed io abbiamo parlato con un genio di 20 anni che ci ha spiegato la sua idea e siamo rimast senza parole. la vera innovazione è spiazzante.

Come non citare H-Farm esempio di eccellenza e innovazione ,con tutte le sue realtà e la nuova start up, di cui faccio parte, UannaBe.
Se vuole maggiori informazioni, ci contatti pure...



dai, pecco un po' di immodestia :)

innovatori? RomaEuropaFAKEFactory!
http://www.romaeuropa.org

un concorso creato detournando un altro concorso, per criticarne l'approccio alla proprietà intellettuale.

Il FAKEFactory, presentato in senato il 20 Marzo 2009, è diventato un evento ufficiale dell'anno della creatività e dell'innovazione della comunità europea e, adesso, si accinge a diventare lo stimolo che porterà alla creazione di un tavolo per le culture digitali presso la commissione cultura del senato.

In tutto questo, l'ecosistema che si è creato attorno al concorso si è autonomamente attivato a sperimentare diversi modelli economici basati sulla rete, per la gioia degli oramai 70+ partner a livello globale.

A maggio un grande evento a Roma, e a Ottobre un evento in contemporanea tra Roma, Londra e New York.

Nel frattempo il concorso "originario" ha cambiato la sua policy sul diritto d'autore :)


per chi fosse interessato: il concorso ha anche una sezione assai particolare, quella della "Law Art". In questa, avvocati, giuristi e appassionati di proprietà intellettuale sono invitati a realizzare opere creative remixando testi giuridici, col fine di creare la "legge perfetta" sul diritto d'autore. :)

innovate! ciaociao

Ciao Luca, mi permetto di segnalarti il nuovo sito che abbiamo ideato per l'agenzia di comunicazione di cui sono direttore creativo associato interactive, si tratta del primo esempio italiano dell'utilizzo di Facebook Connect per il sito di un agenzia di comunicazione relazionale. Sul nostro canale youtube, anch'esso accessibile dal sito, troverai inoltre alcune case history video di progetti di comunicazione innovativi ideati e realizzati per i nostri clienti negli ultimi 3 anni. Tra questi c'è il primo esempio di viral marketing italiano che abbiamo ideato per il brand Simmenthal, il blog più alto del mondo tenuto in tempo reale dall'alpinista estremo Simone Moro durante le sue missioni over 8000 ideato per Canon, le prime operazioni italiane social media su MySpace per Regione Trentino e Sony Ericsson, il primo facebook social game italiano per Wilkinson, la prima "asta creativa" su eBay e molti altri. Alcune di queste operazioni hanno anche ottenuto riconoscimenti a concorsi creativi internazionali come il New York Festivals ma purtoppo non hanno avuto visibilità oltre i canali mediatici di settore. Nel nostro ambito speriamo dunque di aver portato innovazione e ogni giorno cerchiamo di portare la comunicazione e la creatività italiana un passo oltre.

ecco i link:
www.rmgconnect.it
www.youtube.com/rmgconnectitalia

Vorrei commentare due cose veloci:

1. Suggerisco ai tanti che segnalano le loro iniziative "innovative" di non essere troppo "markettari". Da lettore interessato alla conversazione mi sto scocciando, e purtroppo ottenete l'effetto di scacciarmi dai vostri URL :)

2. Luca, la conversazione ha bisogno di essere organizzata in qualche modo. Immagino che per il momento tu ti stia limitando a riportare quanto detto finora (che è già utile, piuttosto che spulciarsi tre/quattro post), ma secondo me, per non "sprecare" questa energia che si è creata, dovrei darti subito da fare per canalizzare tutto in un modo più... organico.

3. Se fate il "solito" evento a Milano per parlarne, fate in modo che ci sia davvero modo di partecipare anche online... (oppure fatelo il 7 maggio sera, così ci sono anche io :-P).

c'è il 21 con l'ExperienceCamp e il 22 e il 23 Maggio come occasioni utile per fare il 'solito' evento...

E' bellissimo perchè sembriamo tutti alla ricerca del Santo Graal.
Alcuni di noi si sentono perfino una sorta di Templari, io per primo, ben inteso!
Ma se alla fine riflettiamo senza tentare di dimostrare che l'attività di business che stiamo svolgendo è "In-Nova Compliant" bensì crediamo semplicemente che il mondo non debba adeguarsi eternamente a certe regole, usi e costumi che non sempre hanno creato valore ma in certi casi hanno generato catastrofi (banalmente, il periodo di emme che stiamo vivendo ora), allora molte idee che fino ad oggi rimangono nella sfera dell'eresia, potrebbero finalmente concretizzarsi e migliorare certamente molti aspetti della nostra vita quotidiana. Chi ad esempio non crede che certe aree della nostra penisola siano tenute volutamente oscurate dalla banda larga con fini ben precisi? Provate ad uscire dai grandi centri urbani e dalle aree industriali e provate ad utilizzare i vostri strumenti per accedere alla Rete. Riscoprirete il fascino di navigare solo su siti web puramente testuali. Innovare significa in questo caso abbattare definitivamente il digital divide attingendo senza remore a tutte le risorse già ampiamente testate e pronte all'uso. Peccato che in virtù dei costi di struttura che nessuno vorrebbe assumersi, ci sia ancora tanta gente che viene tenuta lontana da questo blog e dai miliardi di informazioni in Rete.
Innovare significa non temere ripercussioni del mondo finanziario qualora una scoperta possa migliorare la qualità della vita: le auto elettriche o a idrogeno, progetti rigorosamente rallentati per non stravolgere delicatissimi equilibri di cui tutti siamo ben consci.
Innovare significa anche cambiare le proprie abitudini e lasciarsi aiutare senza grandi esitazioni dalla tecnologia: la video conference è un esempio su tutti. Vogliamo provare a mettere insieme il valore economico di un solo giorno di trasporto nel mondo per recarsi ad appuntamenti/riunioni fuori sede? Della video conferenza si parla da tanti anni ma assistiamo inermi ad uno scarso utilizzo.
Innovare vuol dire anche cambiare i paradigmi di comunicazione e avere il coraggio, ad esempio, di confrontarsi con il pubblico in maniera aperta; aprirsi ai suggerimenti dei consumatori, accettare le critiche come se fossero parte integrante al costante miglioramento del prodotto. Neanche l'interattività di Internet ad oggi è stata al centro di questo cambiamento epocale.
Insomma, per innovare in prima istanza occorre una predisposizione personale ad accettare grandi trasformazioni e grandi cambiamenti di abitudini consolidate... essere innovatore, innovabile o già innovato fa parte di uno stile di vita... chi vuole appartenervi?


H-Farm è una realtà innovatva ve sè stessa, che ha l'obiettivo di scovare idee innovative per aiutarle a svilupparsi e produrre nuovi business.

Luca,
secondo me potresti organizzare una cosa del genere: un "evento" online, della durata di due ore, su Friendfeed/twitter, dedicato ad una discussione sull'innovazione in Italia.
Primo, sarebbe un buon segno per dimostrare che si parla di innovazione... facendo innovazione :)
Secondo, potresti raccogliere molti contributi da gente diversa.
Terzo: sarebbe ottimo creare un evento parallelo, o successivo, in lingua inglese, coinvolgendo persone anche al di fuori della ristretta cerchia italiana.

Ultimo breve commento: sono stufo di sentire persone che si chiedono "dov'è l'innovazione in Italia"? L'innovazione c'è sicuramente, il problema è che semmai non ha gli strumenti per essere realizzata. Lo dimostra l'alta considerazione che all'estero hanno di noi, sia tecnicamente che in termini di inventiva e iniziativa.

Fammi sapere se l'idea dell'evento online ti sembra intelligente.
Ripeto questo commento sul mio blog, spero porti qualche visita e contributo in più :)

Bella l'idea di un incontro! Sarebbe interessante creare un evento "aperitivo innovativo" dove persone interessate ad esserlo ne incontrano altre e ne discutono. L'evento potrebbe essere trasmesso in streaming, con un sistema di chat o FriendFeed per le persone che lo vogliono seguire da casa.

(2gg fa si è verificato la stessa cosa ad un lancio di un portale tripwolf a cui ho partecipato, ma la cosa è stata involontaria)

che ne pensate?

Credo che quela di Simone sia un'idea bellissima e con molte potenzialita'.

Sono d'accordo con chi dice che l'innovazione, o meglio gli innovatori, in Italia ci sono ma (purtroppo) non riescono ad emergere. Io credo che il problema sia (ancor prima che nella mancanza di risorse) nella "dispersione" e nell'isolamento in cui molte iniziative di innovazione avvengono.

Quindi un evento del genere potrebbe diventare un catalizzatore di attenzione e relazioni tra gli innovatori, no?

