August 2010 Archives

Ahref cerca...

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Ahref: Think (and make) Tank...

Un modo per dire che la ricerca nei media sociali è come al solito basata su osservazioni, teorie, ipotesi e verifiche. Ma dove le verifiche sono basate sulla progettazione operativa e la creazione di progetti pilota. Insomma si pensa e si fa. Solo così si può capire se si è pensato bene...

Ahref, la fondazione per lo studio - fattivo, appunto - della qualità nei media sociali è finalmente a tutti gli effetti in funzione. Anche la burocrazia è stata domata... :-)

Ora cominciano le selezioni per i collaboratori. Una prima richiesta di curricula molto basilare è sul sito di Ahref, in fondo alla pagina.

Che gli architetti tornino al Mac

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Autodesk ha deciso. Torna a fare la versione di AutoCAD per Macintosh. Aveva abbandonato la piattaforma elettiva degli architetti nel 1992. Ma evidentemente ha capito che la Apple si è rinnovata abbastanza. Il software sarà disponibile in autunno.

Localizzazione al rallentatore

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Dire rallentatore è solo un eufemismo per quello che succede online. Insomma, anche la localizzazione va veloce nei social network. Solo che a paragone con il resto sembra sempre un po' più lenta. Solo il 4 per cento degli americani ha provato i servizi basati sulla localizzazione, solo l'1 per cento lo fa ogni settimana. E sono quasi tutti tra i 19 e i 35 anni. Ne parla un'inchiesta del New York Times.

Perché? Ci sono diverse ipotesi:
1. Pudore, o privacy...
2. Mancanza di un valore d'uso percepibile
3. Eccesso di commercializzazione del dato
4. Lento decollo dell'effetto-rete
5. Eccessiva varietà dei servizi

Sta di fatto che la rete mobile sa sempre dove siamo se abbiamo in tasta un cellulare. E si spera sempre che i maleintenzionati veri non possano riuscire ad accedere a quei dati.

Leadership è interpretazione

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La leadership nell'era della conoscenza? È il tema di Vedrò.

Non è solo comunicazione: non è solo capacità di articolare un messaggio convincente, anche a costo di manipolare la visione del mondo altrui. Non è certo neppure solo decisione razionale in base all'informazione: non è solo gestione della realtà.

Forse è interpretazione della relazione tra la realtà pubblica e un progetto che le persone che vivono in quella realtà possono riconoscere come proprio.. Imho.

Il cervello di Cingolani

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Roberto Cingolani mostra (a Vedrò) le sue innovazioni nelle tecnologie dell'elaborazione dati. "Una persona compie circa 18 miliardi di miliardi di operazioni al secondo. L'elettronica ha dei limiti fisici e non potrà arrivare a nulla di simile. Noi all'Iit abbiamo cominciato a creare veri e propri neuroni che crescono su piste di proteine, si connettono e imparano". L'istituto di Cingolani è già riuscito a far fare alla sua frazione di cervello creato in lavoratorio le prime operazioni complesse.

Insulti

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"Ci sono insulti peggiori che essere definito un sognatore".

Ronald Reagan

(sic)

BookBlogging - DECISIONI - Lehrer

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More about How We Decide
Jonah Lehrer ha scritto un magnifico libro sul cervello e il modo con il quale funziona per prendere delle decisioni. È un libro che abbonda di aneddoti, esperimenti, vita quotidiana. Che si legge volentieri, perché le storie superano le astrazioni. E ha una tesi forte, straordinariamente adatta all'epoca che viviamo.

Per Jonah Lehrer il sistema che ci porta a operare le nostre decisioni non è una gerarchia, con in cima la ragione e alla base l'istinto: è piuttosto una rete nella quale ogni componente del cervello ha la sua funzione. La chiave del suo libro è proprio questa: le decisioni corrette derivano da un equilibrio tra le varie componenti del cervello, non dalla prevalenza di una sulle altre. 

Si sbaglia per eccesso di emotività, come si sbaglia per eccesso di ragione. Ma si può inventare qualcosa di nuovo, mantenere la calma in momenti di stress, considerare tutti gli elementi e operare la scelta più consapevole, lasciando che emozioni e ragione collaborino.

Lehrer tiene un seguitissimo blog: The frontal cortex. In italiano, il libro di Lehrer è tradotto da Codice.

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Alcuni libri che ho in mano             
  Impressioni mentre leggo

Arianna Dagnino
Fossili
Fazi Editore

Dante Alighieri  

La vita nova
Mondadori

L'amore e l'Africa, alla ricerca
 delle radici della specie umana. E di
una specie di umanità delle persone. 

Poesia e prosa si fondono nell'amore ideale
di Dante per Beatrice. Perché è una storia che 
si svela indagando ogni possibile linguaggio.
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Nel frattempo continuano le riflessioni sul libro di Jeremy Rifkin, sull'empatia, espresse in breve in un post precedente.

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Altre letture citate:
DeBaggis - community
Carr - internet
Ito - freesouls
Potter - design
Patel - il valore
Sun - media cinesi
Dazieri - gorilla
Conner - scienza popolare
Brokman - ottimismo
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Le puntate precedenti di questa specie di "rubrica" vagamente domenicale...
Citizen, Maistrello (13 giugno 2010)
Risorgimento, Villari (9 maggio 2010)
Mediologia, Régis Debray (14 febbraio 2010)
Tempo, Roberto Peregalli (31 gennaio 2010)
Repressione, Cory Doctorow (10 gennaio 2010)
Miti, Umberto Galimberti (27 dicembre 2009)
Città esemplari (20 dicembre 2009)
Rifare la città (13 dicembre 2009)
Ricchezza della famiglia (6 dicembre 2009)
Capitale e condivisione (29 novembre 2009)
Miseria del millennio (22 novembre 2009)
Che cos'è la coscienza (15 novembre 2009)
Pirati e designer (11 ottobre 2009)
Scrivere la musica (6 settembre 2009)
L'arte dell'artigiano (28 giugno 2009)
Gandhi (7 giugno 2009)
La storia dei giornali (24 maggio 2009)
La valanga della crisi (29 marzo 2009
Il destino della storia (1 marzo 2009)
L'imprenditore di Schumpeter (22 febbraio 2009)
Il regime dei media (15 febbraio 2009)
Paul Veyne e costantino (9 febbraio 2009)
Sinapsi sociali (25 gennaio 2009)
Le storie contro la storia (18 gennaio 2009)
Io non sono il mio cervello (11 gennaio 2009)
Luminosa oscurità (4 gennaio 2009)
Il nuovo paradigma della finanza (21 dicembre 2008)
Il pericolo e l'intelligenza (14 dicembre 2008)
Beato chi si scandalizza (30 novembre 2008)
Viaggio per la felicità (2 novembre 2008)
Mercato o capitalismo (19 ottobre 2008)
Hacker (12 ottobre 2008)
Odio (27 settembre 2008)
Querdenker (24 agosto 2008)
L'indicibile segreto del segreto (14 agosto 2008)
Il filo dei libri (15 luglio 2008)
Felicità in azienda (28 maggio 2008)
Siamo le nostre azioni pubbliche (11 maggio 2008)
Senza povertà (4 maggio 2008)
Nothing ends (27 aprile 2008)
Esplorazioni insensate (5 aprile 2008)
L'arte del rinnovamento (16 marzo 2008)
L'arte nella storia (9 marzo 2008)
La logica della decrescita (2 marzo 2008)
La lettura dei confini (24 febbraio 2008)
La fortuna della filosofia (17 febbraio 2008)
Pensieri astratti su realtà concrete (3 febbraio 2008)
Memoria. Felicità (27 gennaio 2008)
Libertà della conoscenza (20 gennaio 2008)
Libertà della scienza (16 gennaio 2008)
Leggere nella complessità (13 gennaio 2008)
Leggere una storica scomparsa - 2 (6 gennaio 2008)
Leggere una storia scomparsa (31 dicembre 2007)
Il senso e la visione (22 dicembre 2007)
L'Italia e gli italiani (16 dicembre 2007)
La complessità della conoscenza (9 dicembre 2007)
L'organizzazione informale (2 dicembre 2007)
Il comune senso del capitalismo (4 novembre 2007)
Il gioco della matematica (28 ottobre 2007)
Numeri da leggere (7 ottobre 2007)
Fantadesign da leggere (30 settembre 2007)
Vivere una lettura filosofica della politica / 2 (23 settembre 2007)
Vivere una lettura filosofica della politica (16 settembre 2007)
Leggere il video partecipativo (5 agosto 2007)
L'identità delle vittime (29 luglio 2007)
La poesia di un amico è il titolo del racconto della tua vita (22 luglio 2007)
Leggere l'incomprensione (15 luglio 2007)
Il destino di leggere (8 luglio 2007)
Leggere la razza padrina (1 luglio 2007)
Leggere un incontro di civiltà (24 giugno 2007)
Lettura bella e popolare (17 giugno 2007)
Ricchezza della lettura in rete (3 giugno 2007)
Mutazioni nella lettura (27 maggio 2007)
Leggere nel futuro della città (20 maggio 2007)
Leggere il segreto di un inventore (13 maggio 2007)
L'organizzazione da leggere (6 maggio 2007)
La felicità di leggere (29 aprile 2007)
La scommessa di leggere (22 aprile 2007)
Leggere nel pensiero (15 aprile 2007)
Leggere nella mente digitale (8 aprile 2007)
Leggere nella rete (1 aprile 2007)
Leggere gli effetti dell'autobiografia (25 marzo 2007)
Leggere memi (18 marzo 2007)
Leggere l'identità del reporter (11 marzo 2007)
Leggere gli scenari (4 marzo 2007)
Leggere di quelli che lavorano (25 febbraio 2007)
Leggere dentro e fuori (18 febbraio 2007)
Leggere parole chiave (11 febbraio 2007)
Leggere appunti su ciò che non può essere scritto (4 febbraio 2007)
Rileggere quello che va riletto (28 gennaio 2007)
Leggere quello che gli amici hanno scritto (21 gennaio 2007)
Leggere quello che gli altri leggono (14 gennaio 2007)
Leggere per viaggiare (7 gennaio 2007)
Leggere per meditare (31 dicembre 2006)
Leggere per citare (24 dicembre 2006)
Gli occhiali per leggere (17 dicembre 2006)
Leggere, leggerezza, legge (10 dicembre 2006)
Leggere o non leggere (3 dicembre 2006)
Leggere per lavorare o lavorare per leggere? (26 novembre 2006)


