Luca De Biase
An Italian journalist writes about what's happening in his funny country:
a laboratory for the study of broken democracy and creative capitalism.
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Economia della liberazione - PrimoQuattro

4. L'economia come fenomeno mediatico

Per far fronte allo scetticismo e alla crisi della credibilità, il sistema economico risponde con un continuo rilancio dei messaggi e una crescente sofisticazione delle strategie di comunicazione. Si costruiscono mondi attraenti, artificiosi ma capaci di generare fatti. Come nella trilogia di Matrix, la simulazione prende il posto della realtà. Non è solo questione di consumi e di pubblicità, che pure sono argomento dei più sottili e importanti. È qualcosa di molto più complesso.

La finanza è l'aspetto dell'economia che meglio si presta a esemplificare la dinamica di una comunicazione-mondo che non si limita a diramare messaggi ma che produce effetti reali. Grazie alla borsa, la finanza genera eventi in continuazione, occupa spazi crescenti nella programmazione dei notiziari e invita a partecipare allettando i risparmiatori a scommettere in un gioco che assomiglia al totocalcio ma che ha conseguenze culturali ben più intense.

La finanza è un fiume di notizie, aspettative e risultati. I media ne danno conto e ne amplificano l'importanza. Costruendo intorno alle vicende dei protagonisti della finanza delle storie che a loro volta diventano strumento per chi vuole scommettere in borsa. E generando un artefatto flusso di impressioni più che una conoscenza della realtà. «Il mio barista parigino, il tassista o l'impiegato dell'ufficio postale» racconta Chris Brooks, economista dell'Ocse, «sono informati ogni giorno sulla variazione dell'indice che registra l'andamento della borsa giapponese. Ma non saprebbero dire a che livello fosse un mese fa. E del resto, in generale, non sanno se le borse europee stanno meglio o peggio di un anno fa». Nel suo intervento al convegno dell'Ocse "Statistics, Knowledge and Policy", tenuto a Palermo il 12 novembre 2004, Brooks ha sottolineato i limiti informativi di un sistema mediatico che privilegia il dettaglio quotidiano sulla prospettiva, facendo passare nel contempo un discorso di fondo poco discusso ma molto discutibile.

Quale discorso? In un mondo di dettagli, ipertroficamente raccontati, c'è bisogno di ribadire continuamente la visione interpretativa di fondo. E per riuscire, i media e la finanza consumano le opinioni degli esperti, degli analisti e degli economisti, macinandone il pensiero in un continuo commento dei fatti del giorno, strumentalizzandone però la filosofia essenziale, strizzata nella sua versione più semplice e semplicistica: proprio ciò che serve a mettere tutti d'accordo sulle regole del gioco. E quella filosofia, stilizzata e stereotipata dalla comunicazione-mondo della finanza, si riassume in pochi punti: il mercato è il giudice di ogni idea, la finanza è il mercato dei mercati, la crescita è l'obiettivo di ogni azione economica, il benessere si raggiunge con l'aumento dei consumi, dei risparmi, dei redditi.

È un pensiero coerente con il mantra del pensiero unico liberista uscito vincitore dal confronto con la sua orribile nemesi comunista e che tenta incessantemente di negare ogni realistica alternativa. Eccone il catechismo:

1. Che cos'è il mercato, giudice, appunto, di ogni azione economica? È un meccanismo che si sa regolare da solo e che, se lo stato se ne sta il più possibile alla larga, sa generare la migliore allocazione delle risorse possibile. Se i fatti non soddisfano è perché non si è deregolamentato abbastanza e l'unico programma politico consequenziale è quello di asservire la politica alla logica del mercato. Con un corollario interessante: la democrazia è il sistema politico più adatto al mercato, purché si occupi il meno possibile di economia e, quando se ne occupa, accetti gli ordini dei suoi maggiori finanziatori.

2. E che cos'è la crescita? È la promessa di risolvere i problemi di oggi, quali che siano, con una maggiore disponibilità di risorse materiali in futuro.

3. Alla liberalizzazione del mercato autoregolato, alla monetizzazione della vita sociale, si deve sacrificare ogni energia pubblica. E alla crescita si deve dedicare ogni energia privata.

Come far credere la società in tutto questo? La risposta del pensiero unico liberista: c'è una scienza economica che lo dimostra, ci sono gli economisti intervistati dai media che lo ripetono, ci sono i fatti che lo attestano.

Luca De Biase - Economia della liberazione

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