July 2009 Archives

BioCibo

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Sulla Stampa i riflessi di una ricerca secondo la quale il cibo biologico non è necessariamente migliore sul piano nutrizionale. Il Guardian risponde che fa bene per moltissime ragioni. Un clasico esempio della confusione generata - inevitabilmente - dai dibattiti mediatici sulle convinzioni inveterate: per mantenere l'equilibrio si devono dire tutte le posizioni, trasformando i fatti sempre e soltanto in opinioni, e alimentando alla fine i pregiudizi.

Leggo in proposito il libro di Paul Roberts, La fine del cibo, Codice Edizioni. Cercare punti di riferimento che servano a puntellare i fatti. "L'elemento conduttore più evidente della trasformazione dell'economia alimentare probabilmente sarà l'aumento del prezzo del petrolio...". Uhmmm. L'ecosistema chiede adattamento...


Michael Massing

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Grande pezzo sulla grande questione del giornalismo e i media sociali. Tante storie. Tanti fatti. Un'interpretazione giusta: si va verso la simbiosi, non il parassitismo (il parassita che uccide l'ospite muore anche lui)... Un'ordine intellettuale che è premessa di una comprensione più profonda della situazione. Che però dovrebbe superare le premesse, prima o poi, e passare all'azione. A questo proposito, mi pare, mancano all'appello gli editori.

Gamma...

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libe-gamma.jpg

Il fotogiornalismo organizzato con le grandi agenzie è in crisi. La Gamma sta chiudendo. E' un riflesso di tutto quello che sta succedendo nell'editoria. E della fine dei soldi che consentivano a qualcuno di essere inviato a esplorare il mondo. Ora saranno le persone che vivono nei posti a mandare le foto di quello che vedono. L'Iran ha insegnato qualcosa anche da questo punto di vista.


Come spesso succede, i commenti a questo blog sono più interessanti dei post. E un esempio è qui.

La guerra di Marco. Intellettuale spietato. La guerra per Marco ha l'obiettivo di terminare con la "con la fine della volontà di combattere da parte del nemico". E nelle guerre di religione questo è possibile solo con la morte del nemico. Tamara non vede come fare i conti con le conseguenze di un simile pensiero.

Il pensiero violento - à la Marco - è adatto a guidare l'azione ma non alle sue conseguenze. Finge di essere concreto come la politica e invece è astratto come la logica. E' appassionato come il sangue, ma è freddo come la morte. Non porta a nulla se non alla vendita di armi, al rafforzamento del potere di chi ce l'ha, al governo del terrore. Sun Tzu stesso non ragiona come Marco.

L'unica maniera pragmatica e "vera" di arrivare alla fine della volontà di combattere da parte del nemico è il percorso che porta alla pace. E per arrivare alla pace occorre che entrambe le parti arrivino a immaginare le conseguenze delle loro azioni e comprendano quale può essere l'accordo più conveniente. In base a una logica della negoziazione. Cercando una soluzione non l'annientamento del problema.

Nella guerra di religione questo non è possibile. Naturalmente. Ma ho l'impressione - posso sbagliare - che la guerra di religione non sia mai esistita. Esiste la guerra dei centri di potere che usano lo stesso tipo di "oppio" per ottenere due obiettivi: controllare il corpo e la mente del loro popolo.

greenWEBpeace

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Enzo di Frenna sta preparando un'azione altamente mediatica per combattere chi vuole impedire agli italiani di usare internet nel modo più libero. Un'azione alla Greenpeace.

Il vestito e il nome

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Orientalia4all si chiede se cambiare il template del suo blog e forse anche il nome. E chiaramente qualunque persona di buon senso le dirà che può benissimo cambiare vestito, ma che rischierebbe molto a cambiare nome.

Il cambiamento del vestito è parte del frame tipico del mondo della comunicazione. E' visto come un rinnovamento che innalza l'attenzione, risponde a esigenze innovative di interfacciamento con gli utenti, offre nuove opportunità comunicative. L'interfaccia non solo collega un contenuto al suo utente, ma suggerisce in un certo senso un modo di interpretare quel collegamento. Uno spazio in un certo senso chiede di essere riempito. Un vestito chiede di essere indossato e le sue tasche chiedono di essere conosciute.

Il nome è un'altra cosa. E' l'identità. Un blog che cambia nome è un blog che ricomicia da capo. E proprio per questo sfida chi lo scrive a verificare se sia la sua persona o il suo prodotto a contare nell'interazione con il suo pubblico.

In entrambi i casi, quello più ambizioso e quello più tradizionale, il cambiamento strutturale del blog è un momento in cui la persona si riappropria del suo prodotto, invece di lasciarsi condurre dalle scelte operate in passato. Si riappropria e riconfigura la visione e il progetto di ciò che vuole fare con il blog. E' un grande momento.


Informazioni sulla barra informazioni

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E' sempre divertente leggere i messaggi che vengono generati dall'interfaccia dei prodotti Microsoft. Ho meditato a lungo (30 secondi) sulla seguente dicitura, non a caso apparsa quando ho cliccato help perché un messaggio sul browser non mi lasciava continuare a lavorare in pace:

Informazioni sulla Barra informazioni di Internet Explorer

Informazioni sulla Barra informazioni di Internet Explorer

Nella Barra informazioni vengono visualizzate le informazioni sulla protezione, i download, le finestre popup bloccate e altre attività di Internet Explorer. Tale barra è situata nella parte superiore di ogni pagina Web.


Dopo la meditazione, ho cliccato sulla x che toglieva di mezzo il messaggio e sono andato avanti. Non so ancora che cosa ho fatto, in realtà. (Di solito uso Mac e Firefox).

Yahoo e Microsoft

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Alla fine è stato raggiunto un compromesso intelligente. Yahoo! raccoglie la pubblicità e Microsoft fa gli investimenti sul motore di ricerca. BusinessWeek.

Twitter, nuova la prima

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Twitter ha messo bene in evidenza la search sulla sua prima pagina. All'interno non ci sono particolari cambiamenti, apparentemente. Sempre più persone, peraltro, usano Twitter con un altro software, come TweetDeck o Seesmic Desktop. Facilitano di retweet e il controllo di punti di vista molteplici su Twitter. Sono peraltro meno essenziali della classica interfaccia di Twitter. 

Le parole modellano il pensiero

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Lera Boroditsky, psicologa a Stanford, conduce la sua ricerca su come il linguaggio dà forma al pensiero. Un caso di studio potrebbe essere il pensiero in un paese che non fa che discutere di "escort", "moralità pubblica" e "spazzatura". Non immotivatamente.

Captcha

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Novità. Grazie a Paolo Valdemarin e al mitico Riccardo Cambiassi, su questo blog adesso ci sono i captcha. Per cui i commentatori umani possono (con una piccola aggiunta di pazienza) scrivere come vogliono e veder subito pubblicato il commento.

Si discuteva su Twitter del perché non esista un giornale europeo. I commenti portavano in due direzioni alternative: perché l'editoria non riesce a trovare la soluzione, o perché non esiste un'identità europea? Forse non sono poi tanto alternative. Ma in quel contesto Paolo Barresi ha introdotto inopinatamente il tema del federalismo televisivo-linguistico lanciato da Roberto Castelli qualche tempo fa. Interpretazione: non solo non esiste un giornale europeo né un'identità europea; addirittura in Italia si rischia di mettere in discussione una tv e una identità nazionale in nome del federalismo.

Parag Khanna, a Ted, ha notato come nel 1945 il pianeta fosse diviso in 100 stati, circa. E oggi sono circa 200. Nello stesso tempo crescono le aree di influenza: la Cina sfonda in Siberia, compra la Mongolia, domina tutto il Sud Pacifico. L'Europa sembra pacificamente costruire una vera e propria area di influenza su tutto il Mediterraneo. Sulla scorta di quanto da tempo fanno gli Stati Uniti in molte parti del mondo.

Lo scenario è fatto da una tendenza alla semplificazione geoeconomica e alla complicazione geopolitica, dunque. La storia degli ultimi decenni va in quella direzione. E poiché le imprese multinazionali che hanno semplificato la geoeconomia non hanno un discorso identitario da proporre, mentre gli stati risultati dalla indipendenza nazionale di molti popoli sì, ne consegue che la consapevolezza identitaria sia stata pensata negli ultimi decenni più come un tema politico che economico: benché sia invece soprattutto un tema culturale e antropologico.

Ma la percezione è molto diversa dalla realtà. Perché la politica ha costruito quelle differenze identitarie almeno tanto quanto non le ha rappresentate. E perché l'omogeneizzazione culturale prodotta dal consumismo di massa non è certo passata senza effetti identitari sulle persone.

Ebbene. La tv è essenzialmente concentrata sulle percezioni. E dunque non è certamente un caso che sia investita della questione. Ed è per questo che il tema sembra tanto tragicamente poco serio in Italia.

In un'industria vera dell'entertainment, come negli Stati Uniti, le produzioni pagano maestri di accento e gli attori si impegnano a imparare l'accento giusto dei loro personaggi. In Italia gli attori mantengono sempre il loro accento. Se il tema è posto in termini identitari-politici fa sorridere. Se fosse posto in termini industriali sarebbe serio (per questioni di credibilità del racconto).

Non è detto che non si possa spostare il dibattito sull'identità dalla politichetta locale alla grande politica globale.

Se si può fare sarà fatto (?)

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Un corollario dell'assunto che tutto sia governato da un'impersonale meccanismo - chiamiamolo la competizione globale - è la teoria secondo la quale se una tecnologia si può fare, allora sarà fatta.

E in base a questa teoria, un gruppo di scienziati si è posto il problema dell'eventuale creazione di robot con un'intelligenza artificiale sufficientemente autonoma e potente da liberarsi dal controllo degli esseri umani e di fatto prenderne il posto nella catena evolutiva. Nel parlava l'altro giorno John Markoff sul New York Times.

Non è un'idea nuova. Anche Bill Joy ne aveva scritto in un articolo importante di anni fa. E la sua conclusione era la proposta di un accordo tra tutti gli scienziati per cui avrebbero autoregolamentato le loro ricerche in modo da non lasciare che i risultati tecnologici prendessero la mano ai loro creatori. L'etica era la risposta.