L'innovazione e' una scintilla che provocano crescita tecnologica ed economica. Quando gli uomini si ritrovano a vivere, produrre e consumare in economie cittadine vibranti, spesso riescono a sviluppare nuove idee che, applicate in particolari situazioni, luoghi e tempi, diventano motori di sviluppo economico.
Questo e' accaduto nel caso di Taiwan negli anni '60 e nel caso del Nord Est Italiano negli anni '70. Questo accade ancora oggi nelle dinamiche economie delle citta' che si affacciano sull'Oceano Pacifico.
Raramente alcuna crescita economica e stata sviluppata da contributi pubblici rivolti a pioggia al mondo della ricerca. In Unione Sovietica, si sono sviluppate straordinarie competenze nel campo della ricerca nucleare, ma tale ricerca e' andata a rivolgersi per lo piu' alla produzione bellica e non si e' evoluta da essa. 
Spesso le innovazioni sono piccole, quasi insignificanti, esse si ritrovano nel mondo della produzione e con essa continuamente interagiscono senza che vi sia il bisogno di un contributo dallo Stato o di un costoso centro di ricerca finanziato da una grande multinazionale. 
Non sto dicendo che tali soldi siano sempre spesi male, ma che l'innovazione e l'improvvisazione colgono il loro apice quando sono in parte dettati da necesssita' produttive contingenti e portate avanti da persone che sanno applicare idee a pratica.
Come fare ad instillare qualche seme di genialita' applicata? Come spingere le persone ad interessarsi di tecnologia e a "sporcarsi" almeno un po' le mani attraverso il processo di innovazione e produzione? 
San Francisco e la sua area metropolitana hanno generato scintille di innovazione grazie ai suoi improvvisatori e innovatori. Tali imporvvisatori erano in genere ragazzini che provavano nuovi macchinari nel loro garage o dietro i banchi di scuola. E' il caso di Steve Jobs e di Steve Wozniak che iniziarono la rivoluzione del PC dal loro garage, e di Sergey Brin e Larry Page che hanno ideato gli algoritmi di Google mentre erano ancora a scuola. 
A San Francisco si e' trovata una risposta alla domanda di nuove inventzioni con una fiera chiamata Maker Faire, dove si pagano $25 per partecipare ad un evento di creativita' di gruppo dove si gioca con micro-chip e transistors per creare nuovi strumenti elettronici. Alcuni di questi strumenti sono poco piu' che giocattoli, ma altri potrebbero diventare i telefoni cellulari, i PC o i robot del futuro. Il festival è un raduno di "secchioni", ma in più ha il gusto del "fai da te", l'aggiunta di scienziati casalinghi, di pensatori, di artisti e di artigiani. Quest'anno i loro progetti elettronici includono robot sputa-fuoco, computers indossabili, stampanti tridimensionali e torte motorizzate (anche se non mi è ben chiaro cosa siano).
Tutti sono incoraggiati a sporcarsi le mani costruendo i propri circuiti elettrici, creare nuovi articoli tecnologici e lanciare i loro razzi. Questo è il terzo anno della Maker Faire. Lo scorso anno vi parteciparono più di 40,000 persone e più di 20,000 persone hanno partecipato ad un simile evento in Texas.
L'idea di giocare con la tecnologia in un modo così nuovo può sembrare quasi superflua. Ma questo è il sale dell'innovazione, almeno secondo il parere di Tim O'Reilly, fondatore di O'Reilly Media, una società editoriale che pubblica le riviste Make e Craft. O'Reilly è un guru della tecnologia ed e' stato l'inventore del termine Web 2.0 che cattura la tendenza di creare maggiore interattività, nello scambio di informazioni e nella collaborazione tra Internauti.
I computers, i chip, i sensori e gli altri componenti elettronici non sono mai stati così a buon mercato. Questo significa che i vari gadgets ad alta tecnologia stanno diventando beni usa e getta. Quindi possono essere smontati e riutilizzati per costruire cose nuove. Una vecchia macchina fotografica digitale, ad esempio, può essere collegata ad un aquilone per fare fotografie dall'alto, oppure, se l'aquilone si collega ad un navigatore satellitare ed ad altri dispositivi, si puo' creare un aquilone automatico, che voli senza il controllo dell'uomo.
Inoltre, Internet sta aiutando persone di tutto il mondo a scambiarsi informazioni sui loro progetti. Siti web come Instructables.com e wiki-How.com sono diventati popolari luoghi di incontro per i nuovi inventori. Essi si fanno portatori dell'ideologia dell' "open source", dove il flusso di idee innovative si scambia gratuitamente. Questo modello iniziò per gli sviluppatori di software, ma si sta rapidamente espandendo in altri campi.
Come molte altre cose che stanno accadendo a questa Fiera dell'innovazione, incoraggiano a maggiore innovatività. 
Anche se il Maker Faire e' un evento piu' diverente che utile, esso permette di instillare il seme dell'innovazione e dell'improvvisazion, che portano crescita e succeso economico; se l'improvvisazione funziona, il motivo del suo successo non e' teorico, ma pratico. 
Credo che una Maker Faire che coinvolgesse giovani e inventori di ogni genere avrebbe un notevole successo anche nelle citta' Italiane.

mah...io avrei un po' di soggezione ad (ab)usare il termine di innovazione. Non mi sento un innovatore, però l'unica cosa che mi sembra di aver capito è che l'innovazione si catalizza quanto più è distribuita nel numero delle persone coinvolte.
Pertanto, vorrei essere della partita, magari ai margini, ma vorrei prima osservare e poi se ci riesco, un giorno partecipare a quest'iniziativa. Ma se potremo innovare lo scopriremo solo ex-post, così ho capito dall'economista Schumpeter quando parla di "Distruzione Creativa". Se ci fermiamo prima potremmo vedere solo la distruzione. IMHO

Se comprasti il primo personal ( Vic 20 della Commodore) negli Stati Uniti 2 mesi prima che venisse commercializzato in Italia.
Se ti sei presentato a chiedere, primo nella tua citta', il collegamento a internet quando i providers erano solo quelli dell'universita'.
Se hai messo sul tetto della tua casetta 15 pannelli fotovoltaici, e lo hai fatto 3 anni fa.
Hai diritto a considerarti una persona attenta al futuro e quindi all'innovazione.... o e' solo smisurata autostima?


Antonio Santangelo vede un buon segno nella partecipazione finora emersa. EUbuntista approva.

Intanto

se ti interessa l'innovazione nell'ambito dell'impresa sociale a settembre organizziamo un workshop sul tema.. materiali e info su www.irisnetwork.it, ciao



Le prime reazioni: 17 commenti sul blog, 27 commenti su Facebook, un Tweet, un solo link (grazie a Torino Valley) e 0 commenti su FriendFeed.

Ecco i commenti:

Dario Salvelli

Potresti spulciare tra gli spin-off di tutta Italia, anche con la differenza tra chi innova e chi invece si parcheggia in attesa di meglio.

Giuliana Guazzaroni

Segnalo il ning "Innovatori", potrebbe essere utile: http://innovatori.ning.com/

Vittorio

anch'io ti segnalo http://innovatori.ning.com
e ritengo di essere un innovatore, penso a quanto ho realizzato negli 8 anni di amministratore pubblico nella municipalità di marghera

Elvira

Volevo segnalarti l'iniziativa "Premio FORUM PA Protagonisti dell'innovazione", alla sua seconda edizione 
http://www.innovatori.forumpa.it/

Un carissimo saluto
Elvira

Andrea

Ciao, 
ti segnalo il premio all'Innovazione Amica dell'Ambiente, promosso da circa 8 anni da Legambiente e Regione Lombardia. Ci sono diversi casi interessanti, questo è il sito:
www.premioinnovazione.legambiente.org
Saluti, 
Andrea

Simone Brunozzi

Luca, io vedo l'innovazione come un "semplice" processo di miglioramento radicale.
E' difficile "scovare" esempi in Italia perchè si parla poco di innovazione, e molte delle parole spese in giro sono forse troppo esagerate.

Un piccolo aiuto, però, mi sento di dartelo: se chiedi agli italiani all'estero che fanno innovazione, loro sapranno dirti perchè non l'hanno potuta attuare in Italia, e forse ti potranno segnalare altri innovatori, in Italia o all'estero, con cui sono entrati in contatto.

antonio savarese

ciao Luca
il tuo post è intrigante e mi spinge a fare alcune riflessioni:
comincio dal titolo "Cercasi innovatori" chi dovrebbe cercare gli innovatori dovrebbe essere lo stato italiano dando il via finalmente ad una sera politica che premi il merito e la capacità di innovare.
Inoltre tu asserisci che il problema sia trovare gli innovatori dando per scontato che esistano, ne sei davvero certo? 
Il vero punto è perchè innovano? secondo me chi lo fa, lo fa solo in virtù di un possibile busines, si è perso del tutto lo spirito che ha contraddistinto nel passato tante scoperte fatte quasi sempre per caso....
Infine ti segnalo due innovatori, uno è Fabrizio Capobianco di Funambol e credo che tu già lo conosca e rappresenta bene l'assioma innovazione =business l'altro è un mio collega Vincenzo che oggi a tavola mi raccontava che stava progettando un antifurto per la sua nuova casa basato su nuove tecnologie sw , questo rappresenta bene la mia idea di innovazione ovvero usare le competenze acquisite e reinventarle per creare qualcosa di nuovo.

Emanuele

Sono venuto a Perugia mosso dalla stessa problematica, ti accennai che sarebbe stato interessante, oltre che entusiasmante, poter organizzare una serie di incontri che elicitassero la consapevolezza del tema. Con un pò di sarcasmo ti dissi che tutti ne parlano ma nessuno sa cos'è, almeno è quello che si nota in molte imprese nel tessuto di Macerata.
Per quadrare il cerchio di valutare i fabbisogni competitivi con Confindustria, ho proposto di partire da un tracciato che facesse emergere quali fossero i driver informativi per innovare, i bisogni di conoscenza quindi e mi modi per sopperirli. Questo per togliere il preconcetto che omologa innovazione a tecnologia, mentre questa è un fattore strategico insieme a tanti altri: i modelli di business, organizzativi, le conoscenze dei trend, ma tutti in fondo ancillari alle idee e alla cultura che queste presuppongono per la soluzione di un problemi o il miglioramento di un beneficio se la soluzione già c'è. L'esempio portante di quanto il problema sia preminentemente di ordine culturale, lo dimostra una grossa azienda che per correttezza non cito. Le viene presentato un progetto che per costi/benefici sarebbe stata una manna dal ciele per qualsiasi investimento. Otteneva dal partner, una società di trasposti locali, una concessione a costo 0 dei propri spazi pubblicitari per un valore di circa 500.000 €. E' un progetto innovativo in Italia che rientra nella Corporate Social Responsability (solo Tesco anche se in maniera divrsa lo ha portato avanti), ma in questo caso il deterrente non è stata la novità. In consiglio di amministrazione si è eccepito che la mission del progetto toccava i punti cardine dell'impresa, che ironia della sorte sono identici, come dire non si può esternalizzare una mission perché toglie titolarità. Quindi anche se c'è innovazione, profitto e beneficio collettivo, una strategia del genere andava a ledere il modello culturale ma non per defferenza ma perché è analogo.

