May 2009 Archives
Certo, Facebook ha 200 milioni di utenti (una volta si sarebbe detto che ciascuno di essi è stato valutato 50 dollari). Ma come li genera? Non con la pubblicità: il valore di Facebook non è tanto nella capacità di ospitare pubblicità, anche perché il click through su Facebook è meno di un terzo di quello già basso dei siti medi. La gente sta su Facebook perché è coinvolta nelle sue relazioni e attività e non si fa distrarre dalla pubblicità.
Il fatto è che Facebook sa un sacco di cose dei suoi utenti. E questo ha un enorme valore, potenziale. Può scoprire microgruppi con caratteristiche molto molto precise, con le loro relazioni e i loro interessi. Su questa base si possono fare ricerche sui comportamenti, sulle idee e sui pensieri di gruppi di persone molto mirati. Da qui a dire che se ne può trarre una grande quantità di soldi ci passa la capacità di inventare un modello di business che sia contemporaneamente rispettoso della privacy degli utenti e capace di generare un servizio comprensibile per i clienti.
I russi della Dst sono capitanati da persone che hanno un background molto lungo nell'epoca post-sovietica e si sono arricchiti a partire dalle privatizzazioni degli anni Novanta. I leader dell'azienda sono un fisico e un chimico diventati finanzieri che sarebbe interessante conoscere meglio. (vedi Ceoworld e CrunchBase). Anche per sgombrare, magari, il campo dal sospetto che istintivamente generano i fenomeni che si conoscono poco. Probabilmente sono interessati a vedere come si sviluppa Facebook e immaginano che sia un business davvero destinato a diventare redditizio. Anche perché hanno già altri investimenti in social network nel loro paese e nei paesi vicini. Ma a prima vista non sembrano orientati tanto alla pubblicità, quanto piuttosto alle comunicazioni tra le persone e alle informazioni che le piattaforme che gestiscono le relazioni tra le persone possono generare. La vicenda è tutta da seguire.
(Purtroppo non posso non notare che se uno digita Digital Sky Technology nella search di Google, il motore risponde chiedendo Did you mean Digital Spy Technology) ?!?
Al convegno Fast di ieri sui "nati digitali" una una professoressa ha denunciato un aumento dei casi di dislessia e problemi seri di attenzione nei bambini, iperstimolati, incapaci di stare più di un minuto su un punto, per mancanza di concentrazione. Si domandava se questo fosse legato anche all'uso intensivo dei media sociali e del computer in generale.
In un'intervista, Remo Bodei ha detto che la memoria cambia al tempo del computer e di internet: in questo tempo tutto il sapere è accessibile contemporaneamente. Sembra che non occorra ricordare ma solo saper consultare. Il tempo si trasforma in una sorta di iperpresente nel quale c'è una minore esperienza della prospettiva.
In effetti, la rete ha una memoria enorme. Ma si manifesta nella registrazione delle conversazioni che nell'atto di conversare. Eppure, come dice Jeff Hawkins, il nostro cervello funziona imparando storie. Successioni di fatti.
L'unica risposta, immediata, è salvaguardare e praticare il resoconto dei fatti, il racconto di storie, la ricerca della storia.
La gente è stata trasformata in massa dal fordismo. Ed è stata ipnotizzata dalla tv e il marketing di massa. Ora quell'epoca è finita, dice Seth Godin in questa lezione a Ted. Siamo tribù o singole persone connesse in gruppi di vario tipo. Che cosa vogliamo? Cambiare il mondo. Da chi siamo osteggiati? Da quelli che non vogliono che il mondo cambi. Che cosa possiamo fare? Lanciare un movimento. Convincere un migliaio di persone che qualcosa è importante e realizzarlo con loro. Cambiamento, cultura, impegno. Siamo tribù. Forse. Ma non siamo più massa. Quello che ci serve è avere qualcosa che conta in cui credere, sapere che qualcuno conta su di noi, sviluppare una leadership in una questione importante.
| Alcuni libri che ho comprato | Impressioni mentre leggo |
| Georges Levebre Napoleone Laterza Marta Dassù Mondo privato Bollati Boringhieri Cristina Sivieri Tagliabue Appena ho 18 anni mi rifaccio Bompiani | Il grande storico della Rivoluzione, studia il generale-dittatore. Un'intellettuale che agisce racconta la sua esperienza tra i potenti e i pensanti. Basta dire "minorenni" per fare polemica nella politica italiana. In fondo, questo libro spiega perché. |
Sinapsi sociali (25 gennaio 2009)
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Io non sono il mio cervello (11 gennaio 2009)
Luminosa oscurità (4 gennaio 2009)
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Beato chi si scandalizza (30 novembre 2008)
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Leggere per viaggiare (7 gennaio 2007)
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Gli occhiali per leggere (17 dicembre 2006)
Leggere, leggerezza, legge (10 dicembre 2006)
Leggere o non leggere (3 dicembre 2006)
Leggere per lavorare o lavorare per leggere? (26 novembre 2006)
Pagina aNobii (social network sui libri)
In libreria: Economia della felicità, dalla blogosfera al valore del dono e oltre, Feltrinelli
E' pacifico che i numeri di Gaspar ispirano molte considerazioni: perché non sono molto facili da interpretare e perché se fossero statisticamente inequivocabili non lascerebbero dubbi sul fatto che i giornali tradizionali inefficienti rispetto a quelli nati su internet.
Ed ecco le mie considerazioni:
1. I dipendenti dei giornali tradizionali svolgono molti mestieri, quelli dei giornali nati su internet si forniscono di una quantità di mestieri svolti all'esterno. I giornali tradizionali svolgono all'interno molte funzioni legate alla distribuzione, al marketing, alla raccolta pubblicitaria, agli affari legali, alla gestione di una quantità di persone. E oltre a questo, cercano in qualche caso di trovare notizie originali. I giornali nati su internet prendono quasi tutte le funzioni citate da fornitori esterni, oppure da dipendenti che ne svolgono molte. Il confronto è tra organizzazioni antiche, fatte per gestire business integrati verticalmente, e organizzazioni di rete. Quali sono migliori? La storia non aiuta a rispondere: è più forte una grande azienda integrata o un distretto industriale? In certe fasi sono state più innovative e importanti le grandi organizzazioni, in altri sono apparse migliori le strutture a rete come i distretti. La risposta, probabilmente, in passato è venuta più che dal modello, dalla qualità delle persone che lo interpretano. E in prospettiva? Anche. Ma se la rete diventerà il contesto di riferimento per tutto, è chiaro che ci sarà una tendenza alla polarizzazione: grandissime organizzazioni "logistiche" e piccolissime organizzazioni "di contenuto". Se resteranno aree a prevalente forma gerarchica allora anche le organizzazioni intermedie, dotate di qualche protezione o privilegio, potranno sopravvivere. E non sarà necessariamente un bene.
2. Il numero di lettori in rapporto al numero di giornalisti è un indicatore molto affascinante. Ovviamente bisognerebbe confrontare anche il valore dei lettori in termini economici (pubblicità più costo dell'accesso alle informazioni). Finora, il valore della pubblicità su carta è stato molto superiore a quello della pubblicità online: ma non è detto che questo non sia destinato a cambiare. Quanto al prezzo dell'accesso alle informazioni, nel caso dei giornali questo è suddiviso tra editore, distribuzione, dettaglio; nel caso della rete, è suddiviso tra abbonamento telco e ammortamento terminali, ma è anche spalmato su tutte le attività online e non solo sull'accesso all'informazione (in ogni caso molto raramente va anche all'editore).
