Luca De Biase
An Italian journalist writes about what's happening in his funny country:
a laboratory for the study of broken democracy and creative capitalism.
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Economia della liberazione - QuintoCinque

5. Le scarsità emergenti

Un adeguato sistema di incentivi è anche il metodo più efficace per rispondere alle nuove scarsità emergenti. Nell'economia industriale i beni scarsi erano soprattutto materiali o comunque legati ai processi di produzione di massa. Mancavano le materie prime, l'energia, la disponibilità di manodopera addestrata, la competenza dei dirigenti. Certo, queste risorse non sono diventate improvvisamente abbondanti. Ma nell'economia della conoscenza, il valore è concentrato sugli aspetti immateriali dei beni e, nuove risorse scarse si aggiungono a quelle tradizionali: attenzione, creatività ed eccellenza.

In un periodo di passaggio dal sistema industriale all'economia della conoscenzå, l'ecosistema si sta riempiendo di rifiuti e rumori inutili. Uno dei temi è certamente l'eccesso di informazioni non facilmente interpretabili: si chiama di solito information overload. Troppi messaggi rendono l'attenzione una risorsa particolarmente scarsa. La soluzione adottata dai media tradizionali per mantenere alta l'attenzione è quella di gridare più forte e di martellare più ossessivamente sui messaggi. Ma è un gioco al massacro perché ne deriva un'information overload ancora maggiore e dunque una scarsità ancora più acuta di attenzione. La soluzione emergente con i media di rete è diversa. Senza impedire al broadcasting di continuare a inviare messaggi con la forma tradizionale, favorisce l'emergere di sistemi di selezione più vicini agli interessi dei singoli partecipanti. La soluzione è lungi dall'essere trovata, ma un'idea viene dall'insieme dei motori di ricerca, dei sistemi di condivisione delle esperienze che costrusce il passaparola e concretizza la prospettiva di un'economia della reputazione che riduce il bisogno di ciascuno di informarsi su tutto per poter scegliere sulle mille alternative quotidiane, perché favorisce la fiducia nell'esperienza degli altri. Piattaforme che incentivano l'emergere dei sistemi di condivisione delle esperienze sono quelli di eBay e Amazon: in questo caso, gli utenti comunicano le loro impressioni e nell'insieme decretano il successo o l'insuccesso dei prodotti offerti o anche delle imprese che li offrono. Naturalmente questo è coerente con l'emergere prepotente del valore dei marchi: vere e proprie promesse di un comportamento coerente, che diventano una soluzione all'information overload e un alimento di un sistema di fiducia che rende le scelte quotidiane più efficienti.

La scarsità della creatività è altrettanto cruciale. In un sistema fondato sulla competizione delle idee, l'innovazione non è l'eccezione ma la regola. E non solo a livello di grandi cambiamenti epocali: anche a livello di piccoli aggiustamenti quotidiani, sia nei contenuti che nelle forme delle relazioni, dei beni e dei servizi. In generale, ogni piattaforma è un ambiente, piccolo o grande, nel quale si sviluppano contenuti, cioè beni o servizi, che competono per emergere: tipicamente, anche qui, vale la regola spannometrica dei 90 fallimenti per 10 successi. I sistemi, le organizzazioni e le persone che vincono sono quelle che riescono a creare molte soluzioni e a lanciarle nella competizione con attenzione alla qualità dell'ecosistema, ragionando in termini probabilistici e non deterministici: il che significa che invece di concentrarsi sull'obiettivo di bloccare i clienti con una qualche forma di lock-in (come quello che lega per esempio i possessori di un computer con un sistema operativo ai programmi che funzionano per quel sistema operativo), le aziende tendono a coltivare le proprie qualità creative per produrre le idee in grado di candidarsi a trovare il successo che ripaga tutti gli altri fallimenti. Un po' come avviene nell'industria del cinema o dei libri. Con un'avvertenza: il successo è relativo all'ambiente. Quindi si può scegliere di avere successo in un piccolo ambiente di nicchia o in un grande ambiente di massa. I nuovi media consentono tutto questo. E danno alla fine più, non meno, spazio anche alla creatività di tipo specialistico.

Anzi. L'eccellenza è addirittura valorizzata. Perché è di solito in grado di garantire molti obiettivi: aiuta a trovare attenzione, favorisce il successo di beni e servizi, aumenta la credibilità di fondo delle organizzazioni che la coltivano. E trascina, dunque, i sistemi, nella crescita o nel raggiungimento di una posizione sostenibile nell'ecosistema.

