May 2010 Archives

iPed, APad, e altri tarocchi

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Un servizio, giapponese, parla di iPad tarocchi. Anche per gli italiani che non conoscono la lingua nipponica il servizio è facilmente comprensibile. Non solo perché aipaddo e intelnetto sono parole internazionali... Ma anche perché siamo vecchi maestri dei tarocchi...




Grazie a Umberto Basso per la segnalazione.

L'Italia prende 18 in ambiente

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L'Italia è diciottesima nella classifica elaborata dall'università di Yale per la performance relativa alla salvaguardia dell'ambiente. Come posto in classifica non è tanto male in fondo. Ma significa anche che il mondo non sta facendo abbastanza....

L'arretratezza della pubblicità digitale

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Il Washington Post propone un pezzo sull'arretratezza della pubblicità digitale. In effetti, con la quantità di attenzione e di tempo che la rete ormai attrae è strano che ci sia ancora così tanta differenza tra i valori assoluti della pubblicità digitale e quella che va in tv. Non che ci sia materia per dire che dovrebbero pareggiarsi, ma non dovrebbero essere tanto differenti.

Da un lato, bisogna dire che la scarsità di spazio in tv e nei media tradizionali non c'è online e questo non può che far scendere il prezzo della pubblicità online. Ma dall'altro è possibile che esista un gap creativo ancora da colmare.

L'acquisizione di AdMob da parte di Google e di Quattro Wireless da parte di Apple potrebbero preludere a qualche cambiamento da questo punto di vista. Anche la creatività nella pubblicità online e mobile è destinata a cambiare. E dall'autunno, quando l'iPad sarà multitasking, la competizione in questo settore potrebbe diventare piuttosto interessante.

La fabbrica dell'attenzione

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Livia Blackburne studia Brain and Cognitive Sciences al Mit. E in questo post spiega come si cattura e mantiene l'attenzione:

1. sorprendi i lettori con un fatto o un dato inaspettato
2. crea un contesto per cui i lettori sentano empatia
3. definisci un mistero

"The more I think about it it, the clearer it becomes that fiction and nonfiction hook their readers in fundamentally the same way. It's all about providing a bit of context to make the reader care and introducing a mystery to keep her hooked."

via GG

Pubblicità mobile: Google e Apple

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Google compra AdMob. E risponde all'acquisizione di Quattro Wireless da parte di Apple. La creatività nella pubblicità online e mobile è destinata a cambiare. Dall'autunno, quando l'iPad sarà multitasking, la battaglia sarà davvero interessante.

Editori di se stessi sull'iPad

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La Apple ha messo a punto il servizio attraverso il quale gli autori di libri possono mettere in vendita le loro opere direttamente su iBookstore. (Maclife)

Le opere vanno scritte in ePub. Devono avere un codice Isbn. E vanno create su un Mac. Per venderle, o regalarle, per ora, occorre essere contribuenti del fisco americano. Non tutto facile per il resto del mondo... Il tema va seguito con attenzione.

update: se hai scritto apps non ti accettano come scrittore di libri, dice Gewirtz. Devi cambiare account...
Facebook torna a una gestione della privacy più umana. Zuckerberg si è accorto di aver sbagliato: o meglio è stato costretto ad accorgersene.

In un post, Zuckerberg spiega come cambierà di nuovo, e questa volta stabilmente, i comandi per fissare il livello di privacy. Si potranno facilmente escludere anche le applicazioni e le connessioni ad altri siti.

Allfacebook giudica sostanzialmente positivo il cambiamento. Searchengineland dice che i nuovi setting sono ancora un po' troppo complicati. Electronic Frontier Foundation dice che il passo di Facebook è positivo ma c'è ancora qualcosa da migliorare.

Sta di fatto che la pressione del pubblico attivo si fa sentire anche sui giganti come Facebook. Avevano esagerato. E ora sono contretti a fare marcia indietro. Faceback...

Mela Capitale

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La capitalizzazione della Apple ha superato quella della Microsoft. La Mela è la più grande compagnia del mondo delle tecnologie, secondo le borse. Più di Ibm, Hp, Microsoft... Secondo le borse... (Nytimes)

Significa che pensano che la Apple farà più soldi di tutti in futuro.

M'illumino di mems

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Grande squadra di innovatori duri e puri quella che ha riempito il mondo di sensori di movimento: nelle wii e negli iphone, per esempio.. Gente di cervello e di cuore, pragmatici e idealisti. Stanno costruendo uno degli ecosistemi più promettenti delle tecnologie nate in Italia. E ora devono imparare a gestire una piattaforma organizzativa per creatori di applicazioni indipendenti.. Complimenti a loro e all'Stm..

E l'Italia è lì in mezzo...

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In questa chart l'Italia è in mezzo, né carne né pesce, né ricca né povera, né internettara né sconnessa...

chart_bridging_tech_gap_big.gif

Privacy di destra e di sinistra

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Mentre il governo afferma di voler mettere insieme equilibratamente i diritti di privacy, di cronaca, di indagine, introducendo nuove norme sulle intercettazioni che molti definiscono "bavaglio", si diffonde un dibattito sulla posizione del tema della privacy nella linea ipotetica che va dalla destra alla sinistra della politica.

Il Foglio nota che molti sono indignati per il trattamento che alla privacy degli utenti è riservato da piattaforme come Google mentre non molti sono indignati per il trattamento che alla privacy dei cittadini è riservato dalle intercettazioni pubblicate sui giornali.

Il costituzionalista Valerio Onida, sul Sussidiario, osserva che la legge esistente è chiara e che gli abusi possono essere frenati senza introdurre una nuova legge che di fatto non è fatta per tutelare la privacy ma per ridurre la libertà di stampa e la possibilità di indagare.

Dice il Foglio che online sono gli stessi utenti ad attentare alla propria privacy pubblicando in rete dati che non dovrebbero diventare pubblici, mentre nel caso delle intercettazioni gli utenti non pubblicano nulla ed è chi compie le indagini e chi pubblica i testi intercettati ad attentare alla privacy. Il che va bene nei casi in cui si intercettino dei colpevoli, ma non quando si intercettano gli innocenti.

Ok, ma le indagini si fanno proprio per trovare i colpevoli, si intende invece dalle parole di Onida. Le indagini sono inevitabilmente orientate a entrare nei fatti personali dei cittadini. Ed è giusto che lo facciano.

Probabilmente la contraddizioni non sono nel mondo del diritto, ma tra chi vuole strumentalizzare i media. Tutto ciò che entra nella sfera pubblica assume un senso diverso: e il senso della sfera pubblica va salvaguardato, non strumentalizzato. Certo, assieme a ciò che viene pubblicato in modo fisiologico ci sono anche altri fenomeni che ci entrano per vie traverse: che ci entrino per via di una disattenta utilizzazione delle piattaforme online o che ci entrino per via di indagini che in parte finiscono per essere pubblicate, il fatto è che certi fatti da privati diventano pubblici. L'equilibrio è da trovare, ma non regolando o strumentalizzando i media. Non con leggi che cerchino di specificare capillarmente le fattispecie. L'applicazione delle leggi che esprimono principi generali dovrebbe essere sul serio lasciata alla magistratura.

Altrimenti finisce che la privacy di sinistra se la prende con le piattaforme delle aziende capitaliste americane orientate al profitto e che la privacy di destra se la prende con la libertà di stampa che minaccia la possibilità di ciascuno di fare i propri affari, legali o illegali. Quello che ci rimette, in quel caso, è la serietà del concetto di privacy. Oltre alla libertà di stampa.

Facilitatore di scelte razionali

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Una guida per scegliere prodotti più amici della sostenibilità realizzati da aziende socialmente e culturalmente responsabili. GoodGuide.

Chiaro Twitter, oscuro Facebook

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Enduring value: un bel post di Dick Costolo sulle strategie di Twitter, anche se il titolo è vagamente esagerato. Le sue affermazioni sono una boccata d'aria fresca in un contesto dei media sociali un po' annebbiato dalle azioni e dalle affermazioni di Mark Zuckerberg, di Facebook

Il sistema Twitter si dimostra più chiaro e semplice da guidare. Con una buona corrispondenza tra intenzioni e realizzazioni. A parole, ma finora anche con i fatti, Twitter si pone al servizio dell'ecosistema. Il sistema Facebook sembra invece sempre sull'orlo del tradimento verso i suoi utenti. E comunque non lavora per un ecosistema, è tutto concentrato sulla sua piattaforma, e casomai estende il suo servizio all'esterno, sui siti che accettano di collaborare.

update: i boatos si susseguono sull'eventualità che Twitter "tassi" le aziende che fanno business usando la sua tecnologia...
update: i segnali sull'aumento di attenzione intorno alle possibilità di cancellarsi da Facebook si moltiplicano
Si vedrà come evolve questa situazione. Di certo Facebook è stato uno dei grandissimi successi della rete. E ha ancora moltissimo da dare. Ma non è un caso che sembri a tratti inseguire il modello di Twitter (anche se è strutturalmente diverso dal suo).

Stranieri...

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Bello! Da vedere a schermo intero...


Bel clima al Sole

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Bel clima alla presentazione del nuovo sito del Sole. Mi pare che si stia sviluppando l'energia giusta per fare un po' di innovazione... Speriamo di riuscire...