3. Infine varrebbe la pena di valutare la qualità dei risultati. E' ovviamente molto difficile prendere posizione in assoluto tra giornali tradizionali e giornali nati su internet. Ma un fatto è abbastanza chiaro: l'insieme dell'ecosistema dell'informazione è tanto migliore quanto maggiore è la varietà di alternative e la quantità di persone che se ne occupano, in chiara e leale competizione-collaborazione. Ma poiché non era questo l'argomento di Gaspar non vale la pena di svilupparlo.
La questione in questo momento è che le grandi organizzazioni hanno costi fissi molto alti. E quando perdono abbastanza da andare in rosso rischiano di attirare nel loro affondamento una grande quantità di opportunità di informazione e di professionalità giornalistiche. Mentre quando una testata online non va, la perdita per il sistema nel suo complesso non è così grande. Lo spostamento delle risorse pubblicitarie a favore della rete è stato uno dei motivi per cui i giornali nati su internet di questi anni tengono meglio economicamente di quelli tradizionali. Se la tendenza dovesse durare molto a lungo si potrebbe immaginare una serie di clamorosi fallimenti nei giornali tradizionali che aprirebbe ulteriori spazi per quelli online. Anche se resterebbe da verificare quanto il valore informativo di un ecosistema senza giornali tradizionali potrebbe essere sufficiente a rispondere a tutte le esigenze della popolazione. Del resto, va ricordato che una grandissima quantità di giornali online sono falliti e un'enorme quantità di blog sono stati abbandonati. Ma essendo piccoli non hanno fatto rumore. Anche se chi li ha visti nascere crescere e morire ha sofferto.
Il fatto è che un ecosistema dell'informazione sano è più importante di un editore sano. La ricchezza di alternative che si è creata in questi anni è andata chiaramente a migliorare l'ecosistema nel suo complesso. E anche dal punto di vista della libertà di espressione, come diceva la Freedom House. Ma non sappiamo quanta libertà perderemmo se dovessero sparire i giornali tradizionali. E' possibile che ne saremo testimoni. Anche se non è per nulla certo.
I giornali online danno quasi tutto in outsourcing gratuito. Anche la raccolta di molte notizie. Se non avessero i giornali degli editori tradizionali sarebbero altrettanto efficienti?
Il vero tema è il costo della carta e di tutta la struttura organizzativa che è legata alla carta. Se non ci fosse quella, i bilanci dei giornali tradizionali sarebbero molto diversi. Ma dovrebbero essere diverse anche le loro organizzazioni. Radicalmente diverse. In quell'ipotesi, varrebbe il confronto operato da Gaspar: dipendenti/visitatori sul sito. In qualunque altra ipotesi però non varrebbe: perché i lettori dei giornali tradizionali sono quelli del sito, più quelli del giornale cartaceo, più quelli delle radio o dei giornali professionali.
Al Sole 24 Ore, in particolare, il gruppo nel suo complesso ha "visitatori unici" di riviste specializzate, diversi siti, radio, quotidiano, riviste, scuola di formazione, convegni...
Ma anche questo è un argomento parziale. Nòva, per esempio, ha per quanto mi è dato di sapere (non ho accesso ai dati quotidiani) tra i 200mila e i 600mila "visitatori" (perché il giovedì è migliore degli altri giorni...) ed è fatta da cinque persone dipendenti, più un bel numero di magnifici collaboratori. Che cosa vale, in questo caso? Il confronto dei lettori con i dipendenti o dei collaboratori? Insomma: i numeri di Gaspar sono affascinanti, ma la loro interpretazione è statisticamente troppo vaga per poter portare a conclusioni davvero stringenti.
La verità è che l'efficienza e l'intelligenza del prodotto di una singola azienda editoriale dipende dalla qualità delle persone che la popolano. Esattamente come l'efficienza e l'intelligenza del prodotto di un gruppo di due blogger associati per fare un giornale online. E che l'ecosistema è tanto più sano quanto più è fondato sull'infodiversità, sulla pulizia e sulla profondità culturale delle specie che lo popolano.
Un ecosistema ingessato da vent'anni di ipnosi mediatica migliora con una bella scossa di rinnovamento. Poi ci vuole qualche forma di ricostruzione. Nella quale è preziosa l'esperienza di tutte le persone di buona volontà. Le imprese possono fallire. Le persone capaci di contribuire però devono essere valorizzate. Ed è meglio poter contare su molte opportunità piuttosto che su poche.
Che cosa fa la differenza? La qualità intellettuale del progetto che trasforma il gesto ribelle in un processo abbastanza ampio e profondo, abbastanza coinvolgente, da essere capace di generare conseguenze di lunga durata.
L'innovazione nasce da un pensiero spiazzante e cresce solo se viene compresa e accolta dal contesto. Le coordinate con le quali il contesto comprende un'innovazione sono culturali, sociali, economiche, tecnologiche, ecologiche.
Il processo "rivoluzionario", il processo che cambia il mondo, avviene nelle profondità del sistema e coinvolge l'ecosistema. Spesso è portato avanti da persone appassionate della loro idea più che orientate a raccontarla. Ma l'equilibrio è difficile da trovare. Perché se al contrario l'innovatore si concentra solo sul suo stesso racconto e punta tutto sulla generazione di consenso... se nel tentativo di farsi comprendere e accettare, perde la sua freschezza e la sua forza ribelle, allora si trasforma in mera comunicazione.
Ma gli argomenti sono molti. Come dimostra la quantità di persone che hanno segnalato idee, osservazioni, esperienze, nei commenti ai post precedenti.
Andiamo avanti. Certo, il mezzo del blog non è il migliore per arrivare a una raccolta ordinata di contributi. Si cercherà di lavorarci... Ma andiamo avanti... Le notizie che possono essere condivise sono le benvenute.
I post precedenti:
Cambiare il mondo / 3
Cambiare il mondo / 2
Cambiare il mondo / 1
Innovatori cercasi
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Link:
Associazione innovatori
Innov'azione
Lobby innovazione
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Ecco una raccolta di commenti ai post precedenti:
dai, pecco un po' di immodestia :)
innovatori? RomaEuropaFAKEFactory!
http://www.romaeuropa.org
un concorso creato detournando un altro concorso, per criticarne l'approccio alla proprietà intellettuale.
Il FAKEFactory, presentato in senato il 20 Marzo 2009, è diventato un evento ufficiale dell'anno della creatività e dell'innovazione della comunità europea e, adesso, si accinge a diventare lo stimolo che porterà alla creazione di un tavolo per le culture digitali presso la commissione cultura del senato.
In tutto questo, l'ecosistema che si è creato attorno al concorso si è autonomamente attivato a sperimentare diversi modelli economici basati sulla rete, per la gioia degli oramai 70+ partner a livello globale.
A maggio un grande evento a Roma, e a Ottobre un evento in contemporanea tra Roma, Londra e New York.