In realtà, il tentativo di creare e diffondere un meccanismo superumano autonomo dal controllo delle persone - chiamiamolo la finanza globale - è già stato realizzato proprio insegnando al mondo che la competizione globale è un bene assoluto: un'etica del capitalismo.

Certo, non è un robot. Ma è fatto di tecnologia, di regole razionali, di logiche autonome dalla volontà dei singoli. Ed è in un contesto come questo che c'è un incentivo vero a ritenere che se una cosa si può fare sarà fatta, per vincere nella competizione globale. 

L'etica può essere certamente una strada per rispondere. E il lavoro fatto per la nuova enciclica del papa è attento. Forse non è abbastanza esplicito sulla critica dell'idea della competizione globale come meccanismo superumano.

Il fatto è che anche il Vaticano si è trovato invischiato in questioni poco coerenti con il suo magistero quando in passato ha lasciato fare a qualche suo responsabile finanziario quello che ha voluto. Ma è anche vero che sostituendo il responsabile ha corretto il tiro e migliorato la sua coerenza. Secondo la ricostruzione di Nuzzi la sostituzione di Marcinkus con Caloia ha migliorato drasticamente la situazione. Quindi non era il meccanismo superumano a condurre la finanza vaticana in acque pericolose: era la persona. E una persona più consapevole ed eticamente avvertita poteva risolvere la situazione.

Ebbene: non esiste un meccanismo superumano fatto da persone per il quale le persone non possano intervenire e correggere. Non esiste ancora. E può continuare a non esistere se le persone coltivano una cultura umanamente consapevole. Il meccanismo superumano vince se annichilisce la cultura critica delle persone. Per questo i media sono importanti. E per questo i media liberi sono un'occasione fondamentale per salvaguardare e migliorare le opportunità delle persone di approfondire la propria cultura critica. E per questo i modi attraverso i quali nei media emergono i contenuti di migliore qualità sono fondamentali. Non basta. Ma è molto.

Il potere delle storie

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Joseph S. Nye, il teorico del softpower, dice nel suo intervento sull'ultimo Foreign Affairs: «In today's information age, success is the result not merely of whose army wins but also of whose story wins».

"Insospettabilmente attenti"

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Clamorosa frase, sul finale del pezzo di Loredana Lipperini. L'autore dei disegni contestati come troppo simili a quelli di Miyazaki si stupisce di come siano attenti i ragazzi che leggono i fumetti giapponesi.

Certo che sono attenti. Amano profondamente quei disegni. Che sono una vera e propria cultura. Ogni sottovalutazione del fenomeno è una mancanza di rispetto. Ogni connessione di quella cultura con le altre è un arricchimento per tutti. 

update: grazie a Woland per aver precisato che la frase non è dell'autore ma della Lipperini. In ogni caso, il mio commento non era riferito a nessuno in particolare: intendo sottolineare l'importanza di non considerare più minori le culture come quella dei manga. Del resto, sembra strano doverlo dire, visto che quel genere coinvolge persone critiche che non si lasciano manipolare e che evidentemente sanno difendere i loro autori molto bene.

La parola delle azioni

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Mauro Magatti. «La crescente disponibilità di discorsi e l'espansione degli spazi dell'interpretazione soggettiva rendono sempre più difficile la condivisione intersoggettiva di significati; d'altra parte, lo straordinario sviluppo delle applicazioni tecniche stabilizza strutture e linguaggi che non solo rendono possibili rapporti tra estranei, ma generano anche una "verità" basata sulla forza dei fatti». (Libertà immaginaria, pagina 25).

Spam

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Appena cancellati più di 300 commenti di spam, arrivati solo questa notte e non pubblicati per fortuna, perché in questo blog è ora applicato un filtro che impone l'approvazione prima della pubblicazione. Purtroppo questo riduce a poco o nulla i commenti veri, che prima erano l'aspetto più interessante del blog. Soluzione in arrivo. Si spera.

Conduttori

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Bruno Giussani, TED, nota: nella musica classica l'unica persona che non emette un singolo suono è il direttore dell'orchestra. Ma nelle fotografie, il direttore è quasi sempre la sola persona che viene ritratta.

Ci credo

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Incontrato Riccardo Luna, di Wired Italia, qui a Ted. Commenta: "Questi credono davvero che stanno salvando il mondo".

Penso che crederci sia il primo passo, necessario e non sufficiente, per cambiare il mondo davvero. Il secondo passo è farlo.

update: in un twitt, Riccardo Luna precisa di essere d'accordo. Grazie!

Metafora della metafora

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X = Y

Metafora matematica della metafora (di James Geary)

Poesia è...

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Rory Sutherland (a Ted) cita: "La poesia è quando fai diventare familiari le cose nuove e quando fai diventare nuove le cose familiari".

Santi e palloncini

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Il titolo della Repubblica è attraente. Il premier dichiara con grande competenza di non essere un santo. Ma non si può cliccare per leggere l'articolo. Perché davanti alla pagina viaggiano dei palloncini pubblicitari. Per trovare il modo di farli sparire occorre guardare bene la pagina e cliccare (nel mio caso) più volte su un bottone in alto a destra.

Intelligent cabaret

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Ted è un divertimento intellettuale che sconfina con il cabaret intelligente. Si arriva costantemente sull'orlo di un pensiero notevole per poi temere di farselo sfuggire nella quantità e nella velocità della successione di stimoli. Non è l'effetto finale, però. E' solo la prima impressione.

Gli incontri sono notevoli. Cenando o facendo colazione, le persone raccontano e chiedono cose intelligenti. Qui ci sono Aubrey de Gray il biologo della longevità e Stefan Sagmeister designer che teorizza la necessità del periodico, disciplinato ricorso all'anno sabbatico.

degreysagmeister.jpg

Oggi ci sono stati alcuni interventi notevoli. Non solo la star, Gordon Brown che ha fatto un discorso molto sensibile ai grandi temi globali, probabilmente tentando di agganciare Obama. 

Un aneddoto però va ricordato. Racconta Brown che Reagan, vagamente imbarazzato, ha chiesto al suo assistente perché gli ha messo in agenda un incontro con il premier svedese: "non è un comunista"? L'altro risponde: "non è comunista, presidente, è anti-comunista". E Reagan: "non mi importa che tipo di comunista sia". Comunque disciplinatamente Reagan incontra il premier svedese e gli dice: "dunque voi volete eliminare i ricchi, eh"? E il premier svedese gli risponde: "no, vogliamo eliminare i poveri".

L'abilità nel raccontare aforismi è una specialità di James Geary che, mentre si destreggia quasi bene giocolierando con tre palline, racconta le leggi dell'aforisma e ne dice alcuni. Tipo: "gli specchi dovrebbero riflettere un attimo prima di mostrare quello che vedono". Secondo lui, gli aforismi devono essere: brevi, definitivi, personali, filosofici, avere un twist (cioè ti prendono in un punto e ti lasciano dove non ti aspettavi).

Non ci si aspettava di sapere da Joshua Silver che un miliardo di persone non vedono bene e non hanno accesso a occhiali. Il loro mondo potrebbe migliorare se si lanciasse in massa una sua invenzione basata sull'ottica adattiva che consente di personalizzare gli occhiali senza bisogno del dottore.

Un'interruzione pubblicitaria con un video che non è peraltro male. Pubblicato tempo fa dal Guardian. Poi le sculture di Willard Wigan, letteralmente microscopiche. Il nuovo progetto paracadutistico di Steve Truglia (per buttarsi da così in alto ha comprato una tuta che gli costa più di un milione di dollari, fatta da ex fornitori dei cosmonauti sovietici). La teoria dell'anno sabbatico disciplinato (un anno di pensione anticipato, cinque volte nella vita) del designer Stefan Sagmeister. Appunto. E...

Più analisi in seguito. Il finale della giornata, prima di ricominciare a parlare e ascoltare a cena, è stato la standing ovation per Mark Johnson e il suo progetto Playing for a change. Grandioso. (Già mostrato in queste pagine, ma sempre bello da rivedere).




Ignoranza

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Ted Potter

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keble_college.jpgLa sala della colazione di Ted a Oxford, Keble College. Sembra il refettorio della scuola di Harry Potter. Le sessioni cominciano tra poco. Stamattina incontri casuali. Non si può portare il cellulare per twittare durante le lezioni. O almeno così è scritto sul programma. Che comincia con la saggezza annunciata di Alain de Botton.

Il posto è coinvolgente. Anche troppo. Tutti vogliono conoscere tutti gli altri. Supponendo, spesso a ragione, che siano persone notevoli. Per un giornalista, curioso di conoscere i fatti degli altri ma poco orientato a ritenere interessanti i propri, è vagamente strano.

Bruce Cahan non ci ha fatto caso. Ha fondato Urban Logic. Una banca socialmente responsabile. Che è quasi pronta per partire a San Francisco.

Il potere fondamentale

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"Il potere fondamentale è il potere di modellare la mente delle persone".
Manuel Castells, Communication Power, 2009, p. 3.

TED & books

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Un programma fitto a Ted. Un format che trasforma le lezioni in un flusso di idee. L'ambizione di far vedere quello che non si è visto. 

In preparazione, tra le mani due libri.

Manuel Castells, Communication Power. Appena uscito. Persona segnata dal suo incontro con la Parigi dell'Ecole des Hautes Etudes en Sciences Sociales, persona libera e intellettualmente sopraffina, Castells comincia sorprendentemente il suo libro con una frase : "In una società, il potere è il processo fondamentale, dal momento che la società è definita intorno a valori e istituzioni, e ciò che è valutato e istituzionalizzato è definito da relazioni di potere". Ma, come sappiamo dai suoi libri precedenti e come sperimentiamo ogni giorno online e come leggiamo nel resto del primo capitolo, siamo in una società nella quale la rete sfida la gerarchia. E dunque che cosa diventa il potere in una società a rete? Si può correre alla fine del primo capitolo. E trovare una frase programmatica. "Power in the network society is communication power".