Per tornare al tuo quesito Luca, credo che la cultura del futuro degli innovatori sia così intrisa di complessità che è facile perdersi.
Personalmente credo sia un mix di conoscenza umanistica e scientifico. Una sociologia economica della conoscenza che osserva i progressi scientifici ma li tocca con le mani delle persone comuni.
Ovviamente quegli occhi dovrebbero sapere leggere le informazioni salienti e non il tumulto di nuovi prodotti che sono solo dadi comunicativi. 
La distruzione creatrice a là Shumpeter credo non esista più da molti anni, è tutto interdipendete e intersettoriale non solo nell'ICT ma anche nei settori ad alta creatività come la moda per esempio. 
Il progesso credo sia collegare cose e conoscenze esistenti per bisogni esistenti e non nuovi. I micropagamenti di cui si parla a parlare anche per l'editoria potrebbe esser un esempio. Ogni famiglia italiana ha un fidelity card e ogni insegna ha un operatore mobile virtuale ormai. Un euro di costo promozionale potrebbe oltre che esser sostenibile avvantaggiare tutti. Ogni famiglia si trova nella Sim, a sua volta fedelity card, le notizie al costo del quotidiano e se le scarica a casa in famiglia. Il giornale della sera, dove tutti felici e contenti commentano le notizie prima del tg. Ruggiero in Telecom hanni fa diceva che aveva 60 milioni di punti vendita. Forse tocca passare dal supermercato per averli veramente.

Linko un pensatoio dove mettono a disposizione strumenti software per fare analisi strategica di scenario. E'un progetto molto interessante perché i software permettono analisi multistakeholder che potrebbero esser utilizzati con panel di esperti, magari proprio sull'innovazione. E magari per ridurre un pò la complessità.

http://www.3ie.fr/lipsor/lipsor_uk/index_uk.htm

Marco

John Elkann, capo del capo del mio capo in una pregressa avventura editorial-pazzesca e persona squisita, da oggi pomeriggio è sicuramente un innovatore.

cristianmazz

ciao luca,
noi qui in romagna ci stiamo provando, il progetto si chiama romagna business club: www.romagnabusinessclub.com

il 23 di aprile abbiamo un evento a cui ti invito e a cui partecipano alcuni dei tuoi colleghi:

Corporate and Business Web Forum - Il web per la PMI

http://www.romagnabusinessclub.com/featured-articles/23-aprile-2009-corporate-and-business-web-forum-il-web-per-la-pmi/

L'obiettivo è creare una vera e propria impresa quindi a fine di business. Come?
fondamentalmente creando eventi per ora e diffondere la conoscenza e l'utilizzo del web ma soprattutto la nuova cultura fondendola con quella ruspante romagnola.....

Marco

Quando consegnarono la medaglia presidenziale al professor Peter F. Drucker per i suoi studi di management e per le sue riconosciute capacità di predizione e innovazione rispose semplicemente "I just look out the window and see what's visible - but not yet seen."
L'innovatore per me è questo. E' un qualcuno che vede e realizza oggi ciò che per altri nemmeno è da considerare.
Intorno a noi, nella nostra vita di tutti i giorni, nel lavoro incontriamo spesso degli innovatori e a volte nemmeno ce ne accorgiamo.
Peter Drucker (http://www.druckerinstitute.com/) è un innovatore e in sua memoria è stato anche istituito un riconoscimento che premia quelle attività no-profit che si sono distinte per la capacità di anticipare e innovare il loro settore o ambiente. 
Nel mio lavoro mi è capitato di incontrare persone che hanno questa dote. Uno di questi è Christian Carniato, fondatore di TSW, che più di 10 anni fa ha visto nel Search Engine Marketing il futuro del web. Scommessa vinta. Ma è interessante vedere cosa sta combinando nel frattempo. Una fonte inesauribile di stimoli.

Nicola

Di primo acchitto, mi viene di rispondere con un link a un progetto che mi piace molto:http://www.librino.org/ (peccato per il sito in flash)... Cito dalla presentazione:

Antonio Presti, da dieci anni, coltiva a Librino un'utopia. In questa "città-satellite" di circa 70.000 abitanti, in un territorio lasciato ai margini, privo di infrastrutture e di servizi, l'ideatore di Fiumara d'arte, "il sognatore che realizza i propri sogni"- come lo ha definito lo scrittore israeliano Meir Shalev - coltiva l'utopia della bellezza e dell'arte come forza etica. In questo spazio della contemporaneità, un non luogo che nega cittadinanza ai suoi abitanti, ha scelto d'investire sull'arte ritenendola occasione di riscatto, d'incontro, di scoperta, di gioia e di bellezza.

Guardati la Porta della Bellezza che è l'opera che stanno mettendo in piedi in questi giorni...

Nicola

Agli innovatori piace usare reti neutrali (World of ends) :-O

Laura

Luca,
Io penso di essere da sempre un'innovatrice, ma dipendente. Per noi è estremamente difficile farci notare. Si lavora nell'ombra e i risultati vengono visti come quelli delle organizzazioni da cui dipendiamo. Ma ci siamo, ci sono. Personalmente penso di aver fatto molto, nonostante si debbano sempre fare le nozze coi fichi secchi, e anche bene. Ma nessuno mi conosce. Altri, liberi e non dipendenti, possono farsi notare di più.
Ma anche noi, a libro paga di qualcuno, innoviamo.

Mauro

Il commento di Laura ha tutta la mia approvazione (e solidarietà) per essere innovatori devi essere indipendente o qualcuno non innovatore che prende decisioni per te te lo impedirà... credo che in Italia ci siano innovatori ma, spesso, purtroppo chi decide non lo è.

Asa

Il tema è affascinante. Personalmente trovo che una cosa su cui siamo carenti in Italia è la capacità di associare innovazione e sostenibilità/modello di business, e più in generale percorsi di selezione delle reali innovazioni, per distinguerle da "invenzioni" fine a se stesse. 
Credo che nòva stia facendo del suo per segnalare percorsi possibili. 
Quanto alle persone, il problema è riuscire ad avere le competenze per valutarne le potenzialità, e non è sempre facile.
Ti girerò una mail in proposito che potrebbe esserti utile

Aldo de Rossi

Le radici delle innovazioni stanno generalmente nel gioco e nella decorazione.

La metallurgia inizio' con il martellare il rame all'interno di collane e altri ornamenti molto prima che fosse utilizzata per coltelli ed armi di rame e di bronzo.

La formazione di leghe metalliche inizio' nell'ambito della gioielleria e della scultura che della produzione economica e militare.

La ruota inizio' ad essere usata in modo "frivolo"; le ruote piu' antiche a noi conosciute erano parti di giocattoli.

L'idraulica, la meccanica ed altre manifestazioni del genio umano furono sviluppate all'inizio per costruire giocattoli o come forme di intrattenimento.

Il ferro battuto fu inizalmente utilizzato per scopi decorativi nella creazione dei cancelli dei palazzi.

L'industria chimica si sviluppo' dal bisogno di colorare o decolorare i tessuti ed il vetro.

La polvere da sparo venne utilizzata prima come forma di intrattenimento per i fuochi artificiali molto prima che fosse utilizzata per scopi militare o per conquistare lo spazio con i razzi.

La prima ferrovia al mondo fu creata come forma di intratenimento a Londra.

La plastica venne dapprima utilizzata per i giocattoli e per i tasti del pianoforte come rimpiazzo a basso costo dell'avorio.

Le racchette da tennis, le mazze da golf sperimentarono le fibre di vetro e di carbonio prima degli aeroeplani.

I videogiochi al computer hanno preceduto l'uso giornaliero dei computer nello spazio lavorativo.

Il riscaldamento con i pannelli solari e' iniziato come un hobby per appassionati di fai da te.

Tutte le cose grandi nascono da cose piccole, ma le nuove piccole cose vengono sono distrutte a meno che non siano valorizzate per ragioni piu' di apprezzamento estetico che di utilita' pratica.

 

 

da facebook:

 

Patrizia Filippetti alle 13.14 del 21 aprile

bellissima domanda!
stavo appunto leggendo questo:
http://blog.debiase.com/2009/04/cercasi-innovatori.html

 

Dario De Judicibus alle 13.19 del 21 aprile

Per essere innovatori sono necessarie due condizioni: bisogna esserlo e bisogna che te lo facciano fare. In Italia la seconda manca.

 

Patrizia Filippetti alle 13.22 del 21 aprile

@dario la seconda credo che sia molto sensata

 

Titti Ruberto alle 13.29 del 21 aprile

a mio avviso Luca non ce ne sono. O se ci sono, non sono messi nella condizione di.

 

Patrizia Filippetti alle 13.34 del 21 aprile tramite Facebook Mobile

@titti benchè tutto sia possibile, si spera almeno che qualche neurone sia rimasto...forse manca altro

 

Romeo Bassoli alle 13.34 del 21 aprile

Io lavoro con i fisici delle particelle. Che vivono di progetti e innovazione, di utopie, di idee apparentementemegalomani e tecnologie che non esistono ancora. Ma non ha senso parlarne individualmente. E' una impresa giocoforza collettiva, di gruppo: sono gruppi di innovatori che trovano sponde in strutture più grandi (nazionali o europee o ... Visualizza altrocomunque internazionali) che a loro volta riescono a fare lobbing politica. Alla fine l'innovazione arriva, e come. Ma questa modalità risponde alla tua domanda?

 

Claudio Andrea Vinco alle 13.38 del 21 aprile

imho: sono quelli che stanno zitti, e se parlano lo fanno in inglese, in italiano solo ripetono.

 

Arianna Geith alle 13.40 del 21 aprile

forse c'è bisogno proprio di recuperare il valore dei sogni e delle utopie e se possibile di trovare uno spazio per questo anche all'interno delle scuole. chiedo troppo?

 

Salvatore Iaconesi alle 13.42 del 21 aprile

In realtà molti ambiti, tipo il design e la rete, offrono tantetante opportunità. Che si possono cogliere, però, assumendo nuove modalità operative, che sono assai lontane dal "non ti consentono di innovare". Perchè in realtà nessuno ti deve consentire nulla. 
Probabilmente ci sono molti "innovatori", ma pochi "imprenditori innovatori".
Chessò: io ... Visualizza altromi ci mantengo a far venire "strane idee" agli imprenditori. E così una fascia di "giovani" che "fanno cose". E che, magari, non si sentono (giustamente) vincolate ad una certa nazione per farle, o all'aspettare che "qualcuno te le faccia fare".