Nel frattempo il concorso "originario" ha cambiato la sua policy sul diritto d'autore :)
per
chi fosse interessato: il concorso ha anche una sezione assai
particolare, quella della "Law Art". In questa, avvocati, giuristi e
appassionati di proprietà intellettuale sono invitati a realizzare
opere creative remixando testi giuridici, col fine di creare la "legge
perfetta" sul diritto d'autore. :)
innovate! ciaociao
Ciao Luca, mi permetto di segnalarti il nuovo sito che abbiamo ideato per l'agenzia di comunicazione di cui sono direttore creativo associato interactive, si tratta del primo esempio italiano dell'utilizzo di Facebook Connect per il sito di un agenzia di comunicazione relazionale. Sul nostro canale youtube, anch'esso accessibile dal sito, troverai inoltre alcune case history video di progetti di comunicazione innovativi ideati e realizzati per i nostri clienti negli ultimi 3 anni. Tra questi c'è il primo esempio di viral marketing italiano che abbiamo ideato per il brand Simmenthal, il blog più alto del mondo tenuto in tempo reale dall'alpinista estremo Simone Moro durante le sue missioni over 8000 ideato per Canon, le prime operazioni italiane social media su MySpace per Regione Trentino e Sony Ericsson, il primo facebook social game italiano per Wilkinson, la prima "asta creativa" su eBay e molti altri. Alcune di queste operazioni hanno anche ottenuto riconoscimenti a concorsi creativi internazionali come il New York Festivals ma purtoppo non hanno avuto visibilità oltre i canali mediatici di settore. Nel nostro ambito speriamo dunque di aver portato innovazione e ogni giorno cerchiamo di portare la comunicazione e la creatività italiana un passo oltre.
ecco i link:
www.rmgconnect.it
www.youtube.com/rmgconnectitalia
Vorrei commentare due cose veloci:
1. Suggerisco ai tanti che segnalano le loro iniziative "innovative" di non essere troppo "markettari". Da lettore interessato alla conversazione mi sto scocciando, e purtroppo ottenete l'effetto di scacciarmi dai vostri URL :)
2. Luca, la conversazione ha bisogno di essere organizzata in qualche modo. Immagino che per il momento tu ti stia limitando a riportare quanto detto finora (che è già utile, piuttosto che spulciarsi tre/quattro post), ma secondo me, per non "sprecare" questa energia che si è creata, dovrei darti subito da fare per canalizzare tutto in un modo più... organico.
3. Se fate il "solito" evento a Milano per parlarne, fate in modo che ci sia davvero modo di partecipare anche online... (oppure fatelo il 7 maggio sera, così ci sono anche io :-P).
c'è il 21 con l'ExperienceCamp e il 22 e il 23 Maggio come occasioni utile per fare il 'solito' evento...
Hai letto di Aermatica?http://www.milanin.com/members/andrey.golub/weblog/1887.html
E' bellissimo perchè sembriamo tutti alla ricerca del Santo Graal.
Alcuni di noi si sentono perfino una sorta di Templari, io per primo, ben inteso!
Ma
se alla fine riflettiamo senza tentare di dimostrare che l'attività di
business che stiamo svolgendo è "In-Nova Compliant" bensì crediamo
semplicemente che il mondo non debba adeguarsi eternamente a certe
regole, usi e costumi che non sempre hanno creato valore ma in certi
casi hanno generato catastrofi (banalmente, il periodo di emme che
stiamo vivendo ora), allora molte idee che fino ad oggi rimangono nella
sfera dell'eresia, potrebbero finalmente concretizzarsi e migliorare
certamente molti aspetti della nostra vita quotidiana. Chi ad esempio
non crede che certe aree della nostra penisola siano tenute volutamente
oscurate dalla banda larga con fini ben precisi? Provate ad uscire dai
grandi centri urbani e dalle aree industriali e provate ad utilizzare i
vostri strumenti per accedere alla Rete. Riscoprirete il fascino di
navigare solo su siti web puramente testuali. Innovare significa in
questo caso abbattare definitivamente il digital divide attingendo
senza remore a tutte le risorse già ampiamente testate e pronte
all'uso. Peccato che in virtù dei costi di struttura che nessuno
vorrebbe assumersi, ci sia ancora tanta gente che viene tenuta lontana
da questo blog e dai miliardi di informazioni in Rete.
Innovare
significa non temere ripercussioni del mondo finanziario qualora una
scoperta possa migliorare la qualità della vita: le auto elettriche o a
idrogeno, progetti rigorosamente rallentati per non stravolgere
delicatissimi equilibri di cui tutti siamo ben consci.
Innovare
significa anche cambiare le proprie abitudini e lasciarsi aiutare senza
grandi esitazioni dalla tecnologia: la video conference è un esempio su
tutti. Vogliamo provare a mettere insieme il valore economico di un
solo giorno di trasporto nel mondo per recarsi ad appuntamenti/riunioni
fuori sede? Della video conferenza si parla da tanti anni ma assistiamo
inermi ad uno scarso utilizzo.
Innovare vuol dire anche cambiare i
paradigmi di comunicazione e avere il coraggio, ad esempio, di
confrontarsi con il pubblico in maniera aperta; aprirsi ai suggerimenti
dei consumatori, accettare le critiche come se fossero parte integrante
al costante miglioramento del prodotto. Neanche l'interattività di
Internet ad oggi è stata al centro di questo cambiamento epocale.
Insomma,
per innovare in prima istanza occorre una predisposizione personale ad
accettare grandi trasformazioni e grandi cambiamenti di abitudini
consolidate... essere innovatore, innovabile o già innovato fa parte di
uno stile di vita... chi vuole appartenervi?
H-Farm è una realtà innovatva ve sè stessa, che ha l'obiettivo di scovare idee innovative per aiutarle a svilupparsi e produrre nuovi business.
Luca,
secondo
me potresti organizzare una cosa del genere: un "evento" online, della
durata di due ore, su Friendfeed/twitter, dedicato ad una discussione
sull'innovazione in Italia.
Primo, sarebbe un buon segno per dimostrare che si parla di innovazione... facendo innovazione :)
Secondo, potresti raccogliere molti contributi da gente diversa.
Terzo:
sarebbe ottimo creare un evento parallelo, o successivo, in lingua
inglese, coinvolgendo persone anche al di fuori della ristretta cerchia
italiana.
Ultimo breve commento: sono stufo di sentire persone che si chiedono "dov'è l'innovazione in Italia"? L'innovazione c'è sicuramente, il problema è che semmai non ha gli strumenti per essere realizzata. Lo dimostra l'alta considerazione che all'estero hanno di noi, sia tecnicamente che in termini di inventiva e iniziativa.
Fammi sapere se l'idea dell'evento online ti sembra intelligente.
Ripeto questo commento sul mio blog, spero porti qualche visita e contributo in più :)
Bella l'idea di un incontro! Sarebbe interessante creare un evento "aperitivo innovativo" dove persone interessate ad esserlo ne incontrano altre e ne discutono. L'evento potrebbe essere trasmesso in streaming, con un sistema di chat o FriendFeed per le persone che lo vogliono seguire da casa.
(2gg fa si è verificato la stessa cosa ad un lancio di un portale tripwolf a cui ho partecipato, ma la cosa è stata involontaria)
che ne pensate?
Credo che quela di Simone sia un'idea bellissima e con molte potenzialita'.
