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Day September 14, 2010

L’incredibile pericolo del walled garden Intel?

Sarebbe incredibile che proprio l’Intel, cresciuta sulla struttura del mercato degli standard di fatto, dovesse passare alla logica del walled garden. Ne parla ArsTechnica. Forse proiettando troppo in avanti le conseguenze della possibile acquisizione McAfee.

Sommario di giornalismo sociale

Mashable fa un sommario di idee per il giornalismo nel mondo dei social media. Eccone alcune, giusto i titoli:

1. reporting collaborativo
2. giornalisti come community manager
3. distribuzione sociale
4. nuova cronaca del network sociale
5. curatori di pagine di aggregazione
6. redazioni in network
7. sviluppo del brand personale

Niente di nuovo, ma il pezzo serve da promemoria.

The faunal countdown

Un titolo che vale un annuncio:

THE FAUNAL COUNTDOWN
Prima rassegna urbana di arte
invadente
L’art safari in occasione dell’Anno
Mondiale della Biodiversità
Il 24 settembre a Ferrara

Stratfor: la ragion di stato porta gli Usa fuori dall’Afghanistan

La grande strategia britannica era quella di governare dividendo: quando una potenza emergeva troppo la si contrastava aiutando una potenza concorrente a contrastarla… Una strategia che aveva un sacco di precedenti, da Roma a Venezia. E che è stata seguita dagli Stati Uniti nella seconda metà del secolo scorso. Ma dall’11 settembre del 2001 quella strategia è in difficoltà. Perché è una strategia che richiede l’utilizzo di una grande gamma di “armi”, da quelle culturali a quelle violente, da quelle diplomatiche a quelle economiche. E invece negli ultimi nove anni tutte le “armi” americane si sono concentrate sulla guerra violenta nella regione che va dal Mediterraneo alla valle dell’Indo.

La ragion di stato dovrebbe condurre l’America fuori dalla guerra in Afghanistan. E se lo dice uno dei più lucidi analisti dei problemi della strategia globale, uno che ha sostenuto la guerra in Iraq e l’ossessione della guerra contro al Qaeda, vuol dire che qualcosa sta succedendo.

Insomma, il bellissimo pezzo di George Friedman, Stratfor, va letto. (Grazie a Marco che lo ha segnalato).

Friedman, con grande umiltà, dice che tutto quello che è stato detto – dal governo americano e dagli osservatori come lui stesso – in materia di strategia contro il terrorismo è stato dettato dalla paura, non dalla ragione. Una paura comprensibile. Che ha focalizzato troppe energie su una regione e un obiettivo che non meritava tanta attenzione, perché si è dimostrato che non era poi un obiettivo tanto pericoloso. (Friedman sbaglia – non ingenuamente – solo ad attribuire al presidente americano George W. Bush le decisioni: lui, nel giorno dell’attacco stava leggendo “La mia capretta” in una scuola davanti a una telecamera il cui contenuto sarebbe poi finito in un film di Michael Moore…).

L’America può aver perso la guerra in Afghanistan. Ma – dice Friedman – è ora di capire che non vale la pena di insistere. Perché mentre perdiamo tempo sui destini di Kandahar, dice, altre potenze, come la Cina, vanno avanti in un vuoto strategico americano che gli Stati Uniti non si possono permettere.

(Il tenutario di questo blog non è uno stratega né un esperto di cose militari. E non è detto che abbia capito tutto l’articolo citato. Ma un articolo così lo legge volentieri e lo consiglia. Se poi qualcuno volesse vedere una certa soddisfazione nello scoprire la somiglianza tra le conclusioni di Friedman e alcune delle considerazioni che ai tempi facevano i non violenti non massimalisti che non riuscivano a cogliere il nesso tra l’attacco alle Torri Gemelle, gli interessi americani e la guerra in Iraq, beh, quella soddisfazione, purtroppo solo intellettuale, in effetti, c’è. Quella guerra è stata più rabbia e vendetta che intelligenza: una rabbia che è costata un’enormità di vittime innocenti oltre il necessario, che ha portato l’America in una crisi economica enorme, che ha rafforzato gli avversari veri dell’America e che viene pagata da tutto il mondo).

Nel suo ultimo articolo, Friedman suggerisce una mossa coraggiosa, da parte di Obama… E non ambigua…