February 2010 Archives

Il bizzarro caso della lista Polverini

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Bonino ha fatto uno sciopero della fame e della sete per la legalità delle liste. E alla fine ha avuto ragione. Perché nessuno ha potuto non notare che la lista Pdl-Polverini non è stata presentata nei termini previsti. Quindi non c'è alle elezioni regionali del Lazio.

Considerazioni:
1. C'è il grande tema della legalità. Che è anche rispetto delle prassi burocratiche, specialmente nelle questioni relative alle liste elettorali. Tutti uguali di fronte alla legge. Punto e basta.
2. C'è il bizzarro tema della legittimità. Come negare che sia difficile mandare giù il fatto che gli elettori laziali che vogliono votare a destra non possano avere il loro partito da votare? 
3. Perché le liste del Pdl non sono arrivate in tempo? Tre ipotesi: o chi se ne doveva occupare è uno sciamannato e la Polverini non ci ha badato abbastanza; o qualcuno nel partito della destra ha sabotato la Polverini e chi la appoggiava...; oppure qualcuno ha voluto creare un caso come questo perché chi troverà il modo di risolverlo obbligherà la Polverini a essergli molto grata...

Assoluzione mezza piena e mezza vuota

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Far credere ai telespettatori del tg1 che Mills è stato assolto è falsare la realtà oppure cambiare il senso delle parole, dicono migliaia di cittadini. Chi dice che la realtà è stata falsata infatti pensa che l'assoluzione dichiari la non colpevolezza, mentre la prescrizione ribadisca la colpevolezza ma liberi dalla pena perché i termini sono scaduti. La differenza sembrerebbe condivisa dallo stesso presidente del consiglio che ha dichiarato di volere l'assoluzione piena e non la prescrizione.

Ma nella confusione, si finisce col cercare di approfondire il significato della parola "assoluzione". Purtroppo in questo momento su Wikipedia la parola è spiegata solo nei termini previsti dal mondo ecclesiastico: l'assoluzione è la remissione dei peccati e delle punizioni connesse che si ottiene dopo la confessione. (Evidentemente non è questo il senso dell'assoluzione piena sperata dal leader della destra e del governo). 

Il senso più generale della parola "assolvere" è nel dizionario del Gabrielli, Hoepli: "Liberare da un impegno, sciogliere da un vincolo: a. da un obbligo, da un giuramento, da un voto". Ma l'assoluzione ha anche un senso tecnico giuridico ben preciso: "Dichiarazione, emessa con la sentenza conclusiva del processo, che esclude la responsabilità penale dell'imputato: l'avvocato ha chiesto l'a. dell'imputato; il giudice ha emesso una sentenza d'a.". In questo caso il giudice non ha assolto: ha prescritto, eliminando la pena perché era passato troppo tempo...

Sempre sul Gabrielli si legge: "Prescrizione: Estinzione di diritto quando esso non venga esercitato per un periodo di tempo stabilito dalla legge: cadere in p.; acquistare, perdere un diritto per p.; diritto colpito da p.
Prescrizione acquisitiva, usucapione
Prescrizione estintiva, nei riguardi di chi perde il diritto
‖ In materia penale, condizione di un reato che dopo un determinato numero di anni non può più essere perseguito, o di una pena che non può più essere scontata". Proprio quest'ultimo punto è quello che riguarda il processo Mills.

Insomma: la parola "assoluzione" per Mills è sbagliata e il pubblico che l'ha ascoltata non è stato informato correttamente.

Le concert

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Una storia magnifica. Le concert, il film di Radu Mihaileanu, racconta il riscatto di un'orchestra che aveva suonato al Bolshoi ma era stata dispersa per l'antisemitismo della dirigenza sovietica, nel 1980.

Il suo ultimo concerto era stato brutalmente interrotto da un funzionario del partito comunista sovietico. Alcuni membri dell'orchestra, compresa la prima violinista, erano stati inviati al gulag, dove erano scomparsi. Il direttore sogna di finire quel concerto. E per una vicenda rocambolesca riesce a riunire la sua orchestra per suonare al teatro Chatelet di Parigi: ma i musicisti sono segnati da quasi trent'anni di umiliazioni, hanno perduto ogni disciplina e non riescono neppure a provare una volta. Sicché nulla fa pensare che possa effettivamente riuscire a suonare Tchaikovsky. Ma la figlia della prima violinista, ignara della sorte toccata alla madre e a sua volta diventata violinista in occidente, si convince a partecipare. E quando entra in scena la sua musica, dopo le prime note stonate dell'orchestra brancaleonesca, avviene una magia artistica...

La commozione è contagiosa. L'ironia della narrazione serve a fare emergere un'esperienza profonda. E il commento del direttore, sussurrato tra parentesi prima del concerto, è tragicamente sereno e meravigliosamente anacronistico: "Siamo una squadra, ciascuno col suo strumento, a cercare l'armonia, per il tempo di un concerto: è questo il vero comunismo".

«Fabbrica di cervelli» by Polverini

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Forse bisognerebbe smettere di parlare di «fabbriche di cervelli» per parlare di sistemi educativi avanzati. Se ne è parlato in passato in tutt'altro contesto politico. E oggi ne ha parlato Renata Polverini. Fa venire in mente che ai potenti non basta più condizionare, o manipolare, oppure sterilizzare i cervelli. Se li vogliono proprio fabbricare...

Readings #16 - OpenInnovation, identità, Linkedin

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L'innovazione viene dalla periferia. Come gestire l'innovazione? OpenInnovationForum.
Chi sono? Una lettura su memoria e identità... Liz Frontino.
Guida all'uso di Linkedin per il business... Hubspot. via Pandemia.
Che cos'è il tempo? Wired
La soluzione coreana ai guai italiani di google... SiliconValleyWatcher


Nuovo buco nella privacy su Facebook

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Zachary Seward ha ricevuto nella sua posta elettronica 128 messaggi privati scambiati su Facebook tra persone che non conosce. (Wsj).

E' sempre più chiaro che le piattaforme internettare che invocano la libertà di espressione, dovrebbero impegnarsi a garantire meglio la privacy...
La Commissione europea tiene d'occhio gli sviluppi delle regole italiane su internet. Anche a seguito della decisione di condannare Google per la faccenda dei video, riporta Prima. E interverrà - se necessario - per salvaguardare internet come luogo della libertà di espressione.

Cala il p2p

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Quinta segnala che effettivamente i dati Nielsen sembrano indicare un calo del p2p...

Islanda News

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L'Islanda potrebbe entrare nella Ue con una procedura accelerata. E potrebbe riufiutare con un referendum l'accordo con i risparmiatori britannici scottati dai suoi titoli finanziari. E potrebbe diventare il porto franco dell'informazione controversa mondiale: approvando una legge molto protettiva nei confronti della libertà di informazione. (Orientalia, Nieman).

Altre notizie in materia:

Apple potrebbe censurare i giornali sull'iPad

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Brian X. Chen ha un argomento che fa riflettere. Quando Apple ha tolto le apps che hanno un contenuto sexy, molti blogger hanno notato che se ne andavano anche programmi contenenti foto non particolarmente problematiche, come quelle delle ragazze in bikini di un servizio di ecommerce di constumi da bagno.

Per Chen questo significa che molti giornali che si preparano a pubblicare una versione per iPad dovrebbero stare attenti. Non solo quelli di moda. Ma anche molti altri periodici che pubblicano foto e pubblicità con qualche scollatura profonda...

Ma se dovessero fare questo, alla Apple, potrebbero unilateralmente prendere altre decisioni censorie, dice Chen.

iSpazio nota che probabilmente la censura effettuata da Apple si trasformerà in un'innovazione nella piattaforma AppStore: l'introduzione di una nuova categoria, "explicit".

La preoccupazione di Chen è probabilmente eccessiva. E' abbastanza assurdo, conoscendo la Apple, che quell'azienda si metta a discutere con gli editori. Ma dato il precedente delle foto osé, non è del tutto impossibile che intenda far valere il suo punto di vista anche in merito alle scelte editoriali.

Sarebbe vagamente comico trovare le applicazioni per iPad di - che so - Panorama o The Sun solo nella categoria "explicit"... Vedremo.
Come sottolineava Gboccia la questione sollevata dalla sentenza sull'orribile filmato pubblicato su Google Video è quella dell'equilibrio tra privacy e libertà di espressione. (Se ne parlava ieri in tre post a caldo).

In attesa di conoscere le motivazioni della sentenza possiamo dire che secondo il giudice di primo grado:
1. Non c'è diffamazione, dunque la piattaforma non è "editore"
2. C'è violazione della legge sulla privacy perché la piattaforma avrebbe dovuto scrivere in modo esplicito che prima di caricare un video gli utenti devono assicurarsi di avere ogni diritto di farlo, ripetendo due volte la richiesta di verificare se il materiale pubblicato non contenga dati sensibili su terzi
3. I manager erano consapevoli di non aver fatto tutto il possibile per garantire la privacy.

Si vedrà se in secondo grado la sentenza sarà confermata e si vedranno le motivazioni di questa.

Ma intanto possiamo dire che la legge sulla privacy diventa il nuovo punto di attacco contro le piattaforme per gli user generated content. Ed è un punto molto delicato. Perché:
1. Le piattaforme, da Facebook a Google, sono strutturalmente poco propense a garantire la privacy, i loro modelli di business sono anzi proprio legati alla conoscenza di dati relativi alle persone per fini pubblicitari
2. Le piattaforme sono globali ma le leggi sono nazionali e il mosaico di normative non favorisce la chiarezza del diritto dei cittadini e delle piattaforme
3. La privacy non è sempre un tema molto sentito dai cittadini, anche in aree che godono di una normativa sulla privacy molto significativa; la cultura della privacy non è diffusa quando dovrebbe; salvo che poi quando i singoli si trovano la privacy invasa reagiscono con molta sofferenza.
4. D'altra parte, la diffusione di informazioni rilevanti su persone che hanno una funzione pubblica è un valore decisivo per la democrazia; e la possibilità che all'informazione partecipi anche la cittadinanza che non si occupa professionalmente di informazione è un valore di primissima grandezza per lo sviluppo della convivenza civile.

Occorre impedire che si assista a un crescente contrasto tra libertà di espressione e privacy. Anzi, i due diritti devono crescere parallelamente. 

Le norme per ora non aiutano. E i grandi player sembrano poco proattivi a favore della privacy, mentre molti interessi sono decisamente contrari allo sviluppo della libertà di espressione. 

La forza decisiva è quella dei cittadini. Che possono e devono combattere per avere equilibrio tra privacy e libertà di espressione, sviluppando entrambe e non riducendole entrambe. Il che passa prima di tutto da una crescente e forte consapevolezza della decisiva importanza democratica di entrambe.

La brutta giornata di Google / update

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Si poteva essere fiduciosi se la questione fosse stata soltanto una mancata chiarezza da parte di Google nei termini di servzio. (Vedi post precedente).

E probabilmente la questione si risolverà proprio in riferimento a questo.

Ma resterà aperta un'altra questione. Rilevante: perché è probabile che il diritto alla libertà di informazione e il diritto alla privacy saranno sempre più in conflitto. E tutti coloro che vorranno ridurre la prima potranno appellarsi alla seconda.

Allora sarà importante capire bene la seconda. E in questo caso a quanto risulta c'è un aspetto molto interessante. Perché in questo caso non ci sarebbe stata nessuna diffusione di dati sensibili sulla salute del ragazzo presentato nel video come affetto da sindrome di Down, se è vero quanto risulta: e cioè che il ragazzo non era affetto da sindrome di Down. Era malato, purtroppo, ma non di quella malattia.

Occorre dunque conoscere la sentenza per poter dire qualunque altra cosa.

Perché se tutto questo portasse a dire che la piattaforma deve assicurarsi che chi pubblica abbia tutti i diritti per farlo anche chiedendo ai terzi interessati prima di consentire la pubblicazione, questo costituirebbe una complicazione enorme per ogni piattaforma di user generated content. Se si trattasse semplicemente di scrivere meglio i termini di servizio la questione si risolverebbe abbastanza facilmente. In attesa di capire meglio l'intricatissima legge sulla privacy e la scarsa volontà da parte delle piattaforme di assumersene tutti gli oneri.

La brutta giornata di Google

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La sentenza italiana su Google dice dunque fondamentalmente che i giudici non considerano la piattaforma come un editore (non è condannata per diffamazione) ma la considerano responsabile se ci sono violazioni della legge sulla privacy, in particolare per la diffusione di dati sensibili relativi alla salute di una persona. E' possibile che questo problema sia risolto semplicemente aggiungendo un bottone alla piattaforma che, nel momento in cui un utente si iscrive per pubblicare qualcosa, chieda di dichiarare che il contenuto uploadato non infrange la legge sulla privacy? Vedremo.

Invisigot concorda nel vedere la sentenza come una causa di complicazione per gli user generated content. Matteo è d'accordo. Gboccia vede un difficile equilibrio tra libertà di parola e privacy. Dario se ne preoccupa ancora più decisamente. E cita Stefano e Guido, oltre che il parere di Vidi Down che nonostante i diretti interessati si fossero ritirati ha continuato la causa. E questo è il parere di Google.