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Scrivono di libri: Clelia Mazzini (Akatalēpsìa), Luisa Carrada (Il mestiere di scrivere), Stefania Mola (Squilibri), Ste (melodiainotturna), Ossimora (Antonia nella notte), Remo Bassini (Appunti), Seia Montanelli (Paese d'Ottobre), Renee (Book of the day), Mitì Vigliero (Placida Signora), Gian Paolo Serino (Satisfiction), Gattostanco, Gabriella Alù (Non solo Proust), Patrizia Bruce (Dimmi, cosa leggi?), Angèle Paoli (Terres del femmes), Alessio. E... VibrisseLipperaturaLitteratitudineWittgenstein, talvolta. E inoltre: Bottega di LetturaPenna e mouseBookrepublicLa FrustaZamBooksblog. E MilanoNera. E Sottotomo... BooksWebTvPalagniacAmalteoCarmilla onlineAntonio Genna. E Nazione indiana.


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In libreriaEconomia della felicità, dalla blogosfera al valore del dono e oltreFeltrinelli



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Le direzioni della ricerca della verità si spostano, si spiazzano, si ridefiniscono. Un tempo si cercava la verità "scavando" per trovare quello che "c'è sotto". Era l'epoca in cui la verità era nella "profondità". Talvolta cinicamente si cercava invece quello che sta "dietro" l'apparenza. Oggi si tentano nuove strade, scoprendo che non è facile vedere il "sopra e il sotto" oppure il "qui e l'altrove".

Il gioco continua. Mario Tedeschini Lalli ha risposto ad Alessandro Baricco. Dice Mario che il tema non è più quello della contrapposizione tra superficialità e profondità. Il nuovo tema è la multidimensionalità.

Un altro modo per dirlo è che oggi forse si cercano prima di tutto i collegamenti tra i nodi e i fatti che corrono nella rete. Per poi ricostruire la storia che li unisce. Si può trovare una sola storia. O molte.

Promemoria Wikileaks

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Segnalava su Nexa Arturo di Corinto, un documento pubblicato su Cryptome secondo il quale la Wau Holland Foundation, che sostiene finanziariamente Wikileaks, pubblicherà entro fine agosto i dati sui suoi finanziatori.

Il pezzo di oggi sul Sole.
Un promemoria per ricapitolare.
post di ieri e di pochi giorni fa.
Una breve intervista ad Assange.

Wikileaks e trasparenza

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Da quando Wikileaks ha pubblicato i documenti sull'Afghanistan insieme a Spiegel, Guardian e New York Times, una grande discussione si è sviluppata intorno alle questioni fondamentali della trasparenza e della qualità dell'informazione in rete. Ne ho scritto. Ho visto Assange. Ne devo riscrivere. (Tutti i suggerimenti sono bene accetti e per questo trascrivo questi appunti qui).

C'è un'inevitabile grande complessità. Non credo se ne possa uscire. Ma credo che si possa evitare almeno che la complessità sia usata da chi usa la confusione come paradossale strumento retorico.

Penso che si debbano distinguere tre temi:
1. funzionamento del sistema dell'informazione
2. confronto tra vecchi e nuovi poteri
3. temi di principio

1. Nell'informazione ci sono da sempre diversi ruoli. Chi ha documenti, chi fa conoscere documenti, chi fa verifiche, chi scrive e comunica... E molti altri. Un insieme enormemente problematico. Sarebbe bello che ci fossero metodi di ricerca dell'informazione condivisi che consentono a tutti di verificare quello che si scopre per arrivare a conoscenze comuni sulle quali poi costruire le opinioni. C'è anche questo, in un mare magnum molto più composito. Sarebbe bello che questa dimensione delle informazioni verificabili e solide, sostenute da un metodo condiviso, potesse essere sempre più ampia. Il confronto tra chi serve la società portando informazioni solide e verificabili e chi aggiunge informazioni non verificabili c'è e continuerà. La rete in questo aiuta entrambe le attività. Ma il risultato socialmente migliore emergerà dalla simbiosi tra tutti i soggetti che fanno informazione con metodo condiviso, su qualunque mezzo agiscano. Il caso della collaborazione tra Wikileaks e giornali è stato un esempio positivo. Esiste una pratica e una strategia che possano portare avanti l'informazione di qualità e aumentare la dimensione del metodo condiviso?

2. Nei confronti di potere la trasparenza è garanzia di accountability. Ma è chiaro che non c'è solo il potere trasparente. E il confronto tra i poteri si gioca sia nella dimensione della trasparenza che in quella della segretezza. Per Lessig, per esempio, questo è un fatto non necessariamente negativo. In ogni caso, queste dimensioni del potere, occulte e trasparenti, ci sono e ci saranno sempre. Anche nel sistema dell'informazione (chi ha documenti, chi li pubblica, ecc...) ci sono poteri in parte occulti e in parte trasparenti. E' possibile migliorare questa situazione?

3. I principi possono avere la funzione intellettuale dell'utopia, la funzione operativa dell'idelogia, la funzione giuridica dell'interpretazione delle regole, la funzione manipolatoria di chi li usa per uno scopo diverso da quello per cui erano nati. Il confronto tra queste tensioni, nelle questioni di principio c'è sempre stato. E continuerà. Si può fare crescere un sistema di conversazioni che sappiano aiutarci a distinguere tra le diverse forme con le quali appaiono i principi?

Queste domande sono sotto i nostri occhi ogni giorno. E sappiamo che non hanno risposta univoca. E' l'azione, inventiva, creativa, necessariamente limitata, che genera nei fatti la maggior parte delle risposte che la storia ci offre. Ma possiamo imparare a navigare in questo mare di idee, rimandi, link, problemi e azioni... Non è la rete a risolvere il problema: la rete è un luogo dell'esperienza dal quale possiamo trarre capacità di navigazione in questa dimensione...

"La reinvenzione della superficialità"

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Se l'innovazione è ai margini della rete, allora la profondità è in superficie?

E' l'epoca dell'ossimoro: la "dotta ignoranza" raccontata dalla "letteraria saggistica". E Alessandro Baricco scrive, oggi, su Wired, rilanciato da Repubblica, un sequel ai Barbari (grande intuizione)... Un brano:

"Scrivevo I barbari, ma intanto sapevo che lo smascheramento della profondità poteva generare il dominio dell'insignificante. E sapevo che la reinvenzione della superficialità generava spesso l'effetto indesiderato di sdoganare, per un equivoco, la pura stupidità, o la ridicola simulazione di un pensiero profondo. Ma alla fine, quel che è accaduto è stato soltanto il frutto delle nostre scelte, del talento e della velocità delle nostre intelligenze. La mutazione ha generato comportamenti, cristallizzato parole d'ordine, ridistribuito i privilegi: ora so che in tutto ciò è sopravvissuta la promessa di senso che a suo modo il mito della profondità tramandava. Sicuramente tra coloro che sono stati più svelti a capire e gestire la mutazione ce ne sono molti che non conoscono quella promessa, né sono capaci di immaginarla, né sono interessati a tramandarla. Da essi stiamo ricevendo un mondo brillante senza futuro. Ma come sempre è successo, ostinata e talentuosa è stata anche la cultura della promessa, e capace di estorcere al disinteresse dei più la deviazione della speranza, della fiducia, dell'ambizione. Non credo sia stolto ottimismo registrare il fatto che oggi, nel 2026, una cultura del genere esiste, sembra più che solida, e spesso presidia le cabine di comando della mutazione."

Google docs al rallentatore

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Da mesi Google aggiunge nuove funzionalità ai suoi Docs - il software che si usa online per creare documenti. Ma lavorandoci sopra in modo continuativo si ha l'impressione che il risultato non sia positivo.

Le funzioni in più non sono sempre necessarie. Ma generano, si direbbe, uno straordinario rallentamento dell'interazione. Scrivendo velocemente il sistema non riesce a stare al passo e le battute si perdono tra la tastiera e la cloud.

Google ha sempre avuto una grande attenzione all'essenzialità dei suoi servizi. Se vuole aggiungere funzionalità lo potrebbe fare in modo da attivarle quando servono. Quando non servono dovrebbero starsene in disparte e non intralciare il lavoro. Imho.

Kindle. E la biblioteca della mente

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Il nuovo Kindle piace alla critica. Non si sa quanto, ma si presume piaccia molto anche al pubblico. Difficile non vedere i vantaggi di questa tecnologia - reader sempre connesso con funzioni di ricerca nel testo più negozio iperfornito - e dunque non immaginare che si tratta almeno di un nuovo modo per fruire di quei lunghi testi che un tempo si chiamavano libri. Un modo fantasticamente adatto all'aggiornamento di chi legge saggi americani di attualità, di chi ama portarsi in viaggio una quantità di romanzi e saggi, di chi studia un argomento a fondo... E chissà quanti altri utilizzi.