Richard Wilkinson e Kate Pickett, The spirit level. Molto discusso, specialmente in Gran Bretagna. Dà conto di una ricerca trentennale. Per arrivare a spiegare "perché le società più eque generano quasi sempre risultati migliori di quelle più inique".

Segnalazione per Mauro Magatti

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MAGATTI.jpeg
Il libro di Mauro Magatti, Libertà immaginaria, Le illusioni del capitalismo tecno-nichilista, Feltrinelli. E' un libro importante. 

Una rilettura degli ultimi trent'anni. Come hanno cambiato la società e la cultura, sulla base di un'idea rinnovata del rapporto tra verità e libertà. La ricerca di senso. La distruzione di senso.

"Lo straordinario sviluppo dei mezzi di comunicazione contribuisce a polverizzare qualunque contenuto culturale, compresa la critica che, sempre meno comunicabile, diventa anche inefficace. L'assordante rumore di fondo nel quale viviamo - sommersi come siamo da messaggi di ogni tipo - satura la sensibilità e ottunde la capacità cognitiva, impedendo di distinguere le diverse posizioni ed equiparando qualsiasi discorso fino al punto da ridurlo all'impotenza".



Crisi dell'Economia

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L'Economist discute un aspetto della crisi economica in corso: la crisi della scienza economica. La crisi di credibilità degli economisti. Dice l'accusa: non hanno previsto la crisi, hanno contribuito a generarla, non sanno curarla.

Il servizio è magnifico. Ci sono tutte le notizie sugli economisti che pur avevano espresso le loro perplessità. Ma c'è l'ammissione che di fatto quello che dalle idee economiche arrivava agli operatori, all'opinione pubblica, alla politica, fosse un'approvazione delle pratiche finanziarie che poi avrebbero causato la crisi. Sulla scorta della convinzione secondo la quale il mercato avrebbe aggiustato tutto. E si vede come sta aggiustando: senza il soldi dello stato, il mercato avrebbe più o meno chiuso i battenti (almeno in occidente).

Il mercato non è una realtà a se stante. E' parte delle dinamiche sociali, culturali, antropologiche. Gli economisti hanno vissuto una vita tentando di distinguere il loro settore dal resto della vita sociale. E' questo, ora, che va corretto. Anche per migliorare la ricerca economica: se si vorranno rilevare segnali deboli in grado di leggere anticipatamente i sintomi dei cambiamenti (pericolosi o positivi), se si vorranno proporre cure sostenibili ai problemi e ricette sostenibili per cogliere le opportunità, se gli economisti vorranno tornare in gioco con credibilità, dovranno necessariamente aprire la loro disciplina (come in moltissimi stanno facendo), abbandonare l'ideologia, tornare a fare i ricercatori. Così dimostreranno che il mercato conduce anche a una "curva di apprendimento" più veloce, per competere: accade anche alle idee... Sarebbe un'innovazione di valore immenso.

Non si capisce il Pd su Grillo

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Grillo vuole la tessera del Pd e vuole partecipare alle primarie. Ottiene un primo rifiuto da molti grandi politici del Pd. Trova una sezione che invece lo tessera. Ma alcuni esponenti del Pd si appellano allo statuto per dire che non è valido. Ma perché tutto questo?

(Faccio prevalentemente domande in questo post perché non sono certo un esperto lettore di questioni politiche).

Grillo ha un grande seguito, ottenuto con una storia significativa. Attore, controinformatore, leader di movimento. Certo, è una storia durante la quale non ha risparmiato critiche a nessuno. Ma questo è il motivo per cui non dovrebbe essere ammesso alle primarie? Ovviamente no. E allora qual è il motivo? Timore di un concorrente troppo forte? Beh, non esageriamo: casomai porterebbe a votare persone che di solito non votano alle primarie, ma difficilmente convincerebbe i militanti tradizionali. Porterebbe divisioni nel partito? Ma in effetti il partito è abbastanza diviso anche adesso. Non sarebbe leale al partito? E perché: è leale solo chi non fa critiche?

Che cosa c'è che non va in questa storia? Che nessuno ha preso in considerazione i pro e i contro, che quasi tutti hanno semplicemente detto di no a Grillo. Facendo emergere una difficoltà nell'aprirsi a componenti meno tradizionalmente legate al partito. Eppure di quelle componenti ci sarà sempre più bisogno. (Sia a livello nazionale, ma anche e soprattutto a livello locale).

Sarà naif dirlo: ma un'entrata in gioco di Grillo potrebbe anche essere un bene. Un uomo duro e critico come Grillo, popolare e seguito, decide di cambiare strada, aderire al Pd, dichiararsi dunque fedele all'obiettivo che il Pd vinca le elezioni e governi bene, accetti le regole democratiche, accetti il dibattito, si metta in gioco, discuta e si faccia fare domande... 

Potrebbe essere una risorsa. Perché non accettarla? Sinceramente, non si capisce, per ora. Imho.

Nota di servizio

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Scusate. La valanga di spam che si è riversata su questo blog nelle ultime settimane ha costretto il tenutario a introdurre una regola un po' più limitante. Ora chi commenta per la prima volta deve attendere l'approvazione del suo post (che avviene al più presto possibile): spero di trovare il modo di far pubblicare immediatamente i suoi successivi commenti (per ora mi accorgo che questa funzionalità non va). Intanto, si cercano soluzioni migliori. 

Il nome di Nòva alla radio / 3

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La ricerca del nome di Nòva alla radio continua. Qui sotto gli ultimi arrivi. E, sotto, le proposte precedenti.

(Segnalo che sono arrivate molte contestazioni irripetibili per il nome suggerito da Luca Sofri: "mannovai?"... i commenti a quella proposta erano troppo anche per il sistema automatico di eliminazione delle contumelie installato in questa pregevole piattaforma per blog... ;-)

Voce Nova. L'hanno già detto? boh :) - Karin Giacalone
NovaMente. - Max Trisolino from fftogo
"nòvair" con una sola 'a' perchè nova come stella - air come aria e stare in onda... - Siskaceska
NOVA indipendentemente dall'uso di radio, stampa, ecc ecc. - al massimo aggiungerei "on air" ///ma su quale radio sarà la trasmissione?? - micaela
@micaela: radio24, i suppose :-) - Massimo MaxKava Cavazzini
+1 per novacast - Michele Costabile
Aria Nova (se c'è già e non l'ho visto, sorry) - Caterina
@michele, per novacast mi collego ai concetti di Podcast, ma ora che ci ripenso, non so quanto centri con il progetto di Luca. - Denis
Novacast è il nome del podcast di nova che c'è da qualche anno.. :) - You from iPhone (edit | delete)
ritorno ora e vedo tutti questi commenti bene trasmettete entusiasmo ...;) - Patrizia Filippetti
nòvasfera;) - Patrizia Filippetti
wikinova;) - Patrizia Filippetti
proxy bar - ehi, just kiddin' :D - antonio pavolini
propagazione nova;) - Patrizia Filippetti
guida d'onda nova;) - Patrizia Filippetti
Amplificati su Nova! - Patrizia Filippetti
NOva On Air - roberto
Today Nova - Patrizia Filippetti


Marco Basile OraNòva

Federico Cerrato
InNòvativo

 Leonardo Cosmai
a me piace ars nova

pelpa78@lucadebiase RadioActive

Le proposte precedenti:


Nova Talk oppure Talk Nova

:-)

ma credo che renda l'idea

Benvenuti sulle frequenze di:
"VoceNòva"; (inglesizzando Nòvavoice)

"ParolaNòva"; (inglesizzando NòvaWord)

"Voce agli InNòvatori"

Escluderei Radionova che è una radio locale delle mie parti :-)

Vano? No! Novà
Ammetto di esser un pubblicitario da strapazzo, per fortuna.
:)

Luca,

non ho letto se per caso è già stato scritto o meno.

Mi è venuto in mente:

inNòva Radio

2000 e Nova

Super Nòva. Codice Nòva. Lost in Nova. Nòva 240. L'Innovàto. In-novà veritas (marò!). Nòvassioni. Nòvassiomi. Vita Nòva (poetico).

Che dici di ETERNOVA?

Mi associo a chi ha proposto Novaonda, perche` suggerisce sia il fatto che Nova va in onda, che l'essere "on the edge of the wave".
ciao

..e MalaNova? ..troppo di parte? ;P

ancora compliments!

Tato per ..QuelliCheMalanova.it

NòvaArir, la voce che riNòva


NòvaAir, la voce che riNòva

Novaradio non sarebbe male, ma essendo il nome di svariate emittenti, personalmente sceglierei qualcosa di più "identificativo".

Da autore e collaboratore di un'emittente privata mi è già capitato di battezzare qualche trasmissione. Mi piace il già citato "Nòva On Air", ma mi sembrerebbe molto adatto proprio il semplicissimo (ma a mio avviso efficacissimo) "Nòva Alla Radio".
In alternativa, "Nòva da ascoltare".



Le proposte per il nome di Nòva alla radio si moltiplicano. Alle 5:30 pm di oggi sono queste:

da Facebook


 Francesca Riccioni
deve esserci "nòva" di mezzo immagino...

 Davide Pellegrini
radionòva?

 Carlo Pecchia
INnòva

 Monica Loredan
ecce nòva

 Davide Pellegrini
amo le cose semplici e immediatamente evocative

 Federica Farinelli
in NOV- are

 Davide Giannella
onda nòva

 Katia Salvaderi
supernova

 Giorgio Panzeri
e se non fosse una Nòva ma un Buco nero???

 Marco Frattola
VoceNova

 Davide Pellegrini
stereonòva

 Costanza Giovannini
nòvafm?

 Francesco Signor
90

 Mariateresa Tibberio
Ma esiste già una Radio Nòva...in Francia pero`....

 Giuseppe Pantò
nòva vox

 Costanza Giovannini
NovaRadio esiste a Firenze :)

 Marco Rubino
INNOVARADIO

 Mao Valpiana
Nòvantanòva...100!

 Gigi Beltrame
Nòva station

 Eugenia Morato
IN-NOVA..WE TRUST!

 Francesco Delucia
ExtraNova.