 

Patrizia Filippetti alle 13.48 del 21 aprile tramite Facebook Mobile

@romeo giusto appunto i grandi progetti seguono itinerari internazionali, a volte l'idea e il progetto nascono qui ma per strane dinamiche devono passare per...e dopo anni ritornare qui ..discorso lungo...quindi speriamo che si trovi presto un però , un forse per poter dire che qualcosa sta cambiando ma nella giusta direzione. A presto

 

Lucia Montauti alle 13.52 del 21 aprile

vanno cercati nei vicoli del web, chi ha veramente stoffa fa poco rumore .. almeno io la vedo così, voi?

 

Lucia Montauti alle 13.55 del 21 aprile

sai cosa sarebbe carino? far incontrare: imprenditore del web+ un creativo + un economista che pensa a nuovi modelli di business e vedere cosa ne esce ... tu che puoi, che hai mille contatti!

 

Lucia Montauti alle 13.59 del 21 aprile

scusa ... 1903 contatti :)

 

Piersergio Trapani alle 14.00 del 21 aprile

@ patrizia, secondo me non cambia nulla per un semplice motivo: chi decide e chi ha soldi non ha cultura dell'innovazinoe tantomeno di internet!

 

Lucia Montauti alle 14.02 del 21 aprile

@ persergio ... però se chi non ha cultura è costretto dagli eventi ... magari sono troppo ottimista eh?

 

Salvatore Iaconesi alle 14.08 del 21 aprile

è limitante pensare al modello "chi decide e chi ha i soldi non ha cultura dell'innovazione tantomeno di internet".
Non è vero. Ovvero: è vero parzialmente in Italia e in pochi altri posti. Manca la cultura di chi deve presentare la propria idea con un business plan, con un piano di marketing, con un piano di sviluppo e produzione. C'è troppo la ri... Visualizza altrocerca della "svolta" e di "qualcuno che te le faccia fare". Se si fanno le cose decenti, gli ascoltatori si trovano. (magari non in italia.. ma in italia non c'è nemmeno il venture capital...)

 

Roberto Marchionni alle 14.34 del 21 aprile

Mi trova perfettamente d'accordo.
limitando il mio contributo alla pubblicità, leggete questo link:http://adage.com/agencynews/article?article_id=135438
Advertising Age è la bibbia della pubblicità mondiale

 

Lucia Predolin alle 14.41 del 21 aprile

alcuni del mio settore saranno a Bilbao questo venerdì per essere premiati!http://www.startup2.eu/

 

Riccardo Sorrentino alle 14.43 del 21 aprile

Luca, perché quando parli di innovazione, come esempi citi "Distruzione creatrice", "Progresso tecnico" e "Rottura radicale"? O la continuità del progresso, quindi, o la discontinuità, il salto in qualche modo violento e brusco. L'innovazione non può essere semplicemente intepretata come "differenza" (ovviamente qualificata, non superficiale)?
La ... Visualizza altrocultura dell'innovazione non è "semplicemente" - ma mai semplicità fu così complessa - la cultura della differenza (anche nel senso filosofico del termine)?

 

Elvira Zollerano alle 15.15 del 21 aprile

posso segnalarti questa iniziativa di FORUM PA, alla sua seconda edizione?
http://www.innovatori.forumpa.it/

 

Romeo Bassoli alle 15.16 del 21 aprile

@patrizia. I percorsi di sviluppo dei progetti hanno strade che spesso sono obbligate dalle dimensioni. Una macchina per studiare delle particelle chiamate mesoni costa qualche milione di euro. Ma poi si fa. E si porta dietro una enorme innovazione dei dispositivi più vari, da quelli elettronici a quelli ottici, dal software per il trattamento dati alla molatura di lenti e cristalli. I protaginisti di questi prcessi io li chiamo innovatori...

 

Patrizia Filippetti alle 16.59 del 21 aprile tramite Facebook Mobile

@romeo certo che si per fortuna! In ambito scientifico e in altri settori ...ma credo che la domanda di luca vada cercando altre risposte.a presto @lucia mi è piaciuta la tua risposta, sarebbe davvero interessante vedere come diverse professionalità riescano a wikicooperare e partecipare ;) innovativo potrebbe essere l'incontro: la nuova società del sapere.a presto

 

Dario De Judicibus alle 17.00 del 21 aprile

@Salvatore Puoi fare anche il business plan più robusto che vuoi, ma senza banche d'affari che ti trovano i finanziatori è tempo perso. Da noi questo meccanismo manca, mentre invece esiste negli USA.

 

Dario De Judicibus alle 17.01 del 21 aprile

@Elvira Ci vediamo al Forum PA... dove terrò una lecture sui mondi virtuali, allora.

 

Dario De Judicibus alle 17.06 del 21 aprile

Recentemente in un convegno a cui ero invitato come relatore, si è parlato di innovazione. A chi mi ha chiesto quando si verifica un'innovazione in una società, ho risposto che sono necessarie si realizzino tre condizioni:

1. qualcuno deve avre un'idea (davvero) innovativa, ovvero non semplicemente evolutiva
2. l'idea deve essere fattibile sia sul piano realizzativo che su quello economico
3. la società deve essere disposta ad accettare il cambiamento culturale che inevitabilmente comporta un'idea davvero innovativa... Visualizza altro

Ad esempio, le ali di Leonardo avrebbero potuto forse funzionare con i materiali leggeri giusti, come l'alluminio e il kevlar. Analogamente, molte idee sono rimaste nel cassetto perché, seppure realizzabili, imponevano un cambiamento concettuale non realizzabile al loro tempo.

 

Dario De Judicibus alle 17.09 del 21 aprile

@Lucia Tre anni fa sviluppai un'idea detta città accessibile che partiva da un concetto che molti hanno osteggiato, e cioè che in qualche modo «siamo tutti disabili... Visualizza altro». Da lì avevo sviluppato una visione di una città che si comportasse come un enorme computer vivente, ovvero con il quale si potesse interagire come un avatar fa con un mondo virtuale. Da qualche mese stiamo lavorando a una prima architettura per realizzarla ma non abbiamo trovato ancora il comune disposto a fare da pilota. Forse potremo riuscirci a Vicenza, ma ne dobbiamo parlare a Settembre. Come vedi ci si prova a fare innovazione ma devi mettere intorno a un tavolo troppe teste perché si decida qualcosa. Ci vuole tempo...

 

Elvira Zollerano alle 17.27 del 21 aprile

@Dario: sicuramente :)


Salvatore Iaconesi alle 9.45 del 24 aprile

-->Dario: ... è ovvio che mi serva la banca d'affari o il capitalista col cilindro, no? Come è ovvio che il venture capital in italia sia merce più che rara. quello che non è ovvio è: perchè st'ostinazione con l'Italia?
io sostenevo proprio il contrario: via da qui, che è un postaccio! Anche le cose più innvative assumono un tono grottesco quando vengono implementate da 'ste parti.
Fuori, in più di un posto, son stato sempre assai meglio: tirato su imprese, trovato persone pronte ad sudiare opportunità... e, tra l'altro, ho sempre trovato anche un sacco di stupendi italiani felici di essere stati "innovativi" all'estero ;)

 

twitter

Aless_Zaccuri@lucadebiase innovazioni strettamente tecnologiche? o di qualsiasi altro tipo?


update da facebook


Simona Vogliano loro sono innovatori, italiani e stanno facendo cose pazzesche all'estero mentre in italia le amministarzioni decidono se è il caso di puntare su un'idea vincente e lasciano bruciare boschi, franare montagne, crollare dighe, esondare fiumi...
http://www.ireport.com/docs/DOC-247276

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2 Comments

Premessa
Innovazione potrebbe essere definita come quella particolare capacità di individuare rapide risposte al rapido mutare delle condizioni di ambiente.
L'innovatore ha una naturale predisposizione a guardare avanti.
L'innovazione non è in sé un valore. Possiamo considerarla un modus che riguarda i comportamenti.
Il modus dell'innovazione viene poi "sottomesso" a fini economici, sociali, politici,relazionali.
Potremo pensare all'atto dell'innovazione come un atto di equilibrio, un'attività continua di "registrazione" nel senso di messa a punto dei nostri "registri".
Quel rapporto/latenza che fa stare in equilibrio le nostre caratteristiche, capacità competenze aspirazioni con il dinamico e complesso ambiente.

Il mio contesto.

Insieme ad altri 18 soci abbiamo costruito una cooperativa che si occupa di sw e processi.
Nel mondo delle imprese la complessità delle risposte richiede sforzo nella produzione sociale della conoscenza
Proprio in questi giorni sto cercando di mettere intorno ad un tavolo un gruppetto di imprese con l'unico obiettivo di dialogare, discutendo ognuno delle proprie buone pratiche.
Impresa difficile.
Sto cercando anche di stimolare un pò di dibattito sul nostro sito.

Uno stralcio dell'ultimo post pubblicato sul nostro sito.

Vendere e produrre dopo aver "inventato" qualcosa: in estrema sintesi sono le cose che fanno le imprese.
Ne parlavo qualche settimana fa un imprenditore nostro cliente che non cito per diritto di privacy. Se vuole lo farà lui commentando questo post.

1. Vendere.
Sul fronte commerciale le singole imprese che possono permetterselo fanno qualcosa,spesso da sole.
Dal nostro piccolo osservatorio notiamo un piccolo boom del commercio elettronico.
Le imprese si affidano al Web cercando di aprire un nuovo canale per incrementare le vendite, la qualità dei propri processi interni ed il servizio al cliente.
Sul fronte commerciale mi è capitato di imbattermi in iniziative di collaborazione per mettere fattor comune le risorse commerciali (genericamente intese).
Fare qualcosa in collaborazione ad altri imprese per "vendere di più".

Rimane una domanda.
Lo sforzo per "vendere insieme" trova un paragonabile impegno per "inventare insieme" qualcosa e poi "produrre insieme" ?
In fondo i nostri clienti ci chiedono innovazione!