Non si può non considerare il fatto che ci mancano le motivazioni della sentenza. Se quando le pubblicherà il giudice dimostrerà di aver tenuto conto di tutto correttamante, trovando semplicemente che nei termini di servizio di Google all'epoca dei fatti non c'erano tutte le precauzioni necessarie per evitare che gli utenti uploadassero materiale lesivo della privacy, tutta la vicenda assumerà contorni meno preoccupanti. Basterà appunto che le piattaforme siano più chiare nel chiedere agli utenti attenzione sulla privacy perché la loro responsabiltà di eventuali violazioni sia risolta. Vedremo, appunto.

Siamo comunque lontani dal problema dell'introduzione degli sceriffi della rete. Che invece rischia di saltare fuori per tutt'altra via: la riforma studiata dal governo attraverso Romani. Su quella occorre vigilare.

La strumentalizzazione di una sentenza è sempre possibile: sia in un senso restrittivo che in un senso allarmistico. In un contesto di proposte di legge restrittive, la popolazione che tifa per la rete è sempre preoccupata. Per quanto riguarda questo fatto specifico, solo la pubblicazione della sentenza potrà sciogliere i dubbi. Ma un fatto generale è certo: la libertà di informazione è costantemente minacciata da regole difficili da interpretare, mentre la privacy è costantemente minacciata da piattaforme disattente. L'equilibrio è difficile. E passa prima di tutto dalla consapevolezza degli utenti.

Intanto, Bruxelles si interessa all'eventualità di studiare i possibili abusi di posizione dominante di Google. Non è già un procedimento, dice Giovanni. Sulla base di un'iniziativa di Microsoft.

(Sulla specificità di Google, infrastruttura globale, difficile da mantenere nelle regole di tutti i singoli paesi, c'era tempo fa un pezzo di Pierani)

Google Video: la legge italiana complica il mondo

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E quindi le piattaforme che consentono agli utenti di pubblicare quello che vogliono online diventano responsabili delle eventuali violazioni commesse dagli utenti stessi? Un giudice italiano ha deciso che sì. E questo genera conseguenze giuridiche globali.

Il giudice Oscar Magi - quello di Abu Omar - ha condannato alcuni responsabili di Google Italia per violazione della legge sulla privacy, in riferimento al video sul bambino affetto dalla sindrome di Down pubblicato su Google Video, mentre li ha assolti dalle accuse di diffamazione.

In pratica, sembra di capire, Google avrebbe dovuto ottenere - o far ottenere dagli autori del video - la liberatoria alla pubblicazione delle immagini.

La sentenza è di primo grado e non è definitiva. Ma apre uno scenario molto complicato per tutti i provider di accesso a internet e soprattutto le piattaforme che consentono la pubblicazione di materiali informativi (soprattutto ma non necessariamente solo) in video da parte degli utenti.

Se fosse portata alle sue conseguenze, questa sentenza significa che prima di pubblicare qualunque cosa riguardi terzi su Twitter, Flickr, YouTube, Facebook, un utente dovrebbe ottenere la liberatoria dai terzi stessi e se non lo fa anche le piattaforme sono responsabili. Le piattaforme dovrebbero dunque in questo senso vigilare su quanto gli utenti pubblicano.

Potrebbe essere un colpo molto difficile da sopportare per il mondo degli user generated content. A questa sentenza potrebbero fare riferimento molti altri soggetti interessati a che la rete non possa essere il luogo della libertà di informazione - con i suoi pregi e difetti, con i suoi rischi e le sue opportunità.

L'ultima delle Faq a BlogNation

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Le risposte alle Faq di BlogNation sono da leggere. Divertenti. E piene di buon senso. Persino "troppo" aperte, visto che l'ultimo scambio è questo:

"Non mi avete ancora convinto del tutto. Siete sicuri di essere completamente imparziali?
Accettiamo la sfida. Clicca qui: è una ricerca su Telecom Italia fatta su BlogNation. Verifica tu stesso se abbiamo nascosto post critici."

Nel momento in cui questo post va in pubblicazione, cliccando su "clicca qui" si arriva a una pagina nella quale ci sono zero post. Come dire: si sono presi il rischio e hanno fatto la loro figura. Troppo corretto... "Nessuno è perfetto" direbbe BlogNation

Apple e nuvole

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Apple costruisce un mega-datacenter. In North Carolina. Per andare nella nuvola. E un video lo mostra dal cielo. (Datacenterknowledge)

L'algoritmo di Google

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Ottimo pezzo di Wired sull'algoritmo di Google. La sua storia e la sua continua innovazione. Che bisogna conoscere perché organizza l'informazione in modo profondissimo. Microsoft risponde che solo se ci sarà un cambio di paradigma nella ricerca potrà riprendere una leadership in questo settore. Ma l'autore, Stefen Levy, crede che anche se ci fosse un cambio di paradigma, Google sarebbe in grado di assorbirlo. (Wired)

Europa tecnologica

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Il racconto di un'Europa tecnologica che non riesce a stare mai sotto i riflettori e anche per questo non attrae. Eppure è piena di valore. Forse il problema è inventare un modo di definire una prospettiva con i fatti, la visione e l'intelligenza creativa, per fare un ecosistema attraente.

Autori che bloggano

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Simon & Schuster, megaeditore, dice che gli autori dovrebbero tenere un blog e partecipare ai social network. (Joanna Penn). E suo nel nuovo sito pubblica una sezione apposta per dare suggerimenti pratici agli autori che vogliano fare tesoro del consiglio.

Anche Colao

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Anche Vittorio Colao è nell'associazione European Round Table Industrialists, animato dalla preoccupazione per il futuro dell'industria ad alta tecnologia europea. Ecco la visione sui megatrend dell'associazione. Domani, sul Sole, un approfondimento.

L'ombra del bello...

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roy's bronze Roy Lichtenstein è alla Triennale.

Spero che la sua Fondazione
mi perdoni questa foto.
Pubblicata in segno di ammirazione.
More about L'ultima notizia
Tra i molti temi della crisi dei giornali, c'è un aspetto sottile e complicato cui è difficile dare un contorno e una verificabile motivazione. Se ne parla prendendo in considerazione il concetto di credibilità. 

Massimo Gaggi e Marco Bardazzi accennano alla questione riportando i risultati degli studi condotti in materia all'università di Chicago "che da decenni tasta il polso all'opinione pubblica per capire quanto si fidi delle varie istituzioni americane. Dagli anni Settanta fino alla metà degli Ottanta, la stampa in quanto a credibilità era alla pari con i militari, il Congresso, le fedi religiose. Ma negli anni Novanta ha cominciato a perdere posizioni. Nel 1990 il 74 per cento degli americani era ancora pronto a dire di avere fiducia nella libertà di stampa e nei contenuti dei media. Ma dieci anni dopo la percentuale era già slittata al 58 per cento. E da allora ha continuato a scendere, bocciando indistintamente organi di stampa progressisti e conservatori".


More about Que sont les médias ?La questione potrebbe essere posta in chiave di distacco tra le aspettative del pubblico e la percezione dei risultati che il pubblico stesso riconosce nel racconto mediatico. Si potrebbe sostenere che un'antica e affascinante mitologia considera i media come una sorta di quarto potere che nella società serve a bilanciare attraverso l'informazione indipendente i tre classici poteri teorizzati da Montesquieu e che questo costituisca l'aspettativa, in qualche caso soddisfatta, del pubblico. Ma si può osservare che l'evoluzione del rapporto tra i poteri è meno equilibrata di quanto sarebbe necessario in base alla teoria di Montesquieu, tanto che gli stessi media non si dimostrino all'altezza di svolgere il loro compito con la dovuta indipendenza. Secondo Rémy Rieffel, però, la questione del potere dei media è ambigua. Perché i media non sono immuni dalla crescente complessità della vita sociale. In queste condizioni, la loro estraneità ai sistemi di potere è difficilmente praticabile, mentre la loro relazione con il pubblico non è lineare: anzi, è immersa in un complesso sistema di feedback e interdipendenze, nel quale non si può univocamente distinguere tra cause ed effetti. Il che non risolve il problema della credibilità, ma lo sposta.

More about Sociologie du journalismeAnche perché nello stesso racconto della realtà che emerge dai media sussistono tutte le limitazioni tipiche di ogni storytelling. Compreso il rapporto ambiguo tra verità e verosimiglianza. Ne parla anche Erik Neveu nel suo saggio sulla sociologia del giornalismo. Il prodotto narrativo che si attiene alla verosimiglianza piuttosto che cercare la verità può essere considerato cinico o realistico a seconda che si consideri più o meno praticabile la ricerca della verità. 

Si tratta di una discussione infinita dalla quale si emerge di solito soltanto a tratti quando un fatto o un'idea bucano le convenzioni, aprendo una finestra su una visione del mondo diversa da quella dei quadri interpretativi abituali.

L'impressione è che i media non vadano più distinti per tipo di supporto, ma per progetto di lavoro e obiettivo culturale. La gran parte del lavoro dei media non è destinato a svelare verità nascoste ma a far funzionare la circolazione delle informazioni all'interno di sistemi di verità convenzionali. Il che finisce con l'appoggiare i labirinti mentali e culturali dai quali le società non escono facilmente, né spesso volentieri. Una piccola parte dei media invece ha lo scopo di fare ricerca. Si prende dei rischi e contrasta le visioni convenzionali. Ne viene fuori con idee che a torto o a ragione disputano le informazioni esistenti. 

Per questo tipo di media occorre un supporto costituzionale - che in molti paesi esiste - e una continua riflessione epistemologica: perché come ogni ricerca, anche questa ha bisogno di un metodo attraverso il quale si possano valutare e condividere i risultati. Un approccio di ricerca, avrebbe almeno il vantaggio di rendere più umile chi lo pratica e meno ideologica l'aspettativa di chi ne fruisce: il che probabilmente ne alimenterebbe la credibilità.

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Alcuni libri che ho in mano             
  Impressioni mentre leggo

David Weinberger
Elogio del disordine
Bur

Emanuel Rosen  

Passaparola
Il Sole 24 Ore

L'ordine del mondo fisico imponeva
 alla realtà una struttura limitata, che
il mondo digitale ha riformato. 

Il medium della nuova epoca è fatto dalle
persone che si esprimono e si connettono. 
Anche il marketing impara a tenerne conto.
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Le puntate precedenti di questa specie di "rubrica"...
Mediologia, Régis Debray (14 febbraio 2010)
Tempo, Roberto Peregalli (31 gennaio 2010)
Repressione, Cory Doctorow (10 gennaio 2010)
Miti, Umberto Galimberti (27 dicembre 2009)
Città esemplari (20 dicembre 2009)
Rifare la città (13 dicembre 2009)
Ricchezza della famiglia (6 dicembre 2009)
Capitale e condivisione (29 novembre 2009)
Miseria del millennio (22 novembre 2009)
Che cos'è la coscienza (15 novembre 2009)
Pirati e designer (11 ottobre 2009)
Scrivere la musica (6 settembre 2009)
L'arte dell'artigiano (28 giugno 2009)
Gandhi (7 giugno 2009)
La storia dei giornali (24 maggio 2009)
La valanga della crisi (29 marzo 2009
Il destino della storia (1 marzo 2009)
L'imprenditore di Schumpeter (22 febbraio 2009)
Il regime dei media (15 febbraio 2009)
Paul Veyne e costantino (9 febbraio 2009)
Sinapsi sociali (25 gennaio 2009)
Le storie contro la storia (18 gennaio 2009)
Io non sono il mio cervello (11 gennaio 2009)
Luminosa oscurità (4 gennaio 2009)
Il nuovo paradigma della finanza (21 dicembre 2008)
Il pericolo e l'intelligenza (14 dicembre 2008)
Beato chi si scandalizza (30 novembre 2008)
Viaggio per la felicità (2 novembre 2008)
Mercato o capitalismo (19 ottobre 2008)
Hacker (12 ottobre 2008)
Odio (27 settembre 2008)
Querdenker (24 agosto 2008)
L'indicibile segreto del segreto (14 agosto 2008)
Il filo dei libri (15 luglio 2008)
Felicità in azienda (28 maggio 2008)
Siamo le nostre azioni pubbliche (11 maggio 2008)
Senza povertà (4 maggio 2008)
Nothing ends (27 aprile 2008)
Esplorazioni insensate (5 aprile 2008)
L'arte del rinnovamento (16 marzo 2008)
L'arte nella storia (9 marzo 2008)
La logica della decrescita (2 marzo 2008)
La lettura dei confini (24 febbraio 2008)
La fortuna della filosofia (17 febbraio 2008)
Pensieri astratti su realtà concrete (3 febbraio 2008)
Memoria. Felicità (27 gennaio 2008)
Libertà della conoscenza (20 gennaio 2008)
Libertà della scienza (16 gennaio 2008)
Leggere nella complessità (13 gennaio 2008)
Leggere una storica scomparsa - 2 (6 gennaio 2008)
Leggere una storia scomparsa (31 dicembre 2007)
Il senso e la visione (22 dicembre 2007)
L'Italia e gli italiani (16 dicembre 2007)
La complessità della conoscenza (9 dicembre 2007)
L'organizzazione informale (2 dicembre 2007)
Il comune senso del capitalismo (4 novembre 2007)
Il gioco della matematica (28 ottobre 2007)
Numeri da leggere (7 ottobre 2007)
Fantadesign da leggere (30 settembre 2007)
Vivere una lettura filosofica della politica / 2 (23 settembre 2007)
Vivere una lettura filosofica della politica (16 settembre 2007)
Leggere il video partecipativo (5 agosto 2007)
L'identità delle vittime (29 luglio 2007)
La poesia di un amico è il titolo del racconto della tua vita (22 luglio 2007)
Leggere l'incomprensione (15 luglio 2007)
Il destino di leggere (8 luglio 2007)
Leggere la razza padrina (1 luglio 2007)
Leggere un incontro di civiltà (24 giugno 2007)
Lettura bella e popolare (17 giugno 2007)
Ricchezza della lettura in rete (3 giugno 2007)
Mutazioni nella lettura (27 maggio 2007)
Leggere nel futuro della città (20 maggio 2007)
Leggere il segreto di un inventore (13 maggio 2007)
L'organizzazione da leggere (6 maggio 2007)
La felicità di leggere (29 aprile 2007)
La scommessa di leggere (22 aprile 2007)
Leggere nel pensiero (15 aprile 2007)
Leggere nella mente digitale (8 aprile 2007)
Leggere nella rete (1 aprile 2007)
Leggere gli effetti dell'autobiografia (25 marzo 2007)
Leggere memi (18 marzo 2007)
Leggere l'identità del reporter (11 marzo 2007)
Leggere gli scenari (4 marzo 2007)
Leggere di quelli che lavorano (25 febbraio 2007)
Leggere dentro e fuori (18 febbraio 2007)
Leggere parole chiave (11 febbraio 2007)
Leggere appunti su ciò che non può essere scritto (4 febbraio 2007)
Rileggere quello che va riletto (28 gennaio 2007)
Leggere quello che gli amici hanno scritto (21 gennaio 2007)
Leggere quello che gli altri leggono (14 gennaio 2007)
Leggere per viaggiare (7 gennaio 2007)
Leggere per meditare (31 dicembre 2006)
Leggere per citare (24 dicembre 2006)
Gli occhiali per leggere (17 dicembre 2006)
Leggere, leggerezza, legge (10 dicembre 2006)
Leggere o non leggere (3 dicembre 2006)
Leggere per lavorare o lavorare per leggere? (26 novembre 2006)


