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Month January 2011

Jeff Bezos

Divertente, Jeff Bezos. Si sapeva, ma una verifica di persona non fa certo male. L’ho incontrato, insieme a Diego Piacentini, a Milano, dove era in visita pastorale, dopo l’apertura di Amazon.it (notizia: 4 milioni di utenti unici in dicembre). Ne sto scrivendo per il Sole di domani.

Mi ha stupito scoprire che la ventina di studenti del mio corso allo Iulm non lo conoscevano. Lui è uno dei fondatori dell’internet che conosciamo. Ma evidentemente non fa troppa comunicazione.

Da ricordare, per inquadrare il personaggio, quello che ha detto durante la bolla del 1998-2000, quando Amazon era alle stelle: “Non è un investimento da fare per le famiglie, perché a questi prezzi è troppo rischioso”. Lui è un costruttore. Non lavora per gli analisti finanziari.

Domani sarà comunque su tutti i giornali.

Linkiesta

Complimenti a Linkiesta! L’iniziativa promette di contribuire ad arricchire il panorma dell’informazione in Italia.

In questo momento, il sito è giù, per eccesso di bisogno di notizie.

- Update: ora il sito è in piedi! Ecco alcuni link: Lobby finanziarie. Cinema e mercato. Redazione.

Agenda digitale

Un’agenda per lo sviluppo digitale. Per contribuire a costruire una prospettiva.

“Chiediamo, entro 100 giorni, la redazione di proposte organiche per un’Agenda Digitale per l’Italia
coinvolgendo le rappresentanze economiche e sociali, i consumatori, le
università e coloro che, in questo Paese, operano in prima linea su
questo tema.”

L’invenzione della pirateria

More about Pirateria Alla Nec – il gigante giapponese dell’elettronica – fecero una scoperta sconvolgente, qualche anno fa. In Cina c’era un’azienda che si faceva chiamare Nec, che produceva prodotti Nec, che faceva contratti con la carta intestata della Nec e rilasciava garanzie ai consumatori uguali a quelle della Nec: era una vera e propria Nec parallela, che operava in una dozzina di paesi del mondo, che assumeva personale legalmente a nome della Nec. La contraffazione aveva fatto un salto di qualità: non erano stati copiati i prodotti, era stata contraffatta un’intera azienda. È l’attacco fulminante del libro di Adrian Johns, Pirateria, una vicenda storica di portata divenuta decisiva nell’epoca della conoscenza, ma che certamente merita una trattazione meno ideologica di quella che usualmente le viene dedicata. Quella del copyright non è certo una normativa eterna. Anzi. E’ emersa da un lungo contrasto tra interessi opposti, pubblici e privati, culturali e commerciali. E Johns riesce a darne conto laicamente.

Irenäus Eibl-Eibesfeldt

«Irenäus Eibl-Eibesfeldt ha fondato l’etologia umana. Ci ha aiutato a comprendere che la specie umana è fatta di antropologia e biologia, cultura e natura. E il problema è come si costruisce l’unità della persona umana» dice Edgar Morin.

«La specie umana è specializzata nel non essere specializzata. E si adatta a condizioni molto diverse. La sua evoluzione è orientata alla diversità. I caratteri animali della specie umana e i tratti culturali generano tensioni contrastanti: aggressività e convivenza pacifica. La sintesi sta nella struttura familiare che organizza la vita quotidiana per piccoli gruppi e nella sua astrazione che organizza gruppi più grandi». Irenäus Eibl-Eibesfeldt.

Frances Moore Lappé

«Abbiamo ormai compreso che nella struttura della specie umana ci sono i caratteri dell’empatia e della solidarietà, come ci sono i caratteri della violenza e della disattenzione per le sofferenze altrui. Ma abbiamo anche compreso quali sono le condizioni che conducono al prevalere delle forze della solidarietà. La dispersione del potere e la trasparenza dell’informazione sono costruttive. La concentrazione del potere e l’oscurità dell’informazione sono distruttive». Frances Moore Lappé.

Javier Marías

«L’impunità sembra prevalere nel nostro tempo. E si tende ad accettarlo. È la grande causa di demoralizzazione della nostra epoca». Javier Marías, oggi al Premio Nonino.

Demoralizzazione. Si resta senza etica. Si resta senza gioia. Quando soprattutto i potenti sono impuniti.

I migliori siti aziendali

I migliori siti delle aziende dal punto di vista della comunicazione istituzionale e finanziaria in base ai criteri Hallvarsson & Halvarsson Webranking Awards sono online. La classifica delle aziende italiane: 1. Eni, 2. Hera, 3. Telecom Italia e poi via via tutte le altre.

