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Day June 4, 2012

Carlo Rovelli, su Edge: la fisica non si occupa di certezze

Il pensiero si alimenta di osservazioni, visioni, ipotesi, verifiche, teorie. E si blocca quando si addormenta intorno ad alcune certezze che smettono di essere sottoposte a verifica. Il nostro mondo non si comprende senza un’accettazione filosofica della “probabilità”, della “veririca”, della teoria. Carlo Rovelli, fisico teorico, propone una lezione sul metodo scientifico su Edge. Le sue parole sono di una chiarezza rara:

We teach our students: we say that we have some theories about science. Science is about hypothetico-deductive methods, we have observations, we have data, data require to be organized in theories. So then we have theories. These theories are suggested or produced from the data somehow, then checked in terms of the data. Then time passes, we have more data, theories evolve, we throw away a theory, and we find another theory which is better, a better understanding of the data, and so on and so forth.

This is a standard idea of how science works, which implies that science is about empirical content, the true interesting relevant content of science is its empirical content. Since theories change, the empirical content is the solid part of what science is. Now, there’s something disturbing, for me as a theoretical scientist, in all this. I feel that something is missing. Something of the story is missing. I’ve been asking to myself what is this thing missing? I’m not sure I have the answer, but I want to present some ideas on something else which science is.

Rovelli indaga intorno alle sorgenti della capacità di pensare una teoria e un’interpretazione dei dati di osservazione. E il suo contributo aiuta a scoprire la relazione tra il processo standard (osservazione, ipotesi, teoria, verifica, ecc.) e la concettualizzazione che è possibile in un quadro paradigmatico, filosofico, narrativo, visionario. (vedi l’originale su Edge)

La televisione diventa i suoi programmi. Spunti.

L’agenda lineare della vita quotidiana si sta sciogliendo nella complessità e, parallelamente, il palinsesto della televisione si sgancia dall’esperienza delle persone. Si accede ai programmi quando si può e si vuole, non necessariamente quando sono messi in programmazione. Dunque il network sociale che li segnala e ne sostiene la rilevanza è sempre più rilevante. Mentre esce un’analisi come al solito un po’ “sparata” di Henry Blodget, il suo collega Jay Yarow sostiene che sta maturando la filosofia della Apple in materia di strumenti di accesso e fruizione dei programmi televisivi. Si direbbe che abbia sempre meno senso il canale televisivo e acquisti più importanza l’insieme dei singoli programmi. Forse i network si potrebbero trasformare in piattaforme crossmediali.

Nuovi dati sulla pubblicità sui giornali: una foresta di segni meno

Su Primaonline gli ultimi dati dell’Osservatorio FCP sulla pubblicità nei giornali nel periodo gennaio-aprile 2012. Pessimo andamento della pubblicità sullla stampa in generale (-11,1%), ma si direbbe ci sia un disastro per la freepress con un peggioramento rispetto al primo trimestre. Il valore pubblicitario dei giornali per i quali il pubblico è disposto a pagare un prezzo dimostra una maggiore resistenza. (Dati su Prima)