Zuckerberg e le buone intenzioni

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Dice Zuckerberg - fondatore di Facebook - che le sue intenzioni erano buone: ma ammette di aver commesso degli errori nella gestione della privacy. Promette che rimedierà. (Un paio di post precedenti).

Pew e l'agenda dei media sociali

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L'agenda che mette in ordine di importanza le notizie definita dai media tradizionali è diversa da quella emergente sui media sociali. Un ottimo rapporto Pew in materia.

Storia futura

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Qualche mese fa si è tenuto un convegno dal suggestivo titolo: "2060: CON QUALI FONTI SI FARA' LA STORIA DEL NOSTRO PRESENTE?"

Ora è tutto online. I relatori. E soprattutto i paper dei ricercatori...

Germano italiano

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Elio Germano, migliore attore a Cannes, è ottimista. Riporta Repubblica: "nel ritirare il premio ringrazia il suo regista, la produzione e dedica il riconoscimento a tutti gli italiani: "Siccome la nostra classe dirigente rimprovera sempre al nostro cinema di parlare male della nostra nazione dedico il premio all'Italia e agli italiani che fanno di tutto per rendere l'Italia un paese migliore nonostante la loro classe dirigente''."

Consigli da Goldman

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La grande banca Goldman Sachs ha fatto un sacco di soldi negli anni prima della crisi e anche dopo. Sta arrivando a patteggiare per un miliardo sull'accusa di aver lucrato in modo fraudolento che gli è stata mossa dalla Sec: pare rigirasse i suoi rischi peggiori in pacchetti finanziari che vendeva ad altri. E continua il suo percorso.

Ma i risparmiatori potrebbero essere interessati a sapere che mentre la Goldman ha guadagnato ogni giorno nell'ultimo trimestre con i suoi investimenti, chi ha seguito i suoi consigli ha probabilmente perso: come riporta Bloomberg, sette su nove dei suoi consigli di acquisto per i risparmiatori, classificati come quelli maggiormente raccomandati hanno perso soldi.

Gentiloni e il dividendo digitale

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Paolo Gentiloni è tornato ieri sul Sole a parlare del tesoro pubblico delle frequenze televisive. Un tesoro che poteva generare un risultato economico significativo per le finanze pubbliche e che invece è gettato alle ortiche.

Con il passaggio alla tv digitale terrestre, la trasmissione dei canali televisivi occupa molto meno spazio nell'etere di quanto ne richiedessero le frequenze necessarie alla tv analogica e quindi lo spazio liberato si potrebbe riallocare per altri scopi. Anche con un asta: in Germania questa ha fruttato, si stima, circa tre miliardi. Ma mentre il ministero dell'Economia si arrovella su come trovare i soldi per la manovra di risanamento dei conti pubblici, a questi soldi nessuno pensa.

Ovviamente perché le frequenze devono restare a chi le occupa ora, in Italia. Altrove, in tutti i maggiori paesi, gli stati hanno lucrato il dividendo digitale. In Italia sono invece le aziende concessionarie, come Rai e Mediaset a lucrare un aumento dello spazio che possono utilizzare per mandare in onda i loro programmi e moltiplicare i canali. Solo una minima parte sarà assegnata a nuovi entranti. Da ricordare che, anzi, anni fa lo stato ha addirittura speso soldi per favorire la diffusione dei decoder. Era l'epoca in cui si doveva dimostrare che Retequattro non doveva andare sul satellite... E invece oggi non si trovano i soldi neppure per avviare la banda larga...

Si direbbe che, agli occhi del governo, tutto vada sacrificato in nome della prosperità delle aziende televisive esistenti in Italia.

A margine del batterio di Venter

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L'annuncio di Craig Venter ha dato una scossa. Per chi si sia perso le puntate precedenti da non perdere l'Economist: editoriale e briefing. Un dibattito notevolissimo in materia è su Edge. L'articolo di Venter e colleghi è su Science.

Tra i molti temi emergenti, uno induce a qualche riflessione chi si interessi di informazione. In pratica, il lavoro di Venter è basato sull'idea di cambiare il dna di un batterio con un dna artificiale; tutto il resto dell'organismo resta quello originale, il dna è diverso; la notizia di questa settimana è che il batterio ottenuto in questo modo si replica, dunque è vivo. 

Venter si basa sulle informazioni sintetizzate nel dna. Ma il trasporto di nuove informazioni funziona in base al complesso sistema a base di rna, proteine e altro. Il nuovo batterio di Venter dipende dal ribosoma del batterio vecchio per fare le proteine che il nuovo dna descrive. L'approccio di George Church a Harvard è orientato proprio a controllare non l'informazione messa nel dna ma il modo in cui questa viene trasmessa: vuole fare nuovo ribosoma. La questione è dunque: vale l'informazione che esiste stabilmente o quella che viene trasmessa? Per metafora: nella dinamica evolutiva, vale la cultura sedimentata nel tempo o quella che passa da un elemento all'altro del sistema? Spingendo la metafora: alla lunga, prevale il contenuto o il mezzo che lo trasporta?

Il dono del condono

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E dunque pare torni il condono edilizio. Mescolato in un pastone di misure che non riescono a cancellare l'impressione che si tratti di un nuovo condono edilizio. Come nel precedente governo di destra. Dopo lo scudo fiscale, continua la politica del fisco a due dimensioni: chi sta alle regole paga molto, chi evade paga poco. E potrebbe andare persino peggio, a quanto pare, se il ministro dell'Economia - a quanto dicono - non tenesse botta contro il populismo. Ma la crisi è troppo grave: niente scherzi. Il populismo, la corruzione e l'evasione sono un mix letale. E sono probabilmente alla radice delle difficoltà finanziarie in cui si dibattono i governi deboli.

update: nuovo articolo ancora più chiaro del Sole

SmallReading #6 - DESIGN - Potter

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Norman Potter ha scritto un libro sulla vita quotidiana del designer che diventa insieme un manuale pratico e il racconto razionale di un'esperienza umana fondamentale. Può accompagnare il curioso nell'esplorazione di un mestiere e può servire all'apprendista nella definizione di un percorso professionale. Come del resto può costituire per il professionista affermato un punto di riferimento per riflessioni profonde sul suo ruolo sociale, economico e culturale.

Potter discute della definizione di designer, dei suoi sconfinamenti nel territorio dell'arte, sui criteri di valutazione della qualità nel design. Accosta il designer all'artigiano, senza per questo farne un principio cogente, ma osservando come sia il designer che l'artigiano abbiano un rapporto sostanzialmente simbiotico con l'oggetto che realizzano: maneggiare l'oggetto e gli strumenti che servono a crearlo è parte integrante del pensiero e della cultura del designer, come lo è per l'artigiano. E se casomai l'esplorazione del nuovo che il designer compie si differenzia dalla ripetizione del tradizionale che l'artigiano spesso esercita, questo non vale per principio ma forse solo per pratica. E conduce il designer a dover compiere altre azioni, come la lettura di libri che lo aiutino a raccontare a se stesso e agli altri la storia che vede nei suoi oggetti, come lo studio dei nuovi materiali che risolvono i problemi aperti dai suoi progetti innovativi.

Non mancano le pagine dedicate alla pratica vera e propria, quasi manualistiche. Diverse dalle altre per prosa, finalità e colore delle pagine. Che attestano un approccio umile al compito del designer che fa del libro una dimostrazione di rispetto nei confronti di tutti.

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Altre letture citate in SmallReading:
Patel - il valore
Sun - media cinesi
Dazieri - gorilla
Conner - scienza popolare
Brokman - ottimismo

Per riprendere il filo del BookBlogging:
Libertà. De Caro, Lavazza, Sartori
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iPad batte Mac

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Pare che Apple venda più iPad che Macintosh. Ovvio, forse, per questioni anche di prezzo, ma sembra una notizia da notare.

La privacy interessa di più

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Non so come la pensate, ma ho l'impressione che il tema della privacy stia diventando più sentito dalle persone. La maggiore consapevolezza della questione, forse, è stata alimentata proprio dal cambio di politica di Facebook... E magari dalle gaffes di Google Buzz...

Sole...

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E' stato presentato oggi il nuovo sito del Sole. E' radicalmente nuovo. Il posto dei blogger è aumentato. Vedremo se saremo capaci di fare un buon lavoro...

Obama oPad

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Bella discussione. Metilparaben si preoccupa di un'involuzione antitecnologica di Obama. Luca Nicotra invita a leggere tutto il discorso del presidente americano. E osserva che le sue opinioni si collocano dopo, non prima dell'innovazione tecnologica. Sono nel mondo in cui la ricchezza delle nuove opportunità aperte dalla rete è dispiegata e apprezzata, ma un mondo nel quale c'è bisogno di un altro salto di qualità: per favorire l'emergere di nuovi modi per scoprire, filtrare, interpretare, condividere in modo trasparente, l'informazione. Per non essere travolti dalle strategie della disattenzione. E l'istruzione, dice Obama, è una risorsa da migliorare per andare in questa direzione.