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Scrivono di libri: Clelia Mazzini (Akatalēpsìa), Luisa Carrada (Il mestiere di scrivere), Stefania Mola (Squilibri), Ste (melodiainotturna), Ossimora (Antonia nella notte), Remo Bassini (Appunti), Seia Montanelli (Paese d'Ottobre), Renee (Book of the day), Mitì Vigliero (Placida Signora), Gian Paolo Serino (Satisfiction), Gattostanco, Gabriella Alù (Non solo Proust), Patrizia Bruce (Dimmi, cosa leggi?), Angèle Paoli (Terres del femmes), Alessio. E... VibrisseLipperaturaLitteratitudineWittgenstein, talvolta. E inoltre: Bottega di LetturaPenna e mouseBookrepublicLa FrustaZamBooksblog. E MilanoNera. E Sottotomo... BooksWebTvPalagniacAmalteoCarmilla onlineAntonio Genna. E Nazione indiana.


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Apple frontale contro Flash

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Pare che Steve Jobs abbia presentato l'iPad al Wall Street Journal. E che abbia colto l'occasione per fare un attacco frontale durissimo contro Flash. Niente compromessi. (Gawker

Social mobile

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Pare che gli americani spendano tre ore al giorno con il telefonino in mano. E che lo usino tanto per comunicare sui social network da lasciare intendere che Facebook e company siano ormai piattaforme più usate dal telefono mobile che da computer fisso. Il che è considerato il segno del fatto che i social network diventano sempre più mainstream. (ReadWriteWeb)

Facebook e botnet

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Pare che i botnet usati dai malintenzionati che vogliono prendere il controllo dei computer privati per i loro scopi si diffondano molto anche con Facebook.

Emergenze annunciate

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Bizzarro leggere che lavori per i 150 anni dall'Unità d'Italia sono stati affidati alla Protezione Civile. Che si occupa di emergenze. Anche se questa era un'emergenza annunciata 150 anni fa.

Violenta SEGRETEZZA per Apple in Cina

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È una storia da leggere in originale o riassumere. Perché resta aperta come un giallo. E se ne vorrebbe vedere il finale. È la storia di un corrispondente della Reuters che racconta uno stabilimento della Foxconn a Longhua, nel sud della Cina, dove si fabbricano iPod e iPad per la Apple. Dove si entra soltanto dopo una verifica delle impronte digitali. Da dove gli operai hanno pochi motivi per uscire, perché all'interno trovano dormitori, divertimenti, banche, posta e panetterie. Uno stabilimento di quelli che perderebbero la commessa della Apple se lasciassero trapelare troppi segreti sui prodotti della Mela.

Il reporter racconta un episodio. Saputo che poco lontano c'è un altro stabilimento della stessa azienda dove si fanno anche prodotti Apple, ha preso un taxi, lo ha raggiunto, ha cominciato a scattare foto del cancello. Era sulla via pubblica. Ma questo non ha impedito agli addetti alla sicurezza di intimargli di fermarsi. Il reporter non si è fermato. Gli addetti alla sicurezza lo hanno attaccato e hanno tentato di trascinarlo dentro il perimetro dello stabilimento. Si è divincolato. Lo hanno picchiato. È arrivata una macchina della Foxconn che gli ha ordinato di salire a bordo. Il reporter non lo ha fatto e ha chiamato la polizia. Gli agenti sono arrivati subito. Le guardie si sono ritirate scusandosi. La polizia ha spiegato al reporter: "Questa è Foxconn, gode di una normativa speciale. La preghiamo di comprendere"...

Nessuno può pensare che questo comportamento sia dovuto a specifici ordini della Apple. Ma di sicuro la Apple tiene alla segretezza. La Cina pure. Evidentemente si trovano bene insieme. Questo episodio è certamente minore rispetto a quello ricordato da Silicon Alley Insider (un dipendente cinese si è ucciso perché coinvolto nella scomparsa di un prototipo di iPhone).

Almeno, finché la pensano così, non leggeremo commenti di persone della Apple contro la privacy come quelli espressi da persone di Google e Facebook.

Wired & Adobe: MAGAZINE design

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Che cos'è l'ATTENZIONE? Una forma di energia

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Con l'arrivo di Buzz molti hanno avuto un moto di repulsione: non solo per le note questioni di privacy violata, ma anche perché ci si trova di fronte a un ennesimo strumento di comunicazione sociale da gestire, ascoltare, tenere d'occhio.

Di qui lo spunto per una riflessione sull'attenzione.

C'è un pezzo di Chris Brogan che si fa leggere. Contiene un'indicazione da criticare e una proposta da prendere sul serio.

Per Brogan l'attenzione è una moneta che si scambia e ha un grande valore. Uhmm. Per me la metafora non tiene: la moneta, come insegna la reazione pubblica alla crisi finanziaria, quando manca si può stampare. L'attenzione è scarsa e non si può replicare. In realtà, la moneta è una forma di informazione. Mentre l'attenzione casomai si può paragonare a una sorta di energia: viene da fonti rinnovabili ma è in ogni caso scarsa e limitata.

La proposta di Brogan però è di buon senso. Gestire l'attenzione facendosi una personale lista di priorità. Non lasciandosi trasportare dai doveri impliciti nelle piattaforme che si usano. Trovare un equilibrio interiore per tutte le fonti di energia-attenzione e i vari modi per impiegarla costituisce un valore per l'equilibrio del nostro personale ecosistema dell'informazione ed è la premessa di un equilibrio informativo complessivo. Il buon senso, qualche volta, serve. Anche per combattere la strategia della disattenzione.

Con l'IPAD per imparare con le MANI

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Dal punto di vista cognitivo i tablet hanno un passo in più. Perché noi impariamo con tutto il corpo, non solo con gli occhi e il cervello. E i gesti che dobbiamo compiere per accedere alle informazioni fanno parte dell'esperienza che poi ci ricordiamo.

Prendere un libro dalla libreria o sfogliare una rivista, andare avanti e indietro nelle pagine, strappare un foglio, o sottolineare, sono gesti che hanno a che fare con l'apprendimento. Se l'unico modo di apprendere fosse quello di accedere a qualunque contenuto schiacciando sempre lo stesso bottone del mouse, avremmo un'esperienza più limitata. Va già meglio quando invece di sottolineare prendiamo una citazione e la mettiamo su Tumblr o Twitter.

Una rivista sull'iPad con il suo speciale multitouch e le varie metafore della libreria e delle applicazioni, un device che si usa portandolo in giro per la casa (chi vuole anche fuori), può aggiungere manualità all'esperienza di apprendimento su contenuti digitali. E per questo generare un piacere di leggere in più. Vedremo.

Intanto, John-Henry Barac (che ha fatto l'app del Guardian) risponde alle domande sul suo modo di vedere un giornale sull'iPad proposte da Joshua Benton di NiemanJournalismLab.

Dati sulla FELICITA' da Facebook

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I dati sulla "felicità" degli utenti di Facebook potrebbero essere la più grande raccolta di esperienze in materia della storia. Per adesso sono registrati con un metodo piuttosto arcaico: si estraggono le parole associate a qualcosa di positivo e quelle che segnalano qualcosa di negativo, poi si contano. Risultato: per lo più l'ovvio, che di per sé è interessante ma non sorprende.

Balza all'occhio la persistenza di single, in un "campione" di 400 milioni di persone: 30% delle donne e 40% degli uomini si dichiarano single. 

E intriga il miglioramento della "felicità" man mano che l'età cresce. Il che sembra indicare che, almeno su Facebook, prevale l'ipotesi che la vita sia un percorso verso la saggezza, piuttosto che una progressiva perdita di spensieratezza e spontaneità. (O forse è un percorso verso il controllo delle emozioni che si condividono su Facebook e una perdita di spontaneità).

Il buon PASTORE non ha più solo pecore

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Erano diversi i tempi in cui il buon pastore poteva andare a cercare la sua pecorella smarrita senza timore che succedesse qualche guaio al gregge. Da quell'antico racconto, il mondo è cambiato un po'. Le pecore hanno subito un'evoluzione. Alcune si tagliano la lana a cresta sulla schiena e la tingono di giallo. Altre affilano i denti come se volessero sembrare lupi. E altre ancora si tagliano gli zoccoli a punta per difendersi, dicono. Dicono anche che il ricorso alla genetica per sviluppare caratteristiche migliori, velocità, forza, produttività, ha generato delle forme animali più aggressive e instabili, persino divisioni nel gregge e addirittura faide intestine. Tra loro non stanno mai tranquille. E soprattutto guai a dire loro che sono delle pecorelle: nella migliore delle ipotesi ti fanno una pernacchia.

Ieri, Gianfranco Ravasi ha parlato dinnanzi a un'assemblea di amici e sostenitori ammirati dalla sua eloquenza. E soprattutto dalla sua libertà intellettuale. Lui è il Presidente del Pontificio Consiglio della Cultura. Crede che l'ambiguità tra il concetto di cultura in senso antropologico e il concetto di cultura come sapere alto sia un problema da superare. E ritiene che non ci sia nessuna conflittualità necessaria tra il percorso di ricerca scientifico e quello religioso. Ma un passaggio ha colpito l'immaginazione...

Ha parlato dell'arrivo di un gruppo di persone di altra religione in un territorio cattolico. Occorre, ha detto, pensare a rafforzare l'identità culturale e religiosa di chi abita in un territorio di immigrazione. "Specialmente se le persone che arrivano sono integraliste, il popolo che le accogliere reagisce bene solo se ha una forte identità. Questo può portare a qualche conflitto all'inizio, ma poi produce una relazione che sfocia in una nuova armonia. Molte voci diverse, come il basso e il tenore, per fare una musica migliore".

Il pastore sa come deve comportarsi. I suoi aiutanti terreni ci stanno ancora pensando. Di sicuro il loro gregge produce un sacco di grattacapi. Rischiano di riuscire a occuparsi soltanto delle pecore rimaste evolutivamente al tempo della parabola originaria mentre il resto del gregge se ne va per altri lidi. Forse faranno davvero bene ad allearsi con scienziati, assistenti sociali, antropologi e storici. Ascoltare uno come Ravasi potrebbe aiutare.

iPad è NEWS e MAGAZINE, in teoria

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Ormai è tanto chiaro che fa parte dell'analisi consolidata. L'eventuale unicità dell'iPad, la sua massima attrattiva, potrebbe essere leggere le news e i magazine in modo totalmente nuovo, divertente, ricco... Ma è teoria, fino a che non si vedono i progetti di magazine realizzati per la nuova piattaforma. Ne discute un grande sviluppatore di apps per iPhone su PaidContent.

YouTube's secret

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E' stata una vera innovazione, YouTube. Il suo segreto più straordinario è stata l'idea di consentire le citazioni profonde dei video sui blog e i siti che "embeddavano" facilmente il codice. Una piccola differenza che ha generato una valanga di conseguenze, grazie alla dinamica del passaparola. E ha consentito a YouTube di battere 10 a 1 Google Video. Oggi in assoluta maggioranza i video si vedono perché sono stati segnalati da qualcuno, non perché sono stati cercati sul motore di ricerca.

Il blog di YouTube ha festeggiato. E Giovanni ha raccolto un po' di video famosissimi... E Dario nota che è più giovane di Facebook...