Sono d'accordo con chi dice che l'innovazione, o meglio gli innovatori, in Italia ci sono ma (purtroppo) non riescono ad emergere. Io credo che il problema sia (ancor prima che nella mancanza di risorse) nella "dispersione" e nell'isolamento in cui molte iniziative di innovazione avvengono.
Quindi un evento del genere potrebbe diventare un catalizzatore di attenzione e relazioni tra gli innovatori, no?
L'innovazione
e' una scintilla che provocano crescita tecnologica ed economica.
Quando gli uomini si ritrovano a vivere, produrre e consumare in
economie cittadine vibranti, spesso riescono a sviluppare nuove idee
che, applicate in particolari situazioni, luoghi e tempi, diventano
motori di sviluppo economico.
Questo e' accaduto nel caso di Taiwan
negli anni '60 e nel caso del Nord Est Italiano negli anni '70. Questo
accade ancora oggi nelle dinamiche economie delle citta' che si
affacciano sull'Oceano Pacifico.
Raramente alcuna crescita economica
e stata sviluppata da contributi pubblici rivolti a pioggia al mondo
della ricerca. In Unione Sovietica, si sono sviluppate straordinarie
competenze nel campo della ricerca nucleare, ma tale ricerca e' andata
a rivolgersi per lo piu' alla produzione bellica e non si e' evoluta da
essa.
Spesso le innovazioni sono piccole, quasi insignificanti,
esse si ritrovano nel mondo della produzione e con essa continuamente
interagiscono senza che vi sia il bisogno di un contributo dallo Stato
o di un costoso centro di ricerca finanziato da una grande
multinazionale.
Non sto dicendo che tali soldi siano sempre spesi
male, ma che l'innovazione e l'improvvisazione colgono il loro apice
quando sono in parte dettati da necesssita' produttive contingenti e
portate avanti da persone che sanno applicare idee a pratica.
Come
fare ad instillare qualche seme di genialita' applicata? Come spingere
le persone ad interessarsi di tecnologia e a "sporcarsi" almeno un po'
le mani attraverso il processo di innovazione e produzione?
San
Francisco e la sua area metropolitana hanno generato scintille di
innovazione grazie ai suoi improvvisatori e innovatori. Tali
imporvvisatori erano in genere ragazzini che provavano nuovi macchinari
nel loro garage o dietro i banchi di scuola. E' il caso di Steve Jobs e
di Steve Wozniak che iniziarono la rivoluzione del PC dal loro garage,
e di Sergey Brin e Larry Page che hanno ideato gli algoritmi di Google
mentre erano ancora a scuola.
A San Francisco si e' trovata una
risposta alla domanda di nuove inventzioni con una fiera chiamata Maker
Faire, dove si pagano $25 per partecipare ad un evento di creativita'
di gruppo dove si gioca con micro-chip e transistors per creare nuovi
strumenti elettronici. Alcuni di questi strumenti sono poco piu' che
giocattoli, ma altri potrebbero diventare i telefoni cellulari, i PC o
i robot del futuro. Il festival è un raduno di "secchioni", ma in più
ha il gusto del "fai da te", l'aggiunta di scienziati casalinghi, di
pensatori, di artisti e di artigiani. Quest'anno i loro progetti
elettronici includono robot sputa-fuoco, computers indossabili,
stampanti tridimensionali e torte motorizzate (anche se non mi è ben
chiaro cosa siano).
Tutti sono incoraggiati a sporcarsi le mani
costruendo i propri circuiti elettrici, creare nuovi articoli
tecnologici e lanciare i loro razzi. Questo è il terzo anno della Maker
Faire. Lo scorso anno vi parteciparono più di 40,000 persone e più di
20,000 persone hanno partecipato ad un simile evento in Texas.
L'idea
di giocare con la tecnologia in un modo così nuovo può sembrare quasi
superflua. Ma questo è il sale dell'innovazione, almeno secondo il
parere di Tim O'Reilly, fondatore di O'Reilly Media, una società
editoriale che pubblica le riviste Make e Craft. O'Reilly è un guru
della tecnologia ed e' stato l'inventore del termine Web 2.0 che
cattura la tendenza di creare maggiore interattività, nello scambio di
informazioni e nella collaborazione tra Internauti.
I computers, i
chip, i sensori e gli altri componenti elettronici non sono mai stati
così a buon mercato. Questo significa che i vari gadgets ad alta
tecnologia stanno diventando beni usa e getta. Quindi possono essere
smontati e riutilizzati per costruire cose nuove. Una vecchia macchina
fotografica digitale, ad esempio, può essere collegata ad un aquilone
per fare fotografie dall'alto, oppure, se l'aquilone si collega ad un
navigatore satellitare ed ad altri dispositivi, si puo' creare un
aquilone automatico, che voli senza il controllo dell'uomo.
Inoltre,
Internet sta aiutando persone di tutto il mondo a scambiarsi
informazioni sui loro progetti. Siti web come Instructables.com e
wiki-How.com sono diventati popolari luoghi di incontro per i nuovi
inventori. Essi si fanno portatori dell'ideologia dell' "open source",
dove il flusso di idee innovative si scambia gratuitamente. Questo
modello iniziò per gli sviluppatori di software, ma si sta rapidamente
espandendo in altri campi.
Come molte altre cose che stanno accadendo a questa Fiera dell'innovazione, incoraggiano a maggiore innovatività.
Anche
se il Maker Faire e' un evento piu' diverente che utile, esso permette
di instillare il seme dell'innovazione e dell'improvvisazion, che
portano crescita e succeso economico; se l'improvvisazione funziona, il
motivo del suo successo non e' teorico, ma pratico.
Credo che una
Maker Faire che coinvolgesse giovani e inventori di ogni genere avrebbe
un notevole successo anche nelle citta' Italiane.
mah...io
avrei un po' di soggezione ad (ab)usare il termine di innovazione. Non
mi sento un innovatore, però l'unica cosa che mi sembra di aver capito
è che l'innovazione si catalizza quanto più è distribuita nel numero
delle persone coinvolte.
Pertanto, vorrei essere della partita,
magari ai margini, ma vorrei prima osservare e poi se ci riesco, un
giorno partecipare a quest'iniziativa. Ma se potremo innovare lo
scopriremo solo ex-post, così ho capito dall'economista Schumpeter
quando parla di "Distruzione Creativa". Se ci fermiamo prima potremmo
vedere solo la distruzione. IMHO
Se comprasti il primo personal ( Vic 20 della Commodore) negli Stati Uniti 2 mesi prima che venisse commercializzato in Italia.
Se
ti sei presentato a chiedere, primo nella tua citta', il collegamento a
internet quando i providers erano solo quelli dell'universita'.
Se hai messo sul tetto della tua casetta 15 pannelli fotovoltaici, e lo hai fatto 3 anni fa.
Hai diritto a considerarti una persona attenta al futuro e quindi all'innovazione.... o e' solo smisurata autostima?
Antonio Santangelo vede un buon segno nella partecipazione finora emersa. EUbuntista approva.
Intanto
se ti interessa l'innovazione nell'ambito dell'impresa sociale a settembre organizziamo un workshop sul tema.. materiali e info su www.irisnetwork.it, ciao
Le prime reazioni: 17 commenti sul blog, 27 commenti su Facebook, un Tweet, un solo link (grazie a Torino Valley) e 0 commenti su FriendFeed.