Facebook privacy: ci devono pensare

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Sul Wall Street Journal: Facebook si è accorta che non può continuare a erodere la privacy dei suoi utenti senza conseguenze. (Post precedente: boomerang privacy)

Intanto si prepara a uscire Diaspora. Per quelli che vogliono un social network e anche la privacy. (ReadWriteWeb)

Gates parlò con Jobs dell'iPad (e altro)

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Nel maggio del 2007, un'intervista doppia a Steve Jobs e Bill Gates. Entrambi arrivano alle stesse conclusioni. Ma da due punti di partenza diversi. Gates sembra più orientatato a vedere il mondo coperto da schermi di ogni genere e proiettori che trasformano in schermi tutte le superfici. Jobs sembra più orientato a raccontare l'evoluzione del pc in tutte le nuove forme che potrà assumere. Arrivano alla stessa conclusione, ma il percorso è diverso. (Gizmodo secondo me la vede in modo un tantino unilaterale: entrambi parlano di iPad)


More about Siamo davvero liberi? Le neuroscienze e il mistero del libero arbitrio
L'inquietante eterna domanda sul libero arbitrio. In chiave neuroscientifica.

Da tempo immemorabile, qualcuno si domanda: "Se la divinità è onnisciente, dunque conosce anche ciò che ogni singolo individuo fa e farà; se quella divinità è onnipotente, dunque è nel suo potere intervenire o non intervenire nella storia in base a ciò che sa su ciò che ciascun individuo fa o farà; come può ogni persona essere libera?"

Oggi qualcuno si domanda: se la rete dei media sa quasi tutto di ciascuna persona, come può ciascuna persona essere davvero libera?

Ma gli scienziati del cervello aggiungono un'ulteriore domanda: se ogni pensiero e azione è in fondo il risultato delle attività cerebrali e delle loro specifiche strutture funzionali, come può il pensiero e l'azione essere davvero responsabilità dell'individuo?

E' un filo di domande terribile. Perdere la libertà è un incubo. Perdere la speranza che esista la libertà è un inferno.

Il libro curato da Mario De Caro, Andrea Lavazza, Giuseppe Sartori, viaggia intorno a queste domande. Con piglio talvolta tecnico scientifico, e talvolta tecnico giuridico. Aiuta a prendere consapevolezza della concretezza di queste domande, forse meno a ridurne l'impatto emotivo.
  
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Alcuni libri che ho in mano             
  Impressioni mentre leggo

Kathrin Passig, Sascha Lobo
Il libro dei pigri felici
Feltrinelli

Aldo Schiavone  

L'Italia contesa
Laterza

La saggezza è un percorso
 denso di imprevisti. Nel quale
molti preconcetti possono essere discussi. 

Due metamorfosi: l'epoca post-industriale
nell'Italia post-democristiana. 
Alla ricerca di un'identità e di una prospettiva.
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Nel frattempo continuano le riflessioni sul libro di Jeremy Rifkin, sull'empatia, espresse in breve in un post precedente.

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Altre letture citate:
Patel - il valore
Sun - media cinesi
Dazieri - gorilla
Conner - scienza popolare
Brokman - ottimismo
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Le puntate precedenti di questa specie di "rubrica" vagamente domenicale...
Risorgimento, Villari (9 maggio 2010)
Mediologia, Régis Debray (14 febbraio 2010)
Tempo, Roberto Peregalli (31 gennaio 2010)
Repressione, Cory Doctorow (10 gennaio 2010)
Miti, Umberto Galimberti (27 dicembre 2009)
Città esemplari (20 dicembre 2009)
Rifare la città (13 dicembre 2009)
Ricchezza della famiglia (6 dicembre 2009)
Capitale e condivisione (29 novembre 2009)
Miseria del millennio (22 novembre 2009)
Che cos'è la coscienza (15 novembre 2009)
Pirati e designer (11 ottobre 2009)
Scrivere la musica (6 settembre 2009)
L'arte dell'artigiano (28 giugno 2009)
Gandhi (7 giugno 2009)
La storia dei giornali (24 maggio 2009)
La valanga della crisi (29 marzo 2009
Il destino della storia (1 marzo 2009)
L'imprenditore di Schumpeter (22 febbraio 2009)
Il regime dei media (15 febbraio 2009)
Paul Veyne e costantino (9 febbraio 2009)
Sinapsi sociali (25 gennaio 2009)
Le storie contro la storia (18 gennaio 2009)
Io non sono il mio cervello (11 gennaio 2009)
Luminosa oscurità (4 gennaio 2009)
Il nuovo paradigma della finanza (21 dicembre 2008)
Il pericolo e l'intelligenza (14 dicembre 2008)
Beato chi si scandalizza (30 novembre 2008)
Viaggio per la felicità (2 novembre 2008)
Mercato o capitalismo (19 ottobre 2008)
Hacker (12 ottobre 2008)
Odio (27 settembre 2008)
Querdenker (24 agosto 2008)
L'indicibile segreto del segreto (14 agosto 2008)
Il filo dei libri (15 luglio 2008)
Felicità in azienda (28 maggio 2008)
Siamo le nostre azioni pubbliche (11 maggio 2008)
Senza povertà (4 maggio 2008)
Nothing ends (27 aprile 2008)
Esplorazioni insensate (5 aprile 2008)
L'arte del rinnovamento (16 marzo 2008)
L'arte nella storia (9 marzo 2008)
La logica della decrescita (2 marzo 2008)
La lettura dei confini (24 febbraio 2008)
La fortuna della filosofia (17 febbraio 2008)
Pensieri astratti su realtà concrete (3 febbraio 2008)
Memoria. Felicità (27 gennaio 2008)
Libertà della conoscenza (20 gennaio 2008)
Libertà della scienza (16 gennaio 2008)
Leggere nella complessità (13 gennaio 2008)
Leggere una storica scomparsa - 2 (6 gennaio 2008)
Leggere una storia scomparsa (31 dicembre 2007)
Il senso e la visione (22 dicembre 2007)
L'Italia e gli italiani (16 dicembre 2007)
La complessità della conoscenza (9 dicembre 2007)
L'organizzazione informale (2 dicembre 2007)
Il comune senso del capitalismo (4 novembre 2007)
Il gioco della matematica (28 ottobre 2007)
Numeri da leggere (7 ottobre 2007)
Fantadesign da leggere (30 settembre 2007)
Vivere una lettura filosofica della politica / 2 (23 settembre 2007)
Vivere una lettura filosofica della politica (16 settembre 2007)
Leggere il video partecipativo (5 agosto 2007)
L'identità delle vittime (29 luglio 2007)
La poesia di un amico è il titolo del racconto della tua vita (22 luglio 2007)
Leggere l'incomprensione (15 luglio 2007)
Il destino di leggere (8 luglio 2007)
Leggere la razza padrina (1 luglio 2007)
Leggere un incontro di civiltà (24 giugno 2007)
Lettura bella e popolare (17 giugno 2007)
Ricchezza della lettura in rete (3 giugno 2007)
Mutazioni nella lettura (27 maggio 2007)
Leggere nel futuro della città (20 maggio 2007)
Leggere il segreto di un inventore (13 maggio 2007)
L'organizzazione da leggere (6 maggio 2007)
La felicità di leggere (29 aprile 2007)
La scommessa di leggere (22 aprile 2007)
Leggere nel pensiero (15 aprile 2007)
Leggere nella mente digitale (8 aprile 2007)
Leggere nella rete (1 aprile 2007)
Leggere gli effetti dell'autobiografia (25 marzo 2007)
Leggere memi (18 marzo 2007)
Leggere l'identità del reporter (11 marzo 2007)
Leggere gli scenari (4 marzo 2007)
Leggere di quelli che lavorano (25 febbraio 2007)
Leggere dentro e fuori (18 febbraio 2007)
Leggere parole chiave (11 febbraio 2007)
Leggere appunti su ciò che non può essere scritto (4 febbraio 2007)
Rileggere quello che va riletto (28 gennaio 2007)
Leggere quello che gli amici hanno scritto (21 gennaio 2007)
Leggere quello che gli altri leggono (14 gennaio 2007)
Leggere per viaggiare (7 gennaio 2007)
Leggere per meditare (31 dicembre 2006)
Leggere per citare (24 dicembre 2006)
Gli occhiali per leggere (17 dicembre 2006)
Leggere, leggerezza, legge (10 dicembre 2006)
Leggere o non leggere (3 dicembre 2006)
Leggere per lavorare o lavorare per leggere? (26 novembre 2006)


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News by Apple

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Per Jacob Weisberg, l'iPad della Apple non aiuterà gli editori di giornali. Le condizioni sono troppo strettamente favorevoli alla Apple, fa notare. In effetti, quando è partito iPod-iTunes, le condizioni erano ritagliate sulle esigenze delle etichette. Ma questa volta le condizioni sono dettate dalla Apple. L'articolo è su Slate.

News by Google

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Google è convinta che il futuro delle news sia positivo. E intende aiutare gli editori a trovare la via d'uscita dalle difficoltà attuali. Forse. Ne parla un articolo dell'Atlantic, da leggere assolutamente... Ricordiamoci che l'economista di Google è Hal Varian.

Ministro dell'Internet: "Internet mi fido"

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Il Sole pubblica le bozze preparatorie del "codice di autodisciplina di internet" sponsorizzato dal ministro dell'Interno.

