Luca De Biase
An Italian journalist writes about what's happening in his funny country:
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Domenica, 31 agosto 2008
 

Menti inquinate
La strana storia di Tania Garofoli

La disavventura occorsa a Tania Garofoli, 34 anni, avvocato che collabora con l'Associazione familiari vittime della strada, è talmente spiacevole da indurre anche il più severo osservatore a dedicarle un minimo di simpatia. La sua attività le aveva insegnato che non si beve prima di mettersi al volante. Ma proprio lei è stata colta alla guida della sua auto con un tasso etilico troppo elevato. Ebbene: per il modo in cui sono andati i fatti, potrebbe essere davvero stato un colpo di sfortuna aiutato da una leggerezza e niente più. (Almeno questa è l'impressione che suscita la sua intervista sul Corriere di oggi).

Ma colpisce una frase dell'intervista. Elvira Serra le fa presente che proprio lei, la Garofoli, aveva chiesto pene più severre per chi guida in stato di ubriachezza. La risposta è inquietante: «Ho impiegato dieci anni per vedere scritte due righe su di me sui giornali e sono bastati cinque minuti per distruggere il mio lavoro».

La Garofoli deve essersi proprio sbagliata. Lo sa, piange e non dorme. Ma perché far notare che aveva lavorato per essere citata sul giornale? Che cosa rappresenta per lei essere citata sul giornale? Perché di tutti gli aspetti della sua vicenda decide di citare proprio questo?

Il suo lavoro era quello di difendere le vittime degli incidenti stradali: lo faceva per ottenere notorietà, come altri lo fanno per ottenere un reddito. Fatti suoi. Ma fatti emblematici. Fanno pensare che la notorietà sia un valore in sé. Si può anche pensare che tutto si faccia per convenienza (io non lo credo, anche se capisco che lo si possa credere). Ma è sempre strano scoprire che la convenienza si misura con un bilancio attivo da almeno uno di tre punti di vista alternativi: soldi, potere, notorietà.

Ma la notorietà che cos'è? Un tempo forse si poteva pensare che fosse causa di potere o di ricchezza e non un valore in sé. Invece sta diventando tale. Perché? Forse perché siamo in un ambiente inquinato dal punto di vista dell'informazione, nel quale non si distingue tra idee buone e idee sbagliate, notizie verificabili e campagne di stampa, interpretazioni fondate e strumentalizzazioni manipolatorie: ma si è perfettamente in grado di capire se si è dentro o si è fuori dall'élite mediatica. Se si è dentro si esiste, se si è fuori non si esiste. E' come se la propria esistenza per gli amici e i conoscenti, per le persone con le quali si ha a che fare, non fosse sufficiente: fosse un'esistenza di serie B. Mentre quella mediatica fosse un'esistenza più reale e importante, anche se in effetti rischia spesso di essere spersonalizzante e manipolabile.

L'equilibrio nell'ambiente dell'informazione si può ancora salvare se le persone sanno riconoscere ancora tra una notorietà umana e una notorietà disumana. Garofoli sa ancora distinguere, tanto è vero che non gioisce per le numerose righe che oggi ha ottenuto sul giornale, dato che riguardavano una disavventura della quale era colpevolmente protagonista. Le righe non bastano: devono dar conto di una persona stimabile e positiva. Questo significa che il suo punto di vista è ancora umano. Ma il rischio che si passi a desiderare una notorietà qualunque anche negativa purché sia vasta e diffusa è enorme. E i casi che lo dimostrano sono numerosi.

Occorre combattere l'inquinamento dell'informazione. (Senza farne un'ossessione mediatica :-)


4:05:26 PM    comment [];

esistere, esistere, esistere
ma perché non ho fatto l'idraulico?

Un documentario per sentir parlare quelli che hanno scelto un lavoro come scelta di vita. E non per questo non hanno problemi. Il 4 settembre a Milano.

This event is planned to start at 9:00 pm on Sep 4, 2008 at Festa del PD, Palasharp.



3:28:00 PM    comment [];

Inquinamento dell'informazione

Leggendo I numeri del terrore di Loretta Napoleoni e Ronald J. Bee (Il Saggiatore) si trova che statisticamente gli occidentali non sono mai stati tanto al sicuro. E nonostante questo hanno paura. Il terrore è frutto, dicono gli autori, tanto dei terroristi quanto degli uomini di stato che sfruttano le loro azioni per influire sull'agenda politica.

Lo stesso meccanismo, se si vuole, è adottato dagli allarmismi di ogni genere, più o meno giustificati, che si vedono lanciare da diverse fonti: dal riscaldamento globale all'inflazione percepita, dalla diffusione di guidatori in stato di ebbrezza ai violentatori immigrati. E l'effetto finale è che non si riesce più a distinguere le notizie solidamente fondate da quelle costruite come più o meno condivisibili campagne di stampa. Insomma, i fatti originari che preoccupano ci sono, ma vengono amplificati e manipolati in modo da influire, appunto, sulle dinamiche del consenso. Conducendo a decisioni fondamentalmente sbagliate.

Un risanamento dell'ecosistema dell'informazione inquinato è urgente. E il primo passo è renderci conto che viviamo appunto in un ecosistema dell'informazione inquinato. La risposta non sta tanto nella denuncia di questo o quel protagonista dell'inquinamento. Quanto nella produzione di un sistema di informazioni più sano.

Ci sono alcuni criteri da utilizzare in proposito:
1. Chi informa puntando sul martellamento di notizie ripetute all'infinito fa più propaganda che informazione
2. Chi urla le notizie invece di lavorare sulle prove è un probabile inquinatore
3. Chi si informa soltanto con un medium o una fonte è un possibile servitore, anche inconsapevole, degli inquinatori.

I Mezzi di confusione di massa sono al lavoro. La strategia di risposta può essere molto articolata:
1. Ripulitura paziente degli argomenti devastati dalle campagne di stampa
2. Esplorazione e valorizzazione delle fonti di informazione indipendenti
3. Creazione di oasi protette dalle notizie manipolate e non sostanziate da prove.

Soprattutto, chi ha intenzione di contribuire alla ricostruzione di un ecosistema dell'informazione sano deve coltivare la consapevolezza che la frammentazione culturale prodotta dallo scetticismo derivante dalla scarsa credibilità delle fonti di informazione è la premessa della fine di una democrazia capace di garantire la convivenza civile e la solidarietà tra le persone. L'"agenda di cittadini" sarà possibile solo come conseguenza di quella consapevolezza. Secondo me.

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12:02:26 PM    comment [];


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