Ecco i commenti:
Potresti spulciare tra gli spin-off di tutta Italia, anche con la differenza tra chi innova e chi invece si parcheggia in attesa di meglio.
Segnalo il ning "Innovatori", potrebbe essere utile: http://innovatori.ning.com/
anch'io ti segnalo http://innovatori.ning.com
e
ritengo di essere un innovatore, penso a quanto ho realizzato negli 8
anni di amministratore pubblico nella municipalità di marghera
Volevo segnalarti l'iniziativa "Premio FORUM PA Protagonisti dell'innovazione", alla sua seconda edizione
http://www.innovatori.forumpa.it/
Un carissimo saluto
Elvira
Ciao,
ti
segnalo il premio all'Innovazione Amica dell'Ambiente, promosso da
circa 8 anni da Legambiente e Regione Lombardia. Ci sono diversi casi
interessanti, questo è il sito:
www.premioinnovazione.legambiente.org
Saluti,
Andrea
Luca, io vedo l'innovazione come un "semplice" processo di miglioramento radicale.
E'
difficile "scovare" esempi in Italia perchè si parla poco di
innovazione, e molte delle parole spese in giro sono forse troppo
esagerate.
Un piccolo aiuto, però, mi sento di dartelo: se chiedi agli italiani all'estero che fanno innovazione, loro sapranno dirti perchè non l'hanno potuta attuare in Italia, e forse ti potranno segnalare altri innovatori, in Italia o all'estero, con cui sono entrati in contatto.
ciao Luca
il tuo post è intrigante e mi spinge a fare alcune riflessioni:
comincio
dal titolo "Cercasi innovatori" chi dovrebbe cercare gli innovatori
dovrebbe essere lo stato italiano dando il via finalmente ad una sera
politica che premi il merito e la capacità di innovare.
Inoltre tu asserisci che il problema sia trovare gli innovatori dando per scontato che esistano, ne sei davvero certo?
Il
vero punto è perchè innovano? secondo me chi lo fa, lo fa solo in virtù
di un possibile busines, si è perso del tutto lo spirito che ha
contraddistinto nel passato tante scoperte fatte quasi sempre per
caso....
Infine ti segnalo due innovatori, uno è Fabrizio Capobianco
di Funambol e credo che tu già lo conosca e rappresenta bene l'assioma
innovazione =business l'altro è un mio collega Vincenzo che oggi a
tavola mi raccontava che stava progettando un antifurto per la sua
nuova casa basato su nuove tecnologie sw , questo rappresenta bene la
mia idea di innovazione ovvero usare le competenze acquisite e
reinventarle per creare qualcosa di nuovo.
Sono
venuto a Perugia mosso dalla stessa problematica, ti accennai che
sarebbe stato interessante, oltre che entusiasmante, poter organizzare
una serie di incontri che elicitassero la consapevolezza del tema. Con
un pò di sarcasmo ti dissi che tutti ne parlano ma nessuno sa cos'è,
almeno è quello che si nota in molte imprese nel tessuto di Macerata.
Per
quadrare il cerchio di valutare i fabbisogni competitivi con
Confindustria, ho proposto di partire da un tracciato che facesse
emergere quali fossero i driver informativi per innovare, i bisogni di
conoscenza quindi e mi modi per sopperirli. Questo per togliere il
preconcetto che omologa innovazione a tecnologia, mentre questa è un
fattore strategico insieme a tanti altri: i modelli di business,
organizzativi, le conoscenze dei trend, ma tutti in fondo ancillari
alle idee e alla cultura che queste presuppongono per la soluzione di
un problemi o il miglioramento di un beneficio se la soluzione già c'è.
L'esempio portante di quanto il problema sia preminentemente di ordine
culturale, lo dimostra una grossa azienda che per correttezza non cito.
Le viene presentato un progetto che per costi/benefici sarebbe stata
una manna dal ciele per qualsiasi investimento. Otteneva dal partner,
una società di trasposti locali, una concessione a costo 0 dei propri
spazi pubblicitari per un valore di circa 500.000 €. E' un progetto
innovativo in Italia che rientra nella Corporate Social Responsability
(solo Tesco anche se in maniera divrsa lo ha portato avanti), ma in
questo caso il deterrente non è stata la novità. In consiglio di
amministrazione si è eccepito che la mission del progetto toccava i
punti cardine dell'impresa, che ironia della sorte sono identici, come
dire non si può esternalizzare una mission perché toglie titolarità.
Quindi anche se c'è innovazione, profitto e beneficio collettivo, una
strategia del genere andava a ledere il modello culturale ma non per
defferenza ma perché è analogo.
Per
tornare al tuo quesito Luca, credo che la cultura del futuro degli
innovatori sia così intrisa di complessità che è facile perdersi.
Personalmente
credo sia un mix di conoscenza umanistica e scientifico. Una sociologia
economica della conoscenza che osserva i progressi scientifici ma li
tocca con le mani delle persone comuni.
Ovviamente quegli occhi
dovrebbero sapere leggere le informazioni salienti e non il tumulto di
nuovi prodotti che sono solo dadi comunicativi.
La distruzione
creatrice a là Shumpeter credo non esista più da molti anni, è tutto
interdipendete e intersettoriale non solo nell'ICT ma anche nei settori
ad alta creatività come la moda per esempio.
Il progesso credo sia
collegare cose e conoscenze esistenti per bisogni esistenti e non
nuovi. I micropagamenti di cui si parla a parlare anche per l'editoria
potrebbe esser un esempio. Ogni famiglia italiana ha un fidelity card e
ogni insegna ha un operatore mobile virtuale ormai. Un euro di costo
promozionale potrebbe oltre che esser sostenibile avvantaggiare tutti.
Ogni famiglia si trova nella Sim, a sua volta fedelity card, le notizie
al costo del quotidiano e se le scarica a casa in famiglia. Il giornale
della sera, dove tutti felici e contenti commentano le notizie prima
del tg. Ruggiero in Telecom hanni fa diceva che aveva 60 milioni di
punti vendita. Forse tocca passare dal supermercato per averli
veramente.
Linko un pensatoio dove mettono a disposizione strumenti software per fare analisi strategica di scenario. E'un progetto molto interessante perché i software permettono analisi multistakeholder che potrebbero esser utilizzati con panel di esperti, magari proprio sull'innovazione. E magari per ridurre un pò la complessità.
http://www.3ie.fr/lipsor/lipsor_uk/index_uk.htm
John Elkann, capo del capo del mio capo in una pregressa avventura editorial-pazzesca e persona squisita, da oggi pomeriggio è sicuramente un innovatore.
ciao luca,
noi qui in romagna ci stiamo provando, il progetto si chiama romagna business club: www.romagnabusinessclub.com
il 23 di aprile abbiamo un evento a cui ti invito e a cui partecipano alcuni dei tuoi colleghi:
Corporate and Business Web Forum - Il web per la PMI
http://www.romagnabusinessclub.com/featured-articles/23-aprile-2009-corporate-and-business-web-forum-il-web-per-la-pmi/
L'obiettivo è creare una vera e propria impresa quindi a fine di business. Come?
fondamentalmente
creando eventi per ora e diffondere la conoscenza e l'utilizzo del web
ma soprattutto la nuova cultura fondendola con quella ruspante
romagnola.....