Il passaggio-chiave, mi pare, riguarda il fatto che è un codice da adottare su base volontaria:
"Fermo restando il rispetto delle norme vigenti, con il Codice si intende assicurare - su base volontaria - l'adozione di procedure volte a contrastare l'uso illecito delle risorse Internet fornite dai soggetti aderenti e, in particolare volte a garantire, su tali risorse, il pieno rispetto della dignità umana ed il rifiuto di ogni forma di discriminazione fondata, sul sesso, la razza, il colore della pelle o l'origine etnica o sociale, le caratteristiche genetiche, la lingua, la religione o le convinzioni personali, le opinioni politiche o di qualsiasi altra natura, l'appartenenza ad una minoranza nazionale, il patrimonio, la nascita, gli handicap, l'età o le tendenze sessuali. Si intende altresì assicurare particolare attenzione agli utenti minorenni, anziani e, in generale, meno esperti, promuovendo un uso più consapevole e sicuro della navigazione sul web e garantendo loro una maggiore tutela."

In pratica, pare di capire, che chi aderisce al codice si impegna a togliere i contenuti offensivi (tempestivamente, se segnalati da parti lese). E poi un sacco di altre cose tutte da leggere e sulle quali riflettere. Tra queste è sparito - si direbbe - l'obbligo di mettere in vista il logo del codice (basta dichiarare la propria adesione con la formula prevista). Funzionerà?

Help: intrusi su FriendFeed...

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Strano fenomeno. Su FriendFeed è apparso due volte un post con il link al mio profilo di Linkedin. Ma non sono io ad averlo pubblicato.

Dopo il primo caso, ho tolto il feed di Linkedin da quelli che alimentano FriendFeed. Ma questo non ha impedito la ripetizione del fenomeno.

Qualcuno sa darmene una interpretazione?

Boomerang privacy Facebook

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La gente si va disaffezionando a Facebook. Un sito nato per coltivare "amicizie" e trasformato in servizio di comunicazione e promotore della presenza online per arrivare a un motore di ricerca sociale, si capisce meno. SearchEngineLand dice che la percentuale di utenti attivi diminuisce.

L'evoluzione del cio

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Chief information officer. La figura del manager che gestisce l'informatica in azienda è in piena evoluzione, come del resto l'insieme delle tecnologie digitali. Ma la sua missione resta quella di favorire l'innovazione in azienda.

Tanto che, secondo una ricerca dell'Ibm, i cio nel mondo occupano il 45% del loro tempo in attività tradizionali (gestione dell'ambiente tecnologico, riduzione dei costi, contenimento dei rischi, automazione dei processi) e il 55% del loro tempo in attività di supporto ai piani di innovazione più generali decisi dalla strategia aziendale.

Nella figura del cio si sono dunque sedimentate funzioni antiche, alle quali si aggiungono quelle che oggi sono di punta. Si potrebbero immaginare diversi stili di management dell'informatica, non necessariamente alternativi:
1. il cio razionalizzatore è al servizio del bilancio, riduce i costi e aumenta la produttività di ciò che in azienda viene già fatto
2. il cio socializzatore è al servizio delle strategie definite dalle risorse umane e dal vertice per aumentare la capacità delle persone in azienda di collaborare intorno a progetti comuni
3. il cio leader culturale è capace di contribuire all'elaborazione delle strategie aziendali immaginando le innovazioni fondamentali che l'azienda può sviluppare cogliendo le opportunità offerte dalla dinamica della tecnologia in generale.

E' in ogni caso chiaro che per tutte queste funzioni e in tutti i modelli di cio una novità si va facendo strada: il cio continua a essere il custode della sapienza tecnologica in azienda ma si va aprendo a problematiche socio-culturali più complesse. E' anche qui la fine della distinzione netta tra cultura scientifica e cultura umanistica che si nota in molte altre dimensioni della vita sociale. E' frutto di un bisogno fondamentale: fare i conti con un periodo di accelerazione dell'innovazione spinta dall'offerta di tecnologia e ricondurla a un contesto umano più ampio. E' un epoca di cambiamenti fondamentali dal punto di vista culturale, non più meramente tecnologici: oggi, la cultura - in senso antropologico - si muove conoscendo la tecnologia ma digerendola, imparando a conoscerne le conseguenze, arrivando a guidare il processo non a subirlo.

Il contesto dell'innovazione tecnologica per le aziende, dunque, va letto a partire da un'innovazione culturale. E così si interpretano le tendenze attuali più evidenti:
1. tecnologie sostenibili: il risparmio non è più soltanto orientato alla riduzione del consumo di risorse aziendali ma anche alla riduzione del consumo di risorse ambientali, sociali e culturali
2. cultura aziendale: il sapere aziendale, i numeri, i monitor; ma anche il data mining dialogico, con esperimenti sui dati che provengono dall'interazione con gli utenti e i fornitori online
3. internettizzazione: informatica aziendale come piattaforma per accedere a risorse software (cloud, apps, informazioni) che si trovano online e cui si accede con una molteplicità di strumenti (telefono, smartphone, tablet, notebook, desktop).

Le soluzioni non nascono più dalla tecnologia, ma dalla capacità interpretativa dei cio.

Uno sviluppo di questo concetto meriterebbe un libro. E in effetti i veri esperti della materia non mancano. Qui emergono più che altro ipotesi e domande:
1. Si potrebbe forse dire che la visione dei cio è simile a quella di chi concepisce un business e un prodotto, che la rete degli utenti deve adottare? (Nei settori più avanzati dell'innovazione, attualmente, non è più l'offerta che crea la domanda, ma la domanda ad adottare l'offerta. Dunque l'offerta che si concepisce come capace di farsi adottare vince su quella che si impone per via di procedura aziendale).
2. Ma come può evolvere in questa direzione una figura che molte aziende considerano ancora tecnica? E' essenzialmente il ceo che fa evolvere il cio? Oppure è la rete dei nuovi assunti in azienda, più scaltri con la tecnologia di rete e meno disciplinabili con le classiche soluzioni procedurali gerarchicamente strutturate.
3. Infine, come è possibile crescere e contemporaneamente tagliare i costi? Tutte le aziende che risparmiano indiscriminatamente tendono a ridurre anche la loro capacità innovativa, l'unica risorsa che non si possono permettere di tagliare. La parola chiave non è "taglio" ma "indiscriminatamente": occorre fare delle scelte, i tagli sono necessari e positivi se eliminano sacche di privilegio inutile, ma vanno accompagnati da segnali positivi che dimostrino la strada che l'azienda intende percorrere per crescere o svilupparsi. Da questo punto di vista il cio è potenzialmente un protagonista: se crede alla capacità delle persone che lavorano nella sua azienda di creare valore con le loro idee.

Ma è chiaro che le domande sono più delle risposte... Qui c'è la voce del cio di Ibm, sulla ricerca citata in apertura.


Geografia della prossima banda larga

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Una sola rete in banda superlarga è possibile in ogni territorio. Ci sono molti soggetti che vorrebbero realizzarla (Telecom, Vodafone & C., regioni). Lo stato ha pochi soldi per incentivarla. Una soluzione potrebbe essere che lo stato usi i suoi soldi per incentivare i soggetti che accettano un piano di "spartizione" del territorio che eviti duplicazioni e buchi... E che la volontà organizzativa sia presa in mano dalle regioni. In ogni regione ci andrebbe un solo partner industriale e si sceglierebbe un'architettura chiara e forte. Tutti territori, ovviamente, dovrebbero essere semplicemente interconnessi.

Altrimenti stiamo qui a girare intorno a un problema che più che altro diventa una partita a chi fa finta di fare qualcosa ma in realtà rallenta tutto in attesa che altri si muovano. Le imprese e le famiglie italiane non si possono permettere di restare fermi su questa questione. L'innovazione passa sul serio da lì.

Echo su Big Media

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Washington Post, Slate, Time aggiungono Echo ai loro servizi web. Echo serve a fare commenti in diretta. TechCrunch.

Guardando i log

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Guardando i log a questo blog si trova un'interrogazione via search ogni minuto circa. I numeri ip arrivano tutti da host di crowler dice Convert Host. E le ultime parole cercate sono: computer, velocità, austerità, olivetti, facebook, carta...

L'austerità della crescita

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Il Sole di oggi osserva come l'economia europea - e italiana - sia di fronte a decisioni difficili. E' necessaria una disciplinata austerità nei bilanci pubblici, altrimenti la speculazione sul debito ha buone probabilità di far saltare l'euro. Ed è necessaria la crescita dell'economia perché altrimenti l'interesse sul debito sale a livelli intollerabili e salta l'euro. Eppure, austerità spesso vuol dire risparmio e riduzione della spesa pubblica o aumento delle tasse, il che ha l'effetto di diminuire la crescita. Alessandro Plateroti ha preso di petto a contraddizione in un editoriale, online oggi.

La contraddizione è complessa. Il debito è stato la causa di una parte importante della crescita del passato. E ora rallenta la crescita attuale. Per togliere di mezzo questa causa di rallentamento occorre austerità. Ma è chiaro che togliere un freno non significa accelerare. Questa idea deriva dall'ideologia che pensa alle imprese come cavalli che vogliono solo correre e che solo lo stato frena: meno stato più crescita. Ma non è così se le imprese di cui si parla sono abituate a farsi aiutare dallo stato (che per farlo si indebita). In queste condizioni, nell'immediato, l'austerità e il minor peso dello stato non si traducono in una automatica liberazione delle forze di crescita delle imprese. Anzi, nell'immediato sembra proprio che l'austerità rallenti la crescita.

