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Day December 31, 2009

Buoni propositi dell’informazione

Per dare un contributo al Festival del Giornalismo che abbia il giusto carattere costruttivo, si potrebbe fare una raccolta di link, risorse, podcast, segnalazioni di libri e altro materiale utile per una bibliografia sul citizen journalism, il pubblico attivo e l’informazione partecipata:
- testi di riferimento
- idee guida
- blog di esperti
- siti di centri di ricerca
- analisi
- soluzioni di qualità
- casi esemplari di inchieste partecipate
- dibattiti

Ci si tornerà in un giorno meno festaiolo, naturalmente. Ma proprio oggi, forse, era necessario fare un piccolo buon proposito…

Naturalmente, se hai già in mente una segnalazione e hai tempo, persino oggi… annotala nei commenti per favore…

BUON ANNO!!!

Readings #13 – CULTURA PUBBLICA – Anderson, Dehaene…

Il paradosso di Free, di Chris Anderson, è che il libro si può scaricare gratuitamente, ma solo negli Stati Uniti, per motivi legati ad accordi sulla proprietà intellettuale internazionale tra gli editori. (“Sorry, this content is geographically restricted”).

Intanto, vagando in rete, si trovano i contributi gratuiti alla ricerca pubblica che gli scienziati e gli intellettuali mettono a disposizione attraverso istituzioni orientate alla conoscenza distribuita. 
Si incontra per esempio il testo sulle specificità del cervello umano di Stanislas Dehaene,
Jean-René Duhamel,
Marc D. Hauser,
e Giacomo Rizzolatti.
From Monkey Brain to Human Brain. A Fyssen Foundation Symposium.
MIT Press,
2005, che si può scaricare in pdf. Una lettura non specialistica che muove la consapevolezza su ciò che siamo: non abili utilizzatori di simboli astratti, ma creatori.
E poi i podcast del College de France. Una miniera inesauribile. Tra la proprietà intellettuale e la disponibilità pubblica la partita è aperta.
Intanto, si segnala il contributo di Galatea a un dibattito che non termina, perché ricchissimo di esperienze: “La stanchezza del blog. Dal blog al social network: perché tutti vogliono censurare Fb oggi?”
Si fa notare, infine, il pezzo di Vittorio Bertola sulle sue “relazioni” difficili con Wikipedia. Da approfondire.

Barthes, la retroguardia dell’avanguardia

Un antimoderno è Roland Barthes, dice Antoine Compagnon. Per spiegarsi, il professore di letteratura riporta una frase – del 1971 – nella quale Barthes si definisce “alla retroguardia dell’avanguardia” perché: “être d’avant-garde, c’est savoir ce qui est mort; être d’arrière-garde, c’est l’aimer encore”. 

(È una frase illuministicamente romantica, struggente: l’avanguardia sa che qualcosa è morto ma la retroguardia l’ama ancora).

Hegel tra beni e strumenti

Riaffiora un passaggio di Hegel, nella Scienza della logica: “nel futuro” (il suo futuro è il nostro presente) “nel futuro la ricchezza non sarà più determinata dai beni, ma dagli strumenti, perché i beni si consumano, mentre gli strumenti sono in grado di costruire nuovi beni”. Via Galimberti.

E più avanti. “Quando un fenomeno cresce da un punto di vista quantitativo non si ha solo un aumento in ordine alla quantità, ma si ha anche una variazione qualitativa radicale. Hegel fa un esempio molto semplice: se mi tolgo un capello sono uno che ha i capelli, se mi tolgo due capelli sono uno che ha i capelli, se mi tolgo tutti i capelli sono calvo. Vi è dunque un cambiamento qualitativo per il semplice incremento quantitativo di un gesto”.
Siamo in mezzo a una ridefinizione delle due questioni.
Il valore generato dagli strumenti – come il denaro o, forse, la tecnologia – ha attratto tanto interesse da ridurre la concentrazione sui beni. Non è semplicemente aumentato il valore degli strumenti. C’è stato un salto qualitativo. Che ha ridotto l’attenzione al valore dei beni a un livello vicino allo zero (tanto è vero che si può parlare in molti casi, con Chris Anderson, di Free).
Ora però sappiamo anche che i beni non sono solo quelli che hanno un prezzo. Anzi, i beni di maggior valore non hanno prezzo, come le relazioni umane, la qualità dell’ambiente, l’identità culturale. Sono gratuiti per definizione, ma hanno subito ugualmente lo schiacciamento di valore generato dall’iperconcentrazione sugli strumenti.
Quei beni hanno valore molto grande perché sono connessi ai fini fondamentali delle persone, che si possono sintetizzare nell’idea di felicità (tenendo il concetto molto largo).
Come c’è stato un capovolgimento dei fini e dei mezzi, con l’esplosione industriale e finanziaria, così, probabilmente, oggi occorre un nuovo equilibrio.