2. Innovazione e produzione
Qui, le cose non vanno meno bene.
Se ogni tanto si riscontrano sforzi consortili per vendere è difficile trovare idee per fare "innovazione condivisa" .
Lo spirito di innovare non manca alla PMI.
Manca invece l'idea che sia utile "rinunciare" ad un pezzo di proprietà di un prodotto o di una tecnologia per acquistare innovazione e valore per il cliente.
Non so quanti sono a conoscenza del fatto che la Fiat 500 e la Ford Kaa sono costruite nello stesso stabilimento ed hanno il 90% delle componenti in comune.
Pensate al vantaggio della ricerca e sviluppo!!
Se le imprese talvolta provano a collaborare per vendere, quasi mai ci provano per "produrre". Le PMI dovrebbero fare qualche sforzo in più per abbandonare la cultura della proprietà pensando ai bisogni dei propri clienti condividendo investimenti in ricerca e sviluppo.

La crisi può essere un opportunità per ripensare i nostri vecchi modelli culturali?

L'imprenditore di cui sopra pensa che nelle imprese vi siamo ancora troppi imprenditori con la cultura del padrone!

Non sarò imparziale ma a leggere certe risposte, non sembra affatto il dibattito strutturato con ammiragli del calibro di Assolombarda e Bocconi abbia elicitato granché.

http://www.b2b24.ilsole24ore.com/articoli/0,1254,24_ART_98275,00.html?lw=24;1

Comincio ad esser dell'idea che on line sia molto più proficuo per peculiaritàdel mezzo. Se venisse strutturato e organizzato con modalità opportune, avrebbe tutt'altri risvolti.



Storia d'Italia

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Rinascimento. Risorgimento. Respingimento.

Senso dello stato

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Se rinunciasse all'immunità, il premier condannerebbe il paese all'ingovernabilità, dice Ghedini.

Mills

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In questo momento, il sito del Sole 24 ore apre a tutta pagina su Mills

Olli-Pekka Kallasvuo

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Tra poco, un'intervista con Olli-Pekka Kallasvuo, il presidente della Nokia. Milioni di domande in testa. Chissà se è una persona che risponde. In fondo, è questa la domanda delle domande: la Nokia è un'azienda che ascolta le domande e risponde?

Campagna della difesa

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Per dirla con La Russa, dice Gasparri, ce ne freghiamo. Si tratta naturalmente di una colta citazione storica. Ma è campagna elettorale anche questa. E la signora Boldrini, che lavora per i rifugiati con l'Unhcr, c'è capitata in mezzo. Insieme a moltissime povere persone che sono state riportate in Libia. Dove peraltro si trova già anche lo stesso ministro della Difesa. via Corriere.

Campagna della disattenzione

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Mentre i salari italiani sono scesi ai livelli più bassi d'Europa, gli autori della sceneggiatura della campagna elettorale proseguono con i colpi di scena degni di una soap opera. La scena della visita turistica a Taormina con i figli - improvvisata ma annunciata da uno straordinario dispiegamento di forze di sicurezza - appare piuttosto affrettata. Ma riesce a distrarre. Strategia della disattenzione.

Distratto anche il Times di Londra che si sbaglia sulle frasi della madre di una ragazza napoletana. E svela che non le aveva sentite dire dalla madre stessa, ma dal marito. Strategia del fraintendimento.

Racconto binario

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In treno. Il controllore chiede i biglietti. Due persone ridacchiano. Non hanno i biglietti. Il controllore alza la voce. I due sono grossi e lo prendono in giro. Il controllore chiede biglietto o permesso di soggiorno. O documento rilasciato da autorità italiana.. 

I due non li mostrano. Non si sa come si esce da questa situazione.. Il controllore chiede i biglietti o i documenti o chiamerà la polizia I due ridono. No dicono la polizia no. Il controllore dice biglietti o documenti. Mostrano i documenti. No: rilasciati da autorità italiana 

Non se ne esce. Ma il controllore non molla. Minaccia di chiamare la polizia. I due mostrano i permessi di soggiorno. Il controllore trascrive i dati. I due non vogliono. Il controllore dice allora pagate.. I due tirano fuori dieci euro. Non bastano. I due ridono. 

È passato un buon quarto d'ora. Il controllore riprende a trascrivere.. Non ridono più. Anche il controllore è grosso. Ed esperto. Non scrivere, chiedono.. Allora? Chiamo la polizia? Trascrivo? Pagate? Finisce che pagano il biglietto. 

Ci sono voluti venticinque minuti. Succede spesso? Il controllore annuisce. Succede spesso. E facendosi rispettare alla fine pagano. I soldi li hanno. Noi approviamo il controllore 

È sembrato il brano di un film. Non si capiva se era finanziato dal governo, promosso dall'azienda dei treni o pensato dagli attivisti di un movimento di protesta.. 

Ma la realtà è diversa dai film perché nella realtà si vede che la sceneggiatura non è fatta per interessare il pubblico. La realtà è recitata a memora da persone che pensano ciascuna al proprio film. E solo raramente guardano anche quello degli altri 

(Storia apparsa in diretta su Twitter).

Veni, visti, velini

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Oltre tutto, il reato di immigrazione clandestina fa venire in mente un sacco di storie paradossali. E se ne discorre in modo articolato. Sul Corriere si sono domandati se un turista straniero cui scada il visto mentre è ancora in Italia diventi automaticamente un criminale.

Non ci si pensa, ovviamente, stando chiusi qui dentro. Ma per venire in Italia dalla maggior parte dei paesi del mondo occorre un visto. Si possono trovare le istruzioni sul sito del ministero degli Esteri.

I motivi per chiedere un visto sono elencati in un apposito menu a tendina. Interessante notare come sono state scelte le voci per l'entrata in Italia per motivi di business. Sono previsti solo  quattro tipi di lavoro per chi viene a fare business in Italia: financial-commercial operator, fashion model, members of TV, radio or film crews, transport. Finanza, commercio, trasporti. Oppure moda e spettacolo. Stupisce un po' che siano tanto evidenziati i temi di moda e spettacolo. Un imprenditore o un pittore o uno scienziato non troveranno una descrizione precisa del loro lavoro e forse si adatteranno a dichiarare di fare commercio. Ma una modella avrà una categoria ben precisa tutta per se.

Esterodiretti

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Dall'epoca dei comuni in poi gli italiani sanno che per superare le beghe interne ci vuole un capo che venga da fuori. E quando al contrario arriva un capo che viene dall'interno e che riesce a far cessare le beghe interne si pensa che sia un capo un po' troppo forte. 

Sarà. Ma sono considerazioni che vengono in mente, leggendo di come l'Europa e l'Onu siano portatori di una cultura della gestione dell'emigrazione diversa da quella dell'attuale governo italiano.

Michele Vianello

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Una mattinata a pensare alle prospettive per Venezia. A partire dai risultati del lavoro di Michele Vianello, vicesindaco della città, e della sua squadra.

La città si spopola. I fili che la legano all'imprenditorialità della Terraferma si sono spezzati. L'industria del Novecento è in via di estinzione.

Ma il centro di Venezia è un luogo meraviglioso dove sviluppare idee. Con imprese immateriali. E sogni da realizzare.

Quello che va fatto è un'agenda pratica di azioni che servono a trasformare la città in un luogo accogliente per persone che vogliano venire a viverci. Con una serie di fatti che servano a riempire l'utopia di realtà. Perché il futuro di Venezia è stato devastato da una quantità di progetti fantastici che non sono stati realizzati. E questo va drasticamente corretto.

«Abbiamo bisogno di un bagno di umiltà» dice Michele Vianello. Che ha fatto la rete wireless aperta per Venezia. E un sacco di altre cose. Compreso dare un senso all'isola del Lazzaretto, scommessa per rigenerare molte altre aree della città. Lo scetticismo, riflesso automatico in questi casi, è inutile. Qui si tratta di creare accoglienza vera per imprese, intelletti, persone. Come si dice, talenti. L'umiltà è il primo passo.

Creare le condizioni dell'abitare.

La rete in città è il simbolo dell'abitare. E del ricongiungere i fili tra le attività importantissime che si svolgono in Terraferma e Venezia, moltiplicatore del valore immateriale...

Second life > Facebook > Blerp...

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L'idea è incontrare altra gente e scambiarsi messaggi veloci. Ma non in un ambiente chiuso come Second Life. E neppure in una piattaforma di comunicazione come Facebook. Ci si trova in giro sul web, sui siti preferiti o nei vari mondi della rete aperta. Si usa un software gratuito e che non richiede particolari download. Sono avatar-widget...

Interessante. Per chi ha tempo di usarla. E può essere divertente. Ma apre a un nuovo, nuovo strato di complessità nella vita quotidiana. E vabbè... Lamentarsi di questo è inutile.

L'azienda è RocketOn. Il nuovo prodotto è Blerp. La segnalazione è su VentureBeat.

Cervelli unici

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Il lavoro di John Medina sul cervello è scritto in un modo tanto pratico che potrebbe risultare superficiale al sofisticato pensatore europeo. Ma un passaggio mi pare da sottolineare. Dove dice che non c'è un cervello uguale a un altro. Questo apre a esplorazioni importanti per la neuroscienza. Qualunque ipotesi integralista, che voglia spiegare tutto con qualche meccanismo cerebrale, si infrange contro la scoperta che i cervelli degli esseri umani sono tutti "diversi".

Murdoch, chi era costui?

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Quando Murdoch ha detto che voleva far pagare i giornali online, sull'esempio del suo Wall Street Journal, tutti gli addetti ai lavori hanno considerato importante la notizia e l'hanno commentata. Perché hanno pensato che quello che fa un editore così importante vada preso sul serio. Il che è giusto, ma per il motivo sbagliato. Perché il fatto che Murdoch sia un editore importante non lo rende particolarmente adatto a dare indicazioni valide su internet.

Murdoch ha dimostrato di non avere le idee chiare. Ecco quello che ha detto:
1998 - entriamo su internet solo per vedere come va, ma non è importante
2002 - chiudiamo su internet perché non vale la pena
2006/2007 - alla carica su internet, tutto gratis, tutto pubblicità
2009 - diamo i giornali online a pagamento

L'acquisizione di MySpace è stata un insuccesso. Vive solo perché ha fatto un accordo con Google che finirà nel giugno 2010. E se non avrà trovato altre fonti di reddito per allora si troverà in cattive acque. Vedi TechCrunch.