Insomma, bisogna fare austerità nei conti pubblici alla stessa velocità con la quale si trova qualche altro motivo di crescita. Dove li trova l'Italia?

Noi abbiamo alcuni punti di forza.
1. Siamo fortissimi risparmiatori. Il nostro debito pubblico è enorme. Il nostro debito privato è piccolo. E concentrato sulla casa. La casa è un bene di investimento che - non essendoci un vero mercato - o cresce o si ferma: non diminuisce quasi mai. Apparentemente. Per questo il piano di aumentare le case è la prima cosa che viene in mente. Perché piace ai risparmiatori. Ma se il reddito disponibile non aumenta, o diminuiscono i consumi o diminuiscono i risparmi: il che riduce la possibilità di aumentare il debito privato. E frena la crescita del valore delle case. In queste condizioni il piano casa funziona se il reddito disponibile viene salvaguardato: con aiuti alle famiglie sostanziali. Che non sono necessariamente possibili in una situazione di austerità.
2. Siamo forti nel turismo. La valorizzazione di questa forza dipende peraltro da trasporti, legalità, qualità dei servizi. Il che dipende dagli investimenti infrastrutturali. Molto costosi e lunghi da realizzare.
3. Siamo forti nelle esportazioni. Attualmente l'Asia compra. E l'America un po' meno, ma non è ferma. L'abbassamento dell'euro aiuta. Le imprese che esportano sono reattive e veloci. Ma dipendono dalla domanda globale (che cresce). E dalla loro capacità di fare continuamente ricerca e innovazione. Investimenti in banda larga, sostegno alla ricerca, facilitazione all'innovazione, all'immigrazione di talenti, sono investimenti a redditività relativamente immediata. Ma i loro profitti dovrebbero essere attratti a restare in Italia e reinvestiti.

Finisce che in tutti i casi, l'austerità va bene se è accompagnata da regole più serie che incentivano gli investimenti in innovazione, scuola, ricerca, connessioni e infrastrutture. L'austerità va bene se non si disperdono risorse in varie forme di corruzione, evasione fiscale, lavoro nero. Per l'Italia, l'unica chance probabilmente è che tutto questo ci venga imposto dalla concertazione europea. La strada è lunga. Ma i risultati di ogni passo in queste direzioni possono avere effetti veloci.

Insomma. L'austerità in Italia può essere modernizzazione, legalità, regole incentivanti concentrate sull'investimento - pubblico e privato - più che sul consumo: l'austerità può essere crescita.

Genna e i canoni del web

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Giuseppe Genna ha parlato ieri, a Oilproject, della narrazione all'epoca del web. Epica e sperimentazione, classifiche e canoni. Post-moderno e paura.

Sintesi personali:
1. Molte funzioni tipiche degli editori tradizionali potrebbero finire ai leader delle grandi piattaforme, tipo Apple. Per gli editori di libri, i distributori, i tipografi potrebbe essere un problema.
2. Alcune innovazioni, mutuate dai telefilm, potrebbero diventare una nuova funzione editoriale: la creazione di mondi di senso all'interno dei quali si valorizzino le singole vicende. Potrebbe essere una chance per gli editori di giornali, le cui testate si avvicinano all'idea di "mondo di senso". Lo stesso vale per nuovi progetti collettivi, in stile wikipedia,
3. Alcuni autori, divenuti icone, potrebbero diventare a loro volta con la loro biografia delle forme di sintesi del contesto, trovando il mondo di valorizzare i loro contenuti in maniera adatta al nuovo mondo dell'editoria crossmediale.

Giuseppe ha sottolineato molti rischi. Uno mi pare da ricordare. Le modalità di conversazione in rete rischiano di appiattirsi su alcune forme convenzionali, canoniche. Valorizzando il dialogo soltanto tra coloro che le apprezzano aprioristicamente. E facendo perdere occasioni di incontro con lo stupore delle idee diverse e inattese.

Narrazione e prospettiva

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Stasera ce la raccontiamo con Giuseppe Genna a Oilproject. La narrazione è una parola chiave. Ma raccontare la narrazione è superdifficile. Soprattutto quando ci sei in mezzo.

Anche perché come sappiamo bene gli stimoli vaganti sono moltissimi ma i filtri narrativi sono scarsi e confusi.

Remo Bodei dipinge la memoria nell'epoca della rete come una facoltà in tensione, sollecitata a mutare da un contesto che valorizza un iperpresente nel quale tutto è accessibile ma senza necessariamente favorire il riconoscimento di una prospettiva.

I racconti lineari e parziali, i frame interpretativi, le sceneggiatura implicite nei fatti riportati dai grandi media, hanno sostituito forse le grandi narrazioni la cui caduta è stata descritta dagli interpreti del post-moderno.

Sicché conviviamo con la complessità cercando di non pensarci troppo. Il che la alimenta.

La ipotetiche "grandi narrazioni" del presente, dalla globalizzazione allo "scontro di civiltà", durano poco e si trasformano in fretta. Anche perché le tecniche di distruzione polemica delle idee sembrerebbero attualmente più forti di quelle di ricostruzione.

Ma per vivere abbiamo bisogno di immaginare almeno un po' di futuro per noi o per tutti. E dunque abbiamo bisogno di pensarci come parte attiva di una narrazione. Solo una vita che si può raccontare può essere una "buona vita", dice Antoine Compagnon nelle sue lezioni al Collège de France. E probabilmente vale anche per la vita di una società.

Qualcuno può pensare che la rete non abbia contribuito a rispondere. Altri possono pensare che i blog e le narrazioni emerse nella rete abbiano aiutato. Ma un fatto è chiaro: se la narrazione generale che descrive la società in cui viviamo non ci piace o non sembra "vera davvero", o è troppo priva di prospettiva, la rete di dice che qualcosa di concreto possiamo sempre fare (sia nei contenuti che nelle piattaforme). Non è una soluzione. Ma rispetto all'epoca del dominio assoluto del broadcast, è un passaggio sensazionale.

Facebook scuola di privacy

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Pare dunque che le persone si stiano rendendo conto che l'unico modo per usare Facebook e mantenere uno spazio per sé, senza essere continuamente osservati da chissà chi, sia quello di maturare una consapevolezza del mezzo e postare solo quello che si pensa possa essere pubblico.

Ovviamente senza farne una paranoia, come ironizza Paul Carr. La discussione in materia è ampia. L'evoluzione della privacy su Facebook è un'animazione da vedere.

Anemone o Scaglia

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Diego Anemone è libero. Silvio Scaglia resta in carcere.

BookBlogging - RISORGIMENTO - Villari

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More about Bella e perduta
Un bellissimo libro. Una narrazione affascinante. Una storia scritta da uno storico. Un invito all'attenzione nei confronti dei lettori. Lucio Villari condivide la sua sapienza sul Risorgimento con chi incontra il suo libro, con spirito di servizio e autentico, contagioso, piacere letterario.

Ma oltre a questo una sintesi di fatti decisivi. Come raramente si possono ricordare nella storia italiana. Una storia di solito fatta di sovrapposizioni, sedimentazioni, esperienze non dette e mal digerite. Misteri senza possibilità di soluzione. Delitti, anche collettivi, senza catarsi. Eroismi dimenticati, nella confusione dei messaggi di disinformazione e disattenzione.

Il Risorgimento invece è stato, come racconta Villari, un movimento della realtà. Una visione, forse, appunto, letteraria, tradotta in un'azione politica definita da eventi internazionali e da iniziative di minoranze coraggiose, incanalata nella storia da operatori della diplomazia di altissima qualità. Ma soprattutto un fatto riconoscibile da tutta una popolazione. Un fatto. Intorno al quale la società, ancora oggi, si può dare un discorso comune. A partire dal quale, eventualmente, discutere e progettare alternative.

Con un sottotesto, forse. La storia del federalismo abbandonato nell'epoca risorgimentale a favore di un modello centralista ben poco adatto alla realtà italiana: un federalismo che era peraltro orientato all'aggregazione, all'inclusione, alla costruzione di una cosa comune. Quel federalismo ottocentesco si confronta con una concezione odierna di federalismo che deve contemporaneamente recuperare le radici territoriali diverse e decentrare i poteri, in una tensione che non è aggregante e inclusiva, ma che rischia al contrario di essere orientata a dividere. Può essere un passo necessario, tuttavia. Perché risponde a esigenze e domande sociali immediate. Purché venga compiuto nell'ipotesi di valorizzare le eccellenze di ogni partecipante, non nella speranza di escludere e dividere senza costruire.
  
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Alcuni libri che ho in mano             
  Impressioni mentre leggo

Kathrin Passig, Sascha Lobo
Il libro dei pigri felici
Feltrinelli

Aldo Schiavone  

L'Italia contesa
Laterza

La saggezza è un percorso
 denso di imprevisti. Nel quale
molti preconcetti possono essere discussi. 

Due metamorfosi: l'epoca post-industriale
nell'Italia post-democristiana. 
Alla ricerca di un'identità e di una prospettiva.
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Nel frattempo continuano le riflessioni sul libro di Jeremy Rifkin, sull'empatia, espresse in breve in un post precedente.

