Economia della liberazione - QuartoTre
3. Comportamenti paradossali
Insomma: l'ipotesi antropologica tradizionale dell'economia è falsa. L'economia che si proponeva di studiare il comportamento delle persone quando devono operare una scelta tra mezzi scarsi e suscettibili di utilizzi alternativi e che rifiutava di fare ricerca anche sulla qualità dei valori, degli obiettivi, delle paure e delle aspirazioni di quelle persone, sceglieva di limitarsi tanto da finire scioccamente lobotomizzata. Le dimensioni istintive, inconsce o addirittura spirituali, sono completamente fuori dall'economia tradizionale. Ma nella realtà, la dimensione della coscienza, lucida razionale e ben informata della quale l'economia tradizionale ha fatto tutto il suo mondo è, nella migliore delle ipotesi, un aspetto limitatissimo dei percorsi mentali e antropologici delle persone.
Barry Schwartz, sociologo e psicologo sociale, ha messo in luce una conseguenza apparentemente paradossale di questo errore. Il mercato sembra fatto per moltiplicare le opportunità di scelta per tutti: consumatori, risparmiatori, lavoratori, cittadini. Se in una società nella quale non c'è nessuna libertà di scelta si introducono un po' di novità tutti ne sono piuttosto soddisfatti. Ma oltre un certo livello, l'ulteriore aumento del numero delle opzioni sulle quali le persone devono scegliere assume un sapore tutto diverso: troppa scelta diventa un peso, un'angoscia e addirittura una sofferenza. Nel suo ultimo libro, The Paradox of Choice, Schwartz spiega i meccanismi cognitivi che stanno alla base della scelta e soprattutto segnala le conseguenze di un eccessivo aumento delle opzioni alternative. Schwartz sottolinea come i meccanismi del mercato, che si presentano come garanzia della libertà di scelta e che in questo senso sono chiaramente accettati dalla maggior parte della popolazione occidentale, in realtà sono spesso causa di ansia, stress, depressione. Il paradosso non è insolubile. Ma occorre sbarazzarsi di alcuni preconcetti.
Ogni paradosso è rivelatore. Chiunque nelle culture occidentali sottoscriverebbe la propria adesione a una dichiarazione favorevole all'aumento della libertà di scelta. Ma in un mondo in cui gli ambiti nei quali è obbligatorio scegliere e la quantità di opzioni alternative aumentano drammaticamente, senza che le persone siano in grado di raggiungere un sufficiente grado di competenza su tutto, l'effetto finale è una maggiore probabilità di vivere in una situazione di stress. Il funzionamento del mercato, in particolare, sembra alimentare costantemente il numero di scelte e di opzioni: dunque accentua l'esigenza di acquisire le informazioni e conoscenze necessarie per scegliere correttamente, un'esigenza che però è sempre più impossibile da soddisfare.
Un tempo ci si comprava un paio di jeans della propria misura. Oggi si deve scegliere la propria marca, forma, colore, tendenza di moda e gruppo sociale di appartenenza, tanto che per ogni paio di jeans una persona può scegliere tra decine di opzioni. In un normale supermercato ci sono, per esempio, 250 tipi di biscotti tra cui scegliere. In un negozio di elettronica chi vuole un televisore si trova di fronte circa 110 alternative. Un tempo ci si abbonava al telefono: ma l'apertura del mercato alla concorrenza, che ha indubbiamente alimentato l'innovazione e abbassato i costi, di fatto si è tradotta anche in una moltiplicazione delle opzioni tanto accentuata che ormai si parla normalmente di jungla tariffaria. Lo stesso avviene o avverrà per la salute, la scuola, l'energia elettrica. Chiunque è convinto del fatto che avere più opzioni è meglio. Ma pochi hanno il tempo e la competenza per scegliere in modo efficace. «La gente sbaglia se pensa che avere più opzioni significhi stare meglio», scrive Schwartz. «Arriva un momento in cui le opportunità diventano tanto numerose che di fronte a esse ci sentiamo sorpassati e inadeguati».
L'idea che il consumatore sia un essere razionale è totalmente priva di fondamento. Ma lo è anche l'opinione secondo la quale tutti i consumatori tendono a massimizzare l'utilità e che quelli che lo fanno sono più soddisfatti. In realtà, i comportamenti in proposito sono i più diversi. Ed è un fatto che coloro che seguono uno stile di consumo da massimizzatori, sono costretti a confrontarsi con una gamma di alternative talmente ampia da finire con l'essere costantemente più insoddisfatti di coloro che puntano a raggiungere uno stato di benessere sufficiente senza necessariamente cercare di raggiungere l'impossibile certezza di avere valutato correttamente tutte le opzioni. Massimizzare l'utilità è dunque garanzia di insoddifazione.
La soluzione principale, secondo Schwartz, sta nell'aderire a un sistema di mercato controllato democraticamente: le regole devono contenere e indirizzare la libertà del mercato. «Imparare ad amare le regole» è la strada per salvarsi dall'angoscia della libertà. In un contesto di mercato regolato democraticamente le opzioni possono anche essere molte ma le conseguenze negative delle scelte sbagliate sono meno drammatiche, perché se tutti gli operatori seguono le stesse regole i consumatori, i risparmiatori, i lavoratori e i cittadini sono protetti dalle decisioni sbagliate. Da un punto di vista culturale, occorre sviluppare un modo di pensare più maturo. Nel quale per esempio si riesca a valutare il "costo opportunità" di un maggiore sforzo per informarsi meglio o per guadagnare di più in termini di tempo dedicato a questa attività e sottratto alle relazioni personali o ad altri elementi di una vita equilibrata. La libertà del resto non è nella quantità di opzioni disponibili ma nel prendere le decisioni: insomma, si è liberi nel momento in cui si opera una scelta non quando ci si trova ancora di fronte alle alternative.
Luca De Biase - Economia della liberazione
Torna all'indice
----------------------------------------------
Proprietà intellettuale - Luca De Biase - In uso gratuito per la Rete...
Questo è un libro in lavorazione, quindi non dovrebbe essere usato come se fosse finito: anche se mi fa piacere che venga usato e commentato. Anzi è proprio questo lo scopo di metterlo online. In ogni caso, come tutto quello che pubblico su questo blog anche questo materiale è sottoposto alla licenza Creative Commons. Il che in questo caso significa: facendo ricerca ha molto senso scambiare gratuitamente idee, obiezioni, fatti, notizie, con altri interessati allo stesso argomento di studio; si tratta di trovare insieme un pensiero nuovo. Non occorre ricordare che qualunque utilizzo di questo materiale dovrebbe essere accompagnato da una citazione della fonte e che in ogni caso questo materiale non può essere usato per fini commerciali se non da chi lo ha prodotto.
Gli errori che questo libro contiene sono imputabili alla mia imperizia. Le buone idee appartengono a tutti noi.
----------------------------------------------
|
© Copyright
2005
Luca De Biase.
Last update:
9-08-2005; 15:09:03.
This theme is based on the SoundWaves
(blue) Manila theme. |
|
|