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Day July 6, 2011

AGCOM: com’è finita

Una soluzione abbastanza buona anche se densa di punti interrogativi: la soluzione trovata all’AGCOM è stata anticipata da Alessandro Longo.

In sostanza sono esplicitamente esclusi dal provvedimento i siti di informazione e quelli non commerciali. La procedura amministrativa si interrompe se una delle parti si rivolge alla magistratura. Non si oscurano i siti esteri. E ci sono 60 giorni per discutere.

Il rischio? Che vada a finire che tutti siano un po’ scontenti. Salvo gli avvocati.

Da leggere Quinta.

Digital Accademia

Digital Accademia si è presentata ieri. In uno splendido angolo della tenuta Tron, accanto al Sile, poco prima che giunga alla laguna di Venezia, Riccardo Donadon e altri imprenditori hanno coronato un progetto a lungo coltivato: una scuola di cultura digitale.

Come ogni cosa ben pensata in quest’epoca che cerca senso, il progetto è animato da uno spirito di utopia realizzabile: è teso insieme a incidere su un insieme inscindibile di dinamiche sociali, culturali ed economiche, nei limiti delle capacità di chi lo interpreterà e concretizzerà.

Il progetto servirà a contribuire alla conoscenza dell’evoluzione delle possibilità legate al digitale: si assume una responsabilità nei confronti della società e del suo territorio, pensando ai bambini, ai genitori e agli anziani che vogliono imparare a usare la rete senza subirla; una responsabilità nei confronti del tessuto di imprese esistenti che vogliono conoscere in che modo possono pensare al digitale come un’opportunità; una responsabilità nei confronti delle imprese che ancora non esistono, che sono nei sogni, nell’energia, nella visione di giovani che vogliono cogliere nel digitale uno degli strumenti utili a far nascere la loro azienda. Di fronte a queste responsabilità, l’Accademia sarà soprattutto un luogo di occasioni culturali che speriamo possa aiutare le persone che la frequenteranno a tirar fuori il meglio di sé, nel contesto aperto della grande rete globale, nella consapevolezza dei valori del territorio dal quale vengono, per l’opportunità di farli crescere.

Murdoch è responsabile? (chiose vagamente tangenti l’AGCOM)

Una bambina è stata rapita. Un giornalista di News of the world è entrato illegalmente nella segreteria telefonica. Ha ascoltato le telefonate, le ha cancellate, ha scritto il suo scoop. La bambina poi è stata uccisa. La polizia ritiene che il giornalista abbia interferito in modo gravissimo nelle indagini. Il giornale è di Murdoch. (Reuters)

Molti si domandano se alla fine Murdoch la pagherà.

L’ipercompetitività dei giornali scandalistici inglesi è un carattere tipico di quel medium. Ma non per questo tutti i giornalisti si comportano in quel modo. E nessuno si preoccupa di pensare all’insieme dei giornali scandalistici come a un sistema che merita delle leggi speciali.

Anche internet è un sistema sul quale si fa informazione. La maggior parte della gente la fa in modo corretto. Qualcuno invece approfitta della sua posizione per far del male agli altri. Alcuni di costoro sono perseguiti e pagano, altri la fanno franca. Ma in questo caso, a differenza di quando parlano dei giornali scandalistici, molti si preoccupano di internet come di un’entità unitaria e propongono leggi speciali. Perché mai?

È vero che i responsabili dell’editoria tradizionali sono formalmente noti e che è qualche volta possibile che i responsabili dell’informazione online si nascondano dietro l’anonimato. Ma è anche vero che – come è successo ieri – gli anonimi possono essere talvolta comunque scoperti e perseguiti, come è vero che i non anonimi editori, pur colpevoli di malefatte, possono essere talvolta non perseguiti perché difesi da logiche complesse legate al loro grande potere…

Le differenze sono più teoriche che pratiche, si direbbe. E poi ci sono differenze nell’abitudine sociale ai diversi media. C’è evidentemente bisogno di una maturazione culturale nei confronti di internet, strumento molto giovane e dunque per qualcuno più temibile. In tutti i casi, non sono le leggi speciali a risolvere i problemi: la prima difesa è la capacità del pubblico di riconoscere i portatori di bufale e i malfattori dai produttori corretti di informazione affidabile. Sia sui mezzi tradizionali, sia sui nuovi mezzi. Imho.

L’argomento è solo vagamente tangente la questione in discussione oggi all’AGCOM, ovviamente. Si tratta di questioni di merito profondamente diverse. Ma un punto è comune: internet è un mezzo da comprendere prima di regolarlo con leggi speciali, non va intesa come un’entità unitaria ma come un insieme di casi di persone e organizzazioni che la usano a modo loro, nell’illegalità o nella piena correttezza, non è un luogo di crisi ma una grande opportunità civile. Che va compresa. Per questo dalla riunione di oggi deve uscire la decisione di una lunga e ampia consultazione.