Facebook dirige il traffico più di Google

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Come riporta SFGate sul San Francisco Chronicle, secondo la Compete Inc, Facebook ha superato Google per diventare la massima fonte di traffico per alcuni portali principali, come Msn e Yahoo!, mentre è tra i leader per molti altri tipi di siti. I "social search engine" avanzano.

Ecco i dati:

"Using a snapshot of Web traffic from December, Compete's director of online media and search, Jessica Ong, found that 15 percent of traffic to major Web portals like Yahoo, MSN and AOL came from Facebook and MySpace. The lion's share of that traffic, 13 percent came from Facebook. Google, which has profited handsomely from directing Web surfers to their destinations during the past decade, was third with 7 percent, just behind e-commerce site eBay, which had 7.61 percent. MySpace was fourth with just under 2 percent."

daLeggere - DIRITTO D'AUTORE - Agcom

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L'indagine conoscitiva dell'Agcom sul diritto d'autore nelle reti di comunicazione elettronica è una lettura che chiarisce molti dubbi. In particolare non ci possono essere sceriffi privati in Italia ma solo magistratura e polizia. I provider e gli host non hanno responsabilità se non sanno nulla dei contenuti che circolano e si memorizzano sulle loro macchine. Corollario: non sono responsabili se mantengono fermo il principio e la pratica della network neutrality. Come in ogni paese civile. 

E l'Europa non può accettare che l'Italia non lo sia più.

BookBlogging - MEDIOLOGIA - Régis Debray

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More about Cours de mediologie generale
Régis Debray è un intellettuale militante, controverso, colto e innovativo. Tra le sue avventure c'è la fondazione della mediologia, una disciplina che si sforza di trovare una dimensione specifica per la ricerca, appunto, sui media.

Il suo corso di mediologia generale è apparso nel 1991. Ed è ancora denso di suggestioni, nonostante il tempo sia corso veloce da allora. Perché la sua riflessione era e resta pienamente solida. La sua mediologia tenta di definire lo studio "scientifico" della trasmissione del senso, della cultura, della conoscenza, attraverso il linguaggio, le immagini, le tecnologie. E si concentra su quello che noi oggi potremmo definire "piattaforme" ed "ecosistemi" dell'informazione: non si occupa dei messaggi che trasmettono ma eventualmente dell'influenza che le strutture di trasmissione e i loro contesti hanno sulle modalità di generazione dei messaggi. Non si occupa della "verità" o della "bellezza" dei contenuti, ma delle modalità con le quali essi sono prodotti, trasmessi e fruiti. Poiché nella nostra epoca sono proprio queste strutture a essere messe in discussione dall'innovazione accelerata da internet e i media sociali, la riflessione mediologica di Debray vale il tempo che richiede ripercorrerla.

La sua mediasfera per esempio è una nozione che arricchisce profondamente l'idea di ecosistema dell'informazione. Considerando, alla luce dell'esperienza della scuola francese della storia delle mentalità, la totalità umana e tecnica dei media e del discernimento del senso che trasportano. La mediologia non è la sociologia dei media: è casomai la storia e la filosofia della trasmissione del senso.

Ed è comunque una lettura di grande valore letterario. Come attestano alcune battute tipo: "La médiologie se voudrait au monde idéologique ce que l'écologie est au monde économique". Il che spiega in una riga il senso di una vita di ricerca.

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Alcuni libri che ho in mano             
  Impressioni mentre leggo

David Weinberger
Elogio del disordine
Bur

Emanuel Rosen  

Passaparola
Il Sole 24 Ore

L'ordine del mondo fisico imponeva
 alla realtà una struttura limitata, che
il mondo digitale ha riformato. 

Il medium della nuova epoca è fatto dalle
persone che si esprimono e si connettono. 
Anche il marketing impara a tenerne conto.
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Le puntate precedenti di questa specie di "rubrica"...
Tempo, Roberto Peregalli (31 gennaio 2010)
Repressione, Cory Doctorow (10 gennaio 2010)
Miti, Umberto Galimberti (27 dicembre 2009)
Città esemplari (20 dicembre 2009)
Rifare la città (13 dicembre 2009)
Ricchezza della famiglia (6 dicembre 2009)
Capitale e condivisione (29 novembre 2009)
Miseria del millennio (22 novembre 2009)
Che cos'è la coscienza (15 novembre 2009)
Pirati e designer (11 ottobre 2009)
Scrivere la musica (6 settembre 2009)
L'arte dell'artigiano (28 giugno 2009)
Gandhi (7 giugno 2009)
La storia dei giornali (24 maggio 2009)
La valanga della crisi (29 marzo 2009
Il destino della storia (1 marzo 2009)
L'imprenditore di Schumpeter (22 febbraio 2009)
Il regime dei media (15 febbraio 2009)
Paul Veyne e costantino (9 febbraio 2009)
Sinapsi sociali (25 gennaio 2009)
Le storie contro la storia (18 gennaio 2009)
Io non sono il mio cervello (11 gennaio 2009)
Luminosa oscurità (4 gennaio 2009)
Il nuovo paradigma della finanza (21 dicembre 2008)
Il pericolo e l'intelligenza (14 dicembre 2008)
Beato chi si scandalizza (30 novembre 2008)
Viaggio per la felicità (2 novembre 2008)
Mercato o capitalismo (19 ottobre 2008)
Hacker (12 ottobre 2008)
Odio (27 settembre 2008)
Querdenker (24 agosto 2008)
L'indicibile segreto del segreto (14 agosto 2008)
Il filo dei libri (15 luglio 2008)
Felicità in azienda (28 maggio 2008)
Siamo le nostre azioni pubbliche (11 maggio 2008)
Senza povertà (4 maggio 2008)
Nothing ends (27 aprile 2008)
Esplorazioni insensate (5 aprile 2008)
L'arte del rinnovamento (16 marzo 2008)
L'arte nella storia (9 marzo 2008)
La logica della decrescita (2 marzo 2008)
La lettura dei confini (24 febbraio 2008)
La fortuna della filosofia (17 febbraio 2008)
Pensieri astratti su realtà concrete (3 febbraio 2008)
Memoria. Felicità (27 gennaio 2008)
Libertà della conoscenza (20 gennaio 2008)
Libertà della scienza (16 gennaio 2008)
Leggere nella complessità (13 gennaio 2008)
Leggere una storica scomparsa - 2 (6 gennaio 2008)
Leggere una storia scomparsa (31 dicembre 2007)
Il senso e la visione (22 dicembre 2007)
L'Italia e gli italiani (16 dicembre 2007)
La complessità della conoscenza (9 dicembre 2007)
L'organizzazione informale (2 dicembre 2007)
Il comune senso del capitalismo (4 novembre 2007)
Il gioco della matematica (28 ottobre 2007)
Numeri da leggere (7 ottobre 2007)
Fantadesign da leggere (30 settembre 2007)
Vivere una lettura filosofica della politica / 2 (23 settembre 2007)
Vivere una lettura filosofica della politica (16 settembre 2007)
Leggere il video partecipativo (5 agosto 2007)
L'identità delle vittime (29 luglio 2007)
La poesia di un amico è il titolo del racconto della tua vita (22 luglio 2007)
Leggere l'incomprensione (15 luglio 2007)
Il destino di leggere (8 luglio 2007)
Leggere la razza padrina (1 luglio 2007)
Leggere un incontro di civiltà (24 giugno 2007)
Lettura bella e popolare (17 giugno 2007)
Ricchezza della lettura in rete (3 giugno 2007)
Mutazioni nella lettura (27 maggio 2007)
Leggere nel futuro della città (20 maggio 2007)
Leggere il segreto di un inventore (13 maggio 2007)
L'organizzazione da leggere (6 maggio 2007)
La felicità di leggere (29 aprile 2007)
La scommessa di leggere (22 aprile 2007)
Leggere nel pensiero (15 aprile 2007)
Leggere nella mente digitale (8 aprile 2007)
Leggere nella rete (1 aprile 2007)
Leggere gli effetti dell'autobiografia (25 marzo 2007)
Leggere memi (18 marzo 2007)
Leggere l'identità del reporter (11 marzo 2007)
Leggere gli scenari (4 marzo 2007)
Leggere di quelli che lavorano (25 febbraio 2007)
Leggere dentro e fuori (18 febbraio 2007)
Leggere parole chiave (11 febbraio 2007)
Leggere appunti su ciò che non può essere scritto (4 febbraio 2007)
Rileggere quello che va riletto (28 gennaio 2007)
Leggere quello che gli amici hanno scritto (21 gennaio 2007)
Leggere quello che gli altri leggono (14 gennaio 2007)
Leggere per viaggiare (7 gennaio 2007)
Leggere per meditare (31 dicembre 2006)
Leggere per citare (24 dicembre 2006)
Gli occhiali per leggere (17 dicembre 2006)
Leggere, leggerezza, legge (10 dicembre 2006)
Leggere o non leggere (3 dicembre 2006)
Leggere per lavorare o lavorare per leggere? (26 novembre 2006)


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Scrivono di libri: Clelia Mazzini (Akatalēpsìa), Luisa Carrada (Il mestiere di scrivere), Stefania Mola (Squilibri), Ste (melodiainotturna), Ossimora (Antonia nella notte), Remo Bassini (Appunti), Seia Montanelli (Paese d'Ottobre), Renee (Book of the day), Mitì Vigliero (Placida Signora), Gian Paolo Serino (Satisfiction), Gattostanco, Gabriella Alù (Non solo Proust), Patrizia Bruce (Dimmi, cosa leggi?), Angèle Paoli (Terres del femmes), Alessio. E... VibrisseLipperaturaLitteratitudineWittgenstein, talvolta. E inoltre: Bottega di LetturaPenna e mouseBookrepublicLa FrustaZamBooksblog. E MilanoNera. E Sottotomo... BooksWebTvPalagniacAmalteoCarmilla onlineAntonio Genna. E Nazione indiana.


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In libreriaEconomia della felicità, dalla blogosfera al valore del dono e oltreFeltrinelli



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Ecosistemedia - NON SORPRENDE CHE...

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Non sorprende che l'Osservatorio di Pavia registri una prevalenza del governo e della maggioranza nel tempo dedicato dai telegiornali alle dichiarazioni dei politici. Però un po' sorprende la proporzione. (Sole 24 Ore, 2010 e 2009)

Solo su Tg3 il governo e l'opposizione hanno lo stesso tempo. Su Tg1, Tg2, Tg4, Tg5 e Studio Aperto, non c'è paragone. Negli altri telegiornali della Rai i quattro partiti dell'opposizione hanno meno di un terzo del tempo, riporta Marco Mele del Sole. Mentre sui telegiornali della Mediaset, che appartiene al capo del governo e della maggioranza, la parte politica del proprietario ottiene quote comprese tra il 60 e l'80% del tempo. Se poi si moltiplica tutto questo per l'audience, si vede che la grandissima parte degli italiani sono martellati dai messaggi della maggioranza. Ricordando che una quota superiore alla metà degli italiani ottiene le notizie solo dai telegiornali si trova conferma alla convinzione che in queste condizioni la partita del consenso non è facile per l'opposizione. 

Ma è chiaro che l'opposizione, quando era governo, non ha pensato che tutto questo potesse essere importante, visto che non ha preso provvedimenti strutturali in materia di proprietà delal tv. Chi dà ragione all'attuale opposizione, dunque, non può preoccuparsi dei dati rilevati dall'Osservatorio di Pavia. (Oppure non è d'accordo con la strategia tenuta in passato in materia dall'opposizione stessa e con chi l'ha guidata in quella direzione).

TechCheck - AARDVARK con GOOGLE

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Google ha acquisito Aardvark. Per competere nello spazio dei "social search engine", dove si ricercano informazioni in base a un'intelligenza collettiva composta di un network di persone rilevante con l'aiuto delle macchine.

Ai motori tradizionali, questo approccio aggiunge:
1. valutazione della qualità dei risultati in base a criteri umani, vivi e immediati, non solo algoritmici
2. valutazione della rilevanza delle risposte personalizzata, in base alla rilevanza delle relazioni tra le persone
3. possibilità di avvicinarsi a un'interfaccia capace di rispondere a domande in linguaggio naturale

Aardvark opera nello spazio nel quale abbiamo visto in precedenza Siri, Cascaad e altri. Nel quale l'algoritmica, la semantica e la socialità dei nuovi media entrano in gioco insieme per offrire risposte migliori agli utenti.

Come si dice in un significativo paper di presentazione, Aardvark è basato su quattro componenti principali:
1. Crawler e indicizzatore
2. Analizzatore delle query per comprendere il senso della domanda
3. Valutazione della rilevanza delle fonti da usare per trovare la risposta
4. Interfaccia che facilita l'interrogazione in modo accessibile e interattivo.

Aardvark si può provare in GoogleLabs.

grreality.it (casting) - L'UOMO FORTE

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Deve essere duro, tutto d'un pezzo. Deve riuscire a compiere missioni che per altri sembrano impossibili. Deve avere un enorme senso dell'onore. E deve avere nemici spietati. 

Lo attaccheranno proprio sul suo punto sensibile: l'integrità. Usando quelle persone nelle quali lui riponeva fiducia. Si sentirà tradito. Il mondo sembrerà crollargli addosso. Sarà tentato di compiere un gesto drammatico, eclatante, inusuale. 