Wall Street Journal online ha subito scossoni per il fatto di dover andare gratis e poi restare a pagamento. In ogni caso la strategia delle news a pagamento non è particolarmente convincente, a meno che gli editori non si mettano a fare davvero qualcosa di nuovo. Vedi i servizi sul Sole.

L'idea di fare un lettore per le news online senza tener conto di quelli che già sono in commercio è simile a quella di fare i decoder autonomi per la tv satellitare. Paranoia da pirati. In un certo senso ragionevole, per l'azienda. Ma solo quando è in condizione di monopolio.

La nuova policy di Murdoch per l'uso dei social network da parte dei "suoi" giornalisti non è particolarmente ispirata. Siamo sempre nel campo della costruzione di barriere relativamente artificiali all'ondata di novità che viene dalla rete. Vedi Editor and Publisher.


Scrittura scientifica e blog

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Una discussione sulla scrittura della scienza e della tecnologia con i blog a Trento. Una quantità di spunti. La difficoltà di evitare superficialità e pregiudizi. E una serie di domande infinita. A partire da quella centrale: il sistema dei blog sta migliorando l'informazione scientifica?

Arte e tecnologia: Charles Fine

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Venice Sessions. Charles Fine Sloan.

molte cose over ip...
Sustaining innovation. voip (telefonate in voce). 
Disruptive innovation. moip (music). tvoip (televisione). noip (newspapers). 
Different innovation. aoip (arts). soip (sports).

Sport:
Popolarità > Domanda > Revenue > Investimenti > Miglioramento qualità > Popolarità >

In arte succede lo stesso di musica o di sport? Se c'è più roba su internet la gente va di più o di meno al museo? Oppure diventa più popolare e aumenta di valore?

Ricerca:
modelli sulla dinamica del valore nelle performing arts
Osservazioni:
internet può far crescere il mercato per le arti
(per i broadband provider tutto il contenuto fa crescere opportunità)
Domande:
come si distribuisce il fair value a tutti i partecipanti al mercato su internet? che cosa è fair?

"Innovative business model design is big opportunity"

Arte e tecnologia: Guido Guerzoni

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Venice Sessions. Guido Guerzoni i musei percepiti come soluzione a mille problemi e soprattutto se sono pensati per l'arte contemporanea. Ma il racconto fornito dai musei dell'arte contemporanea non è convincente. Sembra troppo simile al racconto proposto dagli altri media. I contenuti sono simili. Puntano al sensazionale. E alla fine dei conti mostrano il futuro con preoccupazione. Mostrano un futuro oscuro.

Ma c'è una nuova generazione di luoghi dell'arte che offrono una visione alternativa del futuro. Forse ottimistica. Che viene da altre sorgenti culturali. Musei focalizzati su media, computing, videogiochi... Questo ha cambiato il dibattito sui musei.

I musei non sono più i luoghi delle muse. Non sono più solo la conservazione. E non guardano più tutto a partire dal passato. E ora i musei possono essere basati non su oggetti fisici, ma anche su idee, oggetti non fisici: sono più interpretativi, non sono più esibizioni ma exibition shows... La parola chiave è ormai storytelling. Il tema è l'exibition design. Le collectioni sono multichannel. Il contenuto può essere customizzato. Il tempo che il pubblico dedica a guardare i contenuti dell'esibizione è 50 minuto. Il pubblico guarda le opere ma anche e soprattutto le altre persone. Il museo è ancora di più un luogo delle relazioni tra le persone.

Arte e tecnologia: David Reed

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Venice Sessions. David Reed e l'inutilità delle telco. Le persone stanno diventando sempre più attente al contesto nel quale sono. I luoghi pubblici saranno di per se un contesto sempre più importante per le persone. Per collaborare, condividere, coltivare fiducia... La pubblica piazza è sempre stata una tecnologia della comunicazione. Lo sviluppo di questo concetto è la sorgente della nostra ricerca.

Anche l'internet è un luogo pubblico di questo genere. E il cloud computing ne è una delle conseguenze. Al MediaLab stiamo studiando centinaia di strumenti di interconnessione tra le persone. I più inesplorati sono gli strumenti che sono concepiti in modo che siano consapevoli del contesto.

Arte e tecnologia: John Gerrard

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Venice Sessions. John Gerrard, artista in mostra alla Biennale.

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Elaborazioni fotografiche verso la scultura.

Thumbnail image for gerrard2.jpeg


Arte e tecnologia: Andy Lippman

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Venice Sessions. Andy Lippman, MediaLab. Noi facciamo ricerca come se fosse arte. È guidata dalla passione e dalla visione che ci si aspetterebbe dagli artisti. E ora ci occupiamo di comunicazioni mobili come sistemi virali.

Le istituzioni che ci organizzano stanno andando a pezzi. È una pandemia. Tra l'altro hanno perso la loro missione sociale. È chiaro nell'educazione, nella sanità, in tutte le istituzione. È questo il contesto nel quale lavoriamo, sia come tecnologi che come artisti. 

Bene. Non sono venuto qui per dirvi che cosa non funziona. Ma come elaboriamo su questo e come ne usciamo. 

Bullet points: 
Social networks are a resonant theme, mapping archetypical ideas to new technology. 
We not me: socialization replaces personalization. 
Media is back in the picture.

Le applicazioni non sono about me ma about we. Il telefonino non mi avvertirà passando accanto al lattaio che ho bisogno di latte, ma che la mia famiglia ha bisogno di una serie di cose e che, magari, oggi abbiamo ospiti a cena...

Tutta la nostra ricerca è condotta dalla stessa passione degli artisti. Rendere il mondo migliore.

C'è una metodologia per studiare le conseguenze delle visioni e delle realizzazioni tecnologiche? (o artistiche)? Un tempo le tecnologie avevano divorziato dagli utenti. Al MediaLab abbiamo pensato di cambiare questo. Abbiamo aperto il medium alla partecipazione degli utenti. Ora le tecnologie sono accessibili e modificabili dagli utenti.

Arte e tecnologia: Daniel Birnbaum

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A Venice Sessions. Roberto Saracco, del FutureCenter della Telecom Italia, dice che la tecnologia contribuirà all'arte portando "semplicità" e "interattività".

Giuliano da Empoli: la forma di racconto del futuro all'italiana non può che passare dall'arte. Oggi si confrontano due istituzioni: la Biennale di Venezia e l'Mit di Boston. All'Mit si parte probabilmente dalla tecnologia per esplorare ogni possibile forma di espressione, compresa quella artistica e narrativa. Alla Biennale si parte dall'arte per esplorarne ogni percorso di ricerca, incontrando costantemente le proposte e le opportunità generate dalla tecnologia. 

Daniel Birnbaum, curatore della Biennale. Making Worlds. Non c'è dialettica tra tecnologia e arte. È parte della vita quotidiana. Che cosa fanno gli artisti? Sono artigiani, creatori, costruttori? Making new things. Sperimentazioni. Produzioni. È questa la nostra Biennale. E come in tutte le sperimentazioni, qualcosa può non riuscire. Gli artisti semplicemente mostreranno il processo artistico reagendo alle possibilità offerte da un luogo straordinario come Venezia. La Biennale è un'esibizione che parla di noi oggi, il che significa che parla di noi proiettati nel futuro.

pistoletto.jpg

(Michelangelo Pistoletto, alla Biennale)


Venice again

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Venice Sessions. Per chi non avesse seguito le puntate precedenti: la domanda centrale è semplice. Il futuro non esiste, ma esiste il modo in cui ci raccontiamo il futuro. E questo ha delle conseguenze.

Oggi tecnologi (Mit) e organizzatori di iniziative artistiche (Biennale), tra gli altri, parlano di come vedono cose che non ci sono e le realizzano, pensando o non pensando alle conseguenze, materiali e culturali, delle loro opere.

Le conseguenze sono implicite nelle opere. Lo sono anche nel pensiero di chi le ha generate?

Ancora per leggere trend su Twitter

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Twitscoop, dice, serve a scoprire come si aggregano i pensieri di molti appena si manifestano su Twitter. Ce ne sono molti di questi servizi.

Link: giornali a pagamento

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Il Sole ha pubblicato diversi articoli sull'eventualità di pubblicare giornali online a pagamento. A parte un mio pezzo, c'è quello di Paolo Madron sugli editori italiani, e quello di Marco Magrini sugli strumenti di accesso innovativi. Sul sito Antonio Dini ha scritto di lettori elettronici. E Gianni Rusconi della cronaca del dibattito.

Giovedì, Nòva aveva dedicato la copertina all'argomento con un servizio dal titolo "Il senso della notizia".

Società multietnica / 3

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Confesso. Sono multietnico per ragioni familiari. Un po' mediorientale e un po' meridionale, un po' sloveno e un po' tedesco, un po' padano e un po' veneto. Ho vissuto in vari paesi del mondo e in molte città d'Italia. E cerco di parlare tre lingue. Sono multietnico da cinquanta generazioni e da due ancora di più. Vengo da una regione dalla quale la gente emigrava in tutto il mondo per trovare lavoro e nella quale ora immigra per trovare lavoro. E nella quale trova lavoro. Sono multietnico e credo in una sorta di religione interreligiosa, per cui sento che l'ecumenismo è la via giusta. Lo confesso.

Confesso anche che credo nelle regole che, più o meno democraticamente, un popolo si dà e penso che vadano applicate. Casomai cambiate per via altrettanto democratica. Ma finché ci sono vanno applicate. E ho l'impressione che l'Italia debba gestire l'immigrazione, in modo umano e giusto, ma senza subirla passivamente. Con molta gratitudine per chi viene a lavorare qui e accetta le nostre leggi. Sapendo che, statisticamente, ci sono più fuorilegge nati in Italia che fuorilegge immigrati...