E' un mondo di libri per nomadi, dove lo spazio è poco mentre è necessario viaggiare leggeri.

La biblioteca invece è pesante. Come sa bene chi cambia casa. Costa. Occupa spazio. Ma il peso, la lentezza, lo spazio hanno una funzione culturale. La perdiamo a cuor leggero?

La biblioteca non è un deposito informe di libri. La biblioteca parla. Il suo ordine costruito nel tempo è un supporto della memoria senza paragoni. I collegamenti che ciascuno produce tra i suoi libri appoggiandoli negli scaffali sono riproposti ogni volta che li si percorre con lo sguardo. E ogni lavoro di ricerca, ogni ripensamento dell'esperienza accumulata dagli autori delle opere, ogni consultazione, si sostanzia anche dell'ordine dei ricordi di ciò che si è letto e di ciò che si da dove si può leggere incarnato dalla biblioteca.

Personalmente, ho un'esperienza preKindle che può aiutare a immaginare quello che succede con il Kindle. Dopo troppi traslochi, la mia biblioteca è stata smembrata e scompaginata tante volte che ormai il suo ordine è restato solo nella mia mente. I neuroni e le sinapsi sono l'unico luogo dove si mantengono in vita i valori culturali della biblioteca della mia vita. Ed è un po' quello che sarebbe successo se tutti i miei libri si fossero trovati soltanto nel reader e nei computer cui esso consente di accedere. Perché la biblioteca, con la fisicità dei suoi scaffali e la pensante lentezza della sua struttura, manca nel mondo dei libri digitali. Né vale, per ora, a sostituirla, l'immagine riflessa nello schermo, per esempio di aNobii o di iBooks, degli scaffali digitali. Quella sembra piuttosto la scaffalatura della libreria, non della biblioteca personale.

La memoria di una biblioteca è fondamentale. La sua sostituzione vera nel mondo digitale non è ancora chiara. Ma è un tema di sviluppo al quale varrebbe la pena di dedicare un poco di creatività. L'interfaccia e l'architettura di interni di un mondo digitalizzato ma che si deve connettere all'esperienza analogica di chi ne fruisce.

update: Giuseppe Granieri suggerisce l'intrigante soluzione della biblioteca sociale, tipo Goodreads...

Cosmo, siamo davvero tutti una rete

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Gli amici in rete si sono accorti che il 4 settembre, in prima serata, andrà in onda Cosmo, un programma televisivo realizzato da Gregorio Paolini e la sua Hangar per RaiTre. Ne sarò il conduttore. (Grazie a Mante, Michele, Dario... e poi a Idenditag e a tanti tanti amici che ne hanno scritto in mail, twitter, facebook...).

Per uno che si mantiene agli studi lavorando nella carta stampata e nel web, partecipare alla realizzazione di una trasmissione tv è un'esperienza istruttiva (e grazie al Sole 24 Ore che mi consente di fare anche questo). Ne avevo scritto un paio di note. Ma forse vale la pena di condividere qualche altra impressione.

La prima impressione è la clamorosa qualità del lavoro di Hangar. Decine di persone si attivavano come un coro supercoordinato nello studio, alternando la frenesia dei movimenti tra una scena e l'altra, e il silenzio immobile dei momenti durante i quali si girava. E governando le dodici telecamere e fotocamere ad alta definizione, le luci, i suoni, gestendo ogni minimo dettaglio. Sembrava un set cinematografico. Il regista, il capo delle macchine, il produttore, gli autori, gli architetti erano tutti in scena insieme agli operatori. Di certo, qualunque valore abbia avuto quanto è stato detto dal conduttore e dai protagonisti della trasmissione - il chimico Dario Bressanini, le giornaliste scientifiche Alessandra Viola, Elisabetta Curzel e Silvia Bencivelli, la documentarista Chiara Cetorelli, la bioeticista Chiara Lalli e il tecnologo Ricardo Meggiato - insomma, qualunque cosa abbiamo detto, sappiamo che è stata registrata bene...

Il tentativo di raccontare l'attualità della ricerca scientifica in una forma di magazine è altrettanto sorprendente. La struttura narrativa è veloce e molto varia. Potrebbe forse apparire persino troppo varia se non fosse che la televisione evidentemente vive più di ritmo e di immagini che di ragionamenti e di parole. Da questo punto di vista, il giornalista della carta stampata può soffrire: oppure adattarsi, sorridendo alla sorpresa che la vita gli ha riservato mettendolo in quella situazione. Ma alla fine, si scopre che anche nella trasmissione televisiva il ragionamento e le parole sono importanti perché sono i pilastri della struttura, che senza non starebbe in piedi, anche se non li mette in mostra. Su questo c'è da riflettere.

Il testo è in effetti frutto di un lavoro collettivo nel quale ogni parola ha almeno tre o quattro genitori. Difficile trovare un'analogia con il lavoro di un giornale. Ancora una volta, si direbbe piuttosto che l'analogia migliore sia quella che si può fare con il cinema. Anche se è un cinema di episodi e documentari strutturati a magazine.

Il contenuto è organizzato sull'idea di fondo che mi sembra decisiva e alla quale un po' ho partecipato: come possiamo descrivere le conseguenze di quello che stiamo scoprendo dal punto di vista scientifico e tecnologico sulla vita futura dei ragazzi e dei bambini di oggi? Le risposte che sono state trovate non sono affette da fideismo nella scienza e nella tecnologia, ma derivano da una sola certezza: il futuro è quello che stiamo costruendo.

Grande impegno per i servizi: poco o nulla è stato comprato dalle agenzie e dai network internazionali. Quasi tutto è stato realizzato dagli autori, dai giovani scienziati e giornalisti, e dai videomaker indipendenti. E' un'apertura alla produzione e alla creatività dei giovani che la televisione si è consentita. Ed è una grande innovazione ancora una volta strutturale.

Il risultato finale non lo conosco. Non l'ho visto ancora. Spero sia buono. Aspettative troppo alte sono sempre un problema. Spero davvero che non siano più alte del risultato...

L'unica cosa che so è che tutti ce l'hanno messa tutta. Con una rinfrescante dose di umiltà di fronte alla conoscenza e rispetto nei confronti del pubblico.

Un evento unico. Vedremo se, una volta visto, saremo tanto ben impressionati da augurarci che si ripeta...


Le ultime puntate della fiction politica

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Boh. C'è chi ci capisce molto più di me. Ma da tempo noto che la politica non è più solo uno spettacolo. Più nello specifico sembra una fiction, con tanto di autori, protagonisti, comparse, stagioni, stili, pubblicità... (Due post precedenti, per esempio).

E ci possono essere anche i flop.

Se per esempio le puntate di agosto finissero con un accordo che riporta dentro la maggioranza il gruppo di Casini con un grande accordo anche con la Lega, o se finissero con l'approvazione delle leggi più desiderate dai politici che hanno guai con la giustizia, o se finissero con l'annacquamento delle ragioni sulle quali si sono visti gli scontri dello scorso mese, il risultato sarebbe una perdita di ascolti. Generalizzata.

Lo strano dibattito su Wikileaks

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Il dibattito che si è sviluppato recentemente intorno a Wikileaks dimostra ancora una volta che in questa fase storica si preferisce prima prendere posizione e poi razionalizzare quello che si pensa per presentarlo come se fosse basato su solidi argomenti di principio o di fatto.

Chi è a favore di Wikileaks dice: la trasparenza dell'informazione è l'unico modo per consentire alla popolazione di conoscere come si comportano i potenti, nell'economia e nella politica, e in questo modo combattere la corruzione dei governi e l'arroganza delle corporation.

Chi è contro Wikileaks dice: non è possibile che un'organizzazione poco trasparente come Wikileaks, fondata sul segreto e l'anonimato, generi davvero trasparenza; in realtà, è un nuovo centro di potere che agisce per motivi oscuri e forse addirittura discutibili.

Di certo, siamo di fronte a una questione di potere. Dal punto di vista di Wikileaks, l'anonimato delle fonti e il segreto delle forme operative dell'organizzazione sono fattori centrali di successo. Anzi, è proprio la crittografia e la capacità di gestire il segreto nelle comunicazioni tra le fonti e Wikileaks a garantire la possibiltà di rendere trasparenti le informazioni comunicate. Dal punto di vista, di chi è contro Wikileaks, tutto questo è una contraddizione insanabile che apre la strada a qualunque sospetto.

Difficile uscirne con i giochi dialettici basati su questioni di principio. E a poco serve che lo faccia Wikileaks come i suoi avversari.

In realtà, internet ha contribuito a un terremoto nei sistemi di potere che si accompagna a molti altri smottamenti che avvengono nel grande fenomeno storico della globalizzazione multipolare e multidimensionale cui assistiamo. Le grandi organizzazioni criminali e terroristiche ci sguazzano come le grandi multinazionali: escono dalle logiche delle regole locali e ne fanno un loro strumento senza troppi problemi, quando vogliono. Il potere si è spezzettato, suddiviso: tutto è più complesso di quando si poteva pensare che il potere fosse una questione essenzialmente legata ai compiti e alle prerogative della politica degli stati più o meno nazionali.

Le persone che non hanno potere, o ne hanno poco, o non si interessano di avere potere, possono pensare che il mondo del potere sia diventato più difficile per chi lo abita. Ma non se ne cureranno molto, perché non è il loro mondo. Le persone che non hanno potere sperano che i potenti che usano il potere per contribuire alla crescita della convivenza civile prevalgano sui potenti che usano il potere solo per mantenerlo e accrescerlo. Ma non faranno parte della guerra del potere. Qualche potente le vorrà strumentalizzare, con l'idelogia o la paura. E qualche potente riuscirà in questo intento. Come è sempre stato.