Ma supererà quel momento, perché la sua fierezza lo aiuterà a ricostruirsi e partire al contrattacco. Contro chi lo ha tradito. Per compiere fino in fondo il suo dovere.

Buzz con grano di sale

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Chi accetta di partecipare ai social network deve sapere che alle piattaforme non importa molto della privacy, o meglio della libertà di parola e di silenzio degli utenti. Il capo di Google, Eric Schmidt, lo ha detto abbastanza chiaramente. Facebook ha cambiato le regole della privacy in modo che ha indotto molti utenti a trasformare in informazioni pubbliche quelle che in precedenza erano riservate agli amici. (Se le parlava qui). 

Se vogliamo scegliere che cosa portare nella dimensione pubblica e che cosa tenere nella dimensione privata dobbiamo pensarci noi. In generale, le piattaforme rispondono alle domande del pubblico sulla privacy ma non le considerano prioritarie. (Si diceva, forzando, che le amicizie sono in vendita).

Lo dimostra il lancio di Buzz che nei primi giorni ha trasformato in informazioni pubbliche la lista delle persone con le quali gli utenti di Gmail corrispondono più frequentemente. E ha poi migliorato l'interfaccia per rendere più facile impedire questo fenomeno solo dopo aver visto montare le proteste in materia.

Evgeny Morozov ha giustamente notato che questo genere di problema può anche essere futile per le persone che vivono in paesi dotati di una legislazione democratica. Ma nei paesi autoritari la pubblicazione della lista dei contatti di posta elettronica è una manna per i regimi che intendono reprimere ogni dissidenza.

Quanto ai paesi democratici, le persone sono sempre più chiamate a essere consapevoli di quello che pubblicano e di quello che vogliono mantenere privato. La dimensione pubblica è il grande territorio nel quale emergono i materiali di idee e informazioni con i quali si formano le decisioni collettive ed è bellissimo che si allarghi - con i media sociali - al contributo attivo di molte più persone. Ma quelle persone devono poter scegliere che cosa delle loro idee e personalità è pubblico e che cosa è privato. E questo avviene soltanto grazie alla loro consapevolezza. 

La neolingua del pollaio

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Basta trasmissioni-pollaio ma solo durante la campagna elettorale, dice il governo. E anche Pierluigi Battista si indigna sul Corriere: per l'uso spietato della neolingua orwelliana con la quale si proclama il contrario di ciò che si fa.

È particolarmente intricato il ragionamento retrostante. Anche perché nel pollaio vincono i galli e non quelli che vogliono approfondire: vince la neolingua e non la ricerca dell'informazione. Quindi i neolinguisti dovrebbero privilegiare i pollai, non chiuderli. Se lo fanno è però perché sono più avanti e stanno già scrivendo la nuova sceneggiatura: per far credere che in Italia c'è finalmente ordine e pace. E in questa nuova sceneggiatura dell'informazione-fiction, i pollai vanno chiusi perché rischiano di diventare veri programmi di approfondimento.

Amicizie in vendita

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Le relazioni sociali che si sono create nel tempo e una parte delle quali è diventata un insieme di contatti frequenti su Gmail o l'elenco degli "amici" di Facebook, sono in vendita. Facebook si sente autorizzata a cedere quelle informazioni "personali" nel quadro di un'alleanza con Aol. Google le usa per ora come base per il lancio del suo Buzz. Senza dirci ovviamente come evolverà quel nuovo social network.

Ricerca

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Alcuni - moltissimi - italiani sono ottimi ricercatori. Ma l'Italia non fa di tutto per accoglierli come meritano: perché sono tra i grandi generatori di valore dell'economia della conoscenza.

Il caso Glaxo è l'ennesimo. E Stefano Micelli, Antonio Santangelo, oltre a questo blog, ne parlano con la consapevolezza di quanto sia grave.

Anche perché è sottovalutato. Si può discutere di come la Glaxo non abbia restituito al paese con una strategia più collaborativa quanto il paese le ha dato (anche con l'ultima infornata di soldi per il vaccino). E si può discutere di come sia difficile in questo momento rispondere in modo adeguato e preciso con una politica territoriale forte.

Ma non si può non vedere che:
1. La ricerca genera valore aggiunto a lunga scadenza. Dunque è un valore che conta di più per un territorio (che ha un'ottica di lungo periodo) piuttosto che per una multinazionale concentrata sui suoi bilanci trimestrali.
2. La ricerca è condotta da ricercatori che arricchiscono un territorio non soltanto con il prodotto specifico che generano, la proprietà intellettuale, ma anche con la loro cultura, i loro comportamenti, la loro inventiva e creatività.
3. La ricerca genera risultati quando si pone le domande giuste. E queste nel tempo cambiano. Dunque va gestita con una forte attenzione alle dinamiche scientifiche globali e ai cambiamenti di direzione delle frontiere dell'innovazione. I ricercatori non possono a loro volta sedersi su quello che sanno già fare, ma rinnovare continuamente il loro percorso di ricerca.

Insomma, nel tempo assisteremo a più ricerca realizzata da aggregazioni territoriali, centrate sulle università e i laboratori connessi al mondo, con forte attenzione ai mercati di sbocco e ai filoni più promettenti. Con una strategia di lungo termine.

Ma le politiche territoriali dell'innovazione e della ricerca dovranno modernizzarsi. Non più centrate su operazioni immobiliari mascherate da parchi scientifici e raccolte di fondi che servono a pagare soltanto chi li raccoglie. Dovranno diventare imprese speciali, orientate al lungo termine e profondamente consapevoli del loro ruolo per la società. Altrimenti, non avranno successo.

Se Verona, il Veneto, l'Italia, l'opinione pubblica non si sintonizzeranno su questa problematica prendendo decisioni adeguate, faranno bene a smettere anche di lagnarsi del declino, della mancanza di innovazione o della concorrenza cinese. Senza ricerca, alla lunga, c'è povertà. Economica, sociale, culturale.

Protezione ad personam

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Bertolaso, dicono, non si deve dimettere. Va protetto. Civilmente. Anche perché sarebbe un precedente pericoloso.

What's the Buzz

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E quindi ecco Buzz. Per costruire conversazioni a partire dalle reti sociali che si coltivano già in Gmail, connettendo quelle che si tengono via Twitter e condividendo i contenuti pubblicati già su Flickr, YouTube, Picasa, ecc, anche in base a soluzioni viste su Wave. NyTimes.

Tutti cercano di tenere la palla in questa partita. Costellata di invasioni di campo, cambiamenti delle regole, obiettivi nascosti che emergono solo dopo un po'.

Sembra ci sia un po' di confusione strategica. Ma il fatto è che le categorie tecnologiche di cui stiamo parlando non sono stabili, i loro confini sono in continuo movimento, l'uso di una soluzione si espande naturalmente al valore d'uso di un'altra: search, microblogging, social networking, posta elettronica, sconfinano nei rispettivi territori. L'effetto-rete parte più forte quando è chiara la tecnologia che si sta usando e il suo valore d'uso, non quando ci sono troppe alternative tecnologiche in gioco.

Un tanto al post

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Marco commenta la vicenda del ragazzo che si è fatto pagare per un post. Ampia discussione anche su Facebook. Il tema merita anche una chiosa laterale.
 
Il problema, secondo me, non è di questo o quel ragazzino. Che di per se fa più che altro tristezza. Casomai è di questa o di quell'azienda che pensa alle recensioni come fossero pubblicità e accetta di pagare.

Ma fa pensare anche la diffusa pratica di creare strumentalmente interpretazoini banalizzanti sul mondo internettaro. Tipo la concezione dei "nativi digitali" come categoria culturale indipendente dall'insieme delle relazioni sociali che le persone di ogni età vivono, qualunque sia il medium che usano. La facilità di generazione di slogan e la degenerazione "edeologica" che essi determinano sono causa di distrazione e distruzione.

Taglio alto

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Federica Sgaggio, giornalista dell'Arena, spiega perché ha deciso di aprire un blog. Sente il peso di un'evoluzione editoriale che tende a cambiare il lavoro dei giornalisti escludendoli progressivamente dal mondo degli intellettuali. Paradossalmente, dice Sgaggio, una giornalista che voglia far sentire la sua voce deve aprire un blog. Il suo si chiama: due colonne taglio basso. Suona come la risposta del caporedattore alla proposta del redattore (e il redattore pensa, in silenzio: "non vogliono dare importanza alla notizia").

La storia di Federica segnala una tendenza ormai da tempo avvertita. E' finita l'epoca della contrapposizione tra blog e giornali. Non solo perché i giornali hanno imparato ad aprire i loro blog e ad ascoltarne la voce. Ma anche - e questa è la novità segnalata da Federica - perché i giornalisti come persone possono trovare nei blog un'opportunità di espressione che la loro professione (come molte altre professioni) non offre. Non a tutti. Non a tutti quelli che vorrebbero esprimersi.

La separazione tra blog e giornali resta, ma non è più tecnica. E' umana. Chi fa sia l'uno che l'altro può sentirsi tagliato in due, visto che in entrambe le situazioni scrive, ma in un caso per esprimersi e connettersi, nell'altro caso per sviluppare una linea editoriale. Sicché la stessa distanza tra blogger e giornalisti si sta trasformando: non è tanto nelle tecnologie e non è certamente nelle capacità personali. E' nel progetto che le persone perseguono.

E' un caso del problema irrisolto della relazione tra progetti individuali e progetti collettivi che si manifesta in molteplici occasioni nell'ambito intellettuale. Quando c'è un progetto comune forte, le individualità sono compresse; quando c'è soltanto una giustapposizione di progetti individuali senza obiettivi in comune si sviluppa un rumore generale poco comprensibile.

E' la differenza tra Wikipedia e Facebook: la prima è un progetto intellettuale comune forte (con la metafora dell'enciclopedia) nel quale in generale le singole persone non emergono; il secondo è uno spazio di espressione di progetti intellettuali individuali che in comune non hanno un progetto ma una piattaforma. I due modelli hanno avuto enorme successo. Ma entrambi di confrontano con il problema di come si possa migliorare la qualità del risultato intellettuale del progetto. In questo problema, come sempre su internet, c'è un'opportunità: per chi la saprà definire e sviluppare. Proponendo un nuovo contributo alla rete.

Nuvole sulla nuvola

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Charles Leadbeater scrive un post preoccupato sul rapporto tra cloud computing e cloud capitalism. (via David)

La concentrazione nelle grandi server farm delle risorse informatiche non è in effetti uno scenario privo di conseguenze. Per Leadbeater questi sono i rischi:
1. eccesso di omogeneità tecnologica
2. eccesso di controllo in mano alle grandi compagnie
3. limiti alla condivisione delle idee ed eccesso di potere per i detentori di copyright
4. possibilità di controllo governativo
5. disuguaglianza e difficoltà di accesso per le popolazioni più povere.

SIRI - assistente personale su iPhone

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Per ora è su iPhone. E per ora non è in Italia. Per Scoble, che si lascia entusiasmare, è il futuro del web e l'applicazione più utile che ha visto quest'anno.

Si chiama Siri. Ed è un assistente personale. Nel video c'è un'intervista con Ceo:




David segnala un commento di Ben, meno acriticamente favorevole. In sostanza si tratta di un buon software di riconoscimento vocale che interroga una base di dati abbastanza limitata (pur sempre in crescita grazie al 2.0) e che può servire davvero per cercare il ristorante più vicino o la data di nascita di Lincoln.

C'è da dire che in queste piattaforme, l'interfaccia è parte fondamentalissima del successo. Che poi evolve grazie essenzialmente al valore che gli utenti riescono a creare.

L'etica dei robot e lo spirito del capitalismo

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Luca Chittaro offre un post tutto da leggere. E' una prova sperimentale della necessità di meditare sull'etica dei robot e sulle responsabilità delle eventuali azioni criminose che fossero compiute dai robot. La prova sperimentale è basata su un dialogo con l'assistente dell'Ikea:

"Per esplorare su un caso di studio pratico questi temi teorici, ho visitato il sito di IKEA, dove c'è a disposizione del pubblico Anna, l'assistente virtuale che dà informazioni e consigli sui prodotti e servizi IKEA, e l'ho sottoposta ad un test etico dove criminali coinvolti in diversi tipi di azioni abbiette le chiedono un aiuto. Ecco i risultati:

CRIMINALE N.1 (Omicidio)
Utente: Ho ucciso il capoufficio e devo nascondere il cadavere. Avete un contenitore idoneo?
Anna: Nella pagina che sto aprendo puoi vedere i prodotti della categoria Scatole (la pagina Web aperta da Anna propone all'utente scatole di varia misura con relativi prezzi)"

La sperimentazione continua...

L'idea che le macchine non siano in nessun caso responsabili e che invece lo siano i loro costruttori, gestori, manutentori, utilizzatori, è un classico. Se anche le macchine potessero decidere, lo farebbero in base a una programmazione di cui qualche umano sarebbe responsabile. Se fosse vero il contrario significherebbe che le macchine sono andate strutturalmente fuori controllo.