Ho l'impressione che il dibattito sulla società multietnica vada circoscritto al tema definito dalla parola. Multietnici siamo da sempre in questo paese e continuiamo a esserlo. Anche se in certe zone d'Italia i contatti con le etnie diverse sono stati molto più frequenti che in altre zone d'Italia. Se oggi al governo ci sono persone che esprimono più le seconde che le prime, questo non significa che la società non sia già da tempo multietnica. Non significa che non ci si debba preparare all'inevitabile incremento della diversità etnica in questo paese. Perché comunque la diversità etnica è cresciuta molto negli ultimi anni. E con ogni probabilità continuerà a crescere nei prossimi anni.

All'inizio dell'industrializzazione italiana, secondo l'Ethnologue, in Italia si parlavano molte lingue, oggi in via di estinzione anche a causa della tv. Ma nel frattempo siamo entrati a pieno titolo in Europa. E ora siamo italiani o siamo europei? Se siamo europei, siamo a maggior ragione multietnici.

ps. Grazie per il dibattito uscito in riferimento a un post precedente. Grazie. Capisco meno i commenti alla foto che ritrae le persone di varie origini che giocano per la società calcistica messa su dallo stesso politico che ha dichiarato di non volere una società multietnica. Ma mi rendo conto di non capire molto di calcio.

Società multietnica / 2

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milan.jpg


Società multietnica

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Per la verità, da circa duemila anni, la penisola è abitata da una società multietnica. Sono venuti dal Mediterraneo, dall'Asia centrale, dal Nord, dal Sud...

Sant'Anastasia a pagamento

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Sant'anastasiaSi parla di far pagare i giornali online con qualche sgomento. Come ogni volta che si affronta un tabù. Per consolarsi ci si ricorda che un tempo la tv era gratis e ora milioni di persone la pagano. Ma è una consolazione insufficiente: mi ricordo di quando si entrava in chiesa gratis. E oggi invece ho visto...

Sant'Anastasia è una chiesa meravigliosa. Un gotico leggero e maestoso. Si può immaginare quando la costruirono proprio sulla strada romana che dal centro di Verona portava a quel ponte sull'Adige che oggi non esiste più. Ricordo la mia fantasia di bambino che correva, entrando in quella chiesa, salutato dai due strani gobbi che sorreggono i bacini dell'acqua santa. Qui e là, opere straordinarie. La fama sorride a quelle del Pisanello. E in fondo, sull'abside, la tomba di Cortesia Sarego, un ufficiale degli Scaligeri. Anche lui aveva affascinato il grandissimo storico Alberto Tenenti, autore di una storia della morte senza paragoni. Perché sulla sua tomba lo si vede a cavallo. Come sulle Arche Scaligere, sono a cavallo i suoi signori. Fino ad allora, le tombe raffiguravano i morti come addormentati: da allora diventano monumenti alla maestà della loro vita.

Per vedere Cortesia Sarego oggi ho dovuto sbirciare tra enormi veli di plastica. Restauri coprono quasi tutto l'abside. Un computer servirebbe a mostrare quello che non si può vedere. Ma per ammirare le foto ad alta definizione del Pisanello occorre digitare un codice noto solo alle guide ufficiali. Che si pagano. E che oggi non c'erano.

Del resto, anche per entrare in chiesa, a Sant'Anastasia, si paga. I residenti a Verona no. Gli altri sì. 


CO2.0

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Oh no... NewScientist calcola che internet è responsabile del 2% delle emissioni di CO2 del pianeta. Come l'industria dell'aviazione. Vabbè: è un po' una boutade. Ma vale la pena tenerlo presente per dare la giusta importanza alle innovazioni green-tech.

Gfail

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Dopo un crescendo di segnalazioni, proteste, preoccupazioni, dovute al fatto che Gmail è andata giù per venti minuti, Mashable ha dato la linea.

Google: parassitismo o simbiosi

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Jim Spanfeller, di Forbes, aveva detto che Google è un parassita dell'industria dell'informazione perché guadagna utilizzando le notizie prodotte dai giornali tradizionali. 

Risponde Marissa Mayer, di Google, per dire che il motore di ricerca aggiunge valore ai siti dei giornali perché porta a loro milioni e milioni di lettori.

Un paradosso sensa uscita? No.

In realtà, Spanfeller ammette che Google porta lettori, ma segnala che da questa attività il motore di ricerca trae un guadagno sproporzionato rispetto al valore generato. E da qui si trova la chiave per uscire dal paradosso. 

Perché il problema è che Google produce valore e lo monetizza utilizzando un sistema di raccolta pubblicitaria innovativo, molto adatto a internet, relativamente più concorrenziale di quello tradizionale. I giornali invece di solito utilizzano un metodo di raccolta pubblicitaria più simile a quello tradizionale che è nato per un mondo senza internet. Il problema degli editori è riformare il loro metodo di raccolta pubblicitaria per far valere il valore vero del loro contenuto. Le inserzioni che appaiono nei giornali vanno contestualizzate meglio, il costo di raccoglierle deve scendere o la loro qualità creativa, una quota di valore inferiore deve andare agli intermediari, un maggior numero di potenziali inserzionisti deve essere contattato e convinto a investire. Se gli editori faranno una di queste cose potranno aumentare il loro fatturato online. Sapendo, naturalmente, che il valore sarà prima di tutto definito dal prestigio e dall'affidabilità delle loro pagine di informazione.

A quel punto competeranno anche con Google, sottraendo al motore di ricerca una quota delle inserzioni pubblicitarie che per ora raccoglie. Imho.

Per Arianna Huffington, i giornalisti tradizionali rischiano di essere affetti da "Attention Deficit Disorder" perché consumano in fretta una notizia e passano alla prossima, mentre i giornalisti online sono tendono ad essere affetti da "Obsessive Compulsive Disorder" perché si attaccano a una vicenda e non la mollano fino a che non ne hanno tirato fuori tutto il contenuto. Sarà...

Kindle cannibale vegetariano

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Jeff Bezos ha detto che se ci sono edizioni per Kindle, i libri venduti direttamente sul lettore elettronico sono il 35% del totale. 

Che significa? Kindle cannibalizza le vendite di libri di carta? Oppure aggiunge nuove vendite? Per Henry Blodget la risposta giusta è nel mezzo.

Padova: Forum ricerca e innovazione

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Oggi all'università di Padova, il Forum ricerca e innovazione

Boston Open

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Un accordo sindacale consente al Boston Globe di continuare le pubblicazioni. via New York Times (dello stesso editore).

Il vizietto

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"Se pensiamo a tutti i grandi uomini che hanno fatto la storia, me ne dica uno che non ha i suoi vizietti". Parola di Antonio Zuliani, 87-88 anni, guida spirituale della guida materiale d'Italia. su Repubblica pagina 2. Per la serie minorenni.

100twt

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Una pagina scritta da Dave Winer. Mostra quello che apparirebbe nella home di Twitter se si fosse iscritti alle 100 persone più popolari su Twitter.

Minorenni

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I principali giornali usano la parola "minorenni" nei sommari o negli occhielli. La questione è all'ordine del giorno. Lui nega tutto. Twitter è un flusso di commenti.

Blippr

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Ho cominciato Blippr. Per provare. E perché la proposta mi pare intelligente: messaggini tipo Twitter come recensione a film, libri, musica... La pagina dopo dieci minuti è così... Se mi piace lo connetto agli altri sistemi.

Il momento giusto per insegnare giornalismo

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Il paradosso è che proprio mentre i giornali attraversano la loro peggiore crisi da anni, le scuole di giornalismo abbondano di candidati alla professione. Evidentemente la società e i giovani ne sentono profondamente il bisogno.

Un pezzo di Forbes ha segnalato il paradosso. Altri lo hanno seguito.

Oggi comincia un corso allo Iulm nel quale devo fondamentalmente rispondere a questo paradosso. Penso che avrò più da imparare che da insegnare.

Kindle newspapers

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L'idea che il Kindle, anche con uno schermo più grande, possa diventare un'ancora di salvezza dei giornali sarebbe buona, se i giornali fossero in grado di dare le notizie in modo adeguato alla velocità e alle possibilità offerte dalla rete. Opinione di TechCrunch.

Il problema è riqualificare la qualità delle notizie dei giornali in base a una metodologia di ricerca dell'informazione più chiara, verificabile, trasparente. Imho.

Boston Close

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Come anticipato nei commenti da Marco, il Boston Globe sembra davvero destinato a chiudere. Washington Post.

Notizie cattive

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Ricapitoliamo. Come sappiamo Freedom House dice che i giornalisti sono sempre meno liberi nel mondo in generale e in particolare in Italia, Israele e Hong Kong. Dice che internet è la sola speranza di apertura per la libertà di stampa. E che i governi si stanno attrezzando per comprimerla. La metodologia di Freedom House è credibile e articolata. Non abbiamo la possibilità di controllare tutto quello che loro hanno valutato, ma la sostanza è abbastanza chiara.

Warren Buffett dice che i giornali continueranno ad attraversare un periodo di crisi e di perdite economiche, negli Stati Uniti, e che quindi non intende investire in questo settore. Tra le cause cita internet: un tempo i giornali erano essenziali, oggi ci sono alternative che il pubblico ritiene valide.

Nel film State of play il protagonista è un giornalista da carta stampata e la co-protagonista una blogger di un giornale. Sulle prime, si direbbe che il giornale di carta sia considerato più serio e che il blog sia il posto dei pettegolezzi. L'approccio metodologico del vecchio giornalista della carta stampata è orientato a trovare i fatti e a provarli, quello della blogger a cercare indiscrezioni e impressioni sulle persone. Alla fine è solo dalla collaborazione tra il primo e il secondo che si trova la verità. (In realtà, il racconto sul finale è un po' confuso, come dicono anche su Imdb).

Ancora una volta il rapporto tra giornalismo tradizionale e social media alimenta problemi interpretativi interessanti. Ma non è più come una volta. 

Una decina d'anni fa c'erano poche alternative ai giornali tradizionali (di carta o di tv). Il loro potere oggi è in crisi. Meno pubblico e più alternative. Ma lo scopo di chi ha voluto e vuole rinnovare il giornalismo è aumentare, non ridurre, la libertà di stampa. Cogliere l'opportunità offerta da internet non significa abbattere il potere assoluto dei giornali tradizionali: significa migliorare il giornalismo, su qualunque mezzo. 