 Francesca Nobili
NòvaFM o Radio Nòva24... opto per la semplicità...

 Katia Salvaderi
terra nòva

 Riccardo Meggiato
NòvAir

 Roberto Bonino
Tutto il resto è Nòva

 Giorgio Panzeri
In-nòva-tion

 Ambra Galassi
Novoice

 Giuseppe Guerrasio
nòvair

 Simone Corami
novaspeech

 Davide Pellegrini
StradaNòva

 Paolo Franzese Jun
NovaIR

 Mauro Rubin
Nova wave

 Elena Santoro
La nova ora/ L'ora nova.

 Laura Biason
nòvair

 Bonaria Aramu
CasaNòva...

 Livio Milanesio
per le repliche: DiNova

 Federico Guerrini
Nov-Action

 Carlo Maiolini
elettronova

 Francesca Tedeschi Di Dario
NòvaOnda

 Federico Fabretti
bossa-nova (sono fissato e suono solo musica brasiliana in questo periodo, sorry, ma di meglio non mi viene....)

 Federico Fabretti
pero da comunicatore di confesso che super-nova mi pare nettamente il migliore uscito finora

 Guido Antolini
Vita nova (e una bella immagine di Dante Alighieri come testimonial)

 Federico Guerrini
Spazio-Nòva

 Valentina Parenti
Onda Nòva non è male... :)

 Samuel Mazzolin
Onda nòva

 Ivana Santolini
24.0

 Elena Rabaglio
mens-nova

 Massimo Ascani
nòva-on-air

 Massimo Ascani
oops non avevo visto che era già stato suggerito ... nòvatalk

 Laura Aquili
Carina Onda Nòva...confermo!

 Luca Salvioli
storie di ordinaria inNòVAzione

 Mario Cianflone
nòvatune

 Stefano Rainieri
nòva station!!

 Mario Di Loreto
RadioNova 2.0 mi sembra l'unica adatta.

 Monica Belgeri
AIRNOVA, NOVAIR, ARIA NOVA

 Mario Di Loreto
Comunque il suggeritore di Casanova è un genio

 Vincenzo Moretti
NòvaBird o NòvaTweet

 Vincenzo Moretti
Meglio Ancora: Nòva Ga Ga :-)

update:

Sandra Ceriani
SUPERNOVA! senza dubbio

 Flavia Narducci
ops! non avevo notato che l'aveva già pensato qualcun'altro... Mannaggia! Comunque è sempre er mejo!

 Leonardo Cosmai
ars nova!!!

 Alessandro Sacilotto
NòvaWave

 Eva Alfieri
secondo me..mens nova è il più originale..supernova è attuale ma... scontato, credo... noi comunicatori istituzionali...
:-)

 Pietro Zanarini
MNUZ 9000

 Filippo Balestra
supernova è il meglio!



da FriendFeed

radiova? novaudio? ondanova? - Giorgio Jannis
nòva88, 88 al numero atomico del radio :D - umbazar
Aria Nova? RinNova? RInNovazione? ["giocando con il lettering" per il 2° e 3°] - PierLuca Santoro
aria nova mi piace, richiama nova la testata, richiama la radio (on air) e l'innovazione - Massimo MaxKava Cavazzini
nòva etere [e basta :)] così c'è nòva carta, novà web e nòva etere... :) - Marco Camisani Calzolari
innova - Giorgio Zarrelli
Era Nova (nel senso del verbo essere) - giacomomason
permettendomi di dire che il lettering non si nota molto nei jingle radiofonici :) a me piace molto Innova. Se dev'essere gioco di parole io direi Novair. Se bisogna sposare la mozione MCC allora meglio NovaFm. - Achille
Novalis? - Andrea Privitera
Vita nova :) - stark
Nova InOnda - Andrea Beggi
Onda Nòva - Andrea Beggi
Nova 25 - massimo carraro
Gradisco tantissimo RinNova e Era Nova e Onda Nòva. (sono deciso eh?) - BraGiu aka Beppe Bravi
l'è nòva (per fiorentini) - Lorenzo Lazzeri / spider
nòvaNews - Francesco Russo
Novella 2000 - Alice Twain
Novalgina. - Fabio
Nova talk - Federico Fasce
Il classico Nova 24? (massimo carraro come mai 25?) :) - BraGiu aka Beppe Bravi
Chicchiricchi (la gallina ha fatto nova) - ma sola se va in onda la mattina - massimo
RadioNova - Tambu from twhirl
Fossimo nel 1989 io proporrei Novanta. - Andrea Privitera
RinNovata, già detto? - diletta
anche No! va' - diletta
Novastat - sogliadibronzo from fftogo
novacast? radionova? novaradio? innova? - Massimo MaxKava Cavazzini
qualcuno ha già detto nòva.fm? - Massimiliano Trovato from fftogo
novanomala - Frieda

update:

o anche inNovAtion - Antonio "Yanez" Vergara
Novaradio (all'inglese: novarediou) :-) - Ari
nova on air, novacast - Denis
la radio non so, ma se fate una rubrica di cucina propongo N'ova alla coque. - edt
vita nòva - Luca Dello Iacovo
Dolce Stil Nova? - francesco aka mrmarble
innovair, novatalk, novaday, i-nova da istant-nova, rennova, gammanova, novatime... - marika from fftogo
Nova-mente - BraGiu aka Beppe Bravi
E alla fine Luca completò la frase del suo post: "...chi contribuisce? ... a scegliere fra questi tre?" ... aaaaaaaaaaarrrrrrrrrrrghhhhhhhhhh - BraGiu aka Beppe Bravi
mannovai? - Luca Sofri
Nòva Era - Adriano
nòva report (mmmm.... ma sa di Rai3) - Denis
Nova Talk. Perché' farete tante interviste vero? :-) - Frangino Lucarini from iPhone
Nòvavoce l'han già detto? - stark
in-nòva - vitzbank as claudio
lost in nova. nova 240. (ne avevo pubblicati diversi sul tuo blog nel post) - Dario Salvelli
Nova.2 - Simone Stenti
in Nova - Luca Conti
supernova mi piace per tanti motivi, ma vi siete fatti scappare la fan page in fb con nome nova? - Patrizia Filippetti
novanta? la gallina canta - chiaratiz
good morning Nova (GMN); EnneErre (per NovaRadio) - giovanni arata
@giovanni bello good morning nova - Patrizia Filippetti
inNOVAtion[superNOVA mi piace, però] - Marileda

Come la tv odia internet: in Usa e in Italia

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Un servizio della Abc News parla di "dipendenza da Facebook" con tanto di esperto preoccupato e di voce fuori campo che le spara grosse. Molto più professionale dell'analogo lavoro fatto da BV, qualche tempo fa (peraltro molto efficace verso il suo pubblico specifico)... Da rivedere il talk di BV, per un'analisi comparativa con il servizio di Abc. E per meditare. Anche alla luce delle notizie poi uscite sul premier (un anacronista potrebbe dire che il capo di BV abbia usato troppa internet da piccolo...).



Segnali da Ted

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I tre post precedenti sono derivati da segnalazioni ottenute da Ted. La prossima settimana la conferenza cult sarà a Oxford.

Qui sotto una lezione di Olafur Eliasson, su... "chi decide che cosa è reale?"...



Come dire: è lo spettatore o il creatore a generare un mondo? Dopo l'articolo di Umberto Eco sull'Espresso di qualche settimana fa - quello in cui Eco si domandava se fosse il pifferaio a conquistare le masse o le masse a lasciar fare al pifferaio - questa domanda è diventata politica. Peccato che Eliasson non faccia per nulla parte della genia dei pifferai.

Un milione di ossa

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I genocidi, spesso, troppo spesso dimenticati. One million bones raccoglie le ossa delle vittime per arrivare a un gesto artistico che alimenti la consapevolezza delle persone sulle azioni dei loro "simili".

Aidg: per uscire dalla povertà

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Aidg studia le soluzioni tecnologiche ed economiche per favorire l'uscita dalla povertà nei paesi meno fortunati.

Bello Appafrica

| | Comments (0) | TrackBacks (0)
Un programmatore ha attivato un'org per facilitare la produzione di software in Africa. Jonathan Dwayne Gosier. Che si occupa anche di Question Box. Un sistema per consultare internet con il telefonino, in voce, in modo poco costoso, per chi vive in villaggi africani poco connessi.

Il nome di Nòva alla radio / 2

| | Comments (16) | TrackBacks (0)
Le proposte per il nome di Nòva alla radio si moltiplicano. Alle 5:30 pm di oggi sono queste:

da Facebook


 Francesca Riccioni
deve esserci "nòva" di mezzo immagino...

 Davide Pellegrini
radionòva?

 Carlo Pecchia
INnòva

 Monica Loredan
ecce nòva

 Davide Pellegrini
amo le cose semplici e immediatamente evocative

 Federica Farinelli
in NOV- are

 Davide Giannella
onda nòva

 Katia Salvaderi
supernova

 Giorgio Panzeri
e se non fosse una Nòva ma un Buco nero???

 Marco Frattola
VoceNova

 Davide Pellegrini
stereonòva

 Costanza Giovannini
nòvafm?

 Francesco Signor
90

 Mariateresa Tibberio
Ma esiste già una Radio Nòva...in Francia pero`....

 Giuseppe Pantò
nòva vox

 Costanza Giovannini
NovaRadio esiste a Firenze :)

 Marco Rubino
INNOVARADIO

 Mao Valpiana
Nòvantanòva...100!

 Gigi Beltrame
Nòva station

 Eugenia Morato
IN-NOVA..WE TRUST!

 Francesco Delucia
ExtraNova.

 Francesca Nobili
NòvaFM o Radio Nòva24... opto per la semplicità...

 Katia Salvaderi
terra nòva

 Riccardo Meggiato
NòvAir

 Roberto Bonino
Tutto il resto è Nòva

 Giorgio Panzeri
In-nòva-tion

 Ambra Galassi
Novoice

 Giuseppe Guerrasio
nòvair

 Simone Corami
novaspeech

 Davide Pellegrini
StradaNòva

 Paolo Franzese Jun
NovaIR

 Mauro Rubin
Nova wave

 Elena Santoro
La nova ora/ L'ora nova.