L'eccellenza è tanto più valorizzata quanto più è coerente con le dinamiche di fondo del sistema. In particolare, ricorrendo a termini anglosassoni, le tendenze in atto consentono nelle organizzazioni e nelle persone la concentrazione sul "core" e l'outsourcing del "context". È la formula di Geoffrey Moore, autore di Crossing the Chasm e divulgatore creativo del nuovo modo di concepire l'evoluzione economica. Per Moore, il "core" è ciò che differenzia un soggetto dagli altri e lo rende migliore, eccellente. Il "context" invece è l'insieme delle attività che si devono svolgere per soddisfare gli impegni e che si delegherebbero volentieri se fosse possibile. È probabile, dice Moore, che il context di qualcuno sia il core di qualcun altro e che molte attività che sono di context per la maggior parte dei soggetti possano essere risolte con attività collaborative: è il caso del software open source, dice Moore, perché condividendo gli sforzi per creare software di base gratuito e a disposizione di chiunque, si affrontano problemi che nessuna organizzazione da sola potrebbe risolvere e comunque si risparmiano inutili duplicazioni a livello di sistema nel suo complesso. La tendenza è in atto e sta trasformando intere industrie, oltre a far emergere intere nazioni: l'India è decollata proprio con l'outsourcing e soprattutto su quella base ha costruito il suo ulteriore sviluppo originale.

È chiaro che questo genere di soluzioni favoriscono i protagonisti veloci e concentrati sul loro core. Mentre sfavoriscono coloro che vedono la gestione del context come potere: tanti dipendenti, tanto potere di ricatto sul sistema politico, per esempio. L'Italia è stata costellata di storie come questa. Il che era comprensibile in passato, tende ad esserlo sempre meno oggi (e purtroppo molti ne soffrono, per l'instabilità che ne deriva in termini di posti di lavoro sicuri e aziende eterne). Senza perdere troppo di vista il tentativo di mantenere un equilibrio sociale intelligente, la mobilitazione delle risorse creative e la riduzione del potere dei grandi protagonisti poco inclini al cambiamento, sarebbe molto salutare.

Lo sottolinea, per esempio, Richard Florida, economista dello sviluppo, nel suo libro intitolato L'ascesa della nuova classe creativa. Stile di vita, valori e professioni, che tra l'altro dedica una prefazione piuttosto preoccupata proprio all'Italia.

Osserva Florida che nell'epoca della conoscenza il valore dell'immateriale è al centro di ogni crescita economica. Ma al centro della produzione di valore immateriale c'è la classe creativa: scienziati, ingegneri, architetti, designer, scrittori, artiti, musicisti. Come lavorano, come vivono, che cosa vogliono, come si attraggono? Florida va oltre l'analisi classica dell'epoca conoscenza, per studiarne il lato dinamico che individua, appunto, nella creatività. È una ricerca originale, scritta con chiarezza e persino leggerezza. Parte dai numeri, da una sorta di demografia dei creativi, analizza il loro impatto sulla vita quotidiana, sulla cultura e sull'economia, descrive la loro formazione e i sistemi di reclutamento, le loro motivazioni al lavoro, il modo in cui scelgono dove localizzare la propria attività. E arriva alle prospettive per il futuro. Con una tesi forte: lo sviluppo non dipende dal basso costo del lavoro o dalla capacità di attrarre le aziende e i loro investimenti. Dipende dalla capacità di attrarre i creativi.

L'innovazione tecnologica del Novecento è stata gigantesca, dall'elettricità e l'automobile della prima parte del secolo, all'informatica e le comunicazioni digitali negli ultimi decenni. Ma queste novità sono meno importanti della grande trasformazione sociale e culturale che ha portato un paese come gli Stati Uniti da una situazione fondamentalmente agricola a una condizione prevalentemente industriale per poi maturare un sistema essenzialmente basato sui servizi: in questo contesto, il valore aggiunto fondamentale è sempre più generato dall'immateriale e la creatività ne è il motore. Così la classe dei creativi ha conquistato il centro della scena. Il loro numero è esploso: da 3 a 38 milioni in 100 anni. Ma la creatività non emerge a caso: deriva dalla liberazione delle capacità della classe creativa che a sua volta si manifesta progressivamente con l'accelerazione della trasformazione dei costumi.

Il sistema della grande industria ha prodotto società composte da grandi masse di operai e da un certo numero di manager che li dovevano governare attraverso l'organizzazione del tempo di lavoro. L'organizzazione sociale imposta dalle aziende industriali a matrice tayloristica era talmente invadente da influire pesantemente sulla struttura stessa delle città. I valori erano l'ordine, la disciplina, la divisione dei compiti, la fedeltà all'azienda, la scalata sociale attraverso l'impegno e la dedizione. Con la trasformazione del capitalismo indotta dalla nuova globalizzazione e dalla divisione internazionale del lavoro, dall'incremento dell'importanza dei servizi e soprattutto ricerca continua di un'innovatività accelerata come fattore competitivo determinante, la società ha subito trasformazioni clamorose. Città fondate sull'ordine dell'organizzazione industriale, come Detroit, hanno visto un certo declino. Mentre città costruite intorno alla diversità culturale, alla tolleranza dei costumi e alla qualità della ricerca artistica, scientifica e intellettuale, come San Francisco, sono decollate. L'ascesa della classe creativa è il motore economico decisivo: le città che sanno interessare i giovani talenti e che sanno valorizzare le loro idee, accettando i loro valori, sono i nuovi poli dello sviluppo. «Gli stili di vita dei creativi si riassumono in un'appassionata ricerca di esperienze», scrive Florida.