Ma in quest'epoca in cui la vita dei potenti è diventata un po' più difficile, le persone che non hanno potere hanno molte possibilità per difendersi dalla strumentalizzazione. Dall'ideologia o dalla paura. Consapevolezza, cultura, informazione, collaborazione, solidarietà, scambio di idee. Iniziative. Creazione di spazi pubblici difesi dall'aggressività dei cacciatori di potere. Sono nuove possibilità per le persone che non hanno potere che internet consente di sviluppare.

Non è internet a generare la trasparenza o il suo contrario. Non è internet a salvare la democrazia o ad abbatterla. Non è internet a sostenere i criminali o a combatterli. Le persone possono usare internet per essere più liberi da chi li vuole strumentalizzarle e costruire uno spazio pubblico più solido. Ma è forse più questione di pratica che di principio.

ps. Nella pratica, quando Wikileaks ha pubblicato i famosi documenti sull'Afghanistan lo ha fatto saggiamente insieme a tre grandi testate internazionali che hanno curato la qualità della pubblicazione. La sinergia tra il giornalismo e le nuove forme con le quali l'informazione emerge in internet è possibile: e potenzialmente molto fruttosa.

I link che possono servire a comprendere questa storia sono moltissimi. Ne metto tre:
About Wikileaks
Commento Ap
Commento First Amendment Center

Due approcci al futuro delle news

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Come non leggere con attenzione questa dicotomia tra le due scuole di pensiero che Stijn Debrouwere vede nella valutazione su quanto sta accadendo al giornalismo?


  • "The old school reads about the current state of journalism in their union newsletter, while youngsters are browsing the Nieman Journalism Lab.
  • The old school complains about how we're not covering justice and national politics the way we used to, while a new generation is upset that so many journalists look down on regional and local news. So much potential in hyperlocal.
  • The old school is shocked when a journalist takes sides, while most of us will nod when Jay Rosen says that it's only fair for journalists to be transparent about where they come from, rather than faking objectivity and pretending to be neutral when they're not.
  • The old school laments the decline of investigative journalism, while the new school is thinking up new ways to hold people in power accountable, and to catch them when they're lying.
  • The old school would wish the government intervenes to support quality journalism, whereas we'd rather win the support of our fellow citizens through Spot.Us and Kickstarter.
  • The old school regularly reminds us that our readers are stupid, whereas the internet generation knows that our obsessive focus on breaking news is hardly congenial to people who wish to understand the broader issues facing our society.
  • The old school thinks good journalism is dying. The new school thinks news has become a commodity.
  • The old school will cite Thomas Jefferson (not Benjamin Franklin as I mentioned earlier), who said "were it left to me to decide whether we should have a government without newspapers or newspapers without a government, I should not hesitate for a moment to prefer the latter" -- younger journalists, instead, will wonder whether newspapers still have an important role to play in society, whether they can make or break politicians now that so few people still trust the press.
  • The old school just wishes there was more money to go round, whereas those new to the newsroom doubt if money would solve anything. They've seen their bosses throw money out of the window; they know we fail to act on lucrative opportunities time and again."

Giornalismo delle cartine

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Bbc fa una pagina in cui si vedono le dimensioni geografiche coinvolte dai grandi eventi (attuali o storici) e le confronta con posti più conosciuti dagli utenti.

Per esempio si può vedere l'estensione dell'alluvione in Pakistan e confrontarla con la dimensione dell'Italia.

Analisi a spanne 2.0

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Avinash Kaushik rilancia l'importanza dell'analisi qualitativa dei servizi web. Altro che numeri. Quello che conta è l'esperienza, dice in pratica. Ma il suo contributo è rilevante: si può sviluppare un metodo per gestire l'analisi qualitativa in modo relativamente controllabile.

Questo metodo, alla lunga, riporta in primo piano la responsabiltà e il senso del rischio di chi fa le scelte su interfaccia, contenuti, struttura, affidabilità, facilità d'uso dei servizi online. E mi pare una conseguenza molto positiva. Contro la deresponsabilizzazione che talvolta provocano i metodi quantitativi.

Alla fine, con ragionevolezza, si arriverà a dire che occorre un giusto equilibrio tra numeri e idee. Ma in questo momento di confusione concettuale e pratica, vale la pena di riflettere molto sulle idee. I numeri, in fondo, non fanno che misurare le variabili che approssimano le idee: e quando le approssimazioni prendono il posto degli originali, sorgono molti equivoci...

Il centro della questione, attualmente, è la ridefinizione di "qualità".

Zombie Media

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L'esperto di "media morti", Tim Carmody, scriverà per Wired, il magazine americano che ha appena esteso il suo territorio d'indagine al web. In bocca al lupo a Tim. (Una precedente citazione del suo lavoro).

Lady Gaga supera Britney Spears

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Con 5,76 milioni di followers, Lady Gaga supera Britney Spears anche su Twitter. E secondo la Reuters, questo weekend, è diventata la persona più seguita su quella piattaforma.

Resta da chiedersi come avesse fatto Britney a restare in testa così a lungo...

Implosioni d'immagine

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Grande pezzo sulle strategie di pr che sono state adottate in seguito alle catastrofi che hanno causato l'implosione dell'immagine di Toyota, Bp e Goldman Sachs. Tutto da leggere. Non si esce da quelle crisi con lo spin, a quanto pare. È molto più profondo. Il cinismo può far molto male. (Peter Goodman, New York Times)

Peggio della pubblicità nei libri

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Ogni tanto si parla di pubblicità nei libri. Poi non succede. Per molti motivi, nonostante il ragionamento di chi propugna questa soluzione non sia assurdo (anzi, probabilmente è troppo razionale). Ma questa volta il ragionamento che avanza è consistente: i libri sono come i film, dunque non possono essere interrotti dalla pubblicità. Ma come i film possono essere ottimi generatori di senso per i prodotti che i personaggi usano: product placement nei libri. (Paul Carr, TechCrunch)

Pace Pipilotti Rist

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pipilotti.jpg
Alla Fundació Joan Miró di Barcellona una bellissima mostra di Pipilotti Rist. Generale senso di pace, nella ricerca di una fusione tra la natura e i suoi umani visitatori.

La spiegazione ufficiale è un omaggio alla lingua del paese ospitante:

"EL LIRISME DE RIST EN DOS ESPAIS

El recorregut per les sales ens submergeix en l'univers ple de color de Rist. La mostra s'inicia amb dues petites videoinstal·lacions, Porqué te vas? (nass) [Per què te'n vas? (humit)] (2003) i Grabstein für RW [Làpida per a RW] (2007), i continua amb una de les obres més reconegudes de l'artista, Sip My Ocean [Xucla el meu oceà] (1996). Aquesta peça consisteix en una projecció sobre dues parets de la sala fent angle, que operen com a macropantalles on es veu un fons marí amb cossos bussejant, mentre sona la hipnòtica veu de Pipilotti Rist interpretant una versió de Wicked Game, de Chris Isaak. L'obra reflexiona sobre l'eterna necessitat de comprensió absoluta de l'altre i sobre el desig quasi irrealitzable de sincronicitat.

A Tyngdkraft, var min vän [Gravetat, sigues amiga meva] (2007), les imatges mostren dues persones i fulles flotant a l'espai. El títol és una invitació al visitant a reflexionar sobre la força de la gravetat, mentre s'estira i contempla les projeccions damunt dos plafons amorfs que pengen del sostre. Es veu i se sent diferent quan els músculs estan relaxats?

La següent instal·lació que trobem és Ginas Mobile [El mòbil de la Gina] (2007), un mòbil format per una branca, una esfera de coure i una llàgrima de plexiglàs on es projecten primers plans de vulves; el fet que costi reconèixer de què es tracta els fa perdre les connotacions habituals. Amb aquesta obra l'artista vol qüestionar les pors i els tabús socials.

Lungenflügel [Lòbul pulmonar] (2009) és una instal·lació que ocupa tres parets. El rodatge d'aquesta peça està relacionat amb el de Pepperminta, el primer llargmetratge de l'artista. Les imatges ens mostren Pepperminta (Ewelina Guzik), la protagonista de les obres recents de Rist, interactuant amb la natura, per establir analogies i contradiccions entre la vida humana i l'animal.

La següent instal·lació, Regenfrau (I Am Called A Plant) [Dona de pluja (Em diuen planta)] (1999), també aborda la temàtica de la unió amb la natura. En aquest cas, ho fa mostrant el contrast entre la vida orgànica, representada per un cos nu i vulnerable estirat al carrer, sota la pluja, i la domesticitat i esterilitat exemplificada en la immensa cuina damunt la qual es projecta el vídeo.

La mostra acaba amb À la belle étoile [Sota els estels] (2007), una projecció al terra del museu, i amb Doble llum, diàleg entre Rist i Joan Miró, una projecció d'un vídeo damunt Femme, una escultura de l'any 1968 que forma part del fons de la Fundació. Aquesta obra, donació de Han Nefkens, passarà a formar part de la col·lecció de la Fundació Joan Miró

A la Fontana d'Or, a Girona, Pipilotti presenta tres obres. En primer lloc, Ever Is Over All [Sempre està pertot arreu] (1997), dues projeccions solapades que mostren un camp de flors vermelles i una dona passejant feliçment pel carrer. Ella branda una de les flors amb la qual trenca les finestres dels cotxes aparcats a la vorera, amb naturalitat, com si ho fes cada dia. La instal·lació reflexiona sobre les idees estereotipades en relació a les normes d'urbanitat. Els cotxes simbolitzen els obstacles que habitualment no són qüestionats.