 Laura Biason
nòvair

 Bonaria Aramu
CasaNòva...

 Livio Milanesio
per le repliche: DiNova

 Federico Guerrini
Nov-Action

 Carlo Maiolini
elettronova

 Francesca Tedeschi Di Dario
NòvaOnda

 Federico Fabretti
bossa-nova (sono fissato e suono solo musica brasiliana in questo periodo, sorry, ma di meglio non mi viene....)

 Federico Fabretti
pero da comunicatore di confesso che super-nova mi pare nettamente il migliore uscito finora

 Guido Antolini
Vita nova (e una bella immagine di Dante Alighieri come testimonial)

 Federico Guerrini
Spazio-Nòva

 Valentina Parenti
Onda Nòva non è male... :)

 Samuel Mazzolin
Onda nòva

 Ivana Santolini
24.0

 Elena Rabaglio
mens-nova

 Massimo Ascani
nòva-on-air

 Massimo Ascani
oops non avevo visto che era già stato suggerito ... nòvatalk

 Laura Aquili
Carina Onda Nòva...confermo!

 Luca Salvioli
storie di ordinaria inNòVAzione

 Mario Cianflone
nòvatune

 Stefano Rainieri
nòva station!!

 Mario Di Loreto
RadioNova 2.0 mi sembra l'unica adatta.

 Monica Belgeri
AIRNOVA, NOVAIR, ARIA NOVA

 Mario Di Loreto
Comunque il suggeritore di Casanova è un genio

 Vincenzo Moretti
NòvaBird o NòvaTweet

 Vincenzo Moretti
Meglio Ancora: Nòva Ga Ga :-)

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Sandra Ceriani
SUPERNOVA! senza dubbio

 Flavia Narducci
ops! non avevo notato che l'aveva già pensato qualcun'altro... Mannaggia! Comunque è sempre er mejo!

 Leonardo Cosmai
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 Alessandro Sacilotto
NòvaWave

 Eva Alfieri
secondo me..mens nova è il più originale..supernova è attuale ma... scontato, credo... noi comunicatori istituzionali...
:-)

 Pietro Zanarini
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 Filippo Balestra
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radiova? novaudio? ondanova? - Giorgio Jannis
nòva88, 88 al numero atomico del radio :D - umbazar
Aria Nova? RinNova? RInNovazione? ["giocando con il lettering" per il 2° e 3°] - PierLuca Santoro
aria nova mi piace, richiama nova la testata, richiama la radio (on air) e l'innovazione - Massimo MaxKava Cavazzini
nòva etere [e basta :)] così c'è nòva carta, novà web e nòva etere... :) - Marco Camisani Calzolari
innova - Giorgio Zarrelli
Era Nova (nel senso del verbo essere) - giacomomason
permettendomi di dire che il lettering non si nota molto nei jingle radiofonici :) a me piace molto Innova. Se dev'essere gioco di parole io direi Novair. Se bisogna sposare la mozione MCC allora meglio NovaFm. - Achille
Novalis? - Andrea Privitera
Vita nova :) - stark
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Onda Nòva - Andrea Beggi
Nova 25 - massimo carraro
Gradisco tantissimo RinNova e Era Nova e Onda Nòva. (sono deciso eh?) - BraGiu aka Beppe Bravi
l'è nòva (per fiorentini) - Lorenzo Lazzeri / spider
nòvaNews - Francesco Russo
Novella 2000 - Alice Twain
Novalgina. - Fabio
Nova talk - Federico Fasce
Il classico Nova 24? (massimo carraro come mai 25?) :) - BraGiu aka Beppe Bravi
Chicchiricchi (la gallina ha fatto nova) - ma sola se va in onda la mattina - massimo
RadioNova - Tambu from twhirl
Fossimo nel 1989 io proporrei Novanta. - Andrea Privitera
RinNovata, già detto? - diletta
anche No! va' - diletta
Novastat - sogliadibronzo from fftogo
novacast? radionova? novaradio? innova? - Massimo MaxKava Cavazzini
qualcuno ha già detto nòva.fm? - Massimiliano Trovato from fftogo
novanomala - Frieda

update:

o anche inNovAtion - Antonio "Yanez" Vergara
Novaradio (all'inglese: novarediou) :-) - Ari
nova on air, novacast - Denis
la radio non so, ma se fate una rubrica di cucina propongo N'ova alla coque. - edt
vita nòva - Luca Dello Iacovo
Dolce Stil Nova? - francesco aka mrmarble
innovair, novatalk, novaday, i-nova da istant-nova, rennova, gammanova, novatime... - marika from fftogo
Nova-mente - BraGiu aka Beppe Bravi
E alla fine Luca completò la frase del suo post: "...chi contribuisce? ... a scegliere fra questi tre?" ... aaaaaaaaaaarrrrrrrrrrrghhhhhhhhhh - BraGiu aka Beppe Bravi
mannovai? - Luca Sofri
Nòva Era - Adriano
nòva report (mmmm.... ma sa di Rai3) - Denis
Nova Talk. Perché' farete tante interviste vero? :-) - Frangino Lucarini from iPhone
Nòvavoce l'han già detto? - stark
in-nòva - vitzbank as claudio
lost in nova. nova 240. (ne avevo pubblicati diversi sul tuo blog nel post) - Dario Salvelli
Nova.2 - Simone Stenti
in Nova - Luca Conti
supernova mi piace per tanti motivi, ma vi siete fatti scappare la fan page in fb con nome nova? - Patrizia Filippetti
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good morning Nova (GMN); EnneErre (per NovaRadio) - giovanni arata
@giovanni bello good morning nova - Patrizia Filippetti
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Quanti italiani usano Twitter?

| | Comments (5) | TrackBacks (0)
Quanti italiani usano Twitter? Davvero pochi. Tipo non molto più di centomila. Se ne parlava ieri con amici che guardano attentamente nelle dinamiche di Tweefind.

update: la nielsen dice che l'audience è aumentata da 100mila a 500mila utenti unici (che non equivalgono ad "abbonati" ovviamente...) tra gennaio e giugno...


Le conseguenze del silenzio

| | Comments (8) | TrackBacks (0)
E dunque la conversazione sul silenzio di alcuni blogger - del 14 luglio - è stata una dimostrazione di come è fatta la rete. E di che cosa significhi influire sull'agenda. 

Il motivo della protesta era chiaro. Come era chiaro il bisogno di portare all'attenzione dell'opinione pubblica e dei politici l'istanza del pubblico attivo che non vuole uno stillicidio di leggi che rendono sempre più difficile praticare la libertà di espressione in rete.

Alla conversazione hanno partecipato persone dalle idee molto diverse. Esempi senza completezza: Gilioli e i promotori; i contrari come Destralab e Francesco Costa; i costruttivi come Metilparaben (che ha proposto informazioni utilissime su come prepararsi a navigare liberamente in un mondo che eventualmente prevedesse il controllo da parte dei provider sulle attività degli internettari). Andrea Vascellari ha ricordato - e sono fondamentalmente d'accordo - che l'arma vera dei blogger non è il silenzio ma la parola. Zambardino ha segnalato un'esigenza condivisa da moltissimi: i cani sciolti non vogliono che una manifestazione come quella dell'altro giorno venga utilizzata da formazioni politiche come se fosse una loro manifestazione.

In generale, una forma aggregativa in rete funziona se non diventa una forma di potere. Quindi una volta ok. Ma non si pensi che possa diventare un movimento organizzato e gerarchizzato.

Una fiammata di protesta può avere un influenza sull'agenda se ogni volta la sua forma è diversa e fa discutere sia per il contenuto che che il modo in cui il contenuto è proposto.

Una protesta è tanto più forte, specialmente in un paese come l'Italia, quanto più è basata su fatti e non su posizioni ideologiche. Perché solo così dimostra di essere qualcosa di diverso dalle solite finzioni politicheggianti. Quindi in generale avrà più bisogno di parole ben scritte che di silenzi.

Insomma. Per una volta questa manifestazione può anche essere andata bene. Ma l'aggregazione avrà bisogno di piattaforme che rendano facilissimo per tutti capire come difendersi dall'attacco alla libertà di espressione, favoriscano la manifestazione delle idee, non siano motivata dalla ricerca di un potere - ridicolo in rete - ma da spirito di servizio. E credo che una cosa del genere emergerà. Anche grazie alla controversa - e probabilmente proprio perché controversa - forma di protesta del 14 luglio. Imho.

Roberto Ceredi, su lavoce.info, segnala e ricostruisce lo strano caso dell'obbligo delle società quotate di usare i giornali per diffondere informazioni importanti per il mercato. Si legge nel suo pezzo che le regole europee spingono nella direzione di definire internet come il luogo nel quale si danno queste informazioni, eliminando l'obbligo per le società quotate di comprare costosi spazi pubblicitari sui giornali finanziari. Ovviamente, gli editori non sono molto contenti. Il finale, a sorpresa, lascia presagire che gli editori avranno partita vinta.

Presentazioni sul web

| | Comments (1) | TrackBacks (0)
Mentre Google e Microsoft mettono la loro versione di software per le persentazioni online, la creatività sul web sta producendo una serie di nuove forme che vale la pena di seguire.

Vuvox per esempio. Daniela Tavellin e Michela Vicenzi ne propongono una interpretazione. Dedicata a Nòva.


Nòva alla radio

| | Comments (6) | TrackBacks (0)
Forse, forse si riesce a fare una trasmissione di Nòva alla Radio24. Se parte, parte il 7 settembre. Per ascoltare chi vuole "cambiare il mondo".

Listen!

Silenzio

| | Comments (0) | TrackBacks (0)
Di leggi sbagliate non si parla mai abbastanza.

Di silenzio, si è parlato molto. Anche qui.

Del resto: un bel tacer non fu mai scritto

PayWeb

| | Comments (3) | TrackBacks (0)
Secondo il Guardian, alcuni potenti osservatori dell'industria internettara stanno cominciando a pensare che gli utenti saranno prima o poi disposti a pagare per i servizi come Facebook e altro.