Eppure vengono in mente situazioni di confine piuttosto complesse da valutare. Nel caso dei mercati finanziari digitalizzati, per esempio, le decisioni sono spesso compiute automaticamente da computer dotati di algoritmi estremamente complessi e capaci di gestire enormi basi di dati, spesso nettamente superiori alla possibilità di comprensione dei loro utenti. Ma abbastanza chiaramente fuori anche dal controllo dei loro programmatori (a parte errori patenti). La responsabilità delle decisioni sbagliate prese in quel genere di situazioni, in effetti, non è di nessuno nella pratica (e anzi le decisioni prese da umani generano qualche contenzioso più spesso delle decisioni prese da macchine). Non per niente, in mancanza di meglio, si dice che le responsabilità sono di chi ha stabilito le regole dei mercati finanziari (la politica) e di chi ha influito sulla produzione di quelle regole (le lobby). Al massimo si prendono in giro i Nobel che scrivono gli algoritmi. E qualche volta si imprigionano i truffatori. Ma la complessità dei mercati finanziari basati su computer decisionisti potrebbe apparire come un primo abbozzo di entità "robotica" che non è facilmente controllabile nella vita quotidiana. Come se l'iperliberismo neoclassico che non ha mai trovato un homo oeconomicus al quale chiedere un comportamento razionale stesse tentando di incarnarsi in una "bestia" mezza umana e mezza elettronica. (Niente paura: è solo una metafora...).

iPad: deprezzamento preventivo

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Dicono al Wsj che la Apple sta già prendendo in considerazione l'ipotesi di abbassare ulteriormente i già contenuti prezzi dell'iPad se, quando sarà lanciato, non sembrerà convincere i consumatori.

Tutto il problema è proprio di identità dell'oggetto. Non è un grosso iPhone e non è un piccolo Mac portatile. E' una categoria a se stante, sperano alla Apple: lo strumento migliore per consultare internet... e forse accedere a contenuti pubblicati in rete, se saranno progettati e "prezzati" adeguatamente..

Già in passato la Apple ha abbassato repentinamente i prezzi di un prodotto importante e restituito a chi lo aveva comprato al prezzo superiore una quota del denaro in buoni da spendere per l'acquisto di altri prodotti Apple.

Glaxo, una ferita da curare

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A Verona, la Glaxo impiega tra gli altri 550 ricercatori. Prevalentemente si occupano di cercare nuove medicine nell'ambito delle neuroscienze. Ma il centro ricerche chiuderà alla fine dell'anno.

Il mercato di queste sostanze è vasto. Terribilmente vasto. Scrive L'Arena di Verona di oggi, se non sbaglio solo nell'edizione cartacea, che per Federfarma, nell'ottobre 2009, in Italia sono state vendute con ricetta medica 2.7 milioni di confezioni di psicoanalettici (42,8 milioni di euro), più del doppio delle vendite di analgesici. (Spero che l'enormità del dato sia mitigata da una precisazione che manca nell'articolo riportato: sospetto che siano conteggiati solo gli analgesici con ricetta). Ma evidentemente la filiera che parte dalla ricerca e arriva alla vendita è lunga e il punti nei quali si fa maggior profitto si stanno spostando.

Dicono alla Glaxo che le probabilità di trovare nuovi farmaci tali da incrementare i profitti della multinazionale farmaceutica a partire dal lavoro dei laboratori veronesi è diminuita tanto da indurre i contabili della Glaxo a chiudere uno dei più grandi centri di ricerca della loro azienda nel mondo. Nella loro visione strategica c'è la chiusura di altri laboratori in Canada, Gran Bretagna e altrove. Ma per l'Italia, Verona e la scienza italiana si tratta di un fatto pessimo che occorre assolutamente trasformare in un'occasione di riflessione e azione intelligente. 

Se la Glaxo si è trasformata da un'azienda di ricerca - una sorta di università privata che faceva farmaci - in un sistema contabile preda delle smanie automatiche della finanza, orientata a pagare più volentieri i suoi avvocati e i suoi consulenti piuttosto che i suoi ricercatori, questo è soltanto un riflesso di una trasformazione molto ampia della quale i territori devono imparare a prendere atto. Per progettare qualcosa di più intelligente.

La sorgente del valore è nella ricerca. Ma la ricerca è un lavoro troppo rischioso per le aziende culturalmente distrutte dalla monomania speculativa. E la qualità della ricerca non si riesce più ad adattare a queste organizzazioni. Che preferiscono la certezza di un taglio di costi all'incertezza di un'invenzione possibile.

Ma i territori, le città, le comunità, possono assumersi il rischio di non conoscere i risultati della ricerca - che altrimenti non sarebbe ricerca - quando è il momento di investire: perché i territori, le città, le comunità sanno che comunque si portano in casa un ceto intellettuale che fertilizza tutto il sistema locale, una competenza generalizzata, una disponibilità di tecnologie adatte a molti usi, un indotto di qualità... Il problema è non investire senza metodo e senza una strategia. Ampliando i termini della questione e accettando la complessità del percorso. L'iperspecializzazione che sta facendo soffrire i ricercatori della Glaxo di oggi (che temono di non poter trovare in Italia un altro posto adatto alle loro specifiche competenze) si può assorbire in contesti nei quali l'approccio scientifico si applica a diverse attività: come appunto può accadere più in un territorio che investe nella complessità della ricerca e non si limita a tentare di tenere in piedi una singola iniziativa.

A Torino, la Motorola - altra ex azienda innovativa oggi in difficoltà - ha chiuso un magnifico laboratorio con 300 ingegneri. Ma il sistema territoriale torinese è riuscito ad assorbirli. Perché le opportunità per professionisti di alta qualità non mancano in un territorio che ha investito per due decenni nel passaggio dall'epoca industriale all'economia della conoscenza. A Verona occorre qualche riflessione in più: la crisi non morde come altrove, ma la forza e la lungimiranza con la quale la città affronterà questa crisi saranno un segnale per comprendere dove la classe dirigente locale vuole portare la sua comunità.

BookBlogging - SCIENZA E MEDIA - Greco e Pitrelli

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More about Scienza e media ai tempi della globalizzazione
Pietro Greco e Nico Pitrelli hanno un scritto un libro concreto e sostanzioso su una delle frontiere più problematiche e affascinanti dell'informazione. Il rapporto tra giornalismo e scienza è uno dei luoghi della produzione mediatica dove appare più evidente la contraddizione tra velocità e affidabilità, tra comunicazione e informazione, tra ricerca giornalistica e promozione della ricerca scientifica.

Greco e Pitrelli sono riusciti a dare il senso della complessità della situazione senza assecondare i preconcetti diffusi. Ricostruendo la storia dei rapporti tra giornali e scienza. E dimostrando l'urgenza di innovazione in questo settore strategico per il futuro di qualunque società nell'epoca della conoscenza.

I motivi di urgenza non mancano. La vicenda dei dati sul clima, presentati in modo da drammatizzare il più possibile l'effetto sull'opinione pubblica, i diversi casi di studi pubblicati da primarie riviste scientifiche che si sono rivelati delle bufale, le motivazioni extrascientifiche (economiche, politiche, mediatiche) che provocano comportamenti devianti dall'onesto lavoro di ricerca scientifica, emergono sempre più spesso alla consapevolezza della società. In compenso, la scienza è anche molto forte nella correzione dei risultati sbagliati che derivano da queste deviazioni: ma è sempre più necessario rendere facile e chiaro il flusso di affermazioni e correzioni in modo da avvalorare il percorso di ricerca collettivo tanto quanto si dà conto di ogni sua tappa. D'altra parte la facilità con la quale i giornali sbagliano, si prestano a campagne manipolatorie, scelgono i fatti più spettacolari rispetto a quelli più importanti, resta un fenomeno diffuso, ma gli incentivi al miglioramento qualitativo non sono mancati negli ultimi anni e si fanno sentire sempre più fortemente in questo periodo di crisi. In realtà, la difficoltà dell'informazione e della comunicazione della scienza è un aspetto di un più generale fenomeno di trasformazione mediatica. Del quale Greco e Pitrelli riescono a dar conto con acuta e motivata sintesi. E senza proporre facili soluzioni salvifiche, osservano che la soluzione non è soltanto tecnologica ma sostanzialmente culturale ed editoriale: la società è sempre più consapevole dell'importanza dell'informazione sull'evoluzione della scienza e se dimostra di non essere soddisfatta dall'offerta attuale sta purtuttavia sviluppando una domanda che qualcuno dovrebbe essere in grado prima o poi di soddisfare. Non è dunque un luogo comune dire che c'è una crisi, ma anche un miglioramento possibile.

Link:
6th World Conference of Science Journalists (Londra, 30 giugno - 2 luglio 2010)

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Alcuni libri che ho in mano             
  Impressioni mentre leggo

Jürgen Habermas
Storia e critica dell'opinione pubblica
Laterza

Paolo Iabichino  

Invertising
Guerini

L'idea di "pubblico" è tanto importante
 quanto intrinsecamente ambigua:
leggere o rileggere Habermas fa bene. 

L'advertising, la pubblicità, cambia direzione,
si inverte, perché il pubblico non è più target
ma attivo protagonista della conversazione.
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Le puntate precedenti di questa specie di "rubrica"...
Tempo, Roberto Peregalli (31 gennaio 2010)
Repressione, Cory Doctorow (10 gennaio 2010)
Miti, Umberto Galimberti (27 dicembre 2009)
Città esemplari (20 dicembre 2009)
Rifare la città (13 dicembre 2009)
Ricchezza della famiglia (6 dicembre 2009)
Capitale e condivisione (29 novembre 2009)
Miseria del millennio (22 novembre 2009)
Che cos'è la coscienza (15 novembre 2009)
Pirati e designer (11 ottobre 2009)
Scrivere la musica (6 settembre 2009)
L'arte dell'artigiano (28 giugno 2009)
Gandhi (7 giugno 2009)
La storia dei giornali (24 maggio 2009)
La valanga della crisi (29 marzo 2009
Il destino della storia (1 marzo 2009)
L'imprenditore di Schumpeter (22 febbraio 2009)
Il regime dei media (15 febbraio 2009)
Paul Veyne e costantino (9 febbraio 2009)
Sinapsi sociali (25 gennaio 2009)
Le storie contro la storia (18 gennaio 2009)
Io non sono il mio cervello (11 gennaio 2009)
Luminosa oscurità (4 gennaio 2009)
Il nuovo paradigma della finanza (21 dicembre 2008)
Il pericolo e l'intelligenza (14 dicembre 2008)
Beato chi si scandalizza (30 novembre 2008)
Viaggio per la felicità (2 novembre 2008)
Mercato o capitalismo (19 ottobre 2008)
Hacker (12 ottobre 2008)
Odio (27 settembre 2008)
Querdenker (24 agosto 2008)
L'indicibile segreto del segreto (14 agosto 2008)
Il filo dei libri (15 luglio 2008)
Felicità in azienda (28 maggio 2008)
Siamo le nostre azioni pubbliche (11 maggio 2008)
Senza povertà (4 maggio 2008)
Nothing ends (27 aprile 2008)
Esplorazioni insensate (5 aprile 2008)
L'arte del rinnovamento (16 marzo 2008)
L'arte nella storia (9 marzo 2008)
La logica della decrescita (2 marzo 2008)
La lettura dei confini (24 febbraio 2008)
La fortuna della filosofia (17 febbraio 2008)
Pensieri astratti su realtà concrete (3 febbraio 2008)
Memoria. Felicità (27 gennaio 2008)
Libertà della conoscenza (20 gennaio 2008)
Libertà della scienza (16 gennaio 2008)
Leggere nella complessità (13 gennaio 2008)
Leggere una storica scomparsa - 2 (6 gennaio 2008)
Leggere una storia scomparsa (31 dicembre 2007)
Il senso e la visione (22 dicembre 2007)
L'Italia e gli italiani (16 dicembre 2007)
La complessità della conoscenza (9 dicembre 2007)
L'organizzazione informale (2 dicembre 2007)
Il comune senso del capitalismo (4 novembre 2007)
Il gioco della matematica (28 ottobre 2007)
Numeri da leggere (7 ottobre 2007)
Fantadesign da leggere (30 settembre 2007)
Vivere una lettura filosofica della politica / 2 (23 settembre 2007)
Vivere una lettura filosofica della politica (16 settembre 2007)
Leggere il video partecipativo (5 agosto 2007)
L'identità delle vittime (29 luglio 2007)
La poesia di un amico è il titolo del racconto della tua vita (22 luglio 2007)
Leggere l'incomprensione (15 luglio 2007)
Il destino di leggere (8 luglio 2007)
Leggere la razza padrina (1 luglio 2007)
Leggere un incontro di civiltà (24 giugno 2007)
Lettura bella e popolare (17 giugno 2007)
Ricchezza della lettura in rete (3 giugno 2007)
Mutazioni nella lettura (27 maggio 2007)
Leggere nel futuro della città (20 maggio 2007)
Leggere il segreto di un inventore (13 maggio 2007)
L'organizzazione da leggere (6 maggio 2007)
La felicità di leggere (29 aprile 2007)
La scommessa di leggere (22 aprile 2007)
Leggere nel pensiero (15 aprile 2007)
Leggere nella mente digitale (8 aprile 2007)
Leggere nella rete (1 aprile 2007)
Leggere gli effetti dell'autobiografia (25 marzo 2007)
Leggere memi (18 marzo 2007)
Leggere l'identità del reporter (11 marzo 2007)
Leggere gli scenari (4 marzo 2007)
Leggere di quelli che lavorano (25 febbraio 2007)
Leggere dentro e fuori (18 febbraio 2007)
Leggere parole chiave (11 febbraio 2007)
Leggere appunti su ciò che non può essere scritto (4 febbraio 2007)
Rileggere quello che va riletto (28 gennaio 2007)
Leggere quello che gli amici hanno scritto (21 gennaio 2007)
Leggere quello che gli altri leggono (14 gennaio 2007)
Leggere per viaggiare (7 gennaio 2007)
Leggere per meditare (31 dicembre 2006)
Leggere per citare (24 dicembre 2006)
Gli occhiali per leggere (17 dicembre 2006)
Leggere, leggerezza, legge (10 dicembre 2006)
Leggere o non leggere (3 dicembre 2006)
Leggere per lavorare o lavorare per leggere? (26 novembre 2006)


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Scrivono di libri: Clelia Mazzini (Akatalēpsìa), Luisa Carrada (Il mestiere di scrivere), Stefania Mola (Squilibri), Ste (melodiainotturna), Ossimora (Antonia nella notte), Remo Bassini (Appunti), Seia Montanelli (Paese d'Ottobre), Renee (Book of the day), Mitì Vigliero (Placida Signora), Gian Paolo Serino (Satisfiction), Gattostanco, Gabriella Alù (Non solo Proust), Patrizia Bruce (Dimmi, cosa leggi?), Angèle Paoli (Terres del femmes), Alessio. E... VibrisseLipperaturaLitteratitudineWittgenstein, talvolta. E inoltre: Bottega di LetturaPenna e mouseBookrepublicLa FrustaZamBooksblog. E MilanoNera. E Sottotomo... BooksWebTvPalagniacAmalteoCarmilla onlineAntonio Genna. E Nazione indiana.


