Economia della liberazione - QuintoNove
9. La felicità come obiettivo
È anche possibile che si sviluppino soluzioni armoniche. La tecnologia dei pagamenti online e dei negozi virtuali comincia a dare segnali molto positivi. La musica venduta online su iTunes, il servizio messo a punto dalla Apple, dimostra che anche su Internet i consumatori sono disposti a pagare, purché le loro istanze vengano accolte: vogliono essere liberi di comprare anche singoli brani, vogliono un prezzo equo, vogliono scegliere senza essere costretti ad acquistare solo i bestseller costruiti dal gigantesco sistema di marketing messo in piedi dalle major musicali. Se sentono di avere di fronte un sistema rispettoso delle loro istanze gli attribuiscono legittimità.
Nuovi equilibri si trovano anche tra le nuove forme di conversazione sociale come i blog e i vecchi grandi giornali cartacei, quelli che hanno imparato a interagire con il pubblico in modo più attento e rispettoso. Il caso recente del falso scoop della Cbs sul passato di George W. Bush, scoperto dalla comunità dei blogger, è diventato presto anche notizia sui quotidiani americani per rimbalzare indietro contro il potente network televisivo e costringere il giornalista reo dell'errore a dimettersi. Un fatto senza precedenti: migliaia di persone hanno seguito il lancio dello scoop in diretta televisiva, hanno cercato di verificarne l'attendibilità, hanno scoperto che non ne aveva e si sono passati l'informazione di blog in blog. Se anche ciascuno di questi siti ha poche decine di lettori, si tratta di lettori particolarmente fedeli e fiduciosi: perché sono persone che si frequentano online da tempo e hanno imparato a giudicarsi vicendevolmente credibili. E moltiplicando l'effetto su milioni di blog, il fenomeno ha assunto proporzioni che sarebbe sciocco sottovalutare. Anche i grandi giornali di carta hanno imparato a evitare questo errore. Persino in Italia, territorio mediaticamente molto difficile, un blogger si è fatto notare da tutti: Macchianera.net ha scoperto il modo per leggere gli omissis del rapporto americano sul caso dell'uccisione a Baghdad dell'agente italiano Nicola Calipari e ha diffuso lo scoop su Internet. Tutti i giornali lo hanno ripreso. E una verità imprevista è venuta a galla.
Non c'è dubbio che anche la tv dovrà presto fare i conti con i nuovi network sociali. Per ora i tentativi appaiono ancora troppo deboli. Le tv nate per Internet hanno avuto finora la vita difficile. Ma se ne presentano sempre nuove all'orizzonte. E si dotano di valori sempre più incalzanti. La Arcoiris per esempio sembra destinata a interessare tutti coloro che fanno il tifo per le associazioni di volontariato e a queste consente di fare comunicazione innovativa. E naturalmente non si fa pagare per le trasmissioni. Si tratta dunque di un tentativo di riportare la televisione nell'alveo dei commons, più vicino al mondo dei beni relazionali, al fianco di chi lavora sulla base di valori divesi dalla totale mercificazione della vita sociale.
Chi rispondesse soltanto utilizzando il gigantismo dei dati d'ascolto dei grandi network al confronto di questi microscopici tentativi dovrebbe ricordarsi del fatto che una maggioranza può essere vasta, ma un gran numero di minoranze può essere altrettanto imponente.
Intanto, il racconto sintetico che viene dall'Europa va in una direzione che potrebbe rivelarsi alla fine coerente con tutto questo: l'Europa è un insieme di minoranze, è concentrata almeno a livello di principio sulla salvaguardia delle regole della concorrenza democratica più che del potere oligarchico, è orientata alla crescita sostenibile e concepisce la sostenibilità non solo in termini ambientalisti ma anche dal punto di vista culturale e sociale. Non ha ancora trovato una politica coerente sui media e questo ne è forse il limite più grande: non a caso le lobby del copyright sono in azione per ottenere anche dall'Europa un'estensione della durata dei diritti, attualmente ferma a 50 anni dalla pubblicazione. L'hanno già ottenuta in America, portandola a 95 anni. E vorrebberro lo stesso nel Vecchio continente. La Commissione si è espressa in senso contrario, finora. Ma le lobby sono potenti. Italia, Francia, Portogallo le sostengono. La Gran Bretagna potrebbe allinearsi, in sostegno della sua Emi, una delle più grandi major del mondo. Ma l'Europa resiste ed elabora una sua politica sui media del futuro tra molte tensioni senza essere arrivata a una conclusione: ma culturalmente ha la sensibilità per decidere in un senso positivo. Un pensatore accattivante e lungimirante come Jeremy Rifkin ha dedicato a questo argomeno uno dei suoi libri meglio riusciti: Il sogno europeo. Come l'Europa ha creato una nuova visione del futuro che sta lentamente eclissando il sogno americano. Chi conosce le lentezze estenuanti del processo decisionale di Bruxelles, sa anche prendere le distanze dall'entusiasmo forse eccessivo di Rifkin. Ma in quelle sue idee, certamente, trova anche una scintilla di verità. Dunque di speranza.
La spinta decisiva verrà dalla qualità della domanda espressa dalla società, dalla sua articolazione "politica" e dalle regole a salvaguardia della concorrenza che saranno stabilite e difese. La battaglia è ancora lunga.
È in corso un confronto di idee che è anche e soprattutto un confronto sociale. Ci si può domandare se i difensori dei beni relazionali, ambientali e culturali non abbiano già perso contro l'avanzare della mercificazione. In fondo, gli spazi pubblici dello scambio di idee si fanno sempre più stretti mentre si riduce il tempo da dedicare alle relazioni, al piacere di vivere in un ambiente pulito, agli interessi culturali coltivabili con risorse gratuitamente disponibili. Il successo di massa delle costose mostre d'arte temporanee è parallelo alle difficoltà di manutenzione in cui versano stabilmente i beni culturali liberamente fruibili.
Si sbaglierebbe a voler essere fondamentalisti del gratuito. Ma si può fare una scoperta rilevantissima: le dimensioni del gratuito, del relazionale, del culturale, dell'ambientale, ci sono anche nel mondo del mercato e del denaro. Il valore immateriale è ormai prevalente in ogni merce. Compreso ciò che si consuma e l'attività che si svolge per guadagnare. C'è una differenza tra lavorare per tirare a casa lo stipendio e lavorare in modo motivato, imparando e sentendo che di esprimere se stessi nella propria opera. Come c'è differenza tra il consumare merci standardizzate puntando al minimo prezzo e cercare un insieme equilibrato di bello, buono e giusto. La passione si può esprimere anche come qualcosa che dona un senso particolare a una professione e a uno stile di vita. Sono gli argomenti che fanno la concretezza del concetto abusato quanto inesplorato di "qualità della vita". Il progetto della "qualità", fatto di "bello", "buono" e "giusto", è necessariamente adatto a una società occidentale che ha raggiunto il suo livello di crescita quantitativa ma che ha ancora da sistemare tutti i problemi di disequilibrio sociale, culturale e ambientale che la crescita ha lasciato dietro di se.
Il problema è quello di lasciare correre la società nella ricerca di un'articolazione di questo progetto. Senza costringerla a spingersi continuamente nella rincorsa consumistica, nell'affanno del guadagno, nell'ansia del mercato senza regole. È un tema di narrazione: creare modelli di comportamento che vanno in questa direzione non è impossibile. Forse sta già succedendo. Senza che i grandi media possano o vogliano accorgersene.
Luca De Biase - Economia della liberazione
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16-08-2005; 15:43:31.
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