Secondo una ricerca, anch'essa pubblicata dal Guardian, i ragazzini hanno smesso di scaricare mp3 e sentono la musica attraverso servizi di streaming, molto più comodi.

Per l'industria dei contenuti sono due buone notizie. Che fondamentalmente dipendono dalla maturazione dell'utilizzo della rete.

Inferirne la convinzione che in prospettiva tutti i problemi dei detentori di diritti d'autore saranno risolti, però, è un errore. Perché la rete continua a disintermediare i vecchi business integrati verticalmente, liberando le forze dei singoil autori e aumentando il potere delle grandi piattaforme. Gli editori devono ancora trovare il loro modello in questo scenario. Quelli che riusciranno a rinnovarsi, però, mettendosi al servizio della rete, potranno guardare al futuro in modo molto meno pessimistico di quanto non si trovino a fare ora.

Italian bloggers' strike

| | Comments (0) | TrackBacks (1)
Tomorrow, July 14th, some Italian bloggers will not write. They will protest against the Italian government that is issuing a series of new laws that could limit the freedom of expression online in Italy. There is a ning dedicated to the people that will protest: Diritto alla Rete.

Freedom of expression has never been strong in Italy. Our political culture and our political system are hardly those that you should find in a mature democracy. Catholic and communist parties have dominated most of the republican history, in Italy, while fascist parties have never really disappeared. Political violence and obscure maneuvering have been endemic in our strange country. Informal economy and criminal organizations have always been important and tolerated by governments.

But in the last 15 years, a new reinterpretation of the same old nondemocratic system has come out, based on the peculiar concentration of media power in the hands of one political leader. This has has not been felt fair in terms of political competition and has led to a very angry kind of debate.

In this context, the internet has been seen as the one tool to generate free and independent media that could give a fresh view to the Italian situation.

Some projects of laws have been proposed by the present government that could harm this internet freedom. And bloggers want to protest against them. Those possible laws are not clearly meant to block freedom of expression, but could end up limiting that freedom by generating uncertainty and fear in those that should be writing about what they see and think. Of course, bloggers could improve their ability to write and contribute to democracy, but what they do is important.

In a better world, they should protest by writing more and better, of course. But this time, some of them has thought that they will keep silent. Silence is not the best form of protest for people that want to talk. And new laws are still unclear. But many people feel that they should do something to help Italy maintain what it has conquered in terms of freedom of expression.

Innovare per e innovare contro

| | Comments (2) | TrackBacks (0)
Mario Calabresi spiega il suo punto di vista sull'innovazione. Per innovare devi avere in mente quello che vuoi fare e nello stesso tempo battere quelli che non vogliono che tu faccia quello che vuoi fare. La frase più terribile che ti dicono gli oppositori dell'innovazione: "non si è mai fatto". E' la più stupida e la più ripetuta delle frasi di chi non vuole cambiare. (via Salvo).


BookBlogging - Neuro: eccesso di prefisso

| | Comments (2) | TrackBacks (0)
More about Neuro-maniaPaolo Legrenzi e Carlo Umiltà hanno scritto un saggio che ci voleva. L'entusiasmo per le ricerche sul cervello è andato certamente oltre la giusta misura ogni volta che ha indotto ricercatori e pubblicisti a pensare che l'aggiunta del prefisso "neuro" bastasse a gettare nuova luce su questioni antiche e complicate.

Il funzionamento del cervello è sempre meglio compreso. Man mano che le macchine per l'analisi si affinano, i neuroni e le loro relazioni sono meglio illuminati. Ma questo significa essenzialmente che gli scienziati riescono a comprendere meglio dove e con quali meccanismi avvengono i fenomeni cerebrali. Tirarne fuori conseguenze psicologiche, estetiche, economiche o teologiche (come è stato fatto) non è una buona idea.

Il problema messo in luce da Legrenzi e Umiltà è che il cervello non è la mente. L'identità non è la somma delle reazioni chimiche che avvengono tra i neuroni. Almeno perché la complessità delle relazioni tra ogni elemento in gioco e il gigantismo degli argomenti in discussione (antropologia culturale, evoluzione della specie, estetica ed empatia, esperienze e comportamenti personali...) non consente di immaginare che tutto possa essere ridotto a poche leggi universali del genere di quelle che la fisica cerca e sembra trovare.

La riduzione della "mente" a una questione di "corpo" è coerente con un'epoca banalizzante, nella quale ogni scorciatoia è buona per ottenere una performance vincente. Ma i suoi rischi sono enormi.

Il controllo del cervello è più facile del controllo della mente e della cultura. Coltivare la consapevolezza della complessità, della mente e della cultura, è garanzia di libertà. Per la persona intera, fatta di corpo, mente e relazioni. Materia, psiche e spirito. 


Alcuni libri che ho comprato             
  Impressioni mentre leggo
Richard Sennett
L'uomo artigiano
Feltrinelli

Georges Levebre

Napoleone
Laterza

Marta Dassù
Mondo privato
Bollati Boringhieri

Cristina Sivieri Tagliabue
Appena ho 18 anni mi rifaccio
Bompiani
Un saggio che sbaglia
a guardare troppo all'indietro,
ma che riesce a portare in avanti.

Il grande storico
della Rivoluzione, studia
il generale-dittatore.

Un'intellettuale che agisce
racconta la sua esperienza
tra i potenti e i pensanti.

Basta dire "minorenni" per fare
polemica nella politica italiana. In
fondo, questo libro spiega perché.



Le puntate precedenti di questa specie di "rubrica"...
L'arte dell'artigiano (28 giugno 2009)
Gandhi (7 giugno 2009)
La storia dei giornali (24 maggio 2009)
La valanga della crisi (29 marzo 2009
Il destino della storia (1 marzo 2009)
L'imprenditore di Schumpeter (22 febbraio 2009)
Il regime dei media (15 febbraio 2009)
Paul Veyne e costantino (9 febbraio 2009)
Sinapsi sociali (25 gennaio 2009)
Le storie contro la storia (18 gennaio 2009)
Io non sono il mio cervello (11 gennaio 2009)
Luminosa oscurità (4 gennaio 2009)
Il nuovo paradigma della finanza (21 dicembre 2008)
Il pericolo e l'intelligenza (14 dicembre 2008)
Beato chi si scandalizza (30 novembre 2008)
Viaggio per la felicità (2 novembre 2008)
Mercato o capitalismo (19 ottobre 2008)
Hacker (12 ottobre 2008)
Odio (27 settembre 2008)
Querdenker (24 agosto 2008)
L'indicibile segreto del segreto (14 agosto 2008)
Il filo dei libri (15 luglio 2008)
Felicità in azienda (28 maggio 2008)
Siamo le nostre azioni pubbliche (11 maggio 2008)
Senza povertà (4 maggio 2008)
Nothing ends (27 aprile 2008)
Esplorazioni insensate (5 aprile 2008)
L'arte del rinnovamento (16 marzo 2008)
L'arte nella storia (9 marzo 2008)
La logica della decrescita (2 marzo 2008)
La lettura dei confini (24 febbraio 2008)
La fortuna della filosofia (17 febbraio 2008)
Pensieri astratti su realtà concrete (3 febbraio 2008)
Memoria. Felicità (27 gennaio 2008)
Libertà della conoscenza (20 gennaio 2008)
Libertà della scienza (16 gennaio 2008)
Leggere nella complessità (13 gennaio 2008)
Leggere una storica scomparsa - 2 (6 gennaio 2008)
Leggere una storia scomparsa (31 dicembre 2007)
Il senso e la visione (22 dicembre 2007)
L'Italia e gli italiani (16 dicembre 2007)
La complessità della conoscenza (9 dicembre 2007)
L'organizzazione informale (2 dicembre 2007)
Il comune senso del capitalismo (4 novembre 2007)
Il gioco della matematica (28 ottobre 2007)
Numeri da leggere (7 ottobre 2007)
Fantadesign da leggere (30 settembre 2007)
Vivere una lettura filosofica della politica / 2 (23 settembre 2007)
Vivere una lettura filosofica della politica (16 settembre 2007)
Leggere il video partecipativo (5 agosto 2007)
L'identità delle vittime (29 luglio 2007)
La poesia di un amico è il titolo del racconto della tua vita (22 luglio 2007)
Leggere l'incomprensione (15 luglio 2007)
Il destino di leggere (8 luglio 2007)
Leggere la razza padrina (1 luglio 2007)
Leggere un incontro di civiltà (24 giugno 2007)
Lettura bella e popolare (17 giugno 2007)
Ricchezza della lettura in rete (3 giugno 2007)
Mutazioni nella lettura (27 maggio 2007)
Leggere nel futuro della città (20 maggio 2007)
Leggere il segreto di un inventore (13 maggio 2007)
L'organizzazione da leggere (6 maggio 2007)
La felicità di leggere (29 aprile 2007)
La scommessa di leggere (22 aprile 2007)
Leggere nel pensiero (15 aprile 2007)
Leggere nella mente digitale (8 aprile 2007)
Leggere nella rete (1 aprile 2007)
Leggere gli effetti dell'autobiografia (25 marzo 2007)
Leggere memi (18 marzo 2007)
Leggere l'identità del reporter (11 marzo 2007)
Leggere gli scenari (4 marzo 2007)
Leggere di quelli che lavorano (25 febbraio 2007)
Leggere dentro e fuori (18 febbraio 2007)
Leggere parole chiave (11 febbraio 2007)
Leggere appunti su ciò che non può essere scritto (4 febbraio 2007)
Rileggere quello che va riletto (28 gennaio 2007)
Leggere quello che gli amici hanno scritto (21 gennaio 2007)
Leggere quello che gli altri leggono (14 gennaio 2007)
Leggere per viaggiare (7 gennaio 2007)
Leggere per meditare (31 dicembre 2006)
Leggere per citare (24 dicembre 2006)
Gli occhiali per leggere (17 dicembre 2006)
Leggere, leggerezza, legge (10 dicembre 2006)
Leggere o non leggere (3 dicembre 2006)
Leggere per lavorare o lavorare per leggere? (26 novembre 2006)


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Firenze impressiona

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Barcamp FirenzeNon si può che girare estasiati tra gli spazi di questo Salone dei Cinquecento. Le persone che parlano nei quattro angoli attrezzati con tavola e sedie. Gli applausi alla fine di ogni mezz'ora. I cartelli dove i relatori si sono iscritti, riempiti in cinque minuti. Qualche difficoltà per connettersi al wi-fi. Il senso di amicizia spontanea, con chi si conosce e con chi si incontra. Firenze sembra felice di sé stessa. Per aver fatto una cosa che non si era mai vista. E che fa vedere che si farà dell'altro. Con un metodo nuovo. 