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Altre letture citate:
Patel - il valore
Sun - media cinesi
Dazieri - gorilla
Conner - scienza popolare
Brokman - ottimismo
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Le puntate precedenti di questa specie di "rubrica" vagamente domenicale...
Mediologia, Régis Debray (14 febbraio 2010)
Tempo, Roberto Peregalli (31 gennaio 2010)
Repressione, Cory Doctorow (10 gennaio 2010)
Miti, Umberto Galimberti (27 dicembre 2009)
Città esemplari (20 dicembre 2009)
Rifare la città (13 dicembre 2009)
Ricchezza della famiglia (6 dicembre 2009)
Capitale e condivisione (29 novembre 2009)
Miseria del millennio (22 novembre 2009)
Che cos'è la coscienza (15 novembre 2009)
Pirati e designer (11 ottobre 2009)
Scrivere la musica (6 settembre 2009)
L'arte dell'artigiano (28 giugno 2009)
Gandhi (7 giugno 2009)
La storia dei giornali (24 maggio 2009)
La valanga della crisi (29 marzo 2009
Il destino della storia (1 marzo 2009)
L'imprenditore di Schumpeter (22 febbraio 2009)
Il regime dei media (15 febbraio 2009)
Paul Veyne e costantino (9 febbraio 2009)
Sinapsi sociali (25 gennaio 2009)
Le storie contro la storia (18 gennaio 2009)
Io non sono il mio cervello (11 gennaio 2009)
Luminosa oscurità (4 gennaio 2009)
Il nuovo paradigma della finanza (21 dicembre 2008)
Il pericolo e l'intelligenza (14 dicembre 2008)
Beato chi si scandalizza (30 novembre 2008)
Viaggio per la felicità (2 novembre 2008)
Mercato o capitalismo (19 ottobre 2008)
Hacker (12 ottobre 2008)
Odio (27 settembre 2008)
Querdenker (24 agosto 2008)
L'indicibile segreto del segreto (14 agosto 2008)
Il filo dei libri (15 luglio 2008)
Felicità in azienda (28 maggio 2008)
Siamo le nostre azioni pubbliche (11 maggio 2008)
Senza povertà (4 maggio 2008)
Nothing ends (27 aprile 2008)
Esplorazioni insensate (5 aprile 2008)
L'arte del rinnovamento (16 marzo 2008)
L'arte nella storia (9 marzo 2008)
La logica della decrescita (2 marzo 2008)
La lettura dei confini (24 febbraio 2008)
La fortuna della filosofia (17 febbraio 2008)
Pensieri astratti su realtà concrete (3 febbraio 2008)
Memoria. Felicità (27 gennaio 2008)
Libertà della conoscenza (20 gennaio 2008)
Libertà della scienza (16 gennaio 2008)
Leggere nella complessità (13 gennaio 2008)
Leggere una storica scomparsa - 2 (6 gennaio 2008)
Leggere una storia scomparsa (31 dicembre 2007)
Il senso e la visione (22 dicembre 2007)
L'Italia e gli italiani (16 dicembre 2007)
La complessità della conoscenza (9 dicembre 2007)
L'organizzazione informale (2 dicembre 2007)
Il comune senso del capitalismo (4 novembre 2007)
Il gioco della matematica (28 ottobre 2007)
Numeri da leggere (7 ottobre 2007)
Fantadesign da leggere (30 settembre 2007)
Vivere una lettura filosofica della politica / 2 (23 settembre 2007)
Vivere una lettura filosofica della politica (16 settembre 2007)
Leggere il video partecipativo (5 agosto 2007)
L'identità delle vittime (29 luglio 2007)
La poesia di un amico è il titolo del racconto della tua vita (22 luglio 2007)
Leggere l'incomprensione (15 luglio 2007)
Il destino di leggere (8 luglio 2007)
Leggere la razza padrina (1 luglio 2007)
Leggere un incontro di civiltà (24 giugno 2007)
Lettura bella e popolare (17 giugno 2007)
Ricchezza della lettura in rete (3 giugno 2007)
Mutazioni nella lettura (27 maggio 2007)
Leggere nel futuro della città (20 maggio 2007)
Leggere il segreto di un inventore (13 maggio 2007)
L'organizzazione da leggere (6 maggio 2007)
La felicità di leggere (29 aprile 2007)
La scommessa di leggere (22 aprile 2007)
Leggere nel pensiero (15 aprile 2007)
Leggere nella mente digitale (8 aprile 2007)
Leggere nella rete (1 aprile 2007)
Leggere gli effetti dell'autobiografia (25 marzo 2007)
Leggere memi (18 marzo 2007)
Leggere l'identità del reporter (11 marzo 2007)
Leggere gli scenari (4 marzo 2007)
Leggere di quelli che lavorano (25 febbraio 2007)
Leggere dentro e fuori (18 febbraio 2007)
Leggere parole chiave (11 febbraio 2007)
Leggere appunti su ciò che non può essere scritto (4 febbraio 2007)
Rileggere quello che va riletto (28 gennaio 2007)
Leggere quello che gli amici hanno scritto (21 gennaio 2007)
Leggere quello che gli altri leggono (14 gennaio 2007)
Leggere per viaggiare (7 gennaio 2007)
Leggere per meditare (31 dicembre 2006)
Leggere per citare (24 dicembre 2006)
Gli occhiali per leggere (17 dicembre 2006)
Leggere, leggerezza, legge (10 dicembre 2006)
Leggere o non leggere (3 dicembre 2006)
Leggere per lavorare o lavorare per leggere? (26 novembre 2006)


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Scrivono di libri: Clelia Mazzini (Akatalēpsìa), Luisa Carrada (Il mestiere di scrivere), Stefania Mola (Squilibri), Ste (melodiainotturna), Ossimora (Antonia nella notte), Remo Bassini (Appunti), Seia Montanelli (Paese d'Ottobre), Renee (Book of the day), Mitì Vigliero (Placida Signora), Gian Paolo Serino (Satisfiction), Gattostanco, Gabriella Alù (Non solo Proust), Patrizia Bruce (Dimmi, cosa leggi?), Angèle Paoli (Terres del femmes), Alessio. E... VibrisseLipperaturaLitteratitudineWittgenstein, talvolta. E inoltre: Bottega di LetturaPenna e mouseBookrepublicLa FrustaZamBooksblog. E MilanoNera. E Sottotomo... BooksWebTvPalagniacAmalteoCarmilla onlineAntonio Genna. E Nazione indiana.


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Rodotà, la privacy, le intercettazioni

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Stefano Rodotà non ritiene che la legge sulle intercettazioni sia una difesa della privacy. E le preoccupazioni si diffondono. Le opinioni di Fiorello Cortiana, Juan Carlos De Martin, Arturo Di Corinto, Carlo Formenti, Guido Scorza.

Draquila è da vedere

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Da vedere Draquila. Per poter decidere chi abbia offeso l'Italia.

Fin troppa

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I commenti al post sulla frase che dichiarava "fin troppa" la libertà di stampa in Italia sono come spesso succede più interessanti del post.

In particolare emergono tre temi:
1. la libertà di stampa costituzionalmente garantita (si potrebbe fare di più in Italia
2. la qualità della produzione di informazione in Italia (si potrebbe fare di più dappertutto)
3. la capacità di lettura critica dell'informazione in Italia (forse qui c'è un'attenzione più diffusa che altrove, almeno dal punto di vista della critica di sistema, ma resta un argomento estremamente difficile, anche perché da noi c'è una certa riluttanza a concentrarsi sui fatti prima di elaborare interpretazioni).

Grazie dunque per quei commenti.

La maturazione di una nuova forma di "opinione pubblica" (che forse non si chiamerà così) è in corso. C'è un inferno di disinformazioni, urla e distrazioni. C'è una speranza di miglioramento nelle opportunità offerte dal nuovo ecosistema dell'informazione nel quale il pubblico attivo ha una possibilità di influire maggiore di prima. C'è soprattutto un sacco di lavoro da fare... Navigando nella difficoltà. Con pazienza. Ascoltando. Cercando di dare un piccolo contributo. Rispettando i punti di vista... Immaginando le prossime tappe, magari con un sogno da coltivare. 

Già, un sacco di lavoro...

Caso per caos

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Il petrolio del Golfo del Messico e l'ambiente globale. La nuvola del vulcano islandese e i voli aerei. La crisi greca e l'euro. Fenomeni caotici, interconnessioni mondiali. Se ne conversava ieri, con Ket. Fanno apparire i grandi potenti della Terra come persone che non sanno che cosa possono davvero fare. Eppure devono intervenire. 

Problema da far tremare i polsi. Perché forse indica la necessità di cambiare le forme dei governi. Ma certo non spiega come fare. A quanto pare, i fenomeni caotici non si governano vietandoli: si indirizzano con interventi strategici capaci di generare feedback positivi. Per riuscire occorre comprenderli fino in fondo. E forse non basta.

Stiamo assistendo a una riduzione del potere politico a una tra le molte potenti centrali di decisione collettiva. E forse a una sua trasformazione in un sistema essenzialmente votato a raccontare (anche con i fatti, ovviamente) una storia che accomuni molte persone e molte forze, in modo che si coordinino per percorrere una strada il più possibile condivisa.