La struttura fondamentale non è più la gerarchia ma la rete. Le relazioni di lavoro sono meno formali, la supervisione più morbida, l'attività più indipendente: la creatività non è una funzione che si accende e spegne con un interruttore ma fluisce dalle capacità della persona, dunque non può essere inquadrata in orari e tempistiche troppo costrittive. Del resto, lo stile di vita creativo induce a negare una netta distinzione tra lavoro e tempo libero: anzi, sia l'uno che l'altro sono apprezzabili se di fatto di rivelano esperienze che alimentano la creatività. La formazione alla perfetta conoscenza degli strumenti tecnologici più adatti alla generazione di innovazione, la cura dei talenti e la tolleranza nei confronti della diversità culturale e degli stili di vita personali che sola può dare vita a una società aperta alla creatività, sono i segreti delle città che hanno successo. In uno slogan, "le tre T dello sviluppo economico" sono: tecnologia, talento, tolleranza. La classe creativa non agisce secondo una coscienza collettiva, ma si muove in base alle tensioni interiori dei suoi componenti. E questo ha finora generato una sorta di casualità delle direzioni verso le quali si muove l'innovazione. Proiettandosi verso il futuro, Florida si domanda se non sia possibile che la classe creativa possa assumere una certa consapevolezza della propria forza. Contribuendo così a indirizzare l'innovazione verso obiettivi che valga la pena di perseguire.

Florida dedica l'introduzione alla traduzione italiana del suo libro alle ricerche svolte sulla classe creativa in Italia. I risultati non sono positivi, specie per un paese che offre una straordinaria una ricchezza di opportunità per alimentare la creatività. Sta di fatto che secondo i dati di Florida la classe creativa non supera il 13 per cento della forza lavoro, mentre il Olanda arriva al 30 per cento, al 29 in Finlandia, al 27 in Inghilterra. L'Italia è al decimo posto, su 14 paesi europei analizzati, per quanto riguarda il numero di innovazioni brevettate in rapporto ai residenti. È undicesima su dodici paesi europei studiati in base al rapporto tra laureati e popolazione ed è dodicesima quanto alla presenza di ricercatori nei campi tecnico-scientifici. L'Italia infine ha una posizione relativamente migliore nell'"indice di tolleranza", essendo ottava in questa speciale classifica, ma anche da questo punto di vista resta comunque molto staccata dai leader che sono Svezia, Olanda e Danimarca.

«Un paese ha innanzitutto bisogno di una base tecnologica forte e innovativa, di uno stock ampio e solido di capitale umano e di un sistema sociale aperto e stimolante, che consenta di attrarre e trattenere nuovi e diversi tipi di talenti e di dar loro modo di esprimere al massimo il proprio ponteziale creativo ed economico», afferma Florida: «In Italia sembra quasi che la classe creativa fatichi a trovare lo spazio e il riconoscimento necessari per consentirle di divenire quel motore di crescita e innovazione che è già altrove».

Gli obiettivi di un governo che intende incentivare lo sviluppo nel nuovo contesto economico dovrebbe dunque essere concentrati molto sulla coltivazione della creatività e dell'eccellenza. Il potere dei burocrati e delle organizzazioni burocratiche, orientate a vedere il successo in termini deterministici, cioè a imporre ciò che garantisce il loro vantaggio a spese dei clienti, e a rifiutare il rischio, cioè la visione probabilistica del successo, è contrario alla creatività. Che invece si sviluppa in un ambiente aperto alle probabilità e al rischio di fallire ma che è anche il solo ambiente nel quale può nascere qualcosa di eccellente.

Tenendo presenti queste osservazioni, l'obiettivo più importante di un'azione di governo dovrebbe dunque essere proteso a far leva sulle reti emergenti favorendo lo sviluppo di un ambiente creativo e collaborativo, sulla base di regole competitive condivise, che supporti la crescita armonica del sistema. A questo livello, probabilmente, la regola più importante è quella che riguarda i media. Se gli incentivi introdotti dal governo per i media valorizza la continuità dei mezzi di comunicazione di massa, l'allargamento continuo dei limiti della proprietà intellettuale e il potere degli standard privati, la creatività è poco coltivata. Se gli incentivi favoriscono le strutture aperte e gli standard pubblici, la creatività si sviluppa meglio.

Luca De Biase - Economia della liberazione

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Gli errori che questo libro contiene sono imputabili alla mia imperizia. Le buone idee appartengono a tutti noi.
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