Il messaggio è il metodo, per ora. Le idee emergenti dalla sala si raccoglieranno sul wiki e sui blog interessati. Le parole rubate qui e là. Il museo dei ragazzi, troppo poco noto (vedo ora il link). Il progetto per ripensare quel quartiere o questo palazzo. Gli accordi, gli appuntamenti, i sogni, i progetti vaganti, le promesse di ritrovarsi.

La sintesi? Emergerà.

Intanto abbiamo visto un gesto. Il gesto di una politica che vuole cambiare il mondo. E per farlo ascolta e partecipa al fermento di idee che le persone aperte alla condivisione sanno raccontare.

ps. Il format di un barcamp è uno dei possibili. Certamente è fantastico per cominciare a lavorare insieme. In seguito, in base agli obiettivi, si possono predisporre altri format, più adatti ad arrivare a conclusioni sintetiche su particolari argomenti: incontri pragmatici per progetti diversi, sia ideali che pratici. Questo si è fatto all'inizio per mondi collaborativi per definizione, come l'open source, ma adesso che la cultura dell'internet si è diffusa oltre i confini della tecnologia, questa progettazione open source si può sviluppare anche per altri mondi. La fusione di cultura internettiana e cultura della collaborazione nella piattaforma urbana è un percorso innovativo denso di opportunità.

pps. Come proseguire? Nicola ricorda la varietà delle unconference.


Firenze: si comincia

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Clima allegro. Salone fantastico. Voglia di cominciare un discorso. L'assessore open source, Giuliano da Empoli, si aggira tra le strette di mano ai primi arrivati. 

Barcamp Firenze: Cinquecento per Duecento

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Salone dei Cinquecento per il barcamp di domani

Il Salone dei Cinquecento a Palazzo Vecchio per il barcamp di Firenze al quale sono attualmente iscritte duecento persone. Nella foto si vedono i quattro raggruppamenti di sedie che ospiteranno le quattro sessioni contemporanee dell'iniziativa. Wifi aperto ovunque. E pensieri secolari vaganti per la sala. In cerca di una prospettiva.

La Bastiglia del silenzio

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Gilioli pensa che lo "sciopero del silenzio" dei blog previsto per il 14 luglio, data della presa della Bastiglia, debba andare avanti. E chiede agli altri blogger che cosa ne pensino.

Io penso che la libertà di espressione vada difesa con passione da tutti, blogger compresi. Penso che le nuove regole, minacciate, sottintese, esplicitamente proposte, ritirate, corrette, smentite, dal governo, vadano in generale nella direzione di intimorire le persone che vogliono esprimersi in rete. Penso che il dibattito in materia abbia chiarito che la libertà di espressione in Italia, sulla rete, sia ancora viva e vegeta. E penso che non ci si debba lasciare intimorire.

Penso che sia legalmente incostituzionale e tecnicamente impossibile impedire la libera espressione in rete. Ma penso che la paura possa essere un deterrente. E penso che non sia giusto che le persone che vogliono esprimersi siano costrette a diventare degli esperti legali per conoscere i loro diritti e i loro doveri. Esprimersi deve essere facile. 

Le regole che valgono per ogni manifestazione di espressione nella nostra democrazia sono valide anche per la rete. Il diritto a non essere diffamati, il diritto d'autore, il diritto all'immagine, sono più che tutelati. Le innovazioni in materia sono sempre possibili, ma occorre che siano portate avanti da legislatori consapevoli delle conseguenze di ogni nuova regola. Il bene comune della libertà di espressione è troppo grande per metterlo in crisi con uno stillicidio di regolamentazioni scollegate e incoerenti.

Del resto, per una democrazia nella quale il controllo dei media tradizionali è relativamente concentrato, come in Italia, la libertà in rete è un bene ancora più prezioso che altrove. E le regole che ci sono già potrebbero essere sufficienti a garantire i vari diritti in gioco.

Prima o poi dovremo fare un ragionamento anche sui doveri di chi vuole fare informazione in rete. E saranno doveri che le persone si assumeranno autonomamente, per loro volontà, allo scopo di migliorare l'affidabilità delle loro informazioni. Ma questa è un'altra storia.

Il silenzio del 14 luglio è un gesto coerente con queste istanze? Quello che conta è come verrà interpretato. E le interpretazioni saranno molte, tutte legittime (Facci, Gilioli). I blogger non sono una categoria. E certamente non si contano e non si pesano: valgono come luoghi delle persone che si esprimono, si riconoscono, si connettono, si trasmettono qualcosa, con molta soggettività. Questo blog tacerà il 14 luglio per dire soltanto che il principio della libertà di espressione in rete va difeso. Ma tacerà non senza sofferenza: perché non è il silenzio, ma la parola, lo strumento che i blog possono usare per contribuire alla crescita civile di questa società.

Silenzio, si blogga

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Il silenzio dunque continuerà a cercare di far rumore, segnala Gilioli.

Social.economy.va

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Una prima lettura dell'enciclica sociale, proprio durante il G8 più "social" degli ultimi tempi, conferma l'impressione che un profondo ripensamento delle priorità dell'economia sia urgente e possibile. Da notare il passaggio sul rapporto tra le leggi e la carità: l'enciclica dice che non sono dimensioni alternative, che le leggi vanno rispettate e che la carità è un'ulteriore approfondimento della capacità di essere umani, tanto più importante quanto più pensata in funzione del bene comune. Che in epoca di globalizzazione è riferito all'umanità e al pianeta. Il mito della crescita infinita dei consumi ad ogni costo pare in via di superamento.

Sciopero rimandato

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L'approvazione della nuova legge anti-intercettazioni è rimandata a settembre. Lo sciopero dei giornalisti previsto per il 14 luglio è annullato (rimandato?). E dunque si rimanderà forse anche lo "sciopero dei blogger"...

Web Os

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Google fa il sistema operativo, come era nell'ordine delle cose. Lo si era immaginato fin dal tempo di Netscape, ricordate?, che il "browser" con le applicazioni che ci giravano sopra era il nuovo potenziale sistema operativo. Ci sono voluti 15 anni per fare di quella possibilità una strategia credibile. Ma ormai è realtà.

Firenze

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E dunque Giuliano da Empoli, appena nominato assessore alla Cultura di Firenze, ha organizzato un barcamp per raccogliere idee sulla città. Nicola Mattina ha realizzato il wiki. Sarà a Palazzo Vecchio, sabato prossimo. Dovrebbe passare anche il neosindaco Renzi.

Chiaramente non è che un inizio. E il poco tempo intercorso tra la nomina di Giuliano e questa iniziativa non è un difetto ma un sorprendente pregio. Imho. Del resto, era importante cominciare con un fatto anche simbolicamente rilevante: piuttosto che un convegnone paludato, è molto meglio un barcamp organizzato al volo per i pochi o tanti di buona volontà che potranno partecipare, ascoltando e dialogando.

Di che cosa si parlerà? Sono molto curioso di scoprirlo. I problemi della città sono molti (come in molte città del resto), ma la gente fiorentina è fortissima. Vedremo che cosa ne verrà fuori. La prospettiva è grande. La città merita di tornare a raccontare la sua storia al mondo.

Mai più senza giornali

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Appunti a margine di un post da leggere assolutamente di Jeff Jarvis. Chi stabilisce che cosa è una notizia? Che cos'è la carta per i giornali? Quali sono le cause e le conseguenze del narcisismo dei giornali? Si può fare a meno dei giornalisti? Si tratta del problema di come si crea un'agenda condivisa in una società. Chi la deve scrivere? Come diventa credibile? Che cosa genera consenso su quale sia il medium preposto a portare una società su un terreno di discussione comune? Internet non è un medium: è uno strumento per le iniziative di tutti coloro che vogliono contribuire all'informazione. Ma come evolverà l'informazione nell'epoca di internet? Internet non distrugge i giornali (anzi ha visto nascere molti nuovi giornali). Ma distrugge l'effetto-network del quale i giornali hanno goduto in passato. Ora i giornali hanno l'opportunità di rinnovare il loro ruolo sociale. Insieme alle molte iniziative orientate ad arricchire una cultura troppo schiacciata dall'informazione televisiva. Ecco gli appunti.

Uff, spam

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Uff... I commenti-spam su questa piattaforma si moltiplicano. Si passa un bel quarto d'ora al giorno a toglierli. Spero che a forza di segnalarli come spam, il sistema impari a riconoscerli. O è un eccesso di fiducia nella tecnologia?

Barcamp Firenze / 2

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Nicola Mattina segnala il wiki del barcamp di Firenze: http://barcamp.org/palazzovecchio

La Stampa e l'Africa

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Il servizio della Stampa sull'Africa è un segnale importante, per l'analisi, il coraggio e l'identità di un giornale. Esempio da comprendere per chi si interessa del futuro dei giornali.

L'argomento è certamente strategico. Il trattamento è ampio e puntuale, anche nella critica al governo italiano. Geldof con tutte le sue bizzarrie biografiche mette alle strette il premier italiano, ben poco abituato alle interviste incalzanti e sul pezzo. Ed è completato da un'iniziativa di attivismo e vera e propria diplomazia. Giornali così possobo trovare un conenso sufficiente a convincere i lettori a sostenerli.

L'importante è che non se ne parli

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Un dibattitino laterale tra vari ministri e l'istituto di statistica, secondo un pezzo pubblicato su Repubblica, in merito ai dati sull'economia italiana. Le idee che circolano sarebbero queste: l'Istat registra i dati, ma se i dati sono negativi non dovrebbe dirlo troppo in giro. Del resto, per i soldi dipende dal governo. 