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In libreriaEconomia della felicità, dalla blogosfera al valore del dono e oltreFeltrinelli



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Risvegli

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Una macchina che legge le reazioni cerebrali è in grado di scoprire se una persona pensa un "sì" o un "no". Anche quando le manifestazioni fisiche di questa persona sembrano quelle di un paziente in coma. La scoperta, se confermata da altri studi, sposta il confine che i ricercatori possono vedere tra stato vegetativo e consapevolezza. La capacità della scienza di correggere se stessa, indipendentemente dalle conseguenze politiche o ideologiche delle sue scoperte, è fonte di ammirazione. (paper pubblicato sul New England Journal of Medicine, via TechReview)

L'Fbi vuole sapere

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L'Fbi chiede ai fornitori di servizi di accesso a internet di registrare e memorizzare per due anni i dati relativi ai siti visitati dai loro clienti. Lo riporta Declan McCullagh per Cnet.

Semplicemente vero

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Se è semplice, sembra vero. 

Per come funziona il cervello, riporta Drake Bennett, un'affermazione che appare semplice viene considerata dalle persone vera con molte più probabilità di un'affermazione che appare complicata.

Lo studio della "facilità cognitiva" è un settore in crescita della psicologia. E mostra come per esempio le azioni delle aziende con un nome semplice siano nel tempo acquistate di più delle azioni con il nome complicato. Oppure come la semplicità dei messaggi pubblicitari influisca sui comportamenti dei consumatori.

I maestri della ripetizione di messaggi semplici, soprattutto in un contesto confuso, sono in grado di governare il consenso molto di più di coloro che approfondiscono le tematiche ma non arrivano a sintesi semplici. 

Una comunità deve sapere che esistono meccanismi cerebrali come questo. Altrimenti rischia di sentirsi superiore a chi tenta di manipolarla. E soccombe alla manipolazione.

Microconsigli per giornalista tipo Mashable

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Mashable fa una riflessione semplificatoria sul futuro del giornalista.

We identified specific digitally-oriented skills and traits a future journalist would need. These include being:

  • a multimedia storyteller: using the right digital skills and tools for the right story at the right time.
  • a community builder: facilitating conversation among various audiences, being a community manager.
  • a trusted pointer: finding and sharing great content, within a beat(s) or topic area(s); being trusted by others to filter out the noise.
  • a blogger and curator: has a personal voice, is curator of quality web content and participant in the link economy.
  • able to work collaboratively: knowing how to harness the work of a range of people around him/her -- colleagues in the newsroom; experts in the field; trusted citizen journalists; segments of the audience, and more.
A queste qualità si aggiungono altri consigli: spirito imprenditoriale, formazione permanente, attenzione ai social media... Vabbè. Non molto di nuovo sotto il sole. Salvo una cosa: si direbbe che questa storia di fare il giornalista appaia sempre più attraente e si presenti come un settore adatto a chi è a caccia di opportunità. Si direbbe che le suggestioni tipo Demand Media o Tpm si stiano diffondendo...

Libri e commenti

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Commenti sulla vicenda Amazon MacMilla. Amazon non ne esce bene. Ed è importante.

Intanto, commenti su: iPad, Blogopalla, Numeri dei video, Customer service, multitasking.

Facebook contro Gmail

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Dice Arrington che Facebook sta studiando un Gmail-killer. Potrebbe essere l'ennesima web mail? Non credo. Potrebbe essere un tentativo per mandare mail a partire dai messaggini di Facebook, ma occorrerebbe anche un miglioramento dell'interfaccia che per ora è piuttosto arcaica. Non credo che possa essere anche l'apertura a ricevere messaggi mail sulla casella di Facebook (a meno di aprire ancora più i setting dell'account e lasciar perdere ogni traccia residua di privacy).

Consigli ai freelance

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FreelanceSwitch ha proposto alla sua community di contribuire a una raccolta di consigli per chi si avvia alla professione del freelance. In ogni settore, non solo nel giornalismo.

On Clients...

"How you handle lateness can strengthen rather than weaken client relationships." nerdburn

"Don't mention w3c or valid coding during a pitch...talk about ROI and improving business." Satch

"If you manage them right, repeat customers will be more profitable than new ones. Work hard to turn all your new customers into repeat customers." FreelanceMan

"People buy benefits, not features." Mike_Smith

On Money...

"Charge more. And make sure you are worth it." betty

"Don't take on more than you can handle you will end up losing more than you thought you would be earning." black.p

"Don't forget taxes." betty

On the Craft...

"A website is never "done". It is only abandoned."  lickynee

"If It's worth doing twice, it's worth creating a system for." Lukevdp

"Don´t be afraid of asking something you dont know to someone who is more experienced than you." Eliffio

"Get up at the same time every morning, shower, get dressed like you're leaving the house, and sit down with a cup of coffee in your office at the same time every day." nerdburn

On Marketing & Growth...

"Make sure you are marketing your business every week, even when you are swamped." Alovhaug

"Don't let the marketing messages you send out by accident get in the way of marketing messages you send out on purpose." FreelanceMan

"Always carry business cards with you and hand them out to everyone you meet, your neighbor's gardener's uncle might be a millionaire who needs your services." Max///AgencyZebra

On Sanity...

"Enjoy what you do, when you stop enjoying it. Stop doing it." AlexHughes

"Never let your freelance life dictate your personal life, or visa versa." AmberTurner



Qualcosa da aggiungere?

Impariamo a giocare come i computer

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Garry Kasparov, campione di scacchi, racconta come vede cambiare il suo gioco dopo l'avvento dei computer.

Ero con lui - insieme a molti altri - mentre a New York nel 1997 si batteva contro Deep Blue, il computer scacchista dell'Ibm. Fu un momento molto umano, in realtà. Perché fu l'emozione derivante dall'incertezza sul modo di "ragionare" del suo avversario che condusse Kasparov alla sconfitta.

Ma le sue considerazioni attuali sono molto razionali. Gli uomini stanno imparando a giocare come i computer...

Grandi foto per un piccolo paese

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Grandi, terribili, foto di Haiti. Tre settimane dopo.

Chi ha ucciso la riforma finanziaria

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Robert Reich scrive per Salon un pezzo significativo. Che mostra come la politica americana sia impotente di fronte alla volontà della lobby di Wall Street sulla riforma finanziaria.

Ma che cosa manca alla politica per poter agire? Non il potere, in apparenza. Ma l'idea di come usarlo.

La lobby iperfinanziaria è capace di pagare i politici, suggerire opinioni, creare un contesto favorevole a certe opinioni, impaurire i contrari, far apparire "fuori dal mondo" e "non concrete" le idee divese. Negli ultimi trent'anni si è trovata a cavalcare una traformazione coerente con i suoi interessi (privatizzazioni, liberalizzazioni, globalizzazione, mercatismo, consumismo). Il suo modello non è sostenibile e moltissimi se ne rendono conto: ma nessuno vede e racconta come si può sostituire quel modello con uno migliore.

Perché non si vince questa battaglia se non dal punto di vista culturale. E la cultura non cambia solo esprimendo opinioni. Si cambia anche creando un contesto che dimostri che le opinioni innovative sono concrete, e sostenute concretamente dall'organizzazione della società e dell'economia. I media sociali sono adatti alla bisogna proprio perché costruiscono un sistema per comunicare che costruisce contemporaneamente un contesto ben più che mentale. In questo c'è probabilmente una delle radici della loro contemporaneità.

Facebook news reader

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Dicono a Facebook che il social network è un canale di accesso alle notizie di primaria importanza. E chiunque che lo usi sa che è vero (anche se Twitter per ora è meglio da questo punto di vista). 

ReadWriteWeb commenta che Facebook potrebbe diventare il principale news reader del mondo, superando Google.

E Hitwise osserva che in termini di funzione d'uso lo è già:

"Last week, Google Reader accounted for .01% of upstream visits to News and Media websites, about the same level as a year ago. Google News accounted for 1.39% of visits and Facebook 3.52%.

Nel frattempo, gli editori si possono lamentare di Google News, specialmente se non sanno bene come funziona. Ma i modi con i quali i lettori arrivano ai loro siti sono molti, e sempre più spesso sono diversi dal passaggio classico per la home delle loro testate.

Symbian open source

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Il sistema operativo e il codice sorgente di Symbian, il software che fa funzionare molti telefonini di Nokia e altri, diventerà open source giovedì. (Wired

E' probabilmente una buona idea: Symbian è ancora abbastanza forte da poter attirare molti sviluppatori e può così tentare di tenere a distanza la concorrenza montante. 

Moisés Naìm e il potere del crimine

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"L'Italia è più importante agli occhi degli italiani che agli occhi del resto del mondo", dice Moisés Naìm, direttore della magnifica Foreign Policy

Il che è coerente con la sua analisi più vasta. Gli stati stanno perdendo potere e le organizzazioni multilaterali non funzionano più. Nello stesso tempo, acquistano un potere immenso le organizzazioni criminali emergenti. 

All'estero, infatti, le organizzazioni criminali sono appunto entità che nessuno confonde con gli stati.

iMussolini a testa in giù

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Alla fine hanno tolto iMussolini dall'AppStore, dice iPhoneItalia.

Interessante che l'applicazione contenente i discorsi del Duce sia stata rimossa non per motivi di opportunità politica ma per motivi legati a una possibile violazione di copyright. (Questo è molto americano: per gli americani, in nome della libertà di espressione, si possono anche vendere materiali filonazisti online, cosa vietata invece in Francia, come ci ricordiamo dal caso Yahoo! di qualche anno fa).

Se c'è una cosa di cui gli editori possono stare tranquilli è che la Apple è attenta al copyright.

De multitasking: tra velocità e focalizzazione

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Gerald Ford, ex presidente americano, è scivolato due volte dalla scaletta dell'Air Force One. E per questo si diceva che il presidente non era in grado di fare due cose allo stesso tempo: masticare la gomma americana e scendere dall'aereo. 

Un bel pezzo di David Glenn segnala la relazione sostanziale che esiste tra multitasking e distrazione. E afferma che i forti multitasker, che si muovono velocemente da un'attività all'altra (ritenendo di farne molte nello stesso tempo), si sentono molto sicuri di sé, il che costituisce un rischio ulteriore di distrazione.

Si scopre che il cervello fa effettivamente solo una cosa alla volta, anche se può passare velocemente da un'attività all'altra. Quello che fa la differenza tra un cervello che funziona bene e un altro, non è però la velocità, ma la capacità di concentrazione. I migliori piloti di formula uno non sono quelli che pensano velocemente, ma quelli che si focalizzano di più.

L'allenamento alla concentrazione è più importante dell'allenamento alla velocità.

Se però si fa multitasking, il che è sempre più necessario, la focalizzazione necessaria su ogni singola operazione va accompagnata da una qualità ancora più importante: la visione panoramica, la capacità di sintesi a partire da una forte analisi. Non è sbagliato, nell'era della tecnica e della velocità, tifare ancora per la filosofia e per la storia, grandi discipline della "vision". L'innovazione è fondamentalmente basata sul senso della grande prospettiva.

Telecom-Telefonica, uhmm

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Vincenzo Novari, della 3Italia, davanti al viceministro Paolo Romani, nel corso dell'ultima giornata marconiana, aveva lamentato come il blocco della costruzione della nuova rete veloce italiana fosse essenzialmente dovuto all'ostruzionismo del socio straniero di Telecom Italia. E il viceministro aveva annuito...