Può interessare notare che quest’anno la Telecom Italia ha superato la Pirelli…

Da notare l’ottima posizione delle aziende italiane nelle prime 500 in Europa: 1. Eni, 3. Telecom Italia, 6. Unicredit.

Segregazione culturale / 2

Il digital divide è un fatto tecnico, economico ed educativo. La segregazione culturale è un fenomeno più profondo. La parte della popolazione italiana che se anche sa leggere non comprende quello che legge, come spiega Tullio De Mauro, è troppo grande: oltre il 30% per i test meno esigenti, attorno al 70% per i più esigenti. Questa segregazione ha diverse cause e gravissime conseguenze. Internet, dice De Mauro, sta aiutando una frangia di confine della popolazione a rientrare nell’ambito degli alfabetizzati. Ma l’analfabetismo funzionale, dice ancora De Mauro, è la causa del fatto che oltre una certa soglia anche internet non sembra andare in Italia. Il che è un problema di opportunità perdute (gli analfabeti funzionali non comprendono un annuncio di ricerca del personale), di qualità della vita e di qualità della convivenza (pensiero e linguaggio vanno a braccetto, come dice Guido Vetere).

Qui ci sono i link alle persone che si sono interessate all’argomento e sotto i commenti al post precedente. La consapevolezza del fenomeno è un risultato importante. Ma ora si tratta, come suggerisce Dario di andare oltre. Che cosa si può fare, in rete, per includere le persone che si trovano in una condizione di analfabetismo funzionale? Oppure la rete si deve mettere al servizio di qualcosa che stia fuori dalla rete e vada a includere le persone che faticano a leggere?

Orpolina, 3n0m15, Roberta, Ladri di marmellate, Angelo, Massimo.

Albafetizzante
mi procura un’idea deviata del problema ma credo che De Mauro abbia
proprio ragione. ll vero problema è che questo accesso agli strumenti
di lettura ha diminuito notevolmente il livello di qualità della rete.
E’ un dazio da pagare. Fortunatamente la rete è (quasi) abbastanza
grande per tutti.

L’esistenza
di ognuno è legata più che mai al modo in cui le informazioni passano.
Per molti italiani un tentativo di imitazione e di trasmissione di
valori non definiti, un costante tentativo di imitazione della
pseudo-realtà mediatica “iniettata” giorno su giorno. Più riesco a
tenerti ancorato ad aspetti legati al breve -con una visione
contingente e limitata alla sopravvivenza del tuo vivere- più si perde
l’esigenza di appartenere a un sistema di relazioni che accrescono e
nutrono la consapevolezza del vivere e quindi ricercare stimoli e
crescere come individuo. Facile andare alla deriva sociale se non in
grado di percepire il sitema come ambiguo e chiudente.

Dunque
la funzione educativa è passata dalla tv ad internet. Non sappiamo se
sia un bene o un male ma da tempo discutiamo di analfabetismo dul tuo
blog Luca. E cosa ne è uscito fuori se non dati allarmanti? Dare una
NGN a questo Paese ci tirerà fuori dalla segregazione culturale?

Mi piacerebbe ci fosse una discussione unitamente all’analfabetismo
sui dati raccolti dall’ISTAT che ho segnalato qui. Mi pare che nessuno
ne abbia parlato. http://www.dariosalvelli.com/2011/01/se-togliamo-internet-risparmiamo-9-euro-al-mese

Questo argomento mi sta particolarmente a cuore.

A mio avviso il problema è molto più radicale, non necessariamente
collegato a internet o alla cultura digitale (lo dico da appassionata
della materia). Qui stiamo parlando di un livello di cultura diffusa
che permetta al normale cittadino di conoscere ed esercitare i propri
diritti, sapere quali siano i propri doveri, comprendere i contenuti di
un atto amministrativo che lo riguardi, firmare o no un documento che
lo impegni a fare qualcosa, oppure semplicemente aprire una pratica
perché interpretare la cartellonistica non è un problema (vi sembra
incredibile? Provate a girare per uffici pubblici: al di là della
disponibilità di fare una cosa da solo/a, per alcune persone
l’indipendenza è un problema per oggettiva mancanza di strumenti, e sto
parlando di italiani anche GIOVANI).

Il livello base è questo, su questo si costruisce: dallo studio del sanscrito alla ricerca scientifica più innovativa.

In altre parole: a mio parere internet può servire, e ai più
ricettivi serve già senz’altro, ma per raggiungere e CONSOLIDARE i
grandi numeri – ovvero ciò di cui un paese moderno ha bisogno – serve
una qualità sempre più elevata del sistema di istruzione.