Lap Lamp [Llum de falda] (2006) és una videoinstal·lació formada per un llum de peu que projecta imatges d'un camp ple d'arbres, llenya tallada i ortigues damunt la falda del visitant, com si l'acariciés. L'obra contraposa la rigidesa del confinament físic amb el desig de llibertat psicològica.

Finalment, Deine Raumkapsel [La teva càpsula espacial] (2006) té l'aparença d'una caixa de transport que acabés d'arribar al museu. A dins hi ha un dormitori en miniatura, abandonat recentment pel seu ocupant, amb una lluna mig incrustada que ha esbotzat una de les parets, de manera que l'estança s'obre a un cel estrellat. Una videoprojecció es mou damunt les parets i mostra seqüències de gent de diverses generacions que interactuen a càmera lenta, mentre s'escolta el so del vent i música sacra de fons."

Pazzi da museo

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A quanto pare il diritto d'autore genera situazioni paranoiche non solo nella musica. Alla Fundació Joan Miró di Barcellona ci sono tre addetti a impedire ai visitatori di fare fotografie: ma almeno in genere lo fanno simpaticamente. Però questo può generare conversazioni interessanti. 

Dalle quali si scopre per esempio che al Musée d'Orsay le persone che prendono l'audioguida hanno il diritto di ascoltarla da soli. Se raccontano quanto hanno appreso dall'audioguida ad altre persone che ne sono prive vengono redarguite e bloccate. Non si sa bene che cosa rischino, ma a quanto pare, rischiano.

Queste restrizioni sono un vero freno alla diffusione della conoscenza che i musei sono chiamati a sviluppare. Di certo non fonderanno il loro avvenire economico su queste cose. Ma sulla loro capacità di apparire talmente attraenti che le persone non vorranno mancare di visitarli quando passano in città. E per essere attraenti, i loro contenuti devono entrare nella conversazione, nel passaparola e nel "passaimmagine".

Anche perché altri musei consentiranno ai colori di Miró di viaggiare in rete. E alle notizie sui classici dell'Impressionismo di arrivare alle persone interessate. Quelli del Musée parigino potrebbero non essere i migliori produttori di contenuti per audioguide: anzi, si potrebbe fare un'applicazione che si scarica sull'iPhone e consente di conoscere meglio quello che si vede visitando Orsay o qualunque altro museo... Magari c'è già...

Futuro della search: nomi e verbi

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Esther Dyson scrive del futuro della ricerca online. Citando Bill Gates: «Il futuro dei motori di ricerca non è nei nomi, ma nei verbi».

Ricorda le tre fasi dello sviluppo di questa tecnologia: 
1. Yahoo! mette in campo persone che fanno una guida ragionata alle migliori pagine web; 
2. Google mette in campo un algoritmo che migliora i risultati ottenuti automaticamente da Altavista e valuta in base al numero di link che una pagina ottiene da altre pagine web; 
3. Twitter e Facebook, nello spazio dei social network segnalano pagine web in base alle preferenze e curiosità e valutazioni delle persone con le quali si è in qualche modo collegati.

La prossima fase di sviluppo dipende dalla capacità delle tecnologie di passare dalla ricerca dei "nomi" alla ricerca dei "verbi". Insomma, le nuove search non devono servire solo a trovare informazioni, ma devono aiutare a passare all'azione. Per ora, dice Dyson, questo si vede soprattutto nei motori verticali: medicina, consumi, viaggi.

Pew: le contraddizioni dei consumatori sulla tv

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Bel rapporto di Pew Research Center. Il televisore è considerato sempre meno un elettrodomestico "necessario" dagli americani: lo considera tale solo il 42%, contro il 64% del 2006. In compenso gli americani ne comprano sempre di più... Perché pur non essendo "necessario", il televisore piatto è un acquisto molto desiderato.
La app per iPad del magazine People è ora gratuita per gli abbonati alla versione cartacea. Seguiranno probabilmente tutti i magazine di Time. 

La notizia non stupisce. Se non chi conosce quanto sia stato difficile finora riuscire a fare strategie di prezzo un po' complesse con le app per iPad. 

Il fatto che quindi l'offerta voluta dall'editore sia passata al vaglio dei mastini dell'AppStore è un buon segno. Come si è detto fin dall'inizio, questo mercato è interessante. Ma per un po' rimarrà disordinato. Perché occorre mettere d'accordo le strategie degli editori con quelle della Apple. Con prezzi, offerte, sconti, bundle, tutti da discutere... 

Un po' di concorrenza sulle piattaforme - tablet con software Google, per esempio - potrebbe fare sulle prime ancora più confusione prima di provocare però una graduale maturazione verso un ordine più comprensibile per i lettori. La Apple probabilmente anticiperà questo effetto rendendo un po' più semplice per gli editori sviluppare il proprio business e dunque candidando la sua piattaforma a fare da punto di riferimento del mercato anche nel lungo termine.

Facebook Places: consigli

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Il servizio Places di Facebook non si può provare dall'Europa, per ora. Quindi vale la pena di leggere che cosa ne pensano gli americani che l'hanno provato. Per quanto riguarda la privacy c'è una certa dose di confusione. Come spesso succede. La questione è analizzata con attenzione da TechCrunch ed Electronic Frontier Foundation. Da leggere assolutamente. Si scopre che il sistema è disegnato per massimizzare la viralità di Places ma mantenere anche un certo controllo dalla parte degli utenti. Questo significa che le regole sono un po' complicate:

"Turns out, there are three different stages of opting into the service. Let's spell them out.
  • Option one: You've explicitly opted into allowing people to tag you into Places. Any of your friends can do this. Pretty straightforward.
  • Option two: You've braved the muddled waters of Facebook's privacy control panel and turned off Places entirely. You can't be tagged -- if a friend does try to tag you in a Places post, your name simply won't show up in the post.
  • Option three: If you've never decided to 'Allow' your friends to tag you, but you haven't blocked the Places feature entirely, you're in a sort of limbo. This is where the vast majority of Facebook users in the US are right now. As soon as they get tagged for the first time, they'll get an email and a prompt on Facebook itself asking them if they'd like to allow their friends to tag them at Places in the future. Accepting this will allow any of your friends to tag you unless you go into your privacy settings and cancel it (see Option one).But even if you hit the "Not Now" button, you'll still be tagged in the relevant Places update. In fact, you'll still be tagged even if you haven't even seen the prompt asking you to approve Places tags. Facebook treats this as if you were tagged in a basic status update so it will show up on your Wall and your friends' News Feeds -- you just aren't associated with whatever Place your friend was tagging you into (i.e. if your friend visits the venue's Place page, they won't see that you've previously checked in there). The logic here is that your friends could manually tag you in a normal status update anyway. Update:Facebook has clarified that it doesn't show up on your wall."

Sicuramente Intel e McAfee

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Intel spenderebbe 7,68 miliardi di dollari per comprare la McAfee che fa software per la sicurezza online (Bloomberg). Spiega l'enorme investimento dicendo che sarà per fare chip e tecnologie intrinsecamentte sicure non solo per i computer, ma anche e soprattutto per i telefonini, i tablet, le automobili. Aggiunge che il software gira meglio a livello di chip e dunque questo software per la sicurezza così importante troverà maggiore efficienza.

Non tutti sono d'accordo che la sicurezza si faccia a livello di client. Secondo la Cisco, la sicurezza si deve fare a livello di rete. Con router e altri apparati che bloccano il malware installati dai provider di accesso. Secondo Intel, evidentemente, la sicurezza invece si fa a livello di macchina dell'utente finale. Specialmente in mobilità.

I contenuti tecnologici dell'accordo sono abbastanza affascinanti. Ma sono lontani nel tempo. Nell'immediato ci sono un sacco di risvolti finanziari. Si spera che l'Intel abbia pensato più ai primi che ai secondi.

Macba: Gil J Wolman

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Guy Debord e Gil J Wolman prima di litigare scrivevano insieme: «Il più urgente esercizio di libertà è la distruzione degli idoli». Se si ha l'impressione che la creatività abbia raggiunto il suo massimo, occorre distruggere ciò che è stato fatto e ricominciare. Dada, Futurismo. Lettrismo. Se ne parla alla mostra su Wolman organizzata al Macba.

Viene in mente che gli idoli possono essere distrutti da due punti di vista opposti. 

C'è chi crede in un dio assoluto che non ammette i suoi simboli. E c'è chi invece intende degradare ogni idolo con i ritmi della moda per poi sostituirlo con piccole icone, vagamente commerciali.

L'arte, la religione, la moda, partecipano di questi cicli, tra assoluto e relativo, tra attualità e fuori dal tempo, tra moda e lunga durata. Evidentemente nelle varie epoche storiche prevale chi costruisce o chi distrugge. 

Si ha l'impressione che questa epoca avverta il bisogno di una distruzione per far ripartire la logica della costruzione di qualcosa di grande: l'imperativo omogeneizzante del minestrone televisivo non consentiva a nulla che non fosse la televisione stessa di crescere troppo. Ma è un'epoca che si sta erodendo. Forse.

Update sulle morti annunciate nella tecnologia

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Lo stato di salute del web resta ottimo, si diceva. Nonostante la diagnosi pesantissima proposta da Wired

Da non perdere il pezzo di Harry McCracken sulla paradossale quantità di morti prematuramente annunciate nel mondo della tecnologia.

Facebook Places: dentro e fuori

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Parte Facebook Places in America. E si possono condividere le informazioni sul luogo dove ci si trova. 

La regola per la privacy è ancora una volta discutibile. Si deve dichiarare la propria adesione per consentire alle applicazioni di usare la localizzazione. Ma nei confronti degli amici che usano applicazioni che coinvolgono la localizzazione, invece, non serve il permesso: se non si desidera condividere questa informazione con le applicazioni degli amici - a quanto pare - si deve dichiarare di non voler far sapere dove ci si trova.

