Recently in libri Category

Oapen data per Philippe Aigrain

| | Comments (0) | TrackBacks (0)
Su Oapen, open access, si apre l'accesso alle opere di chi le voglia concedere liberamente. Per esempio ci si trova l'ultimo libro di Philippe Aigrain: "Sharing. Culture and the Economy in the Internet Age". Da leggere assolutamente.
social_media_roi_libro_small.jpg
Le aziende hanno un modo tutto loro per spiegare a sé stesse la loro storia. Il bilancio, i conti, i numeri insomma. E nel ritorno degli investimenti sintetizzano il risultato - verificato e atteso - dei loro sforzi per costruire il futuro.

Ma accanto ai numeri ci sono sempre delle parole. Che hanno un significato. Riguardano le abitudini mentali di chi definisce il senso dei numeri e delle loro relazioni con la realtà. Le abitudini possono essere modificate, ma questo richiede tempo, attenzione, coraggio. Valori che servono soprattutto quando si deve innovare. E nel mondo dei social media, le aziende devono innovare le loro abitudini mentali. Altrimenti operano scelte sbagliate.

Il libro di Vincenzo Cosenza, Social Media Roi, aiuta a comprendere come cambia il senso delle parole che stanno accanto ai numeri che le aziende usano per raccontare a sé stesse la prospettiva che stanno costruendo e il rapporto che intrattengono con il mercato e il pubblico. Cosenza è un attento e stimato esploratore dei media sociali, ne conosce la forma reticolare e ne riconosce la natura speciale: generata dalle persone che li animano, dalle relazioni che intrattengono, dalla forma della rete che insieme producono.

Per le aziende che sono incuriosite dalle opportunità offerte dai social media e per quelle che hanno già un'esperienza con questa dimensione della comunicazione, il libro di Cosenza è una lettura importante.

Con un'avvertenza. Per comprendere i social media occorre certamente conoscere le caratteristiche delle piattaforme che li rendono possibili. Ma il fenomeno centrale non è meramente tecnologico. I social media sono essenzialmente le persone che li usano. Sono le persone e la loro rete che adotta le innovazioni proposte dalle aziende, non le aziende a imporre le loro innovazioni. Se le aziende non si sintonizzano su questa specifica modalità di comunicazione, se non sono disposte ad ascoltare le persone, non sono obbligate a impegnarsi nei social media. Se non hanno niente da dire alle persone, è meglio che non dicano nulla.

Libri - TOO BIG TO KNOW - David Weinberger

| | Comments (0) | TrackBacks (0)
More about Too Big to Know Il nuovo libro di David Weinberger, Too Big To Know, è di quelli che ti fanno venire l'impellente bisogno di parlarne già mentre lo si sta leggendo. Perché parte da un'intuizione che raccoglie le molte tensioni che si stanno sviluppando nel dibattito intorno alla relazione tra internet e la conoscenza e le indirizza verso un percorso costruttivo, umano, sensato. Weinberger riesce a tagliare fuori le posizioni polemiche senza dedicarci troppo tempo ma solo mostrando che i problemi si possono affrontare solo sviluppando un pensiero più grande. Il pensiero di un vero ricercatore, un esploratore della conoscenza, una mente aperta e che dimostra con la forza degli argomenti perché gli approcci ideologici e preconcetti, semplicemente, non ci bastano: perché se la conoscenza possibile è sempre più grande delle nostre conoscenze effettive il problema è imparare ad allargare il nostro modo per conoscere. E la rete, in questo senso, è uno sviluppo straordinariamente costruttivo. Certamente, dice Weinberger, genera il rischio di diventare molto più stupidi, ma offre anche la possibilità di sviluppare pensieri molto più intelligenti.

La rete è ovviamente centrale in quello che sta succedendo. Perché la conoscenza non è la somma dei libri che l'umanità ha prodotto e neppure la somma di tutti i testi di ogni genere, non è quello che sta nel nostro cervello e nell'insieme di tutti i cervelli umani: è un insieme ancora più grande che contiene anche le relazioni tra i cervelli, i mezzi che usano per espandere le loro capacità, le dinamiche che generano nuovi pensieri e ricordano quelli già pensati... Un insieme troppo grande per conoscerlo. La rete ha qualcosa a che fare con tutto questo. Anche se va compresa.

Come riassumere il succo del libro meglio di Jeff Jarvis - anch'egli entusiasta del libro di David Weinberger che a sua volta ha commentato la recensione dicendo che contiene le citazioni giuste?

Dice Weinbeger:
«As knowledge becomes networked, the smartest person in the room isn't the person standing at the front lecturing us, and isn't the collective wisdom of those in the room. The smartest person in the room is the room itself: the network that joins the people and ideas in the room, and connects to those outside of it. It's not that the network is becoming a conscious super-brain. Rather, knowledge is becoming inextricable from -- literally unthinkable without -- the network that enables it. Our task is to learn how to build smart rooms -- that is, how to build networks that make us smarter, especially since, when done badly, networks can make us distressingly stupider».

E più avanti:
«Knowledge now lives not just in the skulls of individuals. Our skulls and our institutions are simply not big enough to contain knowledge. Knowledge is now a property of the network, and the network embraces businesses, governments, media, museums, curated collections, and minds in communication.»

Riassume Jarvis:
«Knowledge until now was about creating and controlling scarcity. Up to now, says David, "[w]e've managed the fire hose by reducing the flow. We've done this through an elaborate system of editorial filters that have prevented most of what's written from being published . . . Knowledge has been about reducing what we need to know." But now, of course, information is abundant and only growing -- multiplying -- as we invent more ways to create and discover and capture and analyze and question. That's what freaks the old -- pardon my choice of word -- sphincters of information, the controllers and owners of it. This conflict erupted when Gutenberg invented the printed book and scholars feared we'd end up with too many of them. It emerges again now that Berners-Lee has invented the web.»

E così Jarvis richiama il finale:
«At the end, he examines the characteristics of the net and its knowledge: abundance ("The new abundance makes the old abundance look like scarcity"); links ("Links are subverting not just knowledge as a system of stopping points but also the credentialing mechanism that supported that system"); no need to get permission ("Let anyone publish whatever they want ... and the Knowledge Club loses its value"); publicness (somebody ought to write a book about that); and the unresolved nature of questions ("The old enlightenment ideal was far more plausible when what we saw of the nattering world came through filters that hid the vast, disagreeable bulk of disagreement"). "What we have in common," he concludes, "is not knowledge about which we agree but a shared world about which we will always disagree."»

Il libro ha generato una quantità di commenti e interpretazioni. Eccone tre:
Evgeny Morozov
Salon
Steven Poole
E poi ci torniamo (questa era una prima segnalazione dovuta all'energia intellettuale generata dalla lettura; ma quando l'avrò finita ne riparliamo).

Libri - FILTER BUBBLE - Eli Pariser

| | Comments (0) | TrackBacks (0)
La società è un insieme di minoranze. Gruppi divisi in isole - culturali, ideologiche, pratiche - che non si parlano o parlano poco tra loro. Forse l'accelerazione è avvenuta attorno all'inizio degli anni Ottanta. Poi il fenomeno si è dispiegato in tutta la sua potenza. Un lungo movimento sociale ha distrutto alcune abituali forme di coesione sociale, ha messo in discussione vecchie gerarchie e creato nuove solitudini. Per comprendere e cavalcare il fenomeno il marketing, la politica, i media hanno parlato di target e nicchie, o addirittura di etnie e tribù. È stato un movimento evidentemente connesso alla fine dell'industrializzazione di massa. Ma ci ha lasciato divisi e disattenti. Ma la convivenza civile ha bisogno di un terreno comune, nel quale persone di ogni ideologia e visione del mondo possano incontrarsi per decidere insieme.

More about The Filter BubbleInternet non è stata colta soltanto, finora, come strumento per ricucire il tessuto civile. Anzi per la verità è stata interpretata più spesso come uno strumento di ulteriore separazione in isole culturali e ideologiche, in parallelo al grande fenomeno storico profondo del quale si è detto. A differenza di quanto qualcuno diceva negli anni Novanta, internet non è parte di un continente invisibile nel quale le persone vivono virtualmente separate dal resto della società e, dunque, ovviamente non è un'isola antropologica (almeno secondo me, a differenza di quanto riportato qui e come invece correttamente riassunto qui). Ma non solo.

Eli Pariser, in un bellissimo libro dell'anno scorso, The filter bubble, mostra come, sulla base della logica della personalizzazione dei servizi, internet sia oggi interpretata tecnicamente e commercialmente iin modo pericolosamente coerente con la tendenza ad accelerare la separazione delle persone e delle isole culturali. La personalizzazione del servizio del motore di Google che decide che cosa sia rilevante per ciascuno, il tempo sempre più grande che le persone passano su Facebook circondate dai loro "simili" culturali e ideologici, sono i fatti che avvalorano il rischio denunciato da Pariser.

L'autore, uno dei fondatori di MoveOn, lo spiega con la consapevolezza che gli deriva dalla sua attenzione alle istanze civiche. E sa che la ricostruzione della convivenza civile ha bisogno di una nuova interpretazione di internet, orientata non alla divisione, ma alla costruzione di un terreno culturale e pratico comune, nel quale persone di differente atteggiamento ideologico e di diverse esperienze possano incontrarsi e rispettarsi e arricchirsi vicendevolmente. E quindi vale la pena di battersi perché internet possa essere reinterpretata in modo da accrescere questo terreno comune. E vale la pena di costruire servizi che servano questo terreno culturale comune (un contributo è su Timu) e salvaguardino i commons culturali dalla tentazione delle piattaforme proprietarie di sfruttarli eccessivamente (se ne parlava qui su questo blog) e dalla disattenzione per i beni comuni che si può diffondere in assenza di consapevolezza (tema suggerito qui su questo blog).

Ecco una recensione di Evgeny Morozov sul New York Times. Ecco una recensione di Cory Doctorow su BoingBoing. Ed ecco una recensione di Jacob Weinsberg su Slate. Pariser ne ha parlato a TED:


I visionari fanno esperimenti con le loro idee. Anche se nella lingua italiana tradizionale la parola "visionario" è un equivalente di "pazzo", ormai ci siamo abituati a pensare, un po' all'inglese, che la visione dei grandi leader culturali ed economici sia parte integrante della loro capacità di generare conseguenze importanti.

Di fatto, però, non tutti i visionari hanno ragione. E non tutte le loro visioni hanno conseguenze. Sicché un aspetto interessante della riflessione sull'innovazione è come avviene il processo della costruzione delle visioni e come vengono sperimentate.

Ho l'impressione che ci siano alcuni elementi della visione, nel senso usato fin qui, ma sto cercando ancora di farmi un'idea più precisa. Finora ho in mente queste cose:
1. La visione nasce da un insieme di osservazioni, le unisce con un'ipotetica azione e ne immagina le conseguenze. Vale a dire che la visione non è una previsione, ma l'immaginazione delle conseguenze di un'azione.
2. Ovviamente, dal punto di vista intellettuale è una semplificazione. Il problema è che la complessità non si conduce facilmente alla semplicità e quasi sempre si rischia di ridurla alla banalità. Quindi nella visione c'è sempre una fortissima sensibilità, ma anche un metodo di controllo.
3. Il metodo di controllo è simile a una sorta di sperimentazione. L'idea viene testata contro molte conseguenze possibili, anch'esse immaginate. Viene affinata nella mente del visionario, in un processo che per così dire la "lava" dalle impurità. E poi viene provata ancora. Fino al test decisivo.
4. Il test decisivo della visione è la sua capacità di essere raccontata in modo convincente, la sua capacità di essere adottata da chi l'ascolta, la sua capacità di trascinare altri nell'azione che la visione prevede. Ma ovviamente non è tutto.
5. L'esperimento finale è nella storia a venire, ovviamente. La visione si sperimenta davvero nel momento in cui si passa ad applicare l'azione che in essa era presagita. I tempi del successo possono essere molto diversi da quelli previsti. E le modalità altrettanto diverse. Ma la visione in qualche modo resta ad accompagnare un processo che trasforma il mondo al quale si riferisce.

Un pezzo di Steve Jobs, mi pare, mostri un poco di queste cose. Jobs è giovane. Nel momento in cui parla è a Next. È una persona che sta cavalcando la grandissima rivoluzione informatica, ricorda i suoi primi tempi e immagina dove possa portare, alla velocità in cui sta andando: ma invece di lasciarsi trascinare dall'onda, tenta di governare la sua mente. Ed elaborare una visione. Mi pare da rivedere:



via Brainpickings.

Sappiamo quali sono le visioni che oggi stiamo sperimentando e che funzioneranno davvero di fronte alla sperimentazione intellettuale contemporanea?

Un magnifico post di Adam Thierer, di qualche giorno fa, propone una lista di libri che descrivono il dibattito attuale su internet. C'è molta più preoccupazione in questi libri di quanta ce ne fosse all'epoca in cui parlava Jobs: che cosa può davvero cambiare internet? che rischi per la sicurezza e la privacy sta introducendo? quanto ci sta cambiando il modo di pensare e di essere? Ma nella valutazione delle idee con la quale mi pare operi Thierer c'è qualcosa del metodo visionario e quindi dell'orientamento a sperimentare la qualità di queste idee in funzione delle loro conseguenze, in questo caso intellettuali.

Net_books.png



Ecco una parte dei libri segnalati da Thierer per descrivere l'ambiente intellettuale del 2011.
 

La visione di Thierer dice che questi sono i temi destinati a generare conseguenze tra gli intelletuali e non solo. Di sicuro fanno parte della sperimentazione delle idee.

More about La responsabilità dell'architettoQuando stava arrivando il Duemila, a pochi giorni dal più importante capodanno degli ultimi mille anni, Renzo Piano ammetteva di essersi sentito imbrogliato. Perché nel corso della sua vita si era lasciato prendere dall'idea simbolica di un Duemila fantascientifico, un'epoca in cui il progresso e la tecnica avrebbero creato una vita completamente diversa... Quando stava arrivando, il Duemila, si capiva benissimo che non sarebbe stato così.

Ma non era un imbroglio. Era la difficoltà di comprendere la molteplicità delle durate del tempo sociale, la convivenza delle strutture storiche che cambiano lentamente e delle congiunture che accelerano e rallentano alternativamente, come spiegava Fernand Braudel...

E naturalmente Renzo Piano ne sorride un po', di quella parola imbroglio, quando non la pensa come una vera e propria manipolazione ideologica derivata dall'idea industriale di progresso che ha poco a che fare con la sostenibilità ambientale, sociale e culturale cui il maestro si ispira. Renzo Piano racconta il suo mestiere con la consapevolezza di quanto siano importanti le conseguenze di quello che fa. Nel mestiere dell'architetto c'è la congiuntura economica e la lunga durata. Quello che si costruisce resta. E si impone alla storia successiva...

La responsabilità dell'architetto è uno di quei libri che mentre si legge fa venire voglia di parlarne. Un paio di interviste, una cortissima e una lunghissima, di Enzo Siciliano e Renzo Cassigoli. In queste, Renzo Piano parla di architettura. Ma in modo tanto intenso da aprire la mente anche a chi, pur non essendo architetto, si accorge che ciò che fa ha delle conseguenze e incide in modo strutturale sul mondo che stiamo costruendo.

Scrittori - Midnight in Paris

| | Comments (1) | TrackBacks (0)
Midnight_in_Paris_Poster.jpg
Uno scrittore deve essere sincero con se stesso.

Non importa tanto di che cosa scriva. Importa che la storia sia bella. Ed è bella se viene dalla vita vera e se i personaggi «mostrano coraggio e grazia nelle avversità».

Il problema è che nella vita reale siamo confusi. Siamo incerti su che cosa pensare di noi stessi se siamo sinceri davvero. Ci sono troppe possibilità interpretative. Perché la storia non è data, la stiamo costruendo. E possiamo sperare che non sia come sembra essere. Possiamo progettare di cambiarla. Possiamo sentirci vittima di ciò che non ci consente di cambiarla. Possiamo aspettare con fiducia che cambi. Essere sinceri con se stessi nella vita reale non è facile perché ci sono troppe possibili storie che si dipanano dal presente. Eppure uno scrittore sa come fare...

Lo scrittore sceglie una "verità" e la interpreta fino in fondo. Con coraggio e con grazia nelle avversità. Lo scrittore è un personaggio della sua storia. È capace di sincerità perché è capace di scegliere una tra le possibili vite che ha di fronte, trasformandola in una storia che, al contrario della vita reale, ha un capo e una coda.

Diventando sincero con se stesso e imparando a esprimere ciò che sinceramente vede diventa un modello, talvolta temuto negli ambienti convenzionali, talvolta ammirato dagli innovatori. Può essere spietato con se stesso e con gli altri. Ma genera intensità nella sua vita e in quella degli altri. Che altrimenti si appiattirebbe nella complessità senza uscita del presente.

La storia di Midnight in Paris, di Woody Allen, è la storia di uno scrittore che cerca la sua voce e il senso del suo lavoro. E impara a scoprirlo. Ha capito da solo che la scrittura industriale (per Hollywood) non è arte, ovviamente. Ma aveva bisogno di un'esperienza fortissima che lo riconciliasse con la sua vita. Ed è quello che gli succede a Parigi.

ps. C'è anche una battuta tra le molte che sottilmente viene lasciata tra le maglie della sceneggiatura. Il padre della ragazza dello scrittore è un ammiratore dei repubblicani di destra. E sospetta che lo scrittore abbia qualcosa di losco da nascondere. Quando succede quello che deve succedere, dice qualcosa come: «Lo sapevo che era un poco di buono. Lo avevo addirittura fatto pedinare da un detective!». Gli chiedono se avesse scoperto qualcosa. Risponde di no. Ma a trasformare il sospetto in una convinzione di colpevolezza e dunque in una dimostrazione gli basta affermare di avere assunto un detective.

La convinzione corrisponde alla realtà, in un repubblicano di destra e in qualunque altra persona che deduca la sua realtà da un'ideologia e da un preconcetto senza alcun interesse per la verifica empirica. Non è un carattere proprio solo della destra estrema, anzi. La nostra epoca invece ha bisogno di comprendersi con sincerità.
More about Rione SanitàCinzia Massa e Vincenzo Moretti hanno scritto un libro di storie meravigliose perché sorprendentemente vere sull'umanità del Rione Sanità, un'enclave incredibilmente popolosa e problematica nel cuore di Napoli. Il rione è soffocato dalle sue difficoltà economiche, sociali, culturali. È chiuso dal viadotto costruito dai francesi nell'Ottocento e dal muro che doveva essere una toppa temporanea contro il dissesto idrogeologico e che ha finito per chiudere la strada verso il quartiere residenziale di Capodimonte. In mezzo al rione, l'ospedale. In quello spazio chiuso si è sviluppata una popolazione che sta scrivendo la sua storia clandestina.

La strada maestra per chi sta alla Sanità è probabilmente quella di svolgere qualche attività illegale. Ma una comunità di ragazzi ha trovato una via d'uscita straordinaria. Oltre il cumulo di rifiuti dell'ospedale hanno restaurato la Basilica di San Gennaro e riaperto le Catacombe che portano a Santa Maria dell'Incoronata a Capodimonte. Il quartiere chiuso si è aperto. Quella basilica e quelle catacombe sono diventate un polo di attrazione turistica notevole, l'attività di rimetterle a posto è diventata esperienza da artigiani di valore, ne è venuta fuori una cooperativa che dimostra che incarna la via d'uscita.

I pregiudizi non reggono alla verifica empirica. E il racconto delle storie vere alimenta la consapevolezza delle opportunità che si possono cogliere, anche quando non si vedono facilmente. Perché si scopre che qualcuno, alla fine, le vede.
Wisecrowds.jpg
Il libro di James Surowiecki, The Wisdom of Crowds, pubblicato da Random House nel 2004, è ormai un classico. E il suo titolo è diventato un modo di dire piuttosto diffuso. Perché ha colto un grande fenomeno emergente: un grande salto in avanti della qualità e dell'influenza di quella dimensione del coordinamento intellettuale e pratico delle persone che qualcuno chiama "intelligenza collettiva". Il problema è che oggi è anche divenuto urgente sviluppare una visione critica di quel fenomeno. Perché si ha l'impressione che la qualità e l'influenza della dimensione collettiva del pensiero e delle motivazioni che portano all'azione coordinata delle persone non è ricca e innovativa senza un vero contributo individuale. Anzi, in qualche caso (o forse in molti casi) quando la dimensione collettiva prende troppa influenza, finisce per conculcare la libertà, ridurre la creatività, generare ansia e infelicità. Vale la pena di riprendere in mano il libro sincero e visionario di Surowiecki, anche per avviare una riflessione su un possibile aggiornamento del suo discorso.

In effetti, il sottotitolo del libro può apparire oggi piuttosto azzardato: Why the Many Are Smarter Than the Few and How Collective Wisdom Shapes Business, Economies, Societies and Nations. Il termine smart in effetti copre una vasta gamma di significati che vanno dalla brillante intelligenza alla veloce capacità di capire fino alla furbizia efficiente e all'eleganza esteriore. E dunque l'osservazione secondo la quale molte persone insieme sono più smart di pochi esperti non si comprende se non tenendo conto di quell'ambiguità. Surowiecki aveva descritto come un gruppo ben coordinato di persone può comprendere una situazione e decidere in modo migliore di un singolo esperto. Il che peraltro è coerente con le più interessanti teorie dell'evoluzione della specie umana, secondo le quali la nostra capacità di vincere nella dinamica della selezione naturale si è basata non solo sull'evoluzione genetica, ma anche sull'evoluzione culturale, cioè sulla nostra capacità di imparare a coordinarci collettivamente. Surowiecki ne aveva dedotto tra l'altro alcune conseguenze, abbastanza ottimistiche, su molti aspetti della vita sociale, sostenendo tra l'altro, seppure con molto pragmatismo, la saggezza e l'efficienza di alcune soluzioni emerse nel corso della storia per coordinare l'economia e la politica come i mercati e le democrazie.

Oggi, nel mezzo di una crisi essenzialmente dovuta all'interpretazione populista e demagogica della democrazia, da un lato, e dall'altro all'interpretazione speculativa e vorace del capitalismo finanziario, abbiamo comprese che i mercati e le democrazie saranno anche ottime soluzioni per il coordinamento delle persone ha hanno bisogno di una buona innovazione nelle regole istituzionali che li tengano su solidi binari, altrimenti tendono a deragliare. Ma non possiamo non vedere anche il fatto che qualunque forma collettiva può evolvere in modi diversi. La famiglia può essere la più bella delle espressioni della vita sociale oppure trasformarsi nel familismo amorale. Il vicinato può evolvere in una bella solidarietà tra le persone e le famiglie che convivono nello stesso quartiere rispettandosi a vicenda, oppure può trasformarsi in isolamento culturale aprendo la strada a comportamenti violenti, dalle gang giovanili alla mafia. La democrazia nei diversi contesti evolutivi può generare diversi gradi di saggezza o stupidità. E il mercato nei diversi contesti evolutivi può essere un meccanismo concorrenziale che produee efficienza, intelligenza e meritocrazia, oppure diventare un capitalismo becero nel quale semplicemente prevale il forte sul debole, lo stupidamente violenti sul pacificamente intelligente, il criminale sull'onesto.

Il tema è enorme e certamente non si risolve in questo post. Meglio approfondire. Per farlo vale la pena di partire da alcuni link che portano a pagine utili per avere un quadro veloce del pensiero di Surowiecki. La voce di Wikipedia sul libro di Sorowiecki e sul concetto di wisdom of the crowd. Il riassunto dell'editore. Un riassunto veloce capitolo per capitolo di SqueezedBooks. La scheda su Google Books. E un piccolo intervento su YouTube dell'autore che riassume con le sue parole il suo pensiero:





Ma è vero? La crowd è sempre meglio dell'esperto? Come può il singolo influire sulla tendenza collettiva quando vede che è necessaria un'innovazione o un miglioramento? E soprattutto nel contesto internettiano come evolge l'equilibrio tra individuo e gruppo? Come individuo sono arricchito dalla grande opportunità intellettuali dell'intelligenza collettiva accelerata dalla rete, ma sono anche rafforzato nella mia capacità di generare un pensiero libero, autonomo, innovativo, creativo? Probabilmente le risposte sono in un mondo intellettuale più equilibrato di quello che si sviluppa nella fretta di ogni giorno. E vale la pena di dedicare all'argomento un pensiero. La strada della saggezza si aggiorna. Forse.

Libri - IO EDITORE TU RETE - Sergio Maistrello

| | Comments (0) | TrackBacks (0)
io_editore_tu_rete.gif
Sergio Maistrello pubblica in ebook il suo nuovo libro, Io editore tu rete. Grammatica essenziale per chi produce contenuti, Apogeo.

Sergio è un attentissimo osservatore della dinamica della rete e delle problematiche connesse all'editoria. E non a caso propone un titolo che invita a pensare a una relazione culturalmente piuttosto primitiva tra editori e rete, implicitamente invitando i protagonisti a evolverla, migliorando la propria cultura in materia.

Il libro è veloce e si legge benissimo sia su un lettore che su un cellulare intelligente. Sull'iPhone è un godimento, nonostante le pagine siano piccolissime.

Sergio mi ha chiesto una prefazione. E mi ha dato il permesso di pubblicarla qui. Eccola:


Gli editori sono in fermento. Internet sta cambiando radicalmente gli scenari del loro business. La tecnologia digitale sta trasformando i linguaggi espressivi e le filiere produttive. Le condizioni a contorno, nell'epoca della conoscenza, stanno mutando e facendo di ogni azienda, organizzazione, gruppo sociale e singola persona, un soggetto potenzialmente in grado di produrre e distribuire contenuti di valore pubblico. In questo contesto, gli editori vedono contemporaneamente uno scenario di crisi e una situazione densa di nuove opportunità. E la variabile essenziale che li conduce a privilegiare il giudizio ottimistico o pessimistico è la loro capacità di costruirsi una competente visione della situazione. E' probabilmente il primo motivo di interesse per questo libro. Il secondo motivo discende dal fatto che il destino degli editori è importante per tutta l'evoluzione della capacità di generazione culturale delle società.

La storia dell'editoria moderna parte probabilmente all'inizio del Settecento nel momento in cui la corporazione degli stampatori riesce a ottenere il privilegio per ciascun affiliato di poter essere l'unico a pubblicare il libro di un autore con il quale si è messo d'accordo per la gestione del suo copyright. Tecnologia e diritto sono fin dal principio alla radice del business editoriale. In particolare il controllo della tecnologia di accesso ai contenuti, consentiva agli editori di far valere senza particolari problemi anche il loro diritto allo sfruttamento delle opere. Ma le trasformazioni attuali sembrano aver sottratto agli editori il controllo delle tecnologie strategiche e, di conseguenza, la tenuta del sistema del copyright. La leadership dello sviluppo delle tecnologie per pubblicare e distribuire contenuti sta progressivamente ma inesorabilmente passando alle piattaforme online, ai motori di ricerca, ai servizi di vendita di libri e giornali in rete, alle aziende che producono computer, tablet, cellulari, lettori dedicati alla lettura e così via. In qualunque business, l'impresa che non ha alcun controllo sulla tecnologia fondamentale per lo svolgimento del business rischia di essere marginalizzata.

L'impresa che non governa la sua tecnologia può superare con successo il rischio di perdere quote di mercato se conserva in qualche modo una relazione privilegiata con il suo pubblico o con i suoi fornitori. E indubbiamente i marchi e le testate aiutano gli editori a resistere nel cuore del pubblico, mentre possono conservare un'attrattiva nei confronti degli autori se riescono a convincerli di essere ancora il miglior interlocutore per generare reddito con il loro lavoro. Ma entrambe le difese sono superabili.

La struttura del mercato editoriale sta cambiando radicalmente. Un tempo la scarsità fondamentale era sotto il controllo dell'offerta: ciò che era scarso era lo spazio per la pubblicazione. Oggi, su internet, quello spazio è illimitato, mentre la scarsità fondamentale è sotto il controllo della domanda: ciò che è scarso è, prima di tutto, il tempo e l'attenzione del pubblico. Sicché, nel mercato editoriale, la domanda controlla le fonti del valore mentre l'offerta deve conquistare il suo spazio centimetro per centimetro. Contemporaneamente, nella relazione con il pubblico, gli editori si trovano di fronte nuovi agguerriti competitori, spesso dotati di marchi importanti e meglio posizionati sul piano tecnologico: quelli dei motori di ricerca, quelli dei negozi online, quelli dei produttori di device. Inoltre, molti ex inserzionisti pubblicitari sono partiti alla conquista del tempo e dell'attenzione del pubblico direttamente su internet senza la mediazione degli editori. E del resto, anche per gli autori stanno emergendo molte e interessanti opportuità per valorizzare le loro opere che a loro volta non passano per la mediazione degli editori.

Il primo capitolo di chiunque operi nel business editoriale diventa la dimostrazione dell'unicità del suo servizio a vantaggio del pubblico. Segue, subito dopo nella scala di priorità, la riconquista di una forma di controllo della tecnologia. E in terza posizione c'è la rigenerazione della sua relazione con gli autori. In tutti i casi si tratta di fare un salto di qualità culturale: le vecchie soluzioni e le inveterate abitudini semplicemente non funzionano più: il salto culturale deve condurre a comprendere non come controllare ma come servire il pubblico, a trasformarsi da passivi fruitori ad attivi innovatori della tecnologia, a passare da rentier del copyright a promotori e valorizzatori dell'accesso alle opere degli autori. Si tratta di salti culturali che, spesso, appaiono troppo alti per gli editori troppo tradizionali. E che quindi favoriscono in certi casi i nuovi entranti nel business.

Sta di fatto, che il pubblico cerca ancora le funzioni fondamentali che in passato erano svolte solo dagli editori, per scegliere a che cosa dedicare il tempo, per riconoscere autorevolezza e credibilità agli autori, per accedere in modo comodo e a un prezzo giusto alle opere. Le protezioni che favorivano gli editori nello sfruttamento di queste funzioni non ci sono più, ma le funzioni hanno ancora valore. E il riconoscimento di questa opportunità potrebbe rivelarsi la spinta decisiva per gli editori a rinnovarsi profondamente, per sincronizzarsi con la storia attuale e allo scopo di scrivere la storia futura.

Per chi è interessato al tema e apprezza gli ebook c'è anche Cambiare Pagina, Rizzoli.


(Gli altri libri citati nel corso degli anni in questo blog)

More about Steve JobsIntanto sto leggendo anche:
1. Steve Jobs, Walter Isaacson (Mondadori)
2. Come abbattere un regime, di Gene Sharp (Chiare lettere)
3. John Kay, Il pensiero obliquo (Codice)


Discussioni anche su:
Facebook
Twitter
Google+
aNobii
Linkedin
More about L'arte fuori di sé. Un manifesto per l'età post-tecnologicaA Bolzano, alla Classe dell'arte, Paolo Rosa ha parlato della sua visione sul rapporto tra arte e tecnologia. Ecco alcuni appunti.

«La tecnologia ci avvicina all'arte che ci avvicina alla tecnologia».

Una ha bisogno dell'altra. La tecnologia crea nuove opportunità per l'arte e alimenta e accompagna un'accelerazione della complessità. L'accelerazione della complessità ha bisogno di un senso. L'arte è la ricerca di un senso. E influisce sullo sviluppo della tecnologia, in modo che per esempio non sia più soltanto generata dalle logiche della finanza o della ricerca militare.

Ma l'arte esaurisce la sua capacità di comprendere il mondo se si avvita su se stessa (come spesso avviene nell'arte contemporanea tutta definita dal suo successo finanziario e dalla notorietà mediatica che raccoglie). L'arte ha senso se serve la comunità a riconoscersi: i riti e gli oggetti dell'arte possono essere un modo per la comunità di riconoscersi. Ma se la comunità si riconosce nell'arte, l'arte si ritrova fuori di se. Fuori dal suo oggetto e dalle sue pratiche autoreferenziali.

Allora l'arte è necessaria.

Si introduce un rapporto vero e generativo con il pubblico. È in quel riconoscimento che si vive l'arte come esperienza. L'arte in un certo senso vive nel momento in cui vive nella memoria, quando è esperienza.

Ed è artista chi fa cose che hanno belle conseguenze.

Non fa più una bella forma, ma genera belle relazioni. E non c'è arte se non si occupa di sensibilità. L'artista disincaglia il sentire e sensibilizza. Contro l'anestesia culturale che la società attuale rischia o sperimenta.

Sicché alla fine l'arte è dono. Perché non può essere fatta per raccogliere denaro, altrimenti è al servizio del denaro. E questo la rende ribelle ma per una ribellione non distruttiva: diventa costruttiva.

Alla Classe dell'arte hanno parlato anche Antonella Sbrilli e Patrick Ohnewein che hanno portato importanti insegnamenti sulla ricerca e la didattica per la comprensione dell'arte ed esempi di innovazione tecnologica utilizzata dagli artisti. I riflessi dei loro contributi si troveranno sul sito dell'organizzazione.

Libri - INNOVAZIONE VINCENTE - Adriano De Maio

| | Comments (0) | TrackBacks (0)
More about L'innovazione vincenteAdriano De Maio ripensa alla sua vasta esperienza e scrive un saggio importante sulla politica dell'innovazione, dedicando questa riflessione al rilancio della capacità italiana di competere nell'epoca della conoscenza.

«L'ipotesi di base di questo lavoro è che ricerca e innovazione siano fra i più importanti fattori di sviluppo e di miglioramento della qualità della vita di una qualsivoglia comunità». Correttamente, De Maio parla di ipotesi. Ma in un mondo che cambia tanto velocemente, è ben difficile non accettarla. Fare ricerca e innovare sono le attività più direttamente connesse alla possibilità di adattare un sistema al cambiamento, di migliorarne le capacità di competere e di conquistare una leadership culturale che attiri i talenti, i capitali e le risorse fondamentali. Creando un flusso di attività e visioni che contribuiscono a costituire nell'insieme una prospettiva per la qualità e il senso della vita delle persone e soprattutto dei giovani.

Se si accetta dunque questa ipotesi, De Maio suggerisce di dare un'occhiata ai principi proposti dall'Ocse per formulare una strategia di innovazione, orientata a sviluppare economia e società, perseguendo uno sviluppo sostenibile, incentivando una visione di lungo termine.

I principi proposti dall'Ocse sono questi:

Empowering people to innovate
Unleashing innovation in firms
Investing in innovation and reaping its returns
Applying innovation to address global challenges
Improving the governance of policies for innovation

De Maio si occupa dell'ultimo principio, concentrando l'attenzione non solo sulla quantità di risorse destinate all'innovazione e alla ricerca, ma anche alle modalità con le quali sono assegnate: perché dalle strutture decisionali emegono i messaggi fondamentali che incentivano i comportamenti virtuosi e costruttivi, o che al contrario rischiano di suggerire comportamenti parassitari e distruttivi.

«Non è soltanto la quantità di risorse messe a disposizione che determina uno sviluppo efficace per una comunità: il fattore chiave è, prima e soprattutto, il metodo seguito per la decisione; anzi, quanto più è efficace il metodo seguito, tanto più è probabile che si generi una moltiplicazione di risorse, sia pubbliche sia private».

E il metodo riguarda la definizione degli scopi che si intendono raggiungere, la qualificazione dei soggetti in gioco e le modalità con le quali le risorse sono allocate.

Il libro si struttura in una profonda analisi di ipotesi e casi che le verificano, relativi alle strategie e alle pratiche di sostegno e incentivazione alla ricerca e all'innovazione, spesso vissuti in prima persona da De Maio, per poi passare a una importante analisi del sostrato fondamentale: il sistema della formazione. Non c'è dubbio che le contraddizioni e facilonerie con le quali l'Italia ha pensato e gestito la sua strategia e la sua pratica del sostegno alla ricerca e all'innovazione, insieme alla progressiva riduzione dell'attenzione al sistema della formazione, hanno a che fare con la difficilissima sfida che il paese attraversa in questa fase cruciale della storia del mondo. Non solo dal punto di vista dell'economia, ma anche da quello sociale e culturale.

Il libro parla di temi importanti e urgenti. Se il mercato e la politica sono troppo imbrigliati nella trappola del breve termine per occuparsi costruttivamente e saggiamente di ciò che è importante, occorre che la comunità ne prenda consapevolezza e cerchi di rispondere proattivamente. Ma De Maio scrive per l'amministrazione, supponendo che possa ritornare a comportarsi in modo razionale, saggio e lungimirante.



(Gli altri libri citati nel corso degli anni in questo blog)

More about Steve JobsIntanto sto leggendo anche:
1. Steve Jobs, Walter Isaacson (Mondadori)
2. Come abbattere un regime, di Gene Sharp (Chiare lettere)
3. John Kay, Il pensiero obliquo (Codice)


Discussioni anche su:
Facebook
Twitter
Google+
aNobii
Linkedin

Stasera, Evgeny Morozov

| | Comments (1) | TrackBacks (0)
More about The Net DelusionEvgeny Morozov è stasera a Genova, al Festival della Scienza, per presentare la versione italiana del suo libro "L'ingenuità della Rete".

Più che di ingenuità della Rete si parla di ingenuità degli approcci ideologici, utopistici, tecnocratici alla rete. Morozov contesta le interpretazioni che vedono nella tecnologia internettesca una leva che di per se libera i popoli e le persone. I tecnocentrici e i cyberutopisti che Morozov descrive nel suo libro hanno avuto forse una funzione. Ma il pericolo di prenderne le opinioni alla lettera è evidente. Come ogni errore di prospettiva anche questo può condurre su strade sbagliate.

Le tecnologie di rete sono speciali: se non hanno utenti non hanno valore, anche se le loro funzionalità sono fantastiche. Ed è chiaro che per farle adottare, all'inizio può valere anche un approccio ideologico o utopistico o deterministico. Ma il mezzo raramente giustifica il fine. Se l'eredità culturale di questo approccio finisce per diventare un equivoco è importante che qualcuno lo dichiari e lo mostri con la lucidità di Evgeny.

Resta, a mio parere, il valore dell'utopia. L'energia culturale e sociale che serve a migliorare il mondo può incarnarsi di volta in volta in forme specifiche che la storia si incarica di superare. Ma resta il senso di superamento del limite che il pensiero utopistico può sostenere, quando è sincero.

E resta, casomai, un tratto specifico della tecnologia internettiana: che non risolve i problemi automaticamente ma sostiene le persone che intendono affrontarli, facilitando con le sue caratteristiche il passaggio all'azione. La rete aiuta a mettere insieme le forze, a collaborare, a creare soluzioni nuove, perché abbatte barriere che prima della sua diffusione erano molto più alte. La strada del progresso non è tecnologicamente determinata. Ma la tecnologia può aiutare chi la sa usare e chi ne comprende le conseguenze.

Libri - OPEN LEADERSHIP - Charlene Li

| | Comments (0) | TrackBacks (0)

More about Open LeadershipCharlene Li scrive Open Leadership (tradotto in italiano per Rizzoli Etas) per spingere i capi delle aziende ad aprirsi alla nuova epoca e alla rete.

L'innovazione non esiste se non viene adottata dalle persone che la devono usare, valorizzare, adattare alla loro vita. Ed è difficile che le persone adottino qualcosa che non capiscono, che pensano sia loro imposto, che non è progettato per adattarsi alle esigenze di chi lo deve usare.

Le tecnologie di rete, le piattaforme, la gran parte dei servizi che richiedono per funzionare una partecipazione degli utenti alla generazione del loro valore richiedono necessariamente apertura e trasparenza da parte di chi li progetta. Certo, devono avere funzioni importanti per le persone cui sono rivolte. E spesso il modo suggerito dai progettisti per assolvere a quelle funzioni sorprende. Ma a quel punto si instaura un "dialogo" dal quale emerge il valore.

Di tutto questo si sente spesso parlare. Anche se non con la dovuta consapevolezza. Charlene Li fa un passo in più, perché è particolarmente preoccupata per l'autenticità del messaggio di trasparenza e apertura che viene proposto dalle aziende che offrono servizi di questo genere. È quasi più importante essere autentici che flessibili. A quel punto, una proposta potrà piacere o non piacere, ma non genererà un'aura di sospetto e sfiducia che la potrebbe affossare anche tra coloro che la potrebbero apprezzare. Questa autenticità è in fondo la conseguenza dell'apertura e della trasparenza, quando sono intese sinceramente per quello che nei fatti sono: la consapevolezza del fatto che le tecnologie che offrono servizio sono contemporanemente il frutto del pensiero e dell'azione di chi propone e di chi utilizza. Il mercato - l'incontro della domanda e dell'offerta - si trasforma: in passato, dati i prodotti, determinava il prezzo e la quantità di beni scambiati; oggi, oltre a questo, preliminare a questo in un certo senso, soprattutto per i servizi di questo genere, è una conversazione che stabilisce prima di tutto il valore percepito attraverso il dialogo tra chi produce e chi usa.

I social network sono piattaforme di servizi che hanno valore in quanto le funzioni offerte vengono riconosciute dagli utenti che le trasformano ulteriori servizi agli altri utenti. Per l'effetto rete, se molti utenti le usano acquistano valore, altrimenti, per quante funzioni abbiano, non ne hanno. Dunque gli utenti concorrono alla formazione dell'offerta. Solo a quel punto entra in gioco la tipica dinamica del mercato che fissa i prezzi. Magari coinvolgendo soggetti diversi (come gli inserzionisti pubblicitari). Se l'esperienza degli utenti che danno valore alla piattaforma dovesse apparire inautentica, perché troppo soggetta per esempio, alla ricerca di pubblicità, probabilmente la piattaforma perderebbe valore. Di fatto, viene prima la costruzione di valore - culturale, sociale - poi la monetizzazione. Tra la piattaforma e gli utenti che le danno valore occorre vi sia una sorta di complicità. Che può realizzarsi solo se la relazione tra la piattaforma e gli utenti è trasparente, aperta e autentica.

Questo per Charlene Li è un insegnamento che va molto oltre il mondo delle tecnologie dei social network. Perché coinvolge in realtà la maggior parte dei sistemi di servizi. Il libro non è fatto per lanciare un nuovo mantra. Ma per aiutare i leader delle aziende e le persone responsabili a comprendere quanto il tema dell'apertura e della trasparenza coinvolga le organizzazioni che sono loro affidate. E quanto impegno debbano dedicare a perseguire questa strada. Per tutti, è una lettura che sfida a comprendere alcuni passaggi organizzativi fondamentali che si stanno verificando nel passaggio dalla società gerarchica e relativamente lineare dell'epoca industriale alla società della rete, fondamentalmente complessa, dell'epoca della conoscenza.


(Gli altri libri citati nel corso degli anni in questo blog)

More about Steve JobsIntanto sto leggendo anche:
1. Steve Jobs, Walter Isaacson (Mondadori)
2. Come abbattere un regime, di Gene Sharp (Chiare lettere)
3. John Kay, Il pensiero obliquo (Codice)


Discussioni anche su:
Facebook
Twitter
Google+
aNobii
Linkedin

More about Slow newsPeter Laufer ha avuto l'intuizione di portare più avanti l'idea di paragonare la dieta alimentare alla dieta mediatica, tirandone fuori una conclusione simile a quella di Slow food: abbiamo bisogno di recuperare un modo più sano di cibarci di informazioni quindi ci vogliono le Slow news. L'idea è buona perché attiva una serie di consapevolezze che abbiamo già assorbito sulla questione del cibo e le applica alla questione più sottile dell'informazione.

La quantità di rumore che viene dalla logica mediatica attuale è insana, dice Laufer. Concorderà qualcuno dei lettori di Ecologia dell'attenzione. L'approccio al sistema delle notizie con la metafora dell'ecosistema aiuta a riconoscere che alcuni modi di produzione delle notizie sono inquinanti e non fanno bene a chi le consuma, producendo disattenzione, perdita di fiducia, paura, incapacità di riconoscere una prospettiva, cinismo e orientamento a subire invece che a ribellarsi consapevolmente. La strategia della disattenzione è inquinante e politicamente orientata a favorire i potenti, contro l'innovazione.

Laufer parte da considerazioni molto simili. Le vede soprattutto dal punto di vista della sanità intellettuale personale. E propone un insieme di "ricette" per vivere meglio attraverso una migliore dieta mediatica.

Sottolinea da subito che all'elettronica va accompagnata la manualità. E che il bombardamento di notizie va attutito da momenti di silenzio. La sua tensione è verso un equilibrio più sano e meno passivo. Parte dalla definizione di "notizia" e si domanda che cosa non lo sia: suggerendo che quando i media propongono insistentemente un argomento, che però non sarà importante domani, non vale la pena di prestarci attenzione. Suggerisce di ascoltare opinioni diverse. E di cercare le fonti accurate, preferendole a quelle sensazionalistiche. Se le notizie non sono puro divertimento, vale la pena di impegnarsi a scegliere quelle che fanno bene e non quelle che si consumano in fretta. L'analogia con il fast food regge abbastanza, quindi meglio cibarsi di slow news.

I consigli di Laufer sono molto ragionevoli. Spegnere i canali all news quando si può. Leggere fonti diverse. Evitare i giornalisti con l'aggettivo (cioè quelli che raccontano tutto da un particolare punto di vista) e considerare i giornalisti come dei professionisti del filtro su ciò che è importante (quindi ogni tanto pagare per le notizie fatte bene...). Schivare i notiziari fatti solo per veicolare pubblicità.

E soprattutto farsi da mangiare ogni tanto, non andare sempre al ristorante in fretta e furia. Cioè imparare a fare informazione. Per stare meglio. E per contribuire alla comunità.

Semplici regole, quelle di Laufer. Ma intelligenti e ben proposte. Servono ad aiutare i cittadini che vogliano cessare di lasciarsi condurre passivamente dalla routine informativa, che spesso in realtà è un meccanismo manipolatorio, per diventare soggetti che coltivano una visione critica dei fatti per vivere meglio.

Per vivere meglio!

Vorrei che Peter Laufer desse un'occhiata a Timu. Proponesse i suoi consigli. E partecipasse a quell'esperimento. Che nasce certamente da sensibilità molto simili alle sue.

(Gli altri libri citati nel corso degli anni in questo blog)

More about The Happiness ProjectIntanto sto leggendo anche:
1. Il capitale sociale, a cura di Guido de Blasio e Paolo Sestito (Donzelli)
2. Come abbattere un regime, di Gene Sharp (Chiare lettere)
3. The Happiness Project, di Gretchen Rubin (Harper)


Discussioni anche su:
Facebook
Twitter
Google+
aNobii
Linkedin

Il libro di Jobs: 656 pagine fatte a pezzetti...

| | Comments (1) | TrackBacks (0)
Sono 656 le pagine del libro di Walter Isaacson sulla vita di Steve Jobs. Una quantita di anticipazioni lo stanno facendo a pezzetti (in senso buono).

La Stampa: La conquista della semplicità
Il Corriere: Rifiutò l'operazione che poteva salvarlo
La Repubblica: l'iPod nero che voleva Bono
Ansa: Lo studio di Ive

NyTimes: Jobs tentò cure piuttosto esotiche per la sua malattia
HuffPost: Jobs disse a Obama che avrebbe presieduto l'America per un solo mandato ma lo avrebbe aiutato per la rielezione
Ap: Jobs ha messo in discussione l'autorità per tutta la vita
Winrumors: Che cosa pensava Jobs di Gates
60 minutes: Jobs incontrò il suo padre biologico senza sapere che fosse lui
Michael Liedtke: Jobs si sentì tradito dall'arrivo di Android

La storia più bella è però quella secondo la quale Jobs accettò di fare la biografia per far sapere ai suoi figli chi era loro padre. (HuffPost)

Ipotesi sull'editoria: per guardare oltre Amazon

| | Comments (0) | TrackBacks (0)
Un pezzo di David Streitfeld, sul New York Times, segnala il panico che si sta diffondendo tra gli editori di libri americani per effetto dell'aggressiva politica di Amazon sui loro autori. Amazon sembra intenzionata a disintermediare la filiera produttiva editoriale mettendo direttamente sotto contratto gli autori per sostenere la sua soluzione di self-publishing con la quale chi scrive un libro lo può pubblicare e vendere senza passare da editori, agenti, librerie, e quindi ottenere una quota molto maggiore del valore aggiunto generato con il suo lavoro.

Non è che ci volesse molta intelligenza per capire che sarebbe successo. Se ne parla dal 1995. Certo, con l'avvento degli ereader o tablet di successo, dal Kindle all'iPad, il processo sembra aver subito un'accelerazione significativa.

L'ipotesi strategica deriva dalla storia dell'editoria. È un'ipotesi centrata sulla tecnologia.

More about PirateriaSecondo Adrian Johns, la filiera editoriale come oggi la conosciamo è partita dalla tecnologia della stampa. Gli stampatori avevano scoperto di poter pubblicare con successo non solo i libri di pubblico dominio, come la Bibbia, ma anche i libri di attualità. A partire dal Cinquecento e fino a tutto il Settecento, proprio gli stampatori riuscirono a ottenere il riconoscimento da parte dello stato del diritto esclusivo temporaneo della pubblicazione di certe opere scritte. Partendo dalla tecnologia e arrivando al copyright costruirono la loro industria.

Oggi gli editori tradizionali non controllano più la tecnologia. Tentano di salvaguardare il copyright come principio. Ma non possono obbligare gli autori a cederlo proprio a loro. La competizione tra gli editori si è complicata con l'arrivo di nuovi protagonisti, come Amazon, che guardacaso, sono quelli che controllano lo sviluppo della nuova tecnologia per pubblicare, leggere, distribuire e vendere i libri.

Si direbbe che la tecnologia sia il punto di partenza dell'industria editoriale. Ovviamente la cultura e la produzione autoriale si appoggiano in parte su questa industria, ma hanno una dinamica relativamente indipendente e possono spostarsi da un'industria a un'altra, da un modello di business a un altro. Per gli editori, invece, la tecnologia è decisiva: perché chi controlla la tecnologia ha le carte vincenti per controllare il flusso del denaro.

Oggi gli editori hanno la chance di difendersi. Ma solo imparando la tecnologia e cominciando a innovare a loro volta. Altrimenti saranno soppiantati dai nuovi innovatori della tecnologia per la pubblicazione.

In questo caso, la filiera editoriale attualmente conosciuta si spaccherà in molte diverse funzioni: scelta e valutazione del valore qualitativo delle opere, marketing, editing, titoli e copertine, forme di archiviazione, e così via. Non c'è ragione perché queste funzioni spariscano: anzi, dovranno crescere. Non c'è ragione perché non continuino a essere svolte dai vecchi editori, ridimensionati. Ma non c'è ragione perché non vengano svolte anch'esse da nuovi soggetti.

L'editoria tradizionale, dopo quindici anni di internet, si stupisce ancora delle conseguenze dell'innovazione tecnologica. È ora che smetta di stupirsi e cominci a innovare. La competenza degli editori è ancora enorme e preziosa. Nel tempo, alle funzioni industriali e commerciali hanno aggiunto una rara capacità di influire - spesso positivamente - sulla produzione culturale. Sono diventati a loro volta protagonisti dell'avanzamento culturale. Questa competenza non andrà dispersa, perché anche i nuovi potenziali soggetti emergenti nasceranno da quella storia, ma non è sicuro che l'equilibrio culturale migliore sia quello in cui da una parte ci sono pochissime piattaforme globali e dall'altra ci sono miriadi di piccoli soggetti che fanno gli autori, gli scopritori di talenti, i recensori, i consulenti di marketing, e così via. Un buon equilibrio richiederebbe forme di aggregazione più ampie non solo dalla parte della commercializzazione ma anche dalla parte della produzione di idee. Probabilmente.

In ogni caso da innovare c'è molto. Penso per esempio alle forme di memorizzazione che il sistema della biblioteca con gli scaffali di libri garantivano e che invece si volatilizzano con i reader che a loro volta contengono metafore di scaffali molto meno efficaci per chi debba ricordare dove ha letto che cosa. I reader sono fantastici invece per selezionare e ritrovare le sottolineature e le citazioni, anche se si può fare molto di più di quanto si faccia ora, per aiutare la memoria a non abbandonarsi completamente all'idea che tanto tutto è registrato in una macchina: il pensiero ha bisogno di ricordare non solo di sapere come ritrovare. Ci sono innovazioni nella gestione della conoscenza, ma anche nella valutazione delle autorità culturali emergenti che poche piattaforme tenderanno sempre a dare attraverso formule più o meno quantitative e che invece richiederebbero a loro volta percorsi qualitativi più attenti. Sono solo piccole idee sui filoni di indagine che si possono sviluppare. Del resto, l'archiviazione della conoscenza e il suo riutilizzo sono decisivi per non abbassare il livello complessivo della cultura. E qui c'è tecnologia da innovare. Per adesso le piattaforme surfano sulla superfice del fenomeno. L'innovazione profonda è ancora tutta da fare. Ma qualcuno di certo ci sta lavorando. E quindi per gli editori tradizionali, nell'ipotesi qui formulata, non c'è più moltissimo tempo da perdere. Imho.

More about CultureEdge è un fantastico gruppo di persone che riflettono sul futuro che stiamo costruendo. E si manifesta in un sito ricchissimo di lezioni, dibattiti e saggi che vanno a esplorare le dimensioni più affascinanti della vita intellettuale contemporanea; organizza convegni e lezioni dal vivo; sostiene i partecipanti che scrivono un libro sulla loro materia. L'anima di Edge è John Brockman. Che ora è riuscito anche a pubblicare alcuni libri che raccolgono alcuni tra i saggi più interessanti del gruppo. I primi che ho in mano sono Culture e Mind.

John Brockman lavora a New York, in un ufficio sulla piazzetta che si apre dove la 5 Avenue arriva all'angolo del Central Park. Per chi lo vada a trovare d'estate, l'esperienza è fisicamente oltre che intellettualmente sfidante. L'aria condizionata crea l'atmosfera tipica dell'interno di un frigorifero. Il silenzio è completo. "Veniamo qui per riflettere. Se dobbiamo comunicare lo facciamo via internet, anche da una stanza all'altra. Passiamo giornate senza dire nulla. Ma lo scambio di idee è incessante". E piuttosto ricco. Brockman vive facendo l'agente letterario e molti dei suoi autori sono diventati dei veri e propri bestseller anche grazie alle sua capacità.

In questi giorni sta lavorando con i suoi più antichi colleghi, Stewart Brand in testa (fondatore dello Whole Earth Catalog e autore della celebre frase "stay hungry stay foolish" citata da Steve Jobs nel suo discorso di Stanford), sta lavorando alla grande domanda annuale che provocherà come sempre un vigoroso dibattito all'inizio del prossimo anno.

I due libri con i quali Edge che Brockman propone sono raccolte di saggi importanti sui concetti di "cultura" e "mente".

Cultura, si apre con un saggio di Daniel Dennett che interpreta il concetto in chiave "evoluzionistica". Prosegue con Jared Diamond che si domanda "perché certe società prendono decisioni disastrose". Denis Dutton si occupa di una visione "darwiniana della personalità umana". Steward Brand riproduce il suo famoso saggio nel quale sostiene che "siamo come dèi e dobbiamo imparare a essere bravi in questo compito". Molti altri saggi. Tra questi, David Gelernter con il suo "È ora di occuparsi di internet seriamente" (2010). Dice Gelernter che internet non è un argomento tipo i cellulari e le console per videogiochi: è un argomento tipo l'educazione. E se è così importante dobbiamo cominciare a dedicarci davvero a comprenderlo. Il libro dedicato alla cultura contiene poi straordinari saggi di Jaron Lanier, Clay Shirky, Nicholas Christakis, Douglas Rushkoff, Evgeny Morozov, Brian Arthur, Richard Foreman, Frank Schirrmacher, Daniel Hillis.

Cultura e mente. Difficile scegliere temi più complessi e affascianti. Perché consentono contemporaneamente di riflettere sull'umanità e la scientificità di quello che sappiamo di noi e del modo che abbiamo per sapere qualcosa di noi.

More about The MindLa cultura e la mente appaiono nelle pagine di Edge come dimensioni collegate da una metafora comune. La rete. La cultura emerge dalla rete di collegamenti tra i cervelli che sono a loro volta reti di neuroni: una rete digitale che estende le facoltà della rete cerebrale. Le conseguenze di questa metafora sono ricchissime. E ovviamente vengono affrontate da Edge con il piglio scientifico di chi non si innamora delle ipotesi ma le sottopone costantemente a verifica. E quando la verifica appare abbastanza solida le comunica con la gioia di avere contribuito al sapere di tutti.

John Brockman è riuscito a realizzare qualcosa di rarissimo. Il suo gruppo si pone problemi filosoficamente, scientificamente, umanamente enormi, con la leggerezza di chi è consapevole che non molti altri circoli intellettuali nel mondo hanno il coraggio di porseli altrettanto chiaramente e con altrettanta competenza. Ne emerge tra l'altro un sistema generoso verso ogni tipo di pubblico: la dedizione di Brockman e dei suoi autori alimenta l'accesso a saperi e pensieri finissimi, diffusi gratuitamente online. E bisogna dire che questa generosità del gruppo di Edge è ripagata dalla generosità del pubblico verso gli autori quando pubblicano i loro libri.

(Gli altri libri citati nel corso degli anni in questo blog)

More about The Happiness ProjectIntanto sto leggendo anche:
1. The Moral Landscape, di Sam Harris
2. The Consolations of Philosophy, di Alain De Botton
3. The Happiness Project, di Gretchen Rubin


Discussioni anche su:
Facebook
Twitter
Google+
aNobii
Linkedin
Riprendo un servizio più continuo di notizie sui libri letti e in lettura. Precedenti qui accanto.

More about The Penguin and the LeviathanLa leggerezza narrativa e la profondità dei contenuti del nuovo libro di Yochai Benkler non sorprende chi conosca l'autore. Un gigante della ricerca sull'economia delle reti e della nuova ricchezza che deriva dalla conoscenza.

Il suo capolavoro The Wealth of Networks (2006) è servito a dimostrare come la ragione economica possa essere trasformata dall'avvento delle reti e dal valore della conoscenza, riformando il mercato e il concetto di libertà (Traduzione: Egea 2007).

Il nuovo libro, The Penguin and the Leviathan (2011) approfondisce le novità teoriche ed empiriche che inducono a ritenere il comportamento collaborativo più efficiente e soddisfacente di quello basato sull'interesse egoistico, ma concentra l'attenzione su un punto cruciale: come si disegnano sistemi che valorizzano la collaborazione, la incentivano in modo ragionevole ed efficiente, senza richiedere un approccio ideologico e utopistico al comportamento umano, allo scopo di aumentare la ricchezza economica e la soddisfazione di vivere.

Benkler fa un lavoro scientifico e non buonista. Semplicemente osserva il fatto che l'assunzione fondamentale dell'economia tradizionale, quella che ritiene l'essere umano essenzialmente egoista, non regge alla prova della verifica storica. Inoltre, osserva che le conseguenze organizzative di quell'assunzione, l'idea della mano invisibile come meccanismo che produce il massimo valore di sistema sulla base del comportamento egoista degli attori economici, non sono le più efficienti e soddisfacenti da nessun punto di vista.

La convinzione che gli esseri umani siano egoisti produce organizzazioni basate sulla paura, sulla diffidenza e sulla punizione, promettendo vantaggi esclusivamente monetari. Inoltre, giustifica gli errori di sistema delle organizzazioni fondate su quell'assunto: è il migliore dei sistemi possibile, gli esseri umani sono egoisti, dunque va accettato il fatto che il capitalismo ogni tanto produce disastri. (Qui, come qualche lettore sa, seguendo il pensiero di Fernand Braudel, si distingue tra capitalismo - come sistema nel quale prevale la legge del più forte - e mercato - come sistema di scambi regolato sulla base di leggi e consuetudini che garantiscono la concorrenza).

Benkler parte dimostrando come negli ultimi vent'anni, la scienza abbia scoperto come la specie umana sia tutt'altro che caratterizzata da un gene egoista. Anzi. Proprio per funzionare come specie sociale si è adattata sviluppando evolutivamente una quantità di caratteri collaborativi, necessari all'azione di gruppo. Si arriva a dimostrare senza troppa difficoltà che gli esseri umani non sono né assolutamente egoisti né assolutamente altruisti. Semplicemente si trovano a comportarsi in un modo o nell'altro date le condizioni in cui si trovano, dati i frame interpretativi con i quali decodificano le situazioni in cui si trovano e dati i caratteri personali che distinguono gli individui.

Se le organizzazioni sono fondate sull'idea che le persone si comportino sempre in modo egoista o sulla speranza che si comportino sempre in modo collaborativo sono destinate a fallire.

I fallimenti umani di tanti trading floor del capitalismo finanziario americano degli ultimi tempi, la disattenzione per le conseguenze ambientali e sociali di una fabbrica chimica ai tempi dell'industrializzazione accelerata, l'immobilismo di un ufficio qualunque nel contesto del burocratismo autoritario sovietico, la tragedia epocale di chi ha fatto l'esperienza di un campo di concentramento nazista, sono esempi diversissimi di assolutismo che conduce a disastri. (Certo, questi accostamenti faranno arricciare il naso a qualcuno e meriterebbero un approfondimento più attento e consapevole, mi scuso per la fretta: non sono paragonabili se non per il fatto che si tratta di organizzazioni fondate su una considerazione assolutistica del comportamento umano).

Ma se oggi ci poniamo, e non possiamo non porci, problemi globali come la salvezza dell'ambiente, la tenuta del sistema economico, la qualità della vita nei territori globalizzati, la qualità dello sviluppo della conoscenza sulle reti digitali, occorre anche una discontinuità logica e ideologica, che ponga l'accento sulla costruzione di piattaforme organizzative capaci di tener presente le reali motivazioni delle persone, per poterne valorizzare l'energia e la forza innovativa. Una discontinuità rispetto alle organizzazioni basate sull'erronea convinzione che gli uomini siano solo ed esclusivamente egoisti. E che prenda le conseguenze del fatto che sono anche collaborativi. E che si renda conto che dalla collaborazione emergono soluzioni spesso migliori, più efficienti, più soddisfacenti.