Poi leggi notizie come questa e ti cascano le braccia
http://www.oua.it/NotizieOUA/scheda_notizia.asp?ID=4073

Aldilà
di possibili riferimenti politici (non mi pare la sede opportuna),
penso che l’azione costante della televisione abbia operato in 30 anni
un cambiamento evidente. Dall’impegno degli anni ’70 – un impegno in
generale ideologico e quindi riferito a modelli culturali, di qualsiasi
colore – si è passati a modelli di disimpegno. Il che sarebbe anche
naturale, non fosse però che l’azione disgregante della televisione,
sempre più povera e sempre più banalizzata, ha allargato il gap e
distanziato ancora di più la popolazione dalla cultura/lettura.
Insieme, il ruolo impoverito della scuola, la crescita di modelli
sociali vincenti impostati su valori differenti e denigranti rispetto
alla cultura tradizionale, oltre all’incapacità italiana di capire il
cambiamento, hanno determinato la situazione attuale. Che dire? E’
desolante. Che non se ne parli, sopratutto.

Scusate se torno sull’argomento.

Secondo me le osservazioni di De Mauro hanno molto (tutto) a che
vedere con questa frase pronunciata ieri da Obama durante il suo
discorso sullo stato dell’Unione:

“Nei prossimi dieci anni, la metà dei nuovi posti di lavoro
richiederà un’istruzione che va oltre un diploma di scuola superiore. E
intanto oltre un quarto dei nostri studenti non finisce nemmeno quella.”
http://www.ilpost.it/2011/01/26/obama-discorso-stato-unione/

Venendo a noi, Internet ormai è il combustibile che tiene acceso il fuoco, ma l’istruzione è la scintilla che lo accende.

Empatia automatica

Luca Chittaro descrive un esperimento che mostra come anche nella comunicazione uomo-macchina si sviluppi una sorta di empatia quando uno dei due interlocutori mima, discretamente, i gesti dell’altro.

Mappa di un network Linkedin

linkedin.gif

Wikipedia, dietro le quinte

Un assaggio di discussione tra editor di Wikipedia, su Notabilia (disegno più sotto). Ma soprattutto uno studio su FirstMonday che ricostruisce i sistemi di gratificazione nel network sociale che edita la grande enciclopedia online, scritto da Daniel Ashton (School of Humanities and Cultural Industries, Bath Spa University).

nostalgia_2.jpg

La memoria di Sulzberger

Arthur Sulzberger Jr., editore del New York TImes, non ha ancora deciso esattamente come fissare il prezzo di accesso al suo giornale online, ma lo farà. E lo farà con attenzione e flessibilità. I suoi investimenti in innovazione, la sua tenuta sul piano della qualità dell’informazione, la sua calma di fronte alla crisi, sono tutti valori molto positivi. E’ convinto della bontà del suo prodotto e del fatto che la qualità dell’informazione sia un valore tale che troverà il suo modello di business. In queste due interviste, rilasciate a distanza di un paio d’anni l’una dall’altra, dimostra di non aver cambiato idea. Tra l’altro dimostra di non avere neppure cambiato frasario. Compreso il punto in cui cita un editore dell’Ottocento che pensava di aver visto la morte dei giornali quando ha visto il telegrafo. In entrambe le interviste, Sulzberger cita ma “non ricorda” il nome dell’editore e della sua pubblicazione.

La prima intervista era a Designing Media. La seconda al recentissimo DLD.

Con il tuo permesso

Eric Schmidt, Google, ha raccontato la sua visione a DLD, ieri. Un mondo nel quale la macchina ti conosce, sa che cosa ti piace e che cosa ti interessa, ti aiuta e ti suggerisce mille cose da fare e da sapere, ti guida la macchina e ti guida la vita. “Con il tuo permesso”.

L’avrà ripetuto 40 volte, forse perché parlava in Germania. “Con il tuo permesso”.

Kevin Kelly a DLD

Kevin Kelly, con John Brockman, Steward Brand e George Dyson, hanno parlato a DLD. Kevin Kelly ha parlato del suo nuovo libro, What Technology Wants. Ha descritto l’evoluzione della tecnologia paragonandola all’evoluzione biologica. E ha detto che la logica intrinseca della tecnologia, quello che la tecnologia vuole, è scelta, opportunità, libertà. Ed è fondamentalmente questo che porta. Affrontando a ogni nuova generazione i problemi che la tecnologia ha generato nella generazione precedente. Se la tecnologia produce disastri, la soluzione non è meno tecnologia, ma tecnologia migliore…