Quando
consegnarono la medaglia presidenziale al professor Peter F. Drucker
per i suoi studi di management e per le sue riconosciute capacità di
predizione e innovazione rispose semplicemente "I just look out the
window and see what's visible - but not yet seen."
L'innovatore per me è questo. E' un qualcuno che vede e realizza oggi ciò che per altri nemmeno è da considerare.
Intorno
a noi, nella nostra vita di tutti i giorni, nel lavoro incontriamo
spesso degli innovatori e a volte nemmeno ce ne accorgiamo.
Peter
Drucker (http://www.druckerinstitute.com/) è un innovatore e in sua
memoria è stato anche istituito un riconoscimento che premia quelle
attività no-profit che si sono distinte per la capacità di anticipare e
innovare il loro settore o ambiente.
Nel mio lavoro mi è capitato
di incontrare persone che hanno questa dote. Uno di questi è Christian
Carniato, fondatore di TSW, che più di 10 anni fa ha visto nel Search
Engine Marketing il futuro del web. Scommessa vinta. Ma è interessante
vedere cosa sta combinando nel frattempo. Una fonte inesauribile di
stimoli.
Di primo acchitto, mi viene di rispondere con un link a un progetto che mi piace molto:http://www.librino.org/ (peccato per il sito in flash)... Cito dalla presentazione:
Antonio Presti, da dieci anni, coltiva a Librino un'utopia. In questa "città-satellite" di circa 70.000 abitanti, in un territorio lasciato ai margini, privo di infrastrutture e di servizi, l'ideatore di Fiumara d'arte, "il sognatore che realizza i propri sogni"- come lo ha definito lo scrittore israeliano Meir Shalev - coltiva l'utopia della bellezza e dell'arte come forza etica. In questo spazio della contemporaneità, un non luogo che nega cittadinanza ai suoi abitanti, ha scelto d'investire sull'arte ritenendola occasione di riscatto, d'incontro, di scoperta, di gioia e di bellezza.
Guardati la Porta della Bellezza che è l'opera che stanno mettendo in piedi in questi giorni...
Agli innovatori piace usare reti neutrali (World of ends) :-O
Luca,
Io
penso di essere da sempre un'innovatrice, ma dipendente. Per noi è
estremamente difficile farci notare. Si lavora nell'ombra e i risultati
vengono visti come quelli delle organizzazioni da cui dipendiamo. Ma ci
siamo, ci sono. Personalmente penso di aver fatto molto, nonostante si
debbano sempre fare le nozze coi fichi secchi, e anche bene. Ma nessuno
mi conosce. Altri, liberi e non dipendenti, possono farsi notare di più.
Ma anche noi, a libro paga di qualcuno, innoviamo.
Il commento di Laura ha tutta la mia approvazione (e solidarietà) per essere innovatori devi essere indipendente o qualcuno non innovatore che prende decisioni per te te lo impedirà... credo che in Italia ci siano innovatori ma, spesso, purtroppo chi decide non lo è.
Il
tema è affascinante. Personalmente trovo che una cosa su cui siamo
carenti in Italia è la capacità di associare innovazione e
sostenibilità/modello di business, e più in generale percorsi di
selezione delle reali innovazioni, per distinguerle da "invenzioni"
fine a se stesse.
Credo che nòva stia facendo del suo per segnalare percorsi possibili.
Quanto alle persone, il problema è riuscire ad avere le competenze per valutarne le potenzialità, e non è sempre facile.
Ti girerò una mail in proposito che potrebbe esserti utile
Le radici delle innovazioni stanno generalmente nel gioco e nella decorazione.
La metallurgia inizio' con il martellare il rame all'interno di collane e altri ornamenti molto prima che fosse utilizzata per coltelli ed armi di rame e di bronzo.
La formazione di leghe metalliche inizio' nell'ambito della gioielleria e della scultura che della produzione economica e militare.
La ruota inizio' ad essere usata in modo "frivolo"; le ruote piu' antiche a noi conosciute erano parti di giocattoli.
L'idraulica, la meccanica ed altre manifestazioni del genio umano furono sviluppate all'inizio per costruire giocattoli o come forme di intrattenimento.
Il ferro battuto fu inizalmente utilizzato per scopi decorativi nella creazione dei cancelli dei palazzi.
L'industria chimica si sviluppo' dal bisogno di colorare o decolorare i tessuti ed il vetro.
La polvere da sparo venne utilizzata prima come forma di intrattenimento per i fuochi artificiali molto prima che fosse utilizzata per scopi militare o per conquistare lo spazio con i razzi.
La prima ferrovia al mondo fu creata come forma di intratenimento a Londra.
La plastica venne dapprima utilizzata per i giocattoli e per i tasti del pianoforte come rimpiazzo a basso costo dell'avorio.
Le racchette da tennis, le mazze da golf sperimentarono le fibre di vetro e di carbonio prima degli aeroeplani.
I videogiochi al computer hanno preceduto l'uso giornaliero dei computer nello spazio lavorativo.
Il riscaldamento con i pannelli solari e' iniziato come un hobby per appassionati di fai da te.
Tutte le cose grandi nascono da cose piccole, ma le nuove piccole cose vengono sono distrutte a meno che non siano valorizzate per ragioni piu' di apprezzamento estetico che di utilita' pratica.
da facebook:
bellissima domanda!
stavo appunto leggendo questo:
http://blog.debiase.com/2009/04/cercasi-innovatori.html
Per essere innovatori sono necessarie due condizioni: bisogna esserlo e bisogna che te lo facciano fare. In Italia la seconda manca.
@dario la seconda credo che sia molto sensata
a mio avviso Luca non ce ne sono. O se ci sono, non sono messi nella condizione di.
@titti benchè tutto sia possibile, si spera almeno che qualche neurone sia rimasto...forse manca altro
Io lavoro con i fisici delle particelle. Che vivono di progetti e innovazione, di utopie, di idee apparentementemegalomani e tecnologie che non esistono ancora. Ma non ha senso parlarne individualmente. E' una impresa giocoforza collettiva, di gruppo: sono gruppi di innovatori che trovano sponde in strutture più grandi (nazionali o europee o ... Visualizza altrocomunque internazionali) che a loro volta riescono a fare lobbing politica. Alla fine l'innovazione arriva, e come. Ma questa modalità risponde alla tua domanda?
imho: sono quelli che stanno zitti, e se parlano lo fanno in inglese, in italiano solo ripetono.
forse c'è bisogno proprio di recuperare il valore dei sogni e delle utopie e se possibile di trovare uno spazio per questo anche all'interno delle scuole. chiedo troppo?
In
realtà molti ambiti, tipo il design e la rete, offrono tantetante
opportunità. Che si possono cogliere, però, assumendo nuove modalità
operative, che sono assai lontane dal "non ti consentono di innovare".
Perchè in realtà nessuno ti deve consentire nulla.
Probabilmente ci sono molti "innovatori", ma pochi "imprenditori innovatori".
Chessò: io ... Visualizza altromi
ci mantengo a far venire "strane idee" agli imprenditori. E così una
fascia di "giovani" che "fanno cose". E che, magari, non si sentono
(giustamente) vincolate ad una certa nazione per farle, o all'aspettare
che "qualcuno te le faccia fare".