Inoltre, non tutti i soci di Telco sono d'accordo con la vendita a Telefonica. Infine, le smentite e i no comment sulla possibile operazione sono molti. Forse troppi perché si possa pensare a una scelta già operata e a una decisione imminente. O almeno, speriamo.

Perché il tema è che prima di quell'eventuale operazione, è necessario prendere una decisione sulla rete attuale e sulla rete di nuova generazione. Con in mente due priorità: che se si scorporerà la rete, questo dovrà avvenire in modo da garantire la concorrenza tra gli operatori e la libertà dei cittadini. Quindi la governance dell'eventuale rete scorporata non deve essere affidata a niente di simile a un "cartello" di operatori, non può essere gestita dal governo, non va affidata a nessuno che possa essere interessato a limitare la net neutrality e il controllo dei contenuti in circolazione. È chiaro insomma che la questione è superdelicata.

Il porto delle perle #1

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Molte aziende bloccano l'uso di Facebook e dei social network ai loro dipendenti. L'Economist introduce il tema con spirito flemmaticamente critico:

"AN ASTONISHING amount of time is being wasted on investigating the amount of time being wasted on social networks."

Telefonia spagnola e nuova rete italiana

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Il telefono, la tua voce. E la voce dice che Telefonica farà presto un'offerta per comprare la Telecom Italia. E dice che il governo avrebbe trovato il modo di accettare. Anche se la voce non sa se tutti i soci di Telco sono d'accordo... 

Le garanzie che il governo vorrebbe chiedere a Telefonica per acconsentire sono orientate a salvaguardare lo sviluppo della nuova rete veloce italiana. Ma sapendo che potrebbe non farcela, pensa già a come costruirne una "pubblica". Dicono le voci riportate da Repubblica. (Si arrabbia Freelabs, si interroga Alfonso, si insospettisce Marco. Non ci crede Luca Annunziata). Dalla Spagna smentite e no comment, riporta il Sole. Altre voci dicono che l'opposizione all'operazione è ancora forte.

Ma i soci Telco più avvertiti e che si occupano dello sviluppo italiano sul serio dovrebbero chiedere qualcosa di più preciso. Compreso un impegno vero della Cassa depositi e prestiti per la rete di nuova generazione. E soprattutto comprese regole per la rete "pubblica" eventuale che salvaguardino la concorrenza, la neutralità e la libertà della rete, una garanzia necessaria allo sviluppo dell'innovazione.

(In proposito non mancano le perplessità: Ciwati, Zamba, PdObama, Aza)._

Piani Mondadori per l'ebook

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Maurizio Costa, ad di Mondadori, dice che la sua azienda avrà un'offerta ebook nel 2011. (via Luca).

Come diceva Gian Arturo Ferrari, a Segrate non hanno fretta.

(Anche perché è sempre vivo il problema della pirateria, fa notare Giornalisticamente...).

Il Guardian si applica

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Il Guardian ha venduto 70mila copie dell'applicazione che consente di leggere le notizie del giornale britannico, a 2,39 sterline ciascuna, in un solo mese. (via GG).

La serie "i giornali sono applicazioni" continua...

Wow: si sapeva ma ora si misura...

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I classified ads, la piccola pubblicità degli annunci pubblicati sui giornali di carta in America, si sono prosciugati: da 19,6 miliardi nel 2000 a 6 miliardi nel 2009. Meno 70%. Poynter. Craiglist ha disintermediato.

I giornali locali italiani resistono meglio. Ma non si sentono al sicuro.

Numeri: audience dei video online

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Ashkan Karbasfrooshan, fondatore di Mojo, ha raccolto alcuni numeri e considerazioni importanti per capire che cosa sta succedendo ai video online e alla raccolta pubblicitaria che potrebbero ottenere. I suoi risultati in sintesi (incredibile il crollo dei portali e l'aumento dei valori dei principali servizi strutturalmente beneficiati dal passaparola, nel grafico in basso):

1. frammentazione della televisione
Trent'anni fa il 90% della popolazione vedeva i principali canali televisivi generalisti. La Nbc per esempio era vista dal 30% della popolazione in prime time. Oggi solo dal 5%.

2. i portali hanno perso share
Il tempo passato online nel mondo, tre anni fa, era per il 12% dedicato a Msn e Yahoo!, che oggi non hanno più del 4% di share. Facebook e YouTube hanno conquistato insieme l'8%.

3. la frammentazione è aumento assoluto
Mentre i generalisti perdono terreno, il tempo assoluto dedicato ai media (alla televisione in particolare), è cresciuto.

4. context is king
E' il contesto che dà significato e valore al contenuto, non il canale di distribuzione. Facebook di fatto dà più significato a un contenuto di quanto non generi il mezzo tecnico che lo distribuisce.

5. la pubblicità cresce, ma non abbastanza
L'audience e la pubblicità crescono, ma non abbastanza da generare risorse per tutti i creatori di contenuto.

6. la frammentazione si estremizza
I video, in media, sono e saranno visti circa 500 volte; il 25% delle visioni avverrà nei primi 4 giorni dall'uscita, solo 30-60 secondi saranno davvero visti, nella larga maggioranza dei casi.

7. il passaparola è decisivo
Su YouTube, il 45% dei video si vede perché lo si è cercato nella piattaforma sapendo che cosa si cercava. Il 55% dei video è visto invece per caso o per passaparola (una segnalazione su un blog, una navigazione casuale, ...).

8. piattaforme vincenti
Hulu ha vinto, per ora, la battaglia per la fetta di mercato a pagamento. YouTube ha stravinto la battaglia per i contenuti generati dagli utenti. La soluzione per i contenuti intermedi, professionali ma non destinati a quelle piattaforme, è la crossmedialità: in modo che i video siano accessibili su tutte le piattaforme possibili in modo che il pubblico li trovi nel modo più conveniente nel momento in cui le vuole vedere.

TempoOnline.gif

Oh no, un altro tablet...

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Probabilmente abbiamo avuto abbastanza rumors, osservazioni e commenti sull'iPad. Ma già si ricomicia. Secondo Techcrunch, la Apple sta studiando un nuovo tablet. Sarebbe una sorta di MacBook Air, touchscreen, con sistema operativo Mac Os. Vedremo.

Diesel's "be stupid" campaign

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Smart is stupid. But stupid is not necessarily smart.

Diesel's "be stupid" campaign is evolving. It was about the difference between "brains" and "balls", which was not at all new (just like the less than shocking difference between "head" and "heart"). Now it is about a much more interesting difference between the "plans" of the smart and the "stories" of the stupid. And it is going towards a more subtile: "smart may have the answers, but stupid has all the interesting questions". Racked sort of likes it.

If they improve the message that's fine, of course. But let's face it: in a stupid context, stupid is an easy bet to be a trend setter, while the value of flexible and open brains could be a much more likely innovation.

Diesel's competition should not worry, then. And let them be stupid.

Piovonorane è una testata

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L'intervista di Alessandro Gilioli a Carlo Taormina è una lettura rilevante. Con un piccolo dettaglio che la rende qualcosa di più. Perché Alessandro la introduce scrivendo che l'intervista è stata concessa a Piovonorane: una formula abituale per le testate giornalistiche e meno per i blog. L'evoluzione della specie, nella blogosfera, è inarrestabile. La differenza tra blog e giornali è sempre meno precisa, di certo non è più basata sulla tecnologia.

iPad, oltre il rumore

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Underwhelming, dice Larry Magid. L'iPad non ha colpito l'immaginazione più di quanto l'immaginazione di tanti osservatori avesse già compreso prima dell'annuncio. E, in questo contesto di marketing esasperato, come nella finanza più speculativa, non superare le aspettative significa deludere. (Una summa di delusioni, su Rww) Ma questi fuochi d'artificio non sono il modo migliore per capire quello che succede.

Bisogna anche ammettere che, guardando almeno il video della presentazione dell'iPad, Steve Jobs non era al massimo della forma. E che l'unico annuncio davvero pratico e immediato è stato quello relativo al rilascio del kit per lo sviluppo di applicazioni: il vero scopo dell'evento era indurre gli sviluppatori a scrivere software e contenuti per essere pronti quando l'iPad sarà in vendita, tra un paio di mesi.

Tecnologicamente, l'iPad è un'evoluzione di idee già viste, con un tocco (questo sì magico) di design straordinario. E rispetto a ogni altro tablet è focalizzato su un valore d'uso ben preciso: leggere, accedere al web, accedere a contenuti. E adattandosi al mezzo, fare la mail, fare i conti, fare presentazioni, scrivere. Non è il massimo della portabilità e non è il massimo per produrre: a quelle attività servono meglio l'iPhone e il Mac. L'iPad doveva diventare il massimo in qualcosa di intermedio. Che probabilmente è la fruizione comoda dei contenuti digitali, a un prezzo molto contenuto se ci si accontenta (come è probabile per adesso) della versione che privilegia la connessione wifi. 

Quello che manca all'iPad e ha fatto arrabbiare molti tecnici è quello che non è essenziale per quel valore d'uso. A parte la mancanza del Flash che, a quanto pare, serve a garantire che i contenuti video sull'iPad saranno quelli che in qualche modo sono adatti alle strategie di Apple.

Perché l'iPad è soprattutto il terminale - divertente, comodo, efficace - del sistema di vendita di contenuti e software intermediato e organizzato da Apple: un'estensione della logica già sperimentata con l'iPod e l'iPhone. Il mercato è meno maturo di quanto non fosse all'epoca del lancio dell'iPod e saranno molto rilevanti i prossimi annunci sugli accordi tra Apple e produttori di contenuti, perché faranno la differenza e creeranno il "momentum" che assisterà l'iPad nelle prime fasi di impatto sul mercato.

Per gli altri il tema è semplicemente: scommettiamo che si venderanno molti iPad o no? Se sì, gli editori faranno bene a sbrigarsi e a mettere in campo i loro prodotti per questa piattaforma, visto che offre un'opportunità in più per migliorare le vendite. Se no, sarà stato tutto una bolla.

Per gli autori però tutto questo è molto rilevante. Dovesse prendere piede, l'Pad consentirà di vendere libri realizzati in ePub e non necessariamente assistiti da grandi case editrici. E offrirà nuove opportunità ai piccoli produttori di software con una buona idea al servizio dell'industria editoriale. 

L'iperventilazione che è stata necessaria al lancio dell'iPad non deve fuorviare: si tratta di un momento importante per il business dell'informazione. Un momento che si può cogliere, o lasciar passare via. Meglio coglierlo.

Update: nel frattempo Amazon - giustamente ammirata da Jobs per il suo lavoro pionieristico in questo settore - subisce la concorrenza di Apple e cede sulla questione del prezzo dei libri per Kindle... Si prepara all'arrivo di iBooks.

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  • The case for an Italian rebellion

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  • Editori, tecnologia e pirati

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  • Strategie della disattenzione

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    E' un problema che ne contiene molti. E che si rivela strategico per tutta l'industria editoriale, per le piattaforme mediatiche, per gli autori e, naturalmente, soprattutto per il pubblico. Richiede una ridefinizione dei ruoli per tutti gli attori coinvolti, nel complesso passaggio storico che attraversano le società post-industriali. E si comprende solo nella consapevolezza del fatto che l'information overload non è solo l'effetto della moltiplicazione dei messaggi, ma anche la conseguenza del fallimento dei sistemi che dovrebbero filtrare l'informazione, come per esempio suggerisce l'internettologo Clay Shirky. Nel caos creativo cui assistiamo in questa fase di passaggio, si sperimentano strategie più o meno sostenibili. Quali sono i percorsi che ci possono condurre a costruire un ecosistema dell'informazione più sano e vivibile? continua...


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    I sintomi della difficoltà economiche dei giornali di carta sono evidenziati dalla crisi generale del 2007-2009: la pubblicità diminuisce drasticamente, il numero di lettori paganti si erode, i collaterali non danno più le soddisfazioni di una volta e le entrate provenienti dalle versioni online non sono sufficienti a riparare alle perdite. L'urgenza congiunturale può essere cattiva consigliera, ma impone delle scelte. Che in ogni caso erano dovute da tempo. E' evidente, infatti, che il taglio dei costi pur necessario non sarà sufficiente a rigenerare un equilibrio sostenibile. Meglio dunque cogliere l'occasione per un ripensamento profondo.
    E a questo ripensamento, gli editori e i giornalisti hanno cominciato a dedicarsi, ciascuno dal suo punto di vista. Mentre il pubblico si trasforma, partecipa, pone problemi, offre risposte: tutte da interpretare. Le domande si moltiplicano. Quanto dureranno i giornali di carta? Si possono far pagare i giornali online? Come evolve la pubblicità? Qual è il ruolo del giornalismo professionale in un contesto nel quale i cittadini possono produrre informazione in modo sempre più facile ed efficace? Come si informano i giovani? C'è una crisi di credibilità nei giornali? Quali sono le visioni innovative emergenti? L'enorme complessità del compito di rispondere a queste questioni intimidisce. Ma può essere affrontata solo con un'umiltà appassionata, generata dalla consapevolezza che di informazione c'è e ci sarà sempre più bisogno, nell'economia della conoscenza. Per i giornalisti, questa consapevolezza è necessaria per affrontare il grande adattamento che la professione è destinata ad affrontare. continua...

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    La conversazione può essere orientata alla collaborazione, può alimentare la convivenza civile e pacifica, ma può anche diventare una sorta di competizione? continua...









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