Luca De Biase
An Italian journalist writes about what's happening in his funny country:
a laboratory for the study of broken democracy and creative capitalism.
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Economia della liberazione - QuintoTre

3. Regole emergenti

Se il contesto economico più innovativo è prevalentemente a forma di rete e non organizzato in forma gerarchica anche l'approccio metodologico al suo studio deve cambiare. Al posto del determinismo, del deduttivismo, o anche della simulazione probabilistica sulla base di modelli strutturati in modo relativamente rigido, occorre passare a un approccio che prende le mosse dalla teoria della complessità. In questo approccio non esistono teorie formulate a priori da verificare con i dati, ma sono i dati che si comportano in modo tale da fare emergere delle regolarità. Ed è un po' l'approccio adottato nel caso citato in precedenza dell'analisi del comportamento del consumatore su Amazon.

Il concetto di "emergenza" come viene definito nelle scienze della complessità e nella teoria del caos: si tratta di regolarità che derivano dall'evoluzione dei sistemi complessi. Le reti sono certamente tra questi sistemi. Le regolarità che gli studiosi hanno individuato consentono di comprenderne il grande potere. E la crescita dei sistemi di rete, a svantaggio dei sistemi gerarchici, è il singolo più grande fenomeno di questo periodo. È il punto di partenza di qualunque tentativo di descrivere il passaggio dall'economia industriale a quella della conoscenza.

Difficile riassumere il dibattito enorme che si è sviluppato intorno a questo fenomeno, ma alcune regolarità appaiono relativamente chiare:
1. La potenza dell'effetto-rete;
2. Il conflitto tra standard;
3. La competizione-collaborazione;
4. La simbiosi tra hub e destinazioni;
5. La metafora è quella dell'ecosistema.

Si tratta di fenomeni strettamete collegati. L'effetto-rete, già citato, parte dalla cosiddetta "Legge di Metcalfe che fondamentalmente osserva come una tecnologia, o una struttura concettuale, acquista valore in modo esponenziale con la crescita del numero di nodi. Un telefono non serve a niente, ma molti telefoni collegati hanno un grande valore.

Questo però dipende dalla qualità del collegamento. Se la tecnologia dei nodi è standard, l'effetto-rete è in grado di partire. Altrimenti si blocca sulle inefficienze dei collegamenti e la rete emergente risulta frazionata e debole. Il grande standard che ha aperto la strada alla crescita del potere delle reti è ovviamente Internet: uno standard pubblico sul quale ogni innovatore può costruire il suo contributo. Molte di queste costruzioni puntano a diventare a loro volta standard nel loro ambito: dalle piattaforme per il commercio elettronico di eBay e Amazon al sistema di ricerche di Google, dalle tecnologie per la convergenza tra la telefonia mobile e quella fissa ai sistemi operativi dei computer. Da questo punto di vista si osserva di solito una competizione tra standard e, in questo ambito, una competizione tra standard proprietari e aperti: per esempio tra i programmi della Microsoft e il software open source. Quali sono gli standard vincenti? Quelli che riescono ad attivare un processo di collaborazione sulla piattaforma, senza bloccare la competizione sulle applicazioni e le innovazioni. Il sistema di incentivi che governa una piattaforma diventa in questo modo determinante.

Il potere della rete è la sua capacità di far emergere protagonisti che giocano ruoli diversi e che si rafforzano a vicenda. In tutti gli studi sull'argomento si osserva per esempio una tendenza alla concentrazione dei legami tra i nodi su alcuni punti che fanno da sistema di smistamento delle relazioni, che vengono chiamati hub. Si dice di solito che il dieci per cento dei nodi ha il 90 per cento dei collegamenti. Ma questo non significa che gli hub abbiano una funzione gerarchicamente superiore a quella dei nodi normali: perché il senso degli hub sta proprio nel valorizzare e collegare i nodi di destinazione. Un esempio? Google, il principale motore di ricerca della Rete è certamente uno hub fondamentale: ma il suo valore sta nella capacità di collegare siti interessanti per una enorme quantità di navigatori di Internet. In questo senso, emerge una sorta di simbiosi tra lo hub e le destinazioni: quanto più sono interessanti i siti di arrivo, tanto più serve il motore di ricerca. E quanto più è efficiente il motore, tanto più sono reperibili e utiilzzabili i siti di destinazione.

Luca De Biase - Economia della liberazione

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