@romeo giusto appunto i grandi progetti seguono itinerari internazionali, a volte l'idea e il progetto nascono qui ma per strane dinamiche devono passare per...e dopo anni ritornare qui ..discorso lungo...quindi speriamo che si trovi presto un però , un forse per poter dire che qualcosa sta cambiando ma nella giusta direzione. A presto
vanno cercati nei vicoli del web, chi ha veramente stoffa fa poco rumore .. almeno io la vedo così, voi?
sai cosa sarebbe carino? far incontrare: imprenditore del web+ un creativo + un economista che pensa a nuovi modelli di business e vedere cosa ne esce ... tu che puoi, che hai mille contatti!
scusa ... 1903 contatti :)
@ patrizia, secondo me non cambia nulla per un semplice motivo: chi decide e chi ha soldi non ha cultura dell'innovazinoe tantomeno di internet!
@ persergio ... però se chi non ha cultura è costretto dagli eventi ... magari sono troppo ottimista eh?
è limitante pensare al modello "chi decide e chi ha i soldi non ha cultura dell'innovazione tantomeno di internet".
Non
è vero. Ovvero: è vero parzialmente in Italia e in pochi altri posti.
Manca la cultura di chi deve presentare la propria idea con un business
plan, con un piano di marketing, con un piano di sviluppo e produzione.
C'è troppo la ri... Visualizza altrocerca
della "svolta" e di "qualcuno che te le faccia fare". Se si fanno le
cose decenti, gli ascoltatori si trovano. (magari non in italia.. ma in
italia non c'è nemmeno il venture capital...)
Mi trova perfettamente d'accordo.
limitando il mio contributo alla pubblicità, leggete questo link:http://adage.com/agencynews/article?article_id=135438
Advertising Age è la bibbia della pubblicità mondiale
alcuni del mio settore saranno a Bilbao questo venerdì per essere premiati!http://www.startup2.eu/
Luca,
perché quando parli di innovazione, come esempi citi "Distruzione
creatrice", "Progresso tecnico" e "Rottura radicale"? O la continuità
del progresso, quindi, o la discontinuità, il salto in qualche modo
violento e brusco. L'innovazione non può essere semplicemente
intepretata come "differenza" (ovviamente qualificata, non
superficiale)?
La ... Visualizza altrocultura
dell'innovazione non è "semplicemente" - ma mai semplicità fu così
complessa - la cultura della differenza (anche nel senso filosofico del
termine)?
posso segnalarti questa iniziativa di FORUM PA, alla sua seconda edizione?
http://www.innovatori.forumpa.it/
@patrizia. I percorsi di sviluppo dei progetti hanno strade che spesso sono obbligate dalle dimensioni. Una macchina per studiare delle particelle chiamate mesoni costa qualche milione di euro. Ma poi si fa. E si porta dietro una enorme innovazione dei dispositivi più vari, da quelli elettronici a quelli ottici, dal software per il trattamento dati alla molatura di lenti e cristalli. I protaginisti di questi prcessi io li chiamo innovatori...
@romeo certo che si per fortuna! In ambito scientifico e in altri settori ...ma credo che la domanda di luca vada cercando altre risposte.a presto @lucia mi è piaciuta la tua risposta, sarebbe davvero interessante vedere come diverse professionalità riescano a wikicooperare e partecipare ;) innovativo potrebbe essere l'incontro: la nuova società del sapere.a presto
@Salvatore Puoi fare anche il business plan più robusto che vuoi, ma senza banche d'affari che ti trovano i finanziatori è tempo perso. Da noi questo meccanismo manca, mentre invece esiste negli USA.
@Elvira Ci vediamo al Forum PA... dove terrò una lecture sui mondi virtuali, allora.
Recentemente
in un convegno a cui ero invitato come relatore, si è parlato di
innovazione. A chi mi ha chiesto quando si verifica un'innovazione in
una società, ho risposto che sono necessarie si realizzino tre
condizioni:
1. qualcuno deve avre un'idea (davvero) innovativa, ovvero non semplicemente evolutiva
2. l'idea deve essere fattibile sia sul piano realizzativo che su quello economico
3. la società deve essere disposta ad accettare il cambiamento culturale che inevitabilmente comporta un'idea davvero innovativa... Visualizza altro
Ad
esempio, le ali di Leonardo avrebbero potuto forse funzionare con i
materiali leggeri giusti, come l'alluminio e il kevlar. Analogamente,
molte idee sono rimaste nel cassetto perché, seppure realizzabili,
imponevano un cambiamento concettuale non realizzabile al loro tempo.
@Lucia
Tre anni fa sviluppai un'idea detta città accessibile che partiva da un
concetto che molti hanno osteggiato, e cioè che in qualche modo «siamo
tutti disabili... Visualizza altro».
Da lì avevo sviluppato una visione di una città che si comportasse come
un enorme computer vivente, ovvero con il quale si potesse interagire
come un avatar fa con un mondo virtuale. Da qualche mese stiamo
lavorando a una prima architettura per realizzarla ma non abbiamo
trovato ancora il comune disposto a fare da pilota. Forse potremo
riuscirci a Vicenza, ma ne dobbiamo parlare a Settembre. Come vedi ci
si prova a fare innovazione ma devi mettere intorno a un tavolo troppe
teste perché si decida qualcosa. Ci vuole tempo...
@Dario: sicuramente :)
io sostenevo proprio il contrario: via da qui, che è un postaccio! Anche le cose più innvative assumono un tono grottesco quando vengono implementate da 'ste parti.
Fuori, in più di un posto, son stato sempre assai meglio: tirato su imprese, trovato persone pronte ad sudiare opportunità... e, tra l'altro, ho sempre trovato anche un sacco di stupendi italiani felici di essere stati "innovativi" all'estero ;)
Aless_Zaccuri@lucadebiase innovazioni strettamente tecnologiche? o di qualsiasi altro tipo?
update da facebook
Simona Vogliano loro sono innovatori, italiani e stanno facendo cose pazzesche all'estero mentre in italia le amministarzioni decidono se è il caso di puntare su un'idea vincente e lasciano bruciare boschi, franare montagne, crollare dighe, esondare fiumi...
http://www.ireport.com/docs/DOC-247276
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2 Comments
Interessante. Per chi ha tempo di usarla. E può essere divertente. Ma apre a un nuovo, nuovo strato di complessità nella vita quotidiana. E vabbè... Lamentarsi di questo è inutile.
L'azienda è RocketOn. Il nuovo prodotto è Blerp. La segnalazione è su VentureBeat.
Murdoch ha dimostrato di non avere le idee chiare. Ecco quello che ha detto:
1998 - entriamo su internet solo per vedere come va, ma non è importante
2002 - chiudiamo su internet perché non vale la pena
2006/2007 - alla carica su internet, tutto gratis, tutto pubblicità
2009 - diamo i giornali online a pagamento
L'acquisizione di MySpace è stata un insuccesso. Vive solo perché ha fatto un accordo con Google che finirà nel giugno 2010. E se non avrà trovato altre fonti di reddito per allora si troverà in cattive acque. Vedi TechCrunch.
Wall Street Journal online ha subito scossoni per il fatto di dover andare gratis e poi restare a pagamento. In ogni caso la strategia delle news a pagamento non è particolarmente convincente, a meno che gli editori non si mettano a fare davvero qualcosa di nuovo. Vedi i servizi sul Sole.