"You may want to share your check-in information with third-party applications that build interesting experiences around location, such as travel planning. Applications you use must receive your permission before getting this information. Your friends will be able to share your check-ins with the applications they use to help create new social experiences with location. If you don't want to share your check-ins with your friends' applications, just uncheck the new box in your Privacy Settings under "Applications and Websites."

(Intanto, Pete Warden spiega su ReadWriteWeb quante cose si possono fare con i dati pubblici di Facebook: una dimensione analitica destinata a crescere probabilmente anche con Places).

Lo stato di salute del web

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Il web sta bene. Non è morto. E sta ancora crescendo. Anche se se ne può discutere.

Chris Anderson e Michael Wolff segnalano - sulla base di dati Cisco - che la percentuale di traffico internet che riguarda il web è in diminuzione rispetto ad altri utilizzi. E colgono l'occasione per tirare le somme: le apps sono il futuro ed essendo parte di un mercato più controllato dai grandi operatori finiranno per ridare ordine alla rete, rafforzare il capitalismo, mettere fine alla confusione dell'internet troppo aperta. Può essere vagamente forzato: lo ammette lo stesso Anderson ricordando come Wired abbia scritto nel 1997 che la tecnologia "push" avrebbe scalzato il modo di consultare la rete basato su browser e ipertesti (un pezzo scritto poco prima che la tecnologia "push" finisse nel dimenticatoio). Ma è un argomento di discussione. E allora discutiamo.

1. Nel grafico citato da Anderson e Wolff (pubblicato in un primo momento con la timeline sbagliata e poi corretto) si parla di numeri relativi. E il web appare in diminuzione. Ma usando i numeri assoluti, come fa Rob Beschizza su BoingBoing, si vede che il web sta ancora crescendo moltissimo.

2. Il traffico web diminuisce in termini relativi perché aumenta il video. Ma il video che viene considerato nel grafico citato da Anderson e Wolff è anche quello di YouTube, che dovrebbe essere considerato probabilmente traffico web, come osserva anche Erick Schonfeld su TechCrunch, dopo aver consultato i dati Cisco dai quali il grafico è tratto.

3. Il pericolo che la rete libera sta correndo non viene dalla concorrenza delle apps che in fondo non sono che un altro modo per usare internet. La supposta chiusura delle piattaforme per usare le apps è comunque parte di un sistema competitivo aperto basato su internet. Del resto, Facebook è anche una piattaforma per le apps che si usa sul web. Il vero pericolo è che i grandi cui Anderson e Wolff assegnano già la vittoria riescano ad abbattere la neutralità della rete che garantisce l'innovatività del sistema (tema accennato per esempio da Gizmodo).

Molti commenti alla vicenda sottolineano che si tratta semplicemente di un'operazione di marketing di Wired. Sono intervenuti per quanto ho visto: Giuseppe Granieri, Tiziano Caviglia, Massimo Mantellini e, velocemente, Nereo.

Allusioni e diffamazioni

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Se il cardinale Tettamanzi lancia una forte accusa contro chi usa la politica come mero strumento di potere e arricchimento personale, perseguendo con violenza gli interessi dei singoli e dei singoli gruppi, fa certamente bene. Non fa nomi perché forse potrebbe incorrere in errore e anche perché la legge sulla diffamazione è tanto ambigua che non si interpreta facilmente. Ma se questo viene detto quando tutto il potere è concentrato in una parte e quella parte è piena di gente accusata di ogni genere di violento perseguimento di interessi personali, non si scappa. L'interpretazione è chiara come se avesse fatto i nomi.

Maroni: ".. si deve andare a.."

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Estrarre le frasi dal contesto e citarle è sempre una pratica dubbia. Un titolo di giornale lo deve fare spesso. Ma un titolo di giornale ripreso da un motore che aggrega titoli di giornali citati da blog puó riservare qualche ulteriore dubbio. È successo a una frase del ministro Maroni, ripresa in un titolo del Corriere della sera che è stato citato da tanti blogger da finire in prima pagina su Blogbabel. La sua frase era diventata: "Se cade la maggioranza scelta dagli italiani si deve andare a...".

Proprio così. Frase tronca. E i lettori a domandarsi: "... affanbrodo"? "...a casa"? "...a Lourdes?"

Yahoo di Sant'Antonio

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Secondo vecchie osservazioni, epoca bolla dot.com, il boom di inserzioni su Yahoo era dovuto alle dot.com che si facevano pubblicità e così facendo aumentavano il valore di Yahoo che a sua volta motivava i folli multipli che inflazionavano il prezzo delle azioni delle dot.com. Un elaborata catena di Sant'Antonio. Ora, qualche analista vede lo stesso rischio nell'iAd, usato per pubblicizzare apps...

Survey: l'iPad quotidiano

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Cooper Murphy Webb fa un sondaggio tra i possessori di iPad e scopre - non sorprendentemente - che l'iPad conquista vasti spazi nelle abitudini di lettura. Diventando in molti casi lo strumento di lettura preferito - soprattutto in casa.

Intanto Murdoch pensa a un nuovo giornale nazionale ameriano, tutto digitale, a pagamento per tablet e smartphone.
Un manager di medio livello della Apple è stato arrestato per frode e riciclaggio. Prendeva tangenti da alcuni fornitori asiatici. Non è esattamente corruzione, perché quel concetto è riservato ai funzionari pubblici. Ma insomma è qualcosa di molto simile. In America si riesce a combattere. E in Italia?

Money in & out

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Gizmodo racconta di come un ragazzo di 16 anni abbia già guadagnato un milione di dollari con il commercio online di software e la pubblicità in rete. 

Between the lines racconta di come la Microsoft abbia perso otto anni e investito 6 miliardi di dollari nelle sue varie strategie di espansione del business in rete.

La campagna cellulare

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Anche At&t si accoda alla richiesta Google-Verizon di lasciare l'internet mobile senza neutralità, con la piena disponibilità per le compagnie di ammettere o escludere servizi e contenuti dalla rete di accesso al web via cellulare. Non è una sorpresa. Le compagnie telefoniche sperano di salvare il business della voce e i margini dell'intermediazione sui servizi web controllando le iniziative che si possono sviluppare in mobilità. Anche Apple ha dovuto introdurre molte limitazioni alla sua strategia mobile per l'accordo (peraltro molto conveniente per la società di Steve Jobs) con l'At&t. E tutti quelli che vorrebbero fare voip col mobile o introdurre servizi fortemente concorrenziali con le compagnie avranno sempre molti molti problemi. Questo frena l'innovazione ma salvaguarda la tenuta dei conti delle compagnie mobili. Vedremo se le tecnologie che portano la logica dell'internet fissa in mobilità, come il wimax e il wifi, riusciranno prima o poi a decollare sul serio negli spazi pubblici. A quanto risulta Tiscali tra gli altri ci sta lavorando. In uno scenario del genere, le compagnie cellulari dovrebbero rivedere la loro strategia di controllo dell'internet mobile.

Il test del nostro tempo

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Luca Chittaro segnala la possibilità di provare il test di Zimbardo per vedere in quale delle "time zone" della sua presentazione ti trovi. «La versione Facebook interattiva in italiano dello ZTPI e' a questo link. E una descrizione del test è sul blog di Luca.

L'autodifesa di Google

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Google difende la sua proposta sulla net neutrality. Dice che è una proposta di legge e non un accordo di business. Dice che è un buon compromesso perché per la prima volta una grande compagnia telefonica si impegna con precisione sul tema della neutralità nelle reti fisse anche se in cambio ha ottenuto mano libera nelle reti mobili. É una difesa debole, imho. La rete mobile è enormemente importante. Si presta a ogni genere di controlli e limitazioni della neutralità. Si dovrebbe affermare il principio della neutralità anche sul mobile e ammettere Che questa è la strada dell'innovazione. Strategie di chiusura per chi la apprezza, come quella di Apple, non sarebbero in discussione. Sarebbe peró evitato che le compagnie possano discriminare come vogliono i contenuti e i servizi. Nuovi servizi, più aperti si dovrebbero sempre poter fare, per fare concorrenza a quelli più chiusi. Insomma: perché escludere tutto questo a livello di principio?

FT dice che il Centro avrebbe il 20%

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Per il Financial Times, un eventuale polo di Centro avrebbe il 20% dei consensi tra gli elettori italiani.

Bookfuturism

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Timothy Carmody scrive sull'Atlantic della cultura librofuturista. Il Bookfuturism non è ingenuamente proteso ad attendere il progresso drlla tecnologia del libro e non è sospettoso dell'innovazione. Cerca di capire la tecnologia e di fare innovazioni che abbiano un vero valore umano.

Qualunque cosa se ne possa pensare è un gran bel pezzo.

Localizzare la geolicalizzazione

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Un pezzo del Nyt per rendersi conto che le funzioni nascoste o poco conosciute della geolocalizzaziobe possono riservare sgradevoli sorprese. Ancora una volta la privacy è una questione di informazione e consapevolezza.

Anche Eff contro Google sul mobile

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Anche Eff è critica sulle posizioni di Google sulla net neutrality nell'internet mobile.

La condanna dell'internet mobile

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Non si capisce perché, nello stabilire alcuni prevalentemente sani principi di net neutrality validi per l'internet a banda larga, Google e Verizon abbiano deciso di introdurre una clausola diversa per l'internet mobile. 

E' chiaro che finora i provider delle reti senza fili hanno fatto più o meno quello che hanno voluto con la questione della neutralità della rete mobile. Ma non è chiaro perché, nello stabilire dei principi, si dovrebbe ammettere che potranno continuare a fare quello che vogliono per sempre.