Le conseguenze di tutto questo possono essere enormi. Forse le stiamo già osservando.

La privacy di Zuckerberg

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Il ceo di Facebook va dicendo da tempo cose che non lo mettono nel novero dei grandi difensori della privacy. Cercando esattamente che cosa pensa in materia ci si imbatte online in un pezzo uscito qualche giorno fa che riporta un commento fatto da un suo dipendente.

Si tratta di un frammento di una frase di Zuckerberg, detta in un ambito che egli evidentemente riteneva privato, e che pare dimostrare come al fondatore di Facebook non importi nulla della privacy.

Può darsi che non gli importi neppure del fatto che è uscita questa notizia su una sua conversazione privata.

La Mela di Newsweek

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Newsweek (in vendita) pubblica un pezzo molto critico sull'idea che l'iPad possa essere una buona soluzione per i giornali in cerca di un nuovo modello di business. Il pezzo è di Daniel Lyons.

Fidarsi dei "termini di servizio"

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Eff riporta una cronologia dei cambiamenti nelle regole sulla privacy di Facebook. Mostrava tempo fa la durezza delle regole Apple per chi vuole distribuire applicazioni sull'App Store. Ning cambia improvvisamente politica e impone un pagamento per l'uso dei suoi minisocialnetwork. E poi c'è la storia - tutta da leggere e valutare - di Totlol e Google.

Dobbiamo abituarci a pensare che se le piattaforme più rilevanti del pianeta digitale sono private, dovranno sempre mediare tra la necessità cogente di fare i loro interessi e la visione lungimirante di comprendere come servire al meglio gli utenti.

E' chiaro a tutti, persino ai gestori di quelle piattaforme, che il valore dei loro prodotti è generato dalle persone che le usano. Se trattano troppo male le persone, queste se ne vanno e le piattaforme perdono valore. Ma se non possono andarsene troppo facilmente, se hanno investito molto su quelle piattaforme, se vedono che tutti i loro amici sono su quelle piattaforme, allora i gestori delle piattaforme possono cedere ai propri interessi a scapito di quelli degli utenti. E' un'evoluzione possibile e in qualche caso prevedibile.

Si può fare qualcosa? Fino a che internet sarà libera e neutrale, nasceranno sempre nuove proposte che dovranno presentarsi come vantaggiose per farsi adottare e dunque miglioreranno la situazione, tenendo a bada la sete di controllo e profitto delle piattaforme private esistenti. E questa dinamica continuerà. La rete si autodifende se è aperta.

Ma non basta. La logica dei "commons" dovrebbe estendersi almeno un po' anche al settore delle piattaforme. Alcune sono già così. Ma nei social network c'è ancora poco. E i profili o le identità che contano tendono a diventare sempre più legate a piattaforme private. Sarebbe meglio equilibrare l'ecosistema con servizi "commons" che garantiscano un luogo neutro dove mettere le informazioni che interessano alle persone al sicuro dai cambiamenti dei termini di servizio delle piattaforme private. E' un progetto piuttosto grande e complesso. Ma va almeno dichiarato.

Fin troppa libertà

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In Italia "abbiamo fin troppa libertà di stampa".

Abbiamo? Chi? Troppa?

Libertà? A ben vedere, di troppo c'è fin troppo. In Italia abbiamo fin troppa libertà di televisione. Fin troppa libertà di evadere le tasse. Fin troppa libertà di corrompere.

In Italia hanno fin troppa libertà di disinformazione.

Certezza Romani, forse

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Dicono che al posto del dimissionario Claudio Scajola, al ministero dello Sviluppo economico vada ora Paolo Romani.

Per ora sono solo voci. Ma che succederebbe al piano banda larga in quel caso?

Gli scenari sono cartesiani. O Romani resta anche alle comunicazioni e continua a non fare quello che non ha fatto finora ma con la consapevolezza che dovrebbe fare quello che va fatto... oppure la gestione del piano banda larga cambia strada. Il che potrebbe significare alternativamente o più azione o meno consapevolezza. Per fortuna la politica non si fa con i "se" ma con i "forse".

La riforma del Risorgimento

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Nella versione tradizionale del Risorgimento, i cattolici erano molto arrabbiati con l'Unità d'Italia, mentre il Piemonte ne era l'artefice e il principale sostenitore. Evidentemente occorreva una riforma per modernizzare la situazione.

Oggi, i vescovi italiani sono a favore dell'Unità d'Italia, a giudicare dall'intervento del cardinale Angelo Bagnasco. Mentre i rappresentanti del Nord Italia, del partito che tra l'altro ora guida il Piemonte, sono piuttosto disinteressati a celebrarla.

Icone e reliquie

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Che cos'è la Sindone? Una risposta è arrivata ieri, grazie a un'affermazione del Papa. E Armando Torno la riporta e commenta oggi in prima sul Corriere (non trovo l'articolo sul sito). 

Il Papa definisce la Sindone un'icona, non una reliquia. Significa che non la vede come un resto corporeo di una vita santa, ma come un'immagine. 

Come dire: è ora di smettere di domandarsi se sia veramente stata il lenzuolo che ha avvolto Gesù, perché il suo significato educativo è comunque molto grande. Questo non chiude il giallo più affascinante dell'archeologia cristiana, ma offre una chiave interpretativa più ampia e meno tecnica.

La rete tivù

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La tv resiste meglio di altri media alla rete, dice l'Economist. Meglio della musica, meglio dei giornali di carta, forse anche meglio della radio.

Perché l'umanità ha ancora bisogno di punti di aggregazione per appuntamenti collettivi. E la tv li offre. Mentre la rete li moltiplica. Tanti piccoli punti di aggregazione (la rete) invece di pochi grandi (la tv).

Ma vedremo se questo continuerà nel tempo. Oggi la tv è decisamente cambiata. La tv generalista non è più centrale e regale come in passato. La tv resta importante anche perché si è a sua volta suddivisa in molti canali e sottocanali. La tv generalista ha conosciuto la sua forma di erosione del tempo e dell'attenzione del pubblico. L'Economist lo sottolinea, ma parlando di tv in generale non mostra abbastanza chiaramente come la tv di oggi sia difficilmente la tv di quindici anni fa.

La tv è il grande canale dei grandi eventi mediatici. E lo resta. Sport. Telefilm. Le notizie immediate dei grandi fatti che sconvolgono la vita quodidiana. Ma non basta certo più. Il suo futuro è, come per ogni altro medium, nell'adattamento al nuovo ecosistema mediatico che si è creato con l'emergere della rete internet. Non tutti i media reagiscono nello stesso modo. Ma tutti stanno cambiando di senso: non più imperatori del loro territorio, ma parti di un insieme più complesso. 

Si direbbe che emergano diverse funzioni e diversi ruoli dei media. E che l'adattamento si configuri in ragione di queste diversità. La tv appare più adatta all'immediatezza delle sensazioni, aperta all'irrazionalità, alle emozioni. I giornali sembrano più adatti a ospitare anche il lato più razionale, empirico, fattuale dell'informazione. E la rete parrebbe votata a collegare i vari aspetti del tutto. Ma sono ipotesi che non possono essere generalizzate più di tanto. A oggi passo si possono trovare eccezioni. 

Il problema è cercare di leggere le tendenze di fondo. E le esigenze di fondo: nell'ecosistema dell'informazione, gli spazi della ragione accomunano in base a un metodo di ricerca condiviso, empirico e razionale, gli spazi dell'irrazionalità accomunano invece in base a conoscenze comuni, esperienze già compiute, istinti indiscussi. Occorre la massima infodiversità. E il contributo finora portato dalla rete a questo scopo particolare è certamente molto significativo. Ma il processo non si ferma qui.

Mare nero

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Si segue con angoscia la storia del petrolio che esce dalla piattaforma affondata nel Golfo del Messico. E l'angoscia è ovviamente per le persone, gli animali, le piante del Golfo. Ma c'è una preoccupazione enorme che sgorga dal fondo del mare...

Perché quello che è emerso è che non c'era un piano per questo genere di situazioni. Neppure l'ombra di un piano. Nessuno sembra aver pensato in anticipo a che cosa si deve fare nel caso che la trivellazione si trasformi in un simile disastro.

E la preoccupazione è che tutto quello che si fa per sfruttare le risorse e sviluppare l'economia a breve termine sia condotto con la stessa noncuranza per le conseguenze a lungo termine. Sembra impossibile che non ci fosse un'idea di come reagire a questo genere di eventualità. Eppure non è impossibile: è la logica conclusione che deriva da un sistema che privilegia l'immediatezza dei guadagni al loro senso per l'umanità e il pianeta. 

E' così per le nuove trivellazioni approvate e ora in fretta e furia interrotte dagli americani? E' così per le innovazioni cinesi, canadesi, brasiliane, russe... per le centrali nucleari italiane? 

Non ci si può fermare sempre in attesa di aver pensato tutto. Ma quando si impara una cosa bisogna prenderne atto. E agire di conseguenza. E invece, una volta passata l'attenzione mediatica, i furbi e i praticoni riprendono la loro attività. Mentre i preoccupati continuano a preoccuparsi. Questa volta, in quest'occasione così palesemente grave, l'umanità deve imparare, e imparare a non dimenticare più.