L'idea di fare un lettore per le news online senza tener conto di quelli che già sono in commercio è simile a quella di fare i decoder autonomi per la tv satellitare. Paranoia da pirati. In un certo senso ragionevole, per l'azienda. Ma solo quando è in condizione di monopolio.
La nuova policy di Murdoch per l'uso dei social network da parte dei "suoi" giornalisti non è particolarmente ispirata. Siamo sempre nel campo della costruzione di barriere relativamente artificiali all'ondata di novità che viene dalla rete. Vedi Editor and Publisher.


Giovedì, Nòva aveva dedicato la copertina all'argomento con un servizio dal titolo "Il senso della notizia".
Confesso anche che credo nelle regole che, più o meno democraticamente, un popolo si dà e penso che vadano applicate. Casomai cambiate per via altrettanto democratica. Ma finché ci sono vanno applicate. E ho l'impressione che l'Italia debba gestire l'immigrazione, in modo umano e giusto, ma senza subirla passivamente. Con molta gratitudine per chi viene a lavorare qui e accetta le nostre leggi. Sapendo che, statisticamente, ci sono più fuorilegge nati in Italia che fuorilegge immigrati...
Ho l'impressione che il dibattito sulla società multietnica vada circoscritto al tema definito dalla parola. Multietnici siamo da sempre in questo paese e continuiamo a esserlo. Anche se in certe zone d'Italia i contatti con le etnie diverse sono stati molto più frequenti che in altre zone d'Italia. Se oggi al governo ci sono persone che esprimono più le seconde che le prime, questo non significa che la società non sia già da tempo multietnica. Non significa che non ci si debba preparare all'inevitabile incremento della diversità etnica in questo paese. Perché comunque la diversità etnica è cresciuta molto negli ultimi anni. E con ogni probabilità continuerà a crescere nei prossimi anni.
All'inizio dell'industrializzazione italiana, secondo l'Ethnologue, in Italia si parlavano molte lingue, oggi in via di estinzione anche a causa della tv. Ma nel frattempo siamo entrati a pieno titolo in Europa. E ora siamo italiani o siamo europei? Se siamo europei, siamo a maggior ragione multietnici.
ps. Grazie per il dibattito uscito in riferimento a un post precedente. Grazie. Capisco meno i commenti alla foto che ritrae le persone di varie origini che giocano per la società calcistica messa su dallo stesso politico che ha dichiarato di non volere una società multietnica. Ma mi rendo conto di non capire molto di calcio.
Si parla di far pagare i giornali online con qualche sgomento. Come ogni volta che si affronta un tabù. Per consolarsi ci si ricorda che un tempo la tv era gratis e ora milioni di persone la pagano. Ma è una consolazione insufficiente: mi ricordo di quando si entrava in chiesa gratis. E oggi invece ho visto...Un pezzo di Forbes ha segnalato il paradosso. Altri lo hanno seguito.
Oggi comincia un corso allo Iulm nel quale devo fondamentalmente rispondere a questo paradosso. Penso che avrò più da imparare che da insegnare.
Il problema è riqualificare la qualità delle notizie dei giornali in base a una metodologia di ricerca dell'informazione più chiara, verificabile, trasparente. Imho.

Premessa
Innovazione potrebbe essere definita come quella particolare capacità di individuare rapide risposte al rapido mutare delle condizioni di ambiente.
L'innovatore ha una naturale predisposizione a guardare avanti.
L'innovazione non è in sé un valore. Possiamo considerarla un modus che riguarda i comportamenti.
Il modus dell'innovazione viene poi "sottomesso" a fini economici, sociali, politici,relazionali.
Potremo pensare all'atto dell'innovazione come un atto di equilibrio, un'attività continua di "registrazione" nel senso di messa a punto dei nostri "registri".
Quel rapporto/latenza che fa stare in equilibrio le nostre caratteristiche, capacità competenze aspirazioni con il dinamico e complesso ambiente.
Il mio contesto.
Insieme ad altri 18 soci abbiamo costruito una cooperativa che si occupa di sw e processi.
Nel mondo delle imprese la complessità delle risposte richiede sforzo nella produzione sociale della conoscenza
Proprio in questi giorni sto cercando di mettere intorno ad un tavolo un gruppetto di imprese con l'unico obiettivo di dialogare, discutendo ognuno delle proprie buone pratiche.
Impresa difficile.
Sto cercando anche di stimolare un pò di dibattito sul nostro sito.
Uno stralcio dell'ultimo post pubblicato sul nostro sito.
Vendere e produrre dopo aver "inventato" qualcosa: in estrema sintesi sono le cose che fanno le imprese.
Ne parlavo qualche settimana fa un imprenditore nostro cliente che non cito per diritto di privacy. Se vuole lo farà lui commentando questo post.
1. Vendere.
Sul fronte commerciale le singole imprese che possono permetterselo fanno qualcosa,spesso da sole.
Dal nostro piccolo osservatorio notiamo un piccolo boom del commercio elettronico.
Le imprese si affidano al Web cercando di aprire un nuovo canale per incrementare le vendite, la qualità dei propri processi interni ed il servizio al cliente.
Sul fronte commerciale mi è capitato di imbattermi in iniziative di collaborazione per mettere fattor comune le risorse commerciali (genericamente intese).
Fare qualcosa in collaborazione ad altri imprese per "vendere di più".
Rimane una domanda.
Lo sforzo per "vendere insieme" trova un paragonabile impegno per "inventare insieme" qualcosa e poi "produrre insieme" ?
In fondo i nostri clienti ci chiedono innovazione!
2. Innovazione e produzione
Qui, le cose non vanno meno bene.
Se ogni tanto si riscontrano sforzi consortili per vendere è difficile trovare idee per fare "innovazione condivisa" .
Lo spirito di innovare non manca alla PMI.
Manca invece l'idea che sia utile "rinunciare" ad un pezzo di proprietà di un prodotto o di una tecnologia per acquistare innovazione e valore per il cliente.
Non so quanti sono a conoscenza del fatto che la Fiat 500 e la Ford Kaa sono costruite nello stesso stabilimento ed hanno il 90% delle componenti in comune.
Pensate al vantaggio della ricerca e sviluppo!!
Se le imprese talvolta provano a collaborare per vendere, quasi mai ci provano per "produrre". Le PMI dovrebbero fare qualche sforzo in più per abbandonare la cultura della proprietà pensando ai bisogni dei propri clienti condividendo investimenti in ricerca e sviluppo.
La crisi può essere un opportunità per ripensare i nostri vecchi modelli culturali?
L'imprenditore di cui sopra pensa che nelle imprese vi siamo ancora troppi imprenditori con la cultura del padrone!
Non sarò imparziale ma a leggere certe risposte, non sembra affatto il dibattito strutturato con ammiragli del calibro di Assolombarda e Bocconi abbia elicitato granché.
http://www.b2b24.ilsole24ore.com/articoli/0,1254,24_ART_98275,00.html?lw=24;1
Comincio ad esser dell'idea che on line sia molto più proficuo per peculiaritàdel mezzo. Se venisse strutturato e organizzato con modalità opportune, avrebbe tutt'altri risvolti.