Non solo perché internet mobile e fissa, dal punto di vista dei cittadini, è diversa per i costi ma non per il significato e per la sostanza del valore d'uso. Non solo perché ammettere la non neutralità della rete rallenta l'innovazione nel mobile (come appunto si vuole evitare che rallenti nel fisso). Ma anche perché ci sono diverse soluzioni, ancora poco sviluppate, ma che dovrebbero poter dare all'esperienza dell'internet senza fili la stessa qualità di quella fissa. O si vuole dire che wimax e wifi pubblica sono definitivamente condannate? O si vuole dire che l'internet mobile è il territorio nel quale le grandi compagnie possono giocare tutte le loro carte nel controllo dell'innovazione? Insomma, questa distinzione può valere come descrizione della realtà, ma a livello di affermazione di principio non mi sembra che regga.

Ipotesi sulla BP..

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Un esperto di piattaforme petrolifere spiegava, nel corso di una conversazione amichevole, come tutta l'industria fosse a conoscenza dei difetti dell'impianto della BP nel Golfo del Messico. Tutti sanno anche, diceva, che il tentativo attualmente in corso di minimizzare la percezione dei danni causati dalla rottura dell'impianto non è credibile. E terminava ipotizzando che la BP non sopravviverà come compagnia indipendente: sarà acquisita da investitori affamati della sua tecnologia. I cinesi sono i più probabili candidati.

Al mondo ci sono 129.864.880 libri

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Google ha contato i libri che esistono al mondo. O meglio che esistevano domenica, 1 agosto 2010. Erano 129.864.880. (via Epicenter)
Bella intervista di Poynter al capo di TBD, nuovo aggregatore di notizie iperlocali. Idee chiare, modello semplice, regole giornalistiche tradizionali e nessun timore a linkare i concorrenti.

Boyd e Hargittai sulla privacy in Facebook

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Danah Boyd e Eszter Hargittai scrivono un paper molto utile per discutere delle questioni relative alla privacy su Facebook. Chi sottovaluta ha torto. Anche se molti utenti non ne sono consapevoli e sembrano razionalmente scegliere di non curare la propria privacy su Facebook, è anche chiaro che l'interesse sul tema cresce con la crescita della conoscenza dello strumento. L'informazione in materia genera consapevolezza e comportamenti consequenziali: dunque trincerarsi dietro l'idea che gli utenti sanno quello che fanno quando non si curano della propria privacy online potrebbe essere un alibi che non tiene.

Digg per i conservatori

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Questa volta sono stati i conservatori americani. Si sono organizzati - dicono - in modo da tirar giù i link progressisti su Digg e fare emergere solo i pezzi neo-con..

Sarebbe ora di rendersi conto che in un contesto basato solo sugli automatismi della piattaforma si rischia di dare più spazio ai prepotenti. Occorrono persone consapevoli, certo, per contrastarli: ma non solo. C'è un grande spazio di innovazione per arrivare a social media che - senza nulla togliere a quelli attuali - incentivino la qualità, la tolleranza, lo scambio leale di opinioni e la condivisione di dati verificabili. Le piattaforme che chiedono troppo alla lealtà di tutti gli utenti rischiano di dare troppo peso agli sleali.

Eccesso di previsione

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Appena si critica internet o la si esalta emergono atteggiamenti previsivi relativamente esagerati sia in un senso pessimistico che ottimistico. È successo, parrebbe, anche nel caso della discussione sulla rete usata come strumento didattico dagli studenti del copiaincolla.

In realtà, internet è una miniera di opportunità per fare innovazioni vere. L'importante a questo proposito è evitare di credere che sia una battaglia vinta in partenza o che sia una battaglia persa in partenza. In realtà, la rete offre un sacco di opportunità di innovazione che vanno coltivate e colte con molta pazienza e senso pratico. 

(Quanto al merito: la rete non può essere considerata una soluzione a tutto. Ma non solo. E' chiaro che l'infodiversità è più sana della monocultura, così è chiaro che la diversità dei modi di accedere all'informazione è più sana di una situazione in cui c'è un modo solo... Coltiviamo tutto: libri, internet, chiacchiere... Una sfida educativa è diffondere l'amore per l'equilibrio... Imho.)

Generosità di educatori

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La meravigliosa antropologia degli insegnanti e degli educatori si è confermata ieri scatenando una generosa discussione (perdono: crivendo col cellulare si è costretti a minimizzare i link) sull'efficacia educativa delle ricerchine scolastiche nell'epoca del copiaincolla da internet.

Sembrano emergerne alcuni insegnamenti pratici:

1. copiare senza capire che cosa si copia non è un esercizio molto efficace dal punto di vista educativo;

2. nella nuova epoca di abbondanza di dati online gli esercizi dovrebbero essere rinnovati per sviluppare senso critico, capacità di confronto tra informazioni, consapevolezza della qualità delle fonti, ecc

3. internet è una ricchezza culturale tale che puó diventare ingestibile e, paradossalmente, eccessiva in chi non abbia fatto un percorso educativo orientato ad apprezzarla invece che darla per scontata (la ricchezza è tale se la riconosci per il suo valore e sai usarla nella giusta misura; ma se non sai quanto vale, che fatica sia costata e quanto sia facile disperderla, non è ricchezza ma banale e temporanea abbondanza).. Difendere e contribuire alla conoscenza comune in rete dipende da quanto se ne sa comprendere il valore.. L'ecologia della rete chiede consapevolezza, che è una risorsa scarsa..

Plagiando educatamente

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Sul Nyt un pezzo che riprende il tema del copia incolla in chiave di educazione. La "generazione plagio", dice il pezzo, non riesce più a comprendere che le informazioni che si trovano online non sono risorse comuni che si possono prendere e assemblare per risolvere in fretta qualunque ricerca assegnata come compito scolastico. Ma il pezzo pende verso la questione del plagio e dell'attribuzione dell'autorialità, laddove invece il problema è l'efficacia educativa dello strumento della ricerca risoltoi col copia incolla. Il problema non è la mancanza di rispetto per il copyright, in questo caso: il problema è che assegnare finte ricerchine da fare a casa insieme a test e altra roba da fare in fretta e senza metodo non serve più a nulla. I ragazzi non sembrano capurne il senso visto che trovano tutto facilmente online. Meglio trovare un altro esercizio da fare. Magari scoprire il copia incolla degli autori famosi potrebbe essere più divertente ed educativo..

Philip Zimbardo e il senso del tempo

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Via Luca vedo questa magnifica lezione di Philip Zimbardo, psicologo a Stanford, autore di Time Paradox. La lezione riguarda il "senso del tempo" nelle varie culture e le conseguenze dei diversi modi di vivere la durata storica, il tempo della vita quotidiana, la prospettiva futura. Da non perdere:


Thiessen v. Wikileaks

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Marc Thiessen scrive sul Washington Post che Wikileaks non è un'organizzazione che fa informazione: secondo lui, è un'organizzazione criminale. Secondo lui può essere incriminata per spionaggio e sostegno al terrorismo. Thiessen è autore di un libro che mostra come i metodi duri della Cia - a Guantanamo e non solo - hanno evitato all'America altri 11 settembre.

Ecco la presentazione del libro, Courting Disaster: "Courting Disaster reveals--as no other book has--just how close we've come to the next 9/11 and how enhanced interrogation techniques (including waterboarding) have saved us from numerous would-be terrorist attacks.Offering a behind-the-scenes look at the CIA's "black sites," the book also provides substantial evidence to prove the tactics used by the CIA were not only effective, but lawful and morally just."

Fioriscono le cose, qua e là nel giornalismo

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Il New York Times proporrà in licenza le sue applicazioni ad altri editori. Su un vero negozio online. E' una conseguenza del fatto che il lavoro dei giornali si fa ormai con redazioni che comprendono chi cerca le storie, chi disegna le interfacce e chi fa il software per organizzarle. (via AdAge).

Truthsquad gestisce il fact checking sulle notizie che circolano in rete in modo collaborativo. Con un finanziamento non profit e ottimi partner per le analisi. (via Rheingold).

Il giornalismo si può allargare a fatti che non sono organizzati in base al tempo cronologico, dicono in un post del NiemanJL... Nuove opportunità.

Partito! 40K

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E' partito 40K... In bocca al lupo:
CEO: Marco Ferrario
Business engine:
Marco Ghezzi
Editorial Director:
Giuseppe Granieri
Chief Editor: Matteo Brambilla
Production Manager: Letizia Sechi
Technology Manager: Matteo Scurati
Design: Roberto Grassilli

L'importante e l'interessante, per Braudel

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Massimo segnala un bellissimo pezzo di Fernand Braudel, intervistato da Renato Parascandolo nel suo ufficio in Boulevard Raspail.

Braudel riassume i suoi pensieri sugli avvenimenti (interessanti per i giornali) e le strutture di lunga durata (importanti per l'umanità e il pianeta). Ne emerge un'impressione incompleta della realtà, della quale "i giornalisti non sono responsabili, ma complici".

ps. Accanto a Braudel, siede il grande Maurice Aymard. La voce che legge la traduzione dal francese è quella del tenente Colombo...

Pubblicità aumentata

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Nielsen segnala che la pubblicità è aumentata in Italia, nel primo semestre, del 4,7% rispetto ai primi mesi del 2009, a 4,5 miliardi di euro.

La pubblicità in tv è aumentata del 7,3%. Nei quotidiani a pagamento dello 0.5%. Su internet del 14,6%. Alla radio del 14,8%. Hanno perso ancora quotidiani gratuiti e periodici.