La fatica di festeggiare la fatica

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Buona festa dei lavoratori. Nella speranza che si veda che i lavoratori sono persone. E che tutte le persone lavorano. In condizioni diverse, per un salario o per una soddisfazione, per un bisogno o per un fine, per un dovere o per un piacere. Nella speranza che tutte queste motivazioni si possano riunire. E la dignità di tutte le persone non venga travolta dalla limitata visione di qualcuno.

La fatica di festeggiare la fatica si supera se si vede il lavoro come una dimensione della vita. Se non è il sacrificio che le persone devono subire per poter consumare. Se non è la chimera che non si trova e che si aspetta. Se non è il punto di domanda dei giovani. E se non è sfruttamento di illusioni. Se è preso sul serio quando lo merita. Se si impara a essere grati del proprio e dell'altrui lavoro: riscoprendone il sapore.

Oggi è una festa di tutti. Se smettiamo di aggregare le persone per un ruolo economico deciso da una filosofia vecchia. I lavoratori, i consumatori, i risparmiatori, i telespettatori... E' ora di smettere di farci a fette in base a una posizione nel sistema. E riconsiderare il sistema in base al fatto che è un insieme di persone, prima di tutto.

Se c'è bisogno di lottare per affermare una idea di lavoro più umana, vale la pena di farlo. Ma intanto, festeggiamo.

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  • The case for an Italian rebellion

    The case for an Italian rebellion is not insane. I had the chance to speak with many foreign observers, recently, and I found that an Italian rebellion is considered a real option.

    An Italian rebellion? Other Mediterranean countries have done just so, lately. Tunisia and Egypt, for example, have chosen to rebel against their dictators and the world has appreciated. Considering the Italian political situation as a sort of authoritarian regime and thinking that it is not reformable through the normal democratic process, one is lead to think that the rebellion is the only possible solution. In that mindset, if Italians rebel, they demonstrate their democratic will and maturity. If they don't rebel, they show they are anything between accomplices and weak victims of the head of their government and his power system. If Italians will rebel, they will free themselves from the shame of accepting a very doubtful sort of democratic government, the consequences of which are dangerous for themselves and the world. That's the option. But it is not happening.

    Why?

    continua... (21 commenti al 9 ottobre)

    Il seguito in italiano: con molti commenti


  • Sul prossimo futuro di Nòva

    Ogni cambiamento suscita timori e ravviva speranze. Vale anche per Nòva. I timori sono comprensibili. Ma le speranze non devono essere tradite.

    Le notizie diffuse oggi dal Post sul cambiamento alla guida di Nòva, riprese da tantissime persone su Twitter e Facebook, sono state interpretate più dal lato dei timori. continua... (46 commenti al 18 giugno)


  • Editori, tecnologia e pirati

    E dunque sappiamo che l'effetto economico complessivo della pirateria non si riesce a misurare. Esistono migliaia di studi in proposito, ma gli studi davvero indipendenti dalle major e dagli editori non sono molti. Come si diceva il GAO dice che è impossibile sapere qual è la somma algebrica tra i pro e i contro per l'economia. Quello che sappiamo è che la tecnologia ha spiazzato gli editori tradizionali.. continua... (4 commenti al 5 luglio)



  • Strategie della disattenzione

    Televisione, radio, giornali. Posta elettronica, social network, blog. Messaggi sonori nelle stazioni, cartelloni pubblicitari nelle vie della città, telecamere per la sicurezza degli uffici. La presenza capillare dell'informazione nella vita quotidiana delle persone nei paesi occidentali è un'esperienza generalizzata. Ciascuno ne fruisce e ne genera in continuazione. La quantità di messaggi cresce inesorabilmente, senza un ordine apparente. Cresce e basta. Il crollo del costo delle comunicazioni è anche l'inflazione dei messaggi. Mai come in questa epoca il concetto di "information overload", il sovraccarico di informazioni che si contendono l'attenzione della gente, è una condizione con la quale ogni ricerca sulla vita sociale deve fare i conti. C'è evidentemente una ricchezza straordinaria nell'abbondanza di informazioni. Ma c'è anche il rischio di una paralisi delle idee, di fronte all'eventuale ingestibilità dell'inflazione di informazioni.
    E' un problema che ne contiene molti. E che si rivela strategico per tutta l'industria editoriale, per le piattaforme mediatiche, per gli autori e, naturalmente, soprattutto per il pubblico. Richiede una ridefinizione dei ruoli per tutti gli attori coinvolti, nel complesso passaggio storico che attraversano le società post-industriali. E si comprende solo nella consapevolezza del fatto che l'information overload non è solo l'effetto della moltiplicazione dei messaggi, ma anche la conseguenza del fallimento dei sistemi che dovrebbero filtrare l'informazione, come per esempio suggerisce l'internettologo Clay Shirky. Nel caos creativo cui assistiamo in questa fase di passaggio, si sperimentano strategie più o meno sostenibili. Quali sono i percorsi che ci possono condurre a costruire un ecosistema dell'informazione più sano e vivibile? continua...


  • Ecologia dell'informazione

    I quotidiani cartacei tradizionali sono una tra le numerose specie che vivono nell'ecosistema dell'informazione. Il loro ambiente si è radicalmente trasformato nell'ultima dozzina d'anni. Molte delle risorse sulle quali avevano a lungo prosperato scarseggiano, assorbite dall'espansione di altri media: l'onnivora, insaziabile televisione commerciale, l'innovativa televisione digitale a pagamento, la rivoluzionaria internet a banda larga, gli infinitamente attraenti telefoni cellulari. Milioni di persone, miliardi di euro, trilioni di minuti si sono spostati verso nuove abitudini mediatiche. E nel corso di un terremoto nei mezzi di comunicazione di tale portata è già sorprendente che molti castelli dei giornali di carta stiano ancora in piedi. E se lo sono è perché evidentemente hanno un valore e una resistenza importanti. Ma è tempo di restauri.
    I sintomi della difficoltà economiche dei giornali di carta sono evidenziati dalla crisi generale del 2007-2009: la pubblicità diminuisce drasticamente, il numero di lettori paganti si erode, i collaterali non danno più le soddisfazioni di una volta e le entrate provenienti dalle versioni online non sono sufficienti a riparare alle perdite. L'urgenza congiunturale può essere cattiva consigliera, ma impone delle scelte. Che in ogni caso erano dovute da tempo. E' evidente, infatti, che il taglio dei costi pur necessario non sarà sufficiente a rigenerare un equilibrio sostenibile. Meglio dunque cogliere l'occasione per un ripensamento profondo.
    E a questo ripensamento, gli editori e i giornalisti hanno cominciato a dedicarsi, ciascuno dal suo punto di vista. Mentre il pubblico si trasforma, partecipa, pone problemi, offre risposte: tutte da interpretare. Le domande si moltiplicano. Quanto dureranno i giornali di carta? Si possono far pagare i giornali online? Come evolve la pubblicità? Qual è il ruolo del giornalismo professionale in un contesto nel quale i cittadini possono produrre informazione in modo sempre più facile ed efficace? Come si informano i giovani? C'è una crisi di credibilità nei giornali? Quali sono le visioni innovative emergenti? L'enorme complessità del compito di rispondere a queste questioni intimidisce. Ma può essere affrontata solo con un'umiltà appassionata, generata dalla consapevolezza che di informazione c'è e ci sarà sempre più bisogno, nell'economia della conoscenza. Per i giornalisti, questa consapevolezza è necessaria per affrontare il grande adattamento che la professione è destinata ad affrontare. continua...

  • Innovage

    Ed ecco dunque l'ennesima nuova parola: "innovage", innovazione e vintage. Non per nulla nascono tante parole nuove, in questo periodo storico che da molti punti di vista - ambientali, sociali, economici, culturali - appare come una grande trasformazione epocale: forse abbiamo l'impressione che, in mezzo a tanta innovazione, stiano effettivamente nascendo angoli di realtà che hanno bisogno di essere nominati; in qualche caso, peraltro, tentiamo di forzare questa impressione, producendo nuove parole prima che esistano le realtà che dovrebbero designare. E dunque, che cos'è l'"innovage": una nuova realtà o semplicemente una nuova parola? E' già un fatto economico o ancora una visione? Avrà successo?
    Il tema non è di poco conto: il racconto dell'innovazione è parte integrante dell'innovazione stessa. Nell'economia della conoscenza, una locuzione che usiamo in mancanza di meglio per definire quest'epoca post-industriale, il valore si concentra sulle idee. Il prodotto vale se contiene gusto, informazione, senso. Dunque, anche, se contiene memoria. E se quel contenuto viene compreso dal pubblico che dovrebbe farlo proprio. Perché la dinamica delle idee è, soprattutto, nella relazione tra le persone che le esprimono e le connettono a quelle degli altri, i quali a loro volta le riconoscono come affini o confrontabili alle proprie. Per questo, esiste un rapporto estetizzante, e di grande valore, tra gli oggetti che vengono declinati al futuro e quelli che ricordano le esperienze passate di gruppi di persone che vi si riconoscono. continua...

  • Attenti al loop

    La conversazione può essere orientata alla collaborazione, può alimentare la convivenza civile e pacifica, ma può anche diventare una sorta di competizione? continua...









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