Non è incredibile. Visto che mentre i dati negativi si moltiplicano, le fonti dei dati vengono sistematicamente criticate dal governo (comprese Ocse e Confindustria). 

Del resto, a quanto pare, molti si adoperano per fare in modo che se il governo non riesce a risolvere i problemi, almeno sia frenata il più possibile l'informazione. Intercettazioni. Voli di stato (smentita). Pubblicità su Repubblica. Sarebbe bello che tutto questo non fosse vero.

Barcamp Firenze

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Giuliano da Empoli, appena insediato all'assessorato alla Cultura di Firenze, organizza un barcamp. Il tema, obbligato in un certo senso, gira intorno a Firenze e la contemporaneità. Il barcamp sarà sabato 11 luglio, a Palazzo Vecchio, nel salone dei Cinquecento.  

Si spera che emergano idee ed energie. Ce n'è enorme bisogno. Appena ho notizie più pratiche le segnalo.

(Tra l'altro, ieri ho visto Irene Tinagli, che si sta occupando di un progetto proprio sulla contemporaneità artistica - e non solo - a Prato, nel quadro di un processo coordinato da Enzo Rullani. Chissà se la nuova spinta che si vede a Firenze e i pensieri emergenti a Prato si incroceranno). 

Quinta Venezia

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Stefano Quintarelli è perplesso sulla rete pubblica wifi a Venezia, soprattutto per il rapporto costi-benefici. I commenti al suo post segnalano altre perplessità e qualche incoraggiamento, soprattutto in considerazione dei molti servizi pubblici che il Comune ha reso disponibili e più facili in questo modo. 

Il punto è che bisogna vedere quali e quanti nuovi servizi nasceranno grazie all'esistenza di questa rete. E all'energia che sarà spesa da chi l'ha voluta per favorire l'ecosistema dell'innovazione a Venezia. 

E' chiaro che il modello è rischioso. Ed è chiaro che spariglia le carte. Venezia ha bisogno di idee ed energie per invertire la tendenza allo spopolamento del centro storico. Non si può certo dire che ci sia una relazione diretta tra la nuova rete e l'attrazione di talenti in città. Ma si può dire che se questa iniziativa riesce ad attivare le energie della gente che ci vive e la fantasia di chi non ci vive e potrebbe decidere di trasferirvisi, allora sarà un successo. Di sicuro, la nuova rete non basta. Ma può essere una sorta di catalizzatore. 

Ecchissene...

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Tutti ne parlano. Ma il mistero è grande. Sarah Palin si è dimessa da governatore dell'Alaska. La mossa ha sorpreso gli elettori e il suo partito. 

AudioBoo

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Una sorta di Twitter in audio. Con tanto di embed per usarlo sul proprio blog... Qui c'è il mio secondo test... Realizzato con iPhone e una procedura totale, compresa l'iscrizione al servizio, di quattro minuti. Ammetto che il contenuto non è particolarmente interessante...


Listen!

Chi ha orecchi per intendere

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Chi ha orecchi per intendere intenda. Chi ha voce per palare, parli chiaro. Come sottolinea il direttore di Famiglia Cristiana.

Shift happens

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Non si smette di sorridere per il titolo che hanno trovato per questa raccolta di dati, di un paio d'anni fa, sulle tendenze di fondo che stanno cambiando il mondo... Shift happens. Si può contribuire al wiki. Ci sono varie versioni con diversi aggiornamenti.


Nexa!

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Nexa, al Politecnico di Torino, sta facendo un grande lavoro. Insieme al Berkman Center di Harvard, mantiene uno straordinario equilibrio tra l'approccio profondo degli studiosi e l'approccio caldo degli attivisti. 

In Italia, secondo me, è importante che sia soprattutto un centro che studia correttamente le dinamiche della rete. E su questa base prenda posizione. Senza entrare nel linguaggio delle polemiche tra i politici. Per non diventare uno dei tanti generatori di opinioni vaganti nel chiacchiericcio generale. E per restare uno dei pochissimi generatori di osservazioni empiriche sui fatti e le loro conseguenze.

Per non farsi intrappolare nel giro dei confronti tra posizioni. Per favorire coloro che vogliono un dibattito civile e costruttivo. Per coltivare l'orgoglio di essere cittadini che discutono. E per avere forza nel sostenere posizioni che difendono la qualità dell'informazione e la libertà di espressione e di innovazione, in un momento in cui ce n'è particolarmente bisogno.

(ps. Sono molto orgoglioso di poter dare una modestissima mano a Nexa, che mi ha chiesto un contributo di idee).

Twitter e Flickr

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E dunque ora si possono mandare foto su Twitter via Flickr. Era tempo, in effetti. La procedura è davvero supersemplice. Si fa in dieci secondi. Si dovrà stare attenti allo spam inviato alla casella di posta che serve a mandare le informazioni dal telefonino a Flickr e da lì a Twitter. Occhio.

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  • The case for an Italian rebellion

    The case for an Italian rebellion is not insane. I had the chance to speak with many foreign observers, recently, and I found that an Italian rebellion is considered a real option.

    An Italian rebellion? Other Mediterranean countries have done just so, lately. Tunisia and Egypt, for example, have chosen to rebel against their dictators and the world has appreciated. Considering the Italian political situation as a sort of authoritarian regime and thinking that it is not reformable through the normal democratic process, one is lead to think that the rebellion is the only possible solution. In that mindset, if Italians rebel, they demonstrate their democratic will and maturity. If they don't rebel, they show they are anything between accomplices and weak victims of the head of their government and his power system. If Italians will rebel, they will free themselves from the shame of accepting a very doubtful sort of democratic government, the consequences of which are dangerous for themselves and the world. That's the option. But it is not happening.

    Why?

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    Ogni cambiamento suscita timori e ravviva speranze. Vale anche per Nòva. I timori sono comprensibili. Ma le speranze non devono essere tradite.

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  • Strategie della disattenzione

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    E' un problema che ne contiene molti. E che si rivela strategico per tutta l'industria editoriale, per le piattaforme mediatiche, per gli autori e, naturalmente, soprattutto per il pubblico. Richiede una ridefinizione dei ruoli per tutti gli attori coinvolti, nel complesso passaggio storico che attraversano le società post-industriali. E si comprende solo nella consapevolezza del fatto che l'information overload non è solo l'effetto della moltiplicazione dei messaggi, ma anche la conseguenza del fallimento dei sistemi che dovrebbero filtrare l'informazione, come per esempio suggerisce l'internettologo Clay Shirky. Nel caos creativo cui assistiamo in questa fase di passaggio, si sperimentano strategie più o meno sostenibili. Quali sono i percorsi che ci possono condurre a costruire un ecosistema dell'informazione più sano e vivibile? continua...


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    I sintomi della difficoltà economiche dei giornali di carta sono evidenziati dalla crisi generale del 2007-2009: la pubblicità diminuisce drasticamente, il numero di lettori paganti si erode, i collaterali non danno più le soddisfazioni di una volta e le entrate provenienti dalle versioni online non sono sufficienti a riparare alle perdite. L'urgenza congiunturale può essere cattiva consigliera, ma impone delle scelte. Che in ogni caso erano dovute da tempo. E' evidente, infatti, che il taglio dei costi pur necessario non sarà sufficiente a rigenerare un equilibrio sostenibile. Meglio dunque cogliere l'occasione per un ripensamento profondo.
    E a questo ripensamento, gli editori e i giornalisti hanno cominciato a dedicarsi, ciascuno dal suo punto di vista. Mentre il pubblico si trasforma, partecipa, pone problemi, offre risposte: tutte da interpretare. Le domande si moltiplicano. Quanto dureranno i giornali di carta? Si possono far pagare i giornali online? Come evolve la pubblicità? Qual è il ruolo del giornalismo professionale in un contesto nel quale i cittadini possono produrre informazione in modo sempre più facile ed efficace? Come si informano i giovani? C'è una crisi di credibilità nei giornali? Quali sono le visioni innovative emergenti? L'enorme complessità del compito di rispondere a queste questioni intimidisce. Ma può essere affrontata solo con un'umiltà appassionata, generata dalla consapevolezza che di informazione c'è e ci sarà sempre più bisogno, nell'economia della conoscenza. Per i giornalisti, questa consapevolezza è necessaria per affrontare il grande adattamento che la professione è destinata ad affrontare. continua...

  • Innovage

    Ed ecco dunque l'ennesima nuova parola: "innovage", innovazione e vintage. Non per nulla nascono tante parole nuove, in questo periodo storico che da molti punti di vista - ambientali, sociali, economici, culturali - appare come una grande trasformazione epocale: forse abbiamo l'impressione che, in mezzo a tanta innovazione, stiano effettivamente nascendo angoli di realtà che hanno bisogno di essere nominati; in qualche caso, peraltro, tentiamo di forzare questa impressione, producendo nuove parole prima che esistano le realtà che dovrebbero designare. E dunque, che cos'è l'"innovage": una nuova realtà o semplicemente una nuova parola? E' già un fatto economico o ancora una visione? Avrà successo?
    Il tema non è di poco conto: il racconto dell'innovazione è parte integrante dell'innovazione stessa. Nell'economia della conoscenza, una locuzione che usiamo in mancanza di meglio per definire quest'epoca post-industriale, il valore si concentra sulle idee. Il prodotto vale se contiene gusto, informazione, senso. Dunque, anche, se contiene memoria. E se quel contenuto viene compreso dal pubblico che dovrebbe farlo proprio. Perché la dinamica delle idee è, soprattutto, nella relazione tra le persone che le esprimono e le connettono a quelle degli altri, i quali a loro volta le riconoscono come affini o confrontabili alle proprie. Per questo, esiste un rapporto estetizzante, e di grande valore, tra gli oggetti che vengono declinati al futuro e quelli che ricordano le esperienze passate di gruppi di persone che vi si riconoscono. continua...

  • Attenti al loop

    La conversazione può essere orientata alla collaborazione, può alimentare la convivenza civile e pacifica, ma può anche diventare una sorta di competizione? continua...









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