La televisione resta padrona della situazione, evidentemente, per valori assoluti e capacità di ripresa.
La maggioranza si è spaccata. Una parte degli eletti della maggioranza non è più dalla stessa parte della maggioranza. Si può dire che è passata a una forma di opposizione critica che si lascia libera di votare a favore o contro la maggioranza. Ma proprio prendendo questa posizione mette in discussione l'esistenza stessa della maggioranza. Quindi l'opposizione critica è in un certo senso diventata maggioranza. Ma non si lascerà intrappolare in questo labirinto e quindi voterà in modo da non far cadere la maggioranza, divenuta minoranza. Il tutto per non andare alle elezioni e dunque non consentire che si trovi una nuova maggioranza...

Inutile tentare di spiegarlo agli stranieri. Sarebbe interessante capire se tutto questo è una fiction o se è la realtà.

Come fiction non sarebbe male. La maggioranza si spacca ma non perde il controllo del governo, casomai va a fare concorrenza ai partiti di minoranza. Il nuovo gruppo finiano in effetti potrebbe portare via voti alla maggioranza, ma potrebbe anche portarne via all'opposizione. Nel dubbio, per ora, evita di andare alle elezioni. Tanto il problema è conquistare spazio nei titoli dei giornali. E da questo punto di vista è riuscita alla perfezione. Come in una fiction.

Come realtà è piuttosto esoterica. Ma forse è il riflesso di una realtà più profonda che in effetti si conferma a ogni passaggio politico. Non è il gioco elettorale a generare la politica italiana. E' il gioco della spartizione dei ruoli e dell'interdizione del potere altrui. Le due cose vanno insieme. Non ci sarebbe niente di strano adesso a pensare che anche al gruppo finiano andrà una quota di potere in Rai, una quota di potere nelle aziende pubbliche, una quota di potere nel territorio, una quota di potere nell'agenda delle leggi da approvare...

L'Italia si sta sciogliendo in una serie di minoranze. Le minoranze territoriali: Nord, Sicilia, Roma, localisti vari, ecc... Le minoranze di interessi: grandi aziende, piccole aziende, partite iva, impiegati pubblici, ecc... Le minoranze di ideali: individualisti, collettivisti, cosmopoliti, ecc... Le minoranze di metodo: costituzionalisti, opportunisti, riformisti, ecc... Le minoranze di link: vaticanisti, americanisti, europeisti, gli-affari-sono-affaristi, ecc...

Piacerebbe piuttosto vedere una strategia per il dopo. L'attuale regime non è eterno. E prima o poi si dovranno creare le condizioni per costruirne un altro. Chi ci pensa? Per il dopo, probabilmente, ci vuole: 1. una nuova legge elettorale; 2. un nuovo equilibrio di poteri tra governo, parlamento, magistratura e, volendo, informazione (compreso il tema della concentrazione di potere nell'informazione televisiva); 3. una nuova narrazione del progetto di società da perseguire. Imho.

Libri e giornali

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Lo spunto viene da un pezzo di Mante su Punto informatico. Che induce un pensiero laterale. Il pezzo di Massimo allude ai diversi comportamenti degli editori di libri e di giornali nei confronti dei supporti digitali tipo tablet e ereader.

Una differenza importante sta nel fatto che i giornali sembrano finalmente orientati a sperimentare qualcosa con le apps, mentre i libri tendono a essere trasportati sul nuovo supporto più o meno tali e quali. Il che è sostanzialmente vero. Ma perché avviene questo e che cosa può succedere ora?

La differenza tra libri e giornali è originariamente nella fruizione dei testi e dei contenuti. Più orientati al consumo immediato i giornali, più orientati ai tempi lunghi i libri. Ma questa differenza originaria è da tempo in discussione. Non in generale ma ai margini: nel senso che le differenze sostanzialmente restano ma nei territori di confine, dove libri e giornali cercano di espandersi, quelle stesse differenze vengono messe in discussione.

I libri da leggere con calma, tenere in biblioteca e riutilizzare comodamente, consultare, rileggere, o persino destinati a insegnare il gusto per la scrittura, sono la maggioranza. Ma non fanno probabilmente la maggioranza del rumore. E delle vendite. I libri che alimentano il mercato, la moda e allargano i confini degli editori, ultimamente sembrano meno distanti dal concetto di giornale di quanto dovrebbero. Libri di consumo, libri di notizie, libri da spendere in una conversazione e poi dimenticare, ce ne sono tanti. Questi non hanno necessariamente un comportamento molto diverso da quello dei giornali.

I giornali da consumare restano maggioritari. Tentano di espandersi nella consultazione di lunga durata. Ma fondamentalmente la loro lunga durata è basata sul servizio di consultazione dell'archivio e sulla tenuta nel tempo della credibilità della testata.

Forse la differenza principale è nel fatto che i libri sono presentati come prodotti di singoli o pochi autori, e l'editore ne è al più il garante, mentre i giornali sono prodotti collettivi in tutto e per tutto.

Il che porterà i due prodotti a vivere in modo diverso la digitalizzazione. Potrebbe infatti succedere che nel tempo breve i margini si sovrappongano, che i libri col blog e le animazioni assomiglino di più ai giornali e che i giornali su tablet con gli approfondimenti da consultare in rete assomiglino di più a "libri" o almeno scaffali di paper da usare alla bisogna. Ma nel lungo termine dovrebbero emergere nuovamente le differenze. Da una parte il lavoro di espressione degli autori. Dall'altro il servizio delle redazioni. I libri, in questo senso, resteranno prodotti. I giornali, in questo senso, tenderanno a diventare servizi.

Questo confronto è denso di eccezioni e di incertezze. E certamente questi appunti non le risolvono.

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  • The case for an Italian rebellion

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    Why?

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  • Strategie della disattenzione

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    E' un problema che ne contiene molti. E che si rivela strategico per tutta l'industria editoriale, per le piattaforme mediatiche, per gli autori e, naturalmente, soprattutto per il pubblico. Richiede una ridefinizione dei ruoli per tutti gli attori coinvolti, nel complesso passaggio storico che attraversano le società post-industriali. E si comprende solo nella consapevolezza del fatto che l'information overload non è solo l'effetto della moltiplicazione dei messaggi, ma anche la conseguenza del fallimento dei sistemi che dovrebbero filtrare l'informazione, come per esempio suggerisce l'internettologo Clay Shirky. Nel caos creativo cui assistiamo in questa fase di passaggio, si sperimentano strategie più o meno sostenibili. Quali sono i percorsi che ci possono condurre a costruire un ecosistema dell'informazione più sano e vivibile? continua...


  • Ecologia dell'informazione

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    I sintomi della difficoltà economiche dei giornali di carta sono evidenziati dalla crisi generale del 2007-2009: la pubblicità diminuisce drasticamente, il numero di lettori paganti si erode, i collaterali non danno più le soddisfazioni di una volta e le entrate provenienti dalle versioni online non sono sufficienti a riparare alle perdite. L'urgenza congiunturale può essere cattiva consigliera, ma impone delle scelte. Che in ogni caso erano dovute da tempo. E' evidente, infatti, che il taglio dei costi pur necessario non sarà sufficiente a rigenerare un equilibrio sostenibile. Meglio dunque cogliere l'occasione per un ripensamento profondo.
    E a questo ripensamento, gli editori e i giornalisti hanno cominciato a dedicarsi, ciascuno dal suo punto di vista. Mentre il pubblico si trasforma, partecipa, pone problemi, offre risposte: tutte da interpretare. Le domande si moltiplicano. Quanto dureranno i giornali di carta? Si possono far pagare i giornali online? Come evolve la pubblicità? Qual è il ruolo del giornalismo professionale in un contesto nel quale i cittadini possono produrre informazione in modo sempre più facile ed efficace? Come si informano i giovani? C'è una crisi di credibilità nei giornali? Quali sono le visioni innovative emergenti? L'enorme complessità del compito di rispondere a queste questioni intimidisce. Ma può essere affrontata solo con un'umiltà appassionata, generata dalla consapevolezza che di informazione c'è e ci sarà sempre più bisogno, nell'economia della conoscenza. Per i giornalisti, questa consapevolezza è necessaria per affrontare il grande adattamento che la professione è destinata ad affrontare. continua...

  • Innovage

    Ed ecco dunque l'ennesima nuova parola: "innovage", innovazione e vintage. Non per nulla nascono tante parole nuove, in questo periodo storico che da molti punti di vista - ambientali, sociali, economici, culturali - appare come una grande trasformazione epocale: forse abbiamo l'impressione che, in mezzo a tanta innovazione, stiano effettivamente nascendo angoli di realtà che hanno bisogno di essere nominati; in qualche caso, peraltro, tentiamo di forzare questa impressione, producendo nuove parole prima che esistano le realtà che dovrebbero designare. E dunque, che cos'è l'"innovage": una nuova realtà o semplicemente una nuova parola? E' già un fatto economico o ancora una visione? Avrà successo?
    Il tema non è di poco conto: il racconto dell'innovazione è parte integrante dell'innovazione stessa. Nell'economia della conoscenza, una locuzione che usiamo in mancanza di meglio per definire quest'epoca post-industriale, il valore si concentra sulle idee. Il prodotto vale se contiene gusto, informazione, senso. Dunque, anche, se contiene memoria. E se quel contenuto viene compreso dal pubblico che dovrebbe farlo proprio. Perché la dinamica delle idee è, soprattutto, nella relazione tra le persone che le esprimono e le connettono a quelle degli altri, i quali a loro volta le riconoscono come affini o confrontabili alle proprie. Per questo, esiste un rapporto estetizzante, e di grande valore, tra gli oggetti che vengono declinati al futuro e quelli che ricordano le esperienze passate di gruppi di persone che vi si riconoscono. continua...

  • Attenti al loop

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