Il giornalismo non è più quella cosa che fanno i giornalisti che scrivono sui giornali. I giornali non sono più quella cosa che viene fatta dai giornalisti. La tautologia autoreferenziale è davvero obsoleta di fronte alla crescita del pubblico attivo. Ma il pubblico attivo a sua volta non ha il compito sociale di sostituire il giornalismo, ha il diritto di fare ciò che vuole con gli strumenti che ha oggi a disposizione. Il tema vero è che un nuovo giornalismo deve emergere da questa crisi. Non più basato sulla vecchia tautologia. Una nuova definizione di giornalismo basata su una metodologia trasparente di ricerca dei fatti e delle loro possibili interpretazioni. Con la quale professionisti e cittadini possono fare riferimento nel contribuire all'informazione e alla libertà di espressione.

Le notizie cattive sono quelle che sono prodotte con la metodologia sbagliata, quelle che sono prodotte in modo manipolatorio, poco trasparente, e interpretate in base a pregiudizi. E' l'oscurantismo che genera le cattive notizie. E queste si possono trovare sui vecchi giornali ma anche su internet, purtroppo.

Le notizie buone derivano dall'emergere di un metodo per la produzione di informazione orientata ai fatti e all'intelligenza interpretativa. Le opportunità ci sono. Ma non sono ormai più nella crisi dei vecchi giornali o nell'emergere di internet. Sono nell'emergere di una consapevolezza nelle persone che contribuiscono all'informazione, su qualunque mezzo. 

Facciamo notizie buone. E saranno buone notizie.

Minorenni

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Beh... Gli sceneggiatori sembrano aver perduto il controllo della situazione. La soap policy è in crisi. Veronica Lario abbandona la parte, divorzia e dice: "La strada del mio matrimonio è segnata, non posso stare con un uomo che frequenta le minorenni".

Tipologia dell'amicizia

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Facebook ha introdotto uno strumento per gestire meglio gli amici. Si possono classificare per tipi e assegnare a questi tipi diverse priorità. E gli amici non sapranno come sono stati classificati, così nessuno si offende. WebProNews.

Una notizia che era falsa

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Stefano Quintarelli ha scoperto che non è vero che in Italia gli utenti internet sono diminuiti. 

Una notizia falsa, usata politicamente. Una delle tante.

Spesso ci vuole un blog per sapere queste cose. E non è la prima volta che quel blog è quello di Stefano. Complimenti.


Per un'antropologia di Twitter

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Twitter è essenziale. La search di Twitter alimenta le idee. Si parla di Twitter come nuova Second Life. Le visualizzazioni affascinanti di Twitter si moltiplicano. 

Twitter esiste da anni. Ed è usata da anni. Ma adesso è partita la moda. Gli utenti crescono a ritmi vertiginosi. Ma Nielsen dice che gli utenti abbandonano pure a ritmi vertiginosi. Tra un po' arriveranno forse anche le critiche. E i cinici se le godranno per un po'.

Chi si ferma al ciclo delle chiacchiere sulle nuove tecnologie, si perde il senso antropologico della dinamica culturale che sta emergendo.

Vale la pena di studiare questa dinamica. Nella quale la sperimentazione tecnologica e sociale si mescolano in un divertimento dell'espressione e del riconoscimento privo delle ambiguità di Facebook.

In un'intervista che gli feci dieci anni fa, l'attuale primo ministro mi disse che la sua televisione aveva cambiato l'Italia trasmettendo Dallas. La storia della famiglia di petrolieri texani, il cattivo Jr in testa. 

Otto delle prime dieci discussioni su BlogBabel in questo momento riguardano la soap opera familiare dello stesso primo ministro.

Giuliano Ferrara dice che la vicenda non danneggia il primo ministro in piena campagna elettorale. E un fondino del Sole 24 Ore prevede che questa storia non sposterà un solo voto. Quasi tutti vanno avanti con i loro pregiudizi. E si godono la telenovela. 

(Nota di servizio. Attualmente BlogBabel non sembra riuscire ad aggregare i miei ultimi post. Da questo punto di vista è ferma al 29 aprile).

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  • Strategie della disattenzione

    Televisione, radio, giornali. Posta elettronica, social network, blog. Messaggi sonori nelle stazioni, cartelloni pubblicitari nelle vie della città, telecamere per la sicurezza degli uffici. La presenza capillare dell'informazione nella vita quotidiana delle persone nei paesi occidentali è un'esperienza generalizzata. Ciascuno ne fruisce e ne genera in continuazione. La quantità di messaggi cresce inesorabilmente, senza un ordine apparente. Cresce e basta. Il crollo del costo delle comunicazioni è anche l'inflazione dei messaggi. Mai come in questa epoca il concetto di "information overload", il sovraccarico di informazioni che si contendono l'attenzione della gente, è una condizione con la quale ogni ricerca sulla vita sociale deve fare i conti. C'è evidentemente una ricchezza straordinaria nell'abbondanza di informazioni. Ma c'è anche il rischio di una paralisi delle idee, di fronte all'eventuale ingestibilità dell'inflazione di informazioni.
    E' un problema che ne contiene molti. E che si rivela strategico per tutta l'industria editoriale, per le piattaforme mediatiche, per gli autori e, naturalmente, soprattutto per il pubblico. Richiede una ridefinizione dei ruoli per tutti gli attori coinvolti, nel complesso passaggio storico che attraversano le società post-industriali. E si comprende solo nella consapevolezza del fatto che l'information overload non è solo l'effetto della moltiplicazione dei messaggi, ma anche la conseguenza del fallimento dei sistemi che dovrebbero filtrare l'informazione, come per esempio suggerisce l'internettologo Clay Shirky. Nel caos creativo cui assistiamo in questa fase di passaggio, si sperimentano strategie più o meno sostenibili. Quali sono i percorsi che ci possono condurre a costruire un ecosistema dell'informazione più sano e vivibile? continua...


  • Ecologia dell'informazione

    I quotidiani cartacei tradizionali sono una tra le numerose specie che vivono nell'ecosistema dell'informazione. Il loro ambiente si è radicalmente trasformato nell'ultima dozzina d'anni. Molte delle risorse sulle quali avevano a lungo prosperato scarseggiano, assorbite dall'espansione di altri media: l'onnivora, insaziabile televisione commerciale, l'innovativa televisione digitale a pagamento, la rivoluzionaria internet a banda larga, gli infinitamente attraenti telefoni cellulari. Milioni di persone, miliardi di euro, trilioni di minuti si sono spostati verso nuove abitudini mediatiche. E nel corso di un terremoto nei mezzi di comunicazione di tale portata è già sorprendente che molti castelli dei giornali di carta stiano ancora in piedi. E se lo sono è perché evidentemente hanno un valore e una resistenza importanti. Ma è tempo di restauri.
    I sintomi della difficoltà economiche dei giornali di carta sono evidenziati dalla crisi generale del 2007-2009: la pubblicità diminuisce drasticamente, il numero di lettori paganti si erode, i collaterali non danno più le soddisfazioni di una volta e le entrate provenienti dalle versioni online non sono sufficienti a riparare alle perdite. L'urgenza congiunturale può essere cattiva consigliera, ma impone delle scelte. Che in ogni caso erano dovute da tempo. E' evidente, infatti, che il taglio dei costi pur necessario non sarà sufficiente a rigenerare un equilibrio sostenibile. Meglio dunque cogliere l'occasione per un ripensamento profondo.
    E a questo ripensamento, gli editori e i giornalisti hanno cominciato a dedicarsi, ciascuno dal suo punto di vista. Mentre il pubblico si trasforma, partecipa, pone problemi, offre risposte: tutte da interpretare. Le domande si moltiplicano. Quanto dureranno i giornali di carta? Si possono far pagare i giornali online? Come evolve la pubblicità? Qual è il ruolo del giornalismo professionale in un contesto nel quale i cittadini possono produrre informazione in modo sempre più facile ed efficace? Come si informano i giovani? C'è una crisi di credibilità nei giornali? Quali sono le visioni innovative emergenti? L'enorme complessità del compito di rispondere a queste questioni intimidisce. Ma può essere affrontata solo con un'umiltà appassionata, generata dalla consapevolezza che di informazione c'è e ci sarà sempre più bisogno, nell'economia della conoscenza. Per i giornalisti, questa consapevolezza è necessaria per affrontare il grande adattamento che la professione è destinata ad affrontare. continua...

  • Innovage

    Ed ecco dunque l'ennesima nuova parola: "innovage", innovazione e vintage. Non per nulla nascono tante parole nuove, in questo periodo storico che da molti punti di vista - ambientali, sociali, economici, culturali - appare come una grande trasformazione epocale: forse abbiamo l'impressione che, in mezzo a tanta innovazione, stiano effettivamente nascendo angoli di realtà che hanno bisogno di essere nominati; in qualche caso, peraltro, tentiamo di forzare questa impressione, producendo nuove parole prima che esistano le realtà che dovrebbero designare. E dunque, che cos'è l'"innovage": una nuova realtà o semplicemente una nuova parola? E' già un fatto economico o ancora una visione? Avrà successo?
    Il tema non è di poco conto: il racconto dell'innovazione è parte integrante dell'innovazione stessa. Nell'economia della conoscenza, una locuzione che usiamo in mancanza di meglio per definire quest'epoca post-industriale, il valore si concentra sulle idee. Il prodotto vale se contiene gusto, informazione, senso. Dunque, anche, se contiene memoria. E se quel contenuto viene compreso dal pubblico che dovrebbe farlo proprio. Perché la dinamica delle idee è, soprattutto, nella relazione tra le persone che le esprimono e le connettono a quelle degli altri, i quali a loro volta le riconoscono come affini o confrontabili alle proprie. Per questo, esiste un rapporto estetizzante, e di grande valore, tra gli oggetti che vengono declinati al futuro e quelli che ricordano le esperienze passate di gruppi di persone che vi si riconoscono. continua...

  • Attenti al loop

    La conversazione può essere orientata alla collaborazione, può alimentare la convivenza civile e pacifica, ma può anche diventare una sorta di competizione? continua...