Benkler dunque passa in esame le caratteristiche delle organizzazioni che favoriscono la collaborazione, senza supporre che le persone siano dei santi. Queste piattaforme organizzative possono essere adattate con le ragionevoli assunzioni alla convivenza civile, alla struttura delle aziende, alla generazione di piattaforme online, alla creazione di movimenti sociali, alla diplomazia internazionale. Ci sono alcuni accorgimenti che il design dei servizi orientati a basarsi sulla collaborazione ha ormai chiarito. La sintesi è nel finale del libro, in 7 punti:
1. Ogni piattaforma collaborativa è basata sulla comunicazione tra i partecipanti. La comunicazione è la chiave del successo del sistema
2. La proposta collaborativa va codificata nella struttura dell'organizzazione in modo che induca a interpretare la collaborazione come conveniente per tutti, in modo autentico e non ideologico
3. La cultura di fondo proposta favorisce e applaude all'empatia e alla solidarietà senza farne un pregiudizio, ma assolutamente osteggiando il pregiudizio contrario, quello secondo il quale in fondo tutti sono egoisti
4. Morale e norme sociali sono disegnate in modo da proporre comportamenti e feedback equi per tutti, accettando che eventualmente qualcuno lavori più di altri ma sottolineando lealmente l'importanza cruciale di chi apporta più valore
5. Punizioni e guadagni vanno commisurati alla condizione in cui si trova l'organizzazione, al progetto comune che persegue, alla qualità culturale che la caratterizza, nella consapevolezza che molti guadagni decisivi sono quelli immateriali, mentre gli incentivi monetari sono sempre interpretati come mezzo e non come fine
6. Reputazione e reciprocità sono le regole di feedback fondamentali per attivare comportamenti collaborativi
7. Le organizzazioni vanno pensate e costruite per contenere la diversità delle persone e delle loro capacità, valori, interessi, orientamenti e caratteri.

Mi rendo conto che il riassuno è troppo veloce. Non resta che prendere il libro e leggerlo. L'ho fatto in formato digitale. Poi l'ho preso anche in carta.

More about The Happiness ProjectIntanto sto leggendo anche:
1. The Moral Landscape, di Sam Harris
2. The Consolations of Philosophy, di Alain De Botton
3. The Happiness Project, di Gretchen Rubin


Discussioni anche su:
Facebook
Twitter
Google+
aNobii
Linkedin

Connessi, contaminati, cosmopoliti

| | Comments (1) | TrackBacks (0)

More about ConnectedGli strumenti di connessione tra gli individui sono in enorme sviluppo. Ne parliamo molto. La rete, il network sociale, la collaborazione. Ma anche la contaminazione, il contagio. Stiamo finalmente scoprendo le ricchissime dimensioni della socialità nella loro concretezza, fisica e pratica. I neuroni specchio ci uniscono profondamente, interiormente, agli altri. E internet, mobile o fissa, estende le nostre capacità di essere insieme. Non manca chi vede l'emergere di intelligenze collettive, o addirittura di organismi superumani fatti di tanti individui connessi. Le metafore servono, si sprecano e forse si consumano. Servono a digerire le novità quando le riportano a parametri conosciuti, servono ad aprire nuove opportunità creative quando creano impreviste connessioni concettuali o culturali.

Nicholas Christakis e James Fowler non si tirano indietro in tutto questo enorme discorso. Usano dati, scienza e metafore generosamente. Connected è una ricognizione di quello che sappiamo delle reti sociali, dei loro meccanismi di funzionamento e delle loro conseguenze sugli individui. Spesso conseguenze impreviste. Che danno però conto del fatto, inequivocabile, che siamo individui ma siamo anche gruppi e siamo anche specie. La consapevolezza di quanto c'è in noi di collettivo, però, ci deve servire a coltivare anche quanto c'è in noi di individuale. Per poter portare il nostro responsabile apporto creativo all'insieme. Questa consapevolezza aiuta i megalomani a conoscere il limite del loro possibile impatto, ma soprattutto aiuta la maggior parte di noi, più modesti e timidi, a conoscere le grande potenzialità che hanno le nostre azioni.

Si scopre infatti che siamo contagiosi, in tutto. Gli studiosi ritrovano i segni di un'influenza importante tra le persone sia nei comportamenti problematici - mangiare troppo, fare una vita poco sana, avere comportamenti violenti, abitudini di branco, e così via - sia nei comportamenti virtuosi. Scopriamo che un comportamento eticamente corretto non ha impatto solo nel piccolo entourage nel quale l'atto viene compiuto ma produce conseguenze molto più lontane. Quindi non ha senso tirarsi indietro pensando che la nostra azione è troppo piccola per contare: in realtà, conta. Anche la correttezza è contagiosa.

Ha senso pensare iniziative nella rete perché possono avere conseguenze vere e importanti. Ha senso creare piattaforme che incentivino i comportamenti collaborativi perché possono avere effetti importanti. Ha senso investire nell'economia della conoscenza in rete perché può generare grande valore. La rete ha una dinamica specifica, che va compresa: ma che quando viene compresa apre molte porte. Anche il libro di Nicholas Christakis e James Fowler aiuta a riconoscerle.

Le reti sociali che fanno riverberare le azioni di rete sono certamente quelle locali e quelle che riuniscono persone accomunate da interessi, linguaggi e culture simili. Ma l'enorme potenzialità della rete internet, mai vista prima in effetti, è quella di creare le condizioni per reti internazionali, capaci di superare limiti prima invalicabili. La dimensione cosmopolita è probabilmente la più ricca culturalmente e praticamente, oltre che la più adatta a vivere in modo equilibrato la multidimensionalità identitaria che la rete rende possibile. Il cosmopolita si sente a casa dovunque ma non perde mai le sue radici.
More about L'amante russaIl libro di Andrew Miller vola leggero tra gli intrighi più orribili, veri e propri esempi di banalità del male. 

Scritto come una lettera alla moglie che non è ancora diventata amica, è solo apparentemente la confessione di un avvocato inglese che non è riuscito a sottrarsi al malaffare della nuova Russia che non crede a nulla. In realtà, è un'indagine sull'indicibile fascino dell'ineluttabile.

Il romanzo procede come se nulla fosse nella descrizione delle relazioni d'affari, d'amore e di amicizia dell'avvocato Nicholas Platt a Mosca, colorate dall'incredibile bellezza di Masha. E in effetti quelle vicende non avrebbero nulla di sorprendente se non fosse che a ogni passo della storia rivelano l'annullamento della distanza emotiva tra l'attesa di un finale che, nei pregiudizi di un cinico, sarebbe stato, appunto, inevitabile e la consapevolezza di un uomo debole e solo che quel finale rifiuta di combattere o almeno evitare. 

Quella progressiva consapevolezza lo rende complice e colpevole. Ma l'ineluttabilità della macchinazione cui scopre di prendere parte lo solleva. E lascia dietro di sé solo la nostalgia per i gesti, le atmosfere e le emozioni di un mondo che non ha alcuna fede e che dunque non è più altro che le sue apparenze. 

Proprio la Russia: terra dell'anima divenuta ormai solo terra.

Andrew Miller è un giornalista del meraviglioso The Economist. Attualmente è a Londra ma è stato per anni corrispondente da Mosca. Tutti i giornalisti hanno un romanzo nel cassetto. Andrew lo ha tirato fuori. Magnificamente. Il suo titolo originale è Snowdrops.

Recensioni su Guardian e Telegraph

ps. Nella traduzione, peraltro buona, a un certo punto l'avvocato d'affari è richiamato a lavorare con "doverosa diligenza" nella sede centrale di Londra del suo studio. Non ho visto la versione originale. Sono curioso di vedere se c'è scritto "due diligence"...

Una pagina con tutti gli altri libri segnalati in questo blog...

I nipoti di Galileo ripensano all'antenato

| | Comments (0) | TrackBacks (0)
greco-galileo.jpg«In Italia si fa poca ricerca scientifica. Ma quella ch ei fa ha solide tradizioni ed è, in media, di buon livello. In Italia ci sono poche risorse per la scienza. E non sempre queste risorse vengono distribuite sulla base del merito a chi saprebbe meglio farle fruttare. Ma la mancanza di risorse e dei giusti riconoscimenti non deprime la ricerca, al contrario aguzza l'ingegno di chi la svolge».


Alessio Figalli, Lucia Votano, Vincenzo Balzani, Bruno Siciliano, Giacomo Rizzolatti, Pier Giuseppe Pelicci, Elena Cattaneo. «In queste sette storie, ne siamo certi, è possibile trovare non solo molte riposte alle nostre domande sulle cause della felice anomalia italiana: la presenza di grande scienza in un Paese che non crede nella scienza. Ma possiamo trovare anche le motivazioni più solide per fondare su di loro - sui nipoti di Galileo - il rilancio del Paese».
More about Le piazze del sapere«Il deserto culturale è, nel lungo periodo, fatale per il sistema-paese».

Antonella Agnoli, progettista di spazi pubblici per la cultura: Le piazze del sapere. Biblioteche e libertà, Laterza 2009.

«Nella crisi italiana, le biblioteche di pubblica lettura non sono la panacea ma certamente devono essere parte della soluzione. Se si vuole modificare l'ecosistema culturale, creare un habitat nel quale le forme più diverse di creatività mettano radici, non si può che partire dalle città e avviare servizi che, nel lungo periodo, stimolino la lettura, la conoscenza della musica, del cinema, dell'arte. Questi servizi hanno senso soltanto se sono collegati fra loro, se collaborano, se formano una rete. Scuole, università, musei, cinema, teatri e biblioteche sono gestiti in modo autoreferenziale, addirittura senza conoscenza di cosa fa il vicino, men che meno coordinamento. Ciascuno fa per sé, trincerato nell'autonomia istituzionale, il più comodo degli alibi per la pigrizia conservatrice. L'università e la scuola si rivolgono solo a determinate fasce d'età, i musei sono troppo lontani dall'esperienza quotidiana del cittadino, i teatri coltivano interessi specifici: biblioteche rinnovate potrebbero invece dare un impulso alla collaborazione fra istituzioni diverse, oltre che indirizzare il cittadino verso altre esperienze culturali sul territorio».
More about Cosa tiene accese le stelle«La frase che ho sentito pronunciare di più negli ultimi anni è: "Non si può fare", con la variante "Non si può più fare", e talvolta nella forma più secca "Oggi è impossibile". In un mondo che ha teorizzato la "guerra preventiva", noi viviamo in un Paese che ha saantificato la "rinuncia preventiva", una resa senza combattimento proposta come miglior antidoto alle deluzioni. Meglio non provarci neppure, così eviti di sprecare energie ma, soprattutto, di rimanerci male».

Mario Calabresi, direttore de La Stampa: Cosa tiene accese le stelle, Mondadori, 2011.

«Non sempre coloro che dicono che le cose non si possono fare hanno torto, talvolta ci prendono e mostrano di possedere un sano realismo, ma ormai, quando sento questa frase, mi scatta immediatamente la curiosità di andare a vedere e provare a immaginare una nuova possibilità».

Il prossimo libro sul marketing digitale

| | Comments (1) | TrackBacks (0)
More about Marketing digitale«Il miglior libro, sul marketing digitale, è quello che deve essere ancora scritto».

Paola Peretti, Laboratorio sul digital marketing, Asam, Università Cattolica di Milano: Marketing Digitale. Scenari, strategie, strumenti, Apogeo, 2011

«Dal punto di vista delle imprese, la rivoluzione digitale implica, in tempi rapidi, un cambiamento radicale del paradigma di marketing e comunicazione che vede la relazione e l'interazione al centro di uno scambio di messaggi bilaterali altamente personalizzati e costanti».

Banda stretta

| | Comments (0) | TrackBacks (0)
More about Banda stretta Francesco Caio e Massimo Sideri scrivono un saggio appassionato, informato, veloce autorevole e ragionevole sulle opportunità offerte dalla rivoluzione digitale. E insegnano a comprendere come definire una lista di priorità per le agende dei decisori oltre che per quelle di tutti noi. Tra i suggerimenti segnalo: "Trovatevi un centro di sperimentazione permanente". Spiegano: "La sperimentazione continua diventa dimensione etica nel dovere sempre capire come si muove la frontiera del nuovo e del possibile".

Saper fare

| | Comments (1) | TrackBacks (0)
micelli.jpgArtigiani. Per Richard Sennett sanno fare ma non sanno dire che cosa sanno fare. Gli artigiani sono portatori di una cultura sintetica della produzione che contiene insieme la conoscenza dei segreti della materia, l'idea di progettazione, la qualità estetica, la tradizione culturale, l'esperienza funzionale. L'Italia delle produzioni fondamentali per il paese ne è ricca. I settori che tengono in piedi l'economia italiana, dall'arredamento all'alimentare e all'abbigliamento, ne sono la conseguenza. E la stessa automazione nasce dalla "proceduralizzazione" industriale dei settori tradizionali. Stefano Micelli, economista a Venezia, ne racconta le strutture essenziali e propone una quantità di esempi straordinari. Ci sarebbe da essere orgogliosi di appartenere a un paese così densamente popolato di saperi. Se non fosse che in modo incredibilmente distratto ne dimentichiamo l'importanza, dando gli artigiani quasi per scontati. Ma nell'epoca della conoscenza, mentre le produzioni industriali di massa si spostano in altre aree del pianeta, in un contesto nel quale sfuggono all'Italia le forze per avere un certo controllo sulle grandi produzioni a elevato volume e basso valore aggiunto unitario, la qualità dell'artigianato e il sapere artigiano sono una risposta: volumi produttivi limitati ma elevato valore aggiunto unitario sono una possibilità reale per il paese e la sua economia, in una fase dell'economia nella quale il contenuto di idee, di immagine, di cultura, di ricerca, di estetica, fa parte integrante della generazione di valore aggiunto.

 
More about Artigiani del digitale. La ricetta italiana per creare valore con l'ITC (Information and Communication Technology)Il software è, in un certo senso, artigianato. Almeno per un certo aspetto del suo sistema produttivo. Ed è una risposta all'intuizione di Sennett: saper fare senza saper dire quello che si sa fare può essere una causa di debolezza strutturale. Ma saper scrivere in un software quello che si sa fare può essere una soluzione. E almeno nell'automazione industriale dei settori tradizionali questo è storicamente avvenuto. Ora è tempo, dice Andrea Granelli, di un salto di qualità anche da questo punto di vista. La digitalizzazione non implica la fine di ogni produzione materiale: anzi, il prodotto fisico può essere riconsiderato come il medium che trasporta la conoscenza, anche quando questa è scritta in un codice informatico. La stessa difficoltà di generare valore aggiunto nei grandi settori del web può essere in qualche misura affrontata considerando l'ipotesi di embeddare software e connessione negli oggetti artigiani più tradizionali, ripensati per la struttura di funzionalità tipiche del contesto internettizzato.

More about L'uomo artigiano
Sennett è una lettura fondamentale per questo genere di considerazioni. Un libro già più volte segnalato qui. Un libro di intuizioni, narrativamente eccellente, che viene da un pianeta culturale diverso da quello italiano e che forse proprio per questo riesce ad accorgersi delle particolarità storiche ed economiche di un modo di produrre - e di vivere la produzione - che fa parte integrante della nostra cultura. E che proprio per questo è talvolta relegato nell'ovvio. Ma che oggi occorre recuperare alla consapevolezza di tutti. Perché contiene, nei suoi principi fondativi, una grande opportunità. 

Ma se gli artigiani sanno fare e non sanno dire quello che sanno fare, la qualità del loro lavoro può essere riconosciuta solo da chi condivida in un certo senso la loro cultura, o almeno si dedichi ad apprenderne il valore. E può essere riprodotta solo in un contesto che la racconti. Le sorgenti del sapere artigiano si estinguono in un contesto culturale privo di interesse per le sue qualità. In questo settore, in modo persino evidente, si osserva che l'impoverimento culturale è impoverimento economico. Imho.

Istruzioni per le istruzioni

| | Comments (0) | TrackBacks (0)
More about HTML 5. Guida rapidaÈ un buon momento per dare un'occhiata a un manuale html5. Quello di Hyslop non fa perdere tempo in chiacchiere. È fatto per fornire una panoramica delle possibilità della nuova versione del linguaggio nato per fare le pagine web e ora migliorato per aggiungere applicazioni native in quelle pagine. Soprattutto è un manuale fatto per essere consultato quando serve.

La moltiplicazione dei sistemi operativi diversi che si usano quotidianamente (smartphone, tablet, pc, ecc) aumenta l'importanza dei browser come elementi unificanti. In effetti, tutti i browser, chiunque ne scriva il codice, si devono necessariamente riferire a un linguaggio standard e fondamentalmente pubblico come l'html e le sue evoluzioni. E sapere che cosa può fare l'html oggi significa comprendere che cosa succederà alle pagine web. E forse significa intuire come la rete si difenderà dal rischio di "balcanizzazione" dovuto alle strategie "separatiste" delle aziende private che hanno la maggiore influenza sull'internet al momento. 

Il libro di Hyslop, inoltre, aiuta a rispettare le regole fondamentali per l'accessibilità delle pagine, oltre che a tener conto delle esigenze dei motori di ricerca per farle trovare più facilmente.

Già che ci siamo. Phthon è il linguaggio per scrivere codice usato alla Fondazione Ahref. Non posso non consultare - e consigliare - un tutorial che ne illustra per i neofiti le caratteristiche fondamentali.

I libri citati da Bauman

| | Comments (3) | TrackBacks (0)
Ieri a Trento, Zygmunt Bauman ha tenuto una lezione straordinaria, chiarissima, sincera. Al centro, la descrizione di una società contemporanea nella quale la misura di ogni aspirazione è il consumo, la causa delle grandi sofferenze (la fine delle risorse, l'esplosione del prezzo del cibo, la crescita inaccettabile dell'ineguaglianza) è il consumo, lo strumento che placa il dolore del senso di colpa morale dovuto alla distrazione con la quale si vivono le relazioni sociali è il consumo.

Il consumo. Il consumo che non risponde più solo ai bisogni, ma che sollecita e risponde nello stesso tempo ai desideri. Il consumo fatto per crescere all'infinito. Che agisce come una droga, crea dipendenza e soddisfa solo in dosi sempre più grandi.

Il momento della verità, però, dice Bauman, è vicino. Resta da capire, aggiunge, se arriverà per via di una tragedia o per via di una presa di consapevolezza.

Tra i suoi regali alla platea tre libri, citati nei passaggi decisivi.

Tim Jackson, Prosperity without growth: un libro che Bauman ha presentato come un vero e proprio evento culturale decisivo, concentrato sull'argomento fondamentale di come aumentare la felicità senza dipendere dalla crescita.
Elinor Ostrom, Governing the commons: come gestire le fondamentali risorse comuni in un'epoca che quasi non sa più riconoscerne il valore. (cfr. Scott London)
Hans Jonas, The imperative of responsiblity: un classico per la discussione etica nell'era della tecnologia, che tra l'altro mostra come in un mondo tanto interconnesso da ridiscutere ogni confine la nostra visione morale sia ancora quella che funzionava quando il vicinato era il principale spazio di relazione e la principale piattaforma di social networking.

Cambiare pagina su Amazon

| | Comments (1) | TrackBacks (0)
Superato un disguido tecnico - causato dal cambiamento del titolo rispetto al progetto originale - segnalano che il libro "Cambiare pagina" è arrivato anche su Amazon...
More about La natura della tecnologiaL'innovazione non si insegna. Non c'è una scuola che possa dire all'innovatore come combinare tecnologie esistenti per creare qualcosa di totalmente nuovo. 

Non esistono le istruzioni per il montaggio di un'innovazione. Ma le componenti esistenti, la storia delle innovazioni precedenti, le lezioni dei fallimenti e dei successi, possono offrire a chi sente di poter contribuire al processo innovativo spunti indispensabili per andare avanti.

Conoscere la dinamica evolutiva della tecnologia, per esempio approfondendo la teoria proposta da Brian Arthur con il suo fondamentale libro (La natura della tecnologia), garantisce un quadro interpretativo necessario.

Gli imprenditori non hanno certo bisogno di chi insegni loro a fare gli imprenditori e gli innovatori. Ma hanno bisogno di cibo per la loro mente e di informazioni che li mantengano sull'onda del processo innovativo portato avanti dall'insieme dei molti soggetti che lo realizzano: perché evidentemente il processo non è individuale ma collettivo. Possono trovare ispirazione in informazioni che probabilmente non sono nate per generare innovazioni, ma che solo gli imprenditori sanno riconoscere come soluzione a un problema. E possono trovare notizie su nuove componenti tecnologiche o nuovi filoni di ricerca che rendono possibile quello che prima non lo era.

Nella complessità evolutiva della tecnologia, però, gli innovatori hanno un compito che nessuno può insegnare. Il loro compito è trovare un senso nel caos e quindi dimostrare che la loro idea è una soluzione per coloro cui viene offerta. Quando riescono, il loro pubblico si stupisce, a sua volta ispirato: è questo, in un certo senso, l'incanto dell'innovazione.

L'arte moderna come fede

| | Comments (0) | TrackBacks (0)
sarah_thornton.jpg
L'arte moderna è simile a una fede. E il mondo dell'arte è dominato dalle regole dello status. I valori monetari fanno parte integrante della vita quotidiana degli artisti e del loro pubblico. E sono definiti da sistemi molto sofisticati di costruzione delle credenze.

Il libro di Sarah Thornton, Seven Days in the art world, non è blasfemo. Ma certamente molto disincantato.

Una lettura estremamente piacevole. Incontri con i personaggi che fanno il bello e il cattivo tempo nell'arte moderna. Una continua ricerca della sostanza delle cose artistiche alle quali il mondo sembra interessato in quest'epoca.

E una fiducia, più che una fede: la ricerca artistica è da qualche parte in tutto questo. E continua a contribuire all'avanzamento della consapevolezza e della bellezza.

Una recensione sul Sole. Ieri era a TEDSalon.

Ma internet non è un villaggio

| | Comments (0) | TrackBacks (0)
offensive_internet.jpgThe Offensive Internet, curato da Saul Levmore e Martha Nussbaum, si domanda come risolvere la questione sempre più citata del rapporto tra libertà di espressione e qualità dell'informazione su internet. Come salvaguardare la meravigliosa facilità di comunicazione e condivisione di idee e notizie offerta dalla rete e insieme migliorare l'affidabilità del risultato, evitando strumentalizzazioni, manipolazioni, inganni e quant'altro?

La ricerca degli autori parte da una domanda: si può adattare a internet quello che abbiamo imparato a proposito di questa questione in un contesto più conosciuto? Per esempio, regolandoci su internet come avremmo fatto in un villaggio tradizionale? Oppure la rete è un contesto talmente nuovo e inesplorato da imporre l'elaborazione di un pensiero totalmente nuovo?

Nel villaggio, in fondo, sapevamo come scegliere le fonti dell'informazione, sapevamo un po' tutto di tutti ma avevamo anche modo di leggere criticamente quello che si diceva in giro delle persone e dei fatti. Se internet è come un villaggio e se il villaggio si sapeva autoregolare, basterà ritrovare quell'esperienza storica e farne tesoro anche online. Se invece la rete è qualcosa di totalmente diverso, per esempio per il fatto che è uno spazio definito dall'effetto-rete che impone a "virtualmente" tutti di stare dove stanno tutti gli altri, sarà difficile lasciare il villaggio e andare altrove nel caso si voglia recuperare una propria indipendenza culturale o di vita. Se internet è definita dall'effetto-rete e se questo genera delle forme di "monopolio" cui nessuno può sfuggire, la metafora del villaggio non funziona più.

Recensioni più qualificate sono su:

L'anonimato o la trasparenza saranno la nuova utopia? Mashable cita una infografica di Namesake: sei chi dici di essere? (Secondo altri la soluzione sta nell'ammettere che "siamo quello che gli altri vedono che siamo"; ma è un po' relativista...). In ogni caso, su Namesake c'è un'interessante infografica...

Transparency-Infographic_thumb.png


Molto intuitivamente, ho l'impressione che in futuro ci saranno ancora tutte le tensioni: anonimato e trasparenza, espressione e controllo, rivolta e censura; la rete non è ancora stata digerita dalla società, che cerca nelle sue antiche metafore qualche guida intellettuale. Ma l'esperienza che ne abbiamo fatto è ancora troppo limitata per consentirci di decidere senza pregiudizi e interessi manipolatori. L'esperienza dice che fino a che è neutrale, la rete può generare problemi e soluzioni a getto continuo, sicché dalla complessità emergano comportamenti da sperimentare e poi valutare. Il meglio, probabilmente, è vivere la nostra storia con intensità e piglio critico, dando un contributo attivo ogni volta che si vede qualcosa che si può migliorare. Imho.

Applausi per Luca Sofri

| | Comments (1) | TrackBacks (0)
More about Un grande paeseApplausi per Luca Sofri. Il suo libro è coraggioso, divertente, veloce, intenso e profondo.

Sì, non è che parli dell'Italia tra vent'anni. Parla di noi che la stiamo preparando. Con quello che vorremmo diventare. Verrebbe da aggiungere "con quello che facciamo per diventarlo". E invita a fare quello che è giusto. E a non aver paura: il progetto è culturale, può avere solo un orizzonte di vent'anni, in questo suo movimento lento, come quello dell'educazione, è rivoluzionario. Una rivoluzione lenta che si deve svolgere pensando velocemente, ogni giorno. Già oggi.

Il libro di Luca Sofri accompagna nei vicoli che conosce meglio della città dell'etica semplice e umana, ma non cessa di ricordare che solo passando per quei vicoli si può conoscere a fondo il senso, il sapore e la dinamica del posto in cui viviamo.

Luca abbatte con buon senso i luoghi comuni che stanno alla radice del libertinismo che ha preso il posto del liberalismo, senza quasi mai doverne citare i tratti più volgari. "Sii te stesso". "Non accetto lezioni". "Predicare bene e razzolare male". Si prodiga per rafforzare l'energia di chi sente di volersi impegnare per quello che è giusto ma è frenato da un cinismo del quale ha perso di vista l'origine ma del quale pensa di poter riconoscere la causa. Si avventura nella critica fondamentale: la democrazia non è il voto del popolo, specie se il popolo è ignorante e disinformato...

Leggendo il libro di Luca si scoprono tante parole che si pensava di poter dire, ma che per pudore si tacevano: e Luca spiega perché quel pudore è frutto dello stesso equivoco che ha fatto grande il modo di pensare più piccolo e meschino che domina l'Italia contemporanea e la sta facendo a pezzi. E' bello da leggere il libro di Luca Sofri. In un pomeriggio di sabato, può prendere il posto di molti altri impegni. Ma ne rafforza di più importanti. Di quelli ai quali vale la pena di dedicare la vita.

Matteo Berlucchi e aNobii

| | Comments (0) | TrackBacks (0)
Bella intervista a Matteo Berlucchi su aNobii e quello che succede nel mondo dei libri digitali. Matteo sa quello che dice. Anche se non dice tutto quello che sa: il suo mestiere non glielo consente...

Perché "cambiare pagina"

| | Comments (2) | TrackBacks (0)
Cambiare pagina. I media in Italia stanno giocando un ruolo di freno allo sviluppo o sono un motore di innovazione? E chi può fare qualcosa al riguardo. Da che parte si comincia?

Sono le domande che mi hanno condotto, mentre scrivevo il libro "Cambiare pagina", dopo tre anni di lavoro e a un anno dalla riflessione svolta per il Festival del Giornalismo di Perugia del 2010. Non so quanti se ne interesseranno. Ma so che era urgente affrontare quelle domande.

La difficoltà di questo libro consisteva nel fatto che non credo esista una ricetta per l'azione di chi opera nell'informazione. Ce ne sono tante. Tutte da sperimentare. Salvo l'immobilismo lamentoso. Per cui non poteva venire fuori un libro-slogan.

Quello che mi interessa è il movimento dell'insieme. E la metafora che mi pare più adeguata a raccontare quello che succede è l'"ecosistema dell'informazione".

Questa impostazione, poco maneggevole, però, è fruttuosa perché da essa emerge che ciascuno può fare la sua parte. E' chiamato a farla. Giornalisti e cittadini, editori e pubblicitari, informatici e designer... Ciascuno con il suo punto di vista, ciascuno facendo quello che fa o che può fare, ciascuno compie azioni e genera messaggi che hanno conseguenze.

Il movimento dell'insieme si vede a partire dalle coordinate fondamentali, lo spazio e il tempo. Siamo immersi in un oceano di messaggi, incarnati nell'ambiente in cui viviamo, fatto di cose e di case; siamo immersi nelle nostre storie, costruite o vissute.

E poi il movimento dell'insieme si vede dalle azioni più o meno consapevoli dei protagonisti: il pubblico attivo, gli editori, gli autori, i costruttori di infrastrutture, i disegnatori di soluzioni tecnologiche e narrative.

L'ecosistema appare inquinato e impoverito dalle azioni dei parassiti e dei conquistatori violenti di attenzione. Ma può essere risanato dagli innovatori, dai costruttori di cittadinanza, dai sinceri portatori di un metodo trasparente nella ricerca di informazioni.

E dunque si assiste a una sorta di lotta per la sopravvivenza o per la prevalenza nell'ecosistema, la cui sostenibilità è possibile solo superando l'inquinamento e lo spreco di attenzione. E' possibile pensando in chiave progettuale, da designer; puntando sui valori dell'identità, delle relazioni tra le persone, della qualità dell'ambiente culturale e sociale in cui viviamo. E diventa necessaria, quasi ineludibile, considerando le conseguenze prospettiche di quanto viene fatto da ciascuno e soprattutto da chi vuole impegnarsi per salvaguardare la qualità informativa in base alla quale si organizza la società.

cambiarePP.jpgNel frattempo ci vuole un aggiornamento. Luca Conti aveva segnalato la bizzarra vicenda del prezzo del libro. Scontato, costava di più in versione ebook che cartacea. Beh, in questo momento, sul sito Rizzoli, la vicenda è temporaneamente risolta: hanno tolto gli sconti e quindi ora vale il prezzo di copertina. Quello della carta è ritornato superiore a quello dell'ebook. Non ci sono soluzioni stabili in questo mercato, evidentemente: è un continuo susseguirsi di esperimenti ed eventi; e chissà che i dubbi emersi in rete non abbiano generato la decisione della Rizzoli di cambiare politica.

La storia era stata segnalata da Pollicinor e Angelo Ricci. E commentata in profondità da Pandemia e Duplikey. Grazie ai commentatori del post precedente.

Altri aggiornamenti. Sempre sul prezzo e la disponibilità online di "Cambiare pagina" mi segnalano che, in questo momento:

Cambiare pagina non è disponibile su Amazon.it, ma si trova su Amazon.co.uk a 11,92 sterline...

Costa in versione cartacea 8,80 euro su Ibs... 11 su Rizzoli... 11 su libreriauniversitaria

Ovunque per quanto se ne sa è a 8,99 in formato ebook.

Prezzi di libri: carta e ebook

| | Comments (10) | TrackBacks (0)
Luca Conti ha segnalato una situazione bizzarra: "Cambiare pagina" in versione cartacea si trova a un prezzo più basso di quello che si paga per la versione ebook (epub o pdf). Vista la segnalazione ho chiamato l'editore per capirne qualcosa si più.

Come è ovvio, un autore non ha alcuna voce in capitolo sul prezzo dei suoi libri. Ma chiedendo all'editore si scopre che anche quest'ultimo non ha tutte le leve decisionali in mano. Anche perché un conto sono i prezzi e un conto sono gli sconti. Mentre la struttura dei costi è abbastanza poco conosciuta. Non ne sono venuto a capo pienamente, ma ho imparato qualcosa.

Il prezzo di copertina ufficiale di Cambiare pagina è 11 euro e quello della versione digitale è 8,99 euro. Il che corrisponde al maggiore costo della carta. Ma la produzione non è la sola voce di costo. C'è anche la distribuzione, che conta per circa il 30-40% del prezzo di copertina anche nelle librerie digitali. Questo consente di praticare degli sconti. Ma gli sconti sono diversi a seconda della capacità contrattuale delle parti. E a fronte della politica di sconti aggressivi di piattaforme come Amazon per la vendita online di libri di carta anche le altre piattaforme abbassano i prezzi. Ma solo dove c'è concorrenza

Si scopre insomma che il mercato è più concorrenziale nella vendita online dei libri di carta, mentre lo è meno sulla vendita dei libri in formato elettronico. (Non solo: secondo me, ma è una pura supposizione, il prezzo del libro elettronico deve restare alto anche per pareggiare un po' le perdite dello scambio di libri elettronici tra utenti che in questo modo non pagano il prezzo di acquisto).

Si scopre che in generale nel mercato dei libri di carta, gli editori hanno più forza contrattuale e che nelle piattaforme online hanno meno potere. E che i compratori di libri elettronici sono meno sensibili agli sconti.

Da queste differenze emerge che il mercato dei libri elettronici e quello dei libri di carta sono sorprendentemente separati. La maggior parte della gente non confronta gli sconti di carta ed elettronici prima di comprare. E la ricerca di libri elettronici è ancora meno sviluppata e abituale di quelli di carta, tanto che nei libri elettronici, in Italia, il mercato è più concentrato sui bestseller mentre nella carta c'è una coda lunga più lunga.

Tutto questo significa essenzialmente che anche qui il mercato non funziona proprio come ci si aspetterebbe. Istruttivo, mi pare. Ma di sicuro non abbiamo ancora finito di imparare.

James Gleick: The Information

| | Comments (0) | TrackBacks (0)
information.jpgMagnifico libro: The Information, A History, A Theory, A Flood. Di James Gleick, che qualcuno può ricordare come autore di un importante lavoro di divulgazione sulla teoria del caos.

Il libro parte dalla difficoltà di definire l'informazione. Qualcosa che sta sempre in mezzo ai concetti di dati e di conoscenza. E che non è né l'uno né l'altro.

Forse, non è più il prodotto di un mestiere, ma il possibile esito di un'attività di ricerca. Al servizio della cittadinanza. E che come tutte le attività di ricerca, è definita essenzialmente da un metodo.

Da leggere i pezzi di John Naughton, Guardian, e Tim Martin, Telegraph.

Promemoria: domani, Cambiare pagina

| | Comments (3) | TrackBacks (0)
cover.jpg

Il titolo giusto...

| | Comments (1) | TrackBacks (0)
cambiare.jpgMi segnalano che nel database dei librai il libro in uscita per 6 aprile è ancora quello provvisorio ("Il giornale non è la sua carta"). Il titolo giusto è "Cambiare pagina"...

Comunque c'è tempo per una correzione... Speriamo...

Cambiare pagina - proposte?

| | Comments (4) | TrackBacks (0)
Vista la quantità di competenti e gentilissimi interventi sul post di ieri, riporto qui sotto la copertina del libro: forse può servire a chi voglia fare la sua versione del video... C'è tempo: esce il 6 aprile... :-)

cover.jpg

Cambiare pagina - come si spiega in breve?

| | Comments (18) | TrackBacks (0)
Se uno dovesse presentare in fretta un lavoro e fosse bravo potrebbe fare un piccolo video. Se uno non fosse bravo potrebbe farne tre. Nella speranza che qualcuno lo aiuti a farne un quarto un po' più bello... Quale tra questi tre va buttato via assolutamente? E ce n'è per caso uno che si potrebbe salvare?


1Siamo le nostre storie




2
Ma lei ha provato?





3
Macchina automatica per cambiare pagina





Lo so che siamo lontani dall'accettabile... Ma per trovare altre idee c'è tempo fino al 6 aprile: quel giorno esce il libro...

Jay Elliot

| | Comments (1) | TrackBacks (0)
Finita da poco la presentazione del libro di Jay Elliot, con Jay Elliot. L'assistente di Steve Jobs nella prima parte degli anni Ottanta ha appena scritto un libro (tradotto da Hoepli) che vale davvero la pena di leggere. E alla Fnac c'era la sala piena per abbeverarsi all'esperienza di una persona che ha lavorato a stretto contatto con il mito. E non c'è stata delusione. Anzi, la fila di quelli che volevano farsi firmare il libro era lunghissima.

Perché tutti vorrebbero lavorare - come ha fatto Elliot - in un'azienda capace di tirare fuori il meglio dalle persone. Un'azienda nella quale circolano gli eroi culturali del suo settore. Un'azienda che vuole ogni giorno fare il meglio possibile. E che se sbaglia lo capisce. Un'azienda in ricerca, un'azienda che impara, un'azienda che affascina.

Google e diritti d'autore

| | Comments (0) | TrackBacks (0)
A valle della sentenza americana sull'impresa di Google nei libri, un commento sul Sole.

L'idea di Arrow è quella di rendere facile e il più possibile "automatico" il collegamento tra i titoli dei libri e l'attribuzione dei diritti d'autore. Questo è un passaggio intelligente, perché elimina una obiezione forte, al sistema della tutela del copyright: quella secondo la quale la tecnologia va troppo veloce per stare dietro alla burocrazia con la quale si protegge una vecchia legge. Ora in effetti la tecnologia consente di accelerare la tutela del copyright a una velocità più simile a quella della rete nel suo complesso. Sempre che Arrow funzioni davvero.

Ma se funziona, Google può passare all'opt-in in modo abbastanza facile, senza bloccare l'impresa.

Arrow nasce dal lavoro di Piero Attanasio. E' finanziata dalla Commissione. E diventa uno strumento di attuazione della politica europea sui diritti nei libri piuttosto importante. (Il pdf con la presentazione di Attanasio, la visione della Kroes, e un progetto da seguire).
More about Non per profitto. Perché le democrazie hanno bisogno della cultura umanistica Martha Nussbaum scrive un libro coinvolgente, un libro di lotta per la salvaguardia e l'approfondimento della cultura pubblica: cioè per la cultura dei cittadini, per il sapere comune di chi convive nello stesso territorio, per l'educazione alla convivenza civile e democratica. La democrazia non si fa soltanto contando le teste che votano, ma anche e soprattutto coltivando la loro capacità di informarsi, di giudicare le idee, di comprendere le istituzioni. Si tratta di fare manutenzione e miglioramento di quello spazio delle idee condivise da tutti, quelle che riguardano il metodo e lo scopo della discussione e dello scambio intellettuale, per consentire alla democrazia di fiorire. Per impedire che venga uccisa dal fazionismo, dall'ignoranza, dal consumismo. E in questo percorso, Nussbaum mostra come il pensiero unico economicista, individualista e utilitarista abbia ridotto la scuola a una fabbrica di risorse da impiegare nella produzione e nel consumo. Ma noi non siamo esseri economici, siamo persone! E di persone ha bisogno la democrazia. Sicché Nussbaum rivaluta la capacità della scuola pubblica di coltivare il pensiero umanistico, la consapevolezza della storia, la socializzazione intelligente.

Sottolineature:
"Dimostrerò che le capacità intellettuali di riflessione e pensiero critico sono fondamentali per mantenere vive e ben salde le democrazie. La facoltà di ragionare correttamente su culture, gruppi e nazioni, nel contesto dell'economia mondiale e della storia dell'interazione di tanti paesi e gruppi è cruciale per consentire alle democrazie di far fronte, in modo responsabile, ai problemi che le attendono come parti di un mondo interdipendente. E la capacità di cogliere i problemi dell'altro - una dote che quasi tutti gli esseri umani posseggono, in una qualche forma - deve essere molto potenziata, e rifinita, per poter sperare di mantenere istituzioni decenti in mezzo alle tante divisioni che ogni società moderna racchiude.
L'interesse nazionale di una democrazia moderna prevede un'economia forte e una cultura di mercato fiorente. Sviluppando la mia tesi principale, dimostrerò anche, in subordine, che tale interesse economico richiede proprio l'apporto degli studi umanistici e artistici, allo scopo di promuovere un clima di attenta e responsabile disponibilità, nonché una cultura di innovazione creativa".

La scuola pubblica in Italia è sottoposta a un attacco senza precedenti. E subisce gli effetti della riduzione delle risorse in modo evidente. Ma i professori e gli studenti che la vogliono salvaguardare e che la continuano a vivificare, nonostante le difficoltà, sono moltissimi. Per eroismo, per civiltà, ma anche per un intelligente senso della prospettiva: senza scuola pubblica non c'è convivenza civile e democratica, dunque il futuro non è aperto, ma chiuso in una lotta senza quartiere tra mille fazioni e potentati. La scuola pubblica è il confine della cittadinanza. Va migliorata, non peggiorata.

Da non perdere:
Michel Serres, sulle trasformazioni della scuola. Educare nel XXI secolo.


ps. In questi giorni si cita molto il discorso di Calamandrei sulla scuola pubblica. Una lettura interessante.

La mano, l'occhio e la memoria

| | Comments (4) | TrackBacks (0)
Leggendo per qualche tempo sul Kindle ti accorgi che non tutto è come prima. Il testo si legge magnificamente, l'oggetto si tiene in mano molto comodamente, la ricerca delle sottolineature è fantastica.

L'esperienza però non è tutta qui. Mancano gli intoppi pratici della lettura sulla carta, manca la difficoltà di ritrovare un passo che avevi letto e ricordi vagamente, manca la differente consistenza dei libri, manca il colore della copertina. Manca il gesto di sfogliare, un po' diverso per ogni libro. E questo ha conseguenze sulla memoria.

Sul Kindle, o su un ereader, ogni libro è fisicamente più o meno uguale a ogni altro, il gesto di passare da una pagina all'altra è sempre lo stesso, non hai davvero idea di quanto tu abbia letto e quanto ti manchi al prossimo capitolo...

L'omogeneità della lettura elettronica elimina piccoli eventi che la memoria è abituata inconsapevolmente ad associare ai passi di testo che hai letto.

In breve, si ricorda meglio, elettronicamente, sfruttando il motore di ricerca. Ma si ricorda peggio, biologicamente, perché non si sfruttano le associazioni tra parole, gesti, segni aggiuntivi, come i colori e la posizione del testo nella pagina a destra o a sinistra... La memoria diventa più artificiale. Capita, alla fine, di sapere di avere letto qualcosa, ma di non ricordare l'autore o il titolo nel modo cui la lettura di un oggetto fisico ben identificato e diverso dagli altri ci aveva abituato.

E' un fenomeno che ricorda il passaggio dalla cultura orale a quella scritta. Anche in quel caso la memoria era al centro del cambiamento. La cultura si è adattata.

Post precedenti su questo argomento:
Il gesto di conoscere
Imparare con le mani

Lo spazio dei libri brevi sull'ebook

| | Comments (4) | TrackBacks (0)
Una storia lunga circa 70 pagine, in un giornale sarebbe imponente e come libro appare troppo breve. Ma una storia di una settantina di pagine, venduta a un dollaro, potrebbe essere un nuovo formato molto adatto al Kindle e agli ebook.

L'esempio viene dalla storia del ruolo del Pakistan nell'attentato a Mumbai di un paio d'anni fa. E' scritta da Sebastian Rotella di ProPublica. Ha una dimensione molto ampia per il web o per un giornale. Ma è perfetta per il Kindle. E su quella piattaforma ha effettivamente trovato un grandissimo successo. Lo racconta Megan Garber sul NiemanJournalismLab.

Ne parlava Clay Shirky: il reader farà venire in mente nuovi generi. E nuove possibilità.

Libri per passione - Cervello, felicità, domani

| | Comments (1) | TrackBacks (0)
More about Perché non siamo il nostro cervelloAlva Noë. Sulla scorta delle nuove opportunità tecnologiche che consentono di leggere l'attività cerebrale come mai in precedenza si era sognato di poter fare, la teoria della coscienza è stata investita dalla sperimentazione neuroscientifica. La domanda "chi siamo?" è riformulata nella domanda "come funzioniamo?". Questo ha alimentato una quantità di aspettative e curiosità. Ma ha messo sotto stress l'equilibrio tra pratica di laboratorio e coerenza teorica. La generazione di ipotesi interpretative va alimentata - ovviamente - non solo dall'esperimento, ma anche dalla libertà di pensiero. Il libro di Alva Noë non si tira indietro: e si rivela un ricco generatore di riflessioni. La coscienza, sostiene, non è frutto del cervello, ma dell'azione.

Sottolineature
"Noi non siamo il nostro cervello".
"La coscienza non è qualcosa che accade dentro di noi. Piuttosto, è qualcosa che facciamo o creiamo. Meglio: qualcosa che realizziamo. La coscienza assomiglia più alla danza che alla digestione".
"L'esperienza umana è una danza che si svolge nel mondo in compagnia di altri individui" (pp. XIV-XV).


More about Manifesto per la felicitàStefano Bartolini rilancia la riflessione sull'economia della felicità con un saggio informato, empirico, convincente. Il direttore dell'Istat, Enrico Giovannini, lo presenta affermando giustamente che ormai questo filone ha convinto un gruppo sempre più numeroso di economisti e statistici a riflettere, fare ricerca, osservare, teorizzare, discutere. La relazione tra denaro e felicità si dimostra empiricamente molto più complessa di quanto non si pensasse sulla base della banalizzazione utilitarista.

Sottolineature:
"Nonostante l'enorme aumento dell'accesso ai beni di consumo regisgtrato negli ultimi cinquant'anni, gli occidentali non sembrano più felici" (p. 3).


More about Il tuo volto domaniJavier Marías racconta il tempo e cerca di vederlo come chi guarda in avanti e non all'indietro. Se esistesse una "scienza delle conseguenze" sarebbe alimentata anche dalle ricerche degli artisti e dei filosofi. Sarebbe un dimostratore inequivocabile della fine delle barriere disciplinari tradizionali. Il romanziere sembra inseguire il percorso verso il quale lo conducono le sue parole. Diceva, in un recente incontro, di non sapere come procederanno i suoi romanzi. E leggendolo gli si crede.

Sottolineature:
"Ho imparato a temere, perciò, non soltanto quel che si concepisce, l'idea, ma anche quello che l'antecede o le è preliminare" (p. 20).

L'invenzione della pirateria

| | Comments (3) | TrackBacks (0)
More about Pirateria Alla Nec - il gigante giapponese dell'elettronica - fecero una scoperta sconvolgente, qualche anno fa. In Cina c'era un'azienda che si faceva chiamare Nec, che produceva prodotti Nec, che faceva contratti con la carta intestata della Nec e rilasciava garanzie ai consumatori uguali a quelle della Nec: era una vera e propria Nec parallela, che operava in una dozzina di paesi del mondo, che assumeva personale legalmente a nome della Nec. La contraffazione aveva fatto un salto di qualità: non erano stati copiati i prodotti, era stata contraffatta un'intera azienda. È l'attacco fulminante del libro di Adrian Johns, Pirateria, una vicenda storica di portata divenuta decisiva nell'epoca della conoscenza, ma che certamente merita una trattazione meno ideologica di quella che usualmente le viene dedicata. Quella del copyright non è certo una normativa eterna. Anzi. E' emersa da un lungo contrasto tra interessi opposti, pubblici e privati, culturali e commerciali. E Johns riesce a darne conto laicamente.

Segregazione culturale

| | Comments (6) | TrackBacks (0)
Leggendo "La cultura degli italiani" per seguire le informazioni raccolte da Tullio De Mauro sull'analfabetismo funzionale degli italiani. Una segregazione culturale che tiene fuori una maggioranza di italiani dalle abilità fondamentali per vivere in pieno nella società contemporanea. Non sanno proprio leggere oltre il 30%. Non capiscono quello che leggono oltre il 50%. Non leggono mai circa 70%... De Mauro è esigente, ma bisogna ammettere che di questo si parla troppo poco... Tra l'altro, l'unica dinamica albafetizzante, dice De Mauro, in un contesto altrimenti di peggioramento, negli ultimi anni è stata innescata da internet che ha alimentato l'inclusione di una fascia di popolazione che era poco sotto la soglia minima di accesso agli strumenti della lettura e che l'ha superata per gli stimoli trovati in rete.

Woody Allen sull'antropologia finanziaria

| | Comments (1) | TrackBacks (0)
Prima di cominciare a leggere le 600 pagine di Too Big to Fail, vale la pena di dare un'occhiata alle due paginette di Woody Allen - uscite sul Newyorker - sulla gente di Wall Street...

BookBlogging - PROSSIMO - Zoja

| | Comments (3) | TrackBacks (0)
More about La morte del prossimo
"Per millenni un doppio comandamento ha retto la morale ebraico-cristiana: ama Dio e ama il prossimo tuo come te stesso. Alla fine dell'Ottocento, Nietzsche ha annunciato: Dio è morto. Passato anche il Novecento, non è tempo di dire quel che tutti vediamo? È morto anche il prossimo". 

Luigi Zoja, sensibilissimo psicanalista junghiano, scrive della storica frattura delle relazioni tra le persone che la nostra società ha vissuto nel corso del Novecento con meravigliosa precisione, straordinaria apertura intellettuale e amplissima cultura. Il suo libro è aria per le menti soffocate e acqua per le emozioni assetate. Non è progetto, non è risposta, ma è racconto. Forse, racconto terapeutico. In ogni caso, fa bene al cuore e al cervello.

La sua conclusione sulle perplessità generate dai mezzi di comunicazione tradizionali e sulle speranze suscitate da internet è aperta. Ma la sua convinzione in merito all'importanza dell'argomento è testimoniata dal fatto che sceglie di concludere il libro proprio parlando di questo:

"L'avanzamento dei mezzi di comunicazione corrisponde spesso a un arretrare della loro qualità che, paradossalmente impoverisce i rapporti umani. L'influenza dei mass media precedenti a internet è difficile da valutare: il peggioramento culturale del cittadino medio, malgrado i miglioramenti economici, può essere dovuto a tanti fattori. I mezzi di comunicazione sono solo uno di essi, benché molto importante. Un altro può essere l'insegnamento. Utilizzando sempre più i mezzi di comunicazione, la scuola e l'università hanno finito quasi per diventare strumenti di comunicazione a loro volta: questo assicura specializzazione, non necessariamente cultura, e sostituisce molti rapporti fra le persone con mezzi tecnici". Viva la scuola medium, scrivevamo su Nòva (e prima su Austro e Aquilone)...

"Secondo Manuel Castells, però, proprio internet non isola gli individui nel loro computer: al contrario alimenta i rapporti, accresce la comunicazione e si muove - democraticamente, alla pari - in tutte le direzioni. Il pregiudizio verso internet appartiene soprattutto alla generazione più vecchia, che non lo usa e non vuol cedere il potere a chi lo sa usare. Forse - suggerisce il sociologo catalano - internet è vero legame orizzontale, sincera società dei fratelli". Detta così, fa capire Zoja, è una speranza, ma non ancora una realtà...

"Con la rapida scomparsa della piazza e dei luoghi di incontro spontanei, il blog ha offerto l'alternativa di un incontro virtuale. Da esso, rovesciando per la prima volta la marcia della solitudine, si sono formati di nuovo raduni di persone in carne e ossa. Potranno crescere fino a essere qualcosa di più di minoranza critica? Si può davvero invertire l'allontanamento dell'altro che ha caratterizzato il XX secolo? Con quel processo di estraneazione, il prossimo si è fatto sempre più astratto e ci ha emozionato sempre meno: è diventato notizia, che riguarda l'informazione ma non il sentimento". Estraneazione! Concetto potente.

"Rovesciare quella marcia significa percepire in ogni senso l'altro. Inizialmente su internet; poi, tornare poco a poco a lasciarsene coinvolgere: fino a provare una sorta di affetto, a volerlo incontrare, fino a voler ripetere la richiesta di Tommaso, cioè a volerlo toccare. Certo, in tutti esiste una nostalgia per gli incontri diretti, di cui ci hanno raccontato i nostri genitori. Ma temiamo anche che quelli nati da internet nascondano forme di sfruttamento economico o sessuale. Il fatto che queste patologie non siano - né siano considerate - eccezioni la dice già lunga su una sfiducia negli altri che è, insieme conseguenza e causa della distanza. Come abbiamo ricordato, ogni realtà troppo repressa si ripresenta inizialmente in forme malate: e così avviene anche per il bisogno d'intimità. Ma proprio l'esistenza di queste perversioni indica che sopravvive una necessità estrema di vicinanza: inconscia, contorta, ma non scomparsa". Un processo in atto...

"La domanda affidata al tempo è dunque: la tecnologia, che ha molto contribuito alla disumanizzazione dei rapporti, può riavvicinare un prossimo lontano? Mi sembra che la stessa idea di 'prossimo distante' rivolga un interrogativo morale, che gli studiosi come Castells non si propongono e i teologi, condizionati da prospettive tradizionali, non vogliono affrontare: quello a cui i tempi chiedono sia rivolto il nostro amore è sempre più lontano, sempre più astratto". Lontano, dunque, astratto... È così?

"La globalizzazione è ben lontana dall'essere solo un evento economico. È uno sconvolgimento morale. Ogni giorno ci sta sotto gli occhi una tragedia del mondo, su cui fino a poco fa saremmo stati informati sì e no ogni decennio: la fame, il ritorno di malattie devastanti, i drammi climatici, le stragi dimenticate. Ciò che merita la nostra compassione, e richiederebbe il nostro amore, è sempre più evidente, ma anche sempre più lontano, sempre più astratto: manca di profondità come gli schermi che ce lo comunicano. La globalizzazione dell'amore potrebbe essere una nuova, esaltante conquista, ma è, al tempo stesso, profondamente innaturale. Vedendolo soprattutto per televisione, noi tutti soffriamo di una tragica privazione sensoriale del prossimo. Quell'arricchimento che l'informazione ci consegna, essendo inflazionato e astratto, contribuisce anche alla scomparsa di solidarietà che vorrebbe combattere". Più informazione, senza prossimo in carne e ossa, è astrazione...

"In qualunque luogo, in qualunque epoca la distanza è sempre stata un ostacolo all'amore: perché la nostra dovrebbe essere diversa? Si può davvero amare o solo conoscere quel che è lontano? E la sola conoscenza mi permette, almeno, di essere giusto. Non c'è ancora niente che lo dimostri". 

Il discorso di Zoja è un bagno di concretezza intellettuale. E individua un problema che l'esperienza ci dice essere estremamente importante. Ma c'è un'altra strada che non sia renderci consapevoli di tutto questo? E lavorare sul processo innescato dai nuovi media sociali per arrivare a una nuova vicinanza? Forse è questo che, appunto, ci dice Zoja: non fermatevi alla fede nella tecnologia, ma andate oltre nella consapevolezza.

Il condominio - e la piccola ricerca qui svolta in materia - di sicuro dimostra che non siamo capaci di gestire la vicinanza degli estranei. E che la mentalità corrente non rende prossimo il vicino. La dimensione dell'esperienza astratta in qualche misura prevale sulla realtà fisica e sulla morale antica. Ma i piccoli gruppi di persone accomunate da qualcosa emersi in rete sono una dimostrazione che si può ricostruire vicinanza. Ora il problema è superare anche questa fase: non più gruppi di simili, ma terreni comuni per l'incontro tra i cittadini del mondo. Terreni, concreti, fisici, fatti da una nuova concezione dell'economia e dei rapporti tra le persone: terreni rigenerati - dopo la bonifica di quelli inquinati da un'epoca di crescita quantitativa e dispersione di valore qualitativo - a partire da una nuova narrazione. Non è detto che ci si riesca. Ma è un percorso che vale la pena di tentare. Zoja ha scritto un libro che aiuta. Imho.

_______________________________________________________________________
Alcuni libri che ho in mano             
  Impressioni mentre leggo

Enrico Pedemonte
Morte e resurrezione dei giornali
Garzanti

Giorgio Meletti  

Nel paese dei Moratti
Chiare Lettere

Un libro straordinario sulla crisi
 non solo editoriale ma anche sociale
dei giornali. E le sue possibili soluzioni. 

Una storia commovente e un'inchiesta di pregio
per una vicenda aperta e tutta da comprendere
con un concetto: il capitalismo coloniale in Italia.
_______________________________________________________________________

Nel frattempo ho ascoltato con immenso piacere la lezione di Stefano Rodotà intitolata Che cos'è il corpo, pubblicata da Luca Sossella Editore.

------------------------------------------------------------------------------
Altre letture citate:
Brand, Pragmatismo
Baer, Iranq
Schirrmacher, il valore della domanda giusta
Pollan, cibo da leggere
Yunus - business sociale
DeBaggis - community
Carr - internet
Ito - freesouls
Potter - design
Patel - il valore
Sun - media cinesi
Dazieri - gorilla
Conner - scienza popolare
Brokman - ottimismo
------------------------------------------------------------------------------

Le puntate precedenti di questa specie di "rubrica" vagamente domenicale...
Italia, Emmott Ginsborg (31 ottobre 2010)
Decisioni, Lehrer (29 agosto 2010)
Citizen, Maistrello (13 giugno 2010)
Risorgimento, Villari (9 maggio 2010)
Mediologia, Régis Debray (14 febbraio 2010)
Tempo, Roberto Peregalli (31 gennaio 2010)
Repressione, Cory Doctorow (10 gennaio 2010)
Miti, Umberto Galimberti (27 dicembre 2009)
Città esemplari (20 dicembre 2009)
Rifare la città (13 dicembre 2009)
Ricchezza della famiglia (6 dicembre 2009)
Capitale e condivisione (29 novembre 2009)
Miseria del millennio (22 novembre 2009)
Che cos'è la coscienza (15 novembre 2009)
Pirati e designer (11 ottobre 2009)
Scrivere la musica (6 settembre 2009)
L'arte dell'artigiano (28 giugno 2009)
Gandhi (7 giugno 2009)
La storia dei giornali (24 maggio 2009)
La valanga della crisi (29 marzo 2009
Il destino della storia (1 marzo 2009)
L'imprenditore di Schumpeter (22 febbraio 2009)
Il regime dei media (15 febbraio 2009)
Paul Veyne e costantino (9 febbraio 2009)
Sinapsi sociali (25 gennaio 2009)
Le storie contro la storia (18 gennaio 2009)
Io non sono il mio cervello (11 gennaio 2009)
Luminosa oscurità (4 gennaio 2009)
Il nuovo paradigma della finanza (21 dicembre 2008)
Il pericolo e l'intelligenza (14 dicembre 2008)
Beato chi si scandalizza (30 novembre 2008)
Viaggio per la felicità (2 novembre 2008)
Mercato o capitalismo (19 ottobre 2008)
Hacker (12 ottobre 2008)
Odio (27 settembre 2008)
Querdenker (24 agosto 2008)
L'indicibile segreto del segreto (14 agosto 2008)
Il filo dei libri (15 luglio 2008)
Felicità in azienda (28 maggio 2008)
Siamo le nostre azioni pubbliche (11 maggio 2008)
Senza povertà (4 maggio 2008)
Nothing ends (27 aprile 2008)
Esplorazioni insensate (5 aprile 2008)
L'arte del rinnovamento (16 marzo 2008)
L'arte nella storia (9 marzo 2008)
La logica della decrescita (2 marzo 2008)
La lettura dei confini (24 febbraio 2008)
La fortuna della filosofia (17 febbraio 2008)
Pensieri astratti su realtà concrete (3 febbraio 2008)
Memoria. Felicità (27 gennaio 2008)
Libertà della conoscenza (20 gennaio 2008)
Libertà della scienza (16 gennaio 2008)
Leggere nella complessità (13 gennaio 2008)
Leggere una storica scomparsa - 2 (6 gennaio 2008)
Leggere una storia scomparsa (31 dicembre 2007)
Il senso e la visione (22 dicembre 2007)
L'Italia e gli italiani (16 dicembre 2007)
La complessità della conoscenza (9 dicembre 2007)
L'organizzazione informale (2 dicembre 2007)
Il comune senso del capitalismo (4 novembre 2007)
Il gioco della matematica (28 ottobre 2007)
Numeri da leggere (7 ottobre 2007)
Fantadesign da leggere (30 settembre 2007)
Vivere una lettura filosofica della politica / 2 (23 settembre 2007)
Vivere una lettura filosofica della politica (16 settembre 2007)
Leggere il video partecipativo (5 agosto 2007)
L'identità delle vittime (29 luglio 2007)
La poesia di un amico è il titolo del racconto della tua vita (22 luglio 2007)
Leggere l'incomprensione (15 luglio 2007)
Il destino di leggere (8 luglio 2007)
Leggere la razza padrina (1 luglio 2007)
Leggere un incontro di civiltà (24 giugno 2007)
Lettura bella e popolare (17 giugno 2007)
Ricchezza della lettura in rete (3 giugno 2007)
Mutazioni nella lettura (27 maggio 2007)
Leggere nel futuro della città (20 maggio 2007)
Leggere il segreto di un inventore (13 maggio 2007)
L'organizzazione da leggere (6 maggio 2007)
La felicità di leggere (29 aprile 2007)
La scommessa di leggere (22 aprile 2007)
Leggere nel pensiero (15 aprile 2007)
Leggere nella mente digitale (8 aprile 2007)
Leggere nella rete (1 aprile 2007)
Leggere gli effetti dell'autobiografia (25 marzo 2007)
Leggere memi (18 marzo 2007)
Leggere l'identità del reporter (11 marzo 2007)
Leggere gli scenari (4 marzo 2007)
Leggere di quelli che lavorano (25 febbraio 2007)
Leggere dentro e fuori (18 febbraio 2007)
Leggere parole chiave (11 febbraio 2007)
Leggere appunti su ciò che non può essere scritto (4 febbraio 2007)
Rileggere quello che va riletto (28 gennaio 2007)
Leggere quello che gli amici hanno scritto (21 gennaio 2007)
Leggere quello che gli altri leggono (14 gennaio 2007)
Leggere per viaggiare (7 gennaio 2007)
Leggere per meditare (31 dicembre 2006)
Leggere per citare (24 dicembre 2006)
Gli occhiali per leggere (17 dicembre 2006)
Leggere, leggerezza, legge (10 dicembre 2006)
Leggere o non leggere (3 dicembre 2006)
Leggere per lavorare o lavorare per leggere? (26 novembre 2006)


Tag:  

Scrivono di libri: Clelia Mazzini (Akatalēpsìa), Luisa Carrada (Il mestiere di scrivere), Stefania Mola (Squilibri), Ste (melodiainotturna), Ossimora (Antonia nella notte), Remo Bassini (Appunti), Seia Montanelli (Paese d'Ottobre), Renee (Book of the day), Mitì Vigliero (Placida Signora), Gian Paolo Serino (Satisfiction), Gattostanco, Gabriella Alù (Non solo Proust), Patrizia Bruce (Dimmi, cosa leggi?), Angèle Paoli (Terres del femmes), Alessio. E... VibrisseLipperaturaLitteratitudineWittgenstein, talvolta. E inoltre: Bottega di LetturaPenna e mouseBookrepublicLa FrustaZamBooksblog. E MilanoNera. E Sottotomo... BooksWebTvPalagniacAmalteoCarmilla onlineAntonio Genna. E Nazione indiana.

Tag: 

Pagina aNobii (social network sui libri)

In libreriaEconomia della felicità, dalla blogosfera al valore del dono e oltreFeltrinelli



Bookmark and Share

Labirinto

| | Comments (1) | TrackBacks (0)
Trovarsi a parlare di un libro che si sta preparando è un po' come svelare un segreto industriale anche a sé stessi...

Mi capiterà tra poco. Per merito o per colpa di un centro culturale chiamato Ministero delle Idee. (Forse poteva chiamarsi anche Mistero delle Idee).

Per fortuna, ci saranno molti amici comprensivi. Spero.

Lunghe, buone (gratuite) letture / Design

| | Comments (0) | TrackBacks (0)
Don Norman, Why design education must change. Ormai il design è soprattutto nell'annuncio dell'idea e nello storytelling che lo accompagna. Ma così si sente parlare di troppa roba con alte ambizioni e scarsa qualità. L'educazione dei designer deve cambiare.

Laura Forlano, What is service design? L'economia è sempre più basata sui servizi e sui servizi si fanno i grandi valori aggiunti. Ma il design non è ancora riuscito a definire il suo ruolo in questo ambito.

Katarina Wetter Edman, The concept of value in design practice. E' probabilmente necessario riflettere a come si genera e si misura il valore del design in un mondo di servizi.

Altri paper dei quali si sta discutendo in questi giorni a ServDes.

Libri connessi a questi temi.

Il Brand del pragmatismo

| | Comments (0) | TrackBacks (0)
Steward Brand presenta il suo sesto libro, Una cura per la Terra, Manifesto di un ecopragmatista (Codice Edizioni), alla Feltrinelli di piazza Piemonte, a Milano, alle 18.30.

Brand è un pioniere. Ha fatto The Whole Earth Catalog (un www su carta, diceva Steve Jobs), The Well (una community del 1985 che lanciò online i dibattiti più profondi della sua epoca), The long now (l'idea della responsabilità dell'umanità che si può sostenere soltanto se si pensa a lunghissimo termine).

E nel suo libro, il pioniere e leader Brand, prende posizione a favore del pragmatismo. Contro ogni ideologia, ambientalista o economicista. Con un approccio visionario degno di lui. Da leggere.

BookBlogging - ITALIA - Emmott, Ginsborg

| | Comments (0) | TrackBacks (0)
More about Forza, Italia
L'Italia, come stato unitario, sta per compiere i 150 anni. Al governo non pullulano coloro che vogliano davvero celebrare questo anniversario. E molti italiani, osservando come nello stesso governo e in generale nella politica, prevalgano comportamenti che non ispirano certo l'orgoglio di essere italiani, si domandano se ci sia qualcosa da celebrare. 

Tanto che se un giornalista inglese decide di dedicare un libro alle prospettive dell'Italia, come lui stesso testimonia, reagiscono chiedendosi che cosa ci sia poi di tanto interessante da raccontare, in un paese come l'Italia. E tanto che se uno storico inglese che studia l'Italia e le sue prospettive decide di prendere la cittadinanza italiana, si sente apostrofare: «Beh, Paul, almeno potrai dire assieme a tutti noi altri: "Mi vergogno di essere italiano"».

Bill Emmott è un giornalista grandissimo, che si è costruito raccontando la globalizzazione da punti di vista sorprendenti, ha studiato a fondo il Giappone e l'Asia. Quando era alla guida dell'Economist ha, tra l'altro, lanciato la famosa copertina che definiva il leader della Destra di questi anni "unfit" per governare l'Italia. Ma è anche fondamentalmente ammirato dalle possibilità che l'Italia dimostra di ripartire dopo ogni fase difficile anche grazie alla vitalità del suo tessuto sociale e imprenditoriale. Paul Ginsborg è uno storico che studia l'Italia senza tirarsi indietro quando si tratta di criticare il modo in cui il paese interpreta il suo ruolo storico e senza abbandonare la speranza di scoprire come potrebbe quel ruolo storico essere ricostruito su basi solide.

Non può essere un caso se i due libri più apertamente critici e più chiaramente costruttivi escono adesso e sono scritti da persone che amano l'Italia, la conoscono, ma non ci sono nati. E anzi hanno una visione internazionale straordinariamente ampia.

More about Salviamo l'Italia?L'Italia merita di essere presa più sul serio. Certo, prima di tutto dagli italiani. E da chi li governa. E invece gli italiani e chi li governa, tendono a preferire un atteggiamento di presa in giro nei confronti dell'Italia: tra il cinismo e il fatalismo.

E allora siamo fortunati ad avere due persone che ci prendono sul serio. Con benevolenza. Con spirito critico. Con animo costruttivo. Ci indicano con i loro libri e la loro biografia una strada per uscire dal nostro pantano intellettuale e pratico.

Sono cosmopoliti. Sono collegati al mondo. Hanno una prospettiva globale. Guardano ai dettagli come se fossero cose importanti da capire e curare. Non si lasciano abbagliare dagli slogan o dalle parole d'ordine. Non sono schierati. Non aspirano al potere, ma casomai a servire a qualcosa. E dimostrano con i fatti che ci si possono tirare su le maniche della mente per pensare meglio al nostro avvenire.

E' con gratitudine che segnalo questi due libri. Per i nostri ragazzi, la strada è quella: agganciarsi al mondo, aprirsi alle opportunità, lavorare con coscienza e non chiudersi sotto una cupola di qualche notabile locale. Non ci sono scorciatoie per la dignità. Ma non ci sono neppure solo vicoli ciechi.

_______________________________________________________________________
Alcuni libri che ho in mano             
  Impressioni mentre leggo

Enrico Pedemonte
Morte e resurrezione dei giornali
Garzanti

(a cura di) John Brockman  

Come cambierà tutto
Il Saggiatore

Un libro straordinario sulla crisi
 non solo editoriale ma anche sociale
dei giornali. E le sue possibili soluzioni. 

Raccolta di interventi eccellenti dei grandi
intellettuali che lavorano a interpretare il futuro
basata sulla domanda annuale lanciata da Edge.
_______________________________________________________________________

Nel frattempo ho ascoltato con immenso piacere la lezione di Stefano Rodotà intitolata Che cos'è il corpo, pubblicata da Luca Sossella Editore.

------------------------------------------------------------------------------
Altre letture citate:
Baer, Iranq
Schirrmacher, il valore della domanda giusta
Pollan, cibo da leggere
Yunus - business sociale
DeBaggis - community
Carr - internet
Ito - freesouls
Potter - design
Patel - il valore
Sun - media cinesi
Dazieri - gorilla
Conner - scienza popolare
Brokman - ottimismo
------------------------------------------------------------------------------

Le puntate precedenti di questa specie di "rubrica" vagamente domenicale...
Decisioni, Lehrer (29 agosto 2010)
Citizen, Maistrello (13 giugno 2010)
Risorgimento, Villari (9 maggio 2010)
Mediologia, Régis Debray (14 febbraio 2010)
Tempo, Roberto Peregalli (31 gennaio 2010)
Repressione, Cory Doctorow (10 gennaio 2010)
Miti, Umberto Galimberti (27 dicembre 2009)
Città esemplari (20 dicembre 2009)
Rifare la città (13 dicembre 2009)
Ricchezza della famiglia (6 dicembre 2009)
Capitale e condivisione (29 novembre 2009)
Miseria del millennio (22 novembre 2009)
Che cos'è la coscienza (15 novembre 2009)
Pirati e designer (11 ottobre 2009)
Scrivere la musica (6 settembre 2009)
L'arte dell'artigiano (28 giugno 2009)
Gandhi (7 giugno 2009)
La storia dei giornali (24 maggio 2009)
La valanga della crisi (29 marzo 2009
Il destino della storia (1 marzo 2009)
L'imprenditore di Schumpeter (22 febbraio 2009)
Il regime dei media (15 febbraio 2009)
Paul Veyne e costantino (9 febbraio 2009)
Sinapsi sociali (25 gennaio 2009)
Le storie contro la storia (18 gennaio 2009)
Io non sono il mio cervello (11 gennaio 2009)
Luminosa oscurità (4 gennaio 2009)
Il nuovo paradigma della finanza (21 dicembre 2008)
Il pericolo e l'intelligenza (14 dicembre 2008)
Beato chi si scandalizza (30 novembre 2008)
Viaggio per la felicità (2 novembre 2008)
Mercato o capitalismo (19 ottobre 2008)
Hacker (12 ottobre 2008)
Odio (27 settembre 2008)
Querdenker (24 agosto 2008)
L'indicibile segreto del segreto (14 agosto 2008)
Il filo dei libri (15 luglio 2008)
Felicità in azienda (28 maggio 2008)
Siamo le nostre azioni pubbliche (11 maggio 2008)
Senza povertà (4 maggio 2008)
Nothing ends (27 aprile 2008)
Esplorazioni insensate (5 aprile 2008)
L'arte del rinnovamento (16 marzo 2008)
L'arte nella storia (9 marzo 2008)
La logica della decrescita (2 marzo 2008)
La lettura dei confini (24 febbraio 2008)
La fortuna della filosofia (17 febbraio 2008)
Pensieri astratti su realtà concrete (3 febbraio 2008)
Memoria. Felicità (27 gennaio 2008)
Libertà della conoscenza (20 gennaio 2008)
Libertà della scienza (16 gennaio 2008)
Leggere nella complessità (13 gennaio 2008)
Leggere una storica scomparsa - 2 (6 gennaio 2008)
Leggere una storia scomparsa (31 dicembre 2007)
Il senso e la visione (22 dicembre 2007)
L'Italia e gli italiani (16 dicembre 2007)
La complessità della conoscenza (9 dicembre 2007)
L'organizzazione informale (2 dicembre 2007)
Il comune senso del capitalismo (4 novembre 2007)
Il gioco della matematica (28 ottobre 2007)
Numeri da leggere (7 ottobre 2007)
Fantadesign da leggere (30 settembre 2007)
Vivere una lettura filosofica della politica / 2 (23 settembre 2007)
Vivere una lettura filosofica della politica (16 settembre 2007)
Leggere il video partecipativo (5 agosto 2007)
L'identità delle vittime (29 luglio 2007)
La poesia di un amico è il titolo del racconto della tua vita (22 luglio 2007)
Leggere l'incomprensione (15 luglio 2007)
Il destino di leggere (8 luglio 2007)
Leggere la razza padrina (1 luglio 2007)
Leggere un incontro di civiltà (24 giugno 2007)
Lettura bella e popolare (17 giugno 2007)
Ricchezza della lettura in rete (3 giugno 2007)
Mutazioni nella lettura (27 maggio 2007)
Leggere nel futuro della città (20 maggio 2007)
Leggere il segreto di un inventore (13 maggio 2007)
L'organizzazione da leggere (6 maggio 2007)
La felicità di leggere (29 aprile 2007)
La scommessa di leggere (22 aprile 2007)
Leggere nel pensiero (15 aprile 2007)
Leggere nella mente digitale (8 aprile 2007)
Leggere nella rete (1 aprile 2007)
Leggere gli effetti dell'autobiografia (25 marzo 2007)
Leggere memi (18 marzo 2007)
Leggere l'identità del reporter (11 marzo 2007)
Leggere gli scenari (4 marzo 2007)
Leggere di quelli che lavorano (25 febbraio 2007)
Leggere dentro e fuori (18 febbraio 2007)
Leggere parole chiave (11 febbraio 2007)
Leggere appunti su ciò che non può essere scritto (4 febbraio 2007)
Rileggere quello che va riletto (28 gennaio 2007)
Leggere quello che gli amici hanno scritto (21 gennaio 2007)
Leggere quello che gli altri leggono (14 gennaio 2007)
Leggere per viaggiare (7 gennaio 2007)
Leggere per meditare (31 dicembre 2006)
Leggere per citare (24 dicembre 2006)
Gli occhiali per leggere (17 dicembre 2006)
Leggere, leggerezza, legge (10 dicembre 2006)
Leggere o non leggere (3 dicembre 2006)
Leggere per lavorare o lavorare per leggere? (26 novembre 2006)


Tag:  

Scrivono di libri: Clelia Mazzini (Akatalēpsìa), Luisa Carrada (Il mestiere di scrivere), Stefania Mola (Squilibri), Ste (melodiainotturna), Ossimora (Antonia nella notte), Remo Bassini (Appunti), Seia Montanelli (Paese d'Ottobre), Renee (Book of the day), Mitì Vigliero (Placida Signora), Gian Paolo Serino (Satisfiction), Gattostanco, Gabriella Alù (Non solo Proust), Patrizia Bruce (Dimmi, cosa leggi?), Angèle Paoli (Terres del femmes), Alessio. E... VibrisseLipperaturaLitteratitudineWittgenstein, talvolta. E inoltre: Bottega di LetturaPenna e mouseBookrepublicLa FrustaZamBooksblog. E MilanoNera. E Sottotomo... BooksWebTvPalagniacAmalteoCarmilla onlineAntonio Genna. E Nazione indiana.


Pagina aNobii (social network sui libri)

In libreriaEconomia della felicità, dalla blogosfera al valore del dono e oltreFeltrinelli



Bookmark and Share

Pochi libri su iBookstore

| | Comments (2) | TrackBacks (0)
Per ora i libri disponibili sull'iBookstore sono pochi dice Tùaw. A parte i 30 mila libri gratuiti e liberi da diritti del progetto Gutemberg. Al quale peraltro va un'immensa gratitudine.

Un libro da leggere

| | Comments (0) | TrackBacks (0)
Avevo avuto il privilegio di leggere in bozze il libro di Giorgio Meletti sull'incidente che ha portato alla morte di tre operai della Saras, la raffineria dei Moratti in Sardegna (Nel paese dei Moratti. Sarroch-Italia. Una storia ordinaria di capitalismo coloniale; ChiareLettere). Ma con il volume in mano l'ho riletto. D'un fiato. Con animo pesante.

La storia è estesa a tutto quello che è successo nell'economia italiana in quel tragico giorno. I fatti sono spiegati in una prospettiva di lunga durata. Con un'intepretazione forte dei ruoli della famiglia e dei lavoratori in un impianto tanto particolare come la raffineria di Sarroch. E' come un libro di microstoria dell'attualità... Dal quale però non si esce rinfrancati: perché tutto sembra bloccato in un gioco delle parti dal quale non si riesce a uscire.

E altre letture citate in breve:
Baer, Iranq
Schirrmacher, il valore della domanda giusta
Pollan, cibo da leggere
Yunus - business sociale
DeBaggis - community
Carr - internet
Ito - freesouls
Potter - design
Patel - il valore
Sun - media cinesi
Dazieri - gorilla
Conner - scienza popolare
Brokman - ottimismo

Nel paese dei Moratti

| | Comments (3) | TrackBacks (0)
Nel paese dei Moratti. Sarroch-Italia. Una storia ordinaria di capitalismo coloniale.

Giorgio Meletti ha scritto un libro sull'incidente che ha portato alla morte di tre operai della Saras, la raffineria dei Moratti in Sardegna.

E' un lavoro giornalistico di grande importanza. Che si farà notare.

Torneremo a parlarne.

E altre letture citate in breve:
Baer, Iranq
Schirrmacher, il valore della domanda giusta
Pollan, cibo da leggere
Yunus - business sociale
DeBaggis - community
Carr - internet
Ito - freesouls
Potter - design
Patel - il valore
Sun - media cinesi
Dazieri - gorilla
Conner - scienza popolare
Brokman - ottimismo

Iranyana da leggere

| | Comments (3) | TrackBacks (0)
Iranyana, di Robert Baer, racconta l'Iran attraverso le sue conseguenze. Una strategia imperiale. Interventi intelilgenti nei paesi vicini. Libano. E naturalmente Iraq.

Si direbbe che il principale risultato della guerra in Iraq sia la sconfitta degli americani: perché sono gli iraniani ad aver avuto il maggior vantaggio dalla scomparsa dell'esercito iracheno, secondo Baer. Perché sono loro che, in prospettiva, governano il nuovo Iraq. Senza farsi troppo notare.

Tesi forte, discutibile, ma basata su quello che l'autore ha visto. E soprattutto orientata a far comprendere ai frettolosi occidentali che i tempi storici di quella regione sono più lunghi e profondi di quanto non si possa comprendere dando un'occhiata alle apparenze mediatiche.

E altre letture citate in breve:
Schirrmacher, il valore della domanda giusta
Pollan, cibo da leggere
Yunus - business sociale
DeBaggis - community
Carr - internet
Ito - freesouls
Potter - design
Patel - il valore
Sun - media cinesi
Dazieri - gorilla
Conner - scienza popolare
Brokman - ottimismo

Il valore della domanda giusta

| | Comments (1) | TrackBacks (0)
Sfogliando il libro di Frank Schirrmacher, La libertà ritrovata, Come (continuare a) pensare nell'era digitale, ci si imbatte in frasi notevoli.

"La domanda che deve affrontare chi lavora in aziende come Google, Xerox o Microsoft, cui è quasi impossibile rispondere, è la seguente: come si può catturare l'attenzione (sempre sull'orlo di distrarsi) senza manipolarla? Dato che le persone non possono più farlo e forse, a causa di questo sovraccarico cognitivo, non potranno più farlo neanche in futuro, sono le macchine che devono assumersi questo compito".

Diamo la colpa dell'information overload alle macchine, ma sono le macchine che ce lo devono risolvere. O no? Il libro si sfoglia con curiosità. Ed è percorso da intuizioni molto condivisibili.

"La società che riprende con rinnovato vigore il controllo del proprio pensiero è quella dove scuole e università offrono anche corsi di meditazione, e diventano luoghi dove non si insegnano pensieri ma modi di pensare, nonché la possibilità di riconoscere, nell'epoca dei motori di ricerca, il valore della domanda giusta".

Pollan, cibo da leggere

| | Comments (1) | TrackBacks (0)
More about Il dilemma dell'onnivoroMichael Pollan ricostruisce il percorso del cibo dalla produzione al consumo, a partire dal percorso del mais. Il dilemma dell'onnivoro è un libro da prendere in mano anche a due anni di distanza dall'uscita. E Pollan lo scrive con la consapevolezza del maestro di giornalismo: ironico, divertente, stupito, documentatissimo. I suoi corsi di giornalismo a Berkeley devono essere esperienze da non perdere per chiunque si occupi di studiare come si migliora il modo in cui si fa ricerca e diffusione di informazioni.

Il sistema di incentivazione americano della coltivazione del mais genera una clamorosa sovrapproduzione, tiene gli agricoltori al limite della sostenibilità economica, consente all'industria agroalimentare di cercare ogni tipo di strategia per aumentare il valore aggiunto del cibo consumato o per aumentare la quantità di cibo consumato. Per seguire ogni passo della catena alimentare a base di mais occorre letteralmente turarsi il naso. Ma la sua importanza è enorme. Perché il mais è il contenuto fondamentale, almeno in America, di una quantità di alimenti come le bibite, le merendine, gli hamburger, le patatine...

"A causa del diabete e di tutti gli altri problemi di salute associati all'obesità, è possibile che questa generazione sia la prima nella storia d'America ad avere una speranza di vita inferiore a quella che l'ha preceduta". Se ne parlava a Cosmo, appunto. "Secondo l'Onu, nel 2000 gli abitanti del pianeta che soffrono di malattie da ipernutrizione (stimati in un miliardo) hanno superato ufficialmente quelli denutriti (ottocento milioni)".

Eppure, la condizione di onnivoro è potenzialmente molto efficiente, dimostrano gli studiosi - come Marco Scotti - delle reti di relazioni alimentare negli ecosistemi. Stiamo purtroppo imparando a rinunciare a questo vantaggio...

E altre letture citate in breve:
Yunus - business sociale
DeBaggis - community
Carr - internet
Ito - freesouls
Potter - design
Patel - il valore
Sun - media cinesi
Dazieri - gorilla
Conner - scienza popolare
Brokman - ottimismo

Yunus, business sociale

| | Comments (0) | TrackBacks (0)
yunus_sipuofare.jpegLa povertà non è colpa dei poveri. Ma del modo in cui si organizza la società e l'economia. Il premio Nobel per la pace, Muhammad Yunus, fondatore della Grameen Bank e pioniere del microcredito, ha raggiunto risultati straordinari nei luoghi in cui è intervenuto con le sue soluzioni finanziarie orientate al business sociale.

Il suo ultimo libro, tradotto da Feltrinelli con un titolo un po' diverso dall'originale, è una sorgente di coraggio. Un coraggio che deriva da un pensiero, come al solito, fondamentalmente pragmatico.

«Senza dubbio la natura umana ha tratti egoistici, ma sa essere anche altruista, molte nostre azioni si spiegano con l'interesse personale e con la ricerca del profitto, ma altre appaiono prive di senso se viste solo attraverso questa lente deformante», scrive Yunus.

Dal punto di vista teorico, l'innovazione è molto... pratica. L'economia tradizionale fonda le sue convinzioni sull'assunto secondo il quale la persona umana è unidimensionale e cerca semplicemente la propria utilità. In realtà, la persona è multidimensionale e cerca un insieme vario di cose tra le quali l'utilità, ma anche la felicità degli altri. Di questo occorre che si renda conto anche l'economia e ne prenda le dovute conseguenze. «Bisogna che nella teoria economica il convenzionale soggetto unidimensionale venga sostituito da una persona vera multidimensionale, animata sia da spinte egoistiche sia da slanci altruistici».

«Questo nuovo punto di vista rappresenta un cambiamento radicale nella nostra interpretazione del mondo dell'economia, perché adottandolo ci rendiamo immediatamente conto di come ci sia bisogno di due tipi d'impresa, uno mirato all'arricchimento personale e uno dedicato all'aiuto degli altri. Nel primo tipo di impresa l'obiettivo è massimizzare il profitto dei proprietari sempre e comunque, anche se non rimane nulla per gli altri, al punto che in questa ricerca del massimo profitto molti non si accorgono nemmeno del danno che stanno inconsapevolmente causando alla vita di altre persone. Nelle imprese del secondo tipo, invece, tutto viene utilizzato a beneficio degli altri e non rimane nulla per i proprietari. Nulla, beninteso, a parte il piacere di agire per il bene dell'umanità. Chiameremo "impresa con finalità sociali" questo secondo tipo di impresa che fa leva sul lato altruistico della natura umana ed è l'anello mancante che può rendere completa la nostra teoria economica».

«Chi investe nel business sociale lo fa con l'obiettivo di aiutare gli altri senza prevedere alcun ritorno finanziario per sé. A parte questo, però, le imprese con finalità sociali sono imprese a tutti gli effetti, capaci di generare ricchezza in misura sufficiente a coprire i costi di produzione e raggiungere così quella forza propulsiva autosufficiente che è il primo requisito che cerchiamo in un'impresa sana».

E altre letture citate in breve:
DeBaggis - community
Carr - internet
Ito - freesouls
Potter - design
Patel - il valore
Sun - media cinesi
Dazieri - gorilla
Conner - scienza popolare
Brokman - ottimismo

BookBlogging - DECISIONI - Lehrer

| | Comments (0) | TrackBacks (0)
More about How We Decide
Jonah Lehrer ha scritto un magnifico libro sul cervello e il modo con il quale funziona per prendere delle decisioni. È un libro che abbonda di aneddoti, esperimenti, vita quotidiana. Che si legge volentieri, perché le storie superano le astrazioni. E ha una tesi forte, straordinariamente adatta all'epoca che viviamo.

Per Jonah Lehrer il sistema che ci porta a operare le nostre decisioni non è una gerarchia, con in cima la ragione e alla base l'istinto: è piuttosto una rete nella quale ogni componente del cervello ha la sua funzione. La chiave del suo libro è proprio questa: le decisioni corrette derivano da un equilibrio tra le varie componenti del cervello, non dalla prevalenza di una sulle altre. 

Si sbaglia per eccesso di emotività, come si sbaglia per eccesso di ragione. Ma si può inventare qualcosa di nuovo, mantenere la calma in momenti di stress, considerare tutti gli elementi e operare la scelta più consapevole, lasciando che emozioni e ragione collaborino.

Lehrer tiene un seguitissimo blog: The frontal cortex. In italiano, il libro di Lehrer è tradotto da Codice.

_______________________________________________________________________
Alcuni libri che ho in mano             
  Impressioni mentre leggo

Arianna Dagnino
Fossili
Fazi Editore

Dante Alighieri  

La vita nova
Mondadori

L'amore e l'Africa, alla ricerca
 delle radici della specie umana. E di
una specie di umanità delle persone. 

Poesia e prosa si fondono nell'amore ideale
di Dante per Beatrice. Perché è una storia che 
si svela indagando ogni possibile linguaggio.
_______________________________________________________________________

Nel frattempo continuano le riflessioni sul libro di Jeremy Rifkin, sull'empatia, espresse in breve in un post precedente.

------------------------------------------------------------------------------
Altre letture citate:
DeBaggis - community
Carr - internet
Ito - freesouls
Potter - design
Patel - il valore
Sun - media cinesi
Dazieri - gorilla
Conner - scienza popolare
Brokman - ottimismo
------------------------------------------------------------------------------

Le puntate precedenti di questa specie di "rubrica" vagamente domenicale...
Citizen, Maistrello (13 giugno 2010)
Risorgimento, Villari (9 maggio 2010)
Mediologia, Régis Debray (14 febbraio 2010)
Tempo, Roberto Peregalli (31 gennaio 2010)
Repressione, Cory Doctorow (10 gennaio 2010)
Miti, Umberto Galimberti (27 dicembre 2009)
Città esemplari (20 dicembre 2009)
Rifare la città (13 dicembre 2009)
Ricchezza della famiglia (6 dicembre 2009)
Capitale e condivisione (29 novembre 2009)
Miseria del millennio (22 novembre 2009)
Che cos'è la coscienza (15 novembre 2009)
Pirati e designer (11 ottobre 2009)
Scrivere la musica (6 settembre 2009)
L'arte dell'artigiano (28 giugno 2009)
Gandhi (7 giugno 2009)
La storia dei giornali (24 maggio 2009)
La valanga della crisi (29 marzo 2009
Il destino della storia (1 marzo 2009)
L'imprenditore di Schumpeter (22 febbraio 2009)
Il regime dei media (15 febbraio 2009)
Paul Veyne e costantino (9 febbraio 2009)
Sinapsi sociali (25 gennaio 2009)
Le storie contro la storia (18 gennaio 2009)
Io non sono il mio cervello (11 gennaio 2009)
Luminosa oscurità (4 gennaio 2009)
Il nuovo paradigma della finanza (21 dicembre 2008)
Il pericolo e l'intelligenza (14 dicembre 2008)
Beato chi si scandalizza (30 novembre 2008)
Viaggio per la felicità (2 novembre 2008)
Mercato o capitalismo (19 ottobre 2008)
Hacker (12 ottobre 2008)
Odio (27 settembre 2008)
Querdenker (24 agosto 2008)
L'indicibile segreto del segreto (14 agosto 2008)
Il filo dei libri (15 luglio 2008)
Felicità in azienda (28 maggio 2008)
Siamo le nostre azioni pubbliche (11 maggio 2008)
Senza povertà (4 maggio 2008)
Nothing ends (27 aprile 2008)
Esplorazioni insensate (5 aprile 2008)
L'arte del rinnovamento (16 marzo 2008)
L'arte nella storia (9 marzo 2008)
La logica della decrescita (2 marzo 2008)
La lettura dei confini (24 febbraio 2008)
La fortuna della filosofia (17 febbraio 2008)
Pensieri astratti su realtà concrete (3 febbraio 2008)
Memoria. Felicità (27 gennaio 2008)
Libertà della conoscenza (20 gennaio 2008)
Libertà della scienza (16 gennaio 2008)
Leggere nella complessità (13 gennaio 2008)
Leggere una storica scomparsa - 2 (6 gennaio 2008)
Leggere una storia scomparsa (31 dicembre 2007)
Il senso e la visione (22 dicembre 2007)
L'Italia e gli italiani (16 dicembre 2007)
La complessità della conoscenza (9 dicembre 2007)
L'organizzazione informale (2 dicembre 2007)
Il comune senso del capitalismo (4 novembre 2007)
Il gioco della matematica (28 ottobre 2007)
Numeri da leggere (7 ottobre 2007)
Fantadesign da leggere (30 settembre 2007)
Vivere una lettura filosofica della politica / 2 (23 settembre 2007)
Vivere una lettura filosofica della politica (16 settembre 2007)
Leggere il video partecipativo (5 agosto 2007)
L'identità delle vittime (29 luglio 2007)
La poesia di un amico è il titolo del racconto della tua vita (22 luglio 2007)
Leggere l'incomprensione (15 luglio 2007)
Il destino di leggere (8 luglio 2007)
Leggere la razza padrina (1 luglio 2007)
Leggere un incontro di civiltà (24 giugno 2007)
Lettura bella e popolare (17 giugno 2007)
Ricchezza della lettura in rete (3 giugno 2007)
Mutazioni nella lettura (27 maggio 2007)
Leggere nel futuro della città (20 maggio 2007)
Leggere il segreto di un inventore (13 maggio 2007)
L'organizzazione da leggere (6 maggio 2007)
La felicità di leggere (29 aprile 2007)
La scommessa di leggere (22 aprile 2007)
Leggere nel pensiero (15 aprile 2007)
Leggere nella mente digitale (8 aprile 2007)
Leggere nella rete (1 aprile 2007)
Leggere gli effetti dell'autobiografia (25 marzo 2007)
Leggere memi (18 marzo 2007)
Leggere l'identità del reporter (11 marzo 2007)
Leggere gli scenari (4 marzo 2007)
Leggere di quelli che lavorano (25 febbraio 2007)
Leggere dentro e fuori (18 febbraio 2007)
Leggere parole chiave (11 febbraio 2007)
Leggere appunti su ciò che non può essere scritto (4 febbraio 2007)
Rileggere quello che va riletto (28 gennaio 2007)
Leggere quello che gli amici hanno scritto (21 gennaio 2007)
Leggere quello che gli altri leggono (14 gennaio 2007)
Leggere per viaggiare (7 gennaio 2007)
Leggere per meditare (31 dicembre 2006)
Leggere per citare (24 dicembre 2006)
Gli occhiali per leggere (17 dicembre 2006)
Leggere, leggerezza, legge (10 dicembre 2006)
Leggere o non leggere (3 dicembre 2006)
Leggere per lavorare o lavorare per leggere? (26 novembre 2006)


Tag:  

Scrivono di libri: Clelia Mazzini (Akatalēpsìa), Luisa Carrada (Il mestiere di scrivere), Stefania Mola (Squilibri), Ste (melodiainotturna), Ossimora (Antonia nella notte), Remo Bassini (Appunti), Seia Montanelli (Paese d'Ottobre), Renee (Book of the day), Mitì Vigliero (Placida Signora), Gian Paolo Serino (Satisfiction), Gattostanco, Gabriella Alù (Non solo Proust), Patrizia Bruce (Dimmi, cosa leggi?), Angèle Paoli (Terres del femmes), Alessio. E... VibrisseLipperaturaLitteratitudineWittgenstein, talvolta. E inoltre: Bottega di LetturaPenna e mouseBookrepublicLa FrustaZamBooksblog. E MilanoNera. E Sottotomo... BooksWebTvPalagniacAmalteoCarmilla onlineAntonio Genna. E Nazione indiana.


Pagina aNobii (social network sui libri)

In libreriaEconomia della felicità, dalla blogosfera al valore del dono e oltreFeltrinelli



Bookmark and Share

Kindle. E la biblioteca della mente

| | Comments (3) | TrackBacks (0)
Il nuovo Kindle piace alla critica. Non si sa quanto, ma si presume piaccia molto anche al pubblico. Difficile non vedere i vantaggi di questa tecnologia - reader sempre connesso con funzioni di ricerca nel testo più negozio iperfornito - e dunque non immaginare che si tratta almeno di un nuovo modo per fruire di quei lunghi testi che un tempo si chiamavano libri. Un modo fantasticamente adatto all'aggiornamento di chi legge saggi americani di attualità, di chi ama portarsi in viaggio una quantità di romanzi e saggi, di chi studia un argomento a fondo... E chissà quanti altri utilizzi.

E' un mondo di libri per nomadi, dove lo spazio è poco mentre è necessario viaggiare leggeri.

La biblioteca invece è pesante. Come sa bene chi cambia casa. Costa. Occupa spazio. Ma il peso, la lentezza, lo spazio hanno una funzione culturale. La perdiamo a cuor leggero?

La biblioteca non è un deposito informe di libri. La biblioteca parla. Il suo ordine costruito nel tempo è un supporto della memoria senza paragoni. I collegamenti che ciascuno produce tra i suoi libri appoggiandoli negli scaffali sono riproposti ogni volta che li si percorre con lo sguardo. E ogni lavoro di ricerca, ogni ripensamento dell'esperienza accumulata dagli autori delle opere, ogni consultazione, si sostanzia anche dell'ordine dei ricordi di ciò che si è letto e di ciò che si da dove si può leggere incarnato dalla biblioteca.

Personalmente, ho un'esperienza preKindle che può aiutare a immaginare quello che succede con il Kindle. Dopo troppi traslochi, la mia biblioteca è stata smembrata e scompaginata tante volte che ormai il suo ordine è restato solo nella mia mente. I neuroni e le sinapsi sono l'unico luogo dove si mantengono in vita i valori culturali della biblioteca della mia vita. Ed è un po' quello che sarebbe successo se tutti i miei libri si fossero trovati soltanto nel reader e nei computer cui esso consente di accedere. Perché la biblioteca, con la fisicità dei suoi scaffali e la pensante lentezza della sua struttura, manca nel mondo dei libri digitali. Né vale, per ora, a sostituirla, l'immagine riflessa nello schermo, per esempio di aNobii o di iBooks, degli scaffali digitali. Quella sembra piuttosto la scaffalatura della libreria, non della biblioteca personale.

La memoria di una biblioteca è fondamentale. La sua sostituzione vera nel mondo digitale non è ancora chiara. Ma è un tema di sviluppo al quale varrebbe la pena di dedicare un poco di creatività. L'interfaccia e l'architettura di interni di un mondo digitalizzato ma che si deve connettere all'esperienza analogica di chi ne fruisce.

update: Giuseppe Granieri suggerisce l'intrigante soluzione della biblioteca sociale, tipo Goodreads...

Peggio della pubblicità nei libri

| | Comments (0) | TrackBacks (0)
Ogni tanto si parla di pubblicità nei libri. Poi non succede. Per molti motivi, nonostante il ragionamento di chi propugna questa soluzione non sia assurdo (anzi, probabilmente è troppo razionale). Ma questa volta il ragionamento che avanza è consistente: i libri sono come i film, dunque non possono essere interrotti dalla pubblicità. Ma come i film possono essere ottimi generatori di senso per i prodotti che i personaggi usano: product placement nei libri. (Paul Carr, TechCrunch)

Sostiene Mafe

| | Comments (0) | TrackBacks (0)
More about World wide we"Se sei umile, sociopatica e paziente e cerchi un lavoro a Milano (da ottobre) mandami un dm".
"La mia definizione di community manager è molto semplice: è la voce dell'azienda all'esterno e la voce dei clienti all'interno" (Connie Bensen)
"Il marketing dell'ascolto. E' la sua semplicità che lo rende, per alcuni, impraticabile".
"Se non c'è alcun modo di far sì che i tuoi obiettivi coincidano con quelli dei tuoi utenti, lascia perdere".
E poi c'è un sacco da sapere: tipo che c'è una direttiva europea che vieta alle aziende di fingersi clienti disinteressati che parlano di un prodotto...
Mafe De Baggis, World Wide We, Apogeo.

Cervello - Carr

| | Comments (2) | TrackBacks (0)
More about The ShallowsAvevo scritto un lunghissimo post sul libro di Nicholas Carr dedicato agli effetti cognitivi negativi dell'uso di internet. Avevo riportato i principali punti in discussione, le risposte di Steven Berlin Johnson e l'intervista di Open Culture. Aggiungevo qualche punto di vista in più sostanzialmente critico. Un problema tecnico alla connessione ha impedito la pubblicazione. Il post si è perso. Anche perché non avevo salvato, a causa di un atteggiamento superficialmente fideistico nei confronti della tecnologia. Carr non ha ragione, ma forse non ha nemmeno torto.

Freesouls

| | Comments (0) | TrackBacks (0)
Joi Ito e Christopher Adams seguono il progetto Freesouls. Arrivato alla seconda versione.

Basta guardare la presentazione per aver voglia di leggere e sfogliare:

"This book is made with the wish that words and images be means of expression, rather than objects of control. Creative expression is a release of human energy. Copyright is a law, used to protect and forbid. So we have tried to make this book as free as possible. We invite you to read it, share it... and use it. The photographs in this book were taken over the course of a year, after the 1st quarter of 2007 and before the 3rd quarter of 2008. As Joi tells it, these photographs became possible after a breakthrough in technology. But we believe the cultural movement that Joi has captured here is a breakthrough of the human spirit. The essays in this book are meant to offer a synchronic slice of contemporary free culture theory. In his foreword to the book, Lawrence Lessig has described Joi Ito as a member of a new class of amateurs, enabled by new thinking as well as bleeding-edge technology. In a special interview, Joi Ito answers questions about photography after the death of the darkroom, and his own role in the free culture movement. Howard Rheingold kindly shares some of his reminiscences while enthusing about how to "teach" the future. In his very topical essay, Lawrence Liang cross-examines the moment in legal history when photography became art. Cory Doctorow, very true to form, gets righteous about the false ownership of knowledge. Yochai Benkler expounds on human systems and finds a little bit of heaven in the disaster area of modern life. Isaac Mao tries to incite a mind revolution with the his first full treatment of the theory of Sharism. And Marko Ahtisaari contemplates the future of travel and a life lived at jet speed. We also asked many of the generous people who appear in this book to give us their thoughts about what 'A freesoul is...' This is a work of amateurs. Please share it!"

BookBlogging - CITIZEN - Maistrello

| | Comments (0) | TrackBacks (0)
More about Giornalismo e nuovi media

Maistrello ha l'esperienza per guardare al cambiamento del mondo dell'informazione con prospettiva, calma e precisione. E ha la cultura per guardare avanti: non occorreva, dice, un altro saggio sulla crisi, ma serve ogni contributo alla costruzione del nuovo ecosistema dell'informazione. 

Maistrello parte, giustamente, dal più grande cambiamento: l'emergere del pubblico attivo, di una società in grado di contribuire al sistema dell'informazione. E cerca di scoprire per quali processi il lavoro di chi professionalmente si occupa dell'informazione sarà rivalutato, troverà un nuovo modello di sostenibilità, soprattutto ridefinirà il suo ruolo nel contesto della società. 

"Le persone non hanno più bisogno a tutti i costi di mediatori", osserva Maistrello - sagacemente usando quella locozione "a tutti i costi" che spiega moltissimo senza troppe parole. Quindi ci vorrà "un professionista consapevole di non avere più né l'esclusiva né deleghe in bianco"... Lavorare insieme è la formula finale. Il senso culturale e pratico della vita quotidiana nel nuovo ecosistema dell'informazione.
 
Il libro offre un panorama completo delle tecnologie dei media sociali e nelle loro implicazioni sul giornalismo. E dimostra che per chi voglia servire la società come giornalista, nonostante le apparenze e le lamentazioni, questo è un ottimo momento per darsi da fare.

_______________________________________________________________________
Alcuni libri che ho in mano             
  Impressioni mentre leggo

Arianna Dagnino
Fossili
Fazi Editore

Aldo Schiavone  

L'Italia contesa
Laterza

L'amore e l'Africa, alla ricerca
 delle radici della specie umana. E di
una specie di umanità delle persone. 

Due metamorfosi: l'epoca post-industriale
nell'Italia post-democristiana. 
Alla ricerca di un'identità e di una prospettiva.
_______________________________________________________________________

Nel frattempo continuano le riflessioni sul libro di Jeremy Rifkin, sull'empatia, espresse in breve in un post precedente.

------------------------------------------------------------------------------
Altre letture citate:
Potter - design
Patel - il valore
Sun - media cinesi
Dazieri - gorilla
Conner - scienza popolare
Brokman - ottimismo
------------------------------------------------------------------------------

Le puntate precedenti di questa specie di "rubrica" vagamente domenicale...
Risorgimento, Villari (9 maggio 2010)
Mediologia, Régis Debray (14 febbraio 2010)
Tempo, Roberto Peregalli (31 gennaio 2010)
Repressione, Cory Doctorow (10 gennaio 2010)
Miti, Umberto Galimberti (27 dicembre 2009)
Città esemplari (20 dicembre 2009)
Rifare la città (13 dicembre 2009)
Ricchezza della famiglia (6 dicembre 2009)
Capitale e condivisione (29 novembre 2009)
Miseria del millennio (22 novembre 2009)
Che cos'è la coscienza (15 novembre 2009)
Pirati e designer (11 ottobre 2009)
Scrivere la musica (6 settembre 2009)
L'arte dell'artigiano (28 giugno 2009)
Gandhi (7 giugno 2009)
La storia dei giornali (24 maggio 2009)
La valanga della crisi (29 marzo 2009
Il destino della storia (1 marzo 2009)
L'imprenditore di Schumpeter (22 febbraio 2009)
Il regime dei media (15 febbraio 2009)
Paul Veyne e costantino (9 febbraio 2009)
Sinapsi sociali (25 gennaio 2009)
Le storie contro la storia (18 gennaio 2009)
Io non sono il mio cervello (11 gennaio 2009)
Luminosa oscurità (4 gennaio 2009)
Il nuovo paradigma della finanza (21 dicembre 2008)
Il pericolo e l'intelligenza (14 dicembre 2008)
Beato chi si scandalizza (30 novembre 2008)
Viaggio per la felicità (2 novembre 2008)
Mercato o capitalismo (19 ottobre 2008)
Hacker (12 ottobre 2008)
Odio (27 settembre 2008)
Querdenker (24 agosto 2008)
L'indicibile segreto del segreto (14 agosto 2008)
Il filo dei libri (15 luglio 2008)
Felicità in azienda (28 maggio 2008)
Siamo le nostre azioni pubbliche (11 maggio 2008)
Senza povertà (4 maggio 2008)
Nothing ends (27 aprile 2008)
Esplorazioni insensate (5 aprile 2008)
L'arte del rinnovamento (16 marzo 2008)
L'arte nella storia (9 marzo 2008)
La logica della decrescita (2 marzo 2008)
La lettura dei confini (24 febbraio 2008)
La fortuna della filosofia (17 febbraio 2008)
Pensieri astratti su realtà concrete (3 febbraio 2008)
Memoria. Felicità (27 gennaio 2008)
Libertà della conoscenza (20 gennaio 2008)
Libertà della scienza (16 gennaio 2008)
Leggere nella complessità (13 gennaio 2008)
Leggere una storica scomparsa - 2 (6 gennaio 2008)
Leggere una storia scomparsa (31 dicembre 2007)
Il senso e la visione (22 dicembre 2007)
L'Italia e gli italiani (16 dicembre 2007)
La complessità della conoscenza (9 dicembre 2007)
L'organizzazione informale (2 dicembre 2007)
Il comune senso del capitalismo (4 novembre 2007)
Il gioco della matematica (28 ottobre 2007)
Numeri da leggere (7 ottobre 2007)
Fantadesign da leggere (30 settembre 2007)
Vivere una lettura filosofica della politica / 2 (23 settembre 2007)
Vivere una lettura filosofica della politica (16 settembre 2007)
Leggere il video partecipativo (5 agosto 2007)
L'identità delle vittime (29 luglio 2007)
La poesia di un amico è il titolo del racconto della tua vita (22 luglio 2007)
Leggere l'incomprensione (15 luglio 2007)
Il destino di leggere (8 luglio 2007)
Leggere la razza padrina (1 luglio 2007)
Leggere un incontro di civiltà (24 giugno 2007)
Lettura bella e popolare (17 giugno 2007)
Ricchezza della lettura in rete (3 giugno 2007)
Mutazioni nella lettura (27 maggio 2007)
Leggere nel futuro della città (20 maggio 2007)
Leggere il segreto di un inventore (13 maggio 2007)
L'organizzazione da leggere (6 maggio 2007)
La felicità di leggere (29 aprile 2007)
La scommessa di leggere (22 aprile 2007)
Leggere nel pensiero (15 aprile 2007)
Leggere nella mente digitale (8 aprile 2007)
Leggere nella rete (1 aprile 2007)
Leggere gli effetti dell'autobiografia (25 marzo 2007)
Leggere memi (18 marzo 2007)
Leggere l'identità del reporter (11 marzo 2007)
Leggere gli scenari (4 marzo 2007)
Leggere di quelli che lavorano (25 febbraio 2007)
Leggere dentro e fuori (18 febbraio 2007)
Leggere parole chiave (11 febbraio 2007)
Leggere appunti su ciò che non può essere scritto (4 febbraio 2007)
Rileggere quello che va riletto (28 gennaio 2007)
Leggere quello che gli amici hanno scritto (21 gennaio 2007)
Leggere quello che gli altri leggono (14 gennaio 2007)
Leggere per viaggiare (7 gennaio 2007)
Leggere per meditare (31 dicembre 2006)
Leggere per citare (24 dicembre 2006)
Gli occhiali per leggere (17 dicembre 2006)
Leggere, leggerezza, legge (10 dicembre 2006)
Leggere o non leggere (3 dicembre 2006)
Leggere per lavorare o lavorare per leggere? (26 novembre 2006)


Tag:  

Scrivono di libri: Clelia Mazzini (Akatalēpsìa), Luisa Carrada (Il mestiere di scrivere), Stefania Mola (Squilibri), Ste (melodiainotturna), Ossimora (Antonia nella notte), Remo Bassini (Appunti), Seia Montanelli (Paese d'Ottobre), Renee (Book of the day), Mitì Vigliero (Placida Signora), Gian Paolo Serino (Satisfiction), Gattostanco, Gabriella Alù (Non solo Proust), Patrizia Bruce (Dimmi, cosa leggi?), Angèle Paoli (Terres del femmes), Alessio. E... VibrisseLipperaturaLitteratitudineWittgenstein, talvolta. E inoltre: Bottega di LetturaPenna e mouseBookrepublicLa FrustaZamBooksblog. E MilanoNera. E Sottotomo... BooksWebTvPalagniacAmalteoCarmilla onlineAntonio Genna. E Nazione indiana.


Pagina aNobii (social network sui libri)

In libreriaEconomia della felicità, dalla blogosfera al valore del dono e oltreFeltrinelli



Bookmark and Share

SmallReading #6 - DESIGN - Potter

| | Comments (0) | TrackBacks (0)
potter.asp.jpeg
Norman Potter ha scritto un libro sulla vita quotidiana del designer che diventa insieme un manuale pratico e il racconto razionale di un'esperienza umana fondamentale. Può accompagnare il curioso nell'esplorazione di un mestiere e può servire all'apprendista nella definizione di un percorso professionale. Come del resto può costituire per il professionista affermato un punto di riferimento per riflessioni profonde sul suo ruolo sociale, economico e culturale.

Potter discute della definizione di designer, dei suoi sconfinamenti nel territorio dell'arte, sui criteri di valutazione della qualità nel design. Accosta il designer all'artigiano, senza per questo farne un principio cogente, ma osservando come sia il designer che l'artigiano abbiano un rapporto sostanzialmente simbiotico con l'oggetto che realizzano: maneggiare l'oggetto e gli strumenti che servono a crearlo è parte integrante del pensiero e della cultura del designer, come lo è per l'artigiano. E se casomai l'esplorazione del nuovo che il designer compie si differenzia dalla ripetizione del tradizionale che l'artigiano spesso esercita, questo non vale per principio ma forse solo per pratica. E conduce il designer a dover compiere altre azioni, come la lettura di libri che lo aiutino a raccontare a se stesso e agli altri la storia che vede nei suoi oggetti, come lo studio dei nuovi materiali che risolvono i problemi aperti dai suoi progetti innovativi.

Non mancano le pagine dedicate alla pratica vera e propria, quasi manualistiche. Diverse dalle altre per prosa, finalità e colore delle pagine. Che attestano un approccio umile al compito del designer che fa del libro una dimostrazione di rispetto nei confronti di tutti.

------------------------------------------------------------------------------
Altre letture citate in SmallReading:
Patel - il valore
Sun - media cinesi
Dazieri - gorilla
Conner - scienza popolare
Brokman - ottimismo

Per riprendere il filo del BookBlogging:
Libertà. De Caro, Lavazza, Sartori
------------------------------------------------------------------------------
More about Siamo davvero liberi? Le neuroscienze e il mistero del libero arbitrio
L'inquietante eterna domanda sul libero arbitrio. In chiave neuroscientifica.

Da tempo immemorabile, qualcuno si domanda: "Se la divinità è onnisciente, dunque conosce anche ciò che ogni singolo individuo fa e farà; se quella divinità è onnipotente, dunque è nel suo potere intervenire o non intervenire nella storia in base a ciò che sa su ciò che ciascun individuo fa o farà; come può ogni persona essere libera?"

Oggi qualcuno si domanda: se la rete dei media sa quasi tutto di ciascuna persona, come può ciascuna persona essere davvero libera?

Ma gli scienziati del cervello aggiungono un'ulteriore domanda: se ogni pensiero e azione è in fondo il risultato delle attività cerebrali e delle loro specifiche strutture funzionali, come può il pensiero e l'azione essere davvero responsabilità dell'individuo?

E' un filo di domande terribile. Perdere la libertà è un incubo. Perdere la speranza che esista la libertà è un inferno.

Il libro curato da Mario De Caro, Andrea Lavazza, Giuseppe Sartori, viaggia intorno a queste domande. Con piglio talvolta tecnico scientifico, e talvolta tecnico giuridico. Aiuta a prendere consapevolezza della concretezza di queste domande, forse meno a ridurne l'impatto emotivo.
  
_______________________________________________________________________
Alcuni libri che ho in mano             
  Impressioni mentre leggo

Kathrin Passig, Sascha Lobo
Il libro dei pigri felici
Feltrinelli

Aldo Schiavone  

L'Italia contesa
Laterza

La saggezza è un percorso
 denso di imprevisti. Nel quale
molti preconcetti possono essere discussi. 

Due metamorfosi: l'epoca post-industriale
nell'Italia post-democristiana. 
Alla ricerca di un'identità e di una prospettiva.
_______________________________________________________________________

Nel frattempo continuano le riflessioni sul libro di Jeremy Rifkin, sull'empatia, espresse in breve in un post precedente.

------------------------------------------------------------------------------
Altre letture citate:
Patel - il valore
Sun - media cinesi
Dazieri - gorilla
Conner - scienza popolare
Brokman - ottimismo
------------------------------------------------------------------------------

Le puntate precedenti di questa specie di "rubrica" vagamente domenicale...
Risorgimento, Villari (9 maggio 2010)
Mediologia, Régis Debray (14 febbraio 2010)
Tempo, Roberto Peregalli (31 gennaio 2010)
Repressione, Cory Doctorow (10 gennaio 2010)
Miti, Umberto Galimberti (27 dicembre 2009)
Città esemplari (20 dicembre 2009)
Rifare la città (13 dicembre 2009)
Ricchezza della famiglia (6 dicembre 2009)
Capitale e condivisione (29 novembre 2009)
Miseria del millennio (22 novembre 2009)
Che cos'è la coscienza (15 novembre 2009)
Pirati e designer (11 ottobre 2009)
Scrivere la musica (6 settembre 2009)
L'arte dell'artigiano (28 giugno 2009)
Gandhi (7 giugno 2009)
La storia dei giornali (24 maggio 2009)
La valanga della crisi (29 marzo 2009
Il destino della storia (1 marzo 2009)
L'imprenditore di Schumpeter (22 febbraio 2009)
Il regime dei media (15 febbraio 2009)
Paul Veyne e costantino (9 febbraio 2009)
Sinapsi sociali (25 gennaio 2009)
Le storie contro la storia (18 gennaio 2009)
Io non sono il mio cervello (11 gennaio 2009)
Luminosa oscurità (4 gennaio 2009)
Il nuovo paradigma della finanza (21 dicembre 2008)
Il pericolo e l'intelligenza (14 dicembre 2008)
Beato chi si scandalizza (30 novembre 2008)
Viaggio per la felicità (2 novembre 2008)
Mercato o capitalismo (19 ottobre 2008)
Hacker (12 ottobre 2008)
Odio (27 settembre 2008)
Querdenker (24 agosto 2008)
L'indicibile segreto del segreto (14 agosto 2008)
Il filo dei libri (15 luglio 2008)
Felicità in azienda (28 maggio 2008)
Siamo le nostre azioni pubbliche (11 maggio 2008)
Senza povertà (4 maggio 2008)
Nothing ends (27 aprile 2008)
Esplorazioni insensate (5 aprile 2008)
L'arte del rinnovamento (16 marzo 2008)
L'arte nella storia (9 marzo 2008)
La logica della decrescita (2 marzo 2008)
La lettura dei confini (24 febbraio 2008)
La fortuna della filosofia (17 febbraio 2008)
Pensieri astratti su realtà concrete (3 febbraio 2008)
Memoria. Felicità (27 gennaio 2008)
Libertà della conoscenza (20 gennaio 2008)
Libertà della scienza (16 gennaio 2008)
Leggere nella complessità (13 gennaio 2008)
Leggere una storica scomparsa - 2 (6 gennaio 2008)
Leggere una storia scomparsa (31 dicembre 2007)
Il senso e la visione (22 dicembre 2007)
L'Italia e gli italiani (16 dicembre 2007)
La complessità della conoscenza (9 dicembre 2007)
L'organizzazione informale (2 dicembre 2007)
Il comune senso del capitalismo (4 novembre 2007)
Il gioco della matematica (28 ottobre 2007)
Numeri da leggere (7 ottobre 2007)
Fantadesign da leggere (30 settembre 2007)
Vivere una lettura filosofica della politica / 2 (23 settembre 2007)
Vivere una lettura filosofica della politica (16 settembre 2007)
Leggere il video partecipativo (5 agosto 2007)
L'identità delle vittime (29 luglio 2007)
La poesia di un amico è il titolo del racconto della tua vita (22 luglio 2007)
Leggere l'incomprensione (15 luglio 2007)
Il destino di leggere (8 luglio 2007)
Leggere la razza padrina (1 luglio 2007)
Leggere un incontro di civiltà (24 giugno 2007)
Lettura bella e popolare (17 giugno 2007)
Ricchezza della lettura in rete (3 giugno 2007)
Mutazioni nella lettura (27 maggio 2007)
Leggere nel futuro della città (20 maggio 2007)
Leggere il segreto di un inventore (13 maggio 2007)
L'organizzazione da leggere (6 maggio 2007)
La felicità di leggere (29 aprile 2007)
La scommessa di leggere (22 aprile 2007)
Leggere nel pensiero (15 aprile 2007)
Leggere nella mente digitale (8 aprile 2007)
Leggere nella rete (1 aprile 2007)
Leggere gli effetti dell'autobiografia (25 marzo 2007)
Leggere memi (18 marzo 2007)
Leggere l'identità del reporter (11 marzo 2007)
Leggere gli scenari (4 marzo 2007)
Leggere di quelli che lavorano (25 febbraio 2007)
Leggere dentro e fuori (18 febbraio 2007)
Leggere parole chiave (11 febbraio 2007)
Leggere appunti su ciò che non può essere scritto (4 febbraio 2007)
Rileggere quello che va riletto (28 gennaio 2007)
Leggere quello che gli amici hanno scritto (21 gennaio 2007)
Leggere quello che gli altri leggono (14 gennaio 2007)
Leggere per viaggiare (7 gennaio 2007)
Leggere per meditare (31 dicembre 2006)
Leggere per citare (24 dicembre 2006)
Gli occhiali per leggere (17 dicembre 2006)
Leggere, leggerezza, legge (10 dicembre 2006)
Leggere o non leggere (3 dicembre 2006)
Leggere per lavorare o lavorare per leggere? (26 novembre 2006)


Tag:  

Scrivono di libri: Clelia Mazzini (Akatalēpsìa), Luisa Carrada (Il mestiere di scrivere), Stefania Mola (Squilibri), Ste (melodiainotturna), Ossimora (Antonia nella notte), Remo Bassini (Appunti), Seia Montanelli (Paese d'Ottobre), Renee (Book of the day), Mitì Vigliero (Placida Signora), Gian Paolo Serino (Satisfiction), Gattostanco, Gabriella Alù (Non solo Proust), Patrizia Bruce (Dimmi, cosa leggi?), Angèle Paoli (Terres del femmes), Alessio. E... VibrisseLipperaturaLitteratitudineWittgenstein, talvolta. E inoltre: Bottega di LetturaPenna e mouseBookrepublicLa FrustaZamBooksblog. E MilanoNera. E Sottotomo... BooksWebTvPalagniacAmalteoCarmilla onlineAntonio Genna. E Nazione indiana.


Pagina aNobii (social network sui libri)

In libreriaEconomia della felicità, dalla blogosfera al valore del dono e oltreFeltrinelli



Bookmark and Share

BookBlogging - RISORGIMENTO - Villari

| | Comments (0) | TrackBacks (0)
More about Bella e perduta
Un bellissimo libro. Una narrazione affascinante. Una storia scritta da uno storico. Un invito all'attenzione nei confronti dei lettori. Lucio Villari condivide la sua sapienza sul Risorgimento con chi incontra il suo libro, con spirito di servizio e autentico, contagioso, piacere letterario.

Ma oltre a questo una sintesi di fatti decisivi. Come raramente si possono ricordare nella storia italiana. Una storia di solito fatta di sovrapposizioni, sedimentazioni, esperienze non dette e mal digerite. Misteri senza possibilità di soluzione. Delitti, anche collettivi, senza catarsi. Eroismi dimenticati, nella confusione dei messaggi di disinformazione e disattenzione.

Il Risorgimento invece è stato, come racconta Villari, un movimento della realtà. Una visione, forse, appunto, letteraria, tradotta in un'azione politica definita da eventi internazionali e da iniziative di minoranze coraggiose, incanalata nella storia da operatori della diplomazia di altissima qualità. Ma soprattutto un fatto riconoscibile da tutta una popolazione. Un fatto. Intorno al quale la società, ancora oggi, si può dare un discorso comune. A partire dal quale, eventualmente, discutere e progettare alternative.

Con un sottotesto, forse. La storia del federalismo abbandonato nell'epoca risorgimentale a favore di un modello centralista ben poco adatto alla realtà italiana: un federalismo che era peraltro orientato all'aggregazione, all'inclusione, alla costruzione di una cosa comune. Quel federalismo ottocentesco si confronta con una concezione odierna di federalismo che deve contemporaneamente recuperare le radici territoriali diverse e decentrare i poteri, in una tensione che non è aggregante e inclusiva, ma che rischia al contrario di essere orientata a dividere. Può essere un passo necessario, tuttavia. Perché risponde a esigenze e domande sociali immediate. Purché venga compiuto nell'ipotesi di valorizzare le eccellenze di ogni partecipante, non nella speranza di escludere e dividere senza costruire.
  
_______________________________________________________________________
Alcuni libri che ho in mano             
  Impressioni mentre leggo

Kathrin Passig, Sascha Lobo
Il libro dei pigri felici
Feltrinelli

Aldo Schiavone  

L'Italia contesa
Laterza

La saggezza è un percorso
 denso di imprevisti. Nel quale
molti preconcetti possono essere discussi. 

Due metamorfosi: l'epoca post-industriale
nell'Italia post-democristiana. 
Alla ricerca di un'identità e di una prospettiva.
_______________________________________________________________________

Nel frattempo continuano le riflessioni sul libro di Jeremy Rifkin, sull'empatia, espresse in breve in un post precedente.

------------------------------------------------------------------------------
Altre letture citate:
Patel - il valore
Sun - media cinesi
Dazieri - gorilla
Conner - scienza popolare
Brokman - ottimismo
------------------------------------------------------------------------------

Le puntate precedenti di questa specie di "rubrica" vagamente domenicale...
Mediologia, Régis Debray (14 febbraio 2010)
Tempo, Roberto Peregalli (31 gennaio 2010)
Repressione, Cory Doctorow (10 gennaio 2010)
Miti, Umberto Galimberti (27 dicembre 2009)
Città esemplari (20 dicembre 2009)
Rifare la città (13 dicembre 2009)
Ricchezza della famiglia (6 dicembre 2009)
Capitale e condivisione (29 novembre 2009)
Miseria del millennio (22 novembre 2009)
Che cos'è la coscienza (15 novembre 2009)
Pirati e designer (11 ottobre 2009)
Scrivere la musica (6 settembre 2009)
L'arte dell'artigiano (28 giugno 2009)
Gandhi (7 giugno 2009)
La storia dei giornali (24 maggio 2009)
La valanga della crisi (29 marzo 2009
Il destino della storia (1 marzo 2009)
L'imprenditore di Schumpeter (22 febbraio 2009)
Il regime dei media (15 febbraio 2009)
Paul Veyne e costantino (9 febbraio 2009)
Sinapsi sociali (25 gennaio 2009)
Le storie contro la storia (18 gennaio 2009)
Io non sono il mio cervello (11 gennaio 2009)
Luminosa oscurità (4 gennaio 2009)
Il nuovo paradigma della finanza (21 dicembre 2008)
Il pericolo e l'intelligenza (14 dicembre 2008)
Beato chi si scandalizza (30 novembre 2008)
Viaggio per la felicità (2 novembre 2008)
Mercato o capitalismo (19 ottobre 2008)
Hacker (12 ottobre 2008)
Odio (27 settembre 2008)
Querdenker (24 agosto 2008)
L'indicibile segreto del segreto (14 agosto 2008)
Il filo dei libri (15 luglio 2008)
Felicità in azienda (28 maggio 2008)
Siamo le nostre azioni pubbliche (11 maggio 2008)
Senza povertà (4 maggio 2008)
Nothing ends (27 aprile 2008)
Esplorazioni insensate (5 aprile 2008)
L'arte del rinnovamento (16 marzo 2008)
L'arte nella storia (9 marzo 2008)
La logica della decrescita (2 marzo 2008)
La lettura dei confini (24 febbraio 2008)
La fortuna della filosofia (17 febbraio 2008)
Pensieri astratti su realtà concrete (3 febbraio 2008)
Memoria. Felicità (27 gennaio 2008)
Libertà della conoscenza (20 gennaio 2008)
Libertà della scienza (16 gennaio 2008)
Leggere nella complessità (13 gennaio 2008)
Leggere una storica scomparsa - 2 (6 gennaio 2008)
Leggere una storia scomparsa (31 dicembre 2007)
Il senso e la visione (22 dicembre 2007)
L'Italia e gli italiani (16 dicembre 2007)
La complessità della conoscenza (9 dicembre 2007)
L'organizzazione informale (2 dicembre 2007)
Il comune senso del capitalismo (4 novembre 2007)
Il gioco della matematica (28 ottobre 2007)
Numeri da leggere (7 ottobre 2007)
Fantadesign da leggere (30 settembre 2007)
Vivere una lettura filosofica della politica / 2 (23 settembre 2007)
Vivere una lettura filosofica della politica (16 settembre 2007)
Leggere il video partecipativo (5 agosto 2007)
L'identità delle vittime (29 luglio 2007)
La poesia di un amico è il titolo del racconto della tua vita (22 luglio 2007)
Leggere l'incomprensione (15 luglio 2007)
Il destino di leggere (8 luglio 2007)
Leggere la razza padrina (1 luglio 2007)
Leggere un incontro di civiltà (24 giugno 2007)
Lettura bella e popolare (17 giugno 2007)
Ricchezza della lettura in rete (3 giugno 2007)
Mutazioni nella lettura (27 maggio 2007)
Leggere nel futuro della città (20 maggio 2007)
Leggere il segreto di un inventore (13 maggio 2007)
L'organizzazione da leggere (6 maggio 2007)
La felicità di leggere (29 aprile 2007)
La scommessa di leggere (22 aprile 2007)
Leggere nel pensiero (15 aprile 2007)
Leggere nella mente digitale (8 aprile 2007)
Leggere nella rete (1 aprile 2007)
Leggere gli effetti dell'autobiografia (25 marzo 2007)
Leggere memi (18 marzo 2007)
Leggere l'identità del reporter (11 marzo 2007)
Leggere gli scenari (4 marzo 2007)
Leggere di quelli che lavorano (25 febbraio 2007)
Leggere dentro e fuori (18 febbraio 2007)
Leggere parole chiave (11 febbraio 2007)
Leggere appunti su ciò che non può essere scritto (4 febbraio 2007)
Rileggere quello che va riletto (28 gennaio 2007)
Leggere quello che gli amici hanno scritto (21 gennaio 2007)
Leggere quello che gli altri leggono (14 gennaio 2007)
Leggere per viaggiare (7 gennaio 2007)
Leggere per meditare (31 dicembre 2006)
Leggere per citare (24 dicembre 2006)
Gli occhiali per leggere (17 dicembre 2006)
Leggere, leggerezza, legge (10 dicembre 2006)
Leggere o non leggere (3 dicembre 2006)
Leggere per lavorare o lavorare per leggere? (26 novembre 2006)


Tag:  

Scrivono di libri: Clelia Mazzini (Akatalēpsìa), Luisa Carrada (Il mestiere di scrivere), Stefania Mola (Squilibri), Ste (melodiainotturna), Ossimora (Antonia nella notte), Remo Bassini (Appunti), Seia Montanelli (Paese d'Ottobre), Renee (Book of the day), Mitì Vigliero (Placida Signora), Gian Paolo Serino (Satisfiction), Gattostanco, Gabriella Alù (Non solo Proust), Patrizia Bruce (Dimmi, cosa leggi?), Angèle Paoli (Terres del femmes), Alessio. E... VibrisseLipperaturaLitteratitudineWittgenstein, talvolta. E inoltre: Bottega di LetturaPenna e mouseBookrepublicLa FrustaZamBooksblog. E MilanoNera. E Sottotomo... BooksWebTvPalagniacAmalteoCarmilla onlineAntonio Genna. E Nazione indiana.


Pagina aNobii (social network sui libri)

In libreriaEconomia della felicità, dalla blogosfera al valore del dono e oltreFeltrinelli



Bookmark and Share

Empatia ed entropia

| | Comments (0) | TrackBacks (0)
More about La civiltà dell'empatiaPuò piacere o meno, ma innegabilmente Jeremy Rifkin ha delle intuizioni editoriali forti. Questa sua Civiltà dell'empatia lo dimostra ancora una volta.

L'idea è di ricostruire la storia dell'umanità non come insieme di conflitti e competizioni, ma attraverso le vicende che hanno portato la specie umana a sviluppare le forme di collaborazione che l'hanno resa capace non solo di sopravvivere ma anche di dominare il pianeta. 

Forme di collaborazione che peraltro sono cresciute in un modo tale da sviluppare anche un'entropia crescente, a sua volta capace di mettere a rischio la sopravvivenza stessa del pianeta.

L'umanità è naturalmente collaborativa, come dimostra la scoperta dei neuroni-specchio, dice Rifkin. Ma la struttura che ha creato per collaborare è tecnicamente entropica. La contraddizione si scioglie solo facendo un passo avanti nell'empatia. Un passo epocale.

------------------------------------------------------------------------------
Altre letture:
Patel - il valore
Sun - media cinesi
Dazieri - gorilla
Conner - scienza popolare
Brokman - ottimismo
Il filo del BookBlogging - Gaggi e altri - giornalismo
------------------------------------------------------------------------------

La razionalità dell'altruismo

| | Comments (3) | TrackBacks (0)
More about Il valore delle cose e le illusioni del liberismoLeggendo il libro di Raj Patel vien voglia di raccontarlo. Il capitolo dedicato al mercato e all'homo oeconomicus per esempio offre spunti da registrare. Perché non si occupa solo di ricordare che l'essere calcolatore ipotizzato dall'economia neoclassica non esiste. In realtà, offre angoli di riflessione molto più avanzati.

In sostanza, dice Patel, il mercato è un fenomeno sociale. Funziona se e solo se le regole sociali funzionano. Se c'è fiducia tra le persone il mercato. Se esiste una condivisa idea del fatto che lo scambio economico deve avvantaggiare tutti i partecipanti in modo equo. In una società che funziona, il mercato determina il giusto valore di scambio tra le merci, sicché ciascuno ne trae il giusto guadagno. Il mercato non funziona nelle società in cui nessuno si fida degli altri, nelle società in cui la prevaricazione e la violenza prevalgono. Il che significa che se si vuole una società di mercato, si vuole una società attenta ai beni comuni (come la fiducia negli altri e ciò che la determina e salvaguarda) almeno altrettanto di quanto non sia attenta al vantaggio individuale. Esiste una razionalità dell'altruismo (e della consapevolezza che gli affari si fanno in due), che probabilmente risponde all'irrazionalità ormai provata delle singole persone.

CAPITALISMO - Raj Patel

| | Comments (1) | TrackBacks (0)
More about Il valore delle cose e le illusioni del liberismo «Se la guerra è il metodo scelto da Dio per insegnare la geografia agli americani, la recessione è la sua maniera di impartire a tutti un po' di lezioni di economia». 

La crisi attuale per Raj Patel dimostra che «la retorica del libero mercato serve in realtà a camuffare attività che con i mercati non hanno nulla a che vedere». L'homo oeconomicus è parte di quella retorica. Di sicuro qualche homo del genere è riuscito a convincere molti governi a salvare le banche responsabili della crisi per mantenere il più a lungo possibile in vita il sistema attuale. Ma questo non significa che tutta la popolazione umana debba necessariamente conformarsi ai dettami antropologici della finanza.

Patel esplora molti paradossi dell'economia e li confronta con punti di vista che di solito si dimenticano, dove la razionalità concreta di alcune popolazioni del Sud del mondo fa una figura migliore dell'astratta razionalità dell'homo oeconomicus occidentale (che poteva vantare fino a qualche tempo fa i risultati migliori ma che recentemente appare in difficoltà). E cerca le radici del valore, nella strana vicenda che l'economia attraversa in questo periodo storico. 

La lettura di Patel va affrontata con pazienza. Il libro è divertente. Le sue conseguenze però richiedono più tempo di quanto ne lascino alla riflessione quelle che lui stesso definisce «illusioni del capitalismo». 

Ma il racconto di ciò che c'è oltre la crisi è l'unico modo di superarla.

------------------------------------------------------------------------------
Altre letture:
Sun - media cinesi
Dazieri - gorilla
Conner - scienza popolare
Brokman - ottimismo
Il filo del BookBlogging - Gaggi e altri - giornalismo
------------------------------------------------------------------------------

I media della diaspora cinese

| | Comments (1) | TrackBacks (0)
More about Media and the Chinese Diaspora La formazione e la sussistenza dell'identità collettiva cinese fuori dalla Cina richiede il funzionamento di tre istituzioni: 1. network di business, clan, associazioni 2. scuole in lingua cinese 3. media in lingua cinese. Lo osserva nel suo studio Wanning Sun, che insegna Media alla Curtin University of Technology, nell'Australia occidentale. Il suo libro analizza il contributo dei media cinesi nel mantenimento dei legami identitari, politici e organizzativi delle persone che lasciano la madrepatria cinese per andare a vivere nel resto del mondo, dall'Indonesia al Canada, dalla Malesia all'Australia. E' un argomento destinato a un crescente interesse - mentre le piattaforme mediatiche occidentali tipo Google sembrano arretrare in Cina e mentre le iniziative mediatiche cinesi avanzano nel resto del mondo. (Media and the Chinese Diaspora, Community, communications and commerce, Edited by Wanning Sun, Routledge, 2006)

------------------------------------------------------------------------------
Precedenti
Dazieri - gorilla
Conner - scienza popolare
Brokman - ottimismo
Il filo del BookBlogging - Gaggi e altri - giornalismo
------------------------------------------------------------------------------

SmallReading #3 - GORILLA - Dazieri

| | Comments (1) | TrackBacks (0)
More about La bellezza è un malinteso Leggendo il nuovo libro di Sandrone Dazieri viene voglia di dirlo in giro, che lo si sta leggendo.

E' divertente, come al solito. E ti prende in giro con i suoi commenti tra parentesi ai fatti che succedono. E ti fa venire in mente che anche a te, come al suo protagonista, succede di «trasformare il lavoro in qualcosa di personale, che ti fa rischiare e stare male. Che ti fa perdere». E sai che tracciare la linea della professionalità, del distacco, del calcolo, significa coltivare la consapevolezza della ragione e l'energia dell'istinto. Eppure sai che si rischia comunque: restando da una parte della linea si rischia di fare una vita poco generosa verso se stessi e gli altri; superandola si rischia di farsi fregare per eccesso di generosità verso se stessi e gli altri... E non c'è modo di cavarsela: si sbaglia sempre. Ma ne vale la pena. Se la storia è bella.

------------------------------------------------------------------------------
Precedenti
SmallReading 2 - Conner - scienza popolare
SmallReading 1 - Brokman - ottimismo
Il filo del BookBlogging - Gaggi e altri - giornalismo
------------------------------------------------------------------------------

Una bella intervista. Ah c'è anche il booktraliler:


SmallReading - SCIENZA POPOLARE - Conner

| | Comments (0) | TrackBacks (0)
More about Storia popolare della scienza Clifford Conner scrive una Storia popolare della scienza per restituire il merito dell'avanzamento della conoscenza scientifica al popolo. È convinto che i grandi e famosi scienziati che hanno fama di aver compiuto le più importanti scoperte debbano molto, moltissimo, alla ricerca silenziosa e nascosta di milioni di persone, artigiani e contadini, cacciatori e raccoglitori, pescatori e costruttori edili, che hanno compiuto un'opera certosina di sperimentazione ed elaborazione di conoscenze le cui conseguenze sono di fatto il fondamento sul quale si sono poi sviluppate le ricerche scientifiche "ufficiali".

Le conseguenze di questa impostazione sono affascinanti. Come sempre quando ci si pongono domande sul ruolo dell'individuo e il ruolo della società nel determinare il percorso della storia (l'ultimo, indelebile, capitolo di Guerra e pace...). Un labirinto nel quale è sempre intellettualmente piacevole perdersi (per un po', soprattutto quando occorre curare le opinioni troppo deterministiche).

Uno dei lati più problematici dell'impostazione di Clifford è il complesso delle relazioni tra la cultura di pubblico dominio, la libera circolazione del sapere, le dinamiche sociali, la scienza e la tecnologia. Clifford la vede da un punto di vista piuttosto particolare: gli artigiani, autori della maggior parte delle scoperte tecnologiche fondamentali, tenevano segreto il loro sapere. La divulgazione delle loro conoscenze è stata effettuata da persone appartenenti a ceti superiori, legati al processo di industrializzazione: e di fatto è stata coerente con la strategia di proletarizzazione degli artigiani. I divulgatori e coloro che condividevano le conoscenze si atteggiavano ad amanti dell'umanità, dice Clifford: «La loro liberalità corrispondeva, però, all'ipocrisia dell'economia liberista: i paesi che sono i più convinti fautori del libero mercato sono inevitabilmente quelli che hanno più strumenti per dominarlo». 

È una conclusione parziale, che non fa onore all'impostazione ben più strategica dell'insieme del libro. Ma che conduce a sottolineare un aspetto importante della relazione tra conoscenza e sviluppo economico. Non è infatti vero che esista un solo tipo di trattamento della proprietà intellettuale migliore in ogni epoca e in ogni contesto storico. Non c'è dubbio che l'impostazione scientifica orientata a condividere i risultati della ricerca abbia condotto a importanti avanzamenti della conoscenza. Del resto non c'è dubbio che l'industrializzazione abbia migliorato le condizioni materiali delle popolazioni che l'hanno vissuta. E i privilegi delle corporazioni artigiane hanno effettivamente avuto un ruolo di equilibrio sociale e di sviluppo economico ma hanno anche dimostrato i loro difetti quando si trattava di fare dei salti di produzione di fronte a grandi allargamenti degli orizzonti geoecconomici che richiedevano forti economie di scala. Lo stesso sistema dei brevetti ha dimostrato di funzionare in alcuni contesti come incentivo all'innovazione e di diventare invece un freno in altri contesti.

Si può invece trarre spunto dal libro di Clifford per sottolineare come la conoscenza tecnologica e scientifica avvenga molto più in base a dinamiche sociali ed economiche profonde di quanto non possa mostrare una storia concentrata sui grandi personaggi famosi. Certamente, si può vedere un parallelo tra lo scambio di informazioni che si sviluppa sui media sociali e un possibile avanzamento del'intelligenza collettiva. Così come si può vedere che la conoscenza di dominio pubblico è di fatto il grande humus dell'avanzamento delle conoscenze di una società. Inoltre fa pensare che la proprietà intellettuale sia un valore da pensare non solo in funzione di uno sfruttamento individuale ma anche dal punto di vista sociale: i commons, i brevetti, il segreto industriale sono altrettante soluzioni istituzionalmente valide per il trattamento della conoscenza; nessuna deve prevalere sull'altra in modo integralista, per non chiudere la strada all'innovazione.

(Precedente SmallReading. Sul filo del BookBlogging...)

SmallReading - OTTIMISMO - Brockman

| | Comments (2) | TrackBacks (0)
More about 153 ragioni per essere ottimistiIl potere individuale o di un ceto o di una casta è una faccenda molto indagata e temuta. Ma il potere dell'umanità?

John Brockman e la squadra di intellettuali della Terza cultura producono filosofia empirica, concretamente ancorata ai percorsi di ricerca scientifica e tecnologica che conducono quotidianamente.

E a sentire loro, il potere dell'umanità è qualcosa di molto più chiaro del potere politico. È semplicemente definito dal limite del possibile. Ed è chiaro che il potere dell'umanità è aumentato enormemente, perché l'evoluzione culturale dell'umanità ha spostato il limite del possibile oltre ogni immaginazione. C'è chi se ne spaventa. Ma la Terza cultura ne tira fuori una conclusione inattesa: l'ottimismo è al di qua del limite del possibile.

Daniel C. Dennett, introducendo il volume, si chiede come sia credibile tutto questo in un mondo che rischia di finire distrutto dal potere dell'umanità. E la sua risposta è vagamente antropologica. Gli autori della Terza cultura sono ottimisti perché vivono bene, perché dedicano la loro vita alla ricerca su temi appassionanti, perché generano scoperte straordinarie, perché affrontano i grandi problemi e trovano soluzioni. E ne tira fuori una conseguenza che forse è soltanto narrativa ma non è certo priva di una suggestione: «La conoscenza è probabilmente la soluzione. Via via che la rendiamo sempre più accessibile, sempre più persone troveranno il modo, il tempo e l'energia per costruirsi un'esistenza ricca di significato, che risponde ai loro ben informati sistemi di valori. Sarà un mondo in tumulto, ma un mondo migliore».

More about L'ultima notizia
Tra i molti temi della crisi dei giornali, c'è un aspetto sottile e complicato cui è difficile dare un contorno e una verificabile motivazione. Se ne parla prendendo in considerazione il concetto di credibilità. 

Massimo Gaggi e Marco Bardazzi accennano alla questione riportando i risultati degli studi condotti in materia all'università di Chicago "che da decenni tasta il polso all'opinione pubblica per capire quanto si fidi delle varie istituzioni americane. Dagli anni Settanta fino alla metà degli Ottanta, la stampa in quanto a credibilità era alla pari con i militari, il Congresso, le fedi religiose. Ma negli anni Novanta ha cominciato a perdere posizioni. Nel 1990 il 74 per cento degli americani era ancora pronto a dire di avere fiducia nella libertà di stampa e nei contenuti dei media. Ma dieci anni dopo la percentuale era già slittata al 58 per cento. E da allora ha continuato a scendere, bocciando indistintamente organi di stampa progressisti e conservatori".


More about Que sont les médias ?La questione potrebbe essere posta in chiave di distacco tra le aspettative del pubblico e la percezione dei risultati che il pubblico stesso riconosce nel racconto mediatico. Si potrebbe sostenere che un'antica e affascinante mitologia considera i media come una sorta di quarto potere che nella società serve a bilanciare attraverso l'informazione indipendente i tre classici poteri teorizzati da Montesquieu e che questo costituisca l'aspettativa, in qualche caso soddisfatta, del pubblico. Ma si può osservare che l'evoluzione del rapporto tra i poteri è meno equilibrata di quanto sarebbe necessario in base alla teoria di Montesquieu, tanto che gli stessi media non si dimostrino all'altezza di svolgere il loro compito con la dovuta indipendenza. Secondo Rémy Rieffel, però, la questione del potere dei media è ambigua. Perché i media non sono immuni dalla crescente complessità della vita sociale. In queste condizioni, la loro estraneità ai sistemi di potere è difficilmente praticabile, mentre la loro relazione con il pubblico non è lineare: anzi, è immersa in un complesso sistema di feedback e interdipendenze, nel quale non si può univocamente distinguere tra cause ed effetti. Il che non risolve il problema della credibilità, ma lo sposta.

More about Sociologie du journalismeAnche perché nello stesso racconto della realtà che emerge dai media sussistono tutte le limitazioni tipiche di ogni storytelling. Compreso il rapporto ambiguo tra verità e verosimiglianza. Ne parla anche Erik Neveu nel suo saggio sulla sociologia del giornalismo. Il prodotto narrativo che si attiene alla verosimiglianza piuttosto che cercare la verità può essere considerato cinico o realistico a seconda che si consideri più o meno praticabile la ricerca della verità. 

Si tratta di una discussione infinita dalla quale si emerge di solito soltanto a tratti quando un fatto o un'idea bucano le convenzioni, aprendo una finestra su una visione del mondo diversa da quella dei quadri interpretativi abituali.

L'impressione è che i media non vadano più distinti per tipo di supporto, ma per progetto di lavoro e obiettivo culturale. La gran parte del lavoro dei media non è destinato a svelare verità nascoste ma a far funzionare la circolazione delle informazioni all'interno di sistemi di verità convenzionali. Il che finisce con l'appoggiare i labirinti mentali e culturali dai quali le società non escono facilmente, né spesso volentieri. Una piccola parte dei media invece ha lo scopo di fare ricerca. Si prende dei rischi e contrasta le visioni convenzionali. Ne viene fuori con idee che a torto o a ragione disputano le informazioni esistenti. 

Per questo tipo di media occorre un supporto costituzionale - che in molti paesi esiste - e una continua riflessione epistemologica: perché come ogni ricerca, anche questa ha bisogno di un metodo attraverso il quale si possano valutare e condividere i risultati. Un approccio di ricerca, avrebbe almeno il vantaggio di rendere più umile chi lo pratica e meno ideologica l'aspettativa di chi ne fruisce: il che probabilmente ne alimenterebbe la credibilità.

_______________________________________________________________________
Alcuni libri che ho in mano             
  Impressioni mentre leggo

David Weinberger
Elogio del disordine
Bur

Emanuel Rosen  

Passaparola
Il Sole 24 Ore

L'ordine del mondo fisico imponeva
 alla realtà una struttura limitata, che
il mondo digitale ha riformato. 

Il medium della nuova epoca è fatto dalle
persone che si esprimono e si connettono. 
Anche il marketing impara a tenerne conto.
_______________________________________________________________________


Le puntate precedenti di questa specie di "rubrica"...
Mediologia, Régis Debray (14 febbraio 2010)
Tempo, Roberto Peregalli (31 gennaio 2010)
Repressione, Cory Doctorow (10 gennaio 2010)
Miti, Umberto Galimberti (27 dicembre 2009)
Città esemplari (20 dicembre 2009)
Rifare la città (13 dicembre 2009)
Ricchezza della famiglia (6 dicembre 2009)
Capitale e condivisione (29 novembre 2009)
Miseria del millennio (22 novembre 2009)
Che cos'è la coscienza (15 novembre 2009)
Pirati e designer (11 ottobre 2009)
Scrivere la musica (6 settembre 2009)
L'arte dell'artigiano (28 giugno 2009)
Gandhi (7 giugno 2009)
La storia dei giornali (24 maggio 2009)
La valanga della crisi (29 marzo 2009
Il destino della storia (1 marzo 2009)
L'imprenditore di Schumpeter (22 febbraio 2009)
Il regime dei media (15 febbraio 2009)
Paul Veyne e costantino (9 febbraio 2009)
Sinapsi sociali (25 gennaio 2009)
Le storie contro la storia (18 gennaio 2009)
Io non sono il mio cervello (11 gennaio 2009)
Luminosa oscurità (4 gennaio 2009)
Il nuovo paradigma della finanza (21 dicembre 2008)
Il pericolo e l'intelligenza (14 dicembre 2008)
Beato chi si scandalizza (30 novembre 2008)
Viaggio per la felicità (2 novembre 2008)
Mercato o capitalismo (19 ottobre 2008)
Hacker (12 ottobre 2008)
Odio (27 settembre 2008)
Querdenker (24 agosto 2008)
L'indicibile segreto del segreto (14 agosto 2008)
Il filo dei libri (15 luglio 2008)
Felicità in azienda (28 maggio 2008)
Siamo le nostre azioni pubbliche (11 maggio 2008)
Senza povertà (4 maggio 2008)
Nothing ends (27 aprile 2008)
Esplorazioni insensate (5 aprile 2008)
L'arte del rinnovamento (16 marzo 2008)
L'arte nella storia (9 marzo 2008)
La logica della decrescita (2 marzo 2008)
La lettura dei confini (24 febbraio 2008)
La fortuna della filosofia (17 febbraio 2008)
Pensieri astratti su realtà concrete (3 febbraio 2008)
Memoria. Felicità (27 gennaio 2008)
Libertà della conoscenza (20 gennaio 2008)
Libertà della scienza (16 gennaio 2008)
Leggere nella complessità (13 gennaio 2008)
Leggere una storica scomparsa - 2 (6 gennaio 2008)
Leggere una storia scomparsa (31 dicembre 2007)
Il senso e la visione (22 dicembre 2007)
L'Italia e gli italiani (16 dicembre 2007)
La complessità della conoscenza (9 dicembre 2007)
L'organizzazione informale (2 dicembre 2007)
Il comune senso del capitalismo (4 novembre 2007)
Il gioco della matematica (28 ottobre 2007)
Numeri da leggere (7 ottobre 2007)
Fantadesign da leggere (30 settembre 2007)
Vivere una lettura filosofica della politica / 2 (23 settembre 2007)
Vivere una lettura filosofica della politica (16 settembre 2007)
Leggere il video partecipativo (5 agosto 2007)
L'identità delle vittime (29 luglio 2007)
La poesia di un amico è il titolo del racconto della tua vita (22 luglio 2007)
Leggere l'incomprensione (15 luglio 2007)
Il destino di leggere (8 luglio 2007)
Leggere la razza padrina (1 luglio 2007)
Leggere un incontro di civiltà (24 giugno 2007)
Lettura bella e popolare (17 giugno 2007)
Ricchezza della lettura in rete (3 giugno 2007)
Mutazioni nella lettura (27 maggio 2007)
Leggere nel futuro della città (20 maggio 2007)
Leggere il segreto di un inventore (13 maggio 2007)
L'organizzazione da leggere (6 maggio 2007)
La felicità di leggere (29 aprile 2007)
La scommessa di leggere (22 aprile 2007)
Leggere nel pensiero (15 aprile 2007)
Leggere nella mente digitale (8 aprile 2007)
Leggere nella rete (1 aprile 2007)
Leggere gli effetti dell'autobiografia (25 marzo 2007)
Leggere memi (18 marzo 2007)
Leggere l'identità del reporter (11 marzo 2007)
Leggere gli scenari (4 marzo 2007)
Leggere di quelli che lavorano (25 febbraio 2007)
Leggere dentro e fuori (18 febbraio 2007)
Leggere parole chiave (11 febbraio 2007)
Leggere appunti su ciò che non può essere scritto (4 febbraio 2007)
Rileggere quello che va riletto (28 gennaio 2007)
Leggere quello che gli amici hanno scritto (21 gennaio 2007)
Leggere quello che gli altri leggono (14 gennaio 2007)
Leggere per viaggiare (7 gennaio 2007)
Leggere per meditare (31 dicembre 2006)
Leggere per citare (24 dicembre 2006)
Gli occhiali per leggere (17 dicembre 2006)
Leggere, leggerezza, legge (10 dicembre 2006)
Leggere o non leggere (3 dicembre 2006)
Leggere per lavorare o lavorare per leggere? (26 novembre 2006)


Tag:  

Scrivono di libri: Clelia Mazzini (Akatalēpsìa), Luisa Carrada (Il mestiere di scrivere), Stefania Mola (Squilibri), Ste (melodiainotturna), Ossimora (Antonia nella notte), Remo Bassini (Appunti), Seia Montanelli (Paese d'Ottobre), Renee (Book of the day), Mitì Vigliero (Placida Signora), Gian Paolo Serino (Satisfiction), Gattostanco, Gabriella Alù (Non solo Proust), Patrizia Bruce (Dimmi, cosa leggi?), Angèle Paoli (Terres del femmes), Alessio. E... VibrisseLipperaturaLitteratitudineWittgenstein, talvolta. E inoltre: Bottega di LetturaPenna e mouseBookrepublicLa FrustaZamBooksblog. E MilanoNera. E Sottotomo... BooksWebTvPalagniacAmalteoCarmilla onlineAntonio Genna. E Nazione indiana.


Pagina aNobii (social network sui libri)

In libreriaEconomia della felicità, dalla blogosfera al valore del dono e oltreFeltrinelli



Bookmark and Share

BookBlogging - MEDIOLOGIA - Régis Debray

| | Comments (1) | TrackBacks (0)
More about Cours de mediologie generale
Régis Debray è un intellettuale militante, controverso, colto e innovativo. Tra le sue avventure c'è la fondazione della mediologia, una disciplina che si sforza di trovare una dimensione specifica per la ricerca, appunto, sui media.

Il suo corso di mediologia generale è apparso nel 1991. Ed è ancora denso di suggestioni, nonostante il tempo sia corso veloce da allora. Perché la sua riflessione era e resta pienamente solida. La sua mediologia tenta di definire lo studio "scientifico" della trasmissione del senso, della cultura, della conoscenza, attraverso il linguaggio, le immagini, le tecnologie. E si concentra su quello che noi oggi potremmo definire "piattaforme" ed "ecosistemi" dell'informazione: non si occupa dei messaggi che trasmettono ma eventualmente dell'influenza che le strutture di trasmissione e i loro contesti hanno sulle modalità di generazione dei messaggi. Non si occupa della "verità" o della "bellezza" dei contenuti, ma delle modalità con le quali essi sono prodotti, trasmessi e fruiti. Poiché nella nostra epoca sono proprio queste strutture a essere messe in discussione dall'innovazione accelerata da internet e i media sociali, la riflessione mediologica di Debray vale il tempo che richiede ripercorrerla.

La sua mediasfera per esempio è una nozione che arricchisce profondamente l'idea di ecosistema dell'informazione. Considerando, alla luce dell'esperienza della scuola francese della storia delle mentalità, la totalità umana e tecnica dei media e del discernimento del senso che trasportano. La mediologia non è la sociologia dei media: è casomai la storia e la filosofia della trasmissione del senso.

Ed è comunque una lettura di grande valore letterario. Come attestano alcune battute tipo: "La médiologie se voudrait au monde idéologique ce que l'écologie est au monde économique". Il che spiega in una riga il senso di una vita di ricerca.

_______________________________________________________________________
Alcuni libri che ho in mano             
  Impressioni mentre leggo

David Weinberger
Elogio del disordine
Bur

Emanuel Rosen  

Passaparola
Il Sole 24 Ore

L'ordine del mondo fisico imponeva
 alla realtà una struttura limitata, che
il mondo digitale ha riformato. 

Il medium della nuova epoca è fatto dalle
persone che si esprimono e si connettono. 
Anche il marketing impara a tenerne conto.
_______________________________________________________________________


Le puntate precedenti di questa specie di "rubrica"...
Tempo, Roberto Peregalli (31 gennaio 2010)
Repressione, Cory Doctorow (10 gennaio 2010)
Miti, Umberto Galimberti (27 dicembre 2009)
Città esemplari (20 dicembre 2009)
Rifare la città (13 dicembre 2009)
Ricchezza della famiglia (6 dicembre 2009)
Capitale e condivisione (29 novembre 2009)
Miseria del millennio (22 novembre 2009)
Che cos'è la coscienza (15 novembre 2009)
Pirati e designer (11 ottobre 2009)
Scrivere la musica (6 settembre 2009)
L'arte dell'artigiano (28 giugno 2009)
Gandhi (7 giugno 2009)
La storia dei giornali (24 maggio 2009)
La valanga della crisi (29 marzo 2009
Il destino della storia (1 marzo 2009)
L'imprenditore di Schumpeter (22 febbraio 2009)
Il regime dei media (15 febbraio 2009)
Paul Veyne e costantino (9 febbraio 2009)
Sinapsi sociali (25 gennaio 2009)
Le storie contro la storia (18 gennaio 2009)
Io non sono il mio cervello (11 gennaio 2009)
Luminosa oscurità (4 gennaio 2009)
Il nuovo paradigma della finanza (21 dicembre 2008)
Il pericolo e l'intelligenza (14 dicembre 2008)
Beato chi si scandalizza (30 novembre 2008)
Viaggio per la felicità (2 novembre 2008)
Mercato o capitalismo (19 ottobre 2008)
Hacker (12 ottobre 2008)
Odio (27 settembre 2008)
Querdenker (24 agosto 2008)
L'indicibile segreto del segreto (14 agosto 2008)
Il filo dei libri (15 luglio 2008)
Felicità in azienda (28 maggio 2008)
Siamo le nostre azioni pubbliche (11 maggio 2008)
Senza povertà (4 maggio 2008)
Nothing ends (27 aprile 2008)
Esplorazioni insensate (5 aprile 2008)
L'arte del rinnovamento (16 marzo 2008)
L'arte nella storia (9 marzo 2008)
La logica della decrescita (2 marzo 2008)
La lettura dei confini (24 febbraio 2008)
La fortuna della filosofia (17 febbraio 2008)
Pensieri astratti su realtà concrete (3 febbraio 2008)
Memoria. Felicità (27 gennaio 2008)
Libertà della conoscenza (20 gennaio 2008)
Libertà della scienza (16 gennaio 2008)
Leggere nella complessità (13 gennaio 2008)
Leggere una storica scomparsa - 2 (6 gennaio 2008)
Leggere una storia scomparsa (31 dicembre 2007)
Il senso e la visione (22 dicembre 2007)
L'Italia e gli italiani (16 dicembre 2007)
La complessità della conoscenza (9 dicembre 2007)
L'organizzazione informale (2 dicembre 2007)
Il comune senso del capitalismo (4 novembre 2007)
Il gioco della matematica (28 ottobre 2007)
Numeri da leggere (7 ottobre 2007)
Fantadesign da leggere (30 settembre 2007)
Vivere una lettura filosofica della politica / 2 (23 settembre 2007)
Vivere una lettura filosofica della politica (16 settembre 2007)
Leggere il video partecipativo (5 agosto 2007)
L'identità delle vittime (29 luglio 2007)
La poesia di un amico è il titolo del racconto della tua vita (22 luglio 2007)
Leggere l'incomprensione (15 luglio 2007)
Il destino di leggere (8 luglio 2007)
Leggere la razza padrina (1 luglio 2007)
Leggere un incontro di civiltà (24 giugno 2007)
Lettura bella e popolare (17 giugno 2007)
Ricchezza della lettura in rete (3 giugno 2007)
Mutazioni nella lettura (27 maggio 2007)
Leggere nel futuro della città (20 maggio 2007)
Leggere il segreto di un inventore (13 maggio 2007)
L'organizzazione da leggere (6 maggio 2007)
La felicità di leggere (29 aprile 2007)
La scommessa di leggere (22 aprile 2007)
Leggere nel pensiero (15 aprile 2007)
Leggere nella mente digitale (8 aprile 2007)
Leggere nella rete (1 aprile 2007)
Leggere gli effetti dell'autobiografia (25 marzo 2007)
Leggere memi (18 marzo 2007)
Leggere l'identità del reporter (11 marzo 2007)
Leggere gli scenari (4 marzo 2007)
Leggere di quelli che lavorano (25 febbraio 2007)
Leggere dentro e fuori (18 febbraio 2007)
Leggere parole chiave (11 febbraio 2007)
Leggere appunti su ciò che non può essere scritto (4 febbraio 2007)
Rileggere quello che va riletto (28 gennaio 2007)
Leggere quello che gli amici hanno scritto (21 gennaio 2007)
Leggere quello che gli altri leggono (14 gennaio 2007)
Leggere per viaggiare (7 gennaio 2007)
Leggere per meditare (31 dicembre 2006)
Leggere per citare (24 dicembre 2006)
Gli occhiali per leggere (17 dicembre 2006)
Leggere, leggerezza, legge (10 dicembre 2006)
Leggere o non leggere (3 dicembre 2006)
Leggere per lavorare o lavorare per leggere? (26 novembre 2006)


Tag:  

Scrivono di libri: Clelia Mazzini (Akatalēpsìa), Luisa Carrada (Il mestiere di scrivere), Stefania Mola (Squilibri), Ste (melodiainotturna), Ossimora (Antonia nella notte), Remo Bassini (Appunti), Seia Montanelli (Paese d'Ottobre), Renee (Book of the day), Mitì Vigliero (Placida Signora), Gian Paolo Serino (Satisfiction), Gattostanco, Gabriella Alù (Non solo Proust), Patrizia Bruce (Dimmi, cosa leggi?), Angèle Paoli (Terres del femmes), Alessio. E... VibrisseLipperaturaLitteratitudineWittgenstein, talvolta. E inoltre: Bottega di LetturaPenna e mouseBookrepublicLa FrustaZamBooksblog. E MilanoNera. E Sottotomo... BooksWebTvPalagniacAmalteoCarmilla onlineAntonio Genna. E Nazione indiana.


Pagina aNobii (social network sui libri)

In libreriaEconomia della felicità, dalla blogosfera al valore del dono e oltreFeltrinelli



Bookmark and Share

BookBlogging - SCIENZA E MEDIA - Greco e Pitrelli

| | Comments (0) | TrackBacks (0)
More about Scienza e media ai tempi della globalizzazione
Pietro Greco e Nico Pitrelli hanno un scritto un libro concreto e sostanzioso su una delle frontiere più problematiche e affascinanti dell'informazione. Il rapporto tra giornalismo e scienza è uno dei luoghi della produzione mediatica dove appare più evidente la contraddizione tra velocità e affidabilità, tra comunicazione e informazione, tra ricerca giornalistica e promozione della ricerca scientifica.

Greco e Pitrelli sono riusciti a dare il senso della complessità della situazione senza assecondare i preconcetti diffusi. Ricostruendo la storia dei rapporti tra giornali e scienza. E dimostrando l'urgenza di innovazione in questo settore strategico per il futuro di qualunque società nell'epoca della conoscenza.

I motivi di urgenza non mancano. La vicenda dei dati sul clima, presentati in modo da drammatizzare il più possibile l'effetto sull'opinione pubblica, i diversi casi di studi pubblicati da primarie riviste scientifiche che si sono rivelati delle bufale, le motivazioni extrascientifiche (economiche, politiche, mediatiche) che provocano comportamenti devianti dall'onesto lavoro di ricerca scientifica, emergono sempre più spesso alla consapevolezza della società. In compenso, la scienza è anche molto forte nella correzione dei risultati sbagliati che derivano da queste deviazioni: ma è sempre più necessario rendere facile e chiaro il flusso di affermazioni e correzioni in modo da avvalorare il percorso di ricerca collettivo tanto quanto si dà conto di ogni sua tappa. D'altra parte la facilità con la quale i giornali sbagliano, si prestano a campagne manipolatorie, scelgono i fatti più spettacolari rispetto a quelli più importanti, resta un fenomeno diffuso, ma gli incentivi al miglioramento qualitativo non sono mancati negli ultimi anni e si fanno sentire sempre più fortemente in questo periodo di crisi. In realtà, la difficoltà dell'informazione e della comunicazione della scienza è un aspetto di un più generale fenomeno di trasformazione mediatica. Del quale Greco e Pitrelli riescono a dar conto con acuta e motivata sintesi. E senza proporre facili soluzioni salvifiche, osservano che la soluzione non è soltanto tecnologica ma sostanzialmente culturale ed editoriale: la società è sempre più consapevole dell'importanza dell'informazione sull'evoluzione della scienza e se dimostra di non essere soddisfatta dall'offerta attuale sta purtuttavia sviluppando una domanda che qualcuno dovrebbe essere in grado prima o poi di soddisfare. Non è dunque un luogo comune dire che c'è una crisi, ma anche un miglioramento possibile.

Link:
6th World Conference of Science Journalists (Londra, 30 giugno - 2 luglio 2010)

_______________________________________________________________________
Alcuni libri che ho in mano             
  Impressioni mentre leggo

Jürgen Habermas
Storia e critica dell'opinione pubblica
Laterza

Paolo Iabichino  

Invertising
Guerini

L'idea di "pubblico" è tanto importante
 quanto intrinsecamente ambigua:
leggere o rileggere Habermas fa bene. 

L'advertising, la pubblicità, cambia direzione,
si inverte, perché il pubblico non è più target
ma attivo protagonista della conversazione.
_______________________________________________________________________


Le puntate precedenti di questa specie di "rubrica"...
Tempo, Roberto Peregalli (31 gennaio 2010)
Repressione, Cory Doctorow (10 gennaio 2010)
Miti, Umberto Galimberti (27 dicembre 2009)
Città esemplari (20 dicembre 2009)
Rifare la città (13 dicembre 2009)
Ricchezza della famiglia (6 dicembre 2009)
Capitale e condivisione (29 novembre 2009)
Miseria del millennio (22 novembre 2009)
Che cos'è la coscienza (15 novembre 2009)
Pirati e designer (11 ottobre 2009)
Scrivere la musica (6 settembre 2009)
L'arte dell'artigiano (28 giugno 2009)
Gandhi (7 giugno 2009)
La storia dei giornali (24 maggio 2009)
La valanga della crisi (29 marzo 2009
Il destino della storia (1 marzo 2009)
L'imprenditore di Schumpeter (22 febbraio 2009)
Il regime dei media (15 febbraio 2009)
Paul Veyne e costantino (9 febbraio 2009)
Sinapsi sociali (25 gennaio 2009)
Le storie contro la storia (18 gennaio 2009)
Io non sono il mio cervello (11 gennaio 2009)
Luminosa oscurità (4 gennaio 2009)
Il nuovo paradigma della finanza (21 dicembre 2008)
Il pericolo e l'intelligenza (14 dicembre 2008)
Beato chi si scandalizza (30 novembre 2008)
Viaggio per la felicità (2 novembre 2008)
Mercato o capitalismo (19 ottobre 2008)
Hacker (12 ottobre 2008)
Odio (27 settembre 2008)
Querdenker (24 agosto 2008)
L'indicibile segreto del segreto (14 agosto 2008)
Il filo dei libri (15 luglio 2008)
Felicità in azienda (28 maggio 2008)
Siamo le nostre azioni pubbliche (11 maggio 2008)
Senza povertà (4 maggio 2008)
Nothing ends (27 aprile 2008)
Esplorazioni insensate (5 aprile 2008)
L'arte del rinnovamento (16 marzo 2008)
L'arte nella storia (9 marzo 2008)
La logica della decrescita (2 marzo 2008)
La lettura dei confini (24 febbraio 2008)
La fortuna della filosofia (17 febbraio 2008)
Pensieri astratti su realtà concrete (3 febbraio 2008)
Memoria. Felicità (27 gennaio 2008)
Libertà della conoscenza (20 gennaio 2008)
Libertà della scienza (16 gennaio 2008)
Leggere nella complessità (13 gennaio 2008)
Leggere una storica scomparsa - 2 (6 gennaio 2008)
Leggere una storia scomparsa (31 dicembre 2007)
Il senso e la visione (22 dicembre 2007)
L'Italia e gli italiani (16 dicembre 2007)
La complessità della conoscenza (9 dicembre 2007)
L'organizzazione informale (2 dicembre 2007)
Il comune senso del capitalismo (4 novembre 2007)
Il gioco della matematica (28 ottobre 2007)
Numeri da leggere (7 ottobre 2007)
Fantadesign da leggere (30 settembre 2007)
Vivere una lettura filosofica della politica / 2 (23 settembre 2007)
Vivere una lettura filosofica della politica (16 settembre 2007)
Leggere il video partecipativo (5 agosto 2007)
L'identità delle vittime (29 luglio 2007)
La poesia di un amico è il titolo del racconto della tua vita (22 luglio 2007)
Leggere l'incomprensione (15 luglio 2007)
Il destino di leggere (8 luglio 2007)
Leggere la razza padrina (1 luglio 2007)
Leggere un incontro di civiltà (24 giugno 2007)
Lettura bella e popolare (17 giugno 2007)
Ricchezza della lettura in rete (3 giugno 2007)
Mutazioni nella lettura (27 maggio 2007)
Leggere nel futuro della città (20 maggio 2007)
Leggere il segreto di un inventore (13 maggio 2007)
L'organizzazione da leggere (6 maggio 2007)
La felicità di leggere (29 aprile 2007)
La scommessa di leggere (22 aprile 2007)
Leggere nel pensiero (15 aprile 2007)
Leggere nella mente digitale (8 aprile 2007)
Leggere nella rete (1 aprile 2007)
Leggere gli effetti dell'autobiografia (25 marzo 2007)
Leggere memi (18 marzo 2007)
Leggere l'identità del reporter (11 marzo 2007)
Leggere gli scenari (4 marzo 2007)
Leggere di quelli che lavorano (25 febbraio 2007)
Leggere dentro e fuori (18 febbraio 2007)
Leggere parole chiave (11 febbraio 2007)
Leggere appunti su ciò che non può essere scritto (4 febbraio 2007)
Rileggere quello che va riletto (28 gennaio 2007)
Leggere quello che gli amici hanno scritto (21 gennaio 2007)
Leggere quello che gli altri leggono (14 gennaio 2007)
Leggere per viaggiare (7 gennaio 2007)
Leggere per meditare (31 dicembre 2006)
Leggere per citare (24 dicembre 2006)
Gli occhiali per leggere (17 dicembre 2006)
Leggere, leggerezza, legge (10 dicembre 2006)
Leggere o non leggere (3 dicembre 2006)
Leggere per lavorare o lavorare per leggere? (26 novembre 2006)


Tag:  

Scrivono di libri: Clelia Mazzini (Akatalēpsìa), Luisa Carrada (Il mestiere di scrivere), Stefania Mola (Squilibri), Ste (melodiainotturna), Ossimora (Antonia nella notte), Remo Bassini (Appunti), Seia Montanelli (Paese d'Ottobre), Renee (Book of the day), Mitì Vigliero (Placida Signora), Gian Paolo Serino (Satisfiction), Gattostanco, Gabriella Alù (Non solo Proust), Patrizia Bruce (Dimmi, cosa leggi?), Angèle Paoli (Terres del femmes), Alessio. E... VibrisseLipperaturaLitteratitudineWittgenstein, talvolta. E inoltre: Bottega di LetturaPenna e mouseBookrepublicLa FrustaZamBooksblog. E MilanoNera. E Sottotomo... BooksWebTvPalagniacAmalteoCarmilla onlineAntonio Genna. E Nazione indiana.


Pagina aNobii (social network sui libri)

In libreriaEconomia della felicità, dalla blogosfera al valore del dono e oltreFeltrinelli



Bookmark and Share

BookBlogging - TEMPO - Roberto Peregalli

| | Comments (0) | TrackBacks (0)
More about La bellezza dell'imperfezione. I luoghi e la polvere
La bellezza dell'imperfezione di Roberto Peregalli è anche la nostalgia per un rapporto con il tempo più umanamente comprensibile. La perfezione dello zero e dell'infinito, contro il tempo della vita, della morte e della conoscenza del bene e del male, del brutto e del bello...

"In principio", nel libro, c'è proprio il tempo del Giardino dell'Eden. Un tempo infinito e indefinito, senza distinzioni tra le diverse condizioni della vita umana. La "caduta" e l'accesso alla conoscenza del bene e del male, apre gli occhi sulla morte e dunque sulla vita. Accende il progresso tecnologico e alimenta la consapevolezza dell'imperfezione.

Il tempo infinito è il lato umano dell'eternità. Ed è come uno dei modi per concepire la perfezione. L'altro, forse, è il tempo azzerato dell'iperpresente. Nel quale, come nel tempo infinito, non c'è coscienza: c'è una serie indefinita, appunto, di scatti fotografici, senza memoria né prospettiva. E ogni momento è compiuto in se stesso. E non è possibile agire, ma solo subire. Nel migliore dei casi misticamente, altrimenti vegetando.

Si ipotizza, con Remo Bodei, che il mondo dei media sociali possa essere vissuto come un iperpresente nel quale tutto è accessibile nello stesso istante senza distinzione del tempo che ha originato le diverse informazioni, immagini, comunicazioni. 

"Il tempo è la nostra carne. Siamo fatti di tempo. Siamo il tempo", dice Peregalli. Aggiungendo però: "È una curva inesorabile che condiziona ogni gesto della nostra vita, compresa la morte". Ma la vita umana è invece scandita più che da una sola curva del tempo da molte durate sociali e personali, che si sovrappongono e giustappongono. E infatti: "Vediamo qualcosa e già non è più. In questo sta la sua suprema bellezza. Un raggio di luce che illumina la colonna di un tempio a Selinunte, ultimo, mentre scende la sera, lo sguardo di chi ti ama, colto nella sua sorpresa, il riflesso in una pozza d'acqua delle linee di una casa, prima che la pioggia ricominci a incresparne la superficie. Sono attimi fuggevoli. Non torneranno più. Continuano però a riempire la nostra esistenza. Nel ricordo, la luce di quel momento è diffusa sopra di noi. Il tempo a ondate ce la riporta, come nelle mareggiate d'inverno la risacca sui ciottoli. Quell'attimo per noi è la verità. Il disvelamento. Dalla nebbia del nulla è emerso lo spettro dell'essere. Lo sguardo ha squarciato il velo dell'oblio. Dopo, niente sarà più lo stesso".

Per questo, la memoria e la nostalgia riempiono l'esperienza del presente umano, del tempo imperfetto che viviamo, un insieme di presente e passato o meglio un insieme di durate delle quali la nostra memoria personale e collettiva è una causa e una conseguenza: e tutto questo è il solo modo per noi di essere coscienti, per agire in base a una prospettiva che ci consente di guardare al futuro.

_______________________________________________________________________
Alcuni libri che ho in mano             
  Impressioni mentre leggo

Jean-Paul Sartre
La nausée
Folio

Antonio Trampus  

Il diritto alla felicità
Laterza

Da riprendere in mano per indagare
sulla relazione tra narrazione e vita:
tra autenticità ed equilibrio culturale. 

Nessuno può definire la felicità, ma la
la possibilità di cercarla è un diritto che le
le reti pubbilche possono salvaguardare.
_______________________________________________________________________


Le puntate precedenti di questa specie di "rubrica"...
Repressione, Cory Doctorow (10 gennaio 2010)
Miti, Umberto Galimberti (27 dicembre 2009)
Città esemplari (20 dicembre 2009)
Rifare la città (13 dicembre 2009)
Ricchezza della famiglia (6 dicembre 2009)
Capitale e condivisione (29 novembre 2009)
Miseria del millennio (22 novembre 2009)
Che cos'è la coscienza (15 novembre 2009)
Pirati e designer (11 ottobre 2009)
Scrivere la musica (6 settembre 2009)
L'arte dell'artigiano (28 giugno 2009)
Gandhi (7 giugno 2009)
La storia dei giornali (24 maggio 2009)
La valanga della crisi (29 marzo 2009
Il destino della storia (1 marzo 2009)
L'imprenditore di Schumpeter (22 febbraio 2009)
Il regime dei media (15 febbraio 2009)
Paul Veyne e costantino (9 febbraio 2009)
Sinapsi sociali (25 gennaio 2009)
Le storie contro la storia (18 gennaio 2009)
Io non sono il mio cervello (11 gennaio 2009)
Luminosa oscurità (4 gennaio 2009)
Il nuovo paradigma della finanza (21 dicembre 2008)
Il pericolo e l'intelligenza (14 dicembre 2008)
Beato chi si scandalizza (30 novembre 2008)
Viaggio per la felicità (2 novembre 2008)
Mercato o capitalismo (19 ottobre 2008)
Hacker (12 ottobre 2008)
Odio (27 settembre 2008)
Querdenker (24 agosto 2008)
L'indicibile segreto del segreto (14 agosto 2008)
Il filo dei libri (15 luglio 2008)
Felicità in azienda (28 maggio 2008)
Siamo le nostre azioni pubbliche (11 maggio 2008)
Senza povertà (4 maggio 2008)
Nothing ends (27 aprile 2008)
Esplorazioni insensate (5 aprile 2008)
L'arte del rinnovamento (16 marzo 2008)
L'arte nella storia (9 marzo 2008)
La logica della decrescita (2 marzo 2008)
La lettura dei confini (24 febbraio 2008)
La fortuna della filosofia (17 febbraio 2008)
Pensieri astratti su realtà concrete (3 febbraio 2008)
Memoria. Felicità (27 gennaio 2008)
Libertà della conoscenza (20 gennaio 2008)
Libertà della scienza (16 gennaio 2008)
Leggere nella complessità (13 gennaio 2008)
Leggere una storica scomparsa - 2 (6 gennaio 2008)
Leggere una storia scomparsa (31 dicembre 2007)
Il senso e la visione (22 dicembre 2007)
L'Italia e gli italiani (16 dicembre 2007)
La complessità della conoscenza (9 dicembre 2007)
L'organizzazione informale (2 dicembre 2007)
Il comune senso del capitalismo (4 novembre 2007)
Il gioco della matematica (28 ottobre 2007)
Numeri da leggere (7 ottobre 2007)
Fantadesign da leggere (30 settembre 2007)
Vivere una lettura filosofica della politica / 2 (23 settembre 2007)
Vivere una lettura filosofica della politica (16 settembre 2007)
Leggere il video partecipativo (5 agosto 2007)
L'identità delle vittime (29 luglio 2007)
La poesia di un amico è il titolo del racconto della tua vita (22 luglio 2007)
Leggere l'incomprensione (15 luglio 2007)
Il destino di leggere (8 luglio 2007)
Leggere la razza padrina (1 luglio 2007)
Leggere un incontro di civiltà (24 giugno 2007)
Lettura bella e popolare (17 giugno 2007)
Ricchezza della lettura in rete (3 giugno 2007)
Mutazioni nella lettura (27 maggio 2007)
Leggere nel futuro della città (20 maggio 2007)
Leggere il segreto di un inventore (13 maggio 2007)
L'organizzazione da leggere (6 maggio 2007)
La felicità di leggere (29 aprile 2007)
La scommessa di leggere (22 aprile 2007)
Leggere nel pensiero (15 aprile 2007)
Leggere nella mente digitale (8 aprile 2007)
Leggere nella rete (1 aprile 2007)
Leggere gli effetti dell'autobiografia (25 marzo 2007)
Leggere memi (18 marzo 2007)
Leggere l'identità del reporter (11 marzo 2007)
Leggere gli scenari (4 marzo 2007)
Leggere di quelli che lavorano (25 febbraio 2007)
Leggere dentro e fuori (18 febbraio 2007)
Leggere parole chiave (11 febbraio 2007)
Leggere appunti su ciò che non può essere scritto (4 febbraio 2007)
Rileggere quello che va riletto (28 gennaio 2007)
Leggere quello che gli amici hanno scritto (21 gennaio 2007)
Leggere quello che gli altri leggono (14 gennaio 2007)
Leggere per viaggiare (7 gennaio 2007)
Leggere per meditare (31 dicembre 2006)
Leggere per citare (24 dicembre 2006)
Gli occhiali per leggere (17 dicembre 2006)
Leggere, leggerezza, legge (10 dicembre 2006)
Leggere o non leggere (3 dicembre 2006)
Leggere per lavorare o lavorare per leggere? (26 novembre 2006)


Tag:  

Scrivono di libri: Clelia Mazzini (Akatalēpsìa), Luisa Carrada (Il mestiere di scrivere), Stefania Mola (Squilibri), Ste (melodiainotturna), Ossimora (Antonia nella notte), Remo Bassini (Appunti), Seia Montanelli (Paese d'Ottobre), Renee (Book of the day), Mitì Vigliero (Placida Signora), Gian Paolo Serino (Satisfiction), Gattostanco, Gabriella Alù (Non solo Proust), Patrizia Bruce (Dimmi, cosa leggi?), Angèle Paoli (Terres del femmes), Alessio. E... VibrisseLipperaturaLitteratitudineWittgenstein, talvolta. E inoltre: Bottega di LetturaPenna e mouseBookrepublicLa FrustaZamBooksblog. E MilanoNera. E Sottotomo... BooksWebTvPalagniacAmalteoCarmilla onlineAntonio Genna. E Nazione indiana.


Pagina aNobii (social network sui libri)

In libreriaEconomia della felicità, dalla blogosfera al valore del dono e oltreFeltrinelli



Bookmark and Share

La verità per l'arte

| | Comments (0) | TrackBacks (0)
Da rileggere la presentazione di Mauro Carbone all'edizione italiana che lui stesso ha curato de Il visibile e l'invisibile di Maurice Merleau-Ponty (Bompiani, 2007). Per meditare sull'esperienza filosofica di Merleau-Ponty e per ripensare al percorso della conoscenza che passa per la ricerca artistica. 

BookBlogging - REPRESSIONE - Cory Doctorow

| | Comments (0) | TrackBacks (0)
More about X
Ci sono due tipi di persone: quelle che quando leggono w1n5t0n pronunciano Winston; e quelle che si incagliano in una successione di lettere e numeri dei quali non comprendono la semplice logica. Quanto a queste ultime, Marcus Yallow, il protagonista di X, di Cory Doctorow, non pensa che meritino più che un veloce pensiero di disprezzo.

«Sono uno studente dell'ultimo anno al liceo Cesar Chavez nel soleggiato quartiere Mission di San Francisco, il che mi rende una delle persone più sorvegliate al mondo. Mi chiamo Marcus Yallow, ma all'epoca in cui inizia questa storia, ero conosciuto come w1n5st0n».

Lui si sbarazza dei controlli facilmente perché conosce la tecnologia. È persino un tipo simpatico, anche se le regole che gli piacciono preferisce scriversele da solo. Il che forse lo rende ancora più americano. Il fatto è che coltiva un senso dell'onore, della giustizia, della libertà che si riconoscono e che possono essere condivisi "naturalmente", si sarebbe tentati di dire. (Ma è una tentazione cui si può resistere riconoscendone la fonte ideologica).

Sta di fatto che Marcus si trova nei guai. Perché la repressione poliziesca delle libertà dei cittadini diventa ogni giorno più innaturale. E inaccettabile. Oltre un certo livello, l'atteggiamento repressivo della polizia va oltre il senso comune della legalità, comunque della legittimità. E allora giunge il momento della ribellione.

Ma Doctorow sa che qui c'è la discriminante vera. E sceglie per Marcus una strategia di ribellione non-violenta. Di questo va ringraziato profondamente. Non solo perché ne viene fuori una storia più bella e importante. Ma anche perché questo garantisce al suo libro una durata più lunga e un significato più profondo. Non stiamo parlando di tecnologia: stiamo parlando di persone. Stiamo parlando di noi.

_______________________________________________________________________
Alcuni libri che ho in mano             
  Impressioni mentre leggo

Jean-Paul Sartre
La nausée
Folio

Antonio Trampus  

Il diritto alla felicità
Laterza

Da riprendere in mano per indagare
sulla relazione tra narrazione e vita:
tra autenticità ed equilibrio culturale. 

Nessuno può definire la felicità, ma la
la possibilità di cercarla è un diritto che le
le reti pubbilche possono salvaguardare.
_______________________________________________________________________


Le puntate precedenti di questa specie di "rubrica"...
Miti, Umberto Galimberti (27 dicembre 2009)
Città esemplari (20 dicembre 2009)
Rifare la città (13 dicembre 2009)
Ricchezza della famiglia (6 dicembre 2009)
Capitale e condivisione (29 novembre 2009)
Miseria del millennio (22 novembre 2009)
Che cos'è la coscienza (15 novembre 2009)
Pirati e designer (11 ottobre 2009)
Scrivere la musica (6 settembre 2009)
L'arte dell'artigiano (28 giugno 2009)
Gandhi (7 giugno 2009)
La storia dei giornali (24 maggio 2009)
La valanga della crisi (29 marzo 2009
Il destino della storia (1 marzo 2009)
L'imprenditore di Schumpeter (22 febbraio 2009)
Il regime dei media (15 febbraio 2009)
Paul Veyne e costantino (9 febbraio 2009)
Sinapsi sociali (25 gennaio 2009)
Le storie contro la storia (18 gennaio 2009)
Io non sono il mio cervello (11 gennaio 2009)
Luminosa oscurità (4 gennaio 2009)
Il nuovo paradigma della finanza (21 dicembre 2008)
Il pericolo e l'intelligenza (14 dicembre 2008)
Beato chi si scandalizza (30 novembre 2008)
Viaggio per la felicità (2 novembre 2008)
Mercato o capitalismo (19 ottobre 2008)
Hacker (12 ottobre 2008)
Odio (27 settembre 2008)
Querdenker (24 agosto 2008)
L'indicibile segreto del segreto (14 agosto 2008)
Il filo dei libri (15 luglio 2008)
Felicità in azienda (28 maggio 2008)
Siamo le nostre azioni pubbliche (11 maggio 2008)
Senza povertà (4 maggio 2008)
Nothing ends (27 aprile 2008)
Esplorazioni insensate (5 aprile 2008)
L'arte del rinnovamento (16 marzo 2008)
L'arte nella storia (9 marzo 2008)
La logica della decrescita (2 marzo 2008)
La lettura dei confini (24 febbraio 2008)
La fortuna della filosofia (17 febbraio 2008)
Pensieri astratti su realtà concrete (3 febbraio 2008)
Memoria. Felicità (27 gennaio 2008)
Libertà della conoscenza (20 gennaio 2008)
Libertà della scienza (16 gennaio 2008)
Leggere nella complessità (13 gennaio 2008)
Leggere una storica scomparsa - 2 (6 gennaio 2008)
Leggere una storia scomparsa (31 dicembre 2007)
Il senso e la visione (22 dicembre 2007)
L'Italia e gli italiani (16 dicembre 2007)
La complessità della conoscenza (9 dicembre 2007)
L'organizzazione informale (2 dicembre 2007)
Il comune senso del capitalismo (4 novembre 2007)
Il gioco della matematica (28 ottobre 2007)
Numeri da leggere (7 ottobre 2007)
Fantadesign da leggere (30 settembre 2007)
Vivere una lettura filosofica della politica / 2 (23 settembre 2007)
Vivere una lettura filosofica della politica (16 settembre 2007)
Leggere il video partecipativo (5 agosto 2007)
L'identità delle vittime (29 luglio 2007)
La poesia di un amico è il titolo del racconto della tua vita (22 luglio 2007)
Leggere l'incomprensione (15 luglio 2007)
Il destino di leggere (8 luglio 2007)
Leggere la razza padrina (1 luglio 2007)
Leggere un incontro di civiltà (24 giugno 2007)
Lettura bella e popolare (17 giugno 2007)
Ricchezza della lettura in rete (3 giugno 2007)
Mutazioni nella lettura (27 maggio 2007)
Leggere nel futuro della città (20 maggio 2007)
Leggere il segreto di un inventore (13 maggio 2007)
L'organizzazione da leggere (6 maggio 2007)
La felicità di leggere (29 aprile 2007)
La scommessa di leggere (22 aprile 2007)
Leggere nel pensiero (15 aprile 2007)
Leggere nella mente digitale (8 aprile 2007)
Leggere nella rete (1 aprile 2007)
Leggere gli effetti dell'autobiografia (25 marzo 2007)
Leggere memi (18 marzo 2007)
Leggere l'identità del reporter (11 marzo 2007)
Leggere gli scenari (4 marzo 2007)
Leggere di quelli che lavorano (25 febbraio 2007)
Leggere dentro e fuori (18 febbraio 2007)
Leggere parole chiave (11 febbraio 2007)
Leggere appunti su ciò che non può essere scritto (4 febbraio 2007)
Rileggere quello che va riletto (28 gennaio 2007)
Leggere quello che gli amici hanno scritto (21 gennaio 2007)
Leggere quello che gli altri leggono (14 gennaio 2007)
Leggere per viaggiare (7 gennaio 2007)
Leggere per meditare (31 dicembre 2006)
Leggere per citare (24 dicembre 2006)
Gli occhiali per leggere (17 dicembre 2006)
Leggere, leggerezza, legge (10 dicembre 2006)
Leggere o non leggere (3 dicembre 2006)
Leggere per lavorare o lavorare per leggere? (26 novembre 2006)


Tag:  

Scrivono di libri: Clelia Mazzini (Akatalēpsìa), Luisa Carrada (Il mestiere di scrivere), Stefania Mola (Squilibri), Ste (melodiainotturna), Ossimora (Antonia nella notte), Remo Bassini (Appunti), Seia Montanelli (Paese d'Ottobre), Renee (Book of the day), Mitì Vigliero (Placida Signora), Gian Paolo Serino (Satisfiction), Gattostanco, Gabriella Alù (Non solo Proust), Patrizia Bruce (Dimmi, cosa leggi?), Angèle Paoli (Terres del femmes), Alessio. E... VibrisseLipperaturaLitteratitudineWittgenstein, talvolta. E inoltre: Bottega di LetturaPenna e mouseBookrepublicLa FrustaZamBooksblog. E MilanoNera. E Sottotomo... BooksWebTvPalagniacAmalteoCarmilla onlineAntonio Genna. E Nazione indiana.


Pagina aNobii (social network sui libri)

In libreriaEconomia della felicità, dalla blogosfera al valore del dono e oltreFeltrinelli



Bookmark and Share

BookBlogging - CONVERSAZIONE - Benedetta Craveri

| | Comments (1) | TrackBacks (0)

More about La civiltà della conversazione
La conversazione è una parola chiave della rete da quando il Cluetrain Manifesto l'ha ritrovata per definire che cosa sia un'economia dalla voce umana. Bellissima scoperta che ha segnato lo sviluppo di larga parte delle attività sul web.

Naturalmente l'idea di conversazione è ampia e storicamente profonda. Varrebbe la pena, certamente, di immaginare un progetto di studio sulla "conversazione" nella storia. 

E un contributo importante verrebbe da questo bel libro di Benedetta Craveri sulla civiltà della conversazione. 

Riguarda il senso della conversazione nella società nobile francese tra il Seicento e il Settecento. Mostra come la costruzione di una dimensione autonoma, laica, indipendente dal potere reale e da quello ecclesiastico, sia avvenuta nell'ambito di un monde fondato sulla conversazione civile, elegante, colta, brillante. Un ambito semiprivato, non cortigiano, fisicamente centrato su nodi che si trovavano nei salotti delle dame più importanti e interessanti, nel quale le regole erano stabilite dall'educazione femminile e al quale partecipava chi voleva contribuire con notizie e opinioni, testimonianze e gusti, apparendo per essere riconosciuto nelle proprie qualità intellettuali, fisiche ed estetiche. Una dimensione che non fu soltanto francese, naturalmente. Che aveva qualche precedente storico importante in Italia come attesta il Cortigiano di Castiglione. E che è collegato con dinamiche fondamentali per la politica e la società in molte parti d'Europa. A Venezia, per esempio, come in parte è descritto in un libro scritto dal tenutario di questo blog tanto tempo fa: Amore di Stato, Sellerio.

Le regole della conversazione civile non impediscono a ciascuno di mettersi in mostra, ma richiedono tolleranza, ascolto, gentilezza, non violenza. Innovazioni fondamentali per una nobiltà abituata da secoli ad approfittare anche con maschilistica violenza dei propri privilegi, che nell'epoca studiata da Craveri erano però messi in discussione dall'accentramento assolutistico della monarchia.

La conversazione è stata dunque in quel periodo una vera e propria educazione sociale e una forma di ricostruzione della rete umana di relazioni che ha fondato larga parte dell'attività nobiliare di quell'epoca fecondissima in termini culturali e sociali. 

Una ricerca sulla storia della conversazione sarebbe dunque interessante. Perché ci farebbe probabilmente scoprire che essa avviene e ha peso soprattutto quando è autoregolamentata, in base a un obiettivo comune, orientata allo sviluppo culturale e sociale di un gruppo di persone, non violenta. Certo, la versione aristocratica di questa storia è ben diversa da quella che oggi possiamo immaginare di vivere. Del resto, l'aristocrazia è finita come sistema di privilegi. Ma non certo come ideale di servizio all'insieme della popolazione.
_______________________________________________________________________
Alcuni libri che ho in mano             
  Impressioni mentre leggo

Roberto Bizzocchi
Cicisbei
Laterza

Antonio Trampus  

Il diritto alla felicità
Laterza

Una forma di relazione tra
nobiluomini e dame, nel Settecento
italiano. Dalle conseguenze rilevanti. 

Nessuno può definire la felicità, ma la
la possibilità di cercarla è un diritto che le
le reti pubbilche possono salvaguardare.
_______________________________________________________________________


Le puntate precedenti di questa specie di "rubrica"...
Miti, Umberto Galimberti (27 dicembre 2009)
Città esemplari (20 dicembre 2009)
Rifare la città (13 dicembre 2009)
Ricchezza della famiglia (6 dicembre 2009)
Capitale e condivisione (29 novembre 2009)
Miseria del millennio (22 novembre 2009)
Che cos'è la coscienza (15 novembre 2009)
Pirati e designer (11 ottobre 2009)
Scrivere la musica (6 settembre 2009)
L'arte dell'artigiano (28 giugno 2009)
Gandhi (7 giugno 2009)
La storia dei giornali (24 maggio 2009)
La valanga della crisi (29 marzo 2009
Il destino della storia (1 marzo 2009)
L'imprenditore di Schumpeter (22 febbraio 2009)
Il regime dei media (15 febbraio 2009)
Paul Veyne e costantino (9 febbraio 2009)
Sinapsi sociali (25 gennaio 2009)
Le storie contro la storia (18 gennaio 2009)
Io non sono il mio cervello (11 gennaio 2009)
Luminosa oscurità (4 gennaio 2009)
Il nuovo paradigma della finanza (21 dicembre 2008)
Il pericolo e l'intelligenza (14 dicembre 2008)
Beato chi si scandalizza (30 novembre 2008)
Viaggio per la felicità (2 novembre 2008)
Mercato o capitalismo (19 ottobre 2008)
Hacker (12 ottobre 2008)
Odio (27 settembre 2008)
Querdenker (24 agosto 2008)
L'indicibile segreto del segreto (14 agosto 2008)
Il filo dei libri (15 luglio 2008)
Felicità in azienda (28 maggio 2008)
Siamo le nostre azioni pubbliche (11 maggio 2008)
Senza povertà (4 maggio 2008)
Nothing ends (27 aprile 2008)
Esplorazioni insensate (5 aprile 2008)
L'arte del rinnovamento (16 marzo 2008)
L'arte nella storia (9 marzo 2008)
La logica della decrescita (2 marzo 2008)
La lettura dei confini (24 febbraio 2008)
La fortuna della filosofia (17 febbraio 2008)
Pensieri astratti su realtà concrete (3 febbraio 2008)
Memoria. Felicità (27 gennaio 2008)
Libertà della conoscenza (20 gennaio 2008)
Libertà della scienza (16 gennaio 2008)
Leggere nella complessità (13 gennaio 2008)
Leggere una storica scomparsa - 2 (6 gennaio 2008)
Leggere una storia scomparsa (31 dicembre 2007)
Il senso e la visione (22 dicembre 2007)
L'Italia e gli italiani (16 dicembre 2007)
La complessità della conoscenza (9 dicembre 2007)
L'organizzazione informale (2 dicembre 2007)
Il comune senso del capitalismo (4 novembre 2007)
Il gioco della matematica (28 ottobre 2007)
Numeri da leggere (7 ottobre 2007)
Fantadesign da leggere (30 settembre 2007)
Vivere una lettura filosofica della politica / 2 (23 settembre 2007)
Vivere una lettura filosofica della politica (16 settembre 2007)
Leggere il video partecipativo (5 agosto 2007)
L'identità delle vittime (29 luglio 2007)
La poesia di un amico è il titolo del racconto della tua vita (22 luglio 2007)
Leggere l'incomprensione (15 luglio 2007)
Il destino di leggere (8 luglio 2007)
Leggere la razza padrina (1 luglio 2007)
Leggere un incontro di civiltà (24 giugno 2007)
Lettura bella e popolare (17 giugno 2007)
Ricchezza della lettura in rete (3 giugno 2007)
Mutazioni nella lettura (27 maggio 2007)
Leggere nel futuro della città (20 maggio 2007)
Leggere il segreto di un inventore (13 maggio 2007)
L'organizzazione da leggere (6 maggio 2007)
La felicità di leggere (29 aprile 2007)
La scommessa di leggere (22 aprile 2007)
Leggere nel pensiero (15 aprile 2007)
Leggere nella mente digitale (8 aprile 2007)
Leggere nella rete (1 aprile 2007)
Leggere gli effetti dell'autobiografia (25 marzo 2007)
Leggere memi (18 marzo 2007)
Leggere l'identità del reporter (11 marzo 2007)
Leggere gli scenari (4 marzo 2007)
Leggere di quelli che lavorano (25 febbraio 2007)
Leggere dentro e fuori (18 febbraio 2007)
Leggere parole chiave (11 febbraio 2007)
Leggere appunti su ciò che non può essere scritto (4 febbraio 2007)
Rileggere quello che va riletto (28 gennaio 2007)
Leggere quello che gli amici hanno scritto (21 gennaio 2007)
Leggere quello che gli altri leggono (14 gennaio 2007)
Leggere per viaggiare (7 gennaio 2007)
Leggere per meditare (31 dicembre 2006)
Leggere per citare (24 dicembre 2006)
Gli occhiali per leggere (17 dicembre 2006)
Leggere, leggerezza, legge (10 dicembre 2006)
Leggere o non leggere (3 dicembre 2006)
Leggere per lavorare o lavorare per leggere? (26 novembre 2006)


Tag:  

Scrivono di libri: Clelia Mazzini (Akatalēpsìa), Luisa Carrada (Il mestiere di scrivere), Stefania Mola (Squilibri), Ste (melodiainotturna), Ossimora (Antonia nella notte), Remo Bassini (Appunti), Seia Montanelli (Paese d'Ottobre), Renee (Book of the day), Mitì Vigliero (Placida Signora), Gian Paolo Serino (Satisfiction), Gattostanco, Gabriella Alù (Non solo Proust), Patrizia Bruce (Dimmi, cosa leggi?), Angèle Paoli (Terres del femmes), Alessio. E... VibrisseLipperaturaLitteratitudineWittgenstein, talvolta. E inoltre: Bottega di LetturaPenna e mouseBookrepublicLa FrustaZamBooksblog. E MilanoNera. E Sottotomo... BooksWebTvPalagniacAmalteoCarmilla onlineAntonio Genna. E Nazione indiana.


Pagina aNobii (social network sui libri)

In libreriaEconomia della felicità, dalla blogosfera al valore del dono e oltreFeltrinelli



Bookmark and Share

Albert Camus: individualismo e comunità

| | Comments (2) | TrackBacks (0)
Albert Camus discute la sua Peste osservando che pochi hanno notato come il suo linguaggio cambi nelle cinque sezioni delle quali è composta quell'opera. Camus ha scritto in modo da fare emergere le storie individuali nella prima parte. Poi progressivamente, mentre avanza la peste, scrive in modo tale da dare l'impressione dell'aggregazione della comunità di fronte al fatto che la sta colpendo. E torna a usare un linguaggio individualistico quando la peste progressivamente passa.

La parola costruisce comunità. O racconta individualità. Possiamo scegliere come parlare. Una società ha bisogno di essere consapevole di come parla.

È un regalo del primo dell'anno questa lezione nella quale Camus racconta questi suoi pensieri (e spero proprio che nessuno vorrà contestarne la condivisione, in mp4, qui): AlbertCamus-LaPeste.m4a.

BookBlogging - MITI - Umberto Galimberti

| | Comments (4) | TrackBacks (0)

More about I miti del nostro tempo
Leggiamo soltanto. Ogni passo è ricco e invita a cercarne il contesto... In seguito, se mai, si potrà tornare molte volte su questo libro coraggioso. Che dunque richiede coraggio. 

"Siamo soliti considerare la tecnica come uno strumento a disposizione dell'uomo, quando invece la tecnica oggi è diventata il vero soggetto della storia, rispetto al quale l'uomo è ridotto a funzionario dei suoi apparati. Al loro interno, infatti, egli deve compiere quelle azioni descritte e prescritte che compongono il suo mansionario, mentre la sua persona è messa tra parentesi a favore della sua funzionalità" (pagina 207, sulla tecnica).

"Alla riduzione della valenza biologica ed etnica del segno vestimentario fa riscontro un incremento della sua valenza sociale, che fa dell'indumento l'espressione di una funzione o l'asserzione di un valore che rinviano al mondo istituzionalizzato in cui l'individuo è inserito. Tutto questo, scrive Barthes, 'è l'omaggio che un sistema dell'essere, sempre più in estinzione, porge a un sistema del fare' che si espande man mano che si passa da uno stadio di natura a uno di cultura, e che il corpo interpreta affidando il suo significato alle vesti che lo ricoprono e lo espongono" (pagina 98, sulla moda). "Tutta la religione della spontaneità, della libertà, della creatività, della sessualità gronda del peso del produttivismo, e anche le funzioni vitali si presentano immediatamente come funzioni del sistema economico" (pagina 103).

"Figli come siamo di padri, che a loro volta sono cresciuti sul lavoro dei nonni, siamo ormai alla terza o quarta generazione ch cresce con un ritmo che la storia no ha mai conosciuto. La categoria della crescita è così diventata una forma mentis, uno stato d'animo, un rimedio all'angoscia, una garanzia per sé e per i propri figli, una caparra per il futuro..." (pagina 280, sulla crescita).

"L'accelerazione tecnologica non concede di lasciare questa trasformazione ai tempi millenari delle mutazioni antropologiche. Occorre che la politica, prima di congedarsi dalla storia perché resa inessenziale dalla tecnica, compia quello che forse è l'ultimo gesto che le rimane: il gesto della comunità mondiale, da cui siamo ancora distanti anni luce" (pagina 386, sulla razza).

Natura-cultura. Soggetto-oggetto. Spontaneità-produttivismo. Libertà-proceduralizzazione... I miti smitizzati, in nome della consapevolezza. Laicamente.

In vista di rifondare una rappresentazione meno strumentalizzata e strumentalizzante di quella che ci avvolge oggi. Eppure efficace per rispondere alla nostra inesauribile di ricerca di una storia.


_______________________________________________________________________
Alcuni libri che ho in mano             
  Impressioni mentre leggo

Agata Spaziante (a cura di)
Il senso del tempo
CsiPiemonte

Charlene Li, Josh Bernoff  

L'onda anomala
Harvard Business Press

Il tempo. Un concetto da vedere
sotto li profilo storico-antropologico,
tecnico, artistico, scientifico. 

I consumatori non sembrano
più disposti a obbedire alle direttive
del vecchio marketing. E' un bene.
_______________________________________________________________________


Le puntate precedenti di questa specie di "rubrica"...
Città esemplari (20 dicembre 2009)
Rifare la città (13 dicembre 2009)
Ricchezza della famiglia (6 dicembre 2009)
Capitale e condivisione (29 novembre 2009)
Miseria del millennio (22 novembre 2009)
Che cos'è la coscienza (15 novembre 2009)
Pirati e designer (11 ottobre 2009)
Scrivere la musica (6 settembre 2009)
L'arte dell'artigiano (28 giugno 2009)
Gandhi (7 giugno 2009)
La storia dei giornali (24 maggio 2009)
La valanga della crisi (29 marzo 2009
Il destino della storia (1 marzo 2009)
L'imprenditore di Schumpeter (22 febbraio 2009)
Il regime dei media (15 febbraio 2009)
Paul Veyne e costantino (9 febbraio 2009)
Sinapsi sociali (25 gennaio 2009)
Le storie contro la storia (18 gennaio 2009)
Io non sono il mio cervello (11 gennaio 2009)
Luminosa oscurità (4 gennaio 2009)
Il nuovo paradigma della finanza (21 dicembre 2008)
Il pericolo e l'intelligenza (14 dicembre 2008)
Beato chi si scandalizza (30 novembre 2008)
Viaggio per la felicità (2 novembre 2008)
Mercato o capitalismo (19 ottobre 2008)
Hacker (12 ottobre 2008)
Odio (27 settembre 2008)
Querdenker (24 agosto 2008)
L'indicibile segreto del segreto (14 agosto 2008)
Il filo dei libri (15 luglio 2008)
Felicità in azienda (28 maggio 2008)
Siamo le nostre azioni pubbliche (11 maggio 2008)
Senza povertà (4 maggio 2008)
Nothing ends (27 aprile 2008)
Esplorazioni insensate (5 aprile 2008)
L'arte del rinnovamento (16 marzo 2008)
L'arte nella storia (9 marzo 2008)
La logica della decrescita (2 marzo 2008)
La lettura dei confini (24 febbraio 2008)
La fortuna della filosofia (17 febbraio 2008)
Pensieri astratti su realtà concrete (3 febbraio 2008)
Memoria. Felicità (27 gennaio 2008)
Libertà della conoscenza (20 gennaio 2008)
Libertà della scienza (16 gennaio 2008)
Leggere nella complessità (13 gennaio 2008)
Leggere una storica scomparsa - 2 (6 gennaio 2008)
Leggere una storia scomparsa (31 dicembre 2007)
Il senso e la visione (22 dicembre 2007)
L'Italia e gli italiani (16 dicembre 2007)
La complessità della conoscenza (9 dicembre 2007)
L'organizzazione informale (2 dicembre 2007)
Il comune senso del capitalismo (4 novembre 2007)
Il gioco della matematica (28 ottobre 2007)
Numeri da leggere (7 ottobre 2007)
Fantadesign da leggere (30 settembre 2007)
Vivere una lettura filosofica della politica / 2 (23 settembre 2007)
Vivere una lettura filosofica della politica (16 settembre 2007)
Leggere il video partecipativo (5 agosto 2007)
L'identità delle vittime (29 luglio 2007)
La poesia di un amico è il titolo del racconto della tua vita (22 luglio 2007)
Leggere l'incomprensione (15 luglio 2007)
Il destino di leggere (8 luglio 2007)
Leggere la razza padrina (1 luglio 2007)
Leggere un incontro di civiltà (24 giugno 2007)
Lettura bella e popolare (17 giugno 2007)
Ricchezza della lettura in rete (3 giugno 2007)
Mutazioni nella lettura (27 maggio 2007)
Leggere nel futuro della città (20 maggio 2007)
Leggere il segreto di un inventore (13 maggio 2007)
L'organizzazione da leggere (6 maggio 2007)
La felicità di leggere (29 aprile 2007)
La scommessa di leggere (22 aprile 2007)
Leggere nel pensiero (15 aprile 2007)
Leggere nella mente digitale (8 aprile 2007)
Leggere nella rete (1 aprile 2007)
Leggere gli effetti dell'autobiografia (25 marzo 2007)
Leggere memi (18 marzo 2007)
Leggere l'identità del reporter (11 marzo 2007)
Leggere gli scenari (4 marzo 2007)
Leggere di quelli che lavorano (25 febbraio 2007)
Leggere dentro e fuori (18 febbraio 2007)
Leggere parole chiave (11 febbraio 2007)
Leggere appunti su ciò che non può essere scritto (4 febbraio 2007)
Rileggere quello che va riletto (28 gennaio 2007)
Leggere quello che gli amici hanno scritto (21 gennaio 2007)
Leggere quello che gli altri leggono (14 gennaio 2007)
Leggere per viaggiare (7 gennaio 2007)
Leggere per meditare (31 dicembre 2006)
Leggere per citare (24 dicembre 2006)
Gli occhiali per leggere (17 dicembre 2006)
Leggere, leggerezza, legge (10 dicembre 2006)
Leggere o non leggere (3 dicembre 2006)
Leggere per lavorare o lavorare per leggere? (26 novembre 2006)


Tag:  

Scrivono di libri: Clelia Mazzini (Akatalēpsìa), Luisa Carrada (Il mestiere di scrivere), Stefania Mola (Squilibri), Ste (melodiainotturna), Ossimora (Antonia nella notte), Remo Bassini (Appunti), Seia Montanelli (Paese d'Ottobre), Renee (Book of the day), Mitì Vigliero (Placida Signora), Gian Paolo Serino (Satisfiction), Gattostanco, Gabriella Alù (Non solo Proust), Patrizia Bruce (Dimmi, cosa leggi?), Angèle Paoli (Terres del femmes), Alessio. E... VibrisseLipperaturaLitteratitudineWittgenstein, talvolta. E inoltre: Bottega di LetturaPenna e mouseBookrepublicLa FrustaZamBooksblog. E MilanoNera. E Sottotomo... BooksWebTvPalagniacAmalteoCarmilla onlineAntonio Genna. E Nazione indiana.


Pagina aNobii (social network sui libri)

In libreriaEconomia della felicità, dalla blogosfera al valore del dono e oltreFeltrinelli



Bookmark and Share

BookBlogging - CITTA' ESEMPLARI

| | Comments (2) | TrackBacks (0)

More about La presa di RomaMore about La peste di Milano
Roma e Milano, avvicinate dall'alta velocità e dalla politica, sembrano monopolizzare l'attenzione riducendo l'Italia che conta, quella dove vive la maggior parte della gente, al rango di comprimaria. Comprenderne le dinamiche interne, discuterne i fallimenti politici, studiarne i cambiamenti, significa forse poter arrivare un giorno a smitizzare queste due capitali molto meno morali di quanto servirebbe all'Italia. Claudio Cerasa, giornalista al Foglio dal 2005, e Marco Alfieri, giornalista al Sole 24 Ore, ricostruiscono le vicende della politica e dell'economia locale rispettivamente a Roma e Milano, in due libri densi di informazioni e suggestioni interpretative. 

Milano e Roma continuano ad attrarre intelligenze e speranze, continuano a travolgere vite, continuano a consumare ambiente e relazioni umane. La fragilità che generano è forse più grande della fortuna che offrono, anche se fa meno rumore. Eppure, sebbene si viva peggio a Milano e a Roma che a Trento o a Trieste (ne parla il Sole in questi giorni), le persone che cercano fortuna vanno più spesso nelle due metropoli che altrove. Evidentemente perché sembrano offrire una prospettiva. E non tradirla è una responsabilità di quelle città. 

I libri di Cerasa e Alfieri, informatissimi e storicamente consapevoli, mostrano due città in difficoltà. Ne emerge l'impressione che in fondo Milano sia una piccola metropoli, più piccola che metropoli. E Roma sia una piccola capitale, più piccola che capitale. Le beghe del potere, i network sociali che contano, le miserie della spartizione delle risorse, pesano come macigni sulla capacità di queste città di definire un progetto e di sviluppare un futuro. 

I momenti decisionali fondamentali per la gestione dei circenses dell'Auditorium riproducono a Roma in chiave modernista dinamiche da basso impero, mentre il fallimento dei primi anni di preparazione all'Expo mostrano a Milano l'incapacità di sviluppare un progetto che superi i particolarismi delle grandi famiglie di poteri locali.

Roma e Milano, nei libri di Cerasa e Alfieri, sembrano incapaci di darsi proprio quello che chi le ammira ritiene che abbiano: ampiezza di prospettiva. Ma è chiaro che la distanza tra l'impressione di chi le studia, soprattutto guardando alla politica locale, e l'aspettativa di chi le sceglie come posto dove vivere, non si spiega considerando i fenomeni in modo unilaterale. Un'ipotesi: forse la politica è sovrastimata, mentre troppo poco ci raccontiamo quella parte della vita delle persone che dipende dalle loro capacità.

_______________________________________________________________________
Alcuni libri che ho in mano             
  Impressioni mentre leggo

Agata Spaziante (a cura di)
Il senso del tempo
CsiPiemonte

Charlene Li, Josh Bernoff  

L'onda anomala
Harvard Business Press

Il tempo. Un concetto da vedere
sotto li profilo storico-antropologico,
tecnico, artistico, scientifico. 

I consumatori non sembrano
più disposti a obbedire alle direttive
del vecchio marketing. E' un bene.
_______________________________________________________________________


Le puntate precedenti di questa specie di "rubrica"...
Rifare la città (13 dicembre 2009)
Ricchezza della famiglia (6 dicembre 2009)
Capitale e condivisione (29 novembre 2009)
Miseria del millennio (22 novembre 2009)
Che cos'è la coscienza (15 novembre 2009)
Pirati e designer (11 ottobre 2009)
Scrivere la musica (6 settembre 2009)
L'arte dell'artigiano (28 giugno 2009)
Gandhi (7 giugno 2009)
La storia dei giornali (24 maggio 2009)
La valanga della crisi (29 marzo 2009
Il destino della storia (1 marzo 2009)
L'imprenditore di Schumpeter (22 febbraio 2009)
Il regime dei media (15 febbraio 2009)
Paul Veyne e costantino (9 febbraio 2009)
Sinapsi sociali (25 gennaio 2009)
Le storie contro la storia (18 gennaio 2009)
Io non sono il mio cervello (11 gennaio 2009)
Luminosa oscurità (4 gennaio 2009)
Il nuovo paradigma della finanza (21 dicembre 2008)
Il pericolo e l'intelligenza (14 dicembre 2008)
Beato chi si scandalizza (30 novembre 2008)
Viaggio per la felicità (2 novembre 2008)
Mercato o capitalismo (19 ottobre 2008)
Hacker (12 ottobre 2008)
Odio (27 settembre 2008)
Querdenker (24 agosto 2008)
L'indicibile segreto del segreto (14 agosto 2008)
Il filo dei libri (15 luglio 2008)
Felicità in azienda (28 maggio 2008)
Siamo le nostre azioni pubbliche (11 maggio 2008)
Senza povertà (4 maggio 2008)
Nothing ends (27 aprile 2008)
Esplorazioni insensate (5 aprile 2008)
L'arte del rinnovamento (16 marzo 2008)
L'arte nella storia (9 marzo 2008)
La logica della decrescita (2 marzo 2008)
La lettura dei confini (24 febbraio 2008)
La fortuna della filosofia (17 febbraio 2008)
Pensieri astratti su realtà concrete (3 febbraio 2008)
Memoria. Felicità (27 gennaio 2008)
Libertà della conoscenza (20 gennaio 2008)
Libertà della scienza (16 gennaio 2008)
Leggere nella complessità (13 gennaio 2008)
Leggere una storica scomparsa - 2 (6 gennaio 2008)
Leggere una storia scomparsa (31 dicembre 2007)
Il senso e la visione (22 dicembre 2007)
L'Italia e gli italiani (16 dicembre 2007)
La complessità della conoscenza (9 dicembre 2007)
L'organizzazione informale (2 dicembre 2007)
Il comune senso del capitalismo (4 novembre 2007)
Il gioco della matematica (28 ottobre 2007)
Numeri da leggere (7 ottobre 2007)
Fantadesign da leggere (30 settembre 2007)
Vivere una lettura filosofica della politica / 2 (23 settembre 2007)
Vivere una lettura filosofica della politica (16 settembre 2007)
Leggere il video partecipativo (5 agosto 2007)
L'identità delle vittime (29 luglio 2007)
La poesia di un amico è il titolo del racconto della tua vita (22 luglio 2007)
Leggere l'incomprensione (15 luglio 2007)
Il destino di leggere (8 luglio 2007)
Leggere la razza padrina (1 luglio 2007)
Leggere un incontro di civiltà (24 giugno 2007)
Lettura bella e popolare (17 giugno 2007)
Ricchezza della lettura in rete (3 giugno 2007)
Mutazioni nella lettura (27 maggio 2007)
Leggere nel futuro della città (20 maggio 2007)
Leggere il segreto di un inventore (13 maggio 2007)
L'organizzazione da leggere (6 maggio 2007)
La felicità di leggere (29 aprile 2007)
La scommessa di leggere (22 aprile 2007)
Leggere nel pensiero (15 aprile 2007)
Leggere nella mente digitale (8 aprile 2007)
Leggere nella rete (1 aprile 2007)
Leggere gli effetti dell'autobiografia (25 marzo 2007)
Leggere memi (18 marzo 2007)
Leggere l'identità del reporter (11 marzo 2007)
Leggere gli scenari (4 marzo 2007)
Leggere di quelli che lavorano (25 febbraio 2007)
Leggere dentro e fuori (18 febbraio 2007)
Leggere parole chiave (11 febbraio 2007)
Leggere appunti su ciò che non può essere scritto (4 febbraio 2007)
Rileggere quello che va riletto (28 gennaio 2007)
Leggere quello che gli amici hanno scritto (21 gennaio 2007)
Leggere quello che gli altri leggono (14 gennaio 2007)
Leggere per viaggiare (7 gennaio 2007)
Leggere per meditare (31 dicembre 2006)
Leggere per citare (24 dicembre 2006)
Gli occhiali per leggere (17 dicembre 2006)
Leggere, leggerezza, legge (10 dicembre 2006)
Leggere o non leggere (3 dicembre 2006)
Leggere per lavorare o lavorare per leggere? (26 novembre 2006)


Tag:  

Scrivono di libri: Clelia Mazzini (Akatalēpsìa), Luisa Carrada (Il mestiere di scrivere), Stefania Mola (Squilibri), Ste (melodiainotturna), Ossimora (Antonia nella notte), Remo Bassini (Appunti), Seia Montanelli (Paese d'Ottobre), Renee (Book of the day), Mitì Vigliero (Placida Signora), Gian Paolo Serino (Satisfiction), Gattostanco, Gabriella Alù (Non solo Proust), Patrizia Bruce (Dimmi, cosa leggi?), Angèle Paoli (Terres del femmes), Alessio. E... VibrisseLipperaturaLitteratitudineWittgenstein, talvolta. E inoltre: Bottega di LetturaPenna e mouseBookrepublicLa FrustaZamBooksblog. E MilanoNera. E Sottotomo... BooksWebTvPalagniacAmalteoCarmilla onlineAntonio Genna. E Nazione indiana.


Pagina aNobii (social network sui libri)

In libreriaEconomia della felicità, dalla blogosfera al valore del dono e oltreFeltrinelli



Bookmark and Share

BookBlogging - Rifare una città

| | Comments (0) | TrackBacks (0)
More about City making. L'arte di fare la città
Greg Clark in uno studio pubblicato dall'Ocse (Recession, Recovery and Reinvestment: the role of local economic leadership in a global crisis) ha dimostrato come una politica territoriale intelligente sia fondamentale per affrontare una crisi astratta e globale come quella che il mondo sta subendo a causa della sregolatezza dei mercati finanziari. 

Analogamente, mentre a Copenhagen i grandi del mondo si dibattono tra le mille difficoltà di arrivare a un accordo globale su quanto si può fare per rispondere ai problemi posti dal cambiamento climatico, e mentre le persone più sensibili si danno da fare per ridurre i propri consumi di energia o le proprie emissioni di gas-serra, sono le città e i territori più circoscritti a mostrare una buona capacità di decisione e di azione, al fine di riprogettare la vita quotidiana, la struttura economica, il sistema infrastrutturale, in chiave sostenibile.

Nel dibattito nazionale si tende a sottovalutare il ruolo delle politiche locali. Eppure sono proprio quelle che si dimostrano più efficaci, gestibili, sensibili, per la vita delle persone e per l'organizzazione delle società.

Charles Landry ha cominciato a lavorare sulla riconfigurazione della città, in chiave creativa ed economicamente adatta all'epoca della conoscenza, molto prima di Richard Florida, come ricorda Franco La Cecla nella prefazione all'edizione italiana di City making. Il libro è un'ispirazione per tutti coloro che pensano alla progettazione territoriale come a una dimensione decisiva per la costruzione di un ambiente favorevole allo sviluppo umano ed economico. La bellezza dell'argomento consiste proprio nella sua vocazione a connettere il passato al presente e al futuro, in una prospettiva progettuale che si incarna in decisioni destinate - nel bene o nel male - a durare a lungo nel tempo.

Fare la città non è pianificare. Fare la città è un'arte, senza una ricetta. I principi di Landry sono da leggere, meditare e applicare:
1. "Una città non dovrebbe cercare di essere la più creativa del mondo, bensì dovrebbe sforzarsi di essere la migliore e più ricca di immaginazione per il mondo".
2. «Seguire il carattere delle culture locali e le loro peculiarità, rimanendo però aperti alle influenze esterne. Bilanciare locale e globale»
3. «Coinvolgere nelle decisioni le persone che saranno destinatarie delle azioni»
4. «Imparare da ciò che gli altri hanno fatto bene, ma non copiarlo passivamente»
5. Combinare i progetti di sviluppo economico con la consapevolezza delle loro conseguenze dal punto di vista etico, culturale, sociale
6. Immaginazione, tenacia, coraggio
7. «Favorire la creatività civica quale ethos della città. La creatività civica è una capacità immaginativa di risolvere problemi applicata a obiettivi volti al bene collettivo. Presuppone da parte del settore pubblico un maggiore spirito imprenditoriale, pur entro i limiti istituzionali, e da parte del settore privato una maggiore consapevolezza delle proprie responsabilità verso la collettività».

Il libro è un grande viaggio. Impegnativo. Ma molto affascinante. I buoni sentimenti sono una tensione di fondo, motivata dalla consapevolezza pragmatica che sono proprio i buoni sentimenti a costruire una convivenza civile che porta a risultati economici, politici, sociali, culturali. Efficienza economica e qualità socio-culturale sono la stessa cosa, se si guardano i fatti sincronizzandosi con la lunga durata.

_______________________________________________________________________
Alcuni libri che ho in mano             
  Impressioni mentre leggo

Agata Spaziante (a cura di)
Il senso del tempo
CsiPiemonte

Charlene Li, Josh Bernoff  

L'onda anomala
Harvard Business Press

Il tempo. Un concetto da vedere
sotto li profilo storico-antropologico,
tecnico, artistico, scientifico. 

I consumatori non sembrano
più disposti a obbedire alle direttive
del vecchio marketing. E' un bene.
_______________________________________________________________________


Le puntate precedenti di questa specie di "rubrica"...
Ricchezza della famiglia (6 dicembre 2009)
Capitale e condivisione (29 novembre 2009)
Miseria del millennio (22 novembre 2009)
Che cos'è la coscienza (15 novembre 2009)
Pirati e designer (11 ottobre 2009)
Scrivere la musica (6 settembre 2009)
L'arte dell'artigiano (28 giugno 2009)
Gandhi (7 giugno 2009)
La storia dei giornali (24 maggio 2009)
La valanga della crisi (29 marzo 2009
Il destino della storia (1 marzo 2009)
L'imprenditore di Schumpeter (22 febbraio 2009)
Il regime dei media (15 febbraio 2009)
Paul Veyne e costantino (9 febbraio 2009)
Sinapsi sociali (25 gennaio 2009)
Le storie contro la storia (18 gennaio 2009)
Io non sono il mio cervello (11 gennaio 2009)
Luminosa oscurità (4 gennaio 2009)
Il nuovo paradigma della finanza (21 dicembre 2008)
Il pericolo e l'intelligenza (14 dicembre 2008)
Beato chi si scandalizza (30 novembre 2008)
Viaggio per la felicità (2 novembre 2008)
Mercato o capitalismo (19 ottobre 2008)
Hacker (12 ottobre 2008)
Odio (27 settembre 2008)
Querdenker (24 agosto 2008)
L'indicibile segreto del segreto (14 agosto 2008)
Il filo dei libri (15 luglio 2008)
Felicità in azienda (28 maggio 2008)
Siamo le nostre azioni pubbliche (11 maggio 2008)
Senza povertà (4 maggio 2008)
Nothing ends (27 aprile 2008)
Esplorazioni insensate (5 aprile 2008)
L'arte del rinnovamento (16 marzo 2008)
L'arte nella storia (9 marzo 2008)
La logica della decrescita (2 marzo 2008)
La lettura dei confini (24 febbraio 2008)
La fortuna della filosofia (17 febbraio 2008)
Pensieri astratti su realtà concrete (3 febbraio 2008)
Memoria. Felicità (27 gennaio 2008)
Libertà della conoscenza (20 gennaio 2008)
Libertà della scienza (16 gennaio 2008)
Leggere nella complessità (13 gennaio 2008)
Leggere una storica scomparsa - 2 (6 gennaio 2008)
Leggere una storia scomparsa (31 dicembre 2007)
Il senso e la visione (22 dicembre 2007)
L'Italia e gli italiani (16 dicembre 2007)
La complessità della conoscenza (9 dicembre 2007)
L'organizzazione informale (2 dicembre 2007)
Il comune senso del capitalismo (4 novembre 2007)
Il gioco della matematica (28 ottobre 2007)
Numeri da leggere (7 ottobre 2007)
Fantadesign da leggere (30 settembre 2007)
Vivere una lettura filosofica della politica / 2 (23 settembre 2007)
Vivere una lettura filosofica della politica (16 settembre 2007)
Leggere il video partecipativo (5 agosto 2007)
L'identità delle vittime (29 luglio 2007)
La poesia di un amico è il titolo del racconto della tua vita (22 luglio 2007)
Leggere l'incomprensione (15 luglio 2007)
Il destino di leggere (8 luglio 2007)
Leggere la razza padrina (1 luglio 2007)
Leggere un incontro di civiltà (24 giugno 2007)
Lettura bella e popolare (17 giugno 2007)
Ricchezza della lettura in rete (3 giugno 2007)
Mutazioni nella lettura (27 maggio 2007)
Leggere nel futuro della città (20 maggio 2007)
Leggere il segreto di un inventore (13 maggio 2007)
L'organizzazione da leggere (6 maggio 2007)
La felicità di leggere (29 aprile 2007)
La scommessa di leggere (22 aprile 2007)
Leggere nel pensiero (15 aprile 2007)
Leggere nella mente digitale (8 aprile 2007)
Leggere nella rete (1 aprile 2007)
Leggere gli effetti dell'autobiografia (25 marzo 2007)
Leggere memi (18 marzo 2007)
Leggere l'identità del reporter (11 marzo 2007)
Leggere gli scenari (4 marzo 2007)
Leggere di quelli che lavorano (25 febbraio 2007)
Leggere dentro e fuori (18 febbraio 2007)
Leggere parole chiave (11 febbraio 2007)
Leggere appunti su ciò che non può essere scritto (4 febbraio 2007)
Rileggere quello che va riletto (28 gennaio 2007)
Leggere quello che gli amici hanno scritto (21 gennaio 2007)
Leggere quello che gli altri leggono (14 gennaio 2007)
Leggere per viaggiare (7 gennaio 2007)
Leggere per meditare (31 dicembre 2006)
Leggere per citare (24 dicembre 2006)
Gli occhiali per leggere (17 dicembre 2006)
Leggere, leggerezza, legge (10 dicembre 2006)
Leggere o non leggere (3 dicembre 2006)
Leggere per lavorare o lavorare per leggere? (26 novembre 2006)


Tag:  

Scrivono di libri: Clelia Mazzini (Akatalēpsìa), Luisa Carrada (Il mestiere di scrivere), Stefania Mola (Squilibri), Ste (melodiainotturna), Ossimora (Antonia nella notte), Remo Bassini (Appunti), Seia Montanelli (Paese d'Ottobre), Renee (Book of the day), Mitì Vigliero (Placida Signora), Gian Paolo Serino (Satisfiction), Gattostanco, Gabriella Alù (Non solo Proust), Patrizia Bruce (Dimmi, cosa leggi?), Angèle Paoli (Terres del femmes), Alessio. E... VibrisseLipperaturaLitteratitudineWittgenstein, talvolta. E inoltre: Bottega di LetturaPenna e mouseBookrepublicLa FrustaZamBooksblog. E MilanoNera. E Sottotomo... BooksWebTvPalagniacAmalteoCarmilla onlineAntonio Genna. E Nazione indiana.


Pagina aNobii (social network sui libri)

In libreriaEconomia della felicità, dalla blogosfera al valore del dono e oltreFeltrinelli



Bookmark and Share

BookBlogging - Ricchezza della famiglia

| | Comments (1) | TrackBacks (0)
More about L'Italia fatta in casa
La famiglia è un centro di senso fondamentale, in Italia più che altrove. La si ama fortemente e la si teme profondamente. 

La famiglia, probabilmente, compensa - e rende meno necessario superare - la difficoltà italiana a far emergere uno stato credibile, istituzioni efficienti e un mercato aperto. La visione del mondo centrata sul privato familiare è una salvezza, anche se nello stesso tempo non sembra favorire la costruzione di un senso forte della collettività. 

La famiglia è il punto di riferimento essenziale cui gli italiani attingono quando devono affrontare un periodo di difficoltà. Venerdì 4 dicembre 2009, sul Sole 24 Ore, è stato pubblicato un sondaggio Ipsos-Il Sole 24 Ore, sui timori e gli stati d'animo degli italiani. La crisi è stata il fil rouge delle risposte: ai primi posti nelle preoccupazioni degli italiani risultava il problema dell'occupazione e del lavoro (70%), la situazione economica (30%), la situazione politica (28%). La criminalità era scesa al 20% e l'immigrazione all'11%: dopo gli anni della sbornia delle paure sulla sicurezza indotte dalla televisione come inoppugnabilmente documentato da Ilvo Diamanti, gli italiani sembravano svegliarsi ai problemi dell'economia. Per il 45% degli italiani il peggio della crisi doveva ancora arrivare, per il 25% era arrivato l'apice della crisi e per il 26% il peggio era passato. Ma alla domanda secca posta dagli intervistatori su quanto gli italiani si sentissero felici (da 1 a 10) solo il 14% si sentiva infelice (da 5 in giù), il 40% delle risposte era tra il 6 e il 7 e ben il 45% valutava il proprio stato di felicità tra l'8 e il 10. Proprio perché mentre l'economia andava a rotoli, gli italiani non potevano fare a meno di ammettere che la loro rete sociale, la qualità delle relazioni, delle amicizie e degli amori familiari era ottima.

Questo in Italia tiene oltre ogni crisi. Alberto Alesina e Andrea Ichino hanno pubblicato un libro sulla famiglia italiana che riprende un antico dibattito per riproporlo in chiave eminentemente economica. 

Si domandano i due economisti quale sia il rapporto costi-benefici dell'importanza della famiglia nella società italiana. E osservano che più la famiglia è arcaicamente chiusa, orientata a generare solidarietà al suo interno e sospetto verso l'esterno, più si pone come un freno allo sviluppo. Ma non possono non osservare che una famiglia aperta e pure relativamente solidale è una straordinaria ricchezza, anche in chiave strettamente economica, anche per la sua capacità di generare servizi di valore, pur senza scambio monetario.

Sta di fatto che ben più importante è la sua dimensione di generatore di felicità. E da questo punto di vista, pur non essendo l'unico luogo nel quale si sviluppano relazioni significative e tali da dare senso alla vita, ne è certamente un centro decisivo.

Difficile, se non addirittura sbagliato, volerne fare una sorta di "azienda" con tanto di "bilancio". E difficilissimo se non sbagliatissimo pensare di valutarla soltanto in termini economicistici. Una tentazione della quale gli autori del libro sembrano consapevoli.

_______________________________________________________________________
Alcuni libri che ho in mano             
  Impressioni mentre leggo

Raymond Carver
Beginners
Jonathan Cape

Sankar  

Hotel Calcutta
Neri Pozza

Racconti brevi.
Magistrali. Di quelli che fanno
venire voglia di scrivere. 

Quando Calcutta si chiamava
Calcutta. E la vita quotidiana
era un'avventura. Per avventurieri.
_______________________________________________________________________


Le puntate precedenti di questa specie di "rubrica"...
Capitale e condivisione (29 novembre 2009)
Miseria del millennio (22 novembre 2009)
Che cos'è la coscienza (15 novembre 2009)
Pirati e designer (11 ottobre 2009)
Scrivere la musica (6 settembre 2009)
L'arte dell'artigiano (28 giugno 2009)
Gandhi (7 giugno 2009)
La storia dei giornali (24 maggio 2009)
La valanga della crisi (29 marzo 2009
Il destino della storia (1 marzo 2009)
L'imprenditore di Schumpeter (22 febbraio 2009)
Il regime dei media (15 febbraio 2009)
Paul Veyne e costantino (9 febbraio 2009)
Sinapsi sociali (25 gennaio 2009)
Le storie contro la storia (18 gennaio 2009)
Io non sono il mio cervello (11 gennaio 2009)
Luminosa oscurità (4 gennaio 2009)
Il nuovo paradigma della finanza (21 dicembre 2008)
Il pericolo e l'intelligenza (14 dicembre 2008)
Beato chi si scandalizza (30 novembre 2008)
Viaggio per la felicità (2 novembre 2008)
Mercato o capitalismo (19 ottobre 2008)
Hacker (12 ottobre 2008)
Odio (27 settembre 2008)
Querdenker (24 agosto 2008)
L'indicibile segreto del segreto (14 agosto 2008)
Il filo dei libri (15 luglio 2008)
Felicità in azienda (28 maggio 2008)
Siamo le nostre azioni pubbliche (11 maggio 2008)
Senza povertà (4 maggio 2008)
Nothing ends (27 aprile 2008)
Esplorazioni insensate (5 aprile 2008)
L'arte del rinnovamento (16 marzo 2008)
L'arte nella storia (9 marzo 2008)
La logica della decrescita (2 marzo 2008)
La lettura dei confini (24 febbraio 2008)
La fortuna della filosofia (17 febbraio 2008)
Pensieri astratti su realtà concrete (3 febbraio 2008)
Memoria. Felicità (27 gennaio 2008)
Libertà della conoscenza (20 gennaio 2008)
Libertà della scienza (16 gennaio 2008)
Leggere nella complessità (13 gennaio 2008)
Leggere una storica scomparsa - 2 (6 gennaio 2008)
Leggere una storia scomparsa (31 dicembre 2007)
Il senso e la visione (22 dicembre 2007)
L'Italia e gli italiani (16 dicembre 2007)
La complessità della conoscenza (9 dicembre 2007)
L'organizzazione informale (2 dicembre 2007)
Il comune senso del capitalismo (4 novembre 2007)
Il gioco della matematica (28 ottobre 2007)
Numeri da leggere (7 ottobre 2007)
Fantadesign da leggere (30 settembre 2007)
Vivere una lettura filosofica della politica / 2 (23 settembre 2007)
Vivere una lettura filosofica della politica (16 settembre 2007)
Leggere il video partecipativo (5 agosto 2007)
L'identità delle vittime (29 luglio 2007)
La poesia di un amico è il titolo del racconto della tua vita (22 luglio 2007)
Leggere l'incomprensione (15 luglio 2007)
Il destino di leggere (8 luglio 2007)
Leggere la razza padrina (1 luglio 2007)
Leggere un incontro di civiltà (24 giugno 2007)
Lettura bella e popolare (17 giugno 2007)
Ricchezza della lettura in rete (3 giugno 2007)
Mutazioni nella lettura (27 maggio 2007)
Leggere nel futuro della città (20 maggio 2007)
Leggere il segreto di un inventore (13 maggio 2007)
L'organizzazione da leggere (6 maggio 2007)
La felicità di leggere (29 aprile 2007)
La scommessa di leggere (22 aprile 2007)
Leggere nel pensiero (15 aprile 2007)
Leggere nella mente digitale (8 aprile 2007)
Leggere nella rete (1 aprile 2007)
Leggere gli effetti dell'autobiografia (25 marzo 2007)
Leggere memi (18 marzo 2007)
Leggere l'identità del reporter (11 marzo 2007)
Leggere gli scenari (4 marzo 2007)
Leggere di quelli che lavorano (25 febbraio 2007)
Leggere dentro e fuori (18 febbraio 2007)
Leggere parole chiave (11 febbraio 2007)
Leggere appunti su ciò che non può essere scritto (4 febbraio 2007)
Rileggere quello che va riletto (28 gennaio 2007)
Leggere quello che gli amici hanno scritto (21 gennaio 2007)
Leggere quello che gli altri leggono (14 gennaio 2007)
Leggere per viaggiare (7 gennaio 2007)
Leggere per meditare (31 dicembre 2006)
Leggere per citare (24 dicembre 2006)
Gli occhiali per leggere (17 dicembre 2006)
Leggere, leggerezza, legge (10 dicembre 2006)
Leggere o non leggere (3 dicembre 2006)
Leggere per lavorare o lavorare per leggere? (26 novembre 2006)


Tag:  

Scrivono di libri: Clelia Mazzini (Akatalēpsìa), Luisa Carrada (Il mestiere di scrivere), Stefania Mola (Squilibri), Ste (melodiainotturna), Ossimora (Antonia nella notte), Remo Bassini (Appunti), Seia Montanelli (Paese d'Ottobre), Renee (Book of the day), Mitì Vigliero (Placida Signora), Gian Paolo Serino (Satisfiction), Gattostanco, Gabriella Alù (Non solo Proust), Patrizia Bruce (Dimmi, cosa leggi?), Angèle Paoli (Terres del femmes), Alessio. E... VibrisseLipperaturaLitteratitudineWittgenstein, talvolta. E inoltre: Bottega di LetturaPenna e mouseBookrepublicLa FrustaZamBooksblog. E MilanoNera. E Sottotomo... BooksWebTvPalagniacAmalteoCarmilla onlineAntonio Genna. E Nazione indiana.


Pagina aNobii (social network sui libri)

In libreriaEconomia della felicità, dalla blogosfera al valore del dono e oltreFeltrinelli



Bookmark and Share

BookBlogging - Capitale e condivisione

| | Comments (2) | TrackBacks (0)
More about Lo spettro del capitale
Il libro di Sergio Bellucci e Marcello Cini è un saggio politico sull'economia della conoscenza. Riparte da Marx (Karl) e dal progetto di ricerca che il pensatore ottocentesco aveva annunciato nei Gründrisse: immaginare lo sviluppo del capitalismo anche oltre la fase dell'industrializzazione. «Marx aveva una visione più estesa di quella descritta ne Il Capitale, che è una sorta di "fotografia del presente": la visione di un futuro in cui "la creazione della ricchezza reale viene a dipendere meno dal tempo di lavoro e dalla quantità di lavoro impiegato", ma dipende invece da quello che chiama general intellect, cioè "dallo stato generale della scienza e del progresso della tecnologia o dall'applicazione di questa scienza alla produzione"». E si sviluppa in una critica del capitalismo per come si è trasformato nell'epoca della conoscenza. Con l'obiettivo di suggerire una nuova prospettiva d'analisi per l'azione dei partiti di sinistra. 

Di certo, con la fine del sistema di produzione fordista, la sinistra tradizionale ha faticato a ritrovare un'analisi adatta all'azione di difesa dei lavoratori. Anche perché il lavoro post-fordista è organizzato in modo tale da mettere i lavoratori (consumatori) in competizione individuale tra loro. Il che rende difficile e obsoleta qualunque strategia basata su forme di mobilitazione che abbiano bisogno del concetto di "classe" per generare la coscienza di un interesse comune.

Ma per Bellucci e Cini, l'economia della conoscenza sta facendo emergere diverse forme di collaborazione e condivisione che si possono interpretare come alternativa almeno potenziale al capitalismo.

Al di là delle radici culturali del saggio e delle sue finalità, la lucidità della ricostruzione delle linee generali del dibattito sull'economia della conoscenza fa del libro una bella lettura anche per chi non sia particolarmente orientato politicamente.

Sta di fatto che il punto politico è rilevante e originale. Di fatto, i partiti di sinistra sembrano un po' in difficoltà nell'elaborazione di una strategia che li candidi a rappresentare non solo i valori culturali (che tendono ad essere "dati" perché di origine territoriale o soggettiva) ma anche gli interessi di quel nuovo genere di lavoratori che emerge con la smaterializzazione del processo produttivo del valore. Anche perché quegli stessi lavoratori faticano a riconoscere esattamente in che cosa li potrebbe favorire una fazione politica che sembra tradizionalmente orientata a occuparsi dei lavoratori in base al tipo di contratto che hanno più che al tipo di lavoro che fanno, una fazione che pensa al loro status normativo (di dipendenti o professionisti o nei casi più moderni "partite iva") piuttosto che alla loro identità sociale ed economica più complessa e a quello che potrebbe dare alla società.

Il valore del libro di Bellucci e Cini è nell'intuizione che la collaborazione emergente tra le persone in rete si possa tradurre in una forma di dichiarazione di ciò che i lavoratori dell'economia della conoscenza potrebbero dare alla società. 

Anche se resta da chiarire meglio in base a quale insieme di concetti essi potranno ricreare per se e per il loro entourage la consapevolezza di poter avere qualcosa in comune non solo al livello di community online ma anche nella dimensione territoriale che resta ancora fondamentale per le aggregazioni politiche.

_______________________________________________________________________
Alcuni libri che ho in mano             
  Impressioni mentre leggo

Claudio Cerasa
La presa di Roma
Rizzoli - Bur

Pietro Greco 
Nico Pitrelli 

Scienza e media
Codice Edizioni
Che cosa è successo a Roma
prima, durante e dopo la conquista
del governo da parte della destra?

La comunicazione è ormai parte integrante
integrante della pratica della ricerca
scientifica. E ne condiziona le prospettive.
_______________________________________________________________________


Le puntate precedenti di questa specie di "rubrica"...
Miseria del millennio (22 novembre 2009)
Che cos'è la coscienza (15 novembre 2009)
Pirati e designer (11 ottobre 2009)
Scrivere la musica (6 settembre 2009)
L'arte dell'artigiano (28 giugno 2009)
Gandhi (7 giugno 2009)
La storia dei giornali (24 maggio 2009)
La valanga della crisi (29 marzo 2009
Il destino della storia (1 marzo 2009)
L'imprenditore di Schumpeter (22 febbraio 2009)
Il regime dei media (15 febbraio 2009)
Paul Veyne e costantino (9 febbraio 2009)
Sinapsi sociali (25 gennaio 2009)
Le storie contro la storia (18 gennaio 2009)
Io non sono il mio cervello (11 gennaio 2009)
Luminosa oscurità (4 gennaio 2009)
Il nuovo paradigma della finanza (21 dicembre 2008)
Il pericolo e l'intelligenza (14 dicembre 2008)
Beato chi si scandalizza (30 novembre 2008)
Viaggio per la felicità (2 novembre 2008)
Mercato o capitalismo (19 ottobre 2008)
Hacker (12 ottobre 2008)
Odio (27 settembre 2008)
Querdenker (24 agosto 2008)
L'indicibile segreto del segreto (14 agosto 2008)
Il filo dei libri (15 luglio 2008)
Felicità in azienda (28 maggio 2008)
Siamo le nostre azioni pubbliche (11 maggio 2008)
Senza povertà (4 maggio 2008)
Nothing ends (27 aprile 2008)
Esplorazioni insensate (5 aprile 2008)
L'arte del rinnovamento (16 marzo 2008)
L'arte nella storia (9 marzo 2008)
La logica della decrescita (2 marzo 2008)
La lettura dei confini (24 febbraio 2008)
La fortuna della filosofia (17 febbraio 2008)
Pensieri astratti su realtà concrete (3 febbraio 2008)
Memoria. Felicità (27 gennaio 2008)
Libertà della conoscenza (20 gennaio 2008)
Libertà della scienza (16 gennaio 2008)
Leggere nella complessità (13 gennaio 2008)
Leggere una storica scomparsa - 2 (6 gennaio 2008)
Leggere una storia scomparsa (31 dicembre 2007)
Il senso e la visione (22 dicembre 2007)
L'Italia e gli italiani (16 dicembre 2007)
La complessità della conoscenza (9 dicembre 2007)
L'organizzazione informale (2 dicembre 2007)
Il comune senso del capitalismo (4 novembre 2007)
Il gioco della matematica (28 ottobre 2007)
Numeri da leggere (7 ottobre 2007)
Fantadesign da leggere (30 settembre 2007)
Vivere una lettura filosofica della politica / 2 (23 settembre 2007)
Vivere una lettura filosofica della politica (16 settembre 2007)
Leggere il video partecipativo (5 agosto 2007)
L'identità delle vittime (29 luglio 2007)
La poesia di un amico è il titolo del racconto della tua vita (22 luglio 2007)
Leggere l'incomprensione (15 luglio 2007)
Il destino di leggere (8 luglio 2007)
Leggere la razza padrina (1 luglio 2007)
Leggere un incontro di civiltà (24 giugno 2007)
Lettura bella e popolare (17 giugno 2007)
Ricchezza della lettura in rete (3 giugno 2007)
Mutazioni nella lettura (27 maggio 2007)
Leggere nel futuro della città (20 maggio 2007)
Leggere il segreto di un inventore (13 maggio 2007)
L'organizzazione da leggere (6 maggio 2007)
La felicità di leggere (29 aprile 2007)
La scommessa di leggere (22 aprile 2007)
Leggere nel pensiero (15 aprile 2007)
Leggere nella mente digitale (8 aprile 2007)
Leggere nella rete (1 aprile 2007)
Leggere gli effetti dell'autobiografia (25 marzo 2007)
Leggere memi (18 marzo 2007)
Leggere l'identità del reporter (11 marzo 2007)
Leggere gli scenari (4 marzo 2007)
Leggere di quelli che lavorano (25 febbraio 2007)
Leggere dentro e fuori (18 febbraio 2007)
Leggere parole chiave (11 febbraio 2007)
Leggere appunti su ciò che non può essere scritto (4 febbraio 2007)
Rileggere quello che va riletto (28 gennaio 2007)
Leggere quello che gli amici hanno scritto (21 gennaio 2007)
Leggere quello che gli altri leggono (14 gennaio 2007)
Leggere per viaggiare (7 gennaio 2007)
Leggere per meditare (31 dicembre 2006)
Leggere per citare (24 dicembre 2006)
Gli occhiali per leggere (17 dicembre 2006)
Leggere, leggerezza, legge (10 dicembre 2006)
Leggere o non leggere (3 dicembre 2006)
Leggere per lavorare o lavorare per leggere? (26 novembre 2006)


Tag:  

Scrivono di libri: Clelia Mazzini (Akatalēpsìa), Luisa Carrada (Il mestiere di scrivere), Stefania Mola (Squilibri), Ste (melodiainotturna), Ossimora (Antonia nella notte), Remo Bassini (Appunti), Seia Montanelli (Paese d'Ottobre), Renee (Book of the day), Mitì Vigliero (Placida Signora), Gian Paolo Serino (Satisfiction), Gattostanco, Gabriella Alù (Non solo Proust), Patrizia Bruce (Dimmi, cosa leggi?), Angèle Paoli (Terres del femmes), Alessio. E... VibrisseLipperaturaLitteratitudineWittgenstein, talvolta. E inoltre: Bottega di LetturaPenna e mouseBookrepublicLa FrustaZamBooksblog. E MilanoNera. E Sottotomo... BooksWebTvPalagniacAmalteoCarmilla onlineAntonio Genna. E Nazione indiana.


Pagina aNobii (social network sui libri)

In libreriaEconomia della felicità, dalla blogosfera al valore del dono e oltreFeltrinelli



Bookmark and Share

BookBlogging - Miseria del millennio

| | Comments (1) | TrackBacks (0)
More about NienteAlberto Salza ha scritto un libro magnifico. Vuole essere un uomo invisibile, Salza, ma il suo libro non passa inosservato. Da antropologo Salza dice di credere nel metodo di rendersi il più possibile invisibile nelle società che visita. Ma gli è impossibile. Perché il suo compito da 40 anni è viaggiare nei posti più desolati del mondo, incontrare le persone più povere del pianeta, imparare a conoscere la miseria. La miseria senza compromessi. Senza speranze. Senza pensiero. Dovrebbe essere un freddo scienziato, ma quando torna è tanto stravolto dall'esperienza da apparire irriconoscibile agli amici, vagamente autistico. Il suo racconto è un regalo a tutti noi. Il libro è meraviglioso. Senza (troppi) pregiudizi. Senza buonismo. Pieno di umanità.

La sua capacità di raccontare storie è evidente. Meno semplice da sottolineare la sua ironia. Perché, apparentemente, non è facile scrivere ironicamente della misera: Salza lo fa perché a ogni passo, in ogni parola, irride innanzitutto sé stesso e dunque, implicitamente canzona ogni buon sentimento dei benestanti occidentali. 

Intanto, in questo caso senza ironia, restituisce una critica spietata al capitalismo impietoso per la desolazione che produce alla sua periferia.

Il suo tentativo, però, non è solo quello di raccontare. Da scienziato e pensatore, Salza, teorizza. E prospetta una visione che serve da catalizzatore dell'attenzione inatteso: che forse può spingere il tema della miseria dal basso all'alto dell'agenda, anche in occidente. La sua teoria della misera è tutta da approfondire. L'idea che sia un fenomeno non-lineare, che produca comportamenti non prevedibili, che sia distruttrice di valori e speranze, è dimostrata dalla narrazione stessa. Ma c'è una conseguenza della miseria che insinua un'inquietudine vendicativa: negli slums si vive nel modo più tossico possibile, si fanno più figli che altrove, si generano mutazioni genetiche e culturali di ogni genere, si sopravvive solo "evolvendo". E potrebbe andare a finire che proprio dagli slums si producano esseri umani più adatti a sopravvivere in condizioni estreme: persino, a sparare lontano, una nuova specie. Più forte, in un certo senso, dell'attuale. Non è un argomento da fantascienza: è un generatore di consapevolezza. Specialmente per i paesi a forte tasso di immigrazione. Come dire: meglio affrontarla, una buona volta, questa questione della miseria. Non solo per buoni sentimenti: ma anche perché non resterà per sempre confinata nei territori più desolati del mondo.

(Intanto, anche sull'Economist, si discute intorno a questi argomenti: perché Henry Kissinger aveva detto nel 1974 che in dieci anni il mondo sarebbe riuscito a debellare la denutrizione infantile e oggi ci troviamo con un miliardo di persone che non riescono a uscire dalla miseria più nera? A quanto pare, di fronte a questo problema, il mercato non ce la può fare; perché il capitalismo non ha alcun motivo per volercela fare; e poiché l'influenza del capitalismo sulle politiche degli stati è crescente, anche gli stati sono poco inclini a occuparsene; l'esperienza recente della Fao a Roma sembrerebbe dimostrarlo).

Su queste questioni, si scrive più spesso che in passato. Buon segno. Feltrinelli ha appena pubblicato la traduzione dell'ottimo libro di Richard Wilkinson e Kate Pickett: La misura dell'anima: perché le diseguaglianze rendono le società più infelici. Intanto, Federico Rampini è uscito con un saggio dal titolo Slow economy: rinascere con saggezza (Mondadori).

_______________________________________________________________________
Alcuni libri che ho in mano             
  Impressioni mentre leggo

Claudio Cerasa
La presa di Roma
Rizzoli - Bur

Giovanni Fasanella
Antonella Grippo 

L'orda nera
Rizzoli - Bur
Che cosa è successo a Roma
prima, durante e dopo la conquista
del governo da parte della destra?

Si parte da Verona. Alla ricerca del perché
tante persone in Italia, nel 2009,
si riuniscano attorno a un'ideologia nera.
_______________________________________________________________________


Le puntate precedenti di questa specie di "rubrica"...
Che cos'è la coscienza (15 novembre 2009)
Pirati e designer (11 ottobre 2009)
Scrivere la musica (6 settembre 2009)
L'arte dell'artigiano (28 giugno 2009)
Gandhi (7 giugno 2009)
La storia dei giornali (24 maggio 2009)
La valanga della crisi (29 marzo 2009
Il destino della storia (1 marzo 2009)
L'imprenditore di Schumpeter (22 febbraio 2009)
Il regime dei media (15 febbraio 2009)
Paul Veyne e costantino (9 febbraio 2009)
Sinapsi sociali (25 gennaio 2009)
Le storie contro la storia (18 gennaio 2009)
Io non sono il mio cervello (11 gennaio 2009)
Luminosa oscurità (4 gennaio 2009)
Il nuovo paradigma della finanza (21 dicembre 2008)
Il pericolo e l'intelligenza (14 dicembre 2008)
Beato chi si scandalizza (30 novembre 2008)
Viaggio per la felicità (2 novembre 2008)
Mercato o capitalismo (19 ottobre 2008)
Hacker (12 ottobre 2008)
Odio (27 settembre 2008)
Querdenker (24 agosto 2008)
L'indicibile segreto del segreto (14 agosto 2008)
Il filo dei libri (15 luglio 2008)
Felicità in azienda (28 maggio 2008)
Siamo le nostre azioni pubbliche (11 maggio 2008)
Senza povertà (4 maggio 2008)
Nothing ends (27 aprile 2008)
Esplorazioni insensate (5 aprile 2008)
L'arte del rinnovamento (16 marzo 2008)
L'arte nella storia (9 marzo 2008)
La logica della decrescita (2 marzo 2008)
La lettura dei confini (24 febbraio 2008)
La fortuna della filosofia (17 febbraio 2008)
Pensieri astratti su realtà concrete (3 febbraio 2008)
Memoria. Felicità (27 gennaio 2008)
Libertà della conoscenza (20 gennaio 2008)
Libertà della scienza (16 gennaio 2008)
Leggere nella complessità (13 gennaio 2008)
Leggere una storica scomparsa - 2 (6 gennaio 2008)
Leggere una storia scomparsa (31 dicembre 2007)
Il senso e la visione (22 dicembre 2007)
L'Italia e gli italiani (16 dicembre 2007)
La complessità della conoscenza (9 dicembre 2007)
L'organizzazione informale (2 dicembre 2007)
Il comune senso del capitalismo (4 novembre 2007)
Il gioco della matematica (28 ottobre 2007)
Numeri da leggere (7 ottobre 2007)
Fantadesign da leggere (30 settembre 2007)
Vivere una lettura filosofica della politica / 2 (23 settembre 2007)
Vivere una lettura filosofica della politica (16 settembre 2007)
Leggere il video partecipativo (5 agosto 2007)
L'identità delle vittime (29 luglio 2007)
La poesia di un amico è il titolo del racconto della tua vita (22 luglio 2007)
Leggere l'incomprensione (15 luglio 2007)
Il destino di leggere (8 luglio 2007)
Leggere la razza padrina (1 luglio 2007)
Leggere un incontro di civiltà (24 giugno 2007)
Lettura bella e popolare (17 giugno 2007)
Ricchezza della lettura in rete (3 giugno 2007)
Mutazioni nella lettura (27 maggio 2007)
Leggere nel futuro della città (20 maggio 2007)
Leggere il segreto di un inventore (13 maggio 2007)
L'organizzazione da leggere (6 maggio 2007)
La felicità di leggere (29 aprile 2007)
La scommessa di leggere (22 aprile 2007)
Leggere nel pensiero (15 aprile 2007)
Leggere nella mente digitale (8 aprile 2007)
Leggere nella rete (1 aprile 2007)
Leggere gli effetti dell'autobiografia (25 marzo 2007)
Leggere memi (18 marzo 2007)
Leggere l'identità del reporter (11 marzo 2007)
Leggere gli scenari (4 marzo 2007)
Leggere di quelli che lavorano (25 febbraio 2007)
Leggere dentro e fuori (18 febbraio 2007)
Leggere parole chiave (11 febbraio 2007)
Leggere appunti su ciò che non può essere scritto (4 febbraio 2007)
Rileggere quello che va riletto (28 gennaio 2007)
Leggere quello che gli amici hanno scritto (21 gennaio 2007)
Leggere quello che gli altri leggono (14 gennaio 2007)
Leggere per viaggiare (7 gennaio 2007)
Leggere per meditare (31 dicembre 2006)
Leggere per citare (24 dicembre 2006)
Gli occhiali per leggere (17 dicembre 2006)
Leggere, leggerezza, legge (10 dicembre 2006)
Leggere o non leggere (3 dicembre 2006)
Leggere per lavorare o lavorare per leggere? (26 novembre 2006)


Tag:  

Scrivono di libri: Clelia Mazzini (Akatalēpsìa), Luisa Carrada (Il mestiere di scrivere), Stefania Mola (Squilibri), Ste (melodiainotturna), Ossimora (Antonia nella notte), Remo Bassini (Appunti), Seia Montanelli (Paese d'Ottobre), Renee (Book of the day), Mitì Vigliero (Placida Signora), Gian Paolo Serino (Satisfiction), Gattostanco, Gabriella Alù (Non solo Proust), Patrizia Bruce (Dimmi, cosa leggi?), Angèle Paoli (Terres del femmes), Alessio. E... VibrisseLipperaturaLitteratitudineWittgenstein, talvolta. E inoltre: Bottega di LetturaPenna e mouseBookrepublicLa FrustaZamBooksblog. E MilanoNera. E Sottotomo... BooksWebTvPalagniacAmalteoCarmilla onlineAntonio Genna. E Nazione indiana.


Pagina aNobii (social network sui libri)

In libreriaEconomia della felicità, dalla blogosfera al valore del dono e oltreFeltrinelli



Bookmark and Share

BookBlogging - Che cos'è la coscienza

| | Comments (1) | TrackBacks (0)
More about RossoNicholas Humphrey si chiede che cosa sia la coscienza. Il suo Rosso è una lezione di filosofia, un impeto di curiosità, una dimostrazione di come si possa condurre una ricerca, in un territorio inesplorato. Perché indefinito, sfuggente, labirintico: attraente come un Eldorado intellettuale ma che nessuno può davvero affermare di aver visitato davvero.

La coscienza è un concetto molto più evocato che spiegato. È la chiave della nostra conoscenza, eppure è imprendibile. Dov'è? Perché abbiamo bisogno di postularne l'esistenza? Perché abbiamo la certezza di averne l'esperienza? E come ci cambia discuterne?

Esplicitamente ipotetico, il discorso di Humphrey parte da uno schermo rosso. Distingue tra la percezione e la sensazione, cerca di scoprire il senso di queste esperienze sul piano dell'evoluzione della specie, raggiunge una descrizione di che cosa siano i fenomeni dal punto di vista cerebrale, connette questa descrizione alla relazione tra neuroni-specchio ed empatia e salta, passando ovviamente per la fenomenologia, alla teorizzazione. Siamo una specie evoluta dagli organismi monocellulari, che ne percorso evolutivo ha aggiunto una quantità di capacità, collettive e individuali. La coscienza è una di queste: la spiegazione di Humphrey consente di comprendere perché la mente non accetta di essere soltanto una reazione delle cellule cerebrali e perché la mente abbia bisogno di pensare una coscienza.

La coscienza è un presente soggettivo che contiene elementi di passato e di futuro per creare un ambiente mentale nel quale l'individuo può agire, in relazione agli altri e al mondo. Ed è un'espansione del sé che rafforza l'energia che si mette nell'azione. Perché la coscienza è un'illusione che vale la pena di avere: per essere persone che conoscono e agiscono.

(Una discussione di Humphrey sul "sé che vale la pena di avere" è su Edge).

Il sito di Humphrey linka a diversi paper disponibili online. È compresa una fondamentale postilla a Rosso.

_______________________________________________________________________
Alcuni libri che ho in mano             
  Impressioni mentre leggo

Claudio Cerasa
La presa di Roma
Rizzoli

Joseph Pulitzer

Sul giornalismo
Bollati Boringhieri
Che cosa è successo a Roma
prima, durante e dopo la conquista
del governo da parte della destra?

Se il destino del giornalismo è in questione,
occorre riconsiderare a fondo i motivi
di orgoglio e di responsabilità dei giornalisti.
_______________________________________________________________________


Le puntate precedenti di questa specie di "rubrica"...
Pirati e designer (11 ottobre 2009)
Scrivere la musica (6 settembre 2009)
L'arte dell'artigiano (28 giugno 2009)
Gandhi (7 giugno 2009)
La storia dei giornali (24 maggio 2009)
La valanga della crisi (29 marzo 2009
Il destino della storia (1 marzo 2009)
L'imprenditore di Schumpeter (22 febbraio 2009)
Il regime dei media (15 febbraio 2009)
Paul Veyne e costantino (9 febbraio 2009)
Sinapsi sociali (25 gennaio 2009)
Le storie contro la storia (18 gennaio 2009)
Io non sono il mio cervello (11 gennaio 2009)
Luminosa oscurità (4 gennaio 2009)
Il nuovo paradigma della finanza (21 dicembre 2008)
Il pericolo e l'intelligenza (14 dicembre 2008)
Beato chi si scandalizza (30 novembre 2008)
Viaggio per la felicità (2 novembre 2008)
Mercato o capitalismo (19 ottobre 2008)
Hacker (12 ottobre 2008)
Odio (27 settembre 2008)
Querdenker (24 agosto 2008)
L'indicibile segreto del segreto (14 agosto 2008)
Il filo dei libri (15 luglio 2008)
Felicità in azienda (28 maggio 2008)
Siamo le nostre azioni pubbliche (11 maggio 2008)
Senza povertà (4 maggio 2008)
Nothing ends (27 aprile 2008)
Esplorazioni insensate (5 aprile 2008)
L'arte del rinnovamento (16 marzo 2008)
L'arte nella storia (9 marzo 2008)
La logica della decrescita (2 marzo 2008)
La lettura dei confini (24 febbraio 2008)
La fortuna della filosofia (17 febbraio 2008)
Pensieri astratti su realtà concrete (3 febbraio 2008)
Memoria. Felicità (27 gennaio 2008)
Libertà della conoscenza (20 gennaio 2008)
Libertà della scienza (16 gennaio 2008)
Leggere nella complessità (13 gennaio 2008)
Leggere una storica scomparsa - 2 (6 gennaio 2008)
Leggere una storia scomparsa (31 dicembre 2007)
Il senso e la visione (22 dicembre 2007)
L'Italia e gli italiani (16 dicembre 2007)
La complessità della conoscenza (9 dicembre 2007)
L'organizzazione informale (2 dicembre 2007)
Il comune senso del capitalismo (4 novembre 2007)
Il gioco della matematica (28 ottobre 2007)
Numeri da leggere (7 ottobre 2007)
Fantadesign da leggere (30 settembre 2007)
Vivere una lettura filosofica della politica / 2 (23 settembre 2007)
Vivere una lettura filosofica della politica (16 settembre 2007)
Leggere il video partecipativo (5 agosto 2007)
L'identità delle vittime (29 luglio 2007)
La poesia di un amico è il titolo del racconto della tua vita (22 luglio 2007)
Leggere l'incomprensione (15 luglio 2007)
Il destino di leggere (8 luglio 2007)
Leggere la razza padrina (1 luglio 2007)
Leggere un incontro di civiltà (24 giugno 2007)
Lettura bella e popolare (17 giugno 2007)
Ricchezza della lettura in rete (3 giugno 2007)
Mutazioni nella lettura (27 maggio 2007)
Leggere nel futuro della città (20 maggio 2007)
Leggere il segreto di un inventore (13 maggio 2007)
L'organizzazione da leggere (6 maggio 2007)
La felicità di leggere (29 aprile 2007)
La scommessa di leggere (22 aprile 2007)
Leggere nel pensiero (15 aprile 2007)
Leggere nella mente digitale (8 aprile 2007)
Leggere nella rete (1 aprile 2007)
Leggere gli effetti dell'autobiografia (25 marzo 2007)
Leggere memi (18 marzo 2007)
Leggere l'identità del reporter (11 marzo 2007)
Leggere gli scenari (4 marzo 2007)
Leggere di quelli che lavorano (25 febbraio 2007)
Leggere dentro e fuori (18 febbraio 2007)
Leggere parole chiave (11 febbraio 2007)
Leggere appunti su ciò che non può essere scritto (4 febbraio 2007)
Rileggere quello che va riletto (28 gennaio 2007)
Leggere quello che gli amici hanno scritto (21 gennaio 2007)
Leggere quello che gli altri leggono (14 gennaio 2007)
Leggere per viaggiare (7 gennaio 2007)
Leggere per meditare (31 dicembre 2006)
Leggere per citare (24 dicembre 2006)
Gli occhiali per leggere (17 dicembre 2006)
Leggere, leggerezza, legge (10 dicembre 2006)
Leggere o non leggere (3 dicembre 2006)
Leggere per lavorare o lavorare per leggere? (26 novembre 2006)


Tag:  

Scrivono di libri: Clelia Mazzini (Akatalēpsìa), Luisa Carrada (Il mestiere di scrivere), Stefania Mola (Squilibri), Ste (melodiainotturna), Ossimora (Antonia nella notte), Remo Bassini (Appunti), Seia Montanelli (Paese d'Ottobre), Renee (Book of the day), Mitì Vigliero (Placida Signora), Gian Paolo Serino (Satisfiction), Gattostanco, Gabriella Alù (Non solo Proust), Patrizia Bruce (Dimmi, cosa leggi?), Angèle Paoli (Terres del femmes), Alessio. E... VibrisseLipperaturaLitteratitudineWittgenstein, talvolta. E inoltre: Bottega di LetturaPenna e mouseBookrepublicLa FrustaZamBooksblog. E MilanoNera. E Sottotomo... BooksWebTvPalagniacAmalteoCarmilla onlineAntonio Genna. E Nazione indiana.


Pagina aNobii (social network sui libri)

In libreriaEconomia della felicità, dalla blogosfera al valore del dono e oltreFeltrinelli



Bookmark and Share

Diavolo di un Brin

| | Comments (0) | TrackBacks (0)
Sergey Brin, uno dei fondatori di Google, doveva assumere un legale. Al colloquio lo ha sottoposto a un test. "Scrivi un contratto per regolare la vendita della mia anima al diavolo".

Giocano con questa questione, evidentemente, nell'azienda che dice di non essere "evil".

L'episodio è raccontato nel nuovo libro di Ken Auletta, Googled: The end of the world as we know it, Penguin Press.

La presa di Roma

| | Comments (0) | TrackBacks (0)
"Roma è l'esempio di ciò che accade quando i monumenti di una città durano troppo a lungo". Andy Warhol

È l'esergo che presenta "La presa di Roma", il libro di Claudio Cerasa, Bur.

Parlare per digerire

| | Comments (2) | TrackBacks (0)
Se ne parla sempre tanto. Di internet e delle sue conseguenze. I post e gli articoli non mancano di certo. Perché? Probabilmente, l'ondata di novità concettuali e tecniche che internet non cessa di proporre è troppo grande per una cultura troppo lenta ad adattarsi. E probabilmente perché internet è l'aspetto più evidente e concreto di un cambiamento profondissimo del modo di pensare collettivamente. Prima o poi smetteremo di parlarne, ma soltanto quando avremo digerito l'innovazione. Però, per tutto il tempo di questo lungo passaggio, dovremo dare fondo a tutte le parole, le metafore e con i pensieri per concepire quello che avviene.

Per chi ci lavora è abbastanza dura. Perché internet consente di costruire iniziative importantissime ma chi non le immagina prima che ci siano non è in grado di capirle se non quando se le vede sotto il naso. Questo avviene nelle aziende, nella pubblica amministrazione, nell'informazione. E poiché di solito non sono i leader delle organizzazioni a concepire nella pratica le iniziative, in pratica avviene che la guida del processo è più indietro di chi il processo realizza. Questione non da poco.

More about L'uomo artigianoDi solito, chi lavora su internet si trova nel paradosso dell'artigiano che "sa fare" ma non sa "dire quello che sa fare". Ed è circondato da una cultura che non immagina in anticipo quello che sarà fatto, ma lo comprende solo dopo che è fatto. In questo senso, la dinamica culturale è diversa da quella tradizionale: chi ha il potere non è alla guida. Anzi. 

More about Communication PowerE' un elemento dell'enorme complessità che stiamo affrontando. Una lettura del libro di Manuel Castells, Communication power, potrebbe rivelarsi indispensabile. Accanto a L'uomo artigiano di Richard Sennett. (In effetti, e non è un paradosso, la rete si può vivere intensamente, ma la riflessione sulla rete avviene ancora molto spesso off line, con l'aiuto di un buon paio di libri: una sola delle due attività spesso non basta).

David Lane e l'innovazione della specie

| | Comments (2) | TrackBacks (0)
David Lane è l'unico che conosco nel gruppo degli autori del nuovo libro: "Complexity Perspectives in Innovation and Social Change". David Lane lavora al Department of Social, Cognitive and Quantitative Sciences, University of Modena and Reggio Emilia.

Il libro è notevolissimo. In sintesi, dicono gli autori, "Two conclusions stand out from the project. Firstly that innovation and invention have, in a sense, been among the stepchildren of modern research, whether in the social sciences or in the humanities, and secondly that the role of innovation in urban dynamics is much more important than is generally acknowledged".

In sostanza, gli autori raccontano il processo dell'innovazione sulla base della teoria della complessità. Questo consente di correggere la tradizionale modalità degli studiosi dell'innvazione: quella di cercare di comprendere l'innovazione a posteriori. Per comprenderla prima che sia rinosciuta come innovazione occorre una teoria che la veda nel suo farsi, nell'ecosistema che la favorisce.

"It is in our opinion surprising that the scientific community has so little understanding of the process of invention and innovation itself. Generally, the world reacts a posteriori to innovations once they have been introduced. Could we not attempt to shift our stance from a re-active to a pro-active one, and come to understand and guide the process of invention and innovation itself? That would put us in control rather than dealing with things after they have gotten out of hand, and it would potentially allow us to accelerate the innovative process in those domains in which that is most needed, and maybe slow it in others".

"What has thus far held back our understanding of the process of invention and innovation? Our tentative working hypothesis is that that lack of understanding is directly related to the fact that the majority of the scientific community has looked at invention and innovation using a positivist, scientific perspective. In essence, invention and innovation have mainly been studied 'a posteriori'. From such a perspective, creation cannot be described or understood. Hence, we have left 'invention' completely to one side in innovation studies, relegating it to the domain of 'personal creativity', and we have focused uniquely on innovation, i.e. on the ways in which an invention is adopted and spreads throughout a population".

La città è la rete sociale fondamentale che favorisce l'innovazione. Perché è il luogo nel quale l'evoluzione umana si svolge contemporaneamente come specie naturale e culturale.

Ne consegue un approccio che promette molte conclusioni importanti. "From biology to society, specifies how a new kind of organisation has emerged with the historical apparition of human societies. Although Homo sapiens is a biological species, whose individual elements do not in themselves differ from any other animal species in their biological organisation, and  although social systems do share some properties with animal social organisations, two main radically new and distinctive features were created through the process that led to human social organisation. The first one is a self- monitored, directed (intentional) mode of social change. We shall demonstrate that this new kind of evolutionary driver is the result of the integration of new functionalities in social structures due to cultural processes. The second distinctive feature that is essential to our approach of social systems is that it is comprehensive: to shift from a static description of social structures to a dynamic one, we need to consider a variety of social interactions that are usually separated in disciplinary explanations of social systems. The modifications in social organisation that are directed at monitoring social changes, and that produce emergent patterns instantiated in organisations do affect a social system in every aspect and at all its levels of organisation.We describe how function, structure and process are affecting each other, and we build a dynamic, interactionist interpretation of the evolution of social systems".

"In this attempt, it is important to determine which ingredients are necessary for developing a theory of human social innovation that is both general, and precise enough to be relevant. We believe that complexity theories are the necessary framework for developing a modern interpretation of change in complex systems. However, we question two principles that are part of the application of this theoretical approach to physical and biological systems. These are, firstly, the search for invariance and universality in processes. We demonstrate that human social change cannot be described in Darwinian terms, because something new has appeared, i.c. the fact that human societies are inherently responsible for their own innovation. This then leads us to question the applicability of the Darwinian approach of biological evolution to human social evolution".

Il Kindle in mano

| | Comments (6) | TrackBacks (0)
Si legge in modo straordinario. Il Kindle non si capisce se non si prende in mano e non si prova. La qualità di lettura è davvero soprendente.

Certo, poi esplorando si scopre che sarebbe interessante comprendere come sono scelti i libri in vendita. Per esempio, manca Connected, The Surprising Power of Our Social Networks and How They Shape Our Lives, di Nicholas A. Christakis e James H. Fowler. Peccato, l'avrei comprato. Ed è probabile che quelli col Kindle sarebbero "in target".

Le curiosità non mancano. Andando alle scelte per argomento si scopre che il terzo libro più popolare "di storia" è Il Principe di Machiavelli, che tra l'altro si trova anche gratuitamente. Mentre il giornale La Stampa è in abbonamento a 19,99 dollari al mese, oppure 1,25 dollari al giorno. Si può provare gratuitamente per 14 giorni. Salvo che bisogna andarsi a registrare comunque con la carta di credito (ero già registrato per il sito di Amazon ma evidentemente c'è qualche intoppo). Vabbè. Impressioni dei primi dieci minuti.

Letture per Ostrom

| | Comments (0) | TrackBacks (0)
Dopo il Nobel a Elinor Ostrom, studiosa dell'economia dei commons, si cerca di leggere il più possibile in materia. Una bella raccolta di consigli è su Nexa.

BookBlogging - Pirati e designer

| | Comments (6) | TrackBacks (0)
More about Punk capitalismo. Come la cultura giovanile sta reinventando il mondo degli affariFin da Sombart sappiamo che la pirateria e il capitalismo hanno qualcosa in comune. In queste dimensioni borderline dell'economia borderline, le leggi non sono altro che dei dati di fatto con i quali confrontarsi - per strumentalizzarli, modificarli, aggirarli - nell'ambito di due attività di accumulazione di ricchezze che per costituzione non si cura del normale senso del limite.

Ma mentre sul piano della relazione con le leggi la pirateria e il capitalismo si assomigliano, divergono in relazione alla società. Pur tenendo conto delle identità multiple di ciascuno, la pirateria continua a godere di un alone vagamente romantico, vagamente temibile, ma sostanzialmente legittimato quando si concentra sull'aggiramento di regole considerate obsolete. Il capitalismo, invece, è costretto a cercare a ogni passo la sua legittimità, controllando i giornali, restituendo parte delle ricchezze in beneficenza, o finanziando attività artistiche di varia natura: tutt'altro che romantico, il capitalismo è spesso il portatore di un'ideologia della razionalità esasperata, fondamentalmente disumana. In generale, il pirata è in basso nella banalità delle gerarchie sociali, mentre il capitalista è in alto: le due figure non si toccano se non, appunto, quando entrambi aggirano o modellano a loro piacimento le leggi.

Generano innovazione, capitalisti e pirati. Le società che entrano in contatto con le loro azioni non possono restare indifferenti. Ma il rischio per entrambe le figure è di restare nel dominio del parassitismo: quando sono larghi gli spazi dell'illegalità, quando il sistema giuridico lascia ampia libertà di manovra a chi cerchi il proprio vantaggio oltre i confini della formalità, allora i capitalisti e i pirati non hanno bisogno di innovare. Il loro apporto è forse più costruttivo quando si confrontano con sistemi più strutturati, in grado in sostanza di trasformare i loro atteggiamenti innovativi in qualcosa che migliora il sistema nel suo complesso.

More about Design-Driven innovation. Cambiare le regole della competizione innovando radicalmente il significato dei prodotti e dei serviziMa c'è qualcosa di più nell'innovazione del pirata cui pensa Mason. La capacità di manipolare la realtà per immaginarne una narrazione. La musica è ispirazione di tutto il libro. E ne diventa il senso fondamentale.

Il che induce a segnalare accanto alle intuizioni di Mason, lo studio di Roberto Verganti che - se così si può dire - si concentra sul lato meravigliosamente piratesco del management dell'innovazione. Il lato in cui il pensiero convenzionale viene superato dalla visione, dalla capacità estetica, dalla volontà di espressione e dall'energia del leader che riesce a portare il valore fondamentale al prodotto: il suo senso. Il libro di Verganti ha il merito di sottolineare come la capacità di generare senso sia al centro dell'innovazione, oggi. E che quindi dipenda non dalla pedissequa adesione alle regole convenzionali del marketing e della tecnologia, ma da un salto di qualità nella relazione tra chi sta in azienda e il suo pubblico: un salto grazie al quale entrambi portino valore. Entrambi.

_______________________________________________________________________
Alcuni libri che ho in mano             
  Impressioni mentre leggo
Mattia Bernardo Bagnoli
Bologna permettendo
Fazi Editore

Joseph Nye

Leadership e potere
Laterza
Un noir che si aggira nei misteri
della città nella quale il giovane autore
ha studiato. L'urgenza di scriverlo.

Il potere delle idee che si incarna
in figure capaci di leadership, in nome
anche di intere nazioni. La forza non basta.
_______________________________________________________________________


Le puntate precedenti di questa specie di "rubrica"...
Scrivere la musica (6 settembre 2009)
L'arte dell'artigiano (28 giugno 2009)
Gandhi (7 giugno 2009)
La storia dei giornali (24 maggio 2009)
La valanga della crisi (29 marzo 2009
Il destino della storia (1 marzo 2009)
L'imprenditore di Schumpeter (22 febbraio 2009)
Il regime dei media (15 febbraio 2009)
Paul Veyne e costantino (9 febbraio 2009)
Sinapsi sociali (25 gennaio 2009)
Le storie contro la storia (18 gennaio 2009)
Io non sono il mio cervello (11 gennaio 2009)
Luminosa oscurità (4 gennaio 2009)
Il nuovo paradigma della finanza (21 dicembre 2008)
Il pericolo e l'intelligenza (14 dicembre 2008)
Beato chi si scandalizza (30 novembre 2008)
Viaggio per la felicità (2 novembre 2008)
Mercato o capitalismo (19 ottobre 2008)
Hacker (12 ottobre 2008)
Odio (27 settembre 2008)
Querdenker (24 agosto 2008)
L'indicibile segreto del segreto (14 agosto 2008)
Il filo dei libri (15 luglio 2008)
Felicità in azienda (28 maggio 2008)
Siamo le nostre azioni pubbliche (11 maggio 2008)
Senza povertà (4 maggio 2008)
Nothing ends (27 aprile 2008)
Esplorazioni insensate (5 aprile 2008)
L'arte del rinnovamento (16 marzo 2008)
L'arte nella storia (9 marzo 2008)
La logica della decrescita (2 marzo 2008)
La lettura dei confini (24 febbraio 2008)
La fortuna della filosofia (17 febbraio 2008)
Pensieri astratti su realtà concrete (3 febbraio 2008)
Memoria. Felicità (27 gennaio 2008)
Libertà della conoscenza (20 gennaio 2008)
Libertà della scienza (16 gennaio 2008)
Leggere nella complessità (13 gennaio 2008)
Leggere una storica scomparsa - 2 (6 gennaio 2008)
Leggere una storia scomparsa (31 dicembre 2007)
Il senso e la visione (22 dicembre 2007)
L'Italia e gli italiani (16 dicembre 2007)
La complessità della conoscenza (9 dicembre 2007)
L'organizzazione informale (2 dicembre 2007)
Il comune senso del capitalismo (4 novembre 2007)
Il gioco della matematica (28 ottobre 2007)
Numeri da leggere (7 ottobre 2007)
Fantadesign da leggere (30 settembre 2007)
Vivere una lettura filosofica della politica / 2 (23 settembre 2007)
Vivere una lettura filosofica della politica (16 settembre 2007)
Leggere il video partecipativo (5 agosto 2007)
L'identità delle vittime (29 luglio 2007)
La poesia di un amico è il titolo del racconto della tua vita (22 luglio 2007)
Leggere l'incomprensione (15 luglio 2007)
Il destino di leggere (8 luglio 2007)
Leggere la razza padrina (1 luglio 2007)
Leggere un incontro di civiltà (24 giugno 2007)
Lettura bella e popolare (17 giugno 2007)
Ricchezza della lettura in rete (3 giugno 2007)
Mutazioni nella lettura (27 maggio 2007)
Leggere nel futuro della città (20 maggio 2007)
Leggere il segreto di un inventore (13 maggio 2007)
L'organizzazione da leggere (6 maggio 2007)
La felicità di leggere (29 aprile 2007)
La scommessa di leggere (22 aprile 2007)
Leggere nel pensiero (15 aprile 2007)
Leggere nella mente digitale (8 aprile 2007)
Leggere nella rete (1 aprile 2007)
Leggere gli effetti dell'autobiografia (25 marzo 2007)
Leggere memi (18 marzo 2007)
Leggere l'identità del reporter (11 marzo 2007)
Leggere gli scenari (4 marzo 2007)
Leggere di quelli che lavorano (25 febbraio 2007)
Leggere dentro e fuori (18 febbraio 2007)
Leggere parole chiave (11 febbraio 2007)
Leggere appunti su ciò che non può essere scritto (4 febbraio 2007)
Rileggere quello che va riletto (28 gennaio 2007)
Leggere quello che gli amici hanno scritto (21 gennaio 2007)
Leggere quello che gli altri leggono (14 gennaio 2007)
Leggere per viaggiare (7 gennaio 2007)
Leggere per meditare (31 dicembre 2006)
Leggere per citare (24 dicembre 2006)
Gli occhiali per leggere (17 dicembre 2006)
Leggere, leggerezza, legge (10 dicembre 2006)
Leggere o non leggere (3 dicembre 2006)
Leggere per lavorare o lavorare per leggere? (26 novembre 2006)


Tag:  

Scrivono di libri: Clelia Mazzini (Akatalēpsìa), Luisa Carrada (Il mestiere di scrivere), Stefania Mola (Squilibri), Ste (melodiainotturna), Ossimora (Antonia nella notte), Remo Bassini (Appunti), Seia Montanelli (Paese d'Ottobre), Renee (Book of the day), Mitì Vigliero (Placida Signora), Gian Paolo Serino (Satisfiction), Gattostanco, Gabriella Alù (Non solo Proust), Patrizia Bruce (Dimmi, cosa leggi?), Angèle Paoli (Terres del femmes), Alessio. E... VibrisseLipperaturaLitteratitudineWittgenstein, talvolta. E inoltre: Bottega di LetturaPenna e mouseBookrepublicLa FrustaZamBooksblog. E MilanoNera. E Sottotomo... BooksWebTvPalagniacAmalteoCarmilla onlineAntonio Genna. E Nazione indiana.


Pagina aNobii (social network sui libri)

In libreriaEconomia della felicità, dalla blogosfera al valore del dono e oltreFeltrinelli



Bookmark and Share

Licenza di utilizzo di un libro

| | Comments (1) | TrackBacks (0)
Mattew Battles propone le sue specialissime condizioni di utilizzo per i libri. Tra le suggestive regole (riassunto drastico):

Privacy
Quello che avviene nello scambio tra il tuo cervello e il contenuto del Libro riguarda solo te
Proprietà intellettuale
Spesso un Libro contiene idee e informazioni create da altri. Questo è possibile perché esiste un diritto di proprietà limitato che i creatori possono vantare sulle loro idee e informazioni. (...) Non esiste una licenza che copra i pensieri del lettore mentre legge il Libro.
Registrazione
Per accedere al Libro non occorre registrarsi.
Altre regole
Il Libro non ti proporrà pubblicità.
Il libro non può rifiutare un utente per nessuna ragione.

Con i soldi degli altri

| | Comments (6) | TrackBacks (0)
More about Con i soldi degli altri Oggi a Mantova, Festival Letteratura, Luciano Gallino parla della montatura finanziaria gigantesca che è scoppiata nella crisi attuale. Spunto il suo libro: "Con i soldi degli altri". In un contesto in cui il Pil mondiale è meno di 60mila miliardi di dollari, i derivati valevano 600mila miliardi di dollari... 

Alle 15,30, Palazzo di San Sebastiano.

BookBlogging - Scrivere la musica

| | Comments (2) | TrackBacks (0)
More about NocturnesMeravigliose favole di musica vissuta. Commoventi come ascoltare ritmi e note che si conoscono e non cessano di stupire.

Partendo da Venezia. Dove un ragazzo venuto da un paese dell'Est europeo, liberato, suona in Piazza e vede, nel pubblico, un cantante americano i cui dischi erano stati la colonna sonora della sua vita.

Canzoni d'amore che avevano accompagnato sempre il ragazzo perché amate dalla madre, indomita romantica, sola con il figlio nel piccolo appartamento che lo stato comunista le concedeva. Una musica che era stata per lui l'educazione sentimentale. 

Ma chi è l'uomo che le cantava? Il ragazzo proietta su di lui i significati che aveva ascoltato nei testi, nelle melodie, nella fascinazione della libertà del mondo americano. Decide di parlargli. E l'uomo lo invita a sedersi al suo tavolino. Quando arriva la moglie del grande cantante americano, una signora ancora bella nonostante l'età.

La storia che segue è un'esplorazione oltre le proiezioni romantiche, autentiche del ragazzo. Per scoprire, lentamente, l'inopinata verità. Che non è certo una cinica banalizzazione. Ma una commovente rivelazione.

Il libro di Ishiguro è una raccolta di racconti. Che però supera i limiti del genere. Perché ogni racconto è una finestra sullo stesso mondo. Che la musica nasconde e svela.

_______________________________________________________________________
Alcuni libri che ho comprato             
  Impressioni mentre leggo
Luca Castellitto
Il sogno del bambino stregone
Piemme

Daya Kishan Thussu

Internationalizing media studies
Routledge
La storia vista con gli occhi
di un bambino cui la società chiede
troppo. Perché scrivere è agire.

Sui media si svolge la storia del
presente. Il presente è globale. Chi
li studia, cambia prospettiva.
_______________________________________________________________________


Le puntate precedenti di questa specie di "rubrica"...
L'arte dell'artigiano (28 giugno 2009)
Gandhi (7 giugno 2009)
La storia dei giornali (24 maggio 2009)
La valanga della crisi (29 marzo 2009
Il destino della storia (1 marzo 2009)
L'imprenditore di Schumpeter (22 febbraio 2009)
Il regime dei media (15 febbraio 2009)
Paul Veyne e costantino (9 febbraio 2009)
Sinapsi sociali (25 gennaio 2009)
Le storie contro la storia (18 gennaio 2009)
Io non sono il mio cervello (11 gennaio 2009)
Luminosa oscurità (4 gennaio 2009)
Il nuovo paradigma della finanza (21 dicembre 2008)
Il pericolo e l'intelligenza (14 dicembre 2008)
Beato chi si scandalizza (30 novembre 2008)
Viaggio per la felicità (2 novembre 2008)
Mercato o capitalismo (19 ottobre 2008)
Hacker (12 ottobre 2008)
Odio (27 settembre 2008)
Querdenker (24 agosto 2008)
L'indicibile segreto del segreto (14 agosto 2008)
Il filo dei libri (15 luglio 2008)
Felicità in azienda (28 maggio 2008)
Siamo le nostre azioni pubbliche (11 maggio 2008)
Senza povertà (4 maggio 2008)
Nothing ends (27 aprile 2008)
Esplorazioni insensate (5 aprile 2008)
L'arte del rinnovamento (16 marzo 2008)
L'arte nella storia (9 marzo 2008)
La logica della decrescita (2 marzo 2008)
La lettura dei confini (24 febbraio 2008)
La fortuna della filosofia (17 febbraio 2008)
Pensieri astratti su realtà concrete (3 febbraio 2008)
Memoria. Felicità (27 gennaio 2008)
Libertà della conoscenza (20 gennaio 2008)
Libertà della scienza (16 gennaio 2008)
Leggere nella complessità (13 gennaio 2008)
Leggere una storica scomparsa - 2 (6 gennaio 2008)
Leggere una storia scomparsa (31 dicembre 2007)
Il senso e la visione (22 dicembre 2007)
L'Italia e gli italiani (16 dicembre 2007)
La complessità della conoscenza (9 dicembre 2007)
L'organizzazione informale (2 dicembre 2007)
Il comune senso del capitalismo (4 novembre 2007)
Il gioco della matematica (28 ottobre 2007)
Numeri da leggere (7 ottobre 2007)
Fantadesign da leggere (30 settembre 2007)
Vivere una lettura filosofica della politica / 2 (23 settembre 2007)
Vivere una lettura filosofica della politica (16 settembre 2007)
Leggere il video partecipativo (5 agosto 2007)
L'identità delle vittime (29 luglio 2007)
La poesia di un amico è il titolo del racconto della tua vita (22 luglio 2007)
Leggere l'incomprensione (15 luglio 2007)
Il destino di leggere (8 luglio 2007)
Leggere la razza padrina (1 luglio 2007)
Leggere un incontro di civiltà (24 giugno 2007)
Lettura bella e popolare (17 giugno 2007)
Ricchezza della lettura in rete (3 giugno 2007)
Mutazioni nella lettura (27 maggio 2007)
Leggere nel futuro della città (20 maggio 2007)
Leggere il segreto di un inventore (13 maggio 2007)
L'organizzazione da leggere (6 maggio 2007)
La felicità di leggere (29 aprile 2007)
La scommessa di leggere (22 aprile 2007)
Leggere nel pensiero (15 aprile 2007)
Leggere nella mente digitale (8 aprile 2007)
Leggere nella rete (1 aprile 2007)
Leggere gli effetti dell'autobiografia (25 marzo 2007)
Leggere memi (18 marzo 2007)
Leggere l'identità del reporter (11 marzo 2007)
Leggere gli scenari (4 marzo 2007)
Leggere di quelli che lavorano (25 febbraio 2007)
Leggere dentro e fuori (18 febbraio 2007)
Leggere parole chiave (11 febbraio 2007)
Leggere appunti su ciò che non può essere scritto (4 febbraio 2007)
Rileggere quello che va riletto (28 gennaio 2007)
Leggere quello che gli amici hanno scritto (21 gennaio 2007)
Leggere quello che gli altri leggono (14 gennaio 2007)
Leggere per viaggiare (7 gennaio 2007)
Leggere per meditare (31 dicembre 2006)
Leggere per citare (24 dicembre 2006)
Gli occhiali per leggere (17 dicembre 2006)
Leggere, leggerezza, legge (10 dicembre 2006)
Leggere o non leggere (3 dicembre 2006)
Leggere per lavorare o lavorare per leggere? (26 novembre 2006)


Tag:  

Scrivono di libri: Clelia Mazzini (Akatalēpsìa), Luisa Carrada (Il mestiere di scrivere), Stefania Mola (Squilibri), Ste (melodiainotturna), Ossimora (Antonia nella notte), Remo Bassini (Appunti), Seia Montanelli (Paese d'Ottobre), Renee (Book of the day), Mitì Vigliero (Placida Signora), Gian Paolo Serino (Satisfiction), Gattostanco, Gabriella Alù (Non solo Proust), Patrizia Bruce (Dimmi, cosa leggi?), Angèle Paoli (Terres del femmes), Alessio. E... VibrisseLipperaturaLitteratitudineWittgenstein, talvolta. E inoltre: Bottega di LetturaPenna e mouseBookrepublicLa FrustaZamBooksblog. E MilanoNera. E Sottotomo... BooksWebTvPalagniacAmalteoCarmilla onlineAntonio Genna. E Nazione indiana.


Pagina aNobii (social network sui libri)

In libreriaEconomia della felicità, dalla blogosfera al valore del dono e oltreFeltrinelli



Bookmark and Share

BookBlogging - L'ossimoro del potere intelligente

| | Comments (2) | TrackBacks (0)
More about Leadership e potere. Haed, soft, smart powerEsiste il potere intelligente? Oppure il potere è solo un meccanismo banale che offre a chi lo detiene l'unica priorità di esercitarlo per mantenerlo? 

Domande antiche. Che non si possono evitare. Specialmente in un'epoca in cui se non la sostanza, almeno l'espressione culturale del potere si trasforma profondamente, insieme a tutto l'ecosistema della conoscenza. Aprendo scenari nuovi per un esercizio più intelligente del potere ma anche per un esercizio ancor più sottile, manipolatorio e verticistico del potere.

Il momento storico richiede riflessioni vere su questi argomenti. E lo dimostra il fatto che i più generosi pensatori che si occupano dell'argomento non fanno mancare la loro voce.

Il maestro del "soft power", Joseph Nye, ha scritto un saggio divulgativo pubblicato negli Anticorpi di Laterza, sulle dimensioni "soft", "hard" e "smart" del potere, in relazione alla leadership. E il maestro della società della rete, Manuel Castells, ha scritto un saggio profondo, impegnativo e appassionante sulle trasformazioni del potere nella società della rete.

More about Communication PowerQuello che emerge, mi pare, è il bisogno intellettuale e pratico di sottolineare l'aspetto culturale del potere.

La forma istituzionale con la quale si attribuisce il potere non è sufficiente a definirlo. Anzi, in molti casi, il potere vero tende a sfuggire dalle mani di chi per ruolo istituzionale dovrebbe detenerlo.

Perché il potere non è soltanto un insieme di leve di comando. Esiste, da sempre ma soprattutto nell'epoca della conoscenza, solo in quanto si sa raccontare, legittimare, spiegare e motivare.

Tra leadership e potere non ci sono più troppe differenze in un momento in cui le forme della comunicazione si modificano tanto profondamente, acquisendo ogni giorno di più la capacità di influenzare le decisioni comuni e le tendenze storiche.

Ecco alcune citazioni:

Nye - Le dimensioni del potere. 1. "Tre cruciali abilità di soft power: intelligenza emotiva, capacità di visione progettuale e capacità di comunicazione"; 2. "Abilità organizzativa e abilità politica machiavellica, proprie dello hard power"; 3. "Intelligenza contestuale, che permette al leader di usare queste abilità in diverse combinazioni, producendo strategie di smart power".

Nye - "George W. Bush ha detto una volta che il suo ruolo di leader consisteva nell'essere colui che decide. Ma anche se Bush avesse preso decisioni migliori, di solito da un leader ci aspettiamo qualcosa di più: vogliamo qualcuno che rafforzi la nostra idendità e ci dica chi siamo. Un leader viene giudicato non soltanto per l'efficacia delle sue azioni, ma anche per il significato che sa creare e trasmettere".

Nye - "Il potere è la capacità di influenzare il comportamento altrui per ottenere i risultati che si desiderano".

Castells - "Power is the most fundamental process in society, since society is defined around values and institutions, and what is valued and institutionalized is defined by power relationships".

Castells - "Power is the relational capacity that enablea a social actor to influence asymmetrically the decisions of other social actors in wuays that favor the empowered actor's will, interests, and values. Power is exercised by means of coercion (or the possibility of it) and/or by the construction of meaning on the basis of the discourses through which social actors guide their action".

Castells - "Power in the network society is communication power".

La parola chiave e in entrambi autori "influenzare". È come se si dovesse sempre più pensare al potere come a un sistema che agisce non in base a condizionamenti fisici ma culturali, mentali. 

Se la questione che si pone è come "riprogrammare" il network che costituisce il principale ambiente con il quale i poteri e i contropoteri si confrontano, è chiaro che si tratta di un problema essenzialmente culturale. Il che significa che l'elaborazione di idee, la verifica alla luce dei fatti, la comunicazione, la disponibilità di sapere e informazione, la libertà di espressione e rielaborazione delle idee, la ricchezza di connessioni tra le persone e la qualità dei servizi che producono notizie, formazione, dibattito, elaborazione, incentivi al confronto pacifico delle opinioni, sono gli argomenti intorno ai quali si decide la pace, lo sviluppo, la possibilità per ciascuno di ricercare la felicità.

_______________________________________________________________________
Alcuni libri che ho comprato             
  Impressioni mentre leggo
Luca Castellitto
Il sogno del bambino stregone
Piemme

Kazuo Ishiguro

Nocturnes
Faber and faber
La storia vista con gli occhi
di un bambino cui la società chiede
troppo. Perché scrivere è agire.

Racconti. Da una piazza
italiana a un appartamento
londinese. In cerca di senso.
_______________________________________________________________________


Le puntate precedenti di questa specie di "rubrica"...
L'arte dell'artigiano (28 giugno 2009)
Gandhi (7 giugno 2009)
La storia dei giornali (24 maggio 2009)
La valanga della crisi (29 marzo 2009
Il destino della storia (1 marzo 2009)
L'imprenditore di Schumpeter (22 febbraio 2009)
Il regime dei media (15 febbraio 2009)
Paul Veyne e costantino (9 febbraio 2009)
Sinapsi sociali (25 gennaio 2009)
Le storie contro la storia (18 gennaio 2009)
Io non sono il mio cervello (11 gennaio 2009)
Luminosa oscurità (4 gennaio 2009)
Il nuovo paradigma della finanza (21 dicembre 2008)
Il pericolo e l'intelligenza (14 dicembre 2008)
Beato chi si scandalizza (30 novembre 2008)
Viaggio per la felicità (2 novembre 2008)
Mercato o capitalismo (19 ottobre 2008)
Hacker (12 ottobre 2008)
Odio (27 settembre 2008)
Querdenker (24 agosto 2008)
L'indicibile segreto del segreto (14 agosto 2008)
Il filo dei libri (15 luglio 2008)
Felicità in azienda (28 maggio 2008)
Siamo le nostre azioni pubbliche (11 maggio 2008)
Senza povertà (4 maggio 2008)
Nothing ends (27 aprile 2008)
Esplorazioni insensate (5 aprile 2008)
L'arte del rinnovamento (16 marzo 2008)
L'arte nella storia (9 marzo 2008)
La logica della decrescita (2 marzo 2008)
La lettura dei confini (24 febbraio 2008)
La fortuna della filosofia (17 febbraio 2008)
Pensieri astratti su realtà concrete (3 febbraio 2008)
Memoria. Felicità (27 gennaio 2008)
Libertà della conoscenza (20 gennaio 2008)
Libertà della scienza (16 gennaio 2008)
Leggere nella complessità (13 gennaio 2008)
Leggere una storica scomparsa - 2 (6 gennaio 2008)
Leggere una storia scomparsa (31 dicembre 2007)
Il senso e la visione (22 dicembre 2007)
L'Italia e gli italiani (16 dicembre 2007)
La complessità della conoscenza (9 dicembre 2007)
L'organizzazione informale (2 dicembre 2007)
Il comune senso del capitalismo (4 novembre 2007)
Il gioco della matematica (28 ottobre 2007)
Numeri da leggere (7 ottobre 2007)
Fantadesign da leggere (30 settembre 2007)
Vivere una lettura filosofica della politica / 2 (23 settembre 2007)
Vivere una lettura filosofica della politica (16 settembre 2007)
Leggere il video partecipativo (5 agosto 2007)
L'identità delle vittime (29 luglio 2007)
La poesia di un amico è il titolo del racconto della tua vita (22 luglio 2007)
Leggere l'incomprensione (15 luglio 2007)
Il destino di leggere (8 luglio 2007)
Leggere la razza padrina (1 luglio 2007)
Leggere un incontro di civiltà (24 giugno 2007)
Lettura bella e popolare (17 giugno 2007)
Ricchezza della lettura in rete (3 giugno 2007)
Mutazioni nella lettura (27 maggio 2007)
Leggere nel futuro della città (20 maggio 2007)
Leggere il segreto di un inventore (13 maggio 2007)
L'organizzazione da leggere (6 maggio 2007)
La felicità di leggere (29 aprile 2007)
La scommessa di leggere (22 aprile 2007)
Leggere nel pensiero (15 aprile 2007)
Leggere nella mente digitale (8 aprile 2007)
Leggere nella rete (1 aprile 2007)
Leggere gli effetti dell'autobiografia (25 marzo 2007)
Leggere memi (18 marzo 2007)
Leggere l'identità del reporter (11 marzo 2007)
Leggere gli scenari (4 marzo 2007)
Leggere di quelli che lavorano (25 febbraio 2007)
Leggere dentro e fuori (18 febbraio 2007)
Leggere parole chiave (11 febbraio 2007)
Leggere appunti su ciò che non può essere scritto (4 febbraio 2007)
Rileggere quello che va riletto (28 gennaio 2007)
Leggere quello che gli amici hanno scritto (21 gennaio 2007)
Leggere quello che gli altri leggono (14 gennaio 2007)
Leggere per viaggiare (7 gennaio 2007)
Leggere per meditare (31 dicembre 2006)
Leggere per citare (24 dicembre 2006)
Gli occhiali per leggere (17 dicembre 2006)
Leggere, leggerezza, legge (10 dicembre 2006)
Leggere o non leggere (3 dicembre 2006)
Leggere per lavorare o lavorare per leggere? (26 novembre 2006)


Tag:  

Scrivono di libri: Clelia Mazzini (Akatalēpsìa), Luisa Carrada (Il mestiere di scrivere), Stefania Mola (Squilibri), Ste (melodiainotturna), Ossimora (Antonia nella notte), Remo Bassini (Appunti), Seia Montanelli (Paese d'Ottobre), Renee (Book of the day), Mitì Vigliero (Placida Signora), Gian Paolo Serino (Satisfiction), Gattostanco, Gabriella Alù (Non solo Proust), Patrizia Bruce (Dimmi, cosa leggi?), Angèle Paoli (Terres del femmes), Alessio. E... VibrisseLipperaturaLitteratitudineWittgenstein, talvolta. E inoltre: Bottega di LetturaPenna e mouseBookrepublicLa FrustaZamBooksblog. E MilanoNera. E Sottotomo... BooksWebTvPalagniacAmalteoCarmilla onlineAntonio Genna. E Nazione indiana.


Pagina aNobii (social network sui libri)

In libreriaEconomia della felicità, dalla blogosfera al valore del dono e oltreFeltrinelli



Bookmark and Share

TED & books

| | Comments (0) | TrackBacks (0)
Un programma fitto a Ted. Un format che trasforma le lezioni in un flusso di idee. L'ambizione di far vedere quello che non si è visto. 

In preparazione, tra le mani due libri.

Manuel Castells, Communication Power. Appena uscito. Persona segnata dal suo incontro con la Parigi dell'Ecole des Hautes Etudes en Sciences Sociales, persona libera e intellettualmente sopraffina, Castells comincia sorprendentemente il suo libro con una frase : "In una società, il potere è il processo fondamentale, dal momento che la società è definita intorno a valori e istituzioni, e ciò che è valutato e istituzionalizzato è definito da relazioni di potere". Ma, come sappiamo dai suoi libri precedenti e come sperimentiamo ogni giorno online e come leggiamo nel resto del primo capitolo, siamo in una società nella quale la rete sfida la gerarchia. E dunque che cosa diventa il potere in una società a rete? Si può correre alla fine del primo capitolo. E trovare una frase programmatica. "Power in the network society is communication power".

Richard Wilkinson e Kate Pickett, The spirit level. Molto discusso, specialmente in Gran Bretagna. Dà conto di una ricerca trentennale. Per arrivare a spiegare "perché le società più eque generano quasi sempre risultati migliori di quelle più inique".

Segnalazione per Mauro Magatti

| | Comments (1) | TrackBacks (0)
MAGATTI.jpeg
Il libro di Mauro Magatti, Libertà immaginaria, Le illusioni del capitalismo tecno-nichilista, Feltrinelli. E' un libro importante. 

Una rilettura degli ultimi trent'anni. Come hanno cambiato la società e la cultura, sulla base di un'idea rinnovata del rapporto tra verità e libertà. La ricerca di senso. La distruzione di senso.

"Lo straordinario sviluppo dei mezzi di comunicazione contribuisce a polverizzare qualunque contenuto culturale, compresa la critica che, sempre meno comunicabile, diventa anche inefficace. L'assordante rumore di fondo nel quale viviamo - sommersi come siamo da messaggi di ogni tipo - satura la sensibilità e ottunde la capacità cognitiva, impedendo di distinguere le diverse posizioni ed equiparando qualsiasi discorso fino al punto da ridurlo all'impotenza".



BookBlogging - Neuro: eccesso di prefisso

| | Comments (2) | TrackBacks (0)
More about Neuro-maniaPaolo Legrenzi e Carlo Umiltà hanno scritto un saggio che ci voleva. L'entusiasmo per le ricerche sul cervello è andato certamente oltre la giusta misura ogni volta che ha indotto ricercatori e pubblicisti a pensare che l'aggiunta del prefisso "neuro" bastasse a gettare nuova luce su questioni antiche e complicate.

Il funzionamento del cervello è sempre meglio compreso. Man mano che le macchine per l'analisi si affinano, i neuroni e le loro relazioni sono meglio illuminati. Ma questo significa essenzialmente che gli scienziati riescono a comprendere meglio dove e con quali meccanismi avvengono i fenomeni cerebrali. Tirarne fuori conseguenze psicologiche, estetiche, economiche o teologiche (come è stato fatto) non è una buona idea.

Il problema messo in luce da Legrenzi e Umiltà è che il cervello non è la mente. L'identità non è la somma delle reazioni chimiche che avvengono tra i neuroni. Almeno perché la complessità delle relazioni tra ogni elemento in gioco e il gigantismo degli argomenti in discussione (antropologia culturale, evoluzione della specie, estetica ed empatia, esperienze e comportamenti personali...) non consente di immaginare che tutto possa essere ridotto a poche leggi universali del genere di quelle che la fisica cerca e sembra trovare.

La riduzione della "mente" a una questione di "corpo" è coerente con un'epoca banalizzante, nella quale ogni scorciatoia è buona per ottenere una performance vincente. Ma i suoi rischi sono enormi.

Il controllo del cervello è più facile del controllo della mente e della cultura. Coltivare la consapevolezza della complessità, della mente e della cultura, è garanzia di libertà. Per la persona intera, fatta di corpo, mente e relazioni. Materia, psiche e spirito. 


Alcuni libri che ho comprato             
  Impressioni mentre leggo
Richard Sennett
L'uomo artigiano
Feltrinelli

Georges Levebre

Napoleone
Laterza

Marta Dassù
Mondo privato
Bollati Boringhieri

Cristina Sivieri Tagliabue
Appena ho 18 anni mi rifaccio
Bompiani
Un saggio che sbaglia
a guardare troppo all'indietro,
ma che riesce a portare in avanti.

Il grande storico
della Rivoluzione, studia
il generale-dittatore.

Un'intellettuale che agisce
racconta la sua esperienza
tra i potenti e i pensanti.

Basta dire "minorenni" per fare
polemica nella politica italiana. In
fondo, questo libro spiega perché.



Le puntate precedenti di questa specie di "rubrica"...
L'arte dell'artigiano (28 giugno 2009)
Gandhi (7 giugno 2009)
La storia dei giornali (24 maggio 2009)
La valanga della crisi (29 marzo 2009
Il destino della storia (1 marzo 2009)
L'imprenditore di Schumpeter (22 febbraio 2009)
Il regime dei media (15 febbraio 2009)
Paul Veyne e costantino (9 febbraio 2009)
Sinapsi sociali (25 gennaio 2009)
Le storie contro la storia (18 gennaio 2009)
Io non sono il mio cervello (11 gennaio 2009)
Luminosa oscurità (4 gennaio 2009)
Il nuovo paradigma della finanza (21 dicembre 2008)
Il pericolo e l'intelligenza (14 dicembre 2008)
Beato chi si scandalizza (30 novembre 2008)
Viaggio per la felicità (2 novembre 2008)
Mercato o capitalismo (19 ottobre 2008)
Hacker (12 ottobre 2008)
Odio (27 settembre 2008)
Querdenker (24 agosto 2008)
L'indicibile segreto del segreto (14 agosto 2008)
Il filo dei libri (15 luglio 2008)
Felicità in azienda (28 maggio 2008)
Siamo le nostre azioni pubbliche (11 maggio 2008)
Senza povertà (4 maggio 2008)
Nothing ends (27 aprile 2008)
Esplorazioni insensate (5 aprile 2008)
L'arte del rinnovamento (16 marzo 2008)
L'arte nella storia (9 marzo 2008)
La logica della decrescita (2 marzo 2008)
La lettura dei confini (24 febbraio 2008)
La fortuna della filosofia (17 febbraio 2008)
Pensieri astratti su realtà concrete (3 febbraio 2008)
Memoria. Felicità (27 gennaio 2008)
Libertà della conoscenza (20 gennaio 2008)
Libertà della scienza (16 gennaio 2008)
Leggere nella complessità (13 gennaio 2008)
Leggere una storica scomparsa - 2 (6 gennaio 2008)
Leggere una storia scomparsa (31 dicembre 2007)
Il senso e la visione (22 dicembre 2007)
L'Italia e gli italiani (16 dicembre 2007)
La complessità della conoscenza (9 dicembre 2007)
L'organizzazione informale (2 dicembre 2007)
Il comune senso del capitalismo (4 novembre 2007)
Il gioco della matematica (28 ottobre 2007)
Numeri da leggere (7 ottobre 2007)
Fantadesign da leggere (30 settembre 2007)
Vivere una lettura filosofica della politica / 2 (23 settembre 2007)
Vivere una lettura filosofica della politica (16 settembre 2007)
Leggere il video partecipativo (5 agosto 2007)
L'identità delle vittime (29 luglio 2007)
La poesia di un amico è il titolo del racconto della tua vita (22 luglio 2007)
Leggere l'incomprensione (15 luglio 2007)
Il destino di leggere (8 luglio 2007)
Leggere la razza padrina (1 luglio 2007)
Leggere un incontro di civiltà (24 giugno 2007)
Lettura bella e popolare (17 giugno 2007)
Ricchezza della lettura in rete (3 giugno 2007)
Mutazioni nella lettura (27 maggio 2007)
Leggere nel futuro della città (20 maggio 2007)
Leggere il segreto di un inventore (13 maggio 2007)
L'organizzazione da leggere (6 maggio 2007)
La felicità di leggere (29 aprile 2007)
La scommessa di leggere (22 aprile 2007)
Leggere nel pensiero (15 aprile 2007)
Leggere nella mente digitale (8 aprile 2007)
Leggere nella rete (1 aprile 2007)
Leggere gli effetti dell'autobiografia (25 marzo 2007)
Leggere memi (18 marzo 2007)
Leggere l'identità del reporter (11 marzo 2007)
Leggere gli scenari (4 marzo 2007)
Leggere di quelli che lavorano (25 febbraio 2007)
Leggere dentro e fuori (18 febbraio 2007)
Leggere parole chiave (11 febbraio 2007)
Leggere appunti su ciò che non può essere scritto (4 febbraio 2007)
Rileggere quello che va riletto (28 gennaio 2007)
Leggere quello che gli amici hanno scritto (21 gennaio 2007)
Leggere quello che gli altri leggono (14 gennaio 2007)
Leggere per viaggiare (7 gennaio 2007)
Leggere per meditare (31 dicembre 2006)
Leggere per citare (24 dicembre 2006)
Gli occhiali per leggere (17 dicembre 2006)
Leggere, leggerezza, legge (10 dicembre 2006)
Leggere o non leggere (3 dicembre 2006)
Leggere per lavorare o lavorare per leggere? (26 novembre 2006)


Tag:  

Scrivono di libri: Clelia Mazzini (Akatalēpsìa), Luisa Carrada (Il mestiere di scrivere), Stefania Mola (Squilibri), Ste (melodiainotturna), Ossimora (Antonia nella notte), Remo Bassini (Appunti), Seia Montanelli (Paese d'Ottobre), Renee (Book of the day), Mitì Vigliero (Placida Signora), Gian Paolo Serino (Satisfiction), Gattostanco, Gabriella Alù (Non solo Proust), Patrizia Bruce (Dimmi, cosa leggi?), Angèle Paoli (Terres del femmes), Alessio. E... VibrisseLipperaturaLitteratitudineWittgenstein, talvolta. E inoltre: Bottega di LetturaPenna e mouseBookrepublicLa FrustaZamBooksblog. E MilanoNera. E Sottotomo... BooksWebTvPalagniacAmalteoCarmilla onlineAntonio Genna. E Nazione indiana.


Pagina aNobii (social network sui libri)

In libreriaEconomia della felicità, dalla blogosfera al valore del dono e oltreFeltrinelli



Bookmark and Share

BookBlogging - L'arte dell'artigiano

| | Comments (1) | TrackBacks (0)
More about L'uomo artigianoUn libro che indica una strada di ricerca importante. Esplora la storia e l'attualità alla ricerca di una figura di persona che lavora in modo contemporaneamente antico e futuro. L'artigiano di Richard Sennett è un recupero e una conquista. 

Antico costruttore di prodotti ripetuti ma non in serie, l'artigiano di Sennett è una figura più lunga dell'operaio della rivoluzione industriale. Viene da un passato più profondo e forse arriva nel futuro più umano. L'operaio aveva subito la separazione del suo "saper fare" dal suo "saper pensare". L'artigiano "sa fare" e "sa pensare". In entrambi i casi, la costruzione idealtipica è sbagliata per descrivere l'effettiva storia lavorativa delle singole persone, ma serve a sottolineare una qualità importante dell'espressione umana nella sua attività. Ma all'artigiano antico di Sennett manca una qualità: "sa fare" e "sa pensare" ma non "sa dire" bene quello che fa e pensa. Lo insegna facendosi copiare dagli apprendisti. Non formalizza. Stabilizza delle tecniche, le difende organizzandosi in botteghe e corporazioni, arrangia le soluzioni di volta in volta. 

Probabilmente, l'artigiano del futuro "sa dire" molto di più. Per esempio quando formalizza le sue tecniche più ripetibili in software che alla fine sono prodotto di artigianato, o espressione di capacità artigiane. Il che apre la strada alla definizione del percorso che potrebbe ricondurre a convergere il sapere, il fare e il dire.

L'artigiano dell'epoca della conoscenza accede a un sapere che è dominio pubblico, scambia pensieri con ricerche, confronta tecniche con tecnologie. Il taglio del grande sarto può essere fatto al laser, il pensiero del robot può essere fatto discendere dall'esperienza, il valore del suo prodotto non può che emergere dalla sua capacità di spiegarne le origini e le qualità a chi non le sappia riprodurre ma deve saperle riconoscere.

E' una delle strade dello sviluppo italiano, in prospettiva. E' un'indagine da condurre, con energia e profondità.


Alcuni libri che ho comprato             
  Impressioni mentre leggo
Alan Drew
Nei giardini d'acqua
Piemme

Georges Levebre

Napoleone
Laterza

Marta Dassù
Mondo privato
Bollati Boringhieri

Cristina Sivieri Tagliabue
Appena ho 18 anni mi rifaccio
Bompiani
Il padre e il figlio,
la sorella e la madre,
il terremoto...

Il grande storico
della Rivoluzione, studia
il generale-dittatore.

Un'intellettuale che agisce
racconta la sua esperienza
tra i potenti e i pensanti.

Basta dire "minorenni" per fare
polemica nella politica italiana. In
fondo, questo libro spiega perché.



Le puntate precedenti di questa specie di "rubrica"...
Gandhi (7 giugno 2009)
La storia dei giornali (24 maggio 2009)
La valanga della crisi (29 marzo 2009
Il destino della storia (1 marzo 2009)
L'imprenditore di Schumpeter (22 febbraio 2009)
Il regime dei media (15 febbraio 2009)
Paul Veyne e costantino (9 febbraio 2009)
Sinapsi sociali (25 gennaio 2009)
Le storie contro la storia (18 gennaio 2009)
Io non sono il mio cervello (11 gennaio 2009)
Luminosa oscurità (4 gennaio 2009)
Il nuovo paradigma della finanza (21 dicembre 2008)
Il pericolo e l'intelligenza (14 dicembre 2008)
Beato chi si scandalizza (30 novembre 2008)
Viaggio per la felicità (2 novembre 2008)
Mercato o capitalismo (19 ottobre 2008)
Hacker (12 ottobre 2008)
Odio (27 settembre 2008)
Querdenker (24 agosto 2008)
L'indicibile segreto del segreto (14 agosto 2008)
Il filo dei libri (15 luglio 2008)
Felicità in azienda (28 maggio 2008)
Siamo le nostre azioni pubbliche (11 maggio 2008)
Senza povertà (4 maggio 2008)
Nothing ends (27 aprile 2008)
Esplorazioni insensate (5 aprile 2008)
L'arte del rinnovamento (16 marzo 2008)
L'arte nella storia (9 marzo 2008)
La logica della decrescita (2 marzo 2008)
La lettura dei confini (24 febbraio 2008)
La fortuna della filosofia (17 febbraio 2008)
Pensieri astratti su realtà concrete (3 febbraio 2008)
Memoria. Felicità (27 gennaio 2008)
Libertà della conoscenza (20 gennaio 2008)
Libertà della scienza (16 gennaio 2008)
Leggere nella complessità (13 gennaio 2008)
Leggere una storica scomparsa - 2 (6 gennaio 2008)
Leggere una storia scomparsa (31 dicembre 2007)
Il senso e la visione (22 dicembre 2007)
L'Italia e gli italiani (16 dicembre 2007)
La complessità della conoscenza (9 dicembre 2007)
L'organizzazione informale (2 dicembre 2007)
Il comune senso del capitalismo (4 novembre 2007)
Il gioco della matematica (28 ottobre 2007)
Numeri da leggere (7 ottobre 2007)
Fantadesign da leggere (30 settembre 2007)
Vivere una lettura filosofica della politica / 2 (23 settembre 2007)
Vivere una lettura filosofica della politica (16 settembre 2007)
Leggere il video partecipativo (5 agosto 2007)
L'identità delle vittime (29 luglio 2007)
La poesia di un amico è il titolo del racconto della tua vita (22 luglio 2007)
Leggere l'incomprensione (15 luglio 2007)
Il destino di leggere (8 luglio 2007)
Leggere la razza padrina (1 luglio 2007)
Leggere un incontro di civiltà (24 giugno 2007)
Lettura bella e popolare (17 giugno 2007)
Ricchezza della lettura in rete (3 giugno 2007)
Mutazioni nella lettura (27 maggio 2007)
Leggere nel futuro della città (20 maggio 2007)
Leggere il segreto di un inventore (13 maggio 2007)
L'organizzazione da leggere (6 maggio 2007)
La felicità di leggere (29 aprile 2007)
La scommessa di leggere (22 aprile 2007)
Leggere nel pensiero (15 aprile 2007)
Leggere nella mente digitale (8 aprile 2007)
Leggere nella rete (1 aprile 2007)
Leggere gli effetti dell'autobiografia (25 marzo 2007)
Leggere memi (18 marzo 2007)
Leggere l'identità del reporter (11 marzo 2007)
Leggere gli scenari (4 marzo 2007)
Leggere di quelli che lavorano (25 febbraio 2007)
Leggere dentro e fuori (18 febbraio 2007)
Leggere parole chiave (11 febbraio 2007)
Leggere appunti su ciò che non può essere scritto (4 febbraio 2007)
Rileggere quello che va riletto (28 gennaio 2007)
Leggere quello che gli amici hanno scritto (21 gennaio 2007)
Leggere quello che gli altri leggono (14 gennaio 2007)
Leggere per viaggiare (7 gennaio 2007)
Leggere per meditare (31 dicembre 2006)
Leggere per citare (24 dicembre 2006)
Gli occhiali per leggere (17 dicembre 2006)
Leggere, leggerezza, legge (10 dicembre 2006)
Leggere o non leggere (3 dicembre 2006)
Leggere per lavorare o lavorare per leggere? (26 novembre 2006)


Tag:  

Scrivono di libri: Clelia Mazzini (Akatalēpsìa), Luisa Carrada (Il mestiere di scrivere), Stefania Mola (Squilibri), Ste (melodiainotturna), Ossimora (Antonia nella notte), Remo Bassini (Appunti), Seia Montanelli (Paese d'Ottobre), Renee (Book of the day), Mitì Vigliero (Placida Signora), Gian Paolo Serino (Satisfiction), Gattostanco, Gabriella Alù (Non solo Proust), Patrizia Bruce (Dimmi, cosa leggi?), Angèle Paoli (Terres del femmes), Alessio. E... VibrisseLipperaturaLitteratitudineWittgenstein, talvolta. E inoltre: Bottega di LetturaPenna e mouseBookrepublicLa FrustaZamBooksblog. E MilanoNera. E Sottotomo... BooksWebTvPalagniacAmalteoCarmilla onlineAntonio Genna. E Nazione indiana.


Pagina aNobii (social network sui libri)

In libreriaEconomia della felicità, dalla blogosfera al valore del dono e oltreFeltrinelli



Bookmark and Share

BookBlogging - Gandhi

| | Comments (3) | TrackBacks (0)

Più riguardo a GandhiÈ riuscito nell'impossibile. Non solo per l'obiettivo, ma soprattutto per il metodo. Liberare l'India dall'impero inglese attraverso la non-violenza: "il fine è nei mezzi come l'albero nel seme". Ha costruito una forma politica nuova. Ha dimostrato che lo spirito che unisce le persone è capace di conseguenze inimmaginabili. La sofferenza per ciò che non è riuscito è pari alla felicità per ciò che è andato bene: e per come è andato bene. Il pianto e il riso si mescolano nella sua vicenda come due lati di uno stesso gesto storico sorprendente e semplicissimo. Gandhi!

Rileggere le sue parole, ricordare i fatti che ha compiuto, ammirare la forza d'animo che ha saputo infondere negli altri, risentire ciò che chi lo ha conosciuto ha detto di lui, evoca una felicità struggente. 

Commovente. La forza dell'amore e il pragmatismo di Gandhi che riesce a coinvolgere tanto gli indiani quando gli inglesi in una storia che non può non avere come sbocco che l'indipendenza. Raccontata da una studiosa e scrittrice che sa descrivere con lo stupore della partecipazione e il distacco del ricercatore, un uomo che sapeva essere anche madre, fratello, sorella, filosofo, artigiano, politico, avvocato, religioso, umile, ambizioso, povero, ricco. Christine Jordis è riuscita con la biografia di Gandhi a spiegarne le ragioni storiche e nello stesso tempo a rievocarne la grandezza che va oltre la sua storia. 

Che è anche la nostra storia. Di fronte a noi, abbiamo la schiavitù o la lotta per la liberazione da un impero sottile e terribile, immateriale eppure violento, generatore di enormi sofferenze e devastanti illusioni. Un impero senza imperatore che non si può vincere se non unendo gli spiriti e la consapevolezza delle persone. Gandhi è un'ispirazione inesauribile.


Alcuni libri che ho comprato             
  Impressioni mentre leggo
Alan Drew
Nei giardini d'acqua
Piemme

Georges Levebre

Napoleone
Laterza

Marta Dassù
Mondo privato
Bollati Boringhieri

Cristina Sivieri Tagliabue
Appena ho 18 anni mi rifaccio
Bompiani
Il padre e il figlio,
la sorella e la madre,
il terremoto...

Il grande storico
della Rivoluzione, studia
il generale-dittatore.

Un'intellettuale che agisce
racconta la sua esperienza
tra i potenti e i pensanti.

Basta dire "minorenni" per fare
polemica nella politica italiana. In
fondo, questo libro spiega perché.



Le puntate precedenti di questa specie di "rubrica"...
La storia dei giornali (24 maggio 2009)
La valanga della crisi (29 marzo 2009
Il destino della storia (1 marzo 2009)
L'imprenditore di Schumpeter (22 febbraio 2009)
Il regime dei media (15 febbraio 2009)
Paul Veyne e costantino (9 febbraio 2009)
Sinapsi sociali (25 gennaio 2009)
Le storie contro la storia (18 gennaio 2009)
Io non sono il mio cervello (11 gennaio 2009)
Luminosa oscurità (4 gennaio 2009)
Il nuovo paradigma della finanza (21 dicembre 2008)
Il pericolo e l'intelligenza (14 dicembre 2008)
Beato chi si scandalizza (30 novembre 2008)
Viaggio per la felicità (2 novembre 2008)
Mercato o capitalismo (19 ottobre 2008)
Hacker (12 ottobre 2008)
Odio (27 settembre 2008)
Querdenker (24 agosto 2008)
L'indicibile segreto del segreto (14 agosto 2008)
Il filo dei libri (15 luglio 2008)
Felicità in azienda (28 maggio 2008)
Siamo le nostre azioni pubbliche (11 maggio 2008)
Senza povertà (4 maggio 2008)
Nothing ends (27 aprile 2008)
Esplorazioni insensate (5 aprile 2008)
L'arte del rinnovamento (16 marzo 2008)
L'arte nella storia (9 marzo 2008)
La logica della decrescita (2 marzo 2008)
La lettura dei confini (24 febbraio 2008)
La fortuna della filosofia (17 febbraio 2008)
Pensieri astratti su realtà concrete (3 febbraio 2008)
Memoria. Felicità (27 gennaio 2008)
Libertà della conoscenza (20 gennaio 2008)
Libertà della scienza (16 gennaio 2008)
Leggere nella complessità (13 gennaio 2008)
Leggere una storica scomparsa - 2 (6 gennaio 2008)
Leggere una storia scomparsa (31 dicembre 2007)
Il senso e la visione (22 dicembre 2007)
L'Italia e gli italiani (16 dicembre 2007)
La complessità della conoscenza (9 dicembre 2007)
L'organizzazione informale (2 dicembre 2007)
Il comune senso del capitalismo (4 novembre 2007)
Il gioco della matematica (28 ottobre 2007)
Numeri da leggere (7 ottobre 2007)
Fantadesign da leggere (30 settembre 2007)
Vivere una lettura filosofica della politica / 2 (23 settembre 2007)
Vivere una lettura filosofica della politica (16 settembre 2007)
Leggere il video partecipativo (5 agosto 2007)
L'identità delle vittime (29 luglio 2007)
La poesia di un amico è il titolo del racconto della tua vita (22 luglio 2007)
Leggere l'incomprensione (15 luglio 2007)
Il destino di leggere (8 luglio 2007)
Leggere la razza padrina (1 luglio 2007)
Leggere un incontro di civiltà (24 giugno 2007)
Lettura bella e popolare (17 giugno 2007)
Ricchezza della lettura in rete (3 giugno 2007)
Mutazioni nella lettura (27 maggio 2007)
Leggere nel futuro della città (20 maggio 2007)
Leggere il segreto di un inventore (13 maggio 2007)
L'organizzazione da leggere (6 maggio 2007)
La felicità di leggere (29 aprile 2007)
La scommessa di leggere (22 aprile 2007)
Leggere nel pensiero (15 aprile 2007)
Leggere nella mente digitale (8 aprile 2007)
Leggere nella rete (1 aprile 2007)
Leggere gli effetti dell'autobiografia (25 marzo 2007)
Leggere memi (18 marzo 2007)
Leggere l'identità del reporter (11 marzo 2007)
Leggere gli scenari (4 marzo 2007)
Leggere di quelli che lavorano (25 febbraio 2007)
Leggere dentro e fuori (18 febbraio 2007)
Leggere parole chiave (11 febbraio 2007)
Leggere appunti su ciò che non può essere scritto (4 febbraio 2007)
Rileggere quello che va riletto (28 gennaio 2007)
Leggere quello che gli amici hanno scritto (21 gennaio 2007)
Leggere quello che gli altri leggono (14 gennaio 2007)
Leggere per viaggiare (7 gennaio 2007)
Leggere per meditare (31 dicembre 2006)
Leggere per citare (24 dicembre 2006)
Gli occhiali per leggere (17 dicembre 2006)
Leggere, leggerezza, legge (10 dicembre 2006)
Leggere o non leggere (3 dicembre 2006)
Leggere per lavorare o lavorare per leggere? (26 novembre 2006)


Tag:  

Scrivono di libri: Clelia Mazzini (Akatalēpsìa), Luisa Carrada (Il mestiere di scrivere), Stefania Mola (Squilibri), Ste (melodiainotturna), Ossimora (Antonia nella notte), Remo Bassini (Appunti), Seia Montanelli (Paese d'Ottobre), Renee (Book of the day), Mitì Vigliero (Placida Signora), Gian Paolo Serino (Satisfiction), Gattostanco, Gabriella Alù (Non solo Proust), Patrizia Bruce (Dimmi, cosa leggi?), Angèle Paoli (Terres del femmes), Alessio. E... VibrisseLipperaturaLitteratitudineWittgenstein, talvolta. E inoltre: Bottega di LetturaPenna e mouseBookrepublicLa FrustaZamBooksblog. E MilanoNera. E Sottotomo... BooksWebTvPalagniacAmalteoCarmilla onlineAntonio Genna. E Nazione indiana.


Pagina aNobii (social network sui libri)

In libreriaEconomia della felicità, dalla blogosfera al valore del dono e oltreFeltrinelli



Bookmark and Share

BookBlogging - La storia dei giornali

| | Comments (2) | TrackBacks (0)
Più riguardo a La democrazia della stampaMomento storico importante per l'informazione. Gli editori europei, americani, australiani, discutono tra loro del futuro dei giornali: e, incontrandosi nei corridoi dei convegni o scambiandosi discretamente qualche telefonata, probabilmente si studiano a vicenda per verificare l'ipotesi - remota - di trovare un accordo al fine di rimettere a pagamento le notizie dei giornali online (naturalmente promettendo più qualità). Ma il dibattito sul senso della notizia e il miglioramento dell'informazione è diffuso tra molti cittadini interessati attivamente a salvaguardare e migliorare la democrazia. 

La storia non racconta che cosa succederà, ovviamente. Ma aiuta a farsi un'idea di come pensare per immaginarlo. I giornali sono un fenomeno tra gli altri della grande trasformazione culturale che è andata sotto il nome di "modernizzazione": tra il Quattrocento e il Novecento, hanno avuto una funzione molto precisa nella diffusione di un'informazione pragmatica e fattuale, nella costruzione di una classe dirigente "borghese" (in quando alternativa a quella aristocratica) e nell'accesso alla conoscenza per larghe masse popolari; nello stesso tempo sono stati utilizzati dai poteri costituiti per manipolare e influenzare le opinioni diffuse nelle società, sono stati sottoposti a regole speciali (dalla concessione del privilegio di pubblicazione alla censura) e sono stati spesso interpretati come strumento delle battaglie ideologiche. È possibile che la loro parabola sia destinata a concludersi ed è possibile che stia soltanto per riorientare la sua traiettoria, di fronte all'enorme trasformazione di questa epoca. In ogni caso, il pensiero intorno a queste vicende, che possono essere appassionanti, ha bisogno anche di profondità di prospettiva.

Anche per questo vale la pena di riprendere in mano il libro di Oliviero Bergamini, La democrazia della stampa. Storia del giornalismo. Bergamini non nega i precedenti dei giornali, dalle esperienze cinesi ai notiziari dell'impero romano, ma si concentra sull'epoca moderna e capitalistica. Si parte dagli "avvisi" veneziani che servivano a diffondere le notizie sui fatti commerciali, diplomatici e politici che interessavano la classe dirigente della Repubblica, centro della vita economica globale nel Trecento e Quattrocento, scritti a mano. Ne ricorda la lenta estinzione di fronte alla rivoluzione della stampa a caratteri mobili e alla diffusione dei giornali di ogni genere in tutta l'Europa del Cinquecento e del Seicento: le "gazzette" piene di notizie istituzionali, realizzate da giornalisti-affaristi sempre pronti a fare compromessi con il potere pur di avere accesso alle notizie e ai privilegi; i "canard", giornali scandalistici che starnazzavano di fatti improbabili o divertenti, cronache di corte e incidenti misteriosi; i "pamphlet" colti, impegnati e spesso perseguitati; i "corant" olandesi, pionieri del giornalismo epico al servizio del pubblico e non del potere, che non a caso nascevano nell'unica nazione europea libera dalla censura e quindi non subordinati alle istituzioni (tanto che molti erano pubblicati anche da editori stranieri che andavano in Olanda per trovare libertà di stampa e inviare poi in madrepatria i loro prodotti vagamente clandestini). 

Inevitabile immaginare confronti con la situazione attuale. Molte tipologie editoriali sono ancora le stesse, mentre molte soluzioni pratiche per la diffusione dell'informazione sono cambiate: le strutture culturali sono evidentemente di più lunga durata delle tecnologie e dei modelli di business. 

Internet è una nuova svolta tecnologica e offre a tutte le soluzioni editoriali una nuova grande opportunità di diffusione, con un crollo clamoroso dei costi di distribuzione. Ma nello stesso tempo mette in crisi i vecchi modi della produzione di informazione. La forma finale dell'adattamento non è scontata. Possiamo immaginare però che anche internet risponderà ai diversi scopi del giornalismo: divertimento, manipolazione, informazione di servizio, attivismo ideologico, diffusione di informazioni necessarie alle decisioni democratiche. Anzi: converrà ritornare a classificare i tipi di giornalismo non in base alle tecnologie di diffusione (carta, radio, tv, internet) ma in base al suo scopo.

Solo in questo modo si potranno riorientare i modelli di business e definire le varie modalità di utilizzo delle tecnologie. E' questo il senso del dibattito sulla qualità dei giornali: essa è relativa alla promessa che le linee editoriali propongono al pubblico. Un giornale scandalistico può essere di grande qualità. Ma sarà una qualità diversa da quella richiesta a un giornale di informazione indipendente destinata al dibattito democratico. I diversi scopi dei giornali definiscono anche diverse valutazioni di qualità: dunque diversi sistemi di costo, di guadagno, di indipendenza e di missione. In base a queste diverse forme della qualità e trasparenza editoriale si arriverà a ridefinire anche la credibilità e il senso dei giornali oltre ai modi con i quali le comunità saranno disposte a sostenere economicamente i giornali del futuro. Anche su internet. 

Insomma. In questo periodo così interessante, la parola oggi tocca agli editori: sta a loro definire che cosa sono disposti a fare per migliorare la qualità dei loro giornali; poi il pubblico valuterà sull'opportunità di pagare un prezzo monetario.


Alcuni libri che ho comprato             
  Impressioni mentre leggo
Georges Levebre
Napoleone
Laterza

Marta Dassù
Mondo privato
Bollati Boringhieri

Cristina Sivieri Tagliabue
Appena ho 18 anni mi rifaccio
Bompiani
Il grande storico
della Rivoluzione, studia
il generale-dittatore.

Un'intellettuale che agisce
racconta la sua esperienza
tra i potenti e i pensanti.

Basta dire "minorenni" per fare
polemica nella politica italiana. In
fondo, questo libro spiega perché.



Le puntate precedenti di questa specie di "rubrica"...
La valanga della crisi (29 marzo 2009
Il destino della storia (1 marzo 2009)
L'imprenditore di Schumpeter (22 febbraio 2009)
Il regime dei media (15 febbraio 2009)
Paul Veyne e costantino (9 febbraio 2009)
Sinapsi sociali (25 gennaio 2009)
Le storie contro la storia (18 gennaio 2009)
Io non sono il mio cervello (11 gennaio 2009)
Luminosa oscurità (4 gennaio 2009)
Il nuovo paradigma della finanza (21 dicembre 2008)
Il pericolo e l'intelligenza (14 dicembre 2008)
Beato chi si scandalizza (30 novembre 2008)
Viaggio per la felicità (2 novembre 2008)
Mercato o capitalismo (19 ottobre 2008)
Hacker (12 ottobre 2008)
Odio (27 settembre 2008)
Querdenker (24 agosto 2008)
L'indicibile segreto del segreto (14 agosto 2008)
Il filo dei libri (15 luglio 2008)
Felicità in azienda (28 maggio 2008)
Siamo le nostre azioni pubbliche (11 maggio 2008)
Senza povertà (4 maggio 2008)
Nothing ends (27 aprile 2008)
Esplorazioni insensate (5 aprile 2008)
L'arte del rinnovamento (16 marzo 2008)
L'arte nella storia (9 marzo 2008)
La logica della decrescita (2 marzo 2008)
La lettura dei confini (24 febbraio 2008)
La fortuna della filosofia (17 febbraio 2008)
Pensieri astratti su realtà concrete (3 febbraio 2008)
Memoria. Felicità (27 gennaio 2008)
Libertà della conoscenza (20 gennaio 2008)
Libertà della scienza (16 gennaio 2008)
Leggere nella complessità (13 gennaio 2008)
Leggere una storica scomparsa - 2 (6 gennaio 2008)
Leggere una storia scomparsa (31 dicembre 2007)
Il senso e la visione (22 dicembre 2007)
L'Italia e gli italiani (16 dicembre 2007)
La complessità della conoscenza (9 dicembre 2007)
L'organizzazione informale (2 dicembre 2007)
Il comune senso del capitalismo (4 novembre 2007)
Il gioco della matematica (28 ottobre 2007)
Numeri da leggere (7 ottobre 2007)
Fantadesign da leggere (30 settembre 2007)
Vivere una lettura filosofica della politica / 2 (23 settembre 2007)
Vivere una lettura filosofica della politica (16 settembre 2007)
Leggere il video partecipativo (5 agosto 2007)
L'identità delle vittime (29 luglio 2007)
La poesia di un amico è il titolo del racconto della tua vita (22 luglio 2007)
Leggere l'incomprensione (15 luglio 2007)
Il destino di leggere (8 luglio 2007)
Leggere la razza padrina (1 luglio 2007)
Leggere un incontro di civiltà (24 giugno 2007)
Lettura bella e popolare (17 giugno 2007)
Ricchezza della lettura in rete (3 giugno 2007)
Mutazioni nella lettura (27 maggio 2007)
Leggere nel futuro della città (20 maggio 2007)
Leggere il segreto di un inventore (13 maggio 2007)
L'organizzazione da leggere (6 maggio 2007)
La felicità di leggere (29 aprile 2007)
La scommessa di leggere (22 aprile 2007)
Leggere nel pensiero (15 aprile 2007)
Leggere nella mente digitale (8 aprile 2007)
Leggere nella rete (1 aprile 2007)
Leggere gli effetti dell'autobiografia (25 marzo 2007)
Leggere memi (18 marzo 2007)
Leggere l'identità del reporter (11 marzo 2007)
Leggere gli scenari (4 marzo 2007)
Leggere di quelli che lavorano (25 febbraio 2007)
Leggere dentro e fuori (18 febbraio 2007)
Leggere parole chiave (11 febbraio 2007)
Leggere appunti su ciò che non può essere scritto (4 febbraio 2007)
Rileggere quello che va riletto (28 gennaio 2007)
Leggere quello che gli amici hanno scritto (21 gennaio 2007)
Leggere quello che gli altri leggono (14 gennaio 2007)
Leggere per viaggiare (7 gennaio 2007)
Leggere per meditare (31 dicembre 2006)
Leggere per citare (24 dicembre 2006)
Gli occhiali per leggere (17 dicembre 2006)
Leggere, leggerezza, legge (10 dicembre 2006)
Leggere o non leggere (3 dicembre 2006)
Leggere per lavorare o lavorare per leggere? (26 novembre 2006)


Scrivono di libri: Clelia Mazzini (Akatalēpsìa), Luisa Carrada (Il mestiere di scrivere), Stefania Mola (Squilibri), Ste (melodiainotturna), Ossimora (Antonia nella notte), Remo Bassini (Appunti), Seia Montanelli (Paese d'Ottobre), Renee (Book of the day), Mitì Vigliero (Placida Signora), Gian Paolo Serino (Satisfiction), Gattostanco, Gabriella Alù (Non solo Proust), Patrizia Bruce (Dimmi, cosa leggi?), Angèle Paoli (Terres del femmes), Alessio. E... Vibrisse, Lipperatura, Litteratitudine. Wittgenstein, talvolta. E inoltre: Bottega di Lettura, Penna e mouse, Bookrepublic. La Frusta. Zam. Booksblog. E MilanoNera. E Sottotomo... BooksWebTv. Palagniac. Amalteo. Carmilla online. Antonio Genna. E Nazione indiana.


Pagina aNobii (social network sui libri)

In libreria: Economia della felicità, dalla blogosfera al valore del dono e oltre, Feltrinelli



Bookmark and Share

I nostri politici dicono che la crisi è quasi risolta. Anche perché sanno che il primo fattore che può agire a favore del suo superamento è il recupero di una certa fiducia nel futuro. Se si ha fiducia, le famiglie possono consumare invece di lottare per risparmiare qualcosa; e le aziende possono investire invece di pensare solo a tagliare. 

Ma la fiducia può essere basata su un abbaglio, una manipolazione della realtà o su dati di fatto. E se è un abbaglio o una manipolazione della realtà, una volta smascherato provoca sfiducia ancora più profonda. Il famoso cinismo-scetticismo italiano, in fondo, è anche il risultato di una lunga serie di illusioni e delusioni, abbagli e manipolazioni.

L'approccio dovrebbe essere orientato a rigenerare la fiducia in base a dati di fatto e concentrato sulla costruzione di un racconto del futuro capace di far leva sull'esperienza vera delle persone, di provocare negli spiriti attivi la voglia di rimboccarsi le maniche e raggiungere un obiettivo. Dire solo che tutto va già di nuovo bene non basta.

Parlare di scenario e di strategia.

1. Scenario. La crisi non è per nulla superata. Il miglioramento fondamentale che è stato raggiunto consiste nel fatto che le banche hanno di nuovo fiato per prestarsi denaro tra loro e per prestarne alle aziende. Ma quel denaro deriva dal governo americano (e un po' di altri paesi). E quel denaro provocherà distorsioni come: inflazione, aumento del debito pubblico, sviluppo delle attività imprenditoriali basate sulla spesa pubblica. In pratica i disastrosi comportamenti dei banchieri saranno pagati da: consumatori, risparmiatori, generazioni future, imprenditori che sanno stare sul mercato e si troveranno superati dagli imprenditori che sanno stare nelle anticamere dei politici. 

L'Economist sostiene che il recente recupero delle borse è probabilmente ingannevole. Un aumento - anche del 20% - della borsa può avvenire anche nel corso di una durissima recessione. Perché se i bistecchieri della borsa raccontano una storia positiva, trovano qualcuno del parco buoi che li ascolta e investe, solo per scontrarsi dopo un po' con la realtà. E' già successo diverse volte nel corso di questa recessione. E sta di succedendo ancora.

Piaccia o non piaccia, è interessante il discorso di Jacques Attali, in La crisi e poi?: dice che il mercato è capace di molte cose salvo che di darsi delle regole. E per conseguenza il fallimento recente del mercato, in assenza di una strategia democratica sufficiente a governarlo, è stato molto profondo. Anche se ci sono segnali di miglioramento, la recessione o la crisi sarà lunga. Solo un approccio strategico può servire a uscirne migliori.

2. Strategia. L'innovazione, radicale o moderata che sia, è l'unica strada che possono seguire le persone che non stanno ad aspettare che i governi o che i capitalisti diventino saggi. Sono le persone che non si concentrano sulla spartizione delle risorse che ci sono ma sulla creazione di nuove risorse. Che non combattono per la suddivisione del territorio che c'è ma vanno alla ricerca di nuovi territori e di nuove frontiere. Scientifiche, tecnologiche, creative.

(Nelle retrovie possono e devono arrivare buone notizie. Ma non ci si deve illudere che nelle retrovie succedano cose decisive. Si può ammettere che l'approccio di Marchionne è un esempio positivo. E che certe decisioni di prudenza di bilancio italiane siano state un sollievo. Ma non cambiamo il mondo aspettando che questo genere di buone notizie ci riempiano i telegiornali). 

Questo è il senso identitario che condividono le persone che percorrono le tante diverse vie dell'innovazione. I commenti e i contributi alla ricerca si continuano ad arricchire.


dai, pecco un po' di immodestia :)

innovatori? RomaEuropaFAKEFactory!
http://www.romaeuropa.org

un concorso creato detournando un altro concorso, per criticarne l'approccio alla proprietà intellettuale.

Il FAKEFactory, presentato in senato il 20 Marzo 2009, è diventato un evento ufficiale dell'anno della creatività e dell'innovazione della comunità europea e, adesso, si accinge a diventare lo stimolo che porterà alla creazione di un tavolo per le culture digitali presso la commissione cultura del senato.

In tutto questo, l'ecosistema che si è creato attorno al concorso si è autonomamente attivato a sperimentare diversi modelli economici basati sulla rete, per la gioia degli oramai 70+ partner a livello globale.

A maggio un grande evento a Roma, e a Ottobre un evento in contemporanea tra Roma, Londra e New York.

Nel frattempo il concorso "originario" ha cambiato la sua policy sul diritto d'autore :)


per chi fosse interessato: il concorso ha anche una sezione assai particolare, quella della "Law Art". In questa, avvocati, giuristi e appassionati di proprietà intellettuale sono invitati a realizzare opere creative remixando testi giuridici, col fine di creare la "legge perfetta" sul diritto d'autore. :)

innovate! ciaociao

Ciao Luca, mi permetto di segnalarti il nuovo sito che abbiamo ideato per l'agenzia di comunicazione di cui sono direttore creativo associato interactive, si tratta del primo esempio italiano dell'utilizzo di Facebook Connect per il sito di un agenzia di comunicazione relazionale. Sul nostro canale youtube, anch'esso accessibile dal sito, troverai inoltre alcune case history video di progetti di comunicazione innovativi ideati e realizzati per i nostri clienti negli ultimi 3 anni. Tra questi c'è il primo esempio di viral marketing italiano che abbiamo ideato per il brand Simmenthal, il blog più alto del mondo tenuto in tempo reale dall'alpinista estremo Simone Moro durante le sue missioni over 8000 ideato per Canon, le prime operazioni italiane social media su MySpace per Regione Trentino e Sony Ericsson, il primo facebook social game italiano per Wilkinson, la prima "asta creativa" su eBay e molti altri. Alcune di queste operazioni hanno anche ottenuto riconoscimenti a concorsi creativi internazionali come il New York Festivals ma purtoppo non hanno avuto visibilità oltre i canali mediatici di settore. Nel nostro ambito speriamo dunque di aver portato innovazione e ogni giorno cerchiamo di portare la comunicazione e la creatività italiana un passo oltre.

ecco i link:
www.rmgconnect.it
www.youtube.com/rmgconnectitalia

Vorrei commentare due cose veloci:

1. Suggerisco ai tanti che segnalano le loro iniziative "innovative" di non essere troppo "markettari". Da lettore interessato alla conversazione mi sto scocciando, e purtroppo ottenete l'effetto di scacciarmi dai vostri URL :)

2. Luca, la conversazione ha bisogno di essere organizzata in qualche modo. Immagino che per il momento tu ti stia limitando a riportare quanto detto finora (che è già utile, piuttosto che spulciarsi tre/quattro post), ma secondo me, per non "sprecare" questa energia che si è creata, dovrei darti subito da fare per canalizzare tutto in un modo più... organico.

3. Se fate il "solito" evento a Milano per parlarne, fate in modo che ci sia davvero modo di partecipare anche online... (oppure fatelo il 7 maggio sera, così ci sono anche io :-P).

c'è il 21 con l'ExperienceCamp e il 22 e il 23 Maggio come occasioni utile per fare il 'solito' evento...

E' bellissimo perchè sembriamo tutti alla ricerca del Santo Graal.
Alcuni di noi si sentono perfino una sorta di Templari, io per primo, ben inteso!
Ma se alla fine riflettiamo senza tentare di dimostrare che l'attività di business che stiamo svolgendo è "In-Nova Compliant" bensì crediamo semplicemente che il mondo non debba adeguarsi eternamente a certe regole, usi e costumi che non sempre hanno creato valore ma in certi casi hanno generato catastrofi (banalmente, il periodo di emme che stiamo vivendo ora), allora molte idee che fino ad oggi rimangono nella sfera dell'eresia, potrebbero finalmente concretizzarsi e migliorare certamente molti aspetti della nostra vita quotidiana. Chi ad esempio non crede che certe aree della nostra penisola siano tenute volutamente oscurate dalla banda larga con fini ben precisi? Provate ad uscire dai grandi centri urbani e dalle aree industriali e provate ad utilizzare i vostri strumenti per accedere alla Rete. Riscoprirete il fascino di navigare solo su siti web puramente testuali. Innovare significa in questo caso abbattare definitivamente il digital divide attingendo senza remore a tutte le risorse già ampiamente testate e pronte all'uso. Peccato che in virtù dei costi di struttura che nessuno vorrebbe assumersi, ci sia ancora tanta gente che viene tenuta lontana da questo blog e dai miliardi di informazioni in Rete.
Innovare significa non temere ripercussioni del mondo finanziario qualora una scoperta possa migliorare la qualità della vita: le auto elettriche o a idrogeno, progetti rigorosamente rallentati per non stravolgere delicatissimi equilibri di cui tutti siamo ben consci.
Innovare significa anche cambiare le proprie abitudini e lasciarsi aiutare senza grandi esitazioni dalla tecnologia: la video conference è un esempio su tutti. Vogliamo provare a mettere insieme il valore economico di un solo giorno di trasporto nel mondo per recarsi ad appuntamenti/riunioni fuori sede? Della video conferenza si parla da tanti anni ma assistiamo inermi ad uno scarso utilizzo.
Innovare vuol dire anche cambiare i paradigmi di comunicazione e avere il coraggio, ad esempio, di confrontarsi con il pubblico in maniera aperta; aprirsi ai suggerimenti dei consumatori, accettare le critiche come se fossero parte integrante al costante miglioramento del prodotto. Neanche l'interattività di Internet ad oggi è stata al centro di questo cambiamento epocale.
Insomma, per innovare in prima istanza occorre una predisposizione personale ad accettare grandi trasformazioni e grandi cambiamenti di abitudini consolidate... essere innovatore, innovabile o già innovato fa parte di uno stile di vita... chi vuole appartenervi?


H-Farm è una realtà innovatva ve sè stessa, che ha l'obiettivo di scovare idee innovative per aiutarle a svilupparsi e produrre nuovi business.

Luca,
secondo me potresti organizzare una cosa del genere: un "evento" online, della durata di due ore, su Friendfeed/twitter, dedicato ad una discussione sull'innovazione in Italia.
Primo, sarebbe un buon segno per dimostrare che si parla di innovazione... facendo innovazione :)
Secondo, potresti raccogliere molti contributi da gente diversa.
Terzo: sarebbe ottimo creare un evento parallelo, o successivo, in lingua inglese, coinvolgendo persone anche al di fuori della ristretta cerchia italiana.

Ultimo breve commento: sono stufo di sentire persone che si chiedono "dov'è l'innovazione in Italia"? L'innovazione c'è sicuramente, il problema è che semmai non ha gli strumenti per essere realizzata. Lo dimostra l'alta considerazione che all'estero hanno di noi, sia tecnicamente che in termini di inventiva e iniziativa.

Fammi sapere se l'idea dell'evento online ti sembra intelligente.
Ripeto questo commento sul mio blog, spero porti qualche visita e contributo in più :)

Bella l'idea di un incontro! Sarebbe interessante creare un evento "aperitivo innovativo" dove persone interessate ad esserlo ne incontrano altre e ne discutono. L'evento potrebbe essere trasmesso in streaming, con un sistema di chat o FriendFeed per le persone che lo vogliono seguire da casa.

(2gg fa si è verificato la stessa cosa ad un lancio di un portale tripwolf a cui ho partecipato, ma la cosa è stata involontaria)

che ne pensate?

Credo che quela di Simone sia un'idea bellissima e con molte potenzialita'.

Sono d'accordo con chi dice che l'innovazione, o meglio gli innovatori, in Italia ci sono ma (purtroppo) non riescono ad emergere. Io credo che il problema sia (ancor prima che nella mancanza di risorse) nella "dispersione" e nell'isolamento in cui molte iniziative di innovazione avvengono.

Quindi un evento del genere potrebbe diventare un catalizzatore di attenzione e relazioni tra gli innovatori, no?

L'innovazione e' una scintilla che provocano crescita tecnologica ed economica. Quando gli uomini si ritrovano a vivere, produrre e consumare in economie cittadine vibranti, spesso riescono a sviluppare nuove idee che, applicate in particolari situazioni, luoghi e tempi, diventano motori di sviluppo economico.
Questo e' accaduto nel caso di Taiwan negli anni '60 e nel caso del Nord Est Italiano negli anni '70. Questo accade ancora oggi nelle dinamiche economie delle citta' che si affacciano sull'Oceano Pacifico.
Raramente alcuna crescita economica e stata sviluppata da contributi pubblici rivolti a pioggia al mondo della ricerca. In Unione Sovietica, si sono sviluppate straordinarie competenze nel campo della ricerca nucleare, ma tale ricerca e' andata a rivolgersi per lo piu' alla produzione bellica e non si e' evoluta da essa. 
Spesso le innovazioni sono piccole, quasi insignificanti, esse si ritrovano nel mondo della produzione e con essa continuamente interagiscono senza che vi sia il bisogno di un contributo dallo Stato o di un costoso centro di ricerca finanziato da una grande multinazionale. 
Non sto dicendo che tali soldi siano sempre spesi male, ma che l'innovazione e l'improvvisazione colgono il loro apice quando sono in parte dettati da necesssita' produttive contingenti e portate avanti da persone che sanno applicare idee a pratica.
Come fare ad instillare qualche seme di genialita' applicata? Come spingere le persone ad interessarsi di tecnologia e a "sporcarsi" almeno un po' le mani attraverso il processo di innovazione e produzione? 
San Francisco e la sua area metropolitana hanno generato scintille di innovazione grazie ai suoi improvvisatori e innovatori. Tali imporvvisatori erano in genere ragazzini che provavano nuovi macchinari nel loro garage o dietro i banchi di scuola. E' il caso di Steve Jobs e di Steve Wozniak che iniziarono la rivoluzione del PC dal loro garage, e di Sergey Brin e Larry Page che hanno ideato gli algoritmi di Google mentre erano ancora a scuola. 
A San Francisco si e' trovata una risposta alla domanda di nuove inventzioni con una fiera chiamata Maker Faire, dove si pagano $25 per partecipare ad un evento di creativita' di gruppo dove si gioca con micro-chip e transistors per creare nuovi strumenti elettronici. Alcuni di questi strumenti sono poco piu' che giocattoli, ma altri potrebbero diventare i telefoni cellulari, i PC o i robot del futuro. Il festival è un raduno di "secchioni", ma in più ha il gusto del "fai da te", l'aggiunta di scienziati casalinghi, di pensatori, di artisti e di artigiani. Quest'anno i loro progetti elettronici includono robot sputa-fuoco, computers indossabili, stampanti tridimensionali e torte motorizzate (anche se non mi è ben chiaro cosa siano).
Tutti sono incoraggiati a sporcarsi le mani costruendo i propri circuiti elettrici, creare nuovi articoli tecnologici e lanciare i loro razzi. Questo è il terzo anno della Maker Faire. Lo scorso anno vi parteciparono più di 40,000 persone e più di 20,000 persone hanno partecipato ad un simile evento in Texas.
L'idea di giocare con la tecnologia in un modo così nuovo può sembrare quasi superflua. Ma questo è il sale dell'innovazione, almeno secondo il parere di Tim O'Reilly, fondatore di O'Reilly Media, una società editoriale che pubblica le riviste Make e Craft. O'Reilly è un guru della tecnologia ed e' stato l'inventore del termine Web 2.0 che cattura la tendenza di creare maggiore interattività, nello scambio di informazioni e nella collaborazione tra Internauti.
I computers, i chip, i sensori e gli altri componenti elettronici non sono mai stati così a buon mercato. Questo significa che i vari gadgets ad alta tecnologia stanno diventando beni usa e getta. Quindi possono essere smontati e riutilizzati per costruire cose nuove. Una vecchia macchina fotografica digitale, ad esempio, può essere collegata ad un aquilone per fare fotografie dall'alto, oppure, se l'aquilone si collega ad un navigatore satellitare ed ad altri dispositivi, si puo' creare un aquilone automatico, che voli senza il controllo dell'uomo.
Inoltre, Internet sta aiutando persone di tutto il mondo a scambiarsi informazioni sui loro progetti. Siti web come Instructables.com e wiki-How.com sono diventati popolari luoghi di incontro per i nuovi inventori. Essi si fanno portatori dell'ideologia dell' "open source", dove il flusso di idee innovative si scambia gratuitamente. Questo modello iniziò per gli sviluppatori di software, ma si sta rapidamente espandendo in altri campi.
Come molte altre cose che stanno accadendo a questa Fiera dell'innovazione, incoraggiano a maggiore innovatività. 
Anche se il Maker Faire e' un evento piu' diverente che utile, esso permette di instillare il seme dell'innovazione e dell'improvvisazion, che portano crescita e succeso economico; se l'improvvisazione funziona, il motivo del suo successo non e' teorico, ma pratico. 
Credo che una Maker Faire che coinvolgesse giovani e inventori di ogni genere avrebbe un notevole successo anche nelle citta' Italiane.

mah...io avrei un po' di soggezione ad (ab)usare il termine di innovazione. Non mi sento un innovatore, però l'unica cosa che mi sembra di aver capito è che l'innovazione si catalizza quanto più è distribuita nel numero delle persone coinvolte.
Pertanto, vorrei essere della partita, magari ai margini, ma vorrei prima osservare e poi se ci riesco, un giorno partecipare a quest'iniziativa. Ma se potremo innovare lo scopriremo solo ex-post, così ho capito dall'economista Schumpeter quando parla di "Distruzione Creativa". Se ci fermiamo prima potremmo vedere solo la distruzione. IMHO

Se comprasti il primo personal ( Vic 20 della Commodore) negli Stati Uniti 2 mesi prima che venisse commercializzato in Italia.
Se ti sei presentato a chiedere, primo nella tua citta', il collegamento a internet quando i providers erano solo quelli dell'universita'.
Se hai messo sul tetto della tua casetta 15 pannelli fotovoltaici, e lo hai fatto 3 anni fa.
Hai diritto a considerarti una persona attenta al futuro e quindi all'innovazione.... o e' solo smisurata autostima?


Antonio Santangelo vede un buon segno nella partecipazione finora emersa. EUbuntista approva.

Intanto

se ti interessa l'innovazione nell'ambito dell'impresa sociale a settembre organizziamo un workshop sul tema.. materiali e info su www.irisnetwork.it, ciao



Le prime reazioni: 17 commenti sul blog, 27 commenti su Facebook, un Tweet, un solo link (grazie a Torino Valley) e 0 commenti su FriendFeed.

Ecco i commenti:

Dario Salvelli

Potresti spulciare tra gli spin-off di tutta Italia, anche con la differenza tra chi innova e chi invece si parcheggia in attesa di meglio.

Giuliana Guazzaroni

Segnalo il ning "Innovatori", potrebbe essere utile: http://innovatori.ning.com/

Vittorio

anch'io ti segnalo http://innovatori.ning.com
e ritengo di essere un innovatore, penso a quanto ho realizzato negli 8 anni di amministratore pubblico nella municipalità di marghera

Elvira

Volevo segnalarti l'iniziativa "Premio FORUM PA Protagonisti dell'innovazione", alla sua seconda edizione 
http://www.innovatori.forumpa.it/

Un carissimo saluto
Elvira

Andrea

Ciao, 
ti segnalo il premio all'Innovazione Amica dell'Ambiente, promosso da circa 8 anni da Legambiente e Regione Lombardia. Ci sono diversi casi interessanti, questo è il sito:
www.premioinnovazione.legambiente.org
Saluti, 
Andrea

Simone Brunozzi

Luca, io vedo l'innovazione come un "semplice" processo di miglioramento radicale.
E' difficile "scovare" esempi in Italia perchè si parla poco di innovazione, e molte delle parole spese in giro sono forse troppo esagerate.

Un piccolo aiuto, però, mi sento di dartelo: se chiedi agli italiani all'estero che fanno innovazione, loro sapranno dirti perchè non l'hanno potuta attuare in Italia, e forse ti potranno segnalare altri innovatori, in Italia o all'estero, con cui sono entrati in contatto.

antonio savarese

ciao Luca
il tuo post è intrigante e mi spinge a fare alcune riflessioni:
comincio dal titolo "Cercasi innovatori" chi dovrebbe cercare gli innovatori dovrebbe essere lo stato italiano dando il via finalmente ad una sera politica che premi il merito e la capacità di innovare.
Inoltre tu asserisci che il problema sia trovare gli innovatori dando per scontato che esistano, ne sei davvero certo? 
Il vero punto è perchè innovano? secondo me chi lo fa, lo fa solo in virtù di un possibile busines, si è perso del tutto lo spirito che ha contraddistinto nel passato tante scoperte fatte quasi sempre per caso....
Infine ti segnalo due innovatori, uno è Fabrizio Capobianco di Funambol e credo che tu già lo conosca e rappresenta bene l'assioma innovazione =business l'altro è un mio collega Vincenzo che oggi a tavola mi raccontava che stava progettando un antifurto per la sua nuova casa basato su nuove tecnologie sw , questo rappresenta bene la mia idea di innovazione ovvero usare le competenze acquisite e reinventarle per creare qualcosa di nuovo.

Emanuele

Sono venuto a Perugia mosso dalla stessa problematica, ti accennai che sarebbe stato interessante, oltre che entusiasmante, poter organizzare una serie di incontri che elicitassero la consapevolezza del tema. Con un pò di sarcasmo ti dissi che tutti ne parlano ma nessuno sa cos'è, almeno è quello che si nota in molte imprese nel tessuto di Macerata.
Per quadrare il cerchio di valutare i fabbisogni competitivi con Confindustria, ho proposto di partire da un tracciato che facesse emergere quali fossero i driver informativi per innovare, i bisogni di conoscenza quindi e mi modi per sopperirli. Questo per togliere il preconcetto che omologa innovazione a tecnologia, mentre questa è un fattore strategico insieme a tanti altri: i modelli di business, organizzativi, le conoscenze dei trend, ma tutti in fondo ancillari alle idee e alla cultura che queste presuppongono per la soluzione di un problemi o il miglioramento di un beneficio se la soluzione già c'è. L'esempio portante di quanto il problema sia preminentemente di ordine culturale, lo dimostra una grossa azienda che per correttezza non cito. Le viene presentato un progetto che per costi/benefici sarebbe stata una manna dal ciele per qualsiasi investimento. Otteneva dal partner, una società di trasposti locali, una concessione a costo 0 dei propri spazi pubblicitari per un valore di circa 500.000 €. E' un progetto innovativo in Italia che rientra nella Corporate Social Responsability (solo Tesco anche se in maniera divrsa lo ha portato avanti), ma in questo caso il deterrente non è stata la novità. In consiglio di amministrazione si è eccepito che la mission del progetto toccava i punti cardine dell'impresa, che ironia della sorte sono identici, come dire non si può esternalizzare una mission perché toglie titolarità. Quindi anche se c'è innovazione, profitto e beneficio collettivo, una strategia del genere andava a ledere il modello culturale ma non per defferenza ma perché è analogo.

Per tornare al tuo quesito Luca, credo che la cultura del futuro degli innovatori sia così intrisa di complessità che è facile perdersi.
Personalmente credo sia un mix di conoscenza umanistica e scientifico. Una sociologia economica della conoscenza che osserva i progressi scientifici ma li tocca con le mani delle persone comuni.
Ovviamente quegli occhi dovrebbero sapere leggere le informazioni salienti e non il tumulto di nuovi prodotti che sono solo dadi comunicativi. 
La distruzione creatrice a là Shumpeter credo non esista più da molti anni, è tutto interdipendete e intersettoriale non solo nell'ICT ma anche nei settori ad alta creatività come la moda per esempio. 
Il progesso credo sia collegare cose e conoscenze esistenti per bisogni esistenti e non nuovi. I micropagamenti di cui si parla a parlare anche per l'editoria potrebbe esser un esempio. Ogni famiglia italiana ha un fidelity card e ogni insegna ha un operatore mobile virtuale ormai. Un euro di costo promozionale potrebbe oltre che esser sostenibile avvantaggiare tutti. Ogni famiglia si trova nella Sim, a sua volta fedelity card, le notizie al costo del quotidiano e se le scarica a casa in famiglia. Il giornale della sera, dove tutti felici e contenti commentano le notizie prima del tg. Ruggiero in Telecom hanni fa diceva che aveva 60 milioni di punti vendita. Forse tocca passare dal supermercato per averli veramente.

Linko un pensatoio dove mettono a disposizione strumenti software per fare analisi strategica di scenario. E'un progetto molto interessante perché i software permettono analisi multistakeholder che potrebbero esser utilizzati con panel di esperti, magari proprio sull'innovazione. E magari per ridurre un pò la complessità.

http://www.3ie.fr/lipsor/lipsor_uk/index_uk.htm

Marco

John Elkann, capo del capo del mio capo in una pregressa avventura editorial-pazzesca e persona squisita, da oggi pomeriggio è sicuramente un innovatore.

cristianmazz

ciao luca,
noi qui in romagna ci stiamo provando, il progetto si chiama romagna business club: www.romagnabusinessclub.com

il 23 di aprile abbiamo un evento a cui ti invito e a cui partecipano alcuni dei tuoi colleghi:

Corporate and Business Web Forum - Il web per la PMI

http://www.romagnabusinessclub.com/featured-articles/23-aprile-2009-corporate-and-business-web-forum-il-web-per-la-pmi/

L'obiettivo è creare una vera e propria impresa quindi a fine di business. Come?
fondamentalmente creando eventi per ora e diffondere la conoscenza e l'utilizzo del web ma soprattutto la nuova cultura fondendola con quella ruspante romagnola.....

Marco

Quando consegnarono la medaglia presidenziale al professor Peter F. Drucker per i suoi studi di management e per le sue riconosciute capacità di predizione e innovazione rispose semplicemente "I just look out the window and see what's visible - but not yet seen."
L'innovatore per me è questo. E' un qualcuno che vede e realizza oggi ciò che per altri nemmeno è da considerare.
Intorno a noi, nella nostra vita di tutti i giorni, nel lavoro incontriamo spesso degli innovatori e a volte nemmeno ce ne accorgiamo.
Peter Drucker (http://www.druckerinstitute.com/) è un innovatore e in sua memoria è stato anche istituito un riconoscimento che premia quelle attività no-profit che si sono distinte per la capacità di anticipare e innovare il loro settore o ambiente. 
Nel mio lavoro mi è capitato di incontrare persone che hanno questa dote. Uno di questi è Christian Carniato, fondatore di TSW, che più di 10 anni fa ha visto nel Search Engine Marketing il futuro del web. Scommessa vinta. Ma è interessante vedere cosa sta combinando nel frattempo. Una fonte inesauribile di stimoli.

Nicola

Di primo acchitto, mi viene di rispondere con un link a un progetto che mi piace molto:http://www.librino.org/ (peccato per il sito in flash)... Cito dalla presentazione:

Antonio Presti, da dieci anni, coltiva a Librino un'utopia. In questa "città-satellite" di circa 70.000 abitanti, in un territorio lasciato ai margini, privo di infrastrutture e di servizi, l'ideatore di Fiumara d'arte, "il sognatore che realizza i propri sogni"- come lo ha definito lo scrittore israeliano Meir Shalev - coltiva l'utopia della bellezza e dell'arte come forza etica. In questo spazio della contemporaneità, un non luogo che nega cittadinanza ai suoi abitanti, ha scelto d'investire sull'arte ritenendola occasione di riscatto, d'incontro, di scoperta, di gioia e di bellezza.

Guardati la Porta della Bellezza che è l'opera che stanno mettendo in piedi in questi giorni...

Nicola

Agli innovatori piace usare reti neutrali (World of ends) :-O

Laura

Luca,
Io penso di essere da sempre un'innovatrice, ma dipendente. Per noi è estremamente difficile farci notare. Si lavora nell'ombra e i risultati vengono visti come quelli delle organizzazioni da cui dipendiamo. Ma ci siamo, ci sono. Personalmente penso di aver fatto molto, nonostante si debbano sempre fare le nozze coi fichi secchi, e anche bene. Ma nessuno mi conosce. Altri, liberi e non dipendenti, possono farsi notare di più.
Ma anche noi, a libro paga di qualcuno, innoviamo.

Mauro

Il commento di Laura ha tutta la mia approvazione (e solidarietà) per essere innovatori devi essere indipendente o qualcuno non innovatore che prende decisioni per te te lo impedirà... credo che in Italia ci siano innovatori ma, spesso, purtroppo chi decide non lo è.

Asa

Il tema è affascinante. Personalmente trovo che una cosa su cui siamo carenti in Italia è la capacità di associare innovazione e sostenibilità/modello di business, e più in generale percorsi di selezione delle reali innovazioni, per distinguerle da "invenzioni" fine a se stesse. 
Credo che nòva stia facendo del suo per segnalare percorsi possibili. 
Quanto alle persone, il problema è riuscire ad avere le competenze per valutarne le potenzialità, e non è sempre facile.
Ti girerò una mail in proposito che potrebbe esserti utile

Aldo de Rossi

Le radici delle innovazioni stanno generalmente nel gioco e nella decorazione.

La metallurgia inizio' con il martellare il rame all'interno di collane e altri ornamenti molto prima che fosse utilizzata per coltelli ed armi di rame e di bronzo.

La formazione di leghe metalliche inizio' nell'ambito della gioielleria e della scultura che della produzione economica e militare.

La ruota inizio' ad essere usata in modo "frivolo"; le ruote piu' antiche a noi conosciute erano parti di giocattoli.

L'idraulica, la meccanica ed altre manifestazioni del genio umano furono sviluppate all'inizio per costruire giocattoli o come forme di intrattenimento.

Il ferro battuto fu inizalmente utilizzato per scopi decorativi nella creazione dei cancelli dei palazzi.

L'industria chimica si sviluppo' dal bisogno di colorare o decolorare i tessuti ed il vetro.

La polvere da sparo venne utilizzata prima come forma di intrattenimento per i fuochi artificiali molto prima che fosse utilizzata per scopi militare o per conquistare lo spazio con i razzi.

La prima ferrovia al mondo fu creata come forma di intratenimento a Londra.

La plastica venne dapprima utilizzata per i giocattoli e per i tasti del pianoforte come rimpiazzo a basso costo dell'avorio.

Le racchette da tennis, le mazze da golf sperimentarono le fibre di vetro e di carbonio prima degli aeroeplani.

I videogiochi al computer hanno preceduto l'uso giornaliero dei computer nello spazio lavorativo.

Il riscaldamento con i pannelli solari e' iniziato come un hobby per appassionati di fai da te.

Tutte le cose grandi nascono da cose piccole, ma le nuove piccole cose vengono sono distrutte a meno che non siano valorizzate per ragioni piu' di apprezzamento estetico che di utilita' pratica.

 

 

da facebook:

 

Patrizia Filippetti alle 13.14 del 21 aprile

bellissima domanda!
stavo appunto leggendo questo:
http://blog.debiase.com/2009/04/cercasi-innovatori.html

 

Dario De Judicibus alle 13.19 del 21 aprile

Per essere innovatori sono necessarie due condizioni: bisogna esserlo e bisogna che te lo facciano fare. In Italia la seconda manca.

 

Patrizia Filippetti alle 13.22 del 21 aprile

@dario la seconda credo che sia molto sensata

 

Titti Ruberto alle 13.29 del 21 aprile

a mio avviso Luca non ce ne sono. O se ci sono, non sono messi nella condizione di.

 

Patrizia Filippetti alle 13.34 del 21 aprile tramite Facebook Mobile

@titti benchè tutto sia possibile, si spera almeno che qualche neurone sia rimasto...forse manca altro

 

Romeo Bassoli alle 13.34 del 21 aprile

Io lavoro con i fisici delle particelle. Che vivono di progetti e innovazione, di utopie, di idee apparentementemegalomani e tecnologie che non esistono ancora. Ma non ha senso parlarne individualmente. E' una impresa giocoforza collettiva, di gruppo: sono gruppi di innovatori che trovano sponde in strutture più grandi (nazionali o europee o ... Visualizza altrocomunque internazionali) che a loro volta riescono a fare lobbing politica. Alla fine l'innovazione arriva, e come. Ma questa modalità risponde alla tua domanda?

 

Claudio Andrea Vinco alle 13.38 del 21 aprile

imho: sono quelli che stanno zitti, e se parlano lo fanno in inglese, in italiano solo ripetono.

 

Arianna Geith alle 13.40 del 21 aprile

forse c'è bisogno proprio di recuperare il valore dei sogni e delle utopie e se possibile di trovare uno spazio per questo anche all'interno delle scuole. chiedo troppo?

 

Salvatore Iaconesi alle 13.42 del 21 aprile

In realtà molti ambiti, tipo il design e la rete, offrono tantetante opportunità. Che si possono cogliere, però, assumendo nuove modalità operative, che sono assai lontane dal "non ti consentono di innovare". Perchè in realtà nessuno ti deve consentire nulla. 
Probabilmente ci sono molti "innovatori", ma pochi "imprenditori innovatori".
Chessò: io ... Visualizza altromi ci mantengo a far venire "strane idee" agli imprenditori. E così una fascia di "giovani" che "fanno cose". E che, magari, non si sentono (giustamente) vincolate ad una certa nazione per farle, o all'aspettare che "qualcuno te le faccia fare".

 

Patrizia Filippetti alle 13.48 del 21 aprile tramite Facebook Mobile

@romeo giusto appunto i grandi progetti seguono itinerari internazionali, a volte l'idea e il progetto nascono qui ma per strane dinamiche devono passare per...e dopo anni ritornare qui ..discorso lungo...quindi speriamo che si trovi presto un però , un forse per poter dire che qualcosa sta cambiando ma nella giusta direzione. A presto

 

Lucia Montauti alle 13.52 del 21 aprile

vanno cercati nei vicoli del web, chi ha veramente stoffa fa poco rumore .. almeno io la vedo così, voi?

 

Lucia Montauti alle 13.55 del 21 aprile

sai cosa sarebbe carino? far incontrare: imprenditore del web+ un creativo + un economista che pensa a nuovi modelli di business e vedere cosa ne esce ... tu che puoi, che hai mille contatti!

 

Lucia Montauti alle 13.59 del 21 aprile

scusa ... 1903 contatti :)

 

Piersergio Trapani alle 14.00 del 21 aprile

@ patrizia, secondo me non cambia nulla per un semplice motivo: chi decide e chi ha soldi non ha cultura dell'innovazinoe tantomeno di internet!

 

Lucia Montauti alle 14.02 del 21 aprile

@ persergio ... però se chi non ha cultura è costretto dagli eventi ... magari sono troppo ottimista eh?

 

Salvatore Iaconesi alle 14.08 del 21 aprile

è limitante pensare al modello "chi decide e chi ha i soldi non ha cultura dell'innovazione tantomeno di internet".
Non è vero. Ovvero: è vero parzialmente in Italia e in pochi altri posti. Manca la cultura di chi deve presentare la propria idea con un business plan, con un piano di marketing, con un piano di sviluppo e produzione. C'è troppo la ri... Visualizza altrocerca della "svolta" e di "qualcuno che te le faccia fare". Se si fanno le cose decenti, gli ascoltatori si trovano. (magari non in italia.. ma in italia non c'è nemmeno il venture capital...)

 

Roberto Marchionni alle 14.34 del 21 aprile

Mi trova perfettamente d'accordo.
limitando il mio contributo alla pubblicità, leggete questo link:http://adage.com/agencynews/article?article_id=135438
Advertising Age è la bibbia della pubblicità mondiale

 

Lucia Predolin alle 14.41 del 21 aprile

alcuni del mio settore saranno a Bilbao questo venerdì per essere premiati!http://www.startup2.eu/

 

Riccardo Sorrentino alle 14.43 del 21 aprile

Luca, perché quando parli di innovazione, come esempi citi "Distruzione creatrice", "Progresso tecnico" e "Rottura radicale"? O la continuità del progresso, quindi, o la discontinuità, il salto in qualche modo violento e brusco. L'innovazione non può essere semplicemente intepretata come "differenza" (ovviamente qualificata, non superficiale)?
La ... Visualizza altrocultura dell'innovazione non è "semplicemente" - ma mai semplicità fu così complessa - la cultura della differenza (anche nel senso filosofico del termine)?

 

Elvira Zollerano alle 15.15 del 21 aprile

posso segnalarti questa iniziativa di FORUM PA, alla sua seconda edizione?
http://www.innovatori.forumpa.it/

 

Romeo Bassoli alle 15.16 del 21 aprile

@patrizia. I percorsi di sviluppo dei progetti hanno strade che spesso sono obbligate dalle dimensioni. Una macchina per studiare delle particelle chiamate mesoni costa qualche milione di euro. Ma poi si fa. E si porta dietro una enorme innovazione dei dispositivi più vari, da quelli elettronici a quelli ottici, dal software per il trattamento dati alla molatura di lenti e cristalli. I protaginisti di questi prcessi io li chiamo innovatori...

 

Patrizia Filippetti alle 16.59 del 21 aprile tramite Facebook Mobile

@romeo certo che si per fortuna! In ambito scientifico e in altri settori ...ma credo che la domanda di luca vada cercando altre risposte.a presto @lucia mi è piaciuta la tua risposta, sarebbe davvero interessante vedere come diverse professionalità riescano a wikicooperare e partecipare ;) innovativo potrebbe essere l'incontro: la nuova società del sapere.a presto

 

Dario De Judicibus alle 17.00 del 21 aprile

@Salvatore Puoi fare anche il business plan più robusto che vuoi, ma senza banche d'affari che ti trovano i finanziatori è tempo perso. Da noi questo meccanismo manca, mentre invece esiste negli USA.

 

Dario De Judicibus alle 17.01 del 21 aprile

@Elvira Ci vediamo al Forum PA... dove terrò una lecture sui mondi virtuali, allora.

 

Dario De Judicibus alle 17.06 del 21 aprile

Recentemente in un convegno a cui ero invitato come relatore, si è parlato di innovazione. A chi mi ha chiesto quando si verifica un'innovazione in una società, ho risposto che sono necessarie si realizzino tre condizioni:

1. qualcuno deve avre un'idea (davvero) innovativa, ovvero non semplicemente evolutiva
2. l'idea deve essere fattibile sia sul piano realizzativo che su quello economico
3. la società deve essere disposta ad accettare il cambiamento culturale che inevitabilmente comporta un'idea davvero innovativa... Visualizza altro

Ad esempio, le ali di Leonardo avrebbero potuto forse funzionare con i materiali leggeri giusti, come l'alluminio e il kevlar. Analogamente, molte idee sono rimaste nel cassetto perché, seppure realizzabili, imponevano un cambiamento concettuale non realizzabile al loro tempo.

 

Dario De Judicibus alle 17.09 del 21 aprile

@Lucia Tre anni fa sviluppai un'idea detta città accessibile che partiva da un concetto che molti hanno osteggiato, e cioè che in qualche modo «siamo tutti disabili... Visualizza altro». Da lì avevo sviluppato una visione di una città che si comportasse come un enorme computer vivente, ovvero con il quale si potesse interagire come un avatar fa con un mondo virtuale. Da qualche mese stiamo lavorando a una prima architettura per realizzarla ma non abbiamo trovato ancora il comune disposto a fare da pilota. Forse potremo riuscirci a Vicenza, ma ne dobbiamo parlare a Settembre. Come vedi ci si prova a fare innovazione ma devi mettere intorno a un tavolo troppe teste perché si decida qualcosa. Ci vuole tempo...

 

Elvira Zollerano alle 17.27 del 21 aprile

@Dario: sicuramente :)


Salvatore Iaconesi alle 9.45 del 24 aprile

-->Dario: ... è ovvio che mi serva la banca d'affari o il capitalista col cilindro, no? Come è ovvio che il venture capital in italia sia merce più che rara. quello che non è ovvio è: perchè st'ostinazione con l'Italia?
io sostenevo proprio il contrario: via da qui, che è un postaccio! Anche le cose più innvative assumono un tono grottesco quando vengono implementate da 'ste parti.
Fuori, in più di un posto, son stato sempre assai meglio: tirato su imprese, trovato persone pronte ad sudiare opportunità... e, tra l'altro, ho sempre trovato anche un sacco di stupendi italiani felici di essere stati "innovativi" all'estero ;)

 

twitter

Aless_Zaccuri@lucadebiase innovazioni strettamente tecnologiche? o di qualsiasi altro tipo?


update da facebook


Simona Vogliano loro sono innovatori, italiani e stanno facendo cose pazzesche all'estero mentre in italia le amministarzioni decidono se è il caso di puntare su un'idea vincente e lasciano bruciare boschi, franare montagne, crollare dighe, esondare fiumi...
http://www.ireport.com/docs/DOC-247276

Nostalgia.edu

| | Comments (2) | TrackBacks (0)
Gli studenti arrivano all'università americana già dotati di indirizzo di mail fornita da un'azienda privata. Quindi le università stanno pensando di smettere di investire nelle piattaforme necessarie a offrire la tradizionale mail con il .edu in fondo. Nostalgia. La commercializzazione di internet che preoccupa un osservatore appassionatamente prudente come Carlo Formenti (Se questa è democrazia e precedenti) avanza il modo capillare.

BookBlogging - La valanga della crisi

| | Comments (5) | TrackBacks (0)
Immagine di La valanga. Dalla crisi americana alla recessione globaleLa particolare gravità della crisi economica che stiamo attraversando è soprattutto nella difficoltà di spiegarla e di vederne i contorni. Fin dove si spinge la distruzione di valore causata dai banchieri senza scrupoli e senza intelligenza? Quanti titoli tossici ci sono in giro, chi li ha, quante perdite sono state comunicate e quante sono ancora ignote?

Dall'agosto del 2007 al settembre del 2008, il circo finanziario-mediatico-politico è riuscito a far credere che la crisi dei mutui fosse una faccenda seria ma non catastrofica e soprattutto che il sistema finanziario nel suo complesso sapesse quello che stava facendo. Ma la successione dei fatti minava ogni giorno di più quella convinzione. Quando la Jp Morgan con l'aiuto del governo americano salvò la Bear Stearns si capì che la situazione era grave ma si poteva ancora controllare. Perché la credibilità delle istituzioni finanziarie era ancora alta: perché credibilità e speranza coincidevano nella mente di moltissimi, perché non si voleva vedere che cosa stava davvero succedendo. Vederlo e dirlo avrebbe avuto effetti catastrofici. E anche per non vedere, si accettò la nazionalizzazione di Fannie Mae e Freddie Mac da parte del governo americano. Ma le bende sugli occhi del mondo non poterono resistere al fallimento della Lehman Brothers: 158 anni di storia bancaria scomparivano, con il valore degli investimenti e dei risparmi di tutti coloro che avevano continuato a credere che nulla di tutto ciò potesse mai accadere.

Massimo Gaggi, editorialista e inviato del Corriere della Sera, ricostruisce le vicende della Valanga finanziaria dopo che il mondo ha visto l'assurda vuotezza che si celava dietro la finzione della credibilità delle banche d'affari, ma mentre la maggior parte delle persone ancora si domanda quanto grave sia il danno che quelle banche hanno lasciato in eredità. Le misure del governo di Barack Obama sembrano essere riuscite a tranquillizzare parzialmente i mercati, ma certamente non risolvono il problema di lungo termine che la crisi ha prodotto.

Per comprenderne i contorni, il primo passo è ricostruire le vicende della crisi. Come fa Gaggi. A cominciare dalla cifra scomparsa: tra settembre 2007 e novembre 2008 sono spariti 9 trilioni di dollari, secondo le stime della Global Insight, una cifra quasi pari ai Pil di Francia, Italia, Germania e Gran Bretagna messi insieme! Il 63 per cento del Pil degli Stati Uniti... (Anche se è sempre sbagliato confrontare un patrimonio scomparso con il reddito generato in un anno...).

Le conseguenze della crisi saranno di lungo termine. Le banche d'affari sono scomparse e con esse un'idea della finanza totale, capace di gestire il rischio per via matematica, senza alcuna relazione con la realtà. Scompare un'idea della gerarchia del sapere economico, perché ne scompare un vertice. Scompaiono modelli sociali e culturali. 

Anche queste bende sugli occhi dell'immaginazione vanno eliminate: perché ormai riusciamo a vedere i guasti economici di breve termine ma non siamo ancora concentrati sulle strutture di lungo termine dell'economia. Solo così possiamo immaginare quello che può venire dopo. Per tentare di limitare le sofferenze immediate e costruire qualcosa di migliore...



Alcuni libri che ho comprato
Impressioni mentre leggo
Andrea Vitali
Olive comprese
Garzanti



Marta Dassù
Mondo privato
Bollati Boringhieri

Il lavoro di un narratore
non è la storia che racconta
ma la storia che sa evocare
negli occhi della mente di chi legge.


Un'intellettuale che agisce
racconta la sua esperienza
tra potenti e pensanti.
Il sito del libro.



Le puntate precedenti di questa specie di "rubrica"...
L'imprenditore di Schumpeter (22 febbraio 2009)
Il regime dei media (15 febbraio 2009)
Paul Veyne e costantino (9 febbraio 2009)
Sinapsi sociali (25 gennaio 2009)
Le storie contro la storia (18 gennaio 2009)
Io non sono il mio cervello (11 gennaio 2009)
Luminosa oscurità (4 gennaio 2009)
Il nuovo paradigma della finanza (21 dicembre 2008)
Il pericolo e l'intelligenza (14 dicembre 2008)
Beato chi si scandalizza (30 novembre 2008)
Viaggio per la felicità (2 novembre 2008)
Mercato o capitalismo (19 ottobre 2008)
Hacker (12 ottobre 2008)
Odio (27 settembre 2008)
Querdenker (24 agosto 2008)
L'indicibile segreto del segreto (14 agosto 2008)
Il filo dei libri (15 luglio 2008)
Felicità in azienda (28 maggio 2008)
Siamo le nostre azioni pubbliche (11 maggio 2008)
Senza povertà (4 maggio 2008)
Nothing ends (27 aprile 2008)
Esplorazioni insensate (5 aprile 2008)
L'arte del rinnovamento (16 marzo 2008)
L'arte nella storia (9 marzo 2008)
La logica della decrescita (2 marzo 2008)
La lettura dei confini (24 febbraio 2008)
La fortuna della filosofia (17 febbraio 2008)
Pensieri astratti su realtà concrete (3 febbraio 2008)
Memoria. Felicità (27 gennaio 2008)
Libertà della conoscenza (20 gennaio 2008)
Libertà della scienza (16 gennaio 2008)
Leggere nella complessità (13 gennaio 2008)
Leggere una storica scomparsa - 2 (6 gennaio 2008)
Leggere una storia scomparsa (31 dicembre 2007)
Il senso e la visione (22 dicembre 2007)
L'Italia e gli italiani (16 dicembre 2007)
La complessità della conoscenza (9 dicembre 2007)
L'organizzazione informale (2 dicembre 2007)
Il comune senso del capitalismo (4 novembre 2007)
Il gioco della matematica (28 ottobre 2007)
Numeri da leggere (7 ottobre 2007)
Fantadesign da leggere (30 settembre 2007)
Vivere una lettura filosofica della politica / 2 (23 settembre 2007)
Vivere una lettura filosofica della politica (16 settembre 2007)
Leggere il video partecipativo (5 agosto 2007)
L'identità delle vittime (29 luglio 2007)
La poesia di un amico è il titolo del racconto della tua vita (22 luglio 2007)
Leggere l'incomprensione (15 luglio 2007)
Il destino di leggere (8 luglio 2007)
Leggere la razza padrina (1 luglio 2007)
Leggere un incontro di civiltà (24 giugno 2007)
Lettura bella e popolare (17 giugno 2007)
Ricchezza della lettura in rete (3 giugno 2007)
Mutazioni nella lettura (27 maggio 2007)
Leggere nel futuro della città (20 maggio 2007)
Leggere il segreto di un inventore (13 maggio 2007)
L'organizzazione da leggere (6 maggio 2007)
La felicità di leggere (29 aprile 2007)
La scommessa di leggere (22 aprile 2007)
Leggere nel pensiero (15 aprile 2007)
Leggere nella mente digitale (8 aprile 2007)
Leggere nella rete (1 aprile 2007)
Leggere gli effetti dell'autobiografia (25 marzo 2007)
Leggere memi (18 marzo 2007)
Leggere l'identità del reporter (11 marzo 2007)
Leggere gli scenari (4 marzo 2007)
Leggere di quelli che lavorano (25 febbraio 2007)
Leggere dentro e fuori (18 febbraio 2007)
Leggere parole chiave (11 febbraio 2007)
Leggere appunti su ciò che non può essere scritto (4 febbraio 2007)
Rileggere quello che va riletto (28 gennaio 2007)
Leggere quello che gli amici hanno scritto (21 gennaio 2007)
Leggere quello che gli altri leggono (14 gennaio 2007)
Leggere per viaggiare (7 gennaio 2007)
Leggere per meditare (31 dicembre 2006)
Leggere per citare (24 dicembre 2006)
Gli occhiali per leggere (17 dicembre 2006)
Leggere, leggerezza, legge (10 dicembre 2006)
Leggere o non leggere (3 dicembre 2006)
Leggere per lavorare o lavorare per leggere? (26 novembre 2006)


Scrivono di libri: Clelia Mazzini (Akatalēpsìa), Luisa Carrada (Il mestiere di scrivere), Stefania Mola (Squilibri), Ste (melodiainotturna), Ossimora (Antonia nella notte), Remo Bassini (Appunti), Seia Montanelli (Paese d'Ottobre), Renee (Book of the day), Mitì Vigliero (Placida Signora), Gian Paolo Serino (Satisfiction), Gattostanco, Gabriella Alù (Non solo Proust), Patrizia Bruce (Dimmi, cosa leggi?), Angèle Paoli (Terres del femmes), Alessio. E... Vibrisse, Lipperatura, Litteratitudine. Wittgenstein, talvolta. E inoltre: Bottega di Lettura, Penna e mouse, Bookrepublic. La Frusta. Zam. Booksblog. E MilanoNera. E Sottotomo... BooksWebTv. Palagniac. Amalteo. Carmilla online. Antonio Genna. E Nazione indiana.


Pagina aNobii (social network sui libri)

In libreria: Economia della felicità, dalla blogosfera al valore del dono e oltre, Feltrinelli



Bookmark and Share

Enakapata

| | Comments (1) | TrackBacks (0)
Soltanto una segnalazione, prima di ritornarci. Enakapata è un colpo di genio. Il racconto scritto in forma di diario da Enzo e Luca Moretti sul loro viaggio da Secondigliano al Giappone. Nello stupore di ogni gesto, di ogni differenza, di ogni pensiero. Nell'approfondimento delle dinamiche antropologiche e tecniche del Riken, un megacentro di ricerche genetiche di Tokyo. Bellissimo libro, ispirato dalle persone che lo popolano, come lo scienziato Piero Carninci, il Nobel Ryoji Noyori e don Peppe detto "Testolina". Un colpo di genio. Che in lingua napoletana "è 'na capata". Enakapata.

BookBlogging - Il destino della storia

| | Comments (6) | TrackBacks (0)
Immagine di Storia e destinoCi si può domandare perché alla teoria dell'evoluzione della specie, una parte del mondo cristiano abbia voluto rispondere con la teoria del disegno intelligente. Apparentemente si tratta di una risposta strategicamente importante: la teoria darwiniana affiderebbe infatti al caso il ruolo principale nella generazione di specie mutanti che poi competono in relazione all'ambiente, mentre il disegno intelligente divino sarebbe una spiegazione ben più ampia e interessante. Una sorta di creazione continua che avviene nella forma dell'evoluzione, ma non per caso. Ma andando a fondo, si scopre che più che strategica, quella è una risposta tattica. Serve a tenere ferma la convinzione, consolante, secondo cui il percorso della vita ha un senso e che quel senso è divino. Non si vede perché negare tale consolazione: perché non lasciarci pensare che il grande architetto dell'universo abbia scelto di attivare un percorso evolutivo tanto meraviglioso come quello che stiamo leggendo nella storia della natura? Quello che se ne deduce, però, se questo è l'approccio, è chiaro: la scienza, la ricerca empirica e teorica intorno all'evoluzione avviata da Darwin, l'epistemologia popperiana e kuhniana, sono percorsi del pensiero che hanno una piena dignità anche dal punto di vista di chi crede al divino, visto che (se è giusta l'idea del disegno intelligente) ci aiutano a leggere il progetto divino almeno tanto quanto la ripetizione letterale delle parole tradizionalmente tramandate nei testi sacri e soprattutto nella loro interpretazione integralista secondo la quale non solo vi è contenuta la verità, ma vi è contenuta tutta la verità. Insomma: se la storia della vita è un "disegno intelligente", allora la scienza con i suoi limiti ne legge il libro sacro incarnato nella natura e nell'universo.

Il problema è che la scienza non si limita a leggere. Ma ormai tende a correggere.

O meglio, da millenni la conoscenza - e da secoli la scienza - alimenta processi tecnici, culturali, economici, che modificano la natura in profondità.

L'evoluzione della specie umana è indissolubilmente collegata all'evoluzione della cultura. Abbiamo messo in campo una tale mescolanza di azioni, tecnologie, forme di produzione e di organizzazione della vita sociale che le condizioni "naturali" dell'evoluzione sono ormai profondamente intrecciate con le condizioni "artificiali" dell'evoluzione. E poiché sappiamo che l'evoluzione non si ferma, affrontare l'interrogativo intorno a quali forme evolutive prenderà la specie umana e a quale influenza avrà questo sul futuro del pianeta, diventa contemporaneamente una ricerca, una scelta e una necessità. Sapendo che le risposte non avranno facilmente una forma stabile e chiara, ma resteranno complesse e indefinite.

Aldo Schiavone si pone queste domande e insegna a percorrere senza paura i sentieri della ricerca di risposte. La specie umana, per Schiavone, ha avviato un processo dal quale uscirà essa stessa modificata. Già eliminando le malattie con gli antibiotici aveva eliminato alcune importanti forme di selezione della specie, consentendo al dna di elementi diversi della sua specie di tramandarsi nel futuro e aprendo la strada a una sempre maggiore diversità nella specie. Ma quello che può fare ora è immenso, connettendo l'informatica e la biologia (si potrebbe aggiungere anche la nanotecnologia e la neuroscienza).

La scelta del destino è il momento culminante del piccolo ma intensissimo libro di Schiavone.  Mette in discussione il senso stesso di destino. E affida alla responsabilità dell'intelligenza umana una quantità di conseguenze che non può non fare vacillare ogni mente personale. Stiamo prendendo in mano l'inizio e la fine della vita individuale, stiamo ridefinendo la famiglia, stiamo modificando l'ecologia planetaria in modo tale che non solo l'ambiente stesso non è minacciato dalla specie umana ma una quantità straordinaria di specie animali e vegetali possono salvarsi solo se la specie umana le salverà... L'ingegneria del pianeta (geoengineering) è un pensiero che qualcuno considera ineludibile. 

Perché se qualcosa è tecnicamente possibile, qualcuno potrà realizzarlo: e bisogna pur ammettere che lo realizzerà, in assenza di un pensiero collettivo intelligente. A guardare la stupidità che ci circonda si potrebbe disperare. Ma abbiamo finora dimostrato di saper capire che cosa è importante davvero, per esempio in un caso: di fronte alla possibilità di usare le armi atomiche per risolvere una guerra. Non lo abbiamo fatto avendo capito prima di provarlo che una guerra nucleare sconfigge l'umanità e non solo l'avversario. Questo può essere un percorso culturale da generalizzare a mille altre "armi atomiche" (tecnologiche, economiche, culturali) che abbiamo attivato per vincere qualche competizione limitata, ma che stanno mettendo a rischio la vita sul pianeta.

In tutto questo, una certezza. Non ci salveremo con i dogmi. Ma con la ricerca. Non ci salveremo con gli obblighi e i divieti. Ma con la responsabilità. Non ci salveremo e non salveremo il nostro pianeta senza pensare in modo molto molto più intelligente, sensibile e consapevole.




Alcuni libri che ho comprato              
Impressioni mentre leggo
Emilio Gentile (a cura di)
Modernità totalitaria
Laterza



Antonia Arslan

La masseria delle allodole
Rizzoli

Il totalitarismo italiano
come percorso di modernizzazione
e come distruzione di modernità.
Attraverso la religione, l'arte la ritualità.


Storia di armeni. Dalla
felicità tradizionale delle piccole
preoccupazioni quotidiane
alla catastrofe.



Le puntate precedenti di questa specie di "rubrica"...
L'imprenditore di Schumpeter (22 febbraio 2009)
Il regime dei media (15 febbraio 2009)
Paul Veyne e costantino (9 febbraio 2009)
Sinapsi sociali (25 gennaio 2009)
Le storie contro la storia (18 gennaio 2009)
Io non sono il mio cervello (11 gennaio 2009)
Luminosa oscurità (4 gennaio 2009)
Il nuovo paradigma della finanza (21 dicembre 2008)
Il pericolo e l'intelligenza (14 dicembre 2008)
Beato chi si scandalizza (30 novembre 2008)
Viaggio per la felicità (2 novembre 2008)
Mercato o capitalismo (19 ottobre 2008)
Hacker (12 ottobre 2008)
Odio (27 settembre 2008)
Querdenker (24 agosto 2008)
L'indicibile segreto del segreto (14 agosto 2008)
Il filo dei libri (15 luglio 2008)
Felicità in azienda (28 maggio 2008)
Siamo le nostre azioni pubbliche (11 maggio 2008)
Senza povertà (4 maggio 2008)
Nothing ends (27 aprile 2008)
Esplorazioni insensate (5 aprile 2008)
L'arte del rinnovamento (16 marzo 2008)
L'arte nella storia (9 marzo 2008)
La logica della decrescita (2 marzo 2008)
La lettura dei confini (24 febbraio 2008)
La fortuna della filosofia (17 febbraio 2008)
Pensieri astratti su realtà concrete (3 febbraio 2008)
Memoria. Felicità (27 gennaio 2008)
Libertà della conoscenza (20 gennaio 2008)
Libertà della scienza (16 gennaio 2008)
Leggere nella complessità (13 gennaio 2008)
Leggere una storica scomparsa - 2 (6 gennaio 2008)
Leggere una storia scomparsa (31 dicembre 2007)
Il senso e la visione (22 dicembre 2007)
L'Italia e gli italiani (16 dicembre 2007)
La complessità della conoscenza (9 dicembre 2007)
L'organizzazione informale (2 dicembre 2007)
Il comune senso del capitalismo (4 novembre 2007)
Il gioco della matematica (28 ottobre 2007)
Numeri da leggere (7 ottobre 2007)
Fantadesign da leggere (30 settembre 2007)
Vivere una lettura filosofica della politica / 2 (23 settembre 2007)
Vivere una lettura filosofica della politica (16 settembre 2007)
Leggere il video partecipativo (5 agosto 2007)
L'identità delle vittime (29 luglio 2007)
La poesia di un amico è il titolo del racconto della tua vita (22 luglio 2007)
Leggere l'incomprensione (15 luglio 2007)
Il destino di leggere (8 luglio 2007)
Leggere la razza padrina (1 luglio 2007)
Leggere un incontro di civiltà (24 giugno 2007)
Lettura bella e popolare (17 giugno 2007)
Ricchezza della lettura in rete (3 giugno 2007)
Mutazioni nella lettura (27 maggio 2007)
Leggere nel futuro della città (20 maggio 2007)
Leggere il segreto di un inventore (13 maggio 2007)
L'organizzazione da leggere (6 maggio 2007)
La felicità di leggere (29 aprile 2007)
La scommessa di leggere (22 aprile 2007)
Leggere nel pensiero (15 aprile 2007)
Leggere nella mente digitale (8 aprile 2007)
Leggere nella rete (1 aprile 2007)
Leggere gli effetti dell'autobiografia (25 marzo 2007)
Leggere memi (18 marzo 2007)
Leggere l'identità del reporter (11 marzo 2007)
Leggere gli scenari (4 marzo 2007)
Leggere di quelli che lavorano (25 febbraio 2007)
Leggere dentro e fuori (18 febbraio 2007)
Leggere parole chiave (11 febbraio 2007)
Leggere appunti su ciò che non può essere scritto (4 febbraio 2007)
Rileggere quello che va riletto (28 gennaio 2007)
Leggere quello che gli amici hanno scritto (21 gennaio 2007)
Leggere quello che gli altri leggono (14 gennaio 2007)
Leggere per viaggiare (7 gennaio 2007)
Leggere per meditare (31 dicembre 2006)
Leggere per citare (24 dicembre 2006)
Gli occhiali per leggere (17 dicembre 2006)
Leggere, leggerezza, legge (10 dicembre 2006)
Leggere o non leggere (3 dicembre 2006)
Leggere per lavorare o lavorare per leggere? (26 novembre 2006)


Tag:  

Scrivono di libri: Clelia Mazzini (Akatalēpsìa), Luisa Carrada (Il mestiere di scrivere), Stefania Mola (Squilibri), Ste (melodiainotturna), Ossimora (Antonia nella notte), Remo Bassini (Appunti), Seia Montanelli (Paese d'Ottobre), Renee (Book of the day), Mitì Vigliero (Placida Signora), Gian Paolo Serino (Satisfiction), Gattostanco, Gabriella Alù (Non solo Proust), Patrizia Bruce (Dimmi, cosa leggi?), Angèle Paoli (Terres del femmes), Alessio. E... VibrisseLipperaturaLitteratitudineWittgenstein, talvolta. E inoltre: Bottega di LetturaPenna e mouseBookrepublicLa FrustaZamBooksblog. E MilanoNera. E Sottotomo... BooksWebTvPalagniacAmalteoCarmilla onlineAntonio Genna. E Nazione indiana.


Pagina aNobii (social network sui libri)

In libreriaEconomia della felicità, dalla blogosfera al valore del dono e oltreFeltrinelli



Bookmark and Share

Ayn Rand e la crisi

| | Comments (5) | TrackBacks (0)
L'Economist segnala che il libro di Ayn Rand sull'eroico imprenditore circondato da un corrotto sistema economico statalizzato, Atlas Shrugged, è in piena ascesa nella classifica dei più venduti su Amazon. E propone un magnifico grafico che mostra come nei giorni durante i quali i giornali parlano di più della crisi il libro migliori la sua posizione in classifica: le notizie passano nei social network, molte persone citano Atlas Shrugged, molti lo comprano... In effetti è stato citato anche qui in questo periodo.

BookBlogging - L'imprenditore di Schumpeter

| | Comments (3) | TrackBacks (0)

Immagine di Teoria dello sviluppo economicoJoseph Schumpeter va riletto ogni tanto come si rilegge un classico narratore di miti, o almeno uno scopritore di archetipi fondamentali. 

Il problema di Schumpeter non è la definizione di imprenditore. Anzi, la figura dell'imprenditore, per lui, è il punto di partenza nel suo ragionamento intorno alla riforma della visione dell'economia: per Schumpeter, l'economia non è un sistema circolare costantemente teso ad per arrivare a un equilibrio tra domanda e offerta, ma un sistema dinamico, squassato da continue espansioni e crisi. Delle quali l'azione imprenditoriale è una sorta di acceleratore.

Il mondo di Schumpeter è complesso. Tutto è collegato a tutto. La storia dell'economia è un settore parziale della storia universale «separato per motivi puramente espositivi ma fondamentalmente non indipendente». Ogni fenomeno dunque coinvolge più dimensioni della vita umana. E questo vale anche per l'innovazione. Che viene da una quantità di sorgenti. Ma che ha bisogno di qualcuno che la sintetizzi e la trasformi in un'impresa: quello è l'imprenditore. La persona che ricombina gli elementi - tecnologici, umani, organizzativi... - per creare qualcosa di diverso da ciò che c'era prima e che ha una possibilità di sviluppo. L'imprenditore non è né può essere un conservatore. 

L'imprenditore, come dice Pier Luigi Celli, esce dal solco: etimologicamente, delira. È visionario, non perché veda come un folle quello che gli altri non vedono: ma perché vede ciò che gli altri non vedono e sa come condurli a realizzarlo. L'imprenditore, dunque, dice Schumpeter è leader. Leader di innovazione. Non semplice gestore del processo ma vero e proprio creatore di nuove cornici interpretative. È colui che supera i limiti del possibile. È la forza della distruzione creativa. È rivoluzionario. Non è, per definizione, conformista. È un eroe. Non per nulla, il pensiero di Schumpeter è stato accostato talvolta ai racconti di Ayn Rand (una grandissima scrittrice troppo ammirata e troppo disprezzata alla quale si dovrebbe dedicare una riflessione; recentemente se n'è parlato perché era apprezzata, non per sua colpa, da Greenspan). Il narratore di miti, lo scopritore di archetipi, il profeta Schumpeter: l'impressione è diffusa.

Leggendo Schumpeter ci si accorge che in realtà il suo intendimento non era quello di alimentare un mito ma quello di riformare l'economia e liberarla dal manierismo neoclassico. Per portarla nella vita reale, in mezzo alla gente che fa, inventa, crea, spera e suda. (Per la verità, Schumpeter si interessa meno del sudore che del credito, che considera l'abilitatore fondamentale dell'imprenditore. Sicché,di questi tempi non sarebbe molto ottimista, Schumpeter).

Ma proprio perché non lo discute ma ne fa la pietra angolare della sua grandiosa e innovativa costruzione, Schumpeter genera forse involontariamente il mito dell'imprenditore. Un mito esigente. Chi lo abbraccia e se ne vuole fare incarnazione non può essere compiacente.

L'imprenditore di Schumpeter non è una classe sociale. Non è uno status. L'imprenditore di successo può raggiungere uno status, una ricchezza, un potere rilevanti: ma non per questo resta imprenditore. Ma la sua funzione imprenditoriale è legata alla sua capacità di realizzare innovazione, contro ogni conformismo. E quando si siede sui successi raggiunti, o quando usa i successi raggiunti dai suoi predecessori in azienda, l'imprenditore cessa di essere tale, per trasformarsi in gestore o in rentier.




Alcuni libri che ho comprato              
Impressioni mentre leggo
Edoardo Boncinelli
Prima lezione di biologia
Laterza



Erri De Luca

Il giorno prima della felicità
Feltrinelli

Di passaggio in passaggio, dal dna
agli ecosistemi, alla biosfera... Il
sottilissimo spazio della vita
è complesso, fragile, soprendente.


A Napoli. Le avventure di un bambino
che inopinatamente scopre una 
sete inestinguibile di sapere. E trova
libri e racconti memorabili.



Le puntate precedenti di questa specie di "rubrica"...
Il regime dei media (15 febbraio 2009)
Paul Veyne e costantino (9 febbraio 2009)
Sinapsi sociali (25 gennaio 2009)
Le storie contro la storia (18 gennaio 2009)
Io non sono il mio cervello (11 gennaio 2009)
Luminosa oscurità (4 gennaio 2009)
Il nuovo paradigma della finanza (21 dicembre 2008)
Il pericolo e l'intelligenza (14 dicembre 2008)
Beato chi si scandalizza (30 novembre 2008)
Viaggio per la felicità (2 novembre 2008)
Mercato o capitalismo (19 ottobre 2008)
Hacker (12 ottobre 2008)
Odio (27 settembre 2008)
Querdenker (24 agosto 2008)
L'indicibile segreto del segreto (14 agosto 2008)
Il filo dei libri (15 luglio 2008)
Felicità in azienda (28 maggio 2008)
Siamo le nostre azioni pubbliche (11 maggio 2008)
Senza povertà (4 maggio 2008)
Nothing ends (27 aprile 2008)
Esplorazioni insensate (5 aprile 2008)
L'arte del rinnovamento (16 marzo 2008)
L'arte nella storia (9 marzo 2008)
La logica della decrescita (2 marzo 2008)
La lettura dei confini (24 febbraio 2008)
La fortuna della filosofia (17 febbraio 2008)
Pensieri astratti su realtà concrete (3 febbraio 2008)
Memoria. Felicità (27 gennaio 2008)
Libertà della conoscenza (20 gennaio 2008)
Libertà della scienza (16 gennaio 2008)
Leggere nella complessità (13 gennaio 2008)
Leggere una storica scomparsa - 2 (6 gennaio 2008)
Leggere una storia scomparsa (31 dicembre 2007)
Il senso e la visione (22 dicembre 2007)
L'Italia e gli italiani (16 dicembre 2007)
La complessità della conoscenza (9 dicembre 2007)
L'organizzazione informale (2 dicembre 2007)
Il comune senso del capitalismo (4 novembre 2007)
Il gioco della matematica (28 ottobre 2007)
Numeri da leggere (7 ottobre 2007)
Fantadesign da leggere (30 settembre 2007)
Vivere una lettura filosofica della politica / 2 (23 settembre 2007)
Vivere una lettura filosofica della politica (16 settembre 2007)
Leggere il video partecipativo (5 agosto 2007)
L'identità delle vittime (29 luglio 2007)
La poesia di un amico è il titolo del racconto della tua vita (22 luglio 2007)
Leggere l'incomprensione (15 luglio 2007)
Il destino di leggere (8 luglio 2007)
Leggere la razza padrina (1 luglio 2007)
Leggere un incontro di civiltà (24 giugno 2007)
Lettura bella e popolare (17 giugno 2007)
Ricchezza della lettura in rete (3 giugno 2007)
Mutazioni nella lettura (27 maggio 2007)
Leggere nel futuro della città (20 maggio 2007)
Leggere il segreto di un inventore (13 maggio 2007)
L'organizzazione da leggere (6 maggio 2007)
La felicità di leggere (29 aprile 2007)
La scommessa di leggere (22 aprile 2007)
Leggere nel pensiero (15 aprile 2007)
Leggere nella mente digitale (8 aprile 2007)
Leggere nella rete (1 aprile 2007)
Leggere gli effetti dell'autobiografia (25 marzo 2007)
Leggere memi (18 marzo 2007)
Leggere l'identità del reporter (11 marzo 2007)
Leggere gli scenari (4 marzo 2007)
Leggere di quelli che lavorano (25 febbraio 2007)
Leggere dentro e fuori (18 febbraio 2007)
Leggere parole chiave (11 febbraio 2007)
Leggere appunti su ciò che non può essere scritto (4 febbraio 2007)
Rileggere quello che va riletto (28 gennaio 2007)
Leggere quello che gli amici hanno scritto (21 gennaio 2007)
Leggere quello che gli altri leggono (14 gennaio 2007)
Leggere per viaggiare (7 gennaio 2007)
Leggere per meditare (31 dicembre 2006)
Leggere per citare (24 dicembre 2006)
Gli occhiali per leggere (17 dicembre 2006)
Leggere, leggerezza, legge (10 dicembre 2006)
Leggere o non leggere (3 dicembre 2006)
Leggere per lavorare o lavorare per leggere? (26 novembre 2006)


Tag:  

Scrivono di libri: Clelia Mazzini (Akatalēpsìa), Luisa Carrada (Il mestiere di scrivere), Stefania Mola (Squilibri), Ste (melodiainotturna), Ossimora (Antonia nella notte), Remo Bassini (Appunti), Seia Montanelli (Paese d'Ottobre), Renee (Book of the day), Mitì Vigliero (Placida Signora), Gian Paolo Serino (Satisfiction), Gattostanco, Gabriella Alù (Non solo Proust), Patrizia Bruce (Dimmi, cosa leggi?), Angèle Paoli (Terres del femmes), Alessio. E... VibrisseLipperaturaLitteratitudineWittgenstein, talvolta. E inoltre: Bottega di LetturaPenna e mouseBookrepublicLa FrustaZamBooksblog. E MilanoNera. E Sottotomo... BooksWebTvPalagniacAmalteoCarmilla onlineAntonio Genna. E Nazione indiana.


Pagina aNobii (social network sui libri)

In libreriaEconomia della felicità, dalla blogosfera al valore del dono e oltreFeltrinelli



Bookmark and Share

BookBlogging - Il regime dei media

| | Comments (0) | TrackBacks (0)
Immagine di La macchina delle bugie Ci si stanca di sentir ripetere sempre le stesse cose. E della questione di quanto sia importante la forma assunta dal sistema dell'informazione, televisivo e non, si è parlato molto in Italia.

Sarebbe un grave errore pensare che tutto dipenda da quello. Con lo stesso sistema delle televisioni, negli ultimi quindici anni, ci sono state elezioni vinte da chi le controllava e ci sono state elezioni vinte da chi non le controllava.

È piuttosto chiaro che contano molto di più le relazioni sociali, i ceti, le reti di potere, le reti territoriali... 

Ma non ha senso neppure dire che le televisioni non contino nulla. Se per i due anni del governo di sinistra le televisioni registrano nella mente degli spettatori un quotidiano lamento sul malessere degli italiani e se tornata al governo la destra - pur in presenza di una crisi profondissima - le stesse televisioni si allineano sulla necessità di contribuire a ricostruire la fiducia, le conseguenze sono importanti. Specialmente considerando il fatto, osservato dal Censis, che una buona metà degli italiani accede alle notizie esclusivamente dalla televisione.

Ebbene, come si vede nel libro di Loris Mazzetti, La macchina delle bugie, l'informazione offerta dalla televisione in Italia e che a sua volta influenza profondamente l'intero sistema dei media non è certo un'indipendente e gioiosa organizzazione per ricercare e trasmettere i fatti e le interpretazioni: è a sua volta, nella migliore delle ipotesi, un ceto, un sistema di convenienze, una rete di potere, divenuta sempre più importante. E che genera il racconto del mondo nel quale gli italiani pensano di vivere.

È una vera e propria realtà virtuale nella quale i fatti assumono maggiore o minore rilevanza a seconda di come sono raccontati in tv: con emotività, con leggerezza, con troppa velocità, con insistenza sui particolari... Tutte cose che si sanno ma che impongono la fatica di leggerle costantemente nelle strutture dei programmi mentre le immagini scorrono sullo schermo. Una fatica che non si può sopportare troppo. E che infatti non si sopporta. Tanto che l'effetto finale è la comodissima - per chi vuole che nulla cambi - strategia della disattenzione.

Non c'è mai nulla di definitivo nella storia. E un nuovo racconto può sempre emergere, anche da nuovi media. Se i ragazzi, come si legge dal Corriere di oggi si sono allontanati dal sistema dell'informazione tradizionale - dal quale peraltro sono antropologicamente, professionalmente e socialmente esclusi, poiché pochissimi pensano di potervi accedere - il vecchio regime non ha un lungo futuro davanti. Ma del resto, quel regime vede nel breve periodo (una lunga successione di brevi periodi senza memoria) la sola dimensione storica nella quale si può esprimere in modo conveniente.



Alcuni libri che ho comprato
Impressioni mentre leggo
Loriz Mazzetti
Il libro nero della Rai
Rizzoli



Erri De Luca

Il giorno prima della felicità
Feltrinelli

Le storie note e meno note 
che riguardano la Rai. Scritte
da un giornalista che ha lavorato
a lungo con Enzo Biagi.


A Napoli. Le avventure di un bambino
che inopinatamente scopre una 
sete inestinguibile di sapere. E trova
libri e racconti memorabili.



Le puntate precedenti di questa specie di "rubrica"...
Paul Veyne e costantino (9 febbraio 2009)
Sinapsi sociali (25 gennaio 2009)
Le storie contro la storia (18 gennaio 2009)
Io non sono il mio cervello (11 gennaio 2009)
Luminosa oscurità (4 gennaio 2009)
Il nuovo paradigma della finanza (21 dicembre 2008)
Il pericolo e l'intelligenza (14 dicembre 2008)
Beato chi si scandalizza (30 novembre 2008)
Viaggio per la felicità (2 novembre 2008)
Mercato o capitalismo (19 ottobre 2008)
Hacker (12 ottobre 2008)
Odio (27 settembre 2008)
Querdenker (24 agosto 2008)
L'indicibile segreto del segreto (14 agosto 2008)
Il filo dei libri (15 luglio 2008)
Felicità in azienda (28 maggio 2008)
Siamo le nostre azioni pubbliche (11 maggio 2008)
Senza povertà (4 maggio 2008)
Nothing ends (27 aprile 2008)
Esplorazioni insensate (5 aprile 2008)
L'arte del rinnovamento (16 marzo 2008)
L'arte nella storia (9 marzo 2008)
La logica della decrescita (2 marzo 2008)
La lettura dei confini (24 febbraio 2008)
La fortuna della filosofia (17 febbraio 2008)
Pensieri astratti su realtà concrete (3 febbraio 2008)
Memoria. Felicità (27 gennaio 2008)
Libertà della conoscenza (20 gennaio 2008)
Libertà della scienza (16 gennaio 2008)
Leggere nella complessità (13 gennaio 2008)
Leggere una storica scomparsa - 2 (6 gennaio 2008)
Leggere una storia scomparsa (31 dicembre 2007)
Il senso e la visione (22 dicembre 2007)
L'Italia e gli italiani (16 dicembre 2007)
La complessità della conoscenza (9 dicembre 2007)
L'organizzazione informale (2 dicembre 2007)
Il comune senso del capitalismo (4 novembre 2007)
Il gioco della matematica (28 ottobre 2007)
Numeri da leggere (7 ottobre 2007)
Fantadesign da leggere (30 settembre 2007)
Vivere una lettura filosofica della politica / 2 (23 settembre 2007)
Vivere una lettura filosofica della politica (16 settembre 2007)
Leggere il video partecipativo (5 agosto 2007)
L'identità delle vittime (29 luglio 2007)
La poesia di un amico è il titolo del racconto della tua vita (22 luglio 2007)
Leggere l'incomprensione (15 luglio 2007)
Il destino di leggere (8 luglio 2007)
Leggere la razza padrina (1 luglio 2007)
Leggere un incontro di civiltà (24 giugno 2007)
Lettura bella e popolare (17 giugno 2007)
Ricchezza della lettura in rete (3 giugno 2007)
Mutazioni nella lettura (27 maggio 2007)
Leggere nel futuro della città (20 maggio 2007)
Leggere il segreto di un inventore (13 maggio 2007)
L'organizzazione da leggere (6 maggio 2007)
La felicità di leggere (29 aprile 2007)
La scommessa di leggere (22 aprile 2007)
Leggere nel pensiero (15 aprile 2007)
Leggere nella mente digitale (8 aprile 2007)
Leggere nella rete (1 aprile 2007)
Leggere gli effetti dell'autobiografia (25 marzo 2007)
Leggere memi (18 marzo 2007)
Leggere l'identità del reporter (11 marzo 2007)
Leggere gli scenari (4 marzo 2007)
Leggere di quelli che lavorano (25 febbraio 2007)
Leggere dentro e fuori (18 febbraio 2007)
Leggere parole chiave (11 febbraio 2007)
Leggere appunti su ciò che non può essere scritto (4 febbraio 2007)
Rileggere quello che va riletto (28 gennaio 2007)
Leggere quello che gli amici hanno scritto (21 gennaio 2007)
Leggere quello che gli altri leggono (14 gennaio 2007)
Leggere per viaggiare (7 gennaio 2007)
Leggere per meditare (31 dicembre 2006)
Leggere per citare (24 dicembre 2006)
Gli occhiali per leggere (17 dicembre 2006)
Leggere, leggerezza, legge (10 dicembre 2006)
Leggere o non leggere (3 dicembre 2006)
Leggere per lavorare o lavorare per leggere? (26 novembre 2006)


Tag: 

Scrivono di libri: Clelia Mazzini (Akatalēpsìa), Luisa Carrada (Il mestiere di scrivere), Stefania Mola (Squilibri), Ste (melodiainotturna), Ossimora (Antonia nella notte), Remo Bassini (Appunti), Seia Montanelli (Paese d'Ottobre), Renee (Book of the day), Mitì Vigliero (Placida Signora), Gian Paolo Serino (Satisfiction), Gattostanco, Gabriella Alù (Non solo Proust), Patrizia Bruce (Dimmi, cosa leggi?), Angèle Paoli (Terres del femmes), Alessio. E... VibrisseLipperaturaLitteratitudineWittgenstein, talvolta. E inoltre: Bottega di LetturaPenna e mouseBookrepublicLa FrustaZamBooksblog. E MilanoNera. E Sottotomo... BooksWebTvPalagniacAmalteoCarmilla onlineAntonio Genna.

Tag:  

Pagina aNobii (social network sui libri)

In libreriaEconomia della felicità, dalla blogosfera al valore del dono e oltreFeltrinelli



Bookmark and Share

Sostiene Schiavone

| | Comments (0) | TrackBacks (0)
Immagine di Storia e destino«Avvertiamo così che, insieme al futuro, stiamo perdendo il passato, e con lui, il senso della storia. (...). Il presente rimane indistintamente solo, fermo in se stesso, avvolto nell'ombra, prigioniero di un doppio scacco cognitivo: verso il suo prima e verso il suo dopo. E una mancanza determina l'altra, questa è la verità: perduto il passato, si smarrisce anche la prospettiva del rapporto fra presente e futuro». (Aldo Schiavone, Storia e destino, Einaudi, 2007, p.8).

Paul Veyne e Costantino

| | Comments (2) | TrackBacks (0)
Immagine di Quando l'Europa è diventata cristiana (312-394)Non passa giorno che non emerga una questione importante per la convivenza civile che attiene alle relazioni tra lo Stato italiano e il Vaticano. Riflettere su queste relazioni significa anche discutere la storia dei concetti fondamentali che sottendono al confronto tra Stato e Chiesa. Per questo vale la pena di leggere: Paul Veyne, Quando l'Europa è diventata cristiana (312-394), Costantino, la conversione, l'impero, Garzanti.

Storico e archeologo della Roma antica, Paul Veyne racconta una sintesi delle convinzioni che si è formato indagando intorno al ruolo di Costantino nella costruzione della cristianità. E il risultato è affascinante.

Poco importa, in fondo, se Costantino abbia scelto di diventare cristiano per un motivo politico o se la sua conversione sia stata sincera. Per Veyne vale la seconda ipotesi. Ma quello che conta è la dinamica storica che quella conversione ha innescato nell'impero e nella religione del Mediterraneo e dell'Europa.

Costantino non ha avuto una forte iniziazione né una particolare educazione cristiana prima di convertirsi. La sua conversione porta innanzitutto l'esercito a credere nel cristianesimo. E a creare un'alleanza fortissima tra imperatore, esercito e comunità cristiane. 

Il contesto è comunque quello di un vastissimo impero nel quale il 90 per cento delle persone sono pagane e l'aristocrazia romana è pagana. Quindi l'imperatore continua a porsi come incarnazione dell'impero di tutti i popoli, mentre impara a rispettare la religiosità dei suoi nuovi maestri spirituali. La sua posizione lo rafforza nei confronti dell'aristocrazia senatoria. Ma non pensa neppure lontanamente a perseguitare i pagani o a tentare di convertirli. Il principio fondamentale resta quello di separare ciò che è dovuto da Dio da ciò che è dovuto a Cesare.

Ci vorrà un secolo e mezzo perché quella conversione porti la maggioranza degli abitanti dell'impero a diventare cristiani. L'impero si riempie di chiese cristiane e le gerarchie cristiane assumono un grande potere nella gestione della società. Ma più che di una cristianizzazione dell'impero, a Veyne appare più come una trasformazione della cristianità. L'aristocrazia si fa progressivamente cristiana, così come il popolo: se in passato era normale essere pagani, nel tempo diventa normale essere cristiani. Le convenzioni contano più delle conversioni. E il cristianesimo assume alcuni dei connotati del paganesimo, come il culto dei santi le cui effigi prendono il posto di quelle degli dèi nel territorio, o come la relazione con la divinità che diventa un essere al quale chiedere protezioni e favori per quanto attiene ai problemi della vita quotidiana. 

Ma questa nuova divinità resta più esigente di quelle leggere e olimpiche del paganesimo. La Chiesta diventa un protagonista attivo della storia e delle scelte collettive. Ci vorranno secoli perché la dinamica storica porti le gerarchie della chiesa ad assumere più importanza nella gestione del potere temporale. E questo andrà di pari passo con la trasformazione della relazione con l'impero che si trasformerà: da separazione strutturale a confronto sistematico.

Con la sua scelta, Costantino ha cambiato l'impero. Ma ha cambiato, forse soprattutto, il cristianesimo.


Le puntate precedenti di questa specie di "rubrica"...
Sinapsi sociali (25 gennaio 2009)
Le storie contro la storia (18 gennaio 2009)
Io non sono il mio cervello (11 gennaio 2009)
Luminosa oscurità (4 gennaio 2009)
Il nuovo paradigma della finanza (21 dicembre 2008)
Il pericolo e l'intelligenza (14 dicembre 2008)
Beato chi si scandalizza (30 novembre 2008)
Viaggio per la felicità (2 novembre 2008)
Mercato o capitalismo (19 ottobre 2008)
Hacker (12 ottobre 2008)
Odio (27 settembre 2008)
Querdenker (24 agosto 2008)
L'indicibile segreto del segreto (14 agosto 2008)
Il filo dei libri (15 luglio 2008)
Felicità in azienda (28 maggio 2008)
Siamo le nostre azioni pubbliche (11 maggio 2008)
Senza povertà (4 maggio 2008)
Nothing ends (27 aprile 2008)
Esplorazioni insensate (5 aprile 2008)
L'arte del rinnovamento (16 marzo 2008)
L'arte nella storia (9 marzo 2008)
La logica della decrescita (2 marzo 2008)
La lettura dei confini (24 febbraio 2008)
La fortuna della filosofia (17 febbraio 2008)
Pensieri astratti su realtà concrete (3 febbraio 2008)
Memoria. Felicità (27 gennaio 2008)
Libertà della conoscenza (20 gennaio 2008)
Libertà della scienza (16 gennaio 2008)
Leggere nella complessità (13 gennaio 2008)
Leggere una storica scomparsa - 2 (6 gennaio 2008)
Leggere una storia scomparsa (31 dicembre 2007)
Il senso e la visione (22 dicembre 2007)
L'Italia e gli italiani (16 dicembre 2007)
La complessità della conoscenza (9 dicembre 2007)
L'organizzazione informale (2 dicembre 2007)
Il comune senso del capitalismo (4 novembre 2007)
Il gioco della matematica (28 ottobre 2007)
Numeri da leggere (7 ottobre 2007)
Fantadesign da leggere (30 settembre 2007)
Vivere una lettura filosofica della politica / 2 (23 settembre 2007)
Vivere una lettura filosofica della politica (16 settembre 2007)
Leggere il video partecipativo (5 agosto 2007)
L'identità delle vittime (29 luglio 2007)
La poesia di un amico è il titolo del racconto della tua vita (22 luglio 2007)
Leggere l'incomprensione (15 luglio 2007)
Il destino di leggere (8 luglio 2007)
Leggere la razza padrina (1 luglio 2007)
Leggere un incontro di civiltà (24 giugno 2007)
Lettura bella e popolare (17 giugno 2007)
Ricchezza della lettura in rete (3 giugno 2007)
Mutazioni nella lettura (27 maggio 2007)
Leggere nel futuro della città (20 maggio 2007)
Leggere il segreto di un inventore (13 maggio 2007)
L'organizzazione da leggere (6 maggio 2007)
La felicità di leggere (29 aprile 2007)
La scommessa di leggere (22 aprile 2007)
Leggere nel pensiero (15 aprile 2007)
Leggere nella mente digitale (8 aprile 2007)
Leggere nella rete (1 aprile 2007)
Leggere gli effetti dell'autobiografia (25 marzo 2007)
Leggere memi (18 marzo 2007)
Leggere l'identità del reporter (11 marzo 2007)
Leggere gli scenari (4 marzo 2007)
Leggere di quelli che lavorano (25 febbraio 2007)
Leggere dentro e fuori (18 febbraio 2007)
Leggere parole chiave (11 febbraio 2007)
Leggere appunti su ciò che non può essere scritto (4 febbraio 2007)
Rileggere quello che va riletto (28 gennaio 2007)
Leggere quello che gli amici hanno scritto (21 gennaio 2007)
Leggere quello che gli altri leggono (14 gennaio 2007)
Leggere per viaggiare (7 gennaio 2007)
Leggere per meditare (31 dicembre 2006)
Leggere per citare (24 dicembre 2006)
Gli occhiali per leggere (17 dicembre 2006)
Leggere, leggerezza, legge (10 dicembre 2006)
Leggere o non leggere (3 dicembre 2006)
Leggere per lavorare o lavorare per leggere? (26 novembre 2006)


Tag: , ,

Scrivono di libri: Clelia Mazzini (Akatalēpsìa), Luisa Carrada (Il mestiere di scrivere), Stefania Mola (Squilibri), Ste (melodiainotturna), Ossimora (Antonia nella notte), Remo Bassini (Appunti), Seia Montanelli (Paese d'Ottobre), Renee (Book of the day), Mitì Vigliero (Placida Signora), Gian Paolo Serino (Satisfiction), Gattostanco, Gabriella Alù (Non solo Proust), Patrizia Bruce (Dimmi, cosa leggi?), Angèle Paoli (Terres del femmes), Alessio (L'Aleph). E... Vibrisse, Lipperatura, Litteratitudine. Wittgenstein, talvolta. E inoltre: Bottega di Lettura, Penna e mouse, Bookrepublic. La Frusta. Zam. Booksblog. E MilanoNera. E Sottotomo... BooksWebTv. Palagniac. Amalteo. Carmilla online. Antonio Genna.

Tag:

Pagina aNobii (social network sui libri)

In libreria: Economia della felicità, dalla blogosfera al valore del dono e oltre, Feltrinelli



Bookmark and Share

About this Archive

This page is a archive of recent entries in the libri category.

innovazione is the previous category.

media is the next category.

Find recent content on the main index or look in the archives to find all content.

www.flickr.com
LucaDeBiase's photos More of LucaDeBiase's photos

Blogroll



Global Voices

Creative Commons License

Scrivimi

Proposta di lettura

Articoli

RSS AddThis Feed Button
  • The case for an Italian rebellion

    The case for an Italian rebellion is not insane. I had the chance to speak with many foreign observers, recently, and I found that an Italian rebellion is considered a real option.

    An Italian rebellion? Other Mediterranean countries have done just so, lately. Tunisia and Egypt, for example, have chosen to rebel against their dictators and the world has appreciated. Considering the Italian political situation as a sort of authoritarian regime and thinking that it is not reformable through the normal democratic process, one is lead to think that the rebellion is the only possible solution. In that mindset, if Italians rebel, they demonstrate their democratic will and maturity. If they don't rebel, they show they are anything between accomplices and weak victims of the head of their government and his power system. If Italians will rebel, they will free themselves from the shame of accepting a very doubtful sort of democratic government, the consequences of which are dangerous for themselves and the world. That's the option. But it is not happening.

    Why?

    continua... (21 commenti al 9 ottobre)

    Il seguito in italiano: con molti commenti


  • Sul prossimo futuro di Nòva

    Ogni cambiamento suscita timori e ravviva speranze. Vale anche per Nòva. I timori sono comprensibili. Ma le speranze non devono essere tradite.

    Le notizie diffuse oggi dal Post sul cambiamento alla guida di Nòva, riprese da tantissime persone su Twitter e Facebook, sono state interpretate più dal lato dei timori. continua... (46 commenti al 18 giugno)


  • Editori, tecnologia e pirati

    E dunque sappiamo che l'effetto economico complessivo della pirateria non si riesce a misurare. Esistono migliaia di studi in proposito, ma gli studi davvero indipendenti dalle major e dagli editori non sono molti. Come si diceva il GAO dice che è impossibile sapere qual è la somma algebrica tra i pro e i contro per l'economia. Quello che sappiamo è che la tecnologia ha spiazzato gli editori tradizionali.. continua... (4 commenti al 5 luglio)



  • Strategie della disattenzione

    Televisione, radio, giornali. Posta elettronica, social network, blog. Messaggi sonori nelle stazioni, cartelloni pubblicitari nelle vie della città, telecamere per la sicurezza degli uffici. La presenza capillare dell'informazione nella vita quotidiana delle persone nei paesi occidentali è un'esperienza generalizzata. Ciascuno ne fruisce e ne genera in continuazione. La quantità di messaggi cresce inesorabilmente, senza un ordine apparente. Cresce e basta. Il crollo del costo delle comunicazioni è anche l'inflazione dei messaggi. Mai come in questa epoca il concetto di "information overload", il sovraccarico di informazioni che si contendono l'attenzione della gente, è una condizione con la quale ogni ricerca sulla vita sociale deve fare i conti. C'è evidentemente una ricchezza straordinaria nell'abbondanza di informazioni. Ma c'è anche il rischio di una paralisi delle idee, di fronte all'eventuale ingestibilità dell'inflazione di informazioni.
    E' un problema che ne contiene molti. E che si rivela strategico per tutta l'industria editoriale, per le piattaforme mediatiche, per gli autori e, naturalmente, soprattutto per il pubblico. Richiede una ridefinizione dei ruoli per tutti gli attori coinvolti, nel complesso passaggio storico che attraversano le società post-industriali. E si comprende solo nella consapevolezza del fatto che l'information overload non è solo l'effetto della moltiplicazione dei messaggi, ma anche la conseguenza del fallimento dei sistemi che dovrebbero filtrare l'informazione, come per esempio suggerisce l'internettologo Clay Shirky. Nel caos creativo cui assistiamo in questa fase di passaggio, si sperimentano strategie più o meno sostenibili. Quali sono i percorsi che ci possono condurre a costruire un ecosistema dell'informazione più sano e vivibile? continua...


  • Ecologia dell'informazione

    I quotidiani cartacei tradizionali sono una tra le numerose specie che vivono nell'ecosistema dell'informazione. Il loro ambiente si è radicalmente trasformato nell'ultima dozzina d'anni. Molte delle risorse sulle quali avevano a lungo prosperato scarseggiano, assorbite dall'espansione di altri media: l'onnivora, insaziabile televisione commerciale, l'innovativa televisione digitale a pagamento, la rivoluzionaria internet a banda larga, gli infinitamente attraenti telefoni cellulari. Milioni di persone, miliardi di euro, trilioni di minuti si sono spostati verso nuove abitudini mediatiche. E nel corso di un terremoto nei mezzi di comunicazione di tale portata è già sorprendente che molti castelli dei giornali di carta stiano ancora in piedi. E se lo sono è perché evidentemente hanno un valore e una resistenza importanti. Ma è tempo di restauri.
    I sintomi della difficoltà economiche dei giornali di carta sono evidenziati dalla crisi generale del 2007-2009: la pubblicità diminuisce drasticamente, il numero di lettori paganti si erode, i collaterali non danno più le soddisfazioni di una volta e le entrate provenienti dalle versioni online non sono sufficienti a riparare alle perdite. L'urgenza congiunturale può essere cattiva consigliera, ma impone delle scelte. Che in ogni caso erano dovute da tempo. E' evidente, infatti, che il taglio dei costi pur necessario non sarà sufficiente a rigenerare un equilibrio sostenibile. Meglio dunque cogliere l'occasione per un ripensamento profondo.
    E a questo ripensamento, gli editori e i giornalisti hanno cominciato a dedicarsi, ciascuno dal suo punto di vista. Mentre il pubblico si trasforma, partecipa, pone problemi, offre risposte: tutte da interpretare. Le domande si moltiplicano. Quanto dureranno i giornali di carta? Si possono far pagare i giornali online? Come evolve la pubblicità? Qual è il ruolo del giornalismo professionale in un contesto nel quale i cittadini possono produrre informazione in modo sempre più facile ed efficace? Come si informano i giovani? C'è una crisi di credibilità nei giornali? Quali sono le visioni innovative emergenti? L'enorme complessità del compito di rispondere a queste questioni intimidisce. Ma può essere affrontata solo con un'umiltà appassionata, generata dalla consapevolezza che di informazione c'è e ci sarà sempre più bisogno, nell'economia della conoscenza. Per i giornalisti, questa consapevolezza è necessaria per affrontare il grande adattamento che la professione è destinata ad affrontare. continua...

  • Innovage

    Ed ecco dunque l'ennesima nuova parola: "innovage", innovazione e vintage. Non per nulla nascono tante parole nuove, in questo periodo storico che da molti punti di vista - ambientali, sociali, economici, culturali - appare come una grande trasformazione epocale: forse abbiamo l'impressione che, in mezzo a tanta innovazione, stiano effettivamente nascendo angoli di realtà che hanno bisogno di essere nominati; in qualche caso, peraltro, tentiamo di forzare questa impressione, producendo nuove parole prima che esistano le realtà che dovrebbero designare. E dunque, che cos'è l'"innovage": una nuova realtà o semplicemente una nuova parola? E' già un fatto economico o ancora una visione? Avrà successo?
    Il tema non è di poco conto: il racconto dell'innovazione è parte integrante dell'innovazione stessa. Nell'economia della conoscenza, una locuzione che usiamo in mancanza di meglio per definire quest'epoca post-industriale, il valore si concentra sulle idee. Il prodotto vale se contiene gusto, informazione, senso. Dunque, anche, se contiene memoria. E se quel contenuto viene compreso dal pubblico che dovrebbe farlo proprio. Perché la dinamica delle idee è, soprattutto, nella relazione tra le persone che le esprimono e le connettono a quelle degli altri, i quali a loro volta le riconoscono come affini o confrontabili alle proprie. Per questo, esiste un rapporto estetizzante, e di grande valore, tra gli oggetti che vengono declinati al futuro e quelli che ricordano le esperienze passate di gruppi di persone che vi si riconoscono. continua...

  • Attenti al loop

    La conversazione può essere orientata alla collaborazione, può alimentare la convivenza civile e pacifica, ma può anche diventare una sorta di competizione? continua...









Large Views
Research
Journalism
Towatchlist
News
Nòva/IlSole24Ore