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Day November 13, 2012

Il senso di cittadinanza è la premessa della ricostruzione

Cittadinanza. Parola meravigliosa e molto più spesso citata che praticata nella politica dei trent’anni passati. Quella politica che ha identificato la democrazia con una sorta di mercato, una specie di sistema di servizi offerti in cambio del voto, da politici divenuti “prodotto” a elettori divenuti “consumatori”. Una mentalità che ha reso possibili degenerazioni etiche condotte con la sfacciataggine di chi in fondo si sentiva legittimato dal “mercato” nel quale era stata trasformata la politica.

La dimensione della cittadinanza costituisce un contesto molto più ricco per la politica. Code for America mostra la foto di un cittadino di New York che constatato come la sua casa fosse salva durante il recente uragano ha messo a disposizione la sua elettricità con una prolunga fuori dalla porta di casa e con un cartello che invitava chi ne avesse bisogno a usarla per ricaricare il telefono. Un gesto rivolto agli altri cittadini del tutto diverso da quello che avrebbe compiuto un “consumatore-elettore” orientato a pretendere che toccasse ai politici o agli amministratori gestire i servizi di emergenza.

Durante le emergenze anche gli italiani si comportano da cittadini. Perché lo sono. In tanti. E non si sono lasciati traviare fino in fondo dalla corruzione generalizzata che ha attraversato il paese nei decenni trascorsi.

Ebbene questa che viviamo è un’emergenza. Economica, sociale e culturale. La stiamo affrontando da cittadini. Per questo credo che si possa essere relativamente convinti che se c’è una possibilità di ricostruire il paese, la coglieremo.

Steve Grossan e il ruolo culturale di Google

Steve Grossan è tecnologo e storico. Il suo lavoro per Google è anche quello di gestire iniziative a sfondo culturale di grande importanza. LabKultur si pone alcune domande:

Thus, Google interferes with the cultural heritage of mankind, easily overriding national borders and conflicts of civilisation.
By choosing Paris as the new headquarters for its new institution, just proves the enormous strength Google has – even la Grande Nation is enthusiastic about it. Is this the beginning of a paradigm change in policies concerning culture or cultural heritage which have been handled by the respective nations so far? Does Google leave its mark on human culture for good? Is Google our friend, or are we all a bit Google-gaga?

Domande sensate. Ma ancora una volta il problema è quello di digerire le conseguenze del cambiamento che pone al centro della dinamica le grandi piattaforme capaci di organizzare le informazioni a livello globale. Ma organizzare la conoscenza è un’altra cosa. Google ha cambiato le strategie di memorizzazione facilitando il reperimento di molte informazioni che vanno ricordate. Ma i suoi algoritmi non sono fatti per conoscere e riconoscere il loro valore in termini di generazione di consapevolezza. I percorsi per questo genere di riconoscimento sono ancora largamente al di fuori della piattaforma. E lasciano spazio ad altre iniziative e capacità purché sappiano come confrontarsi con il nuovo